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(AGI) – Roma, 18 lug. – “I Carabinieri di Roma hanno fermato a Latina un pregiudicato 32enne sospettato di essere l’autore dell’omicidio del gioielliere di Prati”. Lo scrive su Twitter il ministro dell’Interno Angelino Alfano. Con un secondo tweet, il ministro Alfano aggiunge: “l’uomo aveva con se’ una pistola e alcuni gioielli sui quali sono in corso verifiche. #Stato piu’ forte. Ottimo lavoro dei Carabinieri”. L’uomo arrestato per l’omicidio del gioielliere a Roma e’ stato bloccato a bordo di un treno. Ha 32 anni, e’ originario di Napoli e aveva con se’ la refurtiva. Poco dopo l’annuncio in una nota dei Carabinieri. “Fermato un uomo di 32 anni, italiano, originario di Napoli, ritenuto responsabile della rapina e dell’omicidio in pregiudizio del gioielliere Giancarlo Nocchia, classe 1945, perpetrato mercoledi’ 15 luglio in via dei Gracchi a Roma. L’uomo, che e’ stato bloccato a bordo di un treno, era armato di pistola e aveva con se’ un borsone contenente la refurtiva asportata presso la gioielleria. Attualmente il fermato si trova presso la caserma del Nucleo Investigativo di Roma, in via in Selci, per il compimento delle formalita’ di rito. (AGI)

(AGI) – Roma, 18 lug. – “I Carabinieri di Roma hanno fermato a Latina un pregiudicato 32enne sospettato di essere l’autore dell’omicidio del gioielliere di Prati”. Lo scrive su Twitter il ministro dell’Interno Angelino Alfano. Con un secondo tweet, il ministro Alfano aggiunge: “l’uomo aveva con se’ una pistola e alcuni gioielli sui quali sono in corso verifiche. #Stato piu’ forte. Ottimo lavoro dei Carabinieri”. (AGI)

