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AGI – “Never, never, never give up”, diceva Winston Churchill che Donald Trump ama tanto citare. “Continueremo la buona battaglia e penso che alla fine prevarremo“, cinguetta il presidente americano, annunciando di aver raccomandato al capo dell’agenzia federale GSA (General Services Administration) “di fare quello che deve essere fatto” per il passaggio di consegne a Joe Biden.

Sì all’avvio della transizione dunque, ma no al riconoscere la vittoria del rivale, come tiene a precisare “The Donald”. “Il Gsa ha apparentemente certificato come vincitori il presidente eletto Joe Biden e la vice presidente eletta Kamala Harris, fornendo all’amministrazione entrante le risorse e il sostegno necessari per portare avanti un morbido e pacifico trasferimento del potere”, è la diversa lettura del team di Biden che ora potrà avere accesso a briefing classificati, incontrare funzionari del governo, coordinare le risposte alla pandemia anche visionando i piani per la distribuzione del vaccino nell’ambito della trumpiana Operazione Warp Speed.

Il disco verde del GSA è stato comunicato con una lettera inviata a Biden dall’amministratrice Emily Murphy, che Trump ha scelto nel 2017 e che ha definito vittima di “abusi”, “molestie” e “ricatti” da parte dei dem perché riconoscesse la vittoria dell’ex numero due di Barack Obama.

“Prendo questo ruolo molto sul serio e alla luce degli sviluppi recenti riguardanti battaglie legali e certificazione dei risultati dell’elezione, trasmetto oggi questa lettera per rendere queste risorse e servizi disponibili”, scrive Murphy, dopo che il Michigan ha confermato la vittoria di Biden nello Stato.

(Da in alto a sinistra, Liberia Linda Thomas-Greenfield, Janet Yellen, Avril Haines, Alejandro Mayorkas, Antony Blinkene John Kerry (foto Afp/Getty Images North America)

 

“Contrariamente a quanto riportato o insinuato dai media, la mia decisione non è stata presa per paura o faziosità”, aggiunge, negando di aver subito pressioni politiche. Il ‘Presidential Transition Act’ del 1963, la legge sulla fase di transizione, non prevede alcun termine per la certificazione del risultato elettorale da parte del GSA, come la stessa Murphy tiene a sottolineare. I media hanno attribuito la vittoria a Biden il 7 novembre ma non sarà ufficiale fino a quando saranno i grandi elettori a decretarla, quando voteranno, il prossimo 14 dicembre.

La svolta (a modo suo) di Trump è arrivata nel giorno in cui Biden ha riempito caselle chiave del nuovo governo (tra annunci ufficiali e anticipazioni di stampa) con tanti veterani dell’era Obama, tante prime volte e il prospettato ritorno ad una diplomazia più tradizionale per gli Usa.

L’ex presidente della Federal Reserve Janet Yellen al Tesoro, il suo “alter ego” Antony Blinken al dipartimento di Stato, l’ex capo della diplomazia Usa John Kerry primo zar per il clima della storia americana, Alejandro Mayorkas alla Sicurezza Nazionale, Avril Haines a capo degli 007, Jake Sullivan advisor per la sicurezza nazionale e Linda Thomas-Green rappresentante all’Onu.

“Non abbiamo tempo da perdere quando si tratta della nostra sicurezza nazionale e della politica estera”, spiega Biden, “ho bisogno di una squadra pronta dal primo giorno, in grado di aiutarmi e reclamare il posto dell’America a capo tavola, alla guida del mondo per affrontare le sfide più grandi, per sostenere la nostra sicurezza, la prosperità e i nostri valori”.

Se le nomine saranno confermate dal Senato, e non è affatto scontato visto che la maggioranza potrebbe restare repubblicana (non lo sapremo prima dei ballottaggi del 5 gennaio), Yellen farà la storia come primo ministro del Tesoro donna, così come Haines sarà la prima donna Direttore della National Intelligence (DNI).

Yellen, 74 anni, aveva già rotto il soffitto di cristallo come prima donna a guidare la Fed: era stata confermata con consenso bipartisan nel 2014. Biden ha anche scelto il primo latino come ministro della Sicurezza Nazionale, con il cubano-americano Mayorkas.

