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AGI – Le elezioni italiane in prima pagina sulla stampa internazionale, che dà grande risalto alla vittoria di Giorgia Meloni e si esercita in analisi per spiegarne il significato politico e immaginare le sue prime mosse sulla scena internazionale, con la doppia sottolineatura che sarà la prima donna premier in Italia e guiderà il governo più a destra nella storia repubblicana.

WASHINGTON POST

“L’Italia elegge la prima donna premier e il governo più a destra dopo Mussolini”: questa la sintesi del Washington Post, che al voto italiano dedica un piccolo richiamo nella parte bassa della prima pagina, dove, a parte l’Ucraina, dominano notizie americane, dalla polemica sul trasferimento dei migranti dalla Florida deciso dal governatore repubblicano De Santis alla gentrificazione di Oakland, dalle politiche dei repubblicani  sulla lotta contro la criminalità alla carenza di badanti che mette in difficoltà gli anziani. “Gli elettori italiani sembrano aver infranto diversi precedenti domenica, appoggiando partiti che ora sono destinati a formare il governo più di estrema destra del Paese dalla caduta di Mussolini, e guidato dal suo primo premier donna”, scrive il giornale, e ricorda le preoccupazioni degli oppositori per la svolta che ciò potrebbe determinare nella politica europea “spingendo l’Italia in un blocco illiberale con Polonia e Ungheria”.

Meloni nel discorso della vittoria “ha usato toni conciliatori”, nota il Post, che guardando al futuro osserva: “In Italia è più facile prendere il potere che restarci abbastanza a lungo per cambiare. Il governo in media non dura più di 400 giorni. Gli zig-zag politici sono la norma. Se confermata come primo ministro, Meloni dovrà affrontare immediate prove in patria e in Europa, visto il logorio l’impennata dei prezzi dell’energia e le divisioni all’interno della sua stessa coalizione sulla Russia e la sua invasione dell’Ucraina”. Quanto ai rapporti con l’Ue, secondo il quotidiano, “Meloni si troverà di fronte a vincoli naturali in Europa, dato che molti nel ricco mondo dei ricchi interessi economici di destra in Italia preferiscono un rapporto stabile con Bruxelles. Un debito nazionale grande come una montagna significa che qualsiasi governo, con passi falsi che spaventano gli investitori, potrebbe avvicinarsi a una crisi finanziaria. Ciò comporterebbe un forte incentivo per Meloni a procedere con cautela”.

NEW YORK TIMES

Un “trionfo nazionalista” secondo il New York Times, quello “dell’estrema destra” in Italia, dove Giorgia Meloni “si avvia a diventare la prima donna premier”. Il giornale dà spazio in prima pagina alle elezioni, e scrive: “Domenica l’Italia sembrava aver voltare la pagina della storia europea eleggendo una coalizione di estrema destra guidata da Giorgia Meloni, la cui lunga storia di attacchi all’Unione Europea, ai banchieri internazionali e ai migranti ha seminato preoccupazione sull’affidabilità del Paese nell’alleanza occidentale”. Perché sebbene Meloni “sia una forte sostenitrice dell’Ucraina, i suoi partner di coalizione ammirano profondamente il presidente russo, Vladimir Putin, e hanno criticato le sanzioni contro la Russia”.

La sua vittoria, “in un’elezione con un’affluenza inferiore al solito, arriva quando i partiti precedentemente tabù e emarginati con radici naziste o fasciste stanno entrando nel mainstream – e vincendo le elezioni – in tutta Europa”, nota il giornale, secondo cui è la conferma che “il fascino del nazionalismo – di cui è una forte sostenitrice – è rimasto immutato, nonostante i risultati dei Paesi dell’Ue nell’unire sovranità e risorse negli ultimi anni, prima per combattere la pandemia di coronavirus e poi di fronte all’inizio del più grande conflitto in Europa dalla seconda guerra mondiale da parte di Putin”. Ora, per il Nyt, “la principale preoccupazione dell’establishment europeo è come, e quanto profondamente, una coalizione di destra in Italia guidata dalla Meloni potrebbe minacciare che quella coesione”.

La leader di FdI si è schierata nettamente a sostegno dell’Ucraina, ma Salvini e Berlusconi “si sono chiaramente allineati a Putin, mettendo in dubbio le sanzioni e rilanciando la sua propaganda”, rileva il giornale, e ipotizza che “questa divergenza, e l’aspra competizione tra i leader di destra, potrebbero rivelarsi fatali per la coalizione, portando a un governo di breve durata. Ma alcuni analisti politici affermano che la Meloni, dopo aver raggiunto il potere, potrebbe essere tentata di ammorbidire il suo sostegno alle sanzioni, che sono impopolari in gran parte dell’Italia. Se lo facesse, c’è la preoccupazione che l’Italia possa essere l’anello debole che spezza la forte posizione unita dell’Unione Europea contro la Russia”.

WALL STREET JOURNAL

La vittoria elettorale di Fratelli d’Italia ha il posto d’onore sulla prima pagina del Wall Street Journal, con una grande fotografia di Giorgia Meloni sotto il titolo “Coalizione di destra destinata a guidare l’Italia dopo le elezioni”. Gli italiani, scrive il Wsj, hanno scelto “un leader non sperimentato che affronterà la crescente recessione economica e la crisi energetica dell’Europa derivanti dall’invasione russa dell’Ucraina”. Il voto in Italia è stata “la prima grande prova della coesione politica dell’Unione Europea nel momento in cui si confronta con il tentativo della Russia di ridisegnare l’ordine del continente post-Guerra Fredda”, osserva il giornale, e sottolinea che gli elettori “si sono spostati verso partiti con chiare posizioni filo-occidentali, secondo gli exit poll, mentre i partiti deboli nei confronti della Russia hanno ottenuto risultati scarsi rispetto alle precedenti elezioni nazionali del 2018, nonostante i loro sforzi per corteggiare la popolarità mettendo in discussione le sanzioni occidentali a Mosca e resistere agli aiuti militari per l’Ucraina”.

Il quotidiano ricorda poi che un debito pubblico pari a circa il 150% del Pil rende l’Italia “vulnerabile alle vendite sui mercati obbligazionari se gli investitori perdessero fiducia nella solidità delle politiche fiscali di Roma, e dipendente dalla Banca centrale europea per mantenere stabili i suoi rendimenti obbligazionari”.

 Perciò, “consapevole che qualsiasi reazione avversa da parte degli investitori obbligazionari potrebbe danneggiare ulteriormente le prospettive economiche dell’Italia, Meloni ha cercato di rassicurare i mercati finanziari sul fatto che un governo guidato da Fratelli d’Italia cercherà di mantenere la disciplina fiscale. Tale vincolo potrebbe lasciare una portata limitata per i tagli fiscali radicali che alcuni nella coalizione di destra vogliono”, scrive il Wsj, secondo cui nei rapporti con l’Ue “molti osservatori a Roma affermano che Fdi è consapevole di quanto sia limitato lo spazio di manovra dell’Italia, data la sua fragilità economica e la necessità di buone relazioni con altri importanti attori in Europa e in Occidente”. Tra gli altri titoli di prima pagina, l’Ucraina con il surriscaldarsi dei toni tra Russia e Usa, la sanguinosa repressione delle proteste in Iran, e la sfiducia che induce sempre più investitori a discostarsi dalla strategia ‘buy the dip’, ossia quella di comprare titoli in forte ribasso scommettendo sulla loro imminente ripresa.

