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Venerdì 15 dicembre i piloti (e non solo) di Alitalia, Ryanair e Vueling incroceranno le braccia e così gli aerei resteranno a terra insieme ai passeggeri che avevano prenotato il volo. Non tutti, sottolinea l’ex compagnia di bandiera italiana, che assicura di aver attivato un piano straordinario per limitare i disagi che consentirà all’80% degli utenti di imbarcarsi. In totale, la compagnia vuole cancellare 77 voli tra nazionali e internazionali. Chi preferirà rinunciare del tutto al viaggio in alternativa potrà ricevere il rimborso del biglietto o cambiare il proprio volo senza alcuna penale.

Le ragioni di Alitalia

Insieme nella protesta, diverse le ragioni. Lo sciopero che ha coinvolto Alitalia, spiega Il Post, è stato indetto dalla confederazione sindacale Cub Trasporti, che ha espresso le sue motivazioni in un comunicato. Cub accusa i commissari straordinari che gestiscono Alitalia di volere la “liquidazione della ex compagnia di bandiera e la frammentazione dei lavoratori per colpirne i salari e peggiorarne le condizioni”. “Inaccettabile – si legge nel comunicato -la litania dei soliti noti che, pur di sostenere l'operato del Governo, stanno tentando di promuovere lo smembramento come soluzione inevitabile, raccontando ai lavoratori i benefici effetti della separazione dell'hangling da Alitalia: una irresponsabile tesi, architettata solo per nascondere i veri obiettivi”.

Da parte sua la compagnia aerea ha fatto sapere che “a seguito dell’agitazione proclamata da alcune sigle sindacali dei controllori di volo per venerdì 15 dicembre (dalle 13.00 alle 17.00), Alitalia è stata costretta a cancellare alcuni voli programmati per quel giorno, sia nazionali che internazionali. La compagnia ha attivato un piano straordinario per limitare i disagi dei passeggeri, riprenotando sui primi voli disponibili il maggior numero di viaggiatori coinvolti nelle cancellazioni: l’80% riuscirà a volare nella stessa giornata del 15 dicembre. Sul sito alitalia.com è disponibile la lista completa dei voli cancellati, insieme alle informazioni dettagliate sulle modalità di riprotezione che prevedono il rimborso del biglietto o la possibilità di cambiare il proprio volo senza alcuna penale fino al 22 dicembre”.

E quelle di Ryanair

 

Diverse le ragioni dell’agitazione di Enav, la società che gestisce il traffico aereo in Italia, e Ryanair indetta da Fit Cisl. Questa volta i motivi non sono di tipo economico, spiega il sindacato. L’obiettivo è quello di combattere per il riconoscimento e il rispetto dei diritti previsti dall'ordinamento nazionale italiano. La protesta del 15 durerà dalle 13 alle 17. “Il sistema che Ryanair insiste ad adottare non è più sostenibile e necessita di un confronto serio con chi rappresenta i lavoratori”. I lavoratori della compagnia low cost chiedono inoltre "l'ottenimento di un contratto collettivo unico che regoli i rapporti di lavoro di tutti i piloti e assistenti di volo Ryanair operanti sulle basi italiane, insieme al superamento delle disparità che oggi caratterizzano i rapporti di lavoro del personale navigante".

In particolare, spiega Emiliano Fiorentino, Segretario nazionale della Fit-Cisl, "Dopo la richiesta da parte del Ministero dei Trasporti, abbiamo differito al prossimo 15 dicembre lo sciopero per i lavoratori di Ryanair e delle società ad esse collegate, inizialmente previsto per lo scorso 10 novembre”. "Continua il nostro impegno – prosegue Fiorentino – alla ricerca delle tutele di legge per i lavoratori del vettore irlandese e per stabilire con la compagnia delle corrette relazioni industriali. Il sistema che Ryanair insiste ad adottare non è più sostenibile e necessita di un confronto serio con chi rappresenta i lavoratori”. Vueling, altra società di voli low cost, verrà coinvolta in un’altra fascia oraria (10.00.14.00).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nintendo pare intenzionata a concentrarsi ulteriormente sul mercato mobile. La compagnia possiede una percentuale del 10% delle azioni DeNa(compagnia giapponese che possiede una propria piattaforma dedicata al gaming mobile) con cui sta lavorando allo sviluppo  di 5 giochi , tra cui Animal Crossing: Pocket Camp.

Il Wall Street Journal riporta però che la Nintendo vuole lavorare con più sviluppatori mobile,  per rilasciare più giochi e rimediare al ritardo che la compagnia giapponese ha avuto nell’esplorare il mondo del gaming mobile.

Stando all’articolo ,Nintendo crede di poter rilasciare più giochi, più velocemente associandosi con nuovi partner. Nonostante ciò la compagnia giapponese pare non esser interessata ad investire in queste compagnie, al contrario di quanto fatto con DeNa.

