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AGI – Dall’antipasto al dolce i rincari degli alimenti non risparmiano nessuna portata. Con gli ingredienti base come burro, olio di semi, farina e uova che hanno visto un’impennata dei prezzi dovuta all’incremento dei costi energetici e di produzione alimentati dalla guerra in Ucraina.  Ecco allora una black list degli aumenti sullo scaffale stilata da Coldiretti e basata sulle rilevazioni Istat sull’inflazione a giugno 2022, che ha raggiunto il record dal 1986 con i beni alimentari in aumento dell’8,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

In cima alla classifica dei rincari ci sono gli oli di semi (+68,6%) soprattutto quello di girasole che risente del conflitto in Ucraina che è uno dei principali produttori e ha dovuto interrompere le spedizioni a causa della guerra, mentre al secondo posto c’è il burro con un +27,7% e al terzo la farina, con i prezzi in salita del 20,5% trainati dagli aumenti del grano che interessano anche la pasta, in salita del 18,3%.

Quinta piazza per la margarina (+16,8%) e sesta per la carne di pollo (+15,1%), mentre alla settima c’è il riso, con diecimila ettari seminati in meno quest’anno per la siccità che sta tagliando anche i raccolti. 

Rincari a doppia cifra pure per le uova (+13,6%), seguite da patatine fritte (+13,5%) e gelati che costano il 13,4% in più rispetto allo scorso anno.

Il nuovo balzo dei prezzi aggrava una situazione che, secondo una stima Coldiretti, costerà nel 2022 alle famiglie italiane oltre 8,1 miliardi di euro soltanto per la spesa alimentare, a causa dell’effetto dell’inflazione scatenata dalla guerra in Ucraina, che colpisce soprattutto le categorie più deboli.

Se i prezzi per le famiglie corrono, l’aumento dei costi colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare a partire dalle campagne dove più di 1 azienda agricola su 10 (11%) è in una situazione cosi’ critica da portare alla cessazione dell’attività ma ben circa 1/3 del totale nazionale (30%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi di produzione, secondo il Crea.

In agricoltura si registrano infatti aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio. “Occorre lavorare da subito per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni” afferma il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, nel sottolineare che “nell’immediato bisogna intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con interventi immediati per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro”.

AGI – Restano stabili le bollette della luce e del gas per il terzo trimestre grazie ai provvedimenti adottati dal Governo e le misure regolatorie dell’Autorità, hanno sterilizzato gli aumenti per il mercato tutelato e in parte anche per il mercato libero. Lo comunica l’Arera nel periodico aggiornamento sulle bollette.

Il terzo trimestre 2022 per la famiglia tipo in tutela, vedrà un lieve incremento per la bolletta dell’elettricità, +0,4%, mentre rimarrà stabile la bolletta gas, senza alcuna variazione. Il quadro generale avrebbe determinato, in assenza di interventi, una variazione intorno al 45% della bolletta gas e al 15% di quella elettrica.

“Viviamo un momento di grande complessità in cui anche piccoli aumenti possono provocare reazioni eccessive – afferma Stefano Besseghini, presidente di Arera – la ricerca di una pur difficile stabilità nel segnale di prezzo alle famiglie, assume anche in questa fase estiva un particolare rilievo pur nella consapevolezza che tutti gli sforzi devono essere sin da ora concentrati nel definire strumenti e soluzioni che ci permettano di essere efficaci nel prossimo inverno, sia nel garantire la sicurezza della fornitura che nel contenere i costi per il consumatore finale e l’intero sistema. Commissione Europea, governi e regolatori nazionali stanno lavorando con comune intento verso questi obiettivi”.

Coerentemente con le disposizioni, afferma una nota, l’Arera è intervenuta sulle componenti degli oneri generali di sistema, azzerandole sia per il settore elettrico che per il gas per la generalità degli utenti. In più, come nel trimestre precedente, per il gas ha utilizzato una ulteriore componente tariffaria (la compensazione dei costi di commercializzazione, UG2) per azzerare i possibili aumenti.

Una misura che si applica alla fascia di consumi tipica degli utenti domestici (fino a 5 mila metri cubi/anno), con effetti positivi su tutti i clienti, sia in tutela che nel mercato libero. Misure che consentono anche di reindirizzare ai clienti domestici risorse dal bilancio dello Stato anche derivanti dalla tassazione degli extraprofitti.

Nell’ottica di limitare ulteriormente la variazione dei prezzi dell’elettricità, l’Autorità ha anche deciso di intervenire sull’allungamento del periodo di recupero degli scostamenti tra previsioni e consuntivo, relativi all’anno precedente. Questi interventi, assieme alla conferma della riduzione Iva sul gas al 5%, avranno un impatto positivo su 30 milioni di utenze domestiche e oltre 6 milioni di piccole imprese, artigiani e commercianti.

