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(AGI) – San Francisco (California), 3 lug. – Nonostante il
linguaggio paludato cui Yahoo ricorre, la societa’ fondata nel
1994 al’alba del web e per anni sinonimo di motore di ricerca,
ha deciso che “per creare in assoluto le migliori esperienze
per gli utenti di Yahoo, di tanto in tanto, effettueremo
piccoli test con diversi partner inclusi motori di ricerca”, ha
dichiarato un portavoce della societa’ sottolineando che
Google, che da oltre un decennio ha scalzato la compagnia di
Sunnyvale dal suo antico primato, sara’ tra questi. “Al momento
non abbiamo altro da aggiungere” ha concluso il portvaoce.
L’annuncio, anche se Yahoo ha spiegato che si limitera’ a
“piccoli test” ha tutto il sapore dell’inizio di una resa a
Google. In sintesi e’ come, in campo automobilistico, se Bmw
iniziasse ad usare componenti di Mercedes-Benz per le sue auto,
o viceversa.
L’annuncio sembra rappresenta un nuovo duro colpo per le
ambizioni dell’ ex dirigente Google Marissa Mayer, che dal 2012
guida Yahoo, con la promessa di rilanciarla, e che finora non
e’ riuscita ad invertire il trend.
Gia’ ad aprile Yahoo aveva perso l’esclusiva con
Microsoft, intesa raggiunta nel 2010 e le due societa’ insieme,
secondo la societa’ di monitoraggio eMarketer, controllavano
appena il 6,5% del mercato dei motori di ricerca che nel
complesso vale 81,59 miliardi di dollari e del quale Google e’
previsto che nel 2005 ne gestisca il 54,5%
Da parte sua il colosso di Mountain Viewv si e’ limitato ad
affermare che “Yahoo sta al momento testando motori di ricerca
e (sistemi collegati) di pubblicita’ da un certo numero di
partner, incluso Google che e’ una delle loro opzioni”. (AGI)
.

(AGI) – Roma, 2 lug. – Sono almeno 15 persone, di cui nove bambini i morti a causa di una epidemia di colera che sta colpito lo stato di Planteau, nel centro della Nigeria. Fonti sanitarie locali – scrive l’agenzia Misna – confermano che la causa principale e’ l’inquinamento dell’acqua. La maggior parte delle morti e dei colpiti dal colera si incontrano nei villaggi di Kantam e Filam, nel nord dello Stato di Planteau. Joseph Wuyep, un residente di Kantam, ha detto che l’ epidemia era scoppiata la scorsa settimana. Ma che le autorita’ sanitarie locali hanno ritardo nell’ intervenire. “Il problema e’ l’acqua. Beviamo acqua inquinata. Abbiamo chiesto al governo di aiutarci. Ma sino ad ora non abbiamo ricevuto risposta”. Le epidemie di colera sono molto comuni in molte parti della Nigeria, dove acqua potabile e’ difficile da trovare e molti residenti utilizzano acqua dei fiumi molto spesso inquinata dagli animali. Nello stesso tempo gli esperti dicono che la poverta’ e la scarsa igiene sono le cause piu’ importanti di focolai continui di colera. Gia’ lo scorso anno furono decine le persone che morirono in una serie di attacchi di colera in molte parti del nord del Paese. (AGI) .

(AGI) – Atene, 2 lug. – I problemi causati dalla chiusura delle banche in Grecia “non dureranno a lungo”. Lo ha dichiarato alla rete televisiva Ant1 il primo ministro ellenico, Alexis Tsipras, affermando che le banche riapriranno in seguito all’accordo che si aspetta di stringere con i partner dell’Eurozona “48 ore” dopo l’esito del referendum. Tsipras ha poi definito “imbarazzanti” le scene dei pensionati in fila ore per ritirare 120 euro della propria pensione ma ha accusato della situazione gli altri paesi europei che avrebbero costretto la Bce a congelare i finanziamenti di emergenza. (AGI) .

