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L'ultima testa a quasi cadere per molestie sessuali è il direttore creativo della Disney-Pixar, il geniale John Lasseter, 60 anni, che si è preso un periodo di riposo sabatico di 6 mesi dopo aver confessato di aver commesso quelli che definisci "gesti non voluti" che hanno oltrepassato la linea con sue collaboratrici. Secondo Hollywood Reporter le attrici Rashida Jones e la co-sceneggiatrice di "Toy Story 4" si sono dimesse dopo una serie di avance non gradite da parte di Lasseter. 

"Voglio chiedere scusa – ha scritto Lasseter – a chiunque sia mai stata toccata da me con gesti che hanno oltrepassato la linea in qualsiasi forma e modo. Non importa quali fossero le mie intenzioni, chiunque ha diritto a fissare i limiti che nessuno può oltrepassare e che debbono essere rispettati". La Disney, che acquistò la Pixar creata da Lasseter, Steve Jobs e Ed Catmull, per 7,2 miliardi di dollari nel 2006, ha subito preso le difese della sua 'gallina dalle uova d'oro'. Dopo aver dichiarato che è impegnata a mantene un clima in cui tutti i dipendenti sono rispetttati e possono fare al meglio il loro lavoro ha aggiunto: "Apprezziamo il candore di John (Lasseter) e le sue sincere scuse e sosteniamo la sua scelta di prendere un congedo dal lavoro", ha riferito la società di Topolino e Paperino.

In sintesi Lasseter non corre – salvo sorprese ulteriori – il rischio di fare la fine di Harvvey Weinstein, l'ex re Mida di Hollyqood che, è stato accusato, di aver ha molestato e in qualche caso stuprato attrici e sue dipendenti per oltre 30 anni. Weinstein che da quando il 5 ottobre il New York Times diede la notizia per primo, è caduto in disgrazia, licenziato dalla società che aveva co-fondato con il fratello Bob e da questo fatto espellere dall'associazione che assegna gli Oscar. Scandalo che ha dato la stura allo tsunami dinlegittime denunce dei potenti in ogni settore, tv, politica, media, negli Usa, da parte di donne molestate e finora rimaste in silenzio temendo lil clima di complicità ed il potere di chi aveva abusato di loro.

Lasseter, oltre ad aver ammesso episodi di portata minore, è troppo importante per Disney che quando acquisto la Pixar grazie a Lasseter riusci a tornare a galla e a riprodurre utili nel settore in cui il fondatore Walt Disney la fece nascere: l'animazione. Quando nel 1995 venne trasmesso il primo "Toy Story" della Pixar, che usava l'animazione al computer in un modo così raffinato da lasciare il mondo a bocca aperta, si rivelò subito un successo.

L'attuale capo di Disney, Robert Iger, dopò l'acquisizione nominò Lasseter e Catmull responsabili di tutto il settore creativo sia di Pixar che della sezione film d'animazione della Disney. Iger ha spesso riconosciuto da prodotti della Pixar di aver salvato il cinema d'animazione con successi come "Frozen" nel 2013 e anche "Cars" e "Alla ricerca di Nemo". A conferma che Lasseter non sarà un nuovo caso Weinstein – salvo sorprese – il fatto che dopo la notizia del congedo 'volontariò il titolo Disney abbia guadagnato lo 0,2% chiudendo le contrattazioni a 103 dollari per azione.

"Io, Robert Gabriel Mugabe, in base alla sezione 96 della Costituzione dello Zimbabwe, presento formalmente le mie dimissioni, con effetto immediato. La mia decisione di dimettermi è volontaria. Arriva dalla mia preoccupazione per il benessere del popolo dello Zimbabwe e il mio desiderio di assicurare un trasferimento di potere tranquillo, pacifico e non violento che rafforzi la sicurezza nazionale, la pace e la stabilità".

