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Rivedere non solo la norma sull'Ires ma anche quella sui farmaci orfani. Lo hanno chiesto oltre 50 associazioni di malati rari in un appello lanciato al ministro della Salute, Giulia Grillo, in cui si dichiarano "colpiti due volte dalla Legge di bilancio".

“Un colpo terribile”

"L'anno appena concluso con l'approvazione della Legge di bilancio sarà ricordato dai malati rari più per le delusioni e le mancanze che per le conferme e gli obiettivi raggiunti", scrivono. "Siamo stati colpiti dalla norma che penalizza alcune importanti realtà del terzo settore – continuano – attraverso l'aumento della tassazione Ires che, da quanto previsto, raddoppierebbe dal 12 al 24 per cento per gli istituti di assistenza sociale, società di mutuo soccorso, enti ospedalieri, di assistenza e beneficenza, corpi scientifici, fondazioni e associazioni scientifiche”.

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“Questo per noi è un colpo terribile perché, in un settore così povero di ricerca e specifica assistenza come quello delle malattie rare, queste realtà non profit sono davvero una spina dorsale”, si legge nella lettera, “Come se non bastasse siamo stati e saremo ulteriormente penalizzati dalla modifica della norma che tutelava tutti i farmaci orfani esonerandoli dal pagamento del payback: una misura di incentivo adottata in tutta Europa e attuata da anni nel nostro Paese".

I timori delle associazioni

Le associazioni temono che la penalizzazione economica di questi farmaci possa avere forti ripercussioni, sia nella disponibilità dei farmaci stessi, sia nella possibilità per le aziende di sostenere – come avviene oggi – programmi di assistenza e supporto che concorrono a migliorare la nostra qualità di vita.

"Attraverso la Legge di bilancio – spiegano le associazioni – sembra quasi si siano inopinatamente puniti tutti i soggetti che aiutano noi malati rari: le associazioni e le aziende che ricercano e producono farmaci di nicchia. Non ci aspettavamo questo da Lei e dal Movimento che ha fatto della tutela degli ultimi una bandiera; siamo davvero sorpresi e amareggiati. Forse non è stato un effetto voluto, vogliamo credere che non fossero queste le intenzioni verso di noi quanto piuttosto un grave errore dovuto alla concitazione che c'è stata intorno alla Legge di Bilancio". Per questo i pazienti chiedono al ministro e al Governo di rivedere la norma sull'Ires e quella sui farmaci orfani.

Una forte esplosione è stato sentita nel nono arrondissement di Parigi. Lo riferisce la polizia. La deflagrazione, secondo il sito di informazione Dna, sarebbe stata causata da una perdita di gas in una panetteria che si trova a poca distanza dai Grands Boulevards e al Musée Grévin.

L'esplosione si è verificata – riporta BfmTv – in rue de Trevise, nel centro di Parigi. Sui social sono state diffuse le prime immagini del palazzo distrutto dalla deflagrazione.

Il panificio distrutto dalla deflagrazione si trovava all'angolo con rue Sainte-Cécile, in un quartiere turistico nel centro della capitale presidiato da oltre 5.000 poliziotti e gendarmi mobilitati per il nono sabato di proteste dei Gilet gialli.

 

Abbiamo la peggiore burocrazia d'Europa, nell’Eurozona solo la Grecia sta peggio di noi: è quanto emerge dalla stesura dell’indice europeo sulla qualità dei servizi offerti dagli uffici pubblici dei 19 paesi che utilizzano la moneta unica, un’elaborazione, riferita al 2017, realizzata dalla Cgia su dati della Commissione europea. Meglio nelle regioni del Nord, con il Trentino Alto Adige che è la realtà territoriale più virtuosa d’Italia, peggio al Centro-Sud con la Calabria all'ultimo posto.
    "Questo – spiega la Cgia – la dice lunga sullo stato di difficoltà in cui versa la nostra Pubblica amministrazione.  E se la Finlandia, i Paesi Bassi e il Lussemburgo occupano i tre gradini del podio, Slovacchia, Italia e Grecia, invece, si collocano mestamente nelle parte più bassa della graduatoria".
    “Sarebbe comunque sbagliato generalizzare, non tutta la nostra amministrazione  pubblica è di bassa qualità. La sanità al Nord, molti settori delle forze dell’ordine, diversi centri di ricerca  e istituti universitari – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – assicurano delle performance che non temono confronti con il resto d’Europa. Ciò nonostante, il livello medio complessivo è preoccupante. L’incomunicabilità, la mancanza di trasparenza, l’incertezza giuridica e gli adempimenti troppo onerosi hanno generato una profonda incrinatura, soprattutto nei rapporti tra le imprese e i pubblici uffici, cha ha provocato l’allontanamento di molti operatori stranieri che, purtroppo, non vogliono più investire in Italia anche per l’eccessiva ridondanza del nostro sistema burocratico”. 

