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Australia sotto shock per lo stupro e l'uccisione di una giovane comica: il cadavere della 22enne Eurydice Dixon è stato ritrovato in un campetto di calcio a Melbourne nelle prime ore di mercoledì. Un giovane di 19 anni, Jaymes Todd, si è presentato spontaneamente dalla polizia ed è stato incriminato per violenza sessuale e omicidio. Internet è stata inondata di messaggi di cordoglio e tributo.

La giovane, all'inizio di una promettente carriera, si era esibita martedì sera in un locale della città: era a poche centinaia di metri da casa quando è stata aggredita nel sobborgo di Carlton North. Poco prima aveva mandato un messaggio a un'amica, dicendosi che era "quasi arrivata sana e salva". Todd non ha fatto richiesta di uscire su cauzione e il prossimo 3 ottobre si presenterà in tribunale per rispondere dei crimini.

Nei prossimi giorni si terrà una veglia per lei a Melbourne, ha annunciato il premier dello Stato, Daniel Andrews, ricordando che "Eurydice è morta a causa del suo aggressore, non a causa sua". 

Sui migranti "la risposta europea attuale non è adatta" ma non lo sono neanche l'asse dei ministri dell'Interno di Berlino, Vienna e Roma o le prese di posizione dei singoli. Lo ha affermato il Presidente francese, Emmanule Macron, nella conferenza stampa congiunta con il premier italiano Conte. Macron rinnova l'esortazione all'Italia a camminare insieme per riformare l'approccio europeo al problema migranti.

Riforma del regolamento di Dublino

"Negli ultimi anni l'Europa è mancata in efficacia e solidarietà. Servono riforme per affrontare le sfide", ha sottolineato il presidente francese. Bisogna riformare "il regolamento di Dublino e il sistema di ricollocazione per quote". E Macron aggiunge: "Quando si parla del tema della migrazione ci sono drammi umani, e non dobbiamo mai perdere di vista il nostro dovere, e non dimentico quello che l'Italia ha dovuto subire dal 2015 con arrivi in massa dal nord Africa. L'Italia ha dovuto subire molti arrivi diretti, ma questi arrivi sono stati ridotti nel 2017. Noi siamo un Paese con molte richieste di asilo, non siamo il paese di primo arrivo, ma anche in Francia arrivano migranti".

L'inquilino dell'Eliseo distingue tra chi scappa da guerre ed è in pericolo di vita e i migranti economici. "I primi – dice Macron – troveranno sempre accoglienza in Europa, per i secondi dobbiamo fare una distinzione. Ci sono molte persone che non hanno diritto d'asilo e restano a vivere in Europa in condizioni non dignitose. Va reso più efficace il ritorno al Paese d'origine di chi non ha diritto d'asilo. Su questo punto bisogna aumentare la cooperazione".

Sul caso Aquarius, Macron dice: "Se una nave arriva nelle acque italiane, l'Italia deve farsene carico. L'Italia non può violare le leggi internazionali. Il dramma, però, comincia prima, quando la nave parte dai Paesi di transito. Su questo serve una risposta europea di collaborazione più efficace".

Unione bancaria per stabilizzare l'euro

Ma il presidente francese dice anche un chiaro 'nò ad alleanze estemporanee dentro l'Ue: un asse tra i ministri dell'Interno di Italia, Austria e Germania? "Questa formula nella storia non ha mai portato fortuna. Ad ogni modo ci sono le Costituzioni e ci sono i capi di Governo di Italia, Germania e Austria che prendono le decisioni. Questo dicono le nostre Costituzioni". Macron è infine favorevole all'Unione bancaria: "Bisogna finalizzare l'Unione bancaria per stabilizzare la zona euro. Ne parleremo al prossimo Consiglio Europeo".

Il braccio di ferro tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e i suoi alleati di destra sulla politica migratoria della Germania rischia di mettere in crisi il futuro politico del governo, soprattutto in seguito al fallimento dei negoziati interni. Il Bundestag ha sospeso ieri la seduta a metà giornata per consentire riunioni ai gruppi parlamentari: da un lato quelli della Cdu di Merkel e dall'altro quelli della Csu bavarese, guidati dal ministro dell'Interno, Horst Seehofer.

Un progetto contestato

Al centro della discussione, la decisione di domenica della cancelliera di bloccare un importante progetto di riforma della politica di asilo, un "masterplan" in 63 punti, presentato dal ministro dell'Interno. Tra i punti, il respingimento dei migranti arrivati in Germania ma precedentemente registrati in un altro Paese dell'Unione europea. I negoziati per tenere in piedi il pacchetto sono però falliti mercoledì sera.

Merkel rifiuta la drastica misura in nome della legge e dei principi di solidarieta' europea. Ha chiesto piu' tempo per negoziare soluzioni al vertice Ue in programma per la fine di giugno. Una richiesta respinta. Ieri ancora, pur di arrivare a un compromesso, Merkel ha proposto le espulsioni delle persone che non hanno ottenuto l'asilo politico e il loro blocco al confine nel caso di tentativo di rientro. Ma per la Csu non e' sufficiente.

Elezioni anticipate?

"Dobbiamo attuare rapidamente il regolamento per il respingimento ai confini. Dobbiamo preoccuparci della popolazione locale, non solo e in modo permanente di tutta Europa", ha martellato il capo dell'esecutivo della Baviera, Markus Soder. Il tabloid Bild, il quotidiano più letto in Germania e sostenitore di una linea molto ferma in materia di immigrazione, pone apertamente la questione del futuro politico della cancelliera che ha avviato il suo quarto mandato nel marzo dopo sei mesi di trattative per formare la coalizione. "Se non si riesce a trovare un compromesso, allora Angela Merkel deve porre la questione di fiducia in Parlamento e ogni eletto dovra' decidere: o resta la stessa cosa con il buon vecchio modo di Angela Merkel, oppure si va all'avventura con nuove elezioni".