La missiva con il quale il novantatrenne presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, lascia il potere dopo quarant'anni viene letta dal presidente del Parlamento, Jacob Mudenda, dopo giorni di incertezza che avevano visto l'anziano autocrate, deposto una settimana fa da un golpe incruento dell'esercito, continuare a cercare di resistere. Al termine della lettura, è giubilo tra i deputati. La notizia si diffonde tra le strade della capitale Harare e la popolazione festeggia, mentre i ritratti dell'ormai ex presidente vengono rimossi dagli uffici pubblici.

Stamane, il partito di governo Zanu-Pf aveva avviato la procedura di impeachment nei confronti dell'anziano leader, trascorsa lunedì la scadenza indicata dai deputati senza che il capo di Stato annunciasse l'atteso passo indietro. Mugabe ha resistito una settimana dopo la presa del potere da parte dei militari. Ma di fronte alla pressione popolare e agli appelli a dimettersi, sette giorni dopo il golpe, ha lasciato l'incarico che deteneva dal 1980. 

A sostituire quelli di Mugabe, vengono appesi i ritratti di Emmerson Mnangagwa, il vicepresidente la cui destituzione da parte di Mugabe aveva innescato il golpe. "Tornerà presto", aveva assicurato ieri il capo di Stato maggiore Constantine Chiwenga, aggiungendo che Mugabe e il suo ex vice erano rimasti in contatto e che Mugabe "aveva tracciato una road map e una soluzione definitiva per il Paese". È quindi assai probabile che, una volta rimpatriato, il potere andrà a Mnangagwa. 

Dopo una fase di calma apparente si riaccende la crisi nordcoreana, con Washington che inserisce nuovamente Pyongyang​ nella lista dei Paesi che sostengono il terrorismo e si prepara a varare nuove sanzioni, mentre la diplomazia di Pechino approfondisce i contatti tra le due Coree per scongiurare un nuovo aggravamento delle tensioni, qualora Kim Jong-un decida di riprendere i test missilistici e nucleari

La Cina riallaccia i fili con Seul

La visita a Pyongyang del capo del dipartimento internazionale del Partito Comunista Cinese, accolto al rientro a Pechino dall'ambasciatore nord-coreano in Cina, Ji Jae Ryong, sarà, con ogni probabilità, tra i temi in discussione tra Cina e e Corea del Sud a partire da domani, quando arriverà a Pechino il ministro degli Esteri di Seul, Kang Kyun-wha, che incontrerà il suo omologo cinese, Wang Yi, dopo il riavvicinamento tra i due paesi deciso a fine ottobre scorso. La visita servirà anche a preparare il terreno per l'arrivo a Pechino, il mese prossimo del presidente sud-coreano, Moon Jae-in, che all'Ape di Da Nang, in Vietnam aveva incontrato il presidente cinese.

Cina e Corea del Sud "si scambieranno opinioni sulle questioni di comune preoccupazione" ha dichiarato oggi il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lu Kang, senza scendere nei dettagli. La principale preoccupazione di Seul riguarda soprattutto una possibile ripresa dei test missilistici o nucleari da parte di Pyongyang. In un rapporto all'Assemblea Nazionale, il parlamento sud-coreano, il National Intelligence Service di Seul ha precisato che non sembrano esserci segnali evidenti di un test imminente, "ma prevediamo che, dipendendo dalla determinazione del leader nord-coreano, Kim Jong-un, un test nucleare possa essere possibile in qualsiasi momento": il tunnel 3 del sito nucleare di Punggye-ri, secondo i rilevamenti dell'agenzia di spionaggio di Seul, sarebbe pronto a ospitare un possibile test, mentre il regime ha ripreso la costruzione del tunnel 4. I movimenti nel regime di Kim non riguardano, però, soltanto i possibili esperimenti di armi nucleari, ma anche le alte gerarchie dell'esercito.

