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(AGI) – Roma, 18 lug. – Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, accoglie con soddisfazione la revisione al rialzo dele stime sulla crescita comunicata ieri dalla Banca d’Italia, secondo cui il Pil crescera’ dello 0,7% quest’anno e dell’1,5% il prossimo. “E’ un segnale molto incoraggiante”, rileva l’inquilino di via XX settembre. I numeri, osserva intervistato dal Tg1, “sono migliori anche di quelli contenuti nel Def”. Ma cio’ che conta, aggiunge Padoan, “e’ che ci sono piu’ investimenti e piu’ occupazione” e questo significa, conclude, “che la crescita si sta rafforzando, sta diventando piu’ robusta e non e’ piu’ soltanto un fenomeno congiunturale”. (AGI) .

(AGI) – Milano, 18 lug. – L’accordo raggiunto sulla Grecia dopo una dura maratona negoziale mette le ali alla Borsa, che chiude la settimana in ampio rialzo, lasciandosi alle spalle le preoccupazioni per una crisi del sistema dell’eurozona. L’indice Ftse Mib segna un progresso del 3,61% a 23.765 punti, l’All Share sale del 3,65%. Scambi nella media, sui 3 miliardi di controvalore giornaliero. Piazza Affari sembra dunque voler archiviare la questione greca, che dopo l’intesa sul piano di salvataggio ha visto l’approvazione da parte del parlamento di Atene di un duro programma di riforme e la seguente concessione di liquidita’ attraverso un prestito ponte. Un cammino non facile ma che per ora scongiurato il rischio di un’uscita dall’euro. L’attenzione degli operatori si e’ subito diretta verso altri temi, dall’atteso e prevedibile aumento dei tassi Usa, alla stagione delle trimestrali alle porte. Tra i titoli in evidenza spicca il guadagno di Fiat Chrysler, capace di un +8,68%, complice il buon andamento delle immatricolazioni in Europa e l’imminenza per il collocamento delle azioni Ferrari, che forse saranno quotate anche in Italia. In generale ripresa i titoli bancari, e in particolare delle popolari, con il ‘risiko’ nel settore sempre d’attualita’. Bpm chiude con un +7,50%, Banco Popolare +8,23%, Bper +5,33%. Monte Paschi su del 6,04%. Tra i finanziari, debole il risparmio gestito, con Azimut -8,77%, Mediolanum -4,74%, Banca Generali -2,44%, dopo che la Consob ha richiamato al rispetto della direttiva Mifid riguardo alla distribuzione dei fondi comuni esteri. Attivi i valori del lusso, con Ferragamo +7,61% dopo report positivi, Tod’s +6,15%, Yoox +5,71%, Luxottica +5,42%, Cucinelli +6,05% sui dati preliminari di vendita del semestre. Tra le altre blue chip sale Finmeccanica (+8,19%), Autogrill +6,15% sul rafforzamento del dollaro. Folgorante debutto di Aeroporto Bologna, capace di un +39% dal prezzo di collocamento in sole quattro sedute. Tiscali sale del 19,22% dopo l’annuncio della fusione con Aria. .

