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Francia e Italia sono legate da una relazione economica oltre che politica molto stretta e di antica tradizione ma che si è fatta piu’ intensa negli anni recenti. Nel 2017 gli scambi commerciali fra i due Paesi sono stati pari a 76,6 miliardi; se si guarda agli investimenti diretti, la Francia è fra i primi paesi impegnati in Italia, dove controlla oltre 1.900 imprese in cui lavorano 250 mila dipendenti.

L’Italia è invece all’ottavo posto fra gli investitori stranieri nelle imprese francesi: uno squilibrio, si legge nella relazione del ministero degli Esteri francese sulle relazioni bilaterali, che dipende dalle “specificità economiche strutturali di ogni Paese”.

Gli intrecci bancari

Secondo l’analisi del Quai d’Orsay, in particolare, “l’Italia ha un settore manifatturiero più importante (16% del Pil contro l’11% in Francia) che sostiene il suo saldo commerciale”. Il settore in cui gli investitori francesi sono maggiormente presenti in Italia è quello dei servizi bancari e assicurativi. Non solo gli amministratori delegati di due colossi come Generali e Unicredit sono francesi (rispettivamente, Philippe Donnet a Trieste e Jean Pierre Mustier a Milano), ma i due più grandi gruppi bancari francesi, Bnp-Paribas e Credit Agricole, hanno una significativa presenza in Italia.

I primi, nel 2006, con un’opa hanno conquistato Bnl, l’ex Banca Nazionale del Lavoro; i secondi, per lungo tempo fra i principali azionisti di Intesa, in occasione della fusione di quest’ultima con il Sanpaolo, hanno acquisito Cariparma e Friuladria, per poi comprare anche Carispezia e salvare tre piccole casse di risparmio.

Amundi, di cui Credit Agricole è azionista di controllo, ha infine comprato da Unicredit la società del risparmio gestito Pioneer, battendo la concorrenza di Poste. Bnp-Paribas e CreditAgricole, inoltre, sono fra i principali attori italiani del credito al consumo, rispettivamente con Findomestic e Agos Ducato.  L’imprenditore bretone Vincent Bolloré é il secondo azionista di Mediobanca (con circa l’8% del capitale), e attraverso Vivendi è il primo socio di Telecom Italia (24% circa) e il secondo di Mediaset (28,8%). Groupama ha acquistato Nuova Tirrenia da Generali.

Uno shopping di lusso

Nel lusso, il gruppo Lvmh guidato da Bernard Arnault controlla Bulgari, Fendi, Emilio Pucci, Loro Piana, Acqua di Parma, Cova, Cipriani a Venezia, Splendid a Portofino, mentre Kering (ex Ppr) di Francois-Henri Pinault ha fra le sue controllate Gucci, Bottega Veneta, Brioni, Richard Ginori, Brioni, Pomellato.

Nell’industria alimentare, due fra i principali marchi del settore lattiero sono in mano francese: Lactalis della famiglia Besnier controlla infatti Galbani e Parmalat, mentre anche la società Eridania è controllata al 100% dal colosso francese Cristal Union dal 2016. Quanto all’energia, Edison fa capo alla francese Edf, e il secondo socio di Acea, con il 23,33%, è Engie (ex Suez-Gaz de France). Anche la grande distribuzione d’oltralpe è presente in forze in Italia con i marchi Carrefour, Auchan, Decathlon, Leroy Merlin. Storica è poi la partnership italo-francese di St Microelectronics.

E le aziende italiane in Francia?

Molto più contenuta la presenza di azionisti italiani in imprese francesi: poco più di un migliaio, per meno di 100 mila dipendenti. Generali è presente con 7.500 dipendenti, Fiat con 7 mila, Autogrill con 3.500 e poi ci sono Campari che ha acquisito il controllo di Grand Marnier e Lavazza che ha comprato Carte Noir. Atlantia ha la quota di maggioranza (75%) del consorzio che ha acquistato il 60% dell’aeroporto di Nizza (il restante 25% è di Edf). L’anno scorso, Fincantieri ha acquisito i cantieri di Saint-Nazare ma l’operazione deve ancora passare al vaglio dell’Antitrust europeo.

Due importanti operazioni sono state infine realizzate negli ultimi anni dall’imprenditore Leonardo Del Vecchio. La più famosa riguarda senza dubbio Luxottica, che si è fusa con Essilor, creando un gigante il cui primo azionista è italiano ma che sarà per ora quotato soltanto alla Borsa di Parigi, dove sarà anche la sede sociale della società. Più recentemente poi, Beni Stabili e Fonciéres des Régiones si sono fuse per formare Covivio.

