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AGI – In occasione del primo carico di Gnl dalla Repubblica del Congo, il presidente della Repubblica del Congo, Denis Sassou-N’Guesso, il presidente del Consiglio di amministrazione di Eni, Giuseppe Zafarana e l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, hanno celebrato l’avvio della produzione di Gnl nel Paese. Con questo primo carico, spiega la società in un comunicato, la Repubblica del Congo entra nel gruppo dei Paesi esportatori di Gnl, aprendosi a nuove opportunità di crescita economica e contribuendo all’equilibrio energetico globale.

 

“Il primo carico di Gnl dal Congo – ha commentato l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi – è il risultato del forte impegno di Eni e dei suoi partner e del costante supporto del Governo della Repubblica del Congo. Eni e i partner locali hanno condiviso competenze, know-how e tecnologie, garantendo ulteriori entrate al Paese e contribuendo alla sicurezza energetica dell’Europa”.

 

Il progetto Congo Lng, approvato nel dicembre 2022, ha iniziato la produzione di gas dopo solo un anno, in linea con la tempistica iniziale: un risultato reso possibile dall’approccio fasato e parallelizzato caratteristico di Eni e da un suo piano di esecuzione altamente efficiente. Il primo carico di GNL è in corso e salperà per il terminale di rigassificazione di Piombino nei prossimi giorni. Il progetto, situato nel permesso Marine XII, raggiungerà una capacità di liquefazione del gas a plateau di circa 4,5 miliardi di metri cubi all’anno e comporterà l’azzeramento del flaring dalle attività gestite nel Paese. I volumi saranno commercializzati da Eni, andando a rinforzare e ampliare il portfolio GNL dell’azienda, nel quadro del percorso verso la sicurezza e la transizione energetiche.

 

Eni è presente in Congo dal 1968 ed è l’unica azienda attiva nello sviluppo delle risorse di gas del Paese: attualmente fornisce gas alla Centrale Èlectrique du Congo (Cec), che copre il 70% della capacità di generazione elettrica del Paese. Eni è fortemente impegnata a promuovere la transizione energetica nel Paese attraverso diverse iniziative, tra cui il Centro di Eccellenza Oyo per le Energie Rinnovabili e l’Efficienza Energetica, promosso e sostenuto da Eni e gestito dal Ministero dell’Istruzione Superiore, della Ricerca Scientifica e dell’Innovazione Tecnologica della Repubblica del Congo insieme all’UNIDO (Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale). Inoltre, Eni includerà il Congo nella catena del valore della mobilità sostenibile attraverso la produzione di agri feedstock per la bioraffinazione, e promuove iniziative di cucina pulita, per ridurre il consumo di biomassa e le emissioni associate alla combustione. 

AGI – “L’ultimo stipendio lo abbiamo percepito a novembre”. È l’alba quando il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, arriva davanti a una delle portinerie di Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva di Taranto, da dove ha inaugurato la sua giornata nel capoluogo pugliese incontrando gli operai della fabbrica che cominciano il turno di lavoro del mattino, accompagnato dal neo commissario Giancarlo Quaranta. Quello delle retribuzioni in ritardo è il primo problema che i lavoratori dell’indotto pongono a Urso. “Dicembre senza stipendio, senza tredicesima e oggi ancora niente”, prosegue il lavoratore.

Poi dal gruppo di operai che si assiepa attorno a Urso, accompagnato da esponenti locali di FdI (il deputato Dario Iaia e il consigliere regionale Renato Perrini), si alzano altre voci preoccupate: “Siamo senza un euro ministro, ci viene da piangere, siamo tutti padri di famiglia, che cosa diciamo ai nostri figli? Cerchiamo una soluzione”. “Ragazzi diciamo che otto governi non hanno fatto niente, sono venuti a fare le passerelle – afferma un altro operaio rivolto ai colleghi – già che ci ha cacciato la Morselli ci ha fatto un grande favore, siamo fiduciosi” e il riferimento è all’uscita di scena dell’amministratore delegato di Acciaierie, Lucia Morselli, in conseguenza dell’entrata della società in amministrazione straordinaria decisa dal Governo con la nomina del commissario Giancarlo Quaranta.

