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"Mafia capitale aveva fatto emergere la disarticolazione delle funzioni pubbliche di una amministrazione". E ancora: "quello che emerge dall'inchiesta sullo stadio della Roma, invece, è ancora peggiore, perché pare proprio che stavolta sia tutta la città e il suo destino a essere stata consegnata nelle mani del malaffare".

Paolo Berdini, ex assessore all’urbanistica della giunta capitolina costretto alle dimissioni un anno e mezzo fa, oggi ha parlato a Repubblica e al Corriere della sera commentare l’inchiesta della procura della Capitale sulla costruzione dello stadio della Roma, che ha portato all’arresto di nove persone, 27 indagati tra cui Luca Alfredo Lanzalone, uomo vicino e scelto dal Movimento 5 stelle per la presidenza di Acea, che giovedì si è dimesso

Scheda: Chi è davvero Luca Alfredo Lanzalone

Berdini fu un feroce oppositore dello stadio, che definì "la più grossa speculazione immobiliare d'Europa". Oggi, l’inchiesta ha rafforzato questa sua convinzione: "Gli arresti di oggi lo confermano: il futuro della città è passato dalle mani pubbliche a quelle private. Non si tratta più di piccoli appalti, come nel caso di Mafia capitale, ma di un progetto enorme".

Anzi, per Berdini questa inchiesta è peggio: “Mafia capitale aveva fatto emergere la disarticolazione delle funzioni pubbliche di un’amministrazione. Un esempio su tutti: si distrugge quel piccolo gioiello che era l’Ufficio Giardini del Campidoglio per dare in appalto alle cooperative legate al malaffare quelle stesse funzioni. Quello che emerge dall’inchiesta sullo stadio della Roma, invece, è ancora peggiore, perché pare proprio che stavolta sia tutta la città e il suo destino a essere stata consegnata nelle mani del malaffare”. 

Lo stadio della Roma, per Berdini, è stata solo un’operazione per il consenso politico, come il Panem et circenses di età imperiale: “ Io dissi che il consenso si poteva ottenere se avessimo messo mano a un progetto sulle periferie abbandonate. Le buche non ci sono solo oggi, sa? Io provavo a chiedere un intervento organico e invece si pensava che la scorciatoia per il consenso fosse dire sì allo stadio”, Panem et circenses appunto aggiunge l’urbanista.

Oggi, per Berdini, Raggi non ha molta scelta che ammettere gli errori e il fallimento di questi primi due anni di giunta: “La sua vittoria arrivò per un’esigenza impetuosa di buon governo e moralità. Dopo due anni di errori colossali bisognerebbe avere l’umiltà di riconoscere gli errori, riprendere il filo e puntare sulle periferie. Se non si fa così, il suo destino, dimissioni o meno, è segnato”.

"Le indagini hanno offerto elementi concreti per ritenere che le figure istituzionali interessate, a cominciare dal sindaco Raggi, non solo hanno tollerato tale funzione di fatto esercitata, ma al contrario le hanno dato piena legittimazione". Lo scrive il gip in un passaggio dell'ordinanza di custodia cautelare relativo a Luca Lanzalone, presidente di Acea, superconsulente del M5s a livello nazionale, che avrebbe svolto il ruolo di mediatore per l'amministrazione comunale nella vicenda dello stadio di Tor di Valle, senza avere mai avuto una nomina ufficiale nè alcun compenso, a quanto si apprende da fonti giudiziarie.

L'avvocato Luca Alfredo Lanzalone, è tra i 9 arrestati (è ai domiciliari) nell'inchiesta della procura di Roma sul progetto dello stadio dell'As Roma, è stato uno degli uomini che ha curato la mediazione tra la giunta M5s di Virginia Raggi e la società Eurnova di Luca Parnasi per modificare, tra gennaio e febbraio 2017, il masterplan dell'impianto (con il taglio delle cubature). È lui, scrive il Corriere della Sera, che in cambio di consulenze mascherate per circa 100 mila euro, una casa e uno nella capitale, avrebbe dato via a un 'sodalizio criminale' con Parnasi, in cui interessi pubblici e privati si fondono sempre a favore dei secondi "in funzione – scrive il Gip Tomaselli – degli ampi poteri,  dell'ampia fiducia di cui Lanzalone gode in Campidoglio".

Esperto di diritto delle società partecipate, Lanzalone aveva già curato per conto della giunta M5s del comune di Livorno di Filippo Nogarin la procedura di concordato preventivo in continuità per il salvataggio di Aamps, l'azienda locale dei rifiuti.

A fine 2016 – anche grazie al lavoro svolto a Livorno – il suo arrivo da consulente in Campidoglio per seguire il dossier stadio. Poi, dopo l'esito positivo della mediazione, la nomina a presidente di Acea, la ricca multiutility di acqua ed energia al 51% di proprietà del Campidoglio. Lanzalone ha lavorato anche con aziende partecipate e Comuni a guida di altri partiti. 

Quello che è sempre apparso subito chiaro anche ai magistrati di piazzale Clodio è che Luca Lanzalone fosse molto influente rispetto alle scelte del Campidoglio, scrive il Fatto quotidiano: Per mesi ha disputato da regista tutte le partite più importanti, specie sulle partecipate (i lavoratori ricordano ancora gli incontri sulla Multiservizi), poi si è messo “sulla fascia”, lasciando ad altri il pallino del gioco ma restando sempre uomo spogliatoio. E ogni tanto intervenire in tackle duro, come racconta l’ordinanza di custodia cautelare del gip Maria Paola Tomasello che ha portato all’arresto di 9 persone (6 custodie in carcere), per un totale di 16 indagati, nell’ambito dell’inchiesta sulle autorizzazioni in corso d’opera per la costruzione del nuovo impianto di Tor di Valle. Una “eminenza grigia”, insomma, in  contatto anche con Luigi Di Maio, con il quale l’avvocato genovese condivideva una stima reciproca. A Roma, addirittura, qualcuno aveva ipotizzato che Lanzalone avrebbe potuto ambire a un posto di sottosegretariato. “Non mi interessa, sto bene dove sto”, rispondeva via Whatsapp ai cronisti che gli chiedevano lumi sul suo futuro.

Ma chi è davvero Luca Lanzalone, figura centrale nell'inchiesta romana, perché uomo di collegamento tra il costruttore Luca Parnasi e Virginia Raggi, di cui diventa consulente per lo stadio (anche per volere dei vertici nazionali del Movimento) e poi presidente dell'Acea? Luca Parnasi lo definiva il mister Wolf del Movimento, l'uomo che risolveva i problemi, come il personaggio di Pulp Fiction (quello interpretato da Harvey Keitel, che arrivava sulla scena di una carneficina e diceva senza scomporsi: “Sono Wolf,  risolvo problemi”.