Anche nella Cdu c'è chi scalpita

E anche tra la Cdu c'e' chi chiede la fiducia. "Dal 2015 discutiamo di questo tema, bisogna decidere e se necessario anche con la questione della fiducia", ha dichiarato il deputato Axel Fischer al Bild. Per il capogruppo della Csu, Alexander Dobrindt, si tratta di una "situazione storica". La rottura tra Merkel e Seehofer e' emersa in modo lampante anche mercoledì quando il ministro dell'Interno si era mostrato in sintonia con il conservatore Sebastian Kurz, il premier austriaco, annunciando la creazione di un "asse" a tre con il ministro degli Interni italiano, Matteo Salvini, per contrastare l'immigrazione irregolare.

Ma la Spd si schiera con Angela

Merkel aveva ovviamente criticato l'iniziativa, facendo notare che erano in gioco il "futuro e la coesione" dell'Ue. "Penso che sia importante non aspettare il disastro, come nel 2015", aveva detto Kurz, puntando alla cancelliera che quell'anno apri' le porte della Germania a un milione di rifugiati. La leader della Cdu può ancora contare sul pieno appoggio del suo partito, puntando sulla negoziazione degli accordi bilaterali al vertice Ue con i Paesi membri interessati. E i socialdemocratici, le cui voci sono cruciali per la stabilità del governo, si sono opposti al piano del ministro degli Interni.

Uno scontro che viene da lontano

Lo scontro Merkel-Seehofer risale all'apertura del Paese ai migranti nel 2015, ma e' la prima volta che la leggendaria capacita' della cancelliera di trovare compromessi sembra essere impantanata. Spaventati dalla crescita dell'estrema destra (AfD), che durante le tornata elettorale di settembre aveva portato a casa un risultato storico facendo leva proprio sulle preoccupazioni per l'immigrazione, i conservatori vogliono un giro di vite prima che la Baviera vada alle urne in autunno. 

Era entrato negli Stati Uniti per partecipare a una gara di barbe e baffi. Ci è rimasto, negli Usa ma in prigione, con il rischio di non uscire per 20 anni. Perché Gal Vallerius, 36 anni, franco-israeliano residente in Bretagna, e munito di una lunga barba rossiccia, era stato fermato appena sbarcato all’aeroporto di Atlanta, lo scorso agosto. Agli agenti aveva detto di stare andando al campionato mondiale di barbe e baffi di Austin, Texas, dove si era iscritto nella categoria “barba lunga”. Ma non ci è mai arrivato. Subito arrestato con l’accusa di essere Oxymonster, un venditore di droga del Dark Web, nonché un moderatore e amministratore di uno dei mercati neri dell’underground più noti, Dream Market.

Ora Vallerius si è dichiarato colpevole in un tribunale di Miami. Era davvero Oxymonster. La sentenza è attesa per settembre ma l’uomo ha assunto un atteggiamento collaborativo per evitarsi il rischio di 20 anni di carcere. Tanto più che contro di lui c’erano tante prove. Anche se a bruciarlo è stato l’indirizzo bitcoin usato per ricevere “mance” dagli utenti per il suo lavoro di moderazione e per i consigli dispensati nel forum.

Il funzionamento di Dream Market

Dream Market era, ed è ancora, uno dei principali siti del cosiddetto Dark Web, dove è possibile vendere e comprare, tra le altre cose, vari stupefacenti. È anche uno dei più longevi, essendo in vita dal 2013, che è un tempo lunghissimo per un mercato di questo tipo; in genere, sono sequestrati prima o chiudono i battenti e spariscono nel nulla.

Al tempo dell’arresto di Vallerius, Dream Market contava su 94mila inserzioni, di cui 47mila di sostanze illegali. Oggi, come verificato da AGI, le inserzioni sono circa 120mila e quelle dedicate a sostanze psicoattive 63mila. Vallerius avrebbe iniziato la sua carriera come venditore di Ossicodone e Ritalin. Successivamente sarebbe poi diventato moderatore senior e avrebbe svolto funzioni da amministratore, svolgendo un ruolo critico – afferma l’accusa – nel “sostenere transazioni illecite, come il traffico di narcotici e il riciclaggio dei ricavati”. Un moderatore in questi siti si occupa di dirimere le dispute fra compratori e venditori. Dream Market offre un servizio di escrow, in cui i soldi degli acquirenti sono depositati provvisoriamente sul sito, e sbloccati al venditore solo quando la merce viene consegnata; se qualcosa va storto, intervengono i moderatori.

Offre anche un servizio di mixing, in cui i bitcoin di diversi utenti sono rimescolati fra loro per offuscare il loro tracciamento, e la connessione tra venditore e compratore. Il mercato – una sorta di eBay – incassa delle commissioni dalle transazioni degli utenti; e il suo indirizzo, così come chi lo gestisce, rimane nascosto nelle darknet, le reti anonime.

L’indirizzo che lo ha tradito

Ma basta poco per fare un errore. Come sembra aver fatto Oxymonster. Tra le informazioni messe sul forum del sito (accanto al mercato vero e proprio c’è sempre un forum collegato) era indicato un indirizzo bitcoin per mandare mance allo staff. Gli investigatori si sono messi ad analizzare le transazioni in entrata e in uscita da questo indirizzo e hanno notato che alcune andavano a finire in alcuni wallet, portafogli, controllati da un francese di nome Vallerius sul sito Localbitcoin, un servizio che permette di comprare e vendere bitcoin incontrandosi di persona.

