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"Ho ereditato un piano di assunzioni di 1.600 unità nei vigili del fuoco. Stiamo lavorando per assumerne 1.500 in un anno, e quindi raddoppiare del quel piano che stava fermo sulla scrivania". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, a Radio24. Il ministro ha anche annunciato che "12 milioni tolti alla mafia andranno ai vigili del fuoco per acquistare mezzi".

Salvini si è detto "assolutamente d'accordo" con la revoca della concessione ad Autostrade per l'Italia annunciata dal ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio e da quello delle Infrastrutture Danilo Toninelli.  Per Salvini poi i fondi per la sicurezza devono essere svincolati dal patto di stabilità. "Bisogna sempre chiedere il permesso per spendere dei soldi, la deroga per gli investimenti, per ridurre le tasse. Chiederò al presidente del Consiglio, che è titolato e all'altezza della situazione, di chiedere a Bruxelles che tutti gli investimenti in sicurezza stradale, sul lavoro e nelle scuole dove figli torneranno tra 20 giorni e dove i soffitti crollano su insegnanti e studenti, i per la messa in sicurezza territorio, dei viadotti, delle ferrovie, siano svincolati dai limiti di spesa imposti dall'Europa. Gli investimenti che salvano vita, lavoro e diritto alla salute – ha concluso Salvini – non devono essere calcolati dalle rigide e algide regole imposte dall'Europa. I sindaci hanno fondi che potrebbero essere usati domani".

Salvini ha detto che invierà una lettera a tutti i concessionari privati "per chiedere quale parte dei loro bilanci e' reinvestita in sicurezza".

Partiamo da un esperimento. Andate in cucina, tirate fuori una scatola di spaghetti e prendetene uno tra le mani. Piegatelo al massimo finché non si rompe e contate quanti pezzi avete prodotto. Se non riuscite a generare solo due pezzi non vi preoccupate. Potreste provarci con ogni singolo pezzo della confezione e non ci riuscireste. È normalissimo. Anzi, un vero e proprio mistero che oggi, grazie al MIT di Boston, sembra aver trovato una soluzione.

La sfida (antica) degli spaghetti

Se pensate che questo sia poco più che un gioco, vi sbagliate di grosso. Nel 1939, anche Richard Feynman, fisico di fama mondiale e papà della moderna teoria quantistica, si arrabattava alla ricerca di una possibile spiegazione. Afferrava uno spaghetto, lo osservava curvarsi e poi spezzarsi. Ma non capiva il motivo di una frammentazione così abbondante. L’arcano venne svelato nel 2005, grazie agli studi di alcuni fisici francesi che elaborarono una teoria per descrivere tutte quelle forze che si mettono al lavoro quando un’asta o un bastoncino, lungo e sottile, viene sottoposto a tale azione.

Hanno così scoperto che quanto uno spaghetto subisce un piegamento in modo uniforme, e da entrambe le estremità, si spezza al centro, al massimo livello di curvatura. Questa rottura genera un’onda particolare che frattura ulteriormente lo spaghetto. Una scoperta che nel 2006, più di 60 anni dopo i tentativi di Feynman, è stata premiata con un Ig Nobel, ovvero quel riconoscimento che viene assegnato alle ricerche un po’ strane, inusuali, ma che non mancano certo di genialità. Un risultato encomiabili che, tuttavia, ha generato un’altra domanda: si può arrivare a forzare questa operazione e spezzare uno spaghetto in sole due parti?

La teoria del MIT​

Al famoso istituto di Boston sono convinti di sì. In un articolo pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, due ricercatori hanno affermato di aver trovato un modo per riuscire nell’ardua impresa, piegando e spezzando centinaia e centinaia di spaghetti con uno strumento apposito.  Si tratta di un’apparecchiatura in grado di far attorcigliare l’asticella per farla arrivare a un punto critico in cui la rottura, esattamente a metà, produrrà solo due pezzi.

