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Buoni regalo, ordinazioni direttamente su Instagram e raccolta fondi per le piccole e medie imprese in difficoltà. La galassia Facebook scende in campo a favore delle aziende italiane con una serie di iniziative finalizzate al sostegno delle attività commerciali colpite dall’emergenza coronavirus. Dopo settimane di vetrine chiuse e una ripresa ancora a singhiozzo, le vetrine virtuali dei social sono diventati le uniche possibili per molte attività commerciali. E Menlo Park vuole supportarle.

Facebook

La prima iniziativa di Facebook è il lancio di una funzione con la quale gli utenti potranno accedere ai buoni regalo dei commercianti della loro città che partecipano all’iniziativa, attraverso l’annuncio “Supporta le imprese locali”. Il pagamento dei buoni regalo e dei voucher verrà effettuato attraverso dei siti partner.

Ma il social ha anche ampliato lo strumento di raccolta fondi personale per consentire anche ai business di avviare un fundraising (raccolta fondi) per sostenere la propria attività e chiedere supporto ai clienti piu’ fedeli in questo periodo particolarmente difficile.

Instagram

Su Instagram invece è stato lanciato “Ordini di cibo a domicilio”. L’acquisto può essere effettuato tramite il pulsante “Ordina cibo” nei profili dei ristoranti o l’adesivo “Ordini di cibo” nelle storie e la persona viene poi indirizzata al sito di partner esterni (Deliveroo e UberEats per l’Italia) che si occupano di pagamenti e consegne.

Sempre su Instagram invece sono state lanciate iniziative a sostegno delle aziende che vendono a chilometro zero e su Facebook sarà dedicato un unico spaziano per consultare gli ultimi aggiornamenti delle attività commerciali vicino agli utenti, in cima al NewsFeed.

Sostegno alle imprese

Per quanto riguarda le imprese invece, i social controllati dalla società di Mark Zuckerberg hanno pensato di fornire loro informazioni specifiche relative a Covid-19, agli strumenti di business e alle best practice direttamente all’interno delle app Facebook e Instagram. Si tratta di un business center unificato per i proprietari di piccole imprese per accedere a consigli e risorse per aiutare le loro imprese durante l’emergenza.

Sarà possibile visualizzare queste risorse direttamente nella propria pagina business su Facebook, sia su desktop sia su mobile. Facebook inoltre fa sapere che supporterà l’iniziativa “Il negozio vicino”, promossa da Gruppo Giovani di Confcommercio-Imprese per l’Italia: una piattaforma che mette in luce tutti i piccoli esercizi di vicinato e la loro offerta, ordinandoli per tipologia, per località e per zona e offrendo all’acquirente la possibilità di contattarli facilmente e vedersi recapitare gli acquisti a domicilio.

Facebook sostiene il progetto dal punto di vista della comunicazione e mettendo a disposizione corsi di formazione gratuiti per le piccole imprese italiane, dando la possibilità di sfruttare questo tempo per far crescere le proprie competenze digitali.

 

“La Bce si illude riguardo alla sentenza della Corte costituzionale tedesca“. Lo scrive sul Financial Times l’opinionista Wolfgang Munchau, secondo il quale “la risposta più intelligente” dell’Ue “sarebbe quella di affrontare di petto ai problemi della zona euro: scarsa convergenza tra Nord e Sud, sostenibilità del debito e, più importante ora, l’emissione di debito comune per finanziare un fondo per la ripresa”.

“La Corte costituzionale tedesca”, precisa Munchau, “non può impedire alla Commissione europea di emettere 1.000 miliardi di titoli sotto forma di obbligazioni perpetue. Ma è importante che questo debito sia garantito dall’Ue piuttosto che dagli Stati membri, perché i Tribunali nazionali potrebbero alzare la testa”. Ma “i contrasti sul futuro dell’euro”, osserva l’opinionista, “sono solo all’inizio” e “per superarli i sostenitori dell’integrazione politica e monetaria devono smetterla di considerare la Bce come la propria ‘coperta di Linus’ e l’idea che possa sempre fare tutto ciò che serve. Questa battaglia e’ andata persa la scorsa settimana”.

In particolare, Munchau non vede “come sia possibile per la Bce soddisfare i criteri del Tribunale per rendere il programma di acquisto conforme alla sentenza, a meno che non modifichi alcuni dei suoi parametri. In futuro”, scrive, “la Bce acquisterà ancora attività e fornirà aiuti di emergenza. Ma sospetto”, rileva, “che, a lungo termine, la banca centrale deterrà un minor numero di attività nel proprio bilancio a seguito di tale sentenza”.

