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Il 65% degli italiani (72% dei millennials) cerca attraverso Internet una casa in affitto per le vacanze. Lo dice una ricerca Doxa secondo cui, sebbene molti abbiano sentito parlare delle “case fantasma”, più di un terzo degli intervistati consiglierebbe comunque ad amici e parenti di utilizzare un sito per la ricerca e il 46% della popolazione italiana trova un immobile (casa singola o appartamento) dove trascorrere le vacanze.

Per evitare le truffe, la Polizia Postale e Subito.it hanno messo a punto cinque semplici regole:

  1. Verificare l’esistenza della casa attraverso i principali motori di ricerca disponibili in Rete. Ad esempio, con Google Immagini è possibile verificare se le foto nell’annuncio sono vere o sono state copiate/incollate da altri siti (basta trascinare o copiare e incollare l’immagine), mentre con Google Maps è possibile avere la visione “satellitare” per verificare il luogo in cui si trova l’immobile;
  2. Paragonare sempre il prezzo della casa a quello di altri annunci e chiedere ulteriori informazioni all’inserzionista oltre a quelle presenti nell’annuncio;
  3. Versare una caparra non superiore al 20% del totale (prezzo medio di mercato) solo nel momento in cui si è già verificato l’annuncio e contattato l’inserzionista;
  4. Utilizzare sempre metodi tracciabili (IBAN italiano che inizi per IT, PayPal, Hype di Banca Sella) e non effettuare pagamenti su carte ricaricabili o con servizi di trasferimento di denaro;
  5. Verificare ulteriormente l’origine dell’IBAN tramite i cosiddetti “IBAN calculator” disponibili in Rete, che mostrano se l’IBAN inserito è valido assieme ad altre informazioni utili. 
 

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Anche in caso di acquisto online di beni, è bene ricordare che è consigliabile affidarsi a negozi online certificati per evitare i rischi di “essere indirizzati” su siti truffaldini o siti clone che potrebbero catturare i dati finanziari e personali inseriti per completare l’acquisto (phishing). 

All'aeroporto di Genova, chi vuole portare a casa un barattolo di pesto può farlo: dal 1 giugno le autorità hanno concesso una gustosa eccezione alle limitazioni sui liquidi da portare in cabina. Il progetto si chiama "Il Pesto è buono", uno slogan che gioca sul doppio senso: l'unica cosa che si richiede ai passeggeri è, infatti, quella di fare una piccola donazione di 50 centesimi all'associazione Flying Angels Onlus, che dal 2012 si occupa di trasferimenti in aereo di bambini gravemente malati che arrivano all'ospedale Gaslini da oltre 60 Paesi al mondo. 

Come funziona?

Chiunque potrà arrivare in aeroporto con un barattolo da 500 grammi di pesto o con due da 250 grammi (contro i 100 ml consentiti dalla legge per tutti gli altri liquidi), fare la piccola donazione e ottenere un bollino di riconoscimento da apporre sulla confezione, senza il quale non è permesso portare il pesto nel bagaglio a mano. E' possibile anche munirsi di bollino in anticipo attraverso i negozi convenzionati di Genova. Il barattolo viene poi sottoposto agli stessi controlli previsti per i medicinali e per il latte materno tramite un apparecchio radiogeno. Attenzione però: l'unico pesto che ha il permesso di 'imbarcarsi' è quello "genuino genovese", non quello prodotto in massa e venduto nei supermercati, per intenderci. 

Una soluzione necessaria

"Ogni anno confischiamo centinaia di confezioni di pesto ai controlli sicurezza", ha spiegato all'Independent Nur El Gawohary, capo ufficio stampa dell'aeroporto. "E' un vero spreco e un disturbo per i passeggeri. Così abbiamo iniziato a pensare a una soluzione che permetta alle persone di portare a casa il pesto". Il risultato "è un successo sia in termini di sicurezza che di promozione dalla cucina locale". 

"Da tempo ci eravamo resi conto che la norma sui liquidi nel bagaglio a mano costringeva tanti genovesi e turisti a lasciare a terra i barattoli di pesto al momento di partire dal nostro scalo", ha spiegato Marco Arato, Presidente dell’Aeroporto di Genova. "Parliamo di circa 500 barattoli all’anno: uno spreco, ma anche un danno di immagine e un’occasione mancata di promozione delle nostre eccellenze. Per questo abbiamo chiesto alla Direzione di ENAC di trovare una soluzione che consentisse, sempre nel massimo rispetto della sicurezza, di salire a bordo degli aerei in partenza da Genova portando con sé il pesto, sia quello fatto in casa sia quello comprato in negozio".

