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(AGI) – Roma, 22 lug. – Una scossa di terremoto di magnitudo 3.1 sulla scala Richter, che non ha prodotto danni e non e’ stata avvertita dalla popolazione, si e’ verificata sull’Appennino tra le province di Bologna e Pistoia all’1.07. L’evento e’ stato localizzato dall’Istituto nazionale di geofisica a 57 chilometri di profondita’ e con epicentro tra i Comuni di Granaglione (Bologna) e Sambuca Pistoiese (Pistoia), a una quindicina di chilometri da Pistoia e a circa 60 da Bologna. Nella stessa zona si era prodotta una prima scossa, di magnitudo 2.4, alle 20.23 di ieri. .

(AGI) – Roma, 21 lug. – “Non vogliamo essere capri espiatori di uno scontro politico, da mesi operiamo in una situazione di emergenza. La rete di prefetti sta mantenendo in piedi il sistema di accoglienza di immigrati sul territorio”. A dichiararlo e’ Claudio Palomba, presidente nazionale del Sinpref, associazione sindacale dei funzionari prefettizi. Palomba afferma di “non volere entrare nel merito del caso Treviso”, ma ricorda gli “attacchi sproporzionati” rivolti alla categoria, come le dichiarazioni “di una gravita’ inaudita” rilasciate dal vicepresidente del consiglio regionale delle Marche nei confronti del prefetto di Roma, Franco Gabrielli. “Sono pronto a partire con denunce”, afferma Palomba, che stasera ha inviato una lettera al Viminale per chiedere “un incontro con il ministro dell’Interno, Angelino Alfano”. .

(AGI) – Napoli, 21 lug. – Indagini della polizia municipale sulla morte di un rom ricoverato in ospedale per ferite riportate durante una lite avvenuta nel campo di via Galileo Ferraris, nella zona orientale di Napoli. Secondo una prima ricostruzione, la lite sarebbe avvenuta nel pomeriggio di ieri, tra occupanti del campo. Ad avere la peggio e’ stato un quarantunenne che dopo essere stato soccorso e’ stato accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale Loreto mare. Dopo averlo visitato i medici gli hanno diagnosticato una frattura al braccio destro. Ingessato l’arto, il rom e’ stato dimesso ed ha potuto fare ritorno al campo. La mattina successiva, dopo avere denunciato il fatto, l’uomo ha fatto ritorno in ospedale per avere accusato forti dolori nella zona addominale. Ricoverato d’urgenza, per gravi lesioni interne, l’uomo e’ deceduto poco dopo. Pestato a sangue per avere difeso la figlia da due connazionali che volevano farla prostituire, prima di recarsi in ospedale, dove e’ deceduto, denuncia gli aggressori ai vigili urbani facendoli arrestare. Questa la storia, come e’ stata ricostruita dalla polizia municipale, dietro l’episodio di violenza avvenuto ieri pomeriggio nel campo rom di via Galileo Ferraris, in seguito alla quale oggi e’ morto M.C., rom di 41 anni. L’aggressione e’ avvenuta intorno alle 18: l’uomo, come la moglie, anche lei ricoverata in ospedale, attualmente in prognosi riservata, viene picchiato per essersi rifiutato di fare prostituire la figlia. I primi ad intervenire sono i vigili urbani che presidiano il campo perche’ possa essere portato a termine il provvedimento di sgombero. Il rom, insieme alla moglie, viene quindi accompagnato al pronto soccorso del Loreto mare dove riferisce ai medici di avvertire un forte dolore ad un braccio. Visitato, gli viene riscontrata una frattura al radio del braccio destro. L’uomo, quindi, chiede di essere dimesso e, dopo avere firmato il registro di uscita fa ritorno all’insediamento. Nel frattempo, gli agenti municipali che avevano avviato le prime indagini accertando quanto era accaduto lo convincono a denunciare i responsabili dell’aggressione. In compagnia della figlia, di 20 anni, il rom si reca negli uffici della polizia urbana e consente di fare identificare i due che lo avevano aggredito. Fermati, G. G, di 43 anni, e N.C., di 44 anni, devono rispondere dell’accusa di riduzione a schiavitu’, sfruttamento della prostituzione e lesioni gravissime. Sono all’incirca le 4 quando il rom esce dagli uffici. Poco dopo, l’uomo avverte forti dolori all’addome e ritorna in ospedale, dove per lesioni interne gravissime viene disposto il suo ricovero. Con il trascorrere delle ore, le sue condizioni si aggravano e nel pomeriggio il quarantunenne muore. In seguito al decesso, l’autorita’ giudiziaria ha disposto il sequestro della salma e l’acquisizione della cartella clinica. Un risvolto dell’episodio che potrebbe cambiare ed aggravare ancora di piu’ la posizione dei due rom arrestati, attualmente detenuti nel carcere di Poggioreale, con l’accusa di omicidio. Il quarantunenne rom, deceduto nel pomeriggio nella rianimazione del “Loreto mare”, si e’ recato, si apprende, tre volte in ospedale. La prima ieri pomeriggio quando poco dopo le 17 l’uomo si e’ presentato al pronto soccorso lamentando forti dolori ad un braccio. Il rom e’ stato quindi sottoposto a diversi esami clinici per i quali e’ stato disposto il suo ricovero. Ma il quarantunenne lo ha rifiutato e, dopo avere firmato per uscire, e’ andato via. Poche ore dopo, M. C. ha fatto ritorno al Loreto mare accusando dolori in varie parti del corpo. Mentre era in attesa di essere nuovamente visitato, il rom ha cambiato idea decidendo di allontanarsi. Intorno alle 4 eccolo ripresentarsi. Le sue condizioni sono apparse subito gravi motivo per il quale l’uomo e’ stato sottoposto ad un intervento chirurgico. Con il trascorrere delle ore, il suo quadro clinico e’ peggiorato ulteriormente ed e’ stato deciso per il suo ricovero nella Rianimazione, dove e’ deceduto poco prima delle 17. (AGI) .