 Dicembre negativo per l’industria: l’indice destagionalizzato della produzione è diminuito dello 0,8% rispetto a novembre. Lo rileva l’Istat aggiungendo che, corretto per gli effetti di calendario, l’indice è diminuito in termini tendenziali del 5,5% (i giorni lavorativi sono stati 19 contro i 18 di dicembre 2017). Si tratta della diminuzione tendenziale più accentuata dal dicembre del 2012. Nella media del 2018 la produzione è cresciuta dello 0,8% rispetto all’anno precedente. I, settore auto fa segnare una flessione tendenziale del 16,6%

Dopo una chiusura in rialzo a 269 punti, lo spread tra Btp e Bund tedeschi apre ancora in rialzo a 272 punti. I mercati reagiscono con preoccupazione ai segnali negativi dell’Italia sul fronte della crescita economica, dopo che ieri Bruxelles ha rivisto al ribasso le sue stime sul nostro Paese, prevedendo che nel 2019 il Pil salirà solo dello 0,2%. Anche il Fmi ha lanciato l’allarme sul rischio di contagio, definendo il reddito di cittadinanza un “disincentivo al lavoro”. Il rendimento del decennale avanza al 2,881%.

Un destinatario sbagliato? Un messaggio che non ci piace? Da oggi Facebook permette la cancellazione dei messaggi sulla sua app di messaggistica Messenger. Lo ha annunciato il social network. L’utente ha fino a 10 minuti dalla pubblicazione del messaggio per cambiare idea e cancellarlo.

Basta selezionare il messaggio che si vuole rimuovere da una chat, con una persona o con un gruppo, e scegliere l’opzione per rimuoverlo. A quel punto tutti i partecipanti alla conversazione vengono avvisati che il messaggio è stato cancellato. “Hai mai inviato un messaggio al gruppo sbagliato (di amici), fatto un refuso o vuoi semplicemente rimuovere un messaggio dalla conversazione? Non sei l’unico!”, scrive il gruppo americano.

Questa funzione era attesa dal 2018 quando erano uscite delle rivelazioni a proposito del fatto che questa possibilità era già usata dall’amministratore delegato, Mark Zuckerberg. La stessa opzione è da tempo prevista su un’altra app di messaggistica molto usata, WhatsApp, che inizialmente consentiva di cancellare un messaggio entro sette minuti. L’ultima versione, invece, consente di farlo fino a un’ora dopo l’invio. Al momento però il servizio non sembra essere attivo ovunque, come in Italia, dove non è ancora disponibile. 

È chiusa l’intesa all’interno dalla maggioranza M5s-Lega su Paolo Savona alla presidenza della Consob: è quanto riferiscono fonti governative leghiste. Il ministro delle Politiche europee dovrebbe quindi traslocare nei desiderata dei due partiti di governo alla guida della Commissione, vacante dalle dimissioni di Mario Nava a metà settembre.

La compagnia aerea low cost irlandese Ryanair annuncia una perdita nel terzo trimestre, per la forte concorrenza. Michael O’Leary resterà alla testa del gruppo per altri 5 anni, ma lascerà a breve l’incarico di amministratore delegato. La compagnia irlandese intende cambiare la sua struttura sul modello di Iag, che controlla diverse società estere, a partire da Iberia. L’obiettivo è quello di realizzare più economie di scala.

Anche il presidente del cda, David Bonderman, passerà la mano nell’estate del 2020. Nel terzo trimestre Ryanair ha perso 20 milioni di euro, a fronte dei 106 milioni di euro dello stesso periodo del 2017. Nei primi 9 mesi il numero di passeggeri è cresciuto dell’8% a 33 milioni di unità, mentre il prezzo medio dei biglietti è sceso a 30 euro. I ricavi sono saliti del 9% a 1,53 miliardi di euro. L’outlook resta invariato.

L’economia italiana è a un punto di svolta, “l’incertezza sulla politica di bilancio non si è dissipata” e a risentirne è stata anche “la domanda interna”. Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, intervenendo al 25esimo Congresso Assiom Forex, ribadisce come sia necessario, per riattivare la crescita, puntare sugli investimenti senza perdere di vista gli equilibri di bilancio e la riduzione del debito. Insomma “le prospettive sono oggi meno favorevoli di un anno fa”, dice il governatore chiaramente.

