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Una parte di una palazzina è crollata la notte scorsa nella zona tra via Castromarino e via del Plebiscito, a Catania. Sul posto al lavoro i vigili del fuoco che erano stati allertati da un residente. In particolare è andato distrutto un appartamento che, ha riferito il proprietario alla polizia, non era abitato da circa un anno. Per precauzione i vigili del fuoco hanno fatto evacuare sette nuclei familiari e stanno eseguendo controlli tra le macerie con i cani alla ricerca di eventuali dispersi.

Salvatore Orlando, cinquantenne, ex consigliere comunale, è morto investito da un’automobile mentre attraversava a piedi sulla strada statale 106 all’altezza di Bova Marina, in provincia di Reggio Calabria. E’ accaduto intorno alle 18:30, poco prima dell’ingresso del paese, in una zona con scarse condizioni di visibilità.

Secondi i primi rilievi, l’uomo era uscito da un negozio e stava attraversando la strada a piedi quando è stato travolto da un’automobile Lancia Y condotta da una donna che si è fermata a prestare soccorso. Inutile l’intervento dei sanitari del 118 che hanno constatato il decesso e hanno dovuto prestare cure alla donna, in stato di choc. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della locale stazione per i rilievi del caso che serviranno a ricostruire l’esatta dinamica. 

Due bulli avrebbero picchiato una 31enne di Potenza. La donna su Facebook ha denunciato di essere stata pestata in strada, lo scorso 15 gennaio. La notizia è stata riportata da alcuni quotidiani locali. Nel post la donna ha pubblicato anche le foto del volto tumefatto e del referto medico e indicato la causa delle violenze nel suo orientamento sessuale.

Questo il suo racconto: “Sono svenuta e mi riprendo dopo qualche minuto in una pozza di sangue, metto la sciarpa in bocca, per via del troppo sangue che perdevo e vado a casa. Per non spaventare mia madre decido di andare in garage per sciacquarmi il viso, tumefatto. Alla mia vista davanti lo specchio, svengo nuovamente. Prendo le forze in mano e torno a casa, mi infilo nel letto con forti dolori ovunque. L’indomani il naso non cessava di perder sangue e decido di andare in ospedale, la denuncia parte d’ufficio”.

Per poi concludere: “Ora. Dopo tutto questo, ditemi, il mio orientamento sessuale e’ affare di politica? Sono forse una sovversiva che merita di essere ridotta cosi’ da due piccoli teppisti di probabile inclinazione fascista? Credevo di aver superato quella fase, quando già nel 2009 venivo aggredita in villa, ma mi sbagliavo. Passa il tempo, ma non passano le schifezze dovute ad un’ignorante ineducazione. Sara’ colpa dei ragazzini, si, ma anche i genitori dovrebbero pensare ad andare a cogliere broccoli e non a fare figli, se questi sono i risultati. Cio’ che avete fatto a me non deve piu’ essere fatto ad essere umano”. 

Un ventenne è stato arrestato per un omicidio avvenuto nella notte nel nuorese, a Bari Sardo, nei pressi di un locale pubblico. Un uomo di 44 anni è stato ucciso, probabilmente al termine di una lite, la cui dinamica e motivi sono in corso di accertamento. I carabinieri della Compagnia di Lanusei, hanno rintracciato presso la sua abitazione e arrestato il 20enne con l’accusa di omicidio preterintenzionale. 

Un operaio della Rap, l’azienda dell’igiene ambientale del Comune di Palermo, è stato condannato a 8 mesi per assenteismo dal giudice monocratico della quinta sezione del tribunale Nicola Aiello.

L’uomo, 60 anni, il 26 gennaio 2016 era stato visto dai vigili urbani fuori dal posto di lavoro e poi era rientrato per strisciare il badge, cercando così di incassare lo straordinario per una prestazione mai effettuata. Era in compagnia di un collega di 66 anni, che all’uscita dal deposito Ingham di Brancaccio era stato fermato dagli agenti della polizia municipale e aveva preferito ammettere i fatti, accettando la cosiddetta messa alla prova, che evita la condanna.

