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Articolo aggiornato alle ore 10,00 del 4 novembre 2018.

Le piogge torrenziali hanno fatto strage la scorsa notte in provincia di Palermo, dove dieci persone sono morte e una è ancora dispersa. Nove delle vittime facevano parte della stessa famiglia, sorpresa in una villa di Casteldaccia dalla piena del fiume Milicia che ha allagato la casa: sono morti annegati padre, madre, figli e nonni. Tra i corpi recuperati dai vigili del fuoco, quelli di due bambini di 1 e 3 anni, e di un adolescente di 15 anni. L'altra vittima si registra a Vicari. È un benzinaio travolto dalle acque con la sua auto mentre era con un amico che si è salvato.

A Corleone è disperso un medico quarantenne, del quale si sono perse le tracce dopo che ha abbandonato la sua auto su una strada intransitabile per gli allagamenti. Tragedia sfiorata a Monreale, dove una frana ha investito una palazzina abitata da otto famiglie che sono riuscite ad abbandonare in tempo l'edificio. Forti piogge pure ad ad Agrigento, dove ha esondato il fiume Akragas e la piena si è riversata nel quartiere del Villaggio Peruzzo. Una cinquantina di famiglie sono state evacuate.

La tragedia di Casteldaccia

Un'intera famiglia ha trovato la morte in una villa di Casteldaccia, in provincia di Palermo: nove persone, nonni, padre e madre e figli, sono annegate nei locali invasi dalla piena del fiume Milicia. Tra le vittime ci sono due bambini di 1 e 3 anni e un ragazzo di 15 anni. I corpi sono stati tutti recuperati dai vigili del fuoco. moglie di Giuseppe Giordano, che è riuscito a salvarsi; I morti sono Antonino Giordano, 65 anni, la moglie Matilde Comito, 57 anni, Federico Giordano, 15 anni, sua madre Stefania Catanzaro, 32 anni, Rachele Giordano, di un anno, Francesco Rugò, 3 anni, Marco Giordano, 32 anni, sua sorella Monia Giordano, 40 anni, Nunzia Flamia, 65 anni.

La famiglia si era riunita in una villa di contrada Dogali Cavallaro, una zona collinare sulle alture che portano ad Altavilla Milicia e Casteldaccia. Altre tre familiari delle vittime si sono salvati, e tra questi Giuseppe Giordano, marito di Stefania Catanzaro e padre di Federico Giordano. È stato uno dei tre superstiti a dare l'allarme con il telefono cellulare. Quando la piena ha travolto la casa è riuscito a salire su un albero ed è così scampato alla furia dell'acqua.

L'ultima delle 10 vittime registra a Vicari. È il gestore di un impianto di carburanti, Alessandro Scavone, 44 anni, che in auto assieme a un amico in serata ieri aveva cercato di raggiungere il suo distributore dove un addetto era rimasto bloccato. Durante il tragitto, la vettura è stata travolta dalla piena del fiume San Leonardo. L'uomo che era Scavone risulta disperso.

A Palermo chiesto l'intervento dell'Esercito

La Prefettura di Palermo ha chiesto l'intervento dell'esercito per la gestione della viabilità nella provincia, "molto critica" a causa delle piogge torrenziali che nelle ultime ore hanno causato la morte di 10 persone. Sono interrotte in più punti le strade statali 118, 121, 188, e 189. L'Esercito, inferma la Prefettura, "sta effettuando le ricognizioni necessarie per il successivo intervento".

L'inchiesta sul crollo del Ponte Morandi si profila lunga e complessa, soprattutto per la mole di dati raccolti dalla procura di Genova e che ora bisogna mettere in correlazione tra loro. Mail, chat, documenti di ogni sorta: tutto raccolto in 60 terabyte di materiali scansionati e quelli già in formato digitale. Per dare un'idea, basti pensare che si tratta di 60 volte lo spazio che è in grado di immagazzinare un buon pc domestico, pari più o meno a 400 milioni di foto, più di quante riuscirebbe a scattarne un influencer incallito nell'arco della propria esistenza. 

Il problema, però, non è lo 'storage', ossia la custodia di questo materiale. Immaginate di dover scartabellare tra milioni di documenti in cerca di quella chiave che li metta in correlazione tra di loro: il proverbiale ago nel pagliaio in confronto è un gioco da ragazzi.