Nuove purghe a Pyongyang

Due tra i funzionari militari di più alto grado di Pyongyang sarebbero andati incontro a una punizione non meglio precisata per un atteggiamento definito "impuro" dall'agenzia di spionaggio di Seul. La decisione di punire gli alti funzionari è arrivata dopo una inusuale visita di ispezione all'Ufficio Politico Generale dell'esercito nordcoreano da parte del vice presidente del Partito dei Lavoratori, Choe Ryong-hae, di cui è a capo lo stesso Kim: uno dei funzionari puniti viene visto come il numero due delle Forze Armate di Pyongyang, il vice maresciallo Hwang Pyong-so, e una sua possibile rimozione, secondo gli 007 di Seul, potrebbe aprire a un ricambio ai vertici della Corea del Nord.

L'arrivo a Pechino del ministro degli Esteri di Seul segue il ritorno in patria, avvenuto ieri, dell'inviato speciale di Xi Jinping in Corea del Nord, Song Tao, dopo quattro giorni di visita. Cina e Corea del Nord hanno deciso di "rafforzare gli scambi e il coordinamento" tramite i due partiti di governo (il Partito Comunista Cinese e il Partito dei Lavoratori nord-coreano) e di "avanzare nelle relazioni" tra i due Paesi, secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa statale cinese, la Xinhua. Nel corso della visita, la prima di un alto funzionario cinese in Corea del Nord in oltre un anno, Song ha parlato con i dirigenti nazionali del partito di Kim Jong-un, ma l'agenzia Xinhua non specifica se ci sia stato o meno un incontro proprio con lo stesso Kim, mentre l'agenzia di stampa sud-coreana Yonhap, nel programma dettagliato della visita di Song a Pyongyang non riporta un incontro tra l'inviato di Xi e Kim Jong-un.

Trump annuncia nuove sanzioni, Pechino invita alla calma

Nel frattempo il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha comunicato che gli Usa inseriranno di nuovo la Corea del Nord nella lista dei Paesi sponsor del terrorismo. Domani il Dipartimento del Tesoro annuncerà nuove sanzioni contro Pyongyang. "Avremmo dovuto farlo già anni fa", ha dichiarato Trump.

Kim Jong-un ha replicato assicurando che le nuove misure "rafforzeranno lo spirito nordcoreano". "Gli sforzi disperati delle forze ostili per bloccare la nostra ascesa rafforzano l'indomabile spirito dei lavoratori nordcoreani e ci porta a realizzare un grande miracolo che stupisce il mondo", ha dichiarato Kim, citato dai media locali durante una visita a uno stabilimento di veicoli, nel corso della quale il leader di Pyongyang ha guidato uno dei nuovi camion di 5 tonnellate prodotto nell'impianto Sungri di Tokchon, una novantina di chilometri a nord-est della capitale. Dopo l'annuncio di Trump, Lu Kang ha definito da parte sua "complicata e sensibile" la situazione in Corea del Nord, e ha auspicato che tutti possano "alleviare la situazione e fare di più per un ritorno al corretto sentiero dei negoziati, del dialogo e delle consultazioni". 

 

La defecazione all'aperto non è un problema solo in Ghana. Nel distretto di Karimnagar, nello stato indiano del Telangana, la polizia è stata costretta a ricorrere a droni armati di telecamera per "pizzicare" le persone che provvedono ai loro bisogni corporali nelle acque di un tratto protetto del fiume Manair utilizzato per estrarre l'acqua potabile.

L'esperimento è partito lunedì scorso, riporta l'Hindustan Times, e i risultati sono già visibili. "Il numero di persone che defeca all'aperto si è ridotto drasticamente già due giorni dopo", fa sapere alla testata indiana il commissario Kamalasan Reddy. A coloro che vengono pizzicati viene messa una ghirlanda intorno al collo, per "suscitare in loro vergogna ma anche un senso di responsabilità, perché non ripetano l'atto", spiegano le autorità del distretto. 