Ronald Heisser e Vishal Patil hanno iniziato a piegare pezzi di pasta nel 2015. Solo recentemente però si sono accorti che l’effetto che cercavano si poteva ottenere solo facendo girare l’asticella su se stessa. Unico problema: “Devi farlo con grande forza”. Non basta quella delle mani. Per questo Heisser ha costruito un dispositivo per ruotare e torcere in maniera controllata i bastoncini. I due hanno poi registrato l'intero processo di frammentazione con una fotocamera da un milione di fotogrammi al secondo. L’esperimento, a quanto scrivono, dà gli stessi risultati “sia con spaghetti Barilla n°5 che con quelli n°7”. Il diametro della pasta, insomma, non c’entra. 

Patil, invece, si è occupato di sviluppare un modello matematico che spiegasse come la torsione determinasse la rottura perfetta. Per fare questo, ha ripreso il lavoro precedente di altri scienziati francesi, Basile Audoly e Sebastien Neukirch, che avevano sviluppato una teoria originale per descrivere l'effetto "snap-back", quello per cui un'onda secondaria, causata dalla rottura iniziale di un bastone, crea le ulteriori e numerose fratture.

Le applicazioni sociali

Torniamo al discorso di prima: se pensate che sia solo una boutade, verrete ancora una volta smentiti. Secondo il MIT, infatti, studi di questo tipo possono avere applicazioni che esulano dal semplice ambiente culinario. Attraverso questi fenomeni è possibile capire meglio come si formano determinate crepe o comprendere perché alcuni materiali, assai diversi, subiscono rotture e fratture: dai nanotubi di ultima generazione ai microtubuli delle nostre cellule. L’unica cosa certa, almeno secondo Jörn Dunkel, professore associato di matematica applicata fisica al MIT, “si è trattato di un divertente progetto interdisciplinare iniziato e condotto da due studenti brillanti e testardi, che probabilmente non vorranno vedere, rompere o mangiare spaghetti per un bel po’ di tempo”. Ed è difficile non biasimarli.

Due rapine a distanza di tre giorni nella zona adiacente la stazione Termini. In un caso, la vittima era stata aggredita brutalmente con calci e pugni. Grazie all'indagini da parte del commissariato Viminale diretto da Fabio Abis, sono finiti in manette due rapinatori (si cerca un terzo, già identificato). Il modus operandi era lo stesso: aspettavano le vittime all'uscita di un noto fast food di via Giolitti, dopo di che, con la complicità di altri giovani, si accanivano brutalmente contro di queste.

Gli agenti hanno preso visione delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona e grazie anche al riconoscimento fotografico sono riusciti a identificare i tre responsabili delle rapine. N.M.A. 18enne tunisino e E.C.M.M. 30enne egiziano, entrambi con numerosi precedenti penali, sono stati rintracciati e sottoposti a fermo di polizia giudiziaria, mentre il terzo, S.M.A.S., egiziano di 22 anni al momento risulta irreperibile.

Il primo è uno degli autori della rapina avvenuta il 4 agosto in via Giolitti a Roma ai danni di uno straniero, che in compagnia di altri amici, è stato rapinato e picchiato. A seguito dell'aggressione la vittima è stata ricoverata per le lesioni subite tra cui la frattura dell'orbita. Il secondo episodio invece, è avvenuto il 7 agosto, nella medesima località. I due giovani, dopo essersi avvicinati a una coppia, hanno aggredito il ragazzo strappandogli la collana che aveva al collo e poi si sono dileguati. Convalidato il fermo per i due, ora dovranno rispondere di rapina aggravata in concorso. Proseguono le indagini per l'identificazione dei complici.

Ha attraversato i binari con il suo motorino ed è stato investito e ucciso. E' accaduto a Somma Vesuviana, nel Napoletano. Un uomo ha deciso di passare a attraverso la linea ferrata della Circumvesuviana, i treni locali di collegamento tra Napoli e i Comuni alle falde del Vesuvio, in via Costantinopoli. Mentre transitava è sopraggiunto un convoglio che lo ha travolto. I carabinieri sono sul posto per accertamenti e rilievi sulla dinamica dell'incidente. Secondo quanto si è appreso, l'uomo ha attraversato all'altezza di un passaggio a livello senza barriere ma con segnalazioni luminose e acustiche perfettamente funzionanti. La salma non è stata ancora identificata. 

