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Hacker in azione sui clienti di Unicredit: negli scorsi mesi hanno prelevato i dati di 400mila persone, ma secondo quanto riporta Repubblica nessun codice o password che permetta di operare senza autorizzazione sui conti correnti. A comunicare l'incursione informatica è stata la stessa banca, che in una nota denuncia "di aver subito una intrusione informatica in Italia con accesso non autorizzato a dati di clienti italiani relativi solo a prestiti personali" e precisa che la falla si è aperta "attraverso un partner commerciale esterno italiano".

La banca ricostruisce la cronologia degli attacchi:

  1. Settembre-ottobre 2016
  2. Giugno-luglio 2017

"Si ritiene che nei due periodi siano stati violati i dati di circa 400.000 clienti in Italia", aggiunge la banca che poi rassicura i suoi correntisti precisando che "non è stato acquisito nessun dato, quali le password, che possa consentire l'accesso ai conti dei clienti o che permetta transazioni non autorizzate. Potrebbe invece essere avvenuto l’accesso ad alcuni dati anagrafici e ai codici IBAN".

Rischia di essere un'estate senza gossip, dopo che due testate storiche come Novella 2000 e Visto rischiano la chiusura. I comitati di redazione dei due settimanali puntano il dito contro l'onorevole Daniela Santanchè, proprietaria della società editrice Visibilia, e si appellano a Silvio Berlusconi affinché non la candidi mai più nelle fila del centrodestra. "L'imprenditrice e politica, che nei suoi appassionati interventi televisivi si propone come paladina delle professionalità italiane e dei lavoratori, predica bene in pubblico, ma razzola male nel privato della sua impresa", afferma in una nota l'organo sindacale che spiega: "martedi' 25 luglio Daniela Santanchè (supportata dal suo fidanzato, il principe Dimitri d'Asburgo Lorena) ha annunciato la liquidazione della Visibilia Magazine Srl, casa editrice degli storici settimanali Novella 2000 e Visto". 

Dall'acquisizione alla cassa integrazione

Santanchè – ricostruisce il cdr – aveva acquisito i due giornali nel 2015 da PRS Editore, affermando di volerli far tornare ai fasti di un tempo, perché essere editrice di due testate così importanti era sempre stato il suo sogno. Di più: "Un sogno che la riempiva di orgoglio", parole accompagnate da promesse di sostegno e di rilancio delle due testate che però sono svanite nel nulla solo sei mesi dopo, quando la Santanché, comunicando una perdita pari a un milione di euro, ha chiesto ai suoi lavoratori un sacrificio enorme: una pesantissima cassa integrazione, si legge ancora nella nota. 

I lavoratori (complessivamente 16 tra giornalisti e impiegati), "sottolineando il mancato sostegno di Visibilia alle due riviste lasciate andare a sè stesse, hanno accettato il sacrificio, accordandosi per la cassa integrazione, della durata di due anni, che sfiora il 45 per cento. Altissima sia per l'impatto sugli stipendi (e sulle famiglie dei lavoratori), sia per l'organizzazione del lavoro". All'atto della firma di quell'accordo la Santanchè si era dichiarata soddisfatta: la manovra, nelle sue parole, avrebbe riportato in positivo i bilanci.

Nello stesso tempo "diverse agenzie fotografiche e collaboratori hanno smesso di fornire servizi alle due testate, perché da mesi non vengono pagati. E, se ciò non bastasse, la Santanché non ha versato nei tempi il Tfr dei lavoratori, chiedendo in seguito una rateizzazione per regolare le varie situazioni". Arrivando a oggi, "dopo un anno di cassa integrazione La Pitonessa (nomignolo conquistato in politica), che sostiene di essere un'abile imprenditrice che tutela i lavoratori e le professionalità italiane, nella realtà fallisce la sua esperienza di editore (e imprenditore) affidando la sua società Visibilia Magazine Srl a un liquidatore".  

