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In occasione del Tokyo Game Show 2018, durante la propria conferenza ATLUS ha rivelato quello che sarà il filmato iniziale per Catherine: Full body.

Inoltre, sempre durante l’evento, il publisher ha annunciato che Catherine: Full Body sarà presente al Hitsuji (Sheep) Festa Carnival 2018 presso Nakano Antenna Street i prossimi 3 e 4 Novembre; negli stessi giorni si svolgerà anche un torneo durante i Red Bull Gaming Sphere Tokyo. Per concludere, per chi mastica un po’ di TV nipponica, ATLUS ha annunciato una collaborazione tra il suo gioco e la serie televisiva Yaretakamo Iinka.

Non avendo la possibilità di presenziare a nessuno degli eventi proposti, non ci resta che attendere di poter finalmente tornare a vestire i panni del caro Vincent, il contendente “ideale” per le nostre protagoniste.

L’articolo Presentato il filmato iniziale di Catherine: Full Body proviene da GameSource.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha negato contrasti tra il suo governo e i tecnici dei ministeri: "La burocrazia, le cosiddette strutture amministrative sono al servizio delle nostre iniziative, spetta a noi dare l'indirizzo, il dialogo è serrato", ha spiegato a margine delle celebrazioni per il 50esimo della morte di Padre Pio, soffermandosi sulle polemiche sul rapporto tra il M5S e i tecnici del Mef. Conte ha negato contrasti con il ministro dell'Economia, Giovanni Tria: "Io ho fiducia in tutti i ministri. Ho letto di qualche polemica ma lasciano il tempo che trovano". Sul decreto Genova, il premier ha assicurato che si sta "chiudendo il cerchio: "In questo momento è al ministero dell'Economia, stiamo aspettando gli ultimi rilievi per trasmetterlo a brevissimo al Quirinale, perché possa andare in Gazzetta Ufficiale". Quanto alla possibilità di estendere il reddito di cittadinanza anche agli stranieri, Conte ha precisato: "Non entro nei dettagli, stiamo valutando tutti gli aspetti tecnici". 
 

E' tecnicamente riuscito l'intervento di trapianto della faccia eseguito su una donna di 49 anni presso l'Azienda ospedaliero-universitaria Sant'Andrea.

Alle 5 di domenica mattina, dopo 27 ore, si è conclusa l'operazione in cui si sono alternate in sala equipe di chirurghi, anestesisti e infermieri strumentisti. La donna, sottoposta a terapia immunosoppressiva antirigetto, è in coma farmacologico indotto ed è in isolamento in terapia intensiva in prognosi riservata. La paziente era affetta da neurofibromatosi di tipo I, una malattia genetica che causa gravi manifestazioni sulla pelle, negli occhi e nervose.

Il trapianto multitessuto, con pelle, fasce muscolari e cartilagine ha richiesto tre anni di preparazione, da parte dell'organizzazione e del personale. La donatrice è una 21enne morta in un incidente stradale che ha donato anche fegato e reni.

Nel mondo sono già stati realizzati una cinquantina di trapianti di faccia, in Europa una decina e la maggior parte di questi in Francia.

In questi ultimi 45 anni i condoni fiscali hanno consentito all'erario di incassare 131,8 miliardi di euro. Il calcolo è stato fatto dall'Ufficio studi della Cgia, ma non deve far esultare: in termini assoluti, anche l'ammontare complessivo "recuperato" è importante, molto più elevata è la cifra evasa al fisco.

Secondo i dati del Ministero dell'Economia e delle Finanze, l'evasione fiscale ammonta a circa 110 miliardi di euro l'anno. In altre parole, quasi mezzo secolo di condoni hanno permesso di recuperare poco più di quanto si evade in un solo anno.

L'illusione della pace fiscale

I condoni, quindi, sono serviti a fare cassa, ma non a "sanare" l'evasione che continua a sottrarre ingenti risorse allo Stato. Poche illusioni: anche la "pace fiscale" che il Governo Conte vuole introdurre nel 2019 rischia di assicurare un gettito molto inferiore alle attese. "Premesso che l'evasione fiscale va contrastata ovunque essa si annidi" sottolinea il coordinatore dell'Ufficio studi di Cgia Paolo Zabeo "è comunque bene ricordare che nel rapporto tra il fisco e il contribuente la parte maggiormente lesa non è il primo, bensì il secondo. Se teniamo conto degli effetti economici riconducibili al cattivo funzionamento della macchina pubblica, i danni subiti dai cittadini e dalle imprese sono nettamente superiori a quelli arrecati allo Stato dagli evasori attraverso il mancato pagamento di tasse e contributi".

