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(AGI) – Washington, 17 ago. – Via libera dell’amministrazione americana a Shell per trivellare nell’Artico. Il Bureau of Safety and Environmental Enforcement Usa ha dato l’ok finale alle trivellazioni sotto i fondali dell’oceano, al largo delle coste dell’Alaska. Nonostante l’opposizione degli ambientalisti che annunciano battaglia, la decisione del dipartimento degli Interni americano era attesa. Shell, che aveva ottenuto le licenze nel 2008, con Geroge W. Bush alla presidenza, ha investito circa 7 miliardi di dollari nell’esplorazione dell’Artico ma non lavora nella regione dal 2012 in seguito ad una serie di incidenti, compresa la perdita di controllo di un enorme pozzo dal quale vennero tratti in salvo 18 lavoratori grazie all’intervento della guardia costiera. Secondo le stime dell’amministrazione americana, nell’Artico si trova il 20% delle risorse potenziali di petrolio e gas mondiali. La compagnia anglo-olandese “non vede l’ora di valutare quello che potrebbe diventare la base nazionale delle risorse energetiche” secondo quando riferito dal portavoce della societa’, Curtis Smith. Shell ha detto di ritenere possibile il completamento di un pozzo entro l’estate ma non si e’ sbilanciata sui tempi per l’avvio delle trivellazioni. “Dare a Shell il via libera definitivo per trivellare nell’Artico rappresenta una decisione sbagliata”, ha tuonato il direttore esecutivo del gruppo verde Sierra Club, Michael Brune in una nota. “La gente continuera’ ad appellarsi al presidente Barack Obama – ha aggiunto – affinche’ protegga l’Artico e l’ambiente”. (AGI) .

(AGI) – Bruxelles, 17 ago. – L’eurozona ha registrato un surplus commerciale di 26,4 miliardi di euro a giugno, secondo le prime stime di Eurostat rilasciate oggi. Nel giugno del 2014 l’attivo commerciale dell’eurozona nei confronti del resto del mondo era stato di 16 miliardi. Rispetto al giugno dell’anno scorso, le esportazioni della zona euro sono aumentate del 12%, mentre le importazioni sono cresciute del 7%. Anche il commercio tra i paesi dell’eurozona e’ aumentato significativamente su base annua, registrando un incremento del 10% a giugno. .

(AGI) – Roma, 17 ago. – Giovani in cerca di occupazione e giovani che l’occupazione la creano da soli, aprendo un’impresa. Sembra questo lo scenario di questa estate 2015, divisa tra la speranza dei piu’ che la ripresa dell’economia finalmente si consolidi, riprendendo a produrre opportunita’ di lavoro, e la voglia di tanti altri di dare corpo ad un’idea diventando imprenditori di se stessi. Stando ai dati di Movimprese, l?indagine trimestrale condotta da Unioncamere-Infocamere, tra aprile e giugno le nuove imprese aperte da giovani con meno di 35 anni di eta’ sono state quasi 32mila (in media 300 al giorno, sabati e domeniche incluse), pari ad un terzo di tutte le aperture di nuove imprese nel trimestre. Il 40,6% delle nuove imprese “under 35” e’ al Sud. Al netto delle chiusure rilevate nello stesso periodo (circa 11mila), l’esercito delle imprese giovanili nel secondo trimestre dell’anno si e’ dunque arricchito di oltre 20mila unita’, arrivando a sfiorare il valore di 600mila aziende. In termini assoluti il contributo che i giovani hanno dato alla crescita della base imprenditoriale, tra aprile e giugno, e’ stato del 54% (a tanto ammonta la quota di imprese “under 35” rispetto al saldo trimestrale complessivo). Un contributo che appare ancora piu’ significativo se si guarda alla sua intensita’: il tasso di crescita trimestrale dell’imprenditoria giovanile, infatti, ha messo a segno un +3,6% a fronte dello 0,6% del complesso delle imprese. Che la risposta dell’impresa alla ricerca di un lavoro sia tra le principali motivazioni di questa crescita, spiega Unioncamere, e’ confermato dalla prevalenza di micro-iniziative (nel 76% dei casi le neo-imprese giovanili nascono nella forma di impresa individuale) e dalla quota con sede al Sud: le nuove iniziative dei giovani meridionali rappresentano infatti il 40,6% del totale delle nuove imprese in quell’area del paese, con punte superiori o vicine a questa quota in Calabria, Campania e Sicilia. Un primato, quello della’imprenditorialita dei giovani del Mezzogiorno, che viene confermato se si osserva l’incidenza di nuove imprese giovanili sulla popolazione di persone con meno di 35 anni residenti nelle regioni italiane (in Campania il rapporto ogni 1000 giovani residenti nascono 3,2 imprese). In valore assoluto, i settori in cui i giovani hanno scelto di puntare sono stati il commercio (oltre 6.500 le imprese in piu’ nel trimestre), i servizi di alloggio e ristorazione (+2.800) e le costruzioni (+2.300). In termini percentuali la crescita di imprese “under 35” e’ stata determinante per il bilancio trimestrale dei trasporti (le imprese giovanili da sole spiegano infatti oltre il 100% del saldo del comparto che, senza di loro, avrebbe chiuso con un saldo negativo), nelle costruzioni (78% il peso delle imprese giovanili sul saldo complessivo) e delle attivita’ manifatturiere (in cui 3 su 4 delle imprese in piu’ rilevate nel trimestre ha meno di 35 anni). .