Il Cdr: "Berlusconi non ricandidi Santanché"

A questo punto, conclude il cdr, "noi giornalisti di Visibilia Magazine, che siamo anche cittadini elettori, ci chiediamo quale credibilità possa avere un politico come Daniela Santanché che nella sua carriera da imprenditrice si sta dimostrando inaffidabile e incapace di mantenere le promesse. Che credibilità potrà mai avere quando, di qui a qualche mese, tornerà di nuovo a chiedere il voto agli italiani?". Pertanto, "ci appelliamo al capo del suo schieramento politico, Silvio Berlusconi, uno dei più grandi editori d'Italia, che come è noto si è sempre vantato di non aver mai licenziato nessuno: è sicuro, Berlusconi, di voler candidare nel suo schieramento una persona che si è dimostrata così poco capace di gestire le sue aziende lasciando 'per strada' i suoi lavoratori e le loro famiglie?". 

Incrementare i prelievi di acqua da fonti alternative e far slittare lo stop a quelli dal lago di Bracciano, almeno fino a lunedì 31 luglio. E' la strategia abbozzata durante la riunione tra il Comune di Roma, Acea e Regione Lazio, ma su cui ancora non c'è accordo.

Al via la cabina di regia, ma i tempi sono stretti

Secondo il quotidiano Il Messaggero, la questione è stata affidata a un tavolo tecnico che la affronterà da subito, anche per scongiurare il razionamento dell'acqua che potrebbe essere irrinunciabile se davvero Acea dovesse smettere di attingere alla riserva strategica di Bracciano a partire da venerdì 28. Una imposizione della Regione Lazio contro cui Acea ha già presentato ricorso.

Soddisfatti dell'incontro di martedì sera al Palazzo Senatorio il sindaco di Roma, Virginia Raggi, e il presidente di Acea Luca Lanzalone. Al vertice non ha partecipato il presidente della Regione, Nicola Zingaretti. 

Esclusi i 'sindaci del lago'

Indignati i sindaci di Bracciano, Anguillara e Trevignano: i tre comuni che si affacciano sulle sponde del lago che ha visto il livello delle acque scendere al limite della soglia di guardia. I tre primi cittadini, riporta ancora il quotidiano romano, si sono ritrovati fin dal primo pomeriggio di martedì in Campidoglio per partecipare al vertice dal quale però sono stati esclusi,. 

Scende in campo ance la Lorenzin, "non tagliate l'acqua agli ospedali"

Come riporta l'edizione romana del Corriere della Sera, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha scritto alla Raggi per esprimere la "preoccupazione" di fronte alla prospettiva che anche gli ospedali della Capitale si trovino sulla linea dei razionamenti dell'acqua "pregiudicando gravemente il livello igienico-sanitario" e "l'erogazione dei servizi sanitari essenziali".

E mentre Federalberghi, attraverso il suo presidente Bernabò Bocca, intervistato dal Corriere,critica gli allarmismi che "fanno scappare i turisti" da Roma, il Tempo 'smonta' l'allarme per il lago di Bracciano con un'intervista al presidente dei geologi del Lazio, Roberto Troncarelli, secondo cui, se anche Acea smettesse di prendere acqua dal lago, si recupererebbe appena lo 0,2% di quella che manca. Secondo Troncarelli, Bracciano si 'ricarica' grazie ad apporti nella falda da zone molto lontane e non solo con la pioggia e in occasione della siccità del 2003 non venne assunto nessun provvedimento draconiano nè ci fu moria della fauna del lago.  

Se in una storia criminale può esserci una vena di romanticismo, ce n'è un po' anche nella ingloriosa conclusione della fuga di Johnny Lo Zingaro, finito in manette per colpa di un materasso. Un materasso che voleva per poter stare con la donna che ama.

Per lei non era tornato in carcere dopo dal permesso di lavoro e per questo anche la sua compagna Giovanna Truzzi, 58 anni, era evasa dagli arresti domiciliari a Pietrasanta a Lucca. 

Li hanno trovati insieme, in un anonimo appartamento di una località ancora più anonima, un mese dopo aver mancato all'appuntamento al tramonto con il posto di guardia del carcere di Fossano (Cuneo). 

Una caccia all'uomo durata un mese

Per catturare Giuseppe Mastini – questo il vero nome di Johnny – si sono impegnati in tanti: agenti dello Sco, uomini della Squadra Mobile di Cuneo, di Lucca e di Siena e investigatori della polizia Penitenziaria, insieme con quelli della Scientifica. Alla fine hanno fatto irruzione in un appartamento di Taverne d'Arbia, vicino Siena.