Per questo, come ha raccontato il procuratore di Genova, Francesco Cozzi, all'edizione cartacea di Repubblica, gli inquirenti hanno deciso di chiedere aiuto a chi è abituato da anni a cercare correlazioni tra milioni di file e per questo stanno trattando l’acquisto di un software dell’Fbi. "Dal primo giorno di inchiesta avevo detto che non avremmo lesinato sulle risorse. Lo dobbiamo alle 43 vittime della tragedia. Ci serve un programma che sappia mettere in relazione questa mole immensa di materiale" ha detto Cozzi al quotidiano.

Come funziona il software dell'Fbi

Si tratta di un software che utilizza un algoritmo molto complesso e di un hardware “che occupa lo spazio di due armadi a doppia anta”, scrive Ilaria Puglia e sarà acquistato con i fondi del tribunale di Genova che è pronto a stanziare mezzo milione di euro entro Natale.

L'obiettivo è di incrociare tutti i dati raccolti finora dai server di Autostrade, dai computer e dagli smartphone sequestrati e incrociarli con gli atti interni, la documentazione tecnica e tutto il materiale acquisito al Mit e al Provveditorato alle opere pubbliche di Piemonte, Liguria e Val D’Aosta, alla Spea Engineering, e dai consulenti che hanno fornito pareri sullo stato di salute del viadotto.

Collegare, classificare e indicizzare questa mole di dati è l'obiettivo primario in questa fase del'inchiesta e, scrive ancora il Napolista, sono due le aziende specializzate in software che forniscono macchinari del genere: una in Canada e una in Australia e Cozzi, insieme con i tecnici informatici a disposizione della polizia giudiziaria ha valutato di acquistare software e hardware piuttosto che affidare una consulenza che sarebbe costata centinaia di migliaia di euro. L’investimento sarà inizialmente più oneroso, ma il computer resterà di proprietà della Procura e potrà essere utilizzato per altre inchieste in futuro.

"Ricostruire l’esatta dinamica del crollo di Ponte Morandi, cosa comunque importantissima, non è nemmeno la priorità" dice Cozzi a Repubblica, "Fondamentale, invece, è approfondire lo stato di salute del viadotto negli anni, quel che è stato fatto e quel che non è stato fatto. E allo stesso tempo allargare il campo, perché indagare su un’opera così importante significa fare luce sul rapporto tra pubblico e privato, sulle zone d’ombra tra Stato e concessionari. È un quadro imponente"

Due reperti considerati rivelatori della rottura degli stralli, i tiranti del viadotto sono stati mandati in un laboratorio in Svizzera. "Il gip crede sia una soluzione in grado di offrire maggiori garanzie rispetto all’Italia. Ma non è mica una spedizione su Marte, è un laboratorio attivo da tempo e uno dei periti nominati dal giudice insegna a Zurigo" spiega il procuratore.

 

 

Un giro vorticoso di procure. Il caso Diciotti ha 'ballato' per mesi, tra Agrigento, Palermo e Catania. L'inchiesta aperta in un caldissimo agosto siciliano dal procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, salito a bordo del pattugliatore della Guardia costiera ormeggiata nel porto etneo, per una clamorosa ispezione con mascherina, guanti e calzari usa e getta, aveva avuto il suo culmine il 25 agosto con l'iscrizione del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, nel registro degli indagati per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d'ufficio. Il 5 settembre il fascicolo era stato spedito alla procura di Palermo perché lo girasse al Tribunale dei ministri; cosa avvenuta due giorni dopo, con l'ufficio guidato da Francesco Lo Voi che contestava il reato di sequestro di persona aggravato dalla presenza di minori.

Il collegio il 18 ottobre, dopo 41 giorni sui 90 a disposizione, aveva depositato il provvedimento con cui dichiarava la propria incompetenza territoriale. Gli atti erano stati trasmessi alla procura di Palermo perché li inviasse al corrispondente ufficio di Catania. Cosa avvenuta nelle ore immediatamente successive. Dopo una dozzina di giorni, adesso Zuccaro ha inviato le carte al Tribunale dei ministri di Catania "con motivata richiesta di archiviazione", come reso noto oggi in diretta Facebook dal titolare del Viminale: "Da persona libera torno al mio lavoro". 

