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Depressione e disturbi neuropsichiatrici aumentano non solo tra gli adulti, ma anche tra i bambini e gli adolescenti. Secondo l'OMS nel mondo dal 10 al 20% di bambini e adolescenti soffre di disturbi mentali. Le patologie neuropsichiatriche sono diventate la causa principale di disabilità nei giovani e il suicidio è diventata la seconda causa di morte tra i 15 e 29 anni.

E anche in Italia, secondo quanto emerso durante il 74mo Congresso della Società Italiana di Pediatria, i numeri sono allarmanti: "Abbiamo registrato – sottolinea Antonella Costantino, presidente della Società Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza, SINPIA – un aumento delle richieste di servizi trasversale a tutti i disturbi neuropsichici, con un incremento medio del 7% ogni anno.

L'allarme riguarda anche l'Italia

L'aumento complessivo degli utenti di neuropsichiatria infantile negli ultimi 5 anni è stato pari al 45%. Negli ultimi 2 anni vi è stato un aumento delle emergenze psichiatriche degli adolescenti, con +21% degli accessi in Pronto Soccorso e +28% di ricoveri annui.

È importante che il ricovero avvenga nei reparti di degenza di neuropsichiatria infantile, ma purtroppo continuano a mancare drammaticamente le risorse per i servizi di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza (NPIA). A tutt'oggi solo il 30% dei ricoveri avviene in reparti di NPIA, il 27% in Pediatria, il 20% in reparti di Psichiatria per adulti".

Le cause dell'incremento

Quali le cause di questo incremento? "Certamente contribuiscono una molteplicità di fattori: culturali, neurobiologici, sociali, ambientali e condizioni intrafamiliari" spiega Simone Rugolotto, Presidente della Sezione Regionale Veneto della SIP. "L'adolescenza è un periodo critico perché in quegli anni avviene una riorganizzazione dell'identità. Nella maggior parte dei casi, una crisi psichiatrica acuta avviene in ragazzi che avevano già presentato un disturbo psichiatrico nell'infanzia, come ad esempio disturbi della condotta, disturbo da deficit di attenzione con iperattività o autismo, ma a volte si può trattare dell'esordio di un disturbo psicotico o di un disturbo bipolare che aveva dato pochi segni di sé".

"Parlare di salute mentale in adolescenza significa occuparsi di ragazzi invisibili, poco intercettati e particolarmente vulnerabili" ha affermato Filomena Albano, Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza (Agia) che ha promosso un'indagine sulla salute mentale degli adolescenti.

"Abbiamo rilevato la mancanza di integrazione e comunicazione tra gli operatori dello stesso ambito territoriale, la carenza di servizi e strutture dedicati e di personale con esperienza specifica. Ma soprattutto è emersa la solitudine delle famiglie con adolescenti con disagio, che andrebbero sostenute adeguatamente e valorizzate come risorsa. è stata infine manifestata l'esigenza di interventi precoci e tempestivi, di continuità nel passaggio dai percorsi residenziali a quelli territoriali e in quello alla maggiore età".

Ad oggi invece le risposte sono frammentate e disomogenee. "È per questo motivo – spiega Ciro Paolillo presidente eletto della Academy of Emergency of Medicine and Care – che 13 società scientifiche hanno attivato un gruppo di lavoro intersocietario per la redazione di linee di indirizzo per le emergenze comportamentali in adolescenza nell'ottica di migliorare le risposte e renderle maggiormente omogenee e appropriate in tutti i contesti regionali". 

Alberta Ferretti presenta la donna Alitalia. Rigorosamente in blu, con delicati dettagli che richiamano i colori del tricolore. E il logo dell'Alitalia che non manca mai. Le nuove divise dell'ex compagnia di bandiera, disegnate dalla stilista sono state presentate oggi a Milano e segnano l'addio ai discussi abiti rossi e verdi introdotti sotto la gestione Etihad. In tutto il personale di terra e di bordo avrà a disposizione nove 'pezzì. Per adesso disponibili solo per il personale. Poi Alberta Ferretti produrrà una linea ispirata al logo Alitalia che sarà presentata stasera durante una sfilata all'Arengario a Milano.

Le nuove divise, prodotte dalla Forint di Vicenza, saranno pronte a metà dell'estate, poi dovranno essere consegnate alle 6 mila persone che lavorano in Alitalia. Tailleur, ma anche tubini, impermeabili, foulard, sciarpe, guanti, borse e cardigan, per lei. E abito classico ma con borsa, per lui. Addio al cappellino visto finora, perché, spiega Ferretti "non devono essere ridicole, stanno lavorando. E il cappellino diventa un decoro superfluo, poco contemporaneo". Bisogna tener conto anche delle esigenze 'tecnichè di chi lavora, le divise devono essere eleganti ma anche funzionali.

La scelta del colore? "Ho scelto il blu perché l'Italia è avvolta nel blu, del cielo e del mare – risponde Ferretti. Ed è adatto a qualsiasi carnagione. Ho cercato di rispettare la donna con una divisa atemporale, in fresco di lana, molto femminile con gli spacchi, ma che ha anche una sua forza. Con il logo Alitalia sempre presente: che si noti che siamo italiani. Le calze sono velate trasparenti, le scarpe blu con tacco 5".

