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(AGI) – Milano, 22 lug. – Un tunisino di 35 anni e un pakistano di 27 anni sono stati arrestati questa mattina dalla polizia a Brescia. Il primo aveva creato l’account twitter Islamic_State_in_Rom e, insieme al complice pakistano, pianificava azioni terroristiche sul territorio italiano attraverso la medesima piattaforma informatica dove comparivano messaggi minacciosi a firma Islamic State sullo sfondo di alcuni luoghi-simbolo italiani, a Roma e Milano. “Siamo nelle vostre strade. Siamo ovunque. Stiamo localizzando gli obiettivi, in attesa dell’ora X”. Questi alcuni dei messaggi, scritti a penna, in italiano, arabo e francese, su dei foglietti tenuti in mano e, sullo sfondo, alcuni luoghi simbolo come il Colosseo, il Duomo o la stazione di Milano. Immortalati anche mezzi della polizia di Stato e della polizia locale, fermate della metropolitana, tratti autostradali e bandiere dell’Expo. .

(AGI) – Pesaro, 22 lug. – Avrebbero confessato i due giovani albanesi, sotto torchio per oltre 17 ore per l’omicidio di Ismaele Lulli, lo studente di Sant’Angelo in Vado, trovato morto domenica mattina con la gola sgozzata. Il fermo e’ stato confermato dai carabinieri, che oggi daranno ulteriori informazioni sulle indagini. A firmare il provvedimento e’ stato il pm Irene Lilliu, dopo aver acquisito tutti gli elementi utili all’inchiesta.

Alcuni dettagli sull’uccisione sono arrivati dai risultati delll’autopsia sul corpo di Ismaele, che si e’ svolta nel pomeriggio presso l’obitorio dell’ospedale regionale di Torrette di Ancona. E’ stato un colpo violentissimo, in pieno collo, che ha quasi decapitato lo studente: chi lo ha inferto potrebbe aver utilizzato un coltello, che, al momento, non e’ stato recuperato. Ismaele ha perso tantissimo sangue ed e’ morto quasi subito. L’autopsia non ha rivelato segni di colluttazione, confermando l’ipotesi che lo studente sia stato vittima di una vera e propria esecuzione. Le tracce di fogliame e rametti, poi, spingono verso l’ipotesi che il luogo dell’omicidio sia diverso dal boschetto di San Martino in Selva Nera, dove e’ stato ritrovato cadavere, ai piedi di un pendio molto scosceso. (AGI)