​A rendere ancora più esecrabile la malsana abitudine è che – a differenza di quanto avviene in Ghana, dove la maggior parte dei cittadini non ha un bagno in casa – quasi tutte le abitazioni di quell'area sono dotate di servizi igienici. "Tuttavia, la gente era abitutata ad alzarsi presto al mattino per defecare all'aperto, quindi abbiamo pensato che avremmo potuto esporli al ludibrio utilizzando un drone con una telecamera", spiega il commissario.

Leggi anche i dati dell'Onu sui servizi igienici nel mondo

 A denunciare il problema è stata l'associazione degli appassionati di jogging di Karimnagar, il cui presidente, Kudali Srinivas, ha spiegato che "la defecazione all'aperto era diventata una grossa minaccia per i passanti, tra i quali ci sono molte donne. Inoltre, anche gli studenti della vicina università di ingegneria si recano sulla riva per correre e studiare. E queste persone che defecavano all'aperto costituivano per loro un grande imbarazzo. L'idea del drone ha risolto". Un'idea talmente efficace che la polizia ha deciso di adottarla per combattere un'ulteriore flagello: gli allevatori di maiali che portano i loro animali a bagnarsi nell'acqua potabile, sporcandola. "Ora ci concentreremo su di loro", ha promesso il commissario Reddy.

Robert Mugabe si è dimesso da presidente dello Zimbabwe. A dare la notizia è stato il presidente del Parlamento, che ha riferito di aver ricevuto una sua lettera. Oggi la maggioranza dei ministri del paese africano avevano disertato la riunione di governo da lui convocata. Il leader 93enne, da 37 anni al potere, è alle prese con una procedura di impeachment avviata da suo stesso partito che domenica lo ha espulso. Nel paese intanto regna il caos dopo che la settimana scorsa i militari hanno preso il potere.

Theresa May raddoppia nella speranza di sbloccare la trattativa sulla Brexit. L'offerta economica di Londra per chiudere il divorzio da Bruxelles sale da 20 a 40 miliardi di euro. L'Unione Europea, però, chiede 60 miliardi per saldare gli impegni pregressi e la premier deve fare i conti con la fronda interna dei "falchi", guidati dal ministro degli Esteri, Boris Johnson, e dal ministro dell'Ambiente, Michael Gove, che premono per lasciare il tavolo senza nessun accordo qualora non si raggiunga un'offerta soddisfacente per il Regno Unito.

A rivelare la cifra è il Financial Times, che scrive di una lunga e tesa riunione a Downing Street tra i dieci membri della sottocommissione per la Brexit, i quali avrebbero dato a May un via libera condizionato per annunciare la sua offerta l'8 dicembre. Offerta che, in caso di placet dei Ventisette, verrebbe formalizzata al prossimo Consiglio europeo il 14 ed il 15 dicembre. Un primo scambio di vedute ci sarà venerdì prossimo, quando a Londra arriverà il presidente del Consiglio Ue, il polacco Donald Tusk, con il quale May proverà ad ottenere un rallentamento delle pressioni del capo negoziatore Ue Michel Barnier, bestia nera di Londra. Il Guardian dipinge, invece, un quadro meno ottimistico: secondo il quotidiano vicino ai laburisti, durante la riunione non sarebbe stata discussa alcuna cifra specifica. "La nostra posizione rimane che nulla è stato concordato fino a quando non è stato concordato tutto nei negoziati con l'Ue", riferisce una fonte di Downing Street. L'ala dei duri capeggiata da Boris Johnson, infatti, continuerebbe a pretendere che un nuovo accordo di libero scambio tra la Ue e il Regno Unito venga chiuso prima che si cominci a parlare di soldi. 

L'offerta di May prevederebbe che, in cambio di un'offerta economica più ricca, Bruxelles accetti di negoziare da subito anche i futuri rapporti commerciali con un periodo di transizione tra l'attuale regime ed il nuovo, laddove la Commissione Europea domanda che prima siano concordati i diritti dei cittadini Ue residente in Gran Bretagna. Oltre ad alzare la posta economica, May intende inoltre proporre che la Corte Europea dei diritti umani continui ad essere competente nel Regno Unito.