(AGI) – Roma, 2 lug. – Riparte al Senato l’iter delle riforme costituzionali. Oggi il ddl Boschi e’ stato incardinato in commissione Affari costituzionali di palazzo Madama e il prossimo 7 luglio partira’ ufficialmente l’esame del testo approvato in prima lettura dai due rami del Parlamento con la relazione della presidente Anna Finocchiaro. Nelle intenzioni del governo c’e’ di incassare il via libera di palazzo Madama prima della pausa estiva, con l’obiettivo, annunciato ieri dal premier Matteo Renzi a Berlino, di procedere con il referendum a giugno 2016. Tempi stretti, quindi, che confermerebbero l’originario disegno dell’esecutivo di non modificare l’attuale testo del ddl, per evitare anche che si vadano ad intaccare i precari equilibri dei numeri e politici al Senato, dove la maggioranza non puo’ piu’ contare sui voti di Forza Italia. Ma sul cammino delle riforme si aprono nuovi fronti, sia interni al Pd che esterni. All’indomani delle elezioni regionali, l’alleato di governo, Area popolare, ha annunciato l’intenzione di chiedere modifiche al ddl Boschi, con l’introduzione del Senato elettivo, uno dei punti cardini del testo costituzionale del ministro Boschi. E oggi e’ la sinistra Pd, con un documento sottoscritto da 25 esponenti, a tornare alla carica per la modifica del ddl, chiedendo l’elezione diretta del Senato. Insomma, la strada del ddl costituzionale si fa in salita. Al momento nessuna presa di posizione ufficiale del governo. Ma fonti della maggioranza Pd confermano la volonta’ di premier e partito di andare avanti spediti, senza modifiche. In realta’, mesi or sono, fu lo stesso Renzi, nel pieno del caos sulla riforma della Scuola, ad aprire a possibili modifiche, ribadendo invece l’intoccabilita’ dell’Italicum. Tuttavia, stando alla posizione espressa ieri dal premier dopo il bilaterale con la Cancelliera tedesca Merkel, fanno osservare dal Pd, le aperture a possibili modifiche sarebbero state messe in stand-by. Certo, pesa su governo e Pd l’incognita numeri: se minoranza dem e Ap dovessero ‘coalizzarsi’ per ottenere la riapertura del dossier, il rischio di andare sotto per il governo a palazzo Madama diventerebbe reale. Rischio che viene subito evidenziato da Forza Italia: “Riforme di Renzi nel caos. Dopo il documento dei 25 della minoranza Pd del Senato, e con il nostro voto contrario, Renzi non ha i voti per approvare la riforma costituzionale del bicameralismo paritario”. E il premier, al momento, non puo’ contare sul ‘soccorso azzurro’ di Verdini che, sebbene non abbia mai nascosto la volonta’ di votare a favore, non ha ancora sciolto la riserva sulla nascita del gruppo dei ‘responsabili’. D’altro canto, se il governo dovesse acconsentire a rivedere uno dei pilastri portanti dell’impianto del ddl riforme, l’articolo 2, potrebbe andare incontro non solo al rischio dell’apertura di nuovi fronti, ma in quel caso i tempi si allungherebbero, in quanto il ddl dovrebbe poi riprendere dall’inizio il suo iter, visto che si sono svolte gia’ le due prime letture conformi. La minoranza dem garantisce: se la maggioranza e il governo aprono al confronto sulle modifiche, non ci sara’ alcun problema di ‘sgambetti’ o dilazione dei tempi. I ’25’ chiedono anche che sia diminuito il numero dei deputati (in tutto 550) e siano ampliate le prerogative del Senato. La lettura bicamerale deve essere conservata su alcuni temi, “cinque, che per loro natura devono essere sottratte alla potesta’ della maggioranza di governo”, ha spiegato Gotor in conferenza stampa, riferendosi, ad esempio, ai temi sensibili come il fine vita, l’amnistia e l’insulto, i diritti delle minoranze, la dichiarazione di guerra, la tutela della liberta’ religiosa. Infine, fra i temi da compartecipare, Gotor cita la legge elettorale. E per i ’25’,il principio del ne bis in idem, ovvero l’impossibilita’ di modificare parti del testo che hanno avuto doppia lettura conforme, potrebbe essere superato con “un accordo politico”, e poi spetterebbe al presidente del Senato Pietro Grasso, ‘concedere’ il via libera alla modifica. Anche ‘Sinistra e’ cambiamento’ chiede modifiche: tra le altre, bisogna “attribuire al nuovo Senato funzioni proprie di valutazione dell’attivita’ delle pubbliche amministrazioni, di verifica dell’attuazione delle leggi statali e regionali e di controllo delle politiche pubbliche”, spiega Matteo Mauri, secondo il quale “la strada migliore sia quella di sottoporre agli elettori la scelta dei componenti del Senato mediante la presentazione di liste collegate alle elezioni regionali”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 2 lug. – Il governo greco ha pubblicato il testo del referendum che sara’ presentato ai cittadini il prossimo 5 luglio sulla proposta dei creditori internazionali per evitare il default e vedere avanzare il programma di aiuti. Il quesito e’ uno solo: “Deve essere accettata la proposta sottoposta da Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale all’Eurogruppo del 25 giugno 2015, composta da due parti che insieme costituiscono la loro proposta complessiva?. Il primo documento e’ intitolato ‘Riforme per il completamento dell’attuale programma ed oltre’ ed il secondo ‘Analisi preliminare per la sostenibilita’ del debito'”. Sulla scheda prima compare il ‘No’, quindi il ‘Si”. Il Governo continua a sostenere il ‘No’, nonostante le pressioni dell’opposizione e delle associazioni imprenditoriali che temono che il voto provochi un’uscita della Grecia dall’euro. (AGI) .