E prettamente italiane sono anche le case con le quali la stilista ha lavorato. "La nuova divisa è 'estate-inverno' – precisa la stilista – , in fresco di lana con un 4 per cento di elastane, per essere sempre impeccabili. Sono divise che devono durare nel tempo, ho usato la moda della 'logomania' che desse un ruolo e una forza a chi le indossa". "Dell'italianità stiamo cercando di fare la nostra bandiera – è intervento il Responsabile commerciale di Alitalia, Fabio Maria Lazzerini. – Abbiamo re-introdotto la classe magnifica nella quale valorizziamo i prodotti italiani e la cucina regionale. Anche se il 60 per cento del fatturato lo facciamo in giro per il mondo". Le nuove divise disegnate "da una delle istituzioni della moda italiana" sono un orgoglio per la compagnia: "portano in giro per il mondo lo stile, l'eleganza e l'italianità" ha concluso Lazzerini.

Studiare assicura un lavoro, ma non necessariamente adeguato agli studi fatti. Quasi 4 diplomati e laureati di 15-34 anni su 10 svolgono un lavoro inadeguato rispetto al proprio titolo di studio: si tratta complessivamente di 1,5 milioni di giovani. L'ipoteca sul futuro dei giovani inizia nella scuola, prosegue con il lavoro non qualificato e finisce con la mobilità sociale bloccata (solo il 10,6 per cento dei genitori con la licenza media ha figli laureati). 

A rivelarlo è il Rapporto Censis-Eudaimon dedicato al welfare aziendale che torna a scandagliare le modalità di ricerca di un impiego, che risulta essere ancora “un fatto privato, visto che solo il 4,7% dei laureati ha trovato lavoro grazie ai centri per l'impiego”.

Demansionati 

Nel 2017, emerge dallo studio, i “forzati del demansionamento” sono stati stati il 41,2% dei diplomati e il 32,4% dei laureati. La metà (il 50,1%) dei 15-34enni occupati che si sono diplomati al liceo svolge un lavoro inadeguato rispetto al titolo di studio posseduto, così come il 37,3% dei diplomati presso gli istituti tecnici, il 40,8% per gli istituti professionali, il 41,3% dei giovani con qualifica professionale triennale. Sul gradino più alto della classifica del sottoinquadramento nel lavoro ci sono i liceali diplomati che non sono andati all'università: 1 su 2 svolge infatti un lavoro inadeguato rispetto al proprio percorso di studio.

I fantasmi del mercato del lavoro

I centri per l’impiego sono fantasmi del mercato del lavoro secondo il Censis. La trappola per i giovani scatta anche nella ricerca del lavoro, che è ancora un esercizio affidato prevalentemente alle relazioni personali e in cui contano poco le istituzioni, come i centri per l’impiego. Tra i laureati nel 2011 che hanno trovato lavoro, solo il 4,7% deve ringraziare un centro per l’impiego, mentre per il 32,8% hanno funzionato gli annunci e l’invio del curriculum, il 24,3% ha potuto contare su amici e conoscenti, per l’11% il merito va a stage e tirocini, per il 9,8% alle segnalazioni dell’università, il 9,9% ha scelto di avviare un’attività autonoma, il 7,6% ha vinto un concorso pubblico.

Le azioni per trovare lavoro messe in campo nel 2017 dai 15-34enni sono state: per l’84,9% rivolgersi ad amici e conoscenti, per l’80,7% l’invio del cv e i colloqui, il 75,4% ha consultato offerte sui giornali o sul web, il 26,4% è entrato in contattato con un centro per l’impiego, il 16,5% si è rivolto a un’agenzia interinale, il 9% ha fatto domanda o ha partecipato a un concorso pubblico, l’1,7% ha avviato un’attività di lavoro autonomo. 

Questione di famiglia

Se in Italia difficilmente si risale da basse performance scolastiche, altrettanto difficilmente si sale nella scala sociale rispetto alla famiglia d'origine. Di fatto, la scuola conferma le disuguaglianze più che combatterle. "Da questa trappola per i giovani", come la chiama il Censis, "bisogna uscire". Un ruolo importante possono giocarlo le imprese, "mettendo a disposizione dei figli dei loro collaboratori strumenti e percorsi dedicati all'orientamento", ha detto Alberto Perfumo, amministratore delegato di Eudaimon, società specializzata in welfare aziendale.

Minori non accompagnati anche di 12 anni continuano a essere vittime di abusi, detenzioni e respingimenti illegali verso l’Italia, da parte della polizia francese, una volta superata la frontiera di Ventimiglia. È la denuncia contenuta nel nuovo rapporto Se questa è Europa, diffuso venerdì 15 giugno da Oxfam, Diaconia Valdese e Asgi, che lavorano a Ventimiglia per prestare soccorso ai migranti bloccati in città, in condizioni di estrema vulnerabilità. Un allarme che parte dalle testimonianze dei tanti in fuga da guerra e persecuzioni, che ogni giorno cercano di attraversare la frontiera: 1 su 4 è un minore che cerca di ricongiungersi con familiari o conoscenti in Francia, Inghilterra, Svezia o Germania, a cui troppo spesso viene negata protezione e il diritto di chiedere asilo previsto dalle norme europee.

