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Per Legambiente sono le dieci linee ferroviarie peggiori d’Italia nel 2017 per i pendolari, tre milioni di italiani che ogni giorno prendono il treno per andare a lavorare, a scuola o all’università. La classifica è stata fatta mettendo insieme le proteste degli utenti per i ritardi e i tagli e situazioni oggettive come la tipologia dei treni sia per capienza sia per età, la carenza di orari adatti per l’utenza pendolare, la frequenza dei convogli, la condizione delle stazioni.

1) Roma-Lido

Ormai la linea registra un afflusso giornaliero di 55.000 tra studenti e lavoratori contro i circa 100.000 stimati fino a pochi anni fa, con un calo del 45%. L’età media dei 23 convogli (erano 24 nel 2015) che la frequentano sfiora i 20 anni mentre le corse effettuate nell’anno 2016 sono state il 7,2% in meno rispetto a quelle programmate. Le biglietterie sono presenti solo in meno di un quarto delle stazioni, mentre nel 78% non vi è la presenza di personale ferroviario (o è saltuaria), nell’85% dei casi i tabelloni elettronici degli orari non funziona. I continui guasti e problemi tecnici, si ripercuotono sugli utenti tra corse che saltano senza che venga fornita un’adeguata informazione, e poi ritardi periodici, sovraffollamento dei treni. La soluzione migliore per la Roma-Lido sarebbe di trasformarla in una vera e propria metropolitana, visto che è tutta all’interno del Comune di Roma e potrebbe catturare un bacino di utenti enorme, migliorando la mobilità dell’intero quadrante urbano a Sud di Roma. Ma per ora è difficile intravedere una qualche speranza di cambiamento per i pendolari.

 

 

2) Circumvesuviana 

Collega un’area metropolitana di circa due milioni di abitanti e si estende per circa 142 km (distribuiti su 6 linee e 96 stazioni). Oltre alle denunce di pendolari, il disastro del servizio nel 2016 è stato confermato pubblicamente dall’Ente Autonomo Volturno (la holding, con la Regione Campania come socio unico, dove nel 2013 sono confluite Circumvesuviana, Cumana, Circumflegrea e Metrocampania NordEst): aumento delle soppressioni (4.252 treni), aumento dei ritardi oltre i 15 minuti (26.533 nel 2016), quasi assenza di treni a composizione tripla, nonostante le maggiori risorse finanziarie disponibili rispetto al 2015. E non è andata meglio nel 2017. Dal 2010, quando i treni in circolazione erano 94, è stata infatti una parabola discendente; salvo guasti, oggi viaggiano 56 treni, ma ne servirebbero almeno 70 per garantire un servizio dignitoso ai pendolari, costretti a viaggiare ammassati, nonostante il crollo del numero dei viaggiatori che ben rispecchia la crisi in cui versa l’azienda. Basti dire che rispetto al 2012 i passeggeri ogni giorno sulla Circumvesuviana si sono ridotti del 22%, con 27mila passeggeri in meno sulla linea.

 

3) Reggio Calabria-Taranto

La ferrovia Jonica è una linea di 472 km, che collega tre regioni e tanti centri portuali e turistici e che ha visto negli ultimi anni un peggioramento drastico del servizio. Da Reggio a Taranto sono 6 i collegamenti giornalieri; il treno più veloce impiega 6 ore e 15 minuti, con tre cambi a Paola, Castiglione Cosentino e Sibari da dove però il treno finisce e si prosegue in pullman. I tagli al servizio sono stati pari al 20% rispetto al 2010, con la cancellazione di 4 intercity notte, 5 treni espresso, 7 treni espresso cuccetta, 2 treni interregionali. Per i pendolari la speranza che questa situazione cambi sono davvero pochissime. Per cambiare questa situazione ci sarebbe bisogno di investimenti per completare l’elettrificazione e l’inserimento di nuovi treni più veloci.

