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AGI – I mercati brindano dopo i dati sull’inflazione Usa, che a luglio registrano il primo raffreddamento dei prezzi da 2 anni a questa parte. I listini asiatici, imitano la chiusura di Wall Street e vanno in rally, in rialzo i future a New York e in Europa, stabili i rendimenti dei Treasury e di nuovo sotto l’1,03 l’euro e sopra i 133 dollari lo yen.

I prezzi al consumo a stelle e strisce hanno rallentato la loro corsa all’8,5% lo scorso mese, dal 9,1% di giugno, sotto l’atteso 8,7% tendenziale. A premere sul pedale del freno sono stati i prezzi della benzina, scesi del 7,7% mensile.

L’inflazione ‘core’, al netto di energia e beni alimentari, è restata invece alta e non si è spostata dal 5,9% annuale di giugno. A settembre la Fed si riunirà di nuovo, dopo aver rialzato i tassi di tre quarti di punto a luglio e a giugno.

L’aspettativa era quella di un nuovo rialzo dello 0,75% dopo la forte impennata dell’occupazione Usa di venerdì scorso. Tuttavia ora, secondo gli esperti, questa battuta d’arresto dell’inflazione potrebbe spingere la banca centrale a rialzare il costo del denaro di mezzo punto percentuale, invece dell’atteso +0,75%.

Al momento i mercati prezzano al 40% la possibilità che la banca centrale aumenti dei tassi di 75 punti base a settembre, contro il precedente 70%, mentre sale al 60,5% la probabilità di un aumento di 50 punti base.

E questa prospettiva piace ai mercati, che tifano per una Fed più moderata sui tassi. Joe Biden: “Ci sono venti contrari ma siamo sulla strada giusta”, mentre il ‘falco’ Charles Evans, presidente della Federal Reserve di Chicago, ha commentato: bene il dato di luglio, ma l’inflazione è ancora “inaccettabilmente” alta.

In Germania intanto i prezzi al consumo a luglio sono saliti in linea con le stime a +0,9% mensile e al +7,5% sull’anno. Mentre Italia inflazione +0,4% a luglio e +7,9% sull’anno. Carrello della spesa al top dal 1984.

E oggi escono i prezzi alla produzione statunitensi. Nel frattempo i mercati si godono l’atteso ribasso del carovita Usa e in Asia, chiusa Tokyo per festività, Hong Kong avanza quasi del 2% e Shanghai e Seul di oltre l’1%. In rialzo i future a Wall Street, dopo una chiusura in in rally, con il il Dow Jones a +1,56%, fuori dalla fase di correzione (+10% dall’ultimo minimo) e il Nasdaq in rialzo del 2,66%, che ha chiuso la seduta uscendo dal mercato orso (+20% rispetto ai minimi del 16 giugno).

I rendimenti dei Treasury prima vanno giù e poi si stabilizzano, con il 10 anni al 2,79% e il 2 anni, che ieri era schizzato al 3,3%, al 3,21%. Il titolo di Tesla ha guadagnato il 3,9%, dopo che l’amministratore delegato Elon Musk ha venduto quasi 7 miliardi di dollari di azioni del gruppo automobilistico, spiegando, sul suo account Twitter, di voler “evitare una vendita di emergenza di titoli Tesla”, se fosse costretto ad acquistare Twitter per 44 miliardi di dollari.

Nel frattempo il petrolio registra una flessione dei prezzi sulla scia delle notizie del riavvio dei flussi di greggio russo lungo la tratta meridionale dell’oleodotto Druzhba, che attraversa l’Ucraina verso la Repubblica Ceca, la Slovacchia e l’Ungheria. Il Brent è scambiato sopra quota 95 dollari al barile e il Wti sopra 90.

Tuttavia, con la guerra in Ucraina ancora in corso e l’inverno che rischia di mettere pressioni al rialzo sui prezzi dell’energia negli Stati Uniti ed in Europa, i prossimi passi per il petrolio non sono chiari.

Il titolo di Disney è salito di oltre il 7% nell’after hour, dopo che i suoi abbonati, nel terzo trimestre fiscale, hanno superato di poco quelli di Netflix. Ieri la banca centrale thailandese ha rialzato i tassi di interesse di un quarto di punto, avviando la prima stretta da quasi quattro anni, mentre oggi si terrà la riunione della banca centrale messicana, che dovrebbe rialzare i tassi di tre quarti di punto, portandoli all’8,50%.

Da monitorare anche gli interventi di diversi membri Fed, prevalentemente non votanti e i dati Usa sui sussidi settimanali di disoccupazione. Venerdì in Gran Bretagna uscirà il dato preliminare del Pil del secondo trimestre, atteso in contrazione rispetto al trimestre precedente. Sempre venerdì la Russia diffonderà i dati sul Pil nel secondo trimestre, da cui sarà possibile ricavare l’impatto della guerra e delle sanzioni occidentali. 

