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AGI – Il capo della Bundesbank, Jens Weidmann, ha chiesto al presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier di dimetterlo dall’incarico a partire dal 31 dicembre di quest’anno.

Lascerà la Bundesbank, che dirige dal maggio 2011, per motivi personali. “Sono giunto alla conclusione che più di 10 anni sono un buon periodo tempo per voltare pagina, per la Bundesbank, ma anche per me personalmente”.

AGI – Milano lotta contro lo spreco alimentare, dal 2017 in modo ‘organizzato’. E adesso è arrivato il riconoscimento internazionale: il progetto degli ‘Hub’ milanesi, è stato premiato dai duchi di Cambridge, William e Kate, con il loro Earthshot Prize, sulle migliori soluzioni per proteggere l’ambiente. Una ‘vittoria’ che porta con sé, oltre alla soddisfazione, anche un importante tesoretto: un milione di sterline e il supporto della Royal Foundation per i prossimi anni.

Oggi Milano ha 3 Hub di quartiere a Isola (2019), Lambrate (2020) e al Gallaratese (2021). Il progetto è nato da un’alleanza, quattro anni fa, tra Comune di Milano, Politecnico di Milano, Assolombarda, Fondazione Cariplo e il Programma QuBi’. La realizzazione del primo Hub ha poi coinvolto Banco alimentare della Lombardia e ha permesso di salvare oltre 10 tonnellate di cibo al mese, assicurando in un anno un flusso di 260.000 pasti equivalenti, che hanno raggiunto 3.800 persone, grazie al contributo di 20 supermercati, 4 mense aziendali e 24 enti del Terzo settore.

A seguire, è stato avviato l’Hub di Lambrate, subito dopo il primo lockdown nella primavera 2020, gestito sempre da Banco alimentare della Lombardia in uno spazio messo a disposizione da AVIS Milano e con il contributo di BCC Milano. Il terzo Hub, al Gallaratese, è gestito da Terre des Hommes con il contributo di Fondazione Milan.

 

 
 
 

 
 
 
 
 

 
 

 
 
 

 
 

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Il prossimo, in fase di progettazione, sarà l’Hub di quartiere contro lo spreco alimentare del Corvetto, con la gestione del Banco Alimentare della Lombardia e il contributo della Fondazione Snam; mentre per aprirne un quinto il Comune di Milano ha recentemente avviato il tavolo di coprogettazione per l’Hub del Centro.

Il progetto coinvolge note insegne della grande distribuzione tra cui Lidl Italia, Esselunga, Carrefour, NaturaSi, Erbert, Coop Lombardia, Il Gigante, Bennet, Penny Market con il supporto di Number1 Logistics Group che ha fornito i furgoni dotati di cella frigorifera, per gli Hub di Isola e Lambrate. E non finisce qui: il Comune di Milano ha inoltre lanciato l’iniziativa Foody zero sprechi per replicare il modello degli hub anche all’Ortomercato e recuperare il cibo fresco. 

AGI – Stellantis e LG Energy Solution creeranno una joint venture per la produzione di batterie agli ioni di litio in Nord America: il nuovo impianto avrà una capacità di produzione annuale di 40 gigawattora e l’avvio è previsto per il primo trimestre del 2024.

A renderlo noto un comunicato del gruppo automobilistico, che sottolinea come “questa joint venture avrà come risultato la creazione di un nuovo impianto per la produzione di batterie, che contribuirà a raggiungere l’obiettivo di Stellantis di portare le vendite di veicoli elettrificati a oltre il 40% del totale negli Stati Uniti entro il 2030″.

Le batterie prodotte nel nuovo impianto saranno fornite agli stabilimenti di assemblaggio Stellantis negli Stati Uniti, in Canada e in Messico per l’installazione sui veicoli elettrici di prossima generazione, che vanno dagli ibridi plug-in ai veicoli full electric a batteria, venduti nell’ambito del portfolio dei marchi Stellantis.

La gigafactory aiuterà il gruppo a “raggiungere, come minimo, un totale di 260 gigawattora di capacità entro il 2030”. A sottolinearlo, commentando l’annuncio, l’ad della casa automobilistica, Carlos Tavares, secondo cui la nuova mossa “è un’ulteriore dimostrazione del fatto che stiamo mettendo in atto la nostra inarrestabile tabella di marcia verso l’elettrificazione e stiamo dando seguito agli impegni presi in occasione dell’evento EV Day di luglio”.