(AGI) – Torino, 22 lug. – Il centro operativo della Direzione investigativa antimafia di Torino ha arrestato stamane 4 persone: un pregiudicato, due imprenditori e un noto professionista torinese, sequestrando preventivamente beni mobili, immobili, aziende e quote societarie, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro. Sono state, inoltre effettuate 30 perquisizioni domiciliari in Piemonte, Lombardia, Liguria, Lazio e Calabria. Gli arrestati sono accusati di riciclaggio aggravato dall’aver agevolato un’organizzazione di tipo mafioso, bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, trasferimento fraudolento di valori ed emissione di documentazione per operazioni finanziarie inesistenti. Le indagini hanno accertato che il boss della ‘ndrangheta Francesco Ietto, gia’ agli arresti domiciliari presso la propria abitazione nel milanese per associazione a delinquere di stampo mafioso, di fatto gestiva l’attivita’ di riciclaggio di ingenti somme di denaro accumulate, a partire dagli anni ’80, dalla cosca Ietto/Cua/Pipicella di Natile di Careri, in provincia di Reggio Calabria, mediante i sequestri di persona e il traffico di stupefacenti. Secondo quanto appurato dagli investigatori, avvalendosi di imprenditori che accettavano, dietro compenso, di emettere fatture false o gonfiate, oppure intestando societa’ di comodo a prestanome insospettabili, l’uomo era riuscito ad immettere il denaro sporco nel circuito dell’economia legale piemontese. Secondo gli inquirenti, un ruolo chiave lo avrebbe rivestito Pasquale Bafunno, noto commercialista torinese, gia’ coinvolto in altre indagini per aver agevolato organizzazioni criminali di tipo mafioso, ideatore di un sistema in grado di trasformare semplici fatture per operazioni inesistenti, in continuo e periodico denaro contante. Grazie alla consolidata esperienza professionale e all’elevato numero di clienti gestiti, il ‘ragioniere’ della ‘ndrangheta era riuscito a creare un sistema di documentazione contabile intersocietaria, fittiziamente basato su rapporti commerciali e movimentazione finanziaria, tale da rendere difficoltosa la ricostruzione dei flussi economici da parte degli organi addetti al controllo. Parte del denaro riciclato varcava i confini nazionali, confluendo nei conti svizzeri e monegaschi intestati allo stesso Bafunno. Nell’ambito dell’operazione sono state, altresi’, indagate a piede libero altre sei persone, tra le quali figura anche Domenico Luca Trimboli, nipote di un noto narcotrafficante arrestato in Colombia dopo una lunga latitanza e considerato il piu’ importante referente italiano dei cartelli colombiani per l’approvvigionamento di ingenti quantitativi di stupefacenti. Trimboli e’ accusato di aver rivestito il ruolo di ‘factotum’ di Francesco Ietto – stante la sua ridotta capacita’ di azione per effetto degli arresti domiciliari – e in particolare di aver costituito il “trait d’union” tra quest’ultimo e il commercialista Bafunno. Sempre secondo quanto emerso dalle indagini, Trimboli risulta aver assunto fittiziamente la carica di amministratore di alcune societa’, di fatto gestite da Ietto, costituite ad hoc per finalita’ di riciclaggio. .

(AGI) – Palermo, 22 lug. – Sono 370 gli immigrati sbarcati stamane a Palermo. Sono giunti a bordo di una nave militare irlandese. Tra loro 15 minori e 75 donne, tredici delle quali in stato di gravidanza. Lo rende noto la Capitaneria di porto. Ieri a bordo della nave e’ nato un maschietto che insieme alla madre e’ stato trasportato da una motovedetta della Guardia costiera a Trapani per il successivo trasferimento in ospedale. .

(AGI) – Roma, 22 lug. – Una scossa di terremoto di magnitudo 3.1 sulla scala Richter, che non ha prodotto danni e non e’ stata avvertita dalla popolazione, si e’ verificata sull’Appennino tra le province di Bologna e Pistoia all’1.07. L’evento e’ stato localizzato dall’Istituto nazionale di geofisica a 57 chilometri di profondita’ e con epicentro tra i Comuni di Granaglione (Bologna) e Sambuca Pistoiese (Pistoia), a una quindicina di chilometri da Pistoia e a circa 60 da Bologna. Nella stessa zona si era prodotta una prima scossa, di magnitudo 2.4, alle 20.23 di ieri. .

(AGI) – Roma, 21 lug. – “Non vogliamo essere capri espiatori di uno scontro politico, da mesi operiamo in una situazione di emergenza. La rete di prefetti sta mantenendo in piedi il sistema di accoglienza di immigrati sul territorio”. A dichiararlo e’ Claudio Palomba, presidente nazionale del Sinpref, associazione sindacale dei funzionari prefettizi. Palomba afferma di “non volere entrare nel merito del caso Treviso”, ma ricorda gli “attacchi sproporzionati” rivolti alla categoria, come le dichiarazioni “di una gravita’ inaudita” rilasciate dal vicepresidente del consiglio regionale delle Marche nei confronti del prefetto di Roma, Franco Gabrielli. “Sono pronto a partire con denunce”, afferma Palomba, che stasera ha inviato una lettera al Viminale per chiedere “un incontro con il ministro dell’Interno, Angelino Alfano”. .