AGI – Nel Paese che ha inventato la pizza, l’Italia, quella modello statunitense, al gusto ‘pepperoni’ o condita con l’ananas o il pollo al barbecue, sembra non aver sfondato. I punti vendita italiani di Domino’s Pizza – gestiti da un concessionario – in questi giorni hanno abbassato le serrande, sembra per non riaprirle.

Bloomberg riporta che la società aveva 10,6 milioni di euro di debiti alla fine del 2020, secondo gli ultimi rapporti annuali certificati. Le pizzerie a marchio Domino’s erano state aperte in Italia a partire dal 2015, tra Milano, Torino, Bergamo, Bologna, Roma, ed il Veneto, ad inizio anno se ne contavano ancora 29.

La pandemia di Covid, però, ha rivisto completamente i piani iniziali che parlavano dell’apertura di poco meno di 900 punti vendita entro il 2030. Il business di Domino’s si basa soprattutto sulle consegne a domicilio.

Un settore in cui, tra 2020 e 2021, a causa delle restrizioni legate alla pandemia, la concorrenza è aumentata a dismisura. Da parte di pizzerie forti di un gusto e una tradizione Made in Italy che non sembra conosce fasi di stanchezza per i consumatori italiani. Ora alcuni punti vendita della catena in diverse città potrebbero riaprire con un altro marchio. 

AGI – Oggi è entrato in vigore il piano dell’Ue per ridurre del 15% il consumo di gas in tutti i Paesi membri per far fronte alla crisi dei prezzi dell’energia nel contesto della guerra in Ucraina. “Considerato il pericolo imminente per la sicurezza dell’approvvigionamento di gas causato dall’aggressione militare russa contro l’Ucraina, questo regolamento dovrebbe entrare in vigore con urgenza”, si legge nel testo pubblicato ieri nella Gazzetta ufficiale dell’Ue.

L’obiettivo del piano è quello di riempire le riserve di gas per farsi trovare pronti al prossimo inverno. Il regolamento afferma che i Paesi dell’Ue “faranno del loro meglio” per ridurre il consumo di gas di “almeno il 15%” tra il mese di agosto di quest’anno e marzo 2023, in base a quanto hanno consumato in media nei cinque anni precedenti.

Se la Commissione europea vede emergere una “grave carenza di approvvigionamento di gas” o una domanda di gas eccezionalmente elevata, può chiedere ai Paesi di dichiarare lo stato di allarme dell’Ue che renderebbe vincolanti i tagli al gas.

Sebbene l’Ue non abbia incluso il gas russo nelle sanzioni contro Mosca per la guerra in Ucraina, il Cremlino ha comunque tagliato drasticamente le forniture ai Paesi europei, rendendo necessaria un’azione per evitare danni derivanti dalla carenza di approvvigionamenti.

AGI – Nuovo esame in vista per la Borsa di New York: i dati sull’inflazione americana che verranno rilasciati in settimana potrebbero, secondo gli analisti, segnare il destino delle azioni statunitensi.

Questo perché se contro le attese, dovessero segnare un nuovo rialzo dei prezzi, ciò minaccerebbe di chiudere la porta alle aspettative di una svolta dovish da parte della Federal Reserve. Nelle ultime settimane lo S&P 500 ha camminato sul filo del rasoio salendo del 13% dai minimi di metà giugno grazie alle speranze che la Fed ponga fine ai suoi aumenti dei tassi di interesse prima di quanto previsto.

L’ultimo rapporto sul mercato del lavoro Usa ha rafforzato la tesi di ulteriori rialzi della Fed, ma non ha inficiato l’azionariato visto che lo S&P 500 è sceso di meno dello 0,2% in giornata e ha guadagnato per la terza settimana consecutiva.

I segnali che l’inflazione rimanga forte nonostante il recente calo dei prezzi delle materie prime potrebbero invece pesare ulteriormente sulle aspettative che la Fed non cambierà ritmo nella sua stretta di politica monetaria esaurendo la propensione al rischio e facendo scendere i titoli azionari.

E questo cambierebbe nettamente il ‘mood’ degli investitori. Insomma, ci sono nuvole all’orizzonte se si considera che la Fed non sembri intenzionata ad una fase ‘colomba’, e ciò è stato testimoniato nell’ultima settimana dalle prese di posizione di alcuni membri del board della Fed, contrari alla narrazione di un ammorbidimento della politica monetaria.

Tom Siomades, chief investment officer di AE Wealth Management, ritiene che il mercato non abbia ancora toccato il fondo e ha esortato gli investitori a evitare di rincorrere le azioni. “Il mercato sembra essere impegnato in una sorta di wishful thinking”, ha detto. Gli investitori “stanno ignorando l’antico adagio: ‘non combattere la Fed'”.

AGI – Il Nordest torna a trainare l’economia del Paese. Nel 2022, infatti, il Pil del Veneto è destinato ad aumentare del 3,4 per cento. Nessuna altra regione italiana è destinata a fare meglio.