Il Sole 24 Ore dedica un lungo articolo al manager Cinquestelle. Scrive il Sole (leggi qui l'articolo completo):

Nato a Genova nel 1969, vanta un ottimo curriculum: laureato in giurisprudenza “summa cum laude” nel capoluogo ligure con una tesi dedicata a “Chapter 11 – The Reorganization in the United States Bankruptcy Act”, ha conseguito l’abilitazione da avvocato nel 1988. Dal suo studio a Palazzo Saluzzo, nella centralissima Piazza Dei Giustiniani, che oggi conta sedi a Milano, a Lodi, a Miami e a New York, si è occupato soprattutto – come si legge sul sito dello studio – «di consulenza e assistenza legale per società ed enti pubblici in materia societaria, di organizzazione dei servizi pubblici locali, di privatizzazione e di operazioni straordinarie di fusione, scissione, acquisizione, nonché nei rapporti con le Autorità di regolazione e controllo del mercato dell'energia, bancario e finanziario».

Lanzalone non entrerà però nello staff del successore di Paolo Berdini, Luca Montuori: per lui pochi mesi dopo si schiudono le porte di Acea (la multiutility del'acqua e dell’energia quotata in Borsa), dove l’amministrazione Raggi ad aprile lo indica come presidente. L’assemblea ratifica il 16 maggio 2017. Qui il compenso è noto: 144mila euro annui. Come noto è il potere che Lanzalone acquisisce nel Movimento, tanto che qualcuno comincia a definirlo il “sindaco ombra”.

Affamati come sono di accreditarsi tra i poteri che contano, i Cinque Stelle si affidano anche a Lanzalone per tessere la loro rete tra imprese e dirigenti. L’avvocato accompagna Luigi Di Maio al suo esordio, lo scorso settembre, al Forum Ambrosetti di Cernobbio. I due sono di nuovo avvistati insieme alla Camera a fine mese. Pochi giorni dopo è in Transatlantico con Stefano Buffagni, oggi sottosegretario agli Affari regionali, ma soprattutto colui che ha finora gestito la partita delle nomine. Non è un caso che circoli il suo nome come possibile nuovo presidente dell’Authority per l’energia.

Lanzalone nega di conoscere Grillo e Casaleggio: «Grillo? Visto una sola vola a teatro. E Casaleggio non lo conosco». Ma senza il loro beneplacito non avrebbe mai potuto accedere ai vertici Acea e assistere Di Maio nella sua scalata verso Palazzo Chigi. In un’intercettazione agli atti dell’inchiesta coordinata dal Pm Paolo Ielo, l’imprenditore Luca Parnasi, anche lui arrestato, parlando con il faccendiere Luigi Bisignani e con l’imprenditore Salini, ne elogia il ruolo chiave di “problem solver” per sbloccare lo stadio: «È stato messo a Roma da Grillo, insieme al professor Fraccaro e a Bonafede».

"Lanzalone è stato messo a Roma da Grillo per il problema stadio insieme al professore Fraccaro e Bonafede". Così Luca Parnasi nel corso di una cena, citando nel suo discorso anche gli attuali ministri per i Rapporti con il parlamento e Giustizia. L'intercettazione è contenuta nell'ordinanza di custodia cautelare. "Parnasi – si legge nel provvedimento – dice che Lanzalone l'hanno portato i 5 Stelle ed è presidente della Acea e ha studiato a Genova anche se lavora anche in America. È una persona molto dotata". Sicuramente molto stimata e apprezzata dai vertici del Movimento. Martedì sera, scrive Il Fatto, Lanzalone era a cena a Roma con Davide Casaleggio in un ristorante del centro. 

"Lanzalone ci fu presentato da Fraccare e Bonafede quando vennero un giorno in commissione urbanistica. Ma visto che l'avvocato che curò la pratica è di Genova forse la decisione fu direttamente di Grillo". Queste le parole di Cristina Gancio, la consigliera comunale che fu espulsa dal Movimento 5 Stelle per un post pubblicato su Facebook, quando era membro della Commissione Urbanistica del Comune, proprio sul caso dello stadio della Roma. (Video Vista)

Ha dichiarato ieri Roberta Lombardi, capogruppo M5s alla Regione, già candidata governatore, una delle figure più influenti e riconosciute del Movimento a Roma, da sempre considerata 'avversaria' di Virginia Raggi all'interno del Movimento: "Luca Lanzalone, agli arresti domiciliari, non è un membro del M5s ma ha collaborato come importante consulente del Movimento e ricopre attualmente la carica di presidente di Acea. Questo deve far suonare con forza il nostro allarme interno: perché non solo i portavoce del Movimento, ma tutti coloro che con noi collaborano – dice ancora Lombardi – devono avere le mani pulite e rimanere sempre al di sopra di ogni sospetto. La presunzione di innocenza vale per tutte le persone coinvolte nell'inchiesta ma, nell'attesa di conoscere meglio il lavoro della magistratura, dobbiamo ribadire che il nostro primo interesse è stroncare ogni fenomeno di corruzione, anche potenziale. Se qualcuno ha commesso reati dovrà pagare, e pagare caro, e noi auspichiamo con forza che la certezza della pena diventi presto una realtà, come previsto nel contratto di governo".

Aggiunge Luigi Di Maio: "Luca Lanzarone è ancora presidente di Acea e deve dimettersi. Mi aspetto nelle prossime ore che faccia questo gesto. Chi sbaglia deve pagare. Non c'è presunzione di innocenza per reati così importanti". Anche Virginia Raggi è sulla stessa lunghezza d'onda.

Dopo due bandi andati a vuoto e uno assegnato a Mediapro ma poi naufragato, la Lega Calcio Serie A ha assegnato i diritti televisivi per il triennio 2018-2021.

Ad aggiudicarsi i tre pacchetti previsti dal bando sono state Sky e Perform, media company digitale con sede nel Regno Unito e che consente la fruizione di contenuti via browser e app (Calcio e Finanza). Complessivamente la Lega, come ha riferito il presidente Gaetano Miccichè, ha incassato "oltre 973 milioni di euro" a cui va aggiunta una partecipazione rilevante di circa 150 milioni a stagione "a risultati variabili di Sky e Perform in funzione del numero di abbandonati e dei ricavi".

