Ultime News
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

AGI – In Italia si muore di cancro meno rispetto alla media europea (-13% negli uomini e -10% nelle donne). Nel nostro Paese, nel 2021, diminuiscono i decessi per tumori e migliora la sopravvivenza. Nel 2021 sono stimate 181.330 morti per neoplasie (100.200 uomini e 81.100 donne), 1.870 in meno rispetto al 2020. E’ quanto emerge dal volume “I numeri del cancro in Italia”, curato dall’Aiom e dall’Osservatorio Nazionale Screening, e presentato oggi in una conferenza stampa a Roma all’Istituto Superiore di Sanità.

Negli ultimi sei anni – si legge nel Rapporto – si è osservato un calo complessivo della mortalità per cancro del 10% negli uomini e dell’8% nelle donne.

Dal 2015 a oggi, nei maschi sono diminuite del 18,4% le morti per neoplasie dello stomaco, del 15,6% quelle del polmone, del 14,6% alla prostata e del 13,6% del colon-retto.

Aumentano nella popolazione femminile i decessi per i carcinomi della vescica (+5,6%) e del polmone (+5%), strettamente legati al fumo di sigaretta, mentre calano quelli allo stomaco (-25%), colon-retto (-13,2%), ovaio (-9%) e mammella (-6,8%).

Non emergono progressi per il tumore del pancreas, che continua a evidenziare tassi di mortalità stabili nei maschi e in crescita (+3,9%) nelle femmine. L’alto livello dell’assistenza oncologica in Italia è evidenziato dalle percentuali di sopravvivenza a 5 anni, che migliorano per tutte le neoplasie attestandosi al 59% negli uomini ed al 65% nelle donne (rispetto al 54% e 63% della rilevazione precedente aggiornata al 2015). In sette sedi negli uomini ed in otto nelle donne le sopravvivenze si attestano su valori molto elevati, fino al 96,2% dei carcinomi tiroidei nelle donne e al 93,2% nel testicolo. Il rischio di morte è raddoppiato per i malati oncologici con infezione da SARS-CoV-2. 

AGI – Breve ottobrata sull’Italia, ma da giovedì tornano le piogge dall’Atlantico. Il periodo comandato dall’alta pressione è prossimo alla fine, dall’oceano Atlantico infatti si sta avvicinando una perturbazione che riporterà le piogge su molte regioni. Secondo il sito ‘www.iLMeteo.it’ fino a mercoledì il tempo sarà stabile su tutte le regioni, il clima mite di giorno e ancora piuttosto freddo di notte. Il sole splenderà su molti settori anche se accompagnato da molte nubi. Torneranno anche alcune nebbie sulla Pianura Padana e locali piogge in Liguria.

Da giovedì, invece, una perturbazione sospinta da venti meridionali raggiungerà il Centro-Nord con precipitazioni che risulteranno più diffuse sulla Liguria orientale e sui settori alpini e prealpini, occasionali e perlopiù deboli sulla Pianura Padana e al Centro, come su bassa Toscana, Lazio, Umbria.

Con l’arrivo dei venti meridionali i valori notturni tenderanno a salire sensibilmente superando di qualche grado i 10 C.

Nei giorni successivi il fronte perturbato si sposterà verso levante interessando qualche regione, da quelle adriatiche centrali al Sud nel corso del weekend.

Nel frattempo l’alta pressione tornerà nuovamente a espandersi riportando un tempo ampiamente soleggiato e di nuovo mite di giorno a partire dal Nord.

 

AGI – Il varco 4 del porto di Trieste è stato sgomberato. I manifestanti si trovano ora nel parcheggio in fondo alla zona presidiata da venerdì scorso.  Una trentina di portuali e circa trecento attivisti che hanno trascorso la notte al molo si sono seduti per terra e hanno cantato “gente come noi non molla mai” e urlato “vergogna” prima che gli agenti azionassero gli idranti.

È l’epilogo della protesta nello scalo, stremato da giorni in cui le attività sono rallentate e l’immagine internazionale, prima in piena salute, si è appannata agli occhi del mondo. La prefettura e l’Autorità Portuale ritengono non più tollerabile l’occupazione del varco 4 anche se il sindacato CLPT garantisce che resisterà fino al 20 ottobre e il coordinamento no vax cittadino va oltre, annunciando di voler restare “a oltranza”. 

