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Sono iniziate ufficialmente nella mattinata di oggi le operazioni di demolizione delle torri di Zingonia, il quartiere popolare simbolo del degrado nella bergamasca. Gli operai della Vitali Spa hanno ultimato i lavori di bonifica dei palazzoni “Anna” e avviato la macchina demolitrice CX800.

Il sindaco di Verdellino (Bergamo), Silvano Zanoli, si è detto soddisfatto e ha postato il video dell’inizio dei lavori sul suo profilo Facebook. “Data storica per i territori dell’area Zingonia – ha scritto il sindaco -. Oggi sono iniziate le demolizioni delle torri del degrado, che portano al compimento di un percorso burocratico e istituzionale durato oltre un lustro.

Il risultato di un estenuante lavoro delle amministrazioni locali, di Regione Lombardia, della Prefettura, delle Forze dell’Ordine e della pazienza, nonché resilienza dei cittadini residenti e delle comunità locali. Confidiamo che tutto ciò che è stato vissuto da questi territori negli ultimi 20 anni faccia storia e serva a sancire il fallimento di un modello di gestione politica e sociale che ha portato solo problemi, degrado e miseria”. Le operazioni proseguiranno per i prossimi mesi con l’abbattimento della seconda torre e la bonifica dell’intera area.

La disoccupazione come “tragedia mondiale” per il Papa, che al termine dell’udienza in piazza San Pietro ha parlato della festa del lavoro. “Oggi – ha detto Francesco – celebriamo la Memoria di San Giuseppe lavoratore. La figura dell’umile lavoratore di Nazareth ci orienti sempre verso Cristo; sostenga il sacrificio di coloro che operano il bene e interceda per quanti hanno perso il lavoro o non riescono a trovarlo. Preghiamo specialmente per quanti non hanno lavoro, che è una tragedia mondiale di questi tempi”. 

Aggiornato alle ore 7,35 del 30 aprile 2019.

Otto provvedimenti di fermo sono stati emessi dalla Magistratura di Taranto per la morte del pensionato di Manduria Antonio Stano, di 66 anni, vittima per anni di una baby gang. Degli otto, sei sono minori. Il provvedimento è un fermo di indiziato di delitto. E gli otto vengono ritenuti “gravemente indiziati”. Tortura, danneggiamento, violazione di domicilio e sequestro di persona aggravati, le contestazioni mosse dall’autorità giudiziaria.

Gli otto fanno parte della cosiddetta “Comitiva degli orfanelli”, così la baby gang si era denominata. Alle 11 di oggi conferenza stampa in Questura a Taranto. I provvedimenti dell’autorità giudiziaria arrivano dopo il vertice di ieri a Palazzo di Giustizia, presenti il procuratore capo della Repubblica, Carlo Maria Capristo, il capo della Procura dei minorenni, Giuseppina Montanaro, e il sostituto procuratore che sta indagando, Remo Epifani.

Ieri sulla vicenda relativa alla morte del pensionato di Manduria vittima negli anni dei continui assalti di una baby gang che lo ha picchiato e costretto negli ultimi giorni anche all’isolamento, è stato fatto il punto sulle indagini. Sono indagati 14 giovanissimi, di cui solo 2 maggiorenni, in quanto componenti della baby gang. Dai 16 ai 18 anni, l’eta dei giovanissimi, in alcuni casi appena compiuti i 18 anni.

I protagonisti delle ripetute incursioni nei confronti di Stano ma anche nel domicilio dell’uomo, sono stati tutti individuati. Individuate anche le responsabilità. Stano era stato preso di mira dalla baby gang, i cui componenti filmavano gli assalti nei confronti dell’uomo e poi li facevano circolare in chat. I giovanissimi – secondo gli accertamenti fatti – provengono quasi tutti da famiglie per bene e d’altra parte gli stessi genitori hanno ammesso di essere all’oscuro di quello che facevano i figli, nè dei loro video in chat, confessando così una mancata vigilanza nei loro confronti.