La lunga giornata dei diritti televisivi è iniziata alle 11 di mattina di mercoledì nella sede di via Rosellini, con la scadenza del termine di presentazione delle offerte in busta (La Gazzetta dello Sport). In seguito è cominciata l'assemblea della Lega Calcio. All'apertura delle buste non è stata raggiunta la soglia minima di 1,1 miliardi prevista dal bando sui tre pacchetti. Ad avanzare offerte sono state Sky, Mediaset e Perform mentre Mediapro, Tim e Italia Way non hanno presentato manifestazioni d'interesse.

È stata avviata quindi la fase delle offerte al rialzo, con i rappresentanti di Mediaset che nel corso del pomeriggio hanno lasciato la sede milanese della Lega. E alla fine l'hanno spuntata Sky e Perform. I pacchetti messi in vendita sono tre: il 5 e il 6 comprati da Sky per 780 milioni di euro, secondo quanto si è appreso, e il 7 acquistato da Perform (società britannica con una piattaforma per eventi on demand) per 193,3 milioni (Il Fatto Quotidiano).

I pacchetti, a cominciare dal più pregiato

Il pacchetto 5, il più 'pregiato', contiene 114 gare ossia la partita delle 18 del sabato, una delle 15 della domenica e il posticipo della domenica. Il secondo pacchetto ha 152 match: quello delle 15 del sabato e della domenica, quello delle 18 di domenica e il posticipo del lunedì. Il terzo pacchetto invece, il meno 'nobilè, comprende 114 partite: il match del sabato sera, la gara delle 12.30 e delle 15 della domenica. Il prezzo è stato fissato in 240 milioni. 

Nei tre pacchetti c'è la possibilità di scegliere i pick, e cioè i 20 big match. Lo schema di assegnazione prevede 8 gare al pacchetto 6, 8 gare al pacchetto 5 e 4 al 7. A tutto questo va aggiunto il principio del "no single buyer rule", ovvero che nessun soggetto poteva acquisire in esclusiva tutti i pacchetti relativi alle dirette. Inoltre è stato inserito il wholesale, ossia il diritto di ritrasmissione degli eventi sportivi. In questo modo i contenuti di un emittente potrebbero andare su altre piattaforme e viceversa in modo da evitare ai telespettatori di dover acquistare un doppio abbonamento per vedere tutta la serie A (Sky).

90° minuto è salvo

Proprio su questo punto Miccichè ha sottolineato: "Pensiamo ci siano già trattative in corso tra Sky e Perform, speriamo di evitare un doppio abbonamento". Confermata poi la storica trasmissione Rai 90esimo Minuto, che era sembrata a rischio a causa della trattativa sulla trasmissione delle partite in chiaro in differita. "Siamo riusciti a ottenere – ha spiegato Miccichè – maggiore elasticità per la trasmissione delle partite in chiaro per cui 90esimo Minuto anche quest'anno e per i prossimi 3 anni andrà in onda". 

Era l'imprevedibile tra gli imprevedibili: parliamo di Giorgio Caproni, protagonista dell'analisi del testo nell'esame dello scorso anno. Dopo di lui, i maturandi hanno compreso che le decisioni del Miur in merito di tracce di maturità possono riservare non poche sorprese. E se il ministero dell'Istruzione decidesse di chiudere con il passato e concentrarsi solo sull'attualità? E se questa fosse non solo recente, ma anche "attuale" per generi e fruizione?

È quello che ha tentato di immaginare Skuola.net insieme a circa 5mila maturandi, proponendo loro una rosa di personaggi – autori e autrici – ancora viventi che potrebbero essere perfetti per comparire tra i temi di prima prova. Con quali opere del nuovo millennio si vorrebbero cimentare? Scrivono in versi, esattamente come i poeti di un secolo fa, ma per comporre dischi di successo e pubblicarli su Spotify e YouTube.

Spesso, toccando temi importanti e corde profonde: sono i cantanti e cantautori di oggi. Perché, dovendo volare con la fantasia, è legittimo inserire anche chi, di solito, non si legge ma si ascolta. Il rap sta letteralmente spopolando tra i giovani? Inevitabile che la poesia urbana entri anche nella hit parade dello scritto di maturità; naturalmente al primo posto. Coez sbaraglia la concorrenza e ottiene i voti di 1 studente su 5 (21%).

Dietro di lui un nome che compare spesso nelle classifiche dei ragazzi: è Fedez. Con il precedente condivide, seppur con stili differenti, il tipo di musica e gli si avvicina anche in termini di punteggio: per lui il 20% di preferenze. Sul podio, però, c'è posto anche per un cantautore 'classico': è Ermal Meta che, oltre a vincere il Festival di Sanremo in duetto con Fabrizio Moro, è molto conosciuto dai giovani come giudice del talent "Amici" (e ottiene il 18% dei consensi).

Ma il vero trionfatore degli autori contemporanei da prima prova lo troviamo nella sezione 'scrittori uomini'. Si conferma primo – dopo aver stravinto anche nelle passate edizioni del sondaggio – Roberto Saviano, tra i punti di riferimento dei ragazzi per capire il mondo di oggi. È l'autore che vorrebbe il 28% dei maturandi. E un ottimo risultato lo ottiene anche un altro scrittore molto amato dagli adolescenti: Fabio Volo, che si piazza poco sotto (al 23%). Medaglia di bronzo per un autore che è la perfetta sintesi tra la cultura classica e quella pop: è Alessandro D'Avenia, professore che ha aiutato migliaia di studenti italiani a digerire Manzoni e Pascoli, proponendoli in chiave moderna, ma che ha anche scritto romanzi di grande successo; per lui il 15% delle preferenze.

Nomi meno ovvi, invece, in cima alla classifica delle 'autrici donna'. Il primo posto è di Elena Ferrante, con il 20% di consensi, vero caso editoriale degli ultimi anni grazie ai libri della serie 'L'amica genialè; forse grazie anche alla sua scelta di firmarsi con uno pseudonimo, che ha alimentato il fascino e il mistero attorno alla sua identità. Segue Licia Troisi, giovane scrittrice che ha saputo conquistare gli adolescenti grazie ai suoi romanzi fantasy e alla saga del 'Mondo Emersò (15%). Sul podio anche Margaret Mazzantini, sempre ai vertici: il 13% dei voti la colloca al terzo posto nella categoria. 

