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I più romantici hanno pensato a una sella cadente e hanno espresso un desiderio. I più ansiosi a un razzo di segnalazione, sparato in cielo da qualcuno in difficoltà. La scienza parla invece di un meteorite metallico del peso di un chilo che il contatto con l’atmosfera ha reso incandescente e luminosissimo. Ieri sera poco dopo le 22,30 in centinaia in Sardegna e in Spagna hanno visto la scia tracciata dall’oggetto arrivato dallo spazio.

#Meteorite nel cielo della #Sardegna “Impressionante” https://t.co/3N5a7yTTFq

— L’Unione Sarda (@UnioneSarda)
August 16, 2019

Probabilmente, si legge sul sito dell’Unione Sarda che dà la notizia, il meteorite è caduto in mare tra l’isola e le Baleari. Moltissimi i messaggi sui social e le segnalazioni arrivate anche ai vigili del fuoco. L’astrofisico Manuel Floris spiega al quotidiano: “Dovrebbe trattarsi di un frammento metallico abbastanza piccolo. Non è facile conoscere le sue dimensioni precise ma è probabile che non pesasse più di un chilo. Se, come risulta dai racconti fatti sui social network, è stato notato anche a Barcellona, è molto probabile che sia caduto in un tratto tra il mar di Sardegna e le isole Baleari”. 

Scia luminosa ripresa dalla dashcam verso Torregrande: spettacolo! #meteorite #meteora #Sardegna pic.twitter.com/LPKToQCM2m

— Claudio Porcu (@ClaudioPorcu)
August 16, 2019

Un lungo applauso e poi il silenzio rispettoso. Così alle 10 e 25 piazza del Duomo di Brescia ha accolto il feretro di Nadia Toffa all’ingresso in cattedrale. Da tutta Italia sono arrivati a Brescia per salutare la conduttrice scomparsa martedì, stroncata da un cancro a 40 anni. Tra migliaia di persone comuni anche tanti colleghi della Tv de Le Iene e dei programmi Mediaset.

Le parole di Padre Maurizio Praticiello

Il feretro è stato accolto in chiesa dal parroco di Caivano (Napoli), Maurizio Praticiello, simbolo della lotta nella terra dei fuochi con gli amici che hanno indossato una maglietta con la scritta Ie “jesche pacce pe te!”, in tarantino “Io esco pazzo per te” in un progetto benefico.

“Nadia era dalla parte dei deboli – ha ricordato dal pulpito don Maurizio -. Come Gesù è stata amata e odiata. Pagheremo la voglia di giustizia e verità come ha fatto Nadia, amata per la sua sete di verità. Hai saputo fare del tuo lavoro una missione”. 

L’omelia e il ricordo

Un esempio da imitare. Così Padre Maurizio Patriciello ha voluto ricordare nella sua omelia Nadia Toffa. Davanti a colleghi e migliaia di persone comuni arrivate a Brescia da tutta Italia, il prete ha voluto riaccendere la speranza. “Abbiamo un debito di riconoscenza verso questa ragazza – ha detto don Maurizio -. Nadia, sei stata capace di mettere l’Italia sottosopra unendo il Nord e il Sud, la Terra dei fuochi con Brescia. In questi giorni mi sono arrivati centinaia di messaggi. Sei entrata nel cuore di tutti e non perche’ eri un volto della tv. Nadia è stata amata, non solo stimata”.

“Hai chiamato il cancro con il suo nome dando coraggio a tutti noi – ha proseguito -. Hai raccontato le tue fragilità dandoci coraggio. Nadia ha avuto fame e sete di giustizia, è arrivata là dove la gente era bistrattata e maltrattata. Come nella mia terra, la Terra dei Fuochi, dove il terreno è inquinato anche dai rifiuti del Nord, con la complicità della nostra camorra. Hai gridato ai cristiani sopiti che Dio non è cattivo”.

