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Alfio Bardolla è diventato famoso anche per i suoi maglioni arancioni: è il colore che indossa sempre durante le sue conferenze e che contraddistingue il marchio della sua società, la Abtg (Alfio Bardolla training group).

È stato un immobiliarista, ha fondato la catena di caffetterie all'americana Arnold. Ma è diventato noto come “coach finanziario” e autore di libri di successo come “I soldi fanno la felicità”. La sua nuova sfida si chiama Skillchain ed è un progetto che sarà finanziato con un'Ico: emetterà gettoni digitali (token) in cambio di ether (la seconda criptovaluta per capitalizzazione dopo Bitcoin).

Un protocollo per certificare le abilità

Skillchain incasserà quindi criptomonete liquidabili immediatamente e i sostenitori dell'iniziativa riceveranno una moneta virtuale (chiamata Ski) da spendere sulla piattaforma e utilizzare i suoi servizi. Quali sono? Il progetto si definisce come “un protocollo definitivo per certificare ogni laurea universitaria, ogni esperienza lavorativa, ogni competenza e ogni corso di formazione”.

In sostanza utilizza la blockchain come registro sicuro su cui condividere e certificare le competenze. Aziende e università dovrebbero usare Skillchain per selezionare chi assumere, scegliendo tra professionisti in base a titoli “certificati” (non solo di studio ma anche corsi di formazione). Secondo i suoi promotori, il progetto “spazzerà via come uno tsunami tutte bugie che stanno distruggendo la meritocrazia” e chiunque avrà un proprio “life skill passport”, cioè un “passaporto professionale” che sostituisca di fatto il curriculum. Nelle diverse fasi dell'Ico, l'obiettivo massimo di raccolta è 15.000 ether. Cioè, al valore attuale, 12,6 milioni di dollari.

Ski sarebbe quindi un gettone digitale che si può vendere e comprare ma è creato per uno scopo preciso: usare i servizi della piattaforma. In una mail inviata ai suoi contatti, però, Bardolla descrive Skillchain come “un’opportunità più unica che rara” che “non puoi assolutamente mancare”. E definisce le Ico “un modello di business innovativo che permette di diventare investitori di un’azienda tramite queste Coin. In pratica – continua – ti permette di avere delle partecipazioni dell’azienda, acquistando una parte della quotazione destinata agli investitori. Solo che invece di investire euro o dollari si investono ethereum”. Non è così: l'acquisto di token non garantisce diritti sociali (come le azioni).

Un messaggio da questa Ico, che non si dovrebbe ignorare

I difetti di comunicazione non sono un dettaglio. Perché sottolineano ciò che rende interessante questa operazione (indipendentemente dalla bontà del progetto): le differenze tra un mercato regolamentato (come Piazza Affari) e uno che non lo è (quello delle Ico). Quella di Skillchain, infatti, è un'Ico da osservare non solo perché ha un team tutto italiano, guidato da un nome piuttosto noto al pubblico. Ma anche perché ha punti di contatto con una società quotata, la Abtg di Bardolla.

Non è chiaro se Skillchain, che si definisce “un progetto”, sia anche una società costituita (le Ico non hanno obblighi in questo senso). L'imprenditore si definisce “sostenitore” di Skillchain e indica la Abtg solo come “first adopter” della piattaforma: sarà la prima a usarla. Al di là dei legami formali, quelli effettivi sono chiari: Bardolla viene indicato come leader del progetto e tra gli advisor c'è Federica Parigi, Coo della Alfio Bardolla training group. Tutto lecito. Ma quest'Ico spinge sotto gli occhi delle autorità italiane (Consob in primis) il tema delle regolamentazione.

In Europa Tesla dà del filo da torcere alle berline tedesche e dimostra che sappiamo fare a meno della benzina. Nel 2017 per la prima volta, l’elettrica Model S – berlina del marchio di Elon Musk – ha venduto più vetture della Mercedes Classe S e della Bmw 7, segnando un primo record nel vecchio continente.

Secondo i dati di Jato, riportati da Automotive News Europe, le vendite di Model S sono aumentate del 30% con 16,132 veicoli, battendo la Classe S che ha segnato un più 3% con 13,359 unità vendute e la Bmw Serie 7 che è scesa nelle vendite del 13% con 11,735 veicoli. Il mercato delle auto esclusivamente elettriche si conferma in crescita, con 132mila unità vendute nel 2017 e un segno positivo del 47%.

Bene anche la classe Suv, nella quale Tesla ha piazzato sul mercato europeo 12mila Xs, in linea con le vendite della Porsche Cayenne e leggermente meglio della Bmw X6. Il fiorire del mercato delle automobili elettriche e ibride. Secondo quanto riportato dal giornale online Handelsblatt, Audi presenterà un nuovo modello di auto totalmente elettrica al Motor Show di Ginevra il prossimo mese, e Porsche ha annunciato che produrrà un’auto elettrica  in competizione con il Model S di Tesla.