Subito dopo scorgiamo la Lombardia con il 3,3% e l’Emilia Romagna, altra regione nordestina, con il 3,21%. In coda, invece, scorgiamo le Marche con un aumento del 2,4%, la Basilicata con il 2,3% e, infine, la Calabria con il 2,1%.

I dati emergono da un’analisi realizzata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre. Entro quest’anno, inoltre, solo 7 regioni su 20 recupereranno il livello di Pil che avevano prima dell’avvento della pandemia (2019). Esse sono: Lombardia, Emilia Romagna, Valle d’Aosta, Puglia, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.

Le altre 13, invece, ancora no. Le realtà territoriali che hanno faticato più delle altre a recuperare il terreno perduto sono la Toscana (-1,4%), la Calabria (-1,8%) e, infine, la Sardegna (-2,1%).

Nel 2022, ricorda la Cgia, la crescita media del Pil italiano è stimata al 2,9%. Un livello inferiore a quello ipotizzato, ad esempio, nelle settimane scorse dalla Banca d’Italia (+3,2%) o al dato sulla crescita acquisita dall’Istat (+3,4%).

L’Ufficio studi della CGIA ritiene, infatti, che nel prossimo autunno lo scenario economico/sociale sarà particolarmente difficile. Il caro energia, l’inflazione galoppante, gli sviluppi della guerra in Ucraina e una possibile recrudescenza del Covid rischiano di “frenare” con più forza di quanto previsto lo slancio economico maturato in Italia nella prima parte di quest’anno.

La Cgia sottolinea che gli aiuti pubblici erogati dal Governo Draghi per contrastare la crisi, il buon andamento delle presenze turistiche, gli investimenti (in particolar modo nelle costruzioni) e l’export sono le voci più significative che stanno puntellando la ripresa economica in atto.

Per quanto concerne i consumi delle famiglie che, ricordiamo, costituiscono il 60 per cento circa dell’intero Pil nazionale, dovrebbero salire, rispetto al 2021, del 2,8%, anche se rispetto al 2019 sono ancora inferiori del 4,1%.

A livello regionale, le variazioni 2022 su 2021 più importanti si segnalano in Lombardia, e Veneto (ambedue +3,4%) e in Valle d’Aosta (+3,3%). Per quanto concerne gli investimenti, quest’anno aumentano del 9,9%, con punte del 10,4% in Lombardia, del 10,3% in Emilia Romagna e del 10,2% in Sicilia, Piemonte, Campania e Puglia.

Rispetto alla situazione pre-Covid, il dato medio nazionale è aumentato addirittura del 16,9%. In merito all’export, infine, quest’anno il dato nazionale dovrebbe aumentare del 6,3%, con picchi particolarmente positivi in Sicilia (+15,5%), Liguria (+12,3%), Valle d’Aosta (+12,2%) e Calabria (+11,8%).

Rispetto a 3 anni fa, le nostre vendite all’estero sono incrementate del 9%. In merito alla crescita economica, misurata a livello provinciale dal valore aggiunto, svetta la Venezia Giulia: Gorizia con il +4,4% e Trieste con il +4,3% guidano la classifica nazionale.

Sondrio, invece, con il +4,1% occupa il terzo gradino del podio. Altrettanto significativo il risultato previsto a Barletta, Caserta e Monza-Brianza (tutte con il 4%), Brindisi e Verona (entrambe con il +3,9%). Sebbene la crescita sia comunque positiva, chiudono la graduatoria a livello nazionale Pordenone, Cagliari e Viterbo (con il +1,9%) e, infine, Vibo Valentia e Reggio Calabria (ambedue con il +1,7%).

Rispetto al 2019, 51 province su 107 devono ancora recuperare la perdita del Pil causata dalla crisi pandemica. Le situazioni più critiche si registrano a Pisa (-3,5%), Rovigo (-3,8%), Brindisi (- 4,0%), Macerata (-4,1%), Vibo Valentia (-4,3%) e Belluno (-5,2%).

AGI – In agriturismo, vicino a piccoli borghi agricoli ben serviti, vivendo esperienze in azienda e mangiando prodotti freschi di campi e allevamenti locali, da riportare anche a casa.

Questa l’estate 2022 per oltre 7 milioni di italiani, più del 30% dei connazionali previsti in prossima vacanza tra luglio e settembre. Sono per lo più famiglie e comitive, in viaggio dai 4 ai 7 giorni e spesso con cani e gatti al seguito.

A dirlo è Cia-Agricoltori Italiani in ricognizione tra le strutture aderenti a Turismo Verde, la sua Associazione per la promozione agrituristica che, da Nord a Sud Italia, evidenzia una stagione partita in ritardo, ma vicina ai numeri pre-pandemia (più di 8 milioni di presenze nel 2019), e con le prenotazioni per il pranzo di Ferragosto già chiuse da un mese.

Tornano gli stranieri

Lungo la penisola – spiega Cia – la ripresa del turismo, con 22 milioni di italiani in viaggio, al mare (44%), nei centri rurali (21%) e in montagna (15%), si fa sentire soprattutto nelle strutture agrituristiche con disponibilità di camere, agricampeggio e in zona già vocate alla ricettività.