“Naturalmente”, sottolinea l’opinionista, “la Bce non è soggetta alla legge tedesca. In quanto istituzione dell’Ue, risponde alla Corte di giustizia europea. Ma questa sentenza è vincolante per la Bundesbank. Dubito”, afferma, “che Jens Weidmann, il suo presidente, voglia provocare i giudici tedeschi con una risposta superficiale. La sentenza consente ai tedeschi di prendere parte al programma di acquisto di attività per altri tre mesi a meno che non trovino un modo per conformarsi. Teoricamente, la Bce potrebbe procedere senza la Germania. Ma lo sconsiglio vivamente perché ciò potrebbe provocare una rottura della zona euro”. Per questo, conclude Munchau, l’Europa deve smetterla di far conto solo sulla Bce ed elaborare una “risposta comune” alla crisi.

Le previsioni sono tutt’altro che incoraggianti. A causa del Covid-19 nei prossimi mesi il 44% dei negozi non riaprirà (lo ha detto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia), mentre il 70% delle imprese del Food non esporta o perché troppo piccole o perché non ha struttura, forza, canali, dimensioni. Per superare il gap nasce “Rialzati Italia”, un progetto per sostenere gli imprenditori del made in Italy, in particolare del food, colpiti dall’emergenza sanitaria.

Si tratta di una piattaforma digitale di e-commerce mondiale che si prefigge ad aiutare l’export delle eccellenze regionali del nostro Paese, cioè i prodotti dell’enogastronomia, attraverso degli Ambasciatori altrettanto eccellenti come lo sono i ristoratori, gli albergatori e gli chef che le segnalano e se ne fanno da garanti certificati. Non gratuitamente, ma guadagnandoci una percentuale sulla segnalazione effettuata.

Ideatori del progettorialzatitalia, Stefano Versace, piuttosto conosciuto per aver creato la più grande catena di gelaterie italiane degli Stati Uniti, e Omar Bertolla che è uno specialista del digitale, in particolare della tecnologia blockchain.

Una iniziativa che in poche settimane ha già ricevuto l’adesione di 1.600 produttori e ne prevede 15 mila nei prossimi sessanta giorni. Attualmente 1.400 sono gli addetti alla struttura che stanno scrivendo e chiamando direttamente i produttori per promuovere la piattaforma e ottenere l’adesione. Spiega Bertolla: “La nostra piattaforma potrà distribuire ritorni a tutti: da chi contribuirà alla selezione, a chi lavorerà alla promozione, distribuzione e certificazione. Il sistema sarà favorito dall’utilizzo della tecnologia per certificare, catalogare e raccontare in maniera efficace i prodotti”.

Cosi ai ristoratori e agli esercenti il lavoro di segnalazione e selezione dei produttori eccellenti, attraverso la piattaforma di e-commerce certificata, frutterà una percentuale “perpetua” sulle vendite del prodotto, pari al 15%, fino a che questo verrà venduto.

Al progetto “Rialzati Italia” i produttori possono aderire versando una quota pari a 100 euro per i primi tre prodotti e di 20 per ogni prodotto successivo allegando la sua descrizione con lo storytelling delle sue caratteristiche e peculiarità. “In base ad un’analisi fatta, i 100 euro d’ingresso per esporre i prodotti – spiega Bertolla – sono di fatto necessari per remunerare subito chi ha fatto la segnalazione e finanziare tutte le persone coinvolte, che per il momento è una struttura di un’ottantina di persone, per almeno il 50% dell’importo.

Perché se è vero che diamo le percentuali agli ambasciatori sul venduto, per vendere all’estero possono passare anche 90 giorni prima di ricevere i pagamenti e questo lasso di tempo avrebbe rischiato di indebolire gli effetti di un risultato più immediato”.

Secondo i promotori della piattaforma, le potenzialità per i partecipanti sono enormi: attualmente il Made in Italy nel mondo genera un fatturato di 210 miliardi di Euro, di cui 56 miliardi negli Usa e 60 in Cina. E quella italiana è la seconda cucina più conosciuta ed esportata dopo la cinese.