(AGI) – Palermo, 18 lug. – Momenti di forte commozione oggi nell’aula magna del Palazzo di giustizia di Palermo dove per iniziativa dell’Anm sono state ricordate le vittime della strage di Via D’Amelio. A sopresa si e’ presentato nell’aula Manfredi Borsellino, il figlio di Paolo, e si e’ rivolto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con il quale aveva avuto un incontro privato poco prima. “Signor presidente della Repubblica – ha esordito Manfredi Borsellino – come le ho anticipato nel nostro incontro privato sono qui per lei, non era prevista ne’ forse la mia presenza in questa aula oggi, ne’ il mio intervento che rischia di far saltare la scaletta. Lei e’ sempre stato un punto di riferimento per mio padre e la mia famiglia – ha proseguito il figlio del magistrato ucciso dalla mafia -. Ho avuto l’onore e l’occasione di assistere per due volte a un colloquio telefonico con mio padre e ho sempre notato la reverenza, il grado di stima che provava nei suoi confronti”. Un intervento determinato e commosso. “E’ talmente viva la tragedia di 23 anni fa – ha notato Manfredi Borsellino – che e’ difficile chiederci di scavare ancora i nostri ricordi e di parlare di una persona al passato. Non intervengo per mio padre, intervengo per mia sorella Lucia. Mia sorella non puo’ parlare, non vuole, forse, adesso parlare”. Alla fine il Capo dello Stato lo ha abbracciato. IL SILENZIO SORDO DELLE ISTITUZIONI. “La lettera di dimissioni con cui mia sorella ha lasciato l’assessorato alla Salute ha prodotto un silenzio sordo da parte delle istituzioni, regionali in particolare. Quella lettera gia’ diceva tutto. Andrebbe riletta tante volte, indipedentemente dalle indiscezioni giornalistiche dei giorni successivi e fino a oggi”. IL CALVARIO E LA CROCE DI LUCIA. “Io intervengo perche’ non credevo che la figlia piu’ grande di mio padre, la sua primogenita, la figlia con cui mio padre viveva in simbiosi, anche solo con lo sguardo, dopo 23 anni dalla sua morte, dovesse vivere un calvario simile a quello del padre, nella stessa terra che ha elevato mio padre suo malgrado a eroe. Io non entro e non posso entrare, e lo devo al mio questore al mio capo della polizia, per la mansioni che ricopro e per l’amministrazione cui appartengo, nel merito delle indiscrezioni giornalistiche di questi giorni”. “Indiscrezioni che, indipendentemente dalle verifiche che verranno fatte dagli uffici giudiziari circa l’attendibilita’ o meno di determinate circostanze, avranno turbato, probabilmente, tutte, mi auguro, le persone presenti in quest’aula e anche fuori da quest’aula, ma vi assicuro non hanno turbato mia sorella Lucia per una semplicissima ragione: perche’ mia sorella da oltre un anno era consapevole del clima di ostilita’ in cui operava, delle offese che le venivano rivolte, per adempiere a nient’altro che al suo dovere. Corsi e ricorsi storici drammatici, perche’ sappiamo benissimo chi stiamo commemorando qui oggi. Ed e’ incredibile che la figlia di mio padre si sia ritrovata a vivere un passaggio della sua vita che ricorda per molti aspetti quella del suo grande genitore”. INTERCETTAZIONE? NULLA IMPEDIRA’ VERITA’. “Non sara’ la veridicita’ o l’autenticita’ del contenuto di una singola intercettazione telefonica a impedire che tutti i siciliani onesti, sappiano lo scenario drammatico in cui mia sorella Lucia si e’ trovata a operare in questi anni alla guida di uno dei rami piu’ delicati dell’amministrazione regionale. Lucia ha portato la croce, perche’ di questo si e’ trattato, fino al 30 giugno perche’ amava a dismisura il suo lavoro”. Voleva davvero una sanita’ libera e felice. Ed e’ rimasta fino al 30 giugno per amore di giustizia, per suo padre, per potere spalancare le porte di un assessorato e di una sanita’ intera, al centro da sempre in Sicilia di interessi mafiosi e del malaffare, alla procura della repubblica e alle forze di polizia perche’ nessuna risultanza investigativa, generata anche dal suo operato, andasse dispersa. Poi non ce l’ha fatta piu’. Non so come mia sorella Lucia abbia psicologicamente tollerato di lavorare in quell’assessorato malgrado quello che noti professionisti e noti manager della sanita’ pensavano e avrebbero detto di lei. Ma so che lei e’ e sara’ sempre la piu’ degna dei figli di suo padre”. RESTO NELLA DISGRAZIATA SICILIA PER LUCIA. “dovrei chiedere di esser destinato altrove, lontano da una terra davvero disgraziata. Ma non solo non glielo chiedo, ma ribadisco con forza che ho il dovere di rimanere qui, lo devo a mio padre e adesso lo devo sopratutto a mia sorella Lucia”. CROCETTA, LUCIA NON ERA SOLA. CONDIVISO CALVARIO “So benissimo che significa gestire un mondo come quello della sanita’ siciliana. Per questo ho chiamato lei alla guida dell’assessorato. Con lei ho condiviso il calvario e la sofferenza che derivano dallo scontrarsi con certi interessi. E non l’ho mai lasciata sola. Condividendo con lei questa difficile battaglia”. Lo ha detto il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta, dopo il duro intervento di Manfredi Borsellino, che ha contestato la “sordita’ delle istituzioni, soprattutto regionali”, e la solitudine e il calvario della sorella, costretta “da un anno” a portare la “croce” delle ostilita’ e delle offese. (AGI)

