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(AGI) – Roma, 6 lug. – Nei primi cinque mesi del 2015 le entrate tributarie erariali, accertate in base al criterio della competenza giuridica, ammontano a 151,680 miliardi di euro, in crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (+1,338 mld di euro, pari a +0,9%). Lo comunica il Mef. Le imposte dirette registrano un gettito complessivamente pari a 77,378 miliardi di euro, in aumento del 3,6% (+2,681 mld) rispetto agli stessi mesi del 2014. L’introito dell’Irpef cresce dell’1,1% (+753 milioni di euro) principalmente per effetto delle ritenute sui redditi dei dipendenti del settore privato (+3,5%) e di quelle dei lavoratori autonomi (+1,7%). In calo, invece, le ritenute sui redditi dei dipendenti del settore pubblico (-2,0%). Tale variazione negativa e’ tuttavia attribuibile al meccanismo di regolazione contabile del bonus degli 80 euro fino ad oggi corrisposto (950 milioni di euro), che per il settore pubblico avviene l’anno successivo a quello di attribuzione. L’Ires presenta un gettito di 1,118 mld di euro (-297 milioni, pari al -21,0%). I versamenti nella prima parte dell’anno non sono particolarmente significativi e l’andamento tendenziale del gettito potra’ essere valutato solo nei prossimi mesi a seguito dei versamenti in autoliquidazione. Tra le altre imposte dirette, aumenta del 67,5% (+562 milioni di euro) il gettito dell’imposta sostitutiva sui redditi da capitale e sulle plusvalenze e del 92,3% (+529 milioni di euro) quello dell’imposta sostitutiva sul valore dell’attivo dei fondi pensione. Il gettito di entrambe le imposte e’ sostenuto dagli incrementi delle aliquote di tassazione dei redditi di natura finanziaria, rispettivamente dal 20 al 26 per cento e dall’11,5 al 20 per cento, adottati per finanziare le misure di riduzione del cuneo fiscale sul lavoro. L’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nonche’ ritenute sugli interessi e altri redditi di capitale ha registrato una crescita di 946 milioni di euro (+27,6%) dovuta alla variazione di aliquota, dal 12,5 al 20 per cento prevista dal D.Lgs. n.44/2014, sulla tassazione dei proventi derivanti dalla partecipazione ad Oicvm (Organismo di Investimento Collettivo in Valori Mobiliari) di diritto estero. Il gettito delle imposte indirette ammonta a 74,302 miliardi di euro con una diminuzione dell’1,8% (-1,343 miliardi di euro) rispetto allo stesso periodo del 2014. Si confermano in aumento le entrate dell’Iva che crescono di 287 milioni di euro (+0,7%) per effetto dell’andamento positivo della componente relativa agli scambi interni e dei versamenti dovuti in base all’applicazione del meccanismo dello “Split Payment”[1] (+0,9%, pari a +329 milioni), mentre risulta negativa la variazione registrata dalle importazioni dai Paesi extra-UE (-0,8%, pari a -42 milioni di euro). Le entrate dell’accisa sui prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi (oli minerali) segnano un decremento di 269 milioni di euro (-2,8%). In flessione anche il gettito dell’accisa sul gas naturale per combustione (gas metano) che ha generato entrate per 1.028 milioni di euro (-860 milioni di euro, pari a -45,6%). Il meccanismo di versamento dell’imposta prevede rate di acconto mensili calcolate in base ai consumi dell’anno precedente e un saldo che viene versato l’anno successivo a quello di riferimento, entro fine marzo, in base ai consumi effettivi. Per effetto di tale meccanismo, la flessione del gettito registrata e’ stata determinata dalla variazione negativa del conguaglio versato a marzo 2015 sulla base dei consumi effettivi di tutto l’anno 2014, risultati inferiori a quelli del 2013. Le entrate relative ai giochi presentano, nel complesso, una crescita del 3,9% (+189 milioni di euro). Il gettito derivante dall’attivita’ di accertamento e controllo risulta in aumento del 3,7% (+122 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. (AGI) .