L’ex vice presidente tiene a sottolineare che si tratta di persone tutte “testate” durante le crisi, con un’esperienza senza uguali ma anche “innovative”. Il ruolo del veterano Kerry conferma l’intenzione di riportare Washington nell’accordo internazionale sul clima di Parigi dal quale Trump ha deciso sfilare gli Usa.

Il 43enne Sullivan sarebbe il più giovane consigliere per la Sicurezza nazionale dai tempi dell’amministrazione Eisenhower. Biden ha escluso che i repubblicani possano bocciare le sue scelte. “State scherzando?”, ha risposto quando gli è stato chiesto se temeva potessero venire respinte.

Secondo Axios, alcuni democratici starebbero valutando di offrire in pasto ai repubblicani un ‘agnello sacrificale’, ovvero una nomina da fargli bocciare per ottenere la conferma delle altre. “Questo consentirebbe ai repubblicani di sventolare il loro potere, rendendo più accettabili le altre nomine”, scrive Axios.

Per quanto stravagante e poco Biden-style possa sembrare, è la storia a insegnare che almeno una nomina viene sempre bocciata. Nel caso di Trump, ad esempio, è toccato ad Andy Puzder che era stato scelto come segretario al Lavoro. Ad Obama negarono la conferma di Tom Daschie e a George W. Bush quella di Linda Chavez. 

AGI – Il governo tedesco introdurrà una quota rosa del 30% obbligatoria per i cda nelle società quotate del Paese. Un accordo raggiunto venerdi’ sera tra i cristiani democratici (Cdu) di Angela Merkel e il loro alleato, i socialdemocratici, prevede che i consigli di amministrazione con piu’ di tre membri debbano includere almeno una donna, invertendo un sistema volontario che i critici sostengono non sia riuscito a raggiungere il necessario spostamento verso la parita’ di genere.

E’ una svolta storica. Mettiamo fine ai consigli di amministrazione senza donne nelle grandi aziende. Diamo l’esempio per una società moderna e sostenibile”, ha esultato Franziska Giffey, ministro federale tedesco per le donne. “Sfruttiamo tutte le potenzialità del nostro Paese in modo che il migliore nelle squadre miste possa avere piu’ successo. Perche’ nulla viene fatto volontariamente e abbiamo bisogno di linee guida per andare avanti”, ha aggiunto.

La mossa – scrive il Guardian – arriva dopo che una recente ricerca ha scoperto che la rappresentanza delle donne nell’alta dirigenza delle aziende tedesche è indietro rispetto alle principali economie rivali.

Secondo un sondaggio di settembre della fondazione svedese-tedesca AllBright, le donne costituiscono il 12,8% dei consigli di amministrazione delle 30 maggiori società tedesche quotate nell’indice blue chip Dax. La cifra si confronta con il 28,6% negli Stati Uniti, il 24,5% nel Regno Unito e il 22,2% in Francia. 

AGI – Nuova battuta d’arresto per Donald Trump sul fronte dei ricorsi per le presidenziali Usa: un giudice federale della Pennsylvania ha respinto l’azione legale per sospendere la certificazione di milioni di voti nello Stato. Il presidente pero’ non molla e ha fatto sapere che presenterà appello alla corte del terzo circuito della Pennsylvania con l’obiettivo di portare eventualmente il caso davanti alla Corte suprema. Non solo, è stato chiesto anche un nuovo riconteggio in Georgia dopo che lo Stato e’ stato assegnato a Joe Biden con un vantaggio di 12.284 voti, rispetto ai circa 14mila voti del primo spoglio. 

