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Molti di voi avranno sentito parlare almeno una volta del 'Pacific Trash Vortex', il colossale accumulo di materie plastiche, residuati chimici e simile lordura che galleggia nell'Oceano Pacifico settentrionale. I devastanti danni ambientali inferti al mare dai rifiuti gettativi dall'uomo possono essere, però, assai meno visibili. Organismi contaminati da sostanze chimiche cancerogene sono stati rilevati persino nella Fossa delle Marianne, il punto più profondo dell'oceano, a quasi 11 mila metri di profondità. A rivelarlo è una ricerca dell'Università di Aberdeen, iniziata nel 2014, i cui risultati sono stati diffusi lo scorso giugno. 

Il team di ricercatori guidato dal professor Alan Jamieson ha prelevato campioni di anfipodi, crostacei simili ai gamberi che vivono nelle profondità abissali, nella Fossa delle Marianne, 10.994 metri sotto il livello del mare nel Pacifico occidentale, e nella Fossa delle Kermadec, 10.047 metri sotto il livello del mare al largo della Nuova Zelanda. 

Perché gli abissi sono così vulnerabili

Fondamentali per la regolazione del clima e della temperatura globale, le fosse oceaniche sono particolarmente soggette all'inquinamento proveniente dai grandi scarichi industriali perché – spiega Nature – favoriscono l'accumulo di sostanze nocive, che, giunte a simili profondità, non possono essere smosse dalle correnti. Grandi concentrazioni di policlorobifenili, provenienti dagli stabilimenti asiatici che producono plastica, sono state rilevate nella Fossa delle Marianne. Si tratta di componenti, vietate da decenni nella maggior parte dei Paesi, la cui tossicità è paragonabile a quella della diossina e che – scrive Discover Magazinesono stati rilevati in quantità superiori a quelle registrate nei due fiumi cinesi più inquinati. La Fossa delle Kermadec è particolarmente ricca di polibromodifenileteri, sostanze utilizzate per la produzione di materie ignifughe la cui produzione è stata ristretta dalla convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti.

A rischio l'equilibrio climatico?

Gli scienziati temono che l'inquinamento delle fosse oceaniche possa avere un impatto anche sul clima. Le grandi fosse abissali fungerebbero infatti da depositi e filtri naturali di anidride carbonica, grazie ai microbi che la riconvertono. Per studiare come le sostanze tossiche influiscano su questi organismi e le loro funzioni serviranno ancora, però, parecchie ricerche.

L'annuncio è arrivato da Ghassam Salame, a capo della missione libica delle Nazioni Unite, che in una recente intervista ha affermato che il processo di riconciliazione e ricostruzione politica potrebbe includere Saif al-Islam, figlio di Muhammar Gheddafi, e una serie di figure vicine all'ex rais. Una dichiarazione in parte sorprendente, specie se si considera che un Tribunale di Tripoli ha emesso una condanna a morte nei confronti di Saif al Islam lo scorso 28 luglio, e che su di lui pende anche un mandato d'arresto della Corte penale Internazionale. Liberato lo scorso giugno dalle milizie di Zintan di cui era prigioniero da sei anni, Saif al Islam sembra essere sparito da quel giorno, e alcuni pensano sia morto. Anche al di là di Saif al Islam, in Libia sembra registrarsi un graduale ritorno sulla scena dei gheddafiani. "I Gheddafiani che non hanno le mani sporche di sangue hanno causato meno danni alla Libia di quanti non ne abbiano fatti i rivoluzionari che hanno facilitato l'arrivo di terroristi oppure sono tornati ad effettuare rapimenti", le parole di Hashim Bashir, consulente del primo ministro libico riconosciuto dall'Onu, Fayez Serraj.

Quella sontuosa cena con Saadi Gheddafi

Secondo quanto riporta Middle East Eye, l'ex presidente del Consiglio di Sicurezza suprema, la milizia salafita che ha preso il controllo di Tripoli l'indomani della rivoluzione, avrebbe detto di non vedere nulla di male nella eventuale candidatura di Bachir Saleh, che è stato a capo del fondo di investimento libico durante la presidenza di Gheddafi. Parole, dichiarazioni, quindi, ma anche fatti: alcuni giorni fa, in un lussuoso resort del paese, è stata organizzata una sontuosa cena, con la partecipazione di numerosi sodali di Gheddafi. Tra gli invitati c'era Saadi Gheddafi (fratello di Saif), Abdullah Senussi (ex capo dell'intelligence militare sotto Gheddafi), Baghdadi Mahmudi (ex segretario del Comitato generale del Popolo), Mansour Dhao (ex capo della sicurezza interna sotto Gheddafi) e Abouzed Omar Dorda (ex primo ministro negli anni '90). C'e' un particolare: se Saadi Gheddafi fa i conti con un processo per omicidio e attività illecite durante la rivoluzione, gli altri sono stati condannati tutti e quattro a morte (insieme a Saif Al Islam) da un Tribunale libico il 28 luglio 2015, per una decina di reati, tra cui minaccia all'unità dello Stato e incitamento all'omicidio. Questi ex alti ufficiali ora sarebbero nelle mani di Haithem Tajouri, a capo delle Brigate rivoluzionarie di Tripoli.