“Ho provato a passare. Eravamo in due, ci hanno fatto scendere dal treno strattonandoci e urlando, poi ci hanno spinti in un furgone nel parcheggio della stazione – racconta un ragazzo di 15 anni, fuggito dalla guerra in Darfur – Ci hanno dato un foglio (il cosiddetto refus d’entrèe, ndr) e ci hanno rimessi su un treno che tornava in Italia, senza spiegarci nulla”. 

Le testimonianze raccolte da Oxfam

“Ho provato già dieci volte ad attraversare la frontiera – aggiunge E.,16 anni, originario dell’Eritrea – Una volta a piedi, da solo, ma mi sono perso. Le altre nove volte in treno. La polizia francese sale sul treno, ti afferra, ti fa scendere e ti rispedisce indietro”.

L’intervento, ormai di prassi, della polizia francese comporta, prima ancora del respingimento in Italia, in violazione delle norme europee e francesi, il fermo dei minori, spesso la loro registrazione come maggiorenni, la falsificazione delle dichiarazioni sulla loro volontà di tornare indietro, la loro detenzione senza acqua, cibo o coperte, senza la possibilità di poter parlare con un tutore legale. I ragazzi raccontano anche di essere stati vittime di riprovevoli abusi verbali o fisici: il taglio delle suole delle scarpe, il furto di carte SIM. In molti vengono costretti a tornare fino a Ventimiglia a piedi, lungo una strada priva di marciapiede, con qualunque condizione atmosferica: una giovanissima donna eritrea è stata costretta a farlo sotto il sole cocente, portando in braccio il suo bambino nato da soli 40 giorni. 

In Italia, invece, permangono gravi disfunzioni nella tutela dei diritti dei minori all’interno dei centri di accoglienza: molti non vengono iscritti a scuola, come prevede la legge, o non ricevono informazioni sulle possibilità di richiedere asilo o ricongiungersi legalmente con la propria famiglia in altri paesi europei. 

Cosa succede a Ventimiglia, secondo Oxfam

Nei primi quattro mesi di quest’anno sono stati 4.231 i migranti (16.500 da agosto 2017 ad aprile di quest’anno), adulti e minorenni, passati da Ventimiglia, provenienti in maggioranza da Eritrea, Afghanistan e Sudan, in particolare dal Darfur. Un numero che con ogni probabilità è destinato a crescere con l’arrivo dell’estate. Al momento però l’unica struttura di accoglienza è presso il Campo Roja che ha disponibili 444 posti: qui l’obbligo di identificazione mediante impronta digitale e la massiccia presenza di polizia all’entrata agiscono da deterrente.

Il campo informale sul fiume Roja, privo di servizi igienici e acqua potabile, è stato recentemente sgomberato e transennato. Il risultato è che alcuni dei migranti più vulnerabili, tra cui molti minori non accompagnati, continuano a dormire all’aperto, dispersi sul territorio e ancora più esposti a rischi. Di fronte a quest’emergenza in continuo divenire, le tre organizzazioni chiedono quindi alle autorità locali e al Governo italiano che vengano individuate rapidamente strutture adeguate per realizzare un centro per minori non accompagnati in transito e uno per donne sole con e senza figli, che garantisca una permanenza dignitosa e sicura dei soggetti più vulnerabili.

L’appello a Italia, Francia, e Ue

“La situazione a Ventimiglia è lo specchio di un’Europa che sta tradendo i propri valori fondanti di solidarietà, non rispettando le norme nazionali ed europee alla base dell’idea stessa di Unione. Per questo chiediamo al Governo francese di intervenire, per far cessare immediatamente gli abusi e i respingimenti illegali dei minori da parte della propria polizia di frontiera e al Governo italiano di attivarsi in ogni modo perché ciò avvenga, sospendendo inoltre i trasferimenti forzati verso i centri del Sud Italia – dice Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne dei Programmi in Italia di Oxfam – Ogni giorno incontriamo minori non accompagnati, donne sole a volte incinte o con figli piccoli, fuggiti spesso da guerre e persecuzioni nel proprio paese che, dopo essere stati vittime di stupri e torture nei lager libici, hanno il semplice desiderio di chiedere asilo nel paese dove vivono le loro famiglie"

“Ci sono dei luoghi che fanno sintesi: uno di questi è certamente Ventimiglia. Frontiera impolverata che d'improvviso si è trasformata in baluardo di orgogli nazionali e simbolo di sovranismi che non pensavamo avessero cittadinanza in Europa. – aggiunge Gianluca Barbanotti, segretario esecutivo della Diaconia Valdese – Minori non tutelati, donne con bambini lasciate in balia di un destino improbabile, procedure poliziesche applicate in modo miope, agende politiche dettate dall'umore della gente a sua volta eccitato da ideologie rancorose. In questa situazione complessa l'impegno di tutte le istituzioni deve essere volto ad applicare e rispettare realmente le regole di civile convivenza che fanno parte, queste sì, del nostro patrimonio nazionale ed europeo”.