L’altro invece era riuscito ad allontanarsi e, finito sotto inchiesta, aveva negato di essere un assenteista, sostenendo che la persona vista dai vigili sarebbe stata non lui, ma suo fratello gemello. Che però non lavora alla Rap. 

I nomi dei miei tre figli “devo leggerli ogni giorno, il terrore che io non possa riuscire più a pronunciarli è insopportabile”: lo ha raccontato Andrea Vianello, uno dei volti più popolari della televisione In un’intervista al Corriere della Sera in cui ha raccontato l’ictus che lo ha colpito una anno fa e che gli ha fatto perdere per un po’ la parola. Vianello ha spiegato che ogni mattina si sveglia, si siede sul letto e prende un foglio di carta sul quale sopra ci sono scritti i nomi dei suoi tre figli: Goffredo, Maria Carolina e Vittoria, e li ripete per paura di dimenticarli.

“È stato un anno durissimo nel quale ho perso anche mio padre. E raccontare tutto è stata una terapia”, ha spigato Vianello parlando del suo libro “Ogni parola che sapevo”, dal 21 gennaio in libreria per Mondadori. È stato come un salto nel buio, un “sentirsi sfigurato, come se mi avessero deturpato il volto”. Poi “fonema per fonema, sillaba per sillaba” ha ricominciato a parlare, lentamente, “un lungo lavoro di riabilitazione” e oggi si definisce “un uomo diverso”.

 “Quest’anno buio mi ha fatto riflettere sulle nostre vite frenetiche, pronte a star male per inezie che di fronte alla morte si rivelano per quello che sono: nulla”, ha riferito Vianello. Di quella mattina, però, ricorda “tutto”, come spiega il 59enne conduttore in una seconda intervista a la Repubblica: “Il giorno prima mi ero svegliato con uno strano mal di testa, più forte del solito. Ho registrato una puntata del mio programma e l’adrenalina lì per lì mi ha fatto passare il dolore. La mattina dopo mi sono svegliato, mi sono portato a letto il caffè e al momento di prendere il cucchiaino ho visto che la mano non rispondeva. Ho forzato, niente. Ho capito che era grave. Mi sono trascinato a terra per prendere i pantaloni: non volevo andare nudo in ospedale. Quando è arrivata mia moglie non parlavo più”.

Poi il popolare conduttore aggiunge: “La mia vita è raccontare storie e questa è una storia: la storia di un uomo che la sera è in tv e la mattina ha perduto le parole. Una storia che tocca le paure di tutti, perché l’ictus è un colpo, un fulmine improvviso, di cui si parla poco”.

“Non mi interessano i 50 mila euro ma che si faccia giustizia, che si porti alla luce questa situazione. Non mi interessa il risarcimento economico, ma quello morale: che ciò che non ha fatto lo Stato, possa farlo io”. Lo dice all’AGI Vincenzo Agostino, padre di Antonino (detto Nino) Agostino, il poliziotto ucciso il 5 agosto 1989 a Villagrazia di Carini, nel palermitano, insieme alla moglie incinta, Ida Castelluccio. Un delitto che è rimasto irrisolto.

Il padre Vincenzo oggi ha 83 anni e combatte da 30 per scoprire la verità su quella tragica morte. Ora chiede 50 mila euro di risarcimento all’ex poliziotto Guido Paolilli, indagato per favoreggiamento in concorso aggravato nel 2008, procedimento poi archiviato per prescrizione.    

Tra tre giorni – giovedì 16 gennaio – la famiglia Agostino porterà Paolilli (che oggi è in pensione) davanti al giudice del tribunale civile di Palermo. La richiesta è di 50 mila euro ma Vincenzo già annuncia che, se mai riuscisse a ottenere questo risarcimento, utilizzerebbe questi soldi per fare beneficenza e aprire una biblioteca per giovani senza risorse. 