Dalla prima pietra alla pietra tombale? Quanto inciderà l'inchiesta della procura di Roma sul futuro dello stadio di Tor di Valle? È questa la domanda che si stanno ponendo in queste ore i tifosi giallorossi, ma anche molti romani in generale, interessati a una storia che sembra maledetta e che ha riempito le pagine dei giornali degli ultimi 50 mesi. Dopo oltre quattro anni di tira e molla, di progetti scritti e riscritti, modificati e profilati, dopo due sindaci e un via libera alla posa della prima pietra, la storia del nuovo impianto che ospiterà le partite della squadra di James Pallotta rischi di incepparsi di nuovo, nelle maglie di un'inchiesta giudiziaria che ha prodotto 9 arresti e 16 indagati.

La As Roma, spiega chi indaga, non c'entra nulla in questa storia, la società giallorossa non ha responsabilità. Ma cosa succederà se l'inchiesta della procura bloccherà di nuovo l'iter di approvazione del progetto che sembrava ormai a un passo dal via libera finale? "La Roma non c'entra nulla", ha dichiarato il procuratore aggiunto Paolo Ielo nella conferenza stampa che si è tenuta a Piazzale Clodio in merito all'operazione "Rinascimento". Sedici indagati nel provvedimento: sei sono in carcere e tre ai domiciliari. I reati contestati sono: associazione a delinquere, due reati di traffico d'influenza, quattro fatture per operazioni inesistenti, cinque reati di corruzione e due illeciti finanziari. 

"Non sono preoccupato per le notizie della mattina, non hanno nulla a che fare con la Roma. Non dovrebbero avere alcun effetto sullo stadio. La Roma non ha fatto nulla di sbagliato, vuole costruire il suo stadio, tutti lo vogliono, facciamolo. Qualcuno dice che lo stadio potrebbe fermarsi? Allora mi verrete a trovare a Boston". Ecco il primo commento  a caldo alla notizia del giorno da parte del presidente Pallotta, nella capitale in questi giorni per una breve vacanza. "Se ho sentito Parnasi? Non credo ti diano il telefono in carcere, è stato arrestato. Con la sindaca Raggi? Non ho parlato con nessuno".

Pallotta: "Tutto è stato fatto in maniera trasparente, andiamo avanti"

È nero, Pallotta, che in tante occasione aveva chiarito: senza stadio, me ne torno negli Stati Uniti. "Tutto quello che sta succedendo l'ho letto dalla stampa, ma la Roma è estranea. Dal mio punto di vista la Roma non c'entra, costruiremo lo stadio. Tutti vogliono lo stadio, costruiamolo. Tutto è stato fatto in maniera trasparente, la Raggi ha detto che era tutto ok. Non dovremmo avere problemi". Ancora: "Non vedo perché questa cosa debba riguardarci", ha ribadito Pallotta, secondo quanto riportato sul sito de Il Romanista. "Vendere la Roma? Non l'ho mai detto. Solo in caso di ritardi, ma non vedo perché debbano esserci, visto che la Roma non ha fatto niente di male. Dovremmo aver approvato lo stadio. Non vedo perché dovremmo vedere il progetto bloccarsi". 

Raggi: "Spero che il progetto possa andare avanti"

Al momento non c'è alcuno stop formale da parte del Campidoglio al progetto, ma è ipotizzabile che l'iter di approvazione conclusiva subisca dei ritardi in quanto è necessario un confronto sulle controdeduzioni all'opera con la società proponente, Eurnova dell'imprenditore Luca Parnasi, oggetto di un'indagine da parte della procura di Roma. L'orientamento del Campidoglio a 5 Stelle, a quanto si apprende, è quello di attendere lo sviluppo dell'indagine e valutare le carte prodotte dai pm per vedere se gli atti della giunta sono pienamente in regola. 

"Chi ha sbagliato pagherà, noi siamo dalla parte della legalità. Aspettiamo di leggere le carte. Al momento non esprimiamo alcun giudizio", ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi . "Se è tutto regolare – ha aggiunto – spero che il progetto stadio possa andare avanti". Già, ma quanto ci vorrà per stabilirlo? Mesi, anni, magari un processo di mezzo.

Il progetto per la costruzione dello stadio dell'As Roma è la più grande operazione economica privata attesa a Roma, con un investimento previsto di circa un miliardo di euro. Il ciclone dell'inchiesta giudiziaria della procura di Roma esplode quando il progetto era arrivato ormai a un passo dall'approvazione finale, propedeutica alla posa della prima pietra. Era atteso per luglio l'ok dell'assemblea capitolina all'approvazione della variante urbanistica, a cui deve far seguito il via libera finale della giunta regionale. Entro l'anno, la prima pietra, si era detto.

Quattro anni di trattative col Comune e la Regione

Dal 2014 la società giallorossa ha avviato un lungo e ambizioso progetto per realizzare l'impianto di proprietà del club. Una sinergia con l'imprenditore Luca Parnasi, che già nel 2010 aveva siglato un preliminare di acquisto dei terreni di Tor di Valle dove sorge l'ex ippodromo del trotto realizzato per le Olimpiadi del 1960 – in disuso da anni – per poi costruirci sopra lo stadio e un business center. Il club giallorosso e Parnasi hanno aperto una società, la Tdv project, che, secondo il progetto, sarà proprietaria dell'impianto.

Ci sono voluti tre anni e mezzo, due sindaci, due progetti e altrettante conferenze dei servizi per arrivare a fine 2017 al via libera finale in conferenza dei servizi dell'iter autorizzativo. C'era ancora Ignazio Marino in Campidoglio quando nel maggio 2014 è stata svelata la prima versione del progetto, che prevedeva di realizzare un milione di metri cubi per costruire uno stadio disegnato da Dan Meis e un business park composto da tre torri dell'archistar Daniel Liberskind.

La giunta M5s di Virginia Raggi a febbraio 2017 ha voluto modificare il masterplan, dimezzando, in accordo con il club e il costruttore, le cubature del business park ma anche tagliando fondi privati destinati a pagare opere pubbliche a servizio della struttura. La mediazione, portata avanti tra gli altri da Luca Alfredo Lanzalone come consulente, ha visto l'eliminazione delle torri e la loro trasformazione in un complesso di una quindicina di palazzine. Alla fine del lavoro in Campidoglio è stato prodotto un masterplan che prevede un'arena da 55 mila posti, un business park con uffici, una centralità commerciale e un parco fluviale con diversi accessi ciclopedonali. L'ultimo passaggio per arrivare all'avvio dei cantieri è appunto l'approvazione della variante urbanistica in assemblea capitolina, la calendarizzazione era attesa per luglio e un ultimo via libera della giunta regionale. 