Un allarme per i produttori tradizionali

“Questo è un segnale di allarme per i produttori di automobili tradizionali come Mercedes, che avvisa che marchi più piccoli come Tesla possono batterli a casa loro”, ha spiegato Felipe Munoz, analista della società specializzata in ricerche di mercato Jato Dynamics. La presenza in Europa di Tesla, e in generale l’evoluzione nel mercato dell’automotive, stanno diventando una realtà con la quale le tradizionali case automobilistiche devono fare i conti, soprattutto con l’espansione del mercato elettrico. La necessità di ridurre l’inquinamento ha portato molte città europee a imporre regimi sempre più stringenti nei confronti delle macchine diesel, che stanno vivendo un periodo di grave difficoltà e di contrazione nelle vendite. I vari scandali Dieselgate (a partire da quello di Volkswagen nel 2015) non hanno fatto altro che mettere più in difficoltà il settore.

Leggi anche Da Volkswagen a Renault, il 'Dieselgate' si allarga ancora

 

Apple vuole rifornirsi del cobalto necessario per le batterie dei suoi iPhone direttamente dalle società di estrazione e non più dai produttori. A riportarlo Bloomberg, che scrive di trattative avviate dalla società di Cupertino per assicurarsi uno dei componenti chiave per il funzionamento degli smartphone (quelli a marchio Apple in circolazione sono circa 1,3 miliardi), in un contesto di una carenza determinata un eccesso di domanda. Secondo la news company, circa un quarto della produzione globale di cobalto viene utilizzato negli smartphone e i colloqui mettono in evidenza la rapida crescita della domanda di batterie per veicoli elettrici e il pericolo di una carenza di materia prima.

Nel dettaglio, Apple sta cercando di assicurarsi migliaia di tonnellate di cobalto all'anno per cinque anni o anche di più, secondo la fonte anonima citata da Bloomberg. Il progetto però è in diretta concorrenza con case automobilistiche e con gli stessi produttori di batterie. Bmw, Volkswagen, Samsung sono impegnati allo stesso modo nel chiudere contratti pluriennali di cobalto e garantirsi sufficienti forniture di metallo per soddisfare gli ambiziosi obiettivi in fatto di produzione di veicoli elettrici.

Il cobalto è un ingrediente essenziale nelle batterie agli ioni di litio per gli smartphone ma, mentre un cellulare utilizza circa 8 grammi di minerale raffinato, una batteria per un'auto elettrica ne richiede almeno 1.000 volte di più. Anche il prezzo del metallo risente della domanda ed è più che triplicato negli ultimi 18 mesi, attestandosi ora a circa 80 mila dollari a tonnellata. Due terzi delle forniture provengono dalla Repubblica Democratica del Congo, estratto da società che utilizzano lavoro minorile, come segnalato da Amnesty International. 

L'account cloud Amazon Web Services di Tesla è stato hackerato e utilizzato per estrarre criptovaluta (mining). A scoprire l'attacco, come riporta Fortune, è stata RedLock, startup che si occupa di cybersecurity. La società ha rivelato in un rapporto pubblicato oggi anche che sono stati trafugati dati di Tesla relativi alla mappatura, alla telemetria e alla manutenzione dei veicoli.

La stessa azienda è stata ricompensata con 3.133,70 dollari. Una ricompensa simbolica perché sarebbe il riferimento a "31337" che in slang hacker vuol dire 'leet' o 'elite': un modo un po' nerd insomma per dire che sono stati bravi. La società di Elon Musk ha un programma, bugcrowd, di collaborazione con la community per scovare vulnerabilità nei propri prodotti o servizi.

RedLock, che non è stata in grado di determinare chi gli autori dell'attacco e quanta criptovaluta sia stata estratta, ha scoperto l'intrusione dopo aver trovato una console di amministrazione IT che non aveva una password. In questa console erano incluse le credenziali di accesso al servizio Web Amazon di Tesla. Una volta ottenuto l'accesso alla console, gli hacker sono stati in grado di eseguire script che consentivano loro di nascondere furtivamente la criptovaluta. RedLock ha anche scoperto che il software di mining è stato configurato per mantenere bassa la quantità di risorse che ha dirottato, per evitare di destare sospetti.

 "Manteniamo il programma proprio per incoraggiare questo tipo di ricerca. Abbiamo affrontato questa vulnerabilità poche ore dopo averlo saputo – ha detto un portavoce di Tesla a Business Insider – l'impatto sembra essere limitato solo alle auto di collaudo utilizzate internamente e la nostra indagine non ha rilevato alcuna indicazione che la privacy del cliente o la sicurezza o la sicurezza del veicolo siano state compromesse in qualche modo".

