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Scritte contro la Lega sui muri esterni della storica sede milanese di via Bellerio. Le scritte, con spray rosso, sono comparse nella notte. Lo denuncia Paolo Grimoldi, deputato e segretario della Lega Lombarda. "L'anno nuovo – afferma in una nota – purtroppo comincia in continuità con quello precedente, procedendo nell'escalation di aggressioni alle sedi della Lega, con vandalismi, buste con proiettili, scritte spray con minacce e insulti, vetrate infrante e purtroppo anche attentati incendiari ed esplosivi (tre da luglio nelle nostre sedi in Lombardia), senza contare i fantocci di Salvini bruciati nei cortei studenteschi. Che brutto clima intimidatorio di cui gran parte della sinistra, sempre impegnata a blaterare di fascismo, non si accorge o forse preferisce non accorgersene". 

La scritta compare sul muro esterno che affaccia sulla superstrada Milano-Meda, dove una volta erano esposti i tradizionali slogan della Lega Nord. 'Il popolo non è razzista', scritto in rosso, poi 'Lega di m….' in blu, quindi ancora 'razzisti' in rosso.

Dapprima la Toscana, poi la Calabria, e ora altre regioni potrebbero seguirne l'esempio, accodarsi e proporre ricorsi alla Corte costituzionale contro la legge sulla sicurezza. Ci sono 60 giorni a disposizione, ovvero dal momento in cui la legge è in Gazzetta Ufficiale: la pubblicazione di una legge è infatti l'ultimo atto di un percorso, da quel momento in poi la legge vincola la generalità dei soggetti. E si può fare ricorso.

Le Regioni possono farlo direttamente alla Consulta, senza il passaggio in sede di giudice ordinario, dove viene sollevata la questione di legittimità costituzionale di un provvedimento e quindi lo stesso giudice si ferma nell'esame del ricorso e trasmette gli atti alla Consulta. Per le Regioni è una prerogativa in più quella del ricorso diretto, come del resto lo è per il governo, ovvero lo Stato, di fronte a leggi regionali che a suo parere violano competenze statali.

Quando si può percorrere la 'corsia diretta'

"La porta d'ingresso per proporre ricorso – spiega all'Agi il professor Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale – è sempre un vizio della legge, la violazione di competenze regionali o, al contrario, competenze statali". E comunque questa 'corsia' diretta "non preclude che possano esserci delle questioni di legittimità costituzionale nel corso del giudizio". La differenza sostanziale nella procedura di accesso alla procedura di impugnazione davanti alla Consulta sta nel fatto che attraverso il giudizio ordinario occorra partire dall'accertare l'esistenza di una controversia sull'applicazione della legge che si vuole impugnare, mentre sia le Regioni che il governo centrale possono, reciprocamente, contestare la violazione di proprie competenze. 

Nel caso specifico, nel caso di questo decreto sicurezza, "bisogna vedere – rileva Mirabelli – quale è la competenza, o quali le competenze, che si ritiene una violazione di competenze. Non credo lo sia la questione del'anagrafe, può esserlo invece quella legata all'assistenza sanitaria, al diritto alla salute".

Un ricorso 'rinunciabile'

Un altro aspetto che Mirabelli sottolinea è che "non è infrequente il ricorso delle Regioni alla Consulta, più raramente è il governo a ricorrere". E poi la grande differenza tra questo percorso e quello che passa per il giudice ordinario: nel caso diretto, i ricorsi sono rinunciabili, cioè in qualsiasi momento chi lo ha proposto può tornare indietro, annullarlo; gli altri invece, quelli per via incidentale, non lo sono, ovvero il percorso dev'essere completato, il ricorso deve arrivare all'esame della Consulta.

Tradotto, significa che se il governo introduce novità nella legge in questione e queste rispondono a quelle che sono le aspettative della Regione o delle Regioni ricorrenti, allora tutto si ferma, si azzera il ricorso. Cosa che non e' automatica per il ricorso per via ordinaria, perché il giudice, essendo chiamato ad applicare una norma, laddove ravvisi che la questione di legittimità costituzionale della norma stessa rilevata d'ufficio o sollevata da una delle parti nel corso del giudizio è non ritenuta manifestamente infondata, ecco che la valutazione è rimessa alla Corte costituzionale.