Una crisi durata cinque giorni

I migranti al centro della disputa erano stati soccorsi il 16 agosto nel Mediterraneo centrale e tenuti a bordo per dieci giorni sulla nave della Guardia costiera "Diciotti", a cui era stato indicato come 'scalo tecnico' il porto di Catania dove è rimasta ormeggiata per cinque giorni senza che gli stranieri potessero scendere. Il collegio di Palermo, con funzioni paragonabili al vecchio giudice istruttore, ha svolto indagini, sentendo funzionari del Viminale e ufficiali della Guardia Costiera. E avevano ritenuto che il reato più grave, come emerso dalle carte, e cioè il sequestro di persona, fosse avvenuto nel porto di Catania, dunque nella seconda fase della vicenda riguardante la nave Diciotti: il trattenimento a bordo dei migranti sarebbe iniziato infatti non a Lampedusa (come ritenuto invece dal procuratore Patronaggio), quando alla nave era stato consentito solo di far sbarcare un gruppo in precarie condizioni, bensì quando il natante della Guardia costiera era giunto nel porto in cui aveva avuto il permesso di entrare e a 170 migranti era stato impedito di scendere a terra. Era, cioè, a Catania, una volta che la Diciotti era stata ormeggiata, dal 20 al 25 agosto, che effettivamente c'era la possibilità di "liberarsi" da quello che, secondo i giudici, equivale a un sequestro di persona. I migranti vennero fatti scendere proprio la notte del 25 agosto: finiva un'odissea umana e mediatica e iniziava quella giudiziaria. 

Il passaggio tecnico della declaratoria di incompetenza territoriale, ha comportato la trasmissione degli atti alla procura di Palermo, perché li inviasse, come avvenuto, all'ufficio omologo del capoluogo etneo. Ora la trasmissione da parte di Zuccaro degli atti al Tribunale dei ministri di Catania con la proposta di archiviazione, sui cui l'organismo avrà a disposizione altri 90 giorni per pronunciarsi, svolgendo tutte le indagini che riterrà necessarie.

Con il ritrovamento di alcune ossa umane nella sede della Nunziatura in via Po si torna a parlare di Emanuela Orlandi, la 15enne cittadina vaticana, figlia di un commesso della Prefettura della Casa pontificia, scomparsa in circostanze misteriose il 22 giugno del 1983. La procura di Roma ha aperto un'inchiesta per omicidio per capire se questi resti abbiano a che fare con Emanuela o anche con Mirella Gregori, coetanea della Orlandi scomparsa improvvisamente il 7 maggio di quell'anno.

Dal punto di vista penale, le indagini sulle due giovani sono state definitivamente archiviate dalla Corte di Cassazione nel maggio del 2017, come sollecitato dalla stessa procura. Nel settembre dello scorso anno, era circolata la notizia, sulla base di presunti documenti riservati vaticani, che Emanuela Orlandi sarebbe rimasta in vita almeno fino al 1997, ma la Santa Sede aveva seccamente smentito.

Ecco le fasi più significative dal punto di vista giudiziario del caso Orlandi dalla riapertura dell'inchiesta nel 2005. 

  • Luglio 2005

Una prima apparente svolta investigativa si registra in occasione di una puntata del programma 'Chi l'ha visto?' quando giunge una telefonata di un anonimo che invita a vedere chi è sepolto nella basilica di Sant'Apollinare: il defunto era Enrico De Pedis, detto Renatino, uno dei boss della Banda della Magliana, ucciso nel febbraio del 1990. 

  • Giugno 2008

Sabrina Minardi, per qualche anno amante proprio di De Pedis, rivela agli inquirenti che Emanuela Orlandi era stata uccisa e che il suo corpo, rinchiuso in un sacco, era stato gettato in una betoniera a Torvaianica. Secondo la Minardi, la 15enne sarebbe stata tenuta prigioniera in un'abitazione vicino a piazza San Giovanni di Dio. Pur con tutte le perplessità del caso, i magistrati, che procedono per sequestro di persona a scopo di estorsione e omicidio volontario aggravato dalle sevizie e dalla minore età della vittima, si attivano per cercare i dovuti riscontri. Ma i risultati sono scarsi. La Minardi viene sentita più volte dagli inquirenti, cade in contraddizione, smentisce precedenti sue ricostruzioni del fatto finendo lei stessa sotto indagine. 