Nella prigione di Al Hadhba

Lo scorso 26 maggio Tajouri sarebbe entrato con i suoi uomini nella prigione di Al Hadhba, per dare la caccia a Khalid Al Sharif, membro della Gruppo di combattimento islamico libico (LIFG), e ai suoi sodali. Nella prigione di Al Hadhba ci sono decine di detenuti politici, come dimostrano alcuni video circolati un paio di anni fa, come quello che vede Saadi Gheddafi torturato e costretto ad assistere alle torture di altri prigionieri. Un report delle Nazioni Unite di febbraio 2017 viene citata una guardia carceraria che sostiene che i parenti delle vittime del massacro di Abu Salim del 1996 (in cui si stima che siano morti circa 1200 detenuti) si sarebbero presentati proprio nella prigione di Al Hadhba per vendicarsi con Abdullah Senussi, ritenuto responsabile del massacro. Alcuni riescono a prendersela con Abuzeid Dorda e con Baghdadi Mahmudi, entrambi picchiati e sottoposti a umiliazioni.

L'anello mancante per la riconciliazione?

Quando Tajouri arriva nel carcere di Al Hadhba lo scorso maggio, rilascia i prigionieri gheddafiani, che quindi gli devono molto e che sono sotto la sua protezione. Sembra che Tajouri li utilizzi come strumenti atti a rafforzare la sua reputazione di "uomo forte di Tripoli", un soprannome che si era già guadagnato la scorsa primavera, quando espulse da Tripoli assieme ai suoi uomini le milizie di Misurata e le altre milizie islamiste (come quella dello stesso Khalid Al Sharif).

"I gheddafiani vengono tenuti tutti insieme in un posto che non è una vera prigione. Ci si può entrare come in ogni altro palazzo. Mio fratello è vestito normalmente e viene nutrito in modo adeguato", sostiene Abdullah Dorda, fratello di Abouzeid, che sarebbe appunto tra i cinque. "Posso andarlo a trovare quando voglio", aggiunge. Ali Dhouba, avvocato di Mahmudi e di Dorda, si dichiara fiducioso sul possibile rilascio dei suoi assistiti. "La Corte Suprema ha tutte le prove necessarie per ribaltare il verdetto emesso due anni fa. Inoltre, tutti e cinque questi signori avrebbero diritto a usufruire della grazia, in base alla legge sull'amnistia votata dal parlamento di Tobruk il 29 luglio 2015, proprio il giorno dopo l'emissione di queste sentenze di morte", spiega l'avvocato. C'è poi chi mette sul tavolo una argomentazione politica, come Mehdi Bouaouaja, uno degli avvocati di Baghdadi Mahmudi in Tunisia: "Questi cinque signori sono coloro che possono portare stabilità alla Libia. Sono l'anello mancante che potrebbe portare alla riconciliazione".

E' di almeno 15 morti e oltre 40 feriti un primo bilancio dell'assalto talebano a un compound della polizia afghana a Gardez nel sud-est dell'Afghanistan. Lo hanno reso noto fonti ospedaliere. Il complesso ospita anche un centro di addestramento reclute ed è stato attaccato dai talebani all'alba: gli estremisti islamici si sono introdotti nel recinto dopo aver fatto esplodere due vetture imbottite di esplosivo, hanno riferito fonti locali. I talebani hanno già rivendicato l'operazione, con un messaggio su Twitter del portavoce, Zabiullah Mujahid.

Una potente esplosione, e la macchina che viene scagliata fuori strada. Tanto è servito a fermare Daphne Caruana Galizia, la giornalista d’inchiesta maltese morta il 16 ottobre alle 3 del pomeriggio in un attentato vicino alla sua casa a Bidnija, villaggio nel nord dell’isola. Galizia era una voce scomoda a Malta, per le istituzioni, le banche e il governo laburista, investito dagli scandali e di cui la giornalista ha scritto più di chiunque altro. Collaboratrice del Malta Independent e del Times, Galizia, 53 anni, è la creatrice del blog Running Commentary, punto di riferimento indipendente del giornalismo maltese. Un sito da 400mila lettori, in un’isola da 445mila abitanti.

La macchina a noleggio, una Peugeot 108, è esplosa fuori dalla casa di Galizia, attirando l’attenzione del figlio, Matthew, giornalista anche lui, e membro dell’International Consortium of Investigative Journalism (Icij, Consorzio internazionale del giornalismo investigativo), che l’anno scorso ha vinto il Premio Pulitzer per i Panama Papers, che hanno investito il governo maltese, e soprattutto il Primo Ministro Joseph Muscat, come un uragano.