 "Fa parte delle visioni della difesa anche quella di concorrere insieme con le altre componenti dello Stato alla soluzione di alcuni problemi ma quando ci siano condizioni di straordinaria necessità ed emergenza". A "Settegiorni" su Rai Parlamento il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, parla di semplificazioni giornalistiche per la vicenda del Genio militare da impiegare per riparare le buche di Roma.

"E' chiaro – sottolinea Trenta – che quello che è stato presentato come un emendamento per Roma prima di tutto prevede qualcosa che può avvenire in tutta Italia e non solo nella capitale e, soprattutto, non è circostanziato alla buca ma a una questione di viabilità, se ad esempio c'è una strada con un particolare livello di mortalità, dove non è facile fare una gara per qualsiasi motivo e diventa necessario fare velocemente. Allora è previsto che il Genio possa intervenire". 

La proposta di legalizzare la coltivazione, lavorazione e vendita della cannabis e dei suoi derivati "non passerà mai". A dare l'altolà al senatore Matteo Mantero, che pochi giorni fa ha presentato la proposta di legge, è il vice presidente del Consiglio e ministro dell'Interno, Matteo Salvini.

La ragione, a sentire Salvini, sembra essere formale: "non è nel contratto di governo". I leghisti, d'altra parte, non potrebbero avallare in alcun modo un progetto di legge che preveda la liberalizzazione della cannabis: "Facciano un governo con qualcun altro", taglia corto il ministro dell'Agricoltura Gian Marco Centinaio.

"Una maggioranza c'è"

Il testo del ddl Mantero prende le mosse dalla proposta di legge presentata nella scorsa legislatura dall'intergruppo capitanato da Benedetto Della Vedova, oggi in +Europa. Ed è il deputato di +Europa, Riccardo Magi, ad avvertire i leghisti: contratto o meno, una maggioranza su questo tema in Parlamento già c'è.

"Si consenta al Parlamento di discuterne, a partire dalla proposta di legge popolare sottoscritta da 67 mila cittadini, che giace dal 2016 nel cassetto del presidente Fico", è la richiesta di Magi: "Se si avviasse l'esame senza 'vincolo di mandato' emergerebbe una maggioranza di deputati e senatori favorevoli alla legalizzazione della cannabis, si tratta di non continuare a evitare la discussione come è stato fatto finora in spregio alla Costituzione e alla volontà dei cittadini".

Stessa richiesta arriva dall'associazione Luca Coscioni che, con Marco Perduca, scommette sul fatto che anche "molti sostenitori, ed eletti, della Lega sono privatamente a favore, in politica occorre assumersi delle responsabilità, niente di meglio che discuterne liberamente e apertamente nelle sedi opportune".

Nel dibattito spicca, tuttavia, il silenzio del Movimento 5 Stelle, di fronte al quale il Pd, per voce della deputata Giuditta Pini, chiede: "Ma qual è la posizione dei 5 Stelle? Sarà interessante vedere se il M5s difenderà compatto la legge o piegherà la testa per tenere salda l'alleanza con la Lega per tenersi le poltrone".

Sembra una bufala. Invece è terribilmente, incredibilmente, follemente, vero. Tiger Woods all’elenco dei suoi record può aggiungere anche questo: dopo una causa di sette anni, il tribunale di Miami gli ha ingiunto di sottoporsi a un totale di addirittura 137 test di paternità, accettando le richieste di 121 donne che hanno sostenuto di aver avuto rapporti sessuali col campione di golf, e aver avuto un figlio da lui. Molte di loro, che erano presenti in aula al momento del verdetto, hanno salutato la sentenza gridando e piangendo di gioia. Una di loro, Molly Sanders, intervistata da WFNC-TV, ha commentato: “Sono assolutamente estatica! Mio figlio Tommy ha otto anni e io ho lottato per quasi tutta la sua vita perché avesse il diritto di vedere suo padre”. La corte ha concesso trenta giorni al fuoriclasse statunitense per sottoporsi al test del DNA, pena l’arresto e severe multe. Ma i suoi legali hanno confermato che il famoso cliente non si opporrà in alcun modo alla decisione della corte e farà tutti i test necessari.

