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Non inasprimenti legislativi o misure di polizia, bensì il coinvolgimento dei diretti interessati. "A inizio anno convocherò al Viminale i responsabili di tifoserie e società di Serie A e B, affinché gli stadi e i dintorni tornino a essere un luogo di divertimento e non di violenza". Lo ha annunciato il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini secondo un retroscena de La Stampa. Il ministro a Catania ieri ha voluto incontrare anche la signora Marisa Grassi, vedova dell'ispettore Raciti, una vittima del dovere, morto nel 2007 nel corso di scontri tra poliziotti e tifosi. "Ci incontreremo di nuovo, anche per discutere di sicurezza dentro e fuori gli stadi", ha fatto sapere. 

Il quotidiano torinese definisce questa mossa del ministro dell'Interno "una sterzata a destra e una a sinistra, gli ultras, ma anche la vedova Raciti". 

"E la strategia sembra quella di una 'pax salviniana' che parte dal basso. Certo è che il ministro Salvini non ha e non intende avere un atteggiamento distante dai tifosi. D'altra parte l'attenzione verso il calcio – non foss'altro per sanare la frattura che ci fu tra le tifoserie organizzate e il leghista Maroni, proprio dopo la norte di Raciti, quando l'allora ministro dell'Interno usò la mano persante verso gli ultras e impose la tessera del tifoso – è un caposaldo della sua comunicazione politica.

 

Donare dopo il dono. È quanto è accaduto la Vigilia di Natale presso il Centro Trapianti di polmone dell'ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, diretto dal professor Mauro Rinaldi. Per la prima volta due trapianti di polmone sono stati eseguiti grazie alla donazione da parte di una giovane donna, che aveva a sua volta ricevuto un cuore pochi giorni prima in un ospedale del centro Italia.

Il suo cuore troppo malato non ha dato tempo al cuore nuovo di darle una nuova vita e i familiari hanno autorizzato il prelievo degli organi. I suoi polmoni hanno permesso così di eseguire due trapianti di polmone, dando nuova speranza a due persone affette da gravi patologie polmonari.

A ricevere questo dono una donna di 59 anni di Torino, ricoverata nell'ospedale Molinette da mesi per un progressivo peggioramento delle sue condizioni respiratorie, ed un uomo di 67 anni, residente a Napoli e trasportato nella notte a Torino con un volo di Stato. I due trapianti sono stati effettuati in successione dal professor Massimo Boffini, con l'impegno contemporaneo di tre equipe chirurgiche.

Gli interventi sono tecnicamente riusciti. I due pazienti sono attualmente ricoverati in Terapia Intensiva post-cardiochirurgica, le loro condizioni sono stabili ed a breve saranno trasferiti nel reparto di degenza ordinaria della Cardiochirurgia. I due ultimi trapianti segnano un nuovo record del numero interventi eseguiti nel 2018 presso il Centro di Torino, in cui da inizio anno sono stati effettuati 33 trapianti di polmone. In 36 ore, nell'ospedale torinese, tra la vigilia, la notte ed il giorno di Natale si è verificata una vera e propria maratona di trapianti.

Oltre ai due di polmone, 4 pazienti in lista d'attesa per trapianto di fegato hanno ricevuto un prezioso "dono natalizio". I donatori sono quattro persone (3 donne e 1 uomo) tutte ultrasettantenni decedute per emorragia cerebrale in ospedali piemontesi. I riceventi quattro pazienti (2 uomini e 2 donne) di età compresa tra 54 e 69 anni, tutti residenti in Piemonte ed affetti da cirrosi epatica, complicata in 3 casi da un tumore maligno del fegato e in un caso da una severa insufficienza funzionale. Il tour de force è iniziato nella giornata della vigilia e si è concluso nella tarda serata del giorno di Natale.

Il Centro Trapianto Fegato delle Molinette, che il 1 novembre scorso ha visto avvicendarsi nella sua direzione il professor Renato Romagnoli al professor Mauro Salizzoni, ha raggiunto quota 151 trapianti di fegato nel corso dell'anno 2018, confermandosi Centro leader a livello italiano ed al top a livello europeo. Infine sono stati effettuati tre trapianti di rene: un trapianto di rene in un ricevente affetto da insufficienza renale cronica, un doppio trapianto renale in una ricevente ed un altro trapianto di rene singolo in una donna affetta da rene policistico. Un altro trapianto di rene singolo ed un trapianto di rene doppio attualmente in corso sono stati effettuati presso l'ospedale di Novara.

