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AGI – Ha causato diversi morti e feriti un attentato dinamitardo contro un pullman dell’esercito a Damasco. Lo riferisce l’agenzia ufficiale Sana. Il pullman, aggiunge l’agenzia, stava attraversando il ponte Raiss nella capitale siriana quando c’è stata l’esplosione. Secondo al-Arabiya ci sono stati almeno 13 morti e tre feriti. 

AGI – “La Commissione europea sta analizzando la sentenza della Corte suprema polacca ma posso già dirvi oggi che sono fortemente preoccupata perché essa mette in discussione la base dell’Unione europea. Costitutisce una sfida diretta all’unità degli ordinamenti giuridici europei“. Sono le parole con cui la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha aperto il dibattito al Parlamento europeo sullo Stato di diritto in Polonia. “collante” ha aggiunto la presidente della Commissione, “che tiene insieme la nostra Unione”.

“È la base della nostra unità, e pertanto è fondamentale per la tutela dei valori su cui l’Unione è stata costruita, la democrazia, la libertà, l’uguaglianza, nonché il rispetto dei diritti umani” ha aggiunto “e tutti i ventisette Stati membri si sono impegnati a realizzare questo, come Paesi sovrani e come popoli liberi. Non possiamo e non tollereremo che valori comuni vengano messi a ripentaglio”, ha detto.

“È la prima volta in assoluto che il tribunale di uno Stato membro rileva l’incompatibilità dei Trattati Ue con la Costituzione nazionale. E questo ha gravi conseguenze per il popolo polacco perché la decisione ha un impatto diretto sulla protezione della magistratura” ha detto von der Leyen, “il popolo polacco ha avuto un ruolo fondamentale per la tenuta della nostra Unione, consentendo al suo Paese di prosperare come parte viva della nostra Unione. E così sarà sempre. La Polonia è parte dell’Europea e sempre sarà cuore dell’Europa. Con l’adesione all’Unione europea i polacchi hanno messo la loro fiducia in questo progetto, pensando e aspettandosi che essa avrebbe giustamente difeso i loro diritti.

“La Commissione è guardiano del trattato ed è pertanto mio dovere tutelare i diritti dei cittadini dell’Ue, ovunque vivano sul territorio dell’Unione”. Per questo, ha aggiunto, “non possiamo permettere e non permetteremo che i nostri valori comuni siano messi a rischio. La Commissione agirà e le opzioni sono tutte note. La prima opzione è la procedura d’infrazione per impugnare legalmente la sentenza del Tribunale costituzionale polacco. Un’altra opzione è il meccanismo di condizionalità e altri strumenti finanziari. Il Governo polacco – ha sottolineato – deve spiegarci come intende proteggere i fondi europei, vista questa sentenza della sua Corte costituzionale”.

Nella sua replica, il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki ha detto che “parlare di violazioni dello Stato di diritto o di Polexit, sono menzogne” e ha esortato a dire “le cose come sono”. “Comprendo lo stupore per la sentenza ma io andrei a leggere la sentenza”, ha aggiunto “In Polonia la fiducia per l’Europa resta ai livelli più alti, oltre il 56% dei polacchi dice chiaramente che la Polonia è e resterà membro dell’Unione. E il mio governo e la maggioranza parlamentare e’ parte di questa maggioranza pro-europea in Polonia”.

“Questo non vuol dire che non ci siano preoccupazioni circa l’indirizzo che assume l’Unione, una preoccupazione purtroppo giustificata”, ha aggiunto Morawiecki accusando “il doppio standard dell’Europa”. “Respingo la lingua delle minacce e delle imposizioni. Non sono d’accordo che dei politici minaccino e terrorizzino la Polonia. Il ricatto è diventato un metodo di fare politica verso alcuni Stati membri ma non è così che agiscono le democrazie”.