La domanda resta, in alcuni casi e specie nell’entroterra, ancora instabile. A incidere di più le disdette causa Covid, tra il 10 e il 20%, che si spera di recuperare con le prenotazioni last minute.

Inoltre -aggiunge Cia- anche negli agriturismi c’è il ritorno degli stranieri (l’Italia ne stima per l’intera estate circa 33 milioni, il triplo rispetto al 2021 ). Già da maggio gli americani e ora, soprattutto inglesi (+36%) e tedeschi (+32%).

In buona parte, si tratta di riconferme e passaparola, con prenotazioni di clienti storici e amici. Stessa cosa per il turismo interno. In aumento i viaggi alla riscoperta dell’origini, provenienti dall’Olanda al Molise.

In -secondo generaleo Ciala- la tenuta del settore agrituristico, e delle sue 25 mila imprese, è ancora assicurata dalla natura stessa del comparto, sensibile alle esigenze dei cittadini, come ampiamente dimostrato in pandemia, e pronto a soddisfare, in modo innovativo, sempre nuovi bisogni.

La vacanza a contatto con la natura

Tra le tendenze che si consolidano, Cia evidenzia la vacanza sostenibile e sicura , a contatto con la natura e gli animali, imparando a fare la pasta e a curare gli alveari, condividendo il lavoro agricolo come la lavorazione del formaggio.

Infine, andando alla ricerca dei mercati raccontano fare utili al rientro, come contadini da la Spesa in Campagna, Associazione Cia per la vendita diretta. “L’aumento dei costi produttivi, di luce e gas in particolare -dichiara il presidente di Cia, Cristiano Fini nazionale sollecita- è ancora troppo sulle spalle delle aziende agricole ed è anche per loro che stiamondo un’azione di governo realmente incisiva e prima delle elezioni a settembre. Sulla stagione turistica in corso, ci sono previsti più che positivi e ci auguriamo -concludere Fini- che portino alla fine buoni risultati anche alle nostre strutture”. 

AGI – I mercati tentano il rimbalzo, in attesa dei dati odierni sul mercato del lavoro Usa, pur procedendo a zig-zag, in uno scenario volatile, irregolare e incerto. A preoccupare gli investitori è il rallentamento dell’economia globale, azzoppata dall’alta inflazione, dalle tensioni geopolitiche e dalle strette monetarie avviate dalle banche centrali.

In Asia i listini sono in rialzo e così anche i future a Wall Street e in Europa, mentre i rendimenti dei Treasury frenano e i prezzi del petrolio recuperano, dopo essere arretrati a livelli che non si vedevano da prima della guerra in Ucraina, con il Wti che per la prima volta da febbraio e’ sceso sotto i 90 dollari.

A Taiwan Pechino ha circondato l’isola, all’indomani della partenza di Nancy Pelosi, avviando la più grande manovra militare di tutti i tempi nell’area e inviando verso lo stretto di Formosa navi, jet e soprattutto missili. Taipei denuncia: lanciati 11 missili balistici cinesi di ultima generazione Dongfeng, 5 dei quali sarebbero caduti nella zona economica giapponese.

AGI – I mercati sono nervosi ma stanno digerendo abbastanza bene l’atteso inasprimento sui tassi e la paura della recessione e sembrerebbero essersi scrollati di dosso l’escalation delle esercitazioni militari intorno a Taiwan e il surriscaldamento delle tensioni tra Cina e Usa, visto che la partenza della Speaker della Camera Usa, Nancy Pelosi dall’isola è avvenuta senza incidenti.

Le Borse asiatiche salgono, i future a Wall Street sono in lieve frenata e quelli in Europa sono piatti, dopo il rally di ieri a New York. Anche i prezzi del greggio si sono stabilizzati, dopo essere scivolati a un minimo da quasi sei mesi durante la notte, grazie all’aumento a sorpresa delle scorte settimanali Usa. E il dollaro ha ripreso a rafforzarsi, sulla scia dei commenti decisamente da ‘falco’ di diversi esponenti della Federal Reserve.

La Borsa di Tokyo sale di mezzo punto percentuale, quella di Hong Kong dell’1,7% e quella di Shanghai avanza, mentre i future a Wall Street cedono leggermente, dopo una chiusura in netto rialzo, trainata dai titoli tecnologici. Il mercato azionario a stelle e strisce si è focalizzato sui buoni dati macro dell’Ism servizi, che a luglio è salito a 56,7 punti dai 55,3 punti di giugno, contro un atteso calo a 54 punti.

È il ventiseiesimo mese consecutivo che l’Ism è in espansione, sopra la soglia dei 50 punti. E questo ha decisamente raffreddato la paura di recessione, nonostante il Pmi servizi, l’altro indice anticipatore Usa rilasciato ieri, sia sceso a 47,3 punti, in linea con le attese. Buone notizie anche dal fronte delle trimestrali, con Paypal in rialzo del 9,25%, dopo aver aumentato la guidance sui profitti. Bene anche Cvs Health Corp, con un rialzo del 6,54, mentre il produttore di veccini Moderna sale a +15,9%, Meta a +5,37%, Apple a  +3,8% e Microsoft a +2,78%.

