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(AGI) – New York, 8 lug. – Il colosso Usa del software annuncia il taglio di 7.800 posti di lavoro, soprattutto nell’hardware telefonico. Il gruppo avvia una ristrutturazione e calcola oneri per 750-850 milioni di dollari. Inoltre stima oneri record da 7,6 miliardi di dollari per la svalorizzazione della finlandese Nokia. Si tratta della seconda tornata di licenziamenti in un anno per il colosso di Redmond, che nel 2014 aveva tagliato 18 mila posti di lavoro, sempre in seguito all’assorbimento di Nokia. L’operazione finora non e’ riuscita ad aumentare come sperato la quota di mercato del Windows Phone sul mercato degli smart phone, stimata ad appena il 3,2% nel 2015 dagli analisti di Idc. “Abbiamo bisogno di concentrare i nostri sforzi sul mercato della telefonia nel breve termine, reinventandoci nel frattempo”, ha dichiarato in una lettera ai dipendenti l’ad del gruppo, Satya Nadella, “ci stiamo spostando da una strategia basata sullo sviluppo di un modello di smart phone originale a una di crescita e creazione di un vibrante ecosistema Windows che includa anche i nostri prodotti originali nel campo dei dispositivi”. L’azienda dovra’ cercare una riscossa con il lancio del nuovo sistema operativo per pc, Windows 10, disponibile a fine luglio. Sul mercato degli smart phone e’ infatti complicatissimo per Microsoft non solo contrastare il dominio di Samsung e di Apple nell’hardware ma anche quello nel software dei sistemi operativi Android e Ios, sviluppati rispettivamente da Google e Apple. (AGI) .

