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La Procura svedese oggi ha spiccato un mandato di arresto per presunto stupro contro il fondatore di Wikileaks, Julian Assange. La scorsa settimana era stata annunciata la riapertura del caso, pur chiuso due anni fa. “Ho chiesto alla Corte di Uppsala l’arresto di Assange in contumacia. Se il giudice decide di firmarlo, emetterò un mandato d’arresto europeo da consegnare alla Svezia”, ha dichiarato in una nota il  vice procuratore capo, Eva-Marie Persson.

L’attivista australiano è stato arrestato un mese fa dalla polizia britannica presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove si era rifugiato fa nel 2012 per evitare l’estradizione in Svezia, dopo che Quito aveva revocato l’asilo. Assange, detenuto in un carcere di massima sicurezza, è stato recentemente condannato da un tribunale britannico a 50 settimane di carcere per aver violato i termini della libertà vigilata nel 2012 e attende l’esito del processo sulla richiesta di estradizione negli Stati Uniti.

“In caso di conflitto tra un mandato d’arresto europeo e l’estradizione negli Stati Uniti, le autorità britanniche dovrebbero decidere l’ordine di priorità”, ha aggiunto il procuratore di oggi. Persson ha sottolineato che l’esito del processo è “impossibile da prevedere”, ma che dal suo punto di vista il processo in Svezia può procedere contemporaneamente a quello nel Regno Unito.

Sei mesi, sei lunghissimi mesi senza notizie certe di Silvia Romano. La giovane cooperante italiana è stata rapita il 20 novembre del 2018 nel villaggio di Chakama, a 80 chilometri da Malindi in Kenya.

Sei mesi fa Silvia è stata sottratta da una banda di criminali al suo lavoro in favore dei più deboli, i bambini, di coloro che hanno poco o nulla, nonostante la vicinanza alla città costiera del Kenya amata, soprattutto, dagli italiani. Un luogo che schiaffeggia la povertà.

Non ci sono notizie certe sulla sorte di Silvia e nemmeno dove sia tenuta prigioniera. Da mesi tutti tacciono.

Le forze di polizia keniane non dicono nulla. Le autorità italiane nemmeno. Come interpretare questo silenzio? Già molto si è detto sull’incapacità delle forze di sicurezza del Kenya di venire a capo di un rapimento anomalo, che doveva risolversi rapidamente.

Un sequestro messo in atto da una banda di criminali comuni che, però, con il tempo pare essersi sfaldata, dopo l’arresto di uno dei componenti.

Non è chiaro se la giovane sia passata di mano, magari a una banda di criminali più organizzata. Non è chiaro, nemmeno, dove si trovi la giovane cooperante italiana.

Nessuno sa dirlo. Le ipotesi si susseguono come fossero una litania infruttuosa.

Dal rapimento si sono alternati diversi sentimenti, dall’euforia per una rapida soluzione, allo sconforto e, infine, al silenzio. Un silenzio così assordante che ha fatto da eco alle ipotesi più fantasiose e drammatiche.

Solo silenzio

Lo abbiamo raccontato in questi mesi. Notizie, tuttavia, senza alcun fondamento, senza essere suffragate da notizie verificate e accertate.

Quasi a volere gettare fango su una giovane che era partita dal Kenya solo per inseguire un sogno e animata dal desiderio di aiutare i più poveri. Ma non solo.

Notizie false che nessuno, le autorità del Kenya e nemmeno quelle italiane, si è premurato di smentire. Questo lo si doveva e si deve a Silvia Romano. Invece solo silenzio.

Un mandato al riserbo voluto dalla famiglia, e questo è comprensibile, e dalle autorità per “non intralciare le indagini”. La domanda è questa: ha ragion d’essere, ancora, il silenzio? Nessuno vorrebbe che questo tacere si traduca in indifferenza. Silvia non è scomparsa nel nulla.

In questi lunghi sei mesi, proprio per rispettare il mandato del silenzio voluto anche dalla famiglia, non ci sono state fiaccolate, manifestazioni.

Le associazioni del quartiere dove è cresciuta Silvia, a Milano, però, hanno deciso di organizzare un “girotondo per Silvia” per non dimenticare, proprio allo scadere del sesto mese dal rapimento. Un girotondo per scuotere.

