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AGI – Negoziato in stallo al G20 a Napoli. Nella seconda giornata di lavori si cerca di trovare l’accordo su clima ed energia, i temi più difficili. Ma le trattative si sono arenate sull’accelerazione della decarbonizzazione e sulla messa a terra delle rinnovabili, obiettivi ambiziosi a cui punta la presidenza italiana con la sponda Usa.

Cingolani e Kerry mediano per sbloccare il negoziato

Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, e l’inviato speciale Usa per il clima, John Kerry, stanno cercando di mediare per sbloccare la situazione. Il ministro ha incontrato le delegazioni proprio per spianare il terreno e provare ad arrivare a una sintesi entro la fine della giornata. Ma il cammino è in salita, così come si preannunciava. Da un lato ci sono Usa ed Europa, dall’altro i paesi emergenti, con Cina e Russia.

Italia e Stati Uniti lavorano insieme per mettere in campo una strategia comune per mantenere in questo decennio il riscaldamento globale entro 1,5 gradi dai livelli pre-industriali. Ma ci sono Paesi che non vogliono rispettare vincoli così stringenti sul contrasto al cambiamento climatico e la decarbonizzazione. 

La prima giornata di lavori ieri aveva prodotto una dichiarazione congiunta sui temi dell’ambiente, frutto del lavoro portato avanti da mesi dalle delegazioni. Ma si trattava del traguardo più facile da tagliare. L’obiettivo è di arrivare anche oggi a un documento condiviso ma non è detto che ci si riesca. Cingolani e Kerry stanno lavorando sull’ultima bozza della dichiarazione che dovrà essere approvata. 

L’Aie, città responsabili del 70% delle emissioni di carbonio globali

L’Agenzia Internazionale per l’Energia, su richiesta della presidenza italiana del G20, ha elaborato e presentato nel corso dei lavori un rapporto (‘Empowering Cities for a Net Zero Future’) che esamina proprio come le città possano essere la chiave per un futuro a zero emissioni nette, poiché la digitalizzazione apre una serie di nuove opportunità. Le città, secondo quanto emerge dal rapporto, oggi rappresentano oltre il 50% della popolazione del pianeta, l’80% della sua produzione economica, due terzi del consumo energetico globale e oltre il 70% delle emissioni globali annuali di carbonio. Entro il 2050, oltre il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle città, con una massiccia crescita della domanda di infrastrutture energetiche urbane. 

E l’Agenzia rinnova il suo avvertimento: mentre le economie si riprendono dalla pandemia di Covid-19, le emissioni di CO2 stanno rimbalzando rapidamente. “L’aumento della CO2 globale legata all’energia nel 2021 – sottolinea l’Aie – potrebbe essere il secondo più grande nella storia registrata. Le città sono il motore economico del mondo e le soluzioni che cercano possono trasformare il panorama energetico creando nuove sinergie per ridurre le emissioni, migliorare l’efficienza energetica, migliorare la resilienza e fornire un futuro prospero più pulito per tutti noi. Una forte cooperazione e collaborazione internazionale può svolgere un ruolo cruciale in questo senso, in particolare attraverso reti emergenti di condivisione della conoscenza che abbracciano città e paesi”. 
        

AGI – Biodiversità, ovvero la protezione del capitale naturale e ripristino degli ecosistemi (soluzioni basate sulla natura, difesa e ripristino del suolo, tutela delle risorse idriche, oceani e mari incluso marine plastic litter). Uso efficiente delle risorse ed economia circolare con focus su tessile e moda sostenibile, città circolari educazione e formazione. Finanza sostenibile, con attenzione a specifiche esigenze di finanziamento per la protezione e il ripristino degli ecosistemi. Sono le tre macro-aree sulle quali si sono sviluppati i lavori del G20 dell’Ambiente che ha approvato una dichiarazione finale. Il comunicato mette insieme finanza sostenibile, marine litter (rifiuti solidi marini), rete di esperti ambientali Unesco, network voluto dall’Italia, appello per la tutela e il ripristino dei suoli degradati, gestione sostenibile delle acque. 