 

4) Verona-Rovigo 

Poche corse, mezzi obsoleti, ritardi e abbandono delle piccole stazioni spesso sprovviste delle tabelle che indicano gli orari, su una tratta ferroviaria di 96,6 km che collega due capoluoghi di provincia e uno snodo importante come quello di Legnago. Il servizio passeggeri è effettuato da Sistemi Territoriali azienda controllata dalla Regione Veneto. La linea è a binario unico se non per due piccoli tratti, in tutto 15 km. I treni circolanti sono degli anni Settanta e hanno dei tempi di percorrenza medi di 55 km/h. Per fare un confronto con il passato, 15 anni fa il treno più veloce ci mettevo 1 ora e 25 minuti, oggi impiega 16 minuti in più.

 

5) Brescia-Casalmaggiore-Parma 

92 km, percorsi a 46 km/h di media su cui i pendolari riscontrano quotidiani disagi e condizioni non degne di un collegamento tra centri urbani importanti e tra due delle regioni ricche e a maggiore domanda di pendolarismo in Italia. La linea vede meno di 30 treni giornalieri (neppure un treno l’ora durante l’arco della giornata), è palesemente sotto utilizzata e versa da diversi anni in una condizione di abbandono. Il materiale rotabile ha un’età media superiore ai 30 anni e rispetto al 2009 il treno più veloce impiega 20 minuti in più. Nell’ultimo anno si è verificata una serie di gravi guasti alla linea, che hanno messo a repentaglio la salute e la sicurezza di molti pendolari. Tra le 25 linee lombarde, è quella che ha avuto gli indici di affidabilità più bassi.

 

6) Agrigento-Palermo

Il tempo di percorrenza è di poco più di 2 ore, la velocità media di 67 km/h, e sono 12 le coppie di treni che quotidianamente percorrono la linea lunga 137 km ed elettrificata dagli anni 90. Malgrado la domanda di spostamento tra le due città sia molto rilevante, solo una percentuale bassa si sposta in treno. E la ragione sta nel fatto che i treni sono pochi e risultano molto spesso in ritardo, malgrado la linea sia ampiamente sotto utilizzata, specialmente nelle giornate di pioggia quando in molte stazioni si allagano i binari e si verificano frane. Il comitato pendolari Palermo-Agrigento ha denunciato il disagio di chi da mesi è costretto a viaggiare in treni sporchi e sovraffollati e la rabbia nel non essere ascoltati nonostante i continui reclami.

 

7) Settimo Torinese-Pont Canavese 

È una linea di 40 km, gestita da GTT, dalla fine del 2012 rappresenta parte della linea 1 del Sistema Ferroviario Metropolitano di Torino. I pendolari sono sul piede di guerra per i disagi provocati da treni cancellati senza preavviso con frequenze inadeguate e per il sovraffollamento dei convogli successivi. L’età dei convogli sfiora i 30 anni; la loro composizione in molti casi risulta del tutto inadeguata con corse composte da una sola carrozza e persone stipate all’inverosimile. I ritardi, ormai cronici, nelle ore di punta, non scendono quasi mai sotto i venti minuti, su una tratta che, in condizioni normali, è percorsa in 1 ora a una velocità media di 40 km/h. E con molti treni che si fermano a Rivarolo, costringendo chi continua per Pont Canavese a dover prendere un autobus con ulteriore perdita di tempo.

 

8) Campobasso-Roma

È frequentata da molti pendolari ma dal 2010 a oggi ha visto una diminuzione del numero di treni del 42,8%, passando dalle 10 coppie giornaliere di treni diretti di allora alle 7 attuali (per un viaggio di oltre 3 ore e 10 minuti). La linea è complessivamente di 244 chilometri, ma i problemi riguardano in particolare i 75 chilometri sulla tratta tra Campobasso e Roccaravindola che sono ancora a binario unico non elettrificato. E’ infatti qui che si registrano i maggiori problemi di lentezza e inadeguatezza del servizio: 53 minuti nella tratta tra Campobasso ed Isernia con una velocità media di nemmeno 55 km/h su una linea sostanzialmente vuota. I pendolari lamentano nel corso dell’ultimo anno ripetuti episodi di gravi ritardi e di malfunzionamento dei convogli: treni costretti a frequenti soste in varie stazioni perché il gabinetto non funziona, aria condizionata guasta in estate, sovraffollamenti e ritardi che sono arrivati a superare in alcuni casi un’ora.

