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(AGI) – Shanghai, 8 lug. – “Clima da panico” sui mercati asiatici. Dopo una giornata da incubo, con la sospensione del 50 per cento dei titoli la borsa di Shanghai e quella di Hong Kong perdono oltre il 4 per cento. Non sono servite le misure di sostegno ai listini cinesi decise nel weekend e oggi la Commissione di Pechino che controlla i 112 colossi imprenditoriali di proprieta’ dello Stato ha ordinato loro di non vendere azioni loro o delle loro controllate “durante questa inusuale volatilita’” del mercato. Nonostante la sospesione dalla contrattazione di oltre 1.200 titoli, in apertura Shanghai e Hong Kong hanno persi circa l’8%. Il crollo apparentemente inarrestabile della borsa cinese, iniziato lo scorso 12 giugno, finora ha abbassato di circa il 30% il valore del listino: forte sgonfiamento di una bolla speculativa che secondo le autorita’ cinesi che regolano il mercato borsistico (China Securities Regulatory Commission) ha portato al “panico”. La Banca Centrale cinese ha annunciato che garantira’ la liquidita’ necessaria per stabilizzare i mercati borsistici cinesi e per scongiurare rischi sistemici. La bufera travolge anche Tokyo. L’indice Nikkei chiude in perdita del 3,14% a 19.737,64 punti , ai minimi da sette settimane. Tra i titoli piu’ penalizzati quelli delle aziende nipponiche con la maggiore esposizione sul mercato cinese. Hitachi Construction perde intorno al 3,5% e Komatsu il 5%. Il terremoto cinese colpisce anche i prezzi delle materie prime e quindi quelli di trading house come Mitsubishi e Sumitomu. (AGI) .

(AGI) – Pechino, 8 lug. – La bolla della borsa cinese, che in 12 mesi e’ cresciuta di oltre il 150% fino al 12 giugno scorso, e’ ormai scoppiata. La borsa di Shanghai ha apperna aperto registrando un tonfo del 6,97%, segnando – salvo ritracciamenti in corso d’opera – una perdita di oltre il 35% in meno di un mese. Il tutto nonostante le misure adottate dalle autorita’ cinesi e la sospensione di oltre 500 titoli dagli scambi. Non ha fatto meglio quella di Hong Kong che perde il 4,74 % in paertura di contrattazioni. La crisi finanziaria in Cina e’, secondo un’analisi del Daily Telegraph, il vero problema, rispetto “pantomima greca”. Secondo Jeremy Warner, vicedirettore e analista economico del Telegraph, “mentre gli occidentali si stanno concentrando sulla Grecia, una crisi finanziaria potenzialmente molto piu’ significativa si sta sviluppando dall’altra parte del Mondo. Quella che alcuni stanno iniziando a chiamare il 1929 cinese”, da nome della piu’ celebre crisi economica del secolo scorso, “che innesco’ la grande depressione”. (AGI) .

(AGI) – New York, 7 lug. – A New York il prezzo del petrolio termina in calo. Pesano i timori per la crisi greca e la preoccupazione per i prolungati cali della borsa di Shanghai. Pesa anche l’intenzione dell’Iran di tornare sui mercati petroliferi dopo l’intesa sul nucleare. Al Nymex il Light Wti crude arretra di 20 cent a 52,33 dollari, dopo aver oscillato tra un massimo di 53,40 e un minimo di 50,58 dollari. Giu’ di 31 cent a 56,85 dollari il Brent, dopo aver oscillato tra 57,68 e 55,10 dollari al barile. .

