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Dopo aver sopportato per anni le pressioni familiari per un matrimonio combinato, la giovane 24enne pakistana Nashra Balagamwala ha avuto un’idea: perché non trasformare questo tema spinoso in un gioco da tavolo in modo da poterne finalmente parlare liberamente e, magari, diffondere consapevolezza su una tradizione asfissiante e ingiusta? 

È nato così ‘Arranged!”, ‘combinato’, un gioco completo con tanto di carte e pedine da spostare. L’obiettivo è evitare a tutti i costi un’unione decisa dalla famiglia con un uomo che di solito si è potuto conoscere solo qualche settimana prima del fatidico sì e con il quale bisognerà restare tutta la vita. Così, le giocatrici cercano di sfuggire alla temibile ‘zia’, la sensale di matrimoni, tradizionalmente incaricata di trovare il promesso sposo.

Un gioco creato con spezzoni di esperienze vissute

Nel crearlo, Nashra si è ispirata a episodi di vita vissuta, suoi e delle sue amiche: “Ho preso esempio dalle numerose cose che ho fatto per evitare io stessa un matrimonio combinato, come parlare di voler avere una carriera, indossare falsi anelli di fidanzamento, avere amici maschi, o abbronzarmi, la pelle scura è considerata meno attraente nella cultura pakistana”.

L’intento, spiega, è quello di “divertirsi a giocare così come di aprire gli occhi”. “Non potevo accettare il fatto che dovessi passare il resto della mia vita con qualcuno che ho conosciuto solo per un paio di settimane e che era stato scelto per me sulla base di ricchezza, status sociale e altri fattori superficiali”.

Leggi qui i dati più aggiornati sui matrimoni combinati nel mondo

Ma molto in Pakistan non hanno gradito per niente l'iniziativa

Da parte sua, l’obiettivo in parte è già raggiunto: “Ho parlato di un tema che mette a disagio i pakistani, e quindi ora non sono più la perfetta sposa sottomessa che stanno cercando!”, ha sottolineato, ironizzando. Arrivare a creare questo gioco non è stato facile: a 18 anni è volata via da casa, e dalle pressioni familiari, ed è andata a New York per studiare alla Rhode Island School of Design. Poi ha lavorato per l’azienda di giochi Hasbro, e mentre si avvicinava la data del rientro in Pakistan, ha avuto l’ispirazione. Ora quell’idea vedrà anche la luce, perché il progetto, lanciato su Kickstarter per ottenere l’investimento iniziale previsto di 6mila dollari, ha conquistato oltre 300 sostenitori, raggiungendo quasi 16mila dollari. Con quei soldi, Nashra pensa di poter realizzare almeno 500 giochi da tavolo nella prima produzione.

Accanto alle tante reazioni entusiastiche – non solo di ragazze pakistane ma da tutto il mondo – ci sono stati anche commenti molto negativi da parte di pakistani che si sono sentiti offesi e l’hanno definita una “disgrazia perché ho parlato male della società”. Ma lei non ha intenzione di fermarsi: “parlare di questo argomento è stata una delle cose più difficili che abbia mai dovuto fare. Ho rischiato di perdere molto ma l’ho fatto nella speranza che un giorno, una ragazza lì fuori guarderà a questa storia e le darà il coraggio di fare lo stesso”.

Il regime di Kim Jong-Un  intende "accelerare" verso la sua trasformazione in potenza nucleare. Nelle stesse ore Washington ha compiuto una nuova azione dimostrativa: caccia F-35B Stealth e due bombardieri strategici B-1B hanno simulato un bombardamento nei cieli della penisola coreana, come ha riferito una fonte del governo di Seul.

Aerei contro missili, a chi vola più alto

Gli aerei militari americani hanno volato insieme a 4 caccia F-15K sudcoreani e poi sono rientrati nelle basi in Giappone e a Guam, ha aggiunto la fonte all'agenzia sudcoreana Yonhap. L'esercitazione segue di tre giorni l'ultimo test balistico nordcoreano, il lancio di un missile a medio raggio che ha sorvolato la parte settentrionale dell'arcipelago giapponese prima di cadere nell'Oceano Pacifico.