Questi i temi discussi e i principali accordi raggiunti:

– BIODIVERSITÀ
Pieno utilizzo delle soluzioni basate sulla natura o degli approcci basati sull’ecosistema per affrontare la perdita di biodiversità, ripristinare i terreni degradati, aumentare la resilienza, prevenire, mitigare e adattarsi ai cambiamenti climatici, fornendo al contempo molteplici vantaggi nei settori economico, sociale e ambientale. Inoltre, viene sempre più riconosciuto il ruolo delle soluzioni basate sulla natura o approcci basati sull’ecosistema, in settori economici e in tutti gli ecosistemi, comprese le aree urbane, per un orizzonte di sviluppo durevole ed ecocompatibile in grado di garantire nel contempo l’inclusione sociale, la protezione e la salvaguardia dell’ambiente. I grandi del mondo hanno anche riconosciuto per la prima volta i risultati del recente rapporto Ipbes e Ipcc (i due organi intergovernativi che si occupano di biodiversità e di cambiamenti climatici ndr) sul nesso tra biodiversità e cambiamento climatico lanciato il 10 giugno scorso. Sulla scorta di questa prima collaborazione tra le due massime autorità scientifiche internazionali, il G20 ha anche approvato la proposta di istituire un workshop su Nature-based Solutions (Nbs) e Ecosystem-based Approaches (Ebas) per condividere esperienze, casi studio, storie di successo, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza sul potenziale dei due approcci per affrontare le questioni del clima, della natura e del degrado del suolo e del territorio e indagare potenzialità, benefici e impatti. 

– NETWORK DEGLI ESPERTI UNESCO
Presentato e lanciato dalle maggiori economie del mondo il Network mondiale di esperti qualificati in campo ambientale. Il Network, ideato dall’Italia, servirà per avviare uno strumento di capacity building mondiale per aiutare enti gestori di aree protette e territori di eccellenza e a elevato valore naturalistico riconosciuti dall’Unesco in ogni regione continentale attraverso azioni di conservazione, salvaguardia, gestione, formazione ed educazione. Obiettivo del Network è, perciò, quello di sviluppare sul campo, a favore dei siti Unesco che ne faranno richiesta – con particolare attenzione ai siti maggiormente in difficoltà e in attuazione delle raccomandazioni degli organismi consultivi dell’Unesco come l’Iucn o lo Iugs – interventi puntuali per migliorare la gestione, ripristino e la resilienza ambientale, e per assicurare supporto tecnico specializzato in materia di conservazione e salvaguardia degli ecosistemi e della biodiversità, prevenzione, mitigazione e adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici, formazione, educazione e divulgazione ambientale a favore di giovani e comunità. A tal fine l’Unesco ha istituito un “Fondo fiduciario multilaterale” aperto ad altri potenziali donor oltre all’Italia. 

– APPELLO PER LA TUTELA E IL RIPRISTINO DEI SUOLI DEGRADATI
Si invitano i Paesi a promuovere azioni di recupero delle aree degradate in linea con il Target 15.3 dell’Agenda 2030, rinforzando le iniziative già avviate fino a raggiungere tendenzialmente il recupero di almeno i 50% delle aree già degradate. Viene sottolineata l’importanza della buona salute del suolo ai fini dell’ottenimento dei servizi epistemici collegati alle condizioni di vita e al contenimento dei rischi e richiesta l’inserimento di tali azioni nei piani per il post-Covid.

– GESTIONE SOSTENIBILE DELL’ACQUA
Accesso all’acqua potabile e alle strutture igienico-sanitarie; gestione integrata delle risorse idriche a scala di bacino e soprattutto transfrontaliera; tutela, conservazione, uso sostenibile ed efficiente delle acque anche promuovendo il ricorso alle Nature Based Solutions (Nbs), Ecosystem Based Approaches (Ebas) e alle infrastrutture verdi e sostenibili. Ci si impegna a promuovere approcci integrati per la gestione e uso sostenibile delle risorse idriche e per la tutela degli ecosistemi associati, e a favorire la collaborazione e la cooperazione per la gestione sostenibile a scala di bacino adottando ove possibile Nbs ed Ebas e condividendo tecnologie. Inoltre, ci si impegna a perseguire l’accesso equo all’acqua potabile e ai servizi igienici per tutti. 