FINANCIAL TIMES

La vittoria elettorale di Giorgia Meloni fa titolo in prima pagina sul Financial Times. Dagli elettori arriva “un mandato decisivo per la coalizione di destra” guidata dalla leader di Fratelli d’Italia, “che diventerà la prima donna premier” del Paese. Il giornale sottolinea la bassa affluenza alle urne, e che la vincitrice “della competizione innescata dall’improvvisa caduta del governo di unità nazionale di Mario Draghi quest’estate, dovrà affrontare l’aumento dei prezzi dell’energia, le tensioni politiche paneuropee causate dall’invasione russa dell’Ucraina, e un elevato debito pubblico”.

Secondo il quotidiano, “la vittoria della destra italiana fa presagire rischi ma non una sbandata nell’estremismo”. In evidenza su Ft anche le crescenti preoccupazioni dei Tory per il deprezzamento della sterlina dopo il piano di tagli fiscali varato dal governo Truss, che malgrado la crisi valutaria ne promette ancora.

THE TIMES

“Giorgia Meloni si avvia a diventare la prima donna premier in Italia dopo la virata a destra degli elettori”: questo il quadro tratteggiato dal Times che mette in evidenza la notizia con una grande fotografia della leader di Fratelli d’Italia al seggio. Oltre che la prima donna, Meloni sarà anche “il primo ministro più di destra dalla fine della guerra”, sottolinea il giornale. Il titolo principale della prima pagina è però per la politica interna, con i nuovi tagli fiscali annunciati dal governo Truss che comporteranno a cascata una riduzione dei salari dei dipendenti pubblici e una riduzione dei servizi offerti ai cittadini, soprattutto nei settori della sanità e della scuola. In evidenza anche la diffusione delle tossicodipendenze tra gli studenti delle università britanniche.

LE MONDE

Quello di Giorgia Meloni è un “successo storico” ed “eclatante”, nella valutazione che Le Monde fa in apertura del suo sito web, cui bisogna guardare per notizie e commenti sul voto italiano, visto che il quotidiano francese non è in edicola il lunedì. L’alleanza a trazione FdI “ha ottenuto una maggioranza chiara e netta tanto alla Camera quanto al Senato”, eppure Meloni nel suo discorso ha salutato la vittoria “senza trionfalismi e con toni insolitamente gravi e misurati”, e “dopo aver denunciato la campagna ‘violenta’ e ‘aggressiva’ che il suo partito avrebbe, secondo lei, subito, ha chiesto il ‘reciproco rispetto'”, e che la sfida sarà adesso “unire gli italiani”. Il giornale francese ha colto “un riferimento un po’ criptico alle origini travagliate del suo movimento, erede della complessa storia del fascismo del dopoguerra” nella dedica che la leader ha fatto “a tutte le persone che non ci sono più e che meritavano di vivere questa notte”.

LE FIGARO

“Giorgia Meloni, donna forte plebiscitata in Italia dopo la vittoria alle elezioni legislative del suo partito nazional-conservatore, Fratelli d’Italia, con il 26% dei voti, è in una posizione di forza per diventare la prima Presidente del Consiglio”, si legge sul sito di Le Figaro, che non mette le elezioni italiane in prima pagina della sua edizione cartacea, puntata invece sull’insofferenza dei francese per le misure austerità energetica decise dal governo. Nell’analisi del quotidiano, Meloni, è la nuova ”figura provvidenziale” scelta dall’Italia, un Paese “all’incessante ricerca di un salvatore” e per questo “condannato all’instabilità”, perché ai leader  si concede solo “un piccolo giro e poi via”. Così, “dopo Renzi il ‘rottamatore’, Salvini il ‘capitano’ e ‘Super Mario’ Draghi, l’Italia si è data domenica sera un nuovo salvatore per raddrizzare il timone”.

EL PAIS

Giorgia Meloni “è la più votata e va verso un governo con Salvini e Berlusconi”, da leader di una coalizione di destra “che approfitta delle divisioni dei centro sinistra” in un voto segnato da “un’astensione record che svela il disincanto degli italiani per la politica”: così El Pais riassume nella sua apertura l’esito delle elezioni italiane. “La preoccupazione di Bruxelles per la vittoria di una coalizione in Italia guidata dall’estrema destra Giorgia Meloni sembra ragionevole”, commenta il giornale spagnolo, ma sottolinea che “prima di mettersi le mani nei capelli vale la pena ricordare che l’Italia da decenni fa a modo suo, ed è stata, nel 1998, la prima democrazia occidentale governata da un post-comunista, un certo Massimo D’ Alema, ex dirigente del mitico Pci.

Durò un anno e mezzo, cosa frequente tra i presidenti degli esecutivi italiani, forse la posizione più effimera della scena politica europea”. Inoltre, sottolinea El Pais, Meloni “non arriva a Palazzo Chigi per via di un intrallazzo politico come D’Alema, ma spinta da milioni di voti degli italiani”.

Bisognerà dunque vedere alla priva dei fatti “se il suo governo sarà abbastanza virtuoso in materia economica e abbastanza obbediente a Bruxelles in materia politica”. Tuttavia, per il giornale, dopo il voto “emergono almeno due fronti di tensione: uno interno e l’altro europeo e internazionale”. Sul primo, “considerando anche i forti limiti alla politica economica derivanti dalla partecipazione all’eurozona e lo stato dei conti pubblici, il nuovo governo potrebbe puntare su questioni di identità e diritti civili, favorendo quella lenta erosione illiberale dei regimi democratici già vista al lavoro in Ungheria e Polonia” e questo sarebbe “rafforzato da una riforma della Costituzione in chiave presidenziale”. Il secondo fronte “riguarda il ruolo dell’Italia nell’Ue” perché “con un governo apertamente sovranista, funzionamento dell’integrazione nel processo decisionale dell’Ue potrebbe essere più complicato”.

FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG

La destra vince le elezioni italiane, ma secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung il dato saliente è l’astensione. Il giornale tedesco, che non mette in prima pagina le notizie sul voto ma le impagina in apertura sul suo sito web, scrive: “L’ulteriore calo dell’affluenza alle urne di circa dieci punti rispetto al 2018 a circa il 65% è spaventoso. Tuttavia, nessuno dei campi politici sembra aver beneficiato in modo particolare del tasso di astensione allarmante. Con circa il 35%, il “partito dei non votanti” è la forza politica più forte del Paese, con ben dieci punti” di vantaggio sul partito più votato, Fratelli d’Italia. Nella coalizione di centrodestra “Meloni è emersa come la netta vincitrice”, mentre Matteo Salvini, come capo della Lega, “deve rispondere di un risultato più debole rispetto alle elezioni del 2018” e Berlusconi “non dovrebbe essere in grado di ritardare ancora a lungo la consegna della leadership del partito”.

Tra i vincitori, il quotidiano tedesco indica anche Giuseppe Conte perché, “sebbene l’ex presidente del Consiglio, in qualità di nuovo capo dei 5 stelle, sia riuscito a ottenere solo la metà dei voti ottenuti dal movimento populista di sinistra nel trionfo elettorale del marzo 2018”, è comunque “riuscito a invertire la tendenza negativa” e ha fatto di M5s “con un chiaro orientamento di sinistra e pacifista la terza forza politica” dopo FdI e Pd. Il tema principale sulla prima pagina è l’energia, con i contratti firmati da Scholz negli Emirati arabi per la fornitura di gas liquido alla Germania, e con il dibattito nella maggioranza di governo sull’abbattimento dei costi delle bollette.

