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È atteso nelle prossime ore l’ordine di esecuzione del sostituto procuratore di Taranto, Antonella De Luca, che mette in atto lo stop all’altoforno 2 della ex Ilva, ora ArcelorMittal. L’ordine firmato dal pm ripristinerà da un lato il sequestro senza facoltà d’uso dell’altoforno e dall’altro chiederà al custode giudiziario dell’area a caldo, Barbara Valenzano, di recarsi nella fabbrica per dare corso al cronoprogramma di fermata e spegnimento dell’impianto.

L’azione del pm è un atto dovuto dopo che martedì sera il giudice del dibattimento, Francesco Maccagnano, ha respinto l’istanza di Ilva in amministrazione straordinaria per una proroga temporale finalizzata a fare gli ulteriori lavori di messa in sicurezza all’altoforno e superare così la scadenza di dopodomani, 13 dicembre, data in cui gli ulteriori lavori dovevano terminare.

Rispetto alla proroga chiesta da Ilva, la procura, lunedì scorso, aveva espresso parere positivo sia pure con prescrizioni. È presumibile che il sostituto De Luca firmi l’ordine di esecuzione subito dopo il 13 perché sino a quella data l’altoforno 2 usufruisce ancora della ‘copertura’. Ma questo, nella sostanza, cambia poco perché, per il momento, la sorte dell’impianto è comunque segnata.

Scontata appare anche l’impugnazione al Tribunale del Riesame, da parte di Ilva, del provvedimento di Maccagnano. L’impugnazione, con cui si chiede di annullare il diniego del giudice alla proroga, dovrebbe essere presentata il 20 dicembre dagli avvocati della società proprietaria dello stabilimento (ArcelorMittal è in fitto) ed essere discussa nel nuovo anno alla prima udienza utile, probabilmente intorno al 7 gennaio.

Per quanto riguarda il cronoprogramma di fermata e spegnimento, esso riprenderà dal punto in cui a settembre scorso il custode giudiziario lo ha lasciato, ovvero quasi a metà della fase attuativa.

Già a fine luglio, infatti, Maccagnano aveva rifiutato a Ilva l’uso dell’impianto, sul quale la Procura aveva dato parere favorevole, ed era così scattato il sequestro con la procedura di fermata. Il tutto fu poi fermato il 20 settembre dal Riesame che accolse l’impugnazione di Ilva contro il no del giudice Maccagnano. Che ieri ha evidenziato come la sicurezza degli operatori non possa essere messa in gioco con la continuità dell’altoforno.

“Nonostante tutte le proroghe della facoltà d’uso di cui ha beneficiato Ilva Spa – concesse espressamente oppure implicitamente – si impone a questo giudice rilevare che il termine richiesto per l’adempimento delle residue prescrizioni (pari, nella sua estensione massima, a 14 mesi) appare poco più del triplo del termine originariamente concesso dalla Procura”, scrive il giudice Maccagnano nelle 29 pagine del provvedimento.

Per il magistrato, che si sta occupando del processo per la morte dell’operaio Ilva Alessandro Morricella, avvenuta a giugno 2015 proprio all’altoforno 2, “il termine richiesto”, da Ilva, “risulta troppo ampio, in palese contrasto con tutte le indicazioni giurisprudenziali e normative, e dunque tale da comprimere eccessivamente l’interesse alla salvaguardia dell’integrità psico-fisica dei lavoratori“.

In definitiva, per Maccagnano i tempi di proroga complessivi chiesti da Ilva (14 mesi totali con due step intermedi a 9 e 10 mesi), nonché quello “di poco meno di tre mesi già riconosciuto dal Tribunale della liberta’”, determinano un “sacrificio eccessivo delle esigenze cautelari sussistenti nel caso in specie, e dunque de bene dell’integrità psicofisica dei lavoratori”. 

Dallo scorso giugno percepiva indebitamente il reddito di cittadinanza un uomo di 51 anni condannato in primo grado dal tribunale di Locri (Reggio Calabria) per falsa testimonianza sull’omicidio, avvenuto nel 2005, di Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria. L’indagato, I.F., proprietario di una villetta appena ristrutturata nel comune di Gioiosa Jonica (Reggio Calabria), è stato denunciato e il sussidio di 500 euro mensili gli è stato sospeso.

L’illecito è stato scoperto durante gli approfondimenti investigativi dell’operazione ‘Buon Vento Genovese‘, culminata lo scorso luglio nell’arresto di tre cittadini italiani per traffico internazionale di cocaina dal Sudamerica.