Lo Zingaro era stato individuato a Pietrasanta da dove poi si era allontanato insieme alla compagna. Gli investigatori hanno ricostruito tutti gli spostamenti della coppia localizzandola a Taverne d'Arbia dove aveva trovato ospitalità da alcuni parenti della donna che, per l'occasione, avevano anche acquistato un nuovo materasso. E proprio il materasso è stato il cavallo di Troia che ha permesso agli agenti di mettere le manette agli evasi: i poliziotti si sono sostituiti  ai corrieri per la consegna e sono entrati in casa. Quando hanno avuto la certezza di avere davanti proprio Johnny lo Zingaro hanno dato il via libera all'irruzione.

Dalle giostre agli omicidi. Passando per le rapine

Analfabeta, figlio di giostrai lombardi di etnia sinti, Giuseppe Mastini, noto come 'Johnny lo zingaro' o il 'Biondino', è uno dei personaggi di spicco della criminalità comune romana. Già a 11 anni, trasferitosi nella Capitale con la famiglia, divenne noto alle forze dell'ordine per un furto e una sparatoria con la Polizia. Il primo delitto che gli è stato contestato, è l'omicidio di un autista di tram, Vittorio Bigi.

Leggi anchela storia di Johnny lo Zingaro raccontata da Massimo Lugli

Condannato a 15 anni di carcere, nel febbraio 1987 ottiene un permesso premio, del quale approfitta per rendersi latitante. Viene segnalato per una serie di rapine e riconosciuto in una fotografia dalla moglie di Paolo Buratti, console italiano in Belgio, ucciso nella sua villa a Sacrofano mentre tentava di resistere a una rapina. Viene fermato da due poliziotti contro i quali apre il fuoco: uno degli agenti muore, l'altro viene ferito in modo grave,

In un nuovo processo, celebrato nel 1989, viene condannato all'ergastolo per tutti i reati che gli vengono contestati, tranne l'omicidio di Sacrofano. Nel 2014 aveva usufruito di un permesso premio, per partecipare al concerto dei Prodigy a Roma.

INCENDI E SICCITÀ, non si placa l'emergenza. Il ministro dell'ambiente Gian Luca Galletti in audizione alla commissione Ambiente della Camera sulle misure necessarie per affrontarla.

VITALIZI, alla Camera il voto finale alla proposta di legge sull'abolizione e la riforma del sistema pensionistico dei parlamentari. 

LIBIA, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni riceve a Palazzo Chigi il Primo Ministro libico Fayez al-Sarraj.

POLITICA
– Quirinale: Mattarella alla Cerimonia di consegna del "Ventaglio". 
– Governo: Gentiloni a conferenza ambasciatori d'Italia. 
– Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, presenta a Catanzaro l'associazione Dems. 
– Festa Pd Modena: il segretario nazionale Pd Matteo Renzi incontra i volontari.
– Legge elettorale: riunione capigruppo centrodestra.
– Tensioni a sinistra dopo il mancato faccia a faccia Pisapia-Mdp. 

ECONOMIA
– Fisco: convegno Confcommercio con Padoan e Ruffini.         
– Mef: Padoan al question time alla Camera.                  
– Mise: firma contratto sviluppo con Calabria e Campania. Presente il ministro Carlo Calenda.   
– Mediobanca: rapporto sui maggiori gruppi industriali quotati.
– Banche venete: esame decreto al Senato. 
– Istat: fiducia consumatori e imprese a luglio.
– Inps: monitoraggio flussi pensionistici. 
– Fed: decisione sui tassi.

ESTERO
– Audizione del Cardinal Pell al processo per pedofilia.

CRONACA
– Migranti: Minniti in commissioni riunite Affari esteri e emigrazione-Difesa del Senato sulla lotta contro il traffico di esseri umani nel mediterraneo. 
– "Il Piano Scuola Digitale incontra il Paese", bilancio sui primi 18 mesi con il ministro Fedeli.

