Newsletter
Ultime News
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

(AGI) – Lisbona, 26 lug. – L’ex numero uno della banca portoghese Banco Espirito Santo, Ricardo Salgado, e’ agli arresti domiciliari per il ruolo avuto nel crack dell’istituto. Lo ha reso noto il suo avvocato aggiungendo che la misura “non e’ proporzionata”. Secondo il pm, infatti, Salgado avrebbe commesso tutta una serie di reati: dalla falsificazione, all’abuso di fiducia, all’evasione fiscale e riciclaggio. Banco Espirito Santo (Bes), una delle banche maggiori del Portogollo, era crollata l’anno scorso dopo una perdita di bilancio record e dopo che le tre holding da lei controllate si erano dichiarate insolventi. Il crack della banca rischia di danneggiare l’economia del lusitana che, a fatica, e’ uscita da tre anni di salvataggio. Gli asset in attivo della banca sono stati trasferiti a Novo Banco. Salgado e’ stato cacciato via dopo 23 anni di gestione nel giugno del 2014 e in una sessione parlamentare a dicembre aveva negato tutte le accuse. (AGI) .

(AGI) – Roma, 26 lug. – Per 4 pmi su 5 la ripresa dell’economia italiana e’ fragile. I segnali positivi che vengono rilevati da alcuni indicatori non consentono alle aziende italiane di guardare con fiducia al futuro e la prospettive di rilancio non sono stabili. Per l’81% delle micro, piccole e medie imprese del Paese anche il 2015 resta pieno di ombre. Sono diversi i motivi che mettono in ansia gli imprenditori del nostro Paese: problemi con le banche per la concessione di credito, difficolta’ nel rispettare scadenze e adempimenti fiscali, ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione, mancati incassi da clienti privati, impossibilita’ di pianificare investimenti. Un mix di fattori che fa prevedere un secondo semestre 2015 assai complesso per l’economia italiana con le prospettive di ripresa stabile e crescita del prodotto interno lordo ridotte al lumicino. Questo l’esito di un sondaggio realizzato dl Centro studi di Unimpresa. Secondo i risultati della “consultazione”, dunque, nei prossimi mesi non e’ esclusa una nuova tornata di dissesti finanziari, stati di crisi o addirittura fallimenti e altre procedure concorsuali. Una previsione decisamente cupa che viene registrata nell’81,4% delle risposte ai questionari. La recessione economica piu’ dura del previsto registrata negli scorsi anni e l’assenza di prospettive stabili di rilancio rendono il quadro ancora cupo, stando alle indicazioni fornite dalle aziende. Il sondaggio e’ stato condotto fra le 122mila aziende associate sulla base dei risultati del primo semestre 2015: quadro incerto, dunque, per oltre 99mila imprese. Le imprese indicano alcuni motivi precisi come fattori negativi. In cima alla “classifica” c’e’ la questione credito: i problemi con le banche sono di due tipi. Anzitutto l’inasprimento delle condizioni per la concessione di nuovi finanziamenti; poi viene segnalato l’aumento delle richieste di rientro, anche fra le imprese con bilanci in regola. Di fatto molti istituti bancari chiudono improvvisamente linee di credito, scoperti di conto corrente e affidamenti anche ad aziende “sane”‘, facendole finire su un terreno scivoloso. Nell’ultimo anno la stretta al credito per le imprese e’ stata pari a 20 miliardi di euro. Dito puntato, poi, contro le tasse: la pressione fiscale (imposte e contributi), che per le imprese e’ vicina alla soglia del 70%, e’ il secondo elemento destabilizzante: scadenze e adempimenti tributari sono difficilissimi da rispettare. Per i prossimi cinque anni, stando alle indicazioni del Documento di economia e finanza, sono gia’ in programma aumenti di imposte per oltre 100 miliardi di euro. Il terzo fattore allarmante e’ il ritardo dei pagamenti da parte di Stato centrale ed enti locali. Anzitutto per lo stock da circa 60 miliardi di debiti della pubblica amministrazione che solo in parte e’ stato rimborsato e che non viene sbloccato da amministrazioni centrali e locali principalmente a causa dello stallo nel meccanismo di certificazione dei crediti vantati dalle imprese. Non solo: le nuove direttive europee adottate recentemente in Italia – che dovrebbero imporre alla Pa di saldare le fatture entro 60 giorni – trovano scarsissima applicazione. Il quarto elemento critico riguarda gli incassi fra aziende, in particolare fra produttori e fornitori. I ritardi dei pagamenti sono evidenziati anche nei rapporti fra privati che si traducono in un colpo tremendo alla circolazione di liquidita’ e nella crescita delle insolvenze. La quinta fonte di apprensione e’ lo stop agli investimenti che, allo stesso tempo, rappresenta un fattore e una conseguenza della crisi economica. Per le imprese italiane la pianificazione degli investimenti sia sul versante dell’innovazione sia su quello della manutenzione ordinaria di stabilimenti, fabbriche, capannoni, esercizi commerciali, infrastruttura tecnologica. “La ripresa e’ fragile, nonostante alcuni segnali positivi. Servirebbe una cura choc per la nostra economia. Invece registriamo uno stop nell’azione del governo di Matteo Renzi, che pure sembrava esser partito col piede giusto a febbraio 2014. Le recenti misure approvate in campo economico, come quella sulle perdite fiscali delle banche, dovrebbero avere effetti postivi, ma non sono inserite in un piano ampio e complessivo di politica economica, che possa mettere l’economia italiana in un sentiero positivo e stabile di ripresa economica” commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. (AGI) .