La piattaforma “progettorialzatitalia” è pertanto una “vetrina” di carattere interattivo e dai 40 paesi che sono ad essa affiliati e connessi può essere usata sia nella versione B2B sia in quella B2C, ovvero fa chiunque “voglia fare quel tipo di esperienza di tipo business-to-consumer”. La struttura è a “cerchi concentrici”, con gli e-Coatch, figure di riferimento che aiutano gli Ambasciatori che sono poi ristoratori e albergatori che segnalano i Produttori, fino ai Distributori che operano a livello europeo, sul mercato asiatico, in Sudamerica e negli Usa.

Sottolinea invece Stefano Versace, il re delle gelaterie italiane negli States, che ristoratori, albergatori ed esercenti “oggi sono in testa alla filiera dell’agroalimentare italiano con oltre 20 miliardi di acquisti” e che i prodotti verranno promossi non solo tramite e-commerce, “ma anche attraverso network internazionali di emittenti commerciali, e distribuiti su molteplici piattaforme a livello globale”.

Sta per essere firmato il primo accordo con uno dei maggiori canali televisivi commerciali degli Stati Uniti con l’obiettivo di “trasmettere passione per i prodotti italiani, creando valore con nuove storie di eccellenza italiana da esportare”.

La clausura finirà ma le sue tracce rimarranno a lungo. Che le abitudini siano cambiate è chiaro, ma sembra che alcune siano qui per rimanere: più tempo passato in cucina, maggiore disponibilità a lavorare da casa, ad acquistare e ordinare online. Non si sa se le intenzioni si trasformeranno in realtà, ma un rapporto di TheFool e GlobalWebIndex prova a capire se e come le misure di contenimento ci abbiano (già) cambiati.

Le abitudini che resteranno

Durante la clausura, il 60% degli italiani ha guardato più telegiornali del solito. Uno su due ha incrementato l’uso di app di messaggistica, il tempo passato a cucinare e quello trascorso guardando streaming e tv. A quanto pare, mettere le mani in pasta e spadellare sta piacendo parecchio: un italiano su quattro vuole continuare a dedicarsi ai fornelli più di quanto facesse nella sua vita pre-Covid. Solo il proposito di “dedicarsi di più ai familiari” è così forte. Insomma: affettati e affetti. Cresce anche il desiderio di avere più tempo da dedicare a hobby, lettura e film.

Se questo primo elenco somiglia molto a quello dei buoni propositi di fine anno, ce n’è un altro che parla di abitudini e non solo di desideri. Un italiano su tre afferma che, alle fine dell’epidemia, continuerà a comprare più spesso online. Uno su quattro userà videochiamate, farà esercizi e lavorerà in casa più di frequente. Gli utenti promettono anche di non abbandonare videoconferenze e servizi di consegna di cibo a domicilio. Il 13% degli uomini (ma solo il 7% delle donne) afferma che userà più spesso i pagamenti mobili.

Ripartire non sarà facile quanto riaprire

Il problema della fase due non starà solo questione di quando e come ripartire. Si dovrà riconquistare la voglia di andare al ristorante o al cinema. “Nonostante la riduzione delle restrizioni da parte dei governi, gli utenti su tutti e 17 i mercati esaminati – affermano TheFool e GlobalWebIndex – convergono nella prospettiva di non riprendere completamente le attività di svago outdoor e due su tre dichiarano espressamente di ridurne la frequenza”.

Non solo: circa un utente italiano su dieci dice che cancellerà l’abbonamento in palestra. Quindi non ci tornerà, neppure dopo la riapertura. Circa il 40% degli utenti avverte che si siederà a un tavolo meno spesso. Uno sue due dichiara che non tornerà nei negozi “per qualche tempo” o “per un lungo periodo”. Una quota di diffidenti che sale al 60% per l’accesso a grandi eventi all’aperto e al 65% per cinema e concerti al coperto. Un comportamento dettato soprattutto dalla prudenza, cui si affianca probabilmente una maggiore parsimonia economica.

Crisi e pessimismo rimandano gli acquisti

La crisi sta facendo vacillare il portafogli e l’ottimismo. Tre italiani su quattro hanno già ritardato i grandi acquisti e posticipato spese in abiti e vacanze. Il quest’ultimo caso, il fattore economico pesa (il 17% prevede vacanze più economiche e il 16% di farne meno rispetto al periodo pre-Covid), ma non è il solo. Incidono il timore del contagio e i dubbi sulla durata delle restrizioni. La voglia di partire (anche spostandosi a pochi chilometri da casa), però, non manca: un italiano su quattro indica proprio un viaggio tra le priorità al termine del lockdown.