Ieri infine a Manduria si sono svolti i funerali di Stano. Sono avvenuti in forma strettamente privata e nella chiesa dell’oasi Santa Maria e non in quella del Rosario inizialmente scelta.

Un consigliere di CasaPound del comune di Vallerano, Francesco Chiricozzi, 21 anni, è stato arrestato a Viterbo per aver stuprato una donna dopo averla presa a pugni con tanta violenza da farla svenire insieme a un altro militante del movimento neofascista, Marco Licci, 19 anni, anch’egli finito in manette. 

La notte di orrore è stata raccontata agli agenti della Mobile e della Digos dalla vittima, una trentaseienne di Viterbo, attirata in trappola dai due giovani. I fatti risalgono al 12 aprile, quando i due, riporta TusciaWeb, hanno prima fatto ubriacare la donna in un circolo di cui avevano la disponibilità, poi hanno iniziato una serie di approcci sessuali. 

La vittima ha opposto resistenza e i due l’hanno presa pugni fino a farle perdere conoscenza e a questo punto, approfittando della sua incapacità di difendersi, l’hanno stuprata. A incastrare i due ragazzi i video fatti con gli smartphone durate la violenza e trovati durate le perquisizioni della Digos e degli agenti della Mobile nelle loro abitazioni.

Gli accertamenti medici, effettuati sulla vittima in ospedale il giorno dopo lo stupro, e gli esiti delle perquisizioni subite dai due indagati, hanno convinto la procura di Viterbo a chiedere e ottenere la misura cautelare. 

Secondo quanto ricostruito dalla polizia, quella notte, il consigliere comunale di CasaPound di Vallerano e il militante del movimento di estrema destra, nell’ambito di una festa privata, avrebbero fatto bere la donna, anche lei simpatizzante di estrema destra, per poi invitarla ad andare in un altro locale di cui i due giovani avevano la disponibilità. Lì sarebbe stata consumata la violenza sessuale. La vittima, che ha cercato di opporre resistenza, è stata prima picchiata e poi abusata.

Il locale di Viterbo in cui si è verificata la violenza sessuale è in piazzale Sallupara, in pieno centro cittadino, a due passi dal Museo Nazionale Etrusco Rocca Albornoz e dall’ex caserma del comando provinciale della Guardia di Finanza. Chi indaga (Digos e Squadra Mobile) sta verificando se questo circolo privato, adibito a pub, fosse di libero accesso al pubblico o riservato soltanto agli iscritti in possesso di una tessera. 

 

Una ragazzina di 14 anni ha confidato alla madre di essere stata stuprata a Cattolica, nel Riminese, durante un evento in spiaggia.

La giovanissima ha partecipato a “Ralf in Bikini“, la consueta kermesse musicale che va in scena ogni 25 aprile e raccoglie decine di migliaia di avventori. La madre della presunta vittima, dopo aver sentito il racconto, si è rivolta alla polizia.

Le indagini della Squadra Mobile sono partite immediatamente. La quattordicenne, in vacanza in Romagna con la famiglia, è stata a lungo ascoltata, ha raccontato di aver bevuto molto e di non ricordare cosa sia accaduto esattamente, temendo però di essere stata abusata da un ragazzo.

Si cercano al momento riscontri sull’eventuale violenza. Gli amici di comitiva della giovane sono stati tutti interrogati e sono stati effettuati accertamenti clinici sull’adolescente. 

Gli investigatori – riporta Il Resto del Carlino – non sono riusciti – a ricostruire granché dal racconti della ragazzina: i suoi ricordi sono troppo confusi, e non è detto che con il passare delle ore si riesca ad avere un quadro più chiaro di quello che le è accaduto.

A fare la differenza saranno gli accertamenti medici. Uno dei pochi elementi cerri è che il ragazzo faceva parte della comitiva, di tutti italiani, con cui la 14enne era arrivata alla festa. 

C’era una volta la Coalizione italiana per lo stop ai bambini soldato, un gruppo di nove associazioni che il 19 aprile del 1999 firmarono a Roma un documento per sancire l’obiettivo di “tutelare l’infanzia nelle condizioni di guerra e nei conflitti armati ed estendere le preoccupazioni a tutti gli abusi di cui sono vittime i bambini e le bambine”.