 

9) Genova-Savona-Ventimiglia

Per chi frequenta i 147 km di questa linea ferroviaria il 2017 è stato un anno caratterizzato da criticità e proteste. Il materiale rotabile non risulta assolutamente in grado di soddisfare le richieste dei pendolari e dei turisti. La Liguria è l’unica Regione del Nord Italia dove i treni hanno un’età media superiore ai 19 anni. Anche sulla puntualità dei treni piovono lamentele, ma i pendolari lamentano soprattutto convogli vecchi, con sedili rattoppati, bagni sporchi e maleodoranti specialmente in estate. Ed al contrario nei periodi più freddi i pendolari vedono il passaggio di “treni-frigorifero” con carrozze al ghiaccio perché il riscaldamento spesso risulta guasto.

 

10) Bari-Corato-Barletta

È una linea ferroviaria di 70 km che attraversa un bacino di utenza di circa 700.000 abitanti e che era fino a due anni fa un esempio di successo nel trasporto ferroviario pendolare. La linea è diventata purtroppo famosa il 12 luglio 2016 quando uno scontro frontale tra due treni, avvenuto nel tratto a binario unico tra Andria e Corato, ha causato la morte di 23 persone e oltre 50 feriti. A seguito dell’incidente la linea è stata chiusa tra Andria e Corato e sono partiti i lavori per il raddoppio di una tratta di 10 km. Ad oggi, la riapertura della tratta ferroviaria Corato-Ruvo è stata posticipata e continuano ad operare gli autobus sostitutivi (servizio che dipende direttamente dalla Regione) con i relativi disagi per studenti e lavoratori, specialmente nelle ore di punta in cui il servizio sostitutivo è carente.

Legambiente: manca una strategia complessiva

L’Italia ha bisogno di aumentare sensibilmente il numero di passeggeri che viaggiano in treno e, nelle principali città, di chi si sposta in metro e in tram, se vuole migliorare la qualità dell’aria e ridurre le emissioni di CO2 come previsto dall’Accordo di Parigi. Ma l’entrata in vigore dell’orario ferroviario invernale vede ancora una volta aumentare l’offerta di treni ad alta velocità e invece poche novità sul resto della rete. Basti dire che 7 anni fa, prima dei tagli, circolava il 6,5% di treni regionali in più e il 20% di treni Intercity. Il nuovo orario invernale fotografa al contrario un boom di collegamenti veloci, come per esempio le 50 corse al giorno di Frecciarossa e le 25 di Italo da Roma a Milano, per un aumento dell’offerta del 78,5% dei treni in circolazione in 7 anni, con un treno ogni 10 minuti negli orari di punta. Eppure i viaggiatori che beneficiano dei servizi ad alta velocità sono 170.000 contro i tre milioni circa di pendolari che si spostano ogni giorno sulle linee ordinarie dove la situazione non vede miglioramenti.

“Il problema del trasporto ferroviario in Italia è che manca una strategia di potenziamento complessivo, al di fuori dell'Alta Velocità, – commenta Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – che permetta di migliorare l’offerta a partire dalle grandi città e dalle situazioni più difficili sulle linee secondarie, in particolare del Sud. Chiediamo al governo Gentiloni di individuare subito risorse nella legge di Stabilità in corso di approvazione per rilanciare la cura del ferro che serve al Paese nelle città. Inoltre, si deve intervenire con urgenza nelle situazioni più gravi e insopportabili, come quella che vivono ogni giorno centinaia di migliaia di pendolari, in particolare a Roma e a Napoli, dove il numero dei passeggeri su treno è diminuito del 30% in questi anni”.

 

 

In caso di mancato sgombero di case occupate, lo Stato è chiamato a risarcire i proprietari dell'immobile. Lo ha deciso con una sentenza storica il tribunale civile di Roma che ha condannato il ministero dell’Interno a risarcire con una cifra complessiva di 7 milioni di euro i proprietari di un palazzo occupato della Capitale, nei pressi della vecchia Fiera, per il mancato sgombero dello stabile. Prevale, si legge nelle motivazioni, l'interesse del singolo.