CHINA DAILY

Il ventesimo congresso nazionale del Partito comunista cinese è in evidenza sul China Daily, con l’elezione di tutti i 2.296 delegati completata ieri. Scelti in rappresentanza e degli oltre 96,7 milioni di iscritti, “sono membri eccezionali del Pcc, altamente qualificati ideologicamente e politicamente, con buoni metodi di lavoro e standard morali elevati, sono competenti nel discutere gli affari di Stato e hanno ottenuto risultati notevoli nel loro lavoro”, si legge nel comunicato ufficiale cui il giornale dà spazio. Il quotidiano aggiunge che tra di loro figurano dirigenti del Partito e esponenti della base, un numero considerevole di donne e rappresentanti delle minoranze etniche. Con l’elezione, comunque, il processo selettivo non è concluso perché “l’idoneità di questi delegati sarà verificata da uno speciale comitato di revisione prima che partecipino al prossimo Congresso”, che si aprirà a Pechino il 16 ottobre.

QUOTIDIANO DEL POPOLO

L’elezione dei delegati al Congresso nazionale del Partito comunista cinese è la notizia del giorno, ovviamente, per il People’s Daily, che del Pcc è l’organo e che in un editoriale esorta i 2.296 prescelti a “compiere il loro dovere lealmente”. Per il giornale, Secondo l’editoriale, “è fondamentale basarsi sui successi passati per portare avanti la causa del Partito e del Paese, per il futuro del socialismo con caratteristiche cinesi e per il grande ringiovanimento della nazione cinese” per “per unire e galvanizzare persone di tutti i gruppi etnici nel loro sforzo di ottenere una nuova vittoria per il socialismo con caratteristiche cinesi”.

Quindi, ammonisce il giornale, “tutti i delegati dovrebbero partecipare seriamente a ogni punto all’ordine del giorno con un forte senso di responsabilità politica e missione storica, nonché pieno entusiasmo e morale alto”, perché il ventesimo congresso “con il compagno Xi Jinping al centro e attraverso gli sforzi concertati di tutti i delegati, sia un congresso di unità, vittoria e impegno”.

AGI – Uno spettro è tornato ad aggirarsi per il mondo? Stando a Channy Laux, 60 anni, nipote di un rifugiato dalla Cina comunista fuggito in Cambogia, si direbbe di sì. Lo spettro è quello del comunismo, per altro celeberrima frase d’apertura del pamphlet “Il Manifesto del Partito comunista” scritto da Marx ed Engels tra il 1847 e il 1848.

Oggi Laux è una volontaria affiliata al “Museo delle vittime del comunismo”, aperto a giugno nel centro di Washington. Il museo, di modeste dimensioni, è ospitato in un edificio per uffici un tempo di proprietà degli anticomunisti United Mine Workers of America. È gestito dalla Victims of Communism Memorial Foundation – istituita dalla legislazione bipartisan firmata dal presidente Bill Clinton nel 1993 – e si basa sulle donazioni, non sui dollari delle tasse

Channy Laux ha una storia particolare: “Aveva  13 anni quando i Khmer Rossi comunisti, che alla fine avrebbero ucciso quasi 2 milioni di persone, presero il controllo della Cambogia nel 1975”, scrive in un servizio il Washington Post. Suo padre e suo fratello furono uccisi mentre cercavano di fuggire in Thailandia attraverso la giungla. 

Il quotidiano ricorda che “Laux fu mandata in un campo di rieducazione e fu torturata, violentata e quasi fatta morire di fame. Alla fine raggiunse gli Stati Uniti come rifugiata senza sapere l’inglese, studiò per diventare ingegnere e oggi ha all’attivo un libro di memorie e  gestisce un ristorante cambogiano e un’attività alimentare a San Jose”. “Se pensi che il capitalismo sia un male” chiosa la donna, parlando con il quotidiano “aspetta di vivere sotto il comunismo”.

Il museo ruota principalmente attorno alle atrocità del XX secolo e “descrive in dettaglio l’evoluzione del comunismo da Marx alla Russia sovietica ad altri governi, stimando che i regimi comunisti abbiano inflitto 100 milioni di morti in tutto il mondo, comprese le vittime di esecuzioni e carestie”, narra nel suo servizio il Washington Post.

Le cupe tele del pittore ucraino Nikolai Getman – che ha fatto dei suoi anni in un gulag siberiano un’arte – rivestono le pareti al secondo piano e una collezione temporanea si concentra sulla protesta di piazza Tienanmen in Cina nel 1989, che si concluse con la sanguinosa repressione di centinaia se non migliaia di dissidenti favorevoli alla democrazia. “Il museo aspira ad essere molto più di un catalogo di orrori della dittatura e si prefigge di diventare un centro di borse di studio come lo US Holocaust Memorial Museum”, si legge, e a luglio ha ospitato Olena Zelenska, la first lady ucraina. 

Secondo Andrew Bremberg, presidente della Victims of Communism Memorial Foundation, vista l’ascesa dei governi di sinistra in America Latina, sostiene che “la minaccia sta tornando” e “questa è una grande sfida per cui l’intero Paese deve essere più consapevole del pericolo e dei mali del comunismo”.

AGI – Italia e Cina sono rappresentanti “eminenti” delle civiltà occidentale e orientale e Pechino è pronta a collaborare per promuovere l’uguaglianza, l’apprendimento reciproco e il dialogo tra le civiltà. Con questo messaggio, inviato nel luglio scorso al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il presidente cinese, Xi Jinping, ha rimarcato i legami culturali tra i Paesi eredi di due grandi imperi dell’antichità, cogliendo l’occasione dell’apertura a Pechino della mostra “Tota Italia – Alle origini di una nazione”.

Il legame culturale tra Italia e Cina, nell’anno del Turismo e della Cultura Italia-Cina, rimane forte e apparentemente inossidabile nel tumulto delle relazioni internazionali, dalla guerra in Ucraina alla questione di Taiwan, passando per i sempre più complessi rapporti di Pechino con gli Stati Uniti e, più in generale, con il blocco occidentale.

Pechino riconosce a Roma un ruolo di primo piano sul piano culturale, ma gli entusiasmi innescati dall’adesione alla “Belt and Road”, la Nuova Via della Seta cinese, appaiono lontani. Era il marzo 2019 quando l’Italia entrava nell’iniziativa di sviluppo infrastrutturale euro-asiatico lanciata proprio da Xi sei anni prima, e già allora non erano mancate le polemiche, sia da Bruxelles che da Washington.

“Non ci sono pasti gratis”, fu il monito della Commissione Europea al 124esimo Paese (e primo del G7) a firmare il protocollo d’intesa con la Cina. L’amministrazione Usa, in particolare l’allora segretario di Stato, Mike Pompeo, si era detta “preoccupata” per l’adesione italiana, e l’arrivo del presidente cinese in Italia per la prima visita di Stato da quando è salito al potere aveva innescato dubbi e polemiche.

Xi venne accolto a Roma con tutti gli onori. Il presidente cinese visitò anche Palermo nei tre giorni di permanenza su suolo italiano – prima volta dal 2011, quando da vice presidente cinese partecipò alle celebrazioni per i 150 anni dall’Unità d’Italia – e la tappa nel nostro Paese rappresentò il culmine delle relazioni bilaterali: nel novembre successivo, a Shanghai, per la China International Import Expo, la fiera delle importazioni inaugurata da Xi due anni prima,  il ministro degli Esteri Luigi Di Maio avrebbe dichiarato che “Italia e Cina non sono mai state così vicine“.

Covid e cooperazione sanitaria

 Quasi un idillio, quello tra Roma e Pechino, trainato in gran parte dai volumi in aumento dell’export italiano diretto verso la Repubblica Popolare, ma l’atmosfera si sarebbe raffreddata solo poche settimane dopo, all’inizio del 2020, apertosi con la pandemia che ha tragicamente unito Cina e Italia, primo e secondo Paese colpiti dall’alto numero di decessi.