E Mosca non resta a guardare

Anche la Cina e la Russia hanno cominciato le esercitazioni navali vicino alla Corea del Nord, in un clima di crescente tensione nell'area. Le manovre congiunte, spiega l'agenzia cinese Xinhua, si svolgono tra la baia Pietro il Grande, proprio all'esterno del porto di Vladivostok, non lontano dal confine tra Russia e Corea del Nord, e la parte meridionale del mar di Okhotsk, a nord del Giappone. Le esercitazioni sono la seconda fase delle manovre navali sino-russe quest'anno, dopo quelle compiute nel Baltico a luglio.

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Russia e Cina sempre più inquiete

L'agenzia cinese non ha collegato direttamente le esercitazioni alle provocazioni nordcoreane e alla risposta americana. Sia la Cina che la Russia, sempre più inquiete per i venti di guerra nella regione, hanno più volte chiesto un soluzione pacifica della crisi. Intanto, nel giorno dell'avvio dei lavori dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, Pyongyang ha definito un "atto ostile" le ultime sanzioni dell'Onu, imposte dal Consiglio di Sicurezza dopo l'ultimo e più potente test nucleare, e ha messo in guardia la comunità internazionale sostenendo che il pressing non farà che accelerare il "completamento della potenza nucleare" dello Stato.

"Le iniziative aumentate da parte degli Stati Uniti e delle sue forze vassalle per imporre sanzioni e pressioni sulla Repubblica Popolare Democratica di Corea non faranno che aumentare il nostro cammino verso il completamento della forza nucleare", ha detto il ministero degli Esteri di Pyongyang.

Un portavoce del ministero ha poi definito le sanzioni "l'atto più crudele, non etico e disumano di ostilità per sterminare fisicamente il popolo nordcoreano, a prescindere dal sistema e dal governo". La settimana scorsa il palazzo di Vetro ha imposto nuove sanzioni, tra cui il divieto di importazione tessile e la limitazione della fornitura di benzina.

Leggi anche: Se scoppiasse una guerra tra Corea del Nord e Usa che conflitto sarebbe?

Le prove portate da Seul

E che la Corea del Nord non intenda fare nessun passo indietro lo conferma il governo di Seul, secondo cui il regime di Pyongyang si avvicina "alla fase finale" dello sviluppo di un missile balistico intercontinentale, che potrebbe colpire il territorio statunitense.

La previsione è contenuta in un documento che il ministero della Difesa sudcoreano ha presentato ieri all'Assemblea, il Parlamento, dopo l'ultimo missile a medio raggio lanciato lo scorso venerdì dalla Corea del Nord e che ha percorso circa 3.700 chilometri, sorvolando il nord dell'arcipelago giapponese. Secondo la Corea del Sud Pyongyang continuerà a "realizzare provocazioni strategiche aggiuntive" con nuovi test bellici.

Le forze armate di Corea del Sud, Stati Uniti e Giappone faranno un'esercitazione combinata anti-missile alla fine del mese come risposta ai continui lanci della Corea del Nord. L'esercitazione è anticipata in un rapporto che il ministero ha presentato ieri in Parlamento, dopo l'ultimo lancio di un missile a medio raggio, lo scorso venerdì, da parte della Corea del Nord, un missile che ha viaggiato per circa 3.700 chilometri e ha sorvolato il nord dell'arcipelago giapponese.

Leggi anche: Kim che fa il pazzo? Temo di più l'imprevedibilità di Donald Trump

Il rapporto spiega anche che il Pentagono prevede di inviare una portaerei nucleare e il suo gruppo di attacco per partecipare alle manovre con le Forze navali sudcoreane a ottobre (anche se il portavoce delle Forze Armate americane in Corea del Sud e del Comando del Pacifico ha riferito che l'invio non è confermato). Il documento non specifica quale delle portaerei della VII Flotta sarà inviata, ma la scorsa primavera era stata schierata nella regione la portaerei nucleare USS Carl Vinson.

Nonostante le crescenti sanzioni che pesano sul regime di Pyongyang, il governo sudcoreano è tornato a insistere sulla necessità di realizzare l'invio di aiuti umanitari per i settori più svantaggiati della popolazione nordcoreana. Il portavoce del ministero dell'Unificazione, Baik Tae-hyun, ha spiegato in una conferenza stampa che l'invio di aiuti "deve mantenersi indipendente dalla situazione politica"; e ha assicurato che la gran parte della comunità internazionale condivide questa posizione del governo di Seul.