Piatti i future sull’EuroStoxx 50, dopo che ieri le Borse europee hanno chiuso bene sulla scia di Wall Street e nonostante gli investitori abbiano guardato con preoccupazione ai segnali di indebolimento dell’economia nell’Eurozona, evidenziati dai dati del Pmi servizi, scesi al di sotto della soglia dei 50 punti. 

Insomma, quella di ieri è stata una giornata decisamente positiva per I mercati, dai quali peò in questi giorni non è facile ricavare indicazioni coerenti. Continua la discesa dello spread italiano, dopo i giorni di fibrillazioni per le dimissioni di Mario Draghi e le elezioni anticipate.

Il differenziale tra Btp italiani e Bund tedeschi ha chiuso in discesa a 213,9 punti, con il rendimento al 3%. Sul fronte dei cambi il dollaro si è rafforzato, superando quota 134 yen e tornando sotto 1,02 sull’euro.

Il prezzo del petrolio è supervoilatile. In Asia è in lieve rialzo, dopo aver perso il 4% a New York per l’aumento a sorpresa delle scorte settimanali Usa, invertendo la rotta rispetto all’andamento rialzista mostrato dopo la decisione dell’Opec+ di aumentare la produzione di soli 100.000 barili al giorno a partire da settembre. Insomma, decisamente non è facile orientarsi in questi giorni sui mercati, poichè la bussola sempra impazzita e non indica mai una direzione precisa.

Oltre alle tensioni geopolitiche, ad accrescere l’incertezza e la volatilità è il timore della recessione che fino alla settimana scorsa aveva spinto gli investitori in rally, portandoli a scommettere su una minore aggressività da parte della Fed. A partire dall’inizio di agosto però il vento è cambiato. Ieri James Bullard, il presidente della Fed di St. Louis, si è unito al coro dei ‘falchi’ suggerendo che la banca centrale ha ancora parecchia strada da percorrere per ridurre l’inflazione al suo obiettivo del 2%.

“Dobbiamo essere decisi e fare in modo che ciò accada” ha detto Bullard in un’intervista alla Cnbc. Il suo intervento fa seguito a quello di martedì scorso di tre esponenti della Fed, due dei quali, Mary Daly e Charles Evans considerati delle ‘colombe’, i quali hanno assicurato che non ci sarà nessuna tregua nell’inasprimento dei tassi americani e che a settembre la Fed non esclude un terzo aumento consecutivo di 75 punti base. Insomma la Federal Reserve tira dritto su posizioni da ‘falco’ e secondo gli anasti il fed fund a fine anno potrebbe arrivare al 4%, malgrado i dati macro spingano l‘economia Usa sempre più verso la recessione, a partire da quelli sul Pil Usa, che la settimana scorsa ha virato verso la recessione tecnica nel secondo trimestre.

Questa settimana hanno pesato in negativo il cattivo andamento degli indici Pmi manifatturieri di Usa, Europa e Asia, a cui ieri si è aggiunto il Pmi servizi del Vecchio Continente, sceso sotto i 50 punti, mentre l’Ism servizi Usa è salito a 56,7 punti a luglio, oltre le attese. E venerdì sarà la volta dei dati sul mercato del lavoro a stelle e strisce che sono l’unica variabile che la Fed considera forte in un contesto economico decisamente poco rassicurante.

“Penso che l’economia globale – commenta Vincenzo Bova, strategist di StmCapitalservices – si stia indirizzando verso una recessione vera. Il problema è la tempestica. Il mercato si sta preparando per una recessione nel 2023 e i tassi dei mercati indicano che la Fed inizierà a tagliare il costo del denaro il prossimo anno”. In questo scenario anche l’obbligazionario hai nervi scossi, con il rendimento del Treasury a 2 anni che ieri ha chiuso poco mosso al 3,077% dopo essere schizzato al 3,2% e il 10 anni che è sceso al 2,71%, dopo essere salito in precedenza al 2,85%, restando comunque nettamente sotto il 3,5% di giugno.

Oggi Nancy Pelosi incontrerà lo speaker dell’Assemblea nazionale sudcoreana, Kim Jin Pyo e altri membri di alto livello del Parlamento e poi dovrebbe recarsi in visita al confine tra le due Coree. Ieri la banca centrale del Brasile ha rialzato i tassi di mezzo punto percentuale, portandoli, come previsto, al 13,75% e oggi toccherà alla Banca d’Inghilterra, che dovrebbe fare altrettanto, mentre domani sarà la volta della banca centrale indiana e procedere con la sua stretta. Sempre oggi uscirà il bollettino mensile della Bce, insieme agli ordini industriali in Germania e ai sussidi settimanali Usa. Giornata impegnativa per il Regno Unito dove, oltre alla Boe, si terrà il dibattito su Sky tv tra Rishi Sunak e Liz Truss. Attese infine oggi le trimestrali di Alibaba e Tesla.