A quel punto gli agenti hanno cercato i profili social, Instagram e Twitter, del sospettato, notando molte somiglianze col modo di scrivere di Oxymonster. L’uso di alcune parole, la punteggiatura, il doppio punto esclamativo, l’impiego frequente di punti interrogativi, e via dicendo.

Sembrerebbe un po’ debole, come prova, se non fosse che, dopo averlo fermato e aver messo le mani sul suo laptop, gli agenti americani hanno trovato, oltre al browser Tor per navigare nel Dark Web (che non è illegale ovviamente e di per sé non dovrebbe provare nulla, ma viene citato negli atti), le credenziali per Dream Market e una chiave di cifratura diffusa da Oxymonster sul mercato nero. E 500mila dollari in bitcoin, che sono stati sequestrati.

Che ci fanno 100 mila gamberi cinesi sul treno merci partito dalla città di Wuhan e diretto a Mosca? La spedizione, organizzata da Alibaba il 7 giugno, è arrivata giusto in tempo per il fischio dell’arbitro che darà il via ai mondiali di calcio. Per un mese – dal 14 giugno al 15 luglio – la Russia ospiterà la 21 edizione della Fifa World Cup.

Nulla più dei prelibati crostacei unisce i tifosi: russi e cinesi amano seguire le partite di pallone gustando gamberi e birra. Sono circa 40 mila i calciofili cinesi in arrivo nella capitale russa. Poco importa che la Nazionale – benché allenata da Marcello Lippi –  non sia riuscita a qualificarsi: “Hanno fatto prima i gamberi cinesi a entrare nel Campionato”, titola ironicamente The Paper.  

Che i calciatori cinesi siano delle schiappe è un fatto tristemente noto. Soprattutto ai massimi dirigenti dell’onnipotente Partito Comunista Cinese. Lippi – incassato l’inevitabile flop – resterà sulla panchina della China National Football Team almeno fino alla fase finale della Coppa d'Asia 2019 (ricoperto d’oro: 24 milioni di euro il suo stipendio).

 Xi Jinping vuole fare della Cina “un grande, moderno Paese socialista”. E un campione dello sport: il pallone è una passione del presidente cinese, che dal 2011 ha riversato ingenti investimenti nella promozione del calcio (oltre a comprare due squadre italiane, Inter e Milan. Ma questa è un'altra storia). L’obiettivo? Ospitare un giorno i Mondiali. E magari vincerli.

La diplomazia del gambero

La Russia non è una grande importatrice di gamberi dalla Cina. “I mondiali saranno un’opportunità per espandersi nel mercato sovietico”, scrive il giornale cinese. Del resto l’importazione dei crostacei d’acqua fredda è sensibilmente calata a causa delle sanzioni imposte nel 2014 dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti (si è passati da 45mila tonnellate nel 2012 a 6,500 nel 2015). Specularmente, anche i consumi si sono depressi. Il governo russo sta aumentando la capacità di pescaggio nel mare di Barents e nelle fredde acque di Okhotsk.

Nel frattempo, tranquilli: ci pensa la Cina, primo mercato mondiale. Sfoggia numeri insuperati: nel 2017 ha allevato 1 milione e 130 mila tonnellate di gamberi. Poco più della metà (55,91%) vengono prodotti nella provincia dello Hubei. Un giro di affari da 268,5 miliardi di yuan (circa 41 miliardi di dollari). Il massimo per un cinese è mangiarli d’estate nelle bancarelle per strada (路边摊, il tipico ‘street food’).

La specie più allevata? Procambarus clarkii: il gambero rosso.

L'asse Pechino-Mosca

C’è da dire che Cina e Russia – legate da patti energetici e geopolitici – non sono mai state così vicine. Mentre Trump in Canada ritirava la firma dalla dichiarazione comune del G7, sul Mar Giallo si rafforzava la cooperazione tra Vladimir Putin e Xi Jinping: pronti a superare l’atavica diffidenza russo-cinese in un momento in cui le relazioni di entrambi con Washington sono piuttosto tese. Soci di maggioranza della Shanghai Cooperation Organization (Sco) – “l’altro G8” riunito a Qingdao – i due leader si sono incontrati alla vigilia, a Pechino, dove il presidente russo è stato accolto con una Medaglia dell'Amicizia (la più alta onoreficenza). Una sauna tradizionale russa fatta di tronchi di legno di cedro, vecchi duecento anni, provenienti dai monti Altai, è stato invece il regalo di Putin a Xi.

Mancava la ciliegina sulla torta.

Cosa c'entra la Via della Seta

I gamberi freschi arrivano dalla città fluviale di Jingzhou della provincia dell’Hubei. Oltre al colosso dell’e-commerce, a organizzare la spedizione anche il China National Agricultural Devolepment Group Co.Ltd. (CNADC). Per garantire la massima qualità – assicurano – i crostacei sono semilavorati e conservati grazie alla catena del freddo. Dal Centro Logistico Radumlya arriveranno direttamente sul bancone dei ristoranti. Pronti per essere serviti: basterà scaldarli per 5 minuti.  

C’entra anche la Nuova Via della Seta: viaggiano a bordo del treno merci che percorre la rotta Cina-Europa (da Wuhan partono almeno 16 linee che collegano la città cinese a diversi centri logistici europei, tra cui Gorzow, Amburgo, Duisburg e Lione).

Anche da Xiamen sono arrivati centinaia di container. Ma trasportano altro: magliettine e cappellini con il logo del Mondiali. Made in China, ovviamente.  