Fra tre giorni la Corea del Sud deve decidere se approvare o meno l'invio di circa 8 milioni di dollari in aiuti alimentari destinati principalmente a donne e bimbi, canalizzati attraverso le agenzie dell'Onu.

Nord Corea e riforma dell'Onu. Saranno i cardini del primo discorso di Donald Trump da presidente Usa all'Assemblea generale dell'Onu. Il discorso di domani è stato preceduto da una telefonata con il presidente cinese Xi Jinping, che quest'anno non partecipa all'Assemblea, nella quale i due leader hanno parlato della crisi coreana. L'impegno, segnala la Casa Bianca, è quello di "massimizzare le pressioni" su Pyongyang. "I due leader sono impegnati a massimizzare le pressioni sulla Corea del Nord attraverso un vigoroso rafforzamento delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu", ha fatto sapere l'amministrazione americana.

Meno burocrazia

In un'iniziativa per l'apertura dell'Assemblea, Trump ha sottolineato quello che sarà probabilmente il secondo cardine del suo intervento, la riforma: l'Onu "deve concentrarsi di più sulla gente e meno sulla burocrazia". "La burocrazia ostacola l'Onu", ha aggiunto. Trump ha ricordato che "l'Organizzazione delle Nazioni Unite è stata fondata con scopi veramente nobili, ma in anni recenti non ha espresso il suo potenziale a causa della burocrazia e della cattiva gestione".

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Tornando alla crisi con la Corea del Nord, il presidente americano potrebbe anche svelare i suoi piani riguardo l'intesa del 2015 fra Iran e nordcoreani sullo sviluppo del programma nucleare. Il ministro degli esteri nordcoreano parlerà venerdì alle Nazioni Unite. Intanto, Pyongyang ha definito un "atto ostile" le ultime sanzioni dell'Onu, imposte dal Consiglio di Sicurezza dopo l'ultimo e più potente test nucleare, e ha messo in guardia la comunità internazionale sostenendo che il pressing non farà che accelerare il "completamento della potenza nucleare" dello Stato. "Le iniziative aumentate da parte degli Stati Uniti e delle sue forze vassalle per imporre sanzioni e pressioni sulla Repubblica Popolare Democratica di Corea non faranno che aumentare il nostro cammino verso il completamento della forza nucleare", ha detto il ministero degli Esteri di Pyongyang.

Leggi anche: Bombardieri Usa in volo sulla Corea del Nord la tensione è massima

La tensione con Pyongyang resta a livello massimo

La tensione è ancora altissima tra Stati Uniti e Corea del Nord dopo i ripetuti test missilistici di Pyongyang: il regime di Kim Jong-Un ha fatto sapere che intende "accelerare" verso la sua trasformazione in potenza nucleare. Nelle stesse ore Washington ha compiuto una nuova azione dimostrativa: caccia F-35B Stealth e due bombardieri strategici B-1B hanno simulato un bombardamento nei cieli della penisola coreana, come ha riferito una fonte del governo di Seul. Anche la Cina e la Russia hanno cominciato le esercitazioni navali vicino alla Corea del Nord, in un clima di crescente tensione nell'area. Le manovre congiunte, spiega l'agenzia cinese Xinhua, si svolgono tra la baia Pietro il Grande, proprio all'esterno del porto di Vladivostok, non lontano dal confine tra Russia e Corea del Nord, e la parte meridionale del mar di Okhotsk, a nord del Giappone. Sia la Cina che la Russia, sempre più inquiete per i venti di guerra nella regione, hanno più volte chiesto un soluzione pacifica della crisi.

Leggi anche: L'arma per fermare Kim ce l'ha Pechino: è una bomba petrolifera. La userà?