“Ciò che accade a Ventimiglia così come in altri luoghi di frontiera non può essere affrontato o compreso se non allargando lo sguardo. Le attuali politiche di esternalizzazione, il contrasto ai cosiddetti movimenti secondari, l'assenza di adeguate condizioni di accoglienza costringono le persone ad affrontare situazioni lesive dei loro diritti e a mettere a rischio la loro vita. – conclude Anna Brambilla di Asgi. Il clima politico attuale non fa che alimentare preoccupanti fenomeni di intolleranza e razzismo che contribuiscono a rendere ancora più drammatica la condizione di migliaia di persone costrette, nelle zone di frontiera così come in altri luoghi, a vivere in condizioni di abbandono materiale analoghe a quelle che in altri casi la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha considerato costituire un trattamento inumano e degradante”. 

La risposta di Oxfam, Diaconia Valdese, Asgi a Ventimiglia

Oxfam, Diaconia Valdese a Asgi attraverso l’unità mobile del progetto Open Europe, da settembre del 2017 hanno soccorso circa 750 migranti, arrivati a Ventimiglia, di cui il 20% di minori stranieri non accompagnati, attraverso la distribuzione di kit di prima necessità ai tanti costretti a vivere all’aperto lungo il greto del fiume Roja, identificando i casi di abuso soprattutto verso i soggetti più vulnerabili. Fornendo, là dove necessario, assistenza legale per presentare ricorso verso il decreto di respingimento a supporto di un’eventuale richiesta di protezione internazionale. E dando informazioni sui servizi presenti sul territorio e i rischi connessi all’attraversamento della frontiera italo-francese. 

“Non ho scatti che mi ritraggono con i miei figli, le uniche immagini sono quelle della loro nascita. Nessun selfie, nulla. Ma adesso mi riapproprio della mia vita, del mio volto: è come rinascere”. Piera Aiello, testimone di Giustizia eletta alla Camera fra le fila del Movimento 5 Stelle, c’è riuscita, ha lottato tanto e dopo 27 anni si è riappropriata pubblicamente delle sue sembianze, in occasione dell'anniversario dell'omicidio del capitano Mario D'Aleo. Oggi di lei ha parlato anche Il Guardian.

Nata a Partanna (nel trapanese) il 2 luglio 1967, la sua storia inizia quando all’età di 14 anni conobbe Nicolò Atria (detto Nicola) e divenne cognata di Rita, l’indimenticabile ragazza che si suicidò dopo l’attentato a Paolo Borsellino. “Io fui scelta da mio suocero, non da mio marito”. Racconta Piera Aiello. I coniugi provenivano da mondi diversi. La famiglia di Nicola Atria era mafiosa e queste origini provocavano gradi tensioni fra i due. 

La situazione crollò definitivamente quando il 18 novembre del 1985, a pochi giorni dal loro matrimonio, il suocero, don Vito Atria, venne ucciso. “Cercai in ogni modo di convincere mio marito ad evitare il tentativo di vendicare la morte di suo padre, ma non ci fu nulla da fare”. Racconta Piera a denti stretti. 

“Nicola girava armato – racconta – e si occupava dello spaccio di droga. Quando provavo a dirgli di smettere con questa vita lui mi picchiava“. Nicolò Atria venne ucciso il 24 giugno 1991, proprio sotto gli occhi di Piera. Quella morte che poteva prendere le sembianze di una liberazione, fu invece la tomba della libertà. “Fui perseguitata e sorvegliata a vista dai mafiosi che avevano provveduto ad eliminare Nicola”. 

La svolta fu segnata dall’incontro con il Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Marsala, Paolo Borsellino. “Paolo per me diventò lo zio, non avevo idea del ruolo che ricopriva e soprattutto non mi rendevo conto dell’importanza di quell’incontro. Da allora Paolo Borsellino per me non rappresentò solo il magistrato che si occupava delle mie testimonianze, ma diventò un amico, un padre a cui aggrapparsi nei tantissimi momenti di sconforto”. 

Era il 1991 e da allora Piera divenne un fantasma, per lo Stato innanzitutto. Infiniti erano i problemi, perfino per una ricevuta fiscale. “Utilizzavo il codice fisale di un’amica – racconta”.

Nel 1997, dopo l’intervento di don Luigi Ciotti e di Rita Borsellino, la situazione si sbloccò. Da lì nasce la rivalsa di Piera Aiello come testimone di Giustizia, fino al 4 marzo, data in cui è stata eletta come parlamentare della Repubblica, con un boom di voti, quasi 80mila, nel feudo di Matteo Messina Denaro.

“Penso di essermi ripresa la Sicilia a piene mani, quella toltami 27 anni fa quando sono andata via in sordina con una bambina ed una valigia ed oggi sono tornata vittoriosa”. Commentò con l’Agi il giorno dell’elezione, spiegando che la vittoria fosse “dedicata allo zio Paolo (Borsellino)”, il quale quando andò via dalla Sicilia le disse “prendi la Sicilia e strappala, dimenticala”. L’unica cosa che Borsellino per Piera Aiello ha sbagliato “forse questa volta ti sei sbagliato, caro zio Paolo. Ecco la mia Sicilia”.

La sua immagine, nel corso della campagna elettorale, non era sui fac-simile delle schede elettorali ed anche il suo tesserino di parlamentare era privo di foto. “Tutto fino ad oggi”, commenta Piera Aiello. “Del mio nome mi sono riappropriata quando sono entrata alla Camera per la prima volta. Adesso, in questa occasione e nella mia terra, mi riapproprio del mio volto”.