Leggi anche: Cosa succede se non si trova un accordo sulla Brexit?

Si allunga la lista di celebrità Usa accusate di molestie sessuali dopo che, il 5 ottobre scorso, il caso del produttore Harvey Weistein ha dato la stura allo tsunami di denunce. Ultimo – per ora – in ordine di tempo è il 75enne giornalista Charlie Rose, conduttore di un suo show sulla tv pubblica Pbs dal 1990 al 2011 Pbs e dal 2012 di 'This Morning' sulla CBS, trasmissione di punta della programmazione mattutina della rete. Rose è stato sospeso da entrambi i network non appena venuta fuori la vicenda e ha chiesto scusa, pur operando dei 'distinguo'.

Sono otto le donne che lo accusano di averle molestate, palpeggiando loro il seno, il sedere o la vagina, facendo telefonate oscene, o girando nudo davanti a loro. Lo riferisce il Washington Post, specificando che le accusatrici erano impiegate o aspiranti partecipanti allo show "Charlie Rose" in onda dal 1990 al 2011 sulla Pbs. All'epoca delle molestie le otto vittime avevano tra i 21 ed i 37 anni e di queste cinque hanno parlato con il Post dietro condizioni di anonimato, temendo ancora oggi possibili vendette da parte di Rose.

Il conduttore prova a scusarsi: "Ora una nuova consapevolezza"

Prima della sospensione, il conduttore ha fatto avere al Post una dichiarazione in cui inizia rivendicando: "In 45 anni di giornalismo sono orgoglioso di essermi speso per far fare carriera alle donne con cui ho lavorato. Malgrado ciò nei giorni scorsi sono state fatte affermazioni sul mio comportamento da alcune ex colleghe. Sono profondamente dispiaciuto – scrive Rose – per il mio comportamento inappropriato. Ne sono enormemente imbarazzato. Mi sono comportato insensibilmente all'epoca e accetto ogni responsabilità per questo anche se non credo che tutte queste accuse siano accurate. Ho sempre cercato di condividere sentimenti anche se ora realizzo che è stato un errore. Ho imparato una grande lezione da questi eventi e spero che altri facciano altrettanto. Tutti noi – apparente chiamata in correità di tutti gli uomini di potere negli Usa – incluso io stesso inizio ad arrivare ad una nuova più profonda presa di coscienza del dolore causato da come ci siamo comportati in passato, e ha sviluppare un nuovo rispetto per le donne e le loro vite", chiude il conduttore.

 

A Washington ha aperto  "il più grande museo dedicato alla Bibbia".  Si trova vicino al National Mall, non molto lontano dal Campidoglio e dai musei Smithsonian. Il progetto, nato nel 2011 con l'acquisto di un immenso ex magazzino, è costato oltre 500 milioni di dollari ed è opera di Steve Green, presidente di Hobby Lobby una delle realtà più importanti negli Stati Uniti nel settore oggettistica con quasi 1000 punti vendita e oltre 30mila dipendenti.  

Un museo per tutti 

Non è un museo costruito e pensato solo per chi ha fede. Le sue sale, pur avendo come filo narrativo quello del libro più famoso, e più letto, al mondo, vuole rivolgersi a un pubblico ampio e senza alcuna appartenenza religiosa: chi si dichiara credente, chi professa fedi diverse dal cattolicesimo, chi si dichiara ateo ma vuole conoscere, senza particolare coinvolgimento emotivo, quello che è contenuto all'interno della Bibbia, chi è agnostico. Tutti qui possono informarsi senza essere condizionati dalla dottrina. Un museo, come scrive il Washington Post, che si propone di essere "inclusivo, completo, apolitico". 