Domani escono i dati sul mercato del lavoro Usa

I dati macro più importanti della settimana sono quelli sull’occupazione Usa a luglio, attesi per domani, dopo che la Fed ha detto che il mercato del lavoro a stelle e strisce è forte. “La cartina di tornasole l’avremo venerdì – sostiene Bova – Ritengo comunque che prima o poi negli Usa avremo la sorpresa di un dato sull’occupazione tendente allo zero o negativo, perchè i sussidi settimanali di disoccupazione stanno salendo da due mesi, i big come Amazon, Google stanno tagliando i piani di assunzioni e molte società, specie nel settore immobiliare e in quello tecnologico, hanno già annunciato licenziamenti.

Insomma, i segnali in arrivo non sono positivi. Secondo Powell dipende dall’effetto stagionalità, ma resta il fatto che c’è un deterioramento in corso. Per cui non so quando succederà, se questo mese o il prossimo, ma prima o poi uno stallo nei dati occupazionali emergerà”.

Pelosi in Corea del Sud, crescono tensioni militari

La Speaker della Camera Nancy Pelosi ha lasciato Taiwan, per la Corea del Sud, mentre le tensioni militari sull’isola crescono e sono destinate a persistere a lung . Pechino: esercitazioni militari fino a domenica, “necessarie e legittime”. La Casa Bianca: “Non c’e’ motivo perchè la Cina trasformi la visita della Speaker in una crisi”.  

Pelosi, prima di lasciare Taiwan, ha assicurato che gi Stati Uniti “non abbandoneranno il proprio impegno nei confronti di Taiwan”, facendo riferimento al Taiwan Relations Act, che consente a Washington di aiutare Taiwan a difendersi anche se gli Stati Uniti riconoscono il principio di un’unica Cina. Il Taiwan Relations Act non include un chiaro impegno degli Stati Uniti ad intervenire militarmente contro un attacco cinese. Washington ha a lungo mantenuto una posizione di “ambiguità strategica” sul fatto che lo avrebbe fatto.

“Siamo sostenitori dello status quo, non vogliamo che accada nulla a Taiwan con la forza”, ha detto Pelosi,  che è arrivata in Corea del Sud, atterrando alle porte di Seul. Del programma della tappa sudcoreana si sa poco: l’unico incontro confermato è quello di oggi con la controparte Kim Jin-pyo, insieme ad altri leader del Parlamento sudcoreano. È diventato invece un caso l’improbabile faccia a faccia con il presidente Yoon Suk-yeok, che tecnicamente è in vacanza per tutta la settimana, anche se i suoi piani per lasciare Seul sono stati annullati lunedì scorso. Riguardo alla visita di Pelosi a Taiwan, un editoriale del quotidiano dell’Esercito cinese Daily sostiene che essa ha inviato il “messaggio sbagliato” ai “separatisti” taiwanesi, mentre il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino assicura che tutte le contromisure adottate dalla Cina, incluse le esercitazioni militari, “sono giustificate, ragionevoli e necessarie”.

Il ministero della difesa di Taiwan ritiene invece che le esercitazioni “equivalgono a un blocco aereo e marittimo di Taiwan”, e “violano gravemente la nostra sovranità”. “La vicinanza delle esercizitazioni a Taiwan potrebbe diventare la nuova norma”, ha detto J. Michael Cole, un consigliere senior di un istituto no profit con sede a Taipei, vicino al partito Repubblicano

Aumento produzione Opec+ delude mercati

È un aumento che ha deluso molti analisti quello di appena 100.000 barili al giorno deciso dall’Opec+, una quantità sufficiente a soddisfare per soli 86 secondi la domanda globale. Il cartello dei Paesi produttori di petrolio aveva annunciato un incremento delle vendite dopo la visita del mese scorso in Arabia Saudita del presidente Usa Joe Biden e in molti si sarebbero attesi uno sforzo maggiore per dar seguito all’impegno della Casa Bianca di tenere sotto controllo il prezzo dei carburanti. Ora perciò sono in molti a parlare di un aumento “insignificante”, se non di una vera e propria “offesa” nei confronti del governo americano. Anche i mercati hanno accolto con freddezza la decisione dell’Opec, con un rialzo dei prezzi che successivamente è stato oscurato da un tracollo del 4% legato all’aumento a sorpresa delle scorte Usa.

Ora in Asia il prezzo del greggio è in lieve rialzo, con il Brent sotto 97 dollari e il Wti sotto quota 91 dollari. L’Opec+ in una nota ha sottolineato che non si tratta di una decisione arbitraria ma che “la capacità produttiva in eccesso è gravemente limitata” a causa del “cronico sotto-investimento nel settore” e che questo impone “grande cautela nella risposta per evitare strozzature dell’offerta”. Altri aumenti della produzione erano stati decisi dal cartello già a luglio e agosto per 648.000 barili al giorno mentre prima di tale decisione l’Opec+ si era accordata per 432.000 barili al giorno come parte di un piano per riportare la produzione al livelli prepandemici. Il prossimo meeting dell’Opec+ si terrà il 5 settembre.