L’articolo dichiara inoltre che Nintendo ha parlato con GungHo, sviluppatori di Puzzle&Dragons, al riguardo di un eventuale partnership, nonostante un rappresentane di GungHo dichiari il contrario. Le due compagnie han già lavorato assieme , difatti alcuni personaggi di Mario compaiono nella versione 3ds di Puzzle&Dragons.Non si sa altro su eventuali compagnie contattate da Nintendo per il progetto mobile.

 

Per molto tempo Nintendo ha rifiutato di portare i propri franchise su dispositivi mobile, in parte a causa della scelta di voler sostenere i propri dispositivi mobile. Ora però la posizione della compagnia è cambiata, Nintendo ha già rilasciato alcuni giochi e app per mobile come Miitopia,Super Mario Run,Fire Emblem Heroes e Animal Crossing : Pocket camp. Non sappiamo quali altri titoli Nintendo sia interessata a rilasciare , ma è difficile credere che mario kart possa non arrivare su mobile.

Dopotutto i brand della grande N che piacerebbe veder espansi son tanti, i fan chiedono da tempo un revival di earthbound o f-zero, e la piattaforma mobile potrebbe essere un ottimo test di lancio per testare il proprio pubblico con ogni genere di brand

Il panorama dei videogiochi competitivi sta prendendo sempre più piede nell’ambito del gaming, e questo rende necessario l’utilizzo di dispositivi all’avanguardia per competere contro gli altri giocatori. Assieme alle periferiche standard di gioco quali tastiera e mouse va sicuramente accompagnato un headset di qualità che riesce a garantire una profondità di ascolto non indifferente, aspetto che spesso viene sottovalutato da molti giocatori.

Le HEBE M1 RGB di Gamdias sono delle cuffie con un costo abbastanza contenuto che oltre ad avere un design accattivante presentano delle caratteristiche hardware degne di nota.

Gamdias HEBE M1 RGB

Confortevoli e ben realizzate

Il design di queste HEBE M1 RGB si presenta con delle finiture semplici e accattivanti che grazie anche all’arco in metallo e al cuscinetto superiore riescono comunque a garantire un livello di comfort non indifferente. L’utilizzo di materiali come il metallo e di alcuni elementi in plastica pregiata, non hanno compromesso il peso delle cuffie che risultano comode anche dopo intense sessioni di utilizzo.

I padiglioni auricolari sono realizzati in morbida pelle, la quale va a rivestire i cuscini in memory foam che riescono a inglobare completamente l’orecchio, riducendo al minimo i rumori esterni e fornendo allo stesso tempo un solido punto di ancoraggio e di distribuzione del peso.

Parlando invece del microfono unidirezionale, siamo rimasti abbastanza colpiti dal sistema di gestione dello stesso che riprende l’idea di altri brand, ovvero un microfono estraibile dalla sua loggia solo quando necessario che risulta comunque valido in termini di acquisizione audio e di cancellazione di rumori ambientali.  Di seguito potete trovare anche alcune caratteristiche generali riguardanti il cavo, estremamente resistente grazie al doppio rivestimento, e alle dimensioni delle cuffie:

  • Lunghezza del cavo: 2 metri;
  • Tipo di Connessione:  USB placcato oro;
  • Dimensioni Cuffie (LxWxH): 188 × 104 × 230 mm;
  • Applicazione UI: Si

Gamdias HEBE M1 RGB

Prestazioni di buon livello

Le prestazioni audio sono probabilmente l’elemento più importante in un headset da gaming e queste HEBE M1 RGB sembrano essere ottime anche sotto questo punto di vista. Grazie alla presenza di una connessione USB, non sarà necessario avere una scheda audio dedicata, visto che, come anche nei prodotti della concorrenza, viene utilizzato un Virtual Surround 7.1, che vi permetterà di avere un’esperienza audio 3D anche senza costose schede dedicate.

L’impatto audio è ottimo, anche grazie ai driver da 50mm che riescono a produrre un suono cristallino con dei bassi bilanciati e degli alti di buon livello. In ambito gaming sono perfette, infatti grazie anche alla vibrazione integrata nei padiglioni, i passi dei nemici si riescono a localizzare con assoluta semplicità, mentre le esplosioni e i rumori ambientali risultano realistici e per nulla fastidiosi.

