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AGI –  Da Paola, la cittadina del Tirreno cosentino considerata la capitale spirituale della Calabria perché sede del santuario dedicato a San Francesco, un appello per la conservazione della natura e del patrimonio boschivo della regione, aggredito dagli incendi. A lanciarlo sono proprio i padri minimi del santuario che hanno diffuso ua nota su quella che ogni estate è un’emergenza, ricordando le parole del papa: “Preserviamo la natura, quale dono incondizionato dell’amore di Dio”.
 

    “Il fuoco che divampa in questi giorni sulle nostre amate colline – scrivono i padri minimi – non è quello che dovrebbe ardere per amore della natura nei nostri cuori, ma equivale a far del male alla flora e alla fauna, queste ultime tanto care ed amate dal nostro San Francesco di Paola. La preservazione e la difesa dell’ambiente come premessa per un normale equilibrio tra uomo e natura dovrebbe essere la priorità per ognuno di noi. Laddove regna l’armonia corpo e spirito possono percorrere il giusto sentiero per arrivare a Dio”.  

     Questo equilibrio, sottolineano, “viene ciclicamente turbato ogni estate da una devastazione che mette in serio pericolo tutta la comunità per le conseguenze dirette che tali eventi hanno sull’ambiente e sulla salute umana. Ci riferiamo ai continui incendi che quest’anno stanno interessando i nostri luoghi spesso anche in prossimità del nostro Santuario. Un disastro che  – si legge – stiamo percependo con un’intensità senza precedenti e che, come sappiamo tutti, genererà alla lunga conseguenze imprevedibili per il territorio. La scomparsa di intere macchie boschive è origine di frane, smottamenti e, in caso di alluvioni sempre più frequenti a causa dei mutamenti climatici, di allagamenti incontrollabili che sono sotto gli occhi di noi tutti”.

     Il fuoco, continua la nota, “come ci insegna il nostro San Francesco di Paola con il suo esempio ed i suoi prodigi, è una componente essenziale per la vita dell’uomo. E, paradossalmente, proprio quei luoghi che hanno visto San Francesco nascere e crescere, gli orti i giardini curati con amore ed arte vengono di continuo minacciati dal fuoco che in questi giorni a stento viene arginato con fatica dai Canadair che di continuo vediamo volare sulle nostre teste e in perenne lotta con le fiamme”.

    Un appello, pertanto, a tutta la comunità “affinché tutti insieme si possa sensibilizzare le persone nello spirito della carità che San Francesco ha mostrato nel suo cammino in questa terra, a difesa dei luoghi dove il nostro Santo ha vissuto e che amiamo per l’incredibile bellezza della natura che nostro Signore ha voluto donarci”.  

AGI – Una bambina di 7 mesi è morta soffocata nel Bresciano dopo aver ingoiato il brandello di un palloncino mentre giocava. La tragedia a Palazzolo (Brescia) ieri sera. Ogni tentativo di rianimare la piccola è stato vano. Sul posto i carabinieri intervenuti per ricostruire la dinamica dell’incidente. I genitori di origine indiana quando si sono accorti che la figlioletta era diventata cianotica hanno allertato il 112 che ha inviato l’eliambulanza atterrata poi all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dove la piccola e’ arrivata senza vita. La procura ha aperto un fascicolo e in mattinata si deciderà se disporre l’autopsia sul corpo della bimba.

AGI – Dopo il numero record di sbarchi di ieri – ben 26 in 24 ore – è stata un’altra notte difficile per Lampedusa. Sono dodici gli approdi registrati durante la notte per un totale di 263 migranti, la maggior parte dei quali tunisini. Nell’ordine, sono approdati prima, all’1,30, in 85, rintracciati dai carabinieri direttamente sulla terraferma a Cala Pisana. Due ore più tardi sono stati soccorsi tre barchini al Molo Favarolo. In particolare sono arrivati 11 tunisini, 39 libici e 20 tunisini.

Contemporaneamente, al molo Madonnina, è arrivato un barchino con 14 tunisini a bordo. E poi ancora, attorno alle 5, un gruppo di 10 tunisini, nei pressi del molo Madonnina, è stato soccorso da una motovedetta della Guardia di Finanza. Infine altri quattro barchini con a bordo, rispettivamente, 7, 21, 16 e 17 tunisini, sono stati soccorsi dalle Fiamme Gialle. Tutti i migranti sono stati portati all’hotspot dell’isola dove sono oltre 1.200 i migranti presenti a fronte di una capienza massima di 192 posti.