Nell’arco di un anno “malgrado l’azione di forte contenimento della variazione dei prezzi, resta ancora evidente la differenza di spesa. In termini di effetti finali, per la bolletta elettrica la spesa per la famiglia-tipo nell’anno scorrevole (compreso tra il 1 ottobre 2021 e il 30 settembre 2022) sarà di circa 1071 euro, +91% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente (1 ottobre 2020 – 30 settembre 2021). Nello stesso periodo, la spesa della famiglia tipo per la bolletta gas sarà di circa 1.696 euro, con una variazione del +70,7% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente”. Lo afferma l’Arera in una nota.

AGI – Scattano dal oggi le sanzioni per commercianti e professionisti che non consentiranno ai propri clienti di pagare con Pos. Oggi, come da decreto legge 36 del 30 aprile 2022 del Consiglio dei ministri (Ulteriori misure urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza Pnrr), entreranno in vigore con 6 mesi di anticipo le disposizioni che, in caso di mancata accettazione da parte di esercizi commerciali, imprese e professionisti dei pagamenti con bancomat e carte di credito, prevedono una sanzione amministrativa di 30 euro, aumentata del 4% del valore della transazione per la quale sia stata rifiutata l’accettazione del pagamento.

Plauso di Assoutenti il provvedimento che introduce una multa per esercenti e professionisti che non accettano pagamenti con bancomat o carte di credito. “Tutte le misure fin qui introdotte per incentivare i pagamenti elettronici si sono rivelate fallimentari, proprio perché non prevedevano alcuna misura punitiva per chi rifiutava di accettare carte o bancomat – spiega il presidente Furio Truzzi – Il solito pasticcio all’italiana che ora potrebbe essere superato dall’introduzione di sanzioni nei confronti di esercenti e professionisti. Va però sottolineato che i costi legati al Pos a carico dei commercianti restano tuttora elevati: è necessario azzerare del tutto le commissioni interbancarie e gli altri balzelli richiesti agli esercenti, perché i pagamenti elettronici non possono arricchire le casse delle banche e delle società che emettono le carte di credito e pesare sulla categoria degli esercenti”, conclude Truzzi. 

Attenzione tuttavia agli “escamotage”. La norma, avverte il Codacons, potrebbe essere aggirata: “Le disposizioni – spiega il presidente Carlo Rienzi – escludono l’obbligo di pagamento con il Pos in caso di oggettiva impossibilità tecnica: il commerciante che dichiara di avere il Pos fuori uso (per un guasto tecnico o quando il terminale non ha linea) non è passibile di sanzione. Non solo. Per essere in regola con la nuova norma, esercenti e professionisti potrebbero limitarsi ad accettare anche un unico circuito e una sola tipologia di carta di debito (per esempio il bancomat) e una sola di credito, restringendo così il diritto degli utenti a pagare con Pos”.

La norma, poi, rischia di essere difficilmente praticabile, dal momento che un numero elevato di segnalazioni contro i commercianti disubbidienti potrebbe mettere in crisi le autorità preposte a eseguire controlli ed elevare sanzioni. “Senza contare che una multa da 30 euro per chi non si adegua alle disposizioni sul Pos rischia di determinare una situazione paradossale per cui il procedimento sanzionatorio nei confronti dell’esercente scorretto avrebbe un costo superiore al valore della sanzione, con un evidente danno le casse erariali”, aggiunge Rienzi. 

AGI – L’euforia che si registrava sui mercati nel 2021 è soltanto un lontano ricordo, perché il primo semestre del 2022 si sta rivelando, dal punto di vista delle piazze finanziarie, come uno dei peggiori della loro storia.

Basti pensare a Wall Street: lo S&P 500 ha perso il 18% dall’inizio dell’anno, un semestre catastrofico paragonabile ai cali registrati nel 1974, dopo il primo shock petrolifero, o nel 1962, anno del crollo del mercato azionario. 

Solo nella seconda metà del 2008, nel pieno della crisi finanziaria, e nel periodo della Grande Depressione all’inizio degli anni ’30, l’indice aveva registrato un calo maggiore.

Ma la flessione ha colpito anche i mercati azionari europei, con cali di circa il 15%, ad eccezione di Londra, che si è salvata grazie alle sue compagnie petrolifere, salite con i prezzi del petrolio.

In altri termini, un portafoglio tipico secondo gli analisti come Marko Kolanovic, co-responsabile della ricerca di JP Morgan,  “è diminuito più che durante la pandemia del 2020 o qualsiasi altra crisi dopo il 2008”.

Oltre alle azioni, i prezzi delle obbligazioni sono effettivamente crollati: come riporta Paul Jackson, un investitore che avesse puntato solo sulle obbligazioni avrebbe perso il 9,9% a livello globale e addirittura il 13,5% se si fosse concentrato solo sulle obbligazioni statunitensi.

L’umore dei mercati riflette l’affanno dell’economia globale, colpita dall’inflazione che accelera mese dopo mese, dalle interruzioni delle catene di approvvigionamento globali, dai lockdown in Cina, e ovviamente dalla guerra in Ucraina che ha fatto salire i prezzi dell’energia.