(AGI) – Pesaro, 21 lug. – I due giovani albanesi, sotto torchio dalla notte scorsa, sono stati formalmente fermati in relazione all’omicidio di Ismaele Lulli, lo studente di Sant’Angelo in Vado, trovato morto domenica mattina con la gola sgozzata.

Il fermo e’ stato confermato poco fa dai carabinieri, che domani mattina daranno ulteriori informazioni sulle indagini. A firmare il provvedimento e’ stato il pm Irene Lilliu, dopo aver acquisito tutti gli elementi utili all’inchiesta.

Alcuni dettagli sull’uccisione sono arrivati dai risultati delll’autopsia sul corpo di Ismaele, che si e’ svolta nel pomeriggio presso l’obitorio dell’ospedale regionale di Torrette di Ancona. E’ stato un colpo violentissimo, in pieno collo, che ha quasi decapitato lo studente: chi lo ha inferto potrebbe aver utilizzato un coltello, che, al momento, non e’ stato recuperato. Ismaele ha perso tantissimo sangue ed e’ morto quasi subito. L’autopsia non ha rivelato segni di colluttazione, confermando l’ipotesi che lo studente sia stato vittima di una vera e propria esecuzione. Le tracce di fogliame e rametti, poi, spingono verso l’ipotesi che il luogo dell’omicidio sia diverso dal boschetto di San Martino in Selva Nera, dove e’ stato ritrovato cadavere, ai piedi di un pendio molto scosceso. (AGI)

(AGI) – Roma, 21 lug. – “Non vogliamo essere capri espiatori di uno scontro politico, da mesi operiamo in una situazione di emergenza. La rete di prefetti sta mantenendo in piedi il sistema di accoglienza di immigrati sul territorio”. A dichiararlo e’ Claudio Palomba, presidente nazionale del Sinpref, associazione sindacale dei funzionari prefettizi. Palomba afferma di “non volere entrare nel merito del caso Treviso”, ma ricorda gli “attacchi sproporzionati” rivolti alla categoria, come le dichiarazioni “di una gravita’ inaudita” rilasciate dal vicepresidente del consiglio regionale delle Marche nei confronti del prefetto di Roma, Franco Gabrielli. “Sono pronto a partire con denunce”, afferma Palomba, che stasera ha inviato una lettera al Viminale per chiedere “un incontro con il ministro dell’Interno, Angelino Alfano”. .

