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Sembrano scene tratte da una serie tv quelle cui assistono gli uomini della Guardia di Finanza del Gruppo Fiumicino, ma valigie con doppiofondo piene di eroina, scarpe da ginnastica con cocaina liquida al posto del gel e souvenir imbottiti di droga sono la realtà quasi quotidiana.

E su numeri come quelli di Ciampino e Fiumicino – 40 milioni di passeggeri, 163mila tonnellate di merci e 300mila voli – l'incidenza del traffico internazionale di droga è tutt'altro che trascurabile.  

Ovulatori, un classico intramontabile

"La novità è Il ritorno degli 'ovulatori': perché se il margine di rischio per il singolo corriere resta altissimo, una morte rapida in caso di rottura dell'involucro con lo stupefacente, per chi gestisce il business questo resta il metodo piu' economico e meno rischioso" dice all'Agi il colonnello Ernesto Bruno, comandante del Gruppo. "Negli ovuli – spiega – oggi viaggia l'eroina oltre che la cocaina. E gli ovulatori, che tradizionalmente sono originari delle aree più povere, non arrivano più solo dal sud America o dall'Africa, in particolare dalla Nigeria, ma anche dall'Est europeo. Un tentativo abbastanza evidente di 'cogliere di sorpresa' noi operatori".

La fantasia al servizio del male

È uno schema collaudatissimo, quello dei 'ladri' e delle 'guardie' impegnati in una eterna rincorsa, oggi sempre più hi-tech, "ma la fantasia di chi cerca di aggirare i controlli sembra davvero non conoscere limiti". Qualche esempio recente? "Il trucco classico resta quello del doppiofondo di trolley e valigie ma la droga viene occultata anche nei souvenir di viaggio, in vasi o articoli di artigianato in genere, nei tubetti di dentifricio e nelle bombolette di schiuma da barba. Ci sono capitati falsi invalidi e carrozzelle 'modificate' con nascondigli ricavati all'interno e scarpe da ginnastica di quelle ammortizzate, con la cocaina liquida al posto del gel della suola".

Una categoria molto gettonata è quella dei prodotti alimentari: "bottiglie di vino o di liquore, barattoli di conserva, succhi di frutta. E' un po' che non incappiamo in finte ingessature ma in compenso ci è capitato di trovare droga dentro una panciera e in reggiseni imbottiti".

Gli esiti dei controlli alimentano un database ad hoc, aiutano a pianificarne di nuovi e a definire ulteriori fattori di rischio ma "alla fine a fare la differenza e' l'esperienza degli operatori, la preparazione acquisita sul campo, la capacità di leggere e interpretare certi segnali".

Come riconoscere un corriere della droga

I contenitori

  • valigie nuove, anche con forte odore di collante, sintomo della possibile presenza di doppifondi;
  • etichette senza nome o con nomi e indirizzi sbagliati;
  • contenitori portaghiaccio;
  • limoni o prodotti farmaceutici astringenti, utilizzati dai corrieri ovulatori;
  • abiti stranamente rigidi, come inamidati:
  • pc portatili troppo pesanti

Il linguaggio del corpo

  • nervosismo,
  • eccessiva sudorazione
  • tremolio della voce, delle mani o delle gambe
  • contraddizioni sull'indirizzo o sulla data del viaggio di ritorno o della prenotazione,
  • pupille dilatate e occhi arrossati (frequenti negli ovulatori)
  • andatura o camminata insolita, goffa o troppo claudicante.
  • un passaporto nuovo, emesso proprio alla vigilia di quel volo
  • un passaporto con più viaggi brevi, non giustificati da ragioni lavorative o commerciali;
  • un biglietto di andata e ritorno per 7-10 giorni, comprato in contanti o con una carta di credito di cui il titolare non è in possesso;
  • la disponibilità di 1.500-3.000 dollari, considerato che di solito il compenso pattuito per il trasporto di stupefacenti è di circa proprio 3.000 dollari, versati metà all'andata e metà al ritorno.

Naturalmente, non è possibile – dato il volume del traffico aereo – effettuare un controllo sistematico di tutti i voli in arrivo e in partenza: "Si fanno delle scelte – conferma il colonnello Bruno – Per i voli internazionali, non potendosi escludere alcuna località europea ed extraeuropea, si procede a controlli a campione, continuamente modificati per evitare di fornire punti di riferimento: i voli provenienti da sud America e Africa vengono sottoposti a controllo in modo completo, e verifiche approfondite vengono disposte per i voli provenienti da destinazioni europee che effettuano scali intermedi in coincidenza con altri provenienti da nazioni a 'rischio'.

Le tratte della droga 

  • Nairobi-Dubai,
  • Lahore-Dubai-Fiumicino,
  • Lima-Parigi-Fiumicino,
  • Bogotà-Madrid-Fiumicino,
  • Bruxelles-Fiumicino.

L'efficacia dell'attività di contrasto è documentata dai numeri dall'1 gennaio al 6 dicembre di quest'anno:

  • arrestate 59 persone
  • sequestrati oltre 736 chili di sostanze stupefacenti
    • 141,9 di cocaina,
    • 51,7 di eroina,
    • 7,6 di hashish e marijuana
    • 534 di khat, una droga 'etnica', tipica dell'Africa, nota anche come 'droga dei poveri'.

In Italia c'è un 'partito' in più, con la capacità potenziale – a cercare un termine di paragone – di superare la soglia di sbarramento del 3% imposta dalla nuova legge elettorale per accedere in Parlamento: è il partito della corruzione, potenzialmente stimato al 4%.

Come calcola l'Istat, a oltre un milione 700 mila cittadini (pari al 3,7% della popolazione fra i 18 e gli 80 anni) è stato offerto denaro, favori o regali per avere il loro voto alle elezioni amministrative, politiche o europee. Sono invece più del doppio (3 milioni 858 mila) gli italiani che dichiarano di conoscere personalmente qualcuno – parenti, amici, colleghi, vicini – a cui è stato offerto qualcosa in cambio del voto in qualche tornata elettorale. Il picco più alto si registra in Puglia dove quasi un cittadino su quattro (23,7%) conosce qualcuno a cui è stato proposto il voto di scambio.