La liberazione del porto è stata invocata anche da Cgil, Cisl e Uil. La spaccatura tra quelle che si sono profilate in modo sempre più nitido le due anime in conflitto della protesta è diventata eclatante.

AGI – L’avanzare della campagna di vaccinazione anti Covid con la riapertura di tutte le attività di ristorazione in tutto il mondo proietta il fatturato del vino Made in Italy a livelli record con un valore di oltre 12 miliardi nel 2021 superando anche i risultati del periodo pre Covid.

È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti su dati Istat presentata in occasione del primo Vinitaly Special Edition che si svolge con la vendemmia in corso dove sono stati esposti per la prima volta dal vivo i grappoli provenienti da tutte le regioni d’Italia presso il padiglione 4 stand D3 della Fiera di Verona.

A trainare il fatturato del vino è anche il balzo delle esportazioni con gli acquisti di bottiglie Made in Italy in tutto il mondo che sono cresciute del +15% sfondando per la prima volta – secondo le proiezioni di Coldiretti – quota 7,2 miliardi di euro ma ad aumentare sono anche gli acquisti familiari con un incremento del 9,7% nei primi nove mesi del 2021 nella Grande distribuzione, secondo l’analisi Coldiretti su dati Iri – Infoscan.

Se sul mercato interno a tirare la volata sono le bollicine che registrano una crescita rilevante del 27,1%, mentre a spingere il record all’estero – rileva Coldiretti – sono soprattutto gli Stati Uniti che fanno registrare un aumento del 19% delle esportazioni confermandosi come il primo mercato di riferimento.

Aumentano addirittura del  67% le vendite in Cina ma a trainare le bottiglie italiane oltre confine nel 2021 sono anche i consumatori europei. In Francia, nel regno dello Champagne, le etichette Made in Italy fanno registrare un +17%, in Russia addirittura +39%, mentre la Germania cresce del +5% ma su valori che ne fanno il primo mercato del vino tricolore nel Vecchio Continente.

Note meno positive arrivano dalla Gran Bretagna dove le vendite di bottiglie Made in Italy sono stagnanti a causa delle difficoltà legate alla Brexit, anche se si posiziona al secondo posto tra i clienti europei più appassionati, in particolare del Prosecco.

Vengono così ampiamente recuperate le perdite del terribile anno Covid offrendo un importante contributo all’economia e all’occupazione dell’intero Paese, considerato che il settore – evidenzia Coldiretti – offre opportunità di lavoro a 1,3 milioni di persone dalla vigna alla tavola.

Nonostante le difficoltà del clima – spiega Coldiretti – l’Italia resta leader mondiale della produzione di vino davanti a Francia e Spagna, i due principali competitor a livello internazionale, con una produzione che quest’anno, seppur in calo del 10% sfiorerà i 44,5 milioni di ettolitri, secondo le previsioni della Commissione Europea.

Le bottiglie Made in Italy – sottolinea la Coldiretti – sono destinate per circa il 70% a Docg, Doc e Igt con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 76 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30% per i vini da tavola. 

Il consumo pro capite in Italia si attesta sui 33 litri all’anno con una sempre maggiore attenzione alla qualità, alla storia del vino, ai legami con i territori che spingono italiani e stranieri anche alla scoperta di cantine e aziende.

L’elemento che caratterizza maggiormente la nuova stagione del vino italiano – continua la Coldiretti – è l’attenzione verso il legame con il territorio, la sostenibilità ambientale, le politiche di marketing, anche attraverso l’utilizzo dei social, e il rapporto con i consumatori, con i giovani vignaioli che prendono in mano le redini delle aziende imprimendo una svolta innovatrice.

Le aziende agricole dei giovani possiedono peraltro una superficie superiore di oltre il 54% alla media, un fatturato più elevato del 75% della media e il 50% di occupati per azienda in più.

“Il vino è il prodotto italiano più esportato all’estero e rappresenta un elemento di traino per l’intero sistema Paese” dichiara il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “si tratta del risultato di un percorso fatto dalle nostre aziende verso la qualità e la sostenibilità delle produzioni”.

A preoccupare – conclude Prandini – sono le nuove politiche europee come la proposta di mettere etichette allarmistiche sulle bottiglie per scoraggiare il consumo e lo stop anche ai sostegni alla promozione.