  • Marzo 2010

Gli accertamenti della procura vengono estesi anche ad altri soggetti vicini a De Pedis: l'autista Sergio Virtù, i due stretti collaboratori Angelo Cassani, detto 'Ciletto' e Gianfranco Cerboni, detto 'Gigetto', e poi monsignor Pietro Vergari, fino al '91 rettore della basilica di Sant'Apollinare, dove si trova la tomba dello stesso De Pedis. 

  • Maggio 2012

Viene aperta la tomba di de Pedis: il corpo del boss viene identificato, ma null'altro di utile dal punto di vista investigativo emerge dall'esame dei reperti ossei ritrovati all'interno della cripta della basilica.

  • Novembre 2013 

L'ultima novità istruttoria è legata alle dichiarazioni rese da Marco Fassoni Accetti, di professione fotografo, per il quale il sequestro della Orlandi ha a che vedere con l'esistenza di trame internazionali ordite alle spalle dell'allora Pontefice. Ma Accetti viene liquidato da chi indaga come inattendibile e non credibile, tanto che la sua posizione finisce in archivio a seguito di una consulenza psichiatrica che ne certifica forti disturbi della personalità. 

  • Dicembre 2014

L'ultima speranza dei familiari di Emanuela Orlandi è legata ad Alì Agca: l'ex Lupo Grigio, che aveva sparato a Papa Wojtyla nel 1981, si presenta a sorpresa a piazza San Pietro per portare dei fiori sulla tomba di Giovanni Paolo II. La famiglia si attiva immediatamente per presentare un'istanza alla magistratura affinché l'ex terrorista turco venga interrogato. Richiesta respinta: anche Agca è ritenuto "soggetto inattendibile" per aver reso più volte dichiarazioni sul caso Orlandi, sia pubbliche che in sede processuale, che si sono rivelate "infondate" e "scarsamente credibili". Da qui la richiesta di archiviazione inoltrata dalla procura secondo cui, "da tutte le piste seguite e maturate sulla base di dichiarazioni di collaboratori di giustizia e di numerosi testimoni, di risultanze di inchieste giornalistiche e anche di spunti offerti da scritti anonimi e fonti fiduciarie, non sono emersi elementi idonei a richiedere il rinvio a giudizio di alcuno degli indagati". Una conclusione recepita prima dal gip e confermata poi dalla Cassazione. 

  • Giugno 2017

In occasione del 34esimo anniversario della scomparsa, la famiglia Orlandi chiede alle autorità vaticane di accedere agli atti conservati sul caso. Ma l'istanza cade nel vuoto.

La giornata di Giuseppe Carboni si è aperta da caporedattore al Tg2 e potrebbe chiudersi da direttore del Tg1. Manca solo il via libera del Cda e questo esperto di M5s – li ha seguiti dal sorgere del movimento – si troverà al timone dell'ammiraglia dell'informazione Rai. 

La proposta, racconta La Stampa nella sua edizione cartacea, arrivata nella mattinata di martedì. In Rai è entrato occupandosi di musica per poi fare di tutto. "Vengo da una vecchia scuola, ho avuto maestri che mi hanno insegnato il rispetto per la prassi e sul campo racconto quello che vedo e le notizie certe che ho. Mai lavorato con altro" si racconta Carboni, romano di Roma Nord, più esattamente della Balduina – un dettaglio geografico che nella Capitale ha un significato al di là delle serie tv che sbeffeggiano le rivalità tra i quartieri. 

Da StereoNotte a Bolzano

Assunto nel 1995, l'epoca dei 'professori', era un precario storico della Rai, proprio come Giuseppina Paterniti, designata alla direzione del Tg3. Poi 4 anni a RadioTre: "Eravamo la novità assoluta, quando si andava formando il nucleo di Stereo Notte. Così quando Biagio Agnes decise di fare la stereofonia, da RadioTre sono passato a Stereo Notte dove dall'82 al '90 grazie anche alla mia voce adatta, sono stato impegnato alla conduzione. Da lì sono passato al Tg2 e ho collaborato per anni con Roberto Amen e per Pegaso".