(AGI) – Beirut, 2 apr. – I jihadisti dell’Isis hanno distrutto la statua di un leone, del primo secolo a.C., che era collocata all’entrata del museo di Palmira, in Siria. Lo ha reso noto il direttore delle antichita’ e dei musei del Paese, Maamun Abdelkarim. “Per le sue dimensioni e il suo valore, e’ la statua piu’ importante distrutta finora dall’Isis in Siria”. Abdelkarim ha spiegato che la statua, che pesava 15 tonnellate ed era alta 3,5 metri, e’ stato distrutta una settimana fa ed era situata nel giardino del Museo di Palmira, vicino alle rovine grecoromane che hanno reso famosa la citta’ nei secoli. Nell’antichita’, il leone era situato nel tempio di Al Lat. Il reperto non aveva subito alcun danneggiamento durante gli oltre 4 anni di guerra in Siria perche’ le autorita’ lo avevano protetto con una placca di ferro e sacchi di arenA, il che lo aveva salvato dai jihadisti. Abdelkarim, che riceve le informazioni da testimoni sul terreno, ha segnalato che per il momento nulla indica che la parte archeologica di Palmira abbia subito danni; ma ha aggiunto che otto statue di uomini e donne, provenienti proprio dall’antica Palmira e che adornavano tombe a Manbech, una roccaforte dell’Isis nella provincia di Aleppo, sono state distrutte proprio oggi dai jihadisti. (AGI) .

(AGI) – Roma, 2 lug. – Brutta sconfitta per l’Italia in Brasile, nel primo dei due impegni previsti per l’ultimo turno della fase intercontinentale di questa 26esima edizione di World League. Gli azzurri cedono ai verdeoro per 3-0: 25-20, 26-24, 25-19 i parziali. (AGI) .

(AGI) – Roma, 2 lug. – Vincenzo De Luca puo’ insediarsi a Palazzo Santa Lucia e formare la sua giunta regionale. La prima sezione civile del tribunale di Napoli ha accolto il suo ricorso d’urgenza e bloccato il provvedimento di sospensione dalla carica di Governatore della Campania per effetto della Legge Severino. “Questa sentenza – ha commentato il diretto interessato – ci mette in condizione di cominciare pienamente il nostro lavoro amministrativo. E’ un atto che consente agli elettori di vedere rispettato il loro diritto di scegliere da chi essere governati. Credo che nei prossimi mesi ci saranno delle cose positive per l’Italia, oltre che per la Campania: arrivera’ l’immagine di un’altra Campania, un’immagine di una classe dirigente fatta di dignita’ istituzionale, di concretezza amministrativa e di rigore spartano: si comincia davvero a voltare pagina all’insegna della legalita’ e della trasparenza”. Alla luce “dell’evidente rilievo mediatico” della vicenda, e’ una nota del presidente del Tribunale di Napoli, Ettore Ferrara, a illustrare il provvedimento tanto atteso da De Luca, protagonista di una “situazione di straordinaria gravita’ scaturita dall’abnorme decreto di sospensione”, che impone dunque l’adozione di misure immediate. La sospensione di De Luca, per il giudice, non puo’ avere “conseguenze sovversive di una democrazia rappresentativa”, ne’ “tradursi in un’abnorme revoca delle elezioni, o in un’estemporanea rottamazione degli organi della Regione”, dato che quel candidato e quella coalizione “hanno prevalso sulle formazioni politiche contrapposte”. Ora “occorre procedere all’insediamento immediato del Consiglio regionale e alla nomina degli organi di presidenza del Consiglio, entro il termine del 12 luglio, previa convocazione da diramare almeno cinque giorni prima; occorre nominare immediatamente dopo, la Giunta regionale