Un ragazzo di 14 anni è morto venerdì sera schiacciato da una panchina girevole nel mantovano. La tragedia è avvenuta ai giardini pubblici di Piazza Castello a Castel d'Ario dove il ragazzo stava giocando con alcuni amici. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti pare che addosso al ragazzo sia crollata una panchina montata su un perno, del peso di circa 8 quintali. A nulla sono serviti i soccorsi. 

Ricevuto e condiviso. L'appello lanciato da Ilaria Capua alla comunità scientifica internazionale è arrivato a destinazione. Sono già diversi i ricercatori che, intervistati dall'Agi hanno manifestato la loro adesione a questa mobilitazione invocata dalla ricercatrice italiana ormai trasferita negli Stati Uniti contro le fake news in ambito scientifico, e contro i danni che il populismo e il qualunquismo politico possono provocare in ambiti delicati, la scienza e la salute, appunto.

"Dobbiamo essere consapevoli che viviamo in un’epoca nella quale la competenza e la verità sono svalutate", aveva spiegato la Capua sul Journal of Virology. In questo contesto, frammenti delle conversazioni e confronti scientifici "possono essere facilmente fraintesi e interpretati in modo scorretto, o deliberatamente decontestualizzati, specialmente da persone che sono motivate da specifici punti di vista politici".

"Mi pare che il tema sollevato da Ilaria Capua – dice all'Agi Carlo Alberto Redi, dell'Università di Pavia – sia un tema di assoluta attualità che mostra chiaramente come, in un mondo sempre più complesso e lacerato come quello in cui viviamo ci siano dei nuovi diritti che debbano essere riconosciuti e garantiti ai cittadini. Mi riferisco al diritto di cittadinanza scientifica, al diritto cioè di ogni cittadino di avere accesso a informazioni certe, validate, e rigorose sulle quali poter prendere le decisioni che riguardano diversi aspetti della sua vita. Penso, per esempio alla scelta di come far venire al mondo i propri figli, o di come andarsene, così come pure la scelta consapevole di conoscere cosa mangiamo".

Anche Silvio Garattini, farmacologo dell’Istituto Mario Negri, non esita a definire condivisibile la chiamata contro le fake-news. "La scienza  nel nostro paese è considerata solo tecnologia. Dobbiamo invece fare di tutto perché si capisca, una volta per tutte che scienza non vuol dire solo tecnologia, ma vuol dire cultura, e che anzi, scienza e cultura sono una cosa sola". “Dobbiamo fare in modo – ha detto Garattini  – che la scienza non venga più derisa e umiliata al rango di mera opinione".

"Tutti noi ricercatori dobbiamo impegnarci di più e in prima persona nell'agone politico". Molto netta la posizione di Giuseppe Remuzzi, medico e scienziato all'Istituto Mario Negri di Milano. "Nei giorni scorsi su questo tema sono apparse diverse prese di posizione a livello internazionale su importanti riviste come Science e Lancet. In un articolo di Science, per esempio, si chiede espressamente scienziati e ricercatori di entrare decisamente nel dibattito politico e a dare voce e rappresentanza a dati e a evidenze scientifiche. Non si tratta di schierarsi – chiarisce Remuzzi – ma di dare voce a chi, attraverso il metodo scientifico, ha approfondito certi temi, non solo in ambito medico, ma in ogni altro settore delle nostre attività. Non è infatti solo una questione di vaccini, ma sono davvero moli gli ambiti in cui la scienza interviene a fornire informazioni utili per prendere decisioni importantissime. Per esempio, il grande tema del riscaldamento globale, o quello del numero sempre più grande di bocche da sfamare. In ciascuno di questi contesti – spiega Remuzzi, le conoscenze scientifiche sono assolutamente imprescindibili e la politica deve tenerne conto".