"Le forze di polizia – si legge sul Messaggero – divengono vincolate, nelle attività di tutela dell'ordine pubblico, della pubblica sicurezza e del rispetto delle leggi, ed in particolare nella tutela della legalità, ad intervenire nell'interesse del singolo". A far ricorso ai giudici è stata la Oriental Finance srl per un edificio di sua proprietà occupato nel 2013 da oltre 350 persone, mai sgomberato nonostante il decreto di sequestro preventivo firmato dal gip nell'agosto del 2014".

Della sentenza si è occupato anche il Corriere della Sera: “Un precedente giuridico rivoluzionario che ha fatto esultare Confedilizia e adesso potrebbe fare da apripista per tutti coloro che si trovano nella stessa situazione. Anche se, sottolineano al Viminale, «le regole sono già state cambiate con la circolare voluta dal ministro Minniti dopo quanto accaduto la scorsa estate con gli scontri di piazza seguiti alla decisione di liberare il palazzo di via Curtatone»".

Il Viminale annuncia ricorso e spiega che gli sgomberi non sono stati eseguiti perché l'amministrazione locale non era riuscita a trovare delle soluzioni alloggiative temporanee per i casi più gravi. Il Viminale inoltre ricorda come le nuove disposizioni, diramate a ottobre, deleghino ai prefetti la pianificazione degli interventi, ma soprattutto il coinvolgimento dei sindaci nella mappatura delle situazioni a rischio e nella necessità di trovare soluzioni alternative per fare fronte all'emergenza abitativa. L'identificazione di soluzioni alloggiative alternative per gli occupanti e il coinvolgimento dei Comuni sarà sicuramente terreno di discussione, proprio alla luce del diritto soggettivo dei proprietari che la sentenza ha conclamato. In sostanza, il giudice, tra l'interesse del singolo e la 'giusta causa' opposta dal Viminale sul mancato sgombero per assenza di alternative, ha privilegiato il primo.

 

 

Oggi l’inverno ha cominciato a giocare duro in tutto il Nord Italia. Pioggia, vento ghiaccio stanno rendendo molto difficili gli spostamenti in diverse città. Anche gli spostamenti a piedi, non solo quelli in auto (per via della neve anche a bassa quota) e sui treni. Camminare diventa pericoloso per via del gelicidio, fenomeno che si verifica quando piove e la temperatura è intorno allo zero termico. Se la pioggia cade su una superficie più fredda, gela e provoca un sottile strato di ghiaccio. Si forma soprattutto su strade e marciapiedi ed è molto pericoloso perché non è molto visibile a occhio nudo, come invece lo sono il ghiaccio vero e proprio e ovviamente la neve. Quel sottilissimo strato di ghiaccio che notiamo sui parabrezza delle automobili la mattina presto e si riesce a togliere con un po’ di acqua fredda e l’avviamento del motore. Sull’asfalto della strada è molto più complicato da rimuovere perché la superficie sul quale si forma non è ovviamente liscia.

In questi giorni di inizio dicembre il gelicidio si forma con più frequenza per via del vento di tramontana che ha colpito alcune città. Il gelicidio è un fenomeno diverso dalla brina. Questa non è dovuta alla pioggia, ma al vapore acqueo contenuto nell’aria. Se la temperatura scende sotto lo zero, in assenza di vento, il vapore ghiaccia sulle superfici più fredde.

In altre parole, il gelicidio sono gocce di pioggia gelata che non riescono a trasformarsi in fiocchi di neve e si solidificano al primo contatto col terreno formando uno strato di ghiaccio molto sottile, ma anche molto scivoloso che si compatta con l’asfalto, rendendolo scivolosissimo.

Il Ponte dell'Immacolata si conclude con i primi fiocchi di neve su Milano che annunciano un inizio di settimana all'insegna del maltempo. Intorno alle 16 ha iniziato a nevicare con decisione sul capoluogo lombardo, con i mezzi spargisale in azione lungo le strade per il rischio ghiaccio. Neve e spargisale in strada anche a Venezia Per domani l'allerta meteo riguarda in particolare Liguria, Emilia e Toscana per le precipitazioni che localmente potrebbero assumere il carattere di 'freezing rain', la pioggia che si congela al suolo mettendo a rischio la sicurezza della circolazione stradale.