Perché non basta acquistarlo al Duty Free

Ma non bastava semplicemente acquistarlo al Duty Free? "Non per i genovesi che difendono gelosamente la ricetta di famiglia o acquistano solo pesto dal produttore locale preferito", ha osservato El Gawohary. "E' molto comune trovare barattoli di pesto fatto un casa nei bagagli di ragazzi che studiano all'estero. Ma anche in quelli degli adulti che considerano il prodotto una vera eccellenza da regalare a parenti e amici". 

Lara Bombonati, alias Khadija, è in carcere alle Vallette di Torino, reparto alta sicurezza, per terrorismo. Di questa 26enne, convertitasi all'Islam dopo aver conosciuto il marito Francesco Cascio e finita nelle maglie dell'Isis, si sa poco.

Il viaggio in Siria con il marito foreign fighter

Con il consorte, foreign fighter originario di Trapani, era partita giovanissima alla volta della Siria del Califfo Abu bakr al Baghdadi. Ai genitori, residenti a Garbagna (Alessandria), in frazione San Vito, aveva raccontato che insieme a Mohammad, come si era 'ribattezzato' il marito, andavano a studiare il Corano in Turchia. Un viaggio senza ritorno per Cascio che sarebbe stato ucciso lì, forse in un'imboscata. E' stata lei stessa a dirlo in una telefonata in Italia, senza sapere di essere intercettata, parlando della sua morte da "martire".

In carcere a Torino, attende la convalida dell'arresto 

Il suo arresto non è stato ancora convalidato, deve essere fissata l'udienza, ma Lara-Khadija è indagata "per aver partecipato a un’associazione che si propone il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo… facendo parte del battaglione qaedista". Per gli inquirenti, riporta il Corriere, la ragazza sarebbe stata una "staffettista". Avrebbe "fornito sostegno alle famiglie dei combattenti del gruppo rimasti uccisi e accompagnando il leader della milizia Abu Mounir", di cui si dice fosse succube.

Dall'espulsione dalla Turchia al materiale sequestrato in Italia

Fermata al confine tra la Turchia e la Siria nel gennaio scorso, era finita in un carcere turco per essere poi espulsa. Le autorità l'avevano segnalata in Italia ed era diventata una sorvegliata speciale. Giovedì 22 giugno è stata fermata dagli uomini della Digos di Alessandria, su ordine della procura di Torino: il timore reale è che ripartisse per la Siria, dopo la debacle dell'inverno scorso.

Il materiale sequestrato potrebbe aiutare a capire meglio le circostanze della morte del marito, ma anche se lei stessa abbia avuto un ruolo nella propaganda su internet che cerca di fare proseliti in Occidente. Per il Secolo XIX, "si tratta di un segnale importante, secondo gli investigatori e gli apparati di sicurezza, perché questo caso segna un preoccupante innalzamento del livello di penetrazione della minaccia jiahdista in Italia. Ma – aggiunge il quotidiano – serve cautela. Il fermo della donna è solo un primo passo di un'indagine che coinvolgerebbe una rete più estesa di fiancheggiatori". 

Le donne che da anni percepiscono dall'ex marito un assegno divorzile e che godono della pensione, con tutta probabilità perderanno il mantenimento. E non importa se tra i due ex coniugi c'è una differenza abissale di reddito. Lo ha stabilito in una nuova sentenza depositata il 22 giugno dalla Corte di Cassazione chiamata ad esprimersi su un caso di revisione dell'assegno divorzile. Una decisione che non lascia spazio a interpretazioni: anche in questo caso di revisione dell'assegno vale il principio sancito dalla sentenza rivoluzionaria del 10 maggio scorso, secondo cui l'unico parametro per l'assegnazione degli alimenti è l'autosufficienza e non il tenore di vita. Una vera e propria inversione di rotta dopo 27 anni di consuetudine

In altre parole, così come in caso di divorzio il coniuge più debole può beneficiare dell'assegno di mantenimento solo se realmente non autosufficiente, allo stesso modo, anche a distanza di anni, gli alimenti possono essere sospesi se un nuovo elemento (dalla pensione all'appartamento in affitto) cambia la situazione economica e patrimoniale del beneficiario. 