Grazie al controller remoto posizionato lungo il filo a circa 50 cm di distanza si riescono a gestire con semplicità le operazioni principali come la regolazione del volume, del microfono e le modalità di luce RGB che analizzeremo tra poco. Di seguito potete trovare nel dettaglio le caratteristiche hardware dichiarate dal produttore:

  • Sensitivity: 119±3dB
  • Impedance: 32 Ohm + / – 15%
  • Driver diameter: 50mm
  • Driver magnets: NdFeB
  • Microphone size: Φ6*5mm
  • Microphone sensitivity: -40db±3db
  • Microphone Pick up Pattern: Unidirectional
  • Vibration Unit Size: 30mm

Gamdias HEBE M1 RGB

Led RGB e Software HERA

Il Software proprietario HERA risulta ben implementato con le cuffie di Gamdias, infatti attraverso esso potremo modificare tutte quelle che sono le impostazioni del Virtual Surround, regolare i bassi e gli alti e personalizzare anche i Led RGB.

I Led sono presenti sul dorso dei padiglioni e garantiscono alle HEBE M1 RGB un vantaggio non indifferente, vista la recente mania dei gamer verso i dispositivi con illuminazione RGB. Essi sono posizionati in modo intelligente e riescono a regalare soddisfazioni, se configurati a dovere, durante le sessioni di gioco notturne.

Il prezzo di queste cuffie, se confrontato con quello di altri brand è sostanzialmente basso, vista soprattutto l’ottima qualità costruttiva e le performance ottimali che riescono ad offrire per il gaming. Vengono proposte sul sito ufficiale al prezzo di 69.99 dollari.

Le cuffie HEBE M1 RGB di Gamdias vengono proposte ad un prezzo abbastanza ragionevole soprattutto per le prestazioni che riescono ad offrire in ambito gaming. Presentano padiglioni che oltre ad essere comodi, garantiscono una buona cancellazione del rumore, enfatizzando quindi le potenzialità del Virtual Surround 7.1. Altro aspetto interessante di questo headset è sicuramente la qualità costruttiva che risulta superiore alla media, garantendo quindi un giusto equilibrio tra peso e comfort. L’ottimizzazione del software HERA permette ai giocatori più esigenti di avere tutto ciò che hanno bisogno, grazie alle tante impostazioni presenti che tra le altre cose permettono anche la personalizzazione dei Led RGB presenti sul bordo dei padiglioni.

L’ode di Jason Roberts per enigmi, omaggio all’arte complessa e inno all’immaginazione Gorogoa ha confermato il suo piano di lancio. Previsto per il rilascio domani su Pc, Switch e iOS, il puzzle game illustrativo invita i giocatori a rompere, in modo interattivo, un mondo sontuoso e ricostruirlo in una visione significativa. Dietro le forme strane c’è una narrativa personale che aspira a essere scoperta.

Creato da migliaia di immagini, Gorogoa è stato descritto come “un’opera d’arte” che trascende le nozioni di ciò che un gioco può o dovrebbe essere – una discussione filosofica per un altro giorno, forse. Riorganizzando i pannelli sullo schermo, diversi paesaggi prendono vita, nuove sequenze vengono sbloccate e il tuo cervello esegue un allenamento meraviglioso.

Gorogoa

Gorogoa arriva su App Store, Steam e Nintendo Switch il 14 dicembre

Al centro ci sono loro: Arabia Saudita e Iran. Si contendono la supremazia nel Medio Oriente stringendo alleanze politiche, firmando accordi commerciali e intervenendo militarmente in appoggio ai propri alleati. Mai come oggi la contrapposizione è stata così serrata, portando a un diretto coinvolgimento anche altre potenze globali: dagli Stati Uniti, storici alleati di Riad, alla Russia che sostiene volentieri Teheran. E ora il presidente russo Vladimir Putin cerca di riempire il vuoto creato dalla decisione del capo della Casa Bianca Donald Trump di sostenere incondizionatamente l'Arabia Saudita. Inoltre, il riconoscimento da parte di Trump di Gerusalemme come capitale di Israele non ha fatto altro che aumentare le distanze e favorire il consolidamento delle nuove alleanze tra Russia, Iran e Turchia.

Arabia Saudita

Il regno sunnita, custode della terra santa dei musulmani, guidato formalmente dal re Salman ma gestito dal figlio erede al trono Mohammed bin Salman, è uno dei maggiori esportatori di petrolio del mondo ed, è ovviamente, tra i più ricchi (anche se negli ultimi mesi è stato costretto a rivedere i conti a causa della crisi degli idrocarburi e delle eccessive spese militari finora sostenute). L'Arabia Saudita teme da sempre l'egemonia iraniana sul Medio Oriente e tenta di limitare il coinvolgimento e l'influenza dello Stato sciita nella regione.