E poi Medicina 33, Tg2 Dossier e Diogene: insomma un curriculum standard per chi in Rai ci è cresciuto e ha rimbalzato – a volte volente a volte nolente – da una redazione all'altra, dove si presentava la prospettiva idi un contratto di una stagione o anche solo di qualche mese. Poi, finalmente, l'assunzione e un altro passaggio tipico dei precari che fibnalmente diventano a tempo indeterninato: il passaggio per una sede regionale. A Carboni tocca Bolzano, dove resta per qualche tempo, prima di approdare al Tg2 dopo un passaggio al TgR.

Il debutto a Montecitorio

Mimun, che all'epoca era direttore, lo sorprende: "Mi aspettavo di occuparmi ancora di musica, invece fui messo al politico. Ero considerato un giovane anche se avevo già passato i trent'anni ma loro volevano gente nuova. Da caporedattore potevo lavorare nella mia stanza invece ho deciso di tornare in strada quando Marcello Masi mi propose di seguire Grillo e da lì mi hanno distaccato sul Movimento".

La musica, dice, resta un fatto privato: la dedizione al blues e all'R&B "quando in Italia nessuno ne parlava", la collezione di tremila vinili da ascoltare con i tre figli.

Si definisce un "prodotto aziendale" e 40 anni in Rai non possono dargli torto. "Ho sulle spalle 10 anni di line, perciò capisco come funziona la fattura di un tg che ha altre regole rispetto alla carta stampata". 

Sono 23 mila le persone rimaste senza energia elettrica, decine le strade interrotte con un porte che presenta forti "criticità", mentre resta molto alta l'attenzione sui livelli dei fiumi, con il picco di piena del fiume Tagliamento atteso a Latisana (Udine) per la tarda mattinata. È la sintesi di un primo bilancio fatto dalla Protezione civile Fvg, sulla ondata di maltempo che si è abbattuta su tutto il Friuli Venezia Giulia, il cui fronte è passato in nottata con conseguente pausa nelle piogge e attenuazione del forte vento nella mattinata di oggi che invece nella notte ha soffiato con violente raffiche.

Nella notte in monitoraggio e interventi hanno operato più di 200 volontari della Protezione civile e sono attivi 15 Centri Operativi Comunali (Coc). I valori di pioggia e vento registrati tra 27 e 29 Ottobre sono tra i più alti degli ultimi trenta anni. Ma continua a piovere anche se in modo più intermittente e meno violento rispetto a ieri. Oltre agli uomini della Protezione Civile i più richiesti per decine e decine di interventi sono i Vigili del Fuoco, sottoposto ad un superlavoro. A questo proposito si segnalano cadute di alberi nel capoluogo Udine, e poi a Farra d'Isonzo, Taipana, Budoia, Lusevera, Pulfero loc. Montefosca, Forni Avoltri, Meduno. A Ravascletto c'è stata una frana sulla strada statale e allagamenti a Sagrado. Sono poi 20.000 le utenze elettriche scollegate in Carnia e 3.000 nel pordenonese, le squadre di "edistribuzione" riprenderanno stamani ad operare per ripristinare l'erogazione, come segnala la stessa Protezione civile nella nota di questa mattina. 

Ultime ore, decisive, per sciogliere il nodo delle nomine ai vertici di reti e testate Rai. Ovvero, disincagliarsi dallo scoglio Tg1: risolto questo, si avrebbe l'effetto incastro, o effetto domino, per tutte le altre direzioni in predicato di essere rinnovate nel Cda convocato per mercoledì 31 ottobre. In caso contrario, l'amministratore delegato Fabrizio Salini avrebbe pronta una soluzione alternativa, e sarebbe esterna all'universo Rai.

Si parla con insistenza di Francesco Piccinini, attuale direttore di Fanpage.it, giornale online con sede a Napoli appartenente al gruppo editoriale Ciaopeople Media Group. Una frangia di M5s – secondo quanto apprende l'AGI – spinge per Piccinini in alternativa a tutti gli altri nomi circolati nei giorni scorsi, ritenendolo 'spendibile' per un ruolo di tale rilievo alla testata ammiraglia Rai, e più lontano è l'accordo tra Lega e M5s e più salgono le chance di Piccinini, dicono le indiscrezioni raccolte dall'AGI. Certo è che in caso di arrivo di un esterno Rai, la condizione per il direttore è di un contratto a termine, per tre anni, e con tetto allo stipendio come previsto dalla legge per queste aziende legate allo Stato, vale a dire 240mila euro l'anno.