La vita sotto protezione, quella che conduce da 27 anni, continuerà. Ma Piera non ha paura, oggi l’ennesima tappa di una vita difficile e controcorrente, oramai “a volto scoperto” e “senza paura”.

E' stato già ribattezzato come un nuovo untore dell'Hiv. Positivo da 11 anni almeno, continuava ad avere lo stesso rapporti sessuali non protetti. Oggi ha un nome e un cognome: Claudio Pinti, 36 anni autotrasportatore. E la lista delle sue vittime è veramente lunga, le donne contagiate potrebbero essere 228. Arrestato con l'accusa di lesioni dolose gravissime, l'autotrasportatore è stato incriminato da un'ex partner, anch'ella ormai positiva all'HIV, che ha parlato del suo dramma sulle pagine de Il Corriere della Sera.

Il racconto della compagna

Si è giustificato candidamente dicendo: "Sì, una volta ero sieropositivo ma poi ho rifatto gli esami e non è risultato più niente. L'HIV non esiste, è una balla, sono i farmaci che ti ammazzano". Questo il racconto della donna che con Pinti aveva iniziato una relazione a dicembre scorso, anche intenerita dal fatto che l'uomo fosse rimasto "vedovo" così giovane, con una bambina di 8 anni da crescere. Iniziano a frequentarsi, lei lo raggiunge spesso a casa dei suoi, a Montecarotto, dove lui si è trasferito dopo il lutto. A marzo però accusa i primi malesseri (febbre e frequenti mal di gola) e un amico comune la mette in guardia: "Lo sai che Claudio ha l’Hiv?". Fa il test e inizia l’incubo: sieropositiva anche lei. Così la donna decide di denunciare "l'untore seriale", che ancora oggi nega l'evidenza.

L'untore negazionista

Non si sa ancora se l’obiettivo fosse quello di infettare quante più persone possibili. Per capirlo gli investigatori hanno sequestrato computer, smartphone e tablet dall’abitazione dell’uomo e stanno passando al setaccio la cronologia dei contatti telefonici e via chat per risalire alle potenziali vittime di contagio per metterle in guardia. La cosa certa è che "si tratta di un negazionista". A chiarire cosa si intende per “negazionismo” – si legge su La Stampa – è il primario del reparto Malattie infettive dell’ospedale di Torrette, Marcello Tavio, lo stesso che ha comunicato alla vittima i risultati delle analisi: «È una teoria nefasta, che uno pseudo scienziato ha messo in giro nel 1996. Nega l’esistenza del virus e di conseguenza il bisogno della terapia». Il primario ha voluto sottolineare che tutti possono richiedere il test dell’Hiv (cioè un prelievo del sangue). Basta aver avuto rapporti non protetti e riportare sintomi che sembrano influenzali. 

Pinti sospettato i aver infettato la compagna morta

Sul fascicolo aperto dal procuratore Irene Bilotta e dal pm Marco Pucilli, l’accusa di lesioni gravissime dolose alla quale presto potrebbe aggiungersi anche un’incriminazione per omicidio volontario. Il sospetto è che Pinti abbia infettato anche la compagna, Giovanna Gorini, morta a 32 anni, dopo aver contratto anche lei l’Hiv. Lui – si legge sul Corriere della sera – le avrebbe impedito di curarsi mentre continuava a fare danni frequentando siti d’incontri per sesso estremo. "In questi anni l’ho fatto con 228 partner diversi, se volete vi aiuto a cercarli" ha detto agli agenti serafico. La Polizia ha diffuso un numero di telefono (071.2288595) invitando le potenziali vittime a farsi avanti. Un quadro inquietante che ricorda il caso di Valentino Talluto, romano condannato a 24 anni di carcere per aver infettato con l'Hiv almeno 30 partner.

Segni di soffocamento, trauma cranico, tracce di percosse alla schiena; 24 anni, primo incarico da insegnante. Picchiato, riferisce con molti particolari La Repubblica, da un padre al quale era stato comunicata la bocciatura del figlio.

Accade tutto in un liceo tecnico a Roma, nella zona del Prenestino, dove il giovane era stato chiamato per un incarico al laboratorio di disegno. Assiste alla scena del preside che, convocati i due genitori di uno studente del primo anno, comunica loro la decisione del corpo docente di fargli ripetere l’anno.

A quanto pare, a quel punto parte il primo cazzotto, indirizzato al dirigente scolastico, che il giovane riesce a mettere al riparo, prendendoselo lui. Poi la furia dell’uomo lo prende direttamente di mira, e lui si trova buttato a terra, colpito più volte a calci e pugni, persino con le mani dell’altro strette attorno al collo.

Un caso fra molti

Finisce all’ospedale, dove sono riscontrati i segni dell’aggressione. A scuola intanto qualcuno ha chiamato la polizia. Dell’aggressore si dice sia capo di una famiglia definita problematica. E la madre del giovane aggredito affida uno sfogo a Facebook, raccontando la storia.

Dall’inizio dell’anno sono almeno 24 le aggressioni contro il personale docente, da parte dei genitori di studenti in difficoltà, registrate in tutto il Paese. 

"Mafia capitale aveva fatto emergere la disarticolazione delle funzioni pubbliche di una amministrazione". E ancora: "quello che emerge dall'inchiesta sullo stadio della Roma, invece, è ancora peggiore, perché pare proprio che stavolta sia tutta la città e il suo destino a essere stata consegnata nelle mani del malaffare".