(AGI) – Roma, 25 lug. – “Lo sciopero di Anpac in Alitalia ha registrato in 24 ore solo 29 piloti e 73 assistenti di volo aderire alla protesta. Durante lo sciopero non e’ stato cancellato un volo che e’ uno. Il giorno prima Alitalia ne ha cancellato ‘precauzionalmente’ 95. Prima di buttare la croce addosso ai sindacati, soprattutto nei trasporti, sempre senza fare distinguo, bisognerebbe chiedere alle aziende perche’ sono cosi’ solerti nel cancellare voli, come in questo caso, o treni in altri casi, a prescindere dal tasso di rappresentativita’ di chi protesta. Questo e’ scandaloso caro Renzi!”. Con queste parole Giovanni Luciano, segretario generale della Fit-Cisl, commenta le dichiarazioni del presidente del Consiglio. “Che c’azzecca lo sciopero di Alitalia, con adesioni ridicole, con Pompei? Nelle metropolitane di Atac – prosegue – dove solo i nostri iscritti fanno straordinario per dare una mano, ci sono comportamenti censurabili dei singoli, non del sindacato, ma e’ solo il 15% del problema, perche’ il resto sta tutto in treni che non reggono piu’. Ad esempio diversi di questi sono stati fabbricati per essere utilizzati sotto terra ma da tempo sono utilizzati per andare fino al Tirreno allo scoperto con alte temperature… oppure se il treno viaggia, quindi il macchinista lavora, ma la porta non si chiude e non da’ allarmi il problema e’ ben altro che il cosiddetto sciopero bianco. Siamo stanchi di generalizzazioni ingenerose con quei sindacati che si caricano sempre la croce della responsabilita’ come noi della Fit-Cisl, come in Alitalia e da tempo anche in Atac, oltre che nel resto del settore e poi dover assistere ogni volta a questa giostra di stupidaggini e disinformazione. E’ tra l’altro diventato veramente stucchevole dover leggere articoli di chi guadagna cifre astronomiche che teorizza su privilegi e vizi di gente che fa mestieri veramente poco appetibili. O si pensa che le temperature africane le sentano solo i viaggiatori e i lavoratori dei trasporti no!? Quante ore stanno con le camicie appiccicate dal sudore addosso ogni giorno quelli che guidano!?”. Conclude il segretario generale: “E poi basta dire “i sindacati”. Dal Capo del Governo ai media, i sindacati sono tanti e diversi tra loro e io non ci sto piu’ ad essere omologato a irresponsabili e disinvolti sindacatini che scioperano solo per dire che esistono. Basta sparare nel mucchio. E’ ingeneroso e ingiusto”. .