Di fronte a tassi di inflazione record, che superano l’8% negli Stati Uniti e nell’area dell’euro, le istituzioni che garantiscono la stabilità dei prezzi sono costrette ad agire, e in modo molto marcato: quasi tutte le principali banche centrali hanno effettuato, o hanno in programma di effettuare, aumenti significativi dei loro tassi di interesse.

Di conseguenza, anche i tassi dei rendimenti nell’obbligazionario sono aumentati: il tasso sul decennale tedesco, il parametro di riferimento per l’Eurozona, ha registrato un rialzo di 1,80 punti percentuali dall’inizio dell’anno, passando da -0,1% a +1,7%.

Si tratta dell’aumento semestrale più rapido della storia. Anche per il tasso decennale statunitense il rialzo è storico (+1,70 punti percentuali), appena inferiore a quello del 1984 o del 1980.

Di conseguenza, gli analisti si attendono ora anche un calo degli utili da parte delle aziende.

AGI – I mercati non tengono il passo coi guadagni della settimana scorsa e tornano a scendere e ad oscillare, in attesa di segnali più certi sui prezzi, come quelli di venerdì sull’inflazione europea. Unicredit prevede che a giugno i prezzi al consumo dell’area euro saliranno al livello record dell’8,6% annuale dall’8,1% di maggio e, se i prezzi dell’energia non caleranno durante l’estate, stima un picco dell’inflazione intorno al 9% a settembre.

Nonostante i timori di recessione anche i prezzi del petrolio hanno ripreso a salire per le nuove sanzioni del G7 alla Russia.

“Il price cup proposto dal G7 al petrolio russo rischia di ridurre ulteriormente gli approvvigionamenti – commentano in una nota gli analisti della Commonwealth Bank of Australia – e i disordini politici potrebbero ridurre l’offerta di un paio di produttori di secondo livello, come Ecuador e Libia”. In Asia i listini sono deboli.

L’indice Msci dei titoli dell’Asia-Pacifico fuori del Giappone è giù del 3,8% questo mese. Oggi la Borsa di Tokyo guadagna leggermente, Shanghai è piatta e Hong Kong arretra di circa mezzo punto percentuale. Sui mercati asiatici i future sul Wti sono tornati sopra 110 dollari e quelli sul Brent sopra 116 dollari. I future a Wall Street sono deboli dopo che ieri la Borsa di New York ha aperto la settimana in negativo.

AGI – E’ morto il fondatore di Luxottica e presidente di EssilorLuxottica, Leonardo Del Vecchio. Aveva 87 anni. Del Vecchio era ricoverato in terapia intensiva al San Raffaele da diverse settimane. 

EssilorLuxottica “annuncia con profondo dolore la scomparsa del Presidente Leonardo Del Vecchio”. La società, afferma una nota, “esprime le più sentite condoglianze alla famiglia e a tutta la comunità di dipendenti nel mondo per questa enorme perdita. Il Consiglio si riunirà per determinare i prossimi passi“.

“Leonardo Del Vecchio è stato un grande italiano. La sua storia, dall’orfanotrofio alla guida di un impero economico, sembra una storia di altri tempi. Ma è un esempio per oggi e domani. Rip”, ha scritto in un tweet il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni. 

 

Leonardo #DelVecchio è stato un grande italiano. La sua storia, dall‘orfanotrofio alla guida di un impero economico, sembra una storia di altri tempi. Ma è un esempio per oggi e domani. RIP

— Paolo Gentiloni (@PaoloGentiloni)
June 27, 2022

Dall’orfanotrofio all’impero

Umile, estremamente riservato, capace di creare un impero partendo letteralmente da zero. Del Vecchio evitava le telecamere e non parlava quasi mai della sua vita privata. Ma la sua vita era diventata, anche grazie alla biografia appena uscita e curata da Tommaso Ebhardt (Sperling&Kupfer), un esempio di quello che significa “self made man”.

Era nato a Milano nel 1935 da emigranti pugliesi ma era cresciuto nell’orfanotrofio di Martinitt lontano dalla propria famiglia, da agi e lussi. Ciononostante è riuscito a diventare uno degli uomini più ricchi d’Italia, Cavaliere del Lavoro, maggior azionista di Mediobanca oltre che di Generali con tre lauree e due master honoris causa. Il tutto partendo da una piccola fabbrica tra le montagne del Bellunese, dove ancora oggi sopravvive quasi eroicamente l’eccellenza dell’occhialeria italiana.

A 26 anni scelse proprio Agordo, nel bellunese, perché lì la comunità montana offriva un terreno a chi avesse avviato un’azienda sul territorio. Da lì iniziò un’avventura imprenditoriale destinata a cambiare il volto dell’occhialeria italiana e della stessa economia italiana. Una crescita inarrestabile culminata nel 2017 con una fusione record da 50 miliardi di euro fra Luxottica ed Essilor.