(AGI) – Roma, 18 lug. – Aumento record del 12 per cento nel 2015 dei giovani under 35 occupati in agricoltura, che si dimostra capace di offrire prospettive di lavoro sia a chi vuole intraprendere con idee innovative sia a chi vuole trovare una occupazione anche temporanea. E’ quanto e’ emerso da uno studio presentato all’Assemblea della Coldiretti dal quale si evidenzia che il boom dei giovani traina l’occupazione generale nel settore agricolo che fa registrare un incremento record del 6,2 per cento nel numero di occupati, dieci volte superiore al valore medio totale dell’intera economia nel primo trimestre dell’anno. “L’aumento dell’occupazione nelle campagne – afferma la Coldiretti – e’ accompagnato nel trimestre dall’andamento positivo del valore aggiunto del settore che ha fatto registrare un aumento dello 0,2 per cento rispetto all’anno precedente. Un trend positivo che e’ stato colto dalle nuove generazioni, con piu’ di due giovani italiani su tre (68 per cento) che “sognano” di lavorare d’estate in campagna, partecipando alla raccolta della frutta o alla vendemmia, secondo un sondaggio Coldiretti/Ixe’. Per gli studenti lavorare nei campi significa, oltre che prendere contatto con il mondo del lavoro, anche fare – sottolinea la Coldiretti – un’esperienza diretta in simbiosi con la natura, i suoi prodotti e una cultura che hanno fatto dell’Italia un Paese da primato a livello internazionale nell’offerta di alimenti e vini di qualita’. Nel corso dell’estate 2015 si stima che quasi 200mila giovani possano trovare lavoro in agricoltura. Dal primo giugno e fino al 30 settembre i giovani lavoratori dai 16 ai 25 anni di eta’ regolarmente iscritti ad un ciclo di studi possono essere remunerati con i voucher, i buoni lavoro che comprendono gia’ la copertura assicurativa e previdenziale e non sono soggetti a ritenute fiscali. I voucher rappresentano uno strumento che offre interessanti opportunita’ di integrazione al reddito e occupazione anche a categorie particolarmente deboli quali cassaintegrati e pensionati e risponde coerentemente alle richieste di semplificazione del lavoro nei campi che puo’ cosi’ meglio esprimere le proprie potenzialita’ in un momento di crisi, senza con cio’ destrutturare il mercato del lavoro agricolo. Per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro la Coldiretti ha varato la prima banca dati autorizzata dal Ministero del Lavoro “Jobincountry” di aziende agricole che assumono alla quale potranno accedere tanti i giovani italiani che sono interessati perche’ amano la campagna o semplicemente per raggranellare un po’ di soldi, magari nella pausa scolastica”. “Nell’agroalimentare in Italia trovano opportunita’ di occupazione quasi 1,6 milioni di unita’ lavorative delle quali circa 1,2 milioni in agricoltura e poco piu’ di 400mila nell’industria alimentare”, afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare “l’importanza di tutelare e promuovere il lavoro lungo tutta la filiera dove il settore agricolo rappresenta di gran lunga lo zoccolo duro”. Consentire di utilizzare il latte in polvere per produrre formaggi come chiede una certa industria non e’ solo contro i consumatori, la storia e la cultura del Made in Italy, ma significa anche – conclude Moncalvo – mettere in pericolo 35mila stalle e con esse i posti di lavoro di allevatori, mungitori e dipendenti”. (AGI)