 

Si è concluso senza alcuna decisione concreta il vertice iniziato nel tardo pomeriggio in Campidoglio tra Comune, Acea e Regione Lazio per scongiurare che da sabato 29 parta il razionamento idrico nella Capitale a seguito dello stop alla captazione dal lago di Bracciano. Il lavoro del tavolo proseguirà nella giornata di mercoledì sotto forma di cabina di regia, e le parti si incontreranno, inoltre, al ministro dell'Ambiente. 

Per Raggi "un primo risultato importante"

"L'incontro è andato bene, abbiamo raggiunto un primo risultato importante. Questa sera c'è stato un dialogo molto costruttivo tra le parti: Acea e Regione Lazio hanno raccolto il nostro invito, si sono sedute al tavolo e hanno iniziato a valutare una serie di soluzioni tecniche per tutelare i cittadini ed evitare qualunque tipo di disagio", ha detto la sindaca Virginia Raggi, "domani questa cabina di regia si riunirà di nuovo, mi terranno informata".

 

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Per l'Acea un "incontro fruttuoso"

Stesso concetto espresso dal presidente di Acea Luca Lanzalone: "L'incontro è stato molto fruttuoso, il fatto stesso che ci sia stato lo è. Stiamo lavorando e stiamo cercando un percorso che sia impattante il meno possibile sui cittadini. Crediamo di potercela fare". A chi gli chiede se avesse sentito il governatore Nicola Zingaretti, Lanzalone replica: "No, auspicavo di vederlo questa sera, pazienza". Mentre l'assessore regionale alle Infrastrutture Fabio Refrigeri chiosa: "Stiamo lavorando, da qui a domani vagliamo un po' di soluzioni di carattere sia amministrativo che tecnico. Lavoriamo per cercare di non creare disagi ai cittadini del Lazio e di Roma, per eliminare i disagi, abbiamo fatto una cabina di regia, credo che da qui a domani avremo anche possibilità migliori".

Per approfondire:

Il lago di Bracciano è due chilometri quadrati più piccolo

Tutti i laghi italiani sono in crisi

Pierluigi Testa è stato insignito dell'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine "Al merito della Repubblica Italiana" . Quarant’anni, fondatore e Presidente di un importante serbatoio di pensiero, ormai noto a livello nazionale e internazionale, il Think Tank Trinità dei Monti.  "Questo riconoscimento – dichiara Testa – che è per me un onore ricevere, deve essere motivo di orgoglio non solo per noi come Think Tank Trinità dei Monti, ma per il Paese, per quella Italia che crede nel duro lavoro, nei sacrifici, nei giusti riconoscimenti e nel risultato e che ancora professa che il merito sia un valore.  Questo conferimento è il risultato di un'Italia che vuole crescere e pensa al futuro dei giovani e del nostro Paese".

Classe  1977, un master MBA alla Luiss di Roma, ideatore e managing director di un corso di Giornalismo Economico all’Università La Sapienza.  Il Think Tank Trinità dei Monti è stato tra gli unici 12 firmatari del documento "Our Shared European Future" del British Council contenente le raccomandazioni per i Leaders dell'EU e UK relative alla migliore gestione possibile della negoziazione Brexit in termini di massima tutela e valorizzazione nei campi dell'istruzione, cultura, scienza e ricerca. 

Con una sentenza che "fa giustizia", il Consiglio di Stato ha dato il via libera lunedì alla creazione del Parco archeologico del Colosseo, ribaltando la sospensione del Tar del Lazio, arrivata agli inizi di giugno dopo il ricorso presentato dal comune di Roma. Uno stop che ha comportato una perdita di tempo, ha spiegato il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, in una conferenza stampa che si è tenuta al Mibact all'indomani della sentenza. "Ripartiamo da dove ci eravamo fermati", ha osservato il ministro convinto che la riforma che include l'area del Colosseo tra i 32 monumenti e parchi autonomi voluta e realizzata proprio da Franceschini, valorizzi quello che è "il più importante parco archeologico al mondo", la cui superficie, che si estende per 74 ettari, comprende le aree del Foro romano, Palatino e Domus aurea. Dopotutto quella imboccata "non è una strada sperimentale, ma è già stata sperimentata". E se ha funzionato altrove, "non si capisce perché non dovrebbe funzionare con il Colosseo". 

