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Dal compromesso sul Salva-Roma e il Salva-Comuni al finanziamento di 3 milioni per Radio Radicale, dalle norme per favorire le aggregazioni bancarie al Sud, con particolare attenzione alla Banca Popolare di Bari, alle misure per tutelare i fornitori di Mercatone Uno. E ancora: dallo ‘scivolo’ aziendale di 5 anni al taglio dell’Ires al 20% dal 2023 fino alla riapertura della pace fiscale. Sono alcune delle novità introdotte nel decreto crescita che ha ottenuto il primo via libera alla Camera dalle commissioni Bilancio e Finanze

Con le modifiche introdotte a Montecitorio, il provvedimento, che ha assorbito anche il pacchetto delle semplificazioni fiscali, si configura ormai come un vero e proprio ‘omnibus’. Il decreto approda in Aula con uno slittamento rispetto ai tempi inizialmente previsti. Il decreto è in prima lettura alla Camera e dovrà poi passare al Senato per l’approvazione definitiva.

Queste le principali novità:

1. COMPROMESSO SALVA-ROMA E SALVA-COMUNI
Arriva il compromesso su Roma. Parte del debito storico della Capitale passerà a carico dello Stato ma i risparmi derivanti dalla rinegoziazione dei mutui dell’amministrazione capitolina saranno utilizzati per andare incontro alle esigenze degli altri Comuni capoluogo in dissesto. La proposta di modifica chiede al Campidoglio di “promuovere le iniziative necessarie per l’adesione dei possessori delle obbligazioni City of Rome” per 1,4 miliardi, in scadenza il 21 gennaio 2048, all’accollo del prestito obbligazionario da parte dello Stato. Stato che, in caso di adesione, si assumerà gli oneri derivanti dal pagamento degli interessi e del capitale del prestito.

Per sostenere tali oneri è istituito un fondo con una dotazione di 74,83 milioni all’anno, per ciascuno degli anni dal 2020 al 2048. Arriva anche un fondo ad hoc “per il concorso al pagamento del debito dei Comuni capoluogo delle città metropolitane” alimentato con i minori esborsi derivanti dalle operazioni di rinegoziazione dei mutui in essere con istituti di credito di competenza della gestione commissariale. Previste norme ad hoc per Alessandria, Catania e i Comuni della provincia di Campobasso.

2. 3 MILIONI A RADIO RADICALE
Un finanziamento di 3 milioni per il 2019 per salvare Radio Radicale. L’obiettivo è quello di favorire la conversione in digitale e la conservazione degli archivi multimediali delle imprese radiofoniche che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale. Su questo emendamento la maggioranza si è spaccata: la Lega ha votato con le opposizioni per salvare la radio mentre i 5 stelle hanno votano contro.

3. TAGLIO IRES, AL 20% DAL 2023
Taglio dell’Ires dal 20,5% al 20% dal 2023. La proposta di modifica prevede l’applicazione dell’aliquota Ires del 20% dal 2023 sugli utili di esercizio accantonati a riserve diverse da quelle di utili non disponibili, nei limiti dell’incremento di patrimonio netto, a esclusione delle banche. Le risorse per coprire la misura arriveranno dal Fondo per quota 100 previsto in manovra.

4. SCIVOLO AZIENDALE, VIA 5 ANNI PRIMA
Arriva il contratto di espansione che sostituirà i contratti di solidarietà espansiva. Le grandi imprese con più di mille dipendenti potranno licenziare i lavoratori più anziani offrendo loro in cambio ‘uno scivolo’ di 5 anni,per chi ha maturato il diritto alla pensione di vecchiaia e il requisito minimo contributivo con un’indennità commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato al momento della cessazione del rapporto di lavoro. La precedente versione della proposta di modifica prevedeva uno scivolo di 7 anni.

5. VIA IMU SUI CAPANNONI DAL 2023
La deducibilità Imu sale dal 70 al 100% sugli immobili strumentali, come i capannoni industriali, a partire dal 2023.Il decreto prevede una deducibilità pari al 50% nel 2019, al 60% nel 2020 e 2021 e al 70% dal 2022.

6. RIAPERTURA ROTTAMAZIONE CARTELLE
Riaperti i termini della rottamazione-ter delle cartelle e del saldo e stralcio per i contribuenti che non sono riusciti a presentare la domanda di adesione entro lo scorso 30 aprile. Il debitore potrà presentare domanda di adesione entro il 31 luglio e il pagamento potrà essere effettuato in un’unica soluzione entro il 30 novembre o in massimo di 17 rate, la prima delle quali (pari al 20% dell’importo complessivo dovuto) in scadenza sempre al 30 novembre. Riaperti anche i termini per il saldo e stralcio. 

7. STRETTA SU AFFITTI BREVI E TASSA SOGGIORNO
Arriva la stretta sugli affitti brevi con misure tese a contrastare l’evasione sulla tassa di soggiorno. Viene istituito il Codice identificativo unico nazionale per le strutture ricettive da utilizzare per le offerte e la promozione dei servizi offerti oltre l’accesso dell’Agenzia delle Entrate ai dati delle comunicazioni trasmessi dalle stesse strutture. Chi non rispetterà le nuove norme rischierà una multa da 500 a 5.000 euro.

8. STOP SCONTRINI DI CARTA, INVIO TELEMATICO PER TUTTI
Anche i piccoli esercizi, che finora avevano beneficiato di una deroga, dovranno trasmettere gli scontrini in via telematica all’Agenzia delle Entrate. Concesso piu’ tempo per l’invio a chi è sprovvisto di copertura Internet: avranno 12 giorni dall’effettuazione della cessione o della prestazione anche se, l’obbligo di memorizzazione dei dati deve continuare ad avvenire con cadenza giornaliera.

9. PROROGA ISA
Prorogati al 30 settembre 2019 i versamenti legati agli Isa, i nuovi indici sintetici di affidabilità fiscale.

10. LOTTERIA SCONTRINI, CON BANCOMAT PIÙ CHANCE DI VINCERE
Aumenta del 100% la probabilità di vincita dei premi per chi partecipa alla lotteria degli scontrini, che partirà nel 2020, pagando con bancomat o carte di credito. La legge di bilancio per il 2017 prevedeva una probabilità di vincita aumentata del 20% per chi usa queste forme di pagamento rispetto alle transazioni in contante.