Ha collaborato Wang Jing

Madrid e Parigi alzano la voce con l'Italia dopo il no del ministro dell'Interno Matteo Salvini ad accogliere i 629 migranti salvati dall'Aquarius. Spagna e Francia sono davvero modelli di accoglienza, pertanto autorizzate a condannare le scelte dell'Italia?

Spagna

Le uniche frontiere terrestri tra l'Europa e l'Africa sono le enclave spagnole di Ceuta e Melilla, a nord del Marocco, punto di accesso privilegiato dell'immigrazione clandestina africana e del contrabbando. Proprio per questo motivo sia a Ceuta – meno di 20 chilometri quadrati e 74 mila abitanti – sia a Melilla, distanti 225 km, alla fine degli anni '90 Madrid costruì una doppia barriera di protezione alta sei metri, che separa il territorio spagnolo da quello del Marocco.

La divisione in filo spinato, costata 30 milioni di euro, è stata pagata in buona parte pagata dall'Unione europea. I migranti vengono spesso feriti dalle guardie di frontiera nel tentativo di varcare la barriera, lunga otto chilometri a Ceuta e 12 a Melilla. Il Marocco si è opposto alla sua costruzione, visto che considera Ceuta parte del suo territorio e ne ha chiesto l'annessione nel 1975.

La barriera di filo spinato di Ceuta

Secondo stime diffuse, l'esistenza della barriera ha provocato la morte di almeno 4 mila persone, annegate nel tentativo di attraversare lo Stretto di Gibilterra. L'ultimo rapporto del Jesuit Refugee Service (JRS) sulle condizioni dei migranti nei Centri di identificazione e espulsione (CIE) spagnoli, pubblicato la scorsa settimana, evidenzia una disparità di trattamento in base alla nazionalità.

Nel caso di migranti originari di Marocco, Colombia, Romania o Albania, rimpatri e espulsioni superano il 70% dei casi. Invece per quanto riguarda quelli provenienti di paesi dell'Africa subsahariana, la cui nazionalità è più difficile da individuare con certezza, il JRS ha documentato che la maggior parte viene liberata dai CIE di Madrid, Barcellona, Valencia, Algeciras e Tarifa, "non rischia l'espulsione ma viene abbandonata a se stessa".

18 mila irregolari espulsi solo in Spagna

In base agli ultimi dati del ministero dell'Interno spagnolo, nel 2017 almeno 28.572 persone sono entrate clandestinamente sul territorio nazionale, il doppio rispetto all'anno precedente. Da Melilla sono transitati in più di 4 mila, da Ceuta la metà. Più di 18 mila persone in situazione irregolare sono state arrestate lo scorso anno e 21.800 provvedimenti di espulsione, per lo più di cittadini marocchini, sono stati varati.

Leggi anche: Quali saranno le conseguenze della tensione tra Francia, Spagna e Italia sui migranti?

Leggi anche: Macron è riuscito a unire l'Italia sulla questione migranti (almeno sui social)

Francia

Tra Parigi e Roma le tensioni diplomatiche sulla gestione dei flussi migratori non sono una novità. Nel giugno 2015 al confine di Ventimiglia la Francia operò massicci respingimenti di migranti senza documenti in regola, provenienti dall'Italia, applicando l'Accordo di Chambery, trattato bilaterale franco-italiano, ma di fatto chiudendo la frontiera.

Eppure i controlli sistematici predisposti dalle autorità francesi, 24 ore su 24, erano espressamente vietati dagli accordi di Schengen, che danno ad ogni Stato membro il diritto di eseguire solo verifiche casuali. Parigi si difese accusando l'Italia di non rispettare l'obbligo di identificare i migranti al loro arrivo tramite il rilevamento delle impronte digitali e di trasmetterle ad una banca dati europea per la corretta applicazione dei regolamenti di Dublino.

Il caso della migrante morta dopo essere stata respinta

Lo scenario critico al confine franco-italiano si è nuovamente riproposto a partire dell'estate 2017, con fatti di cronaca drammatici. Lo scorso marzo, dopo essere stata respinta sulle Alpi francesi, una migrante nigeriana è morta dopo il parto in un ospedale torinese. Diversi cittadini francesi, italiani e svizzeri, presentati dai media come "militanti", vengono processati e incriminati dalla giustizia francese, accusati del reato di complicità all'immigrazione clandestina. Il volto più noto della solidarietà con i migranti è l'agricoltore francese Cèdric Herrou.

L'emergenza migranti al confine tra Francia e Italia si è spostata più a nord, nelle montagne della Valle della Roja. Un rapporto pubblicato lo scorso 5 giugno inchioda la polizia francese di Mentone, che gestisce i migranti in "condizioni indegne e irrispettose dei loro diritti" ha denunciato il Controllore generale dei luoghi di privazione della libertà (CGLPL), autorità indipendente francese. La frontiera è sigillata e l'obiettivo delle forze di polizia è il respingimento sistematico, anche dei minorenni. Pugno duro anche contro i migranti che si trovano sul territorio francese, in attesa di documenti.

Lo sgombero della "Giungla di Calais"

La vicenda più nota è quella dello sgombero dell'immenso accampamento di migranti e rifugiati, la 'Giungla di Calais', nell'ottobre 2016. Da quella che veniva definita dai francesi "la più grande bidonville d'Europa", migliaia di migranti tentano ancora oggi di raggiungere la Gran-Bretagna. Nei mesi scorsi è tornata la tensione nella località affacciata sulla Manica, dove un nuovo insediamento è tornato a crescere in modo abusivo. Per non parlare poi delle 35 operazioni di sgombero di campi migranti attuate negli ultimi tre anni a Parigi. L'ultimo a scomparire è stato quello del 'Millènairè, lo scorso 30 maggio, dal quale un migliaio di migranti originari di Sudan, Somalia ed Eritrea sono stati evacuati e sistemati in luoghi temporanei di accoglienza, in attesa di esame della loro situazione amministrativa.