Sono in tutto una decina le persone rimaste ferite, in maniera non grave, per i danni provocati dalla scossa di magnitudo 4.8 registrata alle 3,18 sull'Etna dall'Ingv. 

Si lavora dalle 4.30 nel centro coordinamento soccorsi convocato dal prefetto di Catania, Claudio Sammartino. E' stato già compiuto un primo bilancio provvisorio dei danni con i crolli di muri e case e danni a chiese, soprattutto a Fleri, frazione di Zafferana Etnea, e della chiusura a scopo precauzionale del tratto tra Acireale e Giarre dell'autostrada A18 Catania-Messina, per lesioni presenti sull'asfalto della carreggiata vicino ad Acireale. 

La prefettura ha disposto sopralluoghi delle strutture e la messa in sicurezza anche delle chiese. Il prefetto Sammartino ha ordinato l'apertura di scuole e palestre comunali per accogliere le persone che non possono o non vogliono rientrare nella propria abitazione, perché inagibile o per paura.

L'assistenza e' stata delegata alla Croce rossa. In campo la macchina della Protezione civile.

La scossa di magnitudo 4.8 è stata registrata alle 3.18 tra Viagrande e Trecastagni. La superficialità dell'ipocentro del sisma, ad appena un chilometro di profondità, ha contribuito ad amplificare l'effetto della scossa, nella parte orientale della Sicilia da Taormina, al siracusano e ragusano. 

I danni maggiori sono segnalati al momento nella zona di Zafferana Etnea, dove ci sono stati cedimenti di case vecchie e abbandonate. In particolare nella frazione di Fleri, dove i crolli hanno interessato la chiesa del paese e dove si sono registrati due feriti, non gravi, con contusioni e leggere escoriazioni. 

I quattro componenti di una famiglia – madre, padre e due figli minori – hanno visto crollare le pareti della loro casa. "Eravamo a letto – ha raccontato il capo famiglia – ci siamo svegliati di soprassalto e visto le pareti crollarci addosso. Per fortuna i mobili ci hanno protetto dalle macerie: siamo vivi per miracolo". Altri due feriti sono stati soccorsi dal 118: un 80enne estratto dalla macerie a Fleri e una persona a Pisano. Sono entrambi in ospedale con codice verde.

È iniziata nella Basilica di San Pietro la solenne liturgia della notte di Natale. Preceduto da cardinali e vescovi, Papa Francesco ha attraversato la navata centrale per dare inizio al rito. Gremita da 5mila fedeli, la Basilica per la prima volta risplende di nuova luce grazie a 780 apparecchi appositamente costruiti che utilizzano più di 100mila led.

"Il sistema così composto risparmia il 90% di energia", fa sapere una nota vaticana. L'inaugurazione ufficiale della nuova illuminazione della Basilica avverrà il prossimo 25 gennaio ma è visibile in anteprima già questa sera in occasione appunto della messa della notte di Natale.

Il monito del Papa, che parla di consumismo

"Chiediamoci: a Natale spezzo il mio pane con chi ne è privo?", ha poi esortato il Papa ricordando che il nome Betlemme significa "casa del pane". "In questa casa il Signore dà oggi appuntamento all'umanità. Egli sa che abbiamo bisogno di cibo per vivere. Ma sa anche che i nutrimenti del mondo non saziano il cuore".

"A Natale – ha spiegato Francesco – riceviamo in terra Gesù, Pane del cielo: è un cibo che non scade mai, ma ci fa assaporare già ora la vita eterna. A Betlemme scopriamo che la vita di Dio scorre nelle vene dell'umanita'". Se la accogliamo – ha quindi assicurato il Papa – la storia cambia a partire da ciascuno di noi. Perché quando Gesù cambia il cuore, il centro della vita non è più il mio io affamato ed egoista, ma Lui, che nasce e vive per amore".