Il primo problema? Trump 

Stavolta non riguarda qualcosa che il Presidente degli Stati Uniti ha scritto su twitter o a pronunciato in un comizio o davanti alla stampa. Ma riguarda un luogo fisico. Una delle sue proprietà, uno dei tanti Hotel che possiede nella Capitale e che è stato affittato per l'inaugurazione del museo e per la raccolta fondi ad essa associata. Una scelta che ha portato a due grandi problemi: il fatto che all'esterno potesse davvero passare un messaggio tutt'altro che apolitico, vista anche l'importanza che Trump ha dato alla fede in questo primo periodo alla Casa Bianca, e parallelamente, il rifiuto di alcuni dipendenti del museo di far parte di questa serata perché in opposizione al governo del Presidente. Secondo gli organizzatori è stata una scelta obbligata: non c'era un altro luogo, ai tempi della prenotazione, che avesse una sala da ballo pronta ad ospitare le 750 persone invitate. Né Donald Trump né vice-presidente Micheal Pence, del resto, sono presenti nella lista dei partecipanti.   

Leggere per capire 

Il percorso che la direzione artistica ha intrapreso è molto chiaro: il museo non intende spingere i suoi visitatori a diventare credenti. Tantomeno vuole considerare i contenuti della Bibbia come veri o esemplificativi per migliorare la condotta della nostra vita. È un museo dedicato alla Sacra Scrittura e ai suoi molteplici motivi d’interesse: dalla sua importanza nei secoli ai contenuti che sono stati raccontati; dalla struttura narrativa particolare ai personaggi che vi compaiono. Con un approccio neutrale, e basato sui fatti, verso quella che viene ritenuta come una delle massime opere d'arte esistenti. Con l’obiettivo di sviluppare curiosità e stupore. Con un unico invito finale: “leggete la Bibbia".  

Più tecnologia e meno Gesù 

Il museo è composto da cinque piani ricchi di schermi, anche a 360°, di strumenti interattivi, di giochi per i più piccoli, di filmati e lezioni, di stanze sensoriali. Un esempio? Un pavimento in legno che scricchiola e si muove per evocare il viaggio dell'Arca di Noè. Con il biglietto verrà dato anche un tablet con cui il visitatore potrà interagire con le varie sezioni. Fanno parte della collezione, inoltre, oggetti di incredibile valore come la prima Bibbia stampata negli Usa o quella che fu scelta per essere portata sulla Luna.    

C'è anche un po' d'Italia 

Era inevitabile che anche l'Italia avesse un ruolo all'interno di questa enorme struttura. Come anticipato da La Stampa, qualche mese fa, sono già state programmate tre mostre provenienti dal nostro Paese: la prima e la seconda, che partiranno nel 2018, sono incentrate sulle opere di carità a Roma tra il 13° e il 19° secolo e sulla lettura biblica dei cataclismi naturali; la terza, che aprirà nel 2020, sulla storia e l'importanza del pellegrinaggio alle sette basiliche della Capitale.  

Lo Zimbabwe resta nell'incertezza, in attesa che l'anziano presidente Robert Mugabe lasci il potere. Secondo la Cnn, i termini della sua uscita di scena sono stati concordati e una lettera di dimissioni è stata già messa a punto, ma la scadenza indicata dal partito Zanu-Pf è passata senza che il leader annunciasse la rinuncia. Dopo essere stato defenestrato dal partito domenica, a Mugabe era stato dato tempo fino a mezzogiorno di lunedì per lasciare la presidenza, altrimenti avrebbe dovuto affrontare il voto per l'impeachment in Parlamento. Impeachment che dovrebbe scattare oggi. La procedura prevede che, una volta approvata la mozione da una maggioranza semplice, vienga formata una commissione investigativa per riferire a entrambe le camere del Parlamento. A quel punto, è richiesta la maggioranza di due terzi in ciascuna Camera perché il presidente venga rimosso. 