“Silvia si trovava nel Paese africano come cooperante internazionale, seguiva le attività di una scuola, lavorava con i bambini keniani di un villaggio rurale”. Si legge nel documento sottoscritto dalle associazioni che hanno aderito al girotondo di ieri. “La sua scelta è quella di migliaia di ragazzi e ragazze che hanno deciso di mettersi al servizio del prossimo, in Italia e nel mondo”.

Le associazioni sottolineano la necessità di mantenere costante l’attenzione dell’opinione pubblica, nel rispetto della sensibilità dei familiari e dell’operato delle istituzioni impegnate per la sua liberazione.

Il “girotondo per Silvia” si è svolto nel suo quartiere, dove ha frequentato le scuole del Parco Trotter, dove è cresciuta, in un ambiente multiculturale, forse decisivo per il suo impegno in Africa.

Gli organizzatori hanno chiesto “al Consiglio Comunale di Milano di ritornare a far sentire la sua voce per sollecitare il massimo impegno delle Istituzioni centrali, pur nel riconoscimento degli sforzi finora compiuti, e per chiedere al Governo Italiano di riferire circa la situazione di Silvia Romano rispettando le dovute cautele necessarie in questi casi”. E “si appellano al presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché continui a esercitare, con la costanza e sensibilità finora dimostrate, il suo ruolo di stimolo affinché niente rimanga intentato per riconsegnare Silvia Romano ai suoi familiari sana e salva”.

Un forte appello, dunque, alle autorità italiane che ora possono fare il loro lavoro anche in Kenya. I servizi segreti e i Ros dei carabinieri, presenti nell’area fin dai primi giorni, ora possono indagare, muoversi sul terreno, grazie all’insistenza e a una rogatoria della procura della Repubblica di Roma che ha chiesto alle autorità del Kenya di visionare il fascicolo e partecipare alle indagini.

Gli altri rapiti

Non possiamo, però, dimenticare altri due italiani di cui non si sa più nulla, uno rapito in Niger e l’altro scomparso in Burkina Faso.

Padre Gigi Maccalli è stato rapito il 17 settembre del 2018 in Niger. Otto mesi, poche notizie. Anche qui non si sa nulla, o poco, e le ultime notizie, almeno quelle note risalgono al 17 dicembre del 2018. Allora è stato riferito, dal vescovo della diocesi di Nyamey, monsignor Djalwana Laurent Lompo, che il missionario italiano stava bene e che era vivo. Sono passati cinque mesi da queste affermazioni e non si è saputo più nulla. Anche qui solo silenzio. Oltre alla nostra rappresentanza diplomatica, in Niger ci sono i nostri militari, operano sul terreno, e sono stati sottoscritti accordi con quel paese. Eppure tutto tace. Non c’è nessuna notizia certa di dove si trovi padre Maccalli e su quali passi si stanno compiendo per la sua liberazione.

E poi c’è il giovane italiano scomparso nel nulla in Burkina Faso. Di Luca Tacchetto ed Edith Blais non si hanno più notizie dal 16 dicembre 2018. L’italiano e la sua amica canadese hanno raggiunto il Burkina Faso in macchina – sono partiti dall’Italia – dopo aver attraversato la Mauritania e il Mali, per poi raggiungere il Togo. Luca e Edith erano diretti a Kpalimé, una cittadina del Togo, dove avrebbero dovuto unirsi a un’Organizzazione non governativa legata all’ambiente. Di loro non si sa nulla, cinque mesi senza notizie. L’ultima volta sono stati visti nella città del sud-ovest del paese, Bobo Dioulassou.

Molte le ipotesi, che rimangono solo suggestioni. Non si esclude nulla. Potrebbero essere stati rapiti da gruppi terroristici, che infestano tutta la sub-regione, oppure da criminali comuni. Ma nessuna rivendicazione è arrivata.

La vicenda, quindi, è avvolta dal mistero. E anche qui, di recente, è stata aperta una nostra rappresentanza diplomatica. Eppure neanche di Luca si sa più nulla. Scomparso, appunto.

Rompere il silenzio, su tutte queste tragiche vicende, non è un esercizio intellettuale, ma un dovere civico.

Ping Pong è un cane che ha l’uso di solo tre zampe, ma è diventato l’eroe del suo villaggio perché ha salvato un neonato sepolto vivo dalla mamma quindicenne in una piantagione di manioca.

E’ successo mercoledì scorso a Ban Nong Kham, un villaggio del nord-est della Thailandia, si legge sul sito della Cnn.