(AGI) – Berlino, 17 ago. – Il coinvolgimento del Fondo Monetario Internazionale nel nuovo piano di aiuti alla Grecia “rimane indispensabile”. Lo ha ribadito il portavoce del ministero delle Finanze tedesco. Il portavoce ha poi spiegato che il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, accettera’ di partecipare al terzo salvataggio di Atene solo se il governo Tsipras a ottobre sara’ risultato in regola con le riforme proposte e la prima verifica dell’applicazione del piano avra’ avuto esito positivo. L’approvazione del nuovo piano di aiuti alla Grecia potrebbe costare la poltrona al primo ministro Alexis Tsipras, alle prese con la sempre piu’ agguerrita fronda costituita dall’ala sinistra di Syriza e con un’opposizione che inizia a sperare di riuscire a soffiargli il posto. Nel voto sul programma avvenuto venerdi’ scorso, quasi un terzo dei parlamentari del partito del premier ha votato contro o si e’ astenuto. Il ministro dell’Energia, Panos Skourletis, ha dichiarato oggi alla stazione televisiva ‘Skai’ che, a fronte delle “profonde ferite” inferte al gruppo parlamentare dalla divisione sul piano, “e’ evidente” che ci sara’ un voto di fiducia. E non mancano i membri di Syriza che non vedono con sfavore la prospettiva di un voto anticipato, temuta dai creditori che sperano in un quadro di stabilita’ politica che garantisca l’approvazione delle riforme. “Le elezioni non sono la scelta migliore ma perche’ l’economia si riprenda deve esserci stabilita’ politica”, riflette, ancora ai microfoni di ‘Skai’, il ministro della Salute, Panagiotis Kouroblis, “non si puo’ applicare un programma cosi’ serio, con misure dolorose, senza un mandato popolare”. Per quanto destinata ad aprire una nuova fase di incertezza, la possibilita’ di un ritorno alle urne potrebbe non dispiacere ai partiti di opposizione, come i conservatori di Nia Demokratia e i socialisti del Pasok, che non hanno mai fatto mancare i loro voti a Tsipras quando si e’ trattato di approvare le misure chieste dai creditori ma non sono certo disposti a sostenerlo in un voto di fiducia, subodorando la chance di tornare al potere con un governo di unita’ nazionale. Numeri alla mano, se tutti i parlamentari di Syriza che venerdi’ non hanno votato si’ al piano si esprimessero per un no al governo, Tsipras non avrebbe la maggioranza di 120 voti necessaria per mantenere il timone, a fronte di 162 eletti con la coalizione uscita vittoriosa a gennaio, composta da Syriza e dalla destra anti-euro dei ‘Greci Indipendenti’. L’ala dura, si trova pero’, a sua volta, divisa. Da una parte ci sono gli intransigenti, guidati dall’ex ministro dell’Energia, Panagiotis Lafazanis, pronto a presentarsi agli elettori alla guida di una nuova piattaforma di sinistra, magari con l’ex ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, in prima linea. “Il salvataggio non puo’ essere una base per unificare Syriza”, ha dichiarato Sthathis Leooutsakos, parlamentare unitosi alla fronda anti-austerita’, “il salvataggio non puo’ essere il programma di Syriza, e’ lontano dai nostri valori, sono istanze incompatibili”. Dall’altra c’e’ pero’ chi vuole mantenere l’unita’ del partito a ogni costo, come i 17 deputati firmatari di una petizione che domanda di scongiurare una spaccatura di Syriza. Skourletis, uomo assai vicino a Tsipras, e’ comunque convinto che il giovane premier possa uscire da elezioni anticipate con una maggioranza assoluta anche senza Lafazanis e i suoi sodali. Secondo i sondaggi, sarebbe infatti ancora abbastanza alta la popolarita’ di Tsipras presso l’opinione pubblica, che continua a percepirlo come estraneo a quell’establishment che, negli anni precedenti, ha trascinato la Grecia nel baratro. (AGI) .

