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Sta già facendo proliferare ogni sorta di teoria cospirazionista in rete la chiusura dell'osservatorio Sunspot Solar, in New Mexico, che ospita uno dei più potenti telescopi al mondo per l'osservazione solare. L'improvvisa evacuazione, estesa anche agli abitanti del circondario, è stata decisa il 6 settembre per una non meglio specificata "questione di sicurezza" che sarebbe stata segnalata dall'Fbi. Tra le ipotesi circolate (e subito smentite dalle autorità) anche quella di una minaccia degli Ufo, visto che a 130 chilometri si trova Roswell dove nel 1947 si era schiantato un oggetto misterioso poi rivelatosi essere un pallone-sonda sperimentale e segreto degli Usa per spiare i programmi nucleari dell'Urss. Resta il giallo degno di una puntata si "X-Files" su quale sia la "questione di sicurezza" che ha portato a evacuare cosìrapidamente l'importante struttura scientifica nella contea di Otero. L'ordine di evacuazione doveva essere temporaneo ma sono già trascorsi una decina di giorni senza che sia stato revocato o che sia stata fornita alcuna motivazione.

 

Il tifone Mangkhut, il più violento degli ultimi anni, si è abbattuto sul nord delle Filippine a 185 chilometri orari con raffiche di 330. Lungo la sua traiettoria, dove vivono almeno 4 milioni di abitanti, in migliaia sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni. L'aeroporto di Tuguegarao, nella provincia settentrionale di Cagayan, è stato reso inagibile e la corrente elettrica è saltata nell'80 per cento delle aree colpite. La protezione civile non è stata ancora in grado di fornire un primo bilancio sui danni, ma non sono state segnalate vittime.

Ora la tempesta si sta dirigendo verso Hong Kong che si prepara alla grande tempesta, con una possibile allerta 8 (su una scala di 10). Il tifone si è abbattuto sulla città di Baggao, nel nord-est dell'arcipelago asiatico, sabato all'1.40 (ora locale, 19.40 di venerdi' in Italia). Il governo aveva lanciato l'allarme di possibile onde alte fino a 6 metri, accompagnate di inondazioni e frane. L'allerta resta massima.

Nella mattinata l'occhio del tifone si è diretto verso il mare dalla provincia di Ilocos Norte, sulla punta nord-occidentale del Paese. Si è indebolito, con venti massimi di 170 chilometri orari e raffiche fino ai 260. La tempesta ha distrutto i raccolti di riso e mais che si trovavano sulla sua traiettoria e ha lasciato tante case senza tetti.

Ricardo Jalad, il capo della Protezione civile, ha spiegato in una riunione di emergenza guidata dal presidente Rodrigo Duterte che circa 4,2 milioni di persone sono vulnerabili agli effetti piu' distruttivi dell'occhio di 78 miglia del tifone. Quasi 48 mila case in quelle aree ad alto rischio sono fatte di materiali leggeri e non resistenti ai venti di Mangkhut. Il governatore di Cagayan, Manuel Mamba, ha annunciato che sono state avviate le evacuazioni dei residenti dai villaggi sulla costa nel nord della provincia dove vivono 1,2 milioni di persone.

L'arrivo del super tifone a Hong Kong è atteso per domenica e il territorio semi-autonomo si prepara. Le città basse come Lei Yue Mun e Tai O, che affrontano il rischio di inondazioni, hanno programmato piani di evacuazione e rifugi temporanei per piu' di mille residenti. Diverse compagnie aeree, tra cui la Hong Kong Airlines, hanno annunciato che sospenderanno le loro attività domenica. Salteranno centinaia di voli.