Nei primi mesi del nuovo anno, la solidarietà cinese si era manifestata con l’invio di kit sanitari, mascherine e respiratori all’Italia, ma il clima si stava già guastando per i dubbi a livello internazionale sull’origine del coronavirus che sarebbe stato identificato come Sars-CoV-2 e che si stava diffondendo in tutto il mondo.

Alcune sortite da parte cinese hanno fatto inarcare più di un sopracciglio, come quando un portavoce del ministero degli Esteri cinese – Zhao Lijian, noto per i toni duri da “lupo guerriero” in difesa di Pechino – aveva diffuso su internet un video di dubbia provenienza che mostrava un quartiere di Roma da cui si udivano voci in sottofondo di persone che, durante un flash-mob, inneggiavano alla Cina, ringraziandola per l’aiuto dato all’Italia.

Golden Power, gli altolà a Pechino

Le polemiche sull’origine della pandemia rimangono sullo sfondo, mentre l’Italia adotta posizioni sempre più caute verso Pechino. Più delle parole e dei contatti con Washington, l’andamento delle relazioni tra Italia e Cina, dopo la firma del protocollo d’intesa con Pechino sulla Nuova Via della Seta, è dato dalle cifre che riguardano l’utilizzo di uno strumento a disposizione del governo italiano per bloccare l’interesse straniero verso gruppi ritenuti strategici: il Golden Power.

Secondo calcoli citati dall’agenzia Reuters, dalla sua introduzione, nel 2012, il governo italiano ha fermato per sette volte gli interessi stranieri in Italia; in sei di queste, lo strumento anti-acquisizione è stato usato nei confronti di imprese cinesi; di queste sei, cinque volte a farvi ricorso è stato il governo guidato da Mario Draghi.

Gli stop del governo italiano spaziano per vari settori: l’ultimo caso, di quest’anno, riguarda il tentativo di acquisizione del gruppo Robox, con relativo trasferimento della tecnologia, da parte del gruppo Efort Intelligent Equipment, quotato alla Borsa di Shanghai.

Il Golden Power è stato utilizzato, però, anche nell’agroalimentare, con l’altolà alla multinazionale dell’agro-chimico svizzero Syngenta – dal 2017 di proprietà del colosso cinese della chimica ChemChina, poi fusosi con un altro gigante del settore, SinoChem, andando a formare un polo della chimica del valore di 150 miliardi di dollari – per l’acquisto del produttore di sementi Verisem, una “realtà strategica per la sovranità alimentare nazionale”, come l’ha definita, in una nota, il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini.

La Cina come “avversario strategico” 

Gli stop del governo italiano ai gruppi di Pechino hanno attirato l’attenzione anche del Mercator Institute for China Studies che ha sollevato la questione delle collaborazioni tra università europee e cinesi: quasi tremila paper a carattere scientifico pubblicati dagli atenei dell’Unione Europea sono stati realizzati con ricercatori collegati a università direttamente o indirettamente controllate dall’Esercito Popolare di Liberazione cinese e, di questi, il think-tank tedesco indica 123 paper che riguardavano partner italiani, con applicazioni che spaziano dalla tecnologia per droni e missili ai semi-conduttori, fino al settore strategico del 5G.

I rischi della cooperazione accademica sono noti anche a Roma. “La Cina rappresenta un avversario strategico la cui presenza viene registrata a livello nazionale nel mondo accademico e delle start-up nazionali”, è il giudizio del Copasir, emesso nel rapporto di febbraio scorso, nel quale si aggiunge, per quanto riguarda la Cina, che “si tratta di una precisa strategia di lungo periodo che ha come obiettivo mercati strategici come quello dell’innovazione tecnologica che punta a penetrare sia il tessuto imprenditoriale che ad avvantaggiarsi degli incentivi alla cooperazione scientifica internazionale con il fine ultimo di guadagnare posizioni di grande vantaggio in un ambito così cruciale”.

Per quanto riguarda il tessuto accademico, infine, il Copasir sottolinea che è ritenuto “un bacino di coltivazione di rapporti privilegiati con esponenti del panorama scientifico, economico e istituzionale del nostro Paese”.

#beltandroadsummit
Li Junhua – Ambassador of #China to #Italy “The #globalization is reshaping the world, China is trying to connect this new world with the Belt and Road Initiative” pic.twitter.com/dfC3IhqF95

— The European House – Ambrosetti (@Ambrosetti_)
November 21, 2019

La crisi afghana e il G20 di Roma 

Il ritorno dei talebani in Afghanistan ha contribuito ad aumentare la percezione di un raffreddamento dei rapporti tra Italia e Cina. La presa del potere degli studenti coranici, nell’agosto dello scorso anno, ha acceso nuovamente i riflettori sul Paese centro-asiatico, da cui gli americani non avevano ancora completato il ritiro dopo venti anni di campagna militare.

Si pensa anche a una riunione straordinaria del G20, sotto presidenza italiana lo scorso anno, e a settembre il presidente del Consiglio parla al telefono con il presidente cinese. Nel colloquio telefonico, secondo il resoconto fornito dall’emittente televisiva statale cinese Cctv, Draghi ha parlato della situazione nel Paese, con cui la Cina condivide 76 chilometri di confine, ma non vi è menzione che Xi abbia toccato l’argomento: il presidente cinese viene citato a favore di un generico sostegno a “lavorare insieme per affrontare sfide comuni” e nell’auspicio che l’Italia svolga un “ruolo attivo” nella promozione delle relazioni bilaterali con Pechino.

Xinhuanet, interfaccia in lingua inglese dell’agenzia Xinhua, rimanda come unico passaggio del colloquio telefonico la menzione alle Olimpiadi Invernali di Pechino 2022, al termine delle quali il testimone passerà proprio all’Italia, che ospiterà nel 2026 i Giochi Olimpici Invernali a Milano e Cortina d’Ampezzo. Xi, che settimana scorsa è uscito per la prima volta dalla Cina dallo scoppio della pandemia, è tra gli assenti del G20 dell’ottobre 2021 a Roma, assieme al presidente russo, Vladimir Putin.

Al suo posto, c’è il ministro degli Esteri, Wang Yi. A margine del summit Wang incontra per cinquanta minuti in una sala del Parco dei Principi il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, che ammonisce la Cina a non tentare di cambiare lo status quo nello Stretto di Taiwan.

Roma sarebbe stata palcoscenico per i rapporti tra Cina e Stati Uniti nuovamente pochi mesi dopo, a marzo di quest’anno, per un incontro – questa volta durato sette ore – tra il consigliere alla Sicurezza Nazionale Usa, Jake Sullivan, e il direttore della Commissione Affari Esteri del Partito Comunista Cinese, l’alto diplomatico Yang Jiechi.

I lockdown scuotono la fiducia delle imprese italiane

Al riposizionamento verso Pechino, si sommano i problemi, più concreti, delle aziende italiane che operano in Cina. La rigidità dello “zero Covid” di Pechino – che rimarrà “fino alla vittoria finale” sul virus, ha detto Xi a giugno scorso – si è abbattuta sull’economia, tornata ai livelli più bassi dal 2020, e sugli apparati produttivi delle aree colpite dalle restrizioni, spesso improvvise e decretate sulla base di una manciata di contagi.

Le chiusure forzate hanno innervosito le aziende italiane in Cina, che ad aprile scorso, mentre Shanghai era in pieno lockdown, hanno lanciato un grido d’allarme: un sondaggio realizzato dalla Camera di Commercio Italiana in Cina rivelava che il 16% di loro era pronta a spostare le proprie attività fuori dal Paese, qualora le restrizioni si fossero estese anche al 2023, e il 40% degli interpellati ha dichiarato di provare incertezza verso il futuro e una “preoccupazione senza precedenti” rispetto alla permanenza nella seconda economia del pianeta.