Stellantis prevede di investire oltre 30 miliardi di euro entro il 2025 nell’elettrificazione e nello sviluppo software e punta a mantenere il 30% di efficienza in più rispetto alla media del settore nel rapporto tra la spesa totale di ricerca e sviluppo e in conto capitale rispetto ai ricavi.

“Creare una joint venture con Stellantis sarà un capitolo storico della nostra partnership di lunga data”, ha dichiarato Jong-hyun Kim, presidente e ad di LG Energy Solution. “Utilizzando le nostre competenze tecniche collettive e individuali e la capacità di produzione di massa, ci posizioneremo come fornitore di soluzioni per batterie per i potenziali clienti della regione“.

La partnership tra le due aziende nell’ambito dei veicoli elettrificati risale al 2014, quando LG Energy Solution (allora LG Chem) venne selezionata da Stellantis (allora Fiat Chrysler Automobiles) per fornire il sistema di batterie agli ioni di litio e i controlli per la Chrysler Pacifica Hybrid, il primo minivan elettrificato del settore.

AGI – Mettere in piedi una startup in Italia costa quasi 10 volte di più rispetto alla Germania, oltre 15 volte di più rispetto a quanto si spende in Francia, quasi 7 volte in più che in Spagna e ben 188 volte in più della Croazia.

È quanto mette in evidenza uno studio del Centro studi di Unimpresa sui costi delle startup nell’Unione europea, secondo il quale in Slovenia l’avvio di un’attività imprenditoriale è addirittura a “costo zero”.

Secondo il documento, che ha preso in considerazione una serie di studi suii costi imprenditoriali nell’Unione europea, per avviare un attività d’impresa occorrono, tra spese legali, adempimenti amministrativi e oneri fiscali, 4.155 euro in Italia, 2.207 euro nei Paesi Bassi, 2.109 euro in Austria, 2.046 in Belgio, 1.886 euro a Cipro, 679 euro in Finlandia, 627 euro in Spagna, 528 euro a Malta, 446 euro in Germania, 328 euro in Polonia, 312 in Ungheria, 270 euro in Francia, 244 euro in Lettonia, 227 euro in Portogallo, 219 euro in Svezia, 177 euro in Slovacchia, 174 euro in Grecia, 149 euro in Estonia, 134 euro nella Repubblica Ceca, 93 euro in Danimarca, 76 euro in Lituania, 72 euro in Irlanda, 63 euro in Bulgaria, 32 euro in Romania, 22 euro in Croazia e 0 euro in Slovenia. L’Italia è dunque il paese più caro nell’Ue per avviare una startup, con costi pari al doppio di quelli necessari nei Paesi Bassi (seconda posizione dello speciale ranking), in Austria (terza) e Belgio (quarto). 

“Quella dell’abbattimento delle spese per le start up è una delle maggiori sfide che il governo guidato da Mario Draghi deve realizzare con il Piano nazionale di ripresa e resilienza: non intendo alzare troppo l’asticella e sostenere che dobbiamo arrivare al ‘costo zero’ della Slovenia, ma certamente sono necessari interventi per liberare e incentivare lo spirito imprenditoriale del Paese, per far emergere il valore straordinario del made in Italy”, commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.

“È un record di cui non possiamo vantarci, è uno dei tanti spread che rendono l’Italia assai meno competitiva nel contesto dell’Unione europea: si tratta di un divario da ridurre quanto prima e il Recovery Fund, con i suoi 191 miliardi di euro, va impiegato con lungimiranza anche in questa direzione”, aggiunge.

Secondo Spadafora, “di divari ne abbiamo tanti: sul fronte fiscale, sui tempi della giustizia civile, sulle infrastrutture fisiche e pure su quelle tecnologiche, ma anche sul versante dell’efficienza della pubblica amministrazione. Una lunga lista di fattori che hanno zavorrato la nostra economia per decenni, tenendo la crescita sempre a livelli da prefisso telefonico”. 