Il via libera alla variante sembrava cosa fatta

Lunedì scorso era poi terminato il tempo dedicato al recepimento delle osservazioni, da parte dei cittadini, sulla variante al piano regolatore generale connessa al progetto dello stadio, iniziato il 12 maggio scorso. È stata data quindi la possibilità a tutti coloro che ne fossero interessati di visionare tutta la documentazione progettuale relativa alla Conferenza dei servizi sia in formato digitale presso il dipartimento Programmazione e attuazione urbanistica sia sul portale di Roma Capitale. Sono 31 le osservazioni pervenute e che ora saranno esaminate e controdedotte dagli uffici del dipartimento entro un tempo massimo di 30 giorni. Al termine della definizione delle controdeduzioni sarà predisposta la delibera di assemblea capitolina che approverà anche lo schema della Convenzione per poi essere inviata alla Regione Lazio per l'adozione definitiva.

Un passaggio importante che aveva spinto la sindaca a postare su Facebook un messaggio di ottimismo. "Lo stadio a Tor di Valle si avvicina – aveva scritto ieri proprio Virginia Raggi sul suo profilo Facebook – voglio aggiornarvi: ieri a mezzanotte (lunedì, ndr) è scaduto il tempo per presentare osservazioni al progetto. Ne sono arrivate 31. E già da questa mattina ci siamo messi al lavoro per rispondere nel merito. Non perdiamo tempo. Quest'opera – che noi abbiamo modificato ottenendo il taglio delle cubature di cemento e aumentando il verde – porterà nuovi posti di lavoro e migliorerà la vita degli abitanti nel quadrante sud della città".

Poi, stamattina, la botta da Piazzale Clodio (anche l'Autorità anticorruzione ha chiesto una copia degli atti). Coinvolto nell'inchiesta anche il vicepresidente del Consiglio regionale (Forza Italia) Adriano Palozzi e il capogruppo M5s in Campidoglio, Paolo Ferrara. Tra gli indagati, Michele Civita (Pd) ex assessore all'Urbanistica della Giunta Zingaretti. Oltre naturalmente a Luca Parnasi, il costruttore e primo protagonista di questa vicenda. Un terremoto politico, non solo giudiziario. Chi se la sentirà, in questa situazione, di dire che il progetto è ok e trasparente e che potrà dunque procedere secondo i tempi previsti? Entro l'anno sarà posta la prima pietra o quella tombale?

 

Nove arresti per corruzione ed i lavori dello stadio non sono neanche partiti. Roma, la Capitale di questo Paese, si risveglia ancora una volta senza “gli anticorpi” e soprattutto in balia di un dilagante malaffare. Se da un alto i cittadini non arrivano a fine mese, dall’altro c’è chi continua ad arricchirsi sulle spalle di opere pubbliche, grandi opere ed eventi. Ecco la risposta alla sfiducia dei cittadini, sempre più disgustati da una corruzione meno sporadica e più sistemica.

A ventisei anni dall’arresto di Mario Chiesa – il 26 febbraio del 1992, momento in cui cominciava l'indagine “Mani pulite” e finiva l'era della Prima Repubblica -, sembra che la classe dirigente italica non abbia fatto passi avanti. “A livelli diversi, finalità e modalità diverse. È un Paese che sta morendo. C’è sfiducia, la gente non va più a votare, espatria”. Commentava Piercamillo Davigo, ricordando l’anniversario dell’indagine pochi mesi fa.

Ed allora, come adesso, manca la coscienza civile.  Già nel 1992, oltre alla bravura degli inquirenti, l’effetto domino fu innescato dal fatto che fossero “finiti i soldi”, non certo da un sussulto delle coscienze. Oggi, che tanti passi sono stati fatti anche nella lotta alla corruzione anche sotto il profilo normativo, vediamo che l’andazzo è sempre lo stesso: cambiano le “casacche” politiche, ma i risultati sono ugualmente drammatici.

Ai tempi di “Mani Pulite” erano i principali partiti politici a giocare questa funzione di “regolazione” tramite il finanziamento illecito, che era il prezzo che molti dei partecipanti al gioco pagavano ai partiti, cioè a strutture organizzate, per entrare nella spartizione riservata a pochi delle risorse pubbliche. Quando il peso dei partiti è venuto meno, e con esso la loro forza organizzativa, di volta in volta attori diversi (faccendieri, vertici di consorzi, associazioni mafiose autoctone), sono subentrati.

Naturalmente anche per gli indagati sullo stadio vale la presunzione di innocenza. Per ora stiamo alle carte giudiziarie e alla tesi accusatoria.

“Non è più una singola cabina di regia che faceva perno sulle segreterie dei vari partiti, ma in un sistema policentrico, in cui assume importanza il cosiddetto faccendiere che connette i singoli rami”. Così Alberto Vannucci, professore di Scienze Politiche all’Università di Pisa ed esperto di “prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione”, spiegava le differenze fra gli anni bui di tangentopoli e quelli odierni.

Ma è la cultura che deve cambiare. Se è vero come è vero che, a seguito della sentenza di primo grado del processo “Mondo di mezzo”, in cui l’accusa della Procura Capitolina contestava l’associazione mafiosa mentre il Tribunale ha riconosciuto il sistema corruttivo, chi è stato condannato ha esultato, così come una parte dell’opinione pubblica, sostanzialmente dicendo “avete visto? È corruzione, non mafia”.

Come se la corruzione in questo Paese non fosse una vera e propria emergenza, come se per qualcuno rubare fondi pubblici sia quasi accettabile, non capendo che quei soldi sono di ogni cittadina ed il bilancio della corruzione nel nostro Paese, 60 miliardi di euro (secondo una vecchia stima da molti confutata), pesa sulla vita di ciascuno di noi. 

È un po’ come quel politico che, arrestato nel siracusano per voto di scambio politico-mafioso, viene rimesso in libertà dal Tribunale del Riesame con la “sola” accusa di corruzione elettorale e la prima dichiarazione che fa è quella della vittima.

Ma insomma, il problema è che si comprino i voti dalla mafia o che si comprino in assoluto? La corruzione, in questo Paese, è accettata con la rassegnazione di chi la considera un “fenomeno normale”. Ed allora, se è un fenomeno normale, non lamentiamoci dei posti di lavoro che mancano, dei nostri giovani che sono costretti ad emigrare all’estero. Perché se non cambia la cultura, gli inquirenti continueranno nel loro “brillante” lavoro, ma passata l’indignazione del momento tutto tornerò come prima.