Poi c'è il grande tema della salute. "Che non riguarda però solo i vaccini – dice Remuzzi – in un editoriale su Lancet si è chiesto di svolgere un ruolo di avvocati, cioè di difensori dei malati da scelte che possono minare la loro stessa salute".

C’è anche chi mette in guardia sulle strategie contro possibili effetti controproducenti innescati da azioni di mobilitazione come appunto un appello come questo. "Capisco le ragioni che hanno spinto Ilaria Capua a lanciare questo appello. Come ha rilevato lei stessa, non è una questione solo italiana, ma internazionale. Occorre però, se si vuole essere veramente efficaci e recuperare presso l'opinione pubblica internazionale la reputazione e il ruolo che compete agli scienziati, adottare strategie comunicative diverse da queste". È la posizione di Antonio Scala, ricercatore dell'Istituto dei sistemi Complessi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISC-CNR) che ha dedicato gran parte delle sue attività di ricerca proprio allo studio dei meccanismi che permettono la diffusione delle fake news attraverso le piattaforme sociali (social network) con approfondimenti proprio in questo specifico ambito della comunicazione della scienza. "Il rischio – spiega Scala – è che questi appelli si risolvano in una chiamata alle armi che ha un effetto controproducente in relazione agli obiettivi che vogliamo raggiungere. Se gli obiettivi sono quelli di ridare credibilità al mondo della ricerca, dobbiamo evitare di polarizzare lo scontro e di portare la discussione in contesti dove si contrappongono schieramenti che sono come tifoserie di squadre di calcio".

“Il sistema di rilevamento e tracciamento dei droni Aeroscope sarebbe stato sicuramente utile alle autorità del Venezuela domenica scorsa”. A dirlo è niente meno che Steve Coulson, fondatore e direttore della società inglese specializzata nell’impiego dei droni Coptrz, nonché uno tra i maggiori esperti nel settore degli Apr (acronimo di Aeromobili a Pilotaggio Remoto, che è il nome tecnico e corretto dei droni) ad uso commerciale.

Gli avvenimenti di Caracas, il tentato (e fallito) attentato al presidente del Venezuela Nicolàs Maduro, il primo nella storia con l’impiego di droni commerciali sui quali è stato installato dell’esplosivo, ha riportato sotto i riflettori dell’attualità il tema del controllo dei cieli anche “a bassa quota”, ovvero nelle zone di operatività degli Apr. Un monitoraggio in tempo reale dei droni effettivamente in volo in quel preciso territorio e in quel preciso momento, che consenta ad autorità e forze dell’ordine di poter avere subito disponibili dati, informazioni e riferimenti non soltanto del mezzo aereo, ma anche (o per meglio dire soprattutto) del suo pilota.

La cinese Dji

Il sistema a cui fa riferimento Coulson è, ad oggi, l’unico a fornire questa possibilità: realizzato dalla cinese Dji, azienda leader mondiale di produzione e vendita di droni ad uso commerciale e professionale, il sistema Aeroscope è stato messo in commercio alla fine del marzo scorso, e nel giro di qualche mese ha già fatto registrare nella lista (segretissima) dei suoi utilizzatori istituzioni del calibro della Prefettura del distretto di Parigi, in Francia, una delle prime a rendere pubblico l’utilizzo dei rilevatori Aeroscope sui propri cieli.

Come funziona Aeroscope

Il sistema consente di conoscere in tempo reale le coordinate esatte di un drone in volo nel raggio di 5 chilometri, se si utilizza la postazione mobile – una valigia portatile -, distanza che arriva ad un raggio di 25 chilometri se si sta utilizzando la struttura fissa. Attraverso le sue antenne sensibili e gli apparati che intercettano il canale di collegamento radio tra il drone e il radiocomando, il ricevitore decodifica quelle informazioni e le invia al terminale, dove diventano disponibili per l’utente, che potrà così scorgere sul monitor non solo il volo del drone, ma anche le sue caratteristiche e i suoi codici identificativi, dalla marca al numero di serie.

