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Quindicesima vittima del coronavirus in Basilicata. Si tratta di Donato Sabia, il campione lucano di mezzofondo, due volte finalista negli 800 metri alle Olimpiadi. L’ex atleta potentino, 56 anni, che ha perso il padre per coronavirus giorni fa, era ricoverato in terapia intensiva all’ospedale di Potenza. 

La Bbc ha pubblicato una classifica dei Paesi in grado di riemergere più velocemente dalla crisi economica provocata dalla pandemia del Covid-19. Tra questi (130 in tutto ) al primo posto c’è la Norvegia, seguita da Danimarca, Svizzera e Germania, mentre l’Italia è al 31esimo posto, Gli Stati Uniti sono noni, la Gran Bretagna decima, la Francia 14esima e la Spagna 23esima. Agli ultimi tre posti Haiti, la peggiore, seguita da Venezuela ed Etiopia. 

Più nel dettaglio la Bbc si è rivolta all’indice di resilienza globale 2019 della compagnia assicurativa FM Global, che classifica la capacità di resilienza delle aziende in 130 paesi, sulla base di fattori quali stabilità politica, governo societario, ambiente di rischio e logistica e trasparenza della catena di approvvigionamento.

Associando questi fattori la classifica dei Paesi in grado di riemergere più velocemente dalla crisi vede al primo posto la Norvegia, con 100 punti, al secondo posto la Danimarca (97,2), al terzo la Svizzera (97), al quarto la Germania (96,6), seguita da Finlandia (94,3), Svezia (94,1), Lussemburgo, Austria, Usa (92,4)e Gran Bretagna (91). L’Italia è al 31esimo posto (72,2), mentre la Francia e’ 14esima (90,1), la Spagna 23esima (84,2). 

Per la prima volta in Cina non è stato registrato alcun decesso legato al coronaviurs. Lo hanno reso noto le autorità sanitarie di Pechino nell’aggiornamento quotidiano. Mentre invece negli Usa si registra  un nuovo triste record di decessi negli Usa per il coronavirus. Secondo la Johns Hopkins University, sono morte 1.150 persone in 24 ore.

Intanto gli Usa superano così quota 10 mila morti per coronavirus: sono a 10.986 e oltre 368.000 casi registrati. Peggio soltanto Italia, con 16.523 morti e Spagna con 13.341. Nell’epicentro americano della pandemia, lo stato di New York, i morti sono 4.750 e i casi oltre 130.000.

I numeri del contagio in Italia: trend stabile, in calo

Sale a 132.547 il numero di casi totali di coronavirus in Italia, +3.599 rispetto a ieri. Si conferma dunque il trend in calo della crescita: ieri l’aumento era stato di 4.316 nuovi casi, sabato di 4.805.

Sono i dati forniti dal bollettino delle 18 della Protezione Civile. I decessi sono 16.523, +636 rispetto a ieri, quando l’aumento era stato di 525. I guariti sono cresciuti di 1.022 unità (ieri di 818), portando il totale a 22.837. Cala dunque la crescita delle persone attualmente positive, +1.941 oggi (contro i 2.972 di ieri), per un totale di 93.187.

Si conferma anche il buon trend sui ricoveri: quelli in degenza ordinaria salgono di appena 27 unità (ieri erano addirittura scesi di 61), portando il totale a 28.976. Quelli in terapia intensiva invece confermano per il terzo giorno di fila il calo assoluto: -79 oggi (contro -17 di ieri), con il totale che scende a 3.898. Infine, 60.313 persone positive sono in isolamento domiciliare. 

Da sabato pomeriggio è scomparso a Ravenna un 46enne viveva un particolare stato di angoscia e di malessere per lo stare chiuso in casa nel rispetto delle restrizioni in vigore per l’epidemia da Covid-19

Di lui si sono perse le tracce da quando si è allontanato dalla sua abitazione del quartiere Ponte Nuovo, zona residenziale a sud del capoluogo romagnolo. Secondo i familiari, l’uomo viveva un particolare stato di angoscia e di malessere per lo stare chiuso in casa nel rispetto delle restrizioni in vigore per l’epidemia da Covid-19.