(AGI) – Roma, 18 lug. – Sara’ una domenica di fuoco sulla Penisola, a causa della vera e propria “tempesta di afa” portata da Caronte. Secondo il bollettino sulle ondate di calore del ministero della Salute saranno 23 le citta’, da nord a sud, da “bollino rosso”, il massimo livello di rischio che comporta pericoli per la salute anche di persone sane oltre che per i soggetti a rischio. Le citta’ saranno Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Campobasso, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Verona e Viterbo. Le temperature saranno torride: picchi di 38 gradi a Bari, Messina e Brescia, addirittura 40 a Bologna e Latina, 37 gradi a Milano, tra i 38 e i 39 a Napoli e Perugia, 39 gradi a Roma oggi e 38 domani. (AGI)

(AGI) – Palermo, 18 lug. – “Questo non e’ il momento ne’ il luogo per fare commenti politici. Io ho fatto commenti etici. E dico che il presidente Crocetta deve guardarsi dentro e capire cosa e’ giusto fare”. Lo ha detto Rita Borsellino, a Palermo, rispondendo ai giornalisti, riguardo un possibile passo indietro del presidente della Regione Rosario Crocetta dopo il clamore politico suscitato dalle presunte intercettazioni tra il governatore e’ il primario Tutino. “Non posso che abbracciare forte Manfredi e Lucia e dire che dimostrano la stessa forza, la stessa coerenza che ha avuto il loro padre. Non potrebbe essere diversamente. Le parole di Manfredi sono state molto pesanti. Sono felice di sentire che abbia trovato la forza di esprimersi cosi’ liberamente” ha detto la sorella del giudice Paolo, commentando le parole pronuciate dal figlio del magistrato ucciso dalla mafia 23 anni fa, Manfredi, nell’aula magna del palazzo di giusitizia di Palerrmo. E sulla decisione di Lucia uscire dalla giunta Crocetta ha aggiunto: “La scelta che ha fatto Lucia di continuare nonostante la situazione stesse degenerando, sentendosi addosso anche la responsabilita’ di cose che non le appertenevano e’ una scelta d’amore, come fu quella di Paolo di continuare. Amore per questa terra che forse non lo meriterebbe. Non possiamo che dirle grazie”. (AGI) .

(AGI) – Palermo, 18 lug. – Momenti di forte commozione oggi nell’aula magna del Palazzo di giustizia di Palermo dove per iniziativa dell’Anm sono state ricordate le vittime della strage di Via D’Amelio. A sopresa si e’ presentato nell’aula Manfredi Borsellino, il figlio di Paolo, e si e’ rivolto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con il quale aveva avuto un incontro privato poco prima.

“Signor presidente della Repubblica – ha esordito Manfredi Borsellino – come le ho anticipato nel nostro incontro privato sono qui per lei, non era prevista ne’ forse la mia presenza in questa aula oggi, ne’ il mio intervento che rischia di far saltare la scaletta. Lei e’ sempre stato un punto di riferimento per mio padre e la mia famiglia – ha proseguito il figlio del magistrato ucciso dela mafia -. Ho avuto l’onore e l’occasione di assistere per due volte a un colloquio telefonico con mio padre e ho sempre notato la reverenza, il grado di stima che provava nei suoi confronti”.

Un intervento determinato e commosso. “E’ talmente viva la tragedia di 23 anni fa – ha notato Manfredi Borsellino – che e’ difficile chiederci di scavare ancora i nostri ricordi e di parlare di una persona al passato. Non intervengo per mio padre, intervengo per mia sorella Lucia. Mia sorella non puo’ parlare, non vuole, forse, adesso parlare”. Alla fine il Capo dello Stato lo ha abbracciato.

IL SILENZIO SORDO DELLE ISTITUZIONI. “La lettera di dimissioni con cui mia sorella ha lasciato l’assessorato alla Salute ha prodotto un silenzio sordo da parte delle istituzioni, regionali in particolare. Quella lettera gia’ diceva tutto. Andrebbe riletta tante volte, indipedentemente dalle indiscezioni giornalistiche dei giorni successivi e fino a oggi”.