Il caso

Ed è quello che è accaduto tra i due ex coniugi della sentenza di giovedì 22: la richiesta di revisione è stata formulata dall'uomo che dal 2005 pagava gli alimenti all'ex moglie che all'epoca dei fatti non percepiva reddito. Una volta scoperto che da sette anni la signora gode di una pensione di 1.140 euro netti mensili, l'uomo ha fatto ricorso chiedendo l'eliminazione dell'assegno in quanto sono cambiate le condizioni iniziali. Non solo: per lo stesso motivo – aggiunge l'uomo, in pensione dal 2011 – la donna non ha diritto nemmeno a una quota del suo trattamento di fine rapporto. 

La decisione della Cassazione

Il Tribunale di Roma prima e la Corte di Appello poi, accoglievano la richiesta del marito solo parzialmente, riducendo l’importo da euro 250,00 a euro 100,00 mensili. Perché è vero che sono cambiate le condizioni economiche, ma è anche vero che tra i due ex coniugi rimane una differenza reddituale importante. Senza contare che la signora, vista l'età, avrebbe difficoltà a cercare lavoro. La somma ė bassa, ma per l'uomo, a questo punto, è una questione di principio. 

L'ex marito fa allora ricorso in Cassazione la quale butta nel cestino della spazzatura la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che tutte le sentenze devono aderire esclusivamente al concetto dell'autosufficienza stabilito nella causa Grilli del 10 maggio. In particolare, si legge che "la Corte di Cassazione, con la sentenza 22 giugno 2017 n. 15481, ha ritenuto di accogliere tale richiesta sulla scia della precedente sentenza n. 11504 del 10 maggio 2017, confermando il principio per il quale il riconoscimento di un assegno di mantenimento in sede di divorzio non va parametrato al "tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio” ma con esclusivo riferimento “all’indipendenza o autosufficienza economica”.   

L'avvocato: "La sentenza rischia di riaprire un mare di cause" 

"La particolarità di questa sentenza – spiega all'Agi l'avvocato matrimonialista Eliana Onofrio – risiede nel fatto che la stessa è stata emessa non nell’ambito di un procedimento divorzile come la precedente, ma in uno di revisione delle condizioni già stabilite in un precedente giudizio di divorzio". Inoltre, "la Corte non solo ritiene superato – anzi addirittura 'fuorviante' – il criterio del mantenimento del tenore di vita, ma arriva ad affermare di non essere del pari rilevante la permanenza di un evidente divario economico tra le due parti”.  

 Appare quindi evidente, conclude l'avvocato, come tale sentenza "possa ‘dare il la’ a un numero considerevole di richieste di revisione di assegni divorzili a suo tempo parametrati al mantenimento del tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio". 

CALDO, weekend da bollino rosso in 10 città mentre si aggrava l'allarme siccità per il Po e nel resto del Paese. 

BANCHE VENETE, riunione del Consiglio dei ministri, attesa per il varo del decreto.

RUSSIAGATE, si riaccendono le polemiche dopo la rivelazione che la Cia avvisò Obama ad agosto delle interferenze di Mosca sul voto e dopo che Trump ha attaccato Mueller.

POLITICA 

  • Rodotà, commenti e reazioni alla scomparsa del giurista e intellettuale di sinistra.
  • Ballottaggi, attesa per il voto, oggi silenzio elettorale.
  • Centrosinistra, Bersani e Pisapia ad assemblea Centro Democratico di Tabacci a Napoli.

ESTERO

  • Ue, si soppesano gli esiti del vertice e dei primi giorni di negoziato sulla Brexit.
  • Usa, al via il Gay Pride di San Francisco, appuntamento Lgbt più importante degli Usa.

CRONACA

  • Roma: confronto Cigl-Cisl-Uil con Raggi e Zingaretti su progetti e iniziative per la Capitale.  

 

Ventitré arresti e un sequestro di beni (46 tra bar, ristoranti, pizzerie e sale slot, 262 immobili, 222 rapporti finanziari/bancari, 32 auto e moto, 54 aziende e 24 quote societarie) per un valore di circa 280 milioni di euro, tra Roma, Milano, Salerno, Pescara, L'Aquila e Potenza. E' l'esito di un'operazione congiunta di Carabinieri e Finanza, che hanno smantellato smantellato due organizzazioni mafiose che stavano consolidando un vero e proprio impero sul territorio della Capitale. Associazione per delinquere finalizzate all'estorsione, all'usura, al riciclaggio, all'impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, oltre al fraudolento trasferimento di beni o valori, sono i reati ipotizzati a carico degli appartenenti ai due gruppi. Tra i beni sequestrati rientrano anche gli storici bar 'Mizzica!' di via di Catanzaro e di Piazza Acilia, acquisiti di recente dal gruppo riconducibile a Gaetano Vitagliano, il locale 'Macao' di via del Gazometro, frequentato dai vip della movida romana, e la nota catena di bar 'Babylon Cafe', dalla quale l'indagine prende il nome.