Particolarmente interessate dovrebbero essere la provincia di Alessandria, l'Emilia-Romagna occidentale e localmente l'Appennino Tosco-Emiliano mentre sul Levante della Liguria c'è un'allerta rossa per le abbondanti piogge, in particolare da Portofino a Moneglia dove le scuole resteranno chiuse. La partita Genoa-Atalanta in programma domani è stata rinviata a martedì alle 19. Allerta rosso anche in Versilia e nella provincia di Lucca, dove le scuole resteranno chiuse.

La perturbazione atlantica che sta portando piogge e nevicate sulle regioni settentrionali sarà seguita dall'arrivo di aria calda e instabile dall'Africa che determinerà un aumento della ventilazione, un rialzo delle temperature e piogge al centro-nord.

Piogge e temporali, localmente anche molto intensi e accompagnati da fulmini e forti raffiche di vento, sono invece attese a partire da lunedì mattina su Lombardia, Veneto, Trentino, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Abruzzo e Molise. Venti forti e di burrasca, infine, sono previsti dalla notte di domenica su Sardegna, Campania, Abruzzo, Molise, Veneto e Friuli Venezia Giulia. 

A Genova il ponte dell'Immacolata lo hanno sfruttato anche alcune famiglie di cinghiali, che sono scese dai monti e hanno attraversato la città. Diverse le incursioni registrate dai vigili del fuoco e forze dell'ordine nelle zone più popolate e centrali di Genova. Già A maggio scorso un cinghiale è fuggito in mare davanti a Corso Italia, la 'promenade' della città. Nei mesi e nelle settimane scorse sono stati avvistati nei pressi della stazione ferroviaria di Brignole, nel quartiere residenziale di Albaro dove un tassista ha investito una cucciolata, nei giardini pubblici e nel cortile dell'Università.

A settembre tre motociclisti sono finiti in ospedale dopo aver investito gli ungulati nel quartiere di Molassana. Ma non è solo Genova a dover convivere con i cinghiali. Il problema è esteso da Levante a Ponente.

Crollo nella Reggia di Caserta: una parte dell'intonaco si è staccato nella 'stanza delle dame' che fa parte degli appartamenti storici aperti al pubblico. Non ci sono stati feriti e l'unico inconveniente per i visitatori è stata una leggera modifica del percorso. Il distacco dell'intonaco nella camera attigua al 'bagno della regina', ha spiegato in una nota il direttore della Reggia, Mauro Felicori, "ha riguardato il soffitto del vano finestra della sala delle dame di compagnia".

Da lunedì saranno condotte analisi più approfondite, ha aggiunto Felicori, "consultando il software della stabilità degli aggetti lapidei dotato di sensori che rilevano eventuali micromovimenti, e installato dopo il recente restauro della facciata, per verificare se c'è stata qualche vibrazione in coincidenza del crollo". "Ma fin d'ora", ha aggiunto, "si può supporre che si tratti dell'esito di un rifacimento integrale compiuto dopo un terremoto negli anni '30 che non ha ben aderito al supporto, e degli interventi di rafforzamento eseguiti nel 1985, quando ancora si realizzavano iniezioni di cemento che nel tempo si sono rivelate talvolta incompatibili con la calce. Purtroppo tali problematiche, che non hanno comunque alcun rilievo strutturale, non sono visibili dall'esterno", ha osservato Felicori, "tant'è che non si erano registrati segnali di distacco nei mesi scorsi quando per la prima volta sono state redatte le schede di rilievo dello stato di conservazione delle finiture interne delle sale dell'appartamento storico. La prossima settimana affideremo il lavoro di ripristino". 

Una settimana dopo la Grande Luna, che ha tenuto incollati alle finestre milioni di persone in tutto il mondo, è la volta delle stelle cadenti, le meteore Geminidi, che da la sera di domenica 10 fino al 19 dicembre riempiranno i nostri cieli. Il picco di visibilità sarà raggiunto la sera di mercoledì 13 (ma anche la sera dopo). Ma cosa sono esattamente le Geminidi?