Quella delle restrizioni legate al Covid-19 è una crisi che “ci colpisce profondamente”, ha detto il presidente dell’associazione, Paolo Bazzoni, con “importanti perdite di fatturato” e rischi legati alla logistica e alla supply chain. Le preoccupazioni delle aziende italiane sono condivise anche da quelle europee.

Nel suo Position Paper pubblicato nei giorni scorsi, la Camera di Commercio dell’Unione Europea in Cina ha manifestato preoccupazione per la “inflessibile” linea anti-pandemica di Pechino e, soprattutto, ha lanciato l’allarme per un deterioramento più complessivo del clima per le imprese europee in Cina, dove, si legge nel rapporto, “l’ideologia sta battendo l’economia”.

Crisi di governo sui media cinesi: torna l’atlantismo

A giovare all’atmosfera delle relazioni tra Italia e Cina non contribuiranno, con ogni probabilità, le ultime dichiarazioni della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. In un’intervista scritta rilasciata all’agenzia di stampa di Taiwan Central News Agency, Meloni ha espresso la “sincera amicizia” all’isola del suo partito, scagliandosi contro il “comportamento inaccettabile” di Pechino e ha dichiarato che la questione di Taiwan sarà “fondamentale” per l’Italia, nel caso in cui la coalizione di centro-destra vincesse le elezioni.

Quello della Cina è “un comportamento che condanniamo con forza”, ha affermato in risposta a una domanda sulle recenti tensioni attorno all’isola, “assieme con tutte le democrazie del mondo libero”.

Inoltre, in quello che appare uno schiaffo a Pechino, ha messo in dubbio il rinnovo dell’accordo tra Italia e Cina sulla Nuova Via della Seta, qualora diventasse la prossima premier. Firmarlo è stato un “grosso errore” e “se dovessi firmare il rinnovo del memorandum domani mattina, difficilmente ne vedrei le condizioni politiche”, ha dichiarato la leader di Fratelli d’Italia, citando a sostegno della sua posizione la repressione cinese a Hong Kong, le discriminazioni contro gli uiguri, la “posizione ambigua” di Pechino verso la Russia sull’invasione dell’Ucraina e le stesse dimostrazioni di forza nei confronti di Taiwan.

Nessun commento sulla crisi di governo, né sulla campagna elettorale è stato finora espresso ufficialmente da Pechino, il cui mantra è quello della non interferenza negli affari interni di altri Paesi, ma il ritorno dell’Italia su posizioni più atlantiste non è sfuggito alla Cina: l’epilogo dell’esecutivo guidato da Mario Draghi è stato seguito con attenzione dai media cinesi, e in particolare dall’agguerrito tabloid Global Times.

Nel bilancio dei 17 mesi di governo guidato dall’ex numero uno dell’Eurotower, il giornale, noto per i suoi editoriali al vetriolo in difesa della linea di Pechino sui temi di politica estera, aveva notato il cambio di passo in Italia rispetto a posizioni generalmente favorevoli a un aumento dei rapporti con la Cina, che si erano fatte strada nel periodo pre-Covid.

Al centro dell’editoriale sono le posizioni del governo italiano rispetto alla guerra in Ucraina. il Global Times aveva criticato l’esecutivo Draghi per il “duro approccio” adottato contro la Russia. La crisi di governo a Roma, aveva avvertito il tabloid pubblicato dal Quotidiano del Popolo, organo di stampa del Partito Comunista Cinese, avrebbe potuto costituire “un cattivo esempio” per altri Paesi europei, e mandava un segnale che la “coesione politica” si era disgregata in molti Paesi dell’Ue, colpevoli, agli occhi del giornale di Pechino, di seguire “ciecamente” gli Stati Uniti nella linea dura contro Mosca. 

AGI – I russi costringono, con gruppi armati, gli abitanti delle regioni ucraine occupate a votare nel referendum per l’annessione alla Russia. Lo ha detto il sindaco di Luhansk in esilio, Sergey Haidai, secondo quanto riporta il quotidiano inglese The Guardian.

“Secondo le informazioni di cui disponiamo, gli occupanti stanno creando gruppi armati che vanno a bussare alle porte delle case per costringere la gente a partecipare al cosiddetto referendum”, ha affermato Haidai in un post su Telegram sostenendo che alcune persone “saranno automaticamente licenziate” dal proprio datore di lavoro se non votano.

Da oggi e fino al 27 settembre nelle regioni ucraine di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia – sotto il controllo parziale o totale delle forze di Mosca – si tengono i “referendum” sull’annessione di tali territori alla Federazione Russa.

Scopo del Cremlino è poter considerare un attacco diretto alla Russia, con quel che ne consegue, qualsiasi ulteriore tentativo di Kiev di riconquistare i territori perduti. Le consultazioni sono state biasimate in quanto illegali dagli alleati occidentali di Kiev, i quali hanno già chiarito che non accetteranno mai il risultato, e sono state criticate anche da Pechino, che ha chiesto il rispetto del principio dell’integrità territoriale degli Stati.

#UPDATE Moscow-held regions of Ukraine will hold votes in the coming days on annexation by Russia, separatist officials said on Tuesday, as Kyiv’s troops wrest back territory captured by Moscow’s forces https://t.co/zCXN8jjk82 #Donetsk #Lugansk #Kherson pic.twitter.com/hZwFF4Rhjc

— AFP News Agency (@AFP)
September 20, 2022

Le autorità filo-russe insediate in questi territori e Mosca hanno comunque promesso di andare avanti. “Il voto inizia domani (oggi, ndr) – hanno dichiarato ieri – e nulla può impedirlo”, ha dichiarato alla televisione russa Vladimir Saldo, capo dell’amministrazione installata dai russi a Kherson.

I separatisti filorussi di Donetsk, nell’Est, hanno indicato da parte loro che “per motivi di sicurezza” il voto sarebbe stato organizzato quasi porta a porta, “davanti alle case” per quattro giorni, con l’apertura dei seggi “solo il l’ultimo giorno”, cioè il 27 settembre.

(Aggiornato alle ore 10,25)

AGI – I ministri degli Esteri dell’Unione Europea hanno condannato l’escalation del conflitto in Ucraina da parte della Russia e hanno concordato di preparare nuove sanzioni. Lo ha annunciato il capo della diplomazia della Ue, Josep Borrell, che ha spiegato che questo pacchetto di sanzioni interesserà nuovi settori dell’economia russa, tra cui quello tecnologico.

“Ulteriori misure restrittive contro la Russia saranno avanzate immediatamente, il prima possibile, in coordinamento con i nostri partner” ha detto Borrell, “L’Ucraina sta esercitando il suo legittimo diritto di difendersi dall’aggressione russa, di riconquistare il pieno controllo del suo territorio e ha il diritto di liberare i territori occupati all’interno dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale. E per questo, continueremo a sostenere gli sforzi ucraini con la fornitura di attrezzature militari, per tutto il tempo necessario”, ha aggiunto.

Borrell, rispondendo a una domanda sulla possibilità che qualche Stato membro (l’Ungheria ad esempio) non approvi il nuovo pacchetto di sanzioni, ha dichiarato: “Sono certo che raggiungeremo un accordo unanime”. 

I ministri degli Esteri, riuniti d’urgenza a New York, si sono inoltre impegnati a continuare a fornire armi a Kiev per tutto il tempo necessario in una dichiarazione adottata all’unanimità. La riunione è stata convocata a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato la mobilitazione parziale di 300.000 riservisti e ha minacciato di usare tutto il suo arsenale, comprese le armi nucleari.