– PROTEZIONE RAFFORZATA DI OCEANI E MARI
Riconoscimento della problematica e impegno dei G20 a intensificare le azioni, a tutti i livelli, volte alla conservazione, protezione, ripristino e uso sostenibile dell’oceano, mari e risorse marine attraverso l’identificazione di Area based management tools (Abmts), incluse le Aree marine protette, che siano rappresentative ecologicamente ed equamente ed efficacemente gestite. Viene inoltre confermato l’impegno assunto con la precedente presidenza saudita sulla tutela delle barriere coralline, come pure il riconoscimento del ruolo centrale delle Convenzioni e organizzazioni regionali (Regional Sea Conventions e Rfmos). Supporto del G20 all’implementazione di politiche marittime sostenibili e, in particolare, di misure che agevolino i processi di transizione verso la decarbonizzazione ed efficienza energetica nei porti e nelle città costiere tra cui la designazione di aree speciali e aree a emissione controllata (Eca) attraverso l’Organizzazione marittima internazionale (Imo) e il supporto ai lavori in ambito Imo per la riduzione totale delle emissioni inquinanti provenienti dal settore marittimo entro il 2050. Conferma degli impegni assunti sotto la presidenza giapponese (Osaka Leaders’ Declaration) per l’eliminazione della pesca non sostenibile e, in particolare della cosidetta Illegal, Unreported and Unregulated fishing (Iuu), oltreché di ogni sussidio dannoso alla pesca. Supporto dei G20 a concludere quanto prima il negoziato per un accordo internazionale giuridicamente vincolante che disciplini la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità marina nelle acque al di là della giurisdizione nazionale. Sostegno ai negoziati in corso in tema di attività di estrazioni minerarie sottomarine (International seabed mining) per lo sviluppo di una regolamentazione internazionale in linea con l’approccio precauzionale che assicuri la protezione dell’ambiente marino da eventuali effetti dannosi derivanti da tali attività.
Supporto dei G20 all’impegno della Commissione per la Conservazione delle Risorse marine viventi dell’Antartide a sviluppare un sistema rappresentativo di aree marine protette nell’area della Convenzione. Richiamato, nel testo del comunicato, anche l’obiettivo 30/30, che ha visto il nostro Paese porre un altro passo nel percorso di adozione del Quadro Globale per la Biodiversità cosiddetto Cbd post 2020.  Per quanto riguarda il ‘Marine Litter’, ovvero i rifuti solidi in mare, è stata riconosciuta la necessità di intensificare la collaborazione con il settore privato, le organizzazioni internazionali e le parti interessate pertinenti per stimolare la progettazione di alta qualità di prodotti durevoli e riciclabili, per accrescere la consapevolezza e per costruire le competenze in materia anche attraverso l’educazione ambientale.

– ECONOMIA CIRCOLARE
Adottata la visione per l’economia circolare per rafforzare la cooperazione multilaterale nell’innovazione circolare. Si punta a ridurre l’impronta ambientale e a raddoppiare la circolarità dei materiali con un obiettivo volontario da raggiungere entro il 2030. Questo rappresenta un contributo reale per raggiungere Sdg 12- Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo.

– YOUTH CALL FOR ACTION 
L’importanza dell’inclusione dei giovani nei processi decisionali legati alle questioni ambientali; il ruolo fondamentale delle istituzioni nel garantire che le nuove generazioni siano sufficientemente sensibilizzate rispetto alla tutela dell’ambiente e possano sviluppare quelle competenze fondamentali per prendere parte e accelerare la transizione verso un’economia circolare e verde. Il comunicato riconosce la fondamentale importanza dell’educazione, nel perseguire questo duplice obiettivo e nel promuovere una maggiore responsabilizzazione dei giovani sulle tematiche legate al consumo e alle produzioni sostenibili. Il ruolo delle istituzioni deve orientare al sostegno della transizione ecologica ed economica e rafforzare il ruolo dei giovani come agenti del cambiamento. I ministri responsabili dell’Ambiente si impegnano, anche coinvolgendo altri dicasteri per le loro competenze, a rafforzare la cooperazione e a promuovere, sia attraverso canali educativi formali che informali, misure efficaci per garantire che i cittadini più giovani diventino e rimangano rispettosi dell’ambiente.