AGI – Sindacale, libera, lontana dalle sirene dei partiti e della politica, unita sotto lo slogan “Mai più fascismi”. Si presenta così la manifestazione indetta in piazza San Giovanni a Roma da Cgil, Cisl e Uil a una settimana dall’assalto alla sede nazionale del sindacato di Corso d’Italia. Si è trattato di “un attacco a tutto il sindacato confederale italiano, al mondo del lavoro e alla nostra democrazia”.

Per questo “chiediamo che le organizzazioni neofasciste e neonaziste siano messe nelle condizioni di non nuocere sciogliendole per legge”, dichiarano i segretari generali delle tre Confederazioni sindacali richiamando “tutti i cittadini e le forze sane e democratiche del Paese a mobilitarsi e a unirsi in piazza”. Da nord a sud, dai giornalisti agli artigiani e ai partiti di diversi schieramenti politici il richiamo è stato forte e saranno in migliaia a scendere in strada.

“Quando si attacca un sindacato in realtà è un attacco a tutte le organizzazioni sindacali, in realtà quella è una ferita alla democrazia. Un’offesa alla nostra Costituzione ed è un modo di violentare il mondo del lavoro. Sono convinto che sarà una bella giornata per tutto il nostro Paese“, dice il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini sottolineando che quella di domani “non è una manifestazione per la Cgil, ma per la democrazia del nostro Paese e per estendere i diritti e le tutele nel mondo del lavoro”.

Non dello stesso avviso il leader della Lega, Matteo Salvini, che la definisce “una manifestazione di parte” e propone di lavorare “insieme per isolare i violenti, di destra, di sinistra, senza andare alla guerra”.

Gli risponde il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, ribadendo che quella di domani “è e rimane solo una manifestazione autenticamente sindacale, libera, lontana dalle sirene dei partiti e della politica. Vogliamo affermare i valori democratici e mettere al centro il lavoro, la crescita e il contrasto a ogni forma di fascismo”.

Non solo antifascismo ma a tornare in piazza saranno anche i temi del lavoro. “Dobbiamo ridisegnare questo Paese, utilizzando le risorse del Pnrr per realizzare gli investimenti e, soprattutto, per dare ai giovani una prospettiva occupazionale e per difendere coloro che il posto di lavoro già ce l’hanno”, dice il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, aggiungendo che “le risorse ci sono, appartengono a tutti e perciò bisogna usarle bene e presto per cambiare il Paese e creare occupazione stabile”.  Per evitare disordini i tempi saranno più brevi, un paio d’ore circa la durata stimata, e nessun corteo.

AGI – “Non c’è nessun blocco, chi vuole lavorare lo fa”. Lo ha detto all’AGI Stefano Puzzer, il leader della protesta no green pass in corso al porto di Trieste. Alcuni lavoratori portuali che non aderiscono alla manifestazione hanno regolarmente raggiunto la loro postazione.

Sembrano quindi ridimensionarsi i proclami dei giorni scorsi quando il Coordinamento dei lavoratori portuali di Trieste aveva annunciato a partire da oggi il blocco “a oltranza” del porto per protestare contro l’obbligo di Green pass per poter lavorare. Al momento sono un centinaio le persone radunate al varco 4 del porto di Trieste.

“Ieri abbiamo fatto un’assemblea e abbiamo deciso che chi vuole entrare lo può fare perché alcuni nostri lavoratori hanno espresso la volontà di farlo” ha detto Puzzer per spiegare la decisione maturata nelle ultime ore di non bloccare lo scalo.

“Ottocento lavoratori sono fuori e un centinaio dentro, di fatto il porto oggi non sta funzionando” dice Puzzer, “Sono entrate pochissime persone, della mia azienda solo due”, spiega Michele Bussoni, un altro dei portuali. “Che il porto non funzioni si capisce dalle gru ferme e dal fatto che alcune navi sono state spostate in altri porti”. 

“La situazione mi sembra quella che ho chiesto io. Di più non dico, oggi voglio stare tranquillo” dice all’AGI Zeno D’Agostino, il presidente del porto di Trieste. In una conferenza stampa ieri D’Agostino si era detto contrario alla prospettiva che fosse impedito l’accesso al posto di lavoro anche a chi era contrario alo ‘sciopero’.

Sono oltre un migliaio le persone radunate al varco 4 dello scalo marittimo. Non sono presenti forze dell’ordine, tutto si sta svolgendo nella massima tranquillità. 