Un quadro più incerto

Le cause dell’incertezza sono sia interne che esterne. Sul primo punto Visco ha spiegato come abbiano pesato “i dubbi sulla posizione del Paese riguardo alla partecipazione alla moneta unica e poi al difficile percorso che ha portato alla definizione della legge di bilancio”. Per quanto riguarda le cause esterne, pesano la guerra commerciale Usa-Cina e la Brexit

C’è poi la spada di Damocle dello spread e dell’interesse sul debito sovrano che pende sui conti pubblici italiani: “Dal picco della metà di novembre il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani a dieci anni e i corrispondenti titoli tedeschi è diminuito di circa 80 punti base. Il premio per il rischio sulle obbligazioni pubbliche italiane, pari a 250 punti base nella media di questa settimana, resta tuttavia elevato”, ha evidenziato spiegando che “è circa il doppio rispetto ai valori medi dei primi quattro mesi dello scorso anno”. 

“Puntare sugli investimenti”

Per contrastare le spinte recessive, certificate dall’Istat, bisognerà quindi puntare sugli investimenti che possono rilanciare l’economia. “Il benessere delle famiglie dipende da numerosi fattori ma è cruciale la capacità di crescita dell’economia. Possono sostenerla investimenti pubblici, complementari a quelli privati, realizzati con rapidità ed efficienza nel quadro di un progressivo riequilibrio dei conti dello Stato”. Ma, soprattutto, “devono continuare a rivestire un ruolo centrale nell’azione di politica economica interventi volti a rafforzare e modernizzare la struttura produttiva, a renderla più dinamica e in grado di creare maggiori opportunità di lavoro. Anche se i risultati di nuovi interventi, come per quelli degli anni passati, avranno bisogno di tempo per manifestarsi appieno, la loro attuazione potrà sostenere già nell’immediato la fiducia delle imprese e delle famiglie e, per questa via, la loro propensione a investire e a consumare”, ha osservato.

Sul fronte bancario infine se, da un lato, “migliora la qualità del credito”, dall’altro “è necessario per le banche italiane proseguire sulla strada del rafforzamento dei bilanci e del recupero di adeguati livelli di efficienza e di redditivita’”. Ad apprezzare le parole di Visco, il presidente dell’Abi Antonio Patuelli che sottolinea il passaggio “sugli equilibri di bilancio e l’assoluta e inderogabile necessità della riduzione del debito pubblico”. In linea anche il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros Pietro secondo cui “il messaggio è che uno stimolo agli investimenti potrebbe essere estremamente utile”.

Il freddo e il gelo colpiscono i raccolti di verdure e ortaggi aggravando le gravi perdite subite dall’inizio dell’anno che hanno ridotto le disponibilità sui mercati. È quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti sugli effetti dell’ondata di maltempo che si fanno sentire anche sul carrello della spesa degli italiani. L’anomalia climatica ha interessato anche altri Paesi produttori europei e del nord africa con il taglio dei raccolti e aumenti dei prezzi che per le principali verdure invernali sono a due cifre su base annuale.

Nei campi – precisa la Coldiretti – è corsa contro il tempo per raccogliere le produzioni prima che vengano distrutte dal gelo ma lo sbalzo termico ha inevitabilmente un impatto anche sull’aumento dei costi di riscaldamento delle produzioni in serra. Diversa la situazione – continua la Coldiretti – per le produzioni frutticole, sia quelle già raccolte, come mele, pere, kiwi, che quelle in fase di raccolta, come gli agrumi, con prezzi all’origine per i produttori molto bassi, inferiori a quelli dello stesso periodo del 2018, o addirittura bassissimi nel caso delle clementine, su valori inferiori ai 20 centesimi di euro al chilogrammo.

In queste condizioni – spiega l’associazione dei coltivatori in una nota – è necessario verificare che sulla pesante crisi che ha colpito gli agricoltori non si innestino pericolose speculazioni che colpiscono produttori e consumatori o frodi con il prodotto di importazione spacciato per prodotto nazionale. Per ottimizzare la spesa, ottenere il miglior rapporto prezzi qualità e aiutare il proprio territorio e l’occupazione, il consiglio della Coldiretti è quello di verificare l’origine nazionale, acquistare prodotti locali che non devono subire grandi spostamenti, comprare direttamente dagli agricoltori nei mercati o in fattoria e non cercare per forza il prodotto perfetto perché piccoli problemi estetici non alternano le qualità organolettiche e nutrizionali, i cosiddetti “brutti ma buoni”.