(AGI) – Roma, 8 lug. – “Clima da panico” sui mercati asiatici. Dopo una giornata da incubo, con la sospensione del 50 per cento dei titoli, la borsa di Shanghai e quella di Hong Kong perdono il 6 per cento. “In vent’anni di Wall Street, non ho mai visto niente di simile”, ha dichiarato all’Agi l’economista della Nottingham University Business School China, Michele Geraci. La bolla della borsa cinese, che in 12 mesi era cresciuta di oltre il 150% fino al picco del 12 giugno scorso, e’ scoppiata. Shanghai ha concluso le contrattazioni con un calo del 5,91 per cento. “E’ in corso un naturale raggiustamento dei prezzi al ribasso che corregge quel 150% di performance che il mercato di Shanghai ha registrato dal giugno del 2014 ad oggi”, ha commentato Geraci. La bolla di Shanghai ha iniziato a gonfiarsi dal momento in cui e’ aumentato il valore sul listino degli investimenti dei cittadini privati “incantati da questa alchimia finanziaria”, ha aggiunto. “E’ chiaro che il motivo per cui il mercato e’ salito negli ultimi 12 mesi e’ puramente speculativo, senza nessun collegamento con i fondamentali economici. Anzi, in controtendenza”. “Il mercato”, ha osservato Geraci, “e’ salito per un motivo primario: c’erano piu’ compratori che venditori. In Cina i tassi d’interesse sono sempre stati bassi. Il risparmiatore medio, avendo un reddito dai propri conti correnti mediocre, si e’ messo alla ricerca di alternative che potessero offrire ritorni maggiori. Le banche hanno iniziato a offrire ai correntisti prodotti paralleli ai risparmiatori, i cosiddetti wealth management product (wmp): fondi comuni che investivano nel mercato immobiliare, che essendo abbastanza forte consentiva alle banche di offrire ai clienti profitti maggiori dei conti correnti – il cui tasso massimo e’ regolamentato dal governo. Quando il mercato del real estate ha iniziato a indebolirsi a causa del rallentamento economico e i prezzi delle case sono progressivamente scesi, le banche hanno dovuto cercare investimenti alternativi al di fuori del real estate che consentissero loro di avere i ritorni richiesti dai clienti. Gli istituti di credito hanno individuato quindi nel mercato delle azioni l’alternativa al mercato immobiliare, con ritorni maggiori di quelli dei depositi bancari che non potevano superare il 2,75/3,3%”. Dall’estate del 2014 le banche hanno cominciato ad acquistare azioni sul mercato di Shanghai per conto dei propri correntisti, in genere – appunto – piccoli risparmiatori, e il mercato non ha mai smesso di lievitare. “Con l’utilizzo di una leva finanziaria, margin trading”, ha proseguito Geraci, “la spinta al rialzo e’ superiore all’ammontare dei depositi dei correntisti. Il risparmiatore, incantato da questa alchimia finanziaria, ha trasferito i depositi dal suo conto corrente ai WMP. Il risultato e’ che il mercato saliva sempre piu’ velocemente e in alto. Nel frattempo l’economia cinese rallentava”. Il 22 novembre scorso, il governo cinese preoccupato dal rallentamento economico, ha deciso per la prima volta di abbassare i tassi d’interesse dello 0,25% con l’obiettivo di stimolare l’economia. L’effetto secondario di queste manovre economiche, non inatteso, e’ che la borsa schizza in alto. “Le autorita’ hanno introdotto misure di stimolo per l’economia non con l’intento di alimentare la bolla, ma in economia quando i tassi si abbassano i titoli azionari tendono al rialzo. L’effetto dell’abbassamento dei tassi e’ quello di ridurre ulteriormente i tassi del deposito (quelli dei conti correnti)”. Risultato: i correntisti che non avevano risposto al richiamo di investire in titoli azionari nella prima fase della bolla, si sono sentiti incentivati a partecipare a questo schema di investimento alternativo perche’ vedevano i loro ritorni sui risparmi abbassarsi ancora di piu’. “E cosi’ un nuovo flusso di capitale ha alimentano la bolla, complici la maggioranza delle banche commerciali coinvolte, tra le quali si e’ innescato un meccanismo di competizione. Il governo ha poi effettuato due ulteriori tagli ai tassi d’interesse a febbraio e maggio, continuando ad alimentare questo circolo vizioso che ha portato il mercato al picco del 12 giugno”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 8 lug. – La Grecia presentera’ domani all’Eurozona un programma “credibile” di riforme. Ma intanto il governo di Atene ha gia’ avanzato la richiesta di nuovi aiuti al fondo salva Stati Esm (un prestito triennale di cui ancora non si conosce l’entita).

Dopo l’Eurosummit di ieri, che ha dato l’ultimatum per evitare la Grexit, il premier greco Alex Tsipras ha spiegato le sue ragioni dinanzi al Parlamento europeo. La crisi greca, ha detto, “e’ un problema europeo e non solamente di Atene, quindi la soluzione” deve essere “a livello europeo“. In questi anni la Grecia e’ stata “una cavia”, ma la politica di austerity non ha prodotto i risultati sperati.

Grecia: tutte le notizie nell’Archivio- Agi

Ricevuto da applausi ma anche dai fischi, levatosi dai banchi conservatori, Tsipras ha aggiunto che i soldi versati ad Atene in questi anni “sono serviti per salvare le banche e non sono mai arrivati al popolo greco”. Il premier greco comunque ha riconosciuto le responsabilita’ del suo Paese: “Non sono tra coloro che danno la colpa agli stranieri: per tantissimi anni i governi greci hanno creato uno Stato clientelare, hanno alimentato la corruzione tra politica e imprenditoria e arricchito solo una certa fetta del popolo: il 10% del popolo detiene il 56% della ricchezza del Paese; e questa enorme ineguaglianza unita ai programmi di austerity, invece di correggere, ha appesantito la crisi”.

La richiesta di aiuti all’Esm verra’ analizzata per decidere se puo’ essere soddisfatta e sara’ sottoposta all’Eurogruppo a breve. Oggi gia’ la valuteranno gli sherpa dell’Eurogruppo. Quando alle future riforme, Tsipras si e’ detto consapevole delle “distorsioni” del passato e ha assicurato iniziative per sgombrare il campo dalle baby pensioni e aumentare l’Iva.