IL CALVARIO E LA CROCE DI LUCIA. “Io intervengo perche’ non credevo che la figlia piu’ grande di mio padre, la sua primogenita, la figlia con cui mio padre viveva in simbiosi, anche solo con lo sguardo, dopo 23 anni dalla sua morte, dovesse vivere un calvario simile a quello del padre, nella stessa terra che ha elevato mio padre suo malgrado a eroe. Io non entro e non posso entrare, e lo devo al mio questore al mio capo della polizia, per la mansioni che ricopro e per l’amministrazione cui appartengo, nel merito delle indiscrezioni giornalistiche di questi giorni”.

“Indiscrezioni che, indipendentemente dalle verifiche che verranno fatte dagli uffici giudiziari circa l’attendibilita’ o meno di determinate circostanze, avranno turbato, probabilmente, tutte, mi auguro, le persone presenti in quest’aula e anche fuori da quest’aula, ma vi assicuro non hanno turbato mia sorella Lucia per una semplicissima ragione: perche’ mia sorella da oltre un anno era consapevole del clima di ostilita’ in cui operava, delle offese che le venivano rivolte, per adempiere a nient’altro che al suo dovere. Corsi e ricorsi storici drammatici, perche’ sappiamo benissimo chi stiamo commemorando qui oggi. Ed e’ incredibile che la figlia di mio padre si sia ritrovata a vivere un passaggio della sua vita che ricorda per molti aspetti quella del suo grande genitore”.

INTERCETTAZIONE? NULLA IMPEDIRA’ VERITA’. “Non sara’ la veridicita’ o l’autenticita’ del contenuto di una singola intercettazione telefonica a impedire che tutti i siciliani onesti, sappiano lo scenario drammatico in cui mia sorella Lucia si e’ trovata a operare in questi anni alla guida di uno dei rami piu’ delicati dell’amministrazione regionale. Lucia ha portato la croce, perche’ di questo si e’ trattato, fino al 30 giugno perche’ amava a dismisura il suo lavoro”. Voleva davvero una sanita’ libera e felice. Ed e’ rimasta fino al 30 giugno per amore di giustizia, per suo padre, per potere spalancare le porte di un assessorato e di una sanita’ intera, al centro da sempre in Sicilia di interessi mafiosi e del malaffare, alla procura della repubblica e alle forte di polizia perche’ nessuna risultanza investigativa, generata anche dal suo operato, andasse dispersa. Poi non ce l’ha fatta piu’. Non so come mia sorella Lucia abbia psicologicamente tollerato di lavorare in quell’assessorato malgrado quello che noti professionisti e noti manager della sanita’ pensavano e avrebbero detto di lei. Ma so che lei e’ e sara’ sempre la piu’ degna dei figli di suo padre”.

RESTO NELLA DISGRAZIATA SICILIA PER LUCIA. “dovrei chiedere di esser destinato altrove, lontano da una terra davvero disgraziata. Ma non solo non glielo chiedo, ma ribadisco con forza che ho il dovere di rimanere qui, lo devo a mio padre e adesso lo devo sopratutto a mia sorella Lucia”. (AGI)