(AGI) – Roma, 6 lug. – Nei primi cinque mesi del 2015 le entrate tributarie erariali, accertate in base al criterio della competenza giuridica, ammontano a 151,680 miliardi di euro, in crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (+1,338 mld di euro, pari a +0,9%). Lo comunica il Mef. Le imposte dirette registrano un gettito complessivamente pari a 77,378 miliardi di euro, in aumento del 3,6% (+2,681 mld) rispetto agli stessi mesi del 2014. L’introito dell’Irpef cresce dell’1,1% (+753 milioni di euro) principalmente per effetto delle ritenute sui redditi dei dipendenti del settore privato (+3,5%) e di quelle dei lavoratori autonomi (+1,7%). In calo, invece, le ritenute sui redditi dei dipendenti del settore pubblico (-2,0%). Tale variazione negativa e’ tuttavia attribuibile al meccanismo di regolazione contabile del bonus degli 80 euro fino ad oggi corrisposto (950 milioni di euro), che per il settore pubblico avviene l’anno successivo a quello di attribuzione. L’Ires presenta un gettito di 1,118 mld di euro (-297 milioni, pari al -21,0%). I versamenti nella prima parte dell’anno non sono particolarmente significativi e l’andamento tendenziale del gettito potra’ essere valutato solo nei prossimi mesi a seguito dei versamenti in autoliquidazione. Tra le altre imposte dirette, aumenta del 67,5% (+562 milioni di euro) il gettito dell’imposta sostitutiva sui redditi da capitale e sulle plusvalenze e del 92,3% (+529 milioni di euro) quello dell’imposta sostitutiva sul valore dell’attivo dei fondi pensione. Il gettito di entrambe le imposte e’ sostenuto dagli incrementi delle aliquote di tassazione dei redditi di natura finanziaria, rispettivamente dal 20 al 26 per cento e dall’11,5 al 20 per cento, adottati per finanziare le misure di riduzione del cuneo fiscale sul lavoro. L’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nonche’ ritenute sugli interessi e altri redditi di capitale ha registrato una crescita di 946 milioni di euro (+27,6%) dovuta alla variazione di aliquota, dal 12,5 al 20 per cento prevista dal D.Lgs. n.44/2014, sulla tassazione dei proventi derivanti dalla partecipazione ad Oicvm (Organismo di Investimento Collettivo in Valori Mobiliari) di diritto estero. Il gettito delle imposte indirette ammonta a 74,302 miliardi di euro con una diminuzione dell’1,8% (-1,343 miliardi di euro) rispetto allo stesso periodo del 2014. Si confermano in aumento le entrate dell’Iva che crescono di 287 milioni di euro (+0,7%) per effetto dell’andamento positivo della componente relativa agli scambi interni e dei versamenti dovuti in base all’applicazione del meccanismo dello “Split Payment”[1] (+0,9%, pari a +329 milioni), mentre risulta negativa la variazione registrata dalle importazioni dai Paesi extra-UE (-0,8%, pari a -42 milioni di euro). Le entrate dell’accisa sui prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi (oli minerali) segnano un decremento di 269 milioni di euro (-2,8%). In flessione anche il gettito dell’accisa sul gas naturale per combustione (gas metano) che ha generato entrate per 1.028 milioni di euro (-860 milioni di euro, pari a -45,6%). Il meccanismo di versamento dell’imposta prevede rate di acconto mensili calcolate in base ai consumi dell’anno precedente e un saldo che viene versato l’anno successivo a quello di riferimento, entro fine marzo, in base ai consumi effettivi. Per effetto di tale meccanismo, la flessione del gettito registrata e’ stata determinata dalla variazione negativa del conguaglio versato a marzo 2015 sulla base dei consumi effettivi di tutto l’anno 2014, risultati inferiori a quelli del 2013. Le entrate relative ai giochi presentano, nel complesso, una crescita del 3,9% (+189 milioni di euro). Il gettito derivante dall’attivita’ di accertamento e controllo risulta in aumento del 3,7% (+122 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. (AGI) .

(AGI) – Roma, 6 lug. – Il giorno dopo la vittoria dei ‘No’ al referendum sulle proposte dei creditori per proseguire i finanziamenti alla Grecia, l’Ue aspetta “nuove proposte dalle autorita’ elleniche” ma Berlino gela Atene: “le porte per il negoziato con la Grecia restano aperte” ma “non ci sono ancora le condizioni per riprenderlo”.