Adesso i tempi sono strettissimi: il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e quella della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, che martedi’ erano stati durissimi con la Grecia, hanno ripetuto che domenica rappresenta l’ultima spiaggia per Atene.

Tusk ha anche chiesto unita’ ai Paesi europei, senza la quale – ha detto – “ci sveglieremo fra quattro giorni in un’Europa diversa: questa e’ l’ultima chance”. Secondo Tusk, il fatto che l’Eurogruppo abbia ricevuto la richiesta di aiuti Esm nei tempi previsti, “e’ un buon segno” in vista di domani, quando si attendono le nuove proposte greche.

Martin Jaeger, portavoce del ministero tedesco delle Finanze, ha gia’ detto che “se entro domenica non avremo trovato una soluzione, sara’ necessario pensare ad altri scenari”. (AGI)

(AGI) – Roma, 8 lug. – Seppure il livello di spesa e’ rimasto su livelli complessivamente stabili, attestandosi su una media mensile di 436 euro, quello passato e’ stato un altro anno in cui il carrello alimentare delle famiglie italiane e’ rimasto semivuoto, senza riuscire a invertire l’evoluzione negativa iniziata nel 2008 (-6%). Lo afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Dino Scanavino, in merito al rapporto sui consumi delle famiglie nel 2014 diffuso oggi dall’Istat. Cio’ nonostante, su una spesa media complessiva di circa 2.490 euro, le famiglie italiane destinano ancora il 17,5% (nel 2013 era il 19,5%) all’acquisto di cibo e bevande; un budget importante -osserva Scanavino- secondo soltanto alle spese per l’abitazione. In particolare, nella busta della spesa per la tavola, lo scorso anno si e’ avuta meno carne, i cui acquisti mensili in valore sono calati di oltre il 2%, meno latte e formaggi (-1%) e meno bevande (-5%). Ma la contrazione percentuale piu’ forte -fa notare il presidente della Cia- ha riguardato il comparto degli oli vegetali dove, per effetto dei forti cali produttivi e della crisi, gli italiani hanno ridotto il loro budget familiare del 9%. A trovare piu’ spazio in dispensa sono stati invece soprattutto i piatti pronti, con una media mensile che ha superato i 10 euro per famiglia. (AGI) Bru (Segue) Anche nel 2014 non si riduce la percentuale (13%) di chi si rivolge agli hard-discount per l’acquisto di generi alimentari, praticamente 3 milioni di famiglie, con un peso ancora piu’ importante se si considerano i giovani under 35 (18%), le famiglie straniere (quasi il 24%) e le famiglie del Sud Italia (15%). La provincia di Bolzano, il Piemonte e il Trentino sono stati i territori dove, in valori assoluti, si e’ speso di piu’ per mangiare, mentre in coda alla classifica l’Abruzzo con un budget mensile inferiore ai 400 euro. Al di la’ dei numeri -osserva Scanavino- la prolungata situazione di riduzione dei consumi alimentari, che inevitabilmente si riflette sui redditi delle imprese agricole, continua a destare molta preoccupazione. L’importante propensione all’export, che sempre maggiormente caratterizza il Made in Italy agroalimentare, da sola rischia di essere non sufficiente per bilanciare le perdite interne e per invertire la fase d’incertezza che pesa sul futuro degli agricoltori. I timidi segnali di ripresa che, da inizio anno, stanno caratterizzando il quadro economico nazionale per riflettersi stabilmente sui consumi alimentari -sottolinea il presidente della Cia- devono necessariamente essere trasferiti sulla fase agricola della filiera. Aggregazione dell’offerta; organizzazione delle filiere; semplificazione amministrativa; internazionalizzazione, defiscalizzazione e modernizzazione del mercato del lavoro. Sono queste le principali priorita’ necessarie a ridare certezze e maggiore valorizzazione al patrimonio agroalimentare italiano. Elementi fondamentali per invertire definitivamente quel trend negativo che, a partire dall’inizio della crisi, ha caratterizzato a varie riprese i co .