Cosa sono

“I più recenti studi – spiegano dall'associazione astrofili italiani – hanno rilevato che questo sciame mostra un’attività massima sostenuta per parecchie ore, con due aumenti della frequenza: il primo più consistente, con meteore di debole luminosità, e il secondo meno cospicuo, con meteore più brillanti. Le circostanze con cui potremo osservarle irradiarsi da un’area poco a nord-ovest di Castore saranno quest’anno molto favorevoli, dato che non ci sarà alcun disturbo della Luna”. Stasera infatti la Luna sarà praticamente assente, mentre ad agosto, nella notte di San Lorenzo, lo spettacolo delle 'Lacrime di san Lorenzo' (Perseidi) fu in parte offuscato dal bagliore prodotto dalla luna piena.

Le Geminidi sono un gruppo di stelle cadenti prodotto dall’asteroide 3200 Phaethon, un oggetto dal diametro di oltre cinque chilometri e con un’orbita che incrocia quella di Mercurio, Venere, la Terra e Marte in precisi momenti dell’anno. Per osservare lo sciame meteorico nei prossimi giorni basterà volgere lo sguardo verso il radiante della Costellazione dei Gemelli, da cui prende il nome. col passare dei giorni si sposta da nord/ovest verso est. La sua sigla internazionale è GEM. Quando la Terra si trova in prossimità del nodo ascendente di 3200 Phaeton si possono contare circa 120 meteore ogni ora.

La velocità d'impatto di queste meteore con l'atmosfera è relativamente lenta, circa 35 km/s, la densità varia tra 1 e 3 gm/cc; è uno sciame giovane, le cronache riportano che la prima osservazione risale al 1862 con una frequenza di 20-30 meteore all'ora.

Visibili anche col cielo coperto

In caso di cielo nuvoloso o parzialmente coperto, informa La Stampa, lo show sarà comunque il Virtual Telescope Project,  che mostrerà sul suo sito Internet la pioggia di meteore e il passaggio dell’asteroide che le ha generate, in diretta dall’Italia e dal deserto dell’Arizona.  «Una pioggia di meteore – spiega al quotidiano torinese l’astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope Project – si verifica quando la Terra passa in prossimità dell’incrocio tra la sua orbita e quella del corpo progenitore dello sciame, tuffandosi così nella nube di polveri seminata da quest’ultimo lungo il proprio percorso attorno al Sole". A cadere non sono le stelle, piuttosto «"e briciole dell’oggetto progenitore: i grani di polvere, penetrando a gran velocità nell’atmosfera terrestre, bruciano per attrito, lasciando così nel cielo la caratteristica scia". 

Il corpo progenitore delle Geminidi è stato scoperto solamente nel 1983, ma curiosamente non si tratta di una cometa, ma di un asteroide che si ipotizza possa aver avuto uno scontro oltre l'orbita di Martee si stia trascinando dietro una nuvola di frammenti e polveri. Ultimamente però questa ipotesi è stata contestata, infatti da osservazioni fatte sembra che 3200 Phaethon  si sbricioli all'avvicinarsi al Sole; quindi si tratterebbe di un asteroide roccioso o di una cometa.

Phaethon raggiungerà la minima distanza dalla Terra sabato 16 dicembre (alle 21 sull’Italia), transitando alla distanza di circa 10.3 milioni di chilometri. 

Questo sciame si sta evolvendo in maniera molto rapida e probabilmente si estinguerà fra meno di un centinaio di anni.

 

"Ha ragione il Papa quando dice che Dio non è un tentatore e che la frase tradotta dal Padre Nostro è sbagliata. Tant’è vero che se apriamo il Vangelo dell’ultima edizione a cura della Cei, noteremo che il problema era già stato affrontato sostituendo «Non indurci in tentazione» con la frase: «Non abbandonarci alla tentazione». Che però secondo il mio «parere-Rock» ancora non basta". Anche Adriano Celentano, la cui solida fede è nota, interviene nel dibattito sulla "riforma" del Padre Nostro in un pezzo pubblicato dal Corriere.

"La traduzione giusta è quella dei francesi: «Non lasciarci cadere nella tentazione» che vorrebbe dire: «Gesù se sto per affondare Salvami». Per cui ora che ci penso, cosa devo pensare, che Gesù non sapesse quello che diceva?", asserisce il "molleggiato, "eh no ragazzi, così non va. Non vi pare vero di aver finalmente trovato un appiglio per screditarlo: «Non c’è malattia che Lui non possa sconfiggere, i ciechi riacquistano la vista, i sordi ci sentono, i paralitici camminano e i morti RISUSCITANO però Lui non sa quello che dice». Ma com’è possibile?!?… La verità è che Gesù, ancora una volta, fra le tante strade che portano a Dio ce ne indica un’altra che stiamo scoprendo solo 2.000 anni dopo".