“Noi siamo un Paese fiero, orgoglioso, la Polonia è uno dei Paesi con la più lunga storia di sviluppo della democrazia in Europa” ha aggiunto il premier polacco, “Nel ventesimo secolo due volte abbiamo pagato con tante vittime e la nostra lotta per la democrazia nel 1920 salvando Parigi e Berlino dagli attacchi bolscevichi e poi ancora contro il terzo Reich durante la seconda guerra mondiale, poi ancora una volta negli anni Ottanta”, ha aggiunto.  “La Polonia non è entrata nell’Ue a mani vuote. L’adesione della Polonia ha offerto grandi opportunità commerciali ai francesi, ai tedeschi” ma anche “a imprenditori e società di quei Paesi che hanno davvero beneficiato dell’adesione della Polonia. Mi riferisco ai trasferimenti di dividendi e benefici dai Paesi più poveri dell’Europa centrale, come la Polonia, verso i Paesi più ricchi dell’Europa occidentale”.

“Vogliamo – ha sottolineato – che l’adesione della Polonia sia una vittoria per tutti” e “vogliamo partecipare alla trasformazione energetica post-pandemica e alla trasformazione economica”.

“L’Unione europea non è uno Stato, come i 27 Stati membri dell’Unione europea che rimangono sovrani, al di sopra dei Trattati, e sono gli Stati membri che decidono quali competenze vengono trasferite all’Ue” ha dichiarato in maniera netta Morawiecki, “Il primato del diritto dell’Unione non può essere sopra le Costituzioni, non può violare dunque le Costituzioni”.

“La posizione della Corte costituzionale non è una novità, potrei citare decine di sentenze delle corti costituzionali spagnola, ceca, della Romania, della Lituania o di altri Paesi”, ha aggiunto il premier, “anche se queste sentenze riguardavano altri argomenti di rango inferiore, ma confermano che le corti costituzionali nazionali tengono per se stesse il diritto del controllo che il diritto unionale si muova nel perimetro assegnatogli”. “Nei Trattati Ue abbiamo delegato molte competenze, ma non tutte, all’Unione europea. Non ci sono dubbi che il diritto Ue abbia supremazia sul diritto nazionale in quelle aree (di competenza, ndr) che sono state delegate dagli Stati membri all’Ue”, ha sottolineato. 

AGI – Nonostante in Russia siano un movimento ufficialmente bandito, i talebani si preparano a recarsi nella sua capitale per il summit del cosiddetto ‘formato Mosca’ convocato dal Cremlino sul dossier afghano. Un’iniziativa, prevista per mercoledi’ 20 ottobre, che in molti hanno letto come una provocazione all’Occidente, e all’Italia in testa, dopo che questa settimana Roma ha organizzato sul tema un G20 straordinario dei leader in video conferenza.

La Russia, come la Cina, ha partecipato con rappresentanti di grado inferiore. Mosca ha confermato l’arrivo dei talebani, sottolineando che si aspetta ancora la composizione della delegazione. Dal canto suo, il presidente Vladimir Putin – che ha già fatto sapere di non avere in programma incontri con i talebani – ha anticipato che la Federazione sta preparando almeno due incontri multilaterali sul delicato dossier

Oltre al summit ‘formato Mosca’ – che include anche i Paesi dell’Asia centrale, l’Iran e l’India, e a cui sono stati invitati anche gli Stati Uniti – si lavora per convocare “il prima possibile a ottobre” anche un incontro della cosiddetta ‘troika allagrata’– Russia, Usa, Cina e Pakistan. Quest’ultimo appuntamento potrebbe tenersi già martedì 19 ottobre, secondo i media russi. Sull’agenda dei due incontri non è ancora emerso molto. “Serve sostenere il processo di riconciliazione inter-afghana e cercare una generale riconciliazione nel Paese”, ha dichiarato Putin.