(AGI) – 8 lug. – Il caldo non da’ tregua e la corsa a condizionatori e ventilatori fa schizzare i consumi eletrici al nuovo record storico. Il picco, comunica Terna e’ stato toccato ieri alle 16 a quota 56.883 megawatt. Il valore, registrato in una giornata con temperature massime mediamente piu’ alte di oltre 5 gradi rispetto allo stesso periodo del 2014, e’ superiore di 61 megawatt rispetto al precedente record assoluto del 17 dicembre 2007 (56.822 Mw) e di 5.333 megawatt a confronto con la punta di domanda del 2014 (51.550 Mw, 12 giugno), un dato pari a oltre 2,5 volte il consumo di una grande citta’ come Roma. Per avere un’idea dell’impatto delle temperature sui consumi, ad ogni grado in piu’ sopra i 25 gradi, i tecnici stimano un aumento della domanda elettrica tra gli 800 e i 1.000 megawatt. Il primato di ieri conferma il trend in atto ormai da vari anni, cioe’ il graduale avvicinamento, prima, e il sorpasso poi, avvenuto nel 2006, della punta estiva di fabbisogno rispetto a quella invernale. Al momento della punta massima, il fabbisogno nazionale e’ stato coperto da una produzione da fonte rinnovabile prossima al 40%. “Il sistema elettrico nazionale, grazie agli investimenti realizzati per lo sviluppo della rete e all’innovazione tecnologica”, sottolinea una nota, “ha risposto in modo efficace anche in quest’occasione, confermando la piena integrazione e la gestione in sicurezza delle energie rinnovabili che vengono immesse in rete in modo variabile e intermittente”. L’andamento meteo per la giornata odierna conferma la tendenza di consumo degli ultimi giorni. (AGI)

(AGI) – New York, 8 lug. – Il colosso Usa del software annuncia il taglio di 7.800 posti di lavoro, soprattutto nell’hardware telefonico. Il gruppo avvia una ristrutturazione e calcola oneri per 750-850 milioni di dollari. Inoltre stima oneri record da 7,6 miliardi di dollari per la svalorizzazione della finlandese Nokia. .

(AGI) – Roma, 8 lug. – La Grecia presentera’ domani all’Eurozona un programma “credibile” di riforme. Ma intanto il governo di Atene ha gia’ avanzato la richiesta di nuovi aiuti al fondo salva Stati Esm (un prestito triennale di cui ancora non si conosce l’entita).

Dopo l’Eurosummit di ieri, che ha dato l’ultimatum per evitare la Grexit, il premier greco Alex Tsipras ha spiegato le sue ragioni dinanzi al Parlamento europeo. La crisi greca, ha detto, “e’ un problema europeo e non solamente di Atene, quindi la soluzione” deve essere “a livello europeo“. In questi anni la Grecia e’ stata “una cavia”, ma la politica di austerity non ha prodotto i risultati sperati.

Grecia: tutte le notizie nell’Archivio- Agi

Ricevuto da applausi ma anche dai fischi, levatosi dai banchi conservatori, Tsipras ha aggiunto che i soldi versati ad Atene in questi anni “sono serviti per salvare le banche e non sono mai arrivati al popolo greco”. Il premier greco comunque ha riconosciuto le responsabilita’ del suo Paese: “Non sono tra coloro che danno la colpa agli stranieri: per tantissimi anni i governi greci hanno creato uno Stato clientelare, hanno alimentato la corruzione tra politica e imprenditoria e arricchito solo una certa fetta del popolo: il 10% del popolo detiene il 56% della ricchezza del Paese; e questa enorme ineguaglianza unita ai programmi di austerity, invece di correggere, ha appesantito la crisi”.