Sì al direttore straniero 

Non solo: il Consiglio di Stato ha dato ragione al ministro anche su un altro punto, quello della selezione internazionale del direttore: "La sentenza del Consiglio di Stato fa chiarezza su tutti i punti" compreso quello della "selezione internazionale" che, al contrario di quanto detto dai più critici, "non limita gli italiani", ha osservato Franceschini. Intanto, al ministero sono già pervenute "82 domande, di cui il 20% percento non italiane" . L'obiettivo ora è quello di "sfruttare questa pausa e lavorare sulla selezione in modo che il nuovo direttore (o direttrice) prenda servizio dal 1 gennaio 2018". 

Nel 2017 sette milioni di visitatori al Colosseo

Oltre alla sentenza del Consiglio di Stato, dalla sua Franceschini ha anche la prova che la riforma  sui musei sta dando i suoi frutti: i dati del 2017 sull'affluenza mostrano una crescita enorme. E "se il trend venisse confermato – ha sottolineato il ministro – l'anno si chiuderebbe con quasi 50 milioni di visitatori nei musei" perlopiù italiani. E in questo quadro che "si inserisce anche il parco archeologico, perfettamente in linea" con la riforma, dunque, e che secondo le stime, dovrebbe chiudere l'anno con 7 milioni di visitatori. 

 

Il braccio di ferro col Campidoglio 

Dei 32 Comuni con musei o parchi a gestione autonoma inseriti nella riforma, il Comune di Roma è l'unico che ha creato "attriti", ha dichiarato Franceschini. E pensare che il progetto del Colosseo non è del tutto nuovo al Campidoglio: "Con la riforma a Roma non è stata scorporata solo l'area del Colosseo, ma anche il parco dell'Appia antica e di Ostia Antica che già operative con tanto di direttore scelto su scala internazionale", ha osservato il ministro sottolineando che in nessuno di questi casi sono state sollevate obiezioni e critiche, come avvenuto per l'area del Colosseo. Non solo:  per Franceschini il Campidoglio non ha mai indicato il suo rappresentante scientifico nei parchi già designati a Roma. "Questi posti sono stati lasciati liberi in attesa di una decisione". 

Il 2 agosto l'incontro con Raggi

Il ministro si è detto a collaborare anche se "naturalmente ci dovrebbe essere un minimo di bilateralità perché in un anno, in tutte le scelte fatte in materia di beni culturali, il Comune non mi ha mai informato". Se l'attrito andrà avanti, il ministro "non lo sa", ma ha ribadito: "So solo che è l'unico ad aver fatto ricorso". Intanto ha confermato l'incontro "previsto per il 2 agosto con il vice sindaco e il sindaco" anche se "di mezzo è arrivata la sentenza a fare chiarezza".

La questione degli incassi

Tra le proteste sollevate c'era anche quella legata agli incassi del Colosseo che, secondo i detrattori (e il Campidoglio) verrebbero così sottratti al Comune. Si parla di circa 40 milioni di euro annui. In realtà, ha sottolineato Franceschini, nella nuova gestione nemmeno un euro arriverà al Campidoglio. Così come è sempre accaduto. Non è una novità. Il ministro ha spiegato che, come tutti i musei, il Colosseo devolve il 20% degli incassi al Fondo di solidarietà nazionale, "ma abbiamo previsto nel decreto, come forma di tutela, che il Colosseo devolva il 30% – quindi più della quota emersa dallo storico – alle attività della soprintendenza del patrimonio culturale del comune di Roma". Che è diverso dal dire che il 30% andrà al Campidoglio. E, scanso equivoci, "abbiamo previsto che quel 30% vada dal Colosseo alla soprintendenza senza transitare per il ministero".