Vent’anni dopo la sua istituzione, però, la coalizione non c’è più: le sue associazioni continuano a operare in diversi teatri di guerra, fornendo assistenza e lanciando progetti, ma quel gruppo che avrebbe dovuto riunire gli sforzi e aiutare la sensibilizzazione sul tema pare oramai essere inattivo. Lo testimoniano anche i canali social della coalizione che dal 2015 sono fermi (la pagina Facebook è stata aggiornata l’ultima volta il 17 aprile del 2015, stessa cosa l’account Twitter).

La coalizione non c’è più, l’emergenza sì

Sul sito Internet si legge che la coalizione è attualmente composta da Intersos, Coopi, Save the Children Italia, Terre des Hommes Italia, Unicef Italia, Telefono Azzurro, Alisei, Cocis e Amnesty International. Stando al sito, sarebbe proprio Intersos a coordinare il gruppo curandone l’attività di segreteria dal 2013.

Prima di lei, l’incarico era stato ricoperto da Amnesty e Save the Children. Da Intersos, però, fanno sapere che, “dopo la scadenza del 2015”, il mandato non è mai stato rinnovato: “La coalizione è dormiente, nel senso che non si è mai più riunita, ma ogni organizzazione continua a fare i suoi progetti”.

Intersos, per esempio, in questo momento opera in Somalia: “Il fenomeno dei bambini soldati non è né scomparso né si è ridotto – commenta Giovanni Visone, responsabile della comunicazione della ong romana – Negli ultimi tempi abbiamo assistito all’aumento del numero di bambine di sesso femminile coinvolte nei conflitti”; il loro numero sfiorerebbe il 40% del totale.

Soltanto in Somalia i giovanissimi arruolati in guerra sono oltre duemila. “Prendere parte ai conflitti non significa soltanto imbracciare il fucile: spesso i bambini vengono arruolati forzatamente per fungere da spie, perché sono poco riconoscibili”.

Ma chi è un bambino soldato? Secondo la definizione, lo sono tutte le persone di età inferiore ai 18 anni che fanno parte di forze e gruppi armati, sia regolari che non. Prima del 2000, e cioè del Protocollo opzionale alla convenzione sui diritti dell’infanzia relativo al coinvolgimento in conflitti, il limite di età era più basso: 15 anni appena. Oggi, a livello mondiale, le stime del fenomeno parlano di 250 mila ragazzini coinvolti nelle guerre: “Sono usati come combattenti, messaggeri, spie, facchini, cuochi – riporta Amnesty – e le ragazze, in particolare, sono costrette a prestare servizi sessuali, privandole dei loro diritti e dell’infanzia”.

Yemen, Siria e gli altri Paesi coinvolti

Un bambino su cinque nel mondo vive in zone di guerra, segnala  Save the Children: nel 2017 erano “420 milioni in totale, un numero cresciuto di 30 milioni rispetto all’anno precedente e raddoppiato dalla fine della Guerra Fredda”.

Ragazzi e ragazze minorenni, a volte costretti a combattere – secondo l’Onu accade in 7 Paesi, Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo, Myanmar, Somalia, Sud Sudan, Sudan e Yemen – o a subire violenze sessuali; ma non sono solo questi i crimini commessi nei loro confronti: “Nel 2017 oltre 10 mila bambini sono morti in guerra o sono stati mutilati a causa dei bombardamenti – segnala l’ong internazionale – mentre almeno 100 mila neonati perdono la vita ogni anno per cause correlate ai conflitti, come malattie e malnutrizione”.

E poi rapimenti, attacchi in scuole e ospedali, aiuti umanitari che faticano ad arrivare a destinazione. Dalla Siria allo Yemen, passando per Afghanistan, Uganda e Giordania, la lista dei Paesi dove i bambini vivono faccia a faccia con la guerra è lunga.