All’improvviso, il cane ha cominciato a fiutare in modo ansioso, poi ha scavato abbaiando e attirando l’attenzione dei contadini che erano nelle vicinanze, ha raccontato il proprietario dell’animale. Quando si sono avvicinati, hanno visto il motivo di tutta quella frenesia: scavando, Ping Pong aveva disseppellito le gambe del bambino. I contadini hanno finito il lavoro del cane e portato in salvo il neonato.

A dog in Thailand has rescued a newborn after it was buried alive, allegedly by its teenage mother to hide her pregnancy.
Ping Pong was barking & digging in a field, Its owner noticed a baby’s leg sticking out. the baby was declared healthy at the hospitalhttps://t.co/6ksqEfNynj pic.twitter.com/uIfLXrlOhL

— Monica Jasuja (@jasuja)
18 maggio 2019

La giovanissima madre, il cui nome non è stato divulgato, ha confessato di aver seppellito il proprio bambino ed è accusata di tentato omicidio. Alla polizia ha detto di aver avuto paura del castigo del padre se avesse scoperto che era incinta. La famiglia della ragazza ha detto che si occuperà del bambino, che i medici hanno detto essere sano.

Il tenente colonnello della polizia di Cham Phuang Panuwat Puttakam ha spiegato che “la ragazza adesso è affidata agli psicologi e ai genitori perché è terrorizzata. Si rammarica di ciò che ha fatto e ha spiegato di aver agito d’impulso, senza pensarci. Temeva che i suoi genitori avrebbero scoperto che aveva avuto una gravidanza”. Il colonnello ha detto che la polizia è obbligata a contestare il tentato omicidio e che la ragazza sarà interrogata con la presenza di psicologi.

Il cane-eroe, Ping Pong, ha perso l’uso di una zampa da quando è stato investito da un’auto, ha raccontato il padrone, il 41enne Usa Nisaika. “Ho tenuto il cane anche se disabile perché è leale e obbediente, mi aiuta quanto vado a lavorare nei campi e a curare il mio bestiame. E’ amatissimo da tutto il villaggio. E’ sorprendente che abbia trovato il bambino”. 

Un medico francese, già sotto inchiesta per aver avvelenato 7 pazienti, è stato incriminato per aver avvelenato altre 17 persone durante il suo lavoro di anestesista in due cliniche a Besancon, nella Francia orientale. 

Come annunciato dal suo legale, Frederic Pechier, 47 anni, deve sostenere un’accusa pesante: dei complessivi 24 episodi, l’avvelenamento è stato letale in 9 casi. Tra il 2008 e il 2017 sette pazienti, tra i 37 e i 53 anni, a causa di Pechier hanno avuto un arresto cardiaco, afferma l’accusa.

Pechier rischia l’ergastolo e il suo avvocato, Jean-Yves Le Borgne, ha ammesso che “vi è una possibilità che sia l’autore di questi avvelenamenti, ma è solo un’ipotesi”. L’inchiesta di oltre due anni “finora non ha mostrato niente di conclusivo, pertanto vale ancora la presunzione d’innocenza” ha aggiunto il legale. 

Pechier è stato interrogato all’inizio della settimana su 66 casi di arresti cardiaci sospetti, avvenuti nel corso di operazioni normalmente considerate a basso rischio. 

Il velo vietato nelle scuole elementari austriache. Con i voti dei popolari dell’Oevp del cancelliere Sebastian Kurz e dell’ultradestra dell’Fpoe, il parlamento dell’Austria ha deciso il divieto “di indossare abiti caratterizzati religiosamente o laicamente collegati alla copertura della testa”. Evidentemente sono escluse fasciature per motivi medici o “copricapi necessari per proteggersi dalla pioggia o dalla neve”.

È esclusa dal provvedimento la kippah ebraica, dato che si vietano solo gli indumenti che “coprano tutti i capelli o una loro gran parte”. Nei primi commenti, i media austriaci fanno notare l’alta probabilità che la nuova norma sul divieto di velo sarà impugnata presso la Corte costituzionale.