In una conferenza stampa il Primo Ministro ha definito l’omicidio di Daphne Galizia un gesto barbarico. “Tutti sanno che Caruana Galizia era una delle mie più aggressive detrattrici, sia dal punto di visto politico che personale”, ha detto il Premier, per poi ribadire che non possono esserci giustificazioni di sorta per quanto accaduto, come riportato dalla Bbc.

L’inchiesta contro la moglie del premier

In un’inchiesta nata dai Panama Papers – documenti sottratti a uno studio panamense specializzato nella creazione di società offshore e resi pubblici da un whistleblower – Galizia aveva accusato la moglie di Muscat di essere beneficiaria della Englar Inc, società con sede nello Stato centroamericano, attraverso la quale avrebbe ricevuto finanziamenti illeciti dal governo dell’Azerbaijan. Grazie ai documenti pubblicati dalla giornalista nell’aprile del 2017 si è appreso che la Englar Inc riceveva finanziamenti nell’ordine di milioni di dollari dalla Sahra Fzco, società intestata alla figlia del dittatore azero Ilham Aliyev, Leyla, e incorporata negli Emirati Arabi Uniti. Secondo Daphne Caruana Galizia le ‘regalie’ sarebbero da collegarsi ai numerosi accordi commerciali stretti tra Malta e l’Azerbaijan.

In un post pubblicato il venti aprile di quest’anno, Galizia scriveva sul suo blog: “Nel marzo dello scorso anno, Al Sahra FZCO – una società della zona franca di Dubai – ha effettuato un singolo pagamento di 1 milioni di dollari a Egrant Inc, società costituita a Panama nel 2013. L'operazione, che è stata descritta come un ‘prestito’, è stata fatta dal conto della Al Sahra presso la Pilatus Bank a Malta, su un conto che la Egrant Inc detiene in una banca di Dubai. Questo non è l'unico ‘prestito’ che la Egrant Inc ha ricevuto dalla Al Sahra FZCO, ma il più grande in un’unica transazione. Altri ‘prestiti’ ammontavano a circa 100mila dollari ciascuno e arrivavano due volte alla settimana, per diverse settimane, a gennaio, febbraio e marzo dello scorso anno”.

Il governo è costretto a chiedere la fiducia e l’affaire maltese diventa un caso internazionale

Le rivelazioni fatte dalla giornalista avevano costretto Muscat a indire nuove elezioni, nelle quali tuttavia è stato confermato alla guida del governo. Poco dopo la pubblicazione della notizia sulla offshore panamense della moglie del premier, a maggio l’Espresso scriveva, “i giornalisti delle maggiori testate locali sono andati sotto la sede maltese della Pilatus Bank, la banca presso cui la Egrant aveva aperto il conto corrente. E hanno filmato una scena che ha fatto il giro delle tv dell’isola: il proprietario e presidente della banca, l’iraniano Seyed Ali Sadr Hasheminejad, usciva dalla porta secondaria dell’istituto di credito con delle grosse valigie in mano”, suggerendo che potesse essere un tentativo di sottrarre i documenti che dimostrerebbero il legame tra l’Azerbaijan e la moglie del premier maltese Muscat.

L’ultimo post della giornalista

Nel suo ultimo post sul Running Commentary, venticinque minuti prima di morire, Caruana Galizia si è scagliata contro Keith Schembri, braccio destro di Muscat, che in giornata ha testimoniato durante il processo per corruzione scaturito dalla pubblicazione dei Panama Papers: “Schembri sostiene di non essere corrotto, nonostante abbia fondato una società segreta a Panama insieme al ministro Konrad Mizzi e al signor Egrant, pochi giorni dopo che i laburisti hanno vinto le elezioni nel 2013, nascondendola in un fondo fiduciario super segreto in Nuova Zelanda, e poi girando il mondo a caccia di banche losche che li prendessero come clienti”. Dopo le rivelazioni fatte dalla giornalista, il premier maltese le aveva fatto causa per diffamazione.

La solidarietà per la morte di Daphne Caruana Galizia si mischia alla frustrazione e all’orrore per quanto accaduto. Il gesto è stato condannato da tutti nel più piccolo degli Stati europei, a partire dallo stesso Muscat. Tuttavia sui social corrono le accuse di quanti sono convinti che dietro l’attentato a Galizia ci siano dei sostenitori del premier, anche se secondo le autorità ancora non ci sono elementi che possano portare a sospetti. Caruana Galizia aveva denunciato recentemente di aver ricevuto delle minacce, come riportato dal Guardian.