Dalle strade alle aule parlamentari: tra aprile e giugno Camera e Senato hanno approvato una nuova legge asilo-immigrazione, un testo controverso presentato dai suoi detrattori come un "arsenale repressivo" contro i migranti. Tra i punti più criticati la riduzione da 30 a 15 giorni della scadenza per far ricorso in caso di rifiuto della richiesta di asilo, il raddoppio da 45 a 90 giorni della durata massima di detenzione per i migranti illegali, e in alcuni casi l'obbligo di lasciare il territorio nazionale prima della fine dell'esame della domanda di asilo per quei migranti che fanno appello a un provvedimento negativo.

Se “il diavolo è nei dettagli”, come ha detto il vice ministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov, il documento congiunto firmato a Singapore da Donald Trump e Kim Jong-un appare una grandiosa promessa reciproca formulata – per ora – in termini astratti. “La diplomazia inversa ha prodotto questo risultato: una simbolica stretta di mano che apre le vere negoziazioni”, ha detto all’Agi Lorenzo Mariani, ricercatore del programma Asia dello Iai.

Leggi qui il Testo integrale del documento congiunto

Il presidente americano si è impegnato a offrire garanzie di sicurezza al regime; il leader nord-coreano ha riaffermato il suo impegno verso una completa denuclearizzazione della penisola coreana. L’impegno congiunto assunto al termine del summit a due –  definito “un evento epocale”  – è quello di stabilire “nuove relazioni in accordo con il desiderio dei popoli dei due Paesi per la pace e la prosperità” e quindi per stabilire “un regime di pace stabile e duraturo nella penisola”. Il documento – come sottolinea il Sole 24 Ore – affida la messa in pratica “il prima possibile” a successivi negoziati guidati dal segretario di Stato Mike Pompeo. Le sanzioni ci saranno fino alla completa denuclearizzazione, ha detto Trump, mentre annuncia la sospensione delle esercitazioni militari congiunte tra Usa e Corea del Sud: storico pomo della discordia non solo con Kim ma anche con la Cina di Xi Jinping.

“Dal punto di vista formale – elabora Mariani –  il documento congiunto non dice niente: ricalca la dichiarazione congiunta del 1993 ed è in linea con la dichiarazione di Panmunjom. Contiene dichiarazioni di intenti che lasciano il tempo che trovano”. A essere mutato è lo scenario, con la posizione della Corea del Nord che risulta notevolmente rafforzata grazie alla dotazione nucleare. Altro elemento di diversità: i due dirompenti leader che si contendono il palcoscenico mondiale, Trump e Kim, passati dagli insulti (“Little Rocket Man” e “The Dotard”, il “vecchio rimbambito”) ai sorrisi.

Nel documento manca il riferimento al completo, verificabile e irreversibile smantellamento dell’arsenale nucleare nordcoreano: punti sui cui gli americani hanno sempre insistito, scavando la divergenza con gli asiatici. Non sono chiare quali concessioni verranno fatte per Pyongyang. Non solo: nella dichiarazione non si parla di missili (l’escalation delle tensioni erano seguite al test di un missile intercontinentale potenzialmente in grado di colpire l’America del Nord).

“Si è arrivati allo storico summit di Singapore senza una vera negoziazione sui termini della denuclearizzazione”, spiega Mariani. “L’accordo non poteva che essere vago: le specifiche verranno discusse in separata sede”. 

Il presidente Usa ha dichiarato che ci saranno numerosi altri incontri – i primi già la settimana prossima – e ha invitato Kim alla Casa Bianca.

Bingo internazionale

Con la storica stretta di mano, Kim ha guadagnato ancor più visibilità da giocare sia sul piano internazionale che su quello interno, dove è alla ricerca di una nuova forma di consenso attraverso il rilancio dell’economia. Trump, invece, ha ottenuto quello che voleva: un successo da spendere per il suo futuro politico vista delle elezioni midterm.  “A mio avviso sta cercando di scaricare la questione della denuclearizzazione sugli alleati: Corea del Sud e Giappone”, dice Mariani. Subito dopo il summit, Trump ha sentitamente ringraziato il primo ministro di Singapore, Lee Hsien Loong, il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, il premier giapponese, Shinzo Abe, e il presidente cinese, Xi Jinping. Poche ore dopo, Mike Pompeo si è immediatamente attivato per informare Tokyo e Seul dei risultati del summit.

Moon ha definito il summit un "evento storico" che ha messo fine all'ultimo conflitto della Guerra fredda. “Il presidente sud-coreano ha un grandissimo spazio di manovra nella negoziazione con la Corea del Nord – continua Mariani – È la prima volta che ciò accade nella storia di Seul: nei dialoghi a sei erano sempre Usa e Cina a dettare l’agenda”.

Trump, poco dopo la fine del summit, ha annunciato una imminente telefonata con Xi Jinping. La Cina “ha operato silenziosamente, pur continuando a segnalare il suo punto di vista”, spiega Mariani. Del resto in questa fase è stato importante limitare il numero degli attori coinvolti. “Oggi, chiuso il capitolo di Singapore, è possibile che vedremo presto un faccia a faccia tra Moon e Xi”. Che la Cina stia per essere coinvolta più apertamente, lo si capisce anche dalle dichiarazioni del presidente americano, che vuole che Pechino partecipi alla firma dei trattati di pace.  