La strenua opposizione alla nazione degli Ayatollah ha trovato forte sostegno dal presidente americano Donald Trump che, al contrario del predecessore Barack Obama, si è apertamente alleato con Riad. Intanto il principe ereditario porta avanti una purga interna contro i nemici dello Stato, ritenuti corrotti, e una guerra nello Yemen contro gli Houthi, i ribelli che secondo i Salman rappresentano l'ennesima intromissione degli iraniani nella regione. L'Arabia Saudita sostiene inoltre i ribelli siriani in guerra contro il presidente Bashar Al Assad, di famiglia sciita e principale alleato dell'Iran. L'Arabia Saudita è uno dei maggiori importatore di armi nel mondo: a maggio ha firmato contratti con gli Stati Uniti per 110 miliardi (l'obiettivo è arrivare a 350 in 10 anni) e a ottobre, durante la visita del re Salman a Mosca, è stato siglato un preliminare per oltre 3 miliardi di dollari.

Iran

E' una repubblica islamica dal 1979, dopo il rovesciamento della monarchia e il passaggio del potere alla guida suprema Ayatollah Khomeini. La stragrande maggioranza degli 80 milioni di iraniani sono sciiti, e il Paese è la più grande forza sciita nella regione. L'attuale leader supremo, Ali Khamenei, ha l'ultima parola sulle importanti questioni estere e nazionali. Negli ultimi dieci anni, l'influenza dell'Iran è cresciuta notevolmente, specialmente dopo la cacciata di Saddam Hussein (l'ex dittatore iracheno finito sul patibolo il 30 dicembre 2006).

L'Iran ha sostenuto il presidente siriano Bashar Al Assad (di famiglia Aliwita, ramo sciita) nella sua guerra contro i ribelli sunniti, sostenuti dall'Arabia Saudita, e i miliziani dello Stato islamico. L'Iran, a sua volta, accusa l'Arabia Saudita di tentare di destabilizzare il Libano, dove il gruppo filo-Teheran di Hezbollah ha ruolo di primo piano. Il 4 novembre scorso il premier libanese Saad Hariri aveva annunciato le proprie dimissioni proprio da Riad, ritirate poi il 5 dicembre. L'Iran conta di un imponente apparato di forze armate e considera gli Stati Uniti il principale nemico. La Russia rappresenta invece un valido alleato.

Stati Uniti 

Le relazioni tra Washington e Teheran sono descritte come perlomeno tese. Gli eventi più significativi che hanno influenzato la loro relazione sono stati il rovesciamento del primo ministro iraniano del 1953, coordinato dalla Cia, la rivoluzione islamica in Iran e l'attacco all'ambasciata Usa a Teheran negli anni '80. Con l'amministrazione di Obama c'era stata una distensione dei rapporti anche attraverso l'accordo sul nucleare siglato nel 2015. Un accordo che poi Donald Trump ha promesso di stracciare definendolo "un imbarazzo per gli Stati Uniti". 

Al contrario, l'Arabia Saudita è stata a lungo un alleato degli Stati Uniti, sebbene il loro rapporto sia stato teso durante l'amministrazione Obama, soprattutto a causa dell'approccio di Washington nei confronti dell'Iran. Trump non ha mai criticato l'approccio islamista intransigente dell'Arabia Saudita nello stesso modo in cui associa l'Iran al terrorismo. I sauditi non sono stati inclusi nel "travel ban". L'attuale capo della Casa Bianca ha visitato Riad nel suo primo viaggio all'estero in Medio Oriente: ha incontrato leader sauditi e israeliani, sottolineando ancora una volta la necessità di ridurre l'influenza iraniana nella regione. L'Arabia Saudita rappresenta il principale cliente degli Usa nel settore degli armamenti. 

Russia

È un alleato sia dell'Arabia Saudita che dell'Iran, con stretti legami economici. Ha venduto armi sofisticate a entrambe le parti. Mosca ha espresso la volontà di svolgere il ruolo da mediatore nella crisi tra Riad e Teheran, riuscendo così ad estendere la propria influenza e a occupare quel vuoto creatosi dalla scelta del presidente americano di appoggiare solo l'Arabia Saudita. L'intervento russo nella guerra siriana ha cambiato il corso degli eventi per il presidente siriano Bashar Al Assad e per i combattenti iraniani che lo sostengono. Allo stesso tempo, ha rappresentato un duro colpo per la coalizione guidata dai sauditi appoggiati dagli Usa.

Turchia 

La forza sunnita, guidata da Recep Tayyip Erdogan ha stabilito stretti legami con l'Arabia Saudita alla luce della dottrina e dell'opposizione comune del governo siriano. Nonostante la sfiducia nell'Iran, la Turchia ha però stretto un'alleanza con Teheran per arginare l'influenza curda nella regione, considerati una minaccia per entrambi i Paesi. I rapporti con gli Stati Uniti si sono fatti però tesi dopo il riconoscimento da parte di Trump di Gerusalemme come capitale di Israele. Erdogan sembra puntare a sostituire il principe bin Salman nella guida sunnita dell'area, facendosi portavoce del malcontento arabo-musulmano nei confronti della fuga in avanti di Usa e Israele. Dall'altra parte la Russia mantiene un profilo più cauto, proprio per non perdere le alleanze in costruzione con il mondo musulmano. L'ultima visita di Putin in Turchia conferma il riavvicinamento in corso, dopo un periodo di gelo a causa delle divergenze sulla gestione della crisi siriana.