L'appello di Londra

Domenica, in un discorso in televisione, il presidente 93enne, circondato dai generali, ha resistito agli appelli a dimettersi e aveva anzi rilanciato, assicurando che presiederà il congresso del partito a dicembre, nonostante lo stesso partito lo avesse appena espulso. "Non sappiamo ancora quali saranno gli sviluppi in Zimbabwe", ha dichiarato il portavoce della premier britannica, Theresa May, "ma quello che appare chiaro è che Mugabe ha perso il sostegno del popolo e del suo partito". In questo clima di incertezza, Londra, che aveva il dominio coloniale del Paese africano quando ancora si chiamava Rhodesia, ha lanciato "un appello a evitare la violenza. Speriamo di vedere una pacifica e rapida soluzione alla situazione".

Intanto Emmerson Mnangagwa, il vicepresidente la cui destituzione da parte di Mugabe aveva innescato il golpe, "tornerà presto", assicura il capo di Stato maggiore Constantine Chiwenga, aggiungendo che il presidente e il suo ex vice sono rimasti in contatto e che Mugabe "ha tracciato una road map e una soluzione definitiva per il Paese".

I lavoratori tedeschi, che possono dedicarsi a hobby, famiglia, sport e riposo una volta svolte le loro canoniche otto ore in ufficio, potrebbero presto dire addio a questo stile di vita “obsoleto”. A sostenerlo – riporta 'La Repubblica' – è un rapporto del Sachverstaendigenrat, i cosiddetti “cinque saggi” di Angela Merkel, che sostanzialmente fotografa lo status quo e ha fatto sobbalzare sulla sedia sindacati e lavoratori quando ha proposto di abolire, tout court, la giornata di otto ore.

Il Rapporto dei "saggi"

Il presidente dei cinque consiglieri economici del governo, Christoph Schmidt, ha spiegato che “ormai l’idea che la giornata lavorativa inizi la mattina in ufficio e si concluda con l’abbandono pomeridiano dell’azienda, è obsoleta”.

In un mondo in cui il digitale si è imposto in modo massiccio, "le aziende hanno bisogno della certezza che non infrangono la legge se un impiegato partecipa di sera a una conferenza telefonica e se a colazione legge le mail”. E nel rapporto presentato all’inizio di novembre, i “cinque saggi” hanno dunque suggerito di cancellare i limiti giornalieri – al momento sono otto ore, massimo dieci, con obbligo di recupero del riposo nel semestre – e lasciare soltanto il tetto settimanale di 48 ore. Quanto agli industriali, da tempo chiedono un limite settimanale e non giornaliero.

Lo scetticismo dei sindacati

La necessità di una maggiore flessibilità non convince i sindacati tedeschi, che ritengono che la motivazione dietro la richiesta di cancellare le otto ore lavorative sia solo un pretesto per allungare la giornata lavorativa. Senza contare che molti lavoratori si fermano già in ufficio oltre i limiti di orario. A questo proposito il presidente della Dgb, Reiner Hoffmann, ha attaccato Schmidt, accusandolo di “negare la realtà, se crede che in Germania prevalga il modello nove-cinque”: i tempi sono cambiati e per molti lavori vale già una deroga perenne alle otto ore, argomentano i rappresentanti dei lavoratori. Abolire il limite giornaliero significherebbe soltanto legittimare abusi.

La rivoluzione? “Non deve spaventare”

Orari flessibili, digitalizzazione, robotizzazione: il mondo del lavoro così come lo conosciamo sembra avere le ore contate. Ma per Clemens Fuest, direttore dell’Ifo di Monaco, non bisogna temere i grandi cambiamenti: “Nella storia economica ci sono sempre state rivoluzioni tecnologiche, in cui molte attività sono diventate obsolete e altre sono nate. Nel 1900 il 38% dei lavoratori tedeschi era impiegato nell’agricoltura. Oggi sono il 2%, nel frattempo sono nati moltissimi posti di lavoro in ambiti nuovi. Non c’è nessun motivo per credere che stavolta sarà diverso”, ha spiegato a 'Repubblica'.

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