Newsletter
Ultime News
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Oltre 100 tra tasse, tributi e contributi pesano sui contribuenti italiani ma l'85% degli incassi arriva per lo Stato da appena una decina di voci. Commenta il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo: "Con una seria riforma fiscale basterebbero poco più di 10 imposte per consentire ai contribuenti italiani di beneficiare di una riscossione più contenuta, di lavorare con più serenità e con maggiori vantaggi anche per le casse dello Stato che, molto probabilmente, da questa sforbiciata vedrebbero ridursi l'evasione".

Le imposte che pesano di più sui portafogli dei cittadini italiani sono due e garantiscono oltre la metà (il 55,4 per cento) del gettito totale: sono l'Irpef e l'Iva. Nel 2017 la prima (Imposta sul reddito delle persone fisiche) ha garantito all'erario un gettito di 169,8 miliardi di euro (il 33,8 per cento ovvero un terzo del totale) mentre la seconda (Imposta sul valore aggiunto) ha consentito di incassare 108,8 miliardi di euro (21,6 per cento). Per le aziende l'imposta più pesante è l'Ires (Imposta sul reddito delle società), che l'anno scorso ha consentito all'erario di incassare 34,1 miliardi di euro.

Di particolare rilievo anche il gettito riconducibile all'imposta sugli oli minerali che è stato pari a 26 miliardi e quello ascrivibile all'Irap (Imposta regionale sulle attivita' produttive) che ha assicurato 22,4 miliardi di euro. "Se si considera che il livello dei servizi presente nel nostro Paese è molto modesto – dichiara il segretario della Cgia, Renato Mason – è necessario che il Governo inizi seriamente a ridurre il carico tributario. Con la manovra di bilancio presentata nei giorni scorsi è cominciato un percorso di riduzione delle tasse sulle partite Iva. Un fatto sicuramente positivo, ma ancora insufficiente".

Oltre al peso fiscale eccessivo, la Cgia giudica "inaccettabile il grado di complessità raggiunto dal fisco", che, sostiene l'organizzazione, "scoraggia la libera iniziativa e la voglia di fare impresa". Secondo la Cgia non è poi "nemmeno più rinviabile una riflessione sull'assetto" della magistratura tributaria. "Non è un caso", conclude Mason, "che molti operatori stranieri non investano da noi proprio anche a causa dell'eccessiva ridondanza del nostro sistema burocratico. Incomunicabilità, mancanza di trasparenza, incertezza giuridica e adempimenti troppo onerosi hanno generato un velo di sfiducia tra imprese e Pubblica amministrazione che non sarà facile rimuovere in tempi ragionevolmente brevi". 

Ryanair ha una manciata di giorni per rispondere alle contestazioni dell’Antitrust che vuole la sospensione della decisione di fa pagare il bagaglio a mano a partire dal prossimo primo novembre. Secondo l’Autorità della concorrenza, che già lo scorso 20 settembre aveva avviato un procedimento nei confronti della compagnia aerea low-cost sulla nuova policy, si tratta di una procedura scorretta sia nei confronti dei passeggeri che delle altre compagnie aeree. Nel mirino dell’Authority anche la compagnia low cost ungherese Wizzair che, ha seguito le orme di Ryanair in questa nuova politica commerciale.

Cosa contestato l'Antitrust

L'Autorità indaga sulla possibilità che si tratti di una pratica commerciale scorretta. In particolare viene contestato che la nuova policy prevede l’inclusione nella tariffa standard della sola “borsa piccola” di dimensioni non eccedenti 40 cm x 20 cm x 25 cm, mentre viene richiesto un supplemento per trasportare il “bagaglio a mano grande” (il trolley), sia in cabina, con l’acquisto della 'Priority', che in stiva, convertendo il trolley in bagaglio registrato di 10 kg.

La nuova policy fornirebbe una falsa rappresentazione del reale costo del biglietto aereo attraverso lo scorporo dalla tariffa standard di un onere non eventuale ma prevedibile (il trasporto del trolley finora consentito) inducendo in errore il consumatore medio circa il prezzo effettivo del servizio di trasporto offerto. Di conseguenza falserebbe la comparazione con le tariffe proposte dalle altre compagnie, che includono nell'offerta la possibilità di trasportare il bagaglio a mano, alterando quindi la trasparenza tariffaria.