Il nodo delle sanzioni alimentari

La settimana scorsa il palazzo di Vetro ha imposto nuove sanzioni, tra cui il divieto di importazione tessile e la limitazione della fornitura di benzina. Nonostante le crescenti sanzioni che pesano sul regime di Pyongyang, il governo sudcoreano è tornato a insistere sulla necessità di realizzare l'invio di aiuti umanitari per i settori più svantaggiati della popolazione nordcoreana. Il portavoce del ministero dell'Unificazione, Baik Tae-hyun, ha spiegato in una conferenza stampa che l'invio di aiuti "deve mantenersi indipendente dalla situazione politica"; e ha assicurato che la gran parte della comunità internazionale condivide questa posizione del governo di Seul. Fra tre giorni la Corea del Sud deve decidere se approvare o meno l'invio di circa 8 milioni di dollari in aiuti alimentari destinati principalmente a donne e bimbi, canalizzati attraverso le agenzie dell'Onu.

Fonti autorevoli dell'amministrazioni Trump hanno fatto chiarezza nel caos che regna sovrano da sabato sera sulle reali intenzioni degli Stati Uniti, che a giugno, per bocca del presidente Donald Trump, hanno annunciato di volersi ritirare (processo che richiede 3 anni di tempo) dall'accordo sul clima 'Cop 21' di Parigi del dicembre 2015.

"Potremmo rientrare nell'intesa con accordi più favorevoli"

Sabato sera, la Casa Bianca ha smentito la retromarcia formale annunciata impropriamente dal commissario Ue all'Ambiente, Miguel Arias Canete, sostenendo che in realtà non c'è "alcun cambiamento nella posizione Usa sull'accordo di Parigi", per poi aggiungere che, "come il presidente Usa ha ripetutamente chiarito", gli Usa potrebbero "rientrare nell'intesa a condizioni più favorevoli". Oggi, invece, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale, il generale H. R. McMaster, ha dichiarato a Fox News che le porte restano aperte ad un accordo migliore:

"Le orecchie del presidente sono aperte se, in qualche momento, loro (gli altri 195 Paesi firmatari dell'intesa Cop 21 del dicembre 2015, ndr), potranno presentarci un accordo che risponda alle legittime preoccupazioni del presidente. Quello che lui ha detto è che ci stiamo ritirando dall'accordo di Parigi. Ma ha lasciato la porta aperta al rientro piu' avanti se ci potrà essere un accordo migliore per gli Usa. Lui è disponibile ad ogni discussione che ci aiuti a migliorare il clima, che ci aiuti a garantire la sicurezza energetica e possa aumentare la nostra prosperità e quella dei lavoratori e delle imprese americane".

Alla domanda esplicita se sia possibile che gli Usa rientrino, o meglio non completino il processo di uscita dal 'Cop 21', se riuscissero ad ottenere un'intesa migliore, McMaster ha replicato convinto: "Certamente, se ci fosse un accordo con benefici per il popolo americano". McMaster ha quindi spiegato le ragioni del caos innescato dalle precipitose ed imprudenti parole del commissario Ue, prese come oro colato da alcuni media, costringendo ieri sera la Casa Bianca alla smentita/precisazione. Il generale ha infatti ribadito che Trump non intende formalmente "tornare indietro" sulla sua decisione (questa era la versione data ieri da Canete ed è qualcosa di inaccettabile per Trump, perché dovrebbe riconoscere di aver sbagliato) ma è pronto di fatto a rientrare in gioco se ottenesse condizioni migliori.

"Vogliamo essere produttivi e utili"

Prima di McMaster era intervenuto sulla stessa linea, chiarificatrice, il segretario di Stato Usa, Rex Tillerson. Il capo della diplomazia americana ha dichiarato che gli Usa potrebbero rimanere a determinate condizioni "migliorative": "Il presidente ha detto che è aperto a trovare le condizioni in base alle quali possiamo rimanere impegnati con gli altri su quello su cui tutti noi concordiamo che è una questione delicata". Peraltro Tillerson ha ricordato come oltre al presidente, l'ultima parola sul dossier spetti al capo consigliere economico della Casa Bianca, Gary Cohn: "Penso che il piano preveda che Cohn consideri le alternative che possiamo adottare per poter lavorare con i partner nell'accordo sul clima di Parigi. Vogliamo essere produttivi ed utili".