Il rebranding dell’Egitto è partito. Il paese africano avrà presto una nuova capitale amministrativa che, dopo l’annuncio del 2015 in una conferenza a Sharm El-Sheikh, sta velocemente prendendo forma. Parliamo di una delle più grandi città pianificate da zero della storia, una megalopoli che, nei piani del governo di Al-Sisi e dei poteri forti egiziani, potrebbe anche oscurare i grandi centri abitati del pianeta: dalla iper-tecnologica Dubai (che è stata presa come modello), alla super produttiva Pechino, fino ad arrivare all’affascinante e inarrivabile New York. Quella che per adesso viene chiamata Nac, il nome non è ancora stato trovato anche se qualcuno inizia a chiamarla Sisi City, sorgerà a est del Cairo ma comprenderà un territorio molto vasto tra il fiume Nilo e il Canale di Suez.

Un “trasloco” totale

Il Cairo sembra già il passato. NAC dovrebbe essere completata nel 2019 e ospiterà il centro di comando, politico, militare e religioso, di tutto il paese. Sorgeranno al suo interno tanti nuovi edifici che ne sono di fatto i simboli: il Parlamento, la banca centrale, un aeroporto, un palazzo presidenziale 8 volte più grande della Casa Bianca, un quartiere dedicato agli affari in stile Wall Street, il minareto più alto dell’Egitto e un parco divertimenti a tema in grado di rivaleggiare con Disneyland. Ma ci saranno anche più di mille edifici religiosi, 2 mila scuole, 600 strutture sanitarie.

Tutto strizzando l’occhio all’ambiente con un grande utilizzo di impianti per le energie rinnovabili. L’intero progetto è stato affidato a tre architetti americani: Skidmore, Owings e Merrill. Khaled al-Husseini, direttore dell'Ufficio per la cooperazione internazionale della società che sta realizzando il mega-progetto, ha parlato del fatto che tutto viene costruito tenendo conto del diritto che gli egiziani hanno “di poter sognare”. Un sogno che passa dalla messa in pratica di un piano chiamato “vision 2030” che si basa su tre pilastri: sviluppo economico, competitività del mercato e capitale umano. Tutti da sviluppare dentro NAC.

Un’operazione di rilancio

Questa nuova città, che fiorirà nel deserto, avrà il compito di rilanciare l’immagine dell’Egitto nel mondo. L’obiettivo è quello di riavvicinare investitori e capitali stranieri oltre che di far dimenticare i fatti legati alla primavera araba e all’instabilità politica. D’altro canto, NAC permetterà al “vecchio” Cairo di procedere a una vera e necessaria decrescita demografica visto che, attualmente, si registrano oltre 19 milioni di individui. Troppi per gli equilibri di quel territorio. Il governo ha deciso perciò di seguire la stessa strada percorsa dal Brasile, dalla Nigeria e dal Myanmar che hanno creato a tavolino il loro centro amministrativo facendo sorgere città come Brasilia e Abuja. Ma come ricorda l’Independent potrebbero non essere le uniche visto che, nel 2060, secondo l’ONU, verrà raggiunto il traguardo dei 10 miliardi di abitanti. Una cifra così alta che potrebbe spingere i governi a cambiare direzione e a costruire città di ultima generazione, sempre più innovative e, soprattutto, sempre più sostenibili.

La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha condannato la Gran Bretagna per il programma di sorveglianza di massa svelato nel 2013 da Edward Snowden, sostenendo che "fu violato il diritto alla privacy di coloro che venivano presi di mira". La Corte ha affermato inoltre che l'intercettazione di massa di materiale giornalistico da parte dell'agenzia di intelligence britannica Gchq, in quello che fu ribattezzato come il "Datagate" e che ebbe per protagonista la National Security Agency americana, ha violato il diritto alla libertà di informazione

 "E' impossibile ogni volta che arriva un'imbarcazione elaborare soluzioni ad hoc. Le soluzioni ad hoc non bastano più. Abbiamo bisogno di maggiore solidarietà nel presente e nel futuro e deve essere una solidarietà duratura". Lo ha detto il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, nel suo discorso sullo Stato dell'Unione all'Europarlamento. "Dobbiamo aprire delle vie di migrazione legale per l'Europa, abbiamo bisogno di migranti qualificati – ha aggiunto – le proposte della Commissione ci sono da tempo, vi invito a utilizzarle".