11. NORMA PONTE PER INPGI
Arriva la norma ponte per l’Inpgi, tesa al riequilibrio finanziario dell’istituto, che sospende il commissariamento sino a fine anno. L’Istituto di previdenza dei giornalisti dovrà, entro 12 mesi dalla conversione del decreto, procedere alla riforma del proprio regime previdenziale volta al riequilibrio finanziario della gestione sostitutiva dell’Assicurazione generale obbligatoria, ed entro 18 mesi trasmettere un apposito bilancio tecnico attuariale ai ministeri vigilanti. Qualora questo non evidenzi un miglioramento dell’andamento del saldo di bilancio, il governo interverrà con uno o più regolamenti. 

12. NORMA SALVA FORNITORI MERCATONE UNO
Arriva la norma per ‘salvare’ i fornitori di Mercatone Uno. Viene esteso l’accesso al Fondo per le vittime di mancati pagamenti anche ai fornitori, così come annunciato dal vicepremier Luigi Di Maio. Si amplia la platea dei potenziali beneficiari inserendo anche i professionisti, attualmente esclusi, prevedendo che i debitori delle pmi e professionisti richiedenti possono essere anche diversi dalle aziende purché imputati in procedimenti penali, ed estendendo il novero dei reati commessi alla bancarotta fraudolenta, la bancarotta semplice e al ricorso abusivo al credito disciplinati dalla legge fallimentare.

13. RIMBORSI BANCHE PIÙ VELOCI SOTTO 50.000 EURO
Una corsia preferenziale per erogare più rapidamente ai risparmiatori truffati i rimborsi sotto i 50.000 euro. Via libera anche alla proposta di modifica dei relatori che allarga la platea dei risparmiatori che avranno diritto agli indennizzi escludendo dal computo del limite di reddito eventuali prestazioni di previdenza complementare erogate sotto forma di rendita. Escluse inoltre le polizze vita dal tetto del patrimonio mobiliare posseduto al 31 dicembre 2018.

14. PROROGA GARANZIA STATO PER BOND CARIGE
Arriva la proroga a fine anno delle garanzie di Stato concesse dal Mef sulle emissioni obbligazionarie di Banca Carige in scadenza al 30 giugno. Il decreto Carige varato a gennaio dal Consiglio dei ministri autorizzava il Mef fino al 30 giugno 2019 a concedere la garanzia dello Stato sulle passività di nuova emissione di Banca Carige nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato, fino a un valore nominale di 3 miliardi di euro.

La garanzia vale anche sui finanziamenti erogati discrezionalmente dalla Banca d’Italia per fronteggiare gravi crisi di liquidità. Finora la banca ha emesso bond per due miliardi e quasi tutti collocati presso investitori istituzionali. Il governo sposta ora dal 30 giugno al 31 dicembre 2019 il limite entro il quale può essere concessa la garanzia dello Stato nei limiti dell’ammontare ancora disponibile, pari a circa un miliardo.

15. NORMA SALVA POPOLARE BARI, FAVORITE FUSIONI AL SUD
Arriva la norma per ‘salvare’ la Banca Popolare di Bari e favorire le aggregazioni bancarie nel Mezzogiorno. Consentita la trasformazione delle Dta (attività fiscali differite) in credito d’imposta in caso di aggregazioni di imprese finanziarie (come le banche) e non finanziarie effettuate nelle regioni del Sud. La proposta di modifica approvata concede la possibilità di trasferire al soggetto derivante dall’aggregazione le attività fiscali differite dei singoli e trasformarle in credito di imposta, non superiore a 500 milioni, a fronte del pagamento di un canone annuo determinato applicando l’aliquota dell’1,5% alla differenza tra le Dta e le imposte versate.

16. TAGLIO STRUTTURALE TARIFFE INAIL DAL 2023
Taglio da 600 milioni delle tariffe Inail che diventa strutturale dal 2023 ma con l’esclusione per l’anno 2022. La norma rende strutturale il taglio del costo del lavoro, ma con lo stop di un anno durante il quale le tariffe non saranno scontate. Fino al 2021 la riduzione è finanziata dall’ultima Legge di Bilancio. Le risorse vengono pescate dal fondo di quota 100. A partire dal 2023, sparisce invece il riferimento al Fondo che alimenta il reddito di cittadinanza.

17. FONDO SALVA-OPERE E TUTELE PER SUBAPPALTATORI
Arriva il Fondo per garantire il “rapido completamento” delle opere, tutelare i lavoratori e le imprese sub-appaltatrici che vantano crediti. Il fondo è alimentato dal versamento di un contributo pari allo 0,5% del valore del ribasso offerto dall’aggiudicatario delle gare di appalti pubblici di lavori di importo pari o superiore a 200 mila euro a base d’appalto, e di servizi e forniture di importo pari o superiori a 100 mila euro a base d’appalto.

18. SANDBOX PER IL FINTECH
Viene costituito un Comitato con il compito di individuare obiettivi, definire programmi e porre in essere azioni per favorire lo sviluppo della tecno-finanza, anche in cooperazione con entità estere. Il Sandbox dovrà anche formulare proposte di intervento normativo ed agevolare il contatto degli operatori del settore con le istituzioni e le autorità.

19. AIUTI AD APERTURE SEXY SHOP
 I sexy shop potranno beneficiare delle agevolazioni per la promozione dell’economia locale nei piccoli Comuni.

19. ECO INCENTIVI ESTESI A MOTO E MICROCAR ELETTRICHE
Vengono estesi anche a motorini, moto, tricicli e microcar elettrici e ibridi gli incentivi per la rottamazione. Nello specifico, a coloro che nel 2019 acquistano e immatricolano in Italia un veicolo elettrico ibrido (motorini, moto, tricicli e microcar senza limiti di kilowatt) e che rottamano un veicolo euro 0,1,2 e 3 viene riconosciuto un contributo pari al 30% del prezzo di acquisto fino a un massimo di 3.000 euro. Il bonus vale solo se si rottama un motorino, una moto, un triciclo o una microcar e non un’auto. Una delle novità consiste nel fatto che il veicolo rottamato può essere anche intestato a un familiare convivente.

20. POSSIBILE ROTTAMARE VECCHI MOTORINI RITARGATI
Per acquistare moto e motorini elettrici o ibridi con l’ecobonus sarà possibile rottamare anche i vecchi motorini, immatricolati prima del 2006, privi di classe di inquinamento.

21. EMBLEMA STATO CONTRO FALSO MADE IN ITALY
Possibilità per le imprese nazionali ed estere che producono beni in Italia di utilizzaresegni descrittivi con l’emblema dello Stato e la dizione ‘Made in Italy’ per promuovere e tutelare la proprietà intellettuale e commerciale contro la contraffazione.