Israele

Nonostante la dichiarazione dell'istituzione dello Stato di Israele nel 1948, non ha relazioni diplomatiche nel mondo arabo se non con l'Egitto e la Giordania. I rapporti in particolare tra Iran e Israeliani non hanno mai avuto una fase di avvicinamento. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha fortemente esortato la comunità internazionale a impedire all'Iran di acquisire armi nucleari e ha chiesto l'annullamento dello storico accordo nucleare con Teheran per limitare quella che definisce una politica "aggressiva" nella regione. Le tensioni dopo il riconoscimento di Gerusalemme ovviamente sono aumentate. Tuttavia, in passato c'erano stati dei periodi di cooperazione tra Israele e altri paesi arabi, tra cui Riad. L'alleanza torna a essere solida invece con gli Stati Uniti. 

Egitto

Ha spesso svolto un ruolo fondamentale nella politica in Medio Oriente e ha avuto migliori relazioni con l'Arabia Saudita, soprattutto dopo la rivoluzione islamica. Riad ha sostenuto l'esercito egiziano isolando il leader islamista Mohamed Morsi nel 2013. Ma in alcune occasioni c'è stato un riavvicinamento tra l'Egitto e l'Iran, come quando Teheran sponsorizzò un accordo petrolifero egiziano-iracheno dopo che Saudi Aramco sospese le esportazioni di petrolio in Egitto nell'ottobre 2016. Mentre la tensione tra Arabia Saudita e Iran è aumentata di recente, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha chiesto "di evitare l'escalation nella regione, ma non a scapito della sicurezza e della stabilità del Golfo". Il Cairo mantiene rapporti buoni con gli Stati Uniti e ha ripreso quelli con la Russia: le relazioni avevano subito un duro colpo in seguito all'attacco terroristico a un aereo il 31 ottobre 2015, in partenza da Sharm e diretto a San Pietroburgo, in cui persero la vita 224 turisti russi.

Siria

Damasco è fedele alleato di Russia e Iran, grazie anche all'importante appoggio ottenuto per combattere la lunga guerra innescata dalla primavera araba del 2011. Il territorio siriano è ritenuto altamente strategico sia per la vicinanza al Libano (per l'Iran) che per lo sbocco sul Mediterraneo (per la Russia). 

Libano

I dissidi tra Iran e Arabia Saudita hanno una diretta influenza sulla politica interna di Beirut: il premier Saad Hariri è fedele sostenitore di Riad, il movimento armato di Hezbollah rappresenta invece l'Iran. Questa condizione, quasi paradossale, aveva portato alla crisi innescata nel novembre scorso con le dimissioni di Hariri, ritirato poi un mese dopo. 

I Paesi del Golfo

In passato, Qatar, Bahrein e Kuwait avevano legami più stretti con l'Arabia Saudita che con l'Iran. I rapporti tra Qatar e Arabia Saudita sono però franati il 5 giugno 2017 quando Riad ha interrotto ogni rapporto perché Doha aveva ripreso le relazioni con l'Iran, dopo un blocco durato oltre un anno. Seguendo l'Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, l'Egitto e il Bahrain hanno imposto un boicottaggio contro il Qatar a luglio. Per risposta, l'Iran ha aperto un ponte aereo con Doha per fornire gli aiuti necessari. Nel mese di ottobre il ministro della Difesa russo ha visitato Doha per siglare nuovi accordi militari.

 

Il mouse Zeus P1 RGB, top di gamma del catalogo Gamdias, promette grandi soddisfazioni per i gamer più esigenti, sia in ambito competitivo che non. Grazie all’attenzione per i dettagli e soprattutto ai feedback dei vari giocatori, Gamdias, marchio basato sull’antica mitologia greca, è riuscita a confezionare un interessante prodotto sia dal punto di vista del design che da quello delle performance.

Gamdias Zeus P1 RGB

Software ben ottimizzato

Il mouse offre una soluzione del tipo “plug and play” anche se per godere di tutte le funzionalità del mouse, sarà necessario utilizzare il programma proprietario Hera. Attraverso questo semplice programma saremo in grado di creare, grazie anche agli otto tasti programmabili disponibili, macro, scorciatoie, profili di gioco e tutto ciò che sarà necessario per le nostre sessioni di gioco.

Attraverso Hera è inoltre possibile configurare il sensore, che vi permetterà di scegliere profili con DPI variabili che potranno essere impostati da un minimo di 1600 fino ad un massimo di 12000. L’accelerazione del mouse di default risulta disabilitata, ma in caso di necessità può essere attivato  dal pannello per la gestione del sensore ottico del software Hera.