L’approccio cauto, che limita spese corpose o future, è coerente con una popolazione (in Italia come negli altri 16 Paesi analizzati) diventata più pessimista e che si aspetta un’epidemia lunga più di sei mesi. In Italia, il 57% degli intervista è convinto che ci sarà da aspettare ancora parecchio.

Più del 90% degli intervistati teme un impatto “drammatico” sull’economia del proprio Paese, ma è molto più bassa (al 50%) la quota di chi crede che le proprie finanze saranno colpite in modo altrettanto forte. Non si tratta solo di prospettive. Un italiano sue due ha già ridotto gli acquisti quotidiani. Uno su tre aspetta sconti e promozioni e più di uno su quattro ha intaccato i propri risparmi.  

“I provvedimenti assunti verso le imprese sono senz’altro utili, non bisogna negare quanto è stato fatto di buono. Ma si è trattato anche di atti parziali e spesso anche con tempistiche sbagliate e comunicazioni contradditorie”.

È quanto afferma in un’intervista aI Sole 24 Ore Luigi Abete, di Aicc (imprese culturali), Febac (banche e assicurazioni) e di Bnl, riferendosi in particolare ai provvedimenti adottati in tema di cassa integrazione – tra ordinaria, fis e in cig in deroga – “che di fatto per la loro pluralità di norme hanno mandato in blocco l’Inps, per cui molti lavoratori ancora aspettano le retribuzioni di marzo”, sottolinea Abete.

Ma il tema centrale del suo colloquio con il quotidiano confindustriale riguarda il tema delle nazionalizzazioni, che Abete considera “un rischio” così come quello del recupero della competitività “di cui non si parla a sufficienza nel dibattito pubblico” afferma. Il rischio, secondo Abete, si manifesta in due modi: in modo formale, “come accade con Alitalia, che vede sommarsi alle ‘bad company’ di dieci anni fa ed a quelle di oggi anche le newco a capitale pubblico” e in forma strisciante, “che è quella che potrebbe venire fuori dagli effetti a cascata degli interventi statali a seguito dell’emergenza da Codiv-19, se non c’è un’ adeguata governance delle politiche di attuazione degli interventi, ad esempio ampliando l’ambito di gestione diretta nei servizi per presunti stati di necessità”, rileva il presidente Bnl. Un rischio – sottolinea Abete – che “potrebbe essere favorito da quello di un indebolimento complessivo delle imprese”.

Quanto poi al rischio che con il coronavirus tornino le pulsioni del partito dello “Stato-padrone”, Abete osserva che queste pulsioni “i percepiscono più o meno in tutte le amministrazioni centrali, nonché in molti partiti” con il rischio anche che “la burocrazia cerchi di sfruttare lo spazio per allargare l’area di influenza: da ruolo regolatorio a potere diretto”. Per questo Abete invita ad “approvare le misure lasciate fuori dal precedente decreto” in quanto “è prioritario rafforzare il sistema delle imprese” continuando a ripetersi che “indietro non si torna”.

Con la crisi del mercato del lavoro innescata dall’epidemia di coronavirus a calare sono soprattutto i contratti a termine. Lo rileva Bankitalia Bankitalia in un focus sull’emergenza Covid.

Scrive il gruppo di economisti che ha preso in esame i dati sui contratti di lavoro attivati e cessati da febbraio fino a metà aprile di 3 regioni: Veneto, Piemonte e Toscana (nelle quali si concentrava il 23,7% dei dipendenti in Italia nel 2019): “Sono le assunzioni con contratti a termine a calare notevolmente dall’inizio della crisi, soprattutto in Veneto e Toscana; tali regioni presentano di solito una concentrazione delle variazioni a inizio e fine stagione, in quanto più attive nei settori del turismo e dei servizi collegati soggetti ad alta stagionalità. In Piemonte il minor peso del settore turistico determina una minore diffusione dei contratti stagionali: nel 2018 rappresentavano il 3% dei contratti attivati, contro il 10% del Veneto e il 9% della Toscana”.

Tale dinamica, osservano gli esperti di Bankitalia, “è confermata se si confrontano con quelli di altre regioni a vocazione turistica: oltre il 34% delle attivazioni sono contratti a termine nella provincia di Bolzano, 10% in Campania e Sicilia, il 22% in Sardegna, con picchi nel periodo estivo”.