Acqua Appia, Acqua Claudia, Acqua Ania, Acqua Marcia e, per contrappeso, persino Acqua Vergine: può restare a secco una città così? Solamente Roma l'Eterna si è potuta concedere nei secoli il lusso di imporre il nome dei suoi figli all'elemento più diffuso nell'Orbe che, per l'appunto, si chiama terraqueo. Padrona della terra, Roma, e dominatrice dell'acqua ben prima di costituire la sua flotta micidiale. Anzi, all'acqua in qualche modo consustanziale, giacché all'acqua si deve la vita di Romolo e Remo, salvati dal Tevere così come Mosè lo era stato dal sacro Nilo, e se si hanno dubbi sulla fondatezza dell'accostamento si vada al crocevia delle Quattro Fontane, in cima al Quirinale, a vederne le sculture.

Roma, una città nata per dominare l'acqua

Consustanziale anche perchè Roma sull'acqua è stata fondata e per il controllo dell'acqua è stata immaginata. Il Palatino altro non è se non un avamposto che permette il controllo del passaggio sul Tevere, all'Isola Tiberina, nel punto in cui si incrociano l'antica Via del Sale e gli attracchi delle navi focesi a carena ridotta. Soprattutto, però, l'acqua è naturalmente dentro Roma, che nel suo attuale sottosuolo è ancora attraversata da rigagnoli e fiumicelli nascosti all'immaginazione dei più.

Ne resta uno solo ancora udibile e visibile: scorre discreto tra le pareti in laterizio di un mitreo nascosto, a sua volta, nelle fondamenta della chiesa di San Clemente, a due passi dal Colosseo. Il quale Colosseo, è risaputo, all'acqua anch'esso deve la nascita, essendo stato eretto sul lago della Domus Aurea neroniana ed accanto alla più grande fontana della Roma imperiale, la Meta Sudans che sul luogo del colosso dell'Imperatore suicida era stata costruita dai Flavi. 

Anche il Colosseo deve la sua costruzione all'acqua

Erano la vera ricchezza delle nazione romana, i suoi ruscelli, il primo passo verso la conquista di un Impero: permisero, scendendo dai fianchi di sei dei sette Colli, la costruzione dei primi insediamenti, la nascita di una federazione e le lotte vincenti con i Sabini accampati sul Quirinale: colle secco e arido anche se oggi le fontane ne nascondono la vergogna. Il Ratto delle Sabine probabilmente nasconde la prima guerra per l'acqua della Storia occidentale.

I Romani avevano preso dagli Etruschi, noti per seguire il corso dei fiumi nella loro ansia di fondare città, a costruir cunicoli scavati nel tufo per farla passare e distribuirla. Se ne riconosce uno ai piedi della Rupe Tarpea, sul Campidoglio: uno spazio angusto nella pietra rossa e solo apparentemente duttile. Vi si calava un solo schiavo alla volta, a scavare di martellina e olio di gomito nella perfetta oscurità rotta, nel fumo insopportabile, dal chiarore di una torcia.

La prima crisi idrica, e gli acquedotti

Per mezzo millennio quell'acqua bastò, fino a quando una serie di estati aride si fecero sentire su una città ormai pronta a prendersi il mondo. Ma la Repubblica funzionava e progettava, e soprattutto realizzava: nacquero i grandi acquedotti all'aria aperta, quelli teorizzati da Vitruvio e grazie ai quali anche le ville rustiche pensate da Catone il Censore alla fine avevano di che dissetarsi. Opere pubbliche, pagate dall'erario per il bene comune, patrizio e plebeo. Si costruiscono così gli Stati che sopravvivono nei secoli.

Infatti Roma perde i suoi acquedotti solo con il finire dell'Impero. Prima restano a secco le monumentali Terme di Caracalla, poi i Goti di Totila cingono d'assedio l'Urbe e, per assetarla, interrompono i flussi e spaccano le tubature. Il Mediovo nasce proprio in questo momento: insieme ad un ritrovato rapporto, che sarà ultrasecolare, con il Tevere. Acqua poco salubre, quella del Tevere, che Traiano usava solo per far girare i mulini che aveva collocato ai piedi del Gianicolo, ma pur sempre acqua.

