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(AGI) – Roma, 7 lug. – Negli ultimi cinque anni in Italia si e’ registrata una progressiva riduzione dei ricavi nel settore dell’informazione: i media “classici” (quotidiani, tv, radio) hanno complessivamente perso quasi 2 miliardi di euro, con una riduzione pari al 16% nel periodo 2010-2014, con punte superiori al 30% nel caso dei quotidiani. Ed e’ un effetto della digitalizzazione sull’editoria. Lo dice l’Autorita’ garante nelle comunicazioni nella sua relazione annuale al Parlamento, illustrata oggi dal presidente Angelo Marcello Cardani nella Sala della Regina di Montecitorio. Viene sottolineato che a fronte delle opportunita’ offerte al sistema delle comunicazioni elettroniche dai nuovi bisogni e dalle nuove modalita’ di consumo, la digitalizzazione ha effetti in controtendenza sulla domanda di servizi tradizionali di comunicazione e informazione, primi tra tutti i prodotti editoriali e i servizi postali.

Primi segnali nuove tendenze ma tv resta dominante

Per Cardani, il fenomeno, generalizzato a livello internazionale, richiede “un’attenzione specifica a livello nazionale, trattandosi di servizi che perseguono obiettivi di interesse pubblico e sociale”. A questi settori e’ richiesto, piu’ di altri mercati di competenza dell’Autorita’, “un cambiamento capace di rispondere ai nuovi modelli di domanda nell’ambito delle specificita’ territoriali”. Distinguendo tra media classici, la televisione, anche grazie alla sua funzione di intrattenimento, mantiene comunque una posizione importante, i quotidiani soffrono di un declino strutturale. In questo settore – dice Cardani – “e’ necessario un radicale ripensamento del disegno istituzionale e regolamentare. In primo luogo occorre adottare un quadro di regole coordinate per i vari media, flessibile, al passo con l’evoluzione del sistema e in grado di continuare a garantire il pluralismo informativo. Il quadro dovrebbe tener conto in particolare delle specificita’ del web e del primario ruolo di mezzo di informazione che esso va assumendo in virtu’ dei molti operatori che agiscono come piattaforme di aggregazione, ricerca e condivisione sociale”. E in questo scenario, a giudizio del presidente del’Agcom “occorre rivedere anche il ruolo dell’intervento pubblico a sostegno del sistema nazionale e locale dell’informazione”. Cardani dice quello trascorso e’ stato per il mondo delle comunicazioni elettroniche, dell’informazione e dei servizi postali “un anno complesso, caratterizzato da una varieta’ di eventi intervenuti a livelo europeo e nazionale”. E l’uso di servizi dell’ICT e la diffusione della piattaforma Internet come strumento di comunicazione, informazione e scambio rappresentano “fenomeni sempre piu’ pervasivi nell’economia e nella societa’”. L’Unione europea stima che una piu’ incisiva politica di digitalizzazione possa generare una crescita del Pil dell’UE a 28 Paesi pari al 4% nel prossimo quinquennio, per un valore di 520 miliardi di euro a prezzi correnti1. Investimenti addizionali e crescita della domanda di ICT consentono di ridurre il divario di produttivita’ tra l’Unione europea e gli Stati Uniti, pari negli ultimi dieci anni allo 0,2% medio annuo. Alla luce dei benefici macroeconomici, “migliorare l’uso delle tecnologie digitali e dei servizi online deve diventare – dice il presidente dell’Agcom – una politica orizzontale, che copre tutti i settori dell’economia”. Cardani aggiunge che l’informazione digitale richiama altresi’ l’esigenza di tutela del diritto d’autore e della qualita’ dei prodotti editoriali nel nuovo sistema di fruizione dell’informazione sul web. Il prodotto informativo, infatti, contenendo in se’ uno sforzo artistico e creativo, e’ un ‘creative good’, che puo’ essere prodotto per finalita’ non esclusivamente economiche, ma anche di natura sociale. Una problematica deriva anche dagli effetti contrapposti delle modalita’ di navigazione sul web e sulle piattaforme di condivisione sociale, che da un lato generano traffico verso le pagine degli editori (effetto positivo) e d’altro, specie se all’interno di un sistema chiuso (quale una app proprietaria), “rischiano di ridurre la visibilita’ del marchio editoriale da parte del pubblico, indebolendone, nel lungo periodo, la forza commerciale”. L’Autorita’ garante nelle comunicazioni ha affrontato – ricorda Cardani – queste tematiche nell’ambito dell’indagine conoscitiva “Informazione e internet in Italia. Modelli di business, consumi, professioni”, da cui e’ partita una prima riflessione verso iniziative che potranno sfociare in opportuni interventi intesi a migliorare il contesto istituzionale e regolamentare di riferimento. Il presidente nella sua relazione annuale parla anche delle trasformazioni nel settore postale che finiscono con intersecarsi con l’ambito dell’informazione, ovvero e’ in atto un tavolo di confronto con Poste Italiane e gli Enti Locali “con l’obiettivo di individuare soluzioni di sperimentazione nelle zone marginali di forme di invio e recapito digitale alternativo o complementare a quello fisico, contestualmente al lancio di progetti sperimentali, che potranno essere finanziati con fondi europei, di riduzione del digital divide e di alfabetizzazione di specifiche comunita’” e ad una simile filosofia “dovrebbero peraltro ispirarsi anche le soluzioni intese ad assicurare il recapito giornaliero dei quotidiani in abbonamento”. In proposito va detto pero’ che c’e’ la netta opposizione manifestata a piu’ riprese nei giorni scorsi dalla Fieg attraverso il suo presidente Maurizio Costa. (AGI) .