Secondo l'Ufficio studi, i debiti della nostra Pubblica amministrazione nei confronti dei propri fornitori ammontano, secondo le ultime stime della Banca d'Italia, a 57 miliardi di euro; da alcune analisi condotte dall'Ufficio studi della Confcommercio, il deficit infrastrutturale costa all'economia del nostro Paese 42 miliardi di euro all'anno.

Secondo i calcoli del Dipartimento della Funzione Pubblica, l'eccesso di burocrazia che caratterizza la Pubblica amministrazione italiana pesa per 31 miliardi di euro all'anno sul sistema delle nostre Pmi; i ritardi della giustizia, in particolar modo di quella civile, producono, secondo la Banca d'Italia, un costo pari a un punto di Pil all'anno (circa 16 miliardi di euro); in uno studio redatto da The European House Ambrosetti e le Ferrovie dello Stato emerge che gli sprechi e le inefficienze presenti nel settore del trasporto pubblico locale ammontano a 12 miliardi di euro.

"Ovviamente" dice il segretario della Cgia, Renato Mason, "gli importi appena descritti non possono essere sommati. Innanzitutto perché molte di queste aree di intervento si sovrappongono e in secondo luogo perché sono dati estrapolati da fonti diverse. Tuttavia, una cosa è certa: l'evasione va contrastata con tutte le forze, ma è altrettanto indispensabile rendere la macchina pubblica più efficiente e meno costosa per consentire a coloro che sono fedeli al fisco, ovvero la stragrande maggioranza dei contribuenti italiani, di versare meno e di ricevere servizi migliori".

Come sono stati estratti i dati

Tornando ai condoni, l'Ufficio studi della Cgia sottolinea che i gettiti presi in considerazione sono quelli di ciascun anno e non si riferiscono solo ad un particolare tipo di condono. Gli incassi relativi a ciascuna misura, infatti, tendono a distribuirsi in più anni; tuttavia, in questa elaborazione sono stati ordinati secondo l'annualità in cui il legislatore li ha introdotti. Gli importi sono stati ricavati dalla contabilità nazionale che, in base alle regole di imputazione, sono pressoché in linea con l'effettivo incasso.

Milioni di piccoli debitori

Ma quanti sono i contribuenti italiani che hanno un debito con il fisco? Circa 20 milioni e l'82 per cento di questi – 16.340.000 persone – deve versare un importo inferiore a 10 mila euro. Complessivamente i ruoli da riscuotere ammontano a 871 miliardi di euro. Se teniamo conto dei soggetti falliti o delle persone decedute, dei casi in cui la riscossione risulta sospesa, delle situazioni in cui sono in atto delle rateizzazioni il residuo aggredibile scende a 84,2 miliardi che include anche i debiti per i quali i contribuenti non possono essere perseguiti per una serie di vincoli previsti dalla legge (soglia minima per l'iscrizione ipotecaria, impignorabilità della prima casa, limitazione alla pignorabilità di stipendi e salari, ecc.).

Un pugno di grandi elusori

Oltre agli evasori tradizionali, inoltre, non va nemmeno dimenticato che una buona parte dei 110 miliardi che annualmente vengono sottratti al fisco sono imputabili alle azioni elusive delle società di capitali, alle multinazionali del web e alla fuga di alcune grandi aziende che hanno spostato le sedi fiscali nei Paesi con una marcata fiscalità di vantaggio per pagare meno tasse.

Gli strumenti in mano al fisco

Con l'abolizione del segreto bancario avvenuto nel 2016, sono oltre una dozzina i provvedimenti che attualmente possono essere utilizzati dall'Amministrazione finanziaria per contrastare efficacemente l'evasione. Una platea di strumenti che non dovrebbe consentire più a nessuno di sfuggire alle pretese del fisco e che si compone di:

  • studi di settore;
  • redditometro;
  • spesometro;
  • abolizione del segreto bancario;
  • blitz contro la mancata emissione di scontrini e ricevute;
  • metodologie di controllo delle Pmi e dei lavoratori autonomi;
  • limite all'utilizzo dei contanti fino a 2.999 euro;
  • Serpico (super cervellone che registra decine di migliaia di informazioni al secondo, mettendo a confronto i dati della dichiarazione dei redditi, le polizze assicurative, le informazioni del catasto, del demanio, della motorizzazione, etc.);
  • utilizzo del Pos per le transazioni commerciali;
  • fatturazione elettronica;
  • split payment;
  • reverse charge. 