Ne bevono a grandi sorsate gli assediati e i loro figli, tra lo stupore e il leggero disgusto, mille anni più tardi, di un Petrarca imbevuto di sogni classici e chiamato a Roma per ricevere, primo dai tempi dell'Impero, il titolo di poeta laureato. Lascia Avignone carico di entusiasmo, trova una Roma sporca e stracciona, che nel Tevere si tuffa  si lava e pesca all’unisono,  senza badarci troppo. Altro che la ricerca delle acque termali che aveva spinto i legionari a impiantare accampamenti per svernare in mezza Europa, e su quelli fondare nuove città che portano nel nome, ancora adesso, l'antica destinazione d'uso.

E' la Roma papalina del Barcarolo che vive in simbiosi con il suo fiume, boiaccia maledetto come anche fonte di un sostentamento da poveri, con il pesce preso alla bilancia all'attaccatura dei ponti realizzati quando i piemontesi costruiscono, tra mille scandali finanziari, imponenti argini a fare il verso a quelli della Senna. Ma prima dei Savoia il più ambizioso dei Papi di Roma, Sisto V il francescano, aveva provato a ripetere le gesta degli antichi, ristrutturando, allungano e dando il suo nome di Felice Peretti alla vecchia condotta Alessandrina.

La Roma dei Papi e la nuova acqua 'insipida' di Roma

Continua a sgorgare, l'Acqua Felice, alla Mostra in Piazza di Santa Susanna. Vi troneggia, con i piedi a mollo tra mille bottigliette lasciate lì a galleggiare mollemente dai turisti, un Mosè che non è certo tra i capolavori del Rinascimento, tozzo e burbero nel suo scimmiottare quello di Michelangelo. Ma anche adattissimo a simboleggiare il carattere del suo committente, e il motivo per cui si era preso tanta cura. Quanto al primo,il carattere, basti dire che dopo aver vessato per anni architetti e operai con le sue continue richieste, una volta portogli il primo bicchiere della nuova acqua di Roma, la prima potabile dopo tanto tempo ad essere riportata in città, non trovò niente di meglio da dire se non: "E' insipida".

Quanto allo scopo, il Peretti intendeva muovere il centro di Roma dal Vaticano al Quirinale, facendo del palazzo di Gregorio XIII suo predecessore, la residenza del Papa Re. Talmente re, se non imperatore, da far imprimere il megalomane sulle fistole di piombo dell'Acqua da lui rinominata il motto "Unda semper Felix". Detto che sa di abbondanza imperitura, e così è stato, almeno fino ad oggi. Tanto che il Comune rinato dopo i potestà ha a Roma nelle fontanelle, i Nasoni, uno dei suoi simboli più umili e più diffusi. Ve ne sono circa 300 sparsi per i vicoli ed il nome, che è dovuto ad un profilo aquilino e quindi italico, rimanda a quel Publio Ovidio Nasone che, all'inizio di tutto, cantava l'acqua e per dare dell'idiota a qualcuno affermava: "Non vede nè le fronde dei boschi, nè l'acqua di un fiume in piena".

Il Nasone simbolo della Capitale

Tra tutti i nasoni di Roma se ne ricordi uno, uno dei più nascosti. Si trova vicino a Vicolo Scanderbeg, dove una volta ci si inerpicava sul Vicus Caprarius. Due passi dalla Fontana di Trevi. Una sera d'agosto una bella ragazza bionda e svedese passeggiava nella frescura a piedi scalzi. Mai farlo, a Roma: si tagliò il delizioso piedino con un coccio di bottiglia, e fu costretta a metterlo sotto il getto del nasone. Poi si lasciò prendere dall'entusiamo e si mise a camminare dentro la Fontana dell'Oceano. Acqua miracolosa, quella di Trevi:  la curò dall'infezione.

Lei allora lo raccontò al suo datore di lavoro, che faceva il regista. E questi le fece ripetere la scena di fronte alla macchina da presa, e pazienza se il replay ebbe luogo a febbraio invece che ad agosto. Anita dal piedino ferito entrò per sempre nell'immaginario collettivo di un'epoca. Se ne è andata non molto tempo fa: bella, prorompente e fresca, semper felix. Un'altra Roma.

"E' ora di usare il pugno di ferro nei confronti di coloro che remano contro il cambiamento. Ci sono sacche di inefficienza in alcune partecipate che sono inaccettabili e che siamo seriamente intenzionati a spazzare via. Se sarà necessario adotteremo anche provvedimenti esemplari. E' arrivata l'ora di invertire la rotta".