Nei giorni scorsi il sindacato autonomo ha respinto la mediazione proposta dal governo di tamponi gratis pagati dalle aziende per chi non ha il certificato verde. Quello di Trieste è il settimo porto in Europa per movimentazione totale di merci e il primo in Italia con 62 milioni di tonnellate.

“Vogliamo l’abolizione del green pass ma chi vuole lavorare oggi deve poterlo fare”, dice all’AGI Alessandro Colognati, 42 anni, uno dei lavoratori del sindacato autonomo che ha organizzato una manifestazione di protesta  al porto di Trieste. “I tamponi gratis? Noi non li abbiamo mai chiesti, quindi non ha senso dire che li abbiamo rifiutati. Avere tamponi gratis solo per noi sarebbe discriminatorio verso lavoratori di altre categorie“. Il portuale spiega di non essere vaccinato: “Non lo sono perché la vivo come un’imposizione. Altri miei colleghi lo sono, ognuno è libero di fare come vuole”. 

Secondo il Clpt, sindacato di base che rappresenta un terzo dei 950 addetti dello scalo, su 950 lavoratori circa il 40 per cento non ha il Green Pass. La Commissione di Garanza degli scioperi ha giudicato “illegittimo” lo sciopero e, in quanto tale, il prefetto Valerio Valenti ha detto che configura un reato a carico di chi partecipa. 

Genova

A Genova è in corso il presidio al varco Etiopia di USB e portuali. Alcune decine di persone stazionano davanti alle transenne poste all’accesso al varco. I camion che devono entrare, sono costretti ad accedere da un altro varco, quelli che gia’ si trovavano all’interno vengono invece fatti uscire.

Catania

“Tutto regolare al porto di Catania, non c’è alcun blocco” dice Mauro Torrisi segretario della Fit-Cisl di Catania segnalando che la situazione nel porto etneo è sotto controllo e non ci sono criticitaà. “Sono altre le vertenze che più ci preoccupano come quella che ci porterà allo sciopero il 26 ottobre per la vicenda Grimaldi”, aggiunge Torrisi all’AGI. 

 

AGI – Si svolgerà oggi la prima udienza in Corte di Assise sul sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio Regeni con la presidenza del Consiglio che ha deciso di costituirsi parte civile.

Presenti nell’aula bunker di Rebibbia i genitori, Paola e Claudio, e la sorella, Irene. In aula anche l’avvocato di famiglia, la penalista Alessandra Ballerini. A processo ci sono il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif per il reato di sequestro di persona pluriaggravato, e nei confronti di quest’ultimo i pm contestano anche il concorso in lesioni personali aggravate e il concorso in omicidio aggravato.

Il presidente della Camera, Roberto fico, è stato tra i primi a prendere posizione nella giornata di mercoledì. “Se ci voltiamo indietro negli anni, e pensiamo alla fatica enorme che ci è voluta per arrivare fin qui, per ricostruire una trama nonostante depistaggi e resistenze di ogni tipo da parte dell’Egitto, comprendiamo quanto importante e carica di significato sia la giornata di domani. Voglio inviare un abbraccio a Paola Deffendi e Claudio Regeni, per la loro tenacia e la loro umanità. Restiamo tutti uniti, istituzioni e comunità, per la ricerca di questa verità”. 

Domani la prima udienza sul sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio Regeni.
Voglio inviare un abbraccio a Paola e Claudio per la loro tenacia e la loro umanità.
Restiamo tutti uniti, istituzioni e comunità, per la ricerca di questa verità.#veritapergiulioregeni pic.twitter.com/bSUl78aaM9

— Roberto Fico (@Roberto_Fico)
October 13, 2021

Le tappe princiapli della vicenda

25 GENNAIO 2016 – Viene diffusa la notizia della scomparsa di Giulio Regeni. Gli amici su Twitter lanciano l’hashtag #whereisgiulio. Si scoprirà poi che Giulio è stato prelevato da sconosciuti alla metropolitana della stazione Dokki.

1 FEBBRAIO 2016 – Un corpo con evidenti segni di tortura viene ritrovato sul ciglio di una strada non lontana dal Cairo. Nella stessa giornata arriverà la conferma che si tratti del giovane ricercatore italiano.

4-7 FEBBRAIO 2016 – Sono giorni convulsi in cui vengono fornite diverse ricostruzioni sulla morte di Regeni, dall’incidente stradale alla rapina. Mentre la salma fa ritorno in Italia, Roma apre un’inchiesta inviando una squadra in Egitto per far luce sulla vicenda. 