"L'Italia ritiene inappropriate, infondate e ingiuste" le dichiarazioni dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, "relative a presunte inadempienze italiane in materia di rispetto dei diritti umani dei migranti". Così la Farnesina in una nota, rispondendo alle accuse di "violenza e razzismo" dell'ex presidente cilena e all'intenzione di inviare in Italia una squadra di ispettori Onu. Anche personalmente il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, si è detto dispiaciuto per l'iniziativa dell'Onu contro l'Italia sui diritti dei migranti e ha giudicato "la terminologia utilizzata e gli epiteti destinati all'Italia non appropriati e infondati".

Lo ha dichiarato in un'intervista a Circo Massimo su Radio Capital. Sull'ipotesi, avanzata ieri dal vicepremier Matteo Salvini di rivedere i fondi destinati all'Onu, il capo della Farnesina si mostra più cauto: "Sappiamo che l'organizzazione ha periodicamente qualche braccio di ferro con alcuni Stati membri, alcuni sono usciti da certe agenzie", ha osservato alludendo alla scelta di Stati Uniti e Israele di lasciare l'Unesco, "ma non siamo ancora arrivati a questo punto".

Cosa ha scritto la Farnesina

"Da anni, l'Italia è impegnata in operazioni di soccorso e salvataggio di persone nel Mar Mediterraneo, cui hanno fatto e fanno seguito onerose e complesse politiche di prima accoglienza nel territorio nazionale. Di queste operazioni, l'Italia ha assunto il costo prevalente, in termini di impiego di risorse umane, mezzi, finanze e soprattutto, impatto sociale e percezione del medesimo".

"L'Italia ha assicurato azioni concrete di sostegno ai Paesi di origine e di transito dei migranti con progetti di cooperazione e di assistenza in svariati settori: dal controllo delle frontiere alla formazione, all'istruzione, alla sicurezza, all'emergenza sanitaria e alimentare, al miglioramento delle condizioni di vita nei campi di accoglienza. Vasti strati della società civile italiana sono stati e sono impegnati in svariate iniziative, caratterizzate da un approccio di aiuto ai migranti e rivolte alla tutela dei diritti e degli interessi di coloro che intraprendono viaggi terribili e restano vittime di sfruttatori e trafficanti di esseri umani con la speranza di una vita migliore, lontana da guerre, distruzione, povertà e carestie".

"Più volte, la tragedia delle migrazioni e il suo impatto in Europa è stata portata all'attenzione dell'Unione Europea, poichè pensiamo che dovrebbe attivarsi con ben piu' efficacia e reale condivisione di quanto abbia fatto sinora"

"Anche le Nazioni Unite sono state sensibilizzate: in particolare, abbiamo contribuito a portare il prioritario tema delle migrazioni nel dibattito dell'Assemblea Generale dell'Onu. Abbiamo tentato di spingere le Agenzie specializzate delle Nazioni Unite (Unhcr, Oim innanzitutto) a intensificare la loro mobilitazione e a rendere più efficiente, sistematica e capillare la loro doverosa presenza e opera nei Paesi d'origine dei migranti, in quelli in Libia limitrofi, in quelli di transito e infine, in quelli dai quali i migranti arrivano in Europa. L'Italia è pronta a confrontarsi sui reali risultati dell'azione Onu e sul suo effettivo impatto in proporzione alla magnitudo degli epocali flussi migratori".

"L'Italia conclude la nota del ministero degli Esteri – si precisa, ha salvato decine di migliaia di persone nel Mediterraneo, spesso da sola, come e' stato più volte riconosciuto, fra l'altro ai più alti livelli dell'Unione Europea. Grazie al nostro contributo decisivo, si riscontra una riduzione del 52% delle vittime di naufragi nel Mediterraneo, dall'inizio del 2018, rispetto allo stesso periodo del 2017. Ne siamo orgogliosi. E siamo fieri che i nostri sforzi, umanitari, politici, diplomatici, finanziari, materiali, abbiano determinato la contrazione dell'80% degli sbarchi di migranti sulle coste italiane e dunque, europee, negli ultimi 12 mesi".