"Chiamati stanotte a salire a Betlemme, casa del pane, chiediamoci: qual è il cibo della mia vita, di cui non posso fare a meno? è il Signore o è altro? Poi, entrando nella grotta, scorgendo nella tenera povertà del Bambino una nuova fragranza di vita, quella della semplicità, chiediamoci: ho davvero bisogno di molte cose, di ricette complicate per vivere? Riesco a fare a meno di tanti contorni superflui, per scegliere una vita più semplice?", ha infine concluso il Papa ricordando che

"Gesù è il Pane del cammino. Non gradisce digestioni pigre, lunghe e sedentarie, ma chiede di alzarsi svelti da tavola per servire, come pani spezzati per gli altri".

 

Si spendono in media 90 euro a famiglia per imbandire le tavole del Natale che nove italiani su dieci (91 per cento) hanno scelto di consumare a casa propria o con parenti o amici. E' quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixe’ dalla quale si evidenzia un calo del 4% della spesa rispetto allo scorso anno.
     Tornano le grande tavolate con una media di 8 persone a condividere insieme i menu della festa, soprattutto parenti e amici, ma c’è anche un 10% che li consuma in coppia o da solo. Per la preparazione casalinga del pasto principale del Natale – continua la Coldiretti – è stato stimato un tempo medio di 3,6 ore in media con uno storico ritorno al “fai da te” che non si registrava da oltre cinquanta anni. Un ritorno al passato determinato però – precisa la Coldiretti – da motivazioni diverse con gli italiani, soprattutto giovani, che si gratificano ai fornelli, e la cucina e il buon cibo che si affermano tra le nuove generazioni come primarie attività di svago, relax e affermazione personale. 

La scelta se dismettere o meno gli animali dai circhi operanti su territorio italiano non può non passare anche da un’analisi scientifica sul benessere degli animali.

Come abbiamo visto nella prima parte di questa inchiesta la documentazione, portata avanti non solo in Italia dalla LAV ma in tutta Europa dal gruppo European Group For Animals, mostra qualche incertezza, specie per il lavoro di ricerca svolto da Stephen Harris. Il documento è stato sottoscritto anche dalla Federazione Veterinaria Europea (FVE) e di conseguenza dalla sua ramificazione italiana.

Una sottoscrizione che non ha convinto Giulia Corsini, una giovane veterinaria italiana che si è appassionata al tema degli animali nei circhi seguendone uno sul campo, dopo aver letto la review di Harris.

Perché la veterinaria italiana ha preso così a cuore la questione degli animali nei circhi? Forse perché ha visto di suo occhio cosa succede nel backstage di un circo? Forse perché non ha gradito la “position paper” della categoria alla quale appartiene? O forse perché dopo aver capito come stanno gli animali nei circhi bisognerà capire, in caso la legge passasse, dove trasferirli; non essendo chiaramente animali abituati a vivere nella natura selvaggia.

Cosa sono i Crase

Anche di questo la Corsini parla in un lungo articolo scritto per Next. Il documento redatto da Harris infatti, che detta, ricordiamo, anche le linee guida per quanto riguarda il trattamento degli animali dopo il loro allontanamento dai circhi, e che viene utilizzato dalla LAV (Lega Anti Vivisezione) per spingere la legge in Italia,  ed è sottoscritto a sua volta dalla FNOVI (Federazione Nazionale dei Medici Veterinari Italiani).

La posizione presa ufficialmente dall’associazione dei veterinari rispetto al documento a molti ha fatto storcere il naso, specie nelle conclusioni finali quando “raccomanda a tutte le autorità competenti nazionali ed Europee di proibire l’uso di mammiferi selvatici nei circhi con animali in Europa dato che non esiste alcuna possibilità che i loro bisogni psicologici, mentali e sociali possano essere soddisfatti. Specifiche norme con date di cessazione di attività, e ricollocamento degli animali e in alcuni casi, come ultimo rimedio l’eutanasia, devono essere accordate con i gestori dei circhi”. 

In particolare l’opzione “eutanasia”, che quindi significa che qualcuno di questi animali, giudicato per legge non adatto alla vita nei circhi e nemmeno a qualsiasi altra fuori da essi, potrebbe essere “addormentato”, ha fatto scattare la reazione di un’altra associazione di veterinari italiani la Sivelp: “Sono state prese delle posizioni che, forse, avrebbero meritato almeno un referendum di categoria. L’ufficialità richiede attenzione e la bocciatura di un settore non è uno scherzetto da nulla, se espressa lontano da posizioni scientifiche serie e coerenti. Veterinaria sarebbe Medicina e Medicina una Scienza!”, e anche nel loro report non viene riscontrato alcuno stato di malessere degli animali impegnati nell’arte circense.