(AGI) – Roma, 18 lug. – Salasso da rifiuti. La Tari, la tassa sui rifiuti che ha sostituito la Tares, potrebbe costare quest’anno ai contribuenti fino a 10 miliardi di euro, di cui 4 a carico delle sole imprese. L’aumento – di circa il 20% sullo scorso anno e di oltre il 100% dal 2008 – e’ dovuto al susseguirsi di nuove tasse e poi di ritocchi verso l’alto della tariffa da parte dei comuni in tutta Italia. Particolarmente tartassate le imprese della somministrazione e del turismo: da alberghi, ristoranti e bar arrivano complessivamente 1,2 miliardi del gettito Tari. E’ quanto stima Confesercenti, sulla base di un’indagine sull’incidenza della tassa sui rifiuti nei vari capoluoghi di regione italiani con l’esclusione di Trento dove vige una tariffa non confrontabile. “Piu’ che una tassa legata ad un servizio” spiega Massimo Vivoli, presidente di Confesercenti, “la Tari sembra essere ormai diventata un’imposta locale basata sulla superficie dell’attivita’ e del tutto slegata dalla effettiva produzione di rifiuti e dall’efficienza dei sistemi di raccolta”. L’analisi e’ partita da campioni tipo di diverse tipologie di imprese del commercio e del turismo, al fine di effettuare su questi un’analisi statistica dei rispettivi tributi applicati nei diversi comuni presi in considerazione. Dalle rilevazioni emerge una vera babele tributaria in cui, a parita’ di condizioni, si rilevano forti differenze da citta’ a citta’ non solo in merito all’importo della tassa, ma anche in merito alle esenzioni e alle agevolazioni e relativamente alla qualita’ del servizio e alla sostenibilita’ ambientale. Tra i comuni capoluogo d’Italia, e’ quello di Napoli dove si registra la Tari media piu’ alta a carico delle imprese del commercio e del turismo esaminate: 5.567,89 euro, un valore l’84% superiore a quello di Milano. In seconda posizione Firenze, dove le attivita’ dei due settori pagano in media 4.975 euro l’anno, seguita da Roma (4.902 euro). La Tari media piu’ leggera si paga invece a L’Aquila: sono 1.473 euro l’anno, il 278% in meno rispetto a Napoli. Bisogna considerare, pero’, che il Comune abruzzese sembra aver scelto di mantenere basso il tributo, una posizione di tipo politico dell’amministrazione locale per non gravare ulteriormente sulle attivita’ commerciali e turistiche della citta’, gia’ provate dal sisma – i cui sgravi di emergenza sono terminati nel 2011 – e dalla crisi economica degli ultimi anni.Dopo L’Aquila, la Tari media piu’ leggera si versa ad Aosta (1.745,03 euro), seguita in terza posizione da Campobasso (1.881,09 euro). Tra le categorie di impresa la Tari pesa soprattutto sugli alberghi: l’esborso arriva fino agli oltre 15mila euro annuali richiesti a Napoli. L’Aquila e’ il comune dalla mano piu’ leggera: solo 3.249 euro. Elevatissimo anche il contributo richiesto a ristoranti, trattorie e pizzerie, seconda categoria piu’ tartassata: per un’attivita’ di 200 metri quadri, si puo’ giungere a pagare, a Venezia, quasi 12mila euro l’anno. Oltre cinque volte l’importo di Campobasso, dove si pagano poco piu’ di 2.400 euro. Il Comune di Venezia e’ il piu’ caro anche per un bar, caffe’ o pasticceria. L’amministrazione ha distinto la tariffa applicata al centro storico con quella applicata alla terraferma: sono entrambe le piu’ elevate, con rispettivamente 4.663,05 ? e 4.382,70 ? di spesa. Ad Aosta l’esborso e’ di circa 900 euro. Il peso dell’imposta scende considerevolmente se si considerano gli esercizi commerciali per la vendita di alimenti. In questo contesto e’ a Torino la Tari piu’ cara, con un importo vicino ai 3.900 euro. Le tariffe piu’ basse all’Aquila (817 euro). Per i negozi d’abbigliamento Roma risulta il Comune con la Tari maggiore: si pagano oltre 2.300 euro. Un importo incommensurabile rispetto a quello pagato dai commercianti di Milano: nonostante le due citta’ abbiano dimensioni simili, i colleghi milanesi pagano 824 euro, un terzo dei romani. All’Aquila pagherebbero solo 400 euro. Nemmeno le bancarelle sfuggono alla Tari, considerate dalla tassa alla stregua di un’attivita’ fissa di tipo annuale. Se si prende in esame un banco di mercato di generi alimentari, la tariffa piu’ alta e’ a Genova, dove raggiunge i 1.522 euro. La Tari piu’ bassa, invece, si paga ad Aosta: 426 euro. Il valore massimo di spesa per la Tari per i distributori di carburanti e’ risultato quello del Comune di Potenza, pari a 1.957 euro, poco piu’ dei 1875 euro pagati a Roma. Piuttosto distaccata Firenze, che chiede 1.382 euro. Il valore piu’ basso, ancora una volta, e’ quello dell’Aquila, pari a circa 372euro, seguita da Campobasso (532 euro) e Aosta (600) “Piu’ che una tassa legata ad un servizio” spiega Massimo Vivoli, presidente di Confesercenti, “la Tari sembra essere ormai diventata un’imposta locale basata sulla superficie dell’attivita’ e del tutto slegata dalla effettiva produzione di rifiuti e dall’efficienza dei sistemi di raccolta. Un tributo salatissimo, che praticamente in tutti i comuni non appare proporzionato ne’ ai consumi prodotti ne’ al servizio ricevuto e che sta mettendo in ginocchio le imprese del commercio e del turismo. Ci sono state gia’ proteste in molti comuni in tutta Italia. Per questo – annuncia – scriveremo al presidente del Consiglio Renzi e al presidente dell’Anci Fassino per individuare soluzioni”. “La difformita’ territoriale non e’ l’unico problema”, spiega ancora Vivoli. “Il prelievo della tassa sui rifiuti e’ cresciuto continuamente negli anni, non solo per le imprese ‘inquinanti’, ma anche per quelle piu’ attente, che riciclano e producono meno rifiuti. E’ evidente, a questo punto, che occorra rivedere al piu’ presto la struttura dell’attuale sistema di prelievo, ridefinendo con maggiore puntualita’ coefficienti e voci di costi in base al tipo e al quantitativo e qualita’ di rifiuti effettivamente prodotti, premiando piuttosto chi mette in atto azioni di riduzione della produzione dei rifiuti e chi ricicla. L’annunciata istituzione della local tax e’ l’occasione giusta per evitare che, per una volta, l’imposta diventi l’ennesimo strumento per mascherare le inefficienze delle amministrazioni locali spalmando i costi impropri sulle imprese”.(AGI) .