Da non sottovalutare anche la presenza di led RGB che al giorno d’oggi sembrano diventati ninnolo necessario e apprezzato dai più. Con il mouse Zeus P1 RGB non dovrete rinunciare a tutto ciò, infatti è presente un sistema RGB a due strati ben studiato che ricorda i mouse Razer della serie Chroma, e che vi permetterà di scegliere tra ben 16.8 milioni di colori.

Gamdias Zeus P1 RGB

Buone prestazioni

Parlando di prestazioni, ci troviamo di fronte a un prodotto sicuramente valido che ci permetterà di giocare alla maggior parte dei giochi competitivi presenti in circolazione. Il polling rate di 1000 hz garantisce un sufficiente tempo di risposta che se sommato alla precisione del sensore ottico, promette un vantaggio non indifferente di fronte all’avversario di turno rispetto ai mouse standard.

Il P1 RGB monta un sensore ottico in grado di raggiungere l’assurda soglia dei 12000 DPI, velocità così alta spesso sembra follia per un utilizzo normale, ma quando si usano configurazioni PC che sfruttano elevate risoluzioni, oppure si gioca a particolari giochi MMORPG, diventa indispensabile avere la possibilità di regolare e raggiungere un determinato livello di DPI.

Buona la posizione dei tasti programmabili e la possibilità di creare macro complesse con possibilità di ritardarle, oppure di cambiare velocità, il tutto gestito da un timer e da notifiche audio, apprezzabili dagli esigenti fan dei MMORPG.

Gamdias Zeus P1 RGB

Design ergonomico

Il design è accattivante ma allo stesso tempo sobrio (se escludiamo il sistema di illuminazione), con delle curve in grado di permettere una corretta impugnatura per la maggior parte degli utenti. Grazie allo strato in PTFE (Politetrafluoroetilene) presente sui lati riuscirete infatti ad avere una presa solida che vi permetterà di svolgere le vostre azioni con la precisione più assoluta. Come tratti distintivi possiamo segnalare una decalcomania che raffigura un fulmine color oro e il logo ZEUS RGB semitrasparente sul dorso del mouse.

Ci sono sembrati ben posizionati anche gli otto tasti programmabili che risultano facilmente raggiungibili e allo stesso tempo non c’è il rischio continuo di premerli per errore. Il feedback di essei e anche dei tasti LMB e RMB, che sono arrotondati e non presentano scavature, ci è sembrato responsivo e con la giusta corsa, il che è positivo al fine di avere la giusta sensazione di pressione.

Le dimensioni di 127.6 (L) x 72.45 (W) x 40.85 (H) mm e il peso contenuto di 125 g permettono una maneggevolezza e una sensibilità elevata. Il design risulta quasi del tutto simmetrico, rendendolo particolarmente adatto per essere usato sia da un pubblico di giocatori mancini che destrorsi.

Alla base del mouse, oltre al sensore ottico, sono presenti 3 pad in Teflon che garantiscono un minimo attrito e quindi movimenti precisi e rapidi. Un’ottima foderatura in tessuto per il cavo USB, lungo circa 1,8 metri, impedisce nodi e aumenta la resistenza a tagli.

Gamdias ha colto nel segno con lo Zeus P1 RGB che offre un mix perfetto di design, ergonomia e performance. Grazie al suo design minimale reso più accattivante dalla presenza di led RGB non faticherete ad inglobarlo nella vostra postazione da gioco/lavoro e soprattutto non vi affaticherete dopo poche ore di uso, grazie alla sua forma ergonomica e grazie anche alla gomme sui lati che garantisce un grip solido e confortevole. Anche le performance di questo mouse sono interessanti, grazie infatti al discreto sensore ottico e alla bassissima latenza potrete giocare senza compromessi. Un plauso anche per il software proprietario Hera che fa un buon lavoro e permette di gestire qualsiasi impostazione del dispositivo con assoluta facilità: il tutto confezionato a un prezzo concorrenziale.

L’ombra del doping torna a scuotere il mondo del ciclismo. Chris Froome, classe 1985, nato in Kenya da genitori britannici, vincitore di quattro Tour de France (2013-2015-2016-2017) e di una Vuelta (2017) è risultato positivo a un bronco-dilatatore, il Salbutamolo, durante un controllo durante l’ultima edizione della corsa spagnola. Lo ha comunicato l’UCI, la Federazione ciclistica internazionale, aggiungendo che la positività, rilevata il 7 settembre, è stata confermata anche dalle contro-analisi. Il risultato delle analisi è stato notificato a Froome il 20 settembre. Per principio” si legge sul comunicato “e benché non sia richiesto dal Codice mondiale antidoping, l'Uci segnala sistematicamente sul suo sito internet le violazioni potenziali delle regole antidoping quando viene applicata una sospensione provvisoria obbligatoria. La presenza di una sostanza specifica come il Salbutamol non necessita di tale sospensione a carico del corridore".