 

 

 

“Diamo risposte ai lavoratori di Taranto” ha chiesto un altro operaio.
Urso, che ha ascoltato tutte le preoccupazioni dei lavoratori, ha risposto: “Capisco bene, so cosa significa”.

“Mi aspetto che qualcuno di voi mi ponga qualche suggerimento, qualche interrogativo, anche se necessario qualche critica, affinché possa rispondervi da subito e rispondervi con i fatti”. Ha esordito così il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, parlando stamattina ai lavoratori e delegati sindacali di Acciaierie d’Italia riuniti in una sala della fabbrica. Accanto al ministro, i commissari straordinari di Acciaierie, Giancarlo Quaranta, e di Ilva, Alessandro Danovi.

 

“Il Governo ha deciso di commissariare l’azienda con l’amministrazione straordinaria e nel farlo ha scelto una persona che voi conoscete bene da qualche decennio, perché credo che sia nato qui e quindi conosce perfettamente tutta la vita straordinaria di questo che è stato a lungo, il
più grande, importante e significativo impianto siderurgico d’Europa”, ha detto il ministro riferendosi al commissario Quaranta e alla stessa ex Ilva.

 

 

 

 

 

“Se esiste l’industria italiana, se esiste un’industria dell’automotive, degli elettrodomestici e della cantieristica, lo è perché a monte vi è stata un’industria siderurgica come Taranto che ha fornito gli strumenti perché crescesse l’industria italiana”, ha rilevato Urso.

 

Il ministro questa mattina dalle 7 incontrerà in fabbrica, nella sala del cosiddetto “parlamentino”, altri lavoratori di Acciaierie e delegati sindacali, e poi alle 8.15 sarà in Prefettura per presiedere un vertice insieme alle parti sociali, sindacati e imprese, presenti anche i commissari delle due amministrazioni straordinarie, quella di Ilva, società proprietaria degli impianti siderurgici, e quella di Acciaierie d’Italia, società che gestisce gli impianti. Urso incontrerà anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

 

 

 

AGI – Il gruppo di telecomunicazioni Iliad ha raggiunto un accordo con Kinnevik per l’acquisto di una quota del 19,8% dell’operatore svedese di telecomunicazioni Tele2 per 13 miliardi di corone (1,16 miliardi di euro). Il gruppo, si legge in una nota, acquisterà la partecipazione da Kinnevik, il maggiore azionista di Tele2, attraverso Freya Investissement. La transazione avverrà in tre fasi, con una prima chiusura di 2,9 miliardi di corone, mentre il resto è subordinato alle approvazioni normative.

 

 

In base all’accordo, Freya acquisirà da Kinnevik 20.733.965 azioni A e 116.879.154 azioni B, che rappresentano circa il 19,8% del capitale sociale di Tele2, a un prezzo medio ponderato per azione di 94,2 corone svedesi. La transazione ha ricevuto il sostegno unanime dei consigli di amministrazione di iliad, Freya e Kinnevik ed è stata suddivisa in tre tranche. Freya conferma che, dopo il completamento della Tranche 3, rimarrà al di sotto della soglia che richiede un’offerta pubblica di acquisto obbligatoria in Svezia (30% dei diritti di voto in circolazione). 

 

AGI – Whatsapp compie oggi 15 anni: divenuto lo strumento di comunicazione più popolare al mondo, ha oltre 2 miliardi di utenti. L’applicazione di messaggistica è stata creata il 24 febbraio 2009 da due ex dipendenti di Yahoo, Jan Koum e Brian Acton, e nel 2014 è entrata a far parte di Meta, acquisita da Mark Zuckerberg per circa 19 miliardi di dollari. Secondo l’ultimo studio IAB Spain Social Networking Study (2023), Whatsapp continua a essere l’applicazione più apprezzata nel suo genere, utilizzata più frequentemente e più intensamente, e la più trasversale, essendo la preferita dalle generazioni millennial, zeta e alfa.