Ma, a quanto pare, non basta.

"In due anni nel Mediterraneo ci sono stati circa 9mila morti. Questo è spaventoso. Parlando con i dirigenti africani, si stima che i morti nel deserto e nelle foreste siano tre volte di più". Queste le cifre di mortalità per la migrazione dal 2016 ad oggi verso l'Europa, secondo il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi,intervenuto  alla festa di Mdp.

Teheran ha promesso una "risposta terribile" contro chi ha eseguito l'attacco che ha fatto almeno 29 morti e 57 feriti a Ahvaz, capoluogo della provincia sud-occidentale del Khuzestan, durante una parata militare, e minacciato gli Stati Uniti, ritenuti "responsabili" di aver colpito l'élite militare della Repubblica islamica, il nucleo duro della Rivoluzione khomeinista: i pasdaran. Accuse, più velate, anche all'Arabia Saudita.

Due uomini armati e vestiti con uniformi militari, secondo una prima ricostruzione, hanno cominciato a sparare sulla folla da un parco accanto al percorso della parata per poi cercare di colpire il palco delle autorità. I due sono stati 'neutralizzati' dalle forze dell'ordine. La Fars, citando una fonte delle forze di sicurezza, ha riferito di un numero maggiore di aggressori, di cui due sono morti, uno è stato ferito e un altro arrestato. La sparatoria è durata una decina di minuti. Per l'agenzia semi-ufficiale Tasnim, almeno otto Guardiani della Rivoluzione sono morti, insieme a diversi civili. Altre fonti indicano 12 morti tra i pasdaran. Due, le rivendicazioni: la prima è arrivata dal gruppo separatista Al-Ahvaz, che combatte per i diritti della minoranza araba nella provincia. L'attacco, si legge nel comunicato rilanciato dalla Bbc in persiano, rientra nella "legittima resistenza" contro Teheran e "nessun civile è stato preso di mira"; la seconda è quella dell'Isis. 

La provincia separatista

L'attacco è avvenuto nell'anniversario dell'invasione irachena che diede inizio alla guerra negli anni '80. Ahvaz è il capoluogo della provincia del Khuzestan, area di frontiera ricca di petrolio, abitata da una forte comunità araba, oltre 3 milioni di persone, in prevalenza sunnite. Da tempo accusano le autorità centrali sciite di essere discriminate e negli ultimi anni ci sono stati attacchi da parte di gruppi separatisti contro le strutture petrolifere. Tra il 2005 e il 2006 nell'area di Ahvaz ci furono violenti disordini a cui fecero seguito una serie di attentati dinamitardi attribuiti a gruppi separatisti arabi che causarono 28 morti e 225 feriti.

Nel febbraio 2017 nella città si era recato anche il presidente iraniano per cercare di calmare gli animi dopo le dure proteste dei residenti che si lamentavano del fortissimo inquinamento, dei tagli alla corrente elettrica e dei problemi nella fornitura idrica. L'Iran, aveva spiegato in una intervista ad Avvenire rilasciata prima dell'attacco Shirin Ebadi, l'attivista per i diritti umani Nobel per la Pace nel 2003, rischia di "diventare presto il nuovo Venezuela": "un Paese che ha petrolio, che dovrebbe essere molto ricco, ma dove manca il pane. È quasi un anno che gli iraniani protestano per questo e nessuno li ascolta".

"L'America sarà sconfitta come Saddam"

Il Khuzestan, in particolare, è stato teatro di alcuni tra i più cruenti scontri durante la guerra tra Iran e Iraq, proprio quel conflitto degli anni '80 che è al centro di una settimana di commemorazioni nel paese con parate militari previste in tutto il Paese. Partecipando per l'occasione alle celebrazioni al Mausoleo di Khomeini a Teheran, il presidente dell Repubblica Islamica, Hassan Rohani aveva ribadito l'intenzione della Repubblica islamica di non cedere sul programma missilistico.