AGI -Non si sblocca la questione relativa alla Whirlpool Napoli neanche dopo un’intera giornata di trattative al ministero dello Sviluppo economico. L’azienda, nonostante le interlocuzioni a vari livelli, ha confermato la scadenza della procedura di licenziamento per i 321 lavoratori (erano 460 all’inizio della procedura, cominciata il 15 luglio).

Le lettere partiranno il 22 ottobre, giorno della prossima udienza al tribunale di Napoli relativamente al ricorso per comportamento antisindacale promosso da Fim Fiom e Uilm. “Purtroppo le cose non sono andate come volevamo e da parte di Whirlpool abbiamo registrato una rigidità inamovibile”, ha dichiarato il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti.

Giorgetti non ha nascosto “l’irritazione” del governo ma ha garantito l’impegno affinché il progetto del consorzio per la reindustrializzazione del sito di Napoli “non si disperda e si concretizzi in tempi rapidi”.

“Bisogna ricontattare i soggetti che hanno dato disponibilità in un ambito diverso – ha sottolineato – perché la disponibilità dell’azienda è venuta meno”. L’esponente della Lega ha quindi riferito che parlerà della questione con il presidente del Consiglio Mario Draghi. “Quello che potevamo fare l’abbiamo fatto – ha affermato – lavoriamo per dare concretezza al consorzio”.  Nella giornata di martedì 19 ottobre previsto un nuovo incontro.

La posizone dell’azienda

Whirlpool ha affermato che “durante l’incontro è stato presentato un aggiornamento sul possibile progetto di reindustrializzazione ipotizzato per l’area del sito di via Argine”.

“Pur riconoscendo gli sforzi profusi dal Governo e dalla Regione per trovare soluzioni idonee a consentire una nuova missione industriale per il sito di Napoli”, la società “si rammarica che i progetti presentati siano ancora in una fase non compatibile con le esigenze e tempistiche espresse più volte e da ultimo ribadito nella riunione del 28 settembre”. 

Le reazioni del governo

La viceministra allo Sviluppo economico Alessandra Todde, che ha presieduto il tavolo dall’inizio, ha bollato le scelte dell’azienda come “non ragionevoli”: “non comprendiamo perché voglia chiudere la procedura oggi nonostante il tribunale si sia espresso” con il rinvio dell’udienza, che nei fatti sospende i licenziamenti.

Todde ha sottolineato lo “sforzo evidente” compiuto dal governo, con la presentazione di una proposta da parte di Invitalia che prevede la costituzione del consorzio per la realizzazione dell’hub della mobilità sostenibile, il cui piano industriale dovrebbe essere pronto per il 15 dicembre.

Un piano che Todde conferma “con forza” assicurando che sarà portato avanti, “continuando a lavorare” nella direzione tracciata. Un piano che nella riunione del 23 settembre prevedeva il coinvolgimento di 5 società (tra queste si parla di Hitachi e Adler), più altre due che avevano manifestato interesse, per iniziali 87 milioni di investimenti complessivi.
 

AGI – Sono pronte le istruzioni per ottenere il bonus ‘Prima casa under 36’ previsto dal decreto Sostegni bis. Possono beneficiarne i giovani con meno di 36 anni e un Isee non superiore 40 mila euro che acquistano un’abitazione entro il 30 giugno 2022.

La circolare del direttore dell’Agenzia delle Entrate tracciato il perimetro della nuova agevolazione che dovrà favorire l’acquisto della casa di abitazione da parte delle persone più giovani .

Sono previste l’esenzione dal pagamento dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale e il riconoscimento di un credito d’imposta in caso di acquisto soggetto a Iva.

Il documento chiarisce che il nuovo bonus si applica anche alle pertinenze dell’immobile agevolato, come il box ad esempio, e che le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono azzerate anche per gli atti soggetti a Iva. 

Il bonus ‘Prima casa under 36’, che vale per gli atti stipulati tra il 26 maggio 2021 e il 30 giugno 2022, prevede inoltre l’esenzione dall’imposta sostitutiva per i mutui erogati per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione di immobili a uso abitativo.

L’agevolazione non è invece applicabile ai contratti preliminari di compravendita. Questi non possono godere delle nuove agevolazioni in quanto la norma fa riferimento ai soli atti traslativi o costitutivi a titolo oneroso.

