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(AGI) – Roma, 2 lug. – “Il sistema del whistleblower stenta a decollare” e la rotazione del personale nelle Pa, prevista come misura preventiva nella lotta alla corruzione, “e’ pianificata solo nel 40% dei casi”. Lo ha detto il presidente dell’Autorita’ Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, presentando la relazione annuale al Parlamento nella Sala della Regina di Montecitorio. “L’esame in corso – ha spiegato il magistrato – si e’ concentrato non solo sulle misure obbligatorie – cioe’ la formazione, il Codice di comportamento e la rotazione del personale, presenti in piu’ del 90% dei Ptpc analizzati, anche se la rotazione e la formazione sono poi pianificate solo nel 40% dei casi – ma anche sulla predisposizione dei sistemi di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti nell’ambito del rapporto di lavoro (c.d. ‘whistleblower’). Un primo campione di 155 relazioni dei responsabili della prevenzione della corruzione confermano un giudizio non particolarmente positivo; l’applicazione di misure di rotazione e’ ancora molto differenziata e assai limitata anche in amministrazioni medio-grandi (la misura e’ applicata dal 32% delle regioni e delle province autonome, dal 40% delle universita’ e dal 45% delle aziende sanitarie locali campionate). Anche sul whistleblower il dato non e’ incoraggiante: solo il 61% delle Pa ha provveduto ad attivare procedure per la raccolta delle segnalazioni, mentre oltre il 30% non ha neppure previsto la misura nel Ptpc, e – rispetto al campione attenzionato – risultano solo 90 segnalazioni, per una media di 0,6 segnalazioni per ciascuna di esse. Il sistema del whistleblower stenta, quindi, a decollare – conclude Cantone – sia perche’ la tutela normativa non viene ritenuta efficace, sia per la scarsa propensione alla segnalazione, spesso concepita come ‘delazione'”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 2 lug. – Occorrono interventi legislativi per correggere e/o semplificare la normativa vigente in materia di lotta alla corruzione, sia per quanto riguarda la trasparenza sia per quanto concerne l’inconferibilita’ e l’incompatibilita’. Lo ha detto il presidente dell’Autorita’ Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, presentando la relazione annuale al Parlamento nella Sala della Regina di Montecitorio. “Nonostante siano passati meno di tre anni dall’entrata in vigore della legge 190, e ancor meno per i decreti delegati 33 e 39, – ha affermato il magistrato – si riscontrano ricorrenti problematiche e dubbi applicativi. Molte questioni si e’ provato ad affrontarle in via interpretativa adottando delibere di carattere generale; ci si riferisce, in particolare, a quella (del n. 143 del 2014) che ha individuato quali sono gli organi di indirizzo politico sottoposti a speciali obblighi di trasparenza; a quella (del n. 146 del 2014) che ha ritenuto applicabile la normativa anticorruzione e trasparenza anche agli ordini professionali, a quella (del n. 10 del 2015 ) che ha individuato l’autorita’ competente ad esercitare il potere sanzionatorio in materia di trasparenza o a quella, recentissima (determina n. 8 del 2015), contenente le linee guida sull’applicabilita’ delle misure anticorruzione e trasparenza alle societa’ pubbliche, emanato anche a seguito di un lavoro congiunto con il Mef. Ci sono, pero’, criticita’ nella normativa che richiedono necessariamente interventi legislativi per consentire alle disposizioni una loro reale efficacia ed utilita’”. In materia di trasparenza, continua nella sua analisi Cantone, “sarebbe ad esempio opportuna una semplificazione degli obblighi, una migliore regolamentazione dell’accesso civico, una previsione di accesso generalizzato anche per attivita’ per le quali non vi e’ obbligo di pubblicazione, un bilanciamento con le esigenze di tutela della riservatezza e soprattutto una rivisitazione del potere sanzionatorio; l’assenza, ad esempio, di conseguenze punitive nel caso di inosservanza degli ordini emessi dell’Autorita’ rende meno efficace il controllo, e non consente di raggiungere l’obiettivo perseguito dell’adempimento degli obblighi da parte delle amministrazioni”. In materia di inconferibilita’ ed incompatibilita’, sono ancora piu’ numerosi – aggiunge,”i correttivi da adottare; gli ambiti della normativa sono, in piu’ punti, incerti e contraddittori; il potere di vigilanza dell’Autorita’ finisce per limitarsi alla possibilita’ di esprimere un mero parere non vincolante e l’apparato sanzionatorio e’ di difficilissima applicazione concreta. Questi problemi sono stati piu’ volte segnalati dall’Anac che si e’ giovata di una commissione, istituita sin dalla fine del 2014, con l’apporto di studiosi ed esperti esterni (ed in collaborazione con il Garante della privacy relativamente alle questioni della trasparenza); di recente, ad esempio, e’ stata inviata una segnalazione a Parlamento e governo con 25 punti di criticita’ proprio del d.lgs. n. 39″. “Nel ddl sulla riforma della Pa, in corso di approvazione alla Camera, – ha concluso Cantone – si e’ previsto il conferimento di una nuova delega al governo per emendare il d.lgs. n. 33, con criteri e principi direttivi che consentiranno di superare gran parte delle segnalate criticita’, mentre si e’ deciso di rinviare l’esame delle modifiche del d.lgs. n. 39 ad un prossimo ddl, che l’Autorita’ auspica possa essere adottato al piu’ presto”.(AGI) .