Paolo Berdini, ex assessore all’urbanistica della giunta capitolina costretto alle dimissioni un anno e mezzo fa, oggi ha parlato a Repubblica e al Corriere della sera commentare l’inchiesta della procura della Capitale sulla costruzione dello stadio della Roma, che ha portato all’arresto di nove persone, 27 indagati tra cui Luca Alfredo Lanzalone, uomo vicino e scelto dal Movimento 5 stelle per la presidenza di Acea, che giovedì si è dimesso

Scheda: Chi è davvero Luca Alfredo Lanzalone

Berdini fu un feroce oppositore dello stadio, che definì "la più grossa speculazione immobiliare d'Europa". Oggi, l’inchiesta ha rafforzato questa sua convinzione: "Gli arresti di oggi lo confermano: il futuro della città è passato dalle mani pubbliche a quelle private. Non si tratta più di piccoli appalti, come nel caso di Mafia capitale, ma di un progetto enorme".

Anzi, per Berdini questa inchiesta è peggio: “Mafia capitale aveva fatto emergere la disarticolazione delle funzioni pubbliche di un’amministrazione. Un esempio su tutti: si distrugge quel piccolo gioiello che era l’Ufficio Giardini del Campidoglio per dare in appalto alle cooperative legate al malaffare quelle stesse funzioni. Quello che emerge dall’inchiesta sullo stadio della Roma, invece, è ancora peggiore, perché pare proprio che stavolta sia tutta la città e il suo destino a essere stata consegnata nelle mani del malaffare”. 

Lo stadio della Roma, per Berdini, è stata solo un’operazione per il consenso politico, come il Panem et circenses di età imperiale: “ Io dissi che il consenso si poteva ottenere se avessimo messo mano a un progetto sulle periferie abbandonate. Le buche non ci sono solo oggi, sa? Io provavo a chiedere un intervento organico e invece si pensava che la scorciatoia per il consenso fosse dire sì allo stadio”, Panem et circenses appunto aggiunge l’urbanista.

Oggi, per Berdini, Raggi non ha molta scelta che ammettere gli errori e il fallimento di questi primi due anni di giunta: “La sua vittoria arrivò per un’esigenza impetuosa di buon governo e moralità. Dopo due anni di errori colossali bisognerebbe avere l’umiltà di riconoscere gli errori, riprendere il filo e puntare sulle periferie. Se non si fa così, il suo destino, dimissioni o meno, è segnato”.

"Le indagini hanno offerto elementi concreti per ritenere che le figure istituzionali interessate, a cominciare dal sindaco Raggi, non solo hanno tollerato tale funzione di fatto esercitata, ma al contrario le hanno dato piena legittimazione". Lo scrive il gip in un passaggio dell'ordinanza di custodia cautelare relativo a Luca Lanzalone, presidente di Acea, superconsulente del M5s a livello nazionale, che avrebbe svolto il ruolo di mediatore per l'amministrazione comunale nella vicenda dello stadio di Tor di Valle, senza avere mai avuto una nomina ufficiale nè alcun compenso, a quanto si apprende da fonti giudiziarie.

L'avvocato Luca Alfredo Lanzalone, è tra i 9 arrestati (è ai domiciliari) nell'inchiesta della procura di Roma sul progetto dello stadio dell'As Roma, è stato uno degli uomini che ha curato la mediazione tra la giunta M5s di Virginia Raggi e la società Eurnova di Luca Parnasi per modificare, tra gennaio e febbraio 2017, il masterplan dell'impianto (con il taglio delle cubature). È lui, scrive il Corriere della Sera, che in cambio di consulenze mascherate per circa 100 mila euro, una casa e uno nella capitale, avrebbe dato via a un 'sodalizio criminale' con Parnasi, in cui interessi pubblici e privati si fondono sempre a favore dei secondi "in funzione – scrive il Gip Tomaselli – degli ampi poteri,  dell'ampia fiducia di cui Lanzalone gode in Campidoglio".

Esperto di diritto delle società partecipate, Lanzalone aveva già curato per conto della giunta M5s del comune di Livorno di Filippo Nogarin la procedura di concordato preventivo in continuità per il salvataggio di Aamps, l'azienda locale dei rifiuti.

A fine 2016 – anche grazie al lavoro svolto a Livorno – il suo arrivo da consulente in Campidoglio per seguire il dossier stadio. Poi, dopo l'esito positivo della mediazione, la nomina a presidente di Acea, la ricca multiutility di acqua ed energia al 51% di proprietà del Campidoglio. Lanzalone ha lavorato anche con aziende partecipate e Comuni a guida di altri partiti. 