Amazon Web Services è la divisione di cloud storage del rivenditore ed è diventato uno dei servizi più redditizi dell'azienda. Ma gli account, insieme a siti Web e server aziendali e governativi, sono diventati vulnerabili agli hacker, che vi si intromettono per fare mining di criptovalute. "Data l'immaturità dei programmi di sicurezza cloud oggi, prevediamo che questo tipo di crimine informatico aumenterà di scala e velocità", ha detto il Cto di RedLock, Gaurav Kumar. 

Il ricorso di Milano sulla sede dell’Agenzia europea del farmaco è “manifestamente irricevibile”. Lo sostiene il documento dell’ufficio giuridico del Consiglio della Ue, di cui l’AGI è entrata in possesso, che in 26 pagine illustra i motivi per cui ritiene che la richiesta del capoluogo lombardo di una sospensiva sulla decisione che riguarda l’assegnazione della sede dell’Ema​ non può essere accolta. Secondo la ‘memoria difensiva’ del Consiglio Ue, in primo luogo il comune di Milano ha commesso un “errore” perché ha fatto ricorso contro la ‘decisione del Consiglio dell’Unione europea’. Ma il Consiglio, si legge nel documento, “non può essere considerato l’autore della decisione impugnata, ed essa non può in alcun modo essergli attribuita”: la decisione su Ema infatti non è stato adottata dal Consiglio, ma “dai rappresentanti degli Stati membri che hanno agito dunque non in qualità di membri del Consiglio, ma in qualità dei rappresentati dei loro governi, esercitando in tal modo collettivamente i poteri degli Stati membri”.

Il ricorso di Milano quindi, “lungi dal potersi qualificare come ‘decisione del Consiglio dell’Unione’ è invece stato adottato dai rappresentanti degli Stati membri riuniti in qualità di rappresentanti dei loro governi, a margine di una riunione del Consiglio”. Inoltre, continua il documento che contiene le osservazioni scritte del Consiglio Ue, il Comune di Milano non è il destinatario dell’atto impugnato, perchè “non ha avuto alcun ruolo diretto nell’intera procedura di selezione che ha unicamente visto coinvolta la Repubblica italiana”. Spettava agli stati membri infatti, così come era stato deciso dal Consiglio Ue del 22 giugno 2017, presentare le candidature, scambiare informazioni con la Commissione e partecipare alle procedure di voto per l'assegnazione delle agenzie. “Il fatto che alcuni stati membri abbiano deciso di associare le amministrazioni delle città candidate alla preparazione delle offerte – si legge nelle osservazioni del Consiglio – non altera il dato giuridico, che vede tali entità come meri soggetti terzi della procedura” Il servizio giuridico del Consiglio Ue dunque, considera che la domanda di sospensione cautelare richiesta da Milano sulla decisione di assegnare ad Amsterdam la sede dell’Ema debba essere “rigettata per manifesta irricevibilità della domanda principale”.

Polpo e calamaro con accompagnamento di Mina ('Ma che bontà'); riso Carnaroli al gambero rosso, burrata e… 'Torna a Surriento'; triglia croccante, scalogno al fegato grasso e zucca ispirato a 'Twist and Shout' dei Beatles; toast al burro, crema alla curcuma e rabarbaro con accompagnamento di Elvis Presley ('Too Much'). Ecco il primo menu proposto nella sfida di apertura dello Chefs' Cup Contest 2018, la gara gastronomica, ispirata all’arte tra coppie di chef stellati, che quest’anno ha come tema la musica, dove ognuno dei partecipanti è chiamato a creare un piatto che sia ispirato a una melodia, a un genere musicale, a un musicista.

La prima sfida si è svolta tra due chef di Sorrento, Giuseppe Aversa e Umberto De Martino, che al momento di trovare ispirazione dalla musica hanno fatto appello ai loro ricordi e alle emozioni.

Padrone di casa Andrea Fusco

Padrone di casa Andrea Fusco che ha appena terminato il rinnovamento architettonico del suo Giuda Ballerino sulle terrazze dell’hotel Sina Bernini Bristol, che ha riguardato la cucina (che ora è una strategica De Manincor prodotta a Bolzano) e gli spazi della sala, interna ed esterna, insieme a un nuovo team di cucina e sala.

Chefs' Cup Contest 2018

Lo Chefs’ Cup Contest, giunto alla sesta edizione, quest’anno ha preso il via a Roma per terminare la prima fase a novembre a Milano e concludersi con un gran finale in una location misteriosa prima di Natale: 18 stelle Michelin per 9 serate in tutta Italia. Roma, Firenze, Venezia, Perugia, Viareggio, Cortina d’Ampezzo, Romano Canavese (Torino), Parma e Milano vedranno protagonisti grandi chef che arriveranno da ogni parte d’Italia e, per la prima volta, dalla Svizzera, per sfidarsi a “colpi di padelle” per delle cene-evento, con show cooking e cene degustazioni aperte a un pubblico di gourmand. A decretare i vincitori, assegnando punteggi alle varie coppie di chef, tappa da tappa, sarà una giuria di esperti, sempre diversa a ogni serata, che assegnerà punteggi secondo vari parametri: aderenza al tema, complicità di coppia, bontà del piatto, rapporto qualità/prezzo, valore estetico/artistico.