12 FEBBRAIO 2016 – Si celebrano a Fiumicello, il paese friulano dove era nato, i funerali di Giulio a cui partecipano familiari e amici, molti provenienti dall’Inghilterra. )

24 MARZO 2016 – L’Egitto sostiene di avere ucciso gli assassini di Regeni che sarebbero i membri di una banda criminale, morti in una sparatoria con la polizia. Il ministero dell’Interno egiziano annuncia inoltre che, nell’abitazione della sorella del capobanda, è stata recuperata una borsa con all’interno i documenti di identità del ricercatore italiano.

8 APRILE 2016 – L’Italia, delusa per il primo incontro con le autorità egiziane, ferma la collaborazione con il Paese africano richiamando l’ambasciatore al Cairo, Maurizio Massari. L’11 maggio verrà sostituito con Giampaolo Cantini che non si insedia subito.

1 NOVEMBRE 2016 – Una delegazione della procura di Roma viene ricevuta al Cairo. Vengono chiesti e ottenuti alcuni oggetti personali di Giulio: passaporto, tesserini universitari e bancomat ritrovati nel mese di marzo.

23 GENNAIO 2017 – Pubblicato da una televisione egiziana un video in cui si vede Giulio Regeni parlare con Mohamed Abdallah, capo del sindacato degli ambulanti egiziani, colui che ha affermato di aver denunciato il ricercatore italiano credendolo una spia.

14 AGOSTO 2017 – L’Egitto invia ai magistrati romani nuovi documenti relativi a un interrogatorio eseguito nei confronti dei poliziotti che si sono occupati del caso Regeni. La procura del Cairo e di Roma, in una nota congiunta, comunicano che si tratta di “un passo avanti nella collaborazione”.

1 GENNAIO 2018 – La procura di Roma vorrebbe raccogliere la testimonianza di Maha Abdelrahman, tutor di Giulio Regeni a Cambridge. La polizia, che ne ha perquisito casa e ufficio, fa sapere di aver lavorato in un clima di perfetta collaborazione da parte della docente. Una tesi diversa è invece quella del pm Colaiocco che il 6 febbraio 2020, davanti alla commissione parlamentare, dirà: “Rimane per noi un mistero l’atteggiamento della professoressa che non ha mai collaborato con le indagini e non ha più risposto dopo il primo contatto formale”. 

29 NOVEMBRE 2018 – Il presidente della Camera Roberto Fico dichiara che “la Camera dei deputati sospenderà ogni tipo di relazione diplomatica con il Parlamento egiziano fino a quando non ci sarà una svolta vera nelle indagini e un processo che sia risolutivo”. Il 3 dicembre viene insediata la Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni il cui presidente è Erasmo Palazzotto di Leu.

4 DICEMBRE 2018 – La procura di Roma iscrive cinque persone nel registro degli indagati. Sono ufficiali della National Security egiziana. Nei loro confronti Pignatone e il pm Sergio Colaiocco contestano il reato di concorso in sequestro di persona.

10 DICEMBRE 2020 – I magistrati romani chiudono le indagini nei confronti di quattro 007 egiziani (Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, tutti indagati per sequestro di persona e l’ultimo anche per omicidio). Per un quinto viene chiesta l’archiviazione. 

31 DICEMBRE 2020 – I genitori di Giulio annunciano di voler procedere con un esposto-denuncia contro lo Stato italiano per violazione della legge 185/90 che vieta l’esportazione di armi “verso Paesi responsabili di violazione dei diritti umani accertati dai competenti organi e il governo egiziano è tra questi”.

20 GENNAIO 2021 – I pm firmano la richiesta di rinvio a giudizio.

25 MAGGIO 2021 – Il gup Pierluigi Balestrieri manda a processo i quattro 007 dell’Egitto. Il dibattimento avrà inizio in corte d’assise il prossimo 14 ottobre.

AGI – L’Italia, in declino demografico da almeno sei anni, nel 2020 registra, per la prima volta da 20 anni a questa parte, anche il calo più alto della popolazione straniera. In un solo anno il Paese perde in tutto quasi 200mila abitanti e i residenti stranieri diminuiscono di 26.422 unità (-0,5%), attestandosi su 5.013.215.

