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“Per finanziare riforme fiscali strutturali servono coperture altrettanto strutturali, il deficit può coprire solo investimenti o interventi temporanei”: è l’avvertimento lanciato dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, in un’intervista al Sole 24 Ore. Il ministro ha detto di non attendersi una richiesta di manovra correttiva dall’Ue: “La discussione sarà in autunno”, ha osservato, dicendosi fiducioso che a cambiare l’Europa più ancora che le elezioni di fine mese “saranno i fatti perché bisogna dare un messaggio nuovo ai cittadini” e superare “un modello di crescita basato su surplus ed export”.

Tria ha confermato gli obiettivi di deficit e debito scritti nel Def: “I numeri della commissione sono in linea con i nostri”, ha osservato a proposito delle previsioni diffuse da Bruxelles, e le differenze su debito e livelli del 2020 sono dovute al fatto che dalla Commissione “non considerano impegni che sono già inseriti nella legislazione italiana, e che confermo”.

In particolare, il ministro ha ricordato i 23,1 miliardi di aumento Iva, sostituibile con tagli di spesa equivalenti, e i 18 miliardi di privatizzazioni, cifra a cui, qualora non si arrivasse, “bisognerà pensare a qualche altra misura per lo stesso scopo”.

Gli Usa confermano la minaccia di innalzare i dazi su 200 miliardi di dollari di beni esportati dalla Cina dal 10% al 25% a partire da venerdì, se non si troverà un accordo, e accusano Pechino di aver tentato una retromarcia rispetto agli impegni presi durante i colloqui per risolvere la disputa commerciale.

Anche martedì le Borse, alla vigilia della ripresa dei negoziati a Washington, tremano: i listini europei, tranne Milano, continuano il trend negativo, così come i futures di Wall Street; quelle asiatiche vedono Tokyo in calo dell’1,51% (anche a causa della chiusura di lunedì), mentre Shanghai e Hong Kong hanno tentato un debole rimbalzo, soprattutto dopo la notizia che il vicepremier cinese, Liu He, parteciperà al negoziato a Washington a partire da giovedì.

La preoccupazione del Fmi (e di Tria)

Intanto, la direttrice del Fmi, Christine Lagarde, non esita a parlare di “minaccia” all’economia mondiale; e il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, auspica l’accordo, mettendo l’accento sull’importanza per l’economia italiana: “Per l’Italia, che è un Paese esportatore, il fatto che ci sia un’intesa e che dunque non ci siano effetti negativi sul commercio internazionale, è una questione cruciale”. 

Ma gli Usa attaccano e accusano la Cina di volersi rimangiare “gli impegni precedenti”: “Nell’ultima settimana abbiamo visto un’erosione degli impegni da parte della Cina. Nella nostra visione è inaccettabile”, ha dichiarato il rappresentante Usa per il Commercio, Robert Lighthizer. Un giudizio condiviso anche dal segretario al Tesoro Usa, Steve Mnuchin, considerato il funzionario Usa più incline a un accordo con la Cina. Nel fine settimana, sono emerse “nuove informazioni” che lasciano trapelare l’intenzione di “cambiare l’accordo drammaticamente” in una direzione sgradita a Washington, ha detto Mnuchin, e “l’intero team economico è completamente unito e ha raccomandato al presidente di procedere con le tariffe se non raggiungeremo un accordo entro la fine della settimana”. 

Ma nessuno vuol far saltare i colloqui

Né Washington, nè Pechino sembrano comunque intenzionate a far saltare il tavolo dei colloqui. La Cina auspica di lavorare assieme con gli Usa, ha detto il portavoce del Ministero degli Esteri, Geng Shuang, avvertendo che “i dazi non risolvono il problema”. Poco prima, in un segnale recepito positivamente dai mercati, il ministero del Commercio di Pechino aveva confermato che il vice primo ministro, Liu He, sarà a Washington giovedì e venerdi’ per riprendere i negoziati con la delegazione Usa (la notizia ha fatto schizzare l’indice Composite della Borsa di Shanghai, che ha chiuso la seduta in rialzo dello 0,69%).