Palcoscenico d’eccellenza, gli alberghi del Gruppo Sina Hotels, che quest'anno compie 60 anni di storia, che sin dagli esordi hanno abbracciato l’evento, quali interpreti della tradizione squisitamente italiana fatta di storia, cultura, arte, lusso ed eccellenza: Sina Villa Medici a Firenze, Sina Bernini Bristol a Roma, Sina Centurion Palace e Sina Palazzo Sant’Angelo a Venezia, Sina Brufani a Perugia, Sina Villa Matilde a Romano Canavese (Torino), Sina Astor a Viareggio, Bellevue Suites & Spa a Cortina d’Ampezzo, Sina The Gray e Sina De la Ville a Milano, Sina Maria Luigia a Parma rappresentano la bellezza inconfondibile dell’ospitalità italiana. 

I due chef stellati

  • Giuseppe Aversa, 1* Michelin, sorrentino, classe 1961. Viaggia per tutto il mondo come capitano in navi mercantili grazie al suo diploma all'istituto nautico, riuscendo a conoscere cucina e cibi di ogni continente, nel 1997 la scelta di abbandonare il mare ed aprire un locale tutto suo in cui proporre una cucina tradizionale che si fa sempre più raffinata grazie alla sua incessante voglia di scoprire e studiare, fino a quando, nel 2003 arriva la svolta definitiva con l'ottenimento della stella Michelin che mantiene da allora. Oggi il suo ristorante, Il Buco, è ormai un punto di riferimento nel panorama regionale con una cucina basata su materie prime di assoluta freschezza, tecnica, stagionalità ed amore per la tradizione. 
  • Umberto De Martino, classe 1974, anch'egli sorrentino purosangue, nasce in una famiglia in cui apprende la passione della cucina dal padre cuoco, e matura una seria esperienza in importanti cucine nazionali e internazionali, sino ad arrivare, nel 2015, a San Paolo D’Argon – piccolo angolo di paradiso alle porte di Bergamo – in cui, con la compagna Monia, prende in gestione il ristorante e relais Florian Maision. Passo dopo passo, i due portano il Florian Maison a divenire una tra le tappe gourmet imprescindibili del territorio, anche grazie alla proposta di un menù di rara eccellenza, col miglior rapporto qualità-prezzo. La consacrazione che la strada intrapresa è quella giusta arriva nel 2017 con il conferimento della Stella Michelin.

La formula cibo e musica

Il contest 2018 in cui vengono abbiati piatti 'satellati' alle canzoni offre sorprese gradevolissime nella misura in cui si offrono al pubblico stimoli sensoriali normalmente non coinvolti in una degustazione: l’udito diventa parte della suggestione. A rendere più forte la suggestione per i presenti durante la degustazione dei due piatti, ogni commensale riceve delle cuffie con cui ascoltare il tema musicale cui si ispirano le preparazioni, dando vita a una vera e propria "cena immersiva". Udito, olfatto, tatto, gusto e vista: tutti e 5 i sensi saranno coinvolti in queste straordinarie cene.

Il tutto reso possibile grazie alla tecnologia messa a disposizione da Med Store (centro d’eccellenza multimediale tra i primi reseller Apple Italiani, con sede a Macerata) grazie ad apparati di diffusione sonora di ultima generazione come le cuffie Tunit.

Drusilla Foer incanta il Giuda Ballerino

Ad animare la serata l’attrice, cantante e modella Drusilla Foer, nobildonna fiorentina, alter ego di Gianluca Gori, fotografo, pittore, cantante e attore fiorentino che un giorno, dal nulla, ha creato questo personaggio diventato in breve un fenomeno mediatico tra web, televisione, social e teatro. Drusilla ha cantato e raccontato la sua affascinante storia (inventata) ricca di aneddoti e curiosità tipiche di una vera star come le amicizie con Andy Wahrol e Karl Lagerfeld, i cinque matrimoni falliti e le tante avventure in giro per il mondo. L’artista è ora in tour con “Eleganzissima Deluxe”

La giuria di esperti

Durante ogni serata, una giuria – composta da giornalisti, critici gastronomici, alimentaristi e food blogger – darà un punteggio complessivo ai due chef in gara, secondo i parametri di aderenza al tema scelto, complicità di coppia, bontà del piatto, rapporto qualità/prezzo, valore estetico/artistico. Sulla base dei punteggi ottenuti dalle coppie di chef nelle varie tappe si formerà una classifica. La coppia che si attesterà al primo posto si scinderà nei due finalisti che si affronteranno l’un l’altro durante la serata finale: con questa sfida verrà eletto il vincitore dello Chefs’ Cup Contest 2018.