Moon ha fatto da mediatore tra Trump e Kim. La Cina è stata una regista silente. Usa e Corea del Nord si dividono il palcoscenico mondiale. A essere in ansia è invece Tokyo. “Il Giappone è l’attore ancora non coinvolto – dice Mariani –  il Paese che è stato più esposto alle minacce missilistiche di Kim e che ha una storica inimicizia con la Cina e con le due Coree”.

Come si smantella un arsenale

Dietro al programma nucleare c’è un mondo. Il processo di denuclearizzazione racchiude una serie di fasi, che vanno dallo smantellamento dell’arsenale e delle strutture al riassorbimento del personale, che dal programma nucleare deve essere reinserito all’interno del programma militare e civile. La Corea del Nord ha già smantellato il sito dei test nucleari di Punggye-ri. 

Non solo armi e personale

“Denuclearizzare significa smantellare una serie di strutture: i siti per i test; i tunnel; i missili intercontinentali e sottomarini; i motori e i lanciatori mobili; il plutonio arricchito e riprocessato”, spiega Lorenzo Mariani.  Non solo: se è vero che la Corea del Nord ha sviluppato la bomba all’idrogeno, “occorre smantellare altri elementi per le fusioni, quali trizio e litio, e le strutture per l’arricchimento dell’uranio”.

Per quanto Trump abbia parlato di “denuclearizzazione veloce” della Corea del Nord, stando all’ultimo rapporto del Center for International Security and Cooperation dell’Università Stanford, guidato dallo scienziato nucleareSiegfried S. Hecker, le ipotesi di tempistica di un eventuale smantellamento dell’arsenale non sono affatto brevi.

Leggi anche: Come si smantella una bomba atomica di Riccardo Luna

Una tabella illustra i tre step del processo: breve, medio, e lungo termine.

  • Primo passo: fermare il programma. Farlo richiede al massimo un anno.
  • Secondo passo: fase di “roll back”. Invertire il programma richiede dai 2 ai 5 anni. “Si tratta della parte operativa iniziale – spiega Mariani – ovvero il reinserimento del personale, l’inizio di una effettiva riduzione dell’arsenale nucleare e dello smantellamento dei reattori”.

Che fine fa il materiale dismesso? “Serve la cooperazione di Paesi esperti nella gestione nucleare, Usa in primis, e dell’Agenzia Atomica Internazionale”, sottolinea Mariani. “Non dimentichiamo che nel pieno della crisi missilistica nord-coreana, una delle prime preoccupazioni, oltre alle minacce, era che un errore umano potesse provocare un incidente nucleare. Il punto è che non conosciamo il livello di manutenzione del regime nord-coreano sulla gestione nucleare”.  Robert Kelly, professore di scienze politiche alla Pusan National University, aveva invocato l’aiuto internazionale per ingaggiare la Corea del Nord soprattutto al fine di scongiurare incidenti di questo genere.

  • Terzo passo: eliminazione e riconversione totale del programma nucleare. Tempo stimato: 10-15 anni.  

Questo processo, secondo alcune stime circolate nei giorni scorsi, costerebbe circa 2 miliardi per 10 anni. Chi paga? “Questa è un’altra questione da definire. Il presidente americano ha detto che Corea del Sud e Giappone saranno ben lieti di fare la loro parte”.

Che fine fa l’uranio arricchito? “Gli Stati Uniti, dopo la caduta dell’Urss nel 1991, avevano comprato parti di materiale fissile e avevano riprocessato le testate. Questa è una questione non da poco che dovrà prevedere sia l’intervento di Paesi Terzi sia il controllo sull’effettivo corso dei lavori di smantellamento. Anche per evitare che materiale e armi possano uscire illegalmente dal Paese. Ci vuole un’attenta supervisione”. 

(Aggiornamento) 

22.30

E' stato arrestato l'uomo che dalle 16 di oggi ha tenuto in ostaggio due persone in un ufficio nel centro di Parigi. "L'individuo è stato arrestato e gli ostaggi sono fuori pericolo", lo ha annunciato il ministro dell'interno francese Gerard Collomb sul suo profilo Twitter. "Ringrazio per la professionalità e la reattività della polizia e delle forze di soccorso, in particolare il BRI (le teste di cuoio della polizia, ndr) di @prefpolice e il @PompiersParis, il cui sostegno è stato fondamentale".

18.37 Rilasciato un uomo, ferito e con i vestiti intrisi di benzina

E' stato rilasciato uno dei tre ostaggi catturati da un uomo armato a Parigi: lo scrive Le Parisien. L'uomo sarebbe stato colpito al viso con il calcio di pistola e ha i vestiti intrisi di benzina. Di lui si stanno occupando i soccorritori. In mano al sequestratore, rimangono dunque due ostaggi.

18.00 Un uomo ha preso in ostaggio tre persone, forse ha un complice

Un uomo, che sostiene di avere una bomba e una pistola, ha preso in ostaggio tre persone, tra cui una donna incinta, nel 10 arrondissement di Parigi. L'uomo è asserragliato in un ufficio pubblicitario dell'agenzia pubblicitaria Mixicom, al 46 di rue des Petites e'curies e chiede di essere messo in contatto con l'ambasciata iraniana a Parigi perché tramite i diplomatici vuole consegnare un testo al governo francese.

Secondo Le Parisien, uno dei due ostaggi versa in gravi condizioni, colpito all'occhio da una chiave inglese. Intanto, dall'interno dell'ufficio, una donna vestita di rosso ha cercato di comunicare con l'esterno con un foglio scritto appoggiato al vetro ma illeggibile a causa della distanza.