(AGI) – Napoli, 21 lug. – Indagini della polizia municipale sulla morte di un rom ricoverato in ospedale per ferite riportate durante una lite avvenuta nel campo di via Galileo Ferraris, nella zona orientale di Napoli. Secondo una prima ricostruzione, la lite sarebbe avvenuta nel pomeriggio di ieri, tra occupanti del campo. Ad avere la peggio e’ stato un quarantunenne che dopo essere stato soccorso e’ stato accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale Loreto mare. Dopo averlo visitato i medici gli hanno diagnosticato una frattura al braccio destro. Ingessato l’arto, il rom e’ stato dimesso ed ha potuto fare ritorno al campo. La mattina successiva, dopo avere denunciato il fatto, l’uomo ha fatto ritorno in ospedale per avere accusato forti dolori nella zona addominale. Ricoverato d’urgenza, per gravi lesioni interne, l’uomo e’ deceduto poco dopo. Pestato a sangue per avere difeso la figlia da due connazionali che volevano farla prostituire, prima di recarsi in ospedale, dove e’ deceduto, denuncia gli aggressori ai vigili urbani facendoli arrestare. Questa la storia, come e’ stata ricostruita dalla polizia municipale, dietro l’episodio di violenza avvenuto ieri pomeriggio nel campo rom di via Galileo Ferraris, in seguito alla quale oggi e’ morto M.C., rom di 41 anni. L’aggressione e’ avvenuta intorno alle 18: l’uomo, come la moglie, anche lei ricoverata in ospedale, attualmente in prognosi riservata, viene picchiato per essersi rifiutato di fare prostituire la figlia. I primi ad intervenire sono i vigili urbani che presidiano il campo perche’ possa essere portato a termine il provvedimento di sgombero. Il rom, insieme alla moglie, viene quindi accompagnato al pronto soccorso del Loreto mare dove riferisce ai medici di avvertire un forte dolore ad un braccio. Visitato, gli viene riscontrata una frattura al radio del braccio destro. L’uomo, quindi, chiede di essere dimesso e, dopo avere firmato il registro di uscita fa ritorno all’insediamento. Nel frattempo, gli agenti municipali che avevano avviato le prime indagini accertando quanto era accaduto lo convincono a denunciare i responsabili dell’aggressione. In compagnia della figlia, di 20 anni, il rom si reca negli uffici della polizia urbana e consente di fare identificare i due che lo avevano aggredito. Fermati, G. G, di 43 anni, e N.C., di 44 anni, devono rispondere dell’accusa di riduzione a schiavitu’, sfruttamento della prostituzione e lesioni gravissime. Sono all’incirca le 4 quando il rom esce dagli uffici. Poco dopo, l’uomo avverte forti dolori all’addome e ritorna in ospedale, dove per lesioni interne gravissime viene disposto il suo ricovero. Con il trascorrere delle ore, le sue condizioni si aggravano e nel pomeriggio il quarantunenne muore. In seguito al decesso, l’autorita’ giudiziaria ha disposto il sequestro della salma e l’acquisizione della cartella clinica. Un risvolto dell’episodio che potrebbe cambiare ed aggravare ancora di piu’ la posizione dei due rom arrestati, attualmente detenuti nel carcere di Poggioreale, con l’accusa di omicidio. Il quarantunenne rom, deceduto nel pomeriggio nella rianimazione del “Loreto mare”, si e’ recato, si apprende, tre volte in ospedale. La prima ieri pomeriggio quando poco dopo le 17 l’uomo si e’ presentato al pronto soccorso lamentando forti dolori ad un braccio. Il rom e’ stato quindi sottoposto a diversi esami clinici per i quali e’ stato disposto il suo ricovero. Ma il quarantunenne lo ha rifiutato e, dopo avere firmato per uscire, e’ andato via. Poche ore dopo, M. C. ha fatto ritorno al Loreto mare accusando dolori in varie parti del corpo. Mentre era in attesa di essere nuovamente visitato, il rom ha cambiato idea decidendo di allontanarsi. Intorno alle 4 eccolo ripresentarsi. Le sue condizioni sono apparse subito gravi motivo per il quale l’uomo e’ stato sottoposto ad un intervento chirurgico. Con il trascorrere delle ore, il suo quadro clinico e’ peggiorato ulteriormente ed e’ stato deciso per il suo ricovero nella Rianimazione, dove e’ deceduto poco prima delle 17. (AGI) .