“Donna coraggiosa. Come si fa a comprendere una ragazza bella che decide di parlare apertamente della sua malattia? Più terribile della malattia c’è solo la vergogna di essere malati – ha spiegato dal pulpito il sacerdote -. Negli ultimi giorni tutti sapevano che il suo silenzio significava la cosa peggiore. Per Nadia la vita è stata vita fino all’ultimo respiro. Lei ha detto: ‘La preghiera è un abbraccio’. Non dimentichiamolo, abbiamo il dovere di dirlo a tutto il mondo. Abbiamo il dovere di ricordare a tutti la sua lotta. Dobbiamo raccogliere quello che ha lasciato perché nulla di quello che ha lasciato, nulla vada perduto”.

Anche i detenuti del carcere cittadino hanno voluto rendere omaggio alla reporter. Hanno così fatto una colletta per acquistare una corona di fiori che è stata consegnata al Teatro Santa Chiara, dove era stata allestita la camera ardente. “Nadia che è sempre stata paladina della giustizia”, hanno scritto in una lettera i detenuti che non hanno potuto partecipare ai funerali di oggi.

La delegazione pugliese

Una rappresentanza di Taranto ha raggiunto questa mattina la cattedrale di Brescia per partecipare ai funerali. Nadia Toffa era infatti cittadina onoraria di Taranto, su delibera del Consiglio comunale, riconoscimento che le era stato dato per le sue battaglie in difesa della salute dei tarantini, e dei bambini in particolare modo, minacciata dall’inquinamento del polo siderurgico.

La rappresentanza tarantina è a Brescia grazie alla messa a disposizione di mezzi di trasporto da parte del Comune di Taranto, col sindaco Rinaldo Melucci, e di un imprenditore privato, Massimo Giove, che è anche presidente del Taranto Calcio. In ricordo della Toffa la mattina del 14 è stata celebrata una messa nel rione Tamburi, nella chiesa Gesu’ Divin Lavoratore, in quel rione al centro di tanti suoi servizi televisivi proprio per la vicinanza all’acciaieria.

Per il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro: “Ci sono uomini e donne che, pur non avendo avuto i natali nella nostra città, si legano fortemente alla nostra storia, attraverso le loro azioni ed il loro stesso attaccamento a Taranto ed alle sue complessità. Nadia Toffa – afferma Marinaro – era sicuramente una di queste eccezionali persone. A lei dobbiamo non solo la commemorazione del suo essere, della sua grande generosità e di una straordinaria sensibilità verso le problematiche del nostro territorio, ma anche l’impegno da assumere per un ricordo che non dovra’ mai cancellarsi”.

“La politica non può mai perdere l’umanità. Per questo non ho firmato”. Lo ha affermato il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, in un comunicato in cui ha spiegato la sua decisione di non firmare il nuovo decreto del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, volto a negare l’ingresso, il transito e la sosta nelle acque territoriali della nave dell’Ong Open Arms a seguito della sospensiva disposta dal Tar del Lazio sul precedente analogo provvedimento.

Per la ministra pentastellata “non si può ritenere che siano rinvenibili nuove cogenti motivazioni di carattere generale ovvero di ordine e sicurezza pubblica tali da superare gli elementi di diritto e di fatto, nonché le ragioni di necessità e urgenza, posti alla base della misura cautelare” del Tar della Lazio.

La Trenta fa riferimento in particolare alla “sussistenza di ‘fumus boni iuris‘ (la presunzione di sufficienti presupposti per permettere l’ingresso alla nave in acque italiane, ndr) e ‘periculum in mora‘ (il possibile danno causato da un ritardo nell’adozione del provvedimento, ndr) che anzi si sono verosimilmente aggravati”.

“In tale contesto”, sottolinea la Trenta, “la mancata adesione alla decisione del giudice amministrativo potrebbe finanche configurare la violazione di norme penali, fermo restando, in ogni caso, che in adesione al ‘dictum iuris‘ sarebbe stato eventualmente necessario inserire nel dispositivo del provvedimento un’esplicita disponibilità all’assistenza delle persone maggiormente bisognevoli”.

