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Il Kazakistan va al voto presidenziale per la prima volta in trent’anni e senza che al potere vi sia formalmente Nursultan Nazarbayev, per il quale è però in corso un processo di divinizzazione che, solo per fare un esempio, porterà la capitale Astana a chiamarsi “Nursultan”. Il favorito al voto è, infatti, un ‘favorito’ dell’ex presidente: Kassym-Jomart Tokayev, 66 anni, che si troverà di fronte altri sei candidati in un voto destinato, dal punto di vista della credibilità internazionale, a fare la fine delle precedenti elezioni, i cui risultati non sono mai stati ritenuti affidabili dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Quest’ultima ha inviato nel Paese asiatico 300 ispettori.

Tokayev non avrà, ha detto io suo capo della campagna elettorale, Maulen Ashimbayev, poiché “aspirare ai numeri di Nazarbayev è un errore”, ma uno dei due sondaggi consentiti dalle autorità gli attribuisce il 73% dei voti. Quattro anni fa Nazarbayev, che poi ha deciso a sorpresa di dimettersi, ebbe il 98 % dei consensi. 

Senza un discorso né una dichiarazione pubblica, Theresa May, ha dato il suo addio: ha firmato la lettera di dimissioni da leader Tory e capo del governo. Continuerà a ricoprire l’incarico di premier fino all’elezione del suo successore, prevista alla fine di luglio: le primarie nel partito Tory cominceranno la prossima settimana e al momento contano undici candidati.

Chi parte come favorito, nonostante i tanti nemici interni, è l’ex ministro degli Esteri, Boris Johnson, che è favorevole a una ‘hard Brexit’. Tra l’altro proprio ieri Johnson ha messo a segno un’importante vittoria: ha visto cadere la denuncia di “cattiva condotta in ufficio pubblico” presentata nei suoi confronti per le affermazioni fatte durante la campagna referendaria. Era accusato di aver mentito deliberatamente sul contributo della Gran Bretagna alla Ue, citando cifre gonfiate, ma l’Alta Corte di Londra ha deciso che non ci sarà un processo: non ha argomentato la sua scelta ma si è detta convinta dalle tesi della difesa secondo cui l’accusa era politicamente motivata.

Con l’addio della May, la strada verso la Brexit appare tutt’altro che spianata: l’UE rifiuta di rinegoziare l’accordo e il Parlamento britannico ha già bocciato tre volte l’intesa siglata da May e anche una Brexit senza accordo. L’unica uscita a questa situazione di stallo, in cui i Tory non hanno la maggioranza assoluta in Parlamento, sarebbe convocare le elezioni anticipate (il leader laburista Jeremy Corbyn è tornato a chiederle anche oggi), ma i conservatori, che hanno subito tre pesanti sconfitte elettorali nell’ultimo mese, non ne vogliono sapere.

L’ultima batosta è arrivata nelle elezioni suppletive a Peterborough, dove si votava per sostituire una deputata laburista destituita per aver mentito alla giustizia dopo un’infrazione stradale. In una città in cui tradizionalmente Tory e Labour Party si alternavano al potere, i laburisti hanno mantenuto il seggio, ma seguiti dal Brexit Party, fondato appena qualche mese fa dal populista Nigel Farage, un partito che sembra destinato a mettere fine al sistema bipartitico britannico.

Adesso i Tory dovranno scegliere un nuovo leader: le candidature ufficiali saranno presentate lunedì e giovedì i 313 deputati terranno la prima di una serie di votazioni segrete, in cui i candidati saranno eliminati l’uno dopo l’altro. Fino a quando non ne rimarranno solo due e su quelli si dovranno esprimere i circa 100 mila iscritti.