Ascesa e declino di un recordman 

Tiger è considerato il più grande golfista di tutti i tempi. Dotato di una grande classe, di una particolare fantasia nella ricerca dei colpi per raggiungere la buca, ha aperto la strada verso un golf più potente nel primo colpo, il drive, e lo ha sdoganato come sport popolare molto più dei grandi campioni che l’hanno preceduto, come Jack Nicklaus. Ha stabilito una serie incredibile di record di precocità, si è aggiudicato 107 tornei di cui 80 sul Pga tour e 14 Slam (a quattro titoli dal record di Nicklaus, anche se è a digiuno dell’Us Open 2008). Dominando la scena dal 1990 ai primi anni del 2000, è rimasto al numero 1 della classifica mondiale per 683 settimane complessive (un record), 281 consecutive (dal 12 giugno 2005 al 30 ottobre 2010), unico della storia ad essere stato contemporaneamente campione in carica in tutti e quattro i Majors, a cavallo tra il 2000 e il 2001. Accumulando una fortuna fra premi ufficiali, sponsor e indotto, fino a diventare nel 2014 il primo atleta di sempre di tutti gli sport ad aver superato un miliardo di dollari di guadagni. 

Tiger Woods è poi rimasto schiacciato dalle avventure extraconiugali che l’hanno portato al divorzio da Elin Nordgren, a subire denunce da parte di decine di donne, quindi alla crisi come atleta, all’abbandono di molti sponsor, alle sedute di riabilitazione per guarire dalla dipendenza dal sesso, al forzato distacco dal golf, a un diffide e lungo recupero, a tanti annunci di rientro alle gare – rinviati e cancellati -, a due operazioni alla schiena, a molti dubbi sulle reali possibilità di un recupero allo sport, all’arresto, alle 3 del mattino del 29 maggio 2017, perché si trovava sotto l’effetto di cinque diversi tipi di droghe alla guida della sua auto, a nuovi segnali negativi sul suo possibile recupero al golf, e invece poi  a una serie di confortanti risultati dal marzo dell’anno scorso fino a cogliere un altro successo il 23 settembre a East Lake, e a rientrare dal numero 1000 del mondo ai primi 20, rilanciandosi in modo clamoroso e rilanciando anche il suo sport. Che, senza di lui, ha avuto cali di audience tv anche del 50%. 

In attesa di rivincere un altro Major, come lo ritengono capace i bookmakers, Tiger ha ora stabilito un altro primato in tribunale, legato alle sue infedeltà coniugali. Speriamo che questo nuovo caos umano non lo stoppi ancora sul green.

 

“Mi sembra naturale che i 5 stelle cerchino di accreditare una fratellanza con i gilet gialli. Può restituire loro un po’ della freschezza perduta: in pochi mesi di governo hanno dilapidato buona parte della loro carica di protesta”.

In un’intervista a Il Fatto quotidiano in edicola, il sociologo Marco Revelli, esperto di populismi, spiega punti di affinità e di divergenza tra il Movimento 5 stelle e l’ondata di proteste francesi, spiegando però che il rifiuto da parte dei leader della protesta del supporto offerto da Di Maio è nell’ordine delle cose:

“Mi pare che i grillini sottovalutino il fatto che i populismo di nuova generazione sono attraversati da forme più o meno esplicite di nazionalismi o di radicamento nazionale che li rendono poco compatibili con alleanze trasversali […] si aggiunga che ai francesi l’Italia non è simpatica. I gilet gialli non hanno interesse ad apparentarsi con una forza politica che perde progressivamente la spinta propulsiva originale”.

Che i 5 stelle abbiano perso ‘l’innocenza’ degli inizi, pagandone in termini di consenso, tuttavia sorprende Revelli: succede quando si è al governo, ma che “la perdessero con tanta rapidità e lasciandosi divorare dal socio di minoranza non era così scontato. Oggi, davanti all’impoverimento della componente sociale della politica del governo, si risponde accentuando la disumanità del programma securitario e xenofobo: l’avevamo messo in conto, ma non in questa dimensione”.

Quindi nessuno spazio, per Revelli, all’internazionale delle democrazia diretta evocata da Di Maio: “Mi pare una boiata pazzesca […] Questi movimenti di protesta dal basso non sono facilmente articolabili su scala politica”.

Apertura in rialzo per la Borsa di Milano. L'indice Ftse Mib di piazza Affari segna +0,38% a 19.373 punti. All Share a +0,39%. 
Lo spread tra Btp e Bund tedeschi apre stabile a 270,1 punti, in linea con la chiusura di ieri. Sempre ieri il differenziale si era ristretto a 265 punti, dopo l'asta dei Bot. Oggi si terrà invece l'asta dei Btp a 3, 7 e 30 anni. Il tasso di rendimento del decennale è al 2,853%. 