“Ho preso questa decisione, motivata da solide ragioni legali, ascoltando la mia coscienza”, ha concluso la ministra, “non dobbiamo mai dimenticare che dietro le polemiche di questi giorni ci sono bambini e ragazzi che hanno sofferto violenze e abusi di ogni tipo”. 

 

AL SENATO LA BATTAGLIA SUI TEMPI DELLA CRISI: PROVA DEL VOTO PER L’ASSE M5S-PD CON L’INCOGNITA ASSENZE
A Palazzo Madama alle 18 si vota sul calendario dei lavori: 5 stelle e dem vogliono le comunicazioni di Conte il 20 agosto, mentre sulla data del 14 si è ricompattato il centrodestra con Lega, FI e FdI. Sulla carta i numeri non sono favorevoli a Salvini, ma non si sa quanti banchi resteranno vuoti. Per accelerare, il leader della Lega pensa al ritiro della delegazione dal governo. Intanto lavoro all’alleanza elettorale con Berlusconi, attesa per l’incontro. Il Pd resta nella confusione.

CRISI ARGENTINA, L’ULTIMO TANGO DEL PESO
La vittoria dei peronisti alle primarie riapre i dubbi sulla tenuta dei conti pubblici. Crollano Borsa e valuta, i mercati del mondo reagiscono negativamente: Wall Street chiude in rosso e sulla scia del Dow Jones arretrano Asia e Europa. Milano apre a -0,37. Lo spread in discesa a 228 punti.

NON SI FERMA LA PROTESTA A HONG KONG, I MANIFESTANTI TORNANO ALL’AEROPORTO
In centinaia si sono ripresentati nello scalo occupato ieri e riaperto in mattinata. Ritardi e cancellazioni dei voli.

MORTA LA ‘IENA’ NADIA TOFFA, DA TEMPO ERA MALATA DI CANCRO
Ad annunciare la scomparsa della quarantenne giornalista, la sua redazione in un tweet: “Niente per noi sarà più come prima. Ciao Nadia”. A lungo aveva raccontato sui social la sua malattia.

NIENTE FUNERALI PER ‘DIABOLIK’, LA SALMA RESTA IN OBITORIO
La famiglia dell’ultrà della Lazio Fabrizio Piscitelli ucciso ha riconosciuto ma non ha ritirato il corpo del congiunto per condurlo al cimitero Flaminio dove era stato disposto il rito in forma privata. Chiede invece una funzione pubblica.

DUE AFFITTI SU TRE IN NERO NELLE LOCALITÀ DI VACANZA
Emerge dai controlli della Gdf che ha effettuato oltre 27 mila interventi contro l’abusivismo e l’evasione fiscale da giugno a oggi in località balneari, di montagna e città d’arte.

EPSTEIN LASCIATO SOLO IN CELLA SI È IMPICCATO CON UN LENZUOLO
Secondo il New York Times, che cita funzionari delle forze dell’ordine, ha fissato il cappio al letto a castello e si è inginocchiato lasciandosi morire. In casa foto di molti potenti di cui conosceva i segreti.

Fanno segnare ancora il segno “più” i risultati della lotta all’evasione tariffaria condotta da Atac. A luglio 2019 l’azienda ha controllato 288.717 passeggeri (pari a 9 mila al giorno), il 57% in più rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, ed elevato oltre 17.332 multe, il 35% in più rispetto allo stesso mese del 2018. I risultati di luglio confermano il trend di miglioramento che prosegue ormai da tempo. In particolare, nei primi sette mesi dell’anno sono stati controllati oltre 2 milioni e 200 mila passeggeri, il 36% in più rispetto allo stesso periodo del 2018, e sono state elevate oltre 134 mila multe, il 42% in più rispetto al periodo gennaio-luglio dell’anno passato.

Anche sul versante dei pagamenti dei verbali entro i primi 5 giorni si conferma il notevole miglioramento favorito dalla dotazione alle squadre di verifica di pos per il pagamento tramite carte elettroniche. A luglio 2019, gli importi derivanti dal pagamento delle sanzioni entro i cinque giorni sono più che raddoppiati (+112%) rispetto allo stesso mese del 2018. Complessivamente, nei primi sette mesi del 2019 i verbali pagati entro i primi cinque giorni sono cresciuti del 125% rispetto allo stesso periodo del 2018.