(AGI) – Atene, 6 lug. – Almeno tre grandi aziende in Grecia, tra cui la prima grande catena di apparecchiature elettroniche, hanno pagato il personale in soldi cash, in modo da ‘aggirare’ i limiti di ritiro del contante imposti dalle banche. La decisione di Kotsovolos, che dipende dalla britannica Dixons Carphone, e delle due altre aziende e’ uno dei segnali dell’impatto della crisi finanziaria. Una portavoce di Dixons ha spiegato che Kotsovolos ha pagato il personale in contanti la scorsa settimana e, per la prossima, aspetta di vedere gli eventi. Anche due altre aziende hanno versato gli stipendi in contanti, mentre una terza sta valutando di fare altrettanto e offrire l’opportunita’ ai dipendenti in occasione del prossimo stipendio .

(AGI) – Roma, 7 lug. – “Se non contrastati da una robusta risposta a livello europeo, gli sviluppi avversi in Grecia potrebbero avere un impatto sostanziale sull’Italia in termini di effetti sulla fiducia, sebbene l’esposizione diretta sia limitata”. Lo afferma il Fondo Monetario Internazionale in uno studio pubblicato al termine delle consultazioni ex Articolo IV.

Il debito pubblico italiano, si legge ancora nel rapporto, “e’ sostenibile ma soggetto a rischi significativi” a causa della sua entita’. Per il Fondo monetario internazionale i problemi maggiori “derivano da uno scenario di stagnazione, in cui la crescita e l’inflazione rimangono molto bassi per un prolungato periodo di tempo”. In particolare, il Rapporto diffuso al termine delle consultazioni ex Articolo IV prevede nello scenario base che il rapporto tra debito e Pil raggiunga un picco al 133% nel 2015, prima di declinare al 123% nel 20120, “con un profilo piu’ basso rispetto a un anno fa grazie ai minori tassi d’interesse”.

“L’economia italiana sta gradualmente emergendo da una prolungata recessione”, aggiunge il Fmi, secondo cui il Pil del nostro paese crescera’ dello 0,7% quest’anno per poi accelerare all’1,2% il prossimo, anche grazie al pieno dispiegarsi degli effetti del quantitative easing della Bce. Promossa l’azione del Governo italiano sui conti pubblici. “L’attuale politica fiscale”, si legge nel Rapporto, “ha il giusto equilibrio tra sostenere la crescita economica e ridurre il debito pubblico”. In particolare, secondo i tecnici di Washington, il rapporto tra deficit e Pil si attestera’ al 2,7% quest’anno per poi scender al 2,1% il prossimo. Il debito salira’ invece al 133,3% nel 2015 per poi ricollocarsi al 132,1% nel 2016.

L’effetto combinato del Jobs Act e della ripresa economica fara’ calare la disoccupazione che in Italia resta ancora tropo alta, aggiunge il Fmi, secondo cui il tasso di senza lavoro scendera’ al 12,5% quest’anno e al 12,2% il prossimo. Secondo il Fondo, inoltre, l’Italia “potrebbe realizzare significativi guadagni di produttivita’ se l’efficienza del settore pubblico migliorasse rispetto agli attuali bassi livelli”.