Il quartiere è stato isolato e la circolazione bloccata. Sul posto è intervenuta la Brigata d'intervento rapido. Secondo il quotidiano, l'uomo sostiene di avere un complice armato nel cortile, ma di questo non c'è ancora una conferma ufficiale. Secondo le prime valutazioni sembrerebbe più il gesto di un folle che un fatto di terrorismo.

La storica stretta di mano e infine la firma di un documento congiunto sui negoziati per la denuclearizzazione. Così si è concluso oggi, martedì 12 giugno, lo storico summit di Singapore tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il leader nord-coreano, Kim Jong-Un. “Il processo di denuclearizzazione comincerà molto presto”, ha assicurato Trump.

“Il futuro è a portata di mano, è una giornata grandiosa”. Il presidente americano parla in conferenza stampa dopo il summit con Kim, “uomo molto talentuoso”. Mentre Trump risponde alle domande dei giornalisti, il leader nord-coreano è già di ritorno a Pyongyang.

"Il cambiamento è possibile e questo incontro con Kim lo dimostra", ha poi detto l’inquilino della Cassa Bianca. "Ringrazio Kim per averci permesso questo primo passo per un futuro più brillante e più roseo", ha aggiunto. "E' stato un incontro storico, sono un emissario del popolo Usa e consegno un messaggio di pace. Siamo pronti a scrivere un nuovo capitolo delle relazioni delle nostre nazioni".

Il presidente degli Stati Uniti ha definito l’incontro con l’omologo nord-coreano “onesto, diretto e produttivo”. Ha assicurato le reali intenzioni di Kim di smantellate i siti per i test nucleari; ha confermato che le sanzioni verranno eliminate solo al termine del processo di denuclearizzazione. E ha annunciato che sospenderà le esercitazioni militari congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud.

Esulta la comunità internazionale. La Cina si rallegra: il ministro degli Esteri di Pechino, Wang Yi, ribadisce che avrà “un ruolo costruttivo” nella penisola coreana. Il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, primo capo di Stato a commentare, ha rivelato di aver trascorso la notte insonne e ha espresso l’auspicio che il summit possa segnare l’inizio di una “nuova era di denuclearizzazione, di pace e di nuove relazioni tra Corea del Sud, Corea del Nord e Stati Uniti”. 

“Non possiamo che accogliere con favore il fatto che oggi sia stato fatto un importante passo avanti, anche se il diavolo è nei dettagli": questo il commento rilasciato invece alla Tass dal vice ministro degli Esteri russo, Serghei Ryabkov, sul vertice di Singapore tra Donald Trump e Kim Jong-un. "Noi, con i nostri amici cinesi e i membri di ciò che era noto come il negoziato a 6, puntiamo a rendere questo formato nuovamente rilevante e continuiamo a lavorare per questo risultato“, ha aggiunto Ryabkov.

La storica stretta di mano

Puntualissimi Trump e Kim si sono incontrati alle 9 del mattino ora locale (le 3 in Italia) per dare il via al primo vertice di alto livello tra i due Paesi. L’incontro è avvenuto nel patio del Capella Hotel, sull’isola di Sentosa. La storica stretta di mano davanti a fotografi e telecamere – la prima in 70 anni –  è durata dieci secondi. Sullo sfondo, le bandiere dei due Paesi, e un enorme tappeto rosso. La stretta di mano si è poi ripetuta nel salottino dove si è svolto l’incontro bilaterale.

Il faccia a faccia tra i due leader è durato 40 minuti, alla presenza dei soli interpreti.  "Molti nel mondo penseranno che questo è un film di fantascienza", ha detto Kim a Trump, secondo la traduzione del suo interprete. Al termine, sono entrati i collaboratori per proseguire nei negoziati formali e tagliare il nodo gordiano delle trattative: la denuclearizzazione.

Il meeting si è svolto in un’atmosfera cordiale. Le conversazioni sono continuate a pranzo: un menù a base di sapori asiatici e occidentali. “L’incontro è andato meglio di quanto chiunque potesse aspettarsi”, ha subito detto Trump. I due leader si sono concessi una passeggiata, prima di firmare il documento congiunto: l’accordo con cui Trump e Kim fanno la storia innescando un processo di distensione che punta ad arrivare a un trattato di pace tra le due Coree, ponendo fine all’armistizio in vigore dal 1953.

La firma del documento

"Abbiamo avuto un incontro storico, abbiamo deciso di lasciarci il passato alle spalle, abbiamo firmato un documento storico, il mondo vedrà un importante cambiamento". Sono queste le prime dichiarazioni di Kim Jong-un poco prima della firma del documento congiunto con Donald Trump. "Vorrei esprimere gratitudine al presidente Trump per aver fatto accadere questo incontro", ha aggiunto.

Il contenuto del documento sulla denuclearizzazione – che il presidente Usa ha definito "molto importante e complessivo" – non è stato subito reso noto nei dettagli.

"Presto la denuclearizzazione della Corea"

"La nostra relazione con la Corea del Nord sarà qualcosa di molto diverso rispetto al passato, abbiamo sviluppato un legame molto speciale", ha dichiarato Trump firmando il documento. I due leader si impegnano per "nuove relazioni tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord". Kim Jong-Un si impegna per una "completa denuclearizzazione della penisola coreana".

Tuttavia, non viene specificato che la denuclearizzazione debba essere "verificabile e irreversibile", come richiesto dagli Stati Uniti prima dello storico summit di Singapore. Kim ha riaffermato il suo "forte e incrollabile impegno per una completa denuclearizzazione della penisola coreana", da attuare "nella sua totalità" e "molto rapidamente".  Gli Stati Uniti si impegnano a offrire delle "garanzie di sicurezza" alla Corea del Nord.