Un invito alla calma è arrivato anche dalla stampa di Pechino: in un editoriale pubblicato sulla sua versione in cinese, il Global Times sottolinea che “anche nel caso in cui saltino i negoziati e Washington aumenti complessivamente le tariffe, questo non significa che la porta per i colloqui sia chiusa”. 

Se tutti i tasselli del piano messo a punto da alcuni fondi di Blackrock andranno a posto, e se l’assemblea dell’istituto ligure darà il suo via libera, per Carige si prospetta un aumento da circa 720 milioni di euro. Di questi, circa 313 milioni arriveranno dal bond subordinato sottoscritto lo scorso novembre dallo Schema volontario del Fondo interbancario di tutela dei depositi, il cui cda ha dato ieri il via libera alla conversione.

Sono queste le ultime novità emerse sul fronte della partita per la messa in sicurezza di Carige, la banca commissariata dalla Bce lo scorso gennaio. Quella messa in campo da Blackrock è “un’operazione con cui riteniamo che i problemi siano risolti definitivamente”, ha spiegato il presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd), Salvatore Maccarone, dopo che il consiglio dello Schema volontario “all’unanimita’” ha dato il via libera alla conversione del subordinato. “Un soggetto come Blackrock che ci mette una quantità di denaro importante, che è esperto in queste cose, che non è un soggetto che doveva fare l’operazione per forza e che quindi ha scelto liberamente di intervenire, fa pensare che ci siamo”, ha aggiunto, dicendosi convinto che l’assemblea dello schema, prevista per il 14 maggio, darà il definitivo via libera.

L’operazione, che arriverà al vaglio della Bce il 17 maggio, prevede un aumento di capitale da 720 milioni ‘tripartito’: oltre alla quota che arriverà dal Fitd, una parte sarà riservata al gruppo americano e ai fondi che coinvolgerà nell’operazione e una terza sarà invece dedicata agli attuali azionisti, a partire dalla famiglia Malacalza, attuale socio di riferimento. Su questa, ha aggiunto Maccarone, “c’è l’impegno che tutto l’inoptato sarà sottoscritto dal gruppo di Blackrock, quindi c’è una garanzia di copertura dell’intero aumento di capitale”.

Con il proprio intervento il Fitd salirà a circa il 43% dell’istituto “ma non vogliamo avere il controllo”: a livello di governance i consiglieri “saranno assegnati in maniera proporzionale alle quote” ma “molto verosimilmente sarà Blackrock a nominare l’amministratore delegato”. L’obiettivo è poi di uscire completamente dall’azionariato di Carige entro il 2023. Nel frattempo a Genova i commissari nominati dalla Bce, ovvero l’ex ad Fabio Innocenzi, l’ex presidente Pietro Modiano e Raffaele Lener, hanno incontrato i rappresentanti dei lavoratori.

“Sul fronte delle buone notizie ci hanno confermato che gli esuberi non saranno più di quelli previsti dall’attuale piano e che non ci saranno ulteriori interventi sulle retribuzioni dei lavoratori, che sono già fra le piu’ basse del sistema bancario”, ha spiegato ad AGI Alessandro Mutini, delegato Carige per First Cisl. È invece possibile che salga il numero delle filiali da chiudere, specialmente in alcuni territori, che comunque “non verranno abbandonati: l’idea è di spostare il personale creando delle filiali più grandi”, sintetizza il sindacalista. Fra i rappresentanti dei lavoratori, tuttavia, c’è “preoccupazione per il clima interno” e anche la volontà “che si apra una vera discussione, che al momento non c’è” sul nuovo piano industriale. 