Ieri sono state perlustrate varie zone di campagna e stamattina si stanno scandagliando i Fiumi Uniti. Nelle ricerche sono impegnati i carabinieri e i vigili del fuoco con a supporto un elicottero partito da Bologna. 

Ha lasciato la poltrona di sindaco, alla sua terza legislatura, e da medico cardiologo in pensione, ha risposto presente all’appello della Protezione civile, ha rimesso il camice bianco e ha raggiunto la Lombardia, in campo a lottare contro l’emergenza coronavirus. E’ la storia di Michelangelo Ciurleo, 63 anni, primo cittadino di Botricello, centro della costa ionica calabrese, in provincia di Catanzaro, in passato anche consigliere e assessore provinciale, e con diverse esperienze politiche. Lo scorso anno ha lasciato l’azienda ospedaliera “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro, e ora per tre settimane ha deciso di abbandonare uffici comunali e affetti e raggiungere la prima linea nella trincea degli ospedali del Nord, per dare il suo contributo a colleghi ormai allo stremo delle forze.

E’ stato lo stesso Ciurleo ad annunciarlo, con un videomessaggio, dalla sua stanza di sindaco, con la fascia tricolore e una foto panoramica della sua cittadina alle spalle, sui canali social.

“In questo momento di grande difficoltà che la nostra Nazione vive – dice il primo cittadino calabrese  – dobbiamo ognuno di noi rimboccarci le maniche. Chi sceglie di fare il medico per vocazione, non smette mai. E in questo momento di difficoltà per il nostro Paese, è il momento di dare un contributo per determinare una vittoria in questa guerra contro un nemico invisibile. I nostri genitori hanno combattuto le guerre, la prima e la seconda guerra mondiale, per la patria, per salvare l’Italia; questa di oggi – aggiunge – non è una guerra sul campo, ma è una guerra combattuto con la medicina, e in questa guerra non ci sono i soldati ma medici, infermieri e tutti gli operatori sanitari chiamati in prima linea. Per questo ho fatto domanda per essere arruolato da volontario di Protezione civile e sono stato selezionato tra i trecento medici d’Italia che devono recarsi al Nord per dare un contributo ai medici stremati”.

“Ho fatto domanda – spiega ancora il sindaco-cardiologo – vedendo le immagini in tv, le vittime, le sofferenze degli ammalati, i colleghi che non ce la fanno e da medico non me la sono sentita di tirarmi indietro e dire e pensare che ‘non mi interessa’, girarmi dall’altra parte. Una volta contattato dalla Protezione civile nazionale, è stato doveroso per me rispondere presente e mettermi a disposizione dell’Italia, dello Stato, dei cittadini, per cercare di dare il contributo, piccolo o grande che sia, per risolvere e combattere questa grave problematica.  Il sacrificio è di 21 giorni, saranno 21 giorni di fuoco nei quali avrà il pensiero fisso a Botricello, ai miei concittadini e alla mia famiglia”.

 Ciurleo ha comunque organizzato questa fase di assenza dal Comune di Botricello, che sarà guidato dal consigliere più anziano, Settimio Mezzotero, visto che anche il vicesindaco, Patrizia Altilia, come il marito, opera nella sanità, in Calabria, e quindi è anche lei impegnata in prima linea.

“Ringrazio tutti i cittadini per la grande collaborazione i consiglieri, quelli di minoranza del gruppo “Cambiamenti”, che si sono messi a disposizione e ai quali – conclude Ciurleo – rinnovo l’invito a stare vicino all’Amministrazione comunale di Botricello, che deve combattere questa battaglia. I 21 giorni passeranno presto e tornerò a guidare il Comune con passione e abnegazione, perché amo Botricello. Un abbraccio caloroso a tutti, ci rivedremo quando tornerò”.