E’ stato quindi avviato un sub-procedimento cautelare, in considerazione del pericolo di un danno grave e irreparabile ai consumatori costretti a corrispondere dal primo novembre un supplemento rispetto alle tariffe standard del vettore, per un servizio – uno spazio per il bagaglio a mano – che rappresenta un elemento essenziale del contratto di trasporto. Le ripetute modifiche delle regole e condizioni per il trasporto del bagaglio a mano potrebbero inoltre esporre i consumatori al rischio di incorrere in ulteriori sovra costi, previsti per il mancato rispetto delle nuove condizioni, nel caso in cui si presentino al gate con un bagaglio a mano non registrato.

Analogamente, è stato avviato un diverso procedimento istruttorio – con contestuale avvio del subprocedimento cautelare – nei riguardi di Wizzair che sempre dal primo novembre modificherà in modo speculare la propria policy bagagli a mano, richiedendo ai consumatori un supplemento per il trasporto del trolley in cabina.

Cosa prevede il nuovo regolamento Ryanair

Dal primo novembre non sarà più possibile viaggiare con un trolley di dimensioni ridotte gratuitamente, neanche imbarcandolo in stiva come è invece oggi, ma si dovrà comunque pagare. Le soluzioni – si legge su Ryanair.con – saranno due: pagando il biglietto con il supplemento priority da 6 euro si potranno portare a bordo una borsa o uno zaino e il trolley, senza la priorità invece si potranno portare con sé solo borse e zaini e si dovrà comunque pagare l'imbarco della valigia per quanto di dimensioni e peso ridotti (massimo 10 chili). Se il trolley verrà registrato al momento dell'acquisto del biglietto il costo sarà di 8 euro, successivamente (fino a 40 minuti prima dell’orario di partenza previsto) sarà di 10 euro.

Il bagaglio registrato da 10kg dovrà essere depositato al banco consegna bagagli prima di passare il controllo di sicurezza. I passeggeri che non hanno aggiunto alla prenotazione il bagaglio a mano da 10kg registrato possono acquistarlo all’aeroporto: se acquistato al banco deposito bagagli, il costo sarà di €20, altrimenti, se acquistato al gate di imbarco, il costo sarà di €25. 

L'obiettivo è quello di convincere i passeggeri a spedire il bagaglio per ridurre il più possibile i tempi di imbarco ed evitare ritardi nella partenza dei voli. Secondo quanto afferma la compagnia in una nota, il 60% dei viaggiatori non sarà interessato dai cambiamenti.

Il Word Happines Report è un’indagine eseguita ogni anno con l’obiettivo di stilare una classifica dei 156 paesi analizzati sulla base della felicità dei propri cittadini.

La felicità quindi, viene spacchettata, contestualizzata, scientificamente analizzata attraverso sei parametri ben precisi: reddito, speranza di vita in buona salute, sostegno sociale, libertà, fiducia e generosità dei propri abitanti. Bene, tra le prime posizioni di questa classifica non manca mai la Danimarca, vera oasi di benessere al centro dell’Europa.

Il bilancio (non economico) della Danimarca

Un governo stabile con un bassissimo tasso di corruzione, sanità e istruzione di altissima qualità, tasse molto alte sì, ma a fronte di una serie di servizi di prim’ordine. I danesi poi sono tra i primi nel mondo a sperimentare un nuovo, cosiddetto, Work-Life-Balance, ovvero un equilibrio più sano tra il lavoro e il tempo libero.

Le ore di lavoro ufficiali infatti in Danimarca sono 37 a settimana, ma solo i più stakanovisti le raggiungono. Eppure non parliamo di un popolo di fannulloni, ma di un nuovo metodo di misurazione del lavoro basato sulla qualità piuttosto che sulla qualità.