22. BONUS PER PARTECIPARE A FIERE ITALIANE
Arriva il credito d’imposta del 30% per le aziende che partecipano a fiere internazionali ma anche a quelle che si svolgono in Italia. L’accesso all’agevolazione per le imprese sarà possibile nella misura del 30% e fino a un massimo di 60 mila euro.

23. NASCE PIATTAFORMA TELEMATICA INCENTIVI.GOV
Nasce la piattaforma telematica ‘Incentivi.gov.it’ per il sostegno della politica industriale e della competitività del Paese.

24. MANUTENZIONE CASETTE TERREMOTATI SPETTA AI COMUNI
La manutenzione ordinaria e straordinaria delle casette per i terremotati compete ai Comuni colpiti dagli eventi sismici che si sono verificati nel Centro Italia a partire dal 24 agosto 2016, nei quali le strutture temporanee sono ubicate. Le risorse ammontano a 2,5 milioni di euro, a valere su quelle stanziate a legislazione vigente per il superamento dello stato di emergenza. 

25. PROROGA CONTABILITÀ PICCOLI COMUNI
Proroga della contabilità economico-patrimoniale per i piccoli comuni sotto i 5mila abitanti. Gli enti che rinviano la contabilità con riferimento all’esercizio 2019 allegano al rendiconto 2019 una situazione patrimoniale al 31 dicembre 2019 da redigere con modalità semplificate individuate con decreto del ministero dell’Economia, di concerto con il ministero dell’Interno e con la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per gli affari regionali, da emanare entro il 31 ottobre 2019.

26. 5 MILIONI ANNUI A CAMPIONE D’ITALIA
In arrivo fino a 5 milioni di euro annui, dal 2019, per il Comune di Campione d’Italia per far fronte alle “esigenza di bilancio, con priorità per le spese di funzionamento dell’ente”.

27. OK INCENTIVI FISCALI PER SOTTOSCRITTORI ELTIF
Incentivi fiscali sugli investimenti nei fondi di investimento europeo a lungo termine (Eltif). Prevista un’esenzione fiscale per i capital gain percepiti da persone fisiche che investono in Eltif somme annue fino a 150.000 euro e fino a un totale di un milione e mezzo complessivi. Per beneficiare del vantaggio fiscale, l’investimento dovrà essere detenuto per almeno 5 anni e il patrimonio raccolto dal gestore non dovrà essere superiore a 200 milioni all’anno fino a un tetto di 600. 

28. ARRIVA BONUS ASSUNZIONI PER CHI ‘DONA’ ALLE SCUOLE
Un nuovo bonus dal 2021 per favorire l’inserimento lavorativo dei giovani. A coloro che donano almeno 10.000 euro in un anno alle scuole con percorsi d’istruzione tecnica o professionale, anche a indirizzo agrario, per la realizzazione, riqualificazione e ammodernamento di laboratori, e assumono con contratto a tempo indeterminato gli studenti delle stesse scuole al termine del ciclo scolastico, sarà riconosciuto uno sconto sui contributi previdenziali da versare per i neoassunti fino a un massimo di un anno.

29. SCONTI RIDOTTI PER RIENTRO SPORTIVI
Si riduce per gli sportivi professionisti l’agevolazione fiscale concessa dal dl crescita ai cosiddetti “impatriati”. Per gli sportivi si prevede che la tassazione sia applicata al 50% del reddito complessivo e non solo sul 30% come per tutti gli altri lavoratori impatriati. Chi opta per il regime agevolato dovrà versare un contributo pari allo 0,5% della base imponibile. Le entrate di tale contributo saranno destinate a un fondo per potenziare i settori giovanili.

30. ACQUA PUBBLICA AREA APPENNINO MERIDIONALE
Niente privati nella società che andrà a sostituire L’Eipli, l’ente per lo Sviluppo dell’Irrigazione e la Trasformazione Fondiaria in Puglia, Lucania ed Irpinia in liquidazione. Prevista anche la proroga al 2023 della concessione per l’acquedotto pugliese, in scadenza nel 2021, in attesa delle nuove regole sull’affidamento del servizio idrico integrato. 

C’è grande attesa su cosa deciderà il il meeting del Fomc (Federal Open Market Committee), il comitato monetario della Federal Reserve in programma mercoledì prossimo. Il quadro macroeconomico rispetto alla fine del 2018 e all’inizio del 2019 è profondamente cambiato. Il numero uno della banca centrale Usa, Jerome Powell, è stretto tra le pressioni ‘politiche’ del presidente Donald Trump che vorrebbe un drastico taglio dei tassi e le informazioni in suo possesso riguardanti l’incerta evoluzione della guerra commerciale con la Cina e le sue conseguenze su crescita e occupazione.

Secondo un recente sondaggio la riduzione dei tassi è data, in termini di probabilità, al 24,2% per mercoledì prossimo, mentre per il meeting di fine luglio la probabilità balza all’83,7%. A far pendere l’asticella delle probabilità verso un taglio che non sarà la prossima settimana ma a luglio, le dichiarazioni di Powell di una decina di giorni fa quando disse di monitorare l’impatto delle guerre commerciali sull’economia americana.

“Non sappiamo – ha spiegato Powell – come o quando questi problemi verranno risolti. Stiamo monitorando da vicino le implicazioni di questi sviluppi per le prospettive economiche degli Stati Uniti e, come sempre, agiremo in modo appropriato per sostenere l’espansione, un forte mercato del lavoro e un’inflazione vicina al nostro obiettivo del 2%”. In precedenza la Fed aveva sostenuto che sarebbe stata “paziente” rispetto alle future variazioni sui tassi di interesse. I mercati ritengono che questo nuovo approccio preluda a un taglio dei tassi. 

Le ragioni del pressing di Trump

Tale apertura non è bastata a Trump che venerdì scorso ha nuovamente tuonato contro Powell. La sua nomina, ha sottolineato, “è stata una mia scelta”, ma “sono completamente in disaccordo con lui”. “Francamente – ha aggiunto Trump – se avessimo avuto un’altra persona alla Fed che non avesse rialzato così tanto i tassi, ora avremmo un Pil almeno un punto e mezzo più alto”. A maggio, invece, il presidente americano aveva sottolineato che se la Fed tagliasse i tassi di interesse sarebbe “game over” per la Cina.

“La Cina pomperà denaro nel suo sistema e probabilmente ridurrà i tassi di interesse, come sempre, al fine di compensare gli affari che sta perdendo e che perderà. Se la Federal Reserve la imitasse sarebbe game over, vinceremmo!”. Anche questa volta Powell, dovrà tenere a freno le pressioni del presidente statunitense e fare scelte, come ha sempre detto di fare, che esulino “dalla politica”.