La paura si materializza pochi minuti dopo le 4,30, esattamente alle 4,37, quando un sisma di magnitudo di 4.5 viene registrato nella zona a nord est di Firenze, nell’area del Mugello.

Ma le avvisaglie erano arrivate qualche ora prima. Nel corso della notte, dalle 3,38 alle 3,55 cinque scosse erano state state registrate a Scarperia San Piero, una delle quali di magnitudo 3, mentre alle 4,37, a 4 km di profondità ancora a Scarperia San Piero, ce n’è stata una di magnitudo 4,5.

Il tempo di realizzare che la terra trema e la popolazione di molti paesini dell’area montana, da Barberino a San Piero a Sieve, da Scarperia a Borgo San Lorenzo si riversa in strada. Numerosi i cittadini che si sistemano in auto, vista anche la pioggia.

#Terremoto ML 4.5 alle 4.37 di #oggi #9dicembre a #Firenze, tra Barberino di Mugello e Scarperia e S. Piero. Numerose le chiamate alla sala operativa dei #vigilidelfuoco, al momento nessuna richiesta di soccorso alle persone. Inviate squadre per verifiche nell’area epicentrale pic.twitter.com/nPGLePsfmM

— Vigili del Fuoco (@emergenzavvf)
December 9, 2019

Tanta la paura ma al momento non si registrano danni significativi, se non per la Pieve di San Silvestro a Barberino del Mugello che subisce danni strutturali su un lato.

La scossa si avverte anche a Firenze, Prato e Pistoia. I centralini della sala operativa della protezione civile dell’Area Metropolitana di Firenze, così come quelli dei vigili del fuoco squillano ininterrottamente. In via precauzionale il traffico ferroviario sulle linee AV Bologna-Firenze, Bologna-Prato convenzionale, Prato-Pistoia, Firenze-Empoli, Firenze-Faenza, Firenze-Arezzo convenzionale e sulla direttissima Firenze-Roma fra Firenze e Valdarno, è sospeso.

Al momento i tecnici di Rfi stanno verificando lo stato dell’infrastruttura e contemporaneamente è in corso la riprogrammazione dei servizi di trasporto.

Diversi sindaci hanno adottato misure precauzionali chiudendo le scuole di ogni ordine e grado, inclusi gli asili nido comunali. Nel frattempo a Firenze la prefettura informa che nella sala operativa congiunta di protezione civile presso l’Olmatello, è stato aperto il centro coordinamento soccorsi per seguire gli avvenimenti.

Un secolo fa il sisma che distrusse il Mugello

“La popolazione si è riversata nelle piazze, proprio quest’anno ricorre il centesimo anniversario del terremoto che nel 1919 distrusse il Mugello”, causando oltre 100 morti: lo ha ricordato Filippo Carlà Campa, il sindaco di Vicchio, comune vicino all’epicentro delle scosse, intervistato dal Giornale Radio Rai. “La scossa è stata abbastanza lunga, soprattutto la prima, sono caduti oggetti in un supermercato ma non abbiamo al momento verificato danni a persone o cose”, ha spiegato il sindaco, “le notizie arrivano però in modo frammentario”. 

 

 

Due forti scosse di terremoto – la prima di magnitudo 3.7 e la seconda di 3.4 – fanno tornare la paura a L’Aquila, dove la terra trema alle 22:55 e di nuovo pochi minuti dopo. L’epicentro è lo stesso, a due chilometri da Barete (700 abitanti circa), a 17 chilometri dal capoluogo. Al momento non risultano danni a persone o cose.

Scontro tra un autobus dell’Atm e un mezzo dell’azienda di rifiuti Amsa questa mattina a Milano. L’incidente ha coinvolto una ventina di persone. Un uomo è stato portato all’ospedale in arresto cardiaco. Vi sono altre 4 persone in codice giallo e 12 pazienti da valutare. Inoltre il conducente di un mezzo è rimasto incastrato nell’abitacolo rimanendo però cosciente.

Il Soreu ha dichiarato la maxi emergenza, sul posto si sono presentate ambulanze automediche e mezzi dei Vigili del fuoco. Il fatto è avvenuto alle 8.09 sulla circonvallazione ovest, all’incrocio tra via Ergisto Bezzi e via Marostica. 