  1. BORIS JOHNSON, 54 anni, è il volto più noto della campagna per il Leave nel referendum sulla Brexit. Si è dimesso da ministro degli Esteri a luglio, in polemica con la gestione May dei negoziati con Bruxelles. Nel congresso dei Tory, a ottobre, tra una folla acclamante ha lanciato un appello affinché il partito ritorni ai suo valori tradizionali, come una minore pressione fiscale. I bookmaker lo danno per favorito nel dopo-May.
  2. DOMINIC RAAB, 45 anni, ardente difensore dell’uscita dalla Ue, è stato da luglio a novembre 2018 ministro per la Brexit. Cintura nera di karate, Raab è un ex avvocato specializzato in diritto internazionale. Convinto euroscettico, si è dimesso in disaccordo con il testo di accordo negoziato da May, che ha definito “un male per l’economia e la democrazia”.
  3. ANDREA LEADSOM, 56 anni, dimessasi questa settimana da ministra per le Relazioni con il Parlamento, è un’altra sostenitrice della Brexit. La sua mossa ha messo pressione sul governo e ha accelerato la caduta di May. Ex titolare dell’Energia, aveva corso per la leadership Tory dopo le dimissioni del premier David Cameron sulla scia del referendum del 2016, ma si era ritirata aprendo la strada all’ascesa di May.
  4. JEREMY HUNT, 52 anni, ministro degli Esteri, ha difeso la permanenza nell’Ue nel 2016, prima di cambiare idea, deluso dall’atteggiamento “arrogante” di Bruxelles nei negoziati. Parla correntemente il giapponese e ha reputazione di persona che non ha paure delle sfide.
  5. MICHAEL GOVE, 51 anni, ex giornalista, ministro dell’Ambiente, nemico giurato della plastica usa e getta, è un convinto euroscettico e tra i più strenui sostenitori della Brexit. Dopo aver perso la corsa per sostituire Cameron, si è guadagnato la reputazione di “machiavellico”. È diventato, a sorpresa, uno dei più solidi alleati di May nel governo appoggiando la sua strategia per attuare la Brexit. 
  6. SAM GYIMAH, 42 anni, si dimise da segretario di Stato per la Scuola perché in disaccordo con la gestione Brexit di May; fa parte della campagna ‘People’s Vote’, che spinge per un secondo referendum in cui, secondo quanto ha anticipato, voterebbe per la permanenza.
  7. SAVID JAVID, 49 anni, ex-banchiere e figlio di un autista di autobus pakistano, il ministro dell’Interno è il volto di un Regno Unito moderno e multiculturale. Nominato nell’aprile 2018 all’Interno, è sostenitore del thatcherismo e nonostante sia un euroscettico ha fatto campagna contro la Brexit nel referendum del 2016. 
  8. MATT HANCOCK, 40 anni, segretario alla Sanità, è visto come un candidato di unità: un Remainer che ha però appoggiato il piano May per la Brexit. Anche lui sostiene che il partito debba riconquistare i giovani e ha lanciato un appello per cambiare il “tono” dei Tory.
  9. RORY STEWART, deputato 46enne, vicino alla Famiglia Reale in quanto è stato tutor dei principi William e Harry, è considerato l’astro nascente dell’ala Remainer e un sostenitore di una Brexit “soft”. 
  10. ESTHER MCVEY, 57 anni, ex presentatrice televisiva pro-Brexit, ha lasciato la poltrona di ministro del Lavoro e delle pensioni a novembre, in polemica con l’accordo May per l’uscita del Regno Unito dalla Ue. McVey ha dichiarato di volersi candidare alla leadership del partito, perché ritiene di avere sufficiente sostegno “da parte dei colleghi”.
  11. MARK HARPER, 49 anni, si è dovuto dimettere nel 2014 da segretario di Stato per l’Immigrazione quando si seppe che dava lavoro come assistente a una migrante senza documenti. Ora ritiene sia necessario ritardare ancora l’uscita dall’Unione per poter ottenere un “buon accordo” per il Paese.

La stella del PSG e della nazionale brasiliana, Neymar, è stato interrogato dalla polizia brasiliana di Rio de Janeiro per aver divulgato sui social immagini intime di Najila Trindade Mendes de Souza, la giovane modella che lo ha accusato di stupro. Il calciatore si e’ presentato in carrozzella dopo essersi infortunato alla caviglia due giorni fa nell’amichevole del Brasile con il Qatar. Uscendo dal commissariato, il calciatore si è limitato a ringraziare fan e amici: “Grazie per il sostegno, mi sento molto amato”. 

Lo scontro di gioco contro la squadra qatariota costringerà l’asso a dire addio alla prossima Copa America che il Brasile gioca in casa: la distorsione alla caviglia destra, di grave entità, lo costringerà ai box. Tra i primi a dargli conforto, il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, che è andato a fargli visita in ospedale.