Quanto alle banche, le sofferenze e gli incagli “hanno raggiunto livelli sistemici”. Il Fondo monetario ricorda come i crediti non performanti siano triplicati dall’inizio della crisi e abbiano raggiunto quota 330 miliardi di euro, pari al 17% degli impieghi. Tutto cio’ “ha depresso la redditivita’ e intralciato la ripresa”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 7 lug. – “Se non contrastati da una robusta risposta a livello europeo, gli sviluppi avversi in Grecia potrebbero avere un impatto sostanziale sull’Italia in termini di effetti sulla fiducia, sebbene l’esposizione diretta sia limitata”. Lo afferma il Fondo Monetario Internazionale in uno studio pubblicato al termine delle consultazioni ex Articolo IV. (AGI)

(AGI) – Atene, 7 lug. – Cosi’ come le banche, anche la borsa di Atene restera’ chiusa fino a mercoledi’. Lo riferisce la Commissione sui mercati dei capitali ellenica. (AGI)

(AGI) – Pechino, 7 lug. – Borse cinesi ancora in ribasso. L’indice Composite della piazza di Shanghai ha chiuso in perdita dell’1,29%, a 3727,13 punti, mentre Shenzhen segna un pesante calo del 5,8%, a 11375,6 punti. Forte calo anche per l’indice ChiNext, il Nasdaq cinese, che ha chiuso in ribasso del 5,69%, a 2352,01 punti. Nel fine settimana, il governo e la banca centrale avevano approvato misure a sostegno dei mercati dopo che nelle ultime tre settimane le piazze di Shanghai e Shenzhen avevano perso circa il 30% del proprio valore, la peggiore striscia negativa di risultati dal 1992. Ventuno tra le maggiori societ� di brokeraggio cinesi hanno dato il via a un fondo da 19 miliardi di dollari per acquistare azioni sul mercato e tentare di fermare le emorragie. Ancora ieri, il primo ministro cinese, Li Keqiang aveva tentato di rassicurare gli investitori spiegando che la Cina � in grado di gestire i rischi e le sfide dell’economia, anche se non aveva fatto cenno direttamente alle difficolt� dei mercati azionari. Contrastate le altre piazze asiatiche: il Nikkei di Tokyo ha chiuso in rialzo dell’1,31%, mentre la Borsa di Seul ha segnato una perdita dello 0,7%, ai valori minimi delle ultime tre settimane. In calo dello 0,8% anche l’indice Hang Seng della Borsa di Hong Kong. (AGI)

(AGI) – Seul, 7 lug. – Samsung prevede di chiudere il secondo trimestre con un utile operativo di 6.900 miliardi di won (6,1 miliardi di dollari), in calo del 4% rispetto all’analogo periodo del 2014. La stima e’ inferiore ai 7.200 miliardi di won previsti dagli analisti, pur rappresentando un incremento del 15% rispetto al primo trimestre. L’azienda sudcoreana ha spiegato che i suoi nuovi modelli di smart phone, il Galaxy S6 e il S6 Edge, hanno avuto meno ordini del previsto, anche a causa di intoppi nella catena produttiva che non hanno consentito di soddisfare completamente la domanda. (AGI) .

(AGI) – Bruxelles, 7 lug. – “Sono contro la Grexit e lottero’ fino alla fine per evitarla”: lo ha detto il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker intervenendo al Parlamento europeo in sessione plenaria a Strasburgo. Il presidente della Commissione europea e’ “pronto a fare di tutto perche’ si arrivi a una soluzione nei tempi che abbiamo” e “i greci e tutti gli europei possono fidarsi di me e della commissione”: ma, ha avvertito, “una soluzione rapida sarebbe avventata”. Ecco perche’ “senza retorica, cercheremo di rimettere sulla strada giusta il negoziato, con il massimo rispetto di come si e? espresso il popolo greco”.

 E’ stato “un grave errore per la Grecia quello di lasciare il tavolo del negoziato” con le istituzioni ed e’ “ovvio che adesso ci voglia tornare”. Il presidente della Commissione europea chiede spiegazioni: “su che cosa si sono espressi” i greci nel referendum? £Hanno detto no a una proposta che, nel momento in cui hanno votato, era gia’ stata superata“.

E’ “inaccettabile”, ha detto Juncker, che i rappresentanti delle istituzioni siano stati tacciati “di essere terroristi”. Riferendosi a quanto detto nei giorni scorsi dall’allora ministro delle Finanze greco Jannis Varoufakis, Juncker ha sottolineato che, al contrario, “se tutti si fossero dati da fare come la Commissione, non ci troveremmo in questa situazione”.