Del resto il Washington Post ricorda stasera come il ritiro dall'intesa di Parigi fosse una delle priorita' dell'ex capo stratega della Casa Bianca, Steve Bannon, liquidato ad agosto dal capo di gabinetto della Casa Bianca, John Kelly, generale in congedo dei Marine, con l'aiuto dello stesso McMaster, che non ha mai nascosto di non tollerare l'influenza del 'Rasputin' del presidente. Liquidato Bannon, che dal suo megafono, il sito ultraconservatore Breitbart, attacca l'entourage del presidente ogni volta che, secondo lui, lo spinge a scelte sbagliate, è stato tolto l'ostacolo interno maggiore ad un ripensamento sull'accordo di Parigi. Basta che Trump salvi la faccia e non sembri una sua marcia indietro, come ha chiarito McMaster.

La rete britannica Itv ha diffuso un video di una telecamera a circuito chiuso che mostrerebbe il terrorista che trasporta nella borsa refrigerata di un supermercato 'Lidl' l'ordigno che è esploso – fortunatamente non in tutta la sua potenza – venerdì mattina su un convoglio della metro della District Line di Londra alla fermata di Parsons Green, causando 30 feriti.

Cosa si vede nel video

Nel video si vede, riferisce l'emittente, un uomo con in testa un cappello rosso scuro a coprirgli la faccia, che cammina con una mano in tasca, la destra, e nella sinistra porta una pesante busta refrigerata come quella trovata con all'interno del secchio bianco, riempito di chiodi e di perossido di acetone (il potentissimo quanto instabile esplosivo Tatp, la "madre di Satana", usato ai jihadisti).

L'uomo indossa pantaloni beige e una camicia o un giubbotto a maniche lunghe celeste.

Le immagini riprese alle 6.50 di venerdì

Le immagini sono state riprese alle 6,50 del mattino (ora locale) a Sunbury-on-Thames, dove a Canvendish Road si trova la casa perquisita ieri dalla polizia dove si ritiene vivesse il 18enne arrestato sabato mattina a Dover mentre tentava di lasciare il Regno Unito. Circa 90 minuti dopo che la telecamera a circuito chiuso ha immortalato l'uomo che trasportava la busta con l'ordigno, questo è esploso alle 8,20 locali alla fermata di Parsons Green.

Sunbury-on-Thames si trova a circa 30 minuti di distanza dalla fermato della metro di Wimbledon, capolinea della District Line di cui Parsons Green è la sesta fermata.

La casa dei 'benemeriti'

Secondo Itv le immagini sono state riprese dalla telecamera vicino alla casa dove una coppia di benemeriti cittadini britannici, decorati dalla regina nel 2009, ha allevato nel corso di 40 anni 268 figli adottivi. Da ultimo secondo i vicini nella casa erano rimasti due ragazzi siriani di 18 e 22 anni. E potrebbero essere loro i due arrestati, quello di 18 anni preso a Dover sabato e l'altro, un ragazzo di 21 anni, fermato domenicaa Hounslow, che si trova a soli 8 km da Sunbury-on-Thames. 

Il prossimo capitolo della lunga e complicata battaglia legale sul decreto presidenziale anti terrorismo del presidente americano Donald Trump che regola gli ingressi degli stranieri nel Paese, si aprirà ad ottobre. Il giorno 10 la Corte Suprema degli Stati Uniti terrà un’udienza formale sulla costituzionalità del cosiddetto 'travel ban' – come è stato rinominato dalla stampa – ma non è ancora chiaro quando arriverà la sentenza. Potrebbero bastare pochi giorni, oppure potrebbero passare mesi. Due i bersagli del provvedimento straordinario: i cittadini di sei nazioni a maggioranza musulmana e i rifugiati. Ecco perché i media americani suddividono il 'travel ban' complessivo in 'muslim ban' e 'refugee ban'.