Fabrizio Corona avrebbe ricevuto più volte nei giorni scorsi nella sua abitazione il personal trainer. Per questo, comunica la polizia, gli è stata notificata una diffida emessa dal Tribunale di Sorveglianza, in cui gli viene intimato il rispetto delle regole sul distanziamento sociale previste per contenere l’emergenza coronavirus.

Il persona trainer è stato multato per aver violato il divieto di spostamenti in assenza di comprovate necessità. Fabrizio Corona è stato quindi diffidato formalmente al rispetto di “tutte le regole”, sia quelle attinenti alla sua detenzione domiciliare, sia quelle sul distanziamento sociale. 

Sono oltre mille le lavoratrici e i lavoratori che, con grande senso di responsabilità, nonostante i rischi legati all’emergenza del Covid-19, stanno continuando a garantire pulizie e sanificazioni in ospedali, ambulatori medici e cliniche private della Sardegna. 

I dispositivi di protezione individuale sono insufficienti. Ogni giorno gli addetti e le addette varcano la soglia degli ospedali consapevoli che potrebbero rischiare il contagio. La paura, per loro stessi e per le famiglie che hanno a casa, è costante. Sono persone che percepiscono appena 7,15 euro lordi l’ora, hanno un’età compresa tra i 30 e 50 anni e nel 90% dei casi sono donne. Spesso hanno bambini piccoli, oppure sono separate con figli a carico. 

“I servizi di pulizia e igienizzazione nelle strutture ospedaliere della Sardegna”, conferma all’AGI Nella Milazzo, segretaria regionale Filcams Cgil Sardegna, “stanno andando avanti solo grazie alla disponibilità, alla pazienza e al senso di responsabilità delle lavoratrici e dei lavoratori di questo settore. Hanno paura e, in certi casi, terrore di essere contagiati, perché, purtroppo, i dispositivi e gli strumenti di protezione individuale, destinati a loro, sono quasi pari a zero. Si tratta di persone che ora, in molti casi, si ritrovano a lavorare in condizioni drammatiche, con pochissima sicurezza, percependo, tra l’altro, stipendi di circa 600 euro al mese”.

Giuseppe Atzori, segretario regionale della Fisascat Cisl Sardegna, contattato dall’AGI, ammette che la situazione è critica: “Spesso, tante lavoratrici e tanti lavoratori sono costretti a presentarsi al lavoro con le stesse mascherine per più giorni, perché non ne arrivano altre nuove.

Le aziende ci hanno garantito che hanno provveduto a ordinarle, ma sappiamo bene che, per questioni di priorità, i dispositivi vengono consegnati innanzitutto a medici, infermieri e al personale ospedaliero”

“Qualche lavoratore è stato trovato positivo al Covid-19 e sta facendo la quarantena a casa, per fortuna senza un aggravamento delle condizioni di salute”, afferma Atzori. “Circa venti giorni fa, abbiamo segnalato le criticità al presidente della Regione e al prefetto. Purtroppo, sappiamo bene che c’è difficoltà nell’approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale”.

Vincenzo Di Monte, segretario regionale della Uil Trasporti, comparto multiservizi della Sardegna, conferma all’AGI che in questo momento “gli addetti del comparto pulizie hanno una paura tremenda”.  

“Venti giorni fa abbiamo chiesto al prefetto di attivarsi con le direzioni sanitarie degli ospedali, per fornire i dispositivi di protezione individuali alle aziende che gestiscono questo servizio”, spiega Di Monte.

“All’inizio dell’emergenza molte addette hanno lavorato senza protezioni adeguate. Poi, è scattata la paura e tante hanno deciso di usufruire di congedi, altre sono finite in malattia, altre in maternità, qualcuna ha fatto ricorso alla legge 104. Oggi qualche mascherina arriva, ma non sono, comunque, ancora sufficienti. La tensione è altissima, ma gli addetti non possono rifiutarsi di lavorare”. 