Le mani degli 'Scissionisti' sulla Capitale

Vitagliano è considerato personaggio di spicco del narcotraffico internazionale, con 'fatturati' da capogiro, contiguo al clan camorrista degli Amato-Pagano, denominato degli "Scissionisti", operante a Nord di Napoli. La sua figura "imprenditoriale" emerge a partire dal 2011, in concomitanza con la sua scarcerazione dalla prigione di Rebibbia, dove era detenuto per traffico internazionale di droga tra l'Olanda e l'Italia. Da quel momento, lui ha saputo costruire un impero creando attorno a sé un'articolata organizzazione criminale dedita al riciclaggio e al consequenziale reimpiego dei proventi illeciti. L'altra organizzazione criminale, capeggiata da Giuseppe Cellamare, è invece legata al gruppo Vitagliano attraverso l'imprenditore Andrea Scanzani, ed è risultata attiva nella commissione di gravi delitti contro il patrimonio, realizzati a Monterotondo, tra i quali estorsioni ed usure realizzate con il metodo mafioso, e nel successivo impiego dei proventi illeciti in bar e sale giochi, intestati a prestanome.

La nuova vita (criminosa) del pentito Cellamare

Cellamare, negli anni '90 elemento di spicco della 'Sacra Corona Unita', divenuto collaboratore di giustizia, venne trasferito sotto protezione nel Comune di Monterotondo, dove negli ultimi anni ha ricostituito un sodalizio criminale, mutuando le modalità tipicamente mafiose utilizzate in Puglia ed adattandole al contesto territoriale dell'hinterland romano. L'organizzazione capeggiata da Callamare si è imposta nel comune di Monterotondo, avvalendosi della condizione di assoggettamento derivante dalla propria "fama criminale", ripetutamente affermatasi con atti di violenza compiuti dai membri del sodalizio al fine di recuperare i crediti delle estorsioni e delle usure. Oltre ai destinatari della misura cautelare, risultano indagati a piede libero altri 26 soggetti, tra i quali un notaio, tre commercialisti e altri dipendenti infedeli di banca. "Il ruolo dei professionisti in queste associazioni per delinquere era importante e consisteva principalmente nella creazione di società finalizzate a schermare i proventi e i beni ricavati in modo illecito", ha spiegato in conferenza stampa il procuratore aggiunto di Roma, Michele Prestipino.

Il Parlamento apre le porte per l'ultimo saluto a un uomo che alle istituzioni era legato in maniera profonda. La camera ardente di Stefano Rodotà sarà aperta sabato dalle 16 alle 20 e domenica dalle 10 alle 19 nella sala Aldo Moro di Montecitorio. A poche ore dall'annuncio della scomparsa del giurista calabrese, continuano a giungere messaggi di cordoglio dai rappresentanti della politica italiana, che ha perso un grande protagonista. Tra i primi, su Twitter, c'è il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, profondamente colpito dalla scomparsa di Stefano Rodotà, in un messaggio alla famiglia ne ricorda "le alte doti morali e l'impegno di giurista insigne, di docente universitario, di parlamentare appassionato e di prestigio e di rigoroso garante della Privacy. La sua lunga militanza civile al servizio della collettività è stata sempre contrassegnata dalla affermazione della promozione dei diritti e della tutela dei piu' deboli".

"Rodotà aveva la straordinaria capacità di affrontare con linguaggio semplice temi complessi e la forza per lottare per i diritti di tutti", ricorda il presidente del Senato, Pietro Grasso. "Con Rodotà perdiamo uno straordinario giurista, che si è battuto per il diritto di avere diritti, anche nell'era digitale", scrive invece la presidente della Camera, Laura Boldrini, "grazie Stefano".