 

Per 500 anni l'isola di Sant'Elena è stata raggiungibile solo via mare, dopo una traversata di cinque giorni con partenza settimanale da Cape Town, a bordo della "Royal Mail ship St Helena", pagando un biglietto molto salato. Un luogo sperduto passato alla storia come ultima dimora di Napoleone Bonaparte che vi morì il 5 maggio 1821. Adesso le cose cambiano. Dal 14 ottobre per il territorio britannico d'oltremare, piccolo fazzoletto di terra di 120 chilometri quadrati nel mezzo dell'Oceano Atlantico, è iniziata una vera rivoluzione: ora è servito da un regolare volo di linea. All'aeroporto di Jamestown atterra adesso una volta a settimana la compagnia aerea sudafricana Airlink.

Sei ore di volo partendo dal Sudafrica

Con partenza da Johannesburg e Città del Capo, in circa sei ore di volo, turisti e curiosi potranno scoprire una destinazione fuori dal mondo. L'aeroporto passeggeri dove atterreranno i voli della Airlink, è stato costruito in pochi mesi ed è costato circa 300 milioni di euro. È stato inaugurato nel maggio 2016 alla presenza del principe Edoardo, quartogenito della regina Elisabetta. L'evento, inizialmente fissato per il 21 maggio, era slittato a causa di forti venti. Da allora hanno atterrato solo aerei privati. Lo scorso agosto la Airlink ha ottenuto l'ultima autorizzazione dell'Autorità dell'aviazione civile sudafricana dopo aver fatto atterrare a Sant'Elena, a maggio, un Avro Rj85, primo volo charter di prova.

Il servizio di andata e ritorno settimanale prevede uno scalo tecnico all'aeroporto internazionale di Windhoek, capitale della Namibia. Per ora l'aereo in servizio, un Embraer E190, avrà una capienza di soli 76 posti, che diventerà di 87 con un cambio di modello in servizio dal 2018. Secondo la tabella di marcia ufficiale resa nota dalla compagnia aerea sudafricana, il terzo fine settimana di novembre verrà inaugurata la tratta Sant'Elena-Georgetown Wideawake, sull'isola di Ascensione, anch'essa scoperta nel 1801 dal navigatore da Nova.

Per il Telegraph è il volo "più inutile al mondo"

Costo dei biglietti? La tariffa base andata-ritorno a destinazione di Sant'Elena con partenza da Città del Capo sarà attorno ai 1.050-1.103 dollari. Il collegamento, già battezzato dal Telegraph "il più inutile al mondo", usufruisce di una sovvenzione del governo britannico per il primo anno di messa in servizio. Finora l'aeroporto locale, molto battuto da forti venti, serve soltanto a evacuazioni sanitarie e a jet privati. Con una pista lunga 1.950 metri, è stato concepito per accogliere aerei mono corridoio Airbus o Boeing con capienza ridotta di passeggeri.

Tornando indietro nel tempo, Sant'Elena è stata per diversi secoli un'isola internazionale e molto ambita dalle grandi potenze mondiali. Venne scoperta nel 1502 dal navigatore galiziano Joao da Nova con una nave, salpata dal Portogallo, e tra i membri del suo equipaggio figurava l'esploratore fiorentino Amerigo Vespucci. L'isola totalmente disabitata fu battezzata col nome di Sant'Elena di Costantinopoli, in onore della moglie dell'imperatore Costanzo Cloro e madre dell'imperatore Costantino I, chiamata anche Sant'Elena Imperatrice. Quel fazzoletto di terra ebbe un'importanza strategica per le imbarcazioni che dall'Asia facevano rotta verso l'Europa e il Sudamerica: lì potevano attraccare per fare rifornimento di acqua e cibo. Dopo i portoghesi, nel 1645 l'isola venne occupata dagli olandesi e dieci anni dopo dagli inglesi, che ne entrarono in possesso ufficiale nel 1673. Arresosi agli inglesi nel 1815, Napoleone Bonaparte, con un viaggio durato tre mesi, venne trasferito a Sant'Elena. L'isola fu scelta dagli inglesi proprio perché così remota e sperduta da rendere impossibile ogni tentativo di fuga dell'imperatore decaduto, diversamente da quanto accadde all'Elba. 

Anche Darwin tra i visitatori illustri

Nel 1836 la visitò persino il naturalista Charles Darwin. Nel 1858 Longwood House, dove Napoleone risiedette, e Sane Valley, dove fu inizialmente sepolto prima del trasferimento della salma a Parigi, sono diventati possedimenti del governo francese, ceduti dal Regno Unito. Ma da quell'isolamento Sant'Elena e la sua popolazione non sono mai usciti. Ad abitarla sono circa 4.200 persone che vivono di pesca e agricoltura e per molti anni hanno avuto il monopolio per la produzione di spaghi per i pacchi postali britannici. A metà degli anni '90 del secolo scorso, gli abitanti di Sant'Elena, i "Saints", scatenarono diversi tumulti, accusando di "comportamento dittatoriale" il governatore designato dal Regno Unito. Complice una dura crisi economica, chiedevano di poter essere considerati veri e propri cittadini britannici per poter emigrare nella madrepatria, cosa che dal 1981 gli era impedita in base a una legge, dal 1998 poi cambiata in loro favore.