L’inviato speciale russo per l’Afghanistan, Zamir Kabulov, ha auspicato un “confronto franco” con i talebani su “come iniziare a risolvere i problemi in modo costruttivo“. “Non ci aspettiamo decisioni rivoluzionarie”, ha ammesso il diplomatico, “si tratta di un processo lungo”. Quello che si sa di più concreto è che Mosca intende proporre la convocazione di una conferenza sotto l’egida delle Nazioni Unite su diritti umani e assistenza umanitaria a Kabul.

Per il Cremlino, il timore maggiore e’ legato a terrorismo e narcotraffico. Putin ha lanciato l’allarme sulla presenza di circa duemila miliziani dell’Isis nel Nord dell’Afghanistan e ha avvertito che da lì i terroristi intendono “diffondere la loro influenza nei Paesi dell’Asia centrale e nelle regioni russe”. La Federazione è ancora lontana da ogni riconoscimento formale del nuovo governo afghano e aspetta di vedere sul campo le azioni dei talebani, anche se la sua è una delle poche ambasciate ancora aperte a Kabul.

I temi su cui il Cremlino metterà alla prova le nuove autorità sono: la sicurezza del proprio personale diplomatico e la lotta al narcotraffico e al terrorismo. Per ora, Mosca non sembra nutrire particolari speranze: “Per i talebani non sarà facile rinunciare ai guadagni” derivati dal traffico di droga, ha avvertito Putin. “Ci aspettiamo che le promesse del nuovo governo sulla capaicta’ di contrastare il terrorismo senza sostegno estterno siano messe in pratica”, ha auspicato il ministero degli Esteri.

AGI – Alex Saab, l’uomo d’affari colombiano accusato di corruzione e molto vicino al presidente venezuelano Nicolas Maduro è stato estradato negli Stati Uniti da Capo Verde.

Immediata la reazione del governo del Venezuela che ha interrotto il dialogo con l’opposizione ripreso dal 13 agosto e la cui quarta sessione doveva iniziare proprio oggi nella capitale messicana. Inoltre l’esecutivo venezuelano ha bollato la consegna di Saab alle autorità statunitensi come un “rapimento” e “un azione illegale”. 

Alex Saab e il suo socio d’affari Alvaro Pulido sono accusati negli Stati Uniti di gestire una rete che ha sfruttato gli aiuti alimentari destinati al Venezuela, nonché di riciclaggio per conto del governo di Caracas. Si presume che abbiano mosso circa 350 milioni di dollari dal Venezuela in conti che controllavano negli Stati Uniti e in altri paesi. Rischiano fino a 20 anni di prigione. Saab era detenuto dal giugno 2020 a Capo Verde ed è stato estradato dal paese africano.  

Il presidente dell’assemblea legislativa del Venezuela, Jorge Rodríguez, ha accusato gli Stati Uniti, la Colombia e l’opposizione per la situazione. 

“La nostra delegazione annuncia che sospende la sua partecipazione al tavolo dei negoziati e al dialogo; di conseguenza non parteciperemo al round che doveva iniziare oggi a Città del Messico come profonda espressione della nostra protesta contro la brutale aggressione a Saab”, ha detto Rodríguez. Saab è stato recentemente nominato membro del team di negoziazione del governo venezuelano, che lo difende anche come diplomatico. 

Rodríguez, ha definito l’estradizione come una “azione illegale” che “viola” il diritto internazionale. “Questa azione illegale e disumana, dannosa per il diritto internazionale, costituisce un nuovo atto di aggressione degli Stati Uniti contro la Repubblica del Venezuela”, ha aggiunto dicendo che la vita di Saab “è in pericolo” nelle mani del sistema giudiziario statunitense.

L’opposizione venezuelana ha invece celebrato l’estradizione. “Non ci sono intoccabili. Prima o poi cadranno tutti coloro che hanno saccheggiato il Venezuela e commesso crimini contro l’umanità. La giustizia arriva sempre.