Secondo il sito web Statista, i 2 miliardi di utenti di Whatsapp in tutto il mondo superano le rivali come la cinese WeChat (1,336 miliardi), Facebook Messenger (979 milioni) o Telegram (800 milioni). L’app ha incorporato innovazioni sempre più complesse: dalle videochiamate o note vocali, alla possibilità di creare gruppi e ora anche di lasciarli senza che tutti i membri lo sappiano. La novità più recente è la possibilità di modificare i messaggi già inviati. L’Intelligenza Artificiale (AI) ha già fatto il suo ingresso nelle nuove funzionalità, anche se, data la sua natura privata, non è ancora disponibile per tutti i membri. Gli utenti possono utilizzare la tecnologia per generare immagini e chattare con un assistente entro “limiti”.

“Le IA possono leggere ciò che viene loro inviato, ma i vostri messaggi personali rimangono crittografati dall’inizio alla fine, in modo che nessuno, compreso Meta, possa vederli”, afferma la società sul sito web, aggiungendo che metterà la tecnologia a disposizione di sviluppatori e aziende. Dal 2018 l’app offre la piattaforma Whatsapp Business per la comunicazione aziendale, con circa 200 milioni di utenti disposti a pagare centesimi per ogni conversazione con i propri clienti e che sembra essere una soluzione al problema della redditività. Meta non scompone il fatturato di Whatsapp, che secondo alcuni analisti si aggira intorno all’1% del totale, e preferisce riferirsi alla sua “famiglia di app”, che comprende Instagram e Facebook. Secondo i dati di Insider Intelligence raccolti dalla CNBC, la più alta penetrazione di Whatsapp per Paese è in Spagna, Italia e Argentina, anche se altri siti indicano Brasile e India. Non ha invece preso piede negli Stati Uniti, dove è preferito il classico messaggio di testo telefonico (SMS).

AGI – “I miei sogni, così come la mia moda, dialogano sempre con il reale. Perché non sono alla ricerca di un altro mondo da abitare, piuttosto di modi per abitare questo mondo”. È il credo di Sabato De Sarno, direttore creativo di Gucci, alla seconda collezione per la maison, che ha portato in passerella oggi a Milano Fashion Week, la sua collezione autunno inverno 2024, alla Fonderia Carlo Macchi. “Cercare un piccolo gesto sovversivo. Guardare le cose da una prospettiva diversa da quella che si dà per scontato sia la più adatta, non attenersi alle regole. Questo è il mio modo di sognare, senza fretta, visualizzando e stratificando aspirazioni come fossero i mattoni di una casa – spiega De Sarno nel manifesto della collezione -. Nella mia moda come nei miei sogni, l’esercizio è lo stesso. Cercare nelle pieghe un vuoto che vuole essere riempito. Guardare il particolare da molto vicino, prima di sentirmi libero di allontanarmi alla ricerca di una prospettiva più ampia. Cogliere lo straordinario dove si dà per scontato che si trovi l’ordinario”.

In passerella hanno sfilato cappotti in panno dalla silhouette maschile, con l’abbottonatura nascosta sul retro. Lo stesso succede su bomber, caban, chiodi di pelle. I pizzi, ritagliati e ricomposti, si intarsiano con ricami, di altri pizzi o di velluti. Le sottovesti sono un insieme di strati sovrapposti. La maglieria si arricchisce con paillettes trasparenti o con le frange di cristalli che ricreano un motivo a coste. Spazio a bags and shoes. Tra le proposte, la nuova borsa a mano con il logo piatto e bucato per lasciare intravedere cosa c’è sotto, realizzata con una nappa da abbigliamento, si chiama GG Milano. E poi, una mezza luna ispirata a motivi equestri dell’archivio Gucci, interpretata con uno spirito modernista, decorata anch’essa da un nuovo logo.