Vogliono sentirsi parte della comunità maltese e ce la mettono tutta. I migranti che arrivano su questa isola, studiano le lingue e anche la storia e la cultura del paese. A fornire all'Agi il quadro della complessa situazione dell'accoglienza prima, e dell'integrazione poi, dei migranti, è Neil Falzon, direttore della fondazione Aditus, una ong nata otto anni fa a Malta da un gruppo di avvocati con l'obiettivo di garantire a tutti l'accesso ai diritti umani. "I migranti rifugiati che vengono a Malta vogliono integrarsi – assicura -. Questa é una realtà che posso confermare, perché noi lavoriamo proprio a stretto contatto con le comunità, e quello che tutti ci dicono è che vogliono integrarsi per avere una vita normale e dignitosa. Ci dicono che vorrebbero avere amici maltesi, colleghi, famiglie. Vogliono andare negli stessi caffè, ai giardini e sulla spiaggia come i maltesi".

Facile certo non è. Ma loro ci provano. "Questo grande desiderio è dimostrato dal fatto che molti migranti fanno i corsi di lingua per imparare non solo l'inglese ma anche il maltese – spiega ancora il direttore di Aditus -. Ce ne sono moltissimi, sono offerti da diverse ong, e da pochi mesi anche dal governo. Questo oltre a offrire i corsi di lingua organizza anche quelli di storia e cultura maltese". E la risposta dei migranti è forte, ci vanno, "perché capiscono che questo li aiuterà a integrarsi di più con la gente del posto". L'altro capitolo, è la ricerca di un lavoro. E qui entra in gioco Aditus. "Da noi vengono in centinaia a chiedere aiuto per fare le domande di impiego, per compilare il curriculum. Ma forniamo anche aiuto legale e li accompagniamo in tribunale se serve".

Ma la strada è ancora lunga

Eppure, andando in giro per Malta, si capisce che la strada per l'integrazione è ancora lunga. Di migranti a La Valletta non se ne vedono molti, anche perché è piuttosto costoso abitarci. Mentre ci sono alcune località dove si sono trasferiti moltissimi migranti, per esempio a Marsa. Con il rischio di creare dei ghetti. "Sull'integrazione il discorso è complesso – commenta Falzon con l'Agi -. Ci sono persone che vivendo qui, dopo qualche anno riescono a stabilire contatti sociali e di lavoro, hanno amici. Ci sono rifugiati che hanno dei negozi. Ma allo stesso modo si deve dire che ci sono anche persone, un gruppo sostanziale che non vengono accettate dai maltesi".

Poi molto dipende dalle storie personali di chi arriva a Malta. "Se sono persone che vengono da un paese che è stato in guerra per 10-15 anni, ovviamente hanno più problemi, hanno dei traumi – continua -. Spesso non hanno mai avuto l'opportunità di lavorare o di andare a scuola perché il sistema scolastico da loro non esisteva. Per contro poi, ci sono persone che hanno studiato, hanno certificati che lo dimostrano, hanno fatto l'università, hanno lavorato. Insomma hanno un profilo completamente diverso. Dunque è complicato dire per chi è più facile integrarsi ma certo il paese di provenienza e le esperienze personali sono importanti e fanno la differenza". 

Il calciatore brasiliano Neymar ha talmente tanta voglia di tornare al Barcellona da aver chiamato il club blaugrana ben cinque volte pur di lasciare il Paris Saint Germain. Secondo il quotidiano spagnolo El Mundo, i contatti tra l'entourage del giocatore e il Barcellona sono avvenuti negli ultimi mesi. Il padre dell'attaccante brasiliano ha assicurato personalmente al presidente Josep Maria Bartomeu e ai dirigenti del club che Neymar "si è pentito" di aver lasciato il Camp Nou e che il Paris Saint Germain "non ha progetti".

Le fonti citate dal quotidiano spagnolo sono state descritte come "molto vicine a queste trattative". "I primi contatti sono avvenuti durante l'ultima parte della scorsa stagione e sono continuati in date molto recenti", riferisce il quotidiano. "Le stesse fonti sostengono che in tutte le chiamate effettuate, il padre e rappresentante del calciatore ha detto che suo figlio 'ha sbagliato a firmare per il PSG' durante l'estate del 2017". Secondo le fonti citate da El Mundo, il padre di Neymar ha detto che l'attaccante "e' deluso e molto dispiaciuto" e ha criticato apertamente "la mancanza di progetti sportivi" del Paris Saint Germain, squadra allenata dal tecnico tedesco Thomas Tuchel.