Quello che è sempre apparso subito chiaro anche ai magistrati di piazzale Clodio è che Luca Lanzalone fosse molto influente rispetto alle scelte del Campidoglio, scrive il Fatto quotidiano: Per mesi ha disputato da regista tutte le partite più importanti, specie sulle partecipate (i lavoratori ricordano ancora gli incontri sulla Multiservizi), poi si è messo “sulla fascia”, lasciando ad altri il pallino del gioco ma restando sempre uomo spogliatoio. E ogni tanto intervenire in tackle duro, come racconta l’ordinanza di custodia cautelare del gip Maria Paola Tomasello che ha portato all’arresto di 9 persone (6 custodie in carcere), per un totale di 16 indagati, nell’ambito dell’inchiesta sulle autorizzazioni in corso d’opera per la costruzione del nuovo impianto di Tor di Valle. Una “eminenza grigia”, insomma, in  contatto anche con Luigi Di Maio, con il quale l’avvocato genovese condivideva una stima reciproca. A Roma, addirittura, qualcuno aveva ipotizzato che Lanzalone avrebbe potuto ambire a un posto di sottosegretariato. “Non mi interessa, sto bene dove sto”, rispondeva via Whatsapp ai cronisti che gli chiedevano lumi sul suo futuro.

Ma chi è davvero Luca Lanzalone, figura centrale nell'inchiesta romana, perché uomo di collegamento tra il costruttore Luca Parnasi e Virginia Raggi, di cui diventa consulente per lo stadio (anche per volere dei vertici nazionali del Movimento) e poi presidente dell'Acea? Luca Parnasi lo definiva il mister Wolf del Movimento, l'uomo che risolveva i problemi, come il personaggio di Pulp Fiction (quello interpretato da Harvey Keitel, che arrivava sulla scena di una carneficina e diceva senza scomporsi: “Sono Wolf,  risolvo problemi”.

Il Sole 24 Ore dedica un lungo articolo al manager Cinquestelle. Scrive il Sole (leggi qui l'articolo completo):

Nato a Genova nel 1969, vanta un ottimo curriculum: laureato in giurisprudenza “summa cum laude” nel capoluogo ligure con una tesi dedicata a “Chapter 11 – The Reorganization in the United States Bankruptcy Act”, ha conseguito l’abilitazione da avvocato nel 1988. Dal suo studio a Palazzo Saluzzo, nella centralissima Piazza Dei Giustiniani, che oggi conta sedi a Milano, a Lodi, a Miami e a New York, si è occupato soprattutto – come si legge sul sito dello studio – «di consulenza e assistenza legale per società ed enti pubblici in materia societaria, di organizzazione dei servizi pubblici locali, di privatizzazione e di operazioni straordinarie di fusione, scissione, acquisizione, nonché nei rapporti con le Autorità di regolazione e controllo del mercato dell'energia, bancario e finanziario».

Lanzalone non entrerà però nello staff del successore di Paolo Berdini, Luca Montuori: per lui pochi mesi dopo si schiudono le porte di Acea (la multiutility del'acqua e dell’energia quotata in Borsa), dove l’amministrazione Raggi ad aprile lo indica come presidente. L’assemblea ratifica il 16 maggio 2017. Qui il compenso è noto: 144mila euro annui. Come noto è il potere che Lanzalone acquisisce nel Movimento, tanto che qualcuno comincia a definirlo il “sindaco ombra”.

Affamati come sono di accreditarsi tra i poteri che contano, i Cinque Stelle si affidano anche a Lanzalone per tessere la loro rete tra imprese e dirigenti. L’avvocato accompagna Luigi Di Maio al suo esordio, lo scorso settembre, al Forum Ambrosetti di Cernobbio. I due sono di nuovo avvistati insieme alla Camera a fine mese. Pochi giorni dopo è in Transatlantico con Stefano Buffagni, oggi sottosegretario agli Affari regionali, ma soprattutto colui che ha finora gestito la partita delle nomine. Non è un caso che circoli il suo nome come possibile nuovo presidente dell’Authority per l’energia.

Lanzalone nega di conoscere Grillo e Casaleggio: «Grillo? Visto una sola vola a teatro. E Casaleggio non lo conosco». Ma senza il loro beneplacito non avrebbe mai potuto accedere ai vertici Acea e assistere Di Maio nella sua scalata verso Palazzo Chigi. In un’intercettazione agli atti dell’inchiesta coordinata dal Pm Paolo Ielo, l’imprenditore Luca Parnasi, anche lui arrestato, parlando con il faccendiere Luigi Bisignani e con l’imprenditore Salini, ne elogia il ruolo chiave di “problem solver” per sbloccare lo stadio: «È stato messo a Roma da Grillo, insieme al professor Fraccaro e a Bonafede».

"Lanzalone è stato messo a Roma da Grillo per il problema stadio insieme al professore Fraccaro e Bonafede". Così Luca Parnasi nel corso di una cena, citando nel suo discorso anche gli attuali ministri per i Rapporti con il parlamento e Giustizia. L'intercettazione è contenuta nell'ordinanza di custodia cautelare. "Parnasi – si legge nel provvedimento – dice che Lanzalone l'hanno portato i 5 Stelle ed è presidente della Acea e ha studiato a Genova anche se lavora anche in America. È una persona molto dotata". Sicuramente molto stimata e apprezzata dai vertici del Movimento. Martedì sera, scrive Il Fatto, Lanzalone era a cena a Roma con Davide Casaleggio in un ristorante del centro. 