L’importanza della Pennsylvania

Trump ha già perso o ritirato una trentina di ricorsi volti a bloccare la proclamazione dello sfidante democratico democratico dopo le presidenziali del 3 novembre, ma quella in Pennsylvania è forse la sconfitta più significativa perché dovrebbe preludere alla definitiva assegnazione della vittoria al rivale democratico in uno Stato che è sempre stato considerato chiave per l’esito della sfida. Secondo il giudice Matthew Brann la causa, basata su accuse di irregolarità, è “infondata” in quanto “al tribunale sono stati presentati argomenti legali privi di merito e accuse speculative”. “Negli Stati Uniti d’America, questo non può giustificare la privazione del diritto di voto di un singolo elettore, per non parlare di tutti gli elettori del suo sesto Stato più popoloso”, ha scritto il giudice. Biden in Pennsylvania ha un vantaggio di 80 mila voti.

La battaglia continua

Il presidente uscente in un tweet ha messo subito in chiaro che la sua battaglia non è finita: “Perché Joe Biden sta formando rapidamente” una nuova amministrazione “quando i miei investigatori hanno trovato centinaia di migliaia di voti illegali sufficienti a ribaltare” l’esito delle presidenziali “in almeno quattro Stati, e quindi ad avere abbastanza voti per vincere le elezioni?”: si e’ chiesto Trump. Poi ha espresso l’auspicio che i “legislatori e i tribunali abbiano il coraggio di fare quello che va fatto per mantenere l’integrita’ delle nostre elezioni e dell’America”. “Il mondo sta guardando”, ha aggiunto. Di certo Trump non intende farsi da parte. Secondo il Washington Post potrebbe annunciare entro la fine dell’anno la sua candidatura per le presidenziali del 2024. Ai suoi collaboratori avrebbe spiegato di voler restare una “forza onnipresente” in politica e nei media. Un solo presidente nella storia degli Stati Uniti e’ riuscito a farsi rieleggere dopo essere stato sconfitto al termine del primo mandato: accadde a Grover Cleveland nel 1892. 

AGI – Il leader di Al Qaeda, Ayman al-Zawahiri, “è morto per cause naturali la settimana scorsa in Afghanistan”. Lo scrive la versione pakistana di Arab News, un sito saudita generalmente affidabile, che ha sentito diverse fonti qualificate che hanno confermato la notizia che girava sui social da alcuni giorni. L’erede di Osama Bin Laden, 69 anni, era apparso l’ultima volta in un video registrato in occasione dell’anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle l’11 settembre.

“E’ morto la scorsa settimana a Ghazni”, ha detto ad Arab News un traduttore di Al-Qaeda che ha ancora stretti legami con il gruppo. “E’ morto di asma perché non aveva accesso a cure regolari“, ha spiegato. La conferma del decesso è arrivata anche da un funzionario della sicurezza pakistana attivo nelle aree tribali al confine con l’Afghanistan: “Crediamo che non sia più vivo. Siamo fermi sul fatto che sia morto per cause naturali”.

Una fonte vicina ad Al-Qaeda in Afghanistan ha aggiunto che il leader è morto questo mese e un numero ristretto di seguaci ha partecipato al suo funerale. Non è chiaro in che condizioni ne’ dove si sarebbe svolta la cerimonia funebre.

“Quello che sappiamo è che aveva dei problemi respiratori ed è morto da qualche parte in Afghanistan“, ha spiegato la fonte di Al-Qaeda. Un altro ufficiale della sicurezza pakistana, informato sulle operazioni antiterrorismo in corso ha dichiarato sempre ad Arab News: “Abbiamo ricevuto le informazioni che al-Zawahiri sia morto circa un mese fa”. Una quarta fonte ha confermato che il capo di Al Qaeda “era estremamente malato e aveva il problema di insufficienza renale”, ma non ha potuto confermarne il decesso. 

AGI – “Chiamai Donald Trump quella sera stessa, a tarda notte, per congratularmi con lui, anche se la sua vittoria su Hillary Clinton aveva all’incirca lo stesso margine della vittoria di Joe Biden su di lui. Feci quella telefonata, non abbiamo rimandato per settimane fingendo che non fosse successo. È stato difficile, ma ce l’ho fatta”. In un’intervista a la Repubblica l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama racconta il momento del passaggio di consegna da lui a Trump alla Casa Bianca quattro anni fa.