Il settore trasporti è anche a maggio al centro delle mobilitazioni sindacali: ad indire lo sciopero generale per la giornata di venerdì 17 è l’Usb. I lavoratori aderenti del trasporto pubblico locale incroceranno le braccia dalle ore 8.30 alle ore 12.30, quelli del trasporto ferroviario dalle 9.00 alle 16.59, del trasporto merci dalle 9 alle 17, del trasporto marittimo l’intera giornata. Escluso il trasporto ferroviario della Regione Piemonte, il personale dell’azienda Amt di Catania.

Per il trasporto aereo la giornata difficile sarà martedì 21 maggio: sciopereranno infatti per l’intera giornata i lavoratori aderenti a Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl-Trasporto Aereo, Cub e Usb; il personale di Alitalia aderente a Anpac, Anpav, Anp; i piloti di Air Italy.

Oltre allo sciopero generale nel trasporto, l’Usb ha proclamato anche lo sciopero nazionale del pubblico impiego: la protesta avverrà venerdì 10 maggio e coinvolgerà i dipendenti pubblici, della scuola, dei Vigili del Fuoco e “tutti i lavoratori precari di qualsiasi tipologia contrattuale con esclusione dell’intero comparto scuola della Regione Sardegna”. Ad aderire allo sciopero per il comparto scuola anche Anief, Cobas, Unicobas, Cub e Udir (per il personale dirigente).

Il 17 maggio sarà un ‘venerdì nero’ per l’università e la ricerca: lo sciopero dell’intera giornata è proclamato da Flc-Cgil, Cisl Fsur, Uil, Snals-Confsal, Gilda Unams, Anief, Unicobas.

Altro comparto in agitazione a maggio è quello della giustizia: l’Unione delle camere penali ha deciso l’astensione dalle udienze e dall’attività giudiziaria degli avvocati dall’8 al 10. Si asterranno dalle udienze civili e penali e dagli altri servizi di istituto anche i giudici di pace dal 6 al 17 maggio (per intervallo), aderenti a Angdp, Cogita, Federmot, Unagipa, Anmo, Cgdp, Mou, Unimo, Coordinamento Magistratura Giustizia di Pace, Movimento Autonomo Giudici di Pace. La protesta coinvolgerà, dal 13 al 17 maggio, anche i giudici onorari di tribunali e i vice procuratori onorari.

Nelle telecomunicazioni, i sindacati Cisal e Snater hanno indetto la protesta dei lavoratori di Telecom Italia (rispettivamente dal 10 e dal 13 fino al 22 maggio e poi dal 30 maggio all’8 giugno): 120 minuti a fine turno, blocco degli straordinari, prestazioni aggiuntive, reperibilità e franchigia.

Ultimo sciopero del mese è quello organizzato da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltrasporti nel settore pulizie e multiservizi per i lavoratiori di Anip-Confindustria, Legacoop Produzione e Servizi, Confcooperative Lavoro e Servizi, Agci-Servizi, Unionservizi-Confapi.

Sono 1.016.977 le domande per il reddito di cittadinanza presentate al 30 aprile. Lo comunica l’Inps in una nota. La Campania si conferma ‘regina’ per le richieste con oltre 172 mila domande, seguita dalla Sicilia con oltre 161 mila. Subito dopo, con circa 90 mila domande ciascuna ci sono Lazio (93.048), Lombardia (90.296) e Puglia (90.008). In basso alla classifica si piazzano Friuli Venezia Giulia e Basilicata con circa 12 mila richieste e ancora più in fondo si posizionano Trentino Alto Adige (3.695) e Val d’Aosta (1.333). 

“La nostra funzione non si esaurisce con il reddito di cittadinanza, ora pensiamo al ceto medio. La fase 1 è stata quella del reddito, ora c’è la fase 2. Dal reddito di cittadinanza avanza 1 miliardo di euro e lo sposteremo sugli aiuti alle famiglie che fanno figli, seguendo il modello francese”, ha detto intanto ieri Luigi Di Maio alla presentazione del programma per le elezioni europee del 26 maggio all’hotel villa Maria regina a Roma.

conIl 21 aprile scorso i gamer di tutto il mondo hanno festeggiato i 30 anni dalla nascita del Game Boy: la console portatile di Nintendo ha allietato grandi e piccoli con i suoi capolavori in bianco e nero, contribuendo non poco a crescere generazioni di appassionati di videogiochi.