(AGI) – Roma, 25 lug. – “Non serve al nostro paese fare demagogia o sollevare polveroni. Il Governo rinnovi subito i contratti pubblici scaduti da ben sei anni. Il sindacato confederale, in particolare la Cisl ha sempre avuto un ruolo responsabile nel paese, sostenendo la concertazione e cercando di conciliare l’esigenza dei lavoratori con gli interessi generali del paese. Chi oggi attacca il sindacato in maniera generica farebbe dunque bene a distinguere tra chi appoggia una concezione antagonistica e conflittuale del sindacalismo e chi come la Cisl sostiene l’esigenza del dialogo tra il Governo e le parti sociali, la partecipazione ed il ruolo fondamentale della contrattazione per riorganizzare la macchina amministrativa ed i servizi pubblici”. Lo sottolinea il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, in merito alle dichiarazioni del premier Matteo Renzi su Pompei e Alitalia. “Noi non abbiamo mai sostenuto chi prende per ostaggio i turisti o chi proclama scioperi solo per motivi corporativi, come e’ accaduto in questi giorni nel caso dell’Alitalia. Si tratta di comportamenti sindacali che noi non condividiamo e da cui prendiamo le distanze. Ma il Governo – prosegue Furlan – invece di lanciare accuse generiche nei confronti del sindacato, farebbe bene ad aprire subito il tavolo di confronto per rinnovare i contratti pubblici bloccati da sei anni, per discutere di orari di lavoro, apertura degli uffici, attenzione alle persone ed ai servzi, turni, produttivita’, formazione, riconoscimento professionale, investimento nell’innovazione. Di questo la Cisl e’ pronta a discutere quando si parla di rilanciare le amministrazionpubbliche, senza populismi e furori mediatici”. .

(AGI) – Udine, 25 lug. – Il tribunale di Udine ha decretato, a 56 anni dall’uscita del primo numero, il fallimento di Postal Market, storico catalogo di vendita per corrispondenza che gran parte degli italiani ha ricevuto nella cassetta della posta. Il fallimento e’ stato decretato dopo un’istanza presentata dall’amministratore straordinario del Gruppo Bernardi, societa’ con sede a Ronchis (Udine) che aveva rilevato Postal Market nel 2003 con l’obiettivo di rilanciarlo.

Guarda la galleria fotografica

La rivista era nata nel 1959 da un’idea di Anna Bonomi Bolchini, che aveva importato in Italia il modello statunitense della vendita per catalogo anticipando, di fatto, quello che la tecnologia avrebbe poi trasformato nell’e-commerce. Negli anni ’80 Postal Market gestiva oltre 45mila spedizioni al giorno. Poi piano piano il declino nonostante i tentativi di salvataggio. Sulle copertine del catalogo hanno fatto la propria comparsa moltissime attrici di grande fascino: da Sylva Koscina alle gemelle Kessler, da Monica Guerritore a Ornella Muti, da Laura Antonelli a Dalila Di Lazzaro fino a Valeria Marini. Postal Market offriva la possibilita’ di acquistare per corrispondenza ogni genere di prodotti, dai giocattoli per bambini, all’abbigliamento e agli strumenti tecnologici, compresi gli articoli reclamizzati da Carosello, allora difficilmente reperibili specialmente nei piccoli centri di provincia. (AGI) .

(AGI) – Londra, 25 lug. – Dopo il Financial Times, l’Economist. L’editore Pearson infatti ha affermato di essere in trattative per cedere la propria quota, pari al 50%, dell’Economist. Secondo alcune fonti ci sarebbero trattative con gli altri azionisti del giornale di cui fanno parte le famiglie Schroder, Cadbury, Rothschild e Agnelli. Sempre secondo le stesse fonti l’intesa non sarebbe imminente ma dovrebbe concludersi entro l’estate. (AGI) .