e il vice presidente, per assicurare continuita’ amministrativa; occorre conservare il risultato elettorale a tutela degli eletti, ma soprattutto del diritto degli elettori a essere governati dai propri rappresentanti democraticamente eletti”. Esulta, ovviamente, l’avvocato Lorenzo Lentini, legale del Governatore della Campania: “Siamo estremamente soddisfatti sia per il risultato favorevole che premia il successo democratico di Vincenzo De Luca, sia per i tempi celeri della giustizia ordinaria a fronte del riconoscimento della illegittimita’ della legge Severino. “E’ stata dimostrata la fondatezza delle questioni di legittimita’ costituzionale della legge Severino. De Luca adesso puo’ insediarsi, nominare la giunta e proseguire l’attivita’ amministrativa”. Il Tribunale di Napoli ha fissato per il 17 luglio l’udienza collegiale per la discussione di merito. Non nasconde, invece, le proprie preoccupazioni l’avvocato Gianluigi Pellegrino, il legale del Movimento difesa del cittadino che parla di “caos innescatosi con questa candidatura. In questo momento la Campania e’ appesa al filo esile di una sospensiva e tutti gli atti sono ‘sub judice’ e contestabili. Due cose possono dare stabilita’ alla situazione, tornare al voto o fare una legge che garantisca un governo stabile alla Regione. De Luca ha ottenuto qualcosa che e’ stato negato a tutti gli altri amministratori d’Italia. In tutta Italia la legge Severino e’ stata applicata, tranne che per De Luca e De Magistris; e’ un rito partenopeo, una peculiarita’ tutta napoletana, e si sa che Napoli fa storia”. Mastica amaro, invece, il centrodestra: “La riabilitazione di De Luca da parte della giustizia italiana e’ arrivata in un battibaleno, mentre per Silvio Berlusconi il calvario giudiziario e’ stato infinito”, ha esordito Daniela Santanche’ di Forza Italia. Renato Brunetta, capogruppo FI alla Camera, ha detto che e’ morta la legge Severino: “Dopo la decisione del Tribunale di Napoli il caos Campania continua perche’ la vicenda non e’ affatto conclusa. Ma e’ possibile che sia solo Berlusconi a pagare? E tutti gli altri, soprattutto del Partito democratico, a essere salvati? La Severino e’ contra personam, contra Berlusconi, e a favore, ovviamente, di tutti gli inquisiti o i soggetti di provenienza Partito democratico. Questo e’ inaccettabile. Mi pare che Cantone dica anche che la Severino e’ da cambiare: allora rottamiamo la Severino, facciamo tornare Berlusconi senatore, e poi ne riparliamo”. La chiusura spetta proprio ai legali del Cav: “Sono quasi due anni che inascoltati sosteniamo, con l’appoggio di plurimi pareri di costituzionalisti, la assoluta inapplicabilita’ della legge Severino ai fatti precedenti, per il fondamentale principio di irretroattivita’. Finalmente alcune decisioni stanno riconoscendo la evidente correttezza di questa impostazione confermando l’erroneita’ della statuizione del Senato che ha dichiarato la decadenza del Presidente Berlusconi – spiegano in una nota gli avvocati Franco Coppi, Piero Longo e Niccolo’ Ghedini -. In attesa delle decisioni della CEDU e della Corte Costituzionale, che anche alla luce dei recenti provvedimenti non potranno che riconoscerne la non rispondenza ai principi fondamentali, si dovrebbe dare atto che nei confronti del presidente Berlusconi e’ stata commessa una straordinaria e gravissima ingiustizia per eliminarlo strumentalmente dalla vita politica del paese”. (AGI) .