– FINANZA VERDE
Rafforzare gli investimenti nelle attività del capitale naturale, promuovere sinergie tra i flussi finanziari destinati al clima, alla biodiversità e agli ecosistemi e allineare gli investimenti verso lo sviluppo e la crescita sostenibili. In particolare, attraverso il lavoro su una roadmap pluriennale sulla finanza sostenibile portato avanti dal Sustainable Finance Working Group del G20.

AGI – Mercati azionarie europei positivi in apertura, proseguendo l’andamento al rialzo, mentre lì’euro apre poco mosso rispetto alla chiusura di mercoledì e lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi apre in lieve flessione, a 107,5 punti da 108 punti di mercoledì. Le quotazioni del petrolio sono in calo sui mercati asiatici dopo l’aumento inaspettato delle scorte di greggio negli Stati Uniti.

I listini del Vecchio Continente seguono quelli asiatici e americani, che si sono mostrati più ottimisti sui rischi connessi alla diffusione della variante delta del Covid.

L’attenzione degli investitori è rivolta alle decisioni che assumerà la Bce e alla conferenza stampa della presidente Christine Lagarde.

La banca centrale ha recentemente cambiato il suo obiettivo di inflazione e gli investitori cercheranno di vedere se questo muterà il corso della politica monetaria.

Proseguono intanto le pubblicazioni delle trimestrali: bene Abb, Publicis, Givaudan Roche.

Così a Francoforte il Dax guadagna lo 0,75% a 15.37.73 punti, a Parigi il Cac sale dello 0,60% a 6.503,36 punti, a Londra l’indice Ftse 100 avanza dello 0,16% a 7.009,45 punti, a Madrid l’indice Ibex registra +0,63% a 8.621,00 punti. Milano apre  a +0,51%. 

Quotazioni del petrolio in calo sui mercati asiatici dopo l’aumento inaspettato delle scorte di greggio negli Stati Uniti. I prezzi hanno comunque mantenuto la maggior parte dei guadagni della sessione precedente, sulle aspettative che le forniture rimarranno limitate fino alla fine dell’anno. Così il Brent scende di 39 centesimi, pari a -0,54%, a 71,84 dollari al barile, dopo essere cresciuto ieri del 4,2%. Il West Texas Intermediate perde 37 centesimi, pari a -0,53%, tornando sotto quota 70 dollari, a 69,93 dollari al barile, dopo essere aumentato ieri del 4,6%.

Euro poco mosso in avvio, rispetto alla chiusura di ieri. La moneta unica viene scambiata a 1,1794 dollari, contro 1,1785 dollari. Euro/yen in lieve flessione a 129,91; dollaro/yen a 110,14. 

 Lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi apre in lieve flessione a 107,5 punti da 108 punti di ieri. Scende il tasso sui titoli italiani allo 0,668%. 

AGI – Frenata a maggio, dopo mesi di crescita, per il fatturato dell’industria italiana. A evidenziarlo i dati diffusi stamattina dall’Istat, che mostrano come l’indice destagionalizzato del fatturato dell’industria sia diminuito nel mese dell’1%, interrompendo la dinamica positiva in atto dalla fine dello scorso anno.

Frena il mercato interno, tiene l’export

Il calo, segnala l’Istat, è determinato dall’andamento del mercato interno (-1,9%) mentre si rileva un moderato incremento su quello estero (+0,7%). La variazione dei tre mesi più recenti su quelli immediatamente precedenti indica comunque una crescita marcata, pari al 4,7%. Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 di maggio 2020), il fatturato totale aumenta in termini tendenziali del 40,2% (+41,0% sul mercato interno e +38,6% su quello estero). 

Tonica l’energia, in calo i beni strumentali

Con riferimento ai raggruppamenti principali di industrie, a maggio gli indici destagionalizzati del fatturato segnano un aumento congiunturale per l’energia (+5,6%), i beni di consumo (+1,0%) e i beni intermedi (+0,8%). I beni strumentali registrano invece una marcata flessione rispetto al mese precedente (-6,2%).

I principali raggruppamenti di industrie evidenziano marcati incrementi tendenziali per tutti i settori: +77,2% l’energia, +49,6% i beni strumentali, +42,0% i beni intermedi e +24,8% i beni di consumo. Per quanto riguarda il comparto manifatturiero, si evidenziano aumenti tendenziali per tutti i comparti di attività economica.