La barba bianca di Vincenzo Agostino è ormai il simbolo di una battaglia portata avanti con compostezza e senza clamori. Una barba che non viene tagliata da 30 anni, da quel 5 agosto 1989, come forma di protesta contro una giustizia che non arriva, in nome della strenua ricerca della verità sulla morte del figlio: Nino Agostino, poliziotto di Palermo (che si occupava anche della ricerca di grandi latitanti), ucciso ad appena 28 anni dai proiettili di un gruppo di sicari in motocicletta davanti a casa dei genitori.

Cosa succederà giovedì? “Non succederà nulla – risponde Vincenzo Agostino all’AGI – figuriamoci, con la legge italiana, cosa vuole che succeda. Temo che i tempi si allunghino all’infinito…”. Ma crede ancora nella giustizia italiana? “Io ancora ci credo nella giustizia – sottolinea – perché c’è una nuova gioventù che ci crede, che ha visto moltissima sofferenza, ha visto quante vittime innocenti ci sono state nel nostro paese. La giustizia siamo noi – aggiunge – dobbiamo formarci con uno Stato nuovo, e io mi auguro che, dopo tutte queste vicende nella magistratura dove ci sono giudici corrotti accanto a quelli puliti, ecco speriamo di trovare un giudice abbastanza bravo e onesto”.

A Monza, Vittorio Brumotti e la troupe di Striscia la notizia sono stati aggrediti durante le riprese di un servizio che documentava il degrado e le attività di spaccio in un parco del capoluogo lombardo. Lo si legge in una nota di Striscia la notizia.

L’inviato di Striscia, si legge, si trovava nei pressi dei giardinetti di via Azzone Visconti, zona nota per il traffico droga nonostante la presenza delle forze dell’ordine. E’ lui a raccontare l’accaduto: “A un certo punto gli spacciatori si sono accorti di alcune telecamere nascoste e hanno aggredito i miei collaboratori, scambiandoli per dei poliziotti.

Un membro della nostra troupe è rimasto ferito a una gamba, mentre io ringrazio il giubbotto antiproiettile che e’ sempre con me. Stavolta ci è andata bene”. Ulteriori aggiornamenti saranno trasmessi all’interno della puntata di stasera, alle ore 20.35 su Canale 5.

Michela Cerruti, alla soglia dei 33 anni, può essere considerata il simbolo dell’automobilismo agonistico al femminile. La lista dei suoi successi è interminabile, una donna che ha praticamente vissuto sulla strada, curva dopo curva e ad alta velocità, tutta la propria vita. È per questo che abbiamo chiesto a lei dei consigli sulla sicurezza stradale, sempre più al centro dei fatti di cronaca.

Cos’è che scatta nella mente di una persona che decide di correre con la propria macchina? Cosa si prova?

Credo sia il fattore adrenalina, banalmente. Chi ama la velocità la ama per quella ragione lì. E la ama in macchina così come in altri contesti. Io ho sciato agonisticamente per tanti anni e non vedevo l’ora di arrivare a fare le discipline più veloci come Supergigante e Discesa libera, oppure quando andavo a cavallo e facevo lezioni di equitazione, volevo subito arrivare a galoppare. E la cosa aumenta ancora di più se si aggiunge il fattore competizione.

Poi però c’è anche il fattore sicurezza: non tutti quelli corrono hanno cognizione della sicurezza…

Secondo me quando si parla di guida in strada non bisognerebbe nemmeno menzionare il fatto che alcuni hanno cognizione della velocità e altri no. In strada, che tu sia Fernando Alonso o sia la nonna Pina, forte non ci devi andare perché comunque ci sono delle variabili che nessuno può controllare. Puoi anche essere Alonso, ma se poi ti attraversa un bambino correndo.. che cambia se sei Alonso o la nonna Pina? È vero che alcuni non dovrebbero nemmeno avere macchine molto potenti, perché non sono in grado di guidarle, ma non c’è legge che vieti loro di comprarla. Il concetto che deve passare è che nessuno deve correre mentre si mette in strada.