Senza comprendere che, nel 2018, in Italia la corruzione è l’altra faccia della stessa medaglia delle mafie. Quindi purtroppo: con le mazzette e senza lavoro per i più giovani.

Il 2 dicembre del 2016 l’Italia decide di regolamentare la coltivazione e la lavorazione della canapa. Viene varata una legge, la 242, che apre nuove frontiere e nuove possibilità imprenditoriali. Il 2017 è l’anno del “boom”. Non c’è titolo di giornale che non presenti un titolo esplosivo. Nascono le prime aziende, come la EasyJoint, e i negozi si moltiplicano in tutta Italia. La cosiddetta Cannabis Light diventa un prodotto sempre più richiesto.

Quella legge assicura tutele semplici e restrizioni accettabili oltre che incentivi per la coltivazione e per la creazione di impianti di trasformazione. Ma c’è un piccolo problema. Elenca le possibili destinazioni della Canapa: alimenti, profumi, cosmetici, semilavorati per le industrie ma si dimentica di fare riferimento all’uso più discusso: quello ricreativo. E in questo vuoto il mercato dilaga. La Canapa viene venduta come deodorante o come articolo da collezione. E non importa se qualcuno, invece, decide di “accenderlo”. In quella legge, inoltre, c’è un altro problema: non si parla di infiorescenze, la parte della pianta di cannabis che si fuma. Del resto i livelli di THC (delta-9-tetraidrocannabinolo) permessi, allora lo 0,6%, erano talmente bassi da non avere effetti disturbanti sull’organismo.  

La circolare di maggio del Ministero dell’Agricoltura

A fine maggio, il Mipaaf, ha colmato queste lacune. Con una circolare ministeriale ha sottolineato che la coltivazione della canapa “è consentita senza necessità di autorizzazione che viene richiesta solo se la piana ha un tasso di THC di oltre lo 0,2%, come previsto dal regolamento europeo. Qualora la percentuale risulti superiore ma entro il limite dello 0,6% l'agricoltore non ha alcuna responsabilità; in caso venga accertato un tasso superiore allo  0,6% l'autorità giudiziaria può disporre il sequestro o la distruzione delle coltivazioni di canapa". All’interno del testo è presente anche la parola infiorescenze. In poche parole, tutti coloro che avevano deciso di dedicare i loro sforzi in questo business possono finalmente avere una regolamentazione chiara. Anche dal punto di vista della vendita per usi ricreativi. Una trasparenza che aiuta anche tutti quelli che devono fare i controlli e denunciare gli abusi.

Gli esempi di GraceShop e EasyJoint

In un video, Repubblica ha chiesto a due delle principali realtà italiane, Grace e EasyJoint, di fare il punto su questi 18 mesi di vendita. In entrambi i casi il primo elemento che emerge è il fatto che le coltivazioni di infiorescenze siano rigorosamente “Made in Italy” e che la filiera di produzione sia controllata con molta attenzione. La fase di controllo, quella più delicata, non si arresta neanche quando il prodotto arriva in negozio. Del resto, in ballo, c’è un mercato assai promettente. Lo scorso ottobre l’ideatore di EasyJoint, Luca Marola, spiegava che in cinque mesi avevano venduto “tra le 12 e le 14 tonnellate di fiori di canapa, sono sei, otto stadi di San Siro come superficie di coltivazione”. Con un fatturato, come aveva raccontato Agi, che superava il milione di euro.

Cosa si trova all’interno dei negozi

L’offerta è ricchissima. Nel settore alimentare si va dalle uova alla birra, dalla cioccolata ai biscotti, dalle crostate alle tisane al nero afgano. Alcuni prodotti sono realmente a chilometro zero: come il Cannolio, l’olio a base di canapa, fatto proprio da Grace. Ma non finisce qui. Ci sono anche i prodotti per la cosmesi e per il corpo, con le creme per i massaggi e quelle antidolorifiche. Tra quelle più richieste, confida Pietro Cives di Grace, “c’è quella che combatte l’artrosi”. E poi c’è la vendita delle infiorescenze, all’interno dei parametri di legge, che variano per sapore e odore. “Ne abbiamo 10-12 tutte diverse che vengono scelte in base al gusto personale”. Quello che varia maggiormente è la quantità di CBD, ovvero il principio contenuto nella cannabis che non ha effetti psicoattivi, ma soltanto sedativi.

Una clientela fissa

La canapa ha molte proprietà benefiche. È un anti-depressivo, può aiutare contro le convulsioni, rilassa ed è un efficace metodo contro l’insonnia. E chi la prova ne racconta i giovamenti per il corpo, diventando un cliente fisso del negozio. Chi entra, infatti, non appartiene per forza a una fascia d’età giovane e interessata alla parte “ricreativa”. Ci sono molti professionisti che decidono di comprare prodotti a base di canapa. “C’è un approccio positivo da parte del pubblico. Credo che nel prossimo futuro tutti avremo in casa un prodotto a base di canapa”.  Che sia alimentare, cosmesi, infiorescenze o solo un articolo da collezione, poco importa. Tutti, prima o poi, entreremo in un negozio così.

Articolo aggiornato alle ore 11,00 del 13 giugno 2018.

Nove arresti (sei in carcere, tre ai domiciliari) in un’inchiesta sul nuovo stadio dell’AS Roma calcio. I carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale hanno eseguito stamattina una misura cautelare emessa dal gip di Roma nei confronti di 9 persone nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Procura capitolina, concernente “un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive e di una serie indeterminata di delitti contro la pubblica amministrazione”, nel quadro delle procedure connesse alla realizzazione del nuovo impianto. L’operazione è denominata “Rinascimento”.

Tra gli arrestati anche l’imprenditore Luca Parnasi, costruttore (suo il progetto e il terreno dello stadio) e amministratore della Eurnova, mentre ai domiciliari è finito Luca Lanzalone, presidente dell'Acea. Tra le altre persone coinvolte, anche alcuni consiglieri regionali e il vicepresidente del Consiglio regionale Adriano Palozzi (Forza Italia). Gli indagati avrebbero ricevuto, in cambio dei favori agli imprenditori, una serie di utilità, tra le quali anche l’assunzione di amici e parenti. Questa la tesi accusatoria del pm Paolo Ielo. Tra le persone ai domiciliari anche il consigliere regionale Pd, Michele Civita, già assessore all'Urbanistica della Giunta Zingaretti. 