(AGI) – L’Avana, 7 lug. – Il presidente del Consiglio Matteo Renzi sara’ a Cuba a meta’ ottobre. Lo ha riferito il vice ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, incontrando i giornalisti a margine della missione imprenditoriale in corso a L’Avana. L’invito – ha spiegato il sottosegretario agli Esteri Mario Giro – era stato rivolto gia’ da Raul Castro quando venne a Roma e in questi mesi il lavoro delle diplomazie si e’ intensificato. L’approvazione nel marzo 2014 della Ley de Inversion Extrajera per promuovere l’ingresso di capitali stranieri e il processo di normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Cuba e Stati Uniti, con la riapertura delle rispettive ambasciate, imprimeranno all’isola caraibica una trasformazione profonda. L’obiettivo dell’Italia e’ cogliere le inedite opportunita’ che si offrono in questa fase alle imprese italiane. La missione promossa dai ministeri dello Sviluppo economico e degli Affari esteri e organizzata da Confindustria, Ice, Abi, Alleanza delle Cooperative e Unioncamere intende identificare le prospettive di collaborazione che l’apertura di Cuba potra’ offrire al nostro sistema imprenditoriale. I settori a cui punta l’Italia sono quelli della meccanica agricola e trasformazione alimentare, ambiente ed energie rinnovabili, infrastrutture e costruzioni, biomedicale, turismo. “Stiamo preparando il terreno – ha detto Calenda – per chiudere i progetti di investimento quando arrivera’ il premier Renzi”. Accordo Intesa e Sace da 80 milioni per export Firmato a L’Avana un accordo di collaborazione tra intesa San Paolo e Sace per facilitare l’export di beni e servizi italiani a Cuba. L’accordo mette a disposizione delle imprese italiane un plafond rotativo di 80 milioni di euro, dedicato a conferme di crediti documentari emessi da istituti bancari cubani per il pagamento di singoli contratti commerciali del valore massimo di 5 milioni di euro. Intesa Sanpaolo e Sace consentiranno agli esportatori italiani di vendere i propri prodotti o servizi con dilazioni fino a 18 mesi, garantendone i pagamenti. Abi, dalle banche oltre 473 milioni per le imprese Oltre 473 milioni di euro stanziati dalle banche per le imprese italiane che scelgono di operare a Cuba. Secondo la stima dell’Abi sui dati dei gruppi bancari piu’ attivi sui mercati internazionali, a tanto ammonta il plafond messo a disposizione dal settore bancario per gli imprenditori che intendono operare con le controparti cubane, partecipando cosi’ al processo di sviluppo e ammodernamento produttivo del paese. Il processo in atto a Cuba ha spinto le comunita’ imprenditoriali statunitense ed europea a considerare l’isola come una nuova destinazione per futuri investimenti. A fine anno apertura di un ufficio Ice A fine anno aprira’ un ufficio dell’Ice all’Avana, hanno riferito il viceministro allo Sviluppo economico Claudio Calenda e il direttore generale dell’agenzia Roberto Luongo. Al termine della missione italiana in corso a Cuba sara’ avviato un punto di corrispondenza e successivamente partira’ un vero e proprio ufficio. (AGI) .

(AGI) – Bruxelles, 7 lug. – “Dopo la fine del secondo programma di aiuti e dopo il no molto chiaro al referendum non ci sono ancora le condizioni per cominciare oggi le trattative nel quadro del programma dell’Esm”. Lo ha detto la cancelliera Angela Merkel, al suo arrivo a Bruxelles, aggiungendo che per pervenire a un accordo “non e’ questione di settimane ma di pochi giorni”. “Senza solidarieta’ – ah detto ancora – non c’e’ possibita’ di aiuto e senza riforme non sara’ possibile andare dove vogliamo andare”.

Borse chiudono in rosso, Milano perde quais il 3%

Atene ha in programma di chiedere aiuto all’Esm, il fondo salvastati permanente europeo. Lo rivela il giornale tedesco Handelsblatt, citando fonti europee, secondo le quali il governo di Atene avrebbe anticipato questa richiesta all’Eurogruppo, senza pero’ presentarla per iscritto. Intanto alcune fonti del governo di Atene sostengono che le “proposte greche saranno discusse oggi e domani, con l’intento di avere presto un accordo”. Le stesse fonti precisano che le proposte greche ricalcano quelle presentate martedi’ scorso “con alcuni miglioramenti e si intende raggiungere un’intesa che “ripristini la liquidita’ del sistema bancario”.

Il premier greco, Alexis Tsipras terra’ domani un’audizione all’Europarlamento. Lo precisa anche il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, in un tweet “dopo la nostra conversazione telefonica Tsipras verra’ domani mattina alla sessione plenaria dell’Europarlamento”.

Renzi, e’ Atene che deve decidere se restare in Euro

“Un accordo tecnico si puo’ trovare, con un po’ di buona volonta’, magari non oggi ma nei prossimi giorni”. Cosi’ il premier Matteo Renzi, giungendo all’Eurosummit. Il presidente francese Francois Hollande fa sapere che sono disponibili per Atene aiuti immediati, a patto che la Grecia faccia serie e credibili proposte di riforma.

 

Mentre il presidente Holande dice che “spetta ad Atene l’onere di fare alcune proposte all’Europa spetta invece mostrare solidarieta’ concedendole aiuti immediati in uno scenario di medio termine”. “La Grecia faccia serie e credibili proposte – aggiunge – Le stiamo aspettando e sono gia’ state annunciate. Siano presentate adesso. Questo e’ il compito che ci aspetta stanotte”.