(AGI) – Pesaro, 21 lug. – I due giovani albanesi, sotto torchio dalla notte scorsa, sono stati formalmente fermati in relazione all’omicidio di Ismaele Lulli, lo studente di Sant’Angelo in Vado, trovato morto domenica mattina con la gola sgozzata. Il fermo e’ stato confermato poco fa dai carabinieri, che domani mattina daranno ulteriori informazioni sulle indagini. A firmare il provvedimento e’ stato il pm Irene Lilliu, dopo aver acquisito tutti gli elementi utili all’inchiesta. E alcuni sono arrivati dall’autopsia sul corpo di Ismaele, che si e’ svolta nel pomeriggio presso l’obitorio dell’ospedale regionale di Torrette di Ancona. E’ stato un colpo violentissimo, in pieno collo, che ha quasi decapitato lo studente: chi lo ha inferto potrebbe aver utilizzato un coltello, che, al momento, non e’ stato recuperato; Ismaele ha perso tantissimo sangue ed e’ morto quasi subito. L’autopsia non ha rivelato segni di colluttazione, confermando l’ipotesi che lo studente sia stato vittima di una vera e propria esecuzione. Le tracce di fogliame e rametti, poi, spingono verso l’ipotesi che il luogo dell’omicidio sia diverso dal boschetto di San Martino in Selva Nera, dove e’ stato ritrovato cadavere, ai piedi di un pendio molto scosceso. .

(AGI) – Rosario Crocetta chiede al settimanale ‘L’Espresso’ 10 milioni di danni per la pubblicazione dell’intercettazione, poi ripetutamente smentita dalla Procura di Palermo, della conversazione in cui al suo medico personale, Matteo Tutino, veniva attribuita la frase “bisogna far fuori la Borsellino come suo padre”. Lo ha reso noto stamattina in conferenza stampa il legale di Crocetta, Vincenzo Lo re.

“Dopo le dichiarazioni del procuratore Lo Voi -ha detto l’avvocato- a questo punto per noi il giallo non c’e’ piu’. Abbiamo scelto di scegliere lo strumento dell’azione civile risarcitoria nei confronti dell’Epresso, del direttore, dei due giornalisti, di 10 milioni di euro, perche’ riteniamo che sia lo strumento piu’ veloce ed efficace per sanzionare non la malafede dei giornalisti, non vogliamo credere alla malafade, ma crediamo all’ipotesi di un errore professionale, a un difetto di controllo”.

La causa annunciata dai legali di Rosario Crocetta “puo’ diventare l’occasione processuale per comprovare la piena correttezza del comportamento dell’Espresso e per fare definitiva chiarezza su quanto e’ avvenuto”. In queste poche righe la replica della direzione del settimanale all’annuncio del legale del presidente della Regione siciliana di una richiesta all’Espresso di 10 milioni di euro per danni per la pubblicazione dell’intercettazione di una conversazione dove al medico personale di Crocetta, Matteo Tutino, veniva attribuita la frase “bisogna far fuori la Borsellino come suo padre”.

Una intercettazione la cui esistenza e’ stata ripetutamente smentita dalla procura palermitana, mentre per contro il direttore dell’Espresso, Luigi Vicinanza, aveva replicato che gia’ in passato la stessa procura aveva negato l’esistenza di alcune anticipazioni giornalistiche perche’ nel contempo proseguivano altre indagini.

Intanto e’ scesa in campo la stessa Lucia Borsellino. “Fin dal primo giorno ho avuto ben chiaro che nei miei confronti c’era un clima di ostilita’e di diffidenza – ha dichiatato la figlia del magistrato ucciso dalla mafia -. Ho lavorato da dirigente generale, capo del dipartimento attivita’ sanitaria, con il precedente governo. E poi nel novembre del 2012 sono diventata assessore. Ecco, sembrava che dovessi dimostrare sempre una qualche forma di lealta’ a questo esecutivo. Sembrava di essere continuamente sotto esame”.

In una intervista alla Repubblica sul suo rapporto con Crocetta aggiunge: “Sono stata leale con lui, ma non mi ha detto tutto”. Per il Presidente della Regione, intervistato sempre dal quotidiano, “Lucia e’ stata tratta in inganno da notizie fasulle, per questo ce l’ha con Tutino. Ma io Lucia l’ho sempre difesa, fino all’ultimo. L’ho sempre protetta piu’ di quanto lei sappia. Ho protetto la Borsellino da tante cose che non sa neppure la sua famiglia , solo per non darle sofferenza”. Borsellino spiega di non voler lasciare a causa dell’intercettazione: “No, ho cominciato a maturare questa decisione da alcuni mesi”, e aggiunge di non essere stata al corrente di quanto pubblicato.