 

E ancora, una clutch arricciata e trattenuta da una barra in metallo dorato che riproduce l’iconico bambù. Infine, una bucket Bamboo dalla forma ampia e avvolgente. Gli shorts cortissimi vengono portati con stivali da cavallerizza, ma in versione allungata. Anche in un’inedita declinazione cuissardes. I mocassini Horsebit si evolvono in un sandalo plateau dalla lavorazione pregiata, imbussolato in un pezzo unico. Una collana dell’archivio, in galvanica oro e dal motivo borchiato, si intreccia con un fiocco nel tono del capo più vicino al collo. Alla fine tutti in piedi ad applaudire lo stilista napoletano, che ha ringraziato facendo un giro sulla catwalk sulle note di Mark Ronson, mandando baci verso il pubblico mentre scandiva “I’m in love”. 

 

AGI – L’amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, ha percepito nel 2023 una retribuzione di circa 13,5 milioni di euro, circa è 1,4 milioni in meno rispetto al 2022 (14,9 milioni di euro). I compensi dello scorso anno sono composti da una retribuzione base di 2 milioni di euro, che è invariata da tre anni, a cui va aggiunta una retribuzione variabile del 90% rispetto ai molto sfidanti KPI di performance a lui assegnati, che ammonta a 11,5 milioni, circa 1,4 milioni di euro in meno rispetto alla somma percepita nel 2022. Oltre alla retribuzione di base e variabile, Tavares ha inoltre ricevuto nel 2023 un incentivo per la trasformazione di Stellantis in un provider di mobilità tecnologica sostenibile, pari a 10 milioni di euro, approvato nel 2021 dal board di Stellantis nell’ambito di un piano per il raggiungimento di tappe significative e strategiche legate all’innovazione del gruppo nell’arco di cinque anni. 

 

Parallelamente sono stati attribuiti all’Ad incentivi a lungo termine pari a 13 milioni di euro che saranno assegnati a Tavares solo se saranno raggiunti nei prossimi anni specifici obiettivi di performance. Sotto la guida del Ceo, Stellantis ha ottenuto una delle migliori performance del settore automobilistico, con un margine del 12,8% nel 2023, che ha portato a una ridistribuzione di 1,9 miliardi di euro tra retribuzione variabile, bonus e partecipazione agli utili a tutti i dipendenti, per un totale di 6 miliardi di euro dalla creazione dell’azienda 3 anni fa. Stellantis è al sedicesimo posto tra le aziende più profittevoli al mondo, con amministratori delegati che guadagnano fino a 6 volte di più rispetto all’amministratore delegato di Stellantis ed è tra le 20 maggiori aziende quotate in borsa al mondo per fatturato. 

 

Il presidente di Stellantis, John Elkann, ha invece percepito lo scorso anno compensi complessivi per quasi 4,82 milioni, circa 1 milione in meno rispetto ai 5,85 milioni del 2022. I compensi di Elkann sono costituiti da una parte fissa di circa 924 mila euro, fringe benefits per 684 mila euro e una parte variabile per circa 3,2 milioni. 

AGI – L’effetto Nvidia mette il turbo ai mercati, che pure non nascondono un pò di preoccupazione dopo i verbali della Federal Reserve, da cui emerge che la banca centrale americana non ha fretta di tagliare i tassi. Il titolo di Nvidia vola quasi del 10% nell’after hour, dopo aver chiuso a -2,85% a Wall Street, sulla scia di una trimestrale che ha superato le attese.

“Un punto di svolta”

La società di chip più ricca al mondo ha annunciato che i suoi ricavi nel quarto trimestre sono saliti del 265%, prevedendo vendite ancora più forti nei tre mesi in corso grazie agli investimenti nell’intelligenza artificiale, che ha definito un “punto di svolta”. L’annuncio ha completamente cambiato l’andamento dei mercati, imprimendo una sterzata al titolo dell’azienda, Anche Wall Street, che era in rosso, si è ripresa nel finale e ha chiuso mista, con il Dow Jones a +0,13%, lo S&P 500 a 0,13% e il Nasdaq a -0,32%. Oggi però, dopo Nvidia, i future a Wall Street hanno completamente invertito la tendenza e avanzano, con quelli sul Nasdaq a +1,5%. Anche i rendimenti sui Treasury, che dopo le minute della Fed di ieri sera erano in rialzo, coi tassi sui mutui trentennali a stelle e strisce sopra il 7%, frenano, pur restando su livelli elevati, col 10 anni al 4,3%e il 2 anni al 4,64%.