Resta fermo che, in presenza delle condizioni di legge, successivamente alla stipula del contratto definitivo di compravendita, è possibile presentare formale istanza di rimborso per il recupero dell’imposta proporzionale versata per acconti e caparra in forza dell’articolo 77 del Tur.

Semaforo verde, infine, per gli immobili acquistati tramite asta giudiziaria, che possono accedere comunque al beneficio.

AGI – L’economia britannica è tornata a crescere ad agosto dopo essersi contratta per la prima volta in sei mesi a luglio, ma sembra che la Banca d’Inghilterra non cambi idea di fronte ai nuovi dati e decida lo stesso di rialzare i tassi di interesse prima della fine dell’anno.

Il Pil è cresciuto dello 0,4% in agosto dopo che è stato rivisto al ribasso al -0,1% a luglio (dal +0,1%), in piena ondata da variante Delta. L’andamento del Pil però è ancora inferiore dello 0,8% rispetto al periodo precedente della pandemia.

Su base annua il Pil è salito del 6,9% contro il +6,7% atteso. “L’economia ha ripreso ad agosto, mentre bar, ristoranti e festival hanno beneficiato del primo mese completamente senza restrizioni Covid-19.

Il timore per l’inflazione

Nonostante l’andamento positivo del Pil a settembre, gli analisti sono preoccupati dall’impatto delle difficoltà della catena di approvvigionamento che stanno spingendo in rialzo l’inflazione danneggiando la crescita. La BoE sembra essere la prima grande banca centrale ad aumentare i tassi di interesse dall’inizio della pandemia.

Gli investitori scommettono su un aumento allo 0,25% entro la fine di dicembre, dal suo minimo storico dello 0,1%. Complessivamente, l’economia britannica si è ridotta del 9,7% nel 2020, il suo calo più grande in 300 anni e corrispondente al declino annuale nel 1921, quando l’economia era ancora alle prese con i costi della prima guerra mondiale.

La ripresa di quest’anno è stata quindi rallentata a causa della variante Delta e al caos della catena di approvvigionamento globale che in Gran Bretagna è stato esacerbato dalle nuove restrizioni post-Brexit sul commercio e l’immigrazione. Nonostante le carenze di chip che avevano creato problemi alle case automobilistiche si sono in parte attenutate ad agosto, aiutando la produzione a tornare alla crescita, la produzione di auto era ancora più del 14% sotto il picco di febbraio.

Le carenze della catena di approvvigionamento

Si sono fatte sentire maggiormente nell’edilizia, dove la produzione è scesa per il secondo mese consecutivo a causa dell’aumento dei costi e delle carenze di acciaio, cemento, legname e vetro.

È peraltro probabile che l’economia abbia subito un ulteriore colpo a settembre a causa delle carenze temporanee di carburante in molte stazioni di servizio in Inghilterra – causate dalla mancanza di autisti – e dell’aumento dei prezzi del gas naturale. Alla luce di ciò, molti economisti ritengono che sia affrettato un rialzo dei tassi da parte della Banca centrale.

Per Samuel Tombs, economista di Pantheon Macroeconomics, la modesta crescita del Pil ad agosto dovrebbe far capire meglio che l’economia non ha bisogno di essere raffreddata immediatamente aumentando i tassi di interesse. Il Pil dovrebbe crescere di un 2,2% (a questo punto improbabile) a settembre per eguagliare la previsione della BoE fatta ad agosto di una crescita del 2,1% nel terzo trimestre. 

AGI – La crisi dei chip pesa anche su Apple, costretta a tagliare, in uno dei momenti cruciali dell’anno fra Black Friday e Natale, la produzione dell’iPhone.

Il gruppo statunitense aveva in programma di costruire, nell’ultimo trimestre dell’anno, 90 milioni di pezzi del suo iconico telefono ma si fermerà a 80 milioni, perché due dei sui principali fornitori di chip, Broadcom e Texas Instruments, non saranno in grado di fornire abbastanza componenti in tempo.