Come funziona

Dal lunedì al giovedì, allora, alle 16 tutti a casa, il venerdì anche prima. Straordinari non solo aboliti, ma visti male. Sono le ragioni per cui, secondo Business Insider, “restare più a lungo solo per fare buona impressione ha un effetto abbastanza negativo e mette in discussione l’efficienza, come anche la capacità di gestire il proprio tempo da parte dei dipendenti”. Qualità, appunto: il segreto di un Paese che, nonostante gli orari ridotti, risulta essere uno dei più produttivi dell’Unione Europea.  Non sono solo i dati economici a dire che un dipendente più rilassato sia anche un dipendente più produttivo. Lo sostiene anche una ricerca: i lavoratori felici sono il 12% più efficienti.

In Italia sappiamo bene che la situazione è diametralmente opposta, così come i relativi risultati. Come scriveva a febbraio Il Fatto Quotidiano, in un anno lavoriamo 354 ore in più di un collega tedesco, 243 in più di uno francese. Il mondo del lavoro cambia e sembra che il nostro Paese difficilmente riesca a restare al passo.  

"Penso che internet nella sua attuale incarnazione sia una macchina che conferma i pregiudizi". Lo ha affermato il ceo di Amazon, Jeff Bezos, intervenuto a San Francisco durante la conferenza Wired 25. L'uomo più ricco del pianeta si è detto "preoccupato", in particolare, che i social media possano essere "molto utili ai regimi dispotici per far rispettare la loro volontà".

Il web come strumento di conferma e amplificazione dei pregiudizi degli utenti: non è un concetto nuovo. è una preoccupazione comune a molti osservatori ed esperti, primo tra tutti il padre del web Tim Berners Lee. A rimarcarla, pero', questa volta è una delle più grandi compagnie digitali del mondo, per bocca del suo fondatore.

"Una tecnologia che aumenta il bias", la distorsione cognitiva che tende a rafforzare le proprie convinzioni, "non è una buona cosa. Porterà a un maggiore tribalismo". Il problema, però, spiega Bezos, non è lo strumento ma il suo utilizzo: "Sono stati scritti libri malvagi che hanno condotto a cattive rivoluzioni. Con i libri sono stati creati regimi fascisti, ma questo non significa che il libro sia cattivo. La società, alla fine, sviluppa una risposta immunitaria agli usi negativi delle nuove tecnologia, ma ci vuole tempo".

Secondo Bezos, i social media sono ancora immaturi. E gli attuali problemi che riguardano la loro influenza (sulla politica e non solo) saranno prima o poi corretti. "A causa della tecnologia, succederanno tante cose che non ci piaceranno, ma non è una cosa nuova, è sempre stato cosi'". "Scopriremo" come uscirne. Ma la soluzione, conclude, "non è "fermare il progresso tecnologico".

All'indomani del varo della manovra e del Dl fiscale, la Borsa di Milano ha aperto positiva e lo spread  tra Btp e Bund tedeschi è in calo a 301 punti, contro i 305 della chiusura di ieri. Il rendimento del decennale arretra al 3,521%. In avvio di contrattazioni, l'indice Ftse Mib guadagnava lo 0,14%. Tra i titoli, A2A +1,48%, Buzzi Unicem -1,85%, Pirelli -1,21%.

C'è ancora tempo per rimettere le cose a posto. È questo il messaggio che giunge all'Italia dall'Indonesia dove si è tenuto il meeting annuale di Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale. Nel corso della tre giorni di incontri e discussioni sui principali temi dell'agenda mondiale, il 'caso-Italia' è stato tra gli argomenti più trattati.

La Commissione Ue si aspetta un cambio di rotta della maggioranza di governo sulla manovra prima di usare la clava della bocciatura del bilancio, cosa mai successa in precedenza. Per questo da Bali sono arrivate le parole concilianti del Commissario agli Affari economici Pierre Moscovici. "Non vogliamo entrare in conflitto con l'Italia" e il reddito di cittadinanza "si può fare anche senza aumentare il deficit. è una questione di scelte politiche", ha detto. Parole differenti rispetto a quelle pronunciate nella lettera del 5 ottobre scorso quando la Commissione espresse al governo "seria preoccupazione" per le cifre contenute nel Def.

Le diplomazie in Indonesia hanno lavorato molto per cercare di trovare una sponda nel ministro dell'Economia, Giovanni Tria che si è mostrato dialogante con le istituzioni. Il titolare di via XX settembre tuttavia deve fare i conti in patria con la decisa maggioranza gialloverde che vuole portare a casa (quasi) tutte e subito le promesse principali contenute nel contratto di governo.