In sostanza il giudice della causa apre le porte del giudizio di costituzionalità, e se pure interviene la novità nella legge, non è detto che il giudice in questione la reputi automaticamente tale da poter rispondere all'applicazione o meno di una norma. Tanto è vero che la Consulta sollecita poi il giudice ordinario a dare una risposta in tal senso. 

Il ruolo del Quirinale

Mirabelli torna anche sulle polemiche per il fatto che il presidente della Repubblica abbia firmato la legge, e ribadisce che il capo dello Stato ha sì la funzione di promulgare una legge approvata dal Parlamento, ma non concorre alla formulazione della stessa, e peraltro "non è detto che la condivida". E se pure la rimanda al Parlamento, quando questo a sua volta in seconda battuta la rimette nuovamente al Quirinale per la firma di promulgazione, il presidente è tenuto a firmarla.

Se continua a non condividerla, può accompagnare la firma con una comunicazione scritta in cui evidenzia le proprie perplessità e i dubbi. La mancata firma può anche costituire conflitti tra poteri dello Stato, ovvero il Parlamento che si sente deprivato delle proprie prerogative, in primis quella di legiferare. E dunque la firma del presidente della Repubblica – chiarisce per l'ennesima volta l'ex presidente della Consulta – non rappresenta "né può essere garanzia di costituzionalita' di una legge. E infatti esiste appunto la Consulta che con i suoi giudizi afferma o meno la legittimità costituzionale di una legge".

Continua a tremare la terra in Sicilia ma stavolta più a sud dell'area etnea, nel Siracusano. Nella notte sono state registrate tre scosse di la cui più forte di magnitudo 3,2. L'Istituto Nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ha localizzato l'epicentro di quest'ultima a due chilometri da Sortino e una profondità di 6 chilometri.

La prima scossa, di magnitudo 2,7, è stata registrata alle 2:45. La seconda, la più forte con 3,2, è arrivata due minuti dopo, alle 2:47 e la terza alle 2:49, con magnitudo 2,7, con un epicentro più spostato sulla costa siracusana.

Nel corso del 2018 la polizia ferroviaria ha impiegato 177.493 pattuglie in stazione e 41.320 a bordo treno. Sono stati scortati complessivamente 100.658 convogli ferroviari (con una media di circa 276 treni al giorno). Sono stati inoltre predisposti 13.226 servizi antiborseggio in abiti civili sia negli scali che sui convogli. Tale dispositivo di sicurezza ha consentito di effettuare 1.322.107 controlli, in esito ai quali sono state deferite all'autorità giudiziaria 1.114 persone in stato di arresto e 8.357 in stato di libertà. 

Questi i dati del bilancio del 2018 dell'attività di controllo all'interno delle stazioni e sui treni dell'attività della Polfer per garantire la sicurezza dei viaggiatori, attraverso la prevenzione e il contrasto dei fenomeni delittuosi e di degrado presenti in ambito ferroviario. L'attività di contrasto ai furti di rame, che in ambito ferroviario spesso causa ritardi alla circolazione dei treni e consistenti disagi per i viaggiatori, fa sapere ancora la polizia ferroviaria, si è tradotta in oltre 3.000 controlli ai centri di raccolta e recupero metalli, in circa 9.000 servizi di pattugliamento delle linee ferroviarie ed in 2.660 servizi di controllo su strada a veicoli sospetti. Tale articolato dispositivo ha consentito di recuperare oltre 24 tonnellate del cosiddetto 'oro rosso' di provenienza furtiva, di arrestare 24 persone e di indagarne 113.

Il fenomeno in ambito ferroviario ne e' risultato ridimensionato con un calo di furti del 6% e una riduzione delle quantità di rame sottratte del 50% rispetto allo scorso anno. E' poi proseguita l'azione di contrasto al fenomeno dell'abusivismo nelle principali stazioni ferroviarie con 1.966 servizi di controllo straordinario del territorio e la conseguente sanzione nei confronti di chi e' stato sorpreso ad esercitare attivita' commerciali senza le previste autorizzazioni e, più in generale, ad arrecare molestie ai viaggiatori. 