I convened this evening an ad-hoc meeting of EU Foreign Ministers

We decided to bring forward as soon as possible additional restrictive measures against Russia in coordination with partners

We will continue to support #Ukraine‘s efforts through provision of military equipment pic.twitter.com/4jTNuXAh3s

— Josep Borrell Fontelles (@JosepBorrellF)
September 22, 2022

“È chiaro che Putin sta cercando di distruggere l’Ucraina, sta cercando di distruggere l’intero Paese con diversi mezzi”, ha sottolineato Borrell in una conferenza stampa al termine dell’incontro. Secondo il diplomatico spagnolo, le ultime mosse di Mosca mirano a minare il sostegno che l’Ucraina riceve dai suoi alleati e a minacciare la pace e la sicurezza internazionale “su una scala senza precedenti”.

“Ma questo non spezzerà la nostra unità nel sostenere l’Ucraina o il nostro ampio sostegno alla capacità dell’Ucraina di difendere la propria integrità territoriale e sovranità per tutto il tempo necessario”, ha insistito. Per quanto riguarda le nuove sanzioni, Borrell ha spiegato che quanto concordato è un accordo politico, data la natura informale dell’incontro, e che saranno necessarie decisioni formali per renderle concrete ed efficaci.

Nella dichiarazione approvata, i ministri degli Esteri europei hanno anche condannato i piani per organizzare referendum sull’annessione alla Russia nelle aree occupate dell’Ucraina e hanno chiarito che non ne riconosceranno mai i risultati. “L’Ue è ferma nel suo sostegno all’indipendenza, alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina e chiede alla Russia di ritirare immediatamente, completamente e incondizionatamente tutte le sue truppe e i suoi equipaggiamenti militari dall’intero territorio ucraino all’interno dei suoi confini internazionalmente riconosciuti”, conclude il documento.

AGI – L’esercito ucraino ha esaurito tutte le sue scorte di armi sovietiche. Lo ha affermato il ministro della Difesa russo, Serghei Shoigu, a Rossiya 24. “Non posso che sottolineare il fatto che oggi stiamo combattendo contro l’Occidente collettivo più che contro l’Ucraina, l’esercito ucraino di per sé, perché, di fatto, l’Ucraina ha già esaurito tutte le armi che aveva“, ha detto Shoigu, “stiamo parlando delle vecchie armi sovietiche”.

“Un vasto numero di nuovi membri dell’Unione Europea, che sono particolarmente zelanti, stanno facendo il loro meglio”, ha proseguito il ministro della Difesa russo, “dal mio punto di vista, hanno svuotato tutti i magazzini, li hanno ripuliti con attenzione per poter dare tutto all’Ucraina“.

“Ed è già arrivato il momento nel quale stiamo di fatto combattendo contro l’Occidente collettivo più la Nato”, ha detto ancora Shoigu, “quando parliamo di ciò, non ci riferiamo solo alle armi che sono state fornite in quantità enormi, in volumi enormi, ma, ovviamente, anche ai sistemi disponibili – sistemi di comunicazione, sistemi di elaborazione delle informazioni, sistemi di riconoscimento, sistemi di riconoscimento satellitare”.

“La verità è che l’intera galassia di satelliti della Nato sta lavorando contro di noi”, ha concluso Shoigu, “secondo le nostre stime, oltre 70 satelliti militari e più di 200 satelliti civili stanno lavorando per localizzare i siti dove sono di stanza le nostre unità”.  

AGI  – L’estremo addio alla regina Elisabetta trova spazio sulle prime pagine internazionali, che ne fanno la notizia principale (con pochissime eccezioni, tra cui i giornali cinesi) e puntano sulle fotografie della solenne e spettacolare cerimonia, non senza offrire anche commenti su cosa la scomparsa della sovrana significa per il futuro della Gran Bretagna.

WASHINGTON POST

I dirigenti delle autoproclamate repubbliche filorusse di Luhansk e Donetsk spingono su Mosca per l’annessione, “un segno del panico che la guerra del Cremlino in Ucraina stia fallendo”: lo scrive il Washington Post, che mette questa notizia nella fascia alta di una prima pagina dove lo spazio maggiore è per i funerali della regina Elisabetta, con grande fotografia della cerimonia e il titolo “Il mondo si ferma per ricordare”.

Mentre le truppe ucraine sono penetrate nel Luhansk fino a Lysychansk e nel Donetsk fino a Slovyansk, per la Russia c’è “il rischio imminente” di perdere questi territori del Donbass, e dunque le sue “autorità fantaccio” invocano un’accelerazione sui referendum promessi per sancire l’annessione. In evidenza anche l’inchiesta interna avviata dal Pentagono dopo che i principali social media hanno identificato e cancellato account falsi sospettati di essere gestiti dalle forze armate statunitensi per condurre campagne funzionali ai loro obiettivi.

NEW YORK TIMES

Anche per il New York Times i funerali della regina sono la notizia del giorno, e l’accento del titolo è sulla “tristezza e incertezza” con cui la Gran Bretagna “chiude l’era elisabettiana”. La sovrana, scrive il Nyt, è stata “uno degli ultimi legami viventi con la seconda guerra mondiale e con il tramonto dell’età imperiale britannica”, e senza di lei il Paese deve adesso affrontare un cambiamento radicale. Altro tema in primo piano, l’Ucraina, con un titolo su un missili russo esploso a soli 900 metri da uno dei reattori della centrale nucleare di Zaporizhzhia, e le accuse di “terrorismo” rivolte da Kiev a Mosca. Tra gli altri titoli, il Comune di New York che è sull’orlo di una crisi finanziaria a causa dell’effetto combinato di calo del turismo, minori entrate fiscale e disoccupazione crescente, e i danni provocati a Portorico dall’uragano Fiona.

WALL STREET JOURNAL

Metà della prima pagina del Wall Street Journal è occupata da una fotografia della cerimonia funebre della regina Elisabetta, seppellita “dopo l’addio della nazione”. Nello spazio restante, un titolo di finanza: il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato americani è un’ulteriore minaccia per i mercati, già depressi dall’alta inflazione e dalla guerra in Ucraina. La spiegazione è questa: quando i tassi di interesse erano al minimo, come dopo la crisi finanziaria del 2008 e poi di nuovo dopo la pandemia, gli investitori erano più stimolati a puntare sull’azionario accettando qualche rischio per cercare guadagni più allettanti, ma adesso i profitti che si potrebbero ottenere dalle azioni sono inferiori a quelli garantiti dai titoli del Tesoro Usa, che peraltro hanno il pregio della sicurezza. Al momento, sottolinea il Wsj, solo il 20% dei 500 titoli del listino S&P della Borsa di new York offrono possibilità di rendimento superiori a 3,489% dei bond a due anni, che sono ai massimi dal 2011.

FINANCIAL TIMES

Prima pagina interamente dedicata alle esequie della regina Elisabetta per il Financial Times, che per il titolo sceglie una frase dell’omelia pronunciata dall’arcivescovo di Canterbury, Welby, durante la celebrazione: “Le persone che servono con amore sono rare su ogni sentiero della vita, i leader che servono con amore sono ancora più rari”, e per questo “saranno ricordati più a lungo di quelli che sono attaccati al potere e ai privilegi”. Il solenne funerale della sovrana “ha concluso un periodo di lutto in cui il Paese si è stretto per segnare un momento di spiazzamento della propria storia, ma anche di unità e continuità”, sottolinea il giornale.