Entro domani il governo dovrebbe mandare il documento programmatico di bilancio a Bruxelles. Senza modifiche la Commissione respingerà il testo – che in Europa non piace a nessuno nemmeno ai paesi 'amici' del governo Conte – sperando poi nel lavoro parlamentare per rendere più allineata alle regole europee la manovra del popolo come l'ha ribattezzata il vicepremier Luigi Di Maio. Fiducioso nel lavoro del Parlamento si è detto ieri il presidente della Bce, Mario Draghi, nel corso di una conferenza stampa dove l'Italia i suoi conti pubblici e lo spread sono stati i protagonisti assoluti.

"Sono ottimista su un accordo. Bisogna stare tranquilli e abbassare i toni e avere fiducia in un compromesso senza drammatizzare", ha detto il presidente dell'Eurotower insolitamente loquace e disponibile a rispondere alle domande su un Paese membro dell'Eurozona. "Le parole sono cambiate tante volte aspettiamo i fatti", ha rimarcato invitando a moderare toni e parole. Quelle parole, ha spiegato, che hanno fatto schizzare in alto lo spread tra i Btp italiani in confronto con quelli tedeschi a danno "di famiglie e imprese".

Uno spread che secondo il Financial Times potrebbe far ripiombare in recessione il Paese anche alla luce del prossimo giudizio sul nostro paese di Moody's e Standard and Poor's. Ipotesi non condivisa dal presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro. "Questi livelli di spread non portano a una recessione" mentre per il direttore finanziario, Stefano Del Punta, un eventuale downgrade a fine mese certamente "non sarebbe una buona notizia ma il mercato in qualche modo sta già scontando il rischio". 

Governo al lavoro sulla legge di bilancio con i tempi sempre più stretti. Lunedi 15 ottobre alle 18 si terrà il Consiglio dei ministri sul decreto fiscale e sul Documento programmatico di bilancio, cornice della manovra.

Secondo più fonti l'obiettivo è di chiudere tutto lunedì ma non è ancora stato trovato un accordo tra M5S e Lega sulla pace fiscale. Il varo del dl fiscale potrebbe quindi slittare anche se il Dpb, che contiene la quantificazione delle misure, deve essere inviato a Bruxelles entro il 15 ottobre. La manovra invece deve essere trasmessa alle Camere entro il 20 e non è escluso che un secondo Cdm si possa tenere prima di quella data, presumibilmente giovedì. 

Conte si dice soddisfatto

Il premier Giuseppe Conte conferma la riunione di lunedì e si dice soddisfatto del lavoro fatto: "Nel pomeriggio abbiamo il Consiglio dei ministri dove porteremo ovviamente in deliberazione il decreto fiscale e il disegno di legge sul bilancio. Sicuramente – spiega – ci riuniremo anche prima per concordare gli ultimi dettagli su questi due testi normativi molto importanti".

"Sono convinto e soddisfatto del lavoro fatto. – aggiunge in visita a Bologna – Noi stiamo invertendo il trend che ci portava in zona recessione, in una prospettiva di completa recessione, quindi ho avvertito anche la responsabilità, come massima autorità di governo, di invertire questo trend e puntare invece decisamente sulla crescita, crescita economica ma significa anche sviluppo sociale del Paese".

Il presidente del consiglio si dice anche fiducioso sui giudizi dell'Europa: "A me interessa innanzitutto il metodo, prima bisogna sedersi ad un tavolo, analizzare i contenuti e dobbiamo avere il tempo di poter spiegare come l'abbiamo impostata. – dice – Non esiste, se non attraverso pregiudizi, una valutazione preventiva quindi lasciateci il tempo di sedere attorno ad un tavolo con i nostri interlocutori europei e di spiegare la nostra manovra. Sono convinto di poterli persuadere", conclude. 