Dal fronte della politica che governa, Salvini ieri pomeriggio ha assicurato che nel vertice a palazzo Chigi con Luigi Di Maio non si è parlato di Rai, "è una questione che stanno risolvendo, com'è giusto che sia, Salini e Foa". Salini entro oggi, al più tardi martedì in una rara deroga alla prassi delle 48 ore antecedenti la riunione, deve far avere al Cda di viale Mazzini le sue indicazioni o proposte di nomina, accompagnandole con i curricula delle figure individuate per assumere il vertice di testate e reti del servizio pubblico, e sono diverse. A meno non si decida all'ultimo momento di rinviare il tutto, cosa però che in ambienti Rai ed anche politici viene esclusa. 

I nomi in lizza

Al momento le reti interessate al cambio sarebbero Rai1 e Rai2, con Marcello Ciannamea, attuale direttore dei palinsesti Rai, e Maria Pia Ammirati, attuale direttrice di Rai Teche, indicate rispettivamente al posto di Angelo Teodoli e Andrea Fabiano. In alternativa ad Ammirati, che avrebbe appoggi pentastellati, c'è il nome di Ludovico De Meo, attualmente vice direttore di Rai1.

C'e' chi ipotizza anche il nome di Carlo Freccero per la seconda rete, ma appare più probabile che gli venga affidato l'incarico di creare una sorta di 'incubatore' di idee, un 'pensatoio' Rai, vista la sua profonda conoscenza del 'medium' tv. Quanto a Rai3, la direzione resterebbe affidata a Stefano Coletta. Alla direzione Palinsesti potrebbe andare Teodoli, per chiudere una lunga carriera Rai in un settore che ha già diretto con successo, come ha fatto anche a Rai2, Rai Gold, la struttura che cura Rai4, Rai Movie e Rai Premium. In alternativa ci sarebbe Fabiano, per il quale si parla anche della direzione Marketing, da dove è sicura – per contratto in scadenza – l'uscita di Cinzia Squadrone. È possibile anche che al vertice del Marketing salga uno dei vice direttori, ma resta poi il problema di avere un direttore senza incarico.

La partita dei Tg

Per il Tg1 i nomi interni più gettonati sono quelli di Federica Sciarelli, lunga esperienza sulla terza rete nel campo dell'attualità e che viene data come ben vista dall'area del Fatto Quotidiano, area che più d'uno in Rai definisce ormai come una lobby. Ma la Sciarelli starebbe resistendo, sentirebbe troppo il distacco dalla sua 'creatura' "Chi l'ha visto?" e da quel tipo di informazione. tanto è vero che in serata si è parlato di una sua 'rinuncia', di un suo 'grazie ma non posso…'. In alternativa si fa il nome di Giuseppina Paterniti, ex corrispondente da Bruxelles e attuale vicedirettrice della Tgr, che l'area pentastellata vedrebbe di buon occhio. E si fa anche un nome al maschile, quello di Giuseppe Carboni, caporedattore del Tg2, anche se si parla di lui come direttore di Radio1 Rai e del Giornale Radio, dove c'è l'interim di Roberto Pippan. Peraltro per la stessa Paterniti viene indicata la possibilità che approdi alla radio. C'è poi il Tg2, e qui sembra ben solida la candidatura di Gennaro Sangiuliano, per il quale c'è il gradimento della Lega. Per il Tg3 si annuncia una riconferma per Luca Mazzà, e questo, al pari di Rai3, sarebbe un segnale pro-Pd.

Per quanto riguarda la Tgr, la più grande redazione europea con i suoi circa 800 giornalisti sparsi nelle sedi regionali, e quindi importate 'barometro' e riferimento per la politica sul territorio, il nome più gettonato è quello di Alessandro Casarin, che lascerebbe la vice direzione di Rainews24. Casarin, non inviso alla Lega, sarebbe affiancato da Roberto Pacchetti, in forza alla sede Rai di Milano e dato in quota Lega. A proposito di RaiNews, ventaglio di nomi: le stesse Sciarelli e Paterniti, quindi Simona Sala, che segue la politica, e Iman Sabbah, giornalista israeliana di origine araba, con cittadinanza italiana, che ha condotto telegiornali e programmi di approfondimento su RaiNews24 e Rai Med ed attualmente corrispondete da Parigi. Di certo, due direzioni di testata al femminile, con la novità Tg1, sarebbe un segnale del tutto nuovo in casa Rai.