Dell’Eurozona fanno parte 19 democrazie e tutte meritano uguale rispetto: “nessuna vale piu’ delle altre”, ha ammonito Juncker. “Io non parlo solo con il governo e i dirigenti greci – ha aggiunto – ma anche con i cittadini, e mi sono occupato delle loro condizioni e della realta’ quotidiana”. Ma questo, ha aggiunto, non deve significare “dimenticare le condizioni e la realta’ quotidiana degli altri cittadini europei: in altri paesi c’e’ un’alta disoccupazione, altrove ci sono salari minimi inferiori a quelli greci, livelli di vita inferiori: bisogna guardarea tutta la realta’ e non farsi tentare dalla demagogia e dal populismo”. Ecco perche’ “faremo di tutto per aiutare i cittadini greci, di cui molti sono nella miseria, ma senza dimenticare il resto dell’Europa”.

Intanto le borse europee aprono contrastate e attendono con nervosismo le nuove proposte che Atene sottoporra’ ai creditori. Il Dax di Francoforte avanza dello 0,24% a 10.917 punti, l’Ftse 100 di Londra scende dello 0,15% a 6.525 punti, il Cac 40 di Parigi arretra dello 0,2% a 4.702 punti. Indici positivi in apertura di contrattazioni a Piazza Affari. Il Ftse Mib cresce dello 0,61% a quota 21.732. All Share +0,57%. Apertura stabile sui mercati del debito. Nei primi scambi lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi apre a 161 punti per un rendimento del 2,36%. A 161 punti anche il differenziale Bonos/Bund. L’euro apre in lieve calo a 1,1022 dollari e 135,30 euro a causa delle incertezze sulle evoluzioni della crisi greca. Il biglietto verde avanza a 122,75 yen. Il prezzo del petrolio si presenta in moderato rialzo sui mercati asiatici. Si tratta di un rimbalzo tecnico seguito alle forti flessioni dei giorni scorsi, legate ai timori di una ‘Grexit’ e al crollo delle borse cinesi. Il light crude Wti sale di 40 cent a 52,93 dollari al barile, il Brent guadagna 45 cent a 56,99 dollari al barile. (AGI) .

(AGI) – Parigi, 7 lug. – Il premier francese, Manuel Valls, e’ convinto che le “basi di un accordo” per il salvataggio finanziario della Grecia “esistono” e che d’altra parte l’Europa non possa prendersi il rischio di un’uscita di Atene dalla moneta unica non solo per ragioni economiche, ma soprattutto per ragioni politiche che al momento nessuno puo’ prevedere. Valls, che e’ stato intervistato dall’emittente Rtl, s’ e’ detto convinto che esistono “le basi per un accordo”, al quale le parti erano “molto vicine” quando il governo greco ha sospeso il negoziato per convocare il referendum. “La Francia e’ convinta che non possiamo assumerci il rischio di un’uscita della Grecia dalla zona euro soprattutto per ragioni politiche”. “Nessuno puo’ dire quali saranno le conseguenze politiche” di “un popolo che si sentirebbe umiliato” e di un Paese con la storia e la situazione della Grecia. Del resto, l’uscita per la prima volta di un Paese dalla zona euro costituirebbe “un rischio per la crescita e l’economia mondiale”.(AGI) .

(AGI) – Washington, 7 lug. – Fca tiene duro su Gm: “Non l’abbiamo messa da parte. Gm non e’ la sola opzione ma senza alcun dubbio dal punto vista della fattibilita’ e della quantita’ e’ di gran lunga la migliore”. Cosi’ John Elkan, presidente di Fca spiega, “determinato e paziente”, la strategia della casa automobilistica in un’intervista al Wall Stret Journal in cui conferma l’intenzione di Fca di “fondersi con Gm per realizzare la piu’ grande e piu’ redditizia causa automobilistica del mondo, che sara’ basata anegli Usa”. Il tutto senza fretta: “Non facciamo pressione sui tempi. Nel 2012 abbiamo avuto colloqui (con Gm). Li abbiamo avuti nel 2015 e potremmo averne nel 2017 o nel 2018”. Elkann non dimentica le incomprensioni di ormai 10 anni fa con la Gm, che preferi’ pagare 2 miliardi di dollari a Fiat per di non esercitare l’opzione ad acquisto: “Cerchiamo (oggi) di creare una combinazione che abbia molte maggiori opportunita’ di funzionare”. Elkann conferma di contare moltissimo su Sergio Marchionne (entrambi sono convinti dell’inevitabilita’ delle fusioni industriali) tanto da averne rafforzato i rapporti, sottolinea il Journal: “Averlo ancora piu’ vicino a noi e’ sia un segno di riconoscenza per quanto ha fatto ma anche per avere l’aiuto di Sergio per costruire il nostro futuro”. (AGI) .