(AGI) – Roma, 18 lug. – Se il carico fiscale del nostro Paese fosse in linea a quello medio europeo, ogni italiano risparmierebbe 904 euro all’anno di tasse e contributi. A dirlo e’ l’Ufficio studi della Cgia che ha messo a confronto la pressione fiscale dei principali Paesi Ue registrata nel 2014: successivamente, l’analisi dell’Ufficio Studi ha definito il differenziale di tassazione degli italiani rispetto ai contribuenti degli altri Paesi europei. Il risultato, come era facilmente prevedibile, vede gli italiani occupare le primissime posizioni della graduatoria dei contribuenti piu’ tartassati d’Europa. Tra i principali Paesi dell’Unione presi in esame, la pressione fiscale piu’ elevata si riscontra in Francia. A Parigi, il peso complessivo di imposte, tasse, tributi e contributi previdenziali e’ pari al 47,8 per cento del Pil. Seguono il Belgio, con il 47,1 per cento, la Svezia, con il 44,5 per cento, l’Austria, con il 43,7 per cento e, al quinto posto, l’Italia. L’anno scorso la pressione fiscale nel nostro Paese si e’ fermata al 43,4 per cento del Pil. La media dei 28 Paesi che compongono l’Ue, invece, si e’ stabilizzata al 40 per cento; 3,4 punti in meno che da noi. Nella comparazione, l’ufficio studi della Cgia ha deciso di calcolare anche i maggiori o minori versamenti che ognuno di noi “sconta” rispetto a quanto succede altrove. Ebbene, se la tassazione nel nostro Paese fosse in linea con la media europea, ogni italiano l’anno scorso avrebbe risparmiato 904 euro. Effettuando il confronto con la Germania, invece, si evince come i tedeschi paghino mediamente 1.037 euro all’anno in meno rispetto a noi. Analogamente, gli italiani pagano 1.409 euro in piu’ rispetto agli olandesi, 1.701 euro in piu’ dei portoghesi, 2.313 euro in piu’ degli inglesi, 2.499 euro in piu’ degli spagnoli e ben 3.323 euro in piu’ rispetto agli irlandesi.(AGI) Red/Mav (Segue) Fisco: Cgia, con tasse Ue risparmio a italiano di 904 euro anno (3)= (AGI) – Roma, 18 lug. – Sempre rispetto al livello italiano di tassazione, si nota come gli austriaci abbiano pagato 80 euro in piu’ rispetto a noi, gli svedesi 292 euro in piu’, i belgi 984 euro in piu’ e, infine, i francesi, con ben 1.170 euro in piu’. Dalla Cgia ricordano che il dato della pressione fiscale italiana relativa al 2014 non tiene conto dell’effetto del cosiddetto “Bonus Renzi”. L’anno scorso, infatti, gli 80 euro “restituiti” ai redditi medio bassi dei lavoratori dipendenti sono costati alle casse dello Stato 6,6 miliardi di euro. Quest’ultimo importo e’ stato contabilizzato nel bilancio della nostra Amministrazione pubblica come spesa aggiuntiva. Pertanto, se si ricalcola la pressione fiscale considerando questi 6,6 miliardi di euro che praticamente sono un taglio delle tasse, anche se contabilmente vanno ad aumentare le uscite, la pressione fiscale scende al 43 per cento. In relazione a questa precisazione, la CGIA ha redatto anche una comparazione che tiene conto di questa specificita’. “Per pagare meno tasse – dichiara Paolo Zabeo della Cgia – e’ necessario che il Governo agisca sul fronte della razionalizzazione della spesa pubblica; con tagli agli sprechi, agli sperperi e alle inefficienze della macchina pubblica. Inoltre, questa operazione dovra’ essere realizzata molto in fretta. Entro il prossimo 30 settembre, infatti, a seguito della mancata autorizzazione dell’Unione europea all’estensione del reverse charge alla grande distribuzione, il Governo dovra’ reperire 728 milioni di euro, altrimenti e’ previsto un aumento delle accise sui carburanti di pari importo”. “E per evitare un nuovo aumento delle imposte, si legge nella nota della Cgia, l’Esecutivo dovra’ sterilizzare una serie di clausole di salvaguardia estremamente “impegnative”. Sebbene il ministro Padoan abbia in piu’ di un’occasione scongiurato un nuovo aumento del carico fiscale, con la prossima legge di stabilita’ dovra’ trovare oltre 16 miliardi per evitare un aumento delle entrate di pari importo per l’anno venturo. Tagli che dovranno salire a 25,4 miliardi nel 2017 e a 28,2 nel 2018″. “Visti i risultati ottenuti in questi ultimi anni con la cosiddetta spending review – conclude Zabeo – abbiamo l’impressione che sara’ molto difficile centrare questi obbiettivi”. In questa analisi, infine, non e’ mancata nemmeno una ricostruzione storica. Negli ultimi 15 anni, purtroppo, il risultato fiscale emerso dalla comparazione con la media europea e’ costantemente peggiorato. Se nel 2000 i contribuenti italiani pagavano 44 euro in meno di tasse rispetto alla media Ue, nel 2004 il carico fiscale per ciascun italiano era superiore del dato medio europeo di 126 euro. Il gap a nostro svantaggio e’ addirittura salito a 841 euro nel 2010 e ha raggiunto i 904 euro nel 2014.(AGI)