Calendario Sina Chefs’ Cup Contest 2018

  1. 6 marzo 2018 – Stella Polare (Cortina d’Ampezzo)
  2. 20 marzo 2018 – Collins (Perugia)
  3. 15 maggio 2018 – La Conchiglia (Viareggio)
  4. 19 giugno 2018 – Le Scuderie (Romano Canavese, Torino)
  5. 12 giugno 2018 – Conservatory (Firenze)
  6. 17 luglio 2018 – Antinoo’s Lounge & Restaurant (Venezia)
  7. 25 settembre 2018 – Hotel Sina Villa Medici (Firenze)
  8. 23 ottobre 2018 – – Maxim's (Parma) 
  9. 29 novembre 2018 – L’Opèra (Milano)
  10. ​TAPPA FINALE: da definire

Il celebre produttore di chitarre Gibson, i cui strumenti sono passati nelle mani, tra gli altri, di John Lennon ed Elvis Presley, rischia la bancarotta. L'azienda con sede a Nashville, nel Tennessee, che ha più di cento anni (Orville Gibson cominciò a costruire mandolini nel 1894 a Kalamazoo, in Michigan), ha accolto oggi il nuovo chief financial officer Benson Woo, che cercherà di salvarla dal mare di debiti in cui rischia di affogare.

La società ha contestualmente diffuso una nota in cui riferisce che Gibson Brands, che vende anche sistemi audio per il grande pubblico e per professionisti, sta "attualmente" lavorando con una banca per stabilire un piano di rifinanziamento del debito. Secondo il 'Nashville Post', il gruppo dovrà pagare 375 milioni di dollari entro inizio agosto, quando scadrà il prestito obbligazionario.

Oltre a questo, un prestito bancario di 145 milioni scadrà in tempi brevi, a meno che non venga rifinanziato prima del 23 luglio. "Stiamo monetizzando gli assett che non hanno raggiunto risultati soddisfacenti", ha spiegato l'ad Henry Juszkiewicz, "è importante tornare al successo economico, solo così potremo rifinanziare la società".

Secondo Juszkiewicz la sezione strumenti musicali è ancora in salute ma non produce guadagni al livello delle aspettative. Da qui la revisione completa del bilancio e della strategia del gruppo, nella speranza di "ripagare completamente i debiti nei prossimi anni". Tra le star le cui dita hanno accarezzato e fatto vibrare le corde delle Les Paul, le SG, le Flying V Gibson, ci sono B.B. King, Keith Richards (Rolling Stones), Jimmy Page (Led Zeppelin), Bob Marley, Carlos Santana e molti altri.

Storia della Gibson e della storica rivalità con la Fender

La Gibson Guitar Corporation nasce oltre 120 anni fa. C'è chi dice che senza la Gibson probabilmente non ci sarebbe stato il rock. L'azienda nasce a Kalamazoo, nel Michighan, poi alla fine degli anni Settanta si trasferisce a Nashville, nel Tennessee, uno dei Templi della musica Usa. Le sue fabbriche producono chitarre acustiche, violini, banjoo, ma la sua storia è legata soprattutto alla nascita della chitarra elettrica.

Nel 1952 sforna la mitica Gibson Les Paul, tuttora prodotta con forma, materiali ed elettronica sostanzialmente invariati rispetto al modello originale. La Les Paul e la Fender Stratocaster si contendono la palma delle chitarre più famose della storia del rock: sono rivali, un pò come i Beatles e i Rolling Stones. Si tratta di due chitarre completamente diverse: la Stratocaster ha un suono tagliente, ma anche dolce, versatile, con un inclinazione al blues, è considerata la Rolls Royce delle chitarre; la Les Paul ha un suono più pastoso e ricco di bassi, adatta al rock e alle sonorità più distorte, è come a una Ferrari. La prima è più classica, la seconda è più dura, cattiva, rabbiosa, molti grandi musicisti le hanno suonate entrambe.

I fan della Gibson, i fan della Fender

Tra i fan della Gibson, per citarne solo alcuni, ci sono: B. B. King, Paul McCartney e George Harrison dei Beatles, Neil Young, il grande Jimmy Page dei Led Zeppellin, Keith Richards e Ronnie Wood dei Rolling Stones, Carlos Santana, Edge degli U2, Pete Townshend, chitarrista degli Who, che la distrugge sul palco nel 1976, Bob Marley, che viene addirittura sepolto assieme alla sua Les Paul e a una bibbia.