(AGI) – New York, 17 ago. – Wall Street apre in calo. Pesano i dati deludenti dell’indice manifatturiero dello stato di New York e l’indebolimento dei prezzi del petrolio. Il Dow Jones cede lo 0,25% a 17.433,64 punti, lo S&P arretra dello 0,31% a 2.085,07 punti e il Nasdaq perde lo 0,34% a 5.031,09 punti .

(AGI) – Tokyo, 17 ago. – Dopo due trimestri consecutivi in terreno positivo, l’economia giapponese arretra: il Pil nel secondo trimestre (aprile-giugno) e’ calato dello 0,4% che su base annua porta ad un calo dell’1,6%. Si tratta comunque di dati migliori delle attese: era previsto un calo trimestrale dell 0,5% ed uno su base annua dell’1,8%. Dietro questa contrazione l’indebolimento ulteriore dei consumi interni (-0,8%) ed il rallentamento delle esportazioni (-4,4%) in particolare verso Usa e Cina, i primi mercati di Tokyo. (AGI)

(AGI) – Tokyo, 17 ago. – Dopo due trimestri consecutivi in terreno positivo, l’economia giapponese arretra: il Pil nel secondo trimestre (aprile-giugno) e’ calato dello 0,4% che su base annua porta ad un calo dell’1,6%. Si tratta comunque di dati migliori delle attese: era previsto un calo trimestrale dell 0,5% ed uno su base annua dell’1,8%. Dietro questa contrazione l’indebolimento ulteriore dei consumi interni (-0,8%) ed il rallentamento delle esportazioni (-4,4%) in particolare verso Usa e Cina, i primi mercati di Tokyo. (AGI) .