Salvini: "Abbiamo tutti contro"

Il ministro degli Interni e vicepremier Matteo Salvini da Trento assicura che "nella manovra economica deve essere smontata la legge Fornero e quindi bisogna ridare le pensioni agli italiani". "Non sono un piangina", aggiunge poi Salvini che fa notare che "abbiamo tutti contro, tutti: la Commissione europea, il Consiglio Europeo, la Banca d'Italia, la Corte dei Conti, il presidente dell'Inps. Chiunque abbia interesse a non mollare la poltrona ce l'ha con Salvini, con il governo, con Conte". Insomma, dice il vicepremier e ministro dell'Interno, "gente che non ha fatto una mazza per vent'anni, è quattro mesi che rompe le palle ogni quarto d'ora". "Lunedi' – conclude – si partirà con il decreto fiscale". 

I nodi da sciogliere

Prosegue infatti la trattativa tra M5s e Lega sul dl. Da una parte i pentastellati dicono no a un'operazione che potrebbe configurarsi come un vero e proprio condono, dall'altra il partito di Salvini prende tempo ma tira diritto con l'intento di portare a casa un provvedimento che sia coerente con quanto promesso all'elettorato. Decisivo sarà il vertice politico annunciato da Conte prima del Cdm per riuscire a trovare la quadra sulla pace fiscale, cavallo di battaglia della Lega.

L'unico a fornire dettagli ieri è stato il sottosegretario alle Infrastrutture, Armando Siri (Lega). Secondo Siri la soluzione potrebbe essere vicina: i contribuenti in regola con il Fisco e che hanno difficoltà economiche potranno sanare il proprio debito vedendosi applicare un'aliquota al 25% sull'imposta dovuta senza pagare interessi e sanzioni.

L'altro nodo da sciogliere resta la soglia di debito da fissare entro cui il contribuente che ha un contenzioso con il fisco potrebbe accedere alla sanatoria: il punto di caduta potrebbe essere 200.000 euro. Secondo quanto si apprende la Lega continua a puntare a un tetto di 500.000 euro ma i pentastellati premono per scendere a 200.000 euro. Infine si sta lavorando per allargare lo stralcio delle cartelle fino a 1.000 euro oltre il 2010. Al momento le bozze del decreto circolate prevedono lo stralcio per i carichi affidati alla riscossione dal 2000 al 2010. Non si tratterebbe solo di debiti tributari ma anche di multe stradali e di tributi locali.

Fin da bambina sognava di fare il giro del mondo in barca a vela, a 28 anni ha battuto tutti i record mettendoci meno di 72 giorni e durante questa esperienza ha maturato la consapevolezza che anche le risorse del nostro pianeta, come quelle che aveva stivato in barca per viverci 3 mesi, sono destinate a finire. Esattamente come quello di una navigatrice oceanica, anche il futuro dell'umanità è a rischio se non saprà gestire bene quello che le resta, senza sprecare nulla e cercando di riutilizzare quello che apparentemente non serve più.

È su quella barca, mentre affrontava le insidie degli oceani, che è nata l’idea di “economia circolare” alla quale l’inglese Ellen Macarthur, 42 anni e un vivace sguardo blu in un viso da ragazza, dedica tutte le sue energie attraverso la fondazione che porta il suo nome e che ha sede nell'isola di Wight. Lo ha raccontato, con il grande entusiasmo che la caratterizza e che tantissime personalità e imprese ha convinto nel mondo intero, in questa intervista all'Agi.

Macarthur, che nel 2005 è stata insignita dalla Regina dell'onorificenza di “Dame commander” dell'ordine dell'Impero britannico, ma tre anni dopo anche della Legion d'onore dal presidente della Repubblica francese, non vuole parlare di Unione europea ma non si trattiene, off the record, da un'espressione sconsolata sulla Brexit: “che dramma!”.

Ellen Macarthur, da giovanissima ha coronato il suo sogno di veleggiare solitaria intorno al mondo: in che modo questa sua esperienza è legata al suo attuale impegno, ormai decennale, a favore dell'economia circolare?