E aggiunge: “Qualche giorno dopo lo invitai alla Casa Bianca con sua moglie, Melania. Feci in modo che tutti i miei dipartimenti e i miei collaboratori preparassero i manuali per la transizione. A quanto pare, non sempre sono stati letti. Uno di questi riguardava come affrontare l’eventualità di una pandemia. Sembra che non abbiano seguito le linee guida indicate”.

Secondo Obama “queste elezioni hanno dimostrato che la società americana è profondamente divisa. Alcune di queste divisioni c’erano già prima di Donald Trump e continueranno ad esserci dopo di lui. Ma quello che è certo è che lui ha accelerato quelle divisioni. Ha alimentato le fiamme della divisione” mentre “Joe Biden, invece, è una persona che, per istinto e per carattere, unifica” anche perché “il presidente degli Stati Uniti non può risolvere tutti i problemi, anche se spesso la gente si aspetta che sia in grado di farlo. Ma può incoraggiare un certo modo di interagire, un modo civile, un senso di comprensione degli altri”.

AGI – L‘Italia è pronta a collaborare con la Nasa per il ritorno dell’uomo sulla Luna fornendo moduli per la stazione spaziale Gateway nell’orbita lunare, moduli per l’allunaggio, nanosatelliti e servizi per le comunicazioni fino alle serre spaziali.
“Il programma Artemis pone una sfida per una nuova industria dello spazio con la necessità di coinvolgere diversi settori”, ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle politiche per lo spazio, Riccardo Fraccaro, nel corso di un webinar organizzato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) dal titolo “Artemis: il ruolo dell’Italia”.

L’Italia ha le conoscenze per essere un interlocutore degli Stati Uniti nella nuova missione sulla Luna. Con Artemis noi guardiamo alle prossime generazioni”, ha aggiunto.
Artemis è il programma della Nasa che ha come obiettivo la realizzazione di una stazione spaziale orbitante intorno alla Luna – il Lunar Gateway – come vera e propria base a supporto di ulteriori missioni che dovrebbero portare la prima donna a calcare la superficie del nostro satellite. Non sarà però un programma esclusivo della Nasa, perchè insieme agli americani ci saranno sicuramente gli europei con l’Agenzia Spaziale Europea e Esa e anche gli Italiani con l’Asi.

 Il punto di partenza sono gli Artemis Accord: lo scorso 13 ottobre l’Italia è stata tra i primi firmatari al mondo di questa sfida di cooperazione internazionale. A siglare l’accordo con la Nasa, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle politiche per lo spazio Riccardo Fraccaro, che dando inizio al webinar ha sottolineato anche le potenzialità di crescita per l’economia del Paese.
“Il traguardo del 2024 – ha continuato Fraccaro – è solo l’inizio e sicuramente bisognerà aspettare qualche decennio per vedere un programma Artemis completo. Il governo c’è, c’è stato fin dall’inizio: ora deve essere l’intero sistema Paese a crederci. L’obiettivo è talmente alto che ne vale la pena. In questa nuova era della New Space economy, e nuova era di esplorazioni spaziali, dovremo trovare soluzioni per sopravvivere in ambienti ostili come il suolo lunare. Questo ha come grande vantaggio quello di trovare soluzioni che poi ci serviranno sulla Terra”.

Gli Artemis Accord, che seguono la Dichiarazione d’intenti sottoscritta lo scorso settembre da Fraccaro e Bridenstine, aprono all’Italia una serie di opportunità, in particolare sulla fornitura di moduli abitativi per l’equipaggio e servizi di telecomunicazione. Confermando così la capacità italiana nell’esplorazione dello spazio, costruita in decenni di impegno istituzionale e industriale.

“La partecipazione dell’Italia al programma Artemis – ha detto Giorgio Saccoccia, Presidente dell’Agenzia Spaziale italiana – non nasce dall’improvvisazione, ma da una lunga esperienza nelle attività spaziali. Se il nostro Paese è in condizione oggi di proporsi come partner di Artemis, è perché c’è un percorso italiano nelle attività spaziali”. Tutti gli aggiornamenti sul programma Artemis, sul ruolo dell’Italia e sui contratti futuri verranno dati in un’apposita sezione del sito dell’ASI, ha aggiunto il Presidente. 