"Chi ha sbagliato pagherà, noi siamo dalla parte della legalità. Aspettiamo di leggere le carte. Al momento non esprimiamo alcun giudizio". Lo ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi . "Se è tutto regolare – ha aggiunto – spero che il progetto stadio possa andare avanti".

Nelle prossime ore la procura fornirà tutti i dettagli di una vicenda che piomba sulla capitale proprio nel momento in cui le procedure per la realizzazione dell'impianto a Tor di Valle sembravano essersi finalmente sbloccate. "Lo stadio a Tor di Valle si avvicina – aveva scritto ieri proprio Virginia Raggi sul suo profilo Facebook – voglio aggiornarvi: ieri a mezzanotte (lunedì, ndr) è scaduto il tempo per presentare osservazioni al progetto. Ne sono arrivate 31. E già da questa mattina ci siamo messi al lavoro per rispondere nel merito. Non perdiamo tempo. Quest'opera – che noi abbiamo modificato ottenendo il taglio delle cubature di cemento e aumentando il verde – porterà nuovi posti di lavoro e migliorerà la vita degli abitanti nel quadrante sud della città".

Continuava la sindaca nel suo post: "Tutti i cittadini potranno leggere la documentazione della Conferenza dei servizi  sul portale di Roma Capitale. #UnoStadioFattoBene, un progetto unico, innovativo, moderno e rispettoso dell'ambiente perché ecosostenibile ma al tempo stesso tecnologicamente all'avanguardia. Vogliamo che il sogno dello stadio a Tor di Valle diventi presto realtà".

Lunedì scorso è infatti terminato il tempo dedicato al recepimento delle osservazioni, da parte dei cittadini, sulla variante al piano regolatore generale connessa al progetto dello stadio, iniziato il 12 maggio scorso. È stata data quindi la possibilità a tutti coloro che ne fossero interessati di visionare tutta la documentazione progettuale relativa alla Conferenza dei servizi sia in formato digitale presso il dipartimento Programmazione e attuazione urbanistica sia sul portale di Roma Capitale. Sono 31 le osservazioni pervenute e che ora saranno esaminate e controdedotte dagli uffici del dipartimento entro un tempo massimo di 30 giorni. Al termine della definizione delle controdeduzioni sarà predisposta la delibera di assemblea capitolina che approverà anche lo schema della Convenzione per poi essere inviata alla Regione Lazio per l'adozione definitiva.

Ma ora gli arresti della procura di Roma rischiano di sconvolgere i piani del Comune. In giornata si capirà l'entità e la portata dell'inchiesta. E soprattutto i nomi delle persone coinvolte. Al momento, sembra escluso un coinvolgimento del club giallorosso.

Il sistema scolastico italiano è iniquo: egualitario sulla carta, ma nei fatti non rimedia le differenze di partenza tra gli studenti legate al contesto familiare e sociale, anzi le rinforza. Il giudizio arriva dall'Ocse, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, nel suo Rapporto 'Politiche efficaci per gli insegnanti: una prospettiva OCSE-PISA', reso noto oggi.

Il Rapporto mostra chiaramente che non tutti gli studenti hanno pari accesso a un insegnamento di alta qualità e che questa disuguaglianza può spiegare gran parte dei divari di apprendimento osservati tra gli studenti più favoriti e quelli svantaggiati, sia all'interno dei paesi che tra di essi. In circa la metà dei 69 paesi ed economie esaminati, gli insegnanti delle scuole con un'alta concentrazione di studenti svantaggiati tendono ad avere qualifiche o credenziali inferiori rispetto agli insegnanti delle scuole più avvantaggiate.

E nei sistemi educativi in cui ciò viene osservato – tra cui Francia, Italia, Paesi Bassi e il sistema scolastico pubblico degli Stati Uniti – il divario nel rendimento degli studenti in relazione allo status socio-economico tende ad essere più ampio che in paesi come Canada, Finlandia, Giappone o Corea, dove le qualifiche, le credenziali e l'esperienza degli insegnanti sono più equilibrate tra le scuole.

Per l'Italia, i dati più rilevanti (riferiti al 2015) sono i seguenti: le scuole superiori con una maggiore concentrazione di studenti svantaggiati tendono ad avere una percentuale minore (83%) di insegnanti in possesso di abilitazione, rispetto alle scuole superiori più avvantaggiate da un punto di vista socio-economico (97%).

Le scuole più svantaggiate sono quelle il cui livello socio-economico medio è tra i più bassi del paese e che insieme rappresentano il 25% degli studenti; le scuole più avvantaggiate rappresentano un numero di studenti equivalente, ma hanno livelli medi di status socio-economico tra i più alti del paese. Nelle scuole più svantaggiate, tra i fattori che incidono sull'offerta formativa, gli insegnanti lamentano più spesso che nelle scuole più avvantaggiate una carenza di docenti (il 24% dei docenti lo ritiene un fattore rilevante, contro il 17% dei docenti nelle scuole più avvantaggiate).

Le scuole più svantaggiate avevano, nel 2015, una maggiore presenza di insegnanti precari (con contratti di durata inferiore all'anno): 26% tra gli insegnanti di scienze e 21% tra gli insegnanti restanti (contro il 12% e l'8%, rispettivamente, nelle scuole più avvantaggiate). In generale, l'anzianità in servizio per gli insegnanti delle scuole più svantaggiate è minore che per quelli delle scuole più avvantaggiate, ma soprattutto, la permanenza all'interno della stessa scuola è minore (forse perché le domande di trasferimento sono più frequenti tra gli insegnanti delle scuole "difficili". Le scuole svantaggiate concentrano un numero maggiore di insegnanti con meno di 5 anni di esperienza – l'8% tra gli insegnanti di scienze, contro il 3% nelle scuole più svantaggate. 

Alla fine la nave Aquarius non andrà in Spagna. Saranno navi italiane a portare i 629 migranti, salvati dalla Ong davanti alle coste della Libia, al porto di Valencia, in Spagna, reso disponibile dal premier Pedro Sánchez. Per farlo non compieranno nessuna tappa intermedia e non attraccheranno in nessun porto italiano. Quella del governo, per il comandante De Falco, coordinatore delle operazioni di salvataggio della Costa Concordia e attualmente parlamentare del Movimento 5 Stelle, è stata una scelta che porta l’Italia “ad assistere alle prime crepe del muro di indifferenza che ci aveva lasciati soli. È probabile che questo cambierà le cose”.