Ma allora dove finiscono gli animali portati via ai circhi? In Italia, per legge, si dividerebbero tra le strutture riconosciute dal Ministero, alcune delle quali gestite direttamente dalle associazioni animaliste, i famosi CRASE (Centro di Recupero per Animali Esotici), in Italia ce ne sono due: uno a Semproniano (Grosseto) e uno a Monte Adone (Bologna); centri che, come scrivono anche le stesse associazioni, purtroppo soffrono degli stessi problemi di questo genere di strutture: non hanno fondi e attenzione politica sufficienti per garantire il benessere degli animali, in particolare quelli dei circhi che, com’è facile immaginare, subiscono un repentino cambiamento ambientale.

Condizioni precarie, non ci sono fondi

Un rapporto firmato da ANMVI e WWF arriva persino a dire che “La carenza di precise norme su come le strutture devono essere costruite e su come, soprattutto, devono essere gestite per rispondere alle finalità di legge, favorisce, a volte, la nascita di strutture al limite della legalità, il cui livello qualitativo è ben lontano dai principi etici che devono ispirare l’attività di riabilitazione degli animali selvatici e, in generale, l’organizzazione del sistema dei Centri di Recupero in Italia”.

Quindi animali salvati dagli animalisti dalla vita dei circhi, dove vivono a lungo e si riproducono tranquillamente, per finire in questi centri, alle volte gestiti dagli stessi animalisti, dove vengono tenuti in situazioni, per stessa ammissione degli animalisti, disastrose. Nel 2013 il CRASE di Semproniano, provincia di Grosseto, si è trovato al centro di un’indagine del Corpo Forestale per presunti illeciti quali peculato mediante profitto dell’errore altrui e truffa.

E quello di Semproniano è lo stesso CRASE preso di mira da alcuni attivisti circensi con un video pubblicato su YouTube dove vengono evidenziate la situazione di degrado in cui versano gli animali sequestrati. Gli animali che vivono nei circhi invece sono stracontrollati, i gestori devono sottostare alle linee guida CITES e ai regolamenti ASL sul benessere animale, ogni circo deve dotarsi di un veterinario consulente e viene ispezionato ad ogni spostamento dall’ASL, dal corpo Forestale dello Stato e dai NAS.

Viene regolato qualsiasi aspetto, dall’alimentazione, al trasporto, dal registro degli animali alle attività, dalle misure sanitarie fino agli spazi”. Non sarà la savana ma parrebbe essere abbastanza per monitorare alla perfezione quali siano le reali condizioni degli animali.

Un aiuto dagli operatori dei circhi

Il tempo nella clessidra scorre inesorabile ma se qualcuno pensa che la questione degli animali nei circhi si risolverà tra pochi giorni probabilmente si sbaglia. La certezza di questo deriva da una chiacchierata con Antonio Buccioni, Presidente dell’Ente Nazionale Circhi.

Buccioni ci spiega il disguido linguistico che permetterebbe a tutti i circensi di dormire sogni un po' più tranquilli. La legge per la dismissione degli animali dai circhi infatti quando fu presentata parlava espressamente di “eliminazione”; il termine, così netto e vagamente lugubre non piacque, così, come scrive Repubblica a marzo del 2017, si è preferito utilizzare in aula un più quieto “graduale superamento”.

La LAV quindi dovette ingoiare il rospo davanti ai passi indietro dell’ex Ministro Franceschini (“Il graduale superamento della presenza degli animali nei circhi consente di gestire la questione in modo non ideologico, ma con buon senso, arrivando all'obiettivo di far sì che i circhi continuino a lavorare”) e della relatrice del ddl, la senatrice PD Rosa Maria Di Giorgi (“Il termine 'eliminazione' è anche brutale, l'accordo sulla dicitura 'graduale superamento' non è soltanto una mediazione, ma il modo migliore per dire quel che faremo”).

Ora che però i nodi stanno per arrivare al pettine quel cambiamento potrebbe cambiare tutto e trasformare quella che sembrava la fine di un dibattito al contrario nell’inizio di un dibattito, dove forse, così come piacerebbe a Buccioni, anche la categoria dei circensi potrebbe essere chiamata in causa per collaborare.