“Lo slogan “piccolo è bello” non è solamente falso, ma diffonde una tranquillità illusoria che frena ogni urgenza di cambiamento – aveva spiegato in una intervista dello scorso dicembre – è tempo di prendere i nostri rischi nella certezza che, in mancanza di questa evoluzione, saremo destinati a estinguerci”.

AGI – “Nessuno ha calcolato finora il fatto che accanto al fenomeno del rifiuto del lavoro ci sarà tra qualche settimana o mese una forma di rivolta sociale piuttosto pesante. Perché c’è oramai e dappertutto un aumento generalizzato dei prezzi. È aumentato tutto e quindi la gente non ce la farà più a tirare avanti“. È la profezia di Enzo Ciconte, studioso dei fenomeni criminosi, specie al sud, il primo autore a scrivere un libro sulla ‘ndrangheta, docente, deputato del Pci nella X legislatura a cavallo tra la anni ’80 e ’90, che ha appena dato alle stampe per i tipi Laterza “Classi pericolose”, una storia sociale della povertà dall’età moderna ad oggi.

Ciconte in questa intervista insiste su un concetto: “C’è chi pensa che con 400-500 euro al mese si possa davvero campare e andare avanti, ma se si abolisce il Reddito di cittadinanza chi andrà davvero a fare un altro tipo di lavoro per 500 euro? Questa è la più grande forma di protesta sociale, en on è questione del vagabondo che non vuole fare niente. Ci sono pure quelli, intendiamoci…”.

Ciconte, i ragazzi non lavorare più perché il lavoro è scarsamente retribuito?

“Non è soltanto una questione di denaro. C’è anche un problema di dignità, di qualità della propria vita. Questi ragazzi si ammazzano di lavoro per quattro soldi, quindi preferiscono non far nulla. Non studiano per lo stesso motivo, perché il diploma non ha più alcun valore. Se poi si aggiunge il fatto che nel Mezzogiorno, ma ormai in tutta Italia, si va avanti per raccomandazioni e che il lavoro non è stabile, non definitivo ma solo temporaneo, si capisce bene come questi ragazzi non s’impegnano granché”.

La polemica sul Reddito di cittadinanza che scoraggia la ricerca del lavoro è una polemica falsata, pretestuosa?

“Secondo me è una sciocchezza, perché è un modo per sfuggire al problema. Io faccio un ragionamento molto semplice: se abolissimo il Reddito di cittadinanza, secondo lei quei ragazzi si darebbero da fare per trovare un lavoro? Solo nel caso venissero pagati di più. Qui il cane si morde la coda: l’equazione è semplice, se non vanno a lavorare perché c’è il Reddito di cittadinanza significa che vengono pagati come e quanto il Reddito. A quel punto perché fare anche fatica? Mi prendo il Reddito e non lavoro”.

I bassi salari sono un disincentivo. Non più un lavoro purché sia… È un cambio di paradigma?

“Qui c’è un problema di fondo ed è come i ricchi combattono i poveri”.

Si può spiegare meglio?

“Perché non si fa una battaglia sui super e gli extraprofitti e le grandi speculazioni per trovare i margini per ricavare reddito sufficiente e alzare i compensi? Sarebbe una battaglia seria che ha una rilevanza economica e sociale molto più grande del semplice Reddito di cittadinanza. È questo il problema vero”.

Questo spirito di rifiuto, di opposizione al lavoro può esser paragonato ad una forma moderna “coscienza” o invece si tratta d’altro?

“Non so proprio dire se si tratti di una moderna coscienza e tanto più di classe, secondo me un semplice rifiuto non organizzato, silenzioso ed evidente al lavoro in quanto tale. Non capita in una sola regione, è un fenomeno generalizzato che coinvolge l’Italia, da Nord a Sud. Sono di ritorno dal Veneto dove sono stato alcune settimane e anche lì c’è un problema di questa natura: rifiuto del lavoro, eppure lì di lavoro ce n’è. Capita anche nel ricco Veneto locomotiva del Nordest. E questo significa che il problema riguarda due aspetti: la retribuzione e la dignità del lavoro. La gente non è più disponibile a lavorare a determinate condizioni ed esser super sfruttata”.

Con quale prospettiva si esce da questa condizione di stagnazione?

“Alzando i salari. Ma la volontà da parte degli imprenditori e di chi offre lavoro non c’è. È vergognoso che negli ultimi trent’anni la paga oraria sia rimasta sempre la stessa senza mai un incremento. Non si vuole spendere, questo è il problema vero”.

Dal punto di vista del suo libro, “Classi pericolose”, questi individui vengono equiparati a soggetti pericolosi?

“Certamente, perché danno il cattivo esempio. Vengono visti come persone che non fanno niente, vivono alle spalle della società, perciò vengono considerati come dei cattivi ragazzi”.

Storicamente, ci sono situazioni di rifiuto simili a quelle della nostra epoca?