Pochi giorni dopo, e con molta meno enfasi, la stessa Nintendo metteva di fatto la parola fine all’era delle console portatili. Lo faceva annunciando in un incontro con gli investitori di non avere in cantiere nuovi giochi per il 3Ds, l’ultimo hardware da tasca rimasto sul mercato.

Non si tratta certo di una sorpresa, ne di una fine “ufficiale”: la produzione della console continuerà ancora e saranno pubblicati (pochi) giochi di altre software house, ma è comunque il segnale della conclusione di una storia durata appunto 30 anni.

Lo stato di salute di questo ramo del mondo dei videogame è peraltro comatoso da un po’: il Nintendo 3Ds, ultima incarnazione delle portatili della casa giapponese, è arrivato nei negozi nel 2011 e, nonostante alcuni restyling, otto anni restano un’eternità per questo business. In cui la concorrenza “diretta” non si è praticamente mai vista: l’unico vero competitor recente delle portatili Nintendo sono state le console di Sony, prima la PlayStation Portable e poi la Ps Vita. Molto più potenti delle controparti Nintendo, le piccole Sony non sono però mai state baciate dal successo di pubblico. E così la Ps Vita è uscita definitivamente di produzione il 1 marzo scorso, senza che al suo posto sia arrivato un erede.

Erede che probabilmente non si vedrà neanche per il 3Ds perché, nel frattempo, il mondo è andato da un’altra parte. Il successo di un 3Ds, capace di vendere nel mondo 75 milioni di pezzi, sembra oggi irripetibile di fronte alla diffusione massiccia di una piattaforma di gioco assai più performante  e supportata da migliaia di titoli e nuove uscite: gli smartphone Apple e quelli Android.

Un cambio di paradigma evidente anche nel piccolo mercato italiano: secondo l’ultimo rapporto Aesvi infatti, nel 2018 in Italia sono state vendute appena 84 mila console portatili, persino meno delle “retro-console” come il Nintendo e il Super Nintendo mini che hanno venduto poco più di 85 mila pezzi nel nostro Paese. Per dare un metro di paragone, si tratta di un mercato crollato del 40 per cento rispetto al già difficile 2017, una briciola rispetto al settore delle console casalinghe che ha fatto segnare oltre un milione e centomila pezzi venduti in Italia nell’ultimo anno.

Il futuro del gioco in mobilità sembra quindi ora un’esclusiva dei cellulari, con la parziale eccezione di Nintendo che deve puntare tutto sulla sua “ibrida” Switch, un po’ console da casa e un po’ console da viaggio e che, secondo diversi rumor della stampa di settore, potrebbe presto ricevere un restyling per renderla ancora più compatta e portatile appunto. La casa di Kyoto ha dalla sua il vantaggio di una lunga esperienza nel settore e la proprietà di alcune delle “ip” (proprietà intellettuali) più preziose del mondo dei videogiochi: le saghe di Super Mario, Zelda, Pokemon e Metroid solo per citarne alcune.

L’esempio di Nintendo mostra quindi che nei prossimi anni potrebbe non avere più senso la distinzione tra console portatili e console casalinghe. E poi c’è la rivoluzione annunciata del cloud gaming, con prodotti come Google Stadia che promettono di farci giocare allo stesso titolo su qualunque dispositivo collegato a Internet, sia esso il pc, il tablet o lo smartphone. Il Game Boy non avrà forse un nuovo successore ma la sua eredità e la sua lezione, poter giocare ovunque, non è mai stata così al sicuro.