Il confronto con la Germania

Quantificare il costo della corruzione è molto difficile e complicato, visto che l'entità del fenomeno e il suo costo non sono la stessa cosa. E allora ci si affida alle stime, come quelle – quasi un azzardo – di Lucio Picci, professore di economia all'Università di Bologna e uno dei maggiori studiosi del fenomeno corruttivo. 

Picci parte da un dato: se in Italia ci fosse la stessa corruzione che c'è in Germania, dove è sicuramente inferiore, il reddito annuale degli italiani sarebbe più alto di quasi 10mila euro, vale a dire che il reddito pro capite italiano passerebbe (dati 2014) da 26.600 euro a 36.300 circa.

I dati di Eurobarometro

L'ultimo sondaggio di Eurobarometro sulla corruzione (2014) fornisce una fotografia nitida e dettagliata delle opinioni dei cittadini riguardo al fenomeno. Per il 97 per cento degli italiani il problema della corruzione è molto o abbastanza diffuso (media dell'UE è pari al 76). Il 74 per cento ritiene che la corruzione sia aumentata (molto o in una certa misura) negli ultimi tre anni, contro appena il 2 per cento che ritiene sia diminuita.

Inoltre, l'88 per cento degli italiani tangenti, conoscenze e raccomandazioni sono la via più facile per ottenere un certo servizio pubblico (media UE pari al 73 per cento), mentre il 75 per cento (contro il 56 per cento della media UE) ritiene che le connessioni con la politica siano la sola strada per avere successo negli affari – soltanto Cipro e Croazia hanno un valore superiore tra i Paesi UE.

Non sorprende quindi che in Italia esista un potenziale partito del voto di scambio che vale circa il 4%. Il voto di scambio è più frequente in caso di elezioni amministrative e raggiunge i picchi più alti al Sud e nelle Isole. "Davanti a questi numeri – commenta Libera – il fronte della politica, in particolar modo i partiti hanno rinunciato ad esercitare qualunque giudizio etico sui loro iscritti, rinviando ogni valutazione all'attesa dei verdetti penali. Tutto questo alimenta un clima di disillusa rassegnazione".

Il nuovo mood delle organizzazioni criminali

Sul fronte del legame mafia-corruzione, il numero di indagati per il delitto di corruzione attiva o passiva, aggravato dall'art. 7 DL 152/91 e quindi commessi al fine di agevolare un sodalizio mafioso, registrato nel periodo 2015/2016 in tutte le DDA italiane, è assai elevato, circa 200 casi. 

Viene considerato interessante il dato che ad un numero di oltre 200 indagati per i suddetti reati di corruzione aggravata, corrisponda, sul piano nazionale, un numero di indagati, non di molto superiore (circa 260) per i delitti di turbativa d'asta.

La corruzione federale

Quella che affligge il Paese è una corruzione – dice Libera – "solidamente" regolata, sistematica e organizzata. Al punto tale che i ruoli non sono fissi, ovvero a seconda dei contesti la figura del garante del rispetto delle "regole del gioco" è ricoperta da attori differenti: una volta c'è l'alto dirigente, un'altra invece il faccendiere ben introdotto, oppure il "boss dell'ente pubblico" o l'imprenditore capace di intessere e gestire contatti trasversali. E c'è anche il boss mafioso o il politico a capo di costose macchine clientelari che finiscono con il diventare macchine al servizio del crimine organizzato.

Una corruzione "che si trasforma in corruzione federale – dice Libera -: si ruba nella periferia del potere, dove è più facile siglare accordi sottobanco e dove sono concentrate le risorse e i centri di spesa". Don Luigi Ciotti, fondatore e tuttora l''anima di Libera, sottolinea che "a chi corrompe, cioè 'rompe' il Paese, vogliamo allora opporre l'Italia di chi costruisce, di chi salda le parole ai fatti, la speranza all'impegno, la conoscenza alla responsabilità".

Il gruppo Abele annuncia una campagna fondata su tre pilastri: l'attivazione il prossimo anno di Linea Libera, un numero verde per l'ascolto, l'orientamento e l'accompagnamento delle persone testimoni di fenomeni di corruzione; resistere al malaffare ed educarci all'integrità con la promozione di nuovi strumenti e nuovi linguaggi per studenti e insegnanti per spiegare i meccanismi della corruzione, anche con un Master interuniversitario, mettendo in rete le principali università italiane impegnate su questi temi e percorsi di formazione per l'etica della responsabilità rivolti agli ordini professionali; difendere il bene pubblico dalla corruzione attraverso la promozione e diffusione della conoscenza degli strumenti di cittadinanza monitorante necessari per la vigilanza diffusa da parte dei cittadini per prevenire e segnalare dinamiche di corruzione pubblica e privata.

 

Venti anni dopo l’omicidio della studentessa Marta Russo, “la vicenda non è più un enigma, ma un caso chiuso”. Almeno dal punto di vista giudiziario. Ne è convinta sua sorella Tiziana che però qualcosa da dire ce l’ha ancora e per questo motivo, per la prima volta da quel tragico 9 maggio del 1997, quando una pallottola colpì Marta alla nuca nel cortile della Sapienza, ha deciso di rompere il lunghissimo silenzio con un libro. Edito da Log (Edizioni Guerini), il libro si intitola semplicemente “Marta Russo, mia sorella” perché – ha spiegato l’autrice all’Agi – al contrario di altre pubblicazioni uscite negli anni – alcune delle quali ribaltano la sentenza che “ha condannato a 5 gradi di giudizio i colpevoli: Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro” – Tiziana non vuole tornare sul processo.

No, l’obiettivo è un altro, e cioè quello di “riappropriarsi di sua sorella e farla conoscere all’Italia, mostrando il suo volto umano”, ’trasfigurato’ da quello che fu “il primo caso di cronaca nera diventato mediatico”. 

Fare i conti con la grancassa mediatica

Ed è su questo che insiste soprattutto Tiziana: “Se da un lato la grancassa mediatica ha aiutato ad andare fino in fondo, alla ricerca di una verità che poi è arrivata”, dall’altro ha travolto la famiglia Russo in “un turbinio di rinnovato dolore” con, cui forse, hanno potuto fare i conti solo a processo finito. In questa “spettacolarizzazione del dolore” Tiziana ha smesso di essere se stessa per diventare la sorella di Marta Russo. “Per un periodo sono anche scappata da Roma, ma non è servito. Così sono tornata e ho affrontato il mio lutto”. La copertura mediatica aveva innescato dinamiche nuove, oscure allora. “Nessuno sapeva come comportarsi: in quegli anni c’era chi ci avvicinava per curiosità, chi per pietà, chi per venerazione”. Solo anni dopo Tiziana è riuscita a riappropriarsi della sua identità. “A un certo punto ho capito che quella non era la ragazza uccisa ma Marta. Mia sorella. Dietro quella foto stampata nell’immaginario collettivo, c’era una ragazza con i suoi sogni, con una famiglia e con un volto umano che dopo la tragica vicenda non ha mai più avuto”.