“Da quando avevo 4 anni, l’unica cosa che ho desiderato era fare il giro del mondo a vela. Quando poi davvero ci riesci, e prepari una barca per andare in mare per 3 mesi, devi mettere in quella barca tutto quello che serve per la tua sopravvivenza. E quando sei a 2.500 miglia dalla città più vicina, cominci davvero a capire che tutte le risorse che hai intorno a te sono destinate a finire, che sono tutto quello che hai: poi basta. Ho presto trasferito questa nozione di ‘finitezza’ delle risorse provata in barca all'economia globale e ho pensato: le risorse che abbiamo a disposizione sono destinate a finire, ci sono una volta sola nella storia dell'umanità e noi le stiamo sprecando! Non può funzionare a lungo termine. Questo mi ha portato a scavare più a fondo per vedere se si poteva trasformare questo concetto in un successo per l'economia globale”.

C'è stato in questi anni un aumento della consapevolezza e un cambiamento dei comportamenti su questi temi?

“L'idea di economia circolare che si sta diffondendo è quella di un modello economico diverso. Quando abbiamo cominciato (con la Fondazione, ndr) abbiamo cercato di agire come catalizzatori di un'idea nei campi in cui può avere effetti positivi sproporzionati. E anche solo negli ultimi 12 mesi abbiamo visto per esempio che i riferimenti su Google sulla circolarità sono passati da 9 milioni l'anno scorso a 51,8 milioni quest'anno: una crescita esponenziale. Penso che sia causata dal fatto che l’economia circolare rappresenta un'opportunità, significa costruire un’economia resiliente, di recupero e rigenerazione. Significa superare il modello lineare, che per quanto lo si possa rendere efficiente alla fine ti fa cadere nel precipizio. La circolarità permette la creazione di un sistema di recupero e rigenerazione attraverso il design, l'innovazione, attraverso modelli di business diversi, la gestione dei rifiuti e dell'inquinamento. Permette la costruzione di un sistema che rigenera sistemi naturali, che crea più valore per l'attività economica e per i paesi e la creazione di più opportunità di lavoro resistenti alle crisi. Permette, insomma, la costruzione di un sistema completamente nuovo e questo rappresenta una grande opportunità”.

Qual è il potenziale giro di affari e di creazione di posti di lavoro dell’economia circolare?

“Abbiamo prodotto molti studi come Fondazione sulle opportunità economiche dell'economia circolare, e siamo nell'ordine dei trilioni di euro (migliaia di miliardi, ndr). Il valore è creato attraverso una gestione nuova di rifiuti e inquinamento, oltre che cercando di mantenere i prodotti e i materiali in uso il più lungamente possibile e attraverso sistemi naturali rigeneranti. Si crea molto più valore con la costruzione di un sistema rigenerativo piuttosto che spremendo fino all'ultimo le risorse esistenti in un sistema lineare già defunto”.

Negli ultimi anni, anche le grandi imprese si sono impegnate di più su queste esigenze. Qual è il ruolo che possono giocare nella transizione verso una economia circolare?

“All'inizio, quando abbiamo cominciato a dialogare con le grandi imprese, si cercava di capire quale sarebbe stato il loro futuro modello di business. Fin da subito abbiamo coinvolto le imprese, addirittura prima di avere gli studi economici, con l'idea che passare dal sistema lineare a quello circolare avrebbe potuto creare valore anche per loro. Gli studi economici ci hanno dato ragione e le imprese in giro per il mondo hanno cominciato a cercare di capire che cosa il passaggio avrebbe significato per la loro attività, oltre alla riduzione dell'energia da utilizzare.  Si sono messi a studiare il modo in cui sbloccare questo valore potenziale, considerando le relazioni fra i vari aspetti, come si devono adeguare le regole, i settori economici, i consumatori, e come designer e produttori possono lavorare insieme per costruire il nuovo sistema”.

Quali sono i settori economici più coinvolti? Quello dell'energia in particolare?