Watch the latest video at video.foxnews.com

Il primo Travel Ban a gennaio

Il 27 gennaio 2017 il presidente americano Donald Trump firma l’ordine esecutivo 13769 che mira a “Proteggere la nazione dall’ingresso negli Stati Uniti dei terroristi stranieri”. Si tratta di un decreto presidenziale fortemente voluto e sostenuto dall’imprenditore che limita temporaneamente (90 giorni) l’ingresso nel Paese ai cittadini di Iran, Iraq, Libia, Somalia, Sudan, Siria e Yemen. Il fatto che si tratti di sette Paesi a maggioranza musulmana fa presto identificare questa misura come un 'Muslim ban'. L’ordine, però, sospende anche (per 120 giorni) il Refugee Admissions Program (USRAP), il programma che coordina l’ingresso dei rifugiati negli Stati Uniti, e limita il numero dei rifugiati ammessi nel Paese. Unica eccezione, coloro che possono essere inclusi nella categoria di “minoranze religiose perseguitate”. Fissato a 50mila unità il tetto massimo. L’ingresso dei rifugiati siriani è congelato indefinitamente. I media indicano questa misura come 'Refugee ban'. La società civile è sdegnata: il bando è considerato anticostituzionale, discriminatorio ai danni dei musulmani. Con l’entrata in vigore della misura, proteste e confusione si succedono in tutto il Paese. A complicare la situazione, il caos che si crea agli aeroporti. Oltretutto gli agenti delle dogane non hanno avuto il tempo di prepararsi alle nuove disposizioni. Inizia la lunga e complessa battaglia legale. Giudici statali e corti d’appello federali bloccano l’ordine. Il Travel Ban è sospeso fino a quando i giudici della Corte Suprema si pronunceranno.

A marzo il presidente rilancia

Il 6 marzo 2017 Trump rilancia. Il travel ban è aggiornato con l’ordine esecutivo 13780. Le nazioni della lista nera diventano sei dopo l’esclusione dell’Iraq. Nel testo resta la sospensione per 120 giorni del programma nazionale di accoglienza ai rifugiati (resta il limite massimo di 50mila ammessi). Ancora una volta montano le proteste. Derrick Watson, giudice della Corte distrettuale federale delle Hawaii, blocca il travel ban poche ore prima che possa andare in vigore. La battaglia legale continua. In prima linea le associazioni che difendono i diritti civili. Alcuni Stati si ribellano, i pronunciamenti di vari giudici federali e corti d’appello portano al congelamento del bando.

Il bando diventa light

Il 26 giugno la Corte Suprema rimuove la sospensione in attesa della sentenza definitiva che arriverà dopo l’udienza di ottobre. La Corte dà il suo avallo all’applicazione temporanea e parziale del decreto. Sono esclusi dal bando tutti coloro che siano in grado di dimostrare un legame comprovato, con una persona o entità negli Usa. I familiari di persone già residenti in America, il personale assunto da compagnie ed enti statunitensi e gli studenti iscritti a programmi universitari americani possono ottenere un visto.

Nonni sì, rifugiati no

La lotta legale non conosce tregua. Con un’altra decisione temporanea la Corte Suprema torna in campo e conferma parte della sentenza di un giudice delle Hawaii, estendendo le categorie di familiari. È la vittoria dei nonni. A poter ottenere un visto, infatti, non saranno solo genitori, figli, mariti, mogli, compagni, fratelli e sorelle, ma anche nipoti, cugini e nonni. Invece accetta la versione più restrittiva del bando nell’ambito della regolamentazione dell’ingresso dei rifugiati.

Lo scorso 11 settembre la Corte Suprema degli Stati Uniti ribalta un altro pronunciamento della Corte d’appello federale del nono distretto che permetteva l’ingresso ai rifugiati con relazioni formali con agenzie umanitarie americane. Il bando è così confermato per i rifugiati che avevano già superato i controlli e aspettavano di essere ricollocati nel Usa. Sono esclusi coloro che abbiano legami familiari nel Paese. I profughi in attesa di entrare nel Paese erano 24mila.

Il 24 settembre decade, ma Trump non ha ancora deciso se prorogarlo 

Il prossimo 10 ottobre con il caso “Trump contro International Refugee Assistance Project”, la Corte ascolterà il ricorso delle associazioni umanitarie che invece sostengono l’anticostituzionalità e la illegalità dell’ordine esecutivo. Intanto, in assenza di un rinnovo, il Travel Ban di novanta giorni decadrà il 24 settembre, mentre il refugee ban il 24 ottobre. Al momento la Casa Bianca non ha ancora comunicato se intenda prolungare il bando, renderlo permanente oppure modificare la lista delle nazioni coinvolte nel divieto.