C'è poi RaiSport, da dove è andato via Gabriele Romagnoli e c'è l'interim di Bruno Gentili, il quale è prossimo alla pensione. In pole qui ci sono Jacopo Volpi e, ben visto dalla Lega, Maurizio Losa, da sempre in forza all'area nord, sede Milano. Quanto a Rai Parlamento, il nome ricorrente è quello di Antonio Preziosi, attuale corrispondente da Bruxelles e già direttore del Giornale Radio.

Infine Rai Pubblicità, ma per dire che mercoledì non è prevista la nomina del nuovo amministratore delegato di questo ramo che è un asset chiave, anzi "l'asset" chiave, per l'azienda di viale Mazzini: per ora l'interim resta al presidente Antonio Marano, per il quale poi si aprirebbe la direzione del Centro di produzione Rai di Milano. I 'cacciatori di teste' proseguono la ricerca del profilo piu' adatto secondo quanto richiesto dall'azienda per la carica di ad di Rai Pubblicità. Da tempo si fa il nome di Alessandro Ronco, top manager della Ferrero. 

Quattro persone sono morte, travolte da una frana durante la notte nel territorio di Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone.

Le vittime sono il noto imprenditore nel settore della sanità, Massimo Marrelli, proprietario tra l'altro del Marrelli Hospital di Crotone, e tre operai che si trovavano con lui.

Secondo una prima ricostruzione dei fatti, i tre operai, accompagnati da Marrelli, erano usciti davanti casa dell'imprenditore, in località Sant'Anna, per riparare una condotta fognaria danneggiata da una frana, ma intorno alla mezzanotte il terreno ha ceduto nuovamente, travolgendo i quattro.

Difficili le operazioni di recupero dei corpi che solo all'alba di oggi si è riusciti ad estrarre. La zona è colpita  da una pioggia battente ed era stata diramata un'allerta arancione che interessa gran parte della Calabria.

Con Massimo Marrelli, 59 anni, sono morti Santo Bruno, 53 anni di Isola Capo Rizzuto, Luigi Ennio Colacino, 45 anni di Cutro, Mario Cristofaro, 49 anni di Crotone. Sul posto, secondo quanto ricostruito fino ad ora, c'erano anche altri quattro operai, rimasti illesi, e che non hanno potuto fare altro che allertare i soccorsi.

"Ho ucciso la mia ex": così agli operatori del 112 un 36enne che ha telefonato ieri sera intorno alle 23:30 da Roma. "Ho ancora la pistola", avrebbe poi detto. Gli agenti accorsi sul posto, in via Ardeatina (chilometro 21) all'angolo di via Solfatara, hanno trovato per terra il cadavere di una ragazza, cittadina romena di 23 anni. Il 36enne, anch'egli di cittadinanza romena, si era allontanato in auto ma è stato raggiunto e bloccato. In un campo poco lontano dal luogo del delitto, è stata recuperata la pistola.

Addio a Lello Di Segni, era l'ultimo sopravvissuto al rastrellamento degli ebrei a Roma ad opera dei nazisti il 16 ottobre 1943. Con i suoi familiari venne deportato nel campo di Auschwitz-Birkenau, in Polonia. Il decesso e' avvenuto la scorsa notte, avrebbe compiuto 92 anni il 4 novembre. Dal suo ritorno in Italia, dopo quella prigionia, aveva assunto un impegno a cui non aveva mai più derogato: raccontare, essere memoria di quello che aveva visto e vissuto in quell'orrore. Perché non si ripetesse e perché non si negasse quanto avvenuto. E questo sottolinea oggi Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma, nel dare notizia della morte di Lello Di Segni. "La sua sua perdita, oltre che essere un dolore per la nostra Comunità – dice – è purtroppo un segnale di attenzione e un monito verso le generazioni future. Con lui viene a mancare la memoria storica di chi ha subito la razzia del 16 ottobre tornando per raccontarcela. Da oggi dobbiamo trovare il coraggio per essere ancora più forti, per non dimenticare e non permettere a chi vuole cancellare la storia e a chi vorrebbe farcela rivivere di prendere il sopravvento".