Come vanno gli indici asiatici

In Asia, Nvidia spinge Tokyo in rialzo di oltre il 2%, sopra quota 39mila punti, sopra il massimo storico registrato a dicembre del 1989. Bene, anche se con rialzi più contenuti, gli altri indici asiatici, con i titoli azionari cinesi ben intonati ma sotto ai massimi pluriennali raggiunti nei giorni scorsi, sulla scia degli sforzi di Pechino di aumentare la fiducia del mercato. “Gli utili di Nvidia hanno superato il sentiment rafforzato e hanno allentato le preoccupazioni sulle valutazioni elevate, fornendo spazio al tema dell’intelligenza artificiale per continuare a guidare i mercati”, commentano gli analisti di Saxo Markets in una nota di ricerca.

Le minute della Fed

Va comunque segnalato che, senza Nvidia, nella giornata di ieri Wall Street avrebbe chiuso negativa, dopo le minute della Fed sulla riunione del 30-31 gennaio, in cui la maggior parte degli esponenti del Fomc presenti erano preoccupati per i rischi legati a un taglio dei tassi di interesse troppo anticipato. Ciò ha rafforzato l’opinione tra i trader che una riduzione dei tassi non sia imminente, con i prezzi di mercato che suggeriscono una probabilità su tre per un primo taglio a maggio. Sul fronte valutario il biglietto verde è sceso leggermente dai massimi da tre mesi raggiunto la scorsa settimana, quando l’indice del dollaro americano, che replica la moneta Usa rispetto a sei valute rivali, ha raggiunto quota 104,97. Oggi in Asia il prezzo del dollaro è piatto a quota 103,99. L’euro è poco mosso sopra 1,08 e lo yen lievemente in rialzo ma sopra quota 150 sul biglietto verde.

I dati macro in arrivo 

Oggi c’è attesa per l’uscita di diversi dati sui Pmi e in particolare per quelli dell’Europa e della Germania, che rischia di entrare in recessione tecnica nel primo trimestre. Ieri il governo tedesco ha tagliato le sue previsioni di crescita per il 2024, avvertendo che la locomotiva d’Europa si trova “in acque difficili” a causa di una serie di venti contrari. Il portavoce del governo Steffen Hebestreit ha dichiarato in una conferenza stampa a Berlino che la crescita del Pil in Germania quest’anno sarà di appena lo 0,2%, contro l’1,3% precedente.

 

Intanto in Asia i prezzi del petrolio avanzano, dopo aver chiuso in rialzo a New York per i timori di una contrazione dell’offerta. I future sul Wti salgono sopra 78 dollari al barile e quelli suo Brent crescono oltre quota 83 dollari. I contratti petroliferi legati alle consegne a breve termine sono scambiati al premio più elevato degli ultimi mesi rispetto ai contratti con scadenza successiva, una struttura di mercato nota come Backwardation e considerata il segno di un mercato scarsamente rifornito. Questo indica che i mercati si stanno restringendo, ha detto l’analista di Ubs Giovanni Staunovo, aggiungendo che le scorte di greggio sono diminuite nell’hub commerciale di Amsterdam-Rotterdam-Anversa mentre le scorte di prodotti sono diminuite a Fujairah la scorsa settimana. A sostenere il mercato sono anche le raffinerie statunitensi che mostrano segni di ripresa dalla manutenzione dopo essere crollate ai livelli operativi più bassi da dicembre 2022, stimolando l’accumulo di scorte di greggio.

AGI – Israele sta pagando un prezzo economicamente molto alto per la guerra a Gaza visto che il Pil nell’ultimo trimestre ha registrato un calo di quasi il 20%. Rispetto al terzo trimestre, secondo i dati dell’ufficio di statistica, è diminuito invece del 5,2%. Gli osservatori internazionali hanno notato che tale frenata del Pil con una discesa del 19,4% oltre le attese degli analisti, si è verificata in modo brusco e repentino quando 300 mila riservisti israeliani sono stati richiamati per combattere in seguito all’attacco di Hamas del 7 ottobre e hanno cosà lasciato il proprio posto di lavoro e le loro attività per intraprendere mesi di servizio militare. Va considerato inoltre che in seguito all’attacco del 7 ottobre, Israele ha anche imposto severe restrizioni al movimento dei lavoratori palestinesi dalla Cisgiordania al Paese. Un duro colpo per il settore edile, che ha causato una carenza di manodopera ossia un ulteriore freno alla crescita economica: lo dimostra il fatto che gli investimenti fissi delle imprese sono crollati del 67,8%.