Le  carceri, dopo le rivolte di inizio marzo causate dal sovraffollamento e dalle restrizioni sui permessi per le visite dei familiari,  stanno reggendo  all’emergenza coronavirus, ma serve una maggiore controllo per gli agenti che ogni giorno si recano nei penitenziari per svolgere il loro servizio.

A  più di un mese dalle prime direttive emanate dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, lo scorso 22 febbraio, sono 19 i detenuti positivi su un totale di 58.035. Di questi –  secondo i dati diffusi dallo stesso istituto, pubblicati sull’organo ufficiale del Sappe, il Sindacato autonomo polizia penitenziaria –   due sono ricoverati in strutture ospedaliere, gli altri si trovano in isolamento sanitario in camere singole dotate di bagno autonomo all’interno di apposite sezioni detentive, dove vengono effettuati tutti i controlli disposti dalle autorità sanitarie.

Per quanto riguarda il personale di Polizia Penitenziaria, su circa 38mila unità sono 116 i positivi al tampone: 17 sono ricoverati in ospedale, mentre la maggior parte si trova in isolamento fiduciario domiciliare o nel proprio alloggio in caserma. Proprio per prevenire al massimo la possibilità di contagi dall’esterno, sono state predisposte 145 tensostrutture davanti agli ingressi degli istituti penitenziari per il triage. Negli istituti dove non è presente la tensostruttura sono stati individuati appositi locali isolati.

Dai dati, emerge che  il contagio tra il personale di polizia risulta infatti 6 volte superiore rispetto  a quello tra i  detenuti. “E’ per questo motivo che stiamo chiedendo con forza – affermano Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe e Francesco Campobasso, segretario nazionale – di fare un’adeguata profilassi al personale, con tamponi o altri mezzi, al fine di evitare che chi entra dall’esterno possa contagiare altre persone. L’unico istituto dell’Emilia Romagna, dove stanno facendo i tamponi a tutti, ci risulta sia Piacenza: lì risultano 80 agenti non in servizio, non sappiamo per quale motivo, ma la situazione potrebbe creare problemi. A Reggio Emilia viene rilevata la temperatura al momento dell’ingresso in istituto, a Bologna è stato fatto il tampone a una piccola parte del personale, così come a Parma. Non ci risulta che negli altri istituti della regione siano state attivate procedure di verifica di possibili contagi, nonostante, ci è stato riferito che ci sarebbero già circa 40 contagi, tra lo stesso personale di polizia penitenziaria. Chiediamo che anche in Emilia Romagna si proceda come in Toscana, dove tutto il personale verrà sottoposto ad esame sierologico – concludono i sindacalisti –  grazie alla decisione assunta dalla Regione, dopo la richiesta del Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria”.

Il numero reale delle persone morte con Covid_2019 a Bergamo nel mese di marzo sarebbe di 4500, piu’ del doppio di quello ufficiale di 2060. La stima è stata elaborata dalla redazione del quotidiano ‘L’Eco di Bergamo’ in collaborazione con l’agenzia di ricerca e analisi InTwig. Le persone non rientrate nel computo delle autorità sono quelle decedute in casa o nelle residenze per anziani con sintomi chiaramente riconducibili al coronavirus.

“Abbiamo confrontato il numero dei decessi nei primi tre mesi di quest’anno con la media degli ultimi tre anni per verificare l’aumento di mortalità in provincia di Bergamo. La nostra stima, molto accurata grazie ai dati forniti dai Comuni – spiega Aldo Cristadoro, fondatore dell’agenzia di ricerca e docente di ‘Metodi digitali per la ricerca sociale’ all’universita’ di Bergamo – dice che nell’ultimo mese di marzo sono morte oltre 5400 persone di cui circa 4500 riconducibili al coronavirus”. Oltre allo ‘storico’ dei decessi sono stati presi in considerazione “l’eta’ media di ogni Comune, la divisione in fasce d’eta’, gli studi che applicano la i tassi di letalita’ complessiva alla struttura demografica italiana”. 