(AGI) – Tunisi, 25 lug. – La Regione Toscana “continuera’ e intensifichera’” i progetti di cooperazione in Tunisia al fine di contribuire allo sviluppo di Kasserine, l’area situata al confine con l’Algeria con cui la Toscana intrattiene da quasi quattro anni intensi rapporti, e di altre regioni del Paese nordafricano. Lo ha affermato il presidente della Regione Enrico Rossi arrivato ieri a Tunisi e accolto oggi dal collega del governatorato locale Atef Boughattas in una sala gremita e pavesata con due grandi bandiere, il tricolore e quella tunisina. “Il governo italiano attribuisce una buona importanza ai progetti di sviluppo di Kasserine e di altre regioni tunisine e mi impegnero’ in prima persona ad avviare un tavolo, con i nostri ministeri degli Esteri e delle Finanze, per sviluppare nuovi progetti di cooperazione”. La Toscana ha avviato in Kasserine un’iniziativa nel settore sanitario e i tecnici dell’ospedale pediatrico Mayer di Firenze hanno portato avanti un progetto per la sterilizzazione delle sale operatorie e la pediatria. Il nucleo principale della cooperazione e’ rappresentato anche dalla valorizzazione dell’artigianato locale, dallo sviluppo di un’agricoltura a filiera corta e dalla formazione degli operatori del terzo settore. Il presidente toscano ha anche ribadito come sia importante impegnarsi nella conversione del debito della Tunisia a favore dello sviluppo dell’economia locale. In una Tunisia ancora scossa dai due attentati di Tunisi e Sousse, il governatore Boughattas ha da parte sua voluto sottolineare come quella di Kasserine sia una regione sicura e come nelle autorita’ locali non ci sia preoccupazione per il terrorismo jihadista perche’ si e’ in grado di operare una buona sorveglianza militare. “I turisti e gli italiani – ha precisato Boughattas – non devono temere. Qui possono trovare aria pulita, attivita’ sportive, possibilita’ di effettuare cure termali, escursioni in montagna e scoprire notevoli bellezze artistiche negli antichi insediamenti romani di Sbeitla e Hydra. Faccio quindi appello ai turisti toscani ed italiani a venire a conoscere questi territori”. La Regione di Kasserine si trova ai piedi del Djebel Chambi, che con i suoi 1544 metri e’ la piu’ alta montagna della Tunisia. “Dobbiamo intensificare – gli ha fatto eco il presidente Rossi – i rapporti tra le sponde del Mediterraneo perche’ i nostri popoli abbiano un futuro di pace e di convivenza”. Il peso delle esportazioni toscane in Tunisia e’ pari all’1% del complesso dell’export toscano, per un valore di 250 milioni di euro l’anno. Altalenante l’andamento, con una crescita consistente (+12,5%) nel 2014 ma una notevole contrazione (- 42,2%) nel primo trimestre di quest’anno. E’ il tessile il settore protagonista dei rapporti reciproci, seguito dalla raffinazione dei prodotti petroliferi e dalla meccanica. “Credo ci siano tutte le condizioni – ha concluso il presidente Rossi – per aggiungere ai gia’ buoni rapporti legati alla cooperazione, un’intensificazione di quelli commerciali, a partire dalle analogie tra le nostre due Regioni rappresentate dalla presenza qui a Kasserine delle industrie cartaria e del marmo. Approfondiro’ le possibilita’ di stabilire scambi con la lucchesia e con l’area marmifera apuana”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 25 lug. – Importanti risultati sono stati ad oggi raggiunti da Internazionale, la rivista fondata nel 1993 che pubblica ogni giorno online il meglio del web e ogni settimana su carta il meglio dei giornali di tutto il mondo e la cui diffusione e’ in continua crescita con 125.000 copie, di cui 90.000 in edicola e 35.000 in abbonamento. A questi numeri, si aggiungono le oltre 14 milioni di pagine viste e piu’ di 2,5 milioni di visitatori unici al mese che si traduce in 800.000 follower su Facebook e 650.000 su Twitter. Nel primo semestre del 2015, la raccolta pubblicitaria gestita dalla concessionaria AME – Agenzia del Marketing Editoriale – ha superato del 26% il dato del primo semestre del 2014, a sua volta superiore del 33% rispetto a quello dell’anno precedente. In totale rispetto al 2013, la crescita relativa al primo semestre del 2015 risulta del 68%. Il prodotto carta rappresenta ancora il bacino principale per Internazionale, in un periodo in cui, per i periodici, la raccolta pubblicitaria su carta e’ a circa -8% ma a giudicare dai dati anche il Web di Internazionale e’ in forte crescita e oggi vale il 28% della raccolta. Per il primo semestre, la raccolta carta e’ aumentata del 69% dal 2013 al 2015 e il prodotto web ha infatti avuto un boom del 156% in due anni secondo i dati aggiornati al primo semestre del 2015. (AGI)