L’ultimo rialzo risale allo scorso 19 dicembre 2018 quando la Fed ha alzato i tassi di interesse di un quarto di punto portando quello sui Fed Funds in una forchetta fra il 2,25% e il 2,50%. Quella di dicembre è stata la quarta ‘stretta’ del 2018 e la nona dal 2015, da quando cioè la Fed ha avviato il ciclo di rialzi dopo la crisi finanziaria. Sempre in quella occasione la banca centrale Usa affermò che i rialzi per il 2019 sarebbero stati due invece dei tre annunciati nel mese di settembre 2018. Ma le cose cambiano velocemente e ora analisti e investitori si aspettano, per quest’anno, non più due rialzi ma due tagli, il primo a luglio, il secondo a settembre.

Un mese di fuoco per il ministero dello Sviluppo economico, che si troverà nei prossimi giorni a seguire i tavoli di una lunga serie di aziende in crisi e a indicare prospettive per vertenze aperte e ancora irrisolte. 

Il vicecapo di Gabinetto Giorgio Sorial, che presiede i tavoli di lavoro, è costretto ad aggiornare continuamente l’agenda, perché alle chiusure e alle delocalizzazioni, si sommano anche le cessioni o i commissariamenti che possono comportare drastiche riduzioni di personale.

E’ il caso di Marcatone Uno, per cui scadevano il 14 giugno i termini per la presentazione delle candidature a commissario straordinario, e di Sma Auchan, in trattativa con Conad per la vendita delle rete dei supermercati italiani. Senza contare altre situazioni critiche come Stefanel, che ha chiesto l’amministrazione straordinaria.

Secondo i sindacati, i tavoli di crisi aperti ammontano a 158, con 300.000 lavoratori coinvolti. A questi dati vanno aggiunte le 18 aree di crisi industriale complessa riconosciute, e poi tutti i casi in cui sono scattati gli ammortizzatori sociali: dall’ex Ilva ora Arcelor Mittal, che ha chiesto la cig per 1.400 lavoratori, alla Pernigotti, dove sono in cig circa 100 dipendenti.

Vanno poi considerate le aziende che sono uscite da periodi di difficoltà, ma di cui non si ha ancora certezza delle prospettive: è il caso di Natuzzi, di Bekaert, di Firema, di Bombardier e naturalmente di Alitalia. Passi avanti sono invece stati compiuti per Ast: dopo 8 mesi di trattativa, il 12 giugno è stato firmato l’accordo relativo al nuovo piano industriale tra l’acciaieria di Terni e i sindacati per il periodo 2018-2020, che prevede investimenti per 60 milioni di euro, la stabilizzazione del personale con contratti di somministrazione, l’utilizzo di incentivi all’esodo.

Notizie positive anche per Iveco Defence Vehicles: Mise e ministero della Difesa finanzieranno un piano di circa 7,2 miliardi di euro di investimenti relativi ai programmi del settore Difesa, che dovrà consentire di risolvere la crisi produttiva e occupazionale in corso da diversi anni. 

Il primo appuntamento è quello dedicato a Csp (18 giugno), che sarà seguito dagli incontri su Piaggio Aero Industries, Semitec, Sma-Auchan (tutti e tre il 20 giugno), Whirlpool e Blutec (il 21 giugno), Syder Alloys (26 giugno), Abb (3 luglio). 

  • Whirlpool

A fine maggio in un incontro con i sindacati sullo stato di avanzamento dell’accordo di ottobre (che prevedeva zero esuberi e un piano triennale di investimenti da 250 milioni di euro nel Paese), l’azienda annuncia l’intenzione di cedere lo stabilimento di Napoli( che dà lavoro a 430 operai). La delegazione va immediatamente al Mise per chiedere un incontro. Il 12 giugno si svolge il tavolo con il ministro Di Maio che ottiene dalla multinazionale l’impegno a conservare lo stabilimento. “

Questa è la base su cui costruire un dialogo – ha detto Di Maio – e ci aspettiamo risposte entro la settimana prossima”. Il tavolo è convocato per il 21 giugno alle ore 10, “per discutere la situazione occupazionale e produttiva dell’azienda”.

  • Piaggio Aerospace

La società è in amministrazione straordinaria, dopo l’annuncio di una serie di stanziamenti da parte del ministero della Difesa, doveva gradualmente riassorbire i lavoratori in cassa integrazione ma ha in realtà aumentato le giornate di cassa integrazione straordinaria (cigs) per 527 dipendenti. Secondo i sindacati, il governo doveva fare i primi stanziamenti entro il 15 giugno ma i tempi non sono stati rispettati e l’azienda ha detto che le ore di cassa, stabilite fino al 31 luglio, potrebbero anche aumentare.

  • Sma Auchan

Conad e Auchan hanno siglato il 13 maggio un preliminare e per il closing sono in attesa delle valutazione dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato. L’acquisizione degli ipermercati, supermercati e negozi Auchan e Simply Sma è stata fatta dalla la newco Bdc Italia, partecipata al 51% da Conad e per il 49% da Wrm Group.

Restano fuori dall’accordo con Conad i 33 supermercati Sma Simply (e non i 5 ipermercati Auchan che rientrano nell’accordo con Conad), oggetto di una trattativa separata con il gruppo che fa capo ai Fratelli Arena e i 50 drugstore a marchio Lillapois.

I sindacati sono preoccupati per le eventuali ricadute occupazionali a causa delle probabili sovrapposizioni di negozi e figure professionali. Il Mise ha chiesto a Conad e Gruppo Arena di presentare un chiaro piano industriale di rilancio e il piano occupazionale, e di non procedere, fino al tavolo del 20 giugno, con azioni unilaterali. 

  • Csp

La società di consulenza informatica di Torino, con 130 dipendenti, ha avviato le procedure di ristrutturazione del debito e di transazione fiscale ed era in arretrato nel pagamento degli stipendi. Nell’ultima riunione di aprile aveva annunciato l’affitto, con successiva cessione, del ramo sanità, a una società di produzione di macchinari di automazione industriale.

  • Abb

La società ha annunciato a gennaio la chiusura del reparto produzione dei motori di media tensione e generatori di Vittuone, trasferendo parte delle attività a Helsinki. Il 30 maggio ha avviato le procedure di licenziamenti collettivi per 108 lavoratori. I sindacati vogliono che si trovino tutte le possibili soluzioni alternative ai licenziamenti.