AGI – Partenza in rialzo per le principali borse europee dopo lo scivolone di ieri, legato alle preoccupazioni per gli effetti della variante Delta e dell’aumento dei contagi da Covid sulla ripresa. A Milano il Ftse Mib ha segnato in apertura un +0,59% a 24.107 punti per portarsi poi oltre +0,80%. Bene anche gli altri principali listini, con il Dax di Francoforte che sale dello 0,69% a 15.239 punti e il Cac40 di Parigi che guadagna lo 0,81% a 6347 punti. Tonica anche Londra, dove il Ftse 100 guadagna lo 0,79% a 6.897 punti. 

Intanto il tasso di rendimento del Btp italiano a 10 anni è sempre sotto soglia 0,70% confermando il trend al ribasso degli ultimi giorni. Oggi tocca quota 0,691%, al nuovo minimo da aprile. Ieri era allo 0,695%. Anche il rendimento del Bund tedesco è ai minimi, ossia al -0,403% mentre lo spread ossia il differenziale tra titoli italiani e quelli tedeschi si colloca a 109,2 punti.

L’andamento dei titoli dell’Eurozona riflette la posizione della Bce, il cui direttivo è atteso per giovedì prossimo e dal quale si attende una conferma della politica monetaria accomodante così come prospettato dal presidente della Bce Christine Lagarde.

AGI – Alla Regione Puglia scatta l’allarme, lanciato dal presidente della Commissione Bilancio, Fabiano Amati, per i ritardi burocratici che tengono bloccati da mesi 45 progetti d’investimento per complessivi 293 milioni di euro e 138 milioni di euro di finanziamenti pubblici. Nelle scorse settimane, i sindacati Femca Cisl, Filctem Cgil, e Uiltec dello stabilimento ‘Jindal Films’ di Brindisi avevano chiesto l’intervento della politica per sbloccare le procedure che tenevano fermo l’investimento di 56 milioni di euro dell’azienda, uno dei tanti per i quali le procedure di valutazione si sono arenate negli uffici regionali del settore Ambiente.

45 progetti bloccati sulle scrivanie

Dopo questa protesta, Amati ha promosso l’audizione dei vertici degli apparati burocratici interessati, svoltasi nei giorni scorsi Durante l’audizione è emerso che i progetti in attesa di esame per l’accesso ai contratti di programma e ai Pia (Programmi integrati di agevolazione) nel settore del turismo, sono 45. Quello dei Pia è uno strumento attuato dalla Regione Puglia mediante la sua società finanziaria ‘Puglia Sviluppo spa’ che opera come organismo intermedio per la gestione degli aiuti agli investimenti e all’innovazione delle imprese. “Tra i progetti che giacciono sulle scrivanie – spiega Amati all’Agi – ve ne sono alcuni presentati addirittura a gennaio 2021, per i quali l’attesa rischia di demotivare e far desistere le imprese”.

I passaggi della procedura

Ecco i vari passaggi della procedura. Il soggetto proponente presenta la domanda di accesso per via telematica descrivendo le caratteristiche tecniche ed economiche del progetto integrato, il profilo dell’impresa che realizza il programma di investimento, il valore economico e le caratteristiche dell’idea progettuale. Poi si entra nel vivo dell’iter con la relazione istruttoria e la valutazione di compatibilità ambientale e urbanistica. Da questo momento decorre il termine di 60 giorni entro il quale deve essere presentato il progetto definitivo. Infine, vi è la sottoscrizione dello strumento negoziale. Ebbene, i progetti bloccati, che ambiscono ad agevolazioni per 138 milioni di euro, pur essendo trascorsi mesi dalla domanda di accesso, sono ancora in attesa della valutazione di compatibilità ambientale e urbanistica.

“In altri termini, il cammino delle 45 domande si è interrotto appena dopo il primo passo procedurale”, denuncia Fabiano Amati. Davanti ai commissari, in sede di audizione, per i chiarimenti del caso, nei giorni scorsi si sono presentati il direttore di Puglia Sviluppo, Antonio De Vito, il direttore del Dipartimento Ambiente della Regione, Paolo Garofoli, e la direttrice del Dipartimento Sviluppo economico, Gianna Elisa Berlingerio.