La connazionale che ha denunciato di essere stata violentata in un hotel di Parigi il 15 maggio, ha confermato negli scorsi giorni le accuse, entrando nei dettagli. Intanto i media brasiliani hanno diffuso un video di un minuto e 5 secondi che sarebbe stato registrato dal cellulare della donna il giorno dopo l’aggressione: i due sono prima stesi sul letto, poi la donna colpisce piu’ di una volta, Neymar, “perchè – urla – ieri mi hai aggredito e mi hai lasciato qui da sola”.

A scatenare l’aggressione sarebbe stato il rifiuto della donna di avere un rapporto sessuale una volta resasi conto che Neymar non aveva profilattici. Il 27enne calciatore ha ribadito di essere caduto in una “trappola” e di essere stato vittima di una “estorsione”.

Il gigante delle telecomunicazioni cinese, Huawei, ha siglato un accordo con l’operatore telefonico russo, Mts per lo sviluppo delle reti 5G in Russia.

L’accordo è stato firmato a margine dell’incontro a Mosca tra il presidente cinese, Xi Jinping, in visita di Stato, e il presidente russo, Vladimir Putin, e riguarderà “lo sviluppo delle tecnologie 5G e il lancio pilota dei network di quinta generazione nel 2019-2020”, secondo un comunicato emesso da Mts.

Leggi anche: Tutto quello che c’è da sapere sul 5G

Il vice presidente del gigante delle telecomunicazioni cinese, Guo Ping, si è detto “molto felice” dell’accordo “in un’area di importanza strategica come il 5G”. Il gruppo di Shenzhen è sotto scrutinio internazionale per i timori di spionaggio informatico avanzati dagli Stati Uniti negli ultimi mesi: al centro della disputa tecnologica tra Cina e Stati Uniti, Huawei è stata inserita nella lista nera del Dipartimento del Commercio di Washington, assieme ad altre 68 affiliate, e dal 19 agosto prossimo non potrà più accedere, senza l’emissione di una licenza governativa Usa, a forniture hi-tech da gruppi statunitensi. 

Ucciso da uno sconosciuto di notte sulla terrazza di casa, e poi – da morto – coperto d’insulti sui social media, evidentemente da individui dell’estrema destra. È ancora buio fitto sull’omicidio di Walter Luebcke, esponente di primo piano della Cdu in Assia, trovato morto domenica nel suo villino in un paesino a una ventina di chilometri da Kassel con un colpo di arma da fuoco nella testa, in passato oggetto di minacce per aver voluto costruire un centro per l’accoglienza di profughi e per aver difeso la “politica delle porte aperte” targata Angela Merkel nel momento più difficile della crisi dei migranti del 2015.

Ufficialmente gli inquirenti tedeschi non si esprimono in merito ad un possibile movente politico. Però è un fatto che sia stata messa in piedi una commissione speciale di 20 investigatori per fare luce sul caso. Nel quale l’unico dato certo è che il killer gli ha sparato alla testa “a distanza ravvicinata”.

Segni che l’uomo possa essersi suicidato non ve ne sono. Ma certamente non è passata inosservata l’ondata di messaggi d’odio riservate in rete a Luebcke dopo la morte. Offese e parole ingiuriose, provenienti da ambienti di estrema destra:

“Il maiale ha avuto il colpo di grazia! Rispetto!”, scrive per esempio tale “Franz Brandwein” su Youtube, come riferisce il sito della Tagesschau. Sullo stesso tono il messaggio di “Iceman DJ”: “Un disgustoso ratto in meno. Mancano ancora gli altri”.

Su Facebook qualcuno scrive: “Colpa sua, nessuna pietà. Andrà nello stesso modo anche a Merkel e gli altri. Chi vuole uccidere il popolo che lo nutre non si merita nient’altro”. O ancora: “I mulini di Dio lavorano lentamente. Ma lavorano”.

Le minacce di Pegida e dei Reichsbuerger

Il presidente del distretto di Kassel – sposato e padre di due figli – viene descritto come uno che “non ha mai avuto paura di dire ciò che pensava” e come un “costruttore di ponti”. Ed è per questo che finì nel mirino degli ambienti di estrema destra, in seguito ad una manifestazione dell’ottobre 2015 in cui fu aggredito verbalmente da alcuni membri del gruppo xenofobo Pegida. La sua colpa era di aver dato il via libera al centro d’accoglienza. All’epoca il blog “PI-News” – noto per le sue prese di posizione razziste – arrivò a pubblicare l’indirizzo dell’esponente politico.