Approdi anche in altre parti della provincia agrigentina: circa trenta migranti sono arrivati indisturbati a riva, presso la spiaggia di Fungiteddri, a Torre Salsa. Lo rende noto l’associazione Mareamico. Appena arrivati, si sono diretti, attraverso i sentieri della riserva naturale, nell’entroterra, per raggiungere la strada statale 115. 

AGI – Uno studente del liceo scientifico Augusto Righi di Roma è risultato positivo al test anti Covid-19. Sono scattate immediatamente le procedure previste in questi casi, a partire dalla messa in quarantena della classe del ragazzo. A comunicarlo, con un post sul sito dell’istituto è la dirigenze scolastica, Monica Galloni.

“A seguito della segnalazione della presenza di uno studente del Liceo risultato positivo al Coronavirus, sono state attivate tutte le procedure previste dai protocolli: sono stati comunicati alla Asl Roma 1 e in particolare al medico assegnato al nostro distretto, i nomi e i riferimenti degli studenti della classe interessata, delle loro famiglie e dei docenti del consiglio di classe”, viene spiegato.

“La ASL, ripetutamente sentita, contatterà gli studenti, le loro famiglie e i docenti per definire i protocolli di comportamento, tempi e modi per i tamponi: informalmente al momento, ha predisposto per loro la quarantena. Abbiamo avuto assicurazioni che avremo risposte ufficiali quanto prima. Domenica 20 settembre, l’intero Liceo verrà sanificato per permettere il regolare rientro a scuola per le altre classi. Per la classe in quarantena, i docenti attiveranno la didattica a distanza”, si legge ancora.

“Mi preme ricordare a tutti l’importanza di un comportamento corretto e rispettoso delle norme esistenti per contenere la diffusione del virus: è molto difficile per tutti non abbracciarsi, non sorridere da vicino, non manifestare, come siamo soliti e soprattutto dopo così tanto tempo, sentimenti ed emozioni. Se vogliamo, pero’, continuare ad essere tutti insieme, il piu’ possibile, a scuola dobbiamo continuare e a contenere attivita’ collettive: i ragazzi ci riferiscono di feste, di partite di pallone, di ripresa delle attivita’ agonistiche e, in generale, di uno stile di vita che, pero’, ancora non possiamo permetterci. Contiamo sulla collaborazione di tutti”. 

AGI – Il duomo di Napoli era semivuoto anche per effetto delle norme anti contagio, ma il miracolo di San Gennaro, quest’anno più atteso se è possibile dai Napoletani come beneaugurante per sconfiggere il Covid-19, si è verificato ancora una volta alle 10,12 l’annuncio con lo sventolio del fazzoletto bianco da parte della deputazione di San Gennaro: il sangue del santo nell’ampolla si è sciolto.

Come da tradizione è partito l’applauso dei presenti. L’accesso alla cattedrale e anche al porticato antistante era contingentato e riservato soltanto alle persone accreditate. Una norma valida anche per le patute, le donne che da secoli accompagnano con preghiere e invocazioni l’attesa del miracolo. 

AGI –  Più della metà dei pazienti e del personale di un ospedale irlandese soffre di affaticamento persistente anche molto tempo dopo la guarigione dal Covid-19, indipendentemente dalla gravità dell’infezione originaria e dall’età: è quanto riporta uno studio scientifico destinato a cambiare la valutazione sulle conseguenze del virus.  

La stanchezza è uno dei sintomi più diffusi nei pazienti di Covid-19 (…) ma non era finora stato approfondito quanto questa durasse dopo la guarigione. “Le conseguenze a medio e lungo termine dell’infezione rimangono inesplorate”, ha spiegato nello studio irlandese il dottor Liam Townsend, del St James Hospital (Dublino, Irlanda), uno degli autori.

Dei 128 partecipanti allo studio, la cui età media è 50 anni, il 52% (67 su 128) ha riferito  di soffrire ancora di un affaticamento persistente dieci settimane dopo la guarigione clinica, e questo indipendentemente dalla gravità dell’infezione iniziale oltre che dall’età. 71 erano state ricoverate in ospedale e 57 avevano invece avuto una forma lieve della malattia, curata quindi a casa e senza bisogno di ricovero.