Dopo un processo lungo e complesso, Álex Saab, il più grande mafioso di Maduro, (sua moglie) Cilia Flores e il suo entourage, è stato estradato negli Stati Uniti”, ha scritto il leader dell’opposizione Carlos Vecchio sul suo account Twitter.     

Sulla stessa linea, l’ex deputato Julio Borges ha affermato che l’estradizione di Saab negli Stati Uniti “è un passo fondamentale che porta alla giustizia e alla verità di fronte alla rete di saccheggio, corruzione e crimine organizzato che oggi sostiene e alimenta il regime di Maduro”. 

Anche il presidente colombiano Ivan Duque definisce l’estradizione “un trionfo nella lotta contro il traffico di droga, il riciclaggio di denaro e la corruzione che la dittatura di Nicolás Maduro ha portato”, ha scritto il capo di stato colombiano su Twitter.  Duque ha aggiunto che “la Colombia ha sostenuto e continuerà a sostenere gli Stati Uniti nelle indagini contro la rete del crimine transnazionale guidata da Saab”.

AGI – Per la prima volta la Russia ha superato i mille morti per Covid in 24 ore. Lo hanno riferito le autorità sanitarie, precisando che sono stati 1.002. Anche i casi di coronavirus hanno toccato il record, con 33.208.

La crescita dei dati aveva già aconvinto, ai primi di ottobre, il Cremlino a lanciare un appello ai propri cittadini a vaccinarsi. “Nononstante il sistema sanitario sia preparato in modo completo, il tasso di vaccinazione resta ancora troppo basso”, aveva detto allora il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov.

Sono molti i russi che esitano a ricevere il vaccino anti-Covid per mancanza di fiducia nei confronti delle autorità e per una paura diffusa verso i farmaci. Alcune regioni, riporta il Guardian, stanno valutando l’introduzione dell’obbligo per i cittadini di essere vaccinati, di essere risultati negativi a un test per la ricerca del virus o di dimostrare di avere l’immunità naturale per entrare in alcuni luoghi pubblici come cinema e palestre

Intanto l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sta per riprendere la procedura di valutazione di Sputnik, il vaccino contro il Covid-19 sviluppato e prodotto in Russia. La vicedirettrice generale per l’accesso ai farmaci, Mariangela Simao, ha spiegato in conferenza stampa che l’esame era stato interrotto perché alcune procedure legali non erano state seguite.

AGI – La strage di Kongsberg, dove un trentasettenne ha ucciso cinque persone con arco e frecce, fa notizia per il numero delle vittime e la sospetta radicalizzazione dell’autore, che si era convertito all’Islam.

Il dettaglio che più colpisce l’immaginazione è lo strumento di offesa utilizzato ma, se si scorrono le cronache internazionali, emerge che l’utilizzo di armi antiche o desuete per uccidere è tutt’altro che infrequente.

Le ragioni sono prima di tutto pratiche. In molti Paesi procurarsi un’arma da fuoco è difficile e uccidere qualcuno con un coltello richiede una motivazione o una foga non comuni.

Un arco, una balestra e persino una spada consentono da una parte di conservare quella distanza minima dalla vittima che riduce le possibilità di esitazione e dall’altra sono più facili da reperire.

Non è complicato recarsi in un negozio per amatori e tornare a casa con una katana.

E in ambito sportivo vengono ormai utilizzate le armi più disparate e vetuste. In Germania e in Gran Bretagna da alcuni anni vengono addirittura organizzate competizioni nelle quali ci si esercita al tiro con riproduzioni delle lance utilizzate 300 mila anni fa dagli uomini di Neanderthal per cacciare. 

Il ricorso a un’arma antica, soprattutto quando l’omicida che la sceglie ha un quadro psichiatrico complesso, è però spesso figlio di suggestioni culturali che possono andare dalla devozione per la storia, magari di nazioni remote, a passioni più pop, come quelle per i videogiochi, da Skyrim a Final Fantasy, che consentono al fruitore di sbizzarrirsi con un catalogo di armi da ogni tempo e spazio.