Indagini svolte dalla Polizia di Stato in stretto collegamento con i colleghi della Polizia francese hanno portato all’arresto in Francia di un noto estremista di sinistra latitante da oltre 7 anni colpito da mandato di cattura europeo. Si tratta di Vincenzo Vecchi, esponente dell’area anarco-autonoma milanese, latitante dal luglio del 2012, condannato con sentenza definitiva della Corte di Cassazione a 11 anni e 6 mesi di reclusione per le violenze occorse durante le manifestazioni di piazza del 20 luglio 2001 a Genova, in concomitanza con lo svolgimento del G8.

Secondo l’accusa, Vecchi nelle giornate del 20 e 21 luglio 2001, travisato e in concorso con altri manifestanti, danneggiava, ha distrutto e incendiato alcuni istituti di credito, autovetture e un supermercato, dal quale ha rubato merce. Inoltre, si è contrapposto con violenza alle forze dell’ordine, incitando altri manifestanti all’attacco e lanciando bottiglie e sassi, facendo esplodere alcune molotov, spostando cassonetti e rovesciandoli al centro della strada.

Negli ultimi due mesi l’azione investigativa della Polizia di Stato per rintracciarlo si è intensificata anche con l’avvio di intercettazioni di varia natura autorizzate dalla Procura Generale di Genova. L’analisi delle informazioni relative al latitante, ai suoi vecchi compagni di lotta politica ed alla famiglia, hanno quindi consentito di acquisire numerosi elementi che hanno attestato la presenza di Vecchi in Francia.

È stata quindi interessata la polizia francese tramite l’ufficiale di collegamento in servizio presso la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione/UCIGOS della Polizia di Stato che ha assicurato uno stretto raccordo investigativo, e i francesi hanno proseguito le indagini fornendo un contributo determinante per l’esatta individuazione del latitante.

Vecchi nelle scorse settimane aveva incontrato l’ex convivente e la figlia minore in Francia, in una località della Savoia, dove avevano trascorso una settimana di vacanza come una normale famiglia di villeggianti. Al termine del soggiorno in Savoia la donna con la figlia ha fatto rientro a Milano, mentre Vecchi è tornato in Bretagna, riprendendo la sua normale vita con una falsa identità.

Monitorando la donna e seguendo ogni indizio possibile nonché le tracce degli apparati telefonici in uso alla coppia, gli investigatori del Servizio per il Contrasto dell’Estremismo e del Terrorismo Interno e della DIGOS di Milano hanno acquisito ulteriori indizi utili a localizzare il latitante e a scoprire in che modo si teneva in contatto con l’ex convivente e la figlia. In base a questi elementi comunicati dai colleghi italiani, la Polizia francese la mattina dell’8 agosto scorso, seguendo le indicazioni dell’Antiterrorismo della Digos di Milano e della ha arrestato Vecchi a Saint Gravè dans le Morbhian, un piccolo borgo nella regione della Bretagna, dove lavorava come imbianchino. Il ricercato, che in Francia si faceva chiamare Vincent, è stato fermato per strada mentre andava al lavoro.

Non aveva documenti di riconoscimento, ma solo una tessera che riportava il nominativo di Vincent Papale. Il 9 agosto, le autorità francesi hanno convalidato l’arresto del latitante, che si trova ora recluso nel carcere di Rennes. Vecchi era l’ultimo condannato per i fatti del G8 di Genova ancora irreperibile. Nell’ottobre del 2017 era stato già arrestato in Svizzera, a seguito di specifiche indagini svolte dal Servizio per il Contrasto dell’Estremismo e del Terrorismo Interno/DCPP-UCIGOS e dalla Digos di Pavia, il latitante Luca Finotti, 40 anni, riconosciuto colpevole di analoghi reati nel medesimo processo.