Mia sorella non era una santa

Nel libro Tiziana ripercorre la sua vita e quella di sua sorella, dall’infanzia fino alla morte di Marta. Una storia fatta di giochi, di amicizie, di liti, di gelosie tipiche dell’adolescenza (“da parte mia che vedevo Marta più bella di me”) di allontanamenti e di riavvicinamenti. Un percorso simile a quello di tantissimi altri fratelli, ma che Tiziana aveva totalmente rimosso: “Avevo cancellato i ricordi belli e quelli brutti perché entrambi erano troppo dolorosi”. Poi continua: “Ho sfogliato dei ritagli di giornale conservati all’epoca da mio padre: c’erano le immagini del corteo funebre. Sapevo di esserci stata ma non ricordavo nulla”. “Riportarli alla memoria è stato terapeutico e mi ha permesso di non cadere nell’errore di perdere mia sorella per la seconda volta”. 

Marta era una ragazza positiva che in un periodo di depressione si chiese sulle pagine del suo diario “come potesse rendersi utile al mondo”. Quello fu il suo testamento involontario da cui i suoi genitori, “mutilati nel corpo e nell’anima”, trovarono la forza di donare i suoi organi e di diffondere la cultura della donazione attraverso l’organizzazione da loro fondata “Marta Russo onlus”. Ma di sicuro Marta non era una santa – nel senso letterale del termine –  come molta gente credette dopo la sua morte. “Era entrata in tutte le case, soprattutto qui a Roma” e, man mano che il processo andava avanti, Marta è diventata prima la sorella d’Italia, poi un’icona e, infine, per molti persino una santa. “Sulla sua tomba abbiamo raccolto migliaia di lettere di persone che le chiedevano aiuto nel superare un momento difficile, una prova d’esame, un conflitto con la persona amata”. Tiziana sa bene che sua sorella non era una santa, ma prova gratitudine nei confronti di queste persone che hanno fatto sentire la loro vicinanza alla famiglia. 

La domanda rimasta senza risposta

Se l’omicidio di Marta ha commosso così tante persone il motivo è anche che la giovane studentessa di Giurisprudenza è stata colpita all’interno della Città Universitaria. Nel cortile del suo ateneo. Fuori dall’edificio della facoltà che aveva scelto per costruire il suo futuro. Un luogo – in teoria – al riparo dai pericoli dove si formano i futuri cervelli del Paese. Per la presentazione del suo libro, che si terrà il prossimo 15 dicembre alle 16, Tiziana ha scelto proprio alla Sapienza. Per scrivere “la parola fine dove tutto è iniziato”. E per ringraziare un ateneo che molto si è speso negli ultimi anni per preservare la memoria di Marta Russo: “Hanno intitolato un’aula a mia sorella e da poco hanno istituito anche una borsa di studio in suo nome”. Lo stesso rettore, Eugenio Gaudio, interverrà alla conferenza stampa del libro sulla vittima di quello che è ormai noto alle cronache come il “delitto della Sapienza”. Ma da circa 20 anni una domanda resta senza risposta nella mente di Tiziana: perché negli anni del processo l’allora amministrazione dell’ateneo assunse un atteggiamento diffidente, quasi omertoso, nei confronti delle indagini? “Avrei voluto un atteggiamento differente, come quello che poi è arrivato”.

L’omicidio della Sapienza 

Il 9 maggio del 1997, intorno alle 11:42, Marta Russo, studentessa di 22 anni di Giurisprudenza, viene colpita alla nuca da un proiettile calibro 22. Stava passeggiando con l’amica Jolanda Ricci in un vialetto della città universitaria.Trasportata in coma al Policlinico Umberto I, morirà quattro giorni dopo, in seguito alla decisione dei genitori di staccare la spina e permettere ai medici di effettuare l’espianto degli organi, seguendo un desiderio espresso dalla figlia qualche tempo prima. Ai funerali all'ateneo parteciperanno Romano Prodi, Walter Veltroni, Luciano Violante e Luigi Berlinguer. Mentre Papa Giovanni Paolo II invierà un messaggio. Chi sparò a Marta Russo? Sei anni dopo il delitto il dottorando di Filosofia del Diritto, Giovanni Scattone, verrà condannato in via definitiva per omicidio colposo aggravato a 5 anni e 4 mesi, mentre il collega Salvatore Ferraro a 4 anni e due mesi per favoreggiamento. I due si dichiareranno sempre innocenti.

L’appello di Tiziana ai giornalisti

Venti anni dopo Tiziana qualcosa vuole dirlo anche ai giornalisti: “Tutelate di più la vittima”. E i suoi familiari. “Abbiamo visto l’assassino di mia sorella e il suo complice ospiti in tv, siamo stati inseguiti ovunque pur di catturare un gesto o una lacrima. Questa spettacolarizzazione del dolore non va a favore della vittima”. Il primo ricordo di Tiziana con i giornalisti risale proprio al 9 maggio del 1997: “Quel giorno ero stata anche io all’università, ero appena rientrata a casa ma non avevo trovato nessuno. I miei erano in ospedale ma io non potevo saperlo. Poco dopo suonarono al citofono alcuni uomini della DIGOS, li feci entrare, mi spiegarono con molta delicatezza che mia sorella era stata ferita ma non capii quanto fosse grave. Mi accompagnarono in questura e poi in ospedale. Appena uscii dal portone di casa trovai i primi giornalisti che avevano saputo la notizia”.

 

 

 

Prima senza i 'big' della politica e dell'economia al Teatro la Scala. Per l'inaugurazione della stagione operistica con 'Andrea Chenier' di Umberto Giordano, assenti le maggiori cariche dello Stato e, in questa 'prima' pre-elettorale, anche i leader dei principali partiti politici, dopo la rinuncia 'last minute' di Pietro Grasso.