“Di rifiuto del lavoro no. C’è stato in passato semmai un problema che ha riguardato la ricerca del lavoro. E le condizioni di lavoro migliori erano dovute e legate alle battaglie salariali, quelle per migliorare le condizioni collettive. Allora c’erano gli scioperi ma non c’era il rifiuto del lavoro. La differenza con l’oggi è che c’è il rifiuto”.

Il rifiuto non è anche legato al fatto che la società pensa solo alla finanza e a fare soldi in questo modo? Si pensa al facile guadagno. 

“Non c’è dubbio che vi sia anche questo aspetto e quest’atteggiamento. C’è una polarizzazione verso l’alto e verso il basso di tutta l’economia italiana e quindi nessuno ha interesse, tranne gli ultimi, a modificare gli assetti attuali. Non li vogliono modificare i grandi imprenditori perché intanto continuano a guadagnare una barca di soldi, ma quel che però nessuno ha calcolato finora è il fatto che oltre al rifiuto del lavoro ci sarà tra qualche settimana o mese una forma di rivolta sociale piuttosto pesante. Perché c’è oramai e dappertutto un aumento generalizzato dei prezzi. È aumentato tutto e quindi la gente non ce la farà più a tirare avanti. Rischiamo di rivedere le scene che abbiamo visto durante il Covid: persone che andavano alla Caritas ma non erano stranieri, erano italiani. Qui c’è bisogno di un’assunzione di responsabilità da parte di tutti, a cominciare dagli imprenditori che in questi ultimi decenni hanno goduto di condizioni a dir poco irripetibili di vantaggio. Bassi salari, manodopera da usare a piacere, evasione fiscale. Adesso quelle condizioni non ci sono più perché è cambiata la società e sono cambiarti anche gli uomini, i desideri e i sogni dei ragazzi. Nessuno più ormai o sono comunque sempre di meno coloro che accettano d’esser super sfruttati. Paradossalmente, oggi quelli che fino a ieri hanno impedito agli extracomunitari e a quelli che venivano da fuori di arrivare in Italia sono gli stessi che li cercano perché sanno che loro allo stato attuale si accontentano di qualsiasi paga oraria mentre gli italiani non lo accettano più”.

Però la notizia è che è aumentata l’occupazione…

“Sì, certo, ma se si va a guardare bene è aumentata solo quella temporanea, non l’occupazione in sé. Fenomeno stagionale, limitato nel tempo. Tra tre mesi rientrerà. Con nuovi iscritti alle liste dei disoccupati. Siamo sempre nel precariato”.    

AGI – E’ stata pubblicata la circolare n. 73 del 24 giugno 2022 per l’erogazione del contributo una tantum di 200 euro disposto dal “Decreto Aiuti” (decreto-legge n. 50 del 17 maggio 2022). La misura riguarda un’ampia platea di cittadini. Potranno ricevere il contributo i lavoratori dipendenti, del pubblico e del privato, titolari di uno o più rapporti di lavoro, ai quali spetti, dal 1 gennaio 2022 fino al giorno precedente la pubblicazione della circolare, il diritto all’esonero contributivo dello 0,8%.

Il datore riconoscerà in modo automatico il sostegno, previa acquisizione di una dichiarazione da parte del lavoratore di non essere titolare di trattamenti pensionistici, a carico di qualsiasi forma previdenziale, di trattamenti di accompagnamento alla pensione e di Reddito di Cittadinanza. Su questo punto è stato emanato il messaggio Hermes n. 2559 del 24 giugno 2022.

Ove il lavoratore sia titolare di più rapporti di lavoro part-time, dovrà presentare la dichiarazione al solo datore che provvederà al pagamento dell’indennità. Il bonus sarà liquidato anche laddove la retribuzione del mese risulti azzerata in virtù di eventi tutelati (CIGO/CIGS, FIS o Fondi di solidarietà, CISOA, congedi).

L’autodichiarazione non è necessaria per i dipendenti pubblici i cui servizi di pagamento delle retribuzioni del personale siano gestiti dal sistema informatico del MEF.

Chi sono i destinatari

Beneficeranno d’ufficio della misura, con la mensilità di luglio 2022, anche i residenti in Italia alla data del 1 luglio che risultino titolari di pensione, a carico di qualsiasi forma previdenziale obbligatoria, di pensione o assegno sociale, pensione o assegno per invalidi civili, ciechi e sordomuti, nonchè i titolari di trattamenti di accompagnamento alla pensione; al fine di accedere all’indennità i suddetti trattamenti devono avere decorrenza entro il 30 giugno 2022 e il reddito personale Irpef – al netto dei contributi previdenziali e assistenziali – non deve essere superiore, per l’anno 2021, a 35.000 euro.

Quanti vedono il proprio assegno ordinario di invalidità in scadenza al 30 giugno saranno ricompresi tra i destinatari del beneficio, qualora il trattamento sia confermato senza soluzione di continuità. Nel caso di soggetti contitolari di pensione ai superstiti, la prestazione è corrisposta a ciascun contitolare in misura intera, con verifica reddituale personale.