(AGI) – Roma, 2 lug. – Periodo di supercaldo con l’anticiclone africano Flegetonte. Da oggi, segnala la redazione web del sito www.ilmeteo.it, “e fino ad almeno mercoledi’ 8 luglio, le temperature saliranno costantemente al nord e al centro, favorite dall’aria calda che Flegetonte pompera’ direttamente dall’Africa. Un’aria che sara’ anche ricca di umidita’, con conseguente aumento dell’afa. Le temperature faranno concorrenza all’incredibile estate del 2003, almeno per la loro persistenza. Valori massimi fino a 40° sulle valli alpine e tra 35° e 38° sulle citta’ di pianura del nord, come Milano, Venezia, Padova, Verona. Andra’ peggio al centro dove Roma vedra’ la temperatura salire costantemente fino a raggiungere i 39° per molti giorni. Valori un po’ piu’ bassi invece al sud, ma pur sempre estivi”.

Coldiretti, over 80 “sos per 4 mln i consigli salva vita”

Antonio Sano’, direttore del sito www.ilmeteo.it, sottolinea che “il gran caldo si prendera’ una sosta temporanea – almeno al nord – tra l’8 e il 14 luglio, quando giungera’ dell’aria piu’ fresca nordatlantica, che inneschera’ violenti temporali sulle Alpi e su tutti i settori a nord del Po. Dopo meta’ mese tornera’ il gran caldo con la nuova rimonta di Flegetonte su tutta l’Italia”. (AGI)

(AGI) – Roma, 2 lug. – Con l’arrivo del grande caldo sono a rischio in Italia i quasi 4 milioni di anziani ultraottantenni che piu’ di altri soffrono e devono essere aiutati a resistere alle alte temperature, soprattutto per la scarsa attitudine a bere. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che i maggiori pericoli per questa categoria di cittadini sono rappresentati dai colpi di calore e la disidratazione. Bisogna seguire prima di tutto alcune regole di buon senso e – sottolinea la Coldiretti – ridurre al minimo le esposizioni ai raggi solari, specie nelle ore centrali della giornata, vestirsi con abiti leggeri chiari di cotone o in altre fibre naturali, fare docce tiepide, stare in luoghi ombreggiati, ma soprattutto difendersi con un’alimentazione con acqua e cibi rinfrescanti come frutta e verdura di stagione, ricche di potassio, calcio e ferro, indispensabili per rinvigorire l’organismo e reintegrare acqua e sali minerali persi con l’eccessiva sudorazione. Uno studio, condotto da un team di ricercatori australiani dell’universita’ di Melbourne, ha fatto emergere che la tendenza degli anziani a bere di meno dipende da una minore efficacia dei meccanismi fisiologici che danno la sensazione di sete e inducono quindi ad idratarsi. La perdita di liquidi e di elettroliti e’ – sostiene la Coldiretti – il rischio peggiore nelle giornate con picchi di temperatura, una condizione che rende le persone anziane a rischio di insufficienza renale acuta. Una eccessiva esposizione al sole con un intenso stress puo’ provocare – conclude la Coldiretti – colpi di calore con conseguenze gravi se la vittima e’ un anziano cardiopatico.(AGI)