“Grazie all’accordo Artemis – ha sottolineato Saccoccia – verranno stretti altri accordi industriali e si rafforzerà tutta la filiera del settore spazio. Un altro ambito molto importante per quanto riguarda la cooperazione internazionale spaziale è quello della space diplomacy. L’Italia sta collaborando per coinvolgere e incrementare collaborazioni con altri paesi europei meno robusti nel settore spaziale». 
Il Presidente dell’ASI ha poi passato in rassegna i principali contributi dell’Italia all’esplorazione spaziale, mentre il Responsabile dell’Unità Volo Umano di ASI Gabriele Mascetti si è soffermato sul futuro contributo italiano a una componente essenziale delle future missioni lunari Artemis, il Lunar Gateway.

“La partecipazione italiana al Lunar Gateway – ha detto Mascetti – riguarda una serie di progetti: il nostro Paese ha un ruolo cruciale nella realizzazione del modulo abitativo con la parte dotata di finestre, il modulo Esm di Orion, il lander logistico lunare e siamo l’unico Paese al di fuori degli Stati Uniti che contribuirà alla realizzazione del modulo human landing lunare. Inoltre abbiamo aziende italiane che collaborano con l’Esa per la costruzione di infrastrutture di servizio sulla Luna. 

L’Italia avrà un grande ritorno da questo programma: la possibilità di fare scienza in un ambiente unico come è accaduto sulla Stazione Spaziale Internazionale“. A sottolineare la continuità tra il l’orbita bassa della Iss e l’orbita cislunare del Gateway è stato Massimo Comparini, amministratore delegato di Thales Alenia Space Italia. “Il contributo italiano – ha detto – alla Stazione Spaziale Internazionale e ai suoi moduli iniziali è stato determinante per poter giocare oggi un ruolo nella costruzione di una prima stazione in orbita cislunare”.

“Gli Artemis Accord – ha aggiunto la Responsabile delle Relazioni Internazionali di ASI Gabriella Arrigo – sono dei principi, degli strumenti politici non vincolanti, che confermano i principi presenti nei trattati sullo spazio delle Nazioni Unite. Gli accordi hanno lo scopo di sostenere l’esplorazione spaziale all’insegna della sostenibilità nel rispetto delle generazioni presenti e di quelle future. Inoltre riconoscono un aspetto molto importante: il valore del coordinamento multilaterale“. 
Il webinar è proseguito evidenziando le applicazioni future dell’esplorazione lunare per il sistema Italia, per gli istituti di ricerca e le università, per le aziende specializzate, ma anche per l’industria non spaziale.

“Stiamo valutando di avviare diverse iniziative per valorizzare la trasversalizzazione nello spazio – ha detto l’Ammiraglio Carlo Massagli, segretario del Comint – e le questioni di genere nell’esplorazione spaziale. Insieme all’ASI vogliamo proporre una giornata nazionale dedicata allo spazio, il 15 dicembre, ricorrenza del lancio del satellite San Marco 1. Inoltre, con il contributo di ASI, abbiamo individuato diversi tipi di relazioni funzionali tra i settori spazio propriamente detti e i settori non spazio. In parallelo, ci aspettiamo che prossimamente vedremo sulla Luna una serie di servizi forniti sulla Terra e di cui facciamo tutti uso quotidiano: servizi di postelecomunicazioni, izionamento e navigazione, generazione di mappe lunari, previsioni metereologiche, forniture di ossigeno, acqua ed energia, produzione in stampa 3D di parti di ricambio, servizi medici e sanitari, servizi sportivi, servizi ricreativi e così via”. A seguire, una tavola rotonda ha visto coinvolti diversi attori del panorama spaziale tra cui la Presidente del CTNA, Cristina Leone, Nicole Viola del PoliTO e l’astronauta Esa Luca Parmitano, primo italiano al comando della Iss con la missione Beyond e possibile candidato per il prossimo sbarco sulla Luna.

La Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio e la Difesa (AIAD), l’Associazione delle Imprese per le Attività Spaziali (AIPAS) e l’Associazione per i Servizi, le Applicazioni e le Tecnologie ICT per lo Spazio (ASAS) hanno concluso questa prima giornata di scambi sul ruolo dell’Italia nell’esplorazione lunare del futuro. 

AGI –  Donald Trump ha licenziato il responsabile per la cybersicurezza, Chris Krebs, che aveva respinto le affermazioni del presidente di “massicci” brogli nel voto e aveva definito le presidenziali del 3 novembre le elezioni “più sicure della storia”.

“Le recenti dichiarazioni di Chris Krebs sulla sicurezza delle elezioni del 2020 sono state molto inaccurate, in quanto ci sono state massicce irregolarità e frodi”, ha scritto il presidente Usa in un tweet, citando tra le presunte altre, il “voto di persone morte”, i voti spostati “da Trump a Biden”, gli “osservatori non ammessi ai seggi”.

“Per questo – ha annunciato Trump nel tweet – con effetto immediato Krebs e’ licenziato da direttore della Cybersecurity and Infrastructure Security Agency” (Cisa), agenzia del Dipartimento di sicurezza interna.
 

The recent statement by Chris Krebs on the security of the 2020 Election was highly inaccurate, in that there were massive improprieties and fraud – including dead people voting, Poll Watchers not allowed into polling locations, “glitches” in the voting machines which changed…

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump)
November 18, 2020

In un altro tweet, il presidente ha rivendicato “il grande merito” della sua amministrazione, assicurando che “l’unica cosa sicura delle elezioni e che sono state virtualmente impenetrabili a poteri stranieri”. La risposta di Krebs, che si e’ detto “onorato di servire” il Paese, è arrivata sempre via Twitter in un post con l’hashtag #Protect2020.

Honored to serve. We did it right. Defend Today, Secure Tomrorow. #Protect2020

— Chris Krebs (@C_C_Krebs)
November 18, 2020

“Abbiamo fatto bene, difendere oggi, assicurare domani”, ha scritto l’ex responsabile del voto per la cybersicurezza, che secondo quanto riferito da fonti a lui vicine, la scorsa settimana aveva ammesso di attendersi il licenziamento.

“Non ci sono prove che qualsiasi sistema di voto abbia eliminato o perso voti, alterato voti o sia stato influenzato in alcun modo”, aveva detto Krebs dopo le elezioni, contraddicendo direttamente le accuse di brogli di Trump. “Sappiamo che ci sono molte affermazioni infondate e disinformazione sul processo delle nostre elezioni”, ma “possiamo assicurarvi che abbiamo la massima fiducia nella sicurezza e nell’integrità del voto”, aveva aggiunto il responsabile, invitando gli americani da avere la stessa fiducia.

Krebs è stato il primo direttore del Cisa, un incarico voluto proprio dal Trump nel 2018: fino ad allora l’agenzia era guidata da un sottosegretario del Dipartimento di sicurezza interna. A piu’ di due settimane dal voto, Trump ancora non riconosce la vittoria del presidente eletto Joe Biden, per presunti “brogli” orchestrati dai democratici di cui però non ha presentato prove.

Krebs aveva il delicato compito di bloccare possibili intrusioni di hacker stranieri e nazionali nell’immenso apparato elettorale di smistamento, conteggio e altri sistemi. Secondo il democratico Adam Schiff, presidente della commissione Intelligence della Camera, Krebs e il suo team hanno “lavorato diligentemente per salvaguardare le nostre elezioni”.

“Invece di premiare questo grande servizio, il presidente Trump – ha aggiunto – si sta vendicando contro il direttore e altri funzionari che hanno fatto il loro dovere”. Secondo il senatore repubblicano Ben Sasse, “Chris Krebs ha fatto un ottimo lavoro – come diranno i funzionari delle elezioni statali di tutta la nazione – e ovviamente non dovrebbe essere licenziato”.

Sotto la guida di Krebs, il Cisa aveva anche segnalato più volte che russi e iraniani stavano tentando di intrufolarsi nei sistemi statunitensi, come avevano già fatto i russi nel 2016.