E per ora, afferma Steffen Seiberti, portavoce del cancelliere tedesco Angela Merkel, “non ci sono le condizioni per trattare un terzo piano di aiuti”, sebbene “non si possa escludere nulla”. Martin Jaeger, portavoce del ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, afferma che “il taglio del debito greco non e’ in agenda per noi” e che Berlino “non intende cambiare i propri piani di bilancio”.

BANCHE ANCORA CHIUSE – Secondo fonti bancarie, il governo greco si prepara ad emettere un decreto che disponga la chiusura delle banche “per almeno qualche altro giorno”.

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Questa mattina Yanis Varoufakis ha lasciato il ministero delle Finanze per aiutare il primo ministro Alexis Tsipras a raggiungere piu’ facilmente un accordo. “Subito dopo l’annuncio dei risultati del referendum – ha spiegato Varoufakis in un post pubblicato sul suo blog – sono stato informato di una certa preferenza di alcuni membri dell’Eurogruppo e di ‘partner’ assortiti per una mia assenza dai loro vertici, un’idea che il primo ministro ha giudicato potenzialmente utile per consentirgli di raggiungere un’intesa”, scrive Varoufakis, che promette comunque di restare al fianco di Tsipras e di sostenerlo: “Noi della Sinistra sappiamo come agire collettivamente senza curarci dei privilegi dell’incarico. Sosterro’ pienamente il primo ministro Tsipras, il nuovo ministro delle Finanze e il nostro governo”.

Intanto c’e’ attesa per l’Eurogruppo straordinario che si riunira’ domani alle 13 a Bruxelles. A partire dalle 18 si terra’ invece un summit straordinario dei leader della zona euro.

Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, sottolinea che dopo il referendum “le riforme sono ancora necessarie” per poter varare un accordo. L’esito della consultazione in Grecia “non ci avvicina a una soluzione”.

Secondo il premier Matteo Renzi, che stamattina ha incontrato il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, “gli incontri di domani dovranno indicare una via definitiva per risolvere questa emergenza”. “Ci sono due cantieri da affrontare rapidamente, nelle capitali europee e a Bruxelles”, scrive su Facebook Renzi. “Il primo riguarda la Grecia, un paese che e’ in una condizione economica e sociale molto difficile, per cui bisogna trovare una soluzione all’emergenza”. Il secondo, “ancora piu’ affascinante e complesso, ma non piu’ rinviabile, e’ il cantiere dell’Europa” che “deve cambiare, deve aiutare la crescita, o e’ finita”.

I mercati, dopo un avvio in rosso, proseguono in territorio negativo con Milano e Lisbona maglie nere. Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi e’ salito fino a 163 punti nei primi scambi, con un rendimento al 2,35%. (AGI)

(AGI) – Berlino, 6 lug. – Tutti i paesi dell’Unione Europea “devono prepararsi a fornire aiuti umanitari alla Grecia”. Lo ha dichiarato il ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel. “Non possiamo lasciare la Grecia da sola”, ha aggiunto Gabriel. Il risultato del referendum greco e’ “un rifiuto delle regole dell’unione valutaria” e il Paese “ora e’ minacciato dall’insolvenza”, ha dichiaratoGabriel. “Se la Grecia vuole restare nell’Eurozona, deve presentare nuove proposte che vadano oltre quelle presentate finora”, ha aggiunto Gabriel, “spero che Atene, nelle nuove trattative accetti il fatto che gli altri Paesi dell’Eurozona non possono accettare un taglio del debito senza condizioni”. “La situazione ora e’ molto piu’ difficile”, conclude il ministro, “la palla e’ nella meta’ campo di Atene”. (AGI) .