L'Iran "non abbandonerà mai il suo sistema difensivo" anzi lo "aumentera' giorno dopo giorno", compresi "i missili che fanno cosi' arrabbiare gli Usa", aveva affermato il capo di Stato iraniano prima che giungesse notizia dei fatti di Ahvaz. Quanto al presidente americano, Donald Trump, perderà nel suo scontro con la Repubblica islamica, così come è successo all'Iraq: "L'America soffrirà lo stesso destino di Saddam Hussein", aveva assicurato Rohani. Le accuse a Washington sono poi tornate per attribuire all'America la responsabilità dell'attacco contro la parata: "L'Iran – ha sottolineato il ministro degli Esteri, Javad Zarif – ritiene gli sponsor regionali del terrore e i loro alleati americani responsabili per questo tipo di attacchi" e "risponderà con velocità e decisione in difesa delle vite iraniane".

Per Rohani "chiunque abbia fornito informazioni sensibili e sostegno a questi terroristi sarà schiacciato". Il presidente russo, Vladimir Putin, ha espresso le sue condoglianze, esortando a rafforzare la cooperazione anti-terrorismo. "Siamo scioccati da questo crimine sanguinoso", ha scritto Putin a Rohani, augurandosi che "chiunque sia coinvolta affronti la punizione che si merita". "Questo evento – ha aggiunto il capo del Cremlino – ci ricorda ancora una volta la necessita' di una battaglia senza compromessi contro il terrorismo in tutte le sue manifestazioni", ha aggiunto, dicendosi pronto a "continuare a costruire la cooperazione" con Teheran. 

V-Rally 4.

Basta leggerne il titolo per provare un ardore del tutto particolare, un coacervo di passione frammista ad eccitazione capace di far sfilare le mutande persino al videogiocatore sessualmente più represso in piena piazza San Pietro, spingendolo ad accoppiarsi con il primo orifizio disponibile. Risulta sufficiente sfiorare con lo sguardo quel mitologico logo e mille spasmi orgasmici sopraggiungono, coinvolgendo il basso ventre, memori di quel fantastico periodo di venti anni fa, quello in cui i poligoni potevano essere quasi contati sulla punta delle dita e il “si stava meglio quando si stava peggio” era solo un lontanissimo pensiero.

V-Rally 4

Pochi istanti dopo, il brusco impatto con la realtà, il risveglio di botto, col sudore sulla fronte e l’espressione delusa di un’esperienza che non potrà più ripetersi. Ma love conquers all, per dirla à la Hamilton, l’amore incommensurato nei confronti di una saga da antologia del volante prova a scombinare i piani di una creatura giocosa disorganizzata, ricca di contenuti ma qualitativamente alquanto scarsa. Si piange di sconforto, Scottex alla mano e via, ci si lancia V-Rally 4 ed è quasi riconciliazione col passato, memoria per pochi secondi di quel che è stato e, purtroppo, mai più sarà.

Il quarto capitolo nominale della leggendaria serie principiata da Infogrames ed Eden Studios si sostanzia in un monumento ai caduti, un monolite issato a ricordare la decomposizione di una gioventù oramai svanita, una striatura binaria che decreta il ritorno – più amaro che dolce – di uno dei franchise più innamora(n)ti della seconda metà degli anni ‘90.

C’è ancora qualche granello di luce, compresso fra i gigabyte di questa opera, ma non sarà il flebile ricordo dei tramonti di un’estate parecchio lontana a rendere meno decadente la triste realtà. La verità è che V-Rally 4 inebetisce, pad alla mano, disorienta, ammutolisce. Il feeling di guida è apparentemente simile a quello dei bei tempi andati, peccato che il videogioco si sia evoluto, rispetto a due decadi fa. E si bestemmia anziché godere delle potenti auto a quattro ruote motrici che calcano gli eterogenei luoghi ospitanti le varie competizioni, si impreca per un track design soventemente poco ispirato, in cui c’è poco spazio per la pennellata in powerslide, accatastando circuiti semi-anonimi sino a formare una pila di strade riconducibili ad un unico, comun denominatore: frustrazione.