Magari si potrà arrivare ad una mediazione riguardante le specie “ospitabili” e “utilizzabili” dai circhi o pene più severe per quei circhi che non rispettano alla lettera la legge. Buccioni infatti parla con estrema serenità: “Io gliel’ho detto ai senatori, inutile che perdete tempo con i fondi per i CRASE, perché qualora dovesse passare la legge il circo italiano non consegnerà neanche un ratto, andrà in esilio in territori dove l’arte italiana è apprezzata, aspettando che passi la bufera”.

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto della Presidenza del consiglio dei ministri 7 dicembre 2018 numero 138 con il regolamento di attuazione 18app.

Dal 7 gennaio i nati nel 2000 potranno registrarsi e accedere alla 18app per spendere i 500 euro del bonus cultura nelle stesse identiche modalità di chi ne ha usufruito negli anni precedenti. 

Schiavizzavano un anziano, facendosi consegnare la pensione e mandandolo a chiedere l'elemosina, anche nei giorni in cui doveva sottoporsi a cure mediche. I due aguzzini, una coppia romana lei di 61 anni e il marito di 64, sono stati scoperti dai Carabinieri della Stazione di Acilia e arrestati.

La vittima, un 73enne residente a Roma, era caduto in una trappola architettata da quelli che, un tempo, erano suoi amici e vicini di casa, che in passato aveva anche aiutato economicamente quando stavano attraversando un momento di difficoltà. Ben presto, però, l'aiuto si è tramutato in pretesa, al punto che il 73enne, soggiogato dalla coppia, era costretto a corrispondere loro l'intera pensione.

Non solo. I due minacciavano l'intervento di un fantomatico giudice pronto a fargli perdere la titolarità del suo appartamento e non avesse pagato regolarmente. Non bastasse ciò, la coppia aveva costretto l'anziano ad andare a chiedere l'elemosina di fronte ad una farmacia di Acilia, le cui somme venivano giornalmente ritirate dai due. 

“La rete che Freccero ha in mente sarà un canale generalista e sovranità, fortemente italiano”. Il Fatto Quotidiano è riuscito grazie ad una “manina interna alla Rai” a spulciare quello che definisce l’identikit della nuova Rai 2 immaginata dal nuovo direttore. Da quello che racconta il quotidiano sembra che dalla prima serata spariranno alcune serie Tv americane, come NCIS, “che verranno relegate al day prime”.

“I programmi di informazione dovranno avere contenuti legati alla realtà del nostro Paese perché, si legge nel documento, ‘una tv generalista nasce dalla sua memoria storica”.

Questo obiettivo, rivela il quotidiano diretto da Marco Travaglio, sarà raggiunto attraverso una creazione di un filo ‘diretto e continuo’ con i vertici di Rai Fiction. Mentre con il direttore del Tg2 Sangiuliano si è stabilito un feeling immediato perché, avrebbe detto lo stesso Freccero, “tra irregolari, io di sinistra, lui di destra, ci si intende”.

Tra i piani, bandire l’inglese per una rete italiana: Night Tabloid, il programma di Annalisa Bruchi, diventerà Povera Italia e parlerà del rapporto tra economia e politica. Punto di vista, spazio informativo del Tg2 sparirà perché “è senza giustificazione né motivazione”. Nemo, nessuno escluso, diventerà I duellanti, dove si confronteranno due esponenti politici di opposta fazione. Una ‘ricetta complessa’, racconta il Fatto, con tempi ‘necessariamente stretti’ perché il suo contratto durerà solo un anno.

Rispetto al totale degli omicidi volontari commessi con un'arma da fuoco, soltanto il 5% risulta a carico di detentori autorizzati. Il nostro sistema di controllo dei requisiti psicofisici (il più restrittivo d’Europa) funziona. È questa la notizia che emerge da una ricerca dell’Università La Sapienza di Roma, realizzata da un team coordinato dal professor Paolo De Nardis e intitolata “Sicurezza e legalità: le armi nelle case degli italiani”.