Con l'inaugurazione di un volo di linea l'isola potrebbe rivelarsi un luogo turisticamente interessante, quindi generare nuove attività' economiche. Sant'Elena non ha le tipiche caratteristiche dell'isola esotica, ma è vulcanica e i tre quarti delle sue coste sono a picco sul mare. Solo un lato è pianeggiante, ma roccioso e l'interno è ricoperto da foreste. Nel capoluogo di Jamestown si trova un piccolo porto nel quale le navi non possono attraccare, proprio perché troppo esiguo, quindi per arrivare a terra bisogna trasbordare con gommoni. Dal porticciolo parte la spettacolare scala di Giacobbe, composta da 699 gradini e ripidissima, costruita dopo lo smantellamento di una vecchia funicolare, che collega Jamestown alla collina di Ladder Hill.

Con un patrimonio naturalistico più unico che raro, Sant'Elena offre ai visitatori la possibilità di scoprire specie vegetali e animali endemiche, come nel Diana's Peak National Park, 823 metri sopra il livello del mare e un panorama mozzafiato sull'intera isola. Si può anche riaprire il libro della storia e partire sulle trace dell'ex generale della Corsica, festeggiato dai Saint's ogni anno il 5 maggio. Una visita-pellegrinaggio in tre luoghi al costo di dieci dollari: Longwood House, la residenza di Napoleone Bonaparte, Pavillion Briars, dove morì, e la sua sepoltura.

Stati Uniti e Corea del Sud hanno dato il via a un nuovo round di esercitazioni navali a fuoco vero nelle acque delle penisola coreana, con quaranta unità navali, tra cui la portaerei nucleare Uss Ronald Reagan, e due cacciatorpedinieri, lo Uss Stethem e lo Uss Mustin. Le manovre, durante le quali è previsto anche l'impiego dei caccia sud-coreani e statunitensi, ha annunciato il Ministero della Difesa di Seul, proseguiranno fino al 20 ottobre prossimo.

Pyongyang effettuerà un nuovo test?

La nuova prova di forza nella penisola coreana arriva in un momento di tensioni segnate dalla possibilità di un nuovo lancio missilistico da parte di Pyongyang. Lo teme l'intelligence militare di Seul che nei giorni scorsi ha registrato movimenti sospetti nei pressi delle aree da dove Pyongyang compie i suoi test missilistici. Una data sensibile per una nuova provocazione nord-coreana potrebbe essere quella di mercoledì prossimo, in vista dell'inizio del Congresso del Partito Comunista Cinese, a Pechino.

Tillerson ribadisce: "Non vogliamo la guerra"

La Corea del Nord ha già definito le esercitazione come "una prova generale della guerra", ma da Washington le parole del segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, puntano a calmare gli animi. Gli sforzi diplomatici per evitare il peggio, ha affermato nelle scorse ore alla Cnn il capo della diplomazia a stelle e strisce, continueranno "finché non verrà sganciata la prima bomba". Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, "ha messo in chiaro con me di continuare negli sforzi diplomatici. Non sta cercando di andare in guerra", ha detto Tillerson, dopo che nei giorni scorsi Trump aveva mandato nuovi segnali di una virata verso l'opzione militare nei confronti di Pyongyang. Alle manovre si aggiungeranno, a partire dalla settimana prossima, anche esercitazioni per l'evacuazione dei familiari dei funzionari militari Usa in servizio in Corea del Sud, secondo quanto dichiarato dal Comando delle Forze Armate Usa presenti in Corea del Sud.

Troppa attenzione per manovre di routine?

Il Pentagono, scrive il New York Times, "conduce simili prove di evacuazione di personale civile da decenni, insieme ad altre esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud. Ma, con una simile escalation delle tensioni con la Corea del Nord, simili manovre catturano un'attenzione sproporzionata e suscitano paura nei sudcoreani, alcuni dei quali lo vedono come il segno che gli Usa potrebbero stare per prepararsi a un'azione militare contro il Nord".

Il capo del governo di Seul, Moon Jae-in, ha ribadito più volte la sua contrarietà all'opzione militare, in quanto il risultato sarebbe un conflitto nel quale a pagare il prezzo più duro sarebbero i suoi concittadini. In un irrituale comunicato stampa, le autorità militari Usa hanno cercato di alleviare i timori assicurando che si tratta di "un'esercitazione di routine" che non sarà differente dalle tante analoghe avvenute in passato.

 

Niente più cioccolato maxi e snack ipercalorici nei negozi degli ospedali britannici. Lo ha deciso il direttore generale del sistema sanitario nazionale, Simone Stevens, che ha annunciato il potenziamento della lotta all'obesità. E non solo per la salvaguardia della salute di pazienti, visitatori e personale ospedaliero, ma anche per fare quadrare i conti: "L'obesità fara fallire il servizio sanitario", ha dichiarato Stevens. Dagli scaffali di bar e negozi presenti negli ospedali saranno banditi tutti gli snack che contengono piu' di 250 calorie e tutte le confezioni maxi. In cambio verranno proposti alimenti più sani, frutta e insalate a volontà. Quello dell'obesità è un problema che riguarda da vicino anche il personale degli ospedali: quasi 700mila degli 1,3 milioni dei dipendenti del Sistema sanitario britannico sono considerati sovrappeso od obesi. 