"Non basta leggere le parole, a volte è molto più importante leggere «FRA» le parole. E se quando leggiamo stiamo attenti a quello che viene prima dell’ipotetico «sbaglio» e a quello che viene dopo, non possiamo non intendere che quel «Non indurci» rivolto a Dio, significa una cosa sola: «Signore, noi che per natura siamo indotti a peccare, a stuprare e a uccidere con ogni forma di violenza, FERMACI prima che anche l’Anima smarrisca la via…». Per cui Gesù non ha sbagliato ma ha soltanto voluto dire che chi ci induce a peccare è uno solo: Satana, e tuttavia se noi insistiamo sulla via del baratro, Dio non si oppone", conclude Celentano, "ecco che allora quel «Non indurci» è solo una preghiera, forse la preghiera più importante detta con forza. «Tu Padre non ti opponi e ci lasci liberi, ma se noi te lo chiediamo e tu puoi farlo, non lasciarci cadere nella tentazione, non indurci in tentazione»."

Se già l'albero piantato a Piazza Venezia nel Natale 2016, il primo da sindaca di Virginia Raggi, non aveva incontrato esattamente il favore dei cittadini, un'accoglienza ancora più spietata è stata tributata a quello, non proprio rigoglioso, addobbato per le festività di quest'anno, già battezzato dai romani "Spelacchio". E l'hashtag #Spelacchio è una delle più twittate in questi giorni dagli utenti della Capitale, che danno sfogo allo spietato, proverbiale sarcasmo del popolo capitolino. 

Ma, come fa notare qualcuno, se non si discriminano le persone dalle apparenze, perché bisognerebbe farlo con gli alberi?

Anzi, Spelacchio può diventare una bandiera dei diseredati.

Ma non tutti sono così comprensivi e aperti.

Chi di Spelacchio ha fatto un vessillo non può però accettare in silenzio cotanta intolleranza.

Uno dei filoni umoristici più gettonati è quello che vede in Spelacchio uno spot a favore della legge sul biotestamento

Non poteva non unirsi all'ironia generale l'Osho romanesco che è tra i profili umoristici più amati dai social.

Non manca, ovviamente, chi la butta in politica.

E in questi casi, si sa, i toni superano presto i livelli di guardia.

In conclusione è comunque corretto ricordare che gli alberi di Natale brutti, a Roma, non sono certo una novità.

Avrebbero obbligato le allieve a presentarsi ai corsi con un rigido dress code – minigonna e tacchi a spillo – e avrebbero preteso che non fossero sposate, sottoponendo test di valutazione dei partner in caso di fidanzamento per decidere se assegnare loro una borsa di studio di "fascia A" o "fascia B".

Non solo. Ci sarebbe stato poi anche il vincolo di riservatezza assoluto e altre limitazioni. Per esempio "il direttore scientifico poteva – scrive il Fatto – esporre in pubblico la vita personale della borsista inadempiente, durante le lezioni e negli articoli". Queste le accuse costate al Consigliere di Stato Francesco Bellomo, direttore della scuola per aspiranti magistrati "Diritto e Scienza", e al pubblico ministero di Rovigo, Davide Nalin, suo stretto collaboratore, una procedura cautelare al Csm che potrebbe costare loro la sospensione delle funzioni e dello stipendio. Accuse che provengono dal padre di un'allieva, la quale avrebbe intrattenuto una relazione con Bellomo, e che l'interessato respinge. 