  • Semitec

La società di installazione di impianti di telefonia mobile ha registrato continue trasformazioni all’interno e in modo particolare sulla costituzione di società controllate. Sindacati e Mise sono preoccupati delle operazioni societarie e vogliono che l’azienda rispetti il piano industriale presentato in ambito ministeriale per garantire la continuità produttiva ed il livello occupazionale.

  • Blutec

Dopo gli arresti domiciliari del patron Roberto Ginatta e del suo amministratore delegato, Cosimo Di Cursi, (sospettati di distrazione dei fondi pubblici che lo Stato, attraverso Invitalia, aveva elargito per il rilancio dello stabilimento) e il sequestro e la nomina di un amministratore giudiziario da parte del Tribunale di Termini Imerese, è stata avviata una due diligence per conoscere lo stato di tutto il perimetro aziendale, sul quale sono stati riscontrati problemi di natura finanziaria e gestionale.

Il ministro Di Maio ha varato un decreto che autorizza l’Inps ad anticipare sei mesi di cassa integrazione straordinaria in favore di un numero massimo di 691 lavoratori fino al 30 giugno.

  • Syder Alloys

Nell’ultimo incontro al Mise i rappresentanti dell’ex Alcoa di Portovesme (la fabbrica di alluminio ferma dal 2012 e acquisita lo scorso anno dalla svizzera Sider Alloys) hanno annunciato che stanno avviando le prime attività di pre-revamping degli impianti per i quali sarebbero stati sottoscritti dei contratti di fornitura con aziende specializzate. 

Le attività di pre-revamping coinvolgono circa 70 lavoratori. L’azienda ha però dichiarato di avere delle difficoltà con il prezzo dell’energia previsto nel Memorandum sottoscritto tra le parti nel febbraio 2018. L’obiettivo di Mise e sindacati è l’implementazione di un piano industriale sostenibile e un ulteriore riassorbimento dei lavoratori che ora sono in mobilita’ in deroga. il progetto definitivo prevede l’inserimento di 370 dipendenti diretti e circa 70 a contratto, con la variabile di altri 50 nel caso venisse riavviata la fabbrica degli anodi.

Il settore dell’automotive da sempre al centro dell’economia nazionale è in seria difficoltà. I dati Istat sulla produzione industriale descrivono ad aprile un crollo a doppia cifra per la fabbricazione di autoveicoli rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (-17,1%). Incide su questa preoccupante flessione sicuramente lo stallo delle vendite di auto nel mercato interno. Al di là del lieve aumento registrato ad aprile (+1,47), a maggio (-1,19%) le immatricolazioni sono tornate a scendere, consolidando una contrazione che dura ormai da sedici mesi.

In controtendenza soltanto i veicoli a trazione elettrica, sempre di più scelti dagli italiani per motivi ecologici, complice l’ecobonus varato dal governo. Frenano quest’anno anche le esportazioni (-5,4%) in difficoltà per il delicato clima internazionale che non accenna a migliorare. Il 18 maggio il comparto automobilistico europeo è riuscito a scongiurare i dazi di Trump ottenendo una tregua di sei mesi. Se alla fine dovessero essere introdotti, per l’Italia sarebbe una vera stangata.

Quanto potrebbero costarci i dazi di Trump

A marzo secondo i dati dell’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica (Anfia) gli Stati Uniti hanno drasticamente ridotto lo shopping di Fiat, Ferrari e di tutte le altre auto prodotte in Italia (-17,5%). Con l’eventuale entrata in vigore delle tariffe gli acquisti degli americani potrebbero ulteriormente diminuire. Un bel problema per il comparto, considerato che oggi per quanto riguarda le automobili sono il nostro principale importatore.

Varca l’Atlantico circa il 17,6%% delle vetture prodotte in Italia e destinate all’export. Significa che su un valore totale a marzo di 2 miliardi di esportazioni di veicoli, gli Stati Uniti hanno inciso per 340 milioni. Il rischio per la tenuta del settore è alto perché non sono da escludere crolli repentini come quello che si è verificato a febbraio nello scambio commerciale con la Turchia (-50,2%) per la svalutazione della lira. Se il bilancio dell’export nel 2018 si è chiuso in negativo (-5,4%), quindi, il 2019 procede in maniera ancora meno incoraggiante.

Come chiarisce l’Anfia, d’altronde, è destinata all’export più della metà di tutte le vetture prodotte (56,7%) in Italia, a fronte del 42,4% di dieci anni fa. Questi numeri sottolineano il ruolo sempre più cruciale delle esportazioni per il settore. Tuttavia, la bilancia commerciale resta pesantemente negativa a favore delle importazioni. A differenza della Francia e della Germania, infatti, dove non c’è una grande penetrazione delle case automobilistiche straniere, gli italiani preferiscono acquistare brand esteri, che detengono il 75% della quota del mercato interno.

Produzione italiana in affanno

Con un giro d’affari superiore ai 51 miliardi di fatturato e 162 mila addetti tra produzione di auto e componentistica, un’indagine dell’Istat del 2016 indica il comparto automobilistico come un perno dell’economia nazionale. Proprio per questo gli ultimi dati sulla produzione destano più di una preoccupazione. Il bollettino dell’istituto di statistica di maggio alla voce fabbricazione di autoveicoli (codice Ateco 29.1) è in rosso sia per questi primi quattro mesi del 2019 (-14,7%) che su base annuale (-17,1%).

Il trend negativo è confermato anche dalle indagini di Anfia che effettua una sua rilevazione contattando direttamente le case automobilistiche. Secondo i dati dell’associazione di categoria, nel 2018 sono state fabbricate 670 mila macchine, il 9,7% in meno rispetto al 2017 e se il confronto sui dodici mesi prende in considerazione il periodo aprile 2018 – aprile 2019, la riduzione raggiunge addirittura il 22%.

L’Italia non è isolata nel contesto europeo. Non stanno facendo meglio gli altri Paesi, in particolare la Germania e il Regno Unito che registrano un calo del 9% nel 2018. Sembra invece tenere la Spagna (-1,1%), seconda per volumi produttivi in Europa, e soprattutto la Francia (0,9%), l’unica col segno più nell’ultimo anno.

L’Italia, però, parte da premesse differenti rispetto a questi paesi perché osservando l‘indice di produzione delle auto elaborato dall’Eurostat per ogni singolo Stato, è evidente che solo l’Italia non sia riuscita a recuperare i livelli produttivi precedenti alla crisi economica. Al contrario, Germania e Spagna ormai hanno raggiunto la stessa produzione del 2008 e il Regno Unito ha addirittura migliorato le proprie performance. Oggi, quindi, il nostro è il sesto Paese produttore nell’Unione, superato anche dalla Repubblica Ceca che ha visto in questo decennio un vero e proprio boom.