Il Salbutamolo​

Si tratta di un farmaco per combattere l’asma che Froome assume da tempo, avendo un’esenzione per uso terapeutico (TUE), ma la cui quantità deve restare all’interno dei limiti consentiti dal regolamento. La concentrazione rilevata nelle urine nell’ultimo testè risultata superiore ai 1000 nanogrammi per millimetro, avvantaggiando il corridore. Come ricorda la Gazzetta dello Sport ci troviamo di fronte a casi simili a quelli dei corridori italiani Diego Ulissi e Alessandro Petacchi che furono squalificati rispettivamente per 9 mesi e un anno. Froome aveva già confermato la presenza, per il 2018, ai nastri di partenza del Giro d'Italia, l’unica grande corsa che manca nella sua già ricca bacheca.

C'è un emendamento alla legge di Bilancio che è un 'bignami' del rapporto tra politica italiana e digitale. Ci sono alcuni parlamentari che hanno compreso l'importanza del tema e le resistenze degli altri. E ci sono le buone intenzioni di una proposta che, se le norme fossero state rispettate, non sarebbe dovuta esistere.

Cosa prevede l'emendamento

Ma andiamo con ordine. L'emendamento, che adesso dovrà superare la prova del Parlamento, mira a istituire un fondo di 50 milioni di euro e a creare, tramite concorso pubblico, un albo dei “dirigenti informatici” al quale potranno attingere tutti gli enti. Le risorse dovrebbe servire, grazie a un contributo del 30% sul costo del personale, a incentivare le amministrazioni ad assumere, per tre anni (rinnovabili), un dirigente che guidi la trasformazione digitale. Terminato l’incarico, è possibile essere iscritti nuovamente all'albo solo se è stata ottenuta una valutazione delle performance uguale o superiore al 90%. Cioè se si è fatto bene il proprio lavoro.

La proposta che conferma un fallimento

L'emendamento offrirebbe quindi incentivi e introdurrebbe il vincolo di pescare da un albo, senza nomine ad personam. Non obbligherebbe però le amministrazioni a dotarsi di un responsabile per la trasformazione digitale. Anche perché l'obbligo c'è già: è contenuto nel Codice dell'amministrazione digitale del 2005 che tutte le amministrazioni centrali avrebbero dovuto adottare entro il settembre 2016. Ecco perché questo emendamento non sarebbe dovuto esistere.

La Commissione di inchiesta sulla Digitalizzazione presieduta da Paolo Coppola (deputato Pd e primo firmatario dell'emendamento) ha invece evidenziato che, su 13 ministeri, solo 8 hanno provveduto alla nomina. E su 14 città metropolitane, lo hanno fatto solo in 5. “Difronte a un obbligo non applicato – afferma Coppola – si può fare finta di niente o provare a fare qualcosa. Il punto è: perché le nomine non sono state fatte? Perché non sono state ritenute importanti o per mancanza di disponibilità finanziaria? In questo caso l'emendamento fornisce un incentivo”.

Se la digitalizzazione non è una priorità

La Commissione aveva sottolineato non solo la scarsa quantità ma anche la poca qualità delle assunzioni. Le legge prevede infatti che i dirigenti debbano avere competenze specifiche. Mentre, in molti casi, si è evidenziato “il rischio di assenza dei requisiti richiesti”. Degli otto responsabili nominati dai ministeri, “uno solamente è risultato essere in possesso di una laurea idonea al ruolo ricoperto”. Contestare le nomine della PA è impossibile, anche se i dirigenti non hanno i requisiti necessari.

“Spero – afferma Coppola – che le amministrazioni, qualora l'emendamento venisse approvato, facciano la cosa giusta e attingano al fondo anche se non è obbligatorio. La nostra proposta è prima di tutto un messaggio: la digitalizzazione deve essere una priorità”. Ecco il punto: i 14 firmatari della proposta sono parlamentari che hanno fatto parte della Commissione di inchiesta sulla digitalizzazione o che si occupano da tempo del tema. Ma se i nomi ricorrenti sono sempre più o meno gli stessi, c'è un problema. Ed è lo stesso Coppola a dire qual è: “La digitalizzazione è vissuta ancora come marginale da buona parte della classe politica. Non è ancora percepita come un tema strategico. Se ne parla molto, ma la verità emerge quando si arriva al sodo, al momento di scegliere. L'approvazione o meno di questo emendamento ne sarà la prova”.