"Stiamo intensificando le azioni per combattere la cultura degli snack maxi che sta causando un'epidemia di obesità, diabete, danni ai denti, malattie cardiache e cancro", ha dichiarato Stevens. Nella campagna anti-obesità del sistema sanitario rientrano anche i divieti di promozioni nei prezzi e pubblicità di alimenti non sani – che contengano alta percentuale di sale, grassi o zucchero – nei locali ospedalieri. Anche i principali fornitori, tra cui Wh Smith e Greggs, si stanno adeguando: è di aprile scorso l'accordo con cui si sono impegnati a limitare al 10% del totale le bevande analcoliche con alto tasso di zucchero.

Il Royal Voluntary Service, che gestisce negozi, caffè e carrelli nei reparti, ha introdotto un programma di "Healty choices" (scelte salutari) che ha avuto un effetto significativo sul comportamento dei consumatori: "Nel primo trimestre del 2017 le vendite di frutta su base annua sono aumentate del 25 per cento, gli snack rifrigerati piu' sani, come l'insalata e il sushi, del 55 per cento e gli snack dolci e salati più sani come il popcorn e la frutta secca del 109 per cento", ha detto il business manager Andrew Roberts. 

Intanto l'iniziativa raccoglie gli applausi degli esperti. Il dottor Alison Tedstone, direttore nutrizionista della Public health England, ha dichiarato: "Gli ospedali hanno un ruolo importante nell'affrontare l'obesità, non solo nel trattamento di cura, ma in primo luogo attraverso la prevenzione". Secondo Helen Dickens di Diabetes Uk "è necessario andare molto oltre, per questo chiediamo anche al Governo di imporre restrizioni al marketing del cibo spazzatura per i bambini, bandire le promozioni su alimenti non sani e introdurre l'etichettatura obbligatoria".

Oltre alla conferma della virata a destra dell'Europa, dall'Austria è arrivata una novità assoluta sul piano politico. Sebastian Kurz, 31 anni, con buona probabilità sarà il primo premier millennial in Europa, e nel mondo.

Il suo partito popolare, l'Oevp, ha vinto le elezioni. Lui è il ministro degli Esteri uscente – oggi designato cancelliere – e con una campagna elettorale in cui ha spostato i temi popolari fortemente a destra, puntando molto su immigrati e sicurezza nazionale, he preso il 31,6% dei voti. Ovvero, 62 deputati (ben 15 in più di 4 anni fa) sul totale di 183.

L'Italia, in realtà dovrebbe già conoscere bene Kurz

Forse a molti il suo nome non dirà molto, ma l'Italia già conosce bene Sebastian Kurz. La sua comparsa sulla stampa italiana possiamo farla risalire al 15 maggio dello scorso anno, quando da ministro degli Esteri è stato protagonista di un braccio di ferro che ha portato Austria e Italia sull'orlo di una crisi diplomatica. Da quando assunse la carica, Kurz ha utilizzato il tema dei migranti, e della rotta che passa dal Brennero, per conquistare consensi. Tanti da metterlo in prima linea come possibile nuovo cancelliere austriaco. Un millennial, la generazione dei nati tra l'80 e il 99, la generazione forse più colpita dalla recente crisi economica, ancora in cerca di identità e certezza. E spesso ancora lontana dalla stabilità. 

La campagna anti immigrati, le inquietudini di una generazione

Figlio di una insegnante e di un tecnico, Kurz ha alle spalle una già lunga carriera politica: dopo la campagna elettorale del 2010 a 24 anni venne nominato Segretario di Stato, prima ancora di aver finito gli studi forensi, poi il passaggio agli Esteri. A Vienna ha anche ospitato, nel 2015, l'accordo sul nucleare iraniano. Dal paese alpino privo di sbocchi sul mare Kurz ha cercato di dirigere la politica europea in materia di sbarchi degli migranti, in particolare quelli in arrivo sulle coste italiane, pretendendo "che venga interrotto il traghettamento di migranti illegali da Lampedusa verso la terraferma".

Scheda: Chi sono i due vincitori austriaci: Kurz e Strache

Lo scorso anno, al quotidiano Die Presse, il ministro rilanciava anche l'ipotesi di "accogliere le persone su un'isola, per poi organizzare il loro rientro". Un piano sulla falsa riga di Ellis Island di New York, dove per anni sono stati smistati più di 12 milioni di migranti.