 

Eppure secondo le stime ufficiali, il 2023 si è chiuso positivamente per l’economia di Tel Aviv con un aumento del 2% rispetto all’anno precedente. Ma nel 2022, la crescita fu più consistente e nell’ordine del 6,5%. Mentre il Pil è calato, la spesa pubblica ha registrato un’impennata, cresciuta dell’88% nei tre mesi successivi allo scoppio della guerra rispetto al trimestre precedente. Parallelamente, i consumatori hanno speso il 27% in meno, mentre le importazioni di beni e servizi sono diminuite del 42%, e le esportazioni calate del 18%. Il Pil pro capite, tradizionalmente forte nell’economia tecnologicamente avanzata e superiore a quello del Regno Unito e della Francia, è sceso dello 0,1% nel 2023, mentre la popolazione è cresciuta del 2,2%. A peggiorare le aspettative anche la bocciatura dell’agenzia di rating Moody’s che ha abbassato il rating sovrano di Israele da A1 ad A2 a causa delle preoccupazioni sulla guerra a Gaza, in particolare sulla durata del conflitto e sul suo impatto più ampio sull’economia del Paese.

 

Le prospettive non sono incoraggianti: secondo la banca di Israele, il conflitto costerà al paese circa 255 miliardi di shekel (70,3 miliardi di dollari) entro la fine del 2025, pari a circa il 13% del Pil. Già a novembre, l’istituto centrale aveva tagliato le stime dal 3 al 2%, e a gennaio l’inflazione su base annua è rallentata al 2,6% a gennaio (ai minimi da due anni), dal 3% di dicembre, un possibile segnale di indebolimento dell’attività economica. A seconda della durata del conflitto e della sua eventuale estensione ad altri fronti, si prevede che l’economia crescerà fino al 2% nel 2024. Ma ci si aspetta una forte ripresa nel 2025, con il Pil che potrebbe arrivare a correre al 5%. Dopo il rallentamento dell’economia e il ritorno dell’inflazione nel range dell’obiettivo dell’1-3%, tutto farebbe pensare che sia imminente un’altra riduzione dei tassi da parte della banca entrale dopo il taglio di un quarto di punto di gennaio. Ma gli analisti sostengono che i responsabili politici intendano invece rimanere cauti e perseguire per ora il loro obiettivo principale: mantenere la stabilita’ finanziaria. La prossima decisione sui tassi di interesse è prevista per il 26 febbraio. 

AGI – L’inizio della costruzione della fabbrica Tesla in Messico sembra imminente. Secondo Samuel Garcia, governatore dello stato messicano di Nuevo Leon, la costruzione dello stabilimento inizierà al più tardi a marzo. Samuel Garcia ha parlato al quotidiano messicano “Milenio”, riferendosi a una conversazione avuta con la direzione della fabbrica Tesla. Dalla fine di ottobre, il produttore americano di auto elettriche ha tutte le autorizzazioni necessarie per iniziare a costruire la sua fabbrica in Messico. Finora, però, sul posto non è successo nulla.

 

L’amministratore delegato di Tesla, Elon Musk, ha dichiarato in autunno che la sua azienda non aveva particolare fretta: “Stiamo gettando le basi per iniziare la costruzione e fare tutti gli elementi a lungo termine, ma penso che vogliamo avere un’idea di come sia l’economia globale prima di lavorare a pieno ritmo sulla fabbrica in Messico”, ha detto Musk. Alla luce di queste preoccupazioni, non è ancora riuscito a fornire un cronoprogrammazione lo stabilimento in Messico. Il produttore statunitense di auto elettriche ha annunciato la costruzione dello stabilimento nello stato messicano di Nuevo Leon all’inizio di marzo 2023. All’epoca si parlava di investimenti per un totale di cinque miliardi di dollari.