Il principe Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, in virtù dei suoi titoli e della progenie – ebbe natali illustri, nobilissimi e perfetti – prese sempre sul serio il prestigio del sangue blu. Ben più dell'ingombrante alter ego di tutta la vita, che indossò a sua differenza il cortissimo nome di Totò. Il principe lo relegava a mangiare nella cucina del suo elegante appartamento ai Parioli, benché di Totò – diciamolo – fosse sostanzialmente il mantenuto. Però la casta è casta e va, sì, rispettata.

Dunque il principe don Antonio, a rari amici o conoscenti che si rivelassero particolarmente benemeriti, concesse anche titoli. Insignì, d'una di queste patenti, Fabrizio Sarazani, giornalista, drammaturgo e peraltro discendente da antica e nobile famiglia romana. La "Grande Bolla Magistrale", firmata dal principe, controfirmata da un notaio guardasigilli e da un gran cancelliere, sarà battuta presso la Casa d'aste Minerva Auctions a Roma.

Quell'anno con Yvonne

Il principe strinse un rapporto di stretta amicizia con Sarazani, il quale gli sopravvisse di vent'anni esatti: scomparve nel 1987. I due ebbero anche occasione di condividere esperienze professionali. Nel '49, lo stesso anno del conferimento del diploma, uscì il celebre film con Totò "Yvonne la Nuit", di cui Sarazani fu soggettista e sceneggiatore. La pellicola giunse nelle sale a novembre, la patente nobiliare è di qualche mese prima. Che fosse un atto di gratitudine di de Curtis collegato proprio a quel film? Chissà. 

Il diploma, che conferisce il titolo di Bali Gran Croce di Giustizia, è datato per la precisione 7 maggio 1949 e la base d'asta, per un appassionato del principe napoletano (o di Totò) è forse anche bassa: 200-250 euro. Salirà il prezzo? Dipende se e quanta battaglia ci sarà sul lotto nella prima tornata della vendita, fissata a giovedì 14 dicembre. Vanno all'incanto anche altri pezzi interessanti tra disegni e autografi, dall'immancabile Gabriele d'Annunzio a una lettera di Stanley Kubrick ad alcune caricature – parecchio ardite – schizzate da Federico Fellini.

I numeri parlano chiaro: in media ogni 32 ore sulle strade italiane muore un ciclista. L’utilizzo della bicicletta per i percorsi urbani si sta diffondendo sempre di più, ma non sempre prestando attenzione alle regole del codice della strada e, anche per questo, gli incidenti mortali che coinvolgono ciclisti sono aumentati secondo l’Istat del 9,6% in un anno. 

Le 5 imprudenze più comuni

Ma quali sono le regole più infrante? Facile.it ha voluto andare a fondo sul tema attraverso un sondaggio realizzato lo scorso novembre su un campione di circa 1.000 italiani maggiorenni. I risultati “tracciano il quadro di una lunga serie di gravi leggerezze, spesso pericolosissime”.

La top 5 delle regole più infrante dai ciclisti:

  1. Biciclette sprovviste di faretti e catarifrangenti (87%)
  2. Mancato utilizzo del casco (71%)
  3. Assenza dello specchietto retrovisore, presente solo su 3 bici ogni 10
  4. Zig zag fra i pedoni sul marciapiede
  5. Passeggiate senza giubbotto catarifrangente

Secondo Facile.it, i ciclisti “fanno le spese di imprudenze commesse da automobilisti con cui, in virtù della cronica scarsezza di piste ciclabili delle nostre città, sono costretti a condividere la carreggiata. Per questo motivo, però, sebbene il codice della strada non ne imponga l’uso ai ciclisti, sarebbe molto importante dotarsi di uno specchietto retrovisore”. L’assenza di corsie dedicate, inoltre, fa sì che molti ciclisti preferiscano il marciapiede alla strada, ma lo occupano in modo indisciplinato, facendo zig zag tra i pedoni: “Lo fa il 60% degli intervistati ed è l’unico caso in cui le donne ‘imprudenti’ rappresentino la maggioranza (51% vs 49%)”.

Il sesto pericolo: la troppa sicurezza di sé

Alle cinque imprudenze elencate, si aggiunge poi un sesto pericolo: la troppa sicurezza in se stessi. “Può essere pericolosa e dovrebbero ben saperlo il 33% di intervistati che, se vanno in bicicletta in gruppo non viaggiano in fila indiana, ma uno accanto all’altro o il 17% che, addirittura, viaggia senza mettere le mani sul manubrio”. In ultimo – fortunatamente con una bassa percentuale – Facile.it registra altre tre imprudenze: “il 9% degli intervistati porta con sé anche passeggeri maggiorenni; il 6% resta in sella alla bici anche quando ha il cane al guinzaglio e, con somma pigrizia e sprezzo del pericolo; il 4% si lascia trainare da un amico in auto tenendosi alla portiera”.

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