La Stratocaster invece è passata per le mani di Bob Dylan, Jimi Hendrix, che la brucia sul palco nel 1967, Eric Clapton, Kurt Cobain, David Gilmour dei Pink Floyd. Le corde di queste due chitarre tracciano la colonna sonora di questi ultimi 60 anni di musica e la Gibson, che ora rischia di scomparire, è nettamente la più anziana delle due: oltre 120 anni di storia, contro i 60 della Fender, nata nel 1949.

Il fondatore della Gibson Corpopration è Orville Gibson, nato in un paesino dello Stato di New York, che si trasferisce giovanissimo in Michigan. A Kalamazoo, Gibson inizia a lavorare in un negozio di scarpe, poi come cameriere, ma il suo hobby è intagliare il legno per ricavarne mandolini, che crea in un'unica stanza, adibita a laboratorio e a negozio. è il 1894, Gibson è un autodidatta, non lavora secondo una tecnica acquisita, la sua manualità è un dono, che gli permette di creare chitarre acustiche e mandolini.

Nel 1902, fonda la Gibson Mandolin-Guitar Manufacturing Company, insieme con altri cinque investitori. Orville muore nel 1918, a 62 anni, lasciando l'azienda a un gruppo di abili impiegati. Tra questi c'è il musicista e ingegnere del suono, Lloyd Loar, il creatore, nel 1922, della L-5, considerata il primo esempio di chitarra acustica moderna. Negli anni Trenta l'azienda introduce la sua prima chitarra elettrica. La leggendaria Es-150 arriva nel 1936, diventa lo strumento del grande musicista jazz Charlie Christian e poi di Billy B. King. Ancora oggi molti jazzisti la considerano la migliore chitarra mai prodotta.

'Les Paul' e l'incidente che cambia la storia della musica

Ma il miracolo musicale deve ancora arrivare. Alla fine degli anni Quaranta Gibson ingaggia Lester William Polfuss, detto 'Les Paul', innovatore delle tecniche di registrazione, sperimentatore di strumenti musicali. Nel 1948, dopo aver suonato con i più bei nomi del jazz dell'epoca, Lestern è coinvolto in un gravissimo incidente stradale in cui si frantuma il braccio destro.

I chirurghi gli dicono che non avrebbe mai più avuto l'uso normale del braccio: il gomito sarebbe rimasto bloccato qualunque fosse la posizione che gli volevano dare. Les Paul chiede di fissarglielo piegato, in modo da poter continuare a suonare la chitarra. E così fu. Sperimentatore musicale di eccezionale talento, per l'azienda, Les Paul realizza nel 1939 la prima solid body, una chitarra che chiama The Log, il tronco: non più una cassa armonica vuota, ma piena, in modo da permettere alle corde una sonorità completamente diversa. è da considerarsi l'antesignana della chitarra elettrica.

Tuttavia è anche qualcosa di talmente rudimentale per gli artigiani liutai della Gibson, che il progetto viene messo da parte fino al 1950 quando Leo Fender presenta la sua Broadcaster, l'antenata della Stratocaster. A quel punto per la Gibson diventa importante avere la sua versione di una solid body, da contrapporre a quella dei concorrenti californiani e l'azienda, nel 1952, accogliendo i suggerimenti di Les Paul, progetta la `Gibson Les Paul, la chitarra diventata il simbolo del rock&roll.

Quattro sono i modelli in cui la chitarra viene prodotta: Junior, Special, Standard e Custom. Nel luglio del 2005, in occasione dei suoi 90 anni, la Carnegie Hall di New York riserva a Les Paul un concerto memorabile, al quale prendono parte molti virtuosi della chitarra come Josè Feliciano, Peter Frampton, Steve Miller. Al termine del concerto la Gibson Corporation dona al grande inventore una Les Paul nuova fiammante, fatta su misura. è uno degli ultimi momenti felici, poi arrivano i debiti, e adesso il fallimento incombente. 

Prosegue il braccio di ferro tra Embraco​, la multinazionale in capo al gruppo Whirpool, pronta a chiudere lo stabilimento piemontese di Riva di Chieri e a licenziare i 500 addetti del polo, e il governo che, al fianco dei sindacati, sta tentando di bloccare il piano dell'azienda di trasferire le linee produttive in Slovacchia. Oggi il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, è volato a Bruxelles per incontrare la commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager. Un incontro giudicato positivo dal ministro.

"La Commissione sarà molto intransigente"

Domani, ha riferito l'inquilino del dicastero via Veneto, la commissaria farà una conferenza stampa. "Ci siamo chiariti", ha aggiunto Calenda, "mi pare che abbia molto ben chiaro il problema e mi ha assicurato che la Commissione sarà molto intransigente nel verificare i casi segnalati in cui o c'è un uso sbagliato dei fondi strutturali, cioè non consentito, o peggio, di aiuto di Stato per attrarre investimenti che sono parte dell'Unione europea". "Non molliamo, come è successo in moltissime crisi prima di questa", ha assicurato il ministro, aggiungendo che "l'Italia ha ribadito la sua richiesta a Bruxelles, nei casi specifici di Embraco e Honeyweel, di procedere alla verifica di un eventuale uso dei fondi strutturali europei che non è consentito per portare via investimenti, o di altri aiuti di Stato". L'Italia, inoltre, "manderà a brevissimo una proposta a Bruxelles che prevede di istituire un fondo che in caso di delocalizzazioni produttive verso i paesi del'Est, gestisca la transizione industriale con una maggiore intensità rispetto a quelle normalmente concessa per un normale aiuto di Stato". 