Tra i beneficiari del provvedimento anche quanti, nel mese di giugno, risultino titolari di NASpI e DIS-COLL, i beneficiari di disoccupazione agricola per il 2022 (di competenza 2021) e i beneficiari dell’indennità Covid-19 varata dai decreti Sostegni e Sostegni bis. Gli appartenenti a queste categorie non dovranno presentare alcuna domanda: il beneficio sarà erogato direttamente da Inps.

Dovranno, invece, presentare domanda all’Istituto i lavoratori: titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, con un contratto attivo alla data del 18 maggio 2022 e reddito derivante dai suddetti rapporti non superiore a 35.000 euro per il 2021. Gli stagionali, a tempo determinato e intermittenti con 50 giornate di lavoro effettivo nel 2021, da cui deriva un reddito non superiore a 35.000 euro.

Nella platea dei destinatari sono ricompresi anche i lavoratori a tempo determinato del settore agricolo; iscritti al Fondo Pensione Lavoratori dello Spettacolo con 50 contributi giornalieri nel 2021, da cui deriva un reddito non superiore a 35.000 euro; autonomi occasionali privi di partita Iva, non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, già titolari nel 2021 di contratti disciplinati dall’art.2222 del Codice civile, iscritti alla Gestione Separata alla data del 18 maggio 2022, che abbiano versato almeno un contributo mensile nel corso del 2021; incaricati di vendite a domicilio, iscritti alla Gestione Separata alla data del 18 maggio 2022, che possano far valere per il 2021 un reddito superiore a 5.000 euro derivante da tale attività. Per queste categorie il termine di presentazione delle domande è fissato al 31.10.2022. 

Il beneficio è riconosciuto anche ai lavoratori domestici assicurati presso la Gestione dei lavoratori domestici dell’Inps, appartenenti alle categorie individuate dal vigente Ccnl che prevede le funzioni prevalenti dei collaboratori familiari e degli assistenti alla persona non autosufficiente.

Questi devono avere almeno un rapporto attivo alla data del 18 maggio 2022, un reddito 2021 non superiore a 35.000 euro e non devono essere titolari – al momento della presentazione della domanda – di altra attività di lavoro dipendente o di pensione. I contratti considerati saranno tutti quelli già in essere, o la cui instaurazione non sia stata respinta, alla data di entrata in vigore del Decreto (18.05.2022). Con riferimento ai soli lavoratori domestici, le istanze potranno essere trasmesse entro il 30.09.2022.

I beneficiari del Reddito di Cittadinanza

La misura sarà infine liquidata anche ai nuclei beneficiari del Reddito di Cittadinanza. Per questi ultimi si provvederà a stanziare la somma maggiorando la rata di luglio, qualora i membri del nucleo non abbiano già beneficiato dello stesso contributo in quanto appartenenti alle altre categorie destinatarie del bonus. Il calendario dei pagamenti, pertanto, è il seguente.

A luglio 2022 sarà liquidata la prestazione ai lavoratori dipendenti, ai nuclei beneficiari di Rdc, ai domestici, ai titolari di uno o più trattamenti pensionistici a carico di qualsiasi forma previdenziale obbligatoria, di pensione o assegno sociale, di pensione o assegno per invalidi civili, ciechi e sordomuti, nonchè di trattamenti di accompagnamento alla pensione.

A ottobre 2022 la stessa verrà erogata ai titolari di NASpI, DIS-COLL, alla platea dei beneficiari di disoccupazione agricola 2021 e dei già beneficiari delle ex Indennità Covid 2021 e ai lavoratori appartenenti alle categorie chiamate a presentare domanda. 

AGI – Amazon assumerà tremila persone a tempo indeterminario in Italia entro l’anno. Il ‘Piano Italia’ del colosso dell’ecommerce porterà così la forza lavoro complessiva dai 14.000 dipendenti del 2021 a oltre 17.000, in più di 50 sedi in tutta Italia.

“Sono orgogliosa di confermare il nostro impegno nel supportare l’economia italiana”, dichiara Mariangela Marseglia, VP Country Manager di Amazon.it e Amazon.es. “Amazon è diventata una delle più grandi creatrici di posti di lavoro in Italia, offrendo all’interno dell’azienda, in tutto il Paese, opportunità professionali stabili e ben remunerate. È particolarmente importante sottolineare che si tratta di lavori di qualità, come certificato nel 2021 e confermato nel 2022 dal Top Employers Institute, che premia la qualità dei luoghi di lavoro, le opportunità formative e i piani di carriera offerti ai lavoratori in Italia”.