Nella sua cronaca molto scrupolosa, Ft riferisce che mentre il resto dello “straordinario gruppo” di leader stranieri è giunto all’abbazia di Westminster con bus approntati dal governo, Biden ha ottenuto l’eccezione di spostarsi sulla sua limousine blindata, “ma è rimasto bloccato nel traffico ed è arrivato con ritardo e perciò ha dovuto sedersi molte file indietro, finendo alle spalle del presidente della Polonia. In ogni modo, gran parte dei leader invitati alla cerimonia funebre si ritroveranno da oggi a New York per l’assemblea generale dell’Onu, così che ieri l’abbazia di Westminster è stata, quasi in un’anticipazione di quell’appuntamento, “l’epicentro del potere mondiale”, osserva Ft.

THE TIMES

“Continua il tuo viaggio”, titola a tutta pagina il Times che dà così l’estremo saluto alla regine Elisabetta citando le prime parole di una delle più note preghiere inglesi per i defunti (“Go forth upon thy journey, o Christian soul” recita il verso per intero). Il giornale, che dal giorno della morte della sovrana ha dedicato a lei l’intera prima pagina, lo fa ovviamente anche oggi, con una cronaca molto particolareggiata della celebrazione funebre caratterizzata da “splendore e sfarzo”, con i leader del mondo convenuti pe rendere omaggio a una monarca “salita al trono prima che molti di loro nascessero”, e l’unica che la maggioranza dei suoi sudditi in lacrime hanno avuto nella loro vita. “E’ stato – scrive il giornale – il più lungo degli addii in una giornata storica segnata dal pianto e di bande in marcia, cerimonie senza tempo e un trabocco di emozioni, con decine di migliaia di persone schierate lungo le strade per lanciare il loro ultimo sguardo sulla regina”.

LE MONDE

La riforma delle pensioni è il tema di apertura di Le Monde, che ai funerali della regina Elisabetta dedica un titoletto a una colonna per rinviare agli articoli nelle pagine interne. Il governo ha deciso di accelerare sulle nuove norme per lasciare il lavoro, e c’è maretta non solo tra i partiti di opposizione ma anche all’interno di Renaissance, il partito di Macron, spiega Le Monde. Da ogni parte viene criticata l’ipotesi, messa in campo dall’esecutivo, di inserire la riforma in un maxi emendamento alla legge di rifinanziamento del sistema previdenziale, in calendario per la fine del mese.

Il leader centrista Bayrou, il cui Movimento democratico è alleato di Macron, ha fatto appello perché si eviti questo “atto di forza” e si segue invece il metodo del confronto “per non dividere il Paese”. La Cfdt, uno dei maggiori sindacati francesi, annuncia una mobilitazione se si procederà a mezzo emendamento. La palla è dunque nel campo del governo, spiega Le Monde, che deve considerare l’opzione alternativa, quella di un’ampia concertazione per giungere a un disegno di legge condiviso nel 2023. Il giornale resta attento anche agli orrori che emergono Izyum, città ucraina appena riconquistate dalle truppe di Kiev, con un reportage sulle fosse comuni scoperte dai liberatori.

LE FIGARO

I funerali della regina Elisabetta occupano per intero la monotematica prima pagina di Le Figaro, che cerca di capire quale sia “la lezione della corona”, come dice il titolo, ossia il significato politico profondo cui rimanda il rigido e magniloquente protocollo del rituale funebre. “A cosa stavano pensando le dozzine di capi di stato presenti nella navata mentre guardavano la bara dove giaceva questa donna che aveva meno potere di loro e tuttavia più influenza?”, si chiede il giornale, e sottolinea che “la società politica moderna, sotto la pressione dell’opinione pubblica e delle leggi della comunicazione, ha voltato le spalle alla verticalità”, mentre “la corona britannica è misteriosamente legata alla storia e al divino”.

Ai leader politici tocca parlare, mentre la regina “aveva il privilegio del silenzio”, “le bastava essere e apparire”, e “la sua presenza era il messaggio”. Il che non le ha impedito di curare gli interessi della Gran Bretagna, riservando i suoi apprezzamenti ai colloqui settimanali con i suoi primi ministri. Tutta scena? “Può darsi, ma ogni autorità, soprattutto se simbolica, ne ha bisogno per esistere”, chiosa Le Figaro.

EL PAIS

Foto dei funerali della regina Elisabetta e titolo sulla partecipazione di “mezzo migliaio di leader mondiali” sulla prima pagina di El Pais, che però apre sulla politica interna con l’offensiva lanciata dai presidenti di regione del Partito popolare sul terreno fiscale in vista delle elezioni dell’anno prossimo. I capi delle amministrazioni di Andalusia, Galizia, Castiglia e Leon, e della comunità di Madrid, hanno tutti annunciato sgravi d’imposta variamente modulati, dalla soppressione delle tasse sui beni alla sforbiciata del prelievo sul reddito.  “Questa mobilitazione tributaria del Pp contribuisce ad aggravare la concorrenza fiscale tra le autonomie a nove mesi dalle elezioni regionali in un Paese con una delle aliquote di pressione fiscale più basse dell’Unione Europea”, sottolinea criticamente El Pais, e ricorda che le tasse riscosse in Spagna l’anno scorso ammontano al 39,1% del Pil, sette punti in meno rispetto alla media europea. Il giornale resta attento anche alle elezioni italiane, e oggi dedica un approfondimento a “un Berlusconi in declino” che “si lancia nella sua ultima battaglia politica”.

FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG

Nella montagna di dettagli del solenne funerale di Elisabetta II, la Frankfurter Allgemeine Zeitung pesca un passaggio dell’omelia dell’arcivescovo di Canterbury, e lo mette nel titolo di apertura: “Tutti possono seguire l’esempio della regina”. Si è trattato, secondo il quotidiano tedesco, di “un monito” perché il “suo impegno incrollabile” sia da guida al Paese.

La cerimonia, sottolinea la Faz, ha concluso i giorni in cui i britannici “hanno potuto nascondere i loro acuti problemi dietro il lutto e molto cerimoniale”. Ma ora “sta iniziando una nuova era” in cui molti sono i problemi e gli interrogativi, “anche la facciata non cambierà molto sotto il nuovo re”: dalla tenuta del regno e il Commonwealth, dove stanno emergendo spinte disgregatrici, alla crisi economica che il nuovo governo dovrà affrontare. Tra gli altri titoli, con la promessa di Biden di intervenire in soccorso di Taiwan nel caso di un attacco cinese e con le forniture di armi tedesche all’Ucraina, trovano spazio le fosche previsioni della Bundesbank sulla possibilità che la Germania entri in recessione questo inverno.

CHINA DAILY

Usa e Gran Bretagna nel mirino del China Daily, che mette in risalto la replica di Pechino alle nuove dichiarazioni di Biden su Taiwan e pubblica un editoriale in cui avverte la premier britannica Truss e che la linea dura con la Cina non è nell’interesse di Londra. Al presidente americano, che ha esplicitamente parlato di intervento militare in soccorso di Taipei nel caso di attacco cinese, ha risposto a muso duro la portavoce del ministero degli Esteri, Mao Niang: il governo cinese “deplora e contesta” le parole di Biden, ed esorta gli Usa “a comprendere la natura estremamente importante e altamente sensibile della questione taiwanese” attenendosi all’impegno di non sostenere gli indipendentisti.