I ricercatori hanno esaminato una varietà di fattori, come la gravità della malattia iniziale, le condizioni preesistenti e vari elementi biologici (marcatori di infiammazione, ecc.). Hanno scoperto che non c’erano differenze fra i pazienti ricoverati e quelli che si erano curati a casa. “La fatica si è verificata indipendentemente dal ricovero ospedaliero, colpendo allo stesso modo entrambi i gruppi”, afferma il dottor Townsend. Le donne che rappresentavano poco più della metà delle partecipanti allo studio (54%), invece erano i due terzi di quelle affette da stanchezza persistente (67%). Anche le persone con una storia di ansia o depressione avevano maggiori probabilità di provare affaticamento.

Secondo gli autori, sarebbero necessarie ulteriori ricerche per valutare l’impatto a lungo termine del Covid-19 sui pazienti. “I nostri risultati dimostrano un carico significativo di stanchezza post-virale nelle persone che hanno avuto un’infezione da Sars-CoV-2 dopo la fase acuta della malattia”, sottolineano. Per curare questa grave conseguenza della malattia, servirebbero un “intervento precoce” e l’uso di metodi “non farmacologici” adattati alle esigenze dei singoli pazienti.

“Stiamo vedendo sempre più prove delle sequele del Covid, e la fatica è uno degli effetti collaterali più frequentemente riportati”, commenta il dottor Michael Head, dell’Università di Southampton. L’emergere di effetti di lunga durata, che i tecnici sintetizzano con la formula Covid Long, “è il motivo per cui è importante ridurre la trasmissione di comunità, anche tra i gruppi più giovani di persone che non sono immediatamente malate in modo grave”, ha detto.

Sui social network si sono già formate estese comunità  che con l’hashtag #longCovid e #Covidlong si scambiano informazioni sui sintomi persistenti, in particolare la stanchezza, più di un mese dopo essere guariti. Lo studio di Dublino, ancora preliminare, verrà approfondito al congresso della European Society for Clinical Microbiology and Infectious Diseases organizzato online dal 23 al 25 settembre e dedicato al Covid-19. 

AGI – “Credo che far ripartire la scuola e farla arrivare alla fine dell’anno scolastico nel modo più sicuro sia la priorità assoluta del Paese“. Lo ha detto a ‘Buongiorno’, su Sky TG24, il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli. “Personalmente considero importanti questi primi giorni – ha agiunto – perché si è ripartiti in maniera efficace. E’ ovvio che ci deve essere una compartecipazione di tutti a questa progettualità”

Italia quarto paese al mondo per numero di tamponi

“Stiamo lavorando in maniera importante per avere tempi rapidi di refertazione dei tamponi” ha spiegato Locatelli. “Si sta già facendo una attenta analisi per definire i criteri che serviranno per mettere in disponibilità questi test antigenici rapidi”. Il presidente del Consiglio Superiore di Sanità e componente del Cts ha poi assicurato che “i tamponi decisamente ci sono. Ricordiamoci che ieri ne sono stati fatti qualcosa come 100mila. Un numero decisamente alto, l’Italia è il quarto paese al mondo per numero di tamponi realizzati“.

“Tutto questo – sottolinea – documenta un’attenzione suprema per l’aspetto di diagnostica dell’infezione da nuovo Coronavirus. Più che i numeri vanno definite le strategie rispetto a un’applicazione più larga dei tamponi. Sono aspetti su cui si sta ragionando, ma i numeri parlano decisamente a favore del nostro Paese. Il tasso di incidenza dell’Italia è tra i più bassi dell’intera Europa. La disponibilità di tamponi ha giocato un ruolo decisamente importante”.

“Oggi abbiamo già 17,5 milioni di dosi di vaccino antinfluenzale”

“Sono state garantite le disponibilità per un numero assai elevato di vaccini antinfluenzali. Siamo largamente sopra i diciassette milioni e mezzo già a oggi, un numero decisamente incrementato rispetto a quello che era l’uso negli anni passati. Non passi il messaggio fuorviante che sia il Governo centrale che le Regioni non si stiano attrezzando per la vaccinazione antinfluenzale” ha sottolineato Locatelli.

Vaccino a novembre?

Il vaccino può arrivare a novembre? “Mi pare che anche le affermazioni fatte sui media dicono che dobbiamo ancora aspettare i dati che arriveranno dalle prossime analisi dei test effettuati prima di poterci sbilanciare in questa direzione. Sono realista”. 