Vecchi, oltre alla condanna per i reati devastazione e saccheggio, rapina e porto abusivo di armi, resistenza e violenza nei confronti dei contingenti delle Forze di Polizia per i fatti di Genova del 2001, ha subito una condanna per aver partecipato alle violenze commesse a Milano in Corso Buenos Aires nel marzo del 2006.

È stata operata nella notte al San Raffaele di Milano una bambina di 8 anni, trasportata in elisoccorso, dopo essere stata investita ieri sera a Corsico, mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali insieme alla madre e ai fratellini, rimasti illesi. Secondo quanto si apprende la prognosi è ancora riservata. In base a una prima ricostruzione della polizia locale di Corsico, e in attesa di ascoltare nuovamente la testimonianza della madre della piccola, una moto sarebbe sopraggiunta a tutta velocità senza fermarsi al semaforo rosso, che si trova all’incrocio tra via Milano e via Sant’Andrea, travolgendo così la bambina, che ha riportato fratture al braccio e alla gamba, e trauma cranico. Dopo l’impatto il motociclista è scappato senza prestare soccorso. 

“Il sovranismo mi spaventa, porta alle guerre”. Lo dice Papa Francesco in una lunga intervista su La Stampa dove sottolinea “che L’Europa non deve sciogliersi”. “Bisogna salvarla” afferma, perché “ha radici umane e cristiane”. E, aggiunge che “una donna” come Ursula von der Leyen “può ravvivare la forza dei Padri Fondatori. Le donne hanno la capacità di accomunare, di unire”.

Per il Pontefice, “il sovranismo è un atteggiamento di isolamento”. “Sono preoccupato – afferma – perché si sentono discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel 1934. ‘Prima noi. Noi noi’: sono pensieri che fanno paura. Il sovranismo è chiusura. Un paese deve essere sovrano, ma non chiuso. La sovranità va difesa, ma vanno protetti e promossi anche i rapporti con gli altri paesi, con la Comunità europea. Il sovranismo è un’esagerazione che finisce male sempre: porta alle guerre”.

Stesso discorso per i populismi: “All’inizio – dice Francesco – faticavo a comprenderlo perché studiando Teologia ho approfondito il popolarismo, cioè la cultura del popolo: ma una cosa e’ che il popolo si esprima, un’altra è imporre al popolo l’atteggiamento populista. Il popolo e’ sovrano, invece i populismi ci portano a sovranismi: quel suffisso, ‘ismi’, non fa mai bene”.

Per il Papa,in Europa è fondamentale il dialogo:”Il meccanismo mentale deve essere ‘prima l’Europa, poi ciascuno di noi'”. E sulla questione migranti, Francesco ha detto che non si deve “mai tralasciare il diritto più importante di tutti: quello alla vita. Gli immigrati arrivano soprattutto per fuggire dalla guerra o dalla fame, dal Medio Oriente e dall’Africa. Dobbiamo impegnarci e lottare per la pace. La fame riguarda principalmente l’Africa, vittima di una maledizione crudele: nell’immaginario collettivo sembra che vada sfruttato. Invece una parte della soluzione è investire lì per aiutare a risolvere i loro problemi e fermare così i flussi migratori”.

Secondo il Papa “vanno seguiti dei criteri. Primo: ricevere, che è anche un compito cristiano, evangelico. Le porte vanno aperte, non chiuse. Secondo: accompagnare. Terzo: promuovere. Quarto integrare. Allo stesso tempo, i governi devono pensare e agire con prudenza, che è una virtù di governo. Chi amministra e’ chiamato a ragionare su quanti migranti si possono accogliere. La situazione puo’ essere risolta attraverso il dialogo con gli altri Paesi”.

La Guardia di Finanza di Reggio Calabria, insieme al Nucleo Speciale Entrate ed al Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche ha concluso una verifica fiscale nei confronti di una società maltese con stabile organizzazione in Italia, operante nel settore del gioco on-line, e accertato che ha omesso di dichiarare ricavi per quasi 4 miliardi di euro ed una base imponibile ai fini della Imposta Unica sulle scommesse pari ad oltre 1 miliardo di euro. L’accertamento è relativo agli anni d’imposta 2015 e 2016.