Ma soprattutto, ed è forse questa la cosa più importante, il sistema Aeroscope riesce a calcolare anche le coordinate esatte della posizione del pilota in quel preciso momento. Un tracciamento di precisione pressoché totale, a differenza, ad esempio, dei normali radar per droni, che non di rado forniscono quelli che vengono comunemente chiamati “falsi positivi” (ad esempio grossi uccelli scambiati per piccoli droni).

Il sistema Aeroscope, che in Italia, al pari di tutti i prodotti Dji, è distribuito dalla società Elite Consulting, non è al momento acquistabile da privati, ma soltanto da società, enti, istituzioni, autorità, forze dell’ordine, che intendono dotarsi di questo potente sistema di tracciamento dei droni. Prima però, si passa al vaglio degli specialisti Dji, che analizzano il profilo del richiedente, valutandone gli opportuni requisiti. Le antenne intercettano soltanto velivoli prodotti dal colosso cinese. Il che vuol dire, vista la posizione ampiamente dominante della Dji sul mercato, che almeno un drone su due è ad oggi rintracciabile.

“L’azienda ha comunque avviato delle trattative anche con i suoi principali competitors – spiegano gli esperti della Dji Entreprise in Italia – per ottenere le autorizzazioni necessarie al monitoraggio dei loro prodotti”.

Sembra un paradosso, per chi costruisce e vende la stragrande maggioranza dei velivoli in commercio, e che potrebbe avere nel sistema Aeroscope da loro prodotto una sorta di freno alle vendite. “È assolutamente il contrario – spiegano ancora i tecnici Dji – con questo prodotto si vuole fornire non solo la possibilità di monitorare uno spazio aereo prestabilito per scopi di sicurezza pubblica, ma anche collaborare con i regolatori fornendo uno strumento in grado di controllare gli spazi aerei in tempo reale”. Un dato non da poco, quest’ultimo, vista la rinomata farraginosità dell’impalcatura normativa che regola l’impiego di Apr a scopo professionale.

Chissà, forse domenica scorsa, a Caracas, se la sicurezza del presidente Maduro avesse avuto a disposizione un’antenna Aeroscope i droni esplosivi sarebbero stati intercettati molto prima, e non avrebbero potuto avvicinarsi così tanto al Capo di Stato.

Mutilavano braccia e gambe a migranti e altre vittime compiacenti per truffare le assicurazioni: la Polizia di Stato ha fermato 11 persone nell'ambito di un'operazione che ha sgominato "due pericolosissime organizzazioni criminali dedite alle frodi assicurative". Coinvolto anche un infermiere dell'ospedale Civico di Palermo.

"Le due associazioni criminali disarticolate dalla Polizia di Stato con le indagini dirette dalla Procura di Palermo hanno evidenziato la particolare cruenza degli adepti delle due organizzazioni che scagliavano pesanti dischi di ghisa come quelli utilizzati nelle palestre sugli arti delle vittime, in modo da procurare delle fratture che spesso menomavano le parti coinvolte costringendole anche per lunghi periodi all'uso di stampelle e a volte alla sedia a rotelle", ha spiegato la Questura.

Le indagini condotte nell'ambito dell'operazione "Tantalo" sulle truffe alle assicurazioni con le mutilazioni degli arti hanno permesso di ricostruire anche la triste vicenda di un cittadino tunisino, trovato morto su una strada alla periferia di Palermo, nel gennaio del 2017. Il decesso, in un primo momento considerato conseguenza di un sinistro stradale, in realtà era stato determinato dalle fratture multiple provocate da appartenenti ad una delle due associazioni criminali coinvolte nelle truffe proprio per inscenare un finto incidente. 

La vigilia del suo primo Europeo è tutt'altro che tranquilla. Dopo l'aggressione di dieci giorni fa e qualche giorno col fiato sospeso per il rischio di non poter indossare la maglia azzurra ai Campionati continentali di Berlino, adesso sono arrivate anche le minacce di morte. Per Daisy Osakue non c'è pace e anche dalla capitale tedesca è costretta a difendersi, a dare spiegazioni, a reagire agli insulti che viaggiano sui social.