Secondo uno studio di The European House – Ambrosetti che analizza le grandi aziende in Italia, Amazon è la realtà privata che ha creato più posti di lavoro in Italia negli ultimi 10 anni. In media, dall’avvio delle attività in Italia nel 2010, ogni settimana Amazon ha creato più di 26 posti di lavoro a tempo indeterminato. 5.000 contratti a tempo indeterminato sono nel Centro e Sud Italia.

Nel 2021 la retribuzione iniziale ammontava a 1.680 euro al mese, l’8% in più rispetto alla retribuzione standard fissata dal Contratto nazionale per il settore dei trasporti e della logistica, inoltre i dipendenti ricevono un pacchetto di benefit tra cui sconti su Amazon.it e un’assicurazione integrativa contro gli infortuni e il programma Career Choice, che fornisce ai dipendenti finanziamenti gratuiti per la formazione professionale e le tasse scolastiche fino a un valore di 8.000 euro.

“Dal 2010 Amazon ha investito oltre 8,7 miliardi di euro in Italia per la propria crescita e per supportare la digitalizzazione del Paese” aggiunge Lorenzo Barbo, responsabile di Amazon Italia Logistica. “Investimenti che hanno generato nuovi posti di lavoro di qualità che stanno contribuendo alla crescita dell’Italia. L’aumento dei posti di lavoro va di pari passo con la crescita della nostra rete logistica: poche settimane fa è infatti entrato in attività un nuovo centro di distribuzione ad Ardea, area metropolitana di Roma, in cui creeremo 200 posti di lavoro entro tre anni. Inoltre, sempre entro l’anno apriremo il nostro primo centro di distribuzione in Abruzzo, a San Salvo, in cui saranno creati 1.000 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato entro tre anni dall’avvio dell’operatività”

L’azienda è alla ricerca di lavoratori nello sviluppo di software, nel marketing, nella finanza o nell’attività di ricerca sulle tecnologie del futuro, così come nel prelievo e nella spedizione delle merci. La gamma delle qualifiche vanno da Hardware Integration Engineer – Advanced Technologies a Product Support Engineer all’interno del team Amazon Robotics Global Safety and Support (GSS).

AGI – I mercati rimbalzano, dopo il selloff della scorsa settimana e la preoccupazione che la forte aggressività sui tassi delle banche centrali possa innescare una recessione globale.

In Asia le borse sono positive e a Wall Street i future salgono, dopo la chiusura festiva di ieri. Avanzano anche i future sull’EuroStoxx 50 dopo una seduta in rialzo.

Tokyo sale del 2,5%, mentre il premier Fumio Kishida annuncia che altri tre aeroporti regionali nipponici riapriranno ai voli internazionali a partire da luglio, sulla scia del miglioramento del quadro pandemico del Paese.

I tre aeroporti sono quelli di Sendai, Hiroshima e Takamatsu, che seguono la riapertura ai voli internazionali degli aeroporti di Naha e Nuova Chitose (Hokkaido), in programma alla fine di questo mese.

I principali hub aeroportuali del Paese – Narita, Haneda e Kansai – accettano già voli dall’estero.

La Borsa di Shanghai avanza e quella di Hong Kong cresce quasi del 2%. I future a Wall Street salgono di oltre un punto e mezzo percentuale e quelli in Europa di più di mezzo punto percentuale, dopo una sessione positiva.

Londra ha chiuso in rialzo dell’1,58%, mentre il Regno Unito si prepara al suo più grande sciopero ferroviario da trent’anni. 

Milano ieri ha terminato la sua corsa in aumento dello 0,99%, Francoforte a +1,06% e Parigi a +0,64%, all’indomani del secondo turno in Francia, che ha sancito la fine della maggioranza assoluta della coalizione che sostiene il presidente della Repubblica Emmanuel Macron. A tonificare i listini è intervenuta Christine Lagarde, secondo cui “al momento non si prevede una recessione nell’Eurozona”.

Ma soprattutto Lagarde è tornata a parlare dello scudo anti-spread sostenendo che lo strumento anti-frammentazione “sarà efficace, proporzionato e coerente con il nostro mandato: chi ha dubbi sulla nostra determinazione fa un errore”, ha assicurato mandando un chiaro segnale ai mercati. Nonostante le sue rassicurazioni è tornato ad allargarsi il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e tedeschi, salito quasi a quota 195. Ben più consistente il rialzo del rendimento del decennale italiano, cresciuto al 3,689%.  

L’euro è in rialzo sopra 1,05 dollari e così lo yen, sopra 135. Questa settimana i principali market mover saranno le audizioni del presidente della Fed Jerome Powell che si terranno domani al Senato e giovedì alla Camera, il dato odierno sulle vendite di case Usa, per capire come va il mercato immobiliare a Stelle e Strisce e i Pmi europei e americani di giovedì prossimo, che anticiperanno i trend economici di giugno. Insomma, sarà una settimana interessante ma meno intensa di quella appena trascorsa.