C’è il rischio che l’occupazione subisca un forte calo nelle regioni del Sud nei prossimi mesi, rivela ancora Bankitalia. Agli esperti della Banca d’Italia “sembra ragionevole ritenere che nelle regioni del Mezzogiorno potrebbero manifestarsi significativi cali dell’occupazione, soprattutto nei prossimi mesi”.

L’Indice Pmi composito (manifatturiero + servizi) dell’Italia ad aprile è precipitato ad un nuovo minimo storico 10,9 punti, scendendo ulteriormente dai 20,2 punti di marzo. Dal punto di visto settoriale, questo tracollo è stato più severo nei servizi, anche se sia la manifattura che il terziario hanno entrambi registrato contrazioni record.

Nel settore servizi il Pmi italiano è precipitato a 10,8 punti ad aprile, superando quindi il precedente record negativo di marzo di 17,4 punti. “Ad aprile – commenta Lewis Cooper, analista economico di Ihs Markit – il settore terziario italiano ha continuato a soffrire a causa della pandemia da Covid-19, con gli ultimi dati raccolti che hanno evidenziato un nuovo crollo senza precedenti dell’attività.

Anche i nuovi ordini sono precipitati ad un ritmo mai registrato prima, con le aziende che hanno collegato il rapido deterioramento della domanda alle generali misure restrittive e alle conseguenti ripercussioni del Covid-19 sull’economia. Con il settore manifatturiero che sta subendo un destino simile a quello dei servizi, gli ultimi dati mettono in luce il pesante colpo inflitto dalla pandemia sull’economia italiana. Con il graduale alleggerimento delle restrizioni pianificato per l’inizio di maggio, i dati del prossimo mese ci forniranno una prima indicazione su quanto rapida potrà essere la capacità di ripresa dell’attività a breve termine”. 

Avvio in rialzo per le Borse europee, che scommettono sulle riaperture iniziate soprattutto in Europa e in Asia. Anche il prezzo del petrolio va in rally, sostenuto dall’atteso rimbalzo della domanda. Londra sale dell’1,43% a 5.837 punti. A Milano l’indice Ftse Mib segna +1,47% a 17.333 punti. Francoforte guadagna l’1,48% a 10.609 punti e Parigi dello 0,99% a 4.423 punti. 

Le Borse europee aprono in forte calo per le rinnovate tensioni tra Usa e Cina, dopo le accuse di Washington a Pechino sulla diffusione del coronavirus. Londra perde lo 0,85% a 5.711 punti.

A Milano l’indice Ftse Mib cede il 3,16% a 17.131 punti. Francoforte va giù del 2,6% a 10.551 punti e Parigi del 3,2% a 4.424 punti. Anche i titoli asiatici subiscono forti perdite e i future a Wall Street sono in discesa. Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha attaccato la Cina: “Ci sono prove che il virus sia partito da un laboratorio di Wuhan. Hanno fatto il possibile affinché il mondo non sapesse. Classica disinformazione comunista”.

La scorsa settimana i listini europei avevano chiuso in negativo per la delusione dei mercati sulle misure prese dalla Bce. 

Tutto in rosso il paniere principale a Piazza Affari. Male le banche, con Intesa Sanpaolo che scivola di oltre il 4%, e male anche gli industriali con Fca e Cnh sotto pressione (-4,5%). Soffre anche l’energia; Saipem limita il calo all’1,1% dopo l’annuncio di un nuovo contratto da 280 milioni nel mar Baltico. Il ribasso maggiore è invece quello di Atlantia che segna – 5,55%.

Abbracci e baci sono vietati, ma via libera ai fidanzati che da lunedì potranno rivedersi: per evitare una nuova ondata di contagi, la parola d’ordine resta “distanziamento” sociale. E, quindi, la mascherina diventa obbligatoria nei negozi o nei mezzi pubblici.

La priorità resta quella di evitare, in qualsiasi occasione, assembramenti, sia al parco pubblico sia al funerale e nemmeno in un incontro tra parenti. Al punto che si potrà prendere il caffè al bar ma non consumare al bancone: lo si dovrà bere fuori, e nemmeno in prossimità del locale. Sarà poi consentito uscire per fare una corsa anche col proprio convivente, restando però lontani almeno un metro. Sono queste alcune delle indicazioni del Governo che risponde alle Faq, ossia alle domande più frequenti di chiarimento in vista del 4 maggio, quando entrerà in vigore il Dpcm sulla Fase 2.