AGI – Il Governo incontrerà questa sera alle 18 le associazioni delle imprese dell’indotto del siderurgico di Taranto e alle 19.15 le sigle sindacali metalmeccaniche per un punto di situazione su Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva. A Taranto, invece, dalle 16.30 ci sarà un presidio sotto la Prefettura indetto dal sindacato Usb. Al Governo, sindacati e mondo delle imprese chiederanno che accade adesso per l’azienda e per l’indotto, che è in attesa di vedersi riconoscere i crediti milionari accumulati a causa dei mancati pagamenti di Acciaierie.

 

Il Governo ha approntato delle misure per l’indotto con un dl specifico, ma sarebbero al momento incagliate a causa della mancata trasmissione da parte di AdI a Sace delle informazioni necessarie ad attivare le garanzie sui crediti. La convocazione dell’Esecutivo, che risale ai giorni scorsi, coincide con l’ennesimo scontro delle ultime ore che contrappone Acciaierie a Invitalia, che della società è azionista pubblico di minoranza.

Invitalia chiede l’amministrazione straordinaria

Ieri sera Invitalia ha annunciato di aver chiesto al ministero delle Imprese l’avvio della procedura per l’amministrazione straordinaria di Acciaierie. Adesso i passi successivi sono le decisioni del Mimit e del Tribunale di Milano relativamente allo stato di insolvenza della società. Acciaierie, da parte sua, ha risposto con una domanda al Tribunale di concordato con riserva per tutte le società che costituiscono la holding di AdI. Strumento, questa tipologia di concordato, che l’impresa insolvente può stipulare con i propri creditori al fine di cercare una soluzione per entrambe le parti coinvolte. 

 

Tuttavia il decreto legge 4/2024, quello che ha rafforzato la possibilità che Invitalia chieda l’amministrazione straordinaria, già prevista da un altro decreto di gennaio 2023, stabilisce tra l’altro che dalla data della presentazione dell’istanza di accesso all’amministrazione straordinaria da parte dei soci e sino alla chiusura della procedura, sono interdette la presentazione e la prosecuzione delle domande di accesso a uno degli strumenti di regolazione della crisi o dell’insolvenza.

La decisione del giudice di Milano

Appena venerdì scorso, inoltre, il giudice del Tribunale di Milano, Francesco Pipicelli, ha rigettato la richiesta di misure cautelari e protettive avanzata da Acciaierie per tutelarsi rispetto ai principali creditori e a vantaggio della composizione negoziata della crisi, spinta da Acciaierie in alternativa all’amministrazione straordinaria. Ha scritto infatti il giudice Pipicelli che per giustificare “un provvedimento giudiziale di compressione delle azioni cautelari ed esecutive dei creditori sul patrimonio del debitore”, serve “una concreta, attendibile e realistica prospettiva di risanamento dell’impresa”. Che nel caso di Acciaierie per il giudice non c’è.

 

Per il magistrato, infatti, “una prognosi positiva allo stato non pare sussistere, in quanto la situazione finanziaria attuale, l’assenza di disponibilità di soci o di terzi a rifinanziare AdI spa, non sembrano consentire all’impresa ricorrente di avere una liquidità di cassa a breve per l’acquisto di materie prime e per la stessa sopravvivenza della continuità aziendale diretta, per un tempo limitato idoneo a condurre le complesse trattative con un ceto creditorio variegato e multiforme”.

 

D’altra parte, ha scritto ancora il magistrato, anche l’esperto incaricato per la composizione negoziata della crisi, Cesare Giuseppe Meroni, “è netto nel ritenere l’assenza in concreto della sussistenza di concrete e ragionevoli prospettive di risanamento”. Lo stesso giudice, nei giorni precedenti, ha anche rigettato la richiesta di Acciaierie finalizzata a bloccare Invitalia dal chiedere al Mimit l’amministrazione straordinaria e dichiarato che non c’è anticostituzionalità nel dl del 2023 che prevede che un socio pubblico possa chiederla.