Al Piermarini sono arrivati i ministri dell'Economia e dei Beni culturali, Pier Carlo Padoan e Dario Franceschini, la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi (entrata da un ingresso laterale per sfuggire ai fotografi) nel palco reale – decorato da Dolce e Gabbana – insieme al governatore lombardo Roberto Maroni e al sindaco di Milano Giuseppe Sala.

Contate le presenze anche nel mondo della finanza e dell'economia. Tra i banchieri si segnalano Victor Massiah, consigliere delegato di Ubi, e Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa sp. Tra le presenze istituzionali, il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, e quello della Cassa depositi e prestiti, Claudio Costamagna. Presenti anche il presidente di Telecom Arnold de Puyfontaine; Emma Marcegaglia, presidente di Eni, Antonio Patuelli presidente Abi, Francesco Starace ad di Enel, e Fedele Confalonieri presidente di Mediaset.

Tra i 'look' delle signore, trionfo del rosso "passione" e del blu, tributo alla Francia, protagonista dell'opera. Daniela De Souza, moglie del sovrintendente Alexander Pereira, in lungo abito con bustino paillettato e gonna di cady disegnato da lei. In rosso "passione" anche Margherita Buy, che ha scelto un abito Armani senza maniche e sandali per la sua prima 'prima'. Rossi anche gli stivali per Lavinia Biagiotti in abito pieno di pailettes.

Bellissima come sempre Giovanna Salza moglie di Corrado Passera, in abito lungo rosso firmato da Roberto Capucci per rappresentare la "donna forte". La piu' originale il soprano Silvia Colombini che, in abito rosso di Pierre Prandini molto scollato, si è dipinta la frase (sempre in rosso) 'Rinasci dalla dignita' sul petto come "monito" alle donne per ribadire che "il vero amore non toglie mai dignita'". In blu Armani, invece, la sottosegretaria Boschi. (AGI)Fed

Chi è capitato all’Auditorium Parco della Musica di Roma la sera di giovedì 7 dicembre, e ci è ripassato la mattina dell’8, potrà pensare di aver sognato. Di aver visto una quarantina di stand sotto ai portici ideati e costruiti da Renzo Piano, quelli che conducono all’ingresso dell’auditorium. Stand già illuminati e funzionanti che stamattina non c’erano più. Possibile? Un mercatino di Natale in allestimento con tanto di camion e furgoni pieni di merce per le bancarelle – abiti, libri merchandising di qualunque tipo – che la mattina dopo è sparito, volatilizzato.

Una performance di qualche illusionista americano? Macché, tutto vero, stand, furgoni e merchandising. Tutto arrivato e ripartito nell’arco di un pomeriggio e una notte. Motivi di sicurezza, gli stand non erano a norma. "Ma non c'entra nulla la sicurezza – racconta uno degli ambulanti che stamattina stava facendo i bagagli –  sembra che ci sia stata una disputa tra Santa Cecilia (cioè l'Auditorium, che gestisce il cartellone e la stagione dell musica classica, ndr) e i vertici della fondazione Musica per Roma (che gestisce la struttura e le altre programmazioni, ndr)". Tesi che è cominciata a circolare tra i furibondi occupanti dei portici, ma che non trova al momento nessuna conferma.

Sta di fatto che la direzione del Parco della Musica ha prima autorizzato il grande mercatino di Natale, assegnando gli spazi esterni (quelli sulla distesa di asfalto e verde pubblico che fronteggia il bar e i negozi sotto ai portici), ma anche quelli sotto i portici, a ridosso della libreria e appunto dei negozi; e in una manciata di ore ci ha ripensato, chiedendo ai commercianti di fare le valigie.

Dopo qualche ora è arrivato l’ordine di sgomberare i portici entro le 16 di oggi, 8 dicembre. Niente mercatino, non lì almeno. Con buona pace (si fa per dire) dei commercianti che non solo avevano quasi finito di montare stand e bancarelle, ma anche pagato in anticipo la quota. Cosa succederà ora? Chi pagherà per l'incredibile dietrofront?

 

Il responsabile del furto di dati che ha coinvolto Uber sarebbe un ventenne residente in Florida. E sarebbe stato pagato con una “ricompensa” per aggirare i controlli. Lo riporta Reuters. La società fondata da Travis Kalanick è stata violata nell'ottobre 2016.

Solo un anno dopo (il 21 novembre 2017) e con un nuovo ceo (Dara Khosrowshahi) ha rivelato il furto: erano state rubate informazioni personali di 57 milioni di utenti, comprese quelle di 600.000 autisti. Il mese scorso, Uber ha anche confermato di aver pagato l'hacker 100.000 dollari per distruggere i dati. La modalità di pagamento sarebbe l'altra novità emersa in queste ore.

Sempre secondo le fonti citate da Reuters, Uber avrebbe usato un escamotage per far arrivare i 100.000 dollari nelle mani dell'hacker attraverso vie lecite. Avrebbe utilizzato il cosiddetto “bug bounty program”, cioè un sistema di ricompense (che molte aziende tecnologiche hanno) che premia chi riesca a individuare e segnali i difetti di un sistema operativo, un sito o un'app. Se la versione fosse confermata, si tratterebbe comunque di un'operazione fuori dagli schemi: la maggior parte delle ricompense si aggira tra i 5 e i 10.000 dollari.

La scelta di tenere segreta la notizia e pagare l'hacker 100.000 dollari purché distruggessero i dati rubati sarebbe stata di Travis Kalanick. Il fondatore e allora ceo, dimissionario a giugno ma ancora grande azionista di Uber, avrebbe saputo della falla già nel novembre 2016, cioè meno di un mese dopo il furto.

Anche il nuovo amministratore delegato, Dara Khosrowshahi (che pure ha avviato un'indagine interna e rimosso alcuni manager) è stato toccato dalle polemiche. Secondo il Wall Street Journal, infatti, avrebbe saputo dell'attacco hacker nel settembre 2017, pochi giorni dopo il suo insediamento e un paio di mesi prima di divulgare la notizia. Khosrowshahi, inoltre, avrebbe dato priorità ai potenziali investitori: Uber avrebbe avvisato della breccia SoftBank (che allora stava discutendo l'ingresso nel capitale della società) tre settimane prima degli utenti.