Rimandate le spedizioni del nuovo iPhone 13

La notizia arriva a poche settimane dal lancio dei nuovi modelli di iPhone: il 13, il 13 Mini, il 13 Pro e il 13 Pro Max, per cui i pre-ordini sono partiti lo scorso 17 settembre e le spedizioni sarebbero dovute partire il 24 settembre. A seguito delle indiscrezioni su questo fronte, Apple ha sofferto nelle negoziazioni ‘after hour’ a Wall Street, perdendo oltre l’1%, con gli investitori che hanno penalizzato anche altri titoli del comparto, a partire da quelli dei fornitori. 

La crisi delle forniture

La crisi dei microchip è soltanto una delle catene di forniture che, con il forte rimbalzo dell’economia mondiale, è entrata in sofferenza; si tratta, tuttavia, di un componente cruciale, perché l’elettronica è sempre più diffusa e pervasiva in moltissimi comparti, dagli elettrodomestici al settore auto, che è fra quelli che stanno soffrendo maggiormente.     

Al tempo stesso per il comparto dei semiconduttori non sarà facile adattarsi ai nuovi picchi di domanda: storicamente si tratta di un’industria che non ha una progressione lineare, ma la cui crescita avanza a ‘dente di sega’, perché gli investimenti per nuove fabbriche richiedono una forte componente di capitale e tempi lunghi.

In questo momento, poi, le carenze sono anche a monte, nelle industrie che creano i macchinari per la manifattura dei microchip. C’è dunque una doppia strozzatura che per gli esperti si normalizzerà soltanto a partire dal prossimo anno.     

Per quanto riguarda Apple, in ogni caso, la notizia non ha spaventato più di tanto gli analisti; gli ordini per il nuovo iPhone sono partiti bene, e anche se parte delle spedizioni sono state rinviate a novembre, nel mercato c’è interesse per un telefono del gruppo che finalmente supporta il 5G, la rete mobile di nuova generazione. Le attese sono per un trimestre da 120 miliardi di dollari di ricavi, in crescita del 7% sull’anno scorso. 

AGI – L’Italia, il primo paese europeo colpito dalla pandemia, sta ora cambiando marcia nel percorso di ripresa dopo un ampio programma di vaccinazione, e grazie ai robusti investimenti e alle esportazioni in espansione. Lo rileva il Financial Times, in un’analisi ad hoc sul nostro Paese, ricordando come le stime del Pil del Belpaese sono del 6% quest’anno, in linea con l’Ocse e le previsioni private internazionali, e molto più forte del 4,5% previsto in aprile.

L’autorevole testata britannica sottolinea che, come rilevato da Consensus Economics, “la crescita economica dell’Italia ha avuto il più grande rialzo di qualsiasi altro Paese del G7 negli ultimi cinque mesi“. E citando le analisi degli economisti, sostiene che la nostra economia viaggia al momento “col vento in poppa”.

In posizione favorevole per le riforme

Per Ft, “si tratta di un cambiamento marcato per un paese che ha sofferto anni di stagnazione economica, trascinando gli standard di vita al di sotto della media UE”. Gli economisti sperano che possa essere un trampolino di lancio “per cambiamenti più duraturi, grazie ad un ambizioso programma di riforme finanziate dall’Ue”.

Riportando le parole di Laurence Boone, capo economista dell’Ocse, “per la prima volta in molti decenni, l’Italia è in una posizione favorevole“. Boone ha inoltre sottolineato che l’Italia sta iniziando ad affrontare i ben noti freni alla crescita, come un sistema di giustizia civile antiquato e la pubblica amministrazione e le sue inefficaci leggi sulla concorrenza.

“L’Italia oggi è nella posizione di resettare la sua economia”, ha aggiunto Boone. Il Ft ricorda come Draghi, l’ex presidente della Banca Centrale Europea, abbia attribuito gran parte del miglioramento delle prospettive di quest’anno alla campagna di vaccinazione del suo governo. La percentuale di persone completamente vaccinate in Italia è la seconda più grande tra i paesi del G7, grazie anche all’istituzione del green pass obbligatorio per la maggior parte dei lavoratori e l’accesso alla maggior parte dei luoghi pubblici.