“Più che fare scommesse sui tempi del vaccino vorrei sottolineare che, certo la rapidità è un aspetto importante in una situazione come questa, ma ancora più importanti sono la sicurezza d’uso e l’efficacia. Più che arrivare velocemente è importante arrivare molto bene” ha concluso.

E’ scoppiato poco dopo mezzanotte, alle 0.35, il vasto incendio che ha interessato la zona centrale del porto di Ancona: secondo i vigili del fuoco è adesso sotto controllo, ma sono ancora attivi piccoli focolai. Secondo quanto è stato possibile apprendere, le fiamme sono divampate dal deposito della ex Tubimar, alla Darsena Marche, che dal 2019 è diventato magazzino di vernici, solventi e vetroresina, sostanze che potrebbero risultare tossiche; questa mattina è ormai ridotto a un cumulo annerito di macerie. Proprio questo magazzino sarebbe stato riconvertito in un Posto di Controllo frontaliero sanitario, con un progetto presentato nello scorso mese di luglio dall’Autorità di Sistema Portuale.

L’incendio si è velocemente propagato ad altri capannoni, sfiorando un deposito di metano e uno stabilimento per il congelamento del pesce, dove lavoravano alcuni addetti che sono riusciti a mettersi in salvo; sarebbe andata distrutta almeno una imbarcazione dell’armatrice Claudia Rossi. Le fiamme hanno fatto esplodere alcune bombole, molto probabilmente di acetilene, che hanno scosso nella notte il centro di Ancona.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno immediatamente chiesto rinforzi, arrivati dal presidio in aeroporto e da Pesaro e Macerata; 12 squadre hanno lavorato tutta la notte e gia’ intorno alle 3 le fiamme erano state circoscritte. Si e’ mobilitata anche la protezione civile regionale e i soccorritori del 118, mentre carabinieri e polizia hanno isolato tutta la zona.

La colonna di fumo si è allungata fino l’asse attrezzato, la strada che dal porto attraversa i vari quartieri di Ancona, fino a raggiungere il Conero: questa mattina si avverte l’odore acre fino ai comuni di Sirolo e Numana e Sirolo. L’Arpam ha eseguito alcune rilevazioni per stabilire la qualita’ dell’aria, i cui risultati verranno resi noti nel più breve tempo possibile, ma nel frattempo il sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli, ha ordinato la chiusura precauzionale delle scuole di ogni ordine e grado, di tutte le attività all’aperto e ha consigliato ai cittadini di tenere porte e finestre chiuse e di limitare gli spostamenti.

Furioso incendio nella zona produttiva portuale di Ancona. pic.twitter.com/hc1Il3JS3t

— Tgr Rai Marche (@TgrMarche)
September 15, 2020

 

AGI – Un prete di 51 anni è stato accoltellato e ucciso questa mattina in piazza San Rocco, a Como. Si tratta di Don Roberto Malgesini, molto conosciuto per il suo impegno verso gli ultimi, un “vero prete di strada”. L’aggressione è avvenuta poco dopo le 7. Il sacerdote è stato trovato a terra, con ferite di arma da taglio, nella strada accanto alla chiesa. Poco distante gli uomini della scientifica hanno ritrovato un coltello sporco di sangue. 

L’autore del delitto si è costituito alla polizia, ma il movente del gesto è ancora sconosciuto. Le indagini sono affidate alla Squadra Mobile della polizia. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri di Como.

Chi era la vittima

Don Malgesini apparteneva alla parrocchia di San Bartolomeo: portava le colazioni ai senzatetto, serviva alla mensa, al dormitorio, aveva stretto relazioni profonde con molti senzatetto e migranti. L’autore del delitto che si è costituito poco dopo, sarebbe un uomo di nazionalità straniera. 

Sul fronte delle indagini, si stanno vagliando tutti gli elementi utili, non ultimo eventuali riprese delle telecamere sull’area. Secondo quanto riferito all’AGI dal direttore della Caritas di Como, Roberto Bernasconi, l’uomo che avrebbe ucciso il prete “aveva problemi psichici e dei provvedimenti di espulsione non eseguiti”.