“La Pa è severa con le imprese ma non con se stessa”

“I vertici degli uffici hanno ammesso i ritardi giustificandoli con la carenza di personale e promettendo che entro il prossimo mese di settembre la situazione sarà sbloccata”, afferma ancora Amati soffermandosi sull’esito dell’audizione. “La fase della valutazione ambientale – prosegue il consigliere del Pd – dovrebbe, però, essere molto rapida perché non è null’altro che un parere attraverso il quale si dice che il progetto dovrà scontare la Via o la Vas. È solo una ricognizione di tipo normativo, nulla che possa giustificare tanto ritardo. Ma anche la scusa delle carenze di personale è pretestuosa. La verità è che sono severi nel dare i termini alle imprese, però la stessa severità la pubblica amministrazione non la pretende da sé stessa. Basterebbe pensare – conclude Fabiano Amati – che sono in gioco quasi 300 milioni di euro”.

AGI – I mercati incrociano le dita e sperano in una fumata bianca nella prossima riunione che i ministri dell’Opec+ terranno oggi a Vienna alle 12.

La nuova politica di produzione sarà al centro del dibattito dopo un compromesso che sarebbe già stato ottenuto tra l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi, una mossa che dovrebbe sbloccare un accordo per fornire più greggio al mercato e raffreddare così i prezzi che continuano a correre.     

Lo stop del 5 luglio

I colloqui erano stati interrotti lo scorso 5 luglio dopo che l’Opec + ha preso atto dell’impossibilità di raggiungere un’intesa su un aumento dell’offerta di 2 milioni di barili al giorno tra agosto e dicembre di quest’anno e un’estensione dell’intesa (presa ad aprile 2020) da aprile 2022 a dicembre dello stesso anno.

Le diplomazie, come si dice in questi casi, non hanno perso tempo e si sono messe al lavoro. In particolare Russia e Stati Uniti hanno mediato in questi giorni tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi per arrivare a una definizione della disputa. Sullo sfondo aleggia il fantasma di una nuova ‘guerra dei prezzi’ dopo quella di marzo 2020 che, insieme al Covid, provocò un collasso record delle quotazioni

Il vertice quindi si era interrotto proprio a causa della disputa tra i sauditi e gli emiratini e domani riprenderanno in via virtuale. L’anno scorso, l’Opec + aveva concordato tagli record alla produzione di quasi 10 milioni di barili al giorno (bpd) per far fronte al crollo della domanda indotto dalla pandemia, tagli che sono stati gradualmente allentati da allora e che ora ammontano a circa 5,8 milioni di bpd, un livello giudicato dagli Emirati Arabi “ingiustamente” basso.

L’ipotesi di un aumento della produzione

Il nodo del contendere riguardava l’ipotesi di aumentare la produzione di petrolio di 4000 mila barili al giorno ogni mese tra agosto e dicembre, ossia un totale di 2 milioni di bpd in più al mercato ed estendere il patto fino alla fine del 2022: in questo modo, i prezzi che sono saliti ai massimi da 2 anni e mezzo potrebbero rallentare la loro corsa. Ma Abu Dhabi ha chiesto di poter pompare di più, e quindi le trattative si sono arenate.     

Secondo le ultime indiscrezioni, Emirati Arabi e Arabia Saudita avrebbero però raggiunto un compromesso, facilitando così la ripresa dei colloqui: l’output proposto sarebbe più generoso così come vuole Abu Dhabi che, in cambio, si impegnerebbe a sostenere l’estensione dell’attuale accordo da aprile 2022 fino a dicembre 2022.      

Il fallimento del negoziato aveva fatto impennare il greggio al massimo da sei anni con le quotazioni del Wti che hanno sfiorato, brevemente, i 77 dollari al barile. Nell’ultima settimana il prezzo del petrolio ha invece accusato ribassi intorno al 3% per il riaffacciarsi delle preoccupazioni di una contrazione della domanda dovuta alle varianti del Covid, mentre i mercati prezzano la prospettiva di una extra offerta dalla coalizione Opec+ proprio in vista di una intesa tra gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita.    

A questo punto, anche se verrà raggiunta un’intesa, non è ancora chiara la tempistica con cui le forniture aggiuntive di greggio potranno essere messe sul mercato. 

I rischi per la ripresa economica

Da parte sua, l’Agenzia Internazionale per l’Energia aveva avvertito che senza un aumento della produzione dell’Opec+ il mercato petrolifero si “irrigidirà in modo significativo” con il rischio di ostacolare la ripresa economica.     