Le donne fanno causa a Google per discriminazione con una class action. Il ricorso è stato presentato presso un tribunale di San Francisco dagli avvocati di tre ex dipendenti di Mountain View a nome di tutte le donne impiegate da Google in California negli ultimi 4 anni. L'accusa è di "gender segregation" ovvero di averle sistematicamente relegate a ruoli meno prestigiosi o comunque meno pagati. La causa legale segue un'indagine federale che, su base preliminare, ha accertato sistematiche discriminazioni delle donne tra i 21.000 dipendenti del quartier generale di Mountain View, con stipendi più bassi in ogni ogni scala gerarchica (leggi anche l'articolo sul Corriere della Sera). Mi sono fatta avanti per rimediare ad un problema persistente di discriminazione di genere a Google", ha detto in una nota Kelly Ellis, una delle tre donne promotrici del ricorso, insieme a Holly Pease e Kelli Wisuri.

Tutte e tre si sono ex dipendenti di Google. Si sono licenziate perché pagate meno dei loro colleghi uomini. Il ministero del Lavoro Usa, lo scorso gennaio, aveva intimato ad Alphabet, la società che controlla Google, di bandirla da contratti pubblici se non avesse fornito la documentazione richiesta sulle sue pratiche salariali. Il ricorso segue anche le polemiche per la lettera sessista scritta un dipendente il mese scorso che poi è stato licenziato.

L'ingegnere licenziato per sessismo

Google ha licenziato l'ingegnere autore della mail sessista che ha scatenato la bufera sul colosso tecnologico. Lo stesso ingegnere, James Damore, ai media americani ha spiegato di essere stato licenziato per "aver portato avanti gli stereotipi di genere". Il documento, di circa 10 pagine, sostiene che le donne sono biologicamente meno portate degli uomini ai lavoratori di tecnologia e alla leadership. Mountain View ha commentato dicendo che l'email è stata una "infrazione del codice di condotta ella società e dei suoi valori di base", ha scritto il Ceo di Google, Sundar Pichai, in una mail indirizzata al personale.

Damore ha assicurato che valuterà tutte le vie legali contro la decisione.  Lo sviluppo della vicenda non è sfuggito al fondatore di Wikileaks, Julian Assange, che in un tweet ha annunciato che il suo sito è pronto ad assumere Damore, perché "la censura è per perdenti". Del caso ha scritto anche il mensile Wired.

Dopo la cocente delusione prodotta dai risultati del voto per le presidenziali, Hillary Clinton poteva fare due cose: “arrendersi all’amarezza oppure aprire di nuovo il suo cuore alla gentilezza e all’amore”. Ha scelto la seconda ma, forse, se non fosse stato per papa Francesco non avrebbe mai virato verso il meglio. E probabilmente Bergoglio non lo ha mai saputo fino a quando non lo ha raccontato la stessa ex First Lady nel libro di memorie intitolato “What’s Happend”, appena pubblicato in America con l’editore Simon & Schuster.

Il messaggio del papa alla Ted Talk

Lo scorso aprile, il papa della comunicazione, è intervenuto a sorpresa (in video) alla TED Talk di Vancouver, spronando le persone di potere a usare la loro influenza per fare del bene agli altri.

La delusione di Hillary

“Da qualche parte Hillary Clinton stava guardando il video”, racconta il Washington Post. “Erano trascorsi poco più di sei mesi da quando aveva ricevuto la più grande delusione della sua vita e aveva ancora l’amaro in bocca per essere stata sconfitta da Donald Trump. E provava risentimento verso i bulli di Trump che non avevano mai dimostrato verso gli elettori un livello di empatia simile al suo”.

“Non siamo un’isola, abbiamo bisogno degli altri”

Deve essere stato durante l’ormai famosa passeggiata nei boschi vicino la sua casa di Chappaqua, nello stato di New York, che “Clinton ha capito che doveva seguire il consiglio del papa e aprire il suo cuore”. Nel suo libro, l’ex sfidante democratica racconta di quanto il messaggio di Bergoglio l’abbia aiutata. “Ha parlato di una ‘rivoluzione di tenerezza’. Che frase! Ha detto che tutti noi abbiamo bisogno degli altri, nessuno di noi è un’isola, un ‘Io’ autonomo e indipendente, separato dagli altri. Possiamo solo costruire il futuro insieme, includendo tutti’”. Parole, quelle del pontefice, che ‘colpiscono’ soprattutto la tendenza all’isolazionismo americana ed europea. “Grazie a Dio, nessun sistema può nullificare il nostro desiderio di aprirci al bene, alla compassione e alla capacità di reagire contro il male, tutti sentimenti che nascono dal profondo del nostro cuore”.  