(AGI) – New York, 18 lug. – JPMorgan Chase & Co paghera’ 388 milioni di dollari ad alcuni investitori che avevano fatto ricorso alla giustizia contro la piu’ grande banca Usa, sostenendo di essere stati ingannati circa l’affiadbilita’ di una serie di titoli garantiti da ipoteche immobiliari. I titoli, per un valore di circa 10 miliardi di dollari, erano stai collocati dal JP Morgan prima della crisi. Secondo il ricorso intentato dal fondo pensione Fort Worth e da altri investitori, JP Morgan aveva proposto delle offerte di investimento fuorvianti riguardo la sottoscrizione, la valutazione e la qualita’ creditizia dei mutui casa che stavano a garanzia dei certificati. (AGI) Mgm

(AGI) – Roma, 17 lug. – L’economia italiana e’ in ripresa. Il giudizio e’ contenuto nel Bollettino economico della Banca d’Italia, secondo cui “si prefigura un progressivo rafforzamento della ripresa ciclica”. In particolare, il Pil si espanderebbe dello 0,7% nel 2015 e dell’1,5% nel 2016, in linea con le stime contenute nel Def. L’inflazione al consumo aumenterebbe gradualmente: dallo 0,2% di quest’anno all’1,1 nel 2016. Per l’istituto centrale “l’economia italiana ha ripreso a espandersi. Il miglioramento degli indici di fiducia di imprese e famiglie”, si legge nel documento, “si e’ accompagnato a un recupero della domanda interna che e’ tornata a contribuire alla crescita”. Gli investimenti, che si erano ridotti quasi ininterrottamente dal 2008, hanno registrato un aumento, con primi segnali favorevoli anche nel comparto delle costruzioni. I piani delle imprese prospettano una decisa espansione dell’accumulazione nel corso dell’anno per le aziende piu’ grandi, a fronte di una maggiore prudenza da parte di quelle medie e, soprattutto, di quelle piccole. Gli indicatori congiunturali piu’ recenti segnalano che nel secondo trimestre la crescita e’ proseguita a ritmi analoghi a quelli del primo. La ripresa dell’attivita’ produttiva si tradurra’ in un progressivo miglioramento dell’occupazione, pari a 1,5 punti percentuali nel biennio. E’ quanto prevede la Banca d’Italia nel Bollettino economico trimestrale in cui si evidenzia che “il tasso di disoccupazione scenderebbe dal 12,6% del 2014 all’11,9 del 2016”. “Nel bimestre aprile-maggio l’occupazione e’ tornata a crescere. Il tasso di disoccupazione si e’ stabilizzato. Dall’inizio dell’anno e’ aumentata significativamente la quota di assunzioni con contratti a tempo indeterminato, incentivate dalle recenti misure del Governo. In primavera si e’ ridotto il ricorso alla Cassa integrazione guadagni. Cresce la percentuale di imprese che prevede un’espansione dell’occupazione, anche se i giudizi di stabilita’ restano prevalenti”. Il rallentamento delle riforme potrebbe mettere a rischio la ripresa in Italia. “I rischi” per la crescita “si accentuerebbero se si diffondesse la percezione di un indebolimento nella determinazione nel portare a termine le riforme necessarie a risollevare il potenziale di sviluppo dell’Italia: un aumento dell’incertezza potrebbe frenare la crescita degli investimenti e contrastare la ripresa dei consumi, condizioni per un ritorno alla crescita”, si legge nel rapporto. .