Il Partito Democratico esprime "profondo cordoglio" per la scomparsa di un "giurista insigne, intelligenza acuta sempre rivolta alle frontiere del futuro, nel campo dei diritti, delle tecnologie; uomo delle istituzioni con il quale non sono mancate divisioni, ma mai la consapevolezza della sua passione civile, della sua idea di un Paese più moderno e più giusto". "Giurista e politico di immenso spessore, Rodotà è stato un grande riferimento per tutta la società, grazie alle sue battaglie per i diritti civili, per la democrazia, per la libertà e per la difesa della Costituzione", è invece il messaggio della sindaca di Roma, Virginia Raggi

Da Londra a Mosul, da Aleppo a Kabul, la sofferenza e la paura sono uguali dappertutto. E le vittime soprattutto. Guerre e attentati non risparmiano nessuno: uomini, donne, bambini, famiglie. Da oltre 20 anni Emergency osserva la guerra sul campo. Nelle sale operatorie in Iraq e Afghanistan, Emergency è stata, ed è ancora testimone, della devastazione portata dalla guerra in interi Paesi. Nei porti della Sicilia e nei campi profughi nel Kurdistan iracheno Emergency offre cure gratuite a migliaia di persone in fuga da violenza e povertà. Ma di cosa abbiamo bisogno per andare verso un mondo senza guerra?

#diguerraedipace è il filo rosso che unirà incontri, dibattiti, mostre e concerti organizzati dal 22 al 25 giugno a Catania per il XVI Incontro Nazionale di Emergency. Per approfondire e condividere l’impegno dell’associazione, dei suoi operatori e dei suoi volontari contro la guerra.

Agi trasmette in diretta dal Teatro Massimo Bellini di Catania, la conferenza multimediale “La valigia: un viaggio verso l’abolizione della guerra”. Sul palco: il fondatore di Emergency Gino Strada, il presidente di Emergency Cecilia Strada, il sindaco di Messina Renato Accorinti, il mediatore culturale del Programma Italia di Emergency Bader Belrhazi, il coordinatore medico del Programma Italia di Emergency Luca Corso, l'ingegnere Vito Alfieri Fontana, la psicoterapeuta e psicologa Giovanna Schittino. Ad accompagnarli, i musicisti Roy Paci e John Lui e l'attore Mario Spallino.

Tutte le serate del XVI Incontro Nazionale di Emergency saranno trasmesse live anche su Facebook sulla Fanpage Emergency. Tutti gli aggiornamenti sulla Fanpage. A questo link il programma completo dell’Incontro Nazionale.

Non basta rifugiarsi in casa, svestirsi, fare docce gelate e stare immobili distesi sul divano, quando il caldo arriva è difficile sfuggirgli, soprattutto di notte. E non sono poche le persone che, non appena la temperatura comincia a superare i trenta gradi, cominciano a non dormire, a rigirarsi nel letto, cercando invano un pò di fresco. Per fare un sonno tranquillo – si legge sull’Indipendent – la temperatura ideale della stanza si dovrebbe aggirare tra i 16 e i 21 gradi. In questo modo il cervello riesce ad essere più fresco rispetto al resto del corpo. “Dormire bene è importante per poi avere una mente concentrata durante il giorno e un corpo riposato e pieno di energie”, dice la dottoressa Nerina Ramlakhan, esperta dei disturbi del sonno.”L’ideale per dormire bene sarebbe mantenere una differenza di temperatura tra il corpo e la mente: corpo caldo e mente fredda”.

Leggi anche: Riecco le ondate di calore in città. Casa sapere per difendersi

Naturalmente avere l’aria condizionata in camera risolverebbe il problema, ma per chi invece non ce l’ha ecco 20 utili consigli per combattere il caldo durante la notte:

1.Prima di andare a dormire idratare la pelle con una crema dopo sole a base di aloe, meglio se conservata in frigorifero. Le proprietà rinfrescanti della pianta aiutano ad abbassare la temperatura del corpo.

2.Riempire una bottiglia di profumo vuota con acqua fresca e tenerla sul comodino, così all’occorrenza sarà facile spruzzarla sul viso, sul collo e dietro le ginocchia. Una soluzione veloce per rinfrescarsi un pò.

3.Prima di andare a letto bagnare con acqua fredda polsi e piedi.

4.Congelatore una bottiglia di acqua e all’occorrenza usarla per raffreddare alcuni punti del corpo, come ginocchia, caviglie, polsi, collo, inguine e gomiti.

5.Usare pigiami di cotone molto leggeri o di lino. I tessuti di alta qualità sono molto importanti in questi casi perché rimangono freschi e sono traspiranti.

6.A cena evitare di mangiare troppe proteine, perché contribuiscono ad alzare la temperatura corporea.