La denuncia da cui tutto è partito

"Chi lo conosce sa che respinge al mittente ogni richiesta di intervista, forte del rispetto dovuto al Consiglio di Stato, il massimo organo della giustizia amministrativa nel quale è inserito da anni. Eccolo il giudice Francesco Bellomo, pugliese di nascita, romano d'adozione, finito al centro di un procedimento disciplinare dinanzi all'organo di presidenza del Consiglio di Stato per una storia che, se non fosse una cosa seria, sarebbe degna di entrare in una sorta di B movie anni '80" scrive il Mattino, "ma su cosa si sono riuniti i membri dell'organo di autogoverno della giustizia amministrativa? Si parte da una lagnanza firmata dal padre di una ex allieva del giudice Bellomo, in uno degli affollati corsi di formazione in diritto amministrativo tenuti dal giudice per conto della società 'Diritto e scienza'. Una lagnanza, uno sfogo di un genitore, che non ha mai ritenuto opportuno firmare una denuncia penale, ma che punta l'indice contro l'attività di docente del magistrato".

Un bizzarro contratto per i borsisti

Dopo le indagini, leggiamo sul Giornale, il Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa ha approvato la destituzione di Bellomo perché il contratto per i borsisti "non rispetta la libertà e la dignità della persona". Ora si attende l'adunanza dei consiglieri per ratificare (o meno) la decisione. Il Consiglio accusa il direttore della scuola di aver "violato il prestigio della magistratura" e lo fa presentando quattro addebiti principali, riassunti in un documento finale che il Fatto riporta oggi in edicola.

"Risulta che era il consigliere Bellomo a sottoporre a colloquio gli aspiranti a tale borsa di studio e a selezionarli – si legge – L' accesso alle borse di studio comportava per i borsisti la sottoscrizione di un vero e proprio contratto. Il contratto prevede numerosi impegni nell'interesse della società, tra cui la scrittura di articoli per la rivista Diritto e Scienza, la partecipazione a studi e convegni, la promozione dell'immagine della società".

Ma non solo. "È emerso – si legge nel documento – che conteneva una clausola limitativa relativa a matrimonio e fidanzamento: decadenza in caso di matrimonio; fidanzamento consentito solo se il/la fidanzato/a risultasse avere un quoziente intellettuale pari o superiore a un certo standard. 

Competeva al consigliere stabilire se i fidanzati o fidanzate dei o delle borsiste superassero il quoziente minimo necessario per essere fidanzati e/o ammessi/e (ciò appare particolarmente significativo). È stato poi dichiarato che, allegato a tale contratto, vi fosse un documento contenente il cosiddetto dress code, che prevede diversi tipi di abbigliamento dei borsisti a seconda delle occasioni. Per l'abbigliamento femminile si fa anche menzione alla diversa lunghezza della gonna, del tipo di calze e del tipo di trucco". In un caso, inoltre, Bellomo avrebbe chiesto ad una borsista, intenzionata a lasciare il fidanzato per ottenere la borsa di studio di fascia A, di "sottoscrivere un contratto con il quale si impegnava a corrispondergli 100mila euro se non avesse tenuto fede a questa decisione".

Bellomo: "Anche se fosse vero, sarebbe una vicenda di costume"

"Non posso raccontare i fatti, perché sono tenuto al silenzio, ma non sono come li hanno descritti. Anche se lo fossero però sarebbe solo una vicenda di costume", spiega al Corriere Bellomo, "datemi la possibilità di contro-esaminare chi mi accusa e usciranno dall’aula piangendo per le menzogne che hanno detto". 

Ma il padre della ragazza non lo teme. "Lui ha denunciato anche me. È la sua tecnica, fa terra bruciata. Ma io devo difendere mia figlia., spiega al quotidiano, "lei era stata insieme con Bellomo (a questo punto non so quanto volontariamente o per contratto). Com’era successo anche ad altre, lui poi raccontava particolari intimi delle sue relazioni sulla rivista a disposizione degli studenti".

"Peggio della gogna del web", prosegue l'uomo, "perché poi i tuoi compagni sanno se hai dormito con questo o l’altro, se sei stata brava, se il tuo fidanzato è un deficiente. Era obbligata al segreto. Sapeva che lui fa causa e le vince tutte e la clausola era da 100mila euro. Quando non voleva più andare è stata denunciata anche lei. Ma una borsa di studio non dovrebbe essere un premio a cui poter rinunciare? Invece lui l’ha fatta cercare dai carabinieri. Noi non sapevamo nulla. La vedevamo deperire. È alta 1,72 era arrivata a 41 chili. Un giorno, all’arrivo dei carabinieri, è svenuta. L’abbiamo dovuta ricoverare. A quel punto ho cominciato a investigare".

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