Molti dei commenti invitavano “a fare un salto” a casa Luebcke, avvertendo che “il buffone di Kassel presto non ci sarà più”. Tra le minacce ricevute, ricorda oggi il vice di Luebcke, Hermann-Josef Klueber, anche quelle provenienti da dai cosiddetti “Reichsbuerger”, gruppo-setta di estrema destra che non riconosce l’autorità dello Stato tedesco. Nel complesso, la situazione venne giudicata seria, tanto che a Luebcke fu destinata una scorta di polizia.

Il corpo di Luebcke è stato trovato dopo la mezzanotte di domenica da un familiare: vano ogni tentativo di rianimazione. Le forze di polizia e gli esperti della scientifica hanno perquisito tutta l’area intorno alla villetta dell’esponente Cdu, compreso il bosco. Da dieci anni presidente del distretto di Kassel, precedentemente deputato nel Land dell’Assia, Luebcke è descritto come un uomo dai “toni bassi”, ma anche come uno capace di “usare parole chiare”.

Si occupava prevalentemente di temi del traffico e di ambiente, tra cui anche una serie di progetti controversi, tra cui la realizzazione di un impianti eolico, la pianificazione di una conduttura per lo scarico di acque saline. Tutte piste sulle quali gli inquirenti stanno lavorando: ma è nell’ottobre del 2015 che Luebcke si è trovato al centro di furiose polemiche per le sue prese di posizione sui migranti. “Chi non è d’accordo con questi valori (dell’accoglienza, ndr) può lasciare il Paese in ogni momento. Questa è la libertà di ogni tedesco”, aveva reagito Luebcke di fronte agli attacchi dei militanti di Pegida​.

La polemica montò al punto che un autore legato agli ambienti di ultradestra, Akif Pirincci, si scagliò contro l’esponente Cdu: “Il potere ha rinunciato a mostrare paura e rispetto nei confronti del popolo, che viene invitato a lasciare il Paese se non si sottomette”, aveva scritto lo scrittore. Per concludere: “Purtroppo i campi di concentramento non sono più in attività”.

Il più grande sito produttivo al mondo della Nutella, lo stabilimento Ferrero di Villers-Ecalles (Seine-Maritime), in Francia, è bloccato da sei giorni per uno sciopero dei dipendenti, che chiedono aumenti salariali.

“Centosessanta lavoratori sono in sciopero dalla notte fra lunedì e martedì scorso, nessun camion entra o esce dal sito da quella data”. A dichiararlo Fabrice Canchel, segretario della fabbrica Force Ouvriere. “La produzione di Kinder Bueno è ferma da martedì. Su quattro linee di produzione della Nutella, solo una funziona ancora al 20% della sua capacita’”, ha detto il sindacalista spiegando che “le materie prime stanno iniziando a mancare”.

Le richieste di carattere economico sono principalmente due: “Nel quadro dei negoziati annuali obbligatori, chiediamo un aumento generale salariale annuale di circa il 4,5% e il pagamento di un premio Macron di 900 euro”. Canchel ha denunciato anche “un deterioramento delle condizioni di lavoro”.

Ferrero France est présent depuis près de 60 ans sur le territoire national. Cette semaine, partons à la découverte de Villers-Ecalles… pic.twitter.com/2Egpcfrqtu

— Ferrero en France (@FerreroFR)
9 maggio 2017

 

Condizioni che l’azienda non avrebbe accettato, almeno secondo Sandra Hauchard, delegata del sindacato Cftc: “Al momento la direzione propone solo un aumento dello 0,4%”. In una email interna, inoltre, i vertici hanno fatto sapere sapere di ritenere il blocco dell’accesso al sito “completamente illegale” sottolineando come interesse dell’azienda sia “tutelare i dipendenti che non vogliono scioperare – la maggioranza – e che desiderano continuare a lavorare”.

Agli scioperanti è stato infine notificato che saranno loro applicate sanzioni. L’impianto di Villers-Ecalles produce 600 mila vasetti di Nutella al giorno, ovvero un quarto della produzione mondiale, e impiega 400 persone con contratti a tempo indeterminato. 