NO ALLE PASSEGGIATE, USCIRE SOLO PER NECESSITA’. Il via libera viene dato solo agli spostamenti giustificati per necessità, che rientrano appunto in questi quattro ambiti: lavoro, spesa, congiunti o sport all’aperto. In altri termini, non si potrà uscire per prendere semplicemente una “boccata d’aria” o per andare a zonzo. Pertanto, le passeggiate sono ammesse solo se strettamente necessarie a realizzare uno spostamento giustificato da ragioni di necessità.

SI POTRANNO RIVEDERE (MA NON RIABBRACCIARE) I CONGIUNTI, AMICI ESCLUSI. Per congiunti vanno intesi i coniugi, i partner conviventi, i partner delle unioni civili, le persone che sono legate da uno stabile legame affettivo come ad esempio i fidanzati. E, ovviamente, i parenti fino al sesto grado (come, per esempio, i figli dei cugini tra loro) e gli affini fino al quarto grado (come, per esempio, i cugini del coniuge).

Se sono persone non conviventi, il Governo si raccomanda di limitare “al massimo” gli incontri. Non sono invece “congiunti” i semplici amici e conoscenti. Ad ogni modo, i “congiunti” non potranno essere riabbracciati: in occasione di questi incontri, bisognerà infatti rispettare la distanza di almeno un metro, e indossare la mascherina.

MASCHERINA E DISTANZA DI ALMENO UN METRO, I DUE OBBLIGHI DA RISPETTARE In caso di incontro con un “congiunto”, o se si entra in un luogo chiuso accessibile al pubblico (quali mezzo di trasporto pubblico o negozi), bisogna osservare due obblighi: l’uso della mascherina, e la distanza di “almeno” un metro tra le persone. L’obiettivo è quello di evitare rischi di contagio: per questo motivo, il Governo afferma che bisogna assolutamente evitare assembramenti.

Sì AGLI SPOSTAMENTI TRA LE REGIONI, MA SOLO LIMITATISSIMI Non è consentito lo spostamento fra Regioni diverse a meno che non esistano comprovate esigenze lavorative o assoluta urgenza o motivi di salute. Quindi, da lunedì si potrà rientrare presso il proprio domicilio o residenza o abitazione anche provenendo da un’altra Regione ma poi una volta rientrato, non saranno consentiti spostamenti al di fuori della Regione a meno che non esistano appunto motivi di urgenza.

A proposito delle seconde case: non ci si potrà recare nè se sono nella stessa Regione nè se si trovano in una Regione diversa. Non sono da annoverare nei casi di assoluta urgenza o necessità per cui sarà consentito lasciare la propria abitazione.(A

VIA LIBERA ALLA CORSA E ALLA BICICLETTA, MA DA SOLI O A DISTANZA Si potrà fare sport, ad esempio correre o andare in bicicletta, anche lontano dalla propria abitazione e quindi oltre 200 metri da casa: il Dpcm del 26 aprile consente infatti l’attività motoria all’aperto ma “solo se è svolta individualmente”, a meno che non si tratti di persone conviventi. Due persone che vivono sotto allo stesso tempo, ad esempio, come marito e moglie, potranno uscire e camminare assieme ma dovranno comunque mantenersi alla distanza di almeno un metro.

Se chi va a fare attività è un minore, è prevista la presenza di un accompagnatore, come nel caso di persone non completamente autosufficienti. Ma in ogni caso resta il divieto di formare assembramenti. Se si tratta di attività sportiva (come ad esempio la corsa), bisogna rispettare la distanza interpersonale di almeno due metri. Se è semplice attività motoria (ad esempio andare in bicicletta), basterà un metro. Ci si potrà spostare con mezzi pubblici o privati per raggiungere il luogo individuato per svolgere tali attività, ma in ogni caso non nè consentito al di fuori della propria Regione.

L’ENTRATA È CONSENTITA AL PARCO PUBBLICO MA LE ALTALENE RESTANO VUOTE Si potrà andare in un parco, in una villa o in un giardino pubblico, ma a patto di evitare assembramenti e di mantenere la distanza di almeno un metro tra le persone. Altalene e scivoli rimarranno vuoti: non possono infatti essere utilizzate le aree attrezzate per il gioco dei bambini che restano chiuse. Qualora invece si intraveda il rischio di un assembramento, il sindaco può subito disporre la temporanea chiusura dell’area verde. 