Ha ammesso tutto Mattia Del Zotto. È stato lui ad aver ucciso "per punire soggetti impuri" i nonni e la zia. A dichiararlo oggi in conferenza stampa il procuratore di Monza Maria Luisa Zanetti, nel descrivere il momento in cui è stata notificata l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il 27 enne ha ammesso di aver commesso il fatto e manifestato il suo carattere "introverso", come ha descritto il capitano Mansueto Cosentino, dei carabinieri di Desio

Mattia Del Zotto pianificava di avvelenare la sua famiglia fin da giugno: analizzando il suo computer i carabinieri hanno trovato i primi contatti con la ditta fornitrice con una mail risalente al 22 giugno. Poi è passata l'estate e il ragazzo è andato a Padova a ritirare il veleno: il 15 settembre il suo telefono ha agganciato le celle della cittadina veneta, mentre alla famiglia ha raccontato di dover andare a fare un colloquio. Ai carabinieri ha ammesso di aver agito in diversi momenti, continuando ad avvelenare gli elementi della famiglia per una questione di "opportunità".

Le boccette comprate erano sei: l'ipotesi è che avesse intenzione di colpire anche i genitori, per il momento graziati.

Viveva isolato da due anni Mattia Del Zotto: stava davanti a un computer tutto il giorno e proprio attraverso la rete ha cercato il veleno con cui avvelenare la sua famiglia. Prima ha chiesto informazioni a un'altra ditta per ottenere dell'arsenico, quindi ha virato sul tallio. Esperto di informatica come era ha però poi cancellato ogni traccia dal suo computer per rendere più difficili le indagini agli inquirenti: ha dimenticato però di cancellare la bozza di una mail in cui sollecitava la ditta padovana a fargli arrivare il metallo pesante, preoccupandosi che non gli venisse addebitata due volte l'IVA.

Trecento euro circa il valore delle boccette: sei per la precisione, ma solo con una è riuscito ad uccidere tre persone e farne ricoverare altre 3. Avrebbe quindi colpito ancora. È stato lo stesso Mattia a portare i carabinieri nella cantina di via Fiume dove custodiva e nascondeva il veleno. I familiari hanno descritto la personalità del 27 enne fin dall'inizio come un ragazzo chiuso e riservato, ma nessuno di loro ha mai manifestato la preoccupazione che fosse lui l'autore dell'omicidio plurimo.

Leggi qui la ricostruzione completa dell’inchiesta

Cos'è e come agisce il Tallio

Ma cos'è il Tallio? Risponde il professor Carlo Locatelli Tallio, direttore del Centro antiveleni di Pavia della Fondazione Maugeri, che ha identificato la sostanza nei casi mortali di Desio (Mb). “Il Tallio è un costituente minore di molti minerali, ubiquitario in natura in piccole concentrazioni, anche nell’organismo umano: normalmente presente, in piccolissime quantità, anche nei prodotti di combustioni che escono da camini/canne fumarie. È un veleno importante e potente: meno di 15 mg/kg possono essere letali, probabilmente anche solo circa 200 mg in persone anziane".

È un veleno che entra nelle cellule e provoca danni interagendo con molecole a livello subcellulare: è innanzitutto neurotossico (a livello del sistema nervoso centrale e di quello periferico), ma è anche cardiotossico e dannoso su molti altri sistemi e apparati.

Il centro di Pavia in quanto Centro nazionale di informazione tossicologica, offre consulenza 24 ore su 24 ai pronto soccorso e ai dipartimenti di emergenza-urgenza in tutta Italia che debbano affrontare intossicazioni di ogni tipo, avendo anche la responsabilità di gestire la Banca dati nazionale degli Antidoti. È stata la struttura di Locatelli a individuare il Tallio come responsabile dell’intossicazione dei due pazienti deceduti all’Ospedale di Desio e dei due congiunti ancora ricoverati.

Come si manifesta

"Nell’intossicazione acuta i primi sintomi sono gastrointestinali: violenti dolori addominali, vomito, diarrea. Dopo 24-48 ore possono progressivamente comparire confusione mentale, convulsioni, coma, parestesie importanti specie agli arti inferiori, debolezza muscolare progressiva e neuropatia periferica sensitivo-motoria, insufficienza respiratoria. Nei casi non letali, dopo circa quindici giorni si ha perdita dei capelli”.

Fonti di intossicazioni

“Da molte parti, si è insistito sulle deiezioni dei piccioni, come fonte di intossicazione. Ma è un’interpretazione del tutto fantasiosa. Non conosco lavori scientifici che lo riportino ma essendo una sostanza fortemente intossicante la presenza negli escrementi sarebbe essa stessa un marker di avvelenamento. Probabile che, in passato, sia stato usato per avvelenare i piccioni. Il Tallio era infatti in commercio prevalentemente come topicida ma oggi è proibito e non più disponibile, a meno che qualcuno abbia conservato per decine di anni vecchi prodotti in cantina/garage. Era presenta anche in alcune creme depilatorie ma, anche questo caso, proibite e non più disponibile da decine di anni)".

Casistica

“I casi (sempre rari) che abbiamo avuto negli ultimi 20-30 anni sono risultati tutti correlati a ingestione (accidentale o non accidentale) di sali di Tallio finiti in qualche modo in alimenti/bevande”.

Cure

“Prima di tutto è difficile da diagnosticare – ecco il ruolo unico nel Paese dei Centri Antiveleni della Maugeri, specie di quelli in grado di disporre di diagnostica analitica anche per veleni rari, come in questo caso del Tallio -, e poi è difficilissimo da trattare”.

Antidoti

“Non esiste un antidoto con azione rapida: oltre ai trattamenti sintomatici e di supporto, si può solo cercare di decontaminare il tratto gastrointestinale per prevenire l’assorbimento (entro poche ore dall’ingestione, al momento dei sintomi gastroenterici) e poi favorire e velocizzare l’eliminazione del Tallio già assorbito attraverso un meccanismo particolare di “dialisi gastrointestinale” attraverso somministrazione continua di un antidoto particolare (che in questo caso abbiamo fornito in urgenza all’ospedale che ne necessitava). Questo trattamento può richiedere mesi.

Nei casi che sopravvivono, non sempre il recupero è totale (specialmente per quanto riguarda gli effetti neurotossici)”.