è ancora stallo sul futuro di Alitalia anche se il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, si dice ottimista sul buon esito delle trattative. Da Tunisi, a margine del forum economico italo-tunisino, il vicepremier ha assicurato che “su Alitalia non c’è nessuna notizia negativa. In questo momento si stanno analizzando nuove proposte che si sono aggiunte a quelle iniziali, al mio rientro in Italia sarò aggiornato”. “Questi sono giorni e ore in cui si stanno valutando altre offerte che si aggiungono al blocco preesistente quello di Ferrovie, Mef e Delta. Adesso che rientrerò in Italia faremo il punto con i commissari, con Ferrovie che stanno seguendo il piano industriale ma non ci sono notizie negative, ci tengo a dirlo”, ha sottolineato.

Oggi i commissari e i tecnici del Mise hanno analizzato la richiesta di proroga dell’offerta vincolante di Fs. Il termine infatti scadeva oggi ma si è reso necessario il rinvio, che dovrebbe essere compreso tra i 15 giorni e il mese, perché ancora l’azionariato della newco non è completo.

L’alternativa possibile è quella che porta alla liquidazione della società. Al momento pronte a rilanciare la compagnia ci sono Fs con il 30%, Mef con il 15% e Delta Airlines con un altro 15%. Per chiudere il cerchio servono investitori pronti a prendere il restante 40%. L’intenzione di Di Maio così come dei commissari è quello di chiudere la partita il prima possibile.

In questo senso, proseguono i colloqui con i potenziali soci, in particolare Atlantia e il gruppo Toto. Ieri, durante la missione a Varsavia, il vicepremier ha incontrato diversi imprenditori italiani che operano in Polonia tra cui un rappresentante del gruppo abruzzese. La settimana scorsa si era parlato di un interesse del gruppo Toto ad entrare nella newco di Alitalia.

In seguito, la notizia era stata smentita dalla holding del gruppo abruzzese ma in realtà, il canale di dialogo non sarebbe mai stato chiuso definitivamente. Così come quello con Atlantia, la holding controllata dalla famiglia Benetton, azionista di Aeroporti di Roma.

A pressare Di Maio ci sono i sindacati ma anche i soci di governo della Lega. Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporti hanno proclamato uno sciopero unitario di 24 ore del trasporto aereo (ad esclusione dei controllori di volo) il 21 maggio. Tra le motivazioni “le difficoltà del settore e la crisi di Alitalia”. Sempre il 21 maggio incroceranno le braccia anche piloti ed assistenti di volo del gruppo Alitalia della Federazione Nazionale Trasporto Aereo (Fnta), che riunisce le sigle professionali Anpac, Anpav e Anp.

“La notizia dello sciopero proclamato dai lavoratori della nostra compagnia di bandiera dimostra tutta la criticità che la vicenda ha assunto. Occorre fare presto, non può essere perso altro tempo”, hanno dichiarato i capigruppo della Lega, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari.

Salgono a marzo gli occupati, che secondo l’Istat mostrano un aumento dello 0,3% (60 mila unità in più), di conseguenza il tasso di occupazione passa al 58,9% (+0,2%). In particolare, l’Istat rileva una crescita dei dipendenti permanenti (+44 mila) e di quelli indipendenti (+14 mila) mentre sono stabili i dipendenti a termine. In calo il tasso di disoccupazione che a marzo scende dal 10,5% al 10,2% con un calo di 0,4 punti percentuali.

L’aumento dell’occupazione – spiega l’Istat – è determinato da entrambe le componenti di genere e si concentra tra i minori di 34 anni (+69 mila); sono sostanzialmente stabili i 35-49enni mentre calano gli ultracinquantenni (-14 mila). Le persone in cerca di occupazione calano del 3,5% (-96 mila). La diminuzione riguarda entrambi i generi e tutte le classi d’età. Il tasso di disoccupazione passa dal 10,5% al 10,2% con un calo di 0,4 punti percentuali.