Il primo Cat cafè della Sardegna ha aperto a Cagliari un anno fa: cinque randagi hanno trovato una casa, una ragazza ha creato un'impresa e i clienti posso usufruire della pet therapy nel cuore della città. Certo la Asl ha dovuto studiare un protocollo apposito per dare le autorizzazioni al primo bar con gatti dell'isola, ma dopo aver trovato il locale giusto, Cristina Ritano – cagliaritana di 26 anni – ha realizzato il sogno nato sui banchi di scuola. E ha trascinando anche una ex compagna di classe che oggi è dipendente del suo Cat cafè da Chry.

Tipico della cultura giapponese

"E' stato il professore di Economia Aziendale a mostrarci questo tipo di realtà, tipico della cultura giapponese. E pensare che la sua era la materia che odiavo di più", racconta divertita Ritano all'AGI, parlando di quella lezione appresa all'istituto alberghiero che le ha cambiato la vita. "Ho sempre amato i gatti. E quel format mi era piaciuto così tanto che ci avevo fatto anche un compito in classe: quello sul business plan", spiega la giovane imprenditrice.

Un esercizio che nel tempo si è rivelato prezioso: dopo il diploma e qualche esperienza di lavoro saltuario, Ritano si è trovata davanti all'occasione di partecipare al Progetto garanzia giovani così ha deciso di provare a trasformare il sogno in realtà. Per convincere la commissione a darle il finanziamento previsto, doveva presentare proprio il business plan del Cat Cafè che voleva aprire. Detto, fatto. "Aspetto che il prof di Economia venga a trovarci, gli altri sono già passati a farci tanti complimenti. Abbiamo avuto sempre un buon rapporto con tutti, anche se alcune materie mi erano meno congeniali", ride Ritano che oltre a crearsi un lavoro ha dato rifugio a cinque mici randagi.

Un rifugio per 5 gatti randagi 

"Il locale è la loro casa", spiega la proprietaria del bar dove Oliver, Tigro, Carlotta, Iris e Hope si fanno coccolare dai clienti a cui restituiscono calore a affetto. "Ormai riconoscono e vanno incontro a chi ci fa spesso visita, mentre sono più diffidenti con i nuovi arrivi. Ma questo è normale". Una porta a vetri separa i gatti dalla zona preparazioni – come richiesto dall'Asl – e in un'ulteriore stanza separata hanno le lettiere, mentre in sala, tra gli avventori, hanno i lettini, le cucce, le ciotole per cibo e acqua e i giochi. La caffetteria non serve superalcolici, ma solo qualche drink ribattezzato in 'stile felino': il miaoito o il gattolibre.

"A noi piace che i clienti si sentano come a casa", precisa Ritano che elenca con orgoglio la presenza di abituali, degli studenti che si fermano a fare una pausa con libri e computer o dei curiosi che poi tornano anche solo per usufruire dell'angolo di book-crossing. Anche le volontarie dei rifugi da cui sono arrivati i cinque veri 'padroni di casa', "continuano a farci visita e ogni volta sono piu' contente di vedere i mici rilassati e pasciuti. Questo per noi è motivo di orgoglio".

Il cat cafè di Chry ha raccolto moltissime simpatie ancor prima di aprire: nei mesi antecedenti all'inaugurazione la pagina Facebook del locale ha fatto incetta di ammiratori e il giorno dell'apertura una folla numerosa di aspiranti clienti si è presentata all'uscio. Non tutti sono riusciti ad entrare, ma in pochi si sono scoraggiati cosi' una lunga coda di persone ha intasato la strada del quartiere Villanova, in cui si trova il locale. Pazienti e curiosi hanno aspettato fuori, anche per molto, pur di consumare qualcosa in compagnia dei mici.

Una rapina è stata messa a segno stamane poco dopo le 7,30 ad un furgone portavalori, bloccato da alcuni banditi sulla SS.96 nei pressi di Mellitto (Ba). Secondo una prima ricostruzione, i malfattori sono entrati in azione con due furgoni che sono stati messi di traverso sulla carreggiata, e poi incendiati, per evitare la fuga del mezzo blindato. I rapinatori hanno quindi forzato le pareti corazzate dell'automezzo con una pala meccanica, impossessandosi di quanto era a bordo. I carabinieri stanno eseguendo i rilievi tecnici e sono in corso le ricerche dei banditi, fuggiti probabilmente su più vetture.