È un’anticipazione dei dati del 31esimo Dossier Statistico Immigrazione curato dal Centro studi e riceerche Idos, secondo cui “sembrano superati i tempi in cui la popolazione straniera residente compensava i saldi naturali negativi degli italiani”. 

Il calo dei residenti stranieri è l’esito di diverse voci del bilancio demografico del 2020. A causa delle chiusure dovute alle misure di contenimento della pandemia, le iscrizioni dall’estero (177.304) di residenti stranieri calano di un terzo (-33,0%) rispetto al 2019 e di poco meno (-30,6%) rispetto alla media degli ultimi cinque anni.

Quasi dimezzati anche gli stranieri cancellati per l’estero (29.682): il 48,4% in meno del 2019. La differenza tra stranieri iscritti dall’estero e stranieri cancellati per l’estero è positiva (+147.622), ma più bassa di circa 58mila unità rispetto al 2019. Quanto alla differenza tra nati e morti, l’Italia registra, anche a causa della pandemia, un incremento della mortalità che porta a un saldo naturale della popolazione totale negativo per 342.042 unità: la componente italiana perde, tra nati e morti, 392.108 persone, mentre quella straniera, grazie alle nascite, aumenta di 50.066.

Gli stranieri, per la loro più di giovane età, hanno patito meno gli effetti letali della pandemia ma, nonostante ciò, la loro mortalità è cresciuta in un anno del 25,5% (1.892 decessi in più del 2019) e registra l’incremento maggiore nel Nord-Ovest (+36,0%), più colpito dalla diffusione del virus. Seppure il saldo migratorio estero e quello naturale siano anche nel 2020 di segno positivo, i residenti stranieri calano a causa di 118.949 cancellazioni d’ufficio per “altri motivi” (irreperibilità o scadenza del permesso di soggiorno) e di 133 mila stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana. 

“Da tutti questi elementi – spiegano gli autori del Dossier – scaturisce la diminuzione registrata nel 2020. In venti anni, solo nel 2015 e nel 2016 si erano registrati lievi cali (rispettivamente -4.203 e -12.409), ma decisamente più bassi. Invece, il calo del 2020 è il più alto mai avuto e, al netto delle acquisizioni di cittadinanza italiana e delle cancellazioni d’ufficio, è riconducibile alla pandemia (salvo aggiornamenti che l’Istat comunicherà a fine 2021 con i dati definitivi)”.

Il calo dell’occupazione 

Nel mercato del lavoro, la pandemia ha prodotto un eccezionale calo dell’occupazione complessiva (in tutto 456 mila lavoratori in meno: -2,0%) e, parallelamente, una forte riduzione della disoccupazione (-271 mila: -10,5%): “due fenomeni in apparenza contrastanti, ma da leggere insieme all’aumento dell’inattività (ossia di chi non ha e non cerca lavoro): pandemia, restrizioni per il contrasto della diffusione del virus e chiusura di molte attività durante i lockdown, hanno fortemente scoraggiato la ricerca del lavoro anche tra gli stranieri”.

Il numero degli occupati stranieri, in continua crescita dal 2004, nel 2020 si riduce del 6,4% (-1,4% per gli italiani), la disoccupazione del 12,4% (-10,1% per gli italiani), mentre l’inattività cresce del 16,2% (+3,1% per gli italiani). Gli occupati stranieri scendono così a 2.346.000, con una perdita di 159mila unità (erano 2.505.000 nel 2019). Ciò nonostante, a causa della consistente perdita di occupazione anche tra gli italiani, non cala l’incidenza degli stranieri sul totale (10,2%).

Se nel 2004 il tasso di inattività degli stranieri era più basso di 12 punti percentuali rispetto agli italiani, dopo 14 anni il gap si è ridotto a soli 2 punti. E così, per la prima volta nella storia dell’immigrazione in Italia, il tasso di occupazione degli stranieri si attesta su un livello inferiore a quello dei cittadini italiani (57,3% rispetto a 58,2%), essendo diminuito tra i primi in misura molto più intensa (-3,7 contro -0,6 punti percentuali). 

AGI – Il tribunale di Roma ha condannato Davide Rossi a un anno e dieci mesi con le accuse di lesioni personali stradali gravi e omissione di soccorso. Il procedimento è relativo a un incidente avvenuto il 16 settembre del 2016 nel quartiere romano della Balduina.