Il quartier generale della National Oil Corporation (Noc) a Tripoli, dove sono barricati uomini armati, sarebbe stato anche attaccato da un kamikaze. Lo riferisce l’emittente televisiva libica Al Hadath, secondo cui l’attacco alla sede della compagnia petrolifera pubblica è stato condotto questa mattina da parte di 3 assalitori armati. Un impiegato in un albergo vicino ha detto di aver sentito almeno cinque esplosioni nel corso dell’attacco. Una squadra di vigili del fuoco è giunta sul posto per spegnere l’incendio causato dalle esplosioni, mentre diverse ambulanze hanno trasferito alcuni feriti lontano dalla scena dell’attacco.  Una colonna di fumo si è alzata dall’edificio, mentre le forze di sicurezza hanno circondato la sede e hanno bloccato le strade intorno. Un testimone oculare ha riferito al portale Al-Wasat che un imprecisato numero di dipendenti della compagnia petrolifera di stato è riuscito ad abbandonare l’edificio, mentre altri si trovano ancora all’interno insieme ad alcuni degli aggressori. Le operazioni sono affidate al comando dell'area militare di Tripoli e all milizia Forza di deterrenza, le cui truppe sono giunte sul posto.

 Sullo sfondo di un inedito aumento del malcontento popolare, per via della proposta del governo di aumentare l'età pensionabile, i russi sono chiamati alle urne in 22 differenti regioni del Paese, tra cui anche Mosca, per eleggere sindaci e consigli comunali; in sette regioni, si votera' anche per alcuni seggi, rimasti vacanti, alla Duma di Stato, la Camera bassa del Parlamento.
L'appuntamento elettorale è un test per il partito di governo, Russia Unita, dopo che sondaggi indipendenti hanno rilevato che il 53% dei russi si dice pronto a protestare contro la riforma delle pensioni, che prevede un aumento dell'età pensionabile da 55 a 60 anni per le donne e da 60 a 65 per gli uomini. Proprio contro la proposta del governo sono attese, in diverse citta', le manifestazioni convocate dall'oppositore politico Aleksei Navalny; l'attivista pero' non sarà presente in piazza perchè sta scontando una condanna a 30 giorni di detenzione amministrativa. Gli occhi sono puntati soprattutto su Mosca, dove il sindaco uscente, Serghei Sobyanin – del partito putiniano Russia Unita – dovrebbe ottenere senza problemi una riconferma, vincendo sui suoi quattro rivali, ritenuti per lo piu' dei candidati fantoccio: un rappresentante dell'Unione dei cittadini, uno del Partito comunista, uno del Partito nazionalista liberal-democratico e un altro di Russia Giusta.

Il Regno di Svezia è una democrazia parlamentare, in cui il governo è espressione del parlamento (Riksdag). Si vota ogni 4 anni, con un sistema elettorale proporzionale: i 349 seggi del Riksdag sono ripartiti in 29 circoscrizioni elettorali tra i partiti che superano la soglia del 4% dei voti a livello nazionale. La “soglia magica” per assicurarsi la vittoria è dunque pari a 175 seggi. Mai come questa volta, però, è davvero improbabile che un partito riesca a raggiungere una tale soglia.

Cosa dicono i sondaggi?

I sondaggi riflettono una situazione di estrema incertezza. La nostra media ponderata delle rilevazioni effettuate da 8 diversi istituti demoscopici vede il partito socialdemocratico in testa con poco più del 24% dei voti. In seconda posizione, a sfiorare il 20%, ci sarebbero i populisti dei Democratici Svedesi, il vero spauracchio di queste elezioni. Un eventuale boom dei Democratici Svedesi – come vedremo – potrebbe infatti rendere impossibile, o comunque molto difficoltoso, la formazione di un governo. Il Partito Moderato, di centrodestra, è terzo con il 17,5% dei consensi.