C’è poi la questione degli ex bambini soldato, cioè in ragazzi che hanno combattuto e che vanno reinseriti nella società: un’impresa difficile, in cui si impegnano anche Unicef e Telefono Azzurro. “Noi abbiamo sempre cercato di affrontare il tema della guerra e dei bambini da un punto di vista mentale – spiega all’Agi il presidente di quest’ultima organizzazione, Ernesto Caffo – Abbiamo lavorato soprattutto in Libano, in Palestina e Israele, anche se il problema più grande viene percepito dalla zona del Centrafrica”.

Spesso il supporto si articola nell’accoglienza di minori nel nostro Paese: “Sono ragazzi giovanissimi, tra i nove e i tredici anni, che non di rado vengono usati anche come merce di scambio tra gruppi armati. Hanno vissuto e interiorizzato la violenza: sono complicati, ma seguirli rimane fondamentale”.  

E’ “sotto controllo” l’incendio divampato giovedì sera in una discarica a Roma all’altezza della stazione ferroviaria di viale Togliatti. Lo comunicano con un tweet i vigili del fuoco. “Le operazioni di bonifica sono lunghe” affermano.

Per spegnere l’incendio sono state impegnate sette squadre dei Vigili del fuoco del Comando di Roma, oltre trenta uomini. Le fiamme sono divampate per cause ancora da accertare. Alle operazioni si è aggiunto il personale NBCR per la protezione degli operatori nonché una autobotte da 25 mila litri. 

Da ieri sera #vigilidelfuoco impegnati per l’#incendio di rifiuti in una discarica a #Roma, altezza viale Togliatti: rogo sotto controllo, lunghe le operazioni di bonifica #26aprile 8:30 pic.twitter.com/FnAYuJVscl

— Vigili del Fuoco (@emergenzavvf)
26 aprile 2019

L’incendio è divampato poco dopo le 23 nella zona Collatina, alla periferia est di Roma. I residenti hanno riferito di fiamme molto alte e di aria irrespirabile. La discarica che era già sotto sequestro. 

Uno striscione fascista è apparso sul Grande raccordo anulare di Roma questa mattina. Immediata la condanna della sindaca, Virginia Raggi: “E’ un’offesa per la città. Non consentiremo a nessuno di riscrivere la storia. Roma è e resta profondamente antifascista. Buona Festa della Liberazione a tutti!”, scrive Raggi su Facebook.

Il volo di un neonato, cioè di un bimbo con meno di due anni, con Ryanair non è gratis: negli ultimi giorni è scoppiata la polemica per un presunto aumento della tariffa che la società irlandese applica ai suoi più giovani viaggiatori, che si attesta sui 25 euro.

Diversi giornali hanno riportato la notizia del balzello lasciando intendere che si tratti di una novità, cioè di un incremento degli ultimi giorni.

Così non è: i 25 euro chiesti da Ryanair per far volare i bimbi piccoli sono fissi da parecchio tempo.

Le regole della compagnia di Dublino: sempre le stesse da anni

Non è vero insomma che sia di fronte allo “stop ai viaggi gratis” come riportato da diverse testate: a testimoniarlo, oltre alle dichiarazioni della stessa Ryanair che ha smentito aumenti nell’ultimo anno, ci sono anche le prove del web: in questo video, datato 17 ottobre 2017,  la seguitissima blogger di viaggi Federica Piersimoni (su Instagram ha 40 mila follower) spiegava che “fino a due anni i bambini possono viaggiare con una tariffa standard di 20-24 euro circa”.

Andando ancora indietro nel tempo si trovano altre conferme, sia nelle discussioni tra utenti di TripAdvisor che nel blog The Family Company (anche questo piuttosto seguito, su Facebook ha quasi 30 mila like), che in un articolo del 2014 riportava che “dai 12 mesi fino a 2 anni di età il bambino paga un forfait di 20 euro a tratta”, mentre era gratuito fino al compimento del primo anno di vita (ora è a pagamento fin dall’ottavo giorno di nascita).

Tutte le fonti consultate riportano il divieto di viaggiare per neonati fino al settimo giorno di vita.