V-Rally 4

Rabbia per quel che avrebbe potuto essere, ovverosia un’opera corsistica con una marcia in più rispetto al resto della ciurma, in grado di risvegliare l’animo tanto del guidatore seriale, quanto della più morigerata delle massaie di Voghera. E invece no: si viaggia senza soluzione di continuità da un punto all’altro della mappa, selezionando il prossimo stage con la necessità di gestire il proprio garage arricchendolo sia di nuovi, pulsanti bolidi, sia di persone teoricamente in grado di fare la differenza tra vittoria e sconfitta.

I ragazzi di Kylotonn Games hanno introdotto una leggera sfumatura manageriale che guida la mano del giocatore, costringendolo a prendersi cura del proprio entourage, con l’obiettivo finale di dar vita ad un dream team in grado di spezzare le reni a qualsiasi driver del globo terracqueo. Peccato che, anche settando la difficoltà ai livelli massimi, V-Rally 4 non riesca a scrollarsi di dosso l’effigie di produzione corsistica più facile del 2018. L’esaltazione è poca, la voglia di prevalere sull’avversario ancora minore,  l’impressione finale è di voler primeggiare in ogni campo, senza averne i mezzi necessari.

Ma c’è del marginalissimo ludogodimento che attende coloro i quali non abbiano timore a scheggiarsi i denti morsicando una pietanza oramai indurita dal passare degli anni, in grado di guardare un bilione di metri oltre un ostacolo, quello della scarsa resa grafica, potenzialmente fatale per chiunque approcci la produzione pensando al nuovo messia. Un sentimento diverso dal solito, tuttavia, che mescolandosi alla nostalgia, culla il videogiocatore come tra le braccia della mamma, aspettando una carezza purtroppo impossibile.

V-Rally 4

V-Rally 4 è il Waiting for Godot della sgommata ignorante, insomma, il ponte sullo stretto di Messina dei racing game, appesantito da una dottrina strettamente intrecciata ad un passato oramai irraggiungibile. Ci sono sprazzi di evoluzionismo, ma non basta mischiare i geni di qualche grande protagonista della scena corsistica per ottenere un risultato perfetto. Manca il coraggio, la serenità di dire che il passato è passato e non tornerà più.

L’articolo V-Rally 4 – Recensione proviene da GameSource.

È un audio di pochi minuti, ma destinato a creare tanti problemi. Si sente la voce di Rocco Casalino, portavoce del premier Giuseppe Conte e uomo della comunicazione del Movimento 5 Stelle, che minaccia il personale del ministero dell’Economia che secondo lui sta boicottando di fatto la ricerca di risorse per sostenerte nella Manovra finanziaria i provvedimenti più importanti, Reddito di cittadinanza in primis.

Casalino parla attraverso un messaggio vocale Whatsapp inviato ad alcuni giornalisti. Nell’audio li consiglia di scrivere (ma senza far parlare lui, bensì fonti parlamentari) e di raccontare proprio questo passaggio sulla ‘vendetta’. "Se poi all'ultimo, non escono i soldi per il reddito di cittadinanza", è il messaggio, per i dirigenti del Tesoro sarà un calvario. "Tutto il 2019 sarà dedicato a far fuori una marea di gente del Mef…".

"Ormai abbiamo capito che Tria c'entra relativamente – dice Casalino al suo interlocutore – ma ci sono al ministero una serie di persone che stanno lì da decenni e che proteggono il solito sistema. Non è accettabile che non si trovano dieci miliardi del c…". Ancora: “Non ce ne frega niente, sarà una cosa ai coltelli…"

L'audio integrale 

Le frasi più pesanti

"Se vuoi far uscire una cosa simpatica metti che nel Movimento è pronta la mega vendetta: scrivi che se non dovessero uscire i soldi per il reddito di cittadinanza, fonti parlamentari dei Cinque stelle giurano che per tutto il 2019 ci dedicheremo a far fuori una marea di gente del Mef. Non ce ne fregherà niente, sarà veramente una cosa coi coltelli".

"Ormai si è capito che Tria c'entra relativamente, ma al ministero c'è una serie di persone, lì da decenni, che proteggono il solito sistema e non ci fanno capire dove si possono trovare nel bilancio questi 10 miliardi del c…».

"Questa resistenza fa capire che c'è qualcosa che non va".

“Non è accettabile che non si trovino dieci miliardi. Chiediamo una manovra da venti-trenta miliardi, niente di eccezionale. Se il reddito di cittadinanza salta, allora al Mef finirà ai coltelli. Non ce ne fregherà niente”.