Tra le varie anime del comparto nazionale, c’è però una filiera che resta competitiva nonostante l’ondata che ha travolto l’Europa. Si tratta del settore delle carrozzerie, il cui indice di produzione calcolato dall’Istat e riportato da Anfia si è impennato ad aprile (9,9%), ed è stato comunque positivo negli ultimi quattro mesi (6,3%), in netto contrasto come abbiamo visto con l’indice della fabbricazione di autoveicoli (-14,7%). Le carrozzerie fanno ben sperare anche per le ultime rilevazioni sugli ordinativi (+4,2%). Nessun segnale di ripresa, invece, per la fabbricazione dei componenti (-14,7%) e il prodotto finito (-11,1%).

Quante auto vengono immatricolate in Italia?

Secondo ANFIA, le nuove auto immatricolate nel maggio 2019 sono state 193.733, un dato che fa segnare un -1 % rispetto al maggio 2018 (il Ministero dei Trasporti si discosta leggermente da questi numeri, parlando di 193.307 auto per un -1,19%). Il dato si inserisce in un contesto che ormai da 16 mesi manifesta difficoltà, con rari segnali incoraggianti (come il timido segno positivo di aprile 2019) e diverse batoste, come quella dello scorso settembre quando la variazione percentuale tendenziale sul mese di settembre 2017 fu -25%.

Così, il “più” registrato ad aprile è il primo dato in attivo dallo scorso dicembre (+2%), seguito da tre mesi di variazione percentuale tendenziale negativa: -7% a gennaio, -2% a febbraio e -9,6% a marzo. Anche i numeri assoluti di immatricolazioni degli ultimi 12 anni mostrano la contrazione dei volumi del mercato dell’auto.

Come riporta Anfia, il 2007 è l’anno record delle vendite con due milioni e mezzo di vetture nuove, ma la crisi economica dell’anno successivo ha lasciato un segno ben visibile che, nel 2013, ha portato le nuove immatricolazioni a 1,3 milioni, poco più della metà delle auto nuove di sei anni prima. Secondo Anfia, la proiezione per il 2019 è di 1 milione e 850 mila nuove immatricolazioni, dato che confermerebbe il trend negativo per il secondo anno consecutivo.

La Fiat Panda, nelle sue varie versioni, è l’auto più venduta in Italia nel 2018 (più di 122 mila esemplari) e vede confermata la sua leadership anche nel mese di maggio, risultando il modello nuovo più immatricolato (13.631 unità), nettamente davanti a Fiat 500 (6.361) e Renault Clio (6.192). Fiat si conferma il costruttore con il maggior numero di auto immatricolate, davanti a Volkswagen e Renault, con i francesi che si piazzano sul podio di poco davanti a Ford. Rispetto a dodici mesi fa Fiat è stabile (-0,39%) mentre frena bruscamente Alfa Romeo (-51%). Arretra anche Renault (-14%), mentre crescono Mitsubishi (102%), Dacia (42%), Seat e Porsche (33%).

Il crollo del diesel

Maggio 2019 si dimostra in continuità anche sul versante delle scelte legate all’alimentazione dei veicoli. Per il secondo mese consecutivo il benzina vende più del diesel, mentre le ibride ormai hanno raggiunto le auto a gpl.

I motori a benzina sono il 44% delle nuove auto immatricolate contro il 41% del diesel: un effetto collaterale, scrive Anfia, della “demonizzazione” tout-court del diesel ma che non ha un riscontro positivo sulle emissioni, visto che i motori a benzina “hanno livelli emissivi più alti rispetto alle corrispondenti versioni diesel”. Gli ecobonus che premiamo le auto a emissioni massime di 70 grammi di CO2 per chilometro spingono la crescita delle auto elettriche e ibride: nell’ultima rilevazione mensile, Anfia le considera ormai appaiate al Gpl (13 mila a gpl contro 12 mila auto ibride/elettriche), con il metano ormai ampiamente staccato con sole 3700 immatricolazioni.

Gli effetti dell’ecobonus sul mercato delle ricaricabili

Stando ai numeri di Anfia, gli effetti dell’ecobonus entrato in vigore il 1° marzo sono ben visibili, dal momento che sono proprio le auto ricaricabili a crescere di più rispetto a dodici mesi fa. A maggio le auto elettriche sono date in crescita del 95% rispetto all’anno precedente, le ibride plug-in del 62,8%. I numeri dell’auto elettrica degli ultimi mesi sono notevoli: tra gennaio e aprile 2019 sono state immatricolate 300 auto elettriche in più rispetto a tutto il 2017 (2384 contro 2022), con maggio le elettriche sono arrivate a 3579: probabilmente, questi numeri sono conseguenza diretta dell’ecobonus. Inoltre, a maggio 2019, ANFIA riporta l’immatricolazione da parte di privati di 577 auto ricaricabili contro le 138 di maggio 2018.

Auto elettriche, ibride plug-in ed extended-range (autonomia estesa) sono auto ricaricabili, ovvero possono essere collegate alla rete elettriche per essere caricate al fine di circolare. Nei motori ibridi plug-in la trazione avviene congiuntamente grazie a motore elettrico e motore a combustione, nelle extended-range il motore a combustione è una sorta di appoggio. Queste categorie sono quelle probabilmente favorite dall’ecobonus introdotto dal Governo, visto che per accedere agli incentivi occorre scegliere un’automobile che emetta meno di 70 grammi di diossido di carbonio per chilometro.

Stando alla Guida sul risparmio di carburanti e sulle emissioni di CO2 delle autovetture disponibile sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico – la cui versione più aggiornata è del 2016 – sono proprio queste categorie di autoveicoli quelle che rientrano più facilmente nei parametri previsti dalla legge. Nella guida nessuno dei veicoli a benzina, a gasolio, a benzina/gpl e a benzina/metano riesce a rientrare nella soglia di 70 g/km di CO2. Calcolando una media dei veicoli ad alimentazione alternativa, solo le ricaricabili rientrano tranquillamente in questi parametri. I termini della legge, inoltre, specificano che possono accedere all’ecobonus mezzi che comunque abbiano una “motorizzazione elettrica finalizzata alla trazione”.

Tuttavia, è bene specificare che le pur basse emissioni delle auto elettriche o più in generale delle ricaricabili non sono totalmente zero: l’impatto complessivo sull’ambiente dipende da come viene generata l’elettricità che le muove. In ogni caso, come ricorda l’Agenzia Europea dell’Ambiente, i veicoli elettrici sono più efficienti, sprecano meno energia, non producono ossidi di azoto e particolato, se si esclude quello derivante dai freni e dall’usura delle gomme. 