(AGI) – Roma, 2 lug. – Nessuna violenza sessuale. Solamente un rapporto consensuale. Si sarebbe difeso cosi’ Giuseppe Franco, il militare della Marina accusato di aver stuprato l’altra notte una sedicenne in un parco a due passi dalla cittadella giudiziaria di piazzale Clodio. Una tesi che non ha per nulla convinto il pm Eugenio Albamonte che ha chiesto al gip la convalida del fermo per violenza sessuale e per il reato di sostituzione di persona visto che l’uomo si era spacciato per poliziotto. L’uomo, fingendosi poliziotto, con il pretesto di infliggere una sanzione alla giovane, in quanto l’aveva vista bere birra assieme a due coetanee, le aveva intimato di mostrargli i documenti e di seguirlo al commissariato per gli accertamenti. A quel punto pero’, il sedicente poliziotto, dopo aver assicurato a un palo la bicicletta con cui era arrivato sul posto, l’ha condotta, a piedi, in via Teulada e, all’altezza del parcheggio di via Casale Strozzi, l’ha trascinata con forza nel parchetto sito nelle vicinanze e ha abusato di lei. Al termine del rapporto l’uomo ha accompagnato la ragazza in via Bafile, dove poco prima l’aveva avvicinata, ma, scorgendo la presenza di un adulto, ha iniziato a correre ed e’ riuscito a dileguarsi. Le indagini, immediatamente avviate dagli uomini della Squadra Mobile, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, hanno consentito di ricostruire la dinamica della vicenda e il percorso effettuato dal fermato assieme alla vittima. E’ stato, in particolare, predisposto un servizio di appostamento continuativo nei pressi del luogo ove era stata parcheggiata la bicicletta utilizzata dal violentatore per i suoi spostamenti, fin quando, poco dopo l’una di notte, una persona, successivamente identificata per il fratello del fermato, e’ stato sorpreso mentre tentava di recuperare il mezzo. Il giovane, dopo una prolungata reticenza e improbabili scuse per giustificare la sua presenza in quel luogo e a quell’ora, ammetteva che la bicicletta era stata parcheggiata li’ la sera precedente dal fratello. Immediatamente sono iniziate le ricerche di quest’ultimo, il quale veniva poi trovato proprio in casa del fratello. G.F., appartenente al Ministero della Difesa – in forza presso l’Arsenale della Marina – e’ stato riconosciuto – senza alcun dubbio – dalla vittima quale autore della violenza subita la sera precedente. Ulteriori elementi a riscontro dei fatti sono stati forniti dalle videocamere di sorveglianza di uno degli esercizi commerciali presenti lungo la via di fuga, che ritraevano un soggetto dalle fattezze compatibili con il fermato, mentre si allontanava dal luogo inseguito da quattro persone. A ulteriore riscontro, sono state, inoltre, acquisite diverse testimonianze, che confermavano quanto gia’ narrato della vittima e delle sue amiche. Nel corso della perquisizione effettuata presso la dimora del fermato, sono stati rinvenuti e sequestrati un paio di pantaloncini, appena lavati, e corrispondenti a quelli descritti dalla vittima e indossati dall’indagato la sera della violenza. Visti gli elementi di prova raccolti e il pericolo di fuga, G.F. e’ stato sottoposto a fermo. da parte degli agenti della IV Sezione “Reati sessuali e in danno di minori” della Squadra Mobile e messo a disposizione dell’autorita’ giudiziaria competente per la successiva convalida. Il fratello del malvivente e’ stato denunciato in stato di liberta’ per il reato di favoreggiamento personale. (AGI)

(AGI) – Napoli, 2 lug. – Ancora spari a via Oronzo Costa, nel centro storico di Napoli, dove a inizio settimana sono stati feriti tre minorenni e l’altra notte qualcuno ha preso di mira una abitazione con colpi di pistola. Questa notte e’ stato ucciso Emanuele Sibillo, 20 anni, pregiudicato. Sul luogo, nel cuore di Forcella, la polizia ha trovato 13 bossoli di tre calibri diversi. Il cadavere presentava una ferita provocata da un solo colpo alla schiena. Non ci sono testimoni. Sibillo era latitante dal 9 giugno scorso, quando ci fu un blitz contro i clan di Forcella.