Posizioni forti contro gli immigrati, contro l'apertura del mondo, la globalizzazione, il rientro nelle frontiere nazionali dopo la voglia di aprirle che ha caratterizzato gli ultimi 20 anni. E un'alleanza con l'estrema destra di Strache che inquieta l'Europa. Quasi un simbolo, forse una reazione, non l'unica possibile, delle inquietudini di un'intera generazione.  

L'Austria conferma la virata a destra. I dati vedono i popolari di Sebastian Kurz hanno il 30,5% e l'estrema destra di Heinz-Christian Strache il 26,8%. Ma chi sono questi due nuovi protagonisti della politica austriaca e europea? E perché la loro elezione ci riguarda da vicino?

Chi è Kurz, che potrebbe diventare il più giovane premier d'Europa

Il governo italiano conosce bene Sebastian Kurz, leader 31enne del Partito Popolare dal 15 maggio dello scorso anno, poichè da ministro degli Esteri è stato protagonista di un braccio di ferro che ha portato i due paesi sull'orlo di una crisi diplomatica. Da quando assunse la carica, Kurz ha utilizzato il tema dei migranti, e della rotta che passa dal Brennero, per conquistare consensi e approdare alla guida del governo austriaco, diventando – con tutta probabilità riceverà l'incarico di formare il governo – il premier più giovane del mondo.

Figlio di una insegnante e di un tecnico, Kurz ha alle spalle una già lunga carriera politica: dopo la campagna elettorale del 2010 a 24 anni venne nominato Segretario di Stato, prima ancora di aver finito gli studi forensi, poi il passaggio agli Esteri. A Vienna ha anche ospitato, nel 2015, l'accordo sul nucleare iraniano. Dal paese alpino privo di sbocchi sul mare Kurz ha cercato di dirigere la politica europea in materia di sbarchi degli migranti, in particolare quelli in arrivo sulle coste italiane, pretendendo "che venga interrotto il traghettamento di migranti illegali da Lampedusa verso la terraferma".

All'Italia. "Mettete i migranti su un'isola, poi organizzate il rientro"

Lo scorso anno, al quotidiano Die Presse, il ministro rilanciava anche l'ipotesi di "accogliere le persone su un'isola, per poi organizzare il loro rientro". Un piano sulla falsa riga di Ellis Island di New York, dove per anni sono stati smistati piu' di 12 milioni di migranti.

Chi è Strache e perché è tornata la parola nazismo

 Heinz-Christian Strache é l'uomo che potrebbe diventare il vice-cancelliere austriaco, segnando così il ritorno dell'incubo neonazista nel proprio paese.

Erede di Joerg Haider alla guida del Partito della Libertà, ha puntato sui temi più capaci di toccare la pancia dell'elettorato, quelli dell'invasione di massa e della guerra civile a cui il Paese rischierebbe di andare incontro senza un freno all'ingresso di migranti. Strache, nato nel 1969, è leader dell'Fpo dal 2005. Da allora, quando raccolse l'11% dei voti nelle legislative del 2006, il suo partito è arrivato al 20,5% nel 2013 e oggi è in linea con il record del 1999, quando toccò il 26,9% delle preferenze. La sua militanza, da giovane, nelle schiere neo-naziste è stata catalogata dal diretto interessato come passato, qualcosa che risale a quando era "stupido, giovane e ingenuo".

"Non ero nazista ma stupido, giovane e ingenuo"

La designazione quale cancelliere austriaco da parte del presidente Alxander Van Der Bellen dell'attuale ministro degli Esteri e leader dei popolari dell'Oevp, Sebastian Kurz, potrebbe complicare le relazioni già non facilissime tra Vienna e Roma sul dossier Migranti, gestito finora proprio dal prossimo 'premier' di Vienna. Kurz, che dovrebbe allearsi con l'estrema destra di Strache per governare, ha costantemente usato la "minaccia dei migranti" – memore degli effetti in Germania della scelta del cancelliere Angela Merkel che nel 2015 con la 'WillkommenKultur' fece entrare quasi 1 milioni di disperati, perdendo l'8% alle elezioni del 24 settembre – per guadagnare consensi, ricorrendo al continuo spauracchio della chiusura del valico del Brennero, arrivando spesso ad un passo, ed in un caso oltre, dall'incidente diplomatico con l'Italia.