Secondo l’ultimo report mensile dell’Opec, la ripresa economica migliore del previsto, in particolare negli Stati Uniti, nel primo trimestre dell’anno e il ritmo delle campagne di vaccinazione hanno dato sprint alla domanda di petrolio anche se l’emergere di nuove varianti continua a provocare incertezza sulle proiezioni di crescita. 

In questo contesto, si stima che la domanda di petrolio dei paesi Ocse aumenterà di 2,7 milioni di barili al giorno e raggiungerà i 44,7 milioni di barili quest’anno, e l’aumento maggiore della domanda verrà dall’America. Nonostante l’aumento in questione, la domanda di petrolio resterà comunque inferiore di circa 3 milioni di barili rispetto al livello del 2019. La domanda di petrolio dei Paesi non Ocse invece dovrebbe aumentare di 3,3 milioni di barili al giorno, principalmente grazie a Cina e India, un livello comunque inferiore a quello pre-pandemico.      

L’Opec ha confermato comunque le sue previsioni di crescita per la domanda mondiale di petrolio a circa 6 milioni di barili al giorno. Pertanto, la domanda globale di petrolio dovrebbe essere di 96,6 milioni di barili al giorno quest’anno. 

Secondo il rapporto, l’offerta globale di petrolio è aumentata di 1,1 milioni di barili al giorno rispetto al mese precedente a circa 94,5 milioni di barili nel mese di maggio. La produzione giornaliera di greggio dell’Opec è aumentata di 590 mila barili in tale periodo, raggiungendo il livello di circa 26 milioni di barili. 

La quota di produzione Opec è in calo

La quota dell’Opec della produzione mondiale di petrolio è scesa dello 0,3% al 27,6% a giugno. In questo periodo, la produzione di greggio nell’Opec è aumentata maggiormente in Arabia Saudita, mentre il calo maggiore è stato registrato in Iraq. Rispetto al mese precedente, la produzione giornaliera è aumentata di 425mila barili in Arabia Saudita ed è diminuita di 10mila barili in Iraq.

Nello stesso periodo, la produzione di petrolio nei Paesi non Opec è aumentata di 520mila barili a 68,5 milioni di barili. Se guardiamo più in là nel tempo, l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha diversi scenari che suggeriscono che la domanda di greggio nel 2030 potrebbe essere di circa 105 milioni di barili al giorno, circa il 5% in più rispetto al periodo pre-pandemia. Al contrario, se i governi decidessero di affrontare con maggiore aggressività il cambiamento climatico, la domanda potrebbe scendere fino a 85 milioni di barili al giorno. Insomma i Paesi produttori hanno cominciato a fare i conti e alcuni vogliono passare all’incasso il prima possibile.

AGI – Nella transizione energetica “non bisogna lasciare indietro nessuno. È necessario essere giusti. Si tratta di una transizione tecnologica per cui bisogna investire in ricerca e sviluppo perché è grazie alla tecnologia che potremo raggiungere zero emission entro il 2050”. Lo ha affermato l’ad di Eni e presidente della B20 Action Council ‘Sustainability & Global Emergencies’, Claudio Descalzi intervenendo a un evento B20-Ocse. 

“Dobbiamo guardare alla tecnologia senza alcuna ideologia perché la tecnologia non è una religione ma uno strumento per risolvere i problemi. Se partiamo dal presupposto che la tecnologia sia una religione non potremo risolvere i problemi”, ha sottolineato. 

“Bisogna essere aperti a usare tutte le tecnologie differenti per raggiungere gli obiettivi”, ha rimarcato Descalzi. “Dobbiamo porci target ambiziosi, ed è quello che sta facendo l’Europa, bisogna metterci tanto capitale ma questo non basta. È necessario trovare soluzioni per coinvolgere tutti. Bisogna considerare le infrastrutture esistenti che possono essere molto utili a decarbonizzare, dobbiamo catturare la CO2, bisogna puntare sull’economia circolare”, ha osservato Descalzi.