A causa dei due veicoli in fiamme lungo la strada statale 96 'Barese', l'Anas ha reso noto che il tratto in prossimità del km 91,600 è chiuso in entrambe le direzioni, nel territorio comunale di Altamura (Ba). Il personale Anas è presente sul posto per coordinare le attività di ripristino della circolazione in piena sicurezza e per la gestione della viabilità sui percorsi alternativi. Al momento il traffico viene deviato in direzione Bari al km 89,700 presso lo svincolo 'Cassano'.

Era il 1989 quando una squadra di editori lottava strenuamente contro il Governo degli Stati Uniti per rimandare ciò che, perlomeno Oltreoceano, prima o poi sarebbe stato inevitabile: la fine dei diritti d’autore su alcuni classici della letteratura e del cinema prodotti dal 1923 in poi.

I 75 anni di garanzia per gli autori diventarono 95, grazie a quella legge: il Copyright Term Extension Act, che molti maliziosamente ribattezzarono Mickey Mouse Protection Act. Del resto fu proprio la Disney a capitanare la lobby che vinse poi la battaglia riuscendo a proteggere per ulteriori vent’anni i proventi derivanti dalle loro produzioni, in particolare, motivo per cui l’azienda creatrice del topo più famoso della storia scese in campo, “Steamboat Willie”, primissimo lungometraggio di Topolino.

Il 2019 libera tutti ma non Mickey Mouse, che fino al 2024 resterà esclusiva (o perlomeno i suoi frutti in termini finanziari) del colosso Disney. Cambiano comunque le cose per molti grandi classici della letteratura, che da domani potranno essere ripresi, rimaneggiati e riprodotti senza dover chiedere alcunchè a editori o eredi.

Dieci comandamenti a libera interpretazione

Via libera quindi per qualsiasi idea preveda il prendere ispirazione da "The Prophet" di Kahil Gibran, "Jacob's Room" di Virginia Woolf, "The Murder on the Links" di Agatha Christie, qualsiasi poesia di Robert Frost o – perché no? – anche da "The World Crisis" di Winston Churchill. Si potrà ricominciare a proiettare in assoluta libertà “I dieci comandamenti” di Cecil B. DeMille così come il bellissimo “Il Pellegrino” di Charlie Chaplin.

I musicisti invece potranno sbizzarrirsi potendo suonare tranquillamente in pubblico, per esempio, gli storici “Flirt” di George Gershwin.

La (nuova) vita è una cosa meravigliosa

Sono 130mila opere in totale. Inutile far notare che il 2019 in questo senso rappresenterà una data storica: più si andrà avanti nel tempo più moltissime di quelle opere che hanno colorato le esistenze del popolo mondiale saranno libere di circolare gratuitamente; è un bene? Probabilmente si.

Come ci ricorda il sito del Center For the Study of Public Domain, sono diversi i casi di film “salvati” dal libero passaggio nel mercato, “It's A Wonderful Life” del 1947, flop al botteghino, per un disguido non vide i suoi diritti essere rinnovati dopo 28 anni come per legge sarebbe dovuto accadere, permettendo ad una serie infinita di televisioni private statunitensi di trasmetterlo a ripetizione fino a diventare quel classico della commedia americana che tutti noi oggi amiamo.

Conrad ci invita a cena

Ma non è tutto, ci sono opere, magari considerate minori, che, come ricorda Quartz, potrebbero, grazie alla possibilità di vedere la luce senza dover mettere mani al portafoglio, godere di una nuova vita; nella lista dei “liberati” 2019 infatti notiamo anche The Chip Woman's Fortune, il primo dramma di un autore afro-americano prodotto a Broadway, e anche il “Manuale di cucina per una piccola casa”, una semplice raccolta di ricette? Si, se non fosse impreziosita da una splendida prefazione di Joseph Conrad, marito dell’autrice.   

 

Ad Aradeo (Le) una donna di 82 anni è morta in seguito all'esplosione dovuta ad una probabile fuga di gas da una bombola che aveva in casa. La deflagrazione ha provocato il crollo di alcune pareti e l'anziana, che viveva da sola, è stata trovata morta sotto le macerie. Oltre ai vigili del fuoco, sono intervenuti i sanitari del 118 ed i carabinieri. Sono in corso accertamenti per stabilire la causa della tragedia.