La verifica fiscale è scaturita dalle risultanze dell’Operazione “Galassia”, conclusa nel novembre del 2018 con l’esecuzione di 18 provvedimenti di fermo e con il sequestro di società nazionali ed estere, siti di scommesse on line e altri beni per un valore pari ad oltre 723 milioni, che ha accertato l’esistenza di un’associazione per delinquere di tipo mafioso con proiezione transnazionale, costituita da soggetti appartenenti alla ‘ndrangheta, che, avvalendosi di società estere – tra le quali la società verificata – ha esercitato abusivamente l’attività di gioco in Italia, riciclando ingenti proventi illeciti.

La raccolta di scommesse, in effetti, attuata anche al di fuori del proprio Paese di stabilimento, ha conosciuto un notevole sviluppo con la diffusione della tecnologia informatica che permette il rapido scambio di dati attraverso le reti telematiche. L’azione di vigilanza e controllo a tutela del monopolio statale sui giochi, sulle scommesse e sui concorsi pronostici – orientata a prevenire e reprimere tutti gli illeciti legati al gioco irregolare e clandestino – ha evidenziato che in Italia, negli ultimi anni, si è registrata una proliferazione di agenzie che effettuano la raccolta di scommesse via internet, affiliate a bookmaker esteri il più delle volte privi delle previste concessioni rilasciate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

È stato rilevato che alcuni bookmaker transnazionali operano sul territorio italiano attraverso reti di agenzie perfettamente organizzate che rappresentano l’interfaccia della “casa madre” e alle quali è riconosciuta dal bookmaker una provvigione commisurata alle giocate raccolte. Nel corso delle operazioni della Guardia di Finanza e’ emerso che la società verificata, sebbene avesse aderito alla procedura di emersione prevista dalla Legge di Stabilità 2015 (cd. “Sanatoria”) e fosse munita di apposita autorizzazione a svolgere sul territorio nazionale attività di raccolta di scommesse, con vincita in denaro, attraverso una rete fisica (cd. “gaming a terra”), costituita da una pluralità di “Punti di Raccolta”, ha continuato abusivamente a proporre scommesse in parallelo rispetto alla autorizzazione ufficiale, così integrando il reato di cui all’art. 4 della L. 13/12/1989 nr. 401 nonché sottraendo rilevante materia imponibile all’Imposta Unica, all’IRES ed all’IRAP, conseguente al riciclaggio dei relativi proventi illeciti. Così al termine degli accertamenti tecnico-contabili, è stata così accertata una maxi evasione d’imposta anche con riferimento all’IRAP per oltre 6 milioni di euro, all’IRES per oltre 47 milioni di euro ed alla IUS per oltre 71 milioni di euro.

Non importa che una casa sia stata costruita illegalmente, in zone protette deturpando il paesaggio e in maniera non sicura: una volta eretto l’edificio, nessuno oserà buttarlo giù. Il più delle volte per evitare il cosiddetto “ricatto elettorale”. È quanto emerge da un rapporto di Legambiente secondo cui “il cemento illegale ha invaso negli ultimi decenni le coste italiane e ancora oggi sembra esserci una sola certezza: poco o nulla viene buttato giù. Le demolizioni dei manufatti abusivi sono ferme al palo e nelle zone costiere è ancora più evidente”.

Per capire l’entità del fenomeno bastano pochi numeri. Secondo Legambiente sono 32.424 le ordinanze di demolizione emesse dal 2004 al 2018 in poco più del 20% dei comuni costieri italiani che hanno risposto all’indagine “Abbatti l’abuso”.

“Di queste però solo 3.651 sono state eseguite, cioè con il ripristino dei luoghi e l’abbattimento del manufatto abusivo: in pratica poco più dell’11%. E se nelle aree interne la media delle ordinanze di demolizione è di 23 a comune, spostandosi al mare il dato decuplica arrivando a 247 per ogni comune, a conferma del fatto che l’abusivismo lungo costa sia quello quantitativamente maggioritario”.