“Credo che Tria e Conte siano spaventati dall’ondata di disinformazione che c’è stata” sui minibot, “sono fiducioso che si convinceranno”: così il presidente della commissione Bilancio della Camera, il leghista Claudio Borghi, che in un’intervista a Repubblica ha sottolineato che “le leggi le fa il Parlamento”. “È giusto che un tecnico abbia le sue convinzioni, ma la responsabilità politica è nostra. Decidiamo noi”, ha insistito.

Per Borghi i minibot servono “a migliorare ancora la situazione. Chi deciderà di prenderli volontariamente farà una pratica in meno e si accelereranno i rimborsi”. Chi sostiene che così si aumenta il debito o si alzano le tasse, ha aggiunto, “finge di non capire. Se i minibot vengono assegnati a chi ha un credito, dall’altra parte c’è la Pubblica amministrazione che ha già un debito. Se poi non è ancora contabilizzato, non è ancora nei parametri di Maastricht, non significa che sia nuovo. L’unico modo per non far emergere quel debito sarebbe non pagarlo mai”. L’esponente leghista ha assicurato che il minibot “non è una moneta” parallela : “È un metodo di pagamento come le carte di credito”.

La Commissione ha ottenuto “un forte e chiaro sostegno” da parte dei governi della Ue e “continuerà con il lavoro che potrebbe portare all’apertura di procedura per deficit eccessivo” nei confronti dell’Italia. Lo dice il commissario Ue, Pierre Moscovici, durante una conferenza stampa a Lussemburgo. 

“Terremo conto di qualsiasi ulteriore nuovo elemento che l’Italia vorrà presentare, siamo in un atteggiamento di ascolto e la mia porta resta aperta – aggiunge – Avrò ulteriori scambi con Giovanni Tria già stamattina. Tutti devono capire che in questo momento una procedura per deficit è giustificata, ma che stiamo cercando insieme di evitarla. Ma bisogna essere sicuri che le regole vengano rispettate al cento per cento” e le misure dell’Italia “devono essere credibili”.

Mantenere nella prossima legge di Bilancio solo una quota dei 23 miliardi necessari per la copertura delle clausole di salvaguardia dell’Iva e trasferire il grosso della cifra sugli anni successivi. È uno dei progetti a cui starebbe lavorando il governo. È soprattutto la Lega a spingere su questa prospettiva. Certo, l’ipotesi sarebbe percorribile se la Ue decidesse di concedere come lo scorso anno una quota di flessibilità ma una volta evitata la procedura di infrazione, si potrebbe andare verso questa direzione.

Il punto di caduta nel governo non è solo il modo in cui Roma debba rispondere a Bruxelles sulla procedura di infrazione aperta nei confronti dell’Italia per disavanzo eccessivo. Si sta già discutendo sulla prossima manovra da approntare. Del resto è stato lo stesso presidente del Consiglio a sottolineare che occorre parlarne subito, facendo intendere che non è possibile realizzarla in deficit.

Alle domande dei cronisti in merito Salvini ha glissato. Flat tax in deficit? “Io voglio tagliare le tasse, il piano è pronto. Ne parlerò con gli alleati”, ha tagliato corto il ministro dell’Interno che in serata ha riunito i ministri proprio per discutere sui provvedimenti economici. “Mi aspetto fatti”, ha detto anche in serata al Tg2.

Secondo il partito di via Bellerio la manovra si aggirerebbe intorno ai 35 miliardi. E punterebbe tutta su un piano di investimenti e riduzione delle tasse. “Non si capisce perché l’Europa dovrebbe bocciarla. Su quella dell’anno scorso c’erano delle riserve legate al reddito di cittadinanza, ma su questa non possono dire nulla”, mette le mani avanti un ‘big’ del partito di via Bellerio.

 

Il punto centrale della manovra per Salvini è la flat tax. Il responsabile dell’Economia, Giovanni Tria, non è convinto delle coperture. La priorità ora è scongiurare la procedura d’infrazione e ogni discussione sulle cifre legate a misure fiscali è prematura, a partire dalle coperture per la flat tax, sottolinea fonti del Mef.

Ma dal Carroccio la tesi è diversa: si tratterebbe di reperire 10 miliardi, il resto verrebbe dalla ridefinizione degli sconti fiscali e dagli 80 euro previsti dal governo Renzi. La platea della flat tax – sempre secondo quanto apprende l’Agi – coprirebbe i nuclei familiari sotto i 50 mila euro di reddito e sotto i 26 mila per i redditi singoli. La Lega punta anche sul taglio del cuneo fiscale, prevedendo circa 4 miliardi.

Nel vertice economico a Palazzo Chigi si è deciso di istituire sette tavoli sui vari aspetti della manovra: dalla flat tax al Sud, dalle ‘tax expenditure’ alle privatizzazioni. Salvini vorrebbe usare una parte dei risparmi derivanti dal reddito di cittadinanza e da quota 100 (si parla di circa tre miliardi) anche per la flat tax. Una linea non condivisa nell’esecutivo.

Il titolare dell’Interno ha spiegato di non volere “atteggiamenti alla Monti“. Sia il vicepremier leghista che Di Maio non intendono dare il via libera ad una manovra lacrime e sangue. “Deve essere espansiva, bisogna puntare al taglio delle tasse”, è la posizione sulla quale concordano il ministro dell’Interno e il responsabile dello Sviluppo e del Lavoro. Ma è una posizione che si scontra con la tesi espressa più volte dal ministro dell’Economia e dal premier Conte che non intendono mettere a repentaglio i conti pubblici. 

Sfiducia unanime nei confronti delle parole dell’azienda e una richiesta forte di fare fronte comune per scongiurare la chiusura dello stabilimento di Napoli. Con questo stato d’animo, sindacati e lavoratori di Whirlpool si sono trovati davanti al Maschio Angioino per la seduta monotematica del Consiglio comunale, convocata alla vigilia del nuovo tavolo tecnico in programma al Ministero dello Sviluppo Economico. 

Prima di entrare nella Sala dei Baroni, una rappresentanza dei 430 dipendenti della multinazionale americana ha esposto striscioni e intonato cori come “dignità, dignità”, “Napoli non molla” e “la Campania non si tocca”.