“La situazione greca e’ complicata, ma mi auguro che alla fine il buon senso prevalga e si trovi un arrangiamento che permetta di andare avanti con la nostra Europa”. Cosi’ il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, parlando dei rapporti tra Ue e Atene all’indomani del referendum. Quanto all’economia italian, Squinzi ha detto di credere che “sia abbastanza forte per non dover temere degli scossoni violenti”. (AGI)

(AGI) – Roma, 7 lug. – Le borse europee chiudono in rosso, dopo l’Eurogruppo sulla Grecia, in cui Atene non ha presentato proposte ufficiali. La Grecia pero’ e’ pronta a chiedere nuovi aiuti all’Esm. La Merkel ribadisce che non ci sono basi negoziali, ma assicura che e’ “questione di giorni non di settimane” per capire i possibile sviluppi. Anche Wall Street accentua le sue perdite, con il Dow Jones giu’ dell’1,08% e il Nasdaq dell’1,62%. Londra perde l’1,58% a 6.432,21 punti, Milano arretra del 2,97% a 20.958,48 punti, Francoforte dell’1,96% a 10.676,78 punti, Parigi del 2,27% a 4.604,64 punti e Madrid dell’1,88%. Piazza Affari fallisce i timidi tentativi di rimbalzo registrati in mattinata e chiude in calo, sotto i 21mila punti, per la seconda seduta consecutiva, peggiorando sul finale dopo le notizie su un nuovo stallo nella crisi greca. Milano e’ ancora maglia nera tra i principali listini europei, con l’indice Ftse Mib che ha segnato un -2,97% a 20.958 punti mentre l’All Share ha ceduto il 2,86%. In un paniere principale dominato dal segno meno, le peggiori performance sono di Mps e Saipem. Dopo lo scivolone della vigilia (-4%) all’indomani del referendum greco, gli indici hanno tentato il rimbalzo nella prima parte della mattinata per poi annullare i guadagni e peggiorare sul finale quando e’ stato chiaro che non sarebbe arrivata in giornata una soluzione alla crisi greca. Sul paniere principale, negativi bancari, energetici e industriali. Tra gli istituti di credito, male Mps (-7,48%), Bpm (-6,36%), Bper (-6,44%), Banco popolare (-4,18%), Unicredit (-3,87%), Mediobanca (-3,49%), Ubi (-3,03%) e Intesa sp (-2,89%). Nell’energia, Saipem arriva a cedere il 6,71% in chiusura; Eni -3,69%, Enel (-1,98%). In calo anche gli industriali, con Fca (-2,05%, dopo una prima parte di seduta positiva), e Cnh (-3,59%). .

(AGI) – Bruxelles, 7 lug. – “E’ al governo greco che spetta decidere se stare o no nell’Euro”: lo ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi prima del vertice straordinario dei 19 leader della moneta unica, precisando che “come tutti sanno, per rimanere nell’Euro ci sono regole che devono essere rispettate”. “Dove stare – ha detto Renzi – lo devono decidere innanzitutto i governanti greci, e io credo che dal loro punto di vista ci sia tutto l’interesse a restare nell’euro”. Ma per rimanere, ha ricordato, “occorre seguire delle regole, che possono essere si’ interpretate con un po’ di flessibilita’, ma come sanno tutti i paesi dell’Euro, tutti, vanno seguite”. Ecco perche’ secondo il presidente del Consiglio “faranno di tutto per fare un accordo” e “credo che, probabilmente non oggi ma nelle prossime ore, questo accordo possa essere trovato”. (AGI) .

(AGI) – Torino, 7 lug. – Fiat Chrysler Automobiles e Cnh Industrial hanno firmato oggi con Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic, Ugl metalmeccanici e Associazione quadri e capi Fiat il rinnovo del Contratto Collettivo Specifico di Lavoro valido per gli 85 mila dipendenti dei due gruppi in Italia. Il contratto, in vigore per il quadriennio 2015-2018, prevede un innovativo sistema retributivo basato sul raggiungimento di obiettivi di efficienza e redditivita’. Se saranno raggiunti, per i dipendenti sono previste erogazioni comprese tra i 7.000 e i 10.700 euro nell’intero periodo di validita’ del contratto. Questo sistema e’ gia’ applicato da due mesi nel settore Auto di Fca e, con la firma di oggi, viene esteso a tutte le diverse societa’ dei due Gruppi. .