Gli Stati Uniti invieranno apparecchiature e strumenti per un valore complessivo di 100 milioni di dollari. Il presidente americanolo ha annunciato durante la conferenza stampa raccontando come “Giuseppe era molto contento”. Il premier italiano aveva ringraziato l’inquilino della Casa Bianca su Twitter: “Insieme a Donald per vincere la sfida contro il virus”. Intanto il ministro D’Incà annuncia un nuovo decreto da 25 miliardi prima del 16 aprile.

Superata la soglia psicologica dei 100 mila casi di coronavirus in Italia, secondo Paese dopo gli Stati Uniti. Il bollettino di oggi della protezione civile indica 101.739 casi totali, con un aumento di 4.050 casi in un giorno, meno dei 5.217 di ieri e dei 5.974 di sabato. Per trovare un aumento in termini assoluti più contenuto di questo bisogna risalire al 17 marzo. Dati positivi condizionati oggettivamente dal trend lombardo, dove si è passati da una crescita di 1.592 ieri ai +1.154 di oggi.

Di contro tornano purtroppo ad aumentare i decessi, 812 in un giorno contro i 756 di ieri. Ma si registra anche il record assoluto del numero di guariti: 1.590 in 24 ore. In totale, si contano 75.528 malati attuali (+1.648 su ieri, quando l’aumento era stato di 3.815), 14.620 guariti, 11.591 morti.
Nel dettaglio, sono 27.795 le persone ricoverate con sintomi (+409), quelle in terapia intensiva 3.981 (+75), in isolamento domiciliare 43.752 (+1.164). Tra i guariti anche il segretario del Pd, Nicola Zingaretti

 

La situazione in Lombardia

Rallentano i contagi da coronavirus in Lombardia. Oggi i nuovi casi positivi registrati sono 1.154, dall’inizio della crisi 42.161. Ieri l’aumento era stato di 1.592 unità, mentre sabato di 2.117. I decessi di persone positive sono stati 458: dall’inizio della crisi 6.818. Ieri i morti erano stati 416. Questi sono i dati resi noti dall’assessore lombardo al Welfare, Giulio Gallera, nell’aggiornamento quotidiano sull’emergenza.

Oltre mille le persone positive dimesse. Oltre diecimila dall’inizio del monitoraggio. Inoltre, secondo quanto riferito da Gallera, i ricoverati segnano “+202 (totale 11.815) e le persone in terapia intensiva +2 (1.330)”. Il dato sulle terapie intensiva significa che “vengono occupati due posti in piu’ in terapia intensiva”. I tamponi effettuati, ad oggi, sono “111.057”.​

Da un lato il numero dei contagi da tenere sotto controllo, dall’altro la forte crisi economica e l’emergenza povertà. Il Sud, da settimane in trincea per cercare di contenere gli effetti del coronavirus, entra in quelli che gli esperti considerano i “giorni decisivi” sul fronte del contenimento e della lotta alla pandemia. 

I numeri dei contagi sono in aumento, ma per fortuna ad oggi non hanno fatto scattare un vero e proprio allarme. E questo ha consentito, e consente, alle diverse Regioni di potenziare la risposta sanitaria al Covid-19. I posti in terapia intensiva aumentano, nonostante i limiti delle risorse finanziarie a disposizione e la scarsa disponibilità di macchinari e altri mezzi, e quindi con numeri diversi, ma con lo stesso straordinario impegni di medici e personale sanitario, da regione a regione.

 “Stiamo lavorando al massimo – sottolinea il presidente della Campania, Vincenzo De Luca – per evitare che esploda il contagio, ma dal Governo (una lettera in tal senso è stata inviata al premier Conte) ci aspettiamo maggiori contributi”. Per quanto riguarda l’allarme povertà, invece, De Luca evidenzia che “è indispensabile aggiungere da subito misure di sostegno alle famiglie, di aiuto ai singoli cittadini in difficoltà, e a quei settori su cui il prolungarsi della crisi pesa in maniera drammatica. In alcuni casi si tratta di garantire il pane alla povera gente. Ho dato mandato agli uffici finanziari di fare uno sforzo per individuare, nelle pieghe del bilancio, tutte le risorse liberabili, fino all’ultimo euro, per impegnarle in tempi immediati. E’ evidente che siamo chiamati tutti a un impegno senza precedenti. Siamo sicuri che difronte alle esigenze di dare risposte, si potrà mettere in campo un impegno unitario, oltre ogni distinzione e ogni interesse particolare, per dare semplicemente una mano a chi oggi ci domanda un aiuto”.

Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, dopo aver evidenziato nei giorni scorsi che “siamo in guerra e spesso ci troviamo a combattere con le fionde”, oggi evidenzia che “l’epidemia economica è arrivata prima del picco di quella sanitaria. Fortunatamente finora non ci sono state azioni di violenza, tranne quell’episodio al supermercato di Palermo. Due settimane di lockdown – secondo il governatore dell’isola – hanno messo in sofferenza una società composta anche di lavoratori precari che la mattina escono di casa per guadagnare 30 o 40 euro. La Regione Sicilia ha stanziato 100 milioni di euro per l’assistenza alimentare ed è bene che il Governo abbia adottato altri provvedimenti simili”.

Dal canto suo, la presidente della Regione Calabria, Jole Santelli, oggi su Sky TG24 ha detto che “Noi, come tutto il Sud, siamo in una situazione molto diversa dal Nord, cioè da noi stanno cominciando ad aumentare i numeri soprattutto adesso sta scoppiando il tema delle Rsa e delle case per gli anziani. Ho dovuto chiudere fino ad ora dodici comuni in zona rossa per cercare di contenere il contagio, laddove i numeri cominciavano ad essere preoccupanti. Tre giorni fa ho anche fatto un’ordinanza per imporre misure come i tamponi a tutti gli operatori sanitari delle Rsa e degli ospedali. Noi – ha aggiunto dipendiamo soprattutto dal Governo per quanto riguarda i dispositivi, ma continuano ad arrivarne pochi. Ho lanciato più volte allarmi soprattutto sulle tute per mettere in salvaguardia e gli operatori e ancora di più sui ventilatori. Per attrezzare la terapia intensiva noi abbiamo 90 posti già predisposti e aspettiamo che il Governo ci mandi i ventilatori, ma continuano a non arrivare”.

In merito al disagio sociale, Santelli ha sottolineato che “i fondi stanziati ieri dal Governo è evidente che non basteranno perché il Governo poco dopo aver fatto la conferenza stampa si è precipitato a dire che è un provvedimento che riguarda qualche settimana per poi essere integrato. Con 400 milioni pensare ai 7900 Comuni italiani diventa abbastanza complicato. Tenteremo di aiutare con i fondi regionali il più possibile, mi auguro di poter fare un provvedimento già dalla prossima settimana. Dobbiamo evitare – ha concluso la governatrice calabrese – che l’allarme arrivi al punto di scatenare la rabbia, le istituzioni devono lavorare insieme per cercare di far capire che non stiamo facendo misure esaustive ma stiamo facendo delle misure graduali cercando di non lavorare sullo scaricabarile”.

Intanto, sulle misure adottate dal Governo per affrontare le difficoltà quotidiane delle famiglie, in particolare al Sud, non mancano le critiche di sindaci ed amministratori. E proprio oggi la Coldiretti ha reso nota un’analisi sull’emergenza alimentare in Italia. “Le maggiori difficoltà – spiega l’organizzazione agricola – si registrano nel Mezzogiorno, con oltre 530 mila persone che hanno bisogno di aiuto, per la spesa alimentare, che si trovano in Campania, oltre 364 mila in Sicilia e quasi 283 mila in Calabria, ma situazioni diffuse di bisogno si rilevano anche nel Lazio con oltre 263 mila persone, e in Lombardia con 235 mila persone”.

Un’emergenza nell’emergenza, da affrontare prima che, soprattutto nelle zone economicamente più deboli del Paese, si trasformi in rabbia sociale.