Emanuele Sibillo era rampollo di una delle cosche che si contendono il controllo delle attivita’ illegali nel centro di Napoli, ed era sfuggito al blitz del 9 giugno, con 64 misure cautelari che tra l’altro riguardavano anche indagati che avevano commesso reati da minorenni, la cosiddetta “paranza dei bambini” di Forcella. Tra i reati a lui contestati, l’associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione, ed era anche coinvolto nell’omicidio di un ragazzo davanti ad una discoteca del litorale flegreo che non aveva una sigaretta ad un elemento del clan. (AGI) .

(AGI) – Roma, 1 lug. – Umberto Bossi e’ da qualche ora ricoverato al Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” per la frattura scomposta di radio e ulna del braccio sinistro che si e’ procurato a seguito di una accidentale caduta avvenuta questo pomeriggio nel cortile a Montecitorio. Dopo un primo soccorso presso l’infermeria della Camera dei Deputati, l’ex leader della Lega e’ stato accompagnato presso il Pronto Soccorso del Gemelli dove gli esami radiologici effettuati hanno diagnosticato la frattura del polso dell’arto superiore sinistro. Bossi e’ affidato alle cure del professor Giuliano Cerulli, Direttore dell’Unita’ Operativa Complessa di Ortopedia e traumatologia del Policlinico Gemelli. .

(AGI) – Roma, 1 lug. – Nessuna violenza sessuale. Solamente un rapporto consensuale. Si sarebbe difeso cosi’ Giuseppe Franco, il militare della Marina accusato di aver stuprato l’altra notte una sedicenne in un parco a due passi dalla cittadella giudiziaria di piazzale Clodio. Una tesi che non ha per nulla convinto il pm Eugenio Albamonte che ha chiesto al gip la convalida del fermo per violenza sessuale e per il reato di sostituzione di persona visto che l’uomo si era spacciato per poliziotto.

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Il 31enne Giuseppe Franco con il pretesto di infliggere una sanzione alla giovane, in quanto l’aveva vista bere birra assieme a due coetanee, le aveva intimato di mostrargli i documenti e di seguirlo al commissariato per gli accertamenti. A quel punto pero’, il sedicente poliziotto, dopo aver assicurato a un palo la bicicletta con cui era arrivato sul posto, l’ha condotta, a piedi, in via Teulada e, all’altezza del parcheggio di via Casale Strozzi, l’ha trascinata con forza nel parchetto sito nelle vicinanze e ha abusato di lei. Al termine del rapporto l’uomo ha accompagnato la ragazza in via Bafile, dove poco prima l’aveva avvicinata, ma, scorgendo la presenza di un adulto, ha iniziato a correre ed e’ riuscito a dileguarsi.

Le indagini, immediatamente avviate dagli uomini della Squadra Mobile, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, hanno consentito di ricostruire la dinamica della vicenda e il percorso effettuato dal fermato assieme alla vittima. E’ stato, in particolare, predisposto un servizio di appostamento continuativo nei pressi del luogo ove era stata parcheggiata la bicicletta utilizzata dal violentatore per i suoi spostamenti, fin quando, poco dopo l’una di notte, una persona, successivamente identificata per il fratello del fermato, e’ stato sorpreso mentre tentava di recuperare il mezzo. Il giovane, dopo una prolungata reticenza e improbabili scuse per giustificare la sua presenza in quel luogo e a quell’ora, ammetteva che la bicicletta era stata parcheggiata li’ la sera precedente dal fratello. Immediatamente sono iniziate le ricerche di quest’ultimo, il quale veniva poi trovato proprio in casa del fratello. G.F., appartenente al Ministero della Difesa – in forza presso l’Arsenale della Marina – e’ stato riconosciuto – senza alcun dubbio – dalla vittima quale autore della violenza subita la sera precedente. Ulteriori elementi a riscontro dei fatti sono stati forniti dalle videocamere di sorveglianza di uno degli esercizi commerciali presenti lungo la via di fuga, che ritraevano un soggetto dalle fattezze compatibili con il fermato, mentre si allontanava dal luogo inseguito da quattro persone.