I due partiti di governo che hanno promosso e fatto votare il divieto, da parte del parlamento austriaco, del velo islamico nelle scuole d’infanzia hanno voluto affermare esplicitamente che la nuova norma intende “lanciare un segnale contro l’Islam politico”. Lo ha detto Wendelin Moelzer, un portavoce del partito dell’ultradestra Fpoe, mentre il deputato dell’Oevp Rudolf Taschner ha assicurato che varare il testo si è reso necessario per proteggere le ragazze dall'”asservimento” di natura religiosa e ideologica.

Le polemiche non mancheranno. L’associazione dei musulmani austriaci già prima del voto di oggi aveva definito la proposta “vergognosa” nonché una “tattica di diversione”, vieppiù che riguarderebbe solo un numero limitato di studentesse. Quasi tutta l’opposizione ha votato contro. Tra le sue fila molti hanno accusato il governo di aver voluto puntare più sui titoli dei giornali piuttosto che occuparsi della sicurezza dei bambini nelle scuole.

Condividevano una passione al limite del fanatismo per il folklore e le armi medievali le tre persone trovate morte sabato scorso, trafitte da frecce di balestra, in un alberghetto di Passau, in Baviera. Un elemento di mistero nel giallo che sta scuotendo la Germania: da una parte, nella città bavarese, un uomo e una donna – lui 53 anni, lei 33 – sdraiati sul letto, mano nella mano, e accanto il corpo di un’altra donna, 30enne, riversa per terra in un lago di sangue, per quello che li inquirenti per ora classificano come un probabile omicidio-suicidio.

Dall’altra parte, a oltre 650 chilometri di distanza, a Wittingen in Bassa Sassonia, altre due donne trovate morte nell’appartamento della 30enne che a Passau – questa l’ipotesi – prima ha ucciso la coppia, e poi ha rivolto la balestra contro se stessa. Le prime ricostruzioni degli inquirenti non fanno che ingrandire il giallo.

Nella camera d’hotel a Passau la polizia ha trovato anche il testamento di due delle vittime, nessun segno di lotta e neanche indizi sul coinvolgimento di una quarta persona. Per quello che riguarda i due cadaveri scoperti in Bassa Sassonia, si tratta di una 19enne di Wittingen e di una 35enne legata sentimentalmente all’omicida-suicida di Passau. Qui non sono state trovate balestre, e i risultati dell’autopsia disposta dall’autorità giudiziaria non sono ancora stati resi noti.

Le vittime erano accomunate dalla passione per il Medioevo, ha rivelato la Bild Zeitung: per la precisione Torsten W. – il 53enne – nella cittadina di Hachenburg, vicino a Coblenza, era titolare di un negozio di materiali finto-medievali, il “Milites conductius”, dove sono in vendita, tra l’altro, asce e spade, vessilli di templari, coltelli e gadget magici. L’uomo, sempre secondo il tabloid, aveva le braccia tatuate con simboli degli alchimisti, e la sua bottega di sera ospitava lezioni di scherma, mentre la vetrina era impreziosita da un manichino femminile imbrattato di vernice rossa sangue con indosso bretelle, corde e catene e la testa fasciata.

A quanto scrive invece il Merkur di Monaco di Baviera, Farina C. era impiegata come contabile in panetteria e anche lei aveva una passione “per il Medioevo, il trambusto dei mercati medievali con giocolieri e tornei di cavalieri”.

Nella camera d’albergo di Passau sono stati trovati anche il testamento di Torsten e di Kerstin E., la 33enne trovata morta al suo fianco. Per ambedue, che mostravano ferite da freccia anche alle teste, il colpo fatale di balestra è stato quello al cuore. Farina C., la trentenne, l’hanno invece trovata per terra: la freccia aveva squarciato la sua gola. I tre erano arrivati venerdì sera all’hotel Zur Triftsperre, che si trova vicino al confine con l’Austria. Farina avrebbe pagato in anticipo 300 euro per tre notti, senza colazione. Poi i tre sono scomparsi nella loro camera. Al loro ingresso certo non erano passati inosservati: le due donne, Kerstin e Farina, erano completamente vestite di nero e non avevano bagaglio. A parte le borse contenenti le balestre, che successivamente sono andati a prendere nell’auto parcheggiata davanti all’albergo.

Quando la polizia è entrata nella camera, hanno trovato tre balestre, una delle quali ancora nella sua custodia. Nell’appartamento a Wittingen, invece, non sono state trovate né balestre, né frecce. “Non è confrontabile il modus operandi tra i due episodi”, ha detto un portavoce della polizia. Non e’ chiaro quale fosse il rapporto tra la 19enne di Wittingen e la compagna di Farina.