(AGI) – Milano, 6 lug. – L’uscita della Grecia dall’euro e’ divenuta oggi uno scenario probabile, ma sui mercati non c’e’ panico anche grazie all’azione della Bce per evitare l’effetto-contagio. E’ quanto emerge scorrendo gli studi pubblicati da economisti e analisti dopo il trionfo del ‘no’ al referendum di Atene. “Considerato che per i creditori si trattava di un voto sulla permanenza nell’euro, il risultato del referendum aumenta significativamente la probabilita’ di un’uscita della Grecia dalla moneta unica e questo e’ oggi lo scenario piu’ verosimile”, scrive Luca Cazzulani, FI strategy di Unicredit research. La situazione resta pero’ “molto fluida” secondo il ricercatore di Unicredit; e’ “improbabile” un accordo in tempi rapidi, ma se il governo Tsipras non riuscisse a raggiungere un’intesa con l’Europa si scatenerebbe “il caos”. Il ‘no’ non significa ‘Grexit’, ma il quadro – segnala la direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo – “e’ tutt’altro che semplice” tanto che “ha cominciato a farsi strada l’idea di una concessione internazionale di aiuti al Paese anche nel caso di uscita della Grecia”. “La menzione di una ipotesi di questo tipo – spiega la banca – puo’ suggerire che, al di fuori della Grecia, si sta iniziando a ragionare su quale strategia adottare se davvero si verificasse lo scenario della ‘Grexit'”. Saranno i leader europei a decidere se “la nazione traditrice” potra’ restare nell’euro, e’ il commento di Mediobanca securities; “aumentano le ‘chance'” della ‘Grexit’ anche se, si segnala nel report, l’esito del referendum potrebbe rivelarsi “estremamente pericoloso per l’intera Eurozona”. La direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo rileva pero’ che in Borsa “non c’e’ alcun segnale di panico” considerata “la scarsa rilevanza dei rischi di contagio” e “le misure che potrebbero essere attuate dalla Bce per tranquillizzare i mercati dei titoli governativi”. Unicredit prevede che lo spread Btp-Bund possa superare i massimi del 2014, arrivando “nell’area dei 180/200 punti base”. Anche Equita Sim si attende un aumento degli spread sui titoli di Stato quale prima conseguenza della vittoria del ‘no’ al referendum perche’ la maggioranza “superiore alle aspettative” “porta a uno scenario ancora piu’ incerto rispetto a quanto ci si potesse immaginare”. “E’ ragionevole – si legge nel report di oggi – attendersi un allargamento inferiore a quello registrato nei due precedenti periodi di crisi, visto che rispetto ad allora sono state introdotte misure per contenere l’effetto contagio (programma di acquisto bond della Bce, meccanismo di risoluzione unico per le banche)”. Per Nomura sara’ “molto difficile riavviare il dialogo politico” tra la Grecia e il resto dell’Eurozona: “Le due parti – scrive la banca d’affari in un report di questa mattina – dovranno ricominciare a negoziare nelle stesse difficili circostanze che prevalevano quando le trattative sono state interrotte”. Il quesito referendario, tuttavia, non indicava “che prezzo i greci siano pronti a pagare per restare nell’Euro” e quindi l’esito “non da’ carta bianca a Tsipras per portare il Paese fuori dall’Eurozona”. Per questo, secondo Nomura, l’ipotesi piu’ verosimile e’ che si vada incontro a un “impasse prolungato” nel negoziato, mentre sui mercati si prevede “forte volatilita’”. (AGI) .

(AGI) – Berlino, 6 lug. – Il governo tedesco “rispetta il risultato del referendum greco”. Lo afferma un portavoce dell’esecutivo di Berlino, sottolineando che “le porte per il negoziato con la Grecia restano aperte” ma che “non ci sono ancora le condizioni per riprenderlo”. Pertanto la Germania “attende nuove proposte da parte di Atene”. Per ora, dunque, “non ci sono le condizioni per trattare un terzo piano di aiuti per la Grecia” sebbene “non si possa escludere nulla”, afferma il portavoce di Angela Merkel, la quale, aggiunge Seibert, “ora ha piu’ chiara la posizione greca dopo il referendum”.

Varoufakis si dimette: cosi’ aiutero’ Tsipras nella trattativa

“La politica tedesca non e’ stata solo tagli di bilancio ma anche politiche a favore della crescita”, ha aggiunto Seibert. Martin Jaeger, portavoce del ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, intanto continua a respingere l’ipotesi di una ristrutturazione del debito di Atene: “L’Europa ha optato per soluzioni diverse dal taglio del debito per risolvere i problemi dei paesi dell’euro e cio’ ha funzionato”.

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Anche dopo la vittoria dei ‘no’ al referendum in Grecia, il cancelliere tedesco, Angela Merkel, e il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, mantengono i ruoli di ‘poliziotto buono’ e ‘poliziotto cattivo’. Poco dopo una dichiarazione conciliante del portavoce di Merkel sulle “porte aperte”, Martin Jaeger, portavoce di Schaeuble, ha affermato che “il taglio del debito greco non e’ in agenda per noi” e che Berlino “non intende cambiare i propri piani di bilancio a causa della situazione in Grecia”. E’ un’affermazione che pone una seria ipoteca sulle trattative, dato che il premier ellenico, Alexis Tsipras, aveva convocato il referendum proprio perche’ non era riuscito a strappare impegni su un taglio del debito.