A ulteriore riscontro, sono state, inoltre, acquisite diverse testimonianze, che confermavano quanto gia’ narrato della vittima e delle sue amiche. Nel corso della perquisizione effettuata presso la dimora del fermato, sono stati rinvenuti e sequestrati un paio di pantaloncini, appena lavati, e corrispondenti a quelli descritti dalla vittima e indossati dall’indagato la sera della violenza. Visti gli elementi di prova raccolti e il pericolo di fuga, G.F. e’ stato sottoposto a fermo. da parte degli agenti della IV Sezione “Reati sessuali e in danno di minori” della Squadra Mobile e messo a disposizione dell’autorita’ giudiziaria competente per la successiva convalida. Il fratello del malvivente e’ stato denunciato in stato di liberta’ per il reato di favoreggiamento personale. (AGI)

(AGI) – Roma, 1 lug. – Doppia operazione contro il terrorismo internazionale e per la prima volta compare in Italia una cellula di affiliati all’Isis composta anche da italiani convertiti all’Islam.

Due le inchieste partite dalle procure di Milano e Roma: la prima condotta dalla Polizia di Stato con la Digos e la seconda dal Ros dei carabinieri. Dieci gli arresti ordinati dai magistrati milanesi. In manette 4 italiani, 5 albanesi e un canadese, accusati a vario titolo di associazione con finalita’ di terrorismo e organizzazione di trasferimenti per finalita’ di terrorismo.

Si tratta di appartenenti a due famiglie poi imparentatesi tra di loro: al centro la figura di Maria Giulia Sergio, 28 anni, ovvero Fatima dopo essersi convertita in seguito al matrimonio con un uomo di fede islamica, Aldo Kobuzi, e trasferitasi con lui in Siria. E’ stata lei a convincere la madre, il padre e la sorella ad abbracciare la causa della jihad.

Perquisizioni e arresti anche a Bergamo, Grosseto e in Albania. Intercettati anche i contatti con un coordinatore del reclutamento dell’Isis che agiva dalla Turchia e organizzava i trasferimenti in Siria: lui, e altre persone vicine a lui – secondo gli inquirenti – sono in grado di “parlare in diverse lingue straniere e di smistare tutti coloro che vogliono unirsi al Califfato”.

E’ la prima indagine sullo Stato Islamico in Italia, tra le prime in Europa, ha spiegato il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, secondo il quale la cellula “non progettava attentati in Italia” ma gli affiliati erano pronti a trasferirsi in Siria.

Due maghrebini invece sono stati arrestati a Roma, accusati di associazione con finalita’ di terrorismo internazionale aggravata dalla transnazionalita’ del reato. Un terzo indagato e’ gia’ detenuto per reati di terrorismo in Marocco.

L’indagine e’ la prima in Italia riguardante uno dei forum affiliati ad al-Qaida, creati a partire dalla prima meta’ degli anni 2000 da simpatizzanti dell’organizzazione fondata da bin Laden. Il tunisino Ahmed Masseoudi aveva registrato presso una societa’ statunitense il dominio “i7ur.com”, acronimo arabo di “Ashak al-Hur”, in italiano “Amanti delle vergini”, denominazione fortemente simbolica, in quanto le Hur sono le vergini assegnate in Paradiso ai martiri morti in battaglia. “Non e’ emerso – scrive il gip Stefano Aprile nell’ordinanza di custodia – che i membri dell’associazione che gestisce il forum abbiano progettato un attentato, in Italia o in altri Paesi” ma il forum alternava a contenuti prettamente “ideologici” altri piu’ specificamente “operativi”, come testi apologetici del terrorismo e commenti inneggianti agli autori di attentati terroristici al fine di indurre il compimento di altri.

Terrorismo: blitz dei Ros contro jihadisti italiani

“Oggi e’ una giornata importante contro il terrorismo”, ha detto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, parlando di due “grandi operazioni” con le quali “forze di polizia e magistratura hanno duramente colpito cellule terroristiche presenti in Italia”. “L’operazione condotta a Milano, in particolare – spiega il ministro – si caratterizza per avere individuato un intero nucleo familiare, collegato con una rete ‘amicale’, composto da persone che si sono prima convertite, poi arruolate, e delle quali alcune sono gia’ partite e altre erano in procinto di farlo per combattere in terra straniera. Tra queste la giovane italiana Maria Luisa Sergio, che gia’ nel 2014, con il marito albanese, si trovava in Siria come combattente”.