Ci sono dunque tutte le condizioni – conclude la Coldiretti – per non rinunciare a produzioni nazionali preziose per il benessere in questa stagione come gli agrumi contro l’arrivo del picco influenzale e le zuppe di verdure e legumi per combattere e il freddo.

Facebook è un po’ come un vero amico: sa tutto di te e nonostante questo gli piaci. Non è un mistero che il social network conosca molto. E che usi le informazioni per indirizzare la pubblicità. Spesso si tratta di dati gestibili e consultabili, anche se solo pochi iscritti sanno come. Secondo uno studio di Pew Research Center, tre utenti su quattro non sapevano quali e quanti interessi custodisse Facebook. Una volta che i ricercato hanno svelato loro che esiste una pagina dove si può vedere quali sono, il 59% ha affermato che l’elenco di informazioni offre un ritratto accurato.  

Il mosaico dei nostri interessi

Ma come si fa a vedere (almeno in parte) cosa Facebook sa di noi? Basta approdare alla sezione “Le tue preferenze relative alle inserzioni”. Sul pc, il primo passo è cliccare sull’icona del triangolo, in alto a destra. Scorrendo verso il basso, selezionare “Impostazioni” e, dalla schermata che si apre, “Inserzioni”. Nella versione mobile, per arrivare alla stessa sezione si parte dall’icona delle tre linee in alto a destra. Per procedere poi a “Impostazioni e privacy”, “Impostazioni” e “Inserzioni”.

Si apre una pagina con tre sottosezioni principali: “I tuoi interessi” (contrassegnata dall’icona di un cuore), “Inserzionisti” (indicata da un valigetta) e “Le tue informazioni” (identificata da un “fototessera”). La sezione “I tuoi interessi” è quella più corposa: include nomi di personaggi, argomenti di discussione, aziende, luoghi. Sono suddivisi in categorie, da commercio a informazione, da hobby a viaggi. E ancora: cibo e bevande, sport, stile di vita. È un mosaico costruito sulla nostra navigazione e i nostri “Mi piace” su pagine, gruppi, post pubblicitari.

L’effetto domino di un “Mi piace”

Questo recinto di interessi non è così definito come potrebbe sembrare, perché non coinvolge solo le singole pagine ma allarga il quadro alla più ampia categoria degli interessi. Ad esempio: se metto like a LeBron James, nel mosaico non entra solo lui, ma sto anche dicendo a Facebook che seguo il basket. Se mi piace Bud Spencer, il social ipotizza che sia un appassionato di cinema. E così via. A complicare le cose c’è il fatto che, come spiega Facebook, le inserzioni sono indirizzate non solo dai nostri “Mi piace” ma anche da quelli dei nostri amici. E attingono anche “dal profilo Instagram, dai luoghi in cui ti registri usando Facebook, i siti web che visiti o le app che usi”.

Aziende e siti web possono inoltre condividere con il social altro: “Visualizzazione di una delle sue pagine web, download dell’app mobile, aggiunta di un prodotto al carrello o completamento di un acquisto, dove ti connetti a Internet, dove usi il tuo telefono”. La ricchezza e il dettaglio di questo serbatoio dipende quindi dalla nostra attività, sulla disinvoltura con cui clicchiamo, condividiamo, ci localizziamo sulla bacheca. Ma anche da cosa facciamo altrove. Azzardare un numero medio di “tasselli” è impossibile, ma si tratta comunque di un numero che non si esaurisce in poche decine: più probabile si conti in centinaia. Se vi sembrano troppe, si possono cancellare tutte. Oppure decidere di escludere solo quelle che non rispecchiano i vostri interessi, in modo da continuare a ricevere pubblicità più personalizzata.

Gli inserzionisti che ci guardano

La seconda sezione è quella degli “Inserzionisti”. Nella sottocategoria “Inserzionisti sulle cui inserzioni hai cliccato” c’è l’elenco di pagine e imprese che hanno catturato la nostra attenzioni con un post sponsorizzato. Hanno pagato per avere visibilità e l’utente ha aperto quel contenuto.

L’altra sottosezione indica gli inserzionisti che non hanno solo conquistato il nostro clic ma anche i nostri dati. Come? Lo spiega Facebook: hanno usato “una lista di contatti che loro o un loro partner” hanno raccolto, “generalmente” dopo che l’utente ha condiviso indirizzo e-mail o numero di telefono.