È importante “capire come andare avanti aiutando la gente che ha bisogno di questo denaro per crescere e svilupparsi”, ha affermato parlando dell’Africa che ha bisogno “di energia e sviluppo”. La questione ambientale va affrontata insieme alle questioni “economiche e sociali” perché è fondamentale “che tutte le società crescano, non solo i paesi Ocse” ma anche quelli che al momento sono indietro, ha concluso. 

AGI – L’Autorità egiziana per le centrali nucleari ha completato la presentazione dei documenti necessari per ottenere il permesso di avviare la costruzione della prima centrale nucleare in territorio egiziano, a El-Dabaa, Marsa Matrouh. La centrale dovrà generare elettricità con una capacità di 4800 megawatt (Mw). Lo ha annunciato Hisham Hegazy, capo del settore combustibili nucleari dell’Autorità, intervenendo durante una tavola rotonda sul ruolo dell’energia nucleare nel raggiungimento dello sviluppo sostenibile, organizzata dalla società russa Rosatom in coordinamento con l’Autorità per le centrali nucleari.

Nel suo intervento, riportato dai media egiziani, Hegazy ha aggiunto che l’Egitto ha un piano ambizioso per espandere i progetti di energia nucleare per generare elettricità. Il sito di El-Dabaa si trova nelle immediate vicinanze delle interconnessioni ferroviarie, stradali e di trasmissione.
 

AGI – L’economia cinese perde vigore nel secondo trimestre, segnando una crescita del 7,9% annuale. Il dato diffuso oggi dall’Ufficio Nazionale di Statistica di Pechino è al di sotto dell’attesa crescita dell’8,1%, e in rallentamento rispetto all’espansione record del 18,3% registrata nei primi tre mesi del 2021, che risente del paragone con la contrazione dell’economia dei primi tre mesi del 2020, dovuta alle chiusure per contrastare la pandemia di Covid-19.

Ora gli analisti si aspettano l’arrivo di nuove misure di stimolo da parte della autorità di Pechino, le quali però fanno sapere che non intendono inondare l’economia di liquidità. 

Nei primi sei mesi, la Cina ha registrato una crescita del 12,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre su base congiunturale, l’economia cinese è cresciuta dell’1,3%, al di sopra delle attese, contro il +0,4% del primo trimestre e più dell’atteso +1,2%.  Il dato è ampiamente in linea per raggiungere il target fissato a marzo scorso di una crescita superiore al 6% nel 2021.

L’economia cinese procede su una ripresa “stabile”, ha dichiarato il portavoce dell’Ufficio Nazionale di Statistica, Liu Aihua, ma “squilibrata”, e su cui incidono la pandemia e “instabilità esterne e incertezze”.

Sull’attività industriale pesano i prezzi delle materie prime, le carenze di approvvigionamento e i controlli sull’inquinamento, mentre i consumi interni risentono dei piccoli focolai di Covid-19.

I dati diffusi oggi mostrano anche un rallentamento della produzione industriale a giugno, cresciuta dell’8,3% rispetto all’8,8% segnato a maggio, ma al di sopra delle attese di un +7,8%. Rallentano anche le vendite al dettaglio, che a giugno hanno registrato un aumento del 12,1% contro il 12,4% di maggio, ma al di sopra di una previsione di crescita dell’11%. Al di sopra delle attese anche il dato degli investimenti fissi, cresciuti del 12,6% tra gennaio e giugno scorsi, ma lontani dal 15,4% segnato nei primi cinque mesi del 2021.

I segnali odierni di rallentamento dell’economia cinese hanno innescato speculazioni sulla possibilità che il governo possa mettere in campo nuove misure di sostegno all’economia e che la banca centrale possa varare allentamenti alla politica monetaria. Da oggi è attivo il taglio dello 0,5% ai requisiti di riserva obbligatori delle banche annunciato la settimana scorsa dalla banca centrale per sostenere l’economia reale e le aziende che devono fare i conti con l’aumento dei prezzi delle materie prime.

Nei giorni scorsi, il primo ministro Li Keqiang ha confermato che la Cina manterrà l’economia “in un range ragionevole” nella seconda parte del 2021 e farà ricorso a misure per alleviare le pressioni che gravano sulle piccole aziende. La Cina, ha detto Li, si concentrerà sul sostegno all’economia reale e sulla creazione di posti di lavoro, senza “inondare” l’economia di liquidità e mantenendo una politica monetaria prudente.