Donald Trump potrebbe aver rinunciato a uno dei suoi tratti più distintivi. Il ciuffo biondo, marchio di fabbrica e spesso oggetto di satira, è scomparso nell’ultima recente apparizione del Presidente degli Stati Uniti, in Virginia, durante la visita alla cerimonia funebre delle vittime della recente sparatoria. Una strage, avvenuta all’interno di un edificio municipale che ha causato 12 morti. In quell’occasione, infatti, Trump ha mostrato una fronte libera, con i capelli lisci e allungati, portati completamente all’indietro.

 

L’inquilino della Casa Bianca ha voluto, in maniera non programmata, rendere omaggio ai caduti ma, sui social, ha fatto più rumore il suo rinnovato look. Prima di salire sul pulpito della Chiesa, e dopo aver ricevuto l’augurio del Pastore, Trump si è tolto il berretto da baseball mostrando al mondo la novità. Non è ancora chiaro se si tratta di un cambiamento temporaneo o di qualcosa che verrà mantenuto nel tempo. 

Per capire la portata e l’importanza del ruolo che rivestano i capelli di Trump basterà ricordare i lavori che negli anni ne hanno raccontato l’evoluzione e i dettagli. Dallo speciale “illustrato” di Vanity Fair, con l’avvertimento di non leggerlo prima di consumare un pasto, al racconto minuzioso delle caratteristiche fatte dalla figlia, Ivanka, rivelate nel libro-inchiesta di Micheal Wolff. E su YouTube, sono milioni le visualizzazioni della scenetta in cui il presentatore Jimmy Fellon riceveva il permesso di toccarli durante il suo show. 

US President Donald Trump arrives in UK for three-day state visit

Follow latest updates: https://t.co/4zaqzAiNZz #TrumpUKVisit pic.twitter.com/7LSJrnlaeZ

— BBC Breaking News (@BBCBreaking)
3 giugno 2019

 

Il Presidente, in questi giorni, è atteso da un’importante visita in Gran Bretagna nella quale incontrerà, per la seconda volta, la Regina Elisabetta. Molti, questa mattina, hanno aspettato di vederlo scendere dall’Air Force One per vedere quale acconciatura avrebbe mostrato. Ma, complice il vento, sembra abbia confermato il solito look. Altri si chiedono: quale pettinatura sceglierà per incontrare la Regina Elisabetta? Lo stile classico, noto e familiare, o il nuovo look per molti più rassicurante, calmo e fotogenico?    

Il calciatore fuoriclasse brasiliano Neymar è stato accusato di stupro da una connazionale non identificata conosciuta sui social che ha denunciato di essere stata violentata in un hotel a Parigi. Un fulmine che ha colpito il ritiro della nazionale brasiliana nel centro
Granja Comary, a 100 chilometri da Rio de Janeiro, dove il 27enne attaccante del Paris Saint Germanin sta preparando la Copa America, che si terra’ proprio in Brasile dal 14 giugno al 7 luglio. Immediata la replica del calciatore e del suo entourage, secondo il quale Neymar è finito in una “trappola” ed è vittima di una “tentata estorsione”.

I fatti, secondo quanto riportato dai media brasiliani, sarebbero avvenuti il 15 maggio ma la denuncia è datata 31 maggio perché, ha spiegato la donna, era troppo sconvolta per l’accaduto e non si era sentita di denunciare in un Paese diverso dal suo. I due, secondo le indiscrezioni riportate da due media brasiliani, si sono conosciuti su Instagram. Neymar avrebbe poi invitato la donna a Parigi, sarebbe arrivato nell’hotel “apparentemente ubriaco” e dopo aver parlato e scambiato “carezze”, sarebbe diventato “aggressivo”, costringendola ad avere rapporti sessuali “contro la sua volontà”, ha denunciato la donna alla polizia di San Paolo, secondo quanto riportato da UOL e GloboEsporte.

Neymar ha respinto con forza le accuse, attraverso vari canali. “Sono accusato di stupro, è una parola pesante, molto forte, ma è quello che sta succedendo”, ha affermato in un video postato su Instagram a mezzanotte di sabato. “Tutto questo mi sorprende, è qualcosa di molto brutto, molto triste, perché chi mi conosce sa che tipo di persona sono, sa che non farei mai una cosa del genere”, ha aggiunto, prima di mostrare “tutta la conversazione” avuta con la donna tramite WhatsAapp, tra i mesi di marzo e maggio, comprese foto della giovane donna nuda o in mutande. “Sono momenti intimi, ma è necessario mostrarli per dimostrare che non è successo nulla”. “È stata una trappola e ci sono cascato, spero che serva da lezione per il futuro”, ha aggiunto il calciatore.