(AGI) – Roma, 16 ago. – Boom dell’uso dei voucher in 6 anni: dal 2008 al 2014 il loro numero e’ aumentato di 129 volte. E le donne, nell’ultimo anno, sono diventate la maggioranza. Lo rivela una indagine condotta dal Centro Studi della Cna, su dati Inps. Dopo una partenza tutta in sordina, l’uso del voucher e’ salito a ritmo costante fino a impennarsi negli ultimi tre anni, quando si e’ quasi triplicato, facendo toccare al numero complessivo di buoni venduti, solo nel 2014, la super cifra di 69 milioni, 195mila e 377. Un numero di voucher, e quindi di ore lavorate, che equivale – all’ingrosso – a circa 33mila posti di lavoro a tempo pieno. La Cna parla di una “crescita a razzo” dei voucher: nel 2012 si erano fermati a 23 milioni, 817mila e 325. Nel 2008 erano solo 535mila e 985. Tra il 2008 e il 2014 e’ parecchio mutato il profilo dei “prestatori” via voucher per eta’ e per genere, prosegue la Cna. Nel 2008 quattro su cinque erano maschi con un’eta’ media vicina ai 61 anni. Le donne erano appena piu’ giovani: avevano oltre 56 anni e mezzo. Quasi certamente pensionati. Nel 2014 l’eta’ media si e’ abbattuta, calando a quasi 38 anni per gli uomini e a 34 anni e mezzo per le donne. Nel mercato dei voucher sono entrati i giovani e soprattutto le giovani. L’anno scorso le donne hanno sorpassato gli uomini, arrivando a quasi il 52 per cento del totale. In sei anni sono cresciute 97 volte, gli uomini si sono fermati a 25. Il commercio, con il 18,2 per cento dei buoni acquistati, e’ il settore che piu’ utilizza i voucher. A seguire i servizi (14 per cento), il turismo (12,3 per cento), le manifestazioni sportive (9,1 per cento), il giardinaggio e le pulizie (7,6 per cento), le attivita’ agricole (7,3 per cento), i lavori domestici (2,6 per cento). C’e’ uno stock, infine, del 28 per cento che l’Inps classifica come “altre attivita’”. Nei sei anni della grande crisi, tra il 2008 e il 2014, i voucher utilizzati sono stati 162 milioni, 136mila e 535. La regione che, nello stesso periodo, ne ha usati di piu’ e’ stata la Lombardia (26,5 milioni di “buoni lavoro”), seguita da Veneto (23,2 milioni), Emilia-Romagna (19,8 milioni), Piemonte (15 milioni) e Friuli-Venezia Giulia (11 milioni). Una classifica che muta profondamente se si rapportano i voucher venduti alla forza lavoro. In questo caso, in testa alla graduatoria balza il Trentino-Alto Adige con 20,8 “buoni lavoro” a residente tra i 15 e i 65 anni. A seguire, nell’ordine, Friuli-Venezia Giulia (20,6), Veneto (10,4), Marche (9,7), Emilia-Romagna (9,5). La media nazionale e’ di 6,4 voucher per ognuno dei 25.514.924 di italiani in eta’ lavorativa. Sotto questo spartiacque non solo tutte le regioni meridionali ma anche Liguria, Toscana, Lombardia e Lazio. (AGI) .

(AGI) – Roma, 16 ago. – Lo stop al pesce fresco a tavola perl’avvio del fermo pesca che porta al blocco delle attivita’ della flotta da pesca italiana si estende a lungo tutto l’Adriatico da Trieste a Bari. A darne notizia e’ Coldiretti Impresapesca nel sottolineare che il provvedimento di fermo si allarga al tratto di costa da Pesaro a Bari per 43 giorni dopo che era gia’ scattato lo scorso 26 luglio nel tratto da Trieste a Rimini per un periodo analogo. Una misura – sottolinea la Coldiretti – che cade in un momento difficile per le marinerie, le quali negli ultimi 30 anni hanno perso il 35 per cento delle imbarcazioni e 18.000 posti di lavoro, mentre si e’ progressivamente ridotto il grado di autoapprovvigionamento del pescato. Il blocco delle attivita’ in adriatico – spiega la Coldiretti – terminera’ il 6 settembre nel tratto da Trieste a Rimini e il 27 settembre nel tratto da Pesaro a Bari. Il 19 settembre si fermeranno i pescherecci a partire da Brindisi, Ionio e Tirreno (fino al 18 ottobre), mentre Sardegna e Sicilia decideranno autonomamente, con uno stop di almeno trenta giorni nel rispetto dei periodi previsti dai piani di gestione. Con il fermo biologico aumenta peraltro anche il rischio – sottolinea Impresapesca Coldiretti – di ritrovarsi nel piatto per grigliate e fritture, soprattutto al ristorante, prodotto straniero o congelato se non si tratta di quello fresco Made in Italy proveniente dalle altre zone dove non e’ in atto il fermo pesca, dagli allevamenti nazionali o dalla seppur limitata produzione locale dovuta alle barche delle piccola pesca che possono ugualmente operare. Tra l’altro nei primi tre mesi del 2015 sono stati importati in Italia oltre 233 milioni di chili di pesci e crostacei, molluschi e altri invertebrati acquatici con un aumento del 3 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo un’analisi Coldiretti Impresapesca su dati Istat. Per effettuare acquisti di qualita’ al giusto prezzo il consiglio di Coldiretti Impresapesca e’ dunque di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze da preferire sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta). Ma si puo’ anche rivolgersi alle esperienze di filiera corta per la vendita diretta del pescato che Coldiretti Impresapesca ha avviato presso la rete di Campagna Amica. Resta il fatto – denuncia Coldiretti Impresapesca – che l’attuale format del fermo pesca, inaugurato esattamente 30 anni fa, ha ampiamente dimostrato di essere inadeguato, poiche’ non tiene conto del fatto che solo alcune specie ittiche si riproducono in questo periodo, mentre per la maggior parte delle altre si verifica in date differenti durante il resto dell’anno. Da qui la proposta di Coldiretti Impresapesca di differenziare il blocco delle attivita’ a seconda delle specie, mentre le imprese ittiche potrebbero scegliere ciascuna quando fermarsi in un periodo compreso tra l’1 luglio e il 30 ottobre. .