Jeff Bezos è l'uomo dell'anno secondo Recode. La testata ha stilato una lista dei 100 nomi che hanno segnato il 2017 nel mondo dei media e della tecnologia. In cima c'è l'amministratore delegato di Amazon, che anche il Time aveva indicato tra i candidati al titolo di personalità dell'anno (poi andato al movimento #MeToo). Alle sue spalle c'è Susan Fowler, la donna che, con le sue rivelazioni, ha aperto la crisi di Uber. 

1 – Jeff Bezos, l'uomo più ricco del mondo

Bezos è stato premiato perché ha “plasmato Amazon in modo da dominare i prossimi dieci anni”. Negli ultimi 12 mesi, il fondatore del gruppo ha inanellato una serie di successi: le azioni della società sono cresciute del 50%, rendendo Bezos l'uomo più ricco del mondo. Il gruppo si sta espandendo ben oltre l'e-commerce: produce contenuti, ha conquistato la leadership nel mercato degli assistenti digitali casalinghi grazie a Echo e all'intelligenza artificiale di Alexa e ha acquisito la catena di supermercati WholeFoods.

2 – Susan Fowler, la donna che ha messo in ginocchio Uber

Al secondo posto c'è Susan Fowler. Il nome è meno noto rispetto a quello di Bezos. E non è un manager di punta. Ma è la donna che, come scrive Recode, “ha messo in ginocchio Uber”. Fowler è infatti una ex ingegnere della società fondata da Travis Kalanick. Ed è stata la prima, in post sul suo blog, a denunciare le molestie subite all'interno della compagnia. È stata la mossa che ha fatto partire la slavina: il ceo Kalanick si è dimesso e Uber ha dovuto fronteggiare accuse di sessismo, scarsa trasparenza (con un furto di dati denunciato con un anno di ritardo) e spionaggio industriale.

3 – I giornalisti del caso Weinstein

Sul terzo gradino del podio c'è una squadra. È quella composta da Jodi Kantor, Megan Twohey e Ronan Farrow, i giornalisti che hanno scoperchiato il silenzio sugli abusi del produttore Harvey Weinstein. Per Recode le loro inchieste sono “giornalismo con la 'G' maiuscola” e segnano “un momento storico” capace di aprire “un'era post-Weinstein” anche grazie alle successive rivelazioni su decine di influenti personalità del cinema e dell'impresa.

4 – Zuckerberg tra Facebook e fake news

Mark Zuckerbeg entra in classifica al quarto posto. Merito, prima di tutto, dei risultati di Facebook: la società chiuderà l'anno con ricavi intorno ai 40 miliardi di dollari, il 45% in più rispetto allo scorso anno. Ha sbaragliato la concorrenza di Snapchat usando (copiando) le sue stesse armi. Ma Zuckerberg è così in alto nella lista di Recode anche per aver affrontato il tema delle fake news. Ha prima negato l'impatto del social network sulle elezioni americane. Ma ha poi corretto la rotta, impegnando risorse nel tentativo di arginare il fenomeno. Non ha ancora trovato soluzioni, ma il fatto che si sia posto il problema è già un passo avanti.

5 – Tim Cook "il sottovalutato"

Tim Cook, ceo di Apple, conquista la quinta piazza. Recode ne riconosce tutti i meriti, definendolo “ufficialmente un sottovalutato”. L'ombra e il carisma di Steve Jobs continuano a pesare, ma Apple non è mai stata così forte. E il merito è soprattutto di chi è alla guida. La Mela viene da quattro trimestri consecutivi di crescita, è diventata la società con la più alta capitalizzazione al mondo ed è la più seria candidata a diventare la prima compagnia da 1000 miliardi. Con l'iPhone X, Apple ha soddisfatto le attese di una svolta nel decimo anniversario dello smartphone.

Gli altri nella top 10

La top ten si chiude con Masayoshi Son (il ceo di SoftBank che con il suo Vision Fund ha inondato di liquidità il mondo tecnologico), Sundar Pichai (ceo di Google che ha avuto il merito di mettere al centro della società l'intelligenza artificiale), Elon Musk (il fondatore di Tesla e SpaceX ha saputo trasformare la propria vita “in un culto”), Katrina Lake (l'artefice del successo di Stitch Fix, una piattaforma capace di “dimostrare che si può ancora innovare” l'e-commerce in un mondo dominato da Amazon) e Margrethe Vestager (“nessuno ha penalizzato le grandi compagnie tecnologiche quanto la commissario Ue per la concorrenza”).  

Matteo Renzi ed Enrico Mentana, Chiara Ferragni e Jeremy Corbyn, ma anche Donald Trump e Stefano Gabbana, Elon Musk e Valentino Rossi. Cosa hanno in comune? Sono tutti ‘leader digitali’, campioni nel loro campo. Chi lo dice? Un Indice che si chiama i-Leader Index e attraverso un’analisi quali-quantitativa della presenza digitale misura la capacità di essere leader online. L’indice è stato realizzato dall’agenzia di stampa Agi, storico player dell’informazione italiano, e applicato nella prima ricerca sulla leadership digitale condotta in collaborazione con DOING, digital business company e TalkWalker, piattaforma leader nel social media monitoring.

La ricerca è stata condotta online su una selezione di personalità pubbliche e di brand organizzati in 5 categorie: Opinion Leader Politici & Giornalisti, Sport Star, Showbiz & Web Star, Business Leader, Brand in Italia. Per ogni categoria, l’indice i-Leader ha analizzato 4 indicatori fondamentali: engagement, reach, popularity e sentiment. Tutti i criteri di selezione sul sito i-leader.it

Il metodo di i-Leader

L’i-Leader Index è un indicatore che valuta la capacità di brand, personaggi pubblici e istituzioni di generare consenso (popularity), creare partecipazione (engagement), ottenere visibilità (reach) ed approvazione (Sentiment Net Promoter Score). Le caratteristiche primarie di un leader.

L’ i-Leader Index si fonda su dati quantitativi raccolti dall’analisi della presenza online dei soggetti coinvolti su social network e web.

L’i-Leader Index misura la leadership di ciascun soggetto in modo relativo ai competitor considerati e la esprime come “quota di leadership”, un valore il cui risultato viene presentato attraverso 2 elementi: Mapping e Ranking.