Quattro i punti principali dell'accordo

Stati Uniti e Corea del Nord si impegnano:

1.     verso "nuove relazioni" reciproche; 

2.     a "unire gli sforzi per costruire un regime di pace stabile e duratura";

3.     per la "completa denuclearizzazione" della penisola coreana

4.     per il rimpatrio delle salme dei morti in guerra.

Trump e Kim, conclude il documento, si impegnano "per lo sviluppo delle relazioni tra Stati Uniti e Repubblica Democratica Popolare di Corea", il nome ufficiale e della Corea del Nord, "e per la promozione della pace, della prosperità e della sicurezza della penisola coreana e del mondo".

Washington e Pyongyang daranno seguito all'accordo raggiunto con ulteriori negoziati per la sua attuazione che verranno discussi dal segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, e da un alto funzionario di Pyongyang. "Il processo di denuclearizzazione comincerà molto presto", ha assicurato il presidente americano alla firma del documento. "La nostra relazione con la Corea del Nord sarà qualcosa di molto diverso rispetto al passato, abbiamo sviluppato un legame molto speciale”.

Dopo la firma del documento finale, Trump ha invitato Kim Casa Bianca.

Il neo premier spagnolo Pedro Sánchez ha deciso di accogliere la nave Aquarius dell’ong SOS Mediterranée con a bordo oltre 600 migranti, finita al centro di un  braccio di ferro tra l’Italia e Malta. Il leader del partito socialista ha messo a disposizione il porto di Valencia, che però dista più di 1.500 chilometri. Ma la Spagna se lo può ‘permettere’? Dopo anni di relativa calma e di calo del numero degli sbarchi, dallo scorso anno Madrid si è ritrovata a frontale una vera e propria emergenza.

Arrivi più che triplicati nel 2017

Secondo l’ultimo report dell’Oim (International Organization for Migration), da quando la rotta mediterranea meridionale è diventata ormai impercorribile, il numero di arrivi in Spagna è triplicato nel 2017 rispetto al 2016: 21.468 migranti sono arrivati nell’ultimo anno, in quello precedente erano solo 6.046. Il trend prosegue anche per quest’anno: sempre secondo l’IOM dal 1 gennaio al 31 marzo 2018 sono sbarcati in Spagna 3.369 migranti. Contro i 6.296 dell’Italia che comunque registra un crollo degli arrivi rispetto agli oltre 20mila dello stesso periodo del 2017. A fine maggio, i migranti che hanno messo piede sul suolo spagnolo sono 10.639. Dei migranti arrivati nel 2017, oltre il 65% dei migranti passati per i 7 centri di detenzione di stranieri operanti in Spagna non è stato rimpatriato. In totale sono stati 8.837 gli stranieri trasportati nei centri. Di questi, 3.041 sono rimpatriati nei Paesi d'origine, mentre il resto – 5.796 persone, pari al 65,5% – "è tornato in libertà", nell'impossibilità di eseguire gli ordini di espulsione.

Dati molto diversi da quelli che riguardano l'Italia, dove, dal primo gennaio del 2018 ad oggi, secondo il ministero dell'Interno, gli stranieri sbarcati in Italia sono stati 14.330:  un calo del 76,8% rispetto al 2017 (61.799) e del 72,37% rispetto al 2016 (51.863). In particolare, quelli provenienti dalla Libia sono scivolati dai 59.277 dei primi sei mesi del 2017 ai 9.832 dell’anno in corso: l’83,4% in meno nell’arco di 12 mesi.

I numeri, scrive Il Sole 24 Ore, aggiornati quotidianamente dal Viminale, fotografano una dinamica che sembra sposarsi male con gli allarmi sulla "invasione" e il "traffico di esseri umani" pubblicizzati nel vivo della campagna elettorale. A questo ritmo, scrive il quotidiano di Confindustria, è inverosimile che il bilancio dell’intero 2018 riesca anche solo ad avvicinarsi agli standard del biennio precedente:  181.436 migranti sbarcati nel 2016 e 119.369 nel 2017. 

L’effetto Libia

Ma perché questa ripresa degli sbarchi in Spagna? Per l’OIM, riporta Il Post, una delle ragioni per cui migranti e trafficanti stanno iniziando a spostarsi verso la Spagna è che la rotta che porta fino alle coste del Marocco è ritenuta più sicura rispetto a quella che passa per la Libia. Per arrivare in Spagna dall’Africa occidentale i migranti devono attraversare Senegal, Mauritania e infine Marocco, tutti paesi relativamente stabili e sicuri. Per arrivare in Libia, dove è ancora in corso una guerra civile, bisogna invece attraversare il Mali, un altro Paese ritenuto molto pericoloso. La parte più difficile per i migranti che scelgono di andare verso il Marocco e la Spagna è l’ultimo tratto della rotta. A far impennare il numero degli sbarchi c’è anche il fatto che gli accordi siglati tra Italia e Libia hanno fatto registrare un calo degli arrivi nel nostro Paese.

Come Madrid aveva contenuto i flussi

Negli anni la Spagna ha investito molto per frenare i flussi di migranti, sia in sistemi di sicurezza e sorveglianza lungo le coste e ai confini delle due enclavi africane, Ceuta e Melilla, sia in accordi per i rimpatri con i paesi dell’Africa nordoccidentale, come Marocco e Algeria. In particolare, secondo un accordo tra Madrid e Rabat, la Spagna ha il diritto di rimpatriare i cittadini marocchini entrati clandestinamente entro 48 ore. Gli altri vengono smistati in centri di identificazione chiusi dove possono essere trattenuti fino a 60 giorni in strutture che molto spesso assomigliano a delle carceri.

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