(AGI) – Roma, 25 lug. – Un quadro ancora difficile, ma in cui predominano le tinte rosa. E’ quello che emerge dal rapporto di previsione Afo 2015-17 dell’Abi, che conferma l’uscita della nostra economia dalla recessione e prefigura l’avvio di un processo di convergenza della nostra performance economica verso quella media dell’area euro, fatto che non si verificava dall?inizio del nuovo millennio. Se infatti quest?anno, data la pesante eredita’ della recessione, la crescita del Pil dovrebbe essere di 7 decimi di punto, nel biennio 2016-17 un insieme di favorevoli condizioni dovrebbe portarci ad uno sviluppo stabile dell’1,6% annuo: tra esse, il perdurante buon apporto delle esportazioni e il determinante contributo della domanda interna. Secondo il rapporto dell’Abi, i consumi dovrebbero beneficiare in particolare della risalita del reddito disponibile reale (+0,9% in media nel triennio 2015-2017 e contro una contrazione pari al -1,5% medio annuo dal 2008 al 2014) alimentata da una buon ripresa dell’occupazione e da un consolidamento della fiducia delle famiglie. Gli investimenti, che gia’ nel primo trimestre sembrano aver mostrato segni di risveglio, dovrebbero reagire positivamente alle prospettive di ripresa divenendone nel biennio finale della previsione il fattore trainante. Sul profilo di entrambe le componenti della domanda interna oltre ai fattori nazionali esercitera’ effetti benefici la politica della Bce. La ripresa della domanda riuscira’ ad allontanare definitivamente i rischi di deflazione, con una crescita dei prezzi al consumo in Italia che sara’ inferiore a quella europea (1,3% contro 1,7% nella media del biennio 2016-17) ma ben distante dai valori negativi conosciuti a inizio d’anno. Il migliorato contesto economico, la lenta ripresa dei prezzi e quindi l’espansione delle basi imponibili ed i risultati del processo di consolidamento dei conti consentiranno di conseguire gli obiettivi di finanza pubblica prefigurati in primavera dal di Documento di economia e finanza. Gli impieghi all’economia dovrebbero aumentare complessivamente nel corso del triennio di previsione di circa 120 miliardi di euro. Pur in un quadro positivo, la redditivita’ bancaria continuera’ ad essere tutt’altro che vivace: gli utili netti delle banche dovrebbero ammontare a fine 2017 a poco piu’ di 10 mld di euro, valore corrispondente ad un ritorno sul capitale (Roe) del 2,6%, di oltre tre volte inferiore ai livelli pre-crisi. Nonostante la ripresa del volume di intermediazione, a rallentare il recupero della redditivita’ concorre una non elevata crescita dei ricavi – soprattutto del margine di interesse frenato dal basso livello dei rendimenti di mercato – e un peso del rischio bancario che risente sia di un lento rientro delle sofferenze sia della pressione derivante dal nuovo quadro regolamentare e di supervisione. (AGI)

(AGI) – Roma, 25 lug. – Tra il 2007 e il 2014, l’ammontare complessivo degli investimenti in Italia al netto dell’inflazione e’ sceso di ben 109,4 miliardi di euro, pari, in termini percentuali, a una diminuzione di 29,7 punti. Lo rileva uno studio della Cgia di Mestre che sottolinea come nessun altro indicatore economico abbia registrato una contrazione percentuale cosi’ ampia, tornando al livello di 20 anni fa. I settori che hanno subito i contraccolpi piu’ significativi sono stati quelli relativi ai mezzi di trasporto (autoveicoli, automezzi aziendali, bus, treni, aerei, etc.), in flessione del 43,4% (-10,9 miliardi di euro), i fabbricati non residenziali (capannoni, edifici commerciali, opere pubbliche, etc.), con un calo del 38,6% (-39,1 miliardi) e le abitazioni. Nello specifico, l’edilizia residenziale ha fatto segnare una variazione negativa del 31,6% (-31,7 miliardi). Pesanti anche le cadute subite dal settore informatico, con una riduzione pari a -30,1 per cento (-1,9 miliardi), da quello degli impianti e dei macchinari (che non include i mezzi di trasporto, i computer/hardware e le telecomunicazioni), che ha registrato una variazione negativa del 29,3 per cento (-25,4 miliardi), e dei software, che presentano una flessione del 10,8 per cento (-2,4 miliardi). Diversamente, le uniche tipologie di investimenti che non hanno risentito della crisi sono state quelle riconducibili alla ricerca e allo sviluppo (+8,1%) e alle telecomunicazioni (+10,6%). Se nel primo caso l’aumento in termini assoluti e’ stato pari a 1,5 miliardi di euro, nel secondo caso la variazione positiva e’ stata di 598 milioni di euro. L’Amministrazione pubblica e’ il settore istituzionale che in misura superiore agli altri ha tagliato di piu’. Sempre nel periodo tra il 2007 e il 2014, la contrazione in termini reali degli investimenti nella Pa e’ stata del 30,8%. Seguono le famiglie consumatrici (-29,9%), le imprese (29,5%) e le societa’ finanziarie (-23,3 per cento).(AGI) .