Stime di crescita eccezionali

Nicola Nobile, economista di Oxford Economics, si aspetta che l’economia italiana cresca di circa il 2,5% nel terzo trimestre, dopo un rimbalzo superiore alle aspettative del 2,7% nel trimestre precedente. Ricordando anche le parole di Emma Marcegaglia, presidente del B20 international business summit, gli investimenti sono “in pieno boom”, grazie agli incentivi sostenuti dal governo per il miglioramento dell’efficienza energetica e l’acquisto di macchinari e attrezzature, così come una maggiore fiducia degli investitori nel governo di Draghi dopo anni di instabilità politica.

Molte aziende hanno anche intensificato gli investimenti digitali per adattarsi alla pandemia – aiutando l’Italia, che è rimasta indietro rispetto agli altri paesi dell’UE nella preparazione all’e-commerce, a recuperare terreno. Gli investimenti italiani sono stati del 5% superiori ai livelli pre-pandemia nel secondo trimestre, più forti di una contrazione marginale in Germania e di un calo del 4,5% nel Regno Unito.

Anche le esportazioni stanno sostenendo il rimbalzo post-pandemia, con l’Italia meno colpita di alcuni paesi dall’interruzione della catena di approvvigionamento grazie alla minore dipendenza dalle importazioni di semiconduttori. Nei primi sette mesi dell’anno, il valore delle esportazioni italiane di beni è aumentato del 4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019, meglio della stagnazione della Germania e della contrazione della Francia. E in questa direzione, scrive il Ft riportando le affermazioni di Marcegaglia, “i produttori si sono dimostrati agili nell’adattarsi ai cambiamenti delle restrizioni nazionali e internazionali”.

La transizione verde e digitale potrebbe continuare ad un ritmo molto più veloce se l’Italia otterrà i 205 miliardi di euro dal piano di ripresa “Next Generation” dell’UE che è stato promesso se le riforme e gli obiettivi chiave saranno raggiunti. “Questo è di gran lunga il più grande impegno dell’UE verso uno stato membro e sarebbe il più grande pacchetto di sostegno dell’Italia dai tempi del piano Marshall dopo la seconda guerra mondiale”.

L’ottimismo del governo 

L’Ocse inoltre, ricorda il Ft, si aspetta che la produzione economica dell’Italia ritorni ai livelli pre-pandemia entro l’inizio del 2022, più velocemente che nelle stime precedenti e molto più velocemente della ripresa nelle recessioni precedenti – anche se più tardi che nella maggior parte delle economie avanzate.

“Il governo italiano è certamente ottimista”, sottolinea il Ft. “Per quanto buona possa sembrare tutta questa modernizzazione, il sistema politico frammentato dell’Italia ha spesso significato che le riforme iniziate da un governo vengono invertite o abbandonate da quello successivo”, ha detto Nick Andrews, economista della società di ricerca sugli investimenti Gavekal Research.

Nel frattempo, ci sono preoccupazioni a breve termine. L’Italia è già preoccupata per l’impennata dei prezzi dell’energia in Europa e spenderà 4 miliardi di euro per cercare di bilanciare il rialzo delle bollette. Per il Ft, “una crisi prolungata potrebbe ridurre il ritmo della ripresa. L’indebolimento della domanda a seguito di una prolungata interruzione della catena di approvvigionamento e il rallentamento della crescita economica cinese creano ulteriori venti contrari per il paese e per l’economia globale”.

Ma l’ottimismo delle imprese e dei consumatori italiani rimane ai massimi da quasi un decennio. Naturalmente, rileva sempre il Ft citando alcuni economisti, bisogna essere cauti e continuare a monitorare fattori critici come il costo delle materie prime e dei trasporti. 

AGI – “L’attacco non è solo alla Cgil, è a tutto il mondo del lavoro. E tutto il mondo del lavoro deve reagire”. È il giudizio del segretario della Cgil, Maurizio Landini, sui fatti di Roma, contenuto in un’intervista a La Stampa, nella quale i manifestanti, a suo avviso, “hanno violentato il mondo del lavoro e i diritti dei lavoratori. Abbiamo subito capito che bisognava reagire e mobilitarci ma anche guardare avanti e capire come ricostruire questo Paese” e “la manifestazione contro il Green pass è stata solo un pretesto. Il certificato non c’entra nulla”. (AGI)