È la prima volta che viene svolto nel nostro paese uno studio approfondito, scientifico, sugli omicidi commessi con armi legalmente detenute. Ma attenzione, l’analisi, che copre un periodo che va dal 2007 al 2017, prende in considerazione solo gli omicidi volontari compiuti sul territorio italiano praticati con armi da fuoco legittimamente detenute da legittimi detentori autorizzati. Quindi dai risultati restano fuori gli omicidi commessi per difesa legittima riconosciuta dall’autorità giudiziaria. Inclusi invece gli omicidi per eccesso, anche colposo, di difesa. Fuori dai conti anche gli omicidi commessi da dipendenti pubblici che, per la natura delle attività svolte, hanno la facoltà di portare un’arma per motivi di servizio (Polizia, Forze Armate, etc.). Ma soprattutto, c’è da sottolineare si legge sulla ricerca, che “non esistono dati ufficiali in merito al numero di armi legalmente detenute in Italia. Ciò dipende dal fatto che la gran parte delle armi esistenti e legalmente detenute sono state denunciate dai proprietari, anche in tempi molto remoti, presso l’ufficio locale di pubblica sicurezza competente per territorio che le ha iscritte sui registri cartacei. Con l’avvento dell’informatizzazione, solo una piccola parte delle armi registrate in pregresso sui registri cartacei sono state caricate nella banca dati del sistema informativo delle Forze di polizia”.

Leggi anche: Davvero il governo ha raddoppiato il numero di armi detenibili?

I risultati della ricerca

La ricerca parte da un breve accenno storico che ci ricorda come le armi, in realtà, solo relativamente da poco tempo sono sparite dalla quotidianità italiana, da quando tv e videogames hanno sdoganato una sorta di violenza che ha portato anche i detentori legali a riflettere, per sicurezza, sul toglierle di mezzo; e da allora sono rimaste etichettate più come oggetto legato al pericolo e alla morte che, per esempio, alla caccia.

Come detto, i risultati sono tutto sommato sono incoraggianti: rispetto al totale degli omicidi volontari commessi con arma da fuoco, solo il 5% risulta a carico di detentori autorizzati. E il dato riguardo gli omicidi sarebbe ancora più basso se si escludessero quelli per alleviare le sofferenze altrui, quindi veri e propri atti di eutanasia. Chi si macchia di omicidio con la propria arma da fuoco detenuta legalmente i dati ci dicono sia un uomo (nel 98,93% dei casi) e spesso supera la sessantina, nel 28,77% delle volte pensionato.

Prevedibilità  degli omicidi

La ricerca rivela un altro dato sul quale sarebbe bene prestare un’attenzione maggiore: nel 45,62% dei casi questo genere di omicidi era prevedibile. Scrivono i ricercatori della Sapienza: “Nel 5,6% dei casi, per esempio, l’agente era stato fatto oggetto di denunce per reati contro la persona o diffide di pubblica sicurezza: ciò nonostante nessuna azione interdittiva è intervenuta. Nel 22% circa dei casi l’agente ha tenuto dei comportamenti pregressi in qualche modo indicatori di una propensione all’abuso delle armi (maltrattamenti non denunciati, atti di intimidazione o di violenza fisica o verbale, etc.) mentre in oltre il 15% dei casi mostrava dei problemi psicologici di rilievo (depressione, paranoia, etc.), e in oltre il 9% dei casi problemi fisici rilevanti. Da non sottovalutare le difficoltà economiche, presenti in oltre il 15% dei casi, che sono state talvolta l’elemento scatenante di eventi particolarmente sanguinosi”.

Leggi anche: Aumentano negli Stati Uniti le armi fabbricate in casa (e poi vendute)

Per questo la ricerca suggerisce un monitoraggio più attento, perlomeno per quanto riguarda certi soggetti a rischio, un “alert” che approfondisca i controlli. Intervento che potrebbe valere anche per quanto riguarda le cause di separazione, considerato che il 68% di questi omicidi è di matrice familiare; si suggerisce insomma un’analisi più accurata in quei momenti della vita dove si è più instabili e non fa bene avere un’arma accanto, una certa anzianità compresa. Riguardo le vittime, anche solo per riportare alla fredda realtà dei numeri i ciclici tormentoni di cronaca, il 63% delle volte sono donne si, ma solo nel 5% dei casi si può parlare dei cosiddetti “femminicidi”, quindi “omicidi di donne espressione di violenza di genere”; e si registra solo l’1% di omicidi legati ad atti di razzismo.

I riflettori si accendono spesso più forti del dovuto quando si parla di legittima difesa, se si pensa che solo nel 2,45% dei casi parliamo di omicidio per eccesso di difesa (anche colposo). È evidente che il sistema, per quanto buono, è certamente migliorabile.