Il cinquantaseienne di Tokyo che, nel dicembre 2017, uccise la sorella, la moglie e se stesso con una katana in un tempio shintoista è un caso decisamente diverso dal cittadino siriano che, nell’agosto 2019, fece fuori il coinquilino con una spada da samurai a Stoccarda.

Il gesto del primo, pur esecrabile, rientra nel quadro del sacro, dell’ancestrale. Il secondo non aveva forse trovato di meglio o era un banale fan di Tarantino, come forse quel berlinese che, nel giugno 2008, si avventò, ubriaco fradicio, con una katana contro alcuni poliziotti.

Una katana fu utilizzata inoltre dai due adolescenti di Huddersfield, in Inghilterra, che l’anno scorso uccisero un uomo che li aveva invitati a lasciare un parcheggio, colpendolo cento volte. A volte la follia cresce di pari passo con il desiderio di un’epica personale e non c’è nulla che suggelli un’epica come un’arma tradizionale.  

Quanto la potenza del simbolo spesso travalichi la potenza dell’arma è evidente dal numero non raro di omicidi con arco e frecce segnalati negli Stati Uniti, dove procurarsi una pistola o un fucile è molto facile.

Forse, in questi casi, è proprio l’ampia disponibilità di armi da fuoco a spingere alcuni assassini a volersi misurare con un gesto che ha valore estetico e richiede perizia. Una motivazione non distante dal crescente numero di cacciatori che disdegnano sparare alle prede, preferendo colpirle con strumenti più tradizionali. 

Il miglior bilanciamento tra praticità e suggestione è offerto senza dubbio dalla balestra.

Precisa, letale e facile da usare, la balestra cambiò del tutto le regole della guerra nel Medio Evo, consentendo anche a persone non addestrate di rispondere a un assedio e segnando l’inizio della fine per la cavalleria, il cui vantaggio strategico subì un drastico ridimensionamento.

Inserire nella barra di un motore di ricerca ‘crossbow attack’ produce infatti un discreto numero di risultati: dalla strage con tre vittime che nel 2019 sconvolse una tranquilla località bavarese ai sempre più frequenti casi registrati in Inghilterra.

Qua l’utilizzo dell’arma può avere un richiamo patriottico più o meno involontario a uno dei miti fondanti della storia di Albione: la battaglia di Azincourt del 25 ottobre 1415, quando i balestrieri di Enrico V ebbero ragione di un’armata francese in schiacciante superiorità numerica. Sfumature che interessano poco ai medici legali che lanciano sempre più spesso l’allarme sul crescente numero di omicidi compiuti con la balestra.

Lo scorso aprile Paul Marks, medico legale di Southburn, East Yorkshire, in un colloquio con il ‘Guardian’ si disse sconcertato dalla mancanza di limiti per l’acquisto di balestre, dopo l’ennesima lite di vicinato degenerata in carneficina medievale.

Due anni fa un rapporto della facoltà di Medicina del Western Michigan avvertiva che, a un totale 18 casi di omicidio con balestra presenti nella letteratura medica, corrispondevano ben 15 episodi in Usa solo negli ultimi cinque anni, dando a intendere che il fenomeno possa essere sottovalutato.

Secondo lo studio, la balestra “presenta problematiche specifiche, essendo intuitiva da usare, facilmente accessibile e potenzialmente mortale”.

Una lezione appresa a proprie spese ieri dai cavalieri di Carlo I d’Albret e oggi da vari sfortunati, anonimi cittadini di tutti quei Paesi europei dove basta avere 18 anni per portarsi a casa una di queste formidabili macchine di morte.