Secondo quanto riferito, la Casa Bianca era particolarmente infastidita da una pagina web del Cisa, creata per combattere la disinformazione e denominata chiamata ‘Rumor vs Reality’. La pagina ha respinto le affermazioni fatte da Trump e da altri, come quella sui voti di persone morte e su altri brogli.

Lunedì, un gruppo di 59 massimi esperti di sicurezza elettorale ha respinto le accuse di malfunzionamento o brogli significativi, bollando le affermazioni come “infondate o tecnicamente incoerenti”.

 

AGI – La SpaceX Dragon, con quattro astronauti a bordo, ha raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale Iss. L’attracco è avvenuto intorno alle 5 ora italiana. La navicella spaziale, chiamata “Resilience”, ha attraccato con la stazione spaziale a circa 260 miglia (400 chilometri) sopra lo Stato dell’Ohio, nel Midwest degli Stati Uniti.

L’equipaggio è composto da tre americani – Michael Hopkins, Victor Glover e Shannon Walker – e dal giapponese Soichi Noguchi. In precedenza, il comandante della missione Hopkins aveva dato al pilota Glover la sua “spilla d’oro”, una tradizione della NASA quando un astronauta attraversa per la prima volta i 100 chilometri della linea Karman che segna il confine ufficiale dello spazio. Glover è il primo astronauta nero a effettuare un soggiorno prolungato presso la ISS, mentre Noguchi è il primo non americano a volare in orbita su un’astronave privata.     

L’equipaggio si unisce a due russi e un americano già a bordo della stazione e vi resterà per sei mesi. Lungo il percorso, c’è stato un problema con il sistema di controllo della temperatura della cabina che però  è stato risolto rapidamente. SpaceX ha trasmesso immagini in diretta dall’interno della capsula che mostravano gli astronauti al loro posto, cosa che né i russi né gli americani avevano fatto finora.

Alla partenza hanno assistito il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence – “una nuova era dell’esplorazione umana dello spazio” – mentre il successo del lancio è stato salutato da Donald Trump, “grande!”, e dal presidente eletto Joe Biden, pe ril quale si tratta della testimonianza del potere della scienza e di ciò che possiamo realizzare sfruttando la nostra innovazione, l’ingegno e la determinazione”.

Il volo “operativo” arriva dopo la missione dimostrativa di successo svolta a maggio, in cui due astronauti americani sono stati portati sulla Iss e poi riportati in sicurezza sulla Terra da SpaceX. La capsula Dragon di SpaceX è ora il secondo mezzo in grado di raggiungere la Iss, insieme alla tradizionale Soyuz russa, unica operativa ormai dal 2011, da quando gli americani interruppero i voli con equipaggio. Fra un anno dovrebbe essere pronta anche la navetta della Boeing. 

La Nasa spera, tuttavia, di continuare a cooperare con la Russia. E per farlo, ha proposto di fornire posti per i cosmonauti in future missioni e intende che gli americani continuino a utilizzare regolarmente la Soyuz. Ma i negoziati si trascinano. I legami tra Washington e Mosca nel regno spaziale, uno dei rari settori in cui erano ancora buoni, sembrano tuttavia indebolirsi. Dopo oltre 20 anni di cooperazione per la Iss, la Russia non parteciperà alla prossima mini-stazione ideata dalla Nasa attorno alla Luna, il Gateway. 

Il capo dell’agenzia spaziale russa Roskosmos, Dmitri Rogozine, aveva ironizzato nel 2014 sulla necessità per gli Stati Uniti di utilizzare un “trampolino di lancio” per raggiungere la Iss. Ed Elon Musk, il controverso boss di SpaceX, non ha dimenticato la provocazione e ha risposto a maggio: “Il trampolino di lancio funziona”. 

AGI – Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, si è recato in visita nel settore Nord di Cipro, riconosciuto come Repubblica indipendente solo dalla Turchia e ha chiesto per l’isola negoziati sulla base dei “due Stati separati” e dei “due popoli diversi”.