“Per qualche mese – osserva Vincenzo Bova, strategist di Mts Capitalservice – i mercati tireranno il fiato, potranno rimbalzare un po’ ma senza andare troppo lontano. Le Borse sono in ‘bear market’ e ci resteranno, il che significa che di qui alla fine dell’anno qualsiasi rimbalzo sarà sfruttato alla lunga per vendere”.

Intanto sale la tensione tra Mosca e Vilnus. La Lituania applica le sanzioni Ue e ferma i treni diretti all’enclave russa di Kalinigrad: “È illegale, pronti a ricorre all’autodifesa”.

Il transito limitato, controreplica il ministro degli Esteri lituano,  Gabrielius Landsbergis, è dovuto “alle sanzioni europee che hanno cominciato a essere operative dal 17 giugno e che stiamo applicando seguendo le linee guida della Commissione europea”.

“Non tutti i beni sono colpiti dalle sanzioni. Circa il 50% è sulla nostra lista di transito”, precisa il ministro, sottolineando che l’oggetto della disputa è il trasporto su rotaia di prodotti siderurgici. Intanto in Francia è tutto in salita il compito di Macron dopo l’esito del secondo turno, anche se emergono le prime crepe nell’unione della gauche francese: oltre al Partito socialista, anche Europe-Ecologie-Les-Verts e Partito comunista si oppongono alla proposta formulata da Melenchon di formare un unico gruppo all’Assemblea nazionale.

E Marine Le Pen annuncia che non “riprenderà la guida” del Rassemblement National per consacrarsi alla presidenza del futuro gruppo RN all’Assemblea  Nazionale. Intanto si accelera l’iter per la candidatura dell’Ucraina nell’Unione europea. Ok di Berlino e giovedì il summit dei capi di Stato e di Governo.

Bce lavora a scudo anti-spread, Lagarde “Chi dubita sbaglia”

“Chiunque dubiti della nostra determinazione farebbe un terribile errore”. Parola di Christine Lagarde. A meno di una settimana dall’annuncio dello scudo anti-spread, la presidente della Bce è salita sul banco degli imputati della commissione Economica del Parlamento europeo difendendo in modo deciso le scelte prese e ribadendo che al centro del mandato di Francoforte c’è la stabilità dei prezzi dell’Eurozona, contro ogni rischio di rialzo degli spread.

Il nuovo scudo, allora, sarà “proporzionato e adeguato” alla sua missione, ha assicurato declinando ogni richiesta di rivelarne i dettagli. L’aumento dei tassi di interesse è “del tutto legittimo e necessario” ha detto la francese, prendendo in prestito le parole del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Quindi avanti sulla via del rialzo dello 0,25% a luglio e di un ulteriore aumento di egual misura a settembre, oltre il quale nuovi aumenti potrebbero essere appropriati se le prospettive di inflazione a medio termine persistono o peggiorano.

Francia: Macron perde la maggioranza, Le Pen vola

I risultati del secondo turno delle elezioni legislative per la nuova Assemblea nazionale scuotono la Francia. È durissima la sconfitta per il presidente Emmanuel Macron che non ha trovato alle urne la maggioranza “solida” che aveva auspicato. Lo spettro di un quinquennio nato morto è quello che potrebbe attendere la Francia, secondo Le Figaro.

I risultati finali secondo un conteggio completo consegnano a Ensemble! di Emmanuel Macron solo 245 seggi, numeri che vanno al di sotto della maggioranza assoluta di 289 necessaria per governare con tranquillità. Segue Nupes (il cartello delle sinistre guidato da Jean-Luc Melenchon) con 135 seggi e Rassemblement National di Marine Le Pen che ha messo a segno una svolta storica conquistando ben 80 seggi, arrivando quindi a 89 seggi. Les Republicains conquistano 61 seggi e il loro alleato Union des Dèmocrateset des Indèpendants 3, contro i cento della precedente legislatura.

Tutto questo mentre dal ministero dell’interno è risultata ancora alta l’astensione con un tasso del 53,77% e un’affluenza del 46,23% “Si tratta di una situazione senza precedenti” che “costituisce un rischio per il nostro Paese”, ha commentato il presidente del Consiglio, Élisabeth Borne. Per la prima volta in 20 anni, un presidente neoeletto non è riuscito a raccogliere la maggioranza assoluta nell’Assemblea nazionale, il che non fermerà l’agenda interna di Macron, ma farà crescere l’influenza del Parlamento dopo un primo mandato durante il quale lo stile di governo di Macron aveva per lo più emarginato i legislatori. 

Von der Leyen, “Ue non ricada nei combustibili inquinanti”

“Noi dobbiamo assicurarci che utilizzeremo questa crisi per andare avanti e non per avere una ricaduta nei combustibili fossili inquinanti. È una linea sottile e non è ancora certo che noi prenderemo la svolta giusta”. È quanto ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen in un’intervista col Financial Times, soffermandosi sul ritorno temporaneo al carbone annunciato da alcuni Paesi europei – come Germania, Austria o Olanda – a seguito dei tagli ai flussi di gas da parte di Mosca.