In particolare, la sindaca ha riannunciato misure severe con i dipendenti comunali che hanno un doppio lavoro o lavorano poco ("Chi non lavora deve capire che il clima è cambiato"), mentre sull'emergenza rifiuti ha confermato l'intenzione di effettuare controlli ai cassontetti per punire i cittadini che non fanno la raccolta differenziata. "Abbiamo aumentato i dipendenti col patentino da verificatori, per controllare i lavoratori dell'Ama, ma anche per far sì che i cittadini differenzino correttamente, perché altrimenti viene messa a repentaglio l'intera raccolta. Non ha senso differenziare la carta, se nei bidoni ci trovo anche la plastica. Come abbiamo detto in campagna elettorale, più l'aumento della differenziata sarà rapido, più saremo in grado di chiudere i Tmb come Salaria. Dipende anche dai cittadini, la collaborazione dei romani è fondamentale".

Inaccettabile che un milione e mezzo di romani resti senz'acqua

Parola di Virginia Raggi, sindaca di Roma, che in un'intervista al Messaggero parla della città provata dalle tante emergenze. Quanto al tema del giorno, il possibile razionamento idrico nella capitale, Raggi ribadisce che ritiene "inaccettabile che oltre un milione e mezzo di romani restino senz'acqua. Ho deciso di chiamare la Regione e Acea per convocare un tavolo in Campidoglio per superare qualsiasi strumentalizzazione. In Acea ci sono stati investimenti sulle reti e questo ci ha permesso di risparmiare circa 700 litri al secondo di captazione". 

 

Nello scontro a colpi di note stampa tra Regione Lazio e Acea sulla possibilità che da sabato 29 a Roma parta il razionamento idrico nella Capitale, Virginia Raggi cerca di fare da pontiere. Oggi pomeriggio la sindaca M5S ha organizzato un incontro in Campidoglio tra le parti per cercare una mediazione che scongiuri l'ipotesi della turnazione di 8 ore senza acqua che interesserebbe 1,5 milioni di romani, la metàò dei cittadini. Della questione Raggi avrebbe discusso ieri sera anche con Beppe Grillo e Davide Casaleggio in un incontro a tre a Roma. 

Oggi vertice in Campidoglio con Regione e Acea

La Regione, dopo aver imposto lo stop ai prelievi dal lago di Bracciano, chiede ad Acea una soluzione alternativa alla chiusura dei rubinetti a turno. La proposta ufficiosa dei tecnici del governatore Nicola Zingaretti sarebbe quella di un maggiore ricorso alle risorse del Peschiera, principale serbatoio idrico cittadino che fornisce già il 70% dell'acqua. Ma la multiutility, al 51% di proprietà del Campidoglio, chiederebbe comunque più tempo prima di procedere all'interazione dei prelievi da Bracciano. Nel frattempo l'azienda è al lavoro sulle ipotesi di turnazione, si starebbe cercando di salvaguardare per quanto possibile ospedali e luoghi sensibili, la scelta dei quartieri eventualmente interessati dal provvedimento però non è ancora terminata. Nel frattempo sono già quasi 300 i 'nasoni', le caratteristiche fontanelle pubbliche, chiuse per risparmiare acqua.

Il caso Anselmo

Nel mezzo la sindaca Raggi che, a quanto filtra, non vorrebbe aprire un nuovo fronte polemico con la Regione dopo quello sui rifiuti, ma non può nemmeno sconfessare la linea tenuta finora dalla sua principale azienda partecipata. Di sicuro la Raggi vorrebbe scongiurare il rischio della turnazione idrica, che unito alle difficoltà nei trasporti e nella raccolta dei rifiuti darebbe un'immagine dei servizi pubblici al collasso.  Per il Movimento resta anche da risolvere il caso di Anguillara, uno dei tre Comuni del lago di Bracciano, dove la sindaca pentastellata Sabrina Anselmo ha accusato il Comune di aver fatto cadere nel vuoto nei mesi scorsi i suoi richiami sulle difficoltà dovute alla siccità. Voci danno per probabile l'espulsione della prima cittadina dai 5 Stelle.

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