La Cina “si sforzerà sinceramente e al massimo di giungere a una riunificazione pacifica”, ma “non tollererà nessuna attività volta a dividere il Paese e adotterà ogni misura necessaria”. Il giornale ospita poi un articolo del giurista britannico Grenville Cross, già capo dell’ufficio del pubblico ministero di Hong Kong durante l’amministrazione coloniale: a suo avviso la premier, che ha annunciato di voler declassare la Cina da “competitore” a “minaccia” nelle linee guida della politica estera, si è circondata di “un sinistro triumvirato di sinofobi” (i ministri Tugendhat e Ghani e il sottosegretario O’Neil) che “come un cancro all’interno del governo” cercheranno di compromettere i commerci con la Cina e i futuri investimenti”. Ma “con i suoi attuali problemi e a un passo dalla recessione, i britannici hanno bisogno di questo come di una pallottola in testa”, commenta Cross, che sollecita Truss a compiere “un’inversione di marcia”

QUOTIDIANO DEL POPOLO

L’attenzione del People’s Daily, edizione in inglese dell’organo del Partito comunista cinese, è per l’assemblea generale dell’Onu, dove si discuterà “la lista delle cose da fare per salvare gli obiettivi globali di sviluppo sostenibile e tornare sulla buona strada per costruire un mondo che “non lascia nessuno indietro”, nelle parole del segretario generale delle Nazioni Unite, Guterres, cui il giornale dà ampio spazio. Il quotidiano sottolinea che l’accavallarsi di emergenze come la pandemia del Covid, i cambiamenti climatici e la crisi ucraina stanno creando “effetti collaterali” sulla sicurezza alimentare, sulla salute, sull’istruzione, sull’ambiente, sulla pace e sulla sicurezza. E queste “crisi combinate potrebbero portare in condizioni di estrema povertà nel 2022 ulteriori 75-95 milioni di persone”. Occorre dunque che i Paesi agiscano “per affrontare le molteplici crisi rafforzando la protezione sociale, sviluppando politiche sostenibili ed espandendo i servizi essenziali”.

A margine dell’assemblea generale, evidenzia il giornale, il ministro cinese degli Esteri, Wang Yi, ha incontrato la controparte francese, Catherine Colonna, nel momento in cui Parigi assume la presidenza di turno del Consiglio di sicurezza dell’Onu: “Apprezzando la costante adesione della Francia all’indipendenza strategica, Wang ha affermato che la Cina è pronta a rafforzare il coordinamento con la Francia e a far progredire la cooperazione in aree come il cambiamento climatico, la biodiversità e la sicurezza alimentare in modo da affrontare insieme le sfide globali”, riferisce il People’s Daily.

AGI – Centinaia di leader del mondo sono arrivati a Buckingham Palace per assistere ai funerali della madre, Elisabetta II. Un’occasione senza precedenti per vedere tanti leader diversi, tutti nello stesso luogo. Nell’abbazia di Westminster attesi 2000 invitati: 500 tra teste coronate, capi di Stato e di Governo e dignitari. Tra i presenti, anche il capo dello Stato, Sergio Mattarella, accompagnato dalla figlia Laura. Esclusi Russia, Bielorussia, Afghanistan, Myanmar, Siria e Venezuela. 

Ad Hyde Park, il parco più vicino a quello di Buckingham palace, verranno accesi alcuni maxischermi che trasmetteranno in diretta la cerimonia funebre, permettendo a migliaia di persone di seguire, a poche centinaia di metri dall’evento, l’estremo addio alla sovrana più longeva.

‘The highest of distinctions is service to others.’

These words, spoken by The Queen’s father King George VI, were to inform Her Majesty’s entire working life, even before she took to the Throne. pic.twitter.com/kjpBWvMI6G

— The Royal Family (@RoyalFamily)
September 18, 2022

Con tende, sacchi a pelo, zainetti, coperte e viveri, una folla ha sfilato per le strade centrali di Londra durante tutto il weekend con la speranza di accaparrarsi un posto comodo per osservare il corteo funebre e dire ‘io c’ero’.

Ma anche nel resto dell’Inghilterra sono stati allestiti maxischermi nei parchi, nelle cattedrali di Manchester e di Bradford, e circa 150 sale cinema trasmetteranno la diretta. A Londra un abbraccio di circa un milione di persone, stimano le autorità, saluterà per l’ultima volta l’amata sovrana.

AGI – La Commissione europea ha votato all’unanimità la proposta di sospendere il 65% dei fondi di tre programmi operativi per la Coesione destinati all’Ungheria a causa della violazione dello Stato di diritto.

Il valore totale dei fondi in questione è di 7,5 miliardi di euro, che corrisponde circa a un terzo di tutti i fondi di Coesione destinati all’Ungheria

La decisione – ha spiegato il commissario europeo al Bilancio, Johannes Hahn – a causa delle irregolarità sistemiche nelle procedure di appalto, le insufficienti inchieste contro il conflitto d’interessi e in generale la debolezza nell’intervento contro la corruzione.

La decisione della Commissione arriva dopo un intenso dialogo tra l’esecutivo europeo e le autorità ungheresi nei mesi scorsi, che ha portato l’Ungheria a proporre una serie di misure correttive per affrontare le preoccupazioni individuate dalla Commissione quando il processo è stato avviato formalmente lo scorso 27 aprile.

La Commissione ha valutato a fondo la risposta ungherese, esaminando in particolare se le misure correttive rispondano adeguatamente alle conclusioni iniziali della Commissione. “Affinché le misure possano essere considerate adeguate, dovrebbero porre fine alle violazioni dei principi dello Stato di diritto e/o ai rischi che creano per il bilancio dell’Ue e gli interessi finanziari dell’Unione”, spiega l’esecutivo di Bruxelles in una nota. La conclusione della Commissione è che le misure correttive proposte potrebbero in linea di principio affrontare le questioni in questione, se sono correttamente dettagliate nelle leggi e norme pertinenti, e attuate di conseguenza. 

In attesa del completamento delle principali fasi di attuazione, la Commissione ritiene che in questa fase permanga un rischio per il bilancio. Questo spiega la decisione odierna e le misure proposte, che tengono conto anche dell’azione correttiva presentata dall’Ungheria. La Commissione propone quindi la sospensione del 65% degli impegni per tre programmi operativi nell’ambito della politica di coesione e il divieto di assumere impegni legali con i fondi di interesse pubblico per programmi attuati in gestione diretta e indiretta. 

Il Consiglio dispone ora di un mese per decidere se adottare tali misure, a maggioranza qualificata (il 55% degli Stati membri vota a favore, e devono corrispoondere ad almeno 65% della popolazione totale dell’Ue). Il periodo può essere prorogato di un massimo di altri due mesi in circostanze eccezionali.

Nel frattempo, la Commissione monitorerà la situazione e terrà informato il Consiglio di qualsiasi elemento pertinente che possa incidere sulla sua attuale valutazione. L’Ungheria si è impegnata a informare esaurientemente la Commissione sul compimento delle fasi chiave di attuazione entro il 19 novembre. 

AGI – Il governo britannico ha invitato i cittadini a non mettersi in viaggio per Londra per poter dare l’ultimo saluto alla regina Elisabetta II: la coda è infatti al limite, la fila è cresciuta al punto che occorre aspettare 24 ore prima di entrare nella cappella ardente al palazzo di Westminster.

Nella notte il governo ha pubblicato un messaggio invitando le persone alla cautela: “La coda ha una capacità quasi totale con un tempo di attesa di almeno 24 ore. Per favore, non mettevi in viaggio per unirvi alla coda”.

Migliaia di persone dovrebbero ancora rendere omaggio alla defunta regina, tra oggi e domani, e dunque cresce il timore che i tempi di attesa possano arrivare alle 30 ore. Venerdì sera, c’è stato anche un piccolo incidente perché un uomo, prontamente arrestato, ha tentato di avvicinarsi alla bara e strappare lo stendardo reale.