Una rivoluzione di empatia

Hillary Clinton, scrive il WP, è una donna dalla fede profonda e che ha parlato con i metodisti di quanto la religioni giochi un ruolo di primo piano nella sua vita. Ma nel libro spiega come il messaggio di Francesco l’abbia spinta ad abbracciare “l’empatia radicale”, l’idea che “a dispetto delle divisioni sociali e ideologiche sia cruciale mantenere un senso di umanità comune, provando a guardare il mondo con gli occhi delle altre persone”.

Un diciottenne è stato arrestato nella zona di Dover sud dell'Inghilterra in elazione all'attentato alla metropolitana di Londra. Secondo quanto riferisce la Bbc, il giovane è stato catturato dagli agenti del Kent nella zona del porto della cittadina sulla Manica. Il fermato attualmente si trova nel commissariato locale in attesa di essere trasferito nella Capitale. La notizia confermata dal vice commissario Neil Basu che ha parlato di "arresto significativo".

Allerta massima in Inghilterrra

In Inghilterra resta massima l'alerta dopo l'attentato di ieri nella metro di Londra: si temono altri attentati. Il governo inglese schiera militari e polizia armata su luoghi sensibili ma non aperti al pubblico e sui mezzi di trasporto della capitale dopo aver alzato l'allerta terrorismo a livello "critico" (che significa attacco imminente). Lo ha detto la premier Theresa May in una dichiarazione registrata diffusa dopo il nuovo allerta. "Il pubblico vedrà più polizia armata per strada e sulla rete del trasporto, per fornire una protezione aggiuntiva", scrive Repubblica. La May ha spiegato che "questo è un passo proporzionato e assennato che garantirà sicurezza extra e protezione mentre procedono le indagini. L'Isis ha rivendicato la responsabilità dell'esplosione, il quinto attacco terroristico in sei mesi". 

​Il tweet polemico di Donald Trump 

In questo clima di tensione, c'è anche il tempo per una polemica politica che fa seguito a uno dei soliti tweet temerari di Donald Trump. Il presidente Usa, infatti, accusa Scotland Yard dicendo che l'attentato è opera di un terrorista 'sfigato' che era nel mirino dell'intelligence inglese.

Dura la replica della premier Theresa May che, come si legge su Avvenire, critica il presidente americano Donald Trump diffidandolo dal fare "speculazioni" sul nuovo attentato a Londra, perché certo "non aiutano nessuno".

Pizza gratis ai soccorritori

Il cuoco di una pizzeria italiana di Londra è accorso ieri sul luogo dell'attentato a Parsons Green e ha distribuito pizza gratis ai soccorritori. Come si vede nel video di Abc news, l'uomo spiega perché faccia questo: "E' un modo per riconoscere quello che fanno"

Cosa sappiamo finora
 

  • Venerdì mattina alle 8.20 esplosione in un vagone della metropolitana di Londra, presso la stazione Parsons Green, vicino a Fulham.
  • I feriti sono 29, nessuno grave
  • L'ordigno era stato piazzato nell'ultimo vagone del convoglio, vicino a una porta di uscita. Un testimone ha raccontato di aver visto un bidone di plastica da cui uscivano cavi elettrici 
  • A esplodere è stato quello che sembra un ordigno rudimentale nascosto in un bidoncino di plastica in una busta termica (Guardian)
  • Per gli inquirenti è un "atto di terrorismo" e si cercano delle persone sospette
  • Theresa May ha alzato l'allerta terrorismo a livello "critico" (che significa attacco imminente)
  • I passeggeri hanno riferito di aver sentito una violenta esplosione, poi una vampata di calore (Evening Standard)
  • Le indagini sono passate dalla polizia metropolitana all'unità antiterrorismo di Scotland Yard

 
La polizia del Kent ha arrestato nella zona portuale di Dover un 18enne nell'ambito dell'inchiesta sull'attentato di venerdì nella stazione della metro di a Parsons Green, a Londra. Secondo la polizia britannica, si tratta di un "arresto significativo". Il giovane sarà a breve interrogato in un commissariato di Polizia a Londra.

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