L’Agi ha chiesto a Ryanair di spiegare la vicenda, illustrando le tempistiche delle modifiche alle tariffe applicate ai bebè, ma non ha ottenuto risposta.

Federconsumatori non esclude di rivolgersi all’Antitrust

L’ultimo aggiornamento delle condizioni di viaggio è datato 18 aprile, ma il documento non chiarisce se si tratti di una novità appena introdotta. Lo scorso 19 aprile Federconsumatori ha pubblicato una nota in cui definisce il supplemento per i neonati “l’ultima trovata per spremere il più possibile i passeggeri”. Contattata dall’Agi, l’associazione che tutela i consumatori ha spiegato di aver agito non appena ricevuta segnalazione: “Non sappiamo da quanto tempo applichino questa norma – spiegano da Federconsumatori – ma in precedenza non ci era mai arrivata alcuna segnalazione”.

Al centro del dibattito c’è il modo in cui la compagnia aerea comunica la tariffa, che secondo gli utenti non sarebbe sufficientemente chiara ed esplicita: “I nostri legali stanno valutando se ci sono profili di mancata trasparenza” nel processo di acquisto con Ryanair, accusata di non mostrare in maniera inequivocabile l’addebito dei 25 euro nel corso della prenotazione.

“Non abbiamo ancora avuto un riscontro, ma non escludiamo di poter procedere con una eventuale segnalazione all’Antitrust – conclude l’associazione – Stiamo valutando”.

Il precedente: i guai di Ryanair con i bagagli a mano

Se davvero il caso bebè finisse di fronte all’Antitrust, per Ryanair non sarebbe comunque la prima volta. Anche la modifica al regolamento per i bagagli a mano, in vigore dal 1 novembre del 2018, era stata impugnata dalle associazioni dei consumatori. Ricapitolando la questione: da sei mesi a questa parte le nuove norme della compagnia irlandese non consentono più di portare a bordo gratuitamente il classico trolley ma soltanto “una piccola borsa 40x25x20cm che deve stare sotto il sedile di fronte” al passeggero.

Per continuare a viaggiare con il proprio trolley abituale occorre pagare cifre che vanno dai 6 e i 25 euro a seconda della modalità scelta dal passeggero.

Fino allo scorso autunno erano invece ammesse valigie di 55x40x20cm e in aggiunta una borsetta piccola da 35x20x20cm.

Lo scorso 21 febbraio l’Antitrust aveva inflitto una multa da 3 milioni di euro a Ryanair definendo la modifica una “falsa rappresentazione del reale costo del biglietto aereo […] in quanto ingannevole sulle caratteristiche e sul prezzo del servizio di trasporto aereo di passeggeri offerto, nonché contraria agli standard di diligenza professionale nel settore di competenza”.

Il prezzo dei viaggi pubblicizzati da Ryanair, in altre parole, sarebbe ingannevole perché non comprensivo del bagaglio a mano: per questo motivo l’Autorità garante della concorrenza e del mercato l’aveva punita, con riferimento naturalmente soltanto ai voli italiani.

Ryanair si era allora rivolta al Tar del Lazio, che a fine marzo ha sospeso la sanzione e rimandato la questione a un’udienza a ottobre. Per il momento, quindi, si continua a viaggiare soltanto con la più piccola delle borsette, quella in cui ci stanno personal computer, qualche documento e poco più.

Una banda di spacciatori di droga composta da gambiani e nigeriani è stata scoperta dai carabinieri di Agrigento che nell’operazione da loro chiamata “Piazza pulita” hanno eseguito una decina di arresti e perquisizioni. A carico degli indagati ha emesso un provvedimento di fermo la Procura della Repubblica di Agrigento. I pusher agivano con violenza: le telecamere dei carabinieri, in più occasioni, li hanno ripresi mentre spaccavano bottiglie di vetro in testa ai clienti. Il fermo è stato disposto anche alla luce delle forti tensioni che si erano registrate nel centro storico tra la onesta ed operosa comunità di senegalesi e gli spacciatori, ritenuti responsabili di un insostenibile stato di degrado tra i vicoli della città.