Ma Bruxelles, per ora, non si espone

Una proposta, quella italiana, su cui la Commissione europea non è al momento "nella posizione di fare un commento", ha detto il portavoce dell'esecutivo comunitario, Ricardo Cardoso. La commissaria Vestager ha discusso con Calenda di "questioni di concorrenza", ha aggiunto il portavoce. "A questo stadio non ho dettagli sul progetto" di fondo e "non sono nella posizione di fare un commento", ha spiegato, ricordando che esiste un fondo europeo sulla globalizzazione. Quanto alla lettera con cui Calenda ha denunciato le pratiche fiscali della Slovacchia per favorire l'arrivo di multinazionali nel Paese, la Commissione risponderà "sulla base delle procedure normali". "Non siamo nella posizione di commentare su un sistema fiscale di uno Stato membro, a meno che non ci sia un'inchiesta in corso", ha fatto sapere l'esecutivo comunitario. Bruxelles dunque esaminerà la posizione espressa dall'Italia e deciderà come procedere.

Ieri la società del gruppo Whirlpool, che si occupa di compressori per frigoriferi, ha confermato i tagli al personale, generando l'ira dello stesso Calenda. Anche il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha giudicato "inaccettabile il comportamento dell'impresa" perché se avesse ritirato i licenziamenti avrebbe consentito, ha spiegato, "un percorso di re-industrializzazione e di ricorso agli ammortizzatori. Il governo è comunque "impegnato al fianco dei lavoratori" di Embraco ed è pronto "a utilizzare gli ammortizzatori sociali a sostegno di un progetto di re-industrializzazione, per dare continuità" al lavoro, ha assicurato Poletti.

E un operaio si incatena davanti alla fabbrica

Intanto prosegue la battaglia degli operai. Daniele Simoni, 54 anni, da 25 anni al lavoro nello stabilimento di Riva di Chieri, ha deciso di incatenarsi questa mattina davanti alla fabbrica. "Il lavoro ci sta mancando, l'azienda deve tornare sui suoi passi. Si sta alzando la tensione", ha spiegato all'Agi. "Non sappiamo cosa potrà accadere, come potremo continuare a pagare bollette e mutui. A una certa età siamo tagliati fuori dal lavoro". Da Riva di Chieri si guarda ora alle prossime mosse del governo: "Vediamo cosa succederà in questi giorni, speriamo ci siano spiragli da quello che sta facendo il ministro Calenda, che si sta impegnando per noi. Noi non molliamo – ha concluso – ma è difficile stare tranquilli. Quello che vorremmo è solo questo: poter rientrare a casa tranquilli".

Questa mattina i lavoratori dell'Embraco hanno tenuto una breve assemblea anche per fare il punto sulla giornata di ieri che ha visto l'azienda dire no al ritiro dei licenziamenti. Anche oggi è continuato il presidio davanti alla fabbrica di Riva di Chieri e i sindacati hanno annunciato una grande manifestazione a Torino il 2 marzo.

Monete virtuali e pistole vere. Con i bitcoin diventati argomento popolare, si stanno verificando alcune rapine nei confronti dei cripto-ricchi. Non si tratta di furti informatici ma di rapimenti e minacce. Il mese scorso, riporta in un'inchiesta il New York Times, un giovane russo è stato bloccato in un resort di Phuket, in Thailandia. È stato bendato e minacciato fino a quando non ha trasferito dal proprio portafogli digitale bitcoin per circa 100.000 euro.

Poche settimane prima, il capo di una piattaforma di scambio ucraina è stato rapito fino a quando la società ha pagato il riscatto di un milione di dollari (sempre in bitcoin). Un terzo caso si sarebbe verificato a New York, dove un uomo è stato recluso da un conoscente e liberato solo dopo aver trasferito 1,8 milioni di dollari in ether (la seconda criptovaluta per capitalizzazione dopo i bitcoin).

Il colpo più pesante sarebbe turco. Un uomo d'affari è stato bloccato a Istanbul mentre viaggiava a bordo della sua auto. È stato minacciato dai malviventi (che evidentemente sapevano della sua cripto-ricchezza) fino a quando non si è convinto a svelare le credenziali di accesso al suo portafogli virtuale. Che conteneva 3 milioni di dollari in bitcoin.