Lo staff del fuoriclasse ha assicurato che “ciò che è successo è totalmente opposto a quello che è stato raccontato” e che Neymar “qualche giorno fa è stato vittima di un tentativo di estorsione da parte di un avvocato di San Paolo che, secondo la sua versione, rappresentava gli interessi della presunta vittima”.

Anche il padre e agente del giocatore, Neymar Santos, è intervenuto assicurando che suo figlio “non ha commesso alcun reato”. “è stato ricattato. Abbiamo tutte le prove e abbiamo consegnato tutto agli avvocati”, ha detto in un’intervista a TV Bandeirantes, raccontando inoltre che dopo il primo appuntamento, la ragazza ha chiesto al figlio di rivederlo, ma lui si è rifiutato, ed è cosi’ scattato il tentativo di estorsione. 

In Inghilterra il passaggio alle automobili elettriche si sta svolgendo a ritmi alti, talmente alti che le infrastrutture ad oggi faticano a star dietro a quello che è considerato il futuro più ragionevole per lo spostamento urbano.

L’analisi dei dati fornita dal Dipartimento dei Trasporti britannico ci dice che la velocità con la quale si vendono e vengono utilizzate su strada automobili elettriche è circa cinque volte più veloce rispetto agli sforzi che il governo sta facendo per mettersi al passo con l’allargamento della propria rete di punti di ricarica pubblici.

Al momento il numero di punti di ricarica varia da 147 per 100 km quadrati a Londra (quindi 2,6 ogni 10 mila residenti) a 1,55 per 100 km quadrati (quindi 1,03 ogni 10 mila residenti) in Galles.

Tutto ciò ha contribuito alla creazione di un problema piuttosto bizzarro e non previsto.

Secondo un’indagine di Electrical Safety First, sono in tanti quelli che ovviano al problema della ricarica della propria automobile collegando il motore direttamente ad una presa di casa, magari con una ingarbugliata rete di prolunghe.

Incentivi per le colonnine

Niente di più sbagliato. Sempre la stessa indagine infatti ci dice che su 1.500 proprietari di veicoli elettrici intervistati, compresi i padroni di veicoli ibridi, il 74% ha dichiarato che la carenza di punti di ricarica pubblici vicino alla propria abitazione li ha portati a utilizzare prolunghe domestiche non adatte per uso esterno collegate alla rete elettrica della loro casa, e di essere anche perfettamente consapevoli del pericolo.

Il governo si sarebbe anche aperto alla possibilità di concedere incentivi per la costruzione di colonnine private per la ricarica casalinga ma, sempre dal Dipartimento dei Trasporti, secondo quanto riportato dal The Guardian che ha rintracciato un rappresentante, ogni possibile spazio di manovra al momento sarebbe bloccato da tagli ai costi che non permetterebbero di stare al passo con l’evoluzione in atto.

La Corea del Nord ha giustiziato l’inviato speciale per gli Usa Kim Hyok-chol per il fallimento del vertice di Hanoi, in Vietnam, lo scorso febbraio, tra il dittatore di Pyongyang Kim Jong-un e il presidente americano Donald Trump.

Lo sostiene il quotidiano della Corea del Sud, Chosun Ilbo, rilanciato dalle principali testate americane. Kim Hyok Chol sarebbe stato ucciso a marzo insieme ad altri 4 funzionari del ministero degli Esteri di Pyongyang coinvolti nei lavori del vertice.

Un quinto funzionario, Kim Yong Chol, considerato il braccio destro del dittatore, sarebbe stato condannato ai lavori forzati e all’educazione ideologica.

Secondo il quotidiano della Corea del Sud, Kim avrebbe avviato una purga generalizzata per spostare l’attenzione dai problemi interni e dal malcontento. Il negoziatore “Kim Hyok-chol è stato indagato e giustiziato all’aeroporto Mirim con altri 4 funzionari del ministero degli Esteri a marzo”, scrive il giornale, precisando che erano stati accusati di spionaggio per conto degli Usa.

Tra gli altri, anche l’interprete di Kin ad Hanoi, Shin Hye-yong sarebbe stato inviato in un campo di prigionia con l’accusa di aver minato l’autorità del leader con cruciali errori di interpretazione. Perfino la sorella di Kim, starebbe mantenendo un basso profilo su ordine del dittatore.