Il capo di Stato turco si è poi concesso un picnic sulla spiaggia proibita di Varosha, che un tempo, soprannominata la “gemma del Mediterraneo”, era il parco divertimento delle celebrità, ma dall’invasione turca nel 1974 è stata abbandonata e recintata, e i suoi ex hotel e ristoranti di lusso ora solo rovine ricoperte di erbacce.

Le truppe turche hanno parzialmente riaperto il lungomare di Varosha l’8 ottobre, suscitando critiche internazionali. Erdogan, che nelle scorse settimane aveva dichiarato che avrebbe fatto un “picnic” a Varosha, è arrivato dopo il tramonto, sotto la pioggia. Parlando alle telecamere ha annunciato una ristrutturazione dell’area. “Questo luogo è chiuso da anni, ma è ora di avviare nuove iniziative”, ha detto, sostenendo che “ai turco-ciprioti non è mai stata concessa un’equa condivisione delle risorse dell’isola”.

Il presidente turco ha inoltre promesso un risarcimento ai greco-ciprioti che hanno perso terreni, case e attività commerciali nella città fantasma. “Se i legittimi proprietari si appellano alla commissione immobiliare, verrà pagato un risarcimento per le loro proprietà”, ha annunciato.

Il presidente di Cipro, Nicos Anastasiades, già ai ferri corti con la Turchia, ha condannato la visita di Erdogan, nonché quello che ha definito lo storico “atto secessionista della dichiarazione del regime illegale” nel Nord. Ha affermato che la visita di Erdogan è servita a “silurare” gli sforzi guidati dalle Nazioni unite per lavorare a risolvere “il problema di Cipro” nei colloqui tra greco e turco-ciprioti, Atene, Ankara e l’ex potenza coloniale di Londra.

L’invasione turca del 1974 fu lanciata in risposta a un colpo di Stato architettato da Atene per unificare Cipro con la Grecia e fu seguita il 15 novembre 1983 dalla dichiarazione della Trnc, la Repubblica Turca di Cipro del Nord. 

AGI – Il conflitto che dilania l’Etiopia rischia di incendiare il Corno d’Africa: le forze del Tigrè, la regione che combatte per l’indipendenza contro l’esercito federale, hanno rivendicato il lancio di razzi sull’aeroporto della vicina capitale dell’Eritrea, Asmara. “Anche le forze etiopi stanno utilizzando l’aeroporto di Asmara”, ha detto il leader del Tigrè, Debretsion Gebremichael, sottolineando che questo ha reso l’aeroporto un “obiettivo legittimo”. L’aeroporto e un quartiere residenziale della capitale dell’Eritrea sono stati colpiti sabato da razzi provenienti dalla regione secessionista etiope, impegnata da giorni in combattimenti contro le forze armate del governo centrale. Le milizie indipendentiste del Tigré avevano minacciato attacchi sulla nazione confinante a causa del suo sostegno ad Addis Abeba.

Il nuovo attacca arriva dopo quelli contro gli aeroporti nella regione di Amhara: misili sono piovuti sullo scalo di Bahir Dar, la capitale regionale, a circa 200 km dal confine con il Tigrè, e Gondar, 100 km più a nord, provocando la morte di due soldati e il ferimento di altri 15, secondo una fonte sanitaria.

“Che gli attacchi partano da Asmara (la capitale dell’Eritrea) o da Bahir Dar, ci saranno rappresaglie: spareremo razzi anche su altri obiettivi selezionati oltre che sugli aeroporti”, ha minacciato il portavoce, accusando l’esercito eritreo di effettuare offensive nel Tigrè su richiesta del governo federale etiope. “Lanceremo anche razzi per contrastare qualsiasi movimento militare ad Asmara e Massaua (porto eritreo sul Mar Rosso, ndr)”, ha detto ancora il portavoce degli indipendentisti.

L’Etiopia e l’Eritrea si sono combattute tra il 1998 e il 2000, e fra i due paesi ci sono state tensioni fino a quando Abiy Ahmed non è diventato primo ministro nel 2018, e ha siglato la pace con Asmara. Molti osservatori temono che il conflitto nel Tigrè possa non solo trascinare l’Etiopia e il suo mosaico di etnie in una guerra civile, ma anche allargarsi al resto del Corno d’Africa.