La minaccia all'Italia di chiudere il valico del Brennero

Kurz nella primavera scorsa aveva favorito la crisi del Governo austriaco guidato dal socialdemocratico Christian Kern e si è sempre battuto sulla problematica dell'arrivo dei migranti in Europa. Dopo aver fatto chiudere la rotta dei Balcani, Kurz ha insistito per far interrompere il flusso lungo la rotta del Mediterraneo dal Nord Africa verso l'Europa attraverso l'Italia. Il 20 luglio incontrando a Vienna il titolare della Farnesina, Angelino Alfano, Kurz aveva esordito sostenendo prima che "con il ministro degli Esteri Alfano è sempre un piacere incontrarci" salvo poi aggiungere, o intimare:

"Io sono un amico della chiarezza. Gli ho detto: basta ingressi illegali di migranti sulla terraferma italiana da Lampedusa. Attualmente al Brennero c'è una cooperazione tra le forze di polizia, ma se l'Italia continuerà a far arrivare migranti verso nord allora chiuderemo i nostri confini"

All'epoca il capo della diplomazia austriaca, che già puntava a vincere le elezioni, sostenne: "Non può essere che persone salvate nel Mar Mediterraneo vengano portate in Italia sulla terraferma e poi portate verso nord. Il traffico che c'è tra Lampedusa e la terraferma non può esistere". Alle parole di Kurz Alfano replicò: "Le sue" sono "idee per la campagna elettorale austriaca (il voto odierno, ndr)…Gliel'ho detto chiaramente". Peraltro quel giorno – in cui esplose la polemica con Kurz – il capo della diplomazia italiana Alfano era in realtà a Vienna non per parlare di migranti ,a per organizzare la presidenza italiana dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) del 2018.

"L'Italia chieda scusa a Kurz, Le parole hanno supeato il limite"

Ad alimentare la polemica – stemperata dal sangue freddo di Alfano – il braccio destro di Kurz: "L'Italia chieda scusa per gli insulti insistenti e totalmente inaccettabili nei confronti del ministro degli Esteri Sebastian Kurz. È scandaloso l'accusa nei confronti del ministro di essere un neo-nazista. Le parole hanno superato il limite" disse Heinz-Christian Strache, leader del partito della destra liberalnazionale austriaca (Fpoe), giunto terzo oggi e con ogni probabilità nuovo partner di coalizione con Kurz. Il realtà Strache non ce l'aveva con Alfano ma con il sindaco di Lampedusa Salvatore Martello che aveva descritto la presa di posizione del ministro degli Esteri austriaco Kurz "paragonabile a quella di un naziskin". 

Dopo la batosta che vide lo scorso maggio la leader dell'estrema destra francese Marine Le Pen, perdere malamente il ballottaggio con l'attuale inquilino dell'Eliseo, Emmanuel Macron, in Europa si era tirato un sospiro di sollievo – prematuro – per il rischio dell'affermazioni di formazioni pouliste-xenofobe in Europa. Il 24 settembre suonò il primo allarme quando in Germania l'Alternative fuer Deustchland (Afd) trionfò e dal nulla divenne il terzo partito con 94 deputati su 709 al Bundestag.

Oggi l'Austria conferma la tendenza della virata a destra dell'Europa. Hanno sì vinto i popolari dell'Oevp del ministro degli Esteri uscente – designato cancelliere – Sebastian Kurz con il 31,6% pari a 62 deputati (ben 15 in più di 4 anni fa) sul totale di 183. Ma anche se è stato scongiurato – come nel 1999 con Joerg Haider – che l'Fpoe, i nazionalisti xenofobi diventasse il secondo partito, sono comunque la terza formazione con il 26% (staccati al momento di uno striminzito 0,9%) dai social democratici (Psoe), del 'premier' uscente Christian Kern. Il tutto in attesa che giovedì siano contati i voti postali.

La coalizione 'nerp-blu' è data per scontata

Ma il conferimento dell'incarico di formare un governo a Kurz, che ha spostato molto a destra le posizioni dei popolari – sfruttando abilmente la cosiddetta "minaccia" dell'invasioni degli immigrati, memore di ciò che è accaduto in Germnia nel 2015 (1 milioni di migranti entrati) il cui conto l'ha pagato 20 giorni fa la Cdu di Angela Merkel – è data per scontata la riedizione come nel 1991 di una coalizione nero-blu. Kurz infatti non ha alcuna intenzione di riesumare l'esperienza degli ultimi 10 anni di Grosse Koalition austriaca tra popolari e socialdemocratici.

È stato lui a voler elezioni anticipate per defenestrare il cancelliere uscente dell'Spd, Kern. Voto che peraltro ha visto il suicidio dei Verdi – i quali dopo aver espresso lo scorso 4 dicembre il presidente Alexander Vand Der Bellen – per uno scisma non hanno raggiunto la soglia del 4% e restano fuori dal Parlamento, mentre entrano gli scissionisti di Sebastian Pilz con 8 seggi. I liberali, tradizionali, di Neosm guadagnano un seggio a quota 10.

"Questo risultato è un chiaro mandato a cambiare l'Austria" ha commentato Kurz dopo la chiusura dei seggi dicendosi "molto felice aggiungendo – formalmente – "quando riceveremo l'incarico di formare un governo parleremo con tutti".  Parole non troppo apprezzate dal Strache che, benché sia pronto ad allearsi con Kurz, ha accusato il cancelliere 'in pectore "di aver rubato" il programma dell'Fpoe, a favore del quale, ha aggiunto", ha votato un 60% per centro degli elettori.

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