La rappresentazione che si ottiene è frutto dell’analisi congiunta, attraverso un sistema quantitativo “bilanciato” dei primi tre indicatori considerati (Engagement, Reach, Popularity) e uno qualitativo, attraverso la misurazione dell’SNPS (Sentiment Net Promoter Score), che fornisce una valutazione sulla percezione online (positiva, negativa, neutra) del player oggetto d'indagine.

L’algoritmo alla base dell’indice è stato pensato in modo da premiare soprattutto l’interazione effettiva degli utenti (engagement), poi in secondo luogo la popularity e infine la reach (misura meno puntuale e più rappresentativa del potenziale massimo di visibilità del player).

Questo spiega come mai, a volte, alcuni player che hanno alta reach, ma basso engagement, occupano delle posizioni basse della classifica.

L’algoritmo premia, inoltre, la capacità dei soggetti analizzati di dominare sia i canali social sia il canale web (rispetto ai livelli di indicizzazione del sito ed al numero di utenti di ritorno). Offre quindi un peso equivalente tra i canali social (pur essendo quattro: Facebook, Twitter, Instagram, Youtube) ed il canale web.

La mappa rappresenta un importante strumento strategico per comprendere quali siano le principali aree di miglioramento e di potenziamento per ciascun soggetto. Identifica, quindi, le opportunità da poter sfruttare, muovendosi lungo le tre direttrici principali: engagement, popularity, reach. Racconta qualcosa sul potenziale inespresso e su come esprimerlo facendo leva sulle tre direttrici.

I premiati e le motivazioni

Nelle categorie analizzate dalla prima ricerca i-Leader i vincitori sono risultati:

OPINION LEADER – GIORNALISTI ITALIANI: Enrico Mentana

Il giornalista che ha “snobbato” Twitter emerge comunque come leader, valorizzando al massimo le conversazioni su Facebook e le immagini che fanno discutere su Instagram. Con molti meno follower dei suoi immediati inseguitori, Mentana sa scatenare molte più conversazioni.

OPINION LEADER – POLITICI ITALIANI: Matteo Renzi

Scelte molto diverse quelle dei politici italiani al top. C’è chi privilegia le “logiche di distribuzione”, con attivisti digitali a comando e meccanismi di rilancio delle proprie idee/contenuti, ma “performa” meno nella partecipazione e dibattito, rispetto a chi cerca invece la rotondità di approccio e la presenza multicanale. Salvini e Grillo, in particolare, pagano il poco engagement a fronte di grandi numeri di seguaci e di “retwittatori”.

Renzi, leader digitale olistico, sfrutta la presenza su molti canali con un perfetto equilibrio tra follower, distribuzione dei contenuti e engagement/dibattito.

OPINION LEADER – POLITICI EUROPEI: Jeremy Corbyn

Leader digitale europeo nonostante non abbia un “apparato” di visibilità e nonostante sconti una quota di critiche importante (30%).

OPINION LEADER – POLITICI WORLDWIDE: Donald Trump

Trump domina con Twitter, Youtube e la polemica.
Numeri altissimi di engagement e reach portano alla Casa Bianca Trump con quasi 1/3 dei follower di Obama e nonostante un sentiment a tendenza negativa.
Donald Trump si conferma abile stratega delle sue risorse.

BUSINESS LEADER ITALIANI: Stefano Gabbana

Lo scenario è di quelli più simili ad un deserto che a una piazza affollata.
Top manager e capitani d’industria stanno lontani dal web o, quando ci entrano, sono conservativi e timidi.
Gli imprenditori della moda, facilitati da una gigantesca comunità mondiale digitale, diventano quindi i protagonisti.
Gabbana parla ai e con i millennial su Instagram e loro parlano con lui dandogli enorme potere.

BUSINESS LEADER WORLDWIDE: Elon Musk

L’innovatore che sta facendo parlare il mondo (e la Rete) con l’auto elettrica domina il dibattito con le immagini grazie all’innovazione. Le conversazioni e l’engagement sono tutte per Musk.

SPORTIVI ITALIANI: Valentino Rossi

Solo Vale spezza l’egemonia del calcio. Che avessimo un campione di classe mondiale, con Valentino, lo sapevamo già. E la simpatia e la brillantezza di Valentino si dimostrano anche online, dove stacca tutti, a partire dai calciatori.

SPORTIVI WORLDWIDE: Neymar Jr

L’asso brasiliano domina tutti i canali, video compreso.

Il tifo paga su tutte le linee della leadership. La “quotidianità”, la frequenza del calcio e le casse mediatiche di cui gode ne rendono i suoi protagonisti gli atleti più visibili digitalmente.

BRAND IN ITALIA: Ferrari

La rossa è amata in tutto il mondo e in tutto il web. La casa di Maranello fa battere i cuori digitali ed è il vero grande global brand del nostro Paese, con numeri inarrivabili per gli altri.

SHOW BUSINESS ITALIANI UOMINI: Fedez

I fan premiano ed è una lotta ad armi pari quella tra le celebrity italiane, ma i più performanti sono coloro che sanno dominare formati diversi (video, parole immagini) e canali e audience diverse. Un Fedez multicanale domina grazie a Instagram.

SHOW BUSINESS ITALIANI DONNE: Belen Rodriguez

Belen tutta “da vedere” leader digitale tra le celebrity donne italiane, domina con Facebook, ma soprattutto con Instagram. Belen sa quali sono i suoi asset e li usa al meglio anche nel mondo digitale. Sceglie canali prettamente visivi, che domina in modo assoluto.

WEB STAR ITALIANE UOMINI: Gianluca Vacchi

Si ama, si odia, ma non si ignora: i tormentoni di Gianluca Vacchi hanno viralità irraggiungibile e generano discussioni come nient’altro. Vacchi leader durerà? Non lo sappiamo, non è tra quelli con più follower, ma è il suo anno.

WEB STAR ITALIANE DONNE: Chiara Ferragni

Chiara Ferragni è il caso di comunicazione digital dell’Italia. Fa tutto giusto: content mix, follower, dibattito e una “rete” di vitalità internazionale e potentissima.

Non solo da “web star”. È infatti sempre lei la leader dei leader. Confrontando i vincitori di ogni categoria, Chiara Ferragni risulta ancora una volta al primo posto col suo mix di professionalità digitale, nativeness e seduzione.

È nata una stella, ed è nata sul web.