La richiesta di aiuti all’Esm verra’ analizzata per decidere se puo’ essere soddisfatta e sara’ sottoposta all’Eurogruppo a breve. Oggi gia’ la valuteranno gli sherpa dell’Eurogruppo. Quando alle future riforme, Tsipras si e’ detto consapevole delle “distorsioni” del passato e ha assicurato iniziative per sgombrare il campo dalle baby pensioni e aumentare l’Iva.

Adesso i tempi sono strettissimi: il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e quella della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, che martedi’ erano stati durissimi con la Grecia, hanno ripetuto che domenica rappresenta l’ultima spiaggia per Atene.

Tusk ha anche chiesto unita’ ai Paesi europei, senza la quale – ha detto – “ci sveglieremo fra quattro giorni in un’Europa diversa: questa e’ l’ultima chance”. Secondo Tusk, il fatto che l’Eurogruppo abbia ricevuto la richiesta di aiuti Esm nei tempi previsti, “e’ un buon segno” in vista di domani, quando si attendono le nuove proposte greche.

Martin Jaeger, portavoce del ministero tedesco delle Finanze, ha gia’ detto che “se entro domenica non avremo trovato una soluzione, sara’ necessario pensare ad altri scenari”. (AGI)

(AGI) – Roma, 8 lug. – La Grecia presentera’ domani all’Eurozona un programma “credibile” di riforme. Ma intanto il governo di Atene ha gia’ avanzato la richiesta di nuovi aiuti al fondo salva Stati Esm (un prestito triennale di cui ancora non si conosce l’entita). Intanto, dopo l’Eurosummit di ieri, che ha dato l’ultimatum per evitare la Grexit, il premier greco Alex Tsipras ha spiegato le sue ragioni dinanzi al Parlamento europeo. La crisi greca, ha detto, “e’ un problema europeo e non solamente di Atene, quindi la soluzione” deve essere “a livello europeo”. In questi anni la Grecia e’ stata “una cavia”, ma la politica di austerity non ha prodotto i risultati sperati. Ricevuto da applausi ma anche dai fischi, levatosi dai banchi conservatori, Tsipras ha aggiunto che i soldi versati ad Atene in questi anni “sono serviti per salvare le banche e non sono mai arrivati al popolo greco”. Il premier greco comunque ha riconosciuto le responsabilita’ del suo Paese: “Non sono tra coloro che danno la colpa agli stranieri: per tantissimi anni i governi greci hanno creato uno Stato clientelare, hanno alimentato la corruzione tra politica e imprenditoria e arricchito solo una certa fetta del popolo: il 10% del popolo detiene il 56% della ricchezza del Paese; e questa enorme ineguaglianza unita ai programmi di austerity, invece di correggere, ha appesantito la crisi”. La richiesta di aiuti all’Esm verra’ analizzata per decidere se puo’ essere soddisfatta e sara’ sottoposta all’Eurogruppo a breve. Oggi gia’ la valuteranno gli sherpa dell’Eurogruppo. Quando alle future riforme, Tsipras si e’ detto consapevole delle “distorsioni” del passato e ha assicurato iniziative per sgombrare il campo dalle baby pensioni e aumentare l’Iva. Adesso i tempi sono strettissimi: il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e quella della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, che martedi’ erano stati durissimi con la Grecia, hanno ripetuto che domenica rappresenta l’ultima spiaggia per Atene. Tusk ha anche chiesto unita’ ai Paesi europei, senza la quale – ha detto – “ci sveglieremo fra quattro giorni in un’Europa diversa: questa e’ l’ultima chance”. Secondo Tusk, il fatto che l’Eurogruppo abbia ricevuto la richiesta di aiuti Esm nei tempi previsti, “e’ un buon segno” in vista di domani, quando si attendono le nuove proposte greche. Martin Jaeger, portavoce del ministero tedesco delle Finanze, ha gia’ detto che “se entro domenica non avremo trovato una soluzione, sara’ necessario pensare ad altri scenari”. .