"Lanzalone ci fu presentato da Fraccare e Bonafede quando vennero un giorno in commissione urbanistica. Ma visto che l'avvocato che curò la pratica è di Genova forse la decisione fu direttamente di Grillo". Queste le parole di Cristina Gancio, la consigliera comunale che fu espulsa dal Movimento 5 Stelle per un post pubblicato su Facebook, quando era membro della Commissione Urbanistica del Comune, proprio sul caso dello stadio della Roma. (Video Vista)

Ha dichiarato ieri Roberta Lombardi, capogruppo M5s alla Regione, già candidata governatore, una delle figure più influenti e riconosciute del Movimento a Roma, da sempre considerata 'avversaria' di Virginia Raggi all'interno del Movimento: "Luca Lanzalone, agli arresti domiciliari, non è un membro del M5s ma ha collaborato come importante consulente del Movimento e ricopre attualmente la carica di presidente di Acea. Questo deve far suonare con forza il nostro allarme interno: perché non solo i portavoce del Movimento, ma tutti coloro che con noi collaborano – dice ancora Lombardi – devono avere le mani pulite e rimanere sempre al di sopra di ogni sospetto. La presunzione di innocenza vale per tutte le persone coinvolte nell'inchiesta ma, nell'attesa di conoscere meglio il lavoro della magistratura, dobbiamo ribadire che il nostro primo interesse è stroncare ogni fenomeno di corruzione, anche potenziale. Se qualcuno ha commesso reati dovrà pagare, e pagare caro, e noi auspichiamo con forza che la certezza della pena diventi presto una realtà, come previsto nel contratto di governo".

Aggiunge Luigi Di Maio: "Luca Lanzarone è ancora presidente di Acea e deve dimettersi. Mi aspetto nelle prossime ore che faccia questo gesto. Chi sbaglia deve pagare. Non c'è presunzione di innocenza per reati così importanti". Anche Virginia Raggi è sulla stessa lunghezza d'onda.

Dopo due bandi andati a vuoto e uno assegnato a Mediapro ma poi naufragato, la Lega Calcio Serie A ha assegnato i diritti televisivi per il triennio 2018-2021.

Ad aggiudicarsi i tre pacchetti previsti dal bando sono state Sky e Perform, media company digitale con sede nel Regno Unito e che consente la fruizione di contenuti via browser e app (Calcio e Finanza). Complessivamente la Lega, come ha riferito il presidente Gaetano Miccichè, ha incassato "oltre 973 milioni di euro" a cui va aggiunta una partecipazione rilevante di circa 150 milioni a stagione "a risultati variabili di Sky e Perform in funzione del numero di abbandonati e dei ricavi".

La lunga giornata dei diritti televisivi è iniziata alle 11 di mattina di mercoledì nella sede di via Rosellini, con la scadenza del termine di presentazione delle offerte in busta (La Gazzetta dello Sport). In seguito è cominciata l'assemblea della Lega Calcio. All'apertura delle buste non è stata raggiunta la soglia minima di 1,1 miliardi prevista dal bando sui tre pacchetti. Ad avanzare offerte sono state Sky, Mediaset e Perform mentre Mediapro, Tim e Italia Way non hanno presentato manifestazioni d'interesse.

È stata avviata quindi la fase delle offerte al rialzo, con i rappresentanti di Mediaset che nel corso del pomeriggio hanno lasciato la sede milanese della Lega. E alla fine l'hanno spuntata Sky e Perform. I pacchetti messi in vendita sono tre: il 5 e il 6 comprati da Sky per 780 milioni di euro, secondo quanto si è appreso, e il 7 acquistato da Perform (società britannica con una piattaforma per eventi on demand) per 193,3 milioni (Il Fatto Quotidiano).

I pacchetti, a cominciare dal più pregiato

Il pacchetto 5, il più 'pregiato', contiene 114 gare ossia la partita delle 18 del sabato, una delle 15 della domenica e il posticipo della domenica. Il secondo pacchetto ha 152 match: quello delle 15 del sabato e della domenica, quello delle 18 di domenica e il posticipo del lunedì. Il terzo pacchetto invece, il meno 'nobilè, comprende 114 partite: il match del sabato sera, la gara delle 12.30 e delle 15 della domenica. Il prezzo è stato fissato in 240 milioni. 

Nei tre pacchetti c'è la possibilità di scegliere i pick, e cioè i 20 big match. Lo schema di assegnazione prevede 8 gare al pacchetto 6, 8 gare al pacchetto 5 e 4 al 7. A tutto questo va aggiunto il principio del "no single buyer rule", ovvero che nessun soggetto poteva acquisire in esclusiva tutti i pacchetti relativi alle dirette. Inoltre è stato inserito il wholesale, ossia il diritto di ritrasmissione degli eventi sportivi. In questo modo i contenuti di un emittente potrebbero andare su altre piattaforme e viceversa in modo da evitare ai telespettatori di dover acquistare un doppio abbonamento per vedere tutta la serie A (Sky).

90° minuto è salvo

Proprio su questo punto Miccichè ha sottolineato: "Pensiamo ci siano già trattative in corso tra Sky e Perform, speriamo di evitare un doppio abbonamento". Confermata poi la storica trasmissione Rai 90esimo Minuto, che era sembrata a rischio a causa della trattativa sulla trasmissione delle partite in chiaro in differita. "Siamo riusciti a ottenere – ha spiegato Miccichè – maggiore elasticità per la trasmissione delle partite in chiaro per cui 90esimo Minuto anche quest'anno e per i prossimi 3 anni andrà in onda". 

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