In una nota sul Blog delle Stelle il Movimento difende il portavoce di Conte e rilancia: "Quello che è stato ripetuto per l'ennesima volta ai giornalisti De Angelis e Salvatori da Rocco Casalino, e che oggi campeggia su tutti i giornali, era la linea del Movimento 5 Stelle detta e ridetta in tutte le salse. Siamo assolutamente convinti (ed è sotto gli occhi di tutti) che nei ministeri c'è chi ci rema pesantemente contro". Uomini del Pd e di Berlusconi messi nei vari ingranaggi per contrastare il cambiamento, in particolare il reddito di cittadinanza che disintegrerà una volta per tutte il voto di scambio. La spalla di questi uomini del sistema sono i giornali del sistema. Difendono tutti gli stessi interessi: i loro. Il Movimento 5 Stelle difende quelli dei cittadini", conclude il post.

Scrive Sergio Rizzo su Repubblica: “La storia ci fa capire soprattutto a quale livello sia arrivato l'imbarbarimento di un certo modo di fare comunicazione. Perfino quando si tratta di interpretare, come in questo caso, un ruolo tanto delicato quanto decisivo per le istituzioni repubblicane e perciò adeguatamente retribuito. Fra i numerosi precedenti che le cronache hanno registrato, un paio rendono bene l'idea". Del caso hanno scritto anche Il Foglio e il Giornale.

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Leggi anche: Ma si può dare il reddito di cittadinanza solo ai cittadini italiani?

Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha esortato il governo a definire una "strategia credibile negli obiettivi di bilancio e nelle linee di riforma, tale da determinare una riduzione del premio per il rischio sui titoli di Stato italiani". Intervenendo a un Convegno della Corte dei Conti a Varenna (Lecco), Visco ha spiegato che non basterebbe da sola "un'efficace politica di investimenti" che "riuscisse a portare l'economia su un più elevato sentiero di crescita". Bisogna fare attenzione a che non ci sia un deterioramento della fiducia degli investitori perché "ogni anno lo Stato deve collocare sul mercato circa 400 miliardi di debito pubblico". "Se l'espansione di bilancio dovesse essere accompagnata da un deterioramento della fiducia degli investitori come quello che, per ragioni diverse, si e' verificato tra il 2011 e il 2012", ha avvertito il governatore di Bankitalia, "l'impatto sui tassi di interesse potrebbe essere, come allora, particolarmente elevato".

Una vera e propria baby gang quella che aggrediva e rapinava adolescenti nell'area tra villa Borghese e piazza Mancini. Quattro giovanissimi, di età compresa tra i 16 e 17 anni, diventati l'incubo dei loro coetanei, sono stati identificati e arrestati dai carabinieri della Stazione Roma Flaminia, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale per i Minorenni di Roma, l'accusa è di rapina aggravata in concorso. Il provvedimento cautelare scaturisce dalle risultanze investigative dei militari dopo due episodi. avvenuti uno l'8 giugno e l'altro il 4 luglio scorsi.

Il primo è avvenuto l'8 giugno poco dopo le 21 nel quartiere di Vigna Stelluti, dove a un ragazzo romano la gang ha sottratto un cellulare e i soldi che aveva nel portafogli, dopo averlo minacciato e poi colpito allo stomaco con un pugno. Il secondo episodio è avvenuto il 4 luglio, più o meno alla stessa ora, a Villa Borghese, vittime 3 ragazzi a cui la baby gang ha sottratto soldi, collanine, orologi, capellini, cinture firmate, cellulari, minacciandoli di ritorsioni se avessero denunciato l'accaduto. Poi hanno colpito una delle tre vittime con un pugno al volto ed un calcio e sono fuggiti.

Il giovane portato al pronto soccorso è stato medicato e dimesso con 10 giorni di prognosi. Dopo le denunce dei due episodi, i militari hanno avviato le indagini sulla base delle testimonianze raccolte e i presunti responsabili sono stati riconosciuti in foto e dunque individuati. La Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni ha concordato con l'attività investigativa condotta dai carabinieri chiedendo e ottenendo dal Gip l'ordinanza che dispone per due dei quattro l'obbligo di permanenza in casa, affidati alle loro famiglie, mentre per gli altri due, visti i loro precedenti e la loro aggressività nonché l'evidente possibilità di reiterare nel reato, il collocamento in comunità.