AGI –  Sono circa 5,6 milioni gli studenti che oggi rientrano in classe in 13 Regioni. In totale quest’anno gli alunni sono oltre 8,3 milioni, di cui 7,5 nell’istruzione pubblica. Il numero è in calo di oltre 90mila unità rispetto allo scorso anno. E la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, stamani, ad Unomattina, ha augurato buon anno scolastico agli alunni:”Gli studenti hanno tanta voglia di tornare in classe e riappropriarsi della socialità. Questo sarà un anno complesso, lo sappiamo, ma abbiamo lavorato tanto e costruito una strategia di prevenzione che funzionerà se ognuno farà responsabilmente la propria parte. Essere a Vò è un segnale importante per un territorio che ha sofferto ma che non ha mai abbandonato gli studenti. Sarà una bellissima giornata”

Arcuri: le mascherine ci sono per tutti

“Le mascherine chirurgiche sono arrivate in tutte le scuole perché tutti gli studenti da oggi, come da protocolli messi in campo, possano utilizzarle. Poi se su 18 mila istituti uno è stato chiuso o le ha smarrite, siamo pronti a rimandargliele in tempo reale”. Lo ha detto il commissario straordinario all’emergenza Covid Domenico Arcuri a Rainews24. 

“L’Italia è un Paese quando vuole straordinario – ha ricordato Arcuri – a marzo facevamo fatica a mandare le mascherine anche ai medici e agli infermieri, oggi ne produciamo da soli 30 milioni al giorno: alcune macchine producono mascherine per bambini, di taglia ridotta, che vengono mandate nelle scuole primarie”. 

Ritorno in classe in 13 Regioni

ROMA –  Centinaia di ragazzi delle quarte e quinte ginnasio hanno affollato Piazza del Collegio Romano in attesa della campanella di questo inizio di anno scolastico. Molti anche i genitori che hanno voluto accompagnare i figli in “questo nuovo inizio, dove tutto sarà differente”, racconta una delle mamme che era davanti alla scuola già dalle 8. L’euforia supera la paura per un virus che ancora non è scomparso e ha imposto alla scuola regole precise. Primo e secondo liceo sono già in aula, mentre per la prima settimana le classi di terza liceo faranno lezione a distanza, sulla piattaforma Meet. La ricreazione sarà svolta in classe e i ragazzi intervistati sembrano tutti ben consapevoli delle nuove regole dettate dal Covid e che gli abbracci ci saranno ma solo fuori dal portone della scuola. 

Alle elementari arrivano le nonne-sitter. Davanti alla scuola elementare Padre Semeria di Roma, la signora Maria discute di come organizzarsi anche per i prossimi giorni. In mano le chiavi della macchina: stamattina ha già accompagnato un nipote di tre anni nella scuola dell’infanzia e uno di 6 alle elementari: “Il primo l’ho lasciato alle 8, che piangeva, il secondo era più tranquillo ed è entrato alle 9”, racconta. Ora bisogna attendere l’uscita, e nel frattempo programmare la giornata: “Quando mia figlia lavora tengo io i bambini tutto il giorno, ma il timore c’è: ho una patologia respiratoria e so che stare con loro potrebbe essere pericoloso”, considera. Purtroppo però l’alternativa non c’è: “I genitori non riescono ad organizzarsi soprattutto con gli orari differenziati” e quindi intervengono i ‘nonni-sitter’ in soccorso, anche esponendosi al contagio. -“Penso che forse per la riapertura delle scuole si sarebbe potuto aspettare, ma capisco che bisognava dare un segnale”, sospira. Il primo giorno è comunque emozionante e le nonne con lo smartphone si adoperano anche per fare le foto ai nipotini, e inviarle ai genitori, per tranquillizzarli. “Almeno per oggi speriamo che vada tutto bene”. 

Allo storico liceo Giulio Cesare la preside si dice “fiduciosa e contenta” perché “i ragazzi sono entrati, sono gli studenti delle quarte ginnasio, circa 170 su otto classi. Adesso spiegheremo loro le misure di sicurezza, e quelle organizzative che la scuola ha adottato e questo verrà fatto dai ragazzi più grandi, dei tutor, che li affiancheranno dalle 9 alle 10”. La preside del liceo classico Giulio Cesare di corso Trieste a Roma, Paola Senesi, commentando l’avvio dell’anno scolastico. “Successivamente – ha detto la preside – rivolgerò anche io un saluto a loro direttamente nelle loro classi. Di solito lo facciamo in aula magna con tutti ma ovviamente, non è possibile e quindi abbiamo trovato questa nuova modalità”. “Ci aspettiamo che i ragazzi collaborino – ha spiegato la preside – con attenzione e sostegno affinché vada tutto per il meglio. Oggi abbiamo distribuito le mascherine all’ingresso e vedremo se proseguire con questa modalità. Per noi, questi primi giorni sono importanti per capire se mantenere quanto previsto sulla carta o fare dei cambiamenti”. 