(AGI) – Pesaro, 21 lug. – I due giovani albanesi, sotto torchio dalla notte scorsa, sono stati formalmente fermati in relazione all’omicidio di Ismaele Lulli, lo studente di Sant’Angelo in Vado, trovato morto domenica mattina con la gola sgozzata.

Il fermo e’ stato confermato poco fa dai carabinieri, che domani mattina daranno ulteriori informazioni sulle indagini. A firmare il provvedimento e’ stato il pm Irene Lilliu, dopo aver acquisito tutti gli elementi utili all’inchiesta.

Alcuni dettagli sull’uccisione sono arrivati dai risultati delll’autopsia sul corpo di Ismaele, che si e’ svolta nel pomeriggio presso l’obitorio dell’ospedale regionale di Torrette di Ancona. E’ stato un colpo violentissimo, in pieno collo, che ha quasi decapitato lo studente: chi lo ha inferto potrebbe aver utilizzato un coltello, che, al momento, non e’ stato recuperato. Ismaele ha perso tantissimo sangue ed e’ morto quasi subito. L’autopsia non ha rivelato segni di colluttazione, confermando l’ipotesi che lo studente sia stato vittima di una vera e propria esecuzione. Le tracce di fogliame e rametti, poi, spingono verso l’ipotesi che il luogo dell’omicidio sia diverso dal boschetto di San Martino in Selva Nera, dove e’ stato ritrovato cadavere, ai piedi di un pendio molto scosceso. (AGI)

(AGI) – Roma, 21 lug. – “Non vogliamo essere capri espiatori di uno scontro politico, da mesi operiamo in una situazione di emergenza. La rete di prefetti sta mantenendo in piedi il sistema di accoglienza di immigrati sul territorio”. A dichiararlo e’ Claudio Palomba, presidente nazionale del Sinpref, associazione sindacale dei funzionari prefettizi. Palomba afferma di “non volere entrare nel merito del caso Treviso”, ma ricorda gli “attacchi sproporzionati” rivolti alla categoria, come le dichiarazioni “di una gravita’ inaudita” rilasciate dal vicepresidente del consiglio regionale delle Marche nei confronti del prefetto di Roma, Franco Gabrielli. “Sono pronto a partire con denunce”, afferma Palomba, che stasera ha inviato una lettera al Viminale per chiedere “un incontro con il ministro dell’Interno, Angelino Alfano”. .

(AGI) – Pesaro, 21 lug. – I due giovani albanesi, sotto torchio dalla notte scorsa, sono stati formalmente fermati in relazione all’omicidio di Ismaele Lulli, lo studente di Sant’Angelo in Vado, trovato morto domenica mattina con la gola sgozzata. Il fermo e’ stato confermato poco fa dai carabinieri, che domani mattina daranno ulteriori informazioni sulle indagini. A firmare il provvedimento e’ stato il pm Irene Lilliu, dopo aver acquisito tutti gli elementi utili all’inchiesta. E alcuni sono arrivati dall’autopsia sul corpo di Ismaele, che si e’ svolta nel pomeriggio presso l’obitorio dell’ospedale regionale di Torrette di Ancona. E’ stato un colpo violentissimo, in pieno collo, che ha quasi decapitato lo studente: chi lo ha inferto potrebbe aver utilizzato un coltello, che, al momento, non e’ stato recuperato; Ismaele ha perso tantissimo sangue ed e’ morto quasi subito. L’autopsia non ha rivelato segni di colluttazione, confermando l’ipotesi che lo studente sia stato vittima di una vera e propria esecuzione. Le tracce di fogliame e rametti, poi, spingono verso l’ipotesi che il luogo dell’omicidio sia diverso dal boschetto di San Martino in Selva Nera, dove e’ stato ritrovato cadavere, ai piedi di un pendio molto scosceso. .

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