Lei, 22 anni, torinese di nascita e di origini nigeriane che per lunghi periodi dell'anno vive e si allena negli Stati Uniti (Angelo State, in Texas), nella tarda serata del 29 luglio è stata colpita all'occhio sinistro da un uovo lanciato da un gruppo di facinorosi, già identificati, mentre stava rincasando nella sua Moncalieri. 

Daisy giovedì mattina sulla pedana del disco del monumentale Olympiastadion di Berlino sarà impegnata nelle qualificazioni. L'obiettivo, difficile, è il passaggio in finale. Stando all'entry list che vede via 30 discobole in rappresentanza di 21 Nazioni, la Osakue per entrare nelle dodici finaliste dovrà aggiungere più di qualche decina di centimetri al suo limite. Infatti, attestarsi sui 59,72 metri, suo primato personale, potrebbe non bastare. Davanti all'azzurra ci sono ben undici discobole che vantano un personale stagionale sopra i 60 metri. Grande favorita all'oro continentale e' la croata Sandra Perkovic che nel 2018 ha lanciato a 71,38 metri, tre centimetri in meno rispetto al suo record personale.

Nel frattempo Daisy da Berlino, raggiunta sabato scorso assieme a gran parte del resto della nazionale italiana, risponde agli insulti di chi strumentalizza l'aggressione chiarendo che quanto accaduto non aveva uno sfondo razzista. "Mi sono stufata delle minacce di morte a me e alla mia famiglia, semplicemente perch ho fatto notare che dei cretini mi hanno lesionato la cornea creando un edema che ha fatto calare la vista di 5 decimi nell'occhio sinistro – risponde Osakue a centinaia di haters -. Si dimenticano tutti che italiana lo sono anche io. Secondo queste persone sarei dovuta stare zitta e incassare il colpo di un gruppo di cretini senza dire nulla? Vi rendete conto di quanto assurda è questa storia? Peccato che a loro va tutto bene perché uno di loro ha il padre del Pd". Daisy è stata pesantemente attaccata sui social con frasi ingiuriose quali "ti auguro una vita di stenti", "sei una campionessa di falsità", oppure "nella vita hai fallito, hai offeso il tuo paese e i tuoi connazionali". 

Sono oramai esigue le possibilità che il decreto milleproproghe possa passare alla Camera prima della pausa estiva, prevista da martedì 7 agosto. E se non dovesse passare, alla riapertura delle scuole, a settembre, i genitori dovranno comunque presentare l'autocertificazione delle avvenute vaccinazioni obbligatorie dei figli per nidi e materne. Per lunedì 6 agosto è previsto il via libera del Senato, ma i tempi per l’approvazione anche a Montecitorio non dovrebbero esserci. Nel testo c’è la proroga all’obbligo vaccinale, previsto dalla legge dell’ex ministro della salute Lorenzin.

In assenza della proroga, comunque resterà in vigore l’autocertificazione decisa a giugno dall’attuale governo: “La vaccinazione resterà obbligatoria per andare a scuola da 0 a 16 anni ma i genitori non dovranno portare alcun documento sanitario per dimostrare che i figli sono in regola. Gli basterà un’autocertificazione nella quale si afferma che i vaccini sono stati fatti o si faranno per poterli iscrivere all’anno scolastico 2018-2019”, scrive Repubblica.

In ogni caso, come sottolineato anche dal ministro Grillo, “la mancata presentazione della documentazione non comporterà la decadenza dell’iscrizione scolastica”. In particolare, la circolare precisa che “per i minori da 6 a 16 anni, quando non si tratta di prima iscrizione scolastica, resta valida la documentazione già presentata per l’anno scolastico 2017-2018. Se il minore non deve effettuare nuove vaccinazioni o richiami e per i minori da 0 a 6 anni e per la prima iscrizione alle scuole (minori 6 – 16 anni), basta una dichiarazione sostitutiva di avvenuta vaccinazione. In alcuni casi, varrà anche l’autocertificazione che attesti l’avvenuta prenotazione alla Asl per effettuare le vaccinazioni” (Il Sole 24 Ore).