(AGI) – Taranto, 16 ago. – Dopo il personale dell’acciaieria 1 a fine luglio e quello dell’altoforno 1 il 6 agosto, domani un altro gruppo di lavoratori dell’Ilva di Taranto rientra dai contratti di solidarieta’ e torna al lavoro per prepararsi alla ripartenza di un altro impianto: il Treno nastri 1. E’ l’impianto che lavora le bramme di acciaio e che sinora e’ stato spesso fermo per mancanza di attivita’ da svolgere. L’azienda ha comunicato ai sindacati metalmeccanici che, essendo ora in funzione tre altiforni su quattro operativi (l’1, il 2 e il 4 mentre il 5 e’ fermo per rifacimento), il Treno nastri 1 ripartira’ ai primi di ottobre. Il riavvio pero’ comincia gia’ da domani col rientro al lavoro della struttura di controllo e del personale della manutenzione elettrica. Il 24 agosto tocca poi agli addetti alla manutenzione meccanica e a due gruisti e a fine mese, infine, ad un’altra parte di personale. Con la ripartenza dell’acciaieria 1 sono tornati in produzione circa 300 unita’ ed un altro centinaio, invece, con l’altoforno 1. I due impianti sono stati rimessi in attivita’ dopo la conclusione dei lavori d adeguamento alle prescrizioni ambientali. All’Ilva sono in corso le indagini per chiarire il tentato sabotaggio all’acciaieria 1 denunciato alla Procura di Taranto alla vigilia di Ferragosto e sopratutto individuare chi ha manomesso due valvole su quattro della cappa del convertitore. Quest’ultimo e’ la parte di impianto nella quale, ad un’altissima temperatura – 1300-1400 gradi -, la ghisa arrivata dagli altiforni viene trasformata in acciaio. Stando alla denuncia dell’Ilva, il fatto che due delle quattro valvole fossero chiuse quando invece dovevano stare tutte aperte, e’ una “circostanza” che depone “in maniera univoca per una manomissione intenzionale dell’impianto ad opera di ignoti”. “Condotte illecite di sabotaggio”: cosi’, nella denuncia, l’Ilva definisce quanto e’ accaduto. Si e’ infatti sfiorato il rischio di un esplosione nell’impianto. “Le 4 valvole – si legge nella denuncia firmata dal direttore dello stabilimento, Ruggero Cola – alimentano singolarmente i corrispondenti 4 cilindri oleodinamici che consentono l’innalzamento e l’abbassamento della cappa e sono normalmente aperte. Tali valvole vengono poste in posizione di chiusura esclusivamente durante le fermate di manutenzione periodica finalizzate al rifacimento del convertitore”. E “l’ultima operazione di abbassamento – evidenzia l’Ilva – era avvenuta correttamente non presentando anomalie di sorta”. E’ stato un addetto a dare l’allarme a due capiturno, che sono subito intervenuti e riaperto le due valvole chiuse. Per l’azienda, e’ detto nella denuncia, “senza la pronta segnalazione della manomissione da parte del dipendente, l’impianto avrebbe potuto subire gravi danni, tali da pregiudicarne il funzionamento e la marcia. Inoltre, si sarebbero potute determinare gravi anomalie quali conseguenza esclusiva della manomissione intenzionale, con ulteriori potenziali conseguenze dannose non solo per l’impianto ma anche per le persone”. L’acciaieria 1 e’ una delle due in funzione nel siderurgico. E’ stata ferma da meta’ marzo a fine luglio per consentire una serie di lavori ambientali tra cui il completamento dell’installazione di un nuovo filtro la cui capacita’ di aspirazione e’ di 3 milioni di metri cubi d’aria all’ora. .