MILANO – Rientro ordinato a scuola nella maggior parte degli istituti milanesi di ogni ordine e grado. Fuori dalle sedi si osservano anche file di studenti, tutti con la mascherina, che attendono il loro turno per entrare negli edifici. E’ il caso della scuola media Carlo Porta, di via Moisè Loria, dove i ragazzi sono stati radunati dalle insegnanti lungo il marciapiede per sezione di appartenenza. Più mischiati i bambini delle elementari di via Bergognone, mentre all’Istituto Professionale Cavalieri i ragazzi fanno capannello all’esterno ma rispettando tutti l’obbligo di indossare mascherine.  Al di fuori dei licei storici di Milano, il Berchet, il Tito Livio, il Vittorio Veneto e il Vittorini, sono intanto apparsi striscioni di protesta da parte degli studenti -‘Bentornati/e! (..ma come?’), “Siamo tornati (…ma come?) – 
contro le regole decise per la riapertura delle scuole.

TORINO –  I primi ad entrare da un ingresso secondario sono gli studenti del quarto ginnasio, sezioni A e B. Poi, a distanza di pochi minuti, dall’ingresso principale, è toccato alle altre classi. Primo giorno di scuola al liceo classico “Massimo D’Azeglio” di Torino, che già la settima scorsa aveva aperto le aule per i corsi di recupero collettivi. “Sono emozionato, oggi saprò qual è il mio banco e chi sono i miei compagni” dice Luca. “Sappiamo che ci sono delle regole da rispettare, ci é stato spiegato quando la mascherina va indossata, speriamo sia soltanto una cosa momentanea”, aggiunge. Stamattina Luca ha raggiunto il liceo in bus, altri invece sono stati accompagnati dai genitori, emozionati come i figli. “Se penso al mio primo giorno di scuola era tutto molto diverso – dice un papà – vedere tutti questi ragazzi con le mascherine é strano, forse un po’ triste, ma per adesso é giusto che sia cosí”. 

GENOVA –  “Tutto è scuola: tutto fa diventare grandi. La didattica non si è fermata nei mesi scorsi, il resto purtroppo sì. Riprendetevi quel tempo e osservate con attenzione tutte le regole sanitarie che sono previste: non vogliamo più vedere banchi vuoti”. E’ il messaggio che il sindaco di Genova, Marco Bucci, ha lanciato stamane a studenti, insegnanti, personale scolastico e genitori per la riapertura delle scuole. “Cari ragazzi, l’emozione che state per provare rientrando a scuola dopo tanti mesi sarà unica – ha sottolineato il primo cittadino – Un momento particolare delle vostre vite nel quale ritroverete amici, compagni e insegnanti. Godetevi questo giorno importante, tornate a vivere la scuola apprezzandone ogni momento: dal viaggio da casa alla mattina, al momento in cui tornerete per raccontare ai vostri genitori quelli che è successo”. Poi un messaggio a maestri e professori, nonché al resto del personale delle scuole di Genova a cui il sindaco rivolge un “ringraziamento per l’impegno e la dedizione”.

SICILIA – La campanella suona oggi anche in Sicilia nelle scuole dell’Isola. Ma non per tutti. Lo slittamento, già previsto nel decreto per gli istituti sede di seggi elettorali, è stato esteso anche alle altre scuole che lo hanno chiesto. Le lezioni che in molti istituti iniziano oggi termineranno l’8 giugno. Le sospensioni della didattica saranno dal 21 dicembre al 6 gennaio per Natale, dall’1 al 5 aprile per Pasqua. L’assessore regionale all’Istruzione, Roberto Lagalla, al Giornale di Sicilia, ha spiegato che solo 20-30% della platea di circa 20 mila persone, tra docenti e personale tecnico amministrativo, si è sottoposto al test sierologico, facendo emergere circa 150 casi di positività. Ora dovranno sottoporsi ai due tamponi previsti e naturalmente non potranno accedere al momento nelle aule. Sul fronte delle aule, il dato è che ne mancano 270: una parte recuperata con accordi con parrocchie e privati, ma per sopperire alle altre 120 sono diverse le soluzioni: allargare il numero degli alunni presenti con mascherina obbligatoria, doppi turni o didattica a distanza.