(AGI) – Roma, 18 lug. – Timbrava il cartellino per far figurare ore di straordinario che invece non svolgeva e, in piu’, lo faceva presso le vidimatrici elettroniche di altre sedi, in particolare presso la sede del municipio situata vicino a casa sua e non a Largo Loria, dove prestava servizio. Per questi motivi un dipendente comunale e’ stato licenziato dopo una contestazione disciplinare. Il comportamento del dipendente e’ stato anche segnalato alla Procura della Repubblica per verificare se esistono gli estremi per una iniziativa giudiziaria. Il caso e’ emerso, spiega il Campidoglio in una nota, dopo una serie di controlli disposti dall’amministrazione capitolina nel mese di aprile ed e’ risultato che il dipendente (assegnato ad una Direzione del Dipartimento Organizzazione e Risorse Umane) nel periodo compreso tra il 2 gennaio 2014 e il 10 aprile 2015, aveva timbrato il cartellino numerose volte, sia nel corso del 2014 che del 2015, presso luoghi di lavoro diversi da quello di assegnazione. La cosa ha suscitato immediati sospetti anche perche’ non vi era alcun motivo di servizio che autorizzasse il dipendente a timbrare fuori dal suo luogo di lavoro. Gli accertamenti sono andati indietro nel tempo, fino a far scoprire che il dipendente nel 2014 e nei primi mesi del 2015 aveva accumulato straordinari liquidati pari a 554 ore, 484 nel 2014 e 70 nel 2015. “Il lavoro di accertamento svolto dagli uffici – commenta il sindaco Ignazio Marino – ha permesso di far emergere una condotta illecita, che e’ stata sanzionata col licenziamento. Ho spesso avuto modo di apprezzare il lavoro dei dipendenti comunali, persone nella stragrande maggioranza oneste e attente al loro servizio a disposizione della citta’ e dei cittadini: smascherare e colpire gli imbroglioni e’ importante anche per protegge tutti gli altri e restituisce credibilita’ alla macchina amministrativa. Il mio impegno e’ tenere alta la guardia e i controlli perche’ Roma Capitale venga vista dai cittadini come un efficace strumento al servizio della citta’ e della collettivita’. Verso chi inganna la fiducia degli altri, non ha voglia di lavorare, lucra su straordinari fasulli bisogna, invece, essere durissimi”. (AGI) .

(AGI) – CdV, 18 giu. – Don Corrado Melis, del clero della diocesi di Ales-Terralba, e’ il nuovo vescovo della diocesi di Ozieri, una delle piu’ antiche della Sardegna, che era retta attualmente dal vescovo di Tempio Ampurias in qualita’ di amministratore apostolico. Don Melis ha 52 anni e dal 2011 e’ stato parroco della parrocchia Santa Barbara a Villacidro, ricoprendo anche gli incarichi di vicario episcopale per l’Evangelizzazione e l’Educazione, direttore dell’Ufficio Diocesano della Pastorale della Famiglia e direttore della Pastorale dell’Ecumenismo. (AGI) .

(AGI) – Bergamo, 18 lug. – Due ventenni sono stati accoltellati nel corso di una rissa avvenuta la scorsa notte a Mozzanica in provincia di Bergamo. Gli aggressori sembrano gli stessi che avevano litigato con i due una settimana fa per un diverbio di fronte a un distributore di sigarette. Poco prima della mezzanotte un gruppo di persone e’ arrivato su due auto, ha trovato i due ragazzi e li ha aggrediti. Nel corso della lite i due ventenni del paese sono stati accoltellati. Uno e’ grave: e’ stato operato ed e’ sotto osservazione. Ferita lieve per l’altro. Gli aggressori si sono poi dati alla fuga e sono ricercati. .

(AGI) – Pisa, 18 lug. – La Polizia di Stato di Pisa ha arrestato un ragazzo di circa 20 anni che nella giornata di sabato scorso avrebbe aggredito e usato violenza nei confronti di una ragazza sua coetanea su un treno regionale proveniente da Livorno e diretto a Pisa. Secondo quanto ricostruto dagli investigatori, nel pomeriggio di sabato 11 scorso personale della Polfer di Pisa interveniva, su segnalazione del capotreno, presso il binario dove era in sosta il treno regionale proveniente da Livorno. Una giovane donna, infatti, si era rivolta al capotreno per denunciare la violenza subita pochi istanti prima. Grazie alle informazioni fornite dalla vittima, all’intervento immediato del personale Polfer, al sistema di video-sorveglianza posto all’interno del treno e agli elementi raccolti dagli investigatori della squadra mobile e’ stato possibile procedere all’arresto dell’aggressore, il quale non risulta avere precedenti di polizia ed e’ titolare di carta di soggiorno. Ulteriori dettagli saranno forniti nel corso della conferenza stampa che si terra’ alle 10.30 in questura.