È più semplice che accada di quanto non sembri. Ad esempio, succede iscrivendosi a una newsletter o utilizzato l’opzione “accedi con Facebook” per usufruire di Spotify, AirBnB o di applicazioni per il fitness. Ma l’elenco potrebbe essere molto lungo. Anche in questo caso, scorrendo sul tassello del singolo inserzionista, si può decidere di escluderlo dal nostro “ritratto”.

Siamo un’insieme di etichette

La terza sezione riguarda “Le tue informazioni”. Dentro ci sono “Le informazioni su di te”: lavoro, situazione sentimentale, titolo professionale, scuole e università frequentate. Tutti dati che Facebook utilizza per definire il bersaglio. C’è, infine, la finestra dedicata a “Le tue categorie”.

Sono, come spiega Facebook, le informazioni che “aiutano gli inserzionisti a raggiungere le persone a cui potrebbero interessare i loro prodotti e i loro servizi”. Si tratta in pratica delle nostre “etichette”, ottenute in base alle nostre attività e ai permessi più o meno restrittivi che concediamo. Facebook, ad esempio, sa se usiamo uno smartphone, se lo abbiamo cambiato da poco o se ci colleghiamo via Wifi. Di solito si tratta di una manciata di indicazioni (chi scrive ne ha quattro).

Ma la ricerca di Pew ha scoperto che il 38% degli utenti ne ha più di 20. Possono riguardare i servizi che usiamo, l’orientamento politico, “l’affinità etnica”, il nostro modello di smartphone. E voi, sapete già quanto vi conosce Facebook?

Cruciali nell’economia online e necessarie ai consumatori per indirizzare le proprie scelte, le recensioni sono la spina dorsale dei siti di e-commerce. Per questo l’Unione nazionale consumatori (Unc) ha chiesto all’Autorità garante della concorrenza e del mercato di accertare se Amazon abbia rimosso dalla sua piattaforma quelle negative lasciate dagli utenti.

In un comunicato rilasciato il 30 gennaio, l’associazione fondata nel 1955 denuncia di aver ricevuto numerose segnalazioni di consumatori che si sono visti cancellare delle recensioni negative in quanto “non conformi alle linee guida diffuse dall’azienda stessa”. Nonostante queste sembrassero “del tutto conformi alla policy della piattaforma”, spiega Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Il valore di una recensione negativa

“Se fossero stati cancellati solo perché negativi, Amazon avrebbe realizzato un comportamento arbitrario – precisa Dona e prosegue -. Non ha alcun diritto di rimuovere un commento negativo solo per evitare di spaventare altri acquirenti, anzi è proprio questo il valore informativo delle recensioni, seppur fondate su esperienze di acquisto insoddisfacenti”.

Ci avete segnalato che alcune #recensioni contenenti #lamentele su #disservizi sono state cancellate.
#Amazon dice che non corrispondevano alla loro #policy. A noi sembrano comunissimi commenti”
Ora attendiamo risposta dall’#Antitrust@LaPresse_newshttps://t.co/xLgvpbmumV

— Unione Nazionale Consumatori (@consumatori)
January 30, 2019

L’associazione precisa inoltre che “una recensione negativa da parte del consumatore che ha subìto disservizi da parte di un venditore o è insoddisfatto dopo l’acquisto di un prodotto, non può essere rimossa arbitrariamente dalla piattaforma: si lede il diritto alla corretta informazione del consumatore!”.

La replica di Amazon

Contattata da Agi per un commento, Amazon replica: “Sappiamo che milioni di clienti si affidano alle recensioni di altri clienti – sia positive che negative – per prendere una decisione d’acquisto informata sui prodotti. Prendiamo molto sul serio questa responsabilità. Le nostre Linee guida (disponibili qui, ndr) della Community illustrano la nostra policy in merito a quali tipologie di recensioni sono consentite. Non rimuoviamo le recensioni tranne nel caso in cui violino le nostre linee guida. Chiunque può segnalare eventuali violazioni delle linee guida cliccando sul link ‘Segnala un abuso’ accanto alla recensione. Se il link ‘Segnala un abuso’ non è disponibile, il cliente può inviare le segnalazioni via email al nostro team dedicato. Le recensioni dei clienti sono uno degli strumenti di maggior valore che offriamo per supportare decisioni di acquisto consapevoli fondate su giudizi derivanti dall’esperienza personale di altri clienti. Lavoriamo costantemente per assicurarci che svolgano bene questo compito”.

Adesso però le valutazioni spettano all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che dovrà verificare la fondatezza della segnalazione presentata da Unc ed eventualmente aprire un’istruttoria a riguardo.