Anche l‘Eurogruppo “attende nuove proposte dalle autorita’ greche,” nell’incontro straordinario dei ministri delle finanze della zona euro che si terra’ domani a Bruxelles. Lo si legge in un comunicato dell’Eurogruppo appena pubblicato.

La Grecia dice un fortissimo “no” al piano dei creditori di Atene: il 61,31% degli elettori ha votato contro il 38,69% dei “si”. Sono i dati finali, diffusi dal ministero dell’Interno greco al termine dello spoglio delle schede. Un risultato netto che sembra chiudere le porte all’accordo e aprire uno scenario che potrebbe portare la Grecia a uscire dall’euro. E oggi, a sorpresa, arriva la svolta “europeista” di Tsipras: se ne va il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, autentico ‘nemico’ dei creditori e artefice della rottura. Varoufakis ha rassegnato le dimissioni annunciandolo sui social network. Sul suo profilo Twitter il ministro ha scritto: “Minister No More!”.

Il ministro delle Finanze: mi dimetto per favorire un accordo

Poi, in un post sul suo blog, Varoufakis ha spiegato di aver lasciato l’incarico per consentire al primo ministro, Alexis Tsipras, di stringere piu’ facilmente un accordo con i creditori. “Subito dopo l’annuncio dei risultati del referendum, sono stato informato di una certa preferenza di alcuni membri dell’Eurogruppo e di ‘partner’ assortiti per una mia… ‘assenza’ dai loro vertici, un’idea che il primo ministro ha giudicato potenzialmente utile per consentirgli di raggiungere un’intesa”, scrive Varoufakis, “per questa ragione oggi lascio il ministero delle Finanze”.
  “Considero mio dovere aiutare Alexis Tsipras a sfruttare come ritiene opportuno il capitale che il popolo greco ci ha garantito con il referendum di ieri”, ha aggiunto l’ex ministro, “e portero’ con orgoglio il disgusto dei creditori”.

Tsakalotos favorito per il posto di Varoufakis- Il capo negoziatore greco a Bruxelles e portavoce economico del governo ellenico, Euclid Tsakalotos, e’ il candidato favorito per sostituire il dimissionario Yanis Varoufakis al ministero delle Finanze. Lo riferiscono all’agenzia Reuters fonti di governo mentre e’ ancora in corso ad Atene un vertice sulla nomina. Tsakalotos viene dal mondo accademico come Varoufakis, alle cui posizioni e’ considerato vicino. Sebbene piu’ vicino all’aria massimalista di Syriza rispetto ad altri possibili candidati, come il vicepremier Yannis Dragasakis, Tsakalotos e’ ben conosciuto a Bruxelles, avendo guidato nei mesi scorsi la delegazione che aveva negoziato con i creditori la revisione degli accordi con Atene.

 

Come previsto, le borse europee aprono in decisa flessione dopo la vittoria dei ‘No’ al referendum sulle proposte dei creditori per proseguire i finanziamenti alla Grecia. I ribassi sono consistenti ma non costituiscono di certo un tracollo, come temevano diversi operatori, e sono coerenti con la chiusura delle posizioni corte aperte dagli investitori in attesa di conoscere i risultati della consultazione. Alla reazione non inconsulta dei mercati hanno contribuito le dimissioni a sorpresa del responsabile delle Finanze, Yanis Varoufakis, considerata una concessione di Alexis Tsipras a Bruxelles, dove l’anticonvenzionale ministro era poco gradito. Il Dax di Francoforte perde l’1,84% a 10.857 punti, l’Ftse 100 di Londra arretra dell’1,09% a 6.514 punti, il Cac 40 di Parigi scende dell’1,99% a 4.711 punti, l’Ftse Mib di Milano cede il 2,56% a 23.686 punti. In calo del 2,2% l’Ibex di Madrid.