Nel periodo da gennaio a marzo 2019 l’occupazione registra una crescita rispetto ai tre mesi precedenti, sia nel complesso (+0,2%, pari a +46 mila) sia per genere. Nello stesso periodo diminuiscono i dipendenti a termine (-1,0%, -31 mila), mentre aumentano sia i dipendenti permanenti (+0,4%, +64 mila) sia gli indipendenti (+0,3%, +14 mila). Nel trimestre all’aumento degli occupati si associa un calo delle persone in cerca di occupazione (-1,8%, pari a -50 mila) e degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,1%, -18 mila).

Su base annua l’occupazione cresce dello 0,5%, pari a +114 mila unità. L’espansione interessa entrambe le componenti di genere, i 15-24enni (+63 mila) e gli ultracinquantenni (+210 mila). Al netto della componente demografica la variazione è positiva per tutte le classi di età. In un anno crescono soprattutto i dipendenti a termine (+65 mila) e si registrano segnali positivi anche per gli indipendenti (+51 mila), risultano sostanzialmente stabili i dipendenti permanenti.

Nei dodici mesi, la crescita degli occupati si accompagna al calo dei disoccupati (-7,3%, pari a 208 mila unità in meno) e degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,3%, -35 mila).

Cala a marzo al 30,2% la disoccupazione giovanile tra 15 e 24 anni, il minimo da ottobre 2011. Nel mese si è registrata una riduzione di 1,6 punti rispetto a febbraio e di 2,5 punti sull’anno. Il tasso di occupazione in questa fascia di età sale al 18,6%.

A marzo l’Istat stima una dinamica congiunturale stazionaria dell’indice dei prezzi alla produzione dell’industria, mentre su base annua si registra una crescita del 2,9%. A marzo 2019 – spiega l’istituto – la dinamica tendenziale dei prezzi dell’industria conferma un rallentamento della crescita, guidato dalla decelerazione nell’incremento dei prezzi dell’energia sul mercato interno. In termini congiunturali, la flessione del primo trimestre 2019 è principalmente dovuta al calo registrato sul mercato interno. Con riguardo all’industria delle costruzioni, la variazione tendenziale dei prezzi alla produzione mostra la prima contrazione da gennaio 2017 e si registra per il terzo mese consecutivo un calo congiunturale.

Nel dettaglio, sul mercato interno i prezzi alla produzione dell’industria rimangono invariati su febbraio e aumentano del 3,7% su base annua. Al netto del comparto energetico la variazione congiunturale è ugualmente nulla e si riduce in misura ampia l’incremento tendenziale (+0,6%).

Sul mercato estero la variazione congiunturale è lievemente positiva (+0,2%), sintesi di andamenti simili per entrambe le aree (+0,3% area euro, +0,1% area non euro). Su base annua si registra un aumento dello 0,9% (+0,6% area euro, +1,1% area non euro). 

A pochi giorni dalla scadenza del 30 aprile, termine per la presentazione delle offerte per ‘salvare’ Alitalia, il vicepremier Luigi Di Maio interviene per rassicurare: ce la metteremo tutta per rilanciarla e trovare una “soluzione strutturale”. “Stanno arrivando offerte di altri privati, anche se non ancora formalizzate”, garantisce il ministro, che chiede però “rispetto”, di fronte a retroscena e rumors che non aiutano: “Sono ore decisive, ce la possiamo fare, basta solo rispettare questo momento delicato”.

In lungo post su Facebook Di Maio scrive: “Non nego che siano ore importanti per questa azienda e ce la metteremo tutta per rilanciarla. Spero di essere l’ultimo ministro che se ne occupa. Voglio semplicemente dire due cose ai passeggeri, ai dipendenti e agli italiani: la prima è che il nostro obiettivo è un giusto rilancio, non un semplice salvataggio. Stiamo creando tutti i presupposti affinché questa operazione possa finalmente invertire la rotta societaria e “aggiustare” i disastri che sono stati creati con decenni di scelte politiche folli e di accozzaglie che hanno spolpato la nostra compagnia di bandiera”.