Un’accoglienza molto calorosa è stata riservata, al suo arrivo, al sindaco Luigi de Magistris. Anche durante la seduta, tra un intervento e l’altro, sono proseguiti i cori dei lavoratori, che di fronte al tavolo della Giunta hanno indossato le loro divise. “Non ci fidiamo di quello che dice l’azienda – taglia corto il segretario generale della Cgil di Napoli, Walter Schiavella – le novità di oggi sono ancora interlocutorie, il tavolo di domani dovrà chiarire cosa significano. Non ci fideremo finchè non avremo elementi che smentiscano le attuali preoccupazioni”.

Per il suo omologo della Cisl, Gianpiero Tipaldi, “sono state già fatte troppe chiacchiere in questi giorni. Partiamo dal presupposto che è stato fatto un piano l’anno scorso. Lo abbiamo onorato per la parte che ci riguarda, ci auguriamo che anche l’azienda faccia lo stesso. Se ci sono difficoltà si discuta e non si minacci la chiusura dello stabilimento”.

Il segretario campano della Uil, Giovanni Sgambati, sottolinea che “restano le perplessità”, perche’ “vanno bene le iniziative per pressare l’azienda come quella di Luigi Di Maio, ma Whirlpool deve mettersi in testa che per noi resta irremovibile la permanenza a Napoli, anche in modi diversi”.

I sindacati hanno consegnato un documento unitario al Consiglio comunale, richiamando tutti alle proprie responsabilità: “La vicenda Whirlpool – sottolineano – è solo l’ultima in ordine di tempo delle crisi che hanno segnato la storia della deindustrializzazione di Napoli e della sua provincia, ma anche dell’intero Mezzogiorno, in una discesa che negli ultimi trent’anni non si è mai arrestata”.

Ogni ipotesi di soluzione della vertenza, si ribadisce, “deve prevedere che Whirpool resti a Napoli”, anche perchè “in un’area come quella di Napoli est, che un tempo non lontano era una delle aree industriali piu’ grandi del Paese, ormai non restano che pochissimi presidi industriali”.

“La Whirpool non ha intenzione di tenere fede ai patti e continua a minacciare la chiusura dello stabilimento di Napoli. In ragione di ciò, oggi, il ministro e vicepremier Luigi Di Maio ha comunicato che verranno revocati gli incentivi che lo Stato ha stanziato a favore dell’azienda. Dal 2014 ad oggi la cifra ha raggiunto quasi i 50 milioni di euro. Non si scherza sulle spalle dei lavoratori quando si ha la pancia piena. A mali estremi estremi rimedi”. Il messaggio è apparso sulla bacheca Facebook della deputata del Movimento 5 Stelle in commissione Lavoro alla Camera Rina De Lorenzo

La trattativa fra Fca e Renault, interrotta bruscamente nel giro di una notte, potrebbe ancora ripartire. A crederci sono innanzitutto gli investitori, i primi ad aver puntato sulla bontà del progetto, una volta annunciato. In una giornata, quella di ieri, già nel complesso felice per il settore auto, che ha beneficiato anche della distensione fra Usa e Messico sul fronte dei dazi, sia il titolo del Lingotto che quello della casa francese sono saliti, con rialzi rispettivamente dell’1,74% e del 2,59%.

Sono diversi i motivi che portano gli investitori a credere in una possibile riapertura delle discussioni, chiuse in modo netto dal presidente di Fca, John Elkann. Se il gruppo italo americano guarda anche altre alternative, le ultime novità interne all’alleanza Renault-Nissan, la cui preservazione è stata usata ufficialmente come motivo dal ministro francese Bruno Le Maire nel chiedere del tempo in più per decidere, non sono di certo le più serene.

I giapponesi sono da tempo insofferenti per la ‘presa’ di Renault, che detiene oltre il 40% delle azioni di Nissan (mentre la partecipazione incrociata del 15% nella casa parigina è senza diritti di voto, ndr). Inoltre, da Tokyo hanno interpretato come l’ennesimo sgarbo la scelta di Renault di astenersi sul riassetto della governance del gruppo dopo la vicenda giudiziaria che ha colpito Carlos Ghosn. Una scelta che per Nissan è “in contrasto con gli sforzi per migliorare il governo societario”.

In questo complicato scenario a tre Fca e Renault, e in particolare i due presidenti Elkann e Jean-Dominique Senard, forti del buon rapporto creato durante le trattative dei mesi scorsi, valutano se e come far ripartire l’operazione. Un’ipotesi per garantirsi il coinvolgimento dei partner giapponesi, che sono cruciali non solo per fare massa e sinergie ma anche per le proprie tecnologie su elettrico e ibrido, potrebbe passare proprio per una presa meno stretta di Renault su Nissan, vendendo parte 43,4% delle azioni che ha in mano o in qualche modo congelandone il peso. Nell’eventuale holding che si creerebbe in Olanda in caso di un matrimonio che coinvolgesse tutti e tre i gruppi, inoltre, Nissan peserebbe tanto quanto lo Stato francese e i suoi diritti di voto sarebbero scongelati.

Il progetto di fusione tra Renault e Fca “resta una bella opportunità”, ha detto oggi Le Maire a Tokyo, spiegando tuttavia che le condizioni da soddisfare restano la salvaguardia dell’alleanza con Nissan e “l’occupazione industriale”. Il politico ha quindi confermato il proprio appoggio al presidente di Renault, Senard: “Ha la fiducia dello Stato francese” per condurre in porto “il rafforzamento dell’alleanza”, ha affermato il ministro. Già mercoledì, in occasione dell’assemblea degli azionisti di Renault, potrebbero emergere nuovi spunti. Sempre che nel frattempo, in uno scenario messo in movimento dalla mossa di Fca, non ci siano altre case automobilistiche pronte a farsi avanti, come i coreani di Hyundai. 

Nuovo calo della produzione industriale ad aprile, il secondo consecutivo. L’indice calcolato dall’Istat ha registrato una contrazione dello 0,7% su base mensile e dell’1,5% su base annua. Il dato di marzo è stato rivisto invece a -1% rispetto al -0,9% comunicato in precedenza. 

Nella media del trimestre febbraio-aprile, riferisce ancora l’Istat, permane una variazione positiva (+0,7%) rispetto al trimestre precedente. L’indice destagionalizzato mensile mostra un aumento congiunturale, di rilievo, solo per l’energia (+3,6%); diminuzioni si registrano, invece, per i beni strumentali (-2,5%) e, in misura più lieve, per i beni intermedi (- 0,7%) e i beni di consumo (-0,5%). Crolla, sempre ad aprile, la produzione di autoveicoli. Il dato, corretto per gli effetti del calendario, segnala una contrazione del 17,1% su base annua. Nei primi 4 mesi dell’anno la riduzione si attesta al 14,7%.