AGI – Almeno 46 persone sono morte e 44 sono rimaste ferite per un incendio in un edificio di 13 piani a Kaohsiung, nel Sud di Taiwan. Secondo quanto riferito dai vigili del fuoco, citati dall’agenzia Central News Agency, il numero di vittime potrebbe aumentare ulteriormente. Le immagini diffuse dai media locali mostrano colonne di fumo uscire dall’edificio e l’intervento dei pompieri in piena notte.

Fire kills 14 people, injures 51 in southern Taiwan https://t.co/9VVBaPfCxR pic.twitter.com/OQ7oRG47Qk

— New York Post (@nypost)
October 14, 2021

L’incendio si sarebbe propagato dal primo piano del palazzo ai livelli superiori, e un testimone citato dall’agenzia di Taiwan ha dichiarato di avere udito una forte esplosione nel cuore della notte.

L’edificio era stato costruito nel 1981 e al primo piano ospitava ristoranti, karaoke club e un cinema adesso chiusi, secondo quanto dichiarato dal sindaco di Kaohsiung, Chen Chi-mai, presente sulla scena.

AGI – Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha presentato il suo maxi piano di innovazione industriale denominato Francia 2030 e che prevede uno stanziamento di 30 miliardi di euro in 5 anni, in risposta alle sfide del mondo odierno.

Un progetto ambizioso illustrato nel dettaglio a sei mesi dalle elezioni presidenziali, che contiene dieci obiettivi per “produrre meglio, vivere meglio, capire meglio il mondo, servendosi dell’umanesimo francese ed europeo”.

L’inquilino dell’Eliseo ha ringraziato il “lavoro collettivo” di studiosi, ricercatori, imprenditori, investitori, deputati, ministri ed esperti mobilitati nella stesura del piano di politica economica ed industriale. Macron ha subito evidenziato come prima grande sfida quella climatica ed ambientale, che impone un “cambiamento profondo nei modi di produrre l’energia, di fare industria, di spostarsi, di consumare e di alimentarsi”.

La seconda sfida è quella demografica, “purtroppo non pensata dalle nostre politiche pubbliche degli ultimi anni, pur essendo colossale”. Nel suo intervento Macron  ha poi deplorato le crescenti diseguaglianze socio-economiche, “un qualcosa che sta deregolamentando l’organizzaione della nostra economia mondiale, generando una esplosione degli equilibri e creando una serie di shock, anche democratici, nelle nostre società”.

Nel contempo la Francia punterà ad accelerare la digitalizzazione e la robotizzazione dell’industria, proprio per ridurre l’inquinamento, ad esempio arrivare a produrre in Francia di 2 milioni di veicoli elettrici entro il 2030 per avviare un “cambiamento culturale”.

Quinto obiettivo: la produzione del primo aereo “low carbon”, mettendo il settore aereo e automobilistico al “centro del futuro della nostra industria”, con 4 miliardi di euro di investimenti “nei trasporti del futuro”.

Il sesto obiettivo è quello di investire in una alimentazione sana, sostenibile e tracciabile, accelerando la rivoluzione agricola e agroalimentare con 2 miliardi di euro di investimenti.

Al settimo posto c’è il potenziamento e l’innovazione del settore sanitario, in particolare di quello farmacologico, con l’obiettivo di arrivare a produrre 20 biomedicinali contro tumori, malattie emergenti e croniche entro il 2030.

L’ottavo obiettivo riguarda l’industria culturale: la Francia deve diventare leader nella produzione di contenuti culturali, per fare crescere un settore che dà oltre 640 mila posti di lavoro, con un fatturato di 91 miliardi di euro.

Gli ultimi due traguardi sono la conquista dello spazio, affinchè anche la Francia prenda parte a “questa nuova avventura della costruzione del new space”, anche grazie alla costruzione di mini lanciatori riutilizzabili, micro-satelliti e altre innovazioni tecnologiche per una “maggiore sovranità”. Infine sono previsti finanziamenti per “conoscere e capire meglio i fondali marini”.