(AGI) – Milano, 2 lug. – “Si ricordera’ che le dissi, e diverse volte, di stare attento a non dare banconote da 500 euro a Ruby perche’ era pericoloso, perche’ andava in giro con buste piene di banconote da 500 e non si preoccupava di farle vedere”. Lo scrive Luca Risso, l’ex compagno della ragazza marocchina, in una lettera a Silvio Berlusconi depositata tra gli atti dell’inchiesta Ruby ‘ter’ in cui l’ex premier, una ventina di ragazze e l’avvocato Luca Giuliante sono indagati per corruzione in atti giudiziari. Nella missiva, Risso ricorda a Berlusconi “di quello che mi promise, e perlomeno mi aiuti come puo'” e aggiunge: “Le dissi di dargli meno soldi e tagli piu’ piccoli e magari di avvalersi dell’aiuto di Giuliante visto che io ormai ero fuori gioco. E comunque qualsiasi cosa fosse accaduto, i soldi a Ruby li davo io… cosa che anche Ruby doveva dire”. La senatrice di Forza Italia Maria Rossi avrebbe dato a Luca Risso e Ruby i soldi per “andare in Messico”. Ad affermarlo, in una missiva destinata a Silvio Berlusconi e agli atti dell’indagine Ruby ter, e’ proprio l’ex compagno della ragazza marocchina. “La mia vita lavorativa – scrive Risso, indagato per riciclaggio – prese il colpo di grazia nel novembre 2012 quando Lei, per non far testimoniare Ruby a dicembre, ci chiese di andare via e tornare dopo il 10 gennaio”. “Cosi’ – racconta Risso – dopo aver visto Maria Rosaria Rossi che ci diede i soldi per andare via, partimmo per il Messico – prosegue – e io fui costretto a vendere anche l’ultimo locale che gestivo (al sig. Belsito, in quel tempo segretario della Lega Nord, (in realta’ segretario amministrativo ndr.) che mi ha pagato con un assegno vuoto!!)”. Tra i documenti depositati con l’avviso di chiusura delle indagini su Ruby ter, c’e’ anche il diario sequestrato a Iris Berardi, indagata per corruzione in atti giudiziari. La modella di origine brasiliana, che aveva ritirato la costituzione di parte civile nel processo a carico di Fede, Mora e Minetti, si ‘confessa’ alle pagine del diario affermando, riportano gli inquirenti, di “non essersi fatta mancare nulla: droga, alcol, sigarette, sesso (…) dalle orge ad Arcore, alle marchette, sesso con donne, sesso con due uomini contemporaneamente”. “Nello stesso contesto – proseguono gli investigatori – descrive esplicitamente un rapporto sessuale da lei avuto con Silvio Berlusconi”. Sempre in questo scritto, si legge che “Berardi avrebbe in particolare sostituito tale Valentiha (sua collega di lavoro) in un gruppo di 20 ballerine brasiliane che si esibivano ad Arcore portata da altre due donne brasiliane (tra cui Helene) piu’ anziane; in ordine al primo contatto con Berlusconi, viene fatto riferimento alla settimana precedente al Capodanno 2008 (quando dunque Berardi era ancora minorenne); viene specificato che “le ragazze venivano preparate al peggio” e allertate “a non scandalizzarsi per le cose oscene” che avrebbero visto” in quanto “lui le sue ragazze le bacia in bocca, le tocca”. Ci sono anche alcuni sms tra Marysthell Polanco, ospite alle serate ad Arcore, e lo ‘storico’ legale di Silvio Berlusconi, l’avvocato Niccolo’ Ghedini, agli atti dell’indagine Ruby ter in cui Silvio Berlusconi e’ indagato per corruzione in atti giudiziari. In uno di questi, Polanco scrive: “Diro’ tutto come sta, ho tutte le prove, nn (testuale, ndr) si puo’ essere cosi’ bastardi ci tiene alla politica? Ok oggi sono nella merda ma andremo tutti nella merda”. In un’annotazione della polizia giudiziaria, agli atti dell’inchiesta Ruby ter, vengono riportati gli “screenshot relativi a una conversazione via sms avvenuta, verosimilmente, tra Marysthell Polanco e l’avvocato Ghedini”. Polanco esordisce: “Buongiorno Avvocato, volevo dirti che siamo molto dispiaciute col dottore xche’ (testuale, ndr) non ci riceve e ci chiude le porte, cose che prima non faceva”. Poi prosegue: “Non cel faccio piu’ a tenere le vostre bugie e la vostra presa per il culo aveva promesso di pagare il mio avvocato e ha fatto delle promesse quando ci ha detto di venire da voi a dire le bugie che mi hanno spaventata, mi ha usata e non lo posso piu’ tenere dentro nn me ne frega niente andare in galera per colpa di lui, diro’ tutto come sta ho fatto tutte le prove”. Ghedini risponde cosi’: “La invito a non contattarmi e cmq (testuale, ndr) a non usare modi siffatti. Valuteremo azioni legali”. Polanco ribatte: “Ma voi mi chiamavate sempre prima adesso non va bene…Io non voglio niente da voi e solo la presa per il culo la galera e’ fatta per gli essere umani mandatemi in galera per la verita’…non me ne frega”. (AGI) .