Anche se in Svezia le coalizioni pre-elettorali non sono “rigide” come in Italia (ciascun partito corre per sé, e al massimo può dichiarare prima del voto con chi si vorrebbe alleare per governare) il centrodestra si compone di altri tre partiti: i centristi (8%), i liberali e i conservatori cristiano-democratici (entrambi al 5,9%). Anche i socialdemocratici in effetti sono inquadrabili in una coalizione: quella progressista, che mettendo insieme i verdi (alleati del governo uscente, guidato dal socialdemocratico Lövfen) e il partito della sinistra arriverebbe a sfiorare il 40% dei voti, contro il 37% circa del centrodestra. Ma, con questi numeri, entrambe le coalizioni sarebbero lontane dalla maggioranza.

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Prima incognita: il primato dei socialdemocratici

Una prima incognita riguarda il primato del partito socialdemocratico, che in Svezia resiste da più di un secolo, e precisamente dal 1917. Anche quando le elezioni hanno consegnato la maggioranza al centrodestra (come di recente è accaduto nel 2006 e nel 2010, vedi grafico), i socialdemocratici sono sempre risultati il partito più votato. Come abbiamo visto, tale primato potrebbe essere confermato anche stavolta: ma il 24% sarebbe comunque il peggior dato storico dal lontano 1908. Inoltre, i sondaggi non sono tutti uguali: secondo una rilevazione di YouGov, ad esempio, sarebbero i Democratici Svedesi ad essere in testa con il 24,8% (un punto in più dei socialdemocratici). Nella migliore delle ipotesi (sondaggio Ipsos) i socialdemocratici potrebbero non andare oltre il 26,5%.

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Seconda incognita: centrodestra o centrosinistra?

La seconda incognita, come si è accennato, riguarda il colore coalizione che otterrà più seggi e che quindi sarà in “pole position” per formare un governo. Non si tratta solo di guardare ai voti assoluti: se uno o più partiti tra quelli minori falliranno l’obiettivo di superare la soglia del 4%, non avrà alcun seggio e ne risulteranno fortemente compromesse le ambizioni di governo degli altri partiti della coalizione. Con ben tre formazioni poco al di sopra della (verdi, liberali e cristiano-democratici) ecco che diventa particolarmente arduo fare previsioni sui seggi.

In teoria, la coalizione con più seggi potrebbe formare un governo anche se non raggiungesse i 175 seggi, scegliendo la formula del governo di minoranza. A ben vedere, negli ultimi decenni questa è stata l’opzione più frequente. Dal 1994 ad oggi, solo in un caso (nel 2006) il centrodestra è riuscito a superare tale soglia, conquistando 178 seggi. In tutti gli altri casi (incluso quello del governo uscente) i partiti di governo hanno sempre dovuto contare sulla collaborazione – o in certi casi sulla desistenza – delle opposizioni per far passare i provvedimenti.

Terza incognita: il rebus del governo

Questa volta la situazione potrebbe complicarsi ulteriormente, a causa di un fenomeno che in Italia abbiamo imparato a conoscere fin dal 2013: la rottura del bipolarismo causata dall’affermazione di un terzo polo. In Italia è stato il Movimento 5 Stelle a spezzare il tradizionale dualismo centrodestra-centrosinistra: in Svezia questo onore è toccato ai Democratici Svedesi, che già nel 2014 hanno ottenuto un considerevole 12% e da quel momento hanno reso molto difficile sia la formazione che la vita parlamentare del governo rosso-verde.