Nel villaggio vicino a Hachenburg, Renania Palatinato, da lunedì due agenti di polizia stanno di guardia davanti al grande edificio di tre piani in cui abitava Torsten W. “Il paese è sotto shock”, racconta un vicino di casa ai giornalisti. “Questa è una zona sonnolenta, qui non succede mai nulla, al massimo inciampa una mucca, cose così. Chissà cosa gli girava per la testa, a Torsten?”. Troppe domande senza risposte. 

Quattro cattolici che trasportavano una statua della Vergine Maria in una processione sono stati uccisi da alcuni uomini armati nella regione centro-settentrionale del Burkina Faso. Lo riferisce l’agenzia stampa Burkina (Aib). Il gruppo di religiosi era di rientro nella città di Singa, nella provincia di Bam, dalla vicina Kayon, situata a circa dieci chilometri, quando una decina di loro è stata intercettata da uomini armati. Gli aggressori – ha spiegato Aib che cita fonti locali – hanno lasciato fuggire i bambini che hanno partecipato alla processione, giustiziato quattro adulti e distrutto la statua.     Il giorno prima altri sei cristiani erano stati uccisi in un attacco contro una chiesa nella città di Dablo.

Il corpo di una giovane donna scomparsa nei giorni scorsi è stato trovato nel bagagliaio di un’auto la notte tra domenica e lunedì. La scomparsa della ventitreenne era stata denunciata dai suoi familiari giovedì.

Intorno alle 23 di domenica, la sorella della vittima ha contattato la polizia spiegando che la macchina della giovane era in un luogo in cui non aveva motivo di essere. Inquieta, ha chiesto alla polizia di andare sul posto, a Valenton, per aprire il bagagliaio. Dentro, gli agenti hanno trovato il corpo della giovane, manie e piedi legati. L’indagine è affidata alla brigata criminale di Parigi. 

Scivolone (per davvero) del presidente russo, Vladimir Putin: l’uomo forte della Federazione, dopo aver segnato 8 punti in una partita di hockey sul ghiaccio, è caduto a faccia avanti mentre faceva il giro del campo esultando per il risultato. Nel video rilanciato da diversi media si vede Putin celebrare il successo alla testa della squadra, quando a un certo punto inciampa. Questione di attimi, il leader del Cremlino si rialza subito senza l’aiuto di nessuno e continua il giro di campo come se nulla fosse.

Il presidente è sceso in campo in quella che è ormai la tradizionale partita ‘Legends’ al fianco di star russe dell’hockey del calibro di Slava Fetisov e Pavel Bure; contro di loro, un gruppo di ‘dilettanti’ di alto profilo tra politici e imprenditori, come l’amico d’infanzia di Putin, il magnate Gennady Timchenko, il miliardario Vladimir Potanin e diversi governatori russi.

Otto i punti segnati dal presidente mentre il ministro della Difesa, Sergei Shoigu, ne ha segnati tre.

Un uomo sospettato di aver ucciso una donna il cui corpo è stato trovato alla fine di aprile in una valigia galleggiante nel fiume Oise, non lontano da Parigi, è stato trovato morto in Italia. Lo ha appreso l’Afp da fonti vicine all’inchiesta.

Si tratterebbe dell’ex compagno della vittima, colpito da un mandato di cattura internazionale. Secondo diverse fonti potrebbe essersi trattato di suicidio. 

Il corpo della donna uccisa, Marie-Alice Dibon, consulente scientifica franco-americana di 53 anni, era stato trovato il 22 aprile scorso dentro una valigia notata da un barcaiolo nei pressi di Neuville-sur-Oise un paio di giorni dopo che qualcuno l’aveva gettato nel fiume. 

La scomparsa della donna era stata denunciata il 21 aprile dall’attuale compagno e la polizia giudiziaria di Versailles, incaricata delle indagini, aveva cercato l’ex marito, un ex tassista. Le ricerche erano sttae senza esito e da subito si era pensato che potesse essere fuggito all’estero.

Fermato venerdì dalla polizia, rivela Le Parisien., il figlio del presunto omicida ha ammesso di aver aiutato il padre a portare il corpo, ma avrebbe negato di essere stato sulla scena dell’omicidio. Suo padre gli avrebbe spiegato che un diverbio con la donna “era finito male”.