Non è un novità che a essere prese di mira siano persone e famiglie benestanti. Ma con l'arrivo dei nuovi ricchi e la diffusione delle criptovalute, anche i criminali si sono adattati.

Anche perché il trasferimento di moneta virtuale è rapido, anonimo e non soggetto all'approvazione delle banche. Non è quindi possibile fermare il pagamento una volta inviato, né stornarlo in un secondo momento se si appurasse il reato. Se i criminali si stanno adattando, anche gli inquirenti stanno cercando di farlo. Chainalysis, una società specializzata nella "lettura" della blockchain (il registro digitale su cui si trova nota di tutte le transazione) ha affermato di aver già collaborato con la polizia per rintracciare i flussi di criptovalute.

Resta però un ostacolo in più: anche in caso di flussi intercettati, non è possibile associare la transazione a un nome. Serve altro, come ad esempio un passo falso dei malviventi. Il colpevole della rapina di Phuket è stato beccato perché non ha resistito e ha portato con sè il computer della vittima, rendendosi così più rintracciabile.

C'è molta tecnologia cinese anche nell'industria dell'automobile, merito di una schiera di startup – Faraday Future, Byton, Xpeng, Lvchi Auto, solo per citarne alcune – che sviluppano software e servizi per la mobilità e si mettono in diretta competizione con le rivali occidentali. Il loro vantaggio, come ha fatto notare in un commento il Financial Times, è di essere aziende giovani, nate nell'era in cui l'automobile è sinonimo di "device smart", alimentazione elettrica e condivisione.

Sono anche aziende attive nel più grande mercato dell'automobile con 28 milioni di auto vendute nel 2017, il terzo del totale mondiale: si trovano nel posto giusto al momento giusto. L'accesso al capitale aiuta nelle inevitabili difficoltà di una sfida globale: Faraday (cinese ma con sede negli Usa) ha dovuto mettere in stand-by la realizzazione di una fabbrica in Nevada per la sua FF91, la concept car a batteria da oltre 1.000 cavalli presentata oltre un anno fa, ma il recente intervento di un investitore di Honk Kong, pronto a spendere 1 miliardo e mezzo di dollari, proverà a rimettere in carreggiata la startup e a ridare linfa al suo sogno di competere con Tesla.

Sfida agli Stati Uniti

Le rivali americane sono l'obiettivo da raggiungere e superare, a colpi di sviluppo tecnologico e infusioni di capitali. A volte lo sviluppo hitech prende la forma di un travaso di conoscenze da top manager e sviluppatori formatisi in Occidente: la cinese Byton, specializzata in veicoli elettrici premium, ha tra i fondatori Daniel Kirchert, ex Bmw, e ha stretto una partnership con l'americana Aurora Innovation, specializzata nelle tecnologie driverless.

A sua volta Didi Chuxing, l'equivalente di Uber in Cina, ha assunto ex ingegneri di Google e Uber per lavorare sulle tecnologie della guida autonoma. Didi, operatore del ride hailing ha già la più grande flotta elettrica al mondo con oltre 260.000 mezzi per il suo servizio di taxi privati, ma l'idea è di alzare l'asticella della competizione: per questo ha lanciato una piattaforma tecnologica per il car sharing di nuova generazione basato sull'uso dell'intelligenza artificiale; al suo fianco ha già 12 case automobilistiche, tra cui la cinese Geely (proprietaria dei marchi  Volvo e McLaren) e l'alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi, ma presto saranno coinvolte società assicuratrici, gestori delle strade, reti commerciali dei servizi di ricarica, concessionari per la vendita delle auto.

La leadership di Baidu sull'intelligenza artificiale

L'intelligenza artificiale è uno dei principali terreni di scontro: qui la leader della Tigre asiatica si chiama Baidu, definita la "Google cinese" perché gestisce in Cina il motore di ricerca più diffuso ed è specialista dello sviluppo software e dell'intelligenza artificiale, vero cuore del driverless. Per diventare il fornitore numero uno delle tecnologie per la guida autonoma Baidu ha raccolto la sua offerta su una piattaforma aperta chiamata Apollo: dai costruttori tradizionali alle startup dei servizi qui si accede a soluzioni per la mobilità intelligente, connessa e driverless.

Shanghai chiama Italia

In Cina lo sviluppo tecnologico si fa anche nell'E-Business Park di Huaxin di Shanghai: qui ha sede il costruttore innovativo Lvchi Auto, che ha messo in cantiere Venere, berlina di lusso 100% elettrica con prestazioni da super car. La startup cinese non farà tutto da sola: Venere sarà costruita in 500 unità in Italia (nel 2019 o 2020) col contributo degli ingegneri e degli stilisti dell’Istituto i.DE.a. di Moncalieri, che dal 1978 opera nell’automotive mondiale con una specializzazione in modelleria, design e prototipi. 

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