Ieri sera, subito dopo la vittoria del ‘no’ al referendum, Alexis Tsipras aveva dichiarato in tv: “Da domani la Grecia tornera’ al tavolo delle trattative“. Il premier greco, in un intervento televisivo aveva indicato tre priorita’: il funzionamento delle banche, un programma di riforme basato sull’equita’ e la questione del debito, cosi’ come l’ha recentemente impostata il Fmi. “La nostra priorita’ e’ un velocissimo riordino del sistema bancario – ha detto Tsipras – e la stabilita’ economica. La Bce deve tener presente la situazione sociale e umana del nostro Paese”. Inoltre “noi vogliamo continuare le trattative presentando un programma di riforme basate sulla giustizia sociale”. “Sul tavolo negoziale dovra’ poi esserci anche la questione del debito, specie dopo il rapporto del Fmi nel quele si dice che occorre riarticolare la questione del debito, perche ci sia un’uscita dalla crisi non solo per la Grecia ma anche per l’Europa”.
 

Ieri l’ex premier greco, il 64enne Antonis Samaras, si e’ dimesso dalla leadership del partito di opposizione Nuova Democrazia, dopo i risultati del referendum. “Il nostro movimento – ha affermato Samaras – ha bisogno di una ripartenza”. 

Il presidente francese, Francois Hollande, e la cancelliera tedsca, Angela Merkel, dopo una telefonata a due che ha indispettito Matteo Renzi e colloqui separati con Merkel, Tsipras, Juncker, Schulz e Tusk hanno chiesto che i leader dei Paesi dell’Eurozona si incontrino domani e hanno ottenuto che il presidente di turno del Consiglio europeo organizzasse il summit per martedi’ alle 18.

Berlino, Tsipras e i suoi guidano Atene verso il precipizio

“Tsipras e il suo Governo stanno guidando la Grecia su un cammino senza speranza. Tsipras ha buttato giu’ gli ultimi ponti per raggiungere un compromesso tra Grecia e Europa” ha detto al ‘Tagesspiegel’ il vicecancelliere tedesco, il socialdemocratico Sigmar Gabriel, che ritiene “dificilmente immaginabili” nuovi negoziati dopo la vittoria del no al referendum.

LE BORSE – La borsa di Tokyo chiude in calo in seguito alla vittoria dei ‘No’ al referendum greco sulle proposte dei creditori per riattivare i finanziamenti. L’indice Nikkei cede il 2,08% a 20.112 punti, il Topix sull’intero listine cede l’1,92% a 1.620 punti. Avvio in controtendenza per la Borsa cinese, sostenuta da una serie di musure governative, mentre gli altri listini asiatici si muovono in territorio negativo sui timori di un’uscita della Grecia dall’euro, dopo la schiacciante vittora del “no” al referendum.

Patrolio in calo in Asia, -2 dollari a barile

L’indice di Shanghai guadagna il 7,7% a 4.186,24 punti mentre l’Hang Seng di Hong Kong sale dello 0,7% a quota 26.238,72.

Euro apre stabile sopra 1,10 dollari

Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi si allarga a 163 punti nei primi scambi. Il rendimento si attesta al 2,35%. Complici le dimissioni a sorpresa del ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, interpretate come una concessione nei confronti dei creditori, la vittoria dei ‘No’ al referendum in Grecia innervosisce i mercati ma non scatena, per ora, il panico che alcuni paventavano. Il differenziale Bonos/Bund segna 160 punti per un tasso del 2,31%.