Per raggiungere tutti questi obiettivi, il presidente Macron ha anche annunciato 6 miliardi di euro di investimenti in componenti elettroniche e altri 5 miliardi destinati alla creazione di 100 siti industriali l’anno e al potenziamento dei talenti.

Tra le lezioni tratte dalla crisi Covid, il capo di Stato ha riconosciuto “la forza del modello educativo e sociale francese, la straordinaria accelerazione dell’innovazione e della cooperazione nazionale ed europea”.  

Il suo obiettivo dichiarato è quello di “continuare a fare riformare per produrre meglio e di più”, in risposta ad un triplo deficit: “un deficit di crescita potenziale, un deficit pubblico e del commercio estero, che si alimenta da decenni”.

Un punto di partenza positivo in questa nuova dinamica è il risultato conseguito di recente dalla Francia, tornata ad essere da 2 anni il Paese più attrativo d’Europa, con la creazione di nuovi posti di lavoro nel settore industriale dalla crisi Covid.

In questo nuovo contesto, Macron valuta molto positivamente il piano di rilancio Ue insieme a quello francese, “permetteranno di consolidare l’uscita dalla crisi attorno a tre pilastri: transizione digitale, transizione ambientale, coesione sociale e territoriale”.

Secondo il presidente francese bisognerà portare avanti il binomio industrializzazione ed innovazione, con maggiori investimenti pubblici, formazione e creazione di nuove filiere industriali, alimentando così un “modello virtuoso: innovare, produrre, esportare e finanziare il settore sociale” e consentendo alla Francia e all’Europa di assumere la leadership in alcuni settori.

Il piano Francia 2030, che prenderà il via il 1 gennaio 2022 con i primi 4 miliardi in dotazione, è stato costruito attorno a 10 obiettivi.

Il primo è la costruzione di reattori nucleari di piccole dimensioni innovanti e sicuri (SMR, small modular reacteurs) da un settore che impiega 200 mila francesi e fa del Paese “uno di quelli che in Europa emettono meno CO2 per l’elettricità prodotta”.

La seconda ambizione è quella di diventare il leader dell’idrogeno verde entro il 2030 con la creazione di almeno due Gigafactory sul territorio nazionale oltre ad un investimento di più di 500 milioni di euro nelle energie rinnovabili.

Il terzo è la “decarbonizzazione della nostra industria”, riducendo le emissioni del settore del 35% tra il 2015 e il 2030. 

AGI – In Francia dal 2022 una buona parte della verdura e della frutta non trasformata non potrà più essere venduta in imballaggi di plastica, che saranno consentiti fino al 2026 per quelli più fragili come i frutti di bosco. L’ha comunicato il governo.

Quanto alle verdure, devono essere esposti sugli scaffali senza imballaggi di plastica porri, zucchine, melanzane, peperoni, cetrioli, patate, carote, pomodori tondi, cipolle, rape, cavoli, cavolfiori, zucca, pastinaca, ravanello, topinambur, ortaggi con radice.

Tra la frutta sono interessati al divieto mele, pere, arance, clementine, kiwi, mandarini, limoni, pompelmi, prugne, meloni, ananas, mango, frutto della passione e cachi. A oggi il 37% della frutta e della verdura in Francia è venduto confezionato. La misura introdotta, che riguarda una trentina di prodotti, “dovrebbe permettere – auspica il governo – di evitare ogni anno oltre un miliardo d’imballaggi di plastica inutili”. 

AGI – E’ stato arrestato in Iraq Sami Jasim al-Jaburi, personaggio chiave nella gestione dei fondi dell’Isis sul quale gli Usa avevano messo una taglia da 5 milioni di dollari. Lo ha annunciato il premier iracheno, Mustafa al-Kadhemi. Al Jaburi, che a quanto pare è stato anche un vice del leader dell’organizzazione, Abu Bakr al-Baghdadi, è stato arrestato dagli 007 “fuori dai confini dell’Iraq”, ha precisato al-Khademi.