E sul dopo, a proposito di voci che la vorrebbero candidata alla presidenza della Regione, risponde:”Non mi interessa. La mia esperienza politica si chiude qui”. Per Crocetta, “quello che si sta verificando e’ il fatto piu’ ignominoso della storia d’Italia. Al confronto, il caso Boffo era roba per ragazzini”. E sull’ipotesi di dimissioni dice: “Lo statuto del Pd prevede l’incompatiblita’ in un ruolo elettivo per chi ha una condanna. Qui siamo a un’ipotesi senza conferma contenuta in un articolo di giornale. Devo andarmene per questo?” (AGI)

(AGI) – Napoli, 21 lug. – Agguato a Napoli con due feriti, di cui uno e’ un ragazzo che a settembre compira’ 16 anni. Antonio G., il minorenne che ha precedenti per reati di droga, e Ciro Poli, 19 anni, incensurato, erano a bordo dello scooter guidato da Antonio quando sono stati feriti. I due sono arrivati al pronto soccorso della clinica Villa Betania, nel quartiere di Ponticelli, mezz’ora dopo la mezzanotte. Al 15enne una pallottola dal lato del collo e’ fuoriuscita da uno zigomo, mentre un’altra lo ha colpito al torace; ora e’ in prognosi riservata all’ospedale Umberto I di Nocera inferiore. Poli invece e’ stato trasferito al Cardarelli di Napoli perche’ tre pallottole gli hanno attraversato la regione ascellare e il braccio sinistro. Al vaglio dei carabinieri il suo racconto lacunoso: i due sarebbero stati in transito in via Toscanini, sempre nel quartiere di Ponticelli, quando qualcuno ha sparato contro di loro. Sul posto, trovate tracce ematiche e una pistola revolver calibro 6 con il tamburo pieno, arma dunque non utilizzata e sulla quale sonoLil .

(AGI) – Roma, 21 lug. – E’ costato carissimo quel party organizzato giorni fa nella sua villa in via della Nocetta, dove era ai domiciliari, con piscina sullo sfondo. L’imprenditore Daniele Pulcini, arrestato il 4 giugno scorso per concorso in turbativa d’asta nell’ambito della seconda tranche di ‘Mafia Capitale’, e’ da oggi rinchiuso nel carcere romano di Regina Coeli. Il gip Flavia Costantini ha accolto la richiesta della procura che ha sollecitato un aggravamento della misura per violazione degli obblighi previsti da chi, stando ai domiciliari, dovrebbe incontrare soltanto il proprio difensore e nessun altro, salvo autorizzazione. E invece l’imprenditore si e’ complicato la vita con un video (in cui non compare) messo su facebook da uno degli invitati, provocando, tra l’altro, l’indignazione della presidente della commissione giustizia della Camera, Donatella Ferranti, del Pd, che aveva gridato allo scandalo. In una nota, Tito Lucrezio Milella, che assiste l’imprenditore, fa sapere che “a seguito della diffusione sui media di notizie sulle violazioni delle prescrizioni relative agli arresti domiciliari, Daniele Pulcini, tramite i suoi difensori, se ne e’ assunto ogni responsabilita’, dandone immediata comunicazione alla procura di Roma che ha chiesto l’aggravamento della misura custodiale nei suoi confronti”, eseguita oggi. .

(AGI) – Roma, 21 lug. – Sono stati 70 gli incendi boschivi divampati ieri in tutta Italia a impegnare i mezzi e il personale del Corpo forestale dello Stato. La Campania con 26 incendi e’ la regione piu’ colpita dalle fiamme, a seguire la Calabria con 15, Lazio e Basilicata con 6. Le province piu’ colpite sono state Benevento con 10, Salerno con 9 e Cosenza con 8. Oltre agli interventi nell’ambito della flotta aerea di Stato, il Corpo forestale dello Stato ha operato in Sicilia dalla base di Bocca di Falco un AB412, sigla Eagle 24, su un incendio nel comune di Altofonte. Nel Lazio hanno operato, dalla base di Anagni, un NH500, Eagle 10, a Montericco e a Pico localita’ Falascosa dove e’ intervenuto un altro elicottero NH500, Eagle 12, dalla base di Sabaudia. In Molise dalla base di Bojano l’elicottero NH500, Eagle 8, si e’ diretto su un incendio in localita’ Longano. Si ricorda il numero di emergenza ambientale 1515 del Corpo forestale dello Stato, gratuito e attivo tutti i giorni 24 ore su 24, al quale ogni cittadino puo’ segnalare la presenza di incendi o di eventuali incendiari. Nella giornata di ieri sono pervenute al numero di emergenza ambientale 1515 in totale 324 segnalazioni di cui 152 per incendi. Sono state schierate 422 pattuglie del Corpo forestale dello Stato nelle operazioni antincendio e di controllo del territorio. .

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