SI POTRA’ DIRE ADDIO, IN POCHI, AL CARO DEFUNTO Potremo salutare il caro estinto in una cerimonia intima: da lunedì viene data la possibilità di svolgere celebrazioni funebri, con un numero di partecipanti massimo fissato in 15 persone, indossando le mascherine protettive e possibilmente all’aperto.

La cosa importante è che potremo recarci in un’altra Regione per questa triste occasione. Ai funerali, così come nei cimiteri, si potrà essere assistere sempre nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro e del divieto di assembramento.

FAREMO LA SPESA SOLO CON MASCHERINE E GUANTI Non cambia nulla delle modalità per andare a fare la spesa: nei piccoli negozi, si entrerà uno alla volta mentre nei supermercati l’accesso sarà scaglionato.

Oltre ad indossare la mascherina, che diventa ormai obbligatoria, il cliente potrà disporre del gel disinfettante per le mani e dei guanti monouso che verranno messi a disposizione vicino alle casse e ai sistemi di pagamento. I clienti dovranno indossare la mascherina, oltre ai guanti, così come gli addetti alla vendita. Dove possibile, vengono previsti percorsi diversi per entrate e uscite.

SI’ AL CAFFE’ AL BAR, MA ANDRA’ BEVUTO ALTROVE Bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, pizzerie, birrerie, caffetterie ecc. restano chiusi ma potranno fornire sia il servizio della consegna a domicilio (delivery) sia l’asporto (take away). Bisognerà sempre rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, il divieto di consumare i prodotti all’interno dei locali e il divieto di sostare nelle immediate vicinanze degli stessi.

LO SHOPPING SOLO ON-LINE, MA IL TAGLIANDO AUTO SI POTRA’ FARE Si potrà continuare a fare shopping via internet; per televisione; per corrispondenza, radio, telefono; per mezzo di distributori automatici. I negozi, a parte quelli di prima necessità e di abbigliamento e di calzature per bambini, manterranno infatti le serrande abbassate ma on line, potranno vendere i loro prodotti.

Ci si potrà però recare da un concessionario auto per acquistare un veicolo, fare un tagliando, effettuare cambio pneumatici e altre attività di manutenzione. Per i beni di prima necessità, come ad esempio la spesa, oltre a recarsi al supermercato o in negozio, viene consentita la consegna a domicilio, nel rispetto dei requisiti igienico sanitari sia per il confezionamento che per il trasporto, ma con vendita a distanza senza riapertura del locale. Chi organizza le attività di consegna a domicilio deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro.

LA COLF PUO’ PRESTARE SERVIZIO, ANCHE SE NON CONVIVENTE Colf, badanti e babysitter possono continuare a prestare servizio, a prescindere dalla convivenza. Nel dpcm del 22 marzo scorso, il governo aveva escluso dallo stop il codice Ateco 97, che include tutti i datori di lavoro domestico. Tuttavia, aveva suggerito di sospendere l’attività, salvo casi eccezionali, come atto di responsabilità e per dare attuazione alle disposizioni introdotte. Nelle Faq, viene chiarito che possono continuare a prestare servizio e che non influisce in questa decisione la convivenza o meno tra la colf e il datore di lavoro.

L’ARTE COME LAVORO: VIA LIBERA AI RESTAURATORI Via libera ai lavori su quadri, affreschi, sculture, mosaici, arazzi, beni archeologici. Il Governo definisce infatti queste attività “non sostanzialmente riconducibili a profili ricreativi o artistici”.

LIBERI PROFESSIONISTI POSSONO ESERCITARE “A DISTANZA” I liberi professionisti potranno continuare la loro attività se organizzata a distanza: ad esempio, gli amministratori di condominio potranno continuare ad esercitare attraverso il lavoro agile o smart working.

SI’ A ESAMI E LAUREE “IN PRESENZA”, MA CON CAUTELA Sì alle sessioni d’esame e alle cerimonie di laurea “in presenza” e quindi non in via telematica, ma con cautela. Il Governo precisa infatti che potranno essere svolte “a condizione che vi sia un’organizzazione degli spazi e del lavoro tale da ridurre al massimo il rischio di prossimità e di aggregazione”: quindi mascherine, distanza di almeno un metro. Nel caso in cui non possa essere assicurata l’adozione di tali misure, si potrà ricorrere alle modalità a distanza.