Per Rossi junior, figlio del cantante Vasco, è stato disposta anche la revoca della patente. Assieme a lui è stato condannato a nove mesi anche l’altro imputato Simone Spadano.

Il pm, lo scorso maggio, aveva sollecitato per Rossi una condanna a 2 anni e 8 mesi e a 2 anni per Spadano che si trovava in auto con lui, accusato di favoreggiamento perché avrebbe dichiarato il falso dicendo di esserci stato al volante e di aver provocato l’incidente.

Secondo quanto ricostruito nel capo di imputazione, Rossi, a bordo della sua Audi, procedendo a velocità elevata non si sarebbe fermato allo stop, scontrandosi poi con un’auto su cui viaggiavano due donne che riportarono ferite giudicate guaribili in oltre 40 giorni. “Subito dopo l’urto”, secondo l’accusa, il 31enne si allontanò dal luogo dell’incidente senza “ottemperare all’obbligo di prestare assistenza alle persone”.

“Ci siamo fermati, siamo scesi dalla macchina e abbiamo chiesto alle ragazze nell’altra auto se fosse tutto a posto e loro ci hanno risposto ‘si’, si”” si era difeso in aula Rossi nell’udienza dello luglio di un anno fa davanti al giudice. “Ho detto al mio amico di fare il cid e me ne sono andato con la ragazza che era in auto con noi perché era molto scossa dall’incidente, sapendo che stavano facendo il cid, ero tranquillo”.

“Non navigo nell’oro e non ho un lavoro stabile – aveva aggiunto Rossi – i giornali hanno scritto cose allucinanti su di me ma mi prendo pregi e difetti di essere figlio di Vasco”.

“Sono indignato, è morta la giustizia”, ha commentato Davide Rossi. “C’era anche un cid firmato a testimoniare tutto, hanno preso i soldi dell’assicurazione, è veramente assurdo, non me lo spiego”. Aggiunge l’uomo: “Purtroppo penso che questo sia avvenuto anche perché mio padre è una persona in vista. Faremo appello e speriamo che la giustizia alla fine trionferà”.

“Abbiamo tutte le carte per dimostrare la nostra estraneita’, ricorreremo in appello”, afferma l’avvocato Fabrizio Consiglio, difensore dell’altro imputato, Simone Spadano. 

AGI – “Noi oggi abbiamo raggiunto una percentuale importante di vaccinati, forse anche inimmaginabili fino a qualche mese fa. Bisogna però anche tenere conto che oggi abbiamo 8,4 milioni di italiani over 12 che non hanno fatto nemmeno una dose, tra questi ci sono 4-5 milioni in età lavorativa”. Lo sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, a Radio Cusano Campus.

L’obbligo di green pass per tutti i lavoratori finora ha prodotto un effetto modesto sulle vaccinazioni – prosegue il presidente della Fondazione Gimbe – mi aspettavo di più in questo senso. Se questi 4-5 milioni di lavoratori non si vaccineranno in questa settimana bisognerebbe fare 12-15 milioni di tamponi a settimana e questo non sarebbe proprio fattibile perché non abbiamo questa capacità produttiva. La soluzione è che questi 4-5 milioni di lavoratori si vada a vaccinare oppure bisognerà andare verso un obbligo vaccinale”. Sull’ipotesi del tampone rapido con validità a 72 ore.

“Di fatto la validità del tampone molecolare è già stata estesa a 72 ore – osserva – però ha dei costi molto superiori rispetto a quello antigenico e i tempi di risposta non sono immediati. Il problema reale è che le 48 ore fissate per il tampone rapido rappresentano un ragionevole compromesso che sta a metà tra politica, esigenze sociali, scienza e la reale affidabilità del tampone che in altri Paesi d’Europa viene richiesto ogni 24 ore. Più ci si allontana dal momento in cui viene effettuato il tampone più aumenta la possibilità di contagio“.

Sul confronto con la situazione dell’anno scorso, Cartabellotta conclude: “Noi l’anno scorso, al di là del lockdown lungo e rigoroso che aveva abbattuto in maniera netta contagi e ricoveri, non dobbiamo dimenticare che avevamo l’epidemia che era arrivata fino a Roma, non tutta Italia. Non dobbiamo dimenticare che abbiamo una variante che è il doppio più contagiosa. Nel 2020 in questo periodo le curve erano tutte in salita, ora sono in discesa, l’elemento che ha determinato questo tipo di risultato e’ l’effetto dei vaccini”.