(AGI) – Roma, 2 lug. – Anche dopo il referendum “la Grecia in ogni caso dovra’ tornare al tavolo e trattare su un programma di aiuti”. Ad ogni modo, anche in caso di uscita di Ateme dall’euro, “l’Italia non avrebbe problemi economici particolari”. Lo ha detto Matteo Renzi al Tg1 Altra giornata convulsa per la Grecia, in vista del referendum di domenica prossima. E nuova doccia gelata dall’Fmi, che nella bozza del rapporto sulla sostenibilita’ del debito greco, fa i calcoli e stima che le necessita’ di finanziamento complessive di Atene ammontano a 50 miliardi di euro fino al 2018, una cifra che di recente e’ aumentata a causa di “importanti mutamenti politici” ed e’ basata sulle previsioni di un Pil destinato a rimanere invariato nel 2015. Secondo il Fondo, la Ue dovrebbe fornire alla Grecia nuovi prestiti per 36 miliardi di euro nei prossimi tre anni se al referendum prevarranno i ‘si’ alle proposte dei creditori. Tali finanziamenti, avverte l’istituto di Washington, dovrebbero essere erogati con termini “molto accondiscendenti”. Intanto, e’ di pochi minuti fa la notizia che secondo fonti giudiziarie greche, sulla base di un ricorso, il Consiglio di Stato di Atene si esprimera’ domani sulla legalita’ del referendum. La situazione potrebbe cosi’ cambiare da un momento all’altro. Punta i piedi, invece, il Ministro delle finanze del governo greco Yanis Varoufakis il quale ha gia’ fatto sapere che se al referendum di domenica vinceranno i si’, si dimettera’. “Io voglio disperatamente restare nell’euro”, ha aggiunto Varoufakis, spiegando che il referendum riguarda il modo in cui si “riesce a stare” nella moneta unica. (AGI) Pit (Segue) (Riepilogo) Fmi, alla Grecia servono 50 miliardi fino al 2018 (2) = (AGI) – Roma, 2 lug. – Resta congelato, in attesa dell’esito del voto, il negoziato tra Atene e i creditori internazionali. Il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, “vuole che la Grecia resti nell’euro” e appoggia la “determinazione dei greci a restare nell’area euro. Tuttavia, ha spiegato il portavoce di Juncker, Margaritis Shine, “questo e’ il momento che i greci decidano del loro futuro” e la Commissione intende “aspettare l’esito del referendum” per riprendere a negoziare. Per il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, una vittoria dei no “non rafforzera’ il negoziato”, mettendo Atene e l’Europa in una “posizione molto difficile. Secondo Dijsselbloem, chi votera’ si’ consentira’ di “migliorare la prospettiva di una ripresa dei negoziati”. Il referendum, ha sottolineato il numero uno dell’Eurogruppo, rappresenta un pronunciamento per capire “se i greci sono preparati ad accettare una dolorosa austerita’”. Dopo Moody’s, anche Standard and Poor’s, ha messo in guardia Atene: un’eventuale ‘Grexit’ avra’ “conseguenze severe per l’economia greca, le banche e le aziende non finanziarie”, mentre l’impatto sull’Eurozona “sara’ contenuto” e “nell’immediato” potrebbero “non esserci” ripercussioni sui rating sovrani dell’area. Intanto Nikos Pappas, braccio destro del premier greco, Alexis Tsipras, ha fatto sapere che le banche elleniche riapriranno quando ci sara’ l’accordo. E il presidente greco, Pokopis Paulopoulos, ha cancellato il suo viaggio a Berlino in programma per martedi’ prossimo. In Italia la crisi greca resta al centro del dibattito politico. Continua a “essere ottimista sul futuro dell’Europa” il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, “al di la’ delle vicende che possono destare immediate preoccupazioni”. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha auspicato che “la Grecia possa trovare rapidamente un’equilibrata intesa per riavviare un percorso di stabilita’ e crescita nell’alveo dell’Unione europea, cui Atene appartiene”. Dal canto suo, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco osserva che le tensioni derivanti dalla Grecia sono state “molto inferiori a quelle di cinque anni fa” sui mercati finanziari, che “hanno assorbito meglio” lo shock. “E’ la dimostrazione – ha detto – che effettivamente in questi cinque anni abbiamo messo in atto importanti difese contro le turbolenze”. Restano infine deboli i mercati finanziari. Le borse europee, caute in partenza, hanno chiuso in ribasso e anche Wall Street, sui timori di una ‘Grexit’, ha virato in territorio negativo. (AGI)