(AGI) – Roma, 8 lug. – Quasi 2 milioni di pensionati italiani non arrivano a 500 euro al mese e ben il 42,5%, pari a oltre 6,6 milioni di persone, riceve meno di 1.000 euro lordi mensili. E’ quanto emerge dal Rapporto annuale dell’Inps da cui emerge anche che le cosiddette pensioni d’oro riguardano oltre 700.000 pensionati con assegni da oltre 3.000 euro al mese. La quota di beneficiari che ottiene pensioni comprese tra 1.000 e 1.500 euro e’ del 23,5%, oltre 3,6 milioni per il 22% di spesa annua (59 miliardi), mentre un ulteriore 17,2% circa 2,7 milioni di persone) percepisce redditi compresi tra 1.500 e 2.000 euro mensili, pari al 22,2% della spesa (oltre 59 miliardi). Tra i 2.000 e i 3.000 euro lordi si colloca il 12,2% (quasi 1,9 milioni) cui va il 21,7% della spesa lorda complessiva per un totale di oltre 58 miliardi di euro. Il reddito pensionistico medio (la somma di tutti i redditi da pensione, sia di natura previdenziale che assistenziale) ammonta al 31 dicembre 2013 a 1.323 euro lordi mensili. L’Inps eroga ogni mese quasi 21 milioni di pensioni previdenziali e prestazioni di natura assistenziale a favore di oltre 15,5 milioni di beneficiari per una spesa lorda complessiva pari nel 2014 a circa 269,6 miliardi di euro, con un incremento dello 0,9% rispetto a 267,1 miliardi del 2013. La spesa pensionistica, finanziata in via principale dai contributi versati dai lavoratori e dai datori di lavoro, incide sul Pil per il 15,3% nel 2014 e per il 16,1% ove si comprenda anche la spesa erogata per conto dello Stato, con esclusione delle erogazioni relative alle indennita’ di accompagnamento a favore degli invalidi civili. L’Istituto ha chiuso il 2014 con un rosso da 12,7 miliardi e un disavanzo di 7,87 miliardi ma “la sostenibilita’ dell’intero sistema di sicurezza sociale non e’ a rischio”. Si rileva un miglioramento del patrimonio netto di circa 9 mld di euro (17,9 miliardi contro i 9 del 2013). L’avanzo di amministrazione del 2014 passa da circa 43,9 mld a 36 mld. Il flusso finanziario complessivo annuo nel 2014 e’ risultato pari a 881 miliardi di euro (somma tra entrate pari a 436,6 miliardi e uscite pari a 444,4 miliardi), valore che supera la meta’ del Pil Italiano. (AGI) .

(AGI) – Roma, 8 lug. – Quasi sei famiglie su 10 risparmiano sulla spesa alimentare nel 2014. Lo rileva l’Istat nel report ‘La spesa per consumi delle famiglie’, aggiungendo che la crisi colpisce soprattutto i giovani: per la prima volta le coppie under 35 spendono meno di quelle anziane. La quota di nuclei che riducono la quantita’ o la qualita’ dei consumi di prodotti alimentari e’ in calo dal 62% del 2013 al 59% (soprattutto nel Centro-Nord) ma resta ancora alta. Non si riduce la quota di acquisti presso hard discout (13%), che continua a crescere al Sud e nelle Isole (dal 12% al 15%). Per il secondo anno consecutivo, inoltre, sono in diminuzione le spese per comunicazioni, alberghi e ristoranti. I livelli di spesa piu’ bassi, tenuto conto dell’ampiezza familiare, si osservano per le coppie con la persona di riferimento con meno di 35 anni, che hanno una spesa inferiore a quella delle coppie di 64 anni e oltre di circa 100 euro. Piu’ in generale, sempre nel 2014, si arresta la caduta della spesa media delle famiglie dopo due anni di cali. Nel 2014, la spesa e’ “sostanzialmente stabile”, pari a 2.488,50 euro al mese (+0,7% rispetto al 2013) mentre in termine reali e’ “pressoche’ invariata”. .