Softbank raccoglie 22 mld, preparandosi a cedere Alibaba

La giapponese Softbank ha raccolto fino a 22 miliardi di dollari cash, attraverso una serie di accordi che ridurranno drasticamente nei prossimi anni la sua partecipazione nel colosso cinese dell’e-commerce Alibaba. L’investitore nipponico con questa mossa si sta preparando a una recessione che sta devastando il suo portafoglio fondato sui titoli tech.

Il gruppo, guidato dal miliardario fondatore Masayoshi Son, ha venduto quest’anno circa un terzo della sua partecipazione in Alibaba attraverso contratti a termine prepagati – un tipo di derivato a cui Softbank si è sempre più rivolta per raccogliere denaro cash, mantenendo le sue partecipazioni azionarie. Softbank ha finora venduto più della metà delle sue partecipazioni Alibaba attraverso queste vendite a termine.

Ciò potrebbe ridurre la sua partecipazione nel gigante cinese dell’e-commerce al di sotto della soglia per mantenere un seggio nel cda di Alibaba. Se Softbank optasse contro il riacquisto delle azioni Alibaba, sarebbe la fine di un’era. Son ha costruito la sua fortuna finanziando con 20 miliardi di dollari la start-up di Alibaba circa 20 anni fa e generando poi un enorme ritorno sugli investiment.

Ucraina: Schroeder, Putin vuole soluzione negoziata

L’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder ha assicurato che il presidente russo Vladimir Putin vuole una soluzione negoziata alla guerra in Ucraina. “La buona notizia è che il Cremlino vuole una soluzione negoziata. Un primo successo è l’accordo sul grano, magari può essere lentamente allargato a un cessate il fuoco”, ha affermato in un’intervista al settimanale Stern, precisando di aver visto Putin la settimana scorsa a Mosca. Schroeder ha sottolineato che ci vorrà del tempo per raggiungere un punto d’accordo su una serie di questioni cruciali come la Crimea o il Donbass. Per la regione orientale dell’Ucraina, “bisognerà trovare una soluzione basata sul modello cantonale svizzero”, ha sostenuto.

Il 77enne ex cancelliere tedesco è un amico stretto di Putin: nonostante abbia criticato la guerra in Ucraina, si è sempre rifiutato di condannare la Russia. A fine maggio, dopo settimane di pressioni e di furenti polemiche per i suoi rapporti con Mosca e in particolare con il leader del Cremlino, Schroeder ha lasciato il board del colosso energetico russo Rosneft. Inoltre nel loro incontro la scorsa settimana a Mosca, il presidente russo, Vladimir Putin, ha riferito all’ex cancelliere tedesco, Gerhard Schroeder, che il gasdotto Nord Stream 2 “è pronto all’uso immediato”. Lo ha reso noto il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, aggiungendo che Schroeder si è detto “preoccupato” per la crisi energetica in Europa e ha chiesto spiegazioni a Putin.

AGI – Affittare un appartamento per trascorrere le vacanze costa di piu’: quest’anno, il costo e’ aumentato del 4,8% rispetto allo scorso anno. Lo rilevano i dati dell’Osservatorio Nazionale Immobiliare Turistico 2022 di FIMAA-Confcommercio (Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari, aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia), con la collaborazione di Nomisma. Dati alla mano, per un appartamento con camera matrimoniale, cameretta, cucina e bagno, 4 posti letto spese incluse si spendono a settimana 525 euro nel mese di giugno, 750 euro nel mese di agosto e 970 euro nel mese di agosto.

Si tratta di un canone medio, e che varia moltissimo a seconda delle località con differenze piuttosto accentuate tra le località lacuali e quelle marine/montane. L’aumento ha interessato maggiormente le località marittime (+5,9% in media) e le località lacuali (+5,3%), mentre i canoni medi delle località di montagna registrano un aumento molto più contenuto (+1,1%).

Ad esempio, se si trascorre una vacanza al lago si spendono in media 725 euro alla settimana a giugno, 925 euro a luglio e 1.075 euro ad agosto. Al mare, il prezzo varia dai 485 euro alla settimana a giugno, ai 720 euro a luglio, ai 940 euro ad agosto.

Più cara la vacanza nelle località montane: a giugno costa 550 euro alla settimana, a luglio 775 euro, ad agosto 1.000 euro. Gli stranieri rappresentano una quota pari al 23%, plausibilmente per effetto della crescita dei flussi turistici internazionali, mentre la componente domestica rappresenta una quota pari al 77%. 