(AGI) – Roma, 7 lug. – Eni investira’ 4,5 miliardi e mezzo di dollari in Angola nei prossimi due anni e entro 4 anni dovrebbe raggiungere la produzione di 200 mila di barili di petrolio al giorno. Lo ha detto l’ad di Eni, Claudio Descalzi, al termine di un colloquio di circa un’ora con il presidente angolano Jose’ Edoardo dos Santos, in visita in Italia in questi giorni. “Abbiamo parlato degli importanti investimenti che Eni sta facendo nel Paese – ha detto Descalzi – investiremo nei prossimi due anni 4,5 miliardi di dollari per lo sviluppo del blocco 15/06. Entro la fine dell’anno riusciremo a raggiungere circa 100 mila barili al giorno, mentre entro i prossimi 3 anni e mezzo-4 arriveremo a 200 mila barili al giorno”. “Abbiamo anche parlato dello sviluppo del gas che abbiamo scoperto in Angola – ha proseguito l’ad di Eni – la nostra proposta e’ stata quella di sviluppare il gas non per esportarlo, ma per sviluppare l’industria domestica angolana”. Sul tavolo, ha continuato Descalzi, anche lo sviluppo di un’industria di fertilizzanti “sia per l’esportazione che per lo sviluppo dell’agricoltura in Angola”. Al centro dei colloqui con il presidente angolano, ha proseguito l’ad di Eni, anche la “possibilita’ di costruire linee di trasmissione per distribuire elettricita’ nel Paese, non solo sulla costa ma anche all’interno. Si e’ parlato anche di energia rinnovabile – ha concluso Descalzi – in particolare della possibilita’ di sviluppare energia da rinnovabili, in particolare dal solare, anche nei luoghi piu’ remoti” del paese africano. (AGI) .

(AGI) – Roma, 7 lug. – “La Grexit non e’ un’opzione” e’ il mantra che sono ancora costretti a recitare molti leader Ue in queste ore frenetiche, le ultime rimaste per evitare che Atene esca dall’euro. Indiscrezioni e dichiarazioni ufficiali raccontano pero’ un’altra storia, ovvero che sempre piu’ membri dell’Eurogruppo considerano un’Eurozona senza Atene non solo una disgraziata ipotesi alla quale rassegnarsi ma addirittura uno scenario desiderabile, che potrebbe “rafforzare l’Eurozona”, come ha dichiarato oggi il ministro delle Finanze lettone, Janis Reirs, giungendo a Bruxelles, dove oggi si svolgeranno i vertici dell’Eurogruppo e dell’Eurosummit convocati per tentare un’ultima disperata sortita negoziale.

Non e’ ancora noto quali siano le nuove proposte che oggi il premier ellenico, Alexis Tsipras, accompagnato dal neo ministro delle Finanze Euclid Tsakalotos, sottoporra’ ai partner Ue. Lo stesso presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, confessa di non averne idea. Secondo rumor riportati dalla stampa, si tratterebbe grossomodo delle stesse riforme che i greci hanno respinto con un ‘no’ schiacciante al referendum di domenica scorsa.

Quel che e’ certo e’ che la ristrutturazione del debito chiesta da Atene non potra’ essere accordata subito.Se proprio oggi la Germania ha timidamente aperto, tramite il vicecancelliere Sigmar Gabriel, alla possibilita’ di concedere un ‘haircut’ purche’ vengano compiute le necessarie riforme, altri leader europei non vogliono nemmeno sentirne parlare.

Non e’ solo il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, a respingere tale soluzione, il referendum di domenica ha causato un ulteriore irrigidimento dei ‘falchi’ dell’Eurozona, principalmente i paesi dell’Est che, entrati di recente nella moneta unica al prezzo di grandi sacrifici, non tollerano che vengano fatti sconti a un Paese che percepiscono come indisciplinato.

Per Peter Kazimir, ministro delle Finanze slovacco, una ristrutturazione del debito greco “e’ impossibile, e’ una linea rossa”. E non sembra riscuotere troppa popolarita’ nemmeno l’opzione, suggerita dalla Bce, di un prestito ponte quale anticipo di futuri prestiti del fondo salva-Stati Esm.

Per il ministro delle Finanze finlandese, Alexander Stubb, a questo stato delle trattative non se ne parla nemmeno. Viene quasi da credere alle indiscrezioni circolate sulla stampa ellenica secondo le quali 16 governi dell’Eurozona su 18 non vedono l’ora di buttare fuori la Grecia.

A battersi fino alla fine per un’intesa sara’ sicuramente il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, che, davanti al Parlamento Europeo in sessione plenaria, ha giurato che “lottera’ contro la Grexit fino all’ultimo”. Occorre capire con quanti e quali alleati. (AGI) .

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