I presupposti, aggiunge il ministro, li sanno tutti: “Una presenza massiccia dello Stato nella newco come garanzia affinché il piano industriale sia coerente e competitivo, con la partecipazione diretta del ministero dell’Economia e delle Finanze e di Ferrovie dello Stato nella compagine societaria. Grazie alla adesione al progetto di Delta Airlines potremo creare quindi un vettore dei trasporti gomma/rotaia/aereo che sarebbe un unicum ed un’eccellenza a livello internazionale”. 

“Non ho incontrato nessuno per parlare dei dossier”

Per completare questa operazione, che, sottolinea Di Maio, “resta di mercato, stanno arrivando le offerte di altri privati, che andranno a comporre il 100% della società. Tutte offerte – tra cui quelle di alcuni concessionari autostradali – di cui apprendiamo per ora solo a mezzo stampa e che non sono state ancora formalizzate. Il gran vociare che si sta facendo è proprio su questo ultimo aspetto e tengo a precisare che non ho incontrato nessuno per parlare del dossier, né pregato nessuno a riguardo”. Di Maio smentisce così definitivamente le indiscrezioni circolate venerdì di un suo incontro con il Gruppo Toto per un’eventuale discesa in campo.

L’opposizione scende in campo e accusa il governo. Fonti del Pd attaccano: “Di Maio sostiene che passa spesso il proprio tempo sui voli Alitalia, tra le nuvole. Peccato che non abbia avuto ancora occasione di presentare un Piano industriale di rilancio della compagnia. L’ultima cosa che serve ad Alitalia è una riedizione dei ‘capitani coraggiosi’ in salsa gialloverde”. Mariastella Gelmini, presidente dei deputati di Forza Italia, parla di “volo cieco” e afferma: “La vicenda Alitalia rischia di diventare l’ennesimo simbolo dell’incapacità di questo governo di chiudere qualsivoglia dossier nelle sue mani”.

L’ipotesi Toto

Diverse testate, a partire da Repubblica, avevano individuato il possibile partner nell’ex patron di Air One il quale, secondo le indiscrezioni, potrebbe arrivare al 30% del capitale, coprendo il vuoto lasciato dal clamoroso ritiro di EasyJet

Secondo il quotidiano romano, il primo contatto concreto c’era stato a fine marzo, durante il viaggio di Luigi Di Maio a New York e Washington. “Da quel momento”, scrive, “il dialogo è andato sempre più avanti. E ora è a un passo dalla formalizzazione dell’intesa. Il socio italiano in grado di chiudere il cerchio di Alitalia è Riccardo Toto. Proprio uno degli esponenti della holding che in passato si era impegnato con alterni risultati nel settore dell’aerotrasporto”.

Il problema starebbe nelle tempistiche troppo strette. Toto, o chi per lui, dovrebbe formalizzare un’offerta entro martedì. Appare quindi probabile (e in questo senso andrebbero lette le smentite da più parti giunte ieri, come scrive il Sole 24 Ore, un rinvio del termine per presentare le offerte. Anche perché un partner solo in più potrebbe non essere sufficiente, giacché le adesioni per la ‘nuova Alitalia’ sono al momento ferme al 60% (30% Fs, 15% il ministero delle Finanze e 15% l’americana Delta Airlines).

Si è fatto spesso in questi giorni il nome di Atlantia, in alternativa o in partnership con lo stesso Toto a seconda dei rumor. Non sarebbe però una strada semplice da percorrere: sono ancora fresche le tensioni tra il governo e la holding dei Benetton che controlla Autostrade in seguito alla vicenda del Ponte Morandi. Come ultima spiaggia, infine, il nome è sempre quello: Lufthansa, ipotesi che sarebbe vista con favore soprattutto dalla Lega