I partner della ricerca

Agi Agenzia Italia, è una delle principali news company italiane. Con 9 redazioni in Italia, una rete attiva di corrispondenti e partnership in oltre 50 paesi e news prodotte in 4 lingue (italiano, inglese, cinese e arabo), 7 giorni su 7, assicura la creazione di valore attraverso notizie, interviste, inchieste, factchecking con numeri e dati certificabili, dirette streaming e servizi video per dare ai giornalisti di radio, tv e giornali tutti gli strumenti per andare oltre gli slogan.

DOING è una digital business company con 5 sedi, di cui 1 negli Emirati Arabi Uniti e una in Malesia, un fatturato di oltre 24 milioni di euro, 220 talenti e un network internazionale formato dalle migliori agenzie indipendenti del mondo. DOING combina consulenza, creatività, contenuti e tecnologia per offrire ai propri clienti le migliori soluzioni di marketing, comunicazione, digital transformation e data solution.

Talkwalker è una società di social listening e social media analytics che aiuta oltre 1.000 brand e agenzie a ottimizzare l’impatto della loro strategia digitale, offrendo una piattaforma facile da utilizzare che li aiuta a proteggere, misurare e promuovere il brand a livello globale, su tutti i canali di comunicazione.

Fedez 1 – Consumatori 0. La prima battaglia della guerra scatenata dalle organizzazioni di consumatori contro la pubblicità occulta è persa: l'esposto presentato contro il rapper è stato archiviato. Ma non finisce qua ed è lo stesso Fedz a chiedere al Parlamento Italiano di fare chiarezza sul tema. “Subito una legge, chiara ed esplicita" dice, "Ci vuole un decalogo specifico su come segnalare le attività di sponsor ai consumatori. Una legge per tutti, dagli influencers, ai cantanti, ai calciatori”. 

Sulla questione c’è un vuoto legislativo che, secondo Fedez, non permette agli influencers di avere certezze sul corretto comportamento da tenere nell’attività di sponsor di brand. Agcm ha la possibilità di adottare provvedimenti sulla base di quanto previsto dal Codice del Consumo, "ma si tratta di norme in gran parte non più attuali poiché dettate in un periodo precedente allo sviluppo del marketing digitale"  spiega l'avvocato Cristiano Magaletti, dopo l'archiviazione dell’esposto che era stato presentato dall’Unione Nazionale Consumatori e successivamente dal Codacons.

I testimonial denunciano che così, nella pratica, non sanno cosa devono scrivere per segnalare ai consumatori il contenuto pubblicitario di un post.

Ma intanto il giro di vite contro gli influencer su Instagram, e contro la pubblicità occulta nei loro post, non ha cambiato numeri e performance. Almeno secondo quanto emerge dall'analisi di Blogmeter che mostra come le nuove regole non abbiano penalizzato star come Chiara Ferragni e le sorelle Jenner. Negli Usa l'istituto a tutela dei consumatori (Federal Trade Commission) e l’antitrust hanno stabilito una regola semplice e precisa: vanno segnalati chiaramente i post che vengono realizzati attraverso collaborazioni commerciali. L’azienda sponsor deve essere taggata nel post e gli hashtag come #ad, #adv o #sponsored devono essere facilmente leggibili e riconoscibili dall’utente. Anche in Italia lo Iap (Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria) si è mosso seguendo la stessa strada richiedendo una maggiore trasparenza agli influencer rispetto ai contenuti da loro pubblicati.  

 

 

Chiara Ferragni e gli altri influencer su Instagram. Quali effetti?  

Per capire se gli influencer hanno risentito, nei numeri, di queste nuove direttive Blogmeter ha analizzato i post contenenti gli hashtag #ad, #adv e #sponsored degli ultimi otto mesi (da marzo a ottobre 2017) pubblicati da oltre 6.600 influencer (di cui 3.000 italiani). Il primo dato che salta agli occhi è l’aumento, a livello globale, dei post accompagnati dagli hashtag prima citati: da marzo a giugno 2017, su un totale di 770mila post pubblicati dagli Influencer, i post sponsored sono stati circa 11.500, nei quattro mesi successivi si sale a 16.500, con un incremento percentuale di circa il 44%.

 

 

La situazione è ancora più sorprendente considerando i soli influencer italiani: da marzo a giugno i post con espliciti fini pubblicitari sono stati circa 1.800 su 274.500 totali, ma da luglio ad ottobre la cifra è salita vertiginosamente arrivando quasi a 7.000 post sponsorizzati su 245.000. L'aumento è del 285%. 

 

 

L'esempio di Chiara Ferragni (e delle sorelle Jenner

Questo picco tra luglio e ottobre è stato generato principalmente dall’influencer italiana più discussa del web, Chiara Ferragni, compagna del cantante Fedez. La nota fashion blogger ha raddoppiato il numero di post con gli hashtag della sponsorizzazione, passando dai 39 post pubblicati tra marzo e giugno agli 85 pubblicati nei quattro mesi successivi. Il suo profilo, tra marzo e ottobre, ha registrato una media di 238mila interazioni per i post non sponsorizzati e 221,7mila per quelli contenenti gli hashtag di sponsorizzazione.

 

 

La fondatrice del blog The Blonde Salad  ha registrato un importante crescita di engagement (+137,6%), passando da 8,1 milioni di interazioni tra marzo e giugno a 19,4 milioni tra luglio e ottobre, un dato che la posiziona in cima alla classifica di engagement, prima anche di altri influencer internazionali come le sorelle Jenner che dominano però la top 5 dei contenuti più engaging. Il post con hashtag #ad più cliccato è proprio di Kylie, sponsorizzato dal sito d’abbigliamento fashionnova.com, che raggiunge i tre milioni di interazioni. Segue a brevissima distanza un post di Kendall sponsorizzato dal brand di orologi Daniel Wellington che ottiene 2,9 milioni di interazioni. 

 

 

Numeri però che non hanno determinato un cambiamento. Secondo Paola Nannelli, Head of Influencer Marketing di Blogmeter, “Non abbiamo assistito a cali di engagement perché le influencer in questione sono riuscite a mantenere un equilibrio nel loro piano editoriale social: in altre parole i contenuti sponsorizzati si alternano a contenuti legati alla loro vita personale mantenendo così alto l’interesse della propria community”. 

 
 

 

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