Proviamo a ipotizzare una serie di scenari proiettando i dati dei sondaggi sulla distribuzione dei seggi al Riksdag. Il primo scenario “base” (Scenario A) è quello che tiene conto della media ponderata dei sondaggi da noi elaborata. I socialdemocratici otterrebbero 88 seggi, restando ben lontani dalla maggioranza anche allargandosi alla sinistra e ai verdi (totale: 145 seggi). Anche i 4 partiti di centrodestra non sarebbero autonomi, fermandosi a 134 seggi. Con i loro 72 seggi, i Democratici Svedesi potrebbero risultare decisivi: ma nemmeno coalizzandosi con i moderati e con i cristiano-democratici (gli unici partiti di centrodestra a non aver esplicitamente escluso la collaborazione con un partito accusato di posizioni xenofobe e populiste). Gli altri scenari contemplano la miglior situazione possibile rispettivamente per i socialdemocratici, per il centrodestra e per i Democratici Svedesi.

Come si può notare, passando da uno scenario all’altro, sono davvero poche le combinazioni che danno luogo ad una maggioranza parlamentare in grado di sostenere un governo in presenza di un sistema politico così frammentato. Se si verificasse lo Scenario B (liberali e cristiano-democratici sotto lo sbarramento) i socialdemocratici raggiungerebbero solo quota 174 seggi coalizzandosi con i verdi e la sinistra. Se questa opzione venisse bloccata dalle opposizioni, l’unica alternativa sarebbe un’inedita versione svedese della Grosse Koalition alla tedesca, che mettendo insieme moderati e socialdemocratici arriverebbe a 178 seggi.

Se invece le urne sorridessero ai partiti di centrodestra, con i verdi fuori dal Riksdag (Scenario C) i quattro partiti del fronte moderato arriverebbero solo a 151 seggi. L’unico altro scenario che potrebbe consegnare una maggioranza solida è quello dello Scenario D, il “best case” per i Democratici Svedesi: che in questo scenario, coalizzandosi con moderati e cristiano-democratici, potrebbero arrivare a 178 seggi.

Comunque vada il voto, quindi, le incognite per il sistema politico svedese sono tante: è verosimile che i Democratici Svedesi otterranno il loro record storico, anche se i socialdemocratici dovessero mantenere il primato. Ma, a quel punto, le sorti del nuovo governo saranno nelle mani del partito euroscettico, che potrà decidere se costringere i vecchi partiti a delle larghe intese e intestarsi così il monopolio dell’opposizione o se invece entrare a far parte di un governo molto spostato a destra, di cui sarebbero l’azionista di maggioranza.

Il generale Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito nazionale libico sostenuto dal parlamento di Tobruk, la cui legittimità non è riconosciuta dalla comunità internazionale, si è detto pronto a marciare su Tripoli. Si tratta delle prime dichiarazioni del militare, che controlla la gran parte della Cirenaica, dall’inizio degli scontri tra milizie rivali nella capitale libica.  Durante una riunione, tenuta ieri con una trentina di leader tribali e trasmessa in diretta dall’emittente televisiva libica Al Hadath, Haftar ha apertamente rifiutato il progetto di nuova Costituzione che dovrebbe essere ratificato dal parlamento di Tobruk entro il 10 settembre. In diverse occasioni, il generale ha assicurato che l’Esercito nazionale libico è pronto a marciare su Tripoli e che la cattura della capitale sarà “rapida”. A tale scopo, Haftar ha rivelato di essere in contatto diretto con alcune milizie presenti nelle città di Misurata e Zentan.  L'uomo forte della Libia orientale ha assicurato, inoltre, che anche alcune milizie presenti a Tripoli sarebbero pronte a prendere d'assalto la città. “Gli scontri degli ultimi giorni stanno cambiando la geografia della presenza delle milizie nella capitale”, ha detto il militare. “Non lasceremo cadere Tripoli, lì il popolo libico dovrà vivere in sicurezza”. Per quanto riguarda la Costituzione, Haftar ha detto che il progetto deve essere posticipato fino a dopo le elezioni e non prima, "altrimenti, il popolo libico rifiuterà la nuova Costituzione”.