7.Mangiare il cibo piccante che stimola la sudorazione può aiutare a raffreddare il corpo, ma è bene farlo almeno tre ore prima di andare a dormire.

8.Evitare di fare sport la sera, è meglio farlo durante le prime ore del mattino.

9.Mettere le lenzuola nel congelatore per un paio di minuti prima di andare a letto. Se non c’è abbastanza spazio potrebbero bastare i cuscini e il pigiama.

10.Fare una doccia tiepida prima di andare a dormire può aiutare ad abbassare la temperatura del corpo. Non deve però essere fredda, perché in quel caso l’organismo reagirà all’improvviso cambio di temperatura cercando di mantenere il calore.

11.Contrariamente a quanto si crede, durante il giorno in casa sarebbe meglio tenere le finestre chiuse e se possibile anche tende, serrande e persiane. In questo modo la casa sarà più fresca durante le ore serali.

12.Cercare di annullare tutte le possibili fonti di calore, soprattutto in camera da letto. Spegnere i dispositivi elettrici e staccare anche le prese di corrente.

13.Tenere i piedi freddi può aiutare ad addormentarsi. In alcuni casi potrebbe bastare lasciarli fuori le coperte, ma se il caldo è veramente soffocante si possono appoggiare su una borsa del ghiaccio.

14.Mettere una bacinella piena di ghiaccio davanti al ventilatore aiuta a raffreddare l’aria.

15.Bere acqua regolarmente durante il giorno, ma non troppa durante la notte così da evitare di svegliarsi più volte per andare al bagno.

16.Quando il caldo diventa veramente insopportabile sarebbe meglio dormire da soli. Più corpi nello stesso letto sono un’ulteriore fonte di calore.

17.Se la casa è su più piani, meglio dormire in quello più basso. Il calore, si sa, tende a salire.

18.Dormire con una maglietta umida potrebbe aiutare a sentire meno caldo.

19.Se ci si sveglia durante la notte è bene avere a portata di mano un bastoncino di mentolo e strofinarlo sulla fronte, aiuta ad avere una sensazione di freschezza.

20.Mettere una pezza bagnata nel frigorifero per circa un’ora prima di andare a letto e poi poggiarla sulla fronte prima di addormentarsi.

E' morto a causa di complicanze polmonari e cerebrali da morbillo il piccolo di 6 anni che era ricoverato presso il reparto di rianimazione dell'Ospedale San Gerardo di Monza. Lo riferisce in una nota l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, rilevando che "la storia di questo piccolo affetto da leucemia è l'esempio di come la cosiddetta 'immunità di gregge' sia fondamentale per la protezione di coloro che, per la loro malattia o per lo stato di trattamento in cui si trovano, non sono protetti, anche quando fossero vaccinati dal morbillo così come da altre malattie infettive".

Sull'immunità di gregge l'articolo del Corriere della Sera.

Il piccolo – ha spiegato l'assessore – era affetto da una leucemia linfoblastica acuta, malattia che oggi ha una probabilità di guarigione in oltre 85% dei casi con forme simili. In data 15 marzo, per il sospetto di infezione da morbillo (diagnosi confermata il 16 marzo), è stato trasferito in terapia intensiva per il peggioramento progressivo del quadro polmonare con necessità di assistenza respiratoria. E' stato intubato e successivamente è iniziata l'assistenza mediante 'Ecmo' per insufficienza cardiaca o respiratoria, proseguita fino a oggi. "Ci tengo a sottolineare – conclude l'assessore – come solo l''immunità di gregge', cioè la vaccinazione di oltre il 95% dei bambini, sia l'unica strada per tutelare soggetti immunodepressi o che hanno contratto malattie come nel caso del piccolo del San Gerardo, che per queste ragioni non possono vaccinarsi". 

Leggi il blog di Giovanni Maga: "L'emergenza morbillo azzera la discussione sui vaccini. Ecco perché"

"E' dolorosissimo commentare la morte del bimbo di 6 anni a Monza che si sarebbe probabilmente salvato dalla leucemia ma che il morbillo ha ucciso perchè essendo malato non poteva essere vaccinato". Lo afferma in un messaggio il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. "Succede, come dice la scienza, quando manca l'immunità di gregge. Non serve aggiungere parole, bisogna rispettare la medicina e le verità scientifiche per fare il bene dei nostri figli", prosegue Lorenzin, aggiungendo di essere "vicina ai genitori e al loro immenso dolore".

Leggi la storia del bambino anche sul Secolo XIX (qui)

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