Alfano sottolinea “l’alto livello di professionalita’ espresso dalla magistratura inquirente e dagli investigatori italiani a cui, come governo, abbiamo fornito strumenti normativi e risorse, umane e tecnologiche, per contrastare la minaccia terroristica al massimo delle possibilita’”.

E il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, esprime “vivo compiacimento” e dice che “il costante impegno” delle forze dell’ordine, “seppur svolto spesso in condizioni difficili”, e “la sinergia con le procure che operano sui territori e l’attivita’ informativa svolta dal nostro comparto intelligence, costituiscono la migliore garanzia possibile per il contrasto al pericolo del terrorismo islamico”.

Mentre il vicepresidente del Copasir, Giuseppe Esposito, aggiunge “non e’ il momento di festeggiare, ne’ di cantar vittoria. Con modalita’ differenti, nuovi metodi di combattimento e diverse strategie, bisogna ormai prendere atto che e’ in corso quella che potrebbe definirsi una terza guerra mondiale”. (AGI)

(AGI) – Milano, 1 lug. – Doppia operazione contro il terrorismo internazionale e per la prima volta compare in Italia una cellula di affiliati all’Isis, composta anche da italiani convertiti all’Islam. Due le inchiesta partite dalle procure di Milano e Roma e condotte la prima della Polizia di Stato con la Digos e la seconda dai Ros dei Carabinieri. Dieci gli arresti ordinati dai magistrati milanesi: “e’ la prima indagine sullo Stato Islamico in Italia, tra le prime in Europa”. Ha spiegato il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli secondo il quale la cellula “non progettavano attentati in Italia” ma gli affiliati erano pronti a trasferirsi in Siria. Gli arrestati sono 4 italiani, 5 albanesi e un canadese, accusati a vario titolo di associazione con finalita’ di terrorismo e organizzazione di trasferimenti per finalita’ di terrorismo. Si tratta di appartenenti a due due famiglie poi imparentatesi tra di loro. Al centro la figura di Maria Giulia Sergio, 28 anni, (Fatima) convertitasi dopo aver sposato un uomo di fede islamica Aldo Kobuzi, e trasferitasi con lui in Siria. E’ stata lei a convincere a sposare la causa della jihad la madre, il padre e la sorella, arrestati oggi insieme ad altri arresti tra i quali una zia Kobuzi. Perquisizioni e arresti anche a Bergamo, Grosseto e in Albania.

Intercettati anche i contatti con un coordinatore del reclutamento dell’Isis che agiva dalla Turchia e organizzava i trasferimenti in Siria. Due maghrebini invece sono stati arrestati dai Ros a Roma, accusati di associazione con finalita’ di terrorismo internazionale aggravata dalla transnazionalita’ del reato. Un terzo indagato e’ gia’ detenuto per reati di terrorismo in Marocco. L’indagine e’ la prima in Italia riguardante uno dei forum affiliati ad al-Qaida, creati a partire dalla prima meta’ degli anni 2000 da simpatizzanti dell’organizzazione fondata da Bin Laden, al fine di sostenerne il programma terroristico. Lo scopo di tali forum – spiegano gli investigatori – e’ di “diffondere l’ideologia di al-Qaida allo scopo di formare nuovi proseliti”.

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Il tunisino Ahmed Masseoudi, aveva registrato presso una societa’ statunitense il dominio “i7ur.com”, acronimo arabo di “Ashak al-Hur”, in italiano “Amanti delle vergini”, denominazione fortemente simbolica, in quanto le Hur sono le vergini assegnate in Paradiso ai martiri morti in battaglia. Secondo gli investigatori, il forum offriva “una serie di contenuti, da quelli prettamente ideologici, quali video dei leader di al-Qaida o fatwe emesse da ulema affiliati all’organizzazione, a quelli piu’ specificamente operativi, come testi apologetici del terrorismo, commenti inneggianti agli autori di attentati terroristici al fine di indurre il compimento di altri, sia in Occidente, sia nei Paesi musulmani i cui governi sono ritenuti ‘apostati'”.

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