(AGI) – Roma, 17 lug. – A giugno sono state autorizzate complessivamente 67,9 milioni di ore di cassa integrazione guadagni, con una diminuzione del 3,3% rispetto a giugno 2014, mese nel quale le ore autorizzate erano state 70,2 milioni. Lo riferisce l’Inps, aggiungendo che nel confronto con il mese di maggio 2015, i dati destagionalizzati evidenziano una variazione congiunturale pari a -10,2% per il totale degli interventi di cassa integrazione. Dall’analisi nel dettaglio dei dati di giugno 2015 emerge che le ore autorizzate di cassa integrazione ordinaria sono state 17,1 milioni, contro i 22,7 milioni di un anno fa: si e’ quindi registrata una diminuzione tendenziale del 24,8%. In particolare, la flessione e’ stata pari al 24,4% nel settore industria e al 25,8% nel settore edilizia. Le variazioni congiunturali Cigo calcolate sui dati destagionalizzati registrano, rispetto al precedente mese di maggio 2015, una diminuzione dell’8,2%. Il numero di ore di cassa integrazione straordinaria autorizzate e’ stato di 31,6 milioni, con una riduzione del 3,1% rispetto a giugno 2014, nel corso del quale erano state autorizzate 32,6 milioni di ore. Rispetto a maggio 2015 si registra una variazione congiunturale, calcolata sui dati destagionalizzati, pari a -11,1%. Infine, gli interventi in deroga (CIGD), si sono concretizzati in 19,2 milioni di ore autorizzate, con un incremento del 29,4% se confrontati con giugno 2014, quando erano state autorizzate 14,8 milioni di ore. La forte variabilita’ nel numero delle ore autorizzate, non dipendenti da fattori di carattere stagionale ma dovuta agli interventi di politica economica, rende impossibile effettuare la destagionalizzazione dei dati. (AGI) .

(AGI) – Bruxelles, 17 lug. – I Ventotto paesi Ue hanno dato il loro ok formale all’immediato esborso di un prestito ponte da 7,16 miliardi per consentire alla Grecia di far fronte alle prime scadenze urgenti. Lo ha annunciato il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis.

Il Bundestag da’ il via libera al piano Ue

Il denaro, ha ricordato Dombrovskis, proviene dai fondi a disposizione del meccanismo Ue per la stabilizzazione finanziaria, l’Efsm, e il via libera da parte del Consiglio Ecofin significa che “ventisette paesi hanno deciso di essere solidali con la Grecia, ma la solidarieta’ si accompagna con la responsabilita’”.

Grecia: Dombrovskis, accordo su aiuti Esm in poche settimane

Il prestito ponte sara’ a disposizione delle casse greche in tempo per le scadenze di lunedi’ prossimo e verra’ ripagato all’Efsm dal fondo salvastati Esm una volta che il terzo programma di assistenza internazionale sara’ operativo, “spero in poche settimane”, secondo Dombrovskis. (AGI) .

(AGI) – Bruxelles, 17 lug. – Il negoziato per l’avvio del terzo programma di aiuti alla Grecia dovrebbe concludersi “in poche settimane”: e’ l’auspicio del vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis. “Ora tutte le procedure iniziali sono completate – ha detto – e l’Eurogruppo e’ gia’ riunito in teleconferenza per dare oggi stesso il mandato formale alla Commissione europea per proseguire il negoziato” per arrivare nel giro di “poche settimane” al nuovo Memorandum of Understanding” fra istituzioni e Atene. Anche la sostenibilita’ del debito, ha detto il vicepresidente, sara’ parte del negoziato per il terzo programma di aiuti, nonostante nel testo dell’accordo raggiunto lunedi’ scorso al vertice euro si escluda esplicitamente che ci possa essere “un taglio nominale” del debito stesso. Dombrovskis ha ricordato che “il profilo debitorio della Grecia e’ piu’ facile rispetto a quello del Portogallo per esempio”. Secondo il vicepresidente, dunque, non dovrebbe esserci bisogno di un secondo prestito ponte, perche’ i negoziati si dovrebbero concludere in tempo per consentire che le prime tranche di aiuti arrivino alla Grecia entro il mese di agosto. “E’ stata una settimana di decisioni importanti per aiutare la Grecia a riconquistare la sua stabilita’ finanziaria e a riportare la sua economia sulla giusta strada”, ha detto Dombrovskis. (AGI) .