Il sindaco di Realmonte ha vietato l’accesso e la fruizione della zona ovest della Scala dei Turchi, per motivi di sicurezza, dopo la caduta di un gran numero di sassi. Era stata l’associazione ambientalista Mareamico a lanciare l’allarme. Scala dei Turchi – perla del turismo della provincia di Agrigento – si sbriciola: centinaia di massi sono venuti giù, durante il maltempo dei giorni scorsi.

I detriti di marna sono collassati sui gradoni naturali della maestosa scogliera di Realmonte. L’eccessiva cementificazione tutto intorno ha modificato il normale deflusso delle acque meteoriche e poi l’eccessiva frequentazione dei luoghi ha fatto il resto. Ormai da anni l’associazione documenta lo stato di abbandono di questo luogo candidato a patrimonio dell’Unesco.

Solo alcuni mesi fa la Scala dei Turchi era stata riaperta alla fruizione, dopo il crollo del lato est, ripristinato con un’opera di disgaggio finanziata dalla Regione. Mareamico plaude, ma incalza: “Resta ancora in piedi il problema della guardiania dell’importante sito e dei relativi controlli. Questo è un luogo a rischio. Soprattutto il gran numero di turisti che la frequentano non sono consapevoli del pericolo che corrono durante la sua visita”. Scala dei Turchi richiama ogni anno centinaia di migliaia di visitatori. 

“Annulla senza rinvio l’ordinanza impugnata nonché l’ordinanza applicativa della misura cautelare attualmente in esecuzione. Per l’effetto, revoca la misura cautelare dell’obbligo di dimora”.

Questo il dispositivo emesso martedì sera, al termine della camera di consiglio, dalla sesta sezione penale della Cassazione che ha accolto il ricorso del sindaco di Bibbiano Andrea Carletti contro la misura cautelare a cui era stato sottoposto per le ipotesi di reato di abuso d’ufficio e falso nell’ambito dell’indagine ‘Angeli e demoni‘ su presunte irregolarità negli affidi di minori.

I difensori del sindaco avevano impugnato in Cassazione il provvedimento con cui il Riesame di Bologna, il 20 settembre, aveva sostituito gli arresti domiciliari (a cui Carletti era stato sottoposto dal 27 giugno) con l’obbligo di dimora nel Comune di Albinea, nonché quello con cui il gip di Reggio Emilia aveva detto ‘no’, il 25 settembre, alla revoca delle misure cautelari.

Il sostituto pg della Suprema Corte Ciro Angelillis aveva invece sollecitato, nell’udienza a porte chiuse di ieri mattina, il rigetto dei ricorsi. Entro un mese, come prevede la legge, i giudici del ‘Palazzaccio’ depositeranno le motivazioni della loro sentenza. 

Nel locale adibito a deposito e stoccaggio di prodotti alimentari e bevande di un ristorante cinese c’erano anche due cani tenuti in pessimo stato. A scoprirlo i carabinieri della Stazione Roma Tor Tre Teste in via Ambrogio Binda, a Roma, denunciando quindi a piede libero la titolare, cittadina cinese di 40 anni, con le accuse di maltrattamenti ed abbandono di animali, rilevando anche violazioni amministrative in materia di alimenti e norme sulla salute e sul benessere degli animali.

Durante l’ispezione dei locali, i militari hanno trovato due box dalle dimensioni ridotte, dove venivano custoditi in pessime condizioni igienico sanitarie i due cani, rispettivamente di razza pastore tedesco e corso, quest’ultimo con evidenti ferite al capo dovute al taglio di entrambe le orecchie.

Sul posto è intervenuto anche personale della Stazione Carabinieri Forestali di Roma e personale sanitario che hanno rilevato i maltrattamenti subiti dagli animali ed hanno quindi provveduto a sequestrare i due cani, affidandoli al canile municipale di Roma ‘La Muratella‘.

I carabinieri della Stazione Roma Tor Tre Teste, inoltre, con l’ausilio di un ispettore sanitario hanno ispezionato il ristorante e tutte le sue pertinenze riscontrando gravi carenze igienico sanitarie, disponendone la sospensione della licenza. La 40enne è stata anche sanzionata amministrativamente per un importo di 1.000 euro. 

È stata riaperta la carreggiata sud a doppio senso di marcia sull’autostrada A6, nel tratto tra Altare e il bivio per la A10, chiuso al traffico per precauzione domenica pomeriggio. Poco prima delle 16, segnali d’allarme erano giunti dai sensori posti sulla frana che lo scorso 24 novembre aveva fatto crollare il viadotto Madonna del Monte, in direzione Torino. Conclusi i controlli, la circolazione è ripresa verso le 5.30.