“Direi che abbiamo avuto dialoghi approfonditi con la maggior parte dei settori nell’economia globale: dalla finanza, alla rigenerazione dei prodotti, alle grandi produzioni industriali, dai servizi alla produzione di materiali, di vestiti, di packaging, all'industria alimentare: tutti questi settori sono interessati a un'economia circolare. Più  recentemente abbiamo cominciato un dialogo anche con il settore agricolo, del cibo e dei materiali biologici: abbiamo conversazioni molto costruttive con imprese attive nella maggior parte dei settori. Quanto all’energia, è ovviamente cruciale per l’intera economia. Penso che quello che pensavo anni fa, che dobbiamo sostituire la nostra domanda attuale di energia con qualcos’altro, perché il carbone non è il futuro del rifornimento energetico, non basta. Osservando il sistema, aggiungo che non dobbiamo soltanto sostituire una fonte di energia con un'altra, perché quando cambi il sistema cambi anche la domanda di energia. Solo per fare un esempio, con la rigenerazione dei prodotti si avrà  una riduzione dei  materiali dell'80% e servirà l'80% di energia in meno, soltanto guardando questo settore. Si tratta di cambiare l'intero sistema e quindi anche la domanda di energia”.

Che cosa pensa della situazione in Italia?

“Credo che in Italia ci siano grandi potenzialità. Il nostro concetto di economia circolare riguarda il design: si tratta di ridisegnare l'economia ricominciando da capo. L'economia deve diventare rigenerativa e i prodotti disegnati per durare a lungo: è una questione di design, e l’Italia fa design. E poi ci sono altri elementi importanti nell’economia dir oltre, come la moda e il cibo, che fanno parte della cultura italiana. Il governo ha fatto passi importanti con il documento sull'economia circolare che ha coinvolto università e attori dell'economia italiana e poi ci sono iniziative come la piattaforma di 5 miliardi che Intesa Sanpaolo ha destinato a sostenere le imprese che vogliono investire nell'economia circolare: una grande opportunità”.

Quali sono i vantaggi per i cittadini?

“Avere un'economia che funziona a lungo termine! L'economia lineare è un rischio gigantesco: le risorse sono in esaurimento e la popolazione mondiale in crescita. Non possiamo continuare a spremere quello che c'è in modo lineare. L'economia circolare è un'opportunità enorme, si tratta di eliminare i rischi dell'attuale gestione lineare, e questo ha un potenziale grandissimo. Realizzarlo è complesso, e ancora dobbiamo capire molte cose, ma il confronto fra i due modelli rende chiaro che ne vale la pena”

Riesce ancora a trovare il tempo di andare a vela?

“Amo farlo e ci andrò per sempre, spero. La differenza è che un tempo lo facevo davanti a un pubblico e ora solo per il mio piacere, che è bellissimo”.

Il record stabilito da Ellen Macarthur fra la fine del 2004 e l'inizio del 2005 di circumnavigazione del mondo a vela, 71 giorni e 14 ore, ha resistito più di due anni prima di essere battuto alla fine del 2007. Da allora la navigatrice ha creato una charity per portare in barca i bambini malati di cancro e, nel 2010, la fondazione che porta il suo nome e promuove la diffusione dell'economia circolare nel mondo delle imprese e dell'economia.

L'economia non osservata, ossia la somma dell'economia sommersa e delle attività illegali, vale 210 miliardi di euro, pari al 12,4% del Pil. Lo indica l'Istat, sottolineando che questa stima riferita al 2016 conferma la tendenza alla discesa dell'incidenza della componente non osservata dell'economia sul Pil, dopo il picco del 2014. Nel 2016, i lavoratori irregolari sono stati 3 milioni 701 mila (15,6% del totale). L'incidenza del lavoro irregolare è particolarmente rilevante nel settore dei Servizi alle persone (47,2% nel 2016, in calo di 0,4 punti percentuali rispetto al 2015), ma risulta significativo anche nei comparti dell'Agricoltura (18,6%), delle Costruzioni (16,6%) e del Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (16,2%). 

 

Quota 100 porta ad un aumento di 100 miliardi del debito pensionistico. Lo ha affermato il presidente dell'Inps Tito Boeri, nell'audizione alla Commissione Lavoro della Camera. "Uscite consentite con un minimo di 38 anni di contributi e 62 di età oppure abolendo l'indicizzazione alla speranza di vita dei requisiti contributivi minimi per la pensione anticipata (a tutte le età) portano ad un incremento nell'ordine di 100 miliardi del debito pensionistico destinato a gravare sulle generazioni future e, già nel 2021 a un incremento ulteriore (oltre la famosa gobba) di circa un punto di pil della spesa pensionistica".