Qual è il primissimo consiglio che hai ricevuto riguardo la sicurezza stradale?

Aldilà delle cose banali, come l’utilizzo della cintura e il non guardare il telefono, mi ricordo una cosa che mi ha insegnato mio padre durante le prime guide: guardare sempre una macchina avanti a quella che direttamente ci precede. L’errore che tanti fanno in coda è quello di guardare solo quello che fa la macchina direttamente davanti. Ma tante volte non puoi prevedere cosa farà quella macchina lì perché non sai che cosa succede alla macchina che, a sua volta, le sta davanti. Mi ricordo che questa cosa mi è sempre stata utile, la dico ancora al mio fidanzato, perché bisogna avere una visione più ampia di quello che succede, specialmente in autostrada, quando si va a certe velocità. Si può anticipare la frenata brusca o il movimento laterale improvviso. Tante volte uno pensa che certi movimenti siano imprevedibili ma, in realtà, se si sta veramente attenti a quello che succede si scopre che sono molto meno sorprendenti.

Questo è quello che ti hanno insegnato, cos’è che invece hai capito tu da sola?

Una volta ho fatto un incidente in autostrada e ho imparato tantissime cose. Mi sono addormentata alla guida e da quella volta mi sono promessa che non sarei mai più partita prima delle 6:30 del mattino. Il motivo è semplice: a quell’ora sono troppo stanca. Piuttosto prendo un appuntamento più tardi o viaggio la sera prima. La stanchezza è una di quelle cose alle quali non si pensa mai. Eppure io mi sono addormentata in autostrada facendo un botto pazzesco e uscendone completamente illesa. Impari anche l’utilizzo e l’importanza della cintura, grazie alla quale non mi sono fatta assolutamente niente nonostante viaggiassi a più di 80 Km/h. Non bisognerebbe arrivare a fare un incidente per capire certe cose, ma la stanchezza è un’altra roba alla quale non si fa tanto caso perché ci sentiamo sempre un po’ troppo immortali.

Questa è quindi la prima cosa che insegnerai a tuo figlio quando avrà la prima macchina?

Quello che insegnerò oggi, vista la situazione in cui viviamo, riguarda l’utilizzo del cellulare. Sembra che parlo come una vecchia però quando io avevo diciotto anni e ho preso la macchina non si faceva lo stesso utilizzo del cellulare che si fa oggi. C’erano le chiamate e i messaggi, certo, ma sicuramente non era la stessa cosa. Becco della gente in autostrada che si guarda i film! Incredibile, io quando li vedo non ci voglio credere. T’ammazzi. Ammazzi te e ammazzi gli altri. Perché stai proprio prestando attenzione a un’altra cosa. 

Penso a tutti quelli che hanno fatto incidenti per colpa del cellulare, se avessero pensato solo a guidare… il problema è quello che si fa in macchina, prestare attenzione. Poi ci sono quelli che bevono o si drogano prima di mettersi alla guida, e lo fanno in uno stato d’alterazione. Il problema sono le cose che si fanno in macchina mentre si dovrebbe solo guidare, come le donne che si truccano o che mangiano. Il problema, lo ripeto, è l’attenzione, che è portata via dal cellulare. Basta che ti giri a guardar la gente mentre sei in coda in autostrada o in città, stanno tutti con lo smartphone in mano. Li ho visti in motorino, in bicicletta…e poi la gente muore. Oggi, quindi, a mio figlio direi di non usare niente e di pensare solo a guidare. 

Un 29enne cittadino della Bolivia ritenuto responsabile del reato di violenza sessuale è stato arrestato nella tarda serata di ieri a Milano dagli agenti del Commissariato Scalo Romana che hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Maggiori dettagli saranno resi noti nella conferenza stampa alle 11 presso la Sala Scrofani della Questura di Milano.