La risolutezza “garbata” di Salvini

C’è un aggettivo che De Falco usa per descrivere l’atteggiamento di Matteo Salvini e dell’Italia nei confronti dell’Europa e di Malta. “Risoluto”. Qualcosa che fa pensare ad una presa di posizione decisa, energica, senza tentennamenti. Un cambio di rotta che ha agitato le acque solcate in maniera troppo passiva dai governi precedenti. Per alcuni è stato un messaggio di fierezza e di ardito coraggio, per altri un atteggiamento pericoloso che colpisce i più deboli e i più indifesi. Certo è che per il ministro dell’Interno, quella di ieri, è stata una VITTORIA. Scritta in questo modo, con le lettere in maiuscolo. “Alzare garbatamente la voce paga, cosa che il governo italiano non faceva da anni. Il problema è "stato risolto grazie al – buon cuore – della Spagna ma evidentemente l'Ue non può andare avanti a buon cuore”. Un gesto di solidarietà che è stato apprezzato anche dal Premier, Giuseppe Conte e sostenuto dall’altro pilastro del governo gialloblu, Luigi Di Maio.

Ma l’Italia può davvero chiudere i porti?

Sì, ma a determinate condizioni. Ovvero se il Governo sospetta che sia in corso una violazione delle leggi che ne regolamentano l’utilizzo o se l’arrivo di una nave possa pregiudizio alla pace, al buon ordine e alla sicurezza dello stato costiero”. Questo è quello che dice la convenzione dell’Onu sul diritto del mare che l’Italia ha ratificato nel 1994. Dario Belluccio, dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), ha inoltre ricordato, su Internazionale, che “l’Aquarius trasporta dei naufraghi che sono stati soccorsi sotto il coordinamento delle autorità italiane, quindi l’Italia è responsabile per la sorte di queste persone. Sottraendosi a questa responsabilità violerebbe norme e trattati internazionali”.

Il ruolo di Malta qual è?

È stata il bersaglio principale di Roma nel caso Aquarius. L’isola, che si trova a meno di 150 chilometri dalla Sicilia, ha negato alla nave gestita da SOS Méditerranée e Medici Senza Frontiere di approdare sul suo territorio. A causa delle sue ridotte dimensioni, infatti, Malta non sarebbe adeguatamente attrezzata per gestire sbarchi di grandi dimensioni e le successive richieste di protezione internazionale. Molte Ong, facendo appello alla convenzione di Amburgo (1979) sul soccorso marino, si dirigono quindi nel primo porto sicuro che possa garantire tutto ciò. E che si trova in territorio italiano. C’è anche da dire, però, che Malta accoglie un numero molto elevato di migranti. Più dell’Italia se si mette in proporzione il dato degli arrivi con quello complessivo della popolazione. 

La “pacchia” e le altre frasi, non tutte precise, di Salvini

Prima della mossa che ha costretto l’Aquarius a stare ferma in mezzo al Mediterraneo per diversi giorni, il leader del Carroccio aveva denunciato i “170 mila presunti profughi che in questo momento stanno guardando la televisione in albergo pagati dagli italiani”. Un’affermazione smentita dal nostro fact-checking ma che aveva spianato il campo ad azioni più concrete, come l’accusa diretta a Malta e alla sua tendenza di dire sempre “no” sul tema dell’accoglienza. Qualche giorno prima, Salvini aveva attaccato anche la Tunisia, colpevole con i suoi frequenti indulti di aver permesso a molti “delinquenti” di arrivare sulle nostre coste. Una frase che partiva da premesse vere ma che, d’altro canto, faceva intendere in maniera scorretta che l’aumento degli sbarchi di tunisini fosse legato a queste forme di perdono che il paese africano adotta con troppa frequenza. Salvini si è dimostrato più attento nel citare invece le cifre che il nostro Paese spende per l’accoglienza dei migranti, più o meno 5 miliardi di euro. Non si tratta però di soldi che vanno solo nell’accoglienza ma che comprendono anche operazioni come il soccorso in mare, la sanità e l’istruzione.

Il dibattito “estremo” online

Quella che ha reagito alle azioni del Ministro dell’Interno è un’Italia divisa a metà. C’è chi ha deciso di rilanciare l’hashtag utilizzato dai leghisti, #chiudiamoiporti, e chi ha deciso di rispondere usando lo stesso linguaggio, #umanitaperta. La narrazione proposta dagli esponenti del governo ha avuto però molti più consensi cavalcando quella linea anti-immigrazione che ormai “sintetizza un'area di enorme consenso” e che è visibile anche nei risultati delle ultime elezioni comunali. Poco sono servite le prese di posizione di esponenti del mondo della cultura come Roberto Saviano e del mondo ecclesiastico, come Monsignor Ravasi.

La soluzione (forse) arriva dalla Libia

Se da una parte il Viminale attende risposte da Bruxelles, dall’altra si muove verso l’altro paese che è responsabile dell’afflusso di migranti verso l’Europa: la Libia. Per questo Matteo Salvini ha deciso, entro fine mese, di preparare una missione che possa permettergli di affrontare con decisione il tema migranti confrontandosi direttamente con Tripoli. Alzerà ancora “garbatamente” la voce?

Ci sono altri che stanno alzando la voce. Contro l'Italia

Vedremo come staranno le cose a fine mese. Di certo, la vicenda dell'Aquarius non finirà con l'arrivo della nave nel porto di Valencia il prossimo week end. Ad alzare la voce, oltre al ministro leghista, è anche la neo ministra della Giustizia spagnola, Dolores Delgado. l'Italia rischia "responsabilità penali internazionali" per la vicenda della nave Aquarius in relazione al rispetto del diritto umanitario, le convenzioni e gli accordi internazionali. "È una questione di umanità, è una questione di generosità, ma anche e fondamentalmente, si tratta di rispettare le convenzioni e i trattati internazionali di cui tutti gli Stati fanno parte", ha detto il ministro in un'intervista a Cadena Ser, aggiungendo che "la violazione di queste convenzioni e trattati internazionali potrebbe determinare responsabilità internazionali". Il diritto umanitario è "essenziale" e che esistono "meccanismi" per perseguirne il mancato rispetto. 

Durissimo anche il giudizio del partito di Macron. "Considero vomitevole la linea del governo italiano – ha detto Gabriel Attal, portavoce di 'En Marche' – è inammissibile giocare alla politica con delle vite umane, lo trovo immondo". Intervistato dall'emittente Public Senat, Attal ha aggiunto: "Un pensiero va prima di tutto alle 629 persone che sono sulla nave Aquarius".