(AGI) – Roma, 6 lug. – Eni ha avviato la produzione del giacimento giant a gas di Perla, situato nel Golfo del Venezuela a circa 50 chilometri dalla costa. L’attivita’ e’ partita attraverso il primo pozzo di produzione, attualmente in fase di clean up. Il giacimento e’ situato nella licenza Cardon IV, operata dalla societa’ “Cardon IV S.A.”, partecipata pariteticamente da Eni (50%) e da Repsol (50%). Perla e’ il piu’ grande giacimento a gas scoperto nell’offshore dell’America Latina e la prima scoperta a gas messa in produzione nell’offshore del Venezuela. Questo risultato e’ stato possibile grazie alla stretta e proficua collaborazione fra il ministero del Petrolio e delle Miniere del Venezuela, la compagnia di Stato venezuelana PDVSA, Cardon IV e i suoi azionisti. “Eni raggiunge un altro importante risultato con la messa in produzione del campo offshore di Perla, in linea con i tempi presentati al mercato a marzo in occasione della Strategy Presentation”, ha commentato l’ad di Eni, Claudio Descalzi. “Perla rappresentava per Eni uno dei progetti di start up piu’ significativi del 2015, e il risultato odierno conferma la validita’ del nostro modello di sviluppo per fasi che ci ha consentito di arrivare alla produzione con un time to market al top del settore”, ha aggiunto. Perla ha attualmente un potenziale di 480 miliardi di metri cubi di gas in posto (3,1 miliardi di barili di olio equivalente), con potenziale addizionale. Il giacimento, composto da rocce calcaree di eta’ Mio-Oligocenica con eccellenti caratteristiche, e’ situato a circa 3.000 metri sotto il fondo del mare, in una profondita’ d’acqua di 60 metri. I pozzi con le migliori caratteristiche produttive avranno portate di oltre 4,2 milioni di metri cubi di gas al giorno (Mmc/g) ciascuno. Lo sviluppo di Perla e’ stato pianificato in tre fasi per ridurre i tempi di sviluppo (“time to market”) e diluire gli investimenti: la Fase 1 (Early Production) ha un plateau di produzione di circa 13 Mmc/g (pari a circa 40.000 barili di olio equivalente in quota Eni) incrementato dagli 8,4 Mmc/g pianificati inizialmente, la Fase 2 prevede un plateau di circa 23 Mmc/g dal 2017 (pari a circa 73.000 boed in quota Eni) e la Fase 3 un plateau finale di circa 34 Mmc/g dal 2020 (corrispondenti a circa 110.000 boed in quota Eni). Il piano di sviluppo comprende la posa a mare di quattro piattaforme collegate da un gasdotto di 30″ ad una unita’ centrale di trattamento (Central Processing Facility) ubicata a terra a Punto Fijo (nella penisola di Paraguana’) e l’esecuzione di 21 pozzi di produzione. Nella CPF sono stati installati due impianti con una capacita’ di trattamento rispettivamente di 4,2 e 8,4 Mmc/g. Lo sviluppo del campo, scoperto a fine 2009, e’ stato portato a termine in soli 5 anni, un tempo che si posiziona fra i migliori nel settore. Questa eccellente performance e’ stata ottenuta grazie all’utilizzo di moduli prefabbricati per la costruzione degli impianti di trattamento a terra, per minimizzare i lavori di costruzione. Cardon IV ha firmato un Gas Sales Agreement con PDVSA per le tre fasi di produzione, fino al 2036. Il gas verra’ principalmente utilizzato da PDVSA nel mercato domestico. In Venezuela, Eni e’ presente anche nel campo ad olio pesante di Junin-5 (PDVSA 60%, Eni 40%), ubicato nella Faja dell’Orinoco, che contiene 35 miliardi di barili in posto certificati. La produzione di Junin-5 e’ iniziata a marzo 2013. Eni detiene inoltre una partecipazione nella societa’ mista PetroSucre (PDVSA 74%, Eni 26%) che opera il campo offshore di Corocoro. La produzione attuale di Eni nel Paese e’ di circa 12.000 boed e superera’ i 50.000 boed a fine anno, principalmente grazie alla crescita della produzione di Perla. (AGI) .

(AGI) – Bruxelles, 6 lug. – La situazione della Grecia, dopola vittoria del “no” al referendum di ieri, “e’ piu’ complicata” e Atene si e’ allontanata dai 18 partner dell’Eurozona. Lo ha detto il vicepresidente della Commissione europea, responsabile per l’euro, Valdis Dombrovskis. “La stabilita’ dell’Eurozona non e’ in questione”, ha detto Dombrovskis. “Il posto della Grecia resta in Europa”, ha concluso. (AGI) .

(AGI) – Berlino, 6 lug. – Per ora “non ci sono le condizioni per trattare un terzo piano di aiuti per la Grecia” sebbene “non si possa escludere nulla”. Lo afferma Steffen Seiberti, portavoce del cancelliere tedesco Angela Merkel, la quale, aggiunge Seibert, “ora ha piu’ chiara la posizione greca dopo il referendum”. “La politica tedesca non e’ stata solo tagli di bilancio ma anche politiche a favore della crescita”, ha aggiunto Seibert. Martin Jaeger, portavoce del ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, intanto continua a respingere l’ipotesi di una ristrutturazione del debito di Atene: “L’Europa ha optato per soluzioni diverse dal taglio del debito per risolvere i problemi dei paesi dell’euro e cio’ ha funzionato”. (AGI)