I carabinieri della Compagnia di Barletta hanno arrestato con l'accusa di stalking, induzione e sfruttamento della prostituzione e danneggiamento seguito da incendio, un 54enne di Canosa di Puglia. L'arresto è giunto al termine di indagini condotte dai militari della Stazione di Canosa e coordinate dalla Procura di Trani, dopo la denuncia della vittima,una 50enne del luogo. La donna dopo alcuni mesi di convivenza, da diverso tempo era ormai diventata vittima delle violenze continue da parte dell'uomo che approfittando del suo stato di invalidità, le sottraeva completamente la pensione per giocarsi i soldi nelle slot machine.

In più occasioni, quando il denaro non bastava, minacciava la donna con un coltello, costringendola a prostituirsi procacciando lui stesso i clienti. Non le consentiva altresì di assumere le medicine di cui aveva bisogno, obbligandola a bere alcolici. Dopo alcuni mesi di queste violenze la donna, grazie all'aiuto di un'amica con cui si era confidata, si  era decisa a lasciare finalmente l'uomo trasferendosi temporaneamente a casa dell'amica. Da qui gli atti persecutori messi in atto dal 54enne, il quale, tramite sms e telefonate quotidiane, minacciava di morte la sua ex convivente al fine di ottenerne il ritorno a casa.

Oltre alle telefonate l'uomo aveva cominciato anche ad appostarsi fuori casa delle due donne per seguirle. Le indagini hanno infatti dimostrato che, al fine di raggiungere il suo scopo, l'uomo fosse passato alle vie di fatto, incendiando l'auto dell'amica, danneggiandola completamente. Sulla base delle risultanze delle indagini, la Procura ha chiesto al gip del Tribunale di Trani la misura cautelare a carico dell'uomo, che e' stata prontamente eseguita.

È polemica per uno spot mandato in onda in prima serata anche dalla Rai sui risarcimenti per i casi di malasanità che ha suscitato l"indignazione" dei medici italiani. È intervenuto l'Ordine, affiancato da diversi sindacati, per protestare per quello che ha definito "un messaggio pubblicitario falso, fuorviante e rischioso" e la Rai ha deciso di sospendere in via cautelativa lo spot della società di tutoring 'Obiettivo risarcimento', che si occupa dei presunti errori sanitari negli ospedali.

"È una società nota per intentare e sollecitare azioni di rivalsa, anche temerarie, contro il Servizio sanitario nazionale", aveva denunciato la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) in una lettera alla Commissione di vigilanza Rai. Per il suo presidente Filippo Anelli, "lo Stato dovrebbe tutelare la più grande azienda italiana, il Servizio sanitario nazionale, che produce salute".

Nello spot prodotto da una società privata, andato in onda da Santo Stefano, Enrica Bonaccorti è il testimonial e afferma che "a tutti può capitare di sbagliare, anche agli ospedali, e in questi casi tutti hanno diritto a un giusto risarcimento". "Se pensi di aver avuto un danno chiama Obiettivo Risarcimento", è l'invito.

La Rai ha deciso di sospendere lo spot (che doveva essere trasmesso fino al 5 gennaio) e di sottoporre la questione  all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria (Iap) "per una sua opportuna valutazione lo spot pubblicitario". 

E la polemica diventa politica

Intanto, però, il caso diventa politica: "Cosa c'entra l'Iap?", ha chiesto su Twitter il deputato dem Michele Anzaldi, segretario della Commissione Vigilanza Rai, "la Rai deve chiedere un'inchiesta interna per capire chi ha autorizzato lo spot che spinge a rompere il patto tra paziente e medico. L'Iap si occupa della correttezza della pubblicità. Non dei compiti del servizio pubblico".

"È intollerabile che la tv pubblica mandi uno spot a favore di una società che invita a far causa contro gli errori medici", ha scritto su Facebook Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, "così si alimenta la guerra contro i lavoratori intellettuali e gli esperti da cui dipende la nostra salute. Ma per Conte, come ha detto anche oggi, pure nell'informazione conta solo il mercato, Noi sospettiamo che per il premier pure per la sanità conti soltanto il mercato".