I numeri sono stati presentati in occasione del passaggio in Campania di Goletta Verde, la storica imbarcazione ambientalista in viaggio anche quest’anno contro i nemici del mare.“Una regione, la Campania, scelta non a caso”, si legge nel comunicato di Legambiente. “Qui le demolizioni lungo il litorale negli ultimi quindici anni non arrivano neanche al 2%. Peggio fanno solo il Molise (fermo a zero) e le Marche (dove si sfiora l’1%), ma chiaramente con dati quantitativi molto diversi: la Campania guida, infatti, la classifica delle regioni per numero di ordinanze emesse, sia nei comuni costieri che nei comuni dell’entroterra, ma ha demolito solo il 3%”.

Se prendiamo in considerazione solo gli abusi realizzati lungo la costa in questa regione “si contano ben 11.092 ordinanze emesse e solo 220 quelle eseguite. In Calabria siamo al 5,2% e in Puglia al 6,4%. Tra le regioni del Sud, fa eccezione la Sicilia, che arriva a una percentuale del 15% nel rapporto tra ordinanze di abbattimento emesse e realmente eseguite”. La performance migliore, secondo l’elaborazione di Legambiente, è del Friuli-Venezia Giulia, con il 45%.

“Siamo di fronte a una pagina vergognosa della storia italiana che ha prodotto e alimentato illegalità e ha cambiato i connotati a intere aree del Paese”, dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.

Contro gli abusi edilizi – ne è convinto Ciafani – il migliore deterrente sono le demolizioni. “E non certo nuovi condoni come fatto con il Decreto Genova lo scorso anno per la ricostruzione post terremoto nel cratere del centro Italia e per Ischia. Per farlo però occorre procedere a una riforma legislativa che passi ai prefetti la competenza delle operazioni di abbattimento, perché non condizionati dal ricatto elettorale, lasciando ai Comuni solo il controllo urbanistico del territorio e la repressione dei reati, compresa l’emissione delle ordinanze di demolizione. Solo così potremo riscattare interi territori e le loro comunità, ripristinando legalità, sicurezza e bellezza”.

Oggi i Comuni agiscono più che altro su sollecitazione della Procura della Repubblica, almeno per gli immobili colpiti da ordinanze sancite da sentenza di terzo grado. “Di fronte all’aut aut dei giudici, i sindaci hanno poche alternative. Gli abusivi lo sanno e, non di rado, decidono di auto-demolire, risparmiando migliaia di euro di spese: in media, per ogni abuso abbattuto d’ufficio ne viene abbattuto uno direttamente dagli stessi proprietari”.

Ma c’è un caso virtuoso. Proprio in quest’ottica è nata l’intesa sottoscritta pochi mesi fa tra il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni e la Procura della Repubblica di Vallo della Lucania per un contrasto sempre più incisivo all’abusivismo. Dal 2000, spiega Legambiente, sono 126 le ordinanze di demolizione emesse dall’Ente Parco che riguardano per lo più i comuni costieri del Cilento. Venti di queste sono già esecutive e si è pronti con gli abbattimenti. “Grazie a questo accordo di programma in autunno inizieranno le prime demolizioni – spiega Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania -. Una buona notizia per i cittadini che potranno così riappropriarsi di un pezzo di questa stupenda costa, a dimostrazione che la lotta all’illegalità e per lo sviluppo di un turismo diverso è una sfida che si può vincere anche in questa regione dove le demolizioni di opere abusive sembrano restare perennemente ferme al palo”.

Ma di chi sono le case da abbattere che non si toccano? “Spesso tra quelle villette affacciate sull’arenile, che consentono di fare un tuffo in mare percorrendo pochi passi, non ci sono quelle dei mafiosi ma anche dei “colletti bianchi”. E per salvare le loro case abusive, salvano anche tutte le altre”.