AGI – I mercati sono deboli all’inizio di agosto dopo i solidi guadagni di luglio. L’azionario in genere è più sottile durante il periodo delle vacanze estive, il che rischia di esacerbare le oscillazioni, sia al rialzo, sia al ribasso. Inoltre sui mercati, in particolare su quelli asiatici pesa il viaggio della speaker Usa Nancy Pelosi, la quale oggi è attesa a Taiwan dove domani incontrerà il presidente taiwanese, Tsai Ing-wen, malgrado le minacce della Cina, che considera l’isola come parte integrante del suo territorio.

“Niente è cambiato nella politica degli Stati Uniti” verso Taiwan, ha detto il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, John Kirby. “Non ne sosteniamo l’indipendenza”, ha ribadito. “Pelosi ha il diritto di andare a Taiwan”, ha proseguito Kirby, sottolineando che la Cina sa che negli Stati Uniti “c’è la separazione dei poteri e la Camera è un ramo indipendente”.

Intanto Pechino fa sapere che se Pelosi atterrerà a Taipei l’esercito cinese “non rimarrà a guardare”. In Asia, la Borsa di Tokyo perde circa un punto e mezzo percentuale, Shanghai e Hong Kong quasi il 3% e Taiwan quasi il 2%. In calo dello 0,6% la Borsa di Sydney, dopo l’atteso rialzo di mezzo punto percentuale dei tassi da parte della Rba, la Reserve Bank australiana.

Giovedì sarà la volta della Banca d’Inghilterra che dovrebbe annunciare una stretta di 50 punti base e in settimana toccherà alle banche centrali di Brasile e India decidere dei nuovi rialzi dei tassi.

Il sell-off odierno in Asia fa seguito alla chiusura debole di Wall Street, dove gli investitori sembrerebbero aver digerito il rally della seconda metà di luglio, guidato dalla scommessa che la Federal Reserve potrebbe non essere così aggressiva sui rialzi dei tassi d’interesse, come alcuni temevano.

Nelle ultime settimane i mercati hanno ridotto l’aspettativa sulle strette della Fed a fine anno, portandole al 3,3% dal 3,9% di metà giugno. A Wall Street I future sono comunque in calo e così anche I future sull’EuroStoxx 50.

Sui mercati pesa il cattivo andamento degli indici Pmi manifatturieri a livello globale, che segnalano l’approssimarsi della recessione. Più nel dettaglio, l’attività manifatturiera degli Stati Uniti è rallentata meno del previsto a luglio. L’attività industriale ha rallentato anche in Cina in Corea del Sud e in Giappone a luglio a causa dei lockdown in molte città cinesi e dell’indebolimento della domanda globale.

E ieri le Borse europee hanno chiuse tutte in calo, tranne Milano, frenate dal calo del comparto manifatturiero e dal tonfo del petrolio. I dati dei Pmi manifatturieri di luglio dell’Eurozona, Spagna, Italia, Francia e Germania hanno mostrato un chiaro declino dell’attività industriale, tanto che gli stessi curatori dell’indice S&P Global Pmi hanno sottolineato che la crisi è “sempre piu’ marcata” e che “aumenta il rischio di recessione”.

Moody’s fa sapere che con lo stop del gas russo sono a rischio i rating di Italia e Ue. Intanto l’indebolimento della domanda globale ha fatto calare a picco il prezzo del petrolio, sceso sotto i 100 dollari. Stamane in Asia i future sul Wti sono ancora giù, sotto quota 94 dollari e quelli sul Brent sotto quota 100.

La paura della recessione pesa anche sul rendimento del Treasury a 10 anni, che è ai minimi da aprile al 2,557%, molto distante dal picco da 11 anni del 3,4980% di metà giugno. Il tasso del 2 anni è in calo al 2,856%. Anche in Europa lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi ha chiuso ieri in calo a quota 221 punti, contro i 232 della vigilia.

Il rendimento dei titoli italiani è tornato sotto il 3% e si è attestato al 2,981%. L’aspettativa di una minore aggressività sui tassi da parte della Fed e di un surriscaldemento delle tensioni tra Usa e Cina per il viaggio della Pelosi, continua a indebolire il biglietto verde, in particolare sullo yen, che avanza, scendendo sotto quota 131 dollari.

Debole anche lo yuan che arretra a 6,7957 sul dollari, ai minimi da metà maggio, mentre il biglietto verde arretra sulla sterlina e mantiene il passo sull’euro. Oggi sono attese le trimestrali di Bp e di Starbucks. Mercoledi’ l’Opec+ si pronuncerà sull’aumento della produzione di settembre, con gli Usa che si augurano qualche ‘gradita’ sorpresa, dopo la visita di Joe Biden in Arabia Saudita a metà luglio.

E durante la settimana ci saranno i discorsi di diversi membri della Fed, che sarà interessante ascoltare alla luce delle parole di Jay Powell di mercoledì scorso, quando il numero uno della Federal Reserve, pur mantenendo un tono da ‘falco’ sull’inflazione, ha assunto un orientamento cauto sulle dimensioni del prossimo aumento dei tassi Usa, accennando alla possibilità che “a un certo punto”, sarà opportuno rallentare.