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La premier della Nuova Zelanda, Jacinda Ardern, ha fatto notizia portando il suo bambino di 3 mesi all'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, per la gioia dei fotografi. Il padre, Clarke Gayford, ha postato su Twitter la foto del 'badge' del bebé, uguale in tutto e per tutto a quello dei capi di governo, ma con la qualifica di "New Zealand First Baby"

La trentottenne capo del governo ha lasciato il bambino, con il ciuccio in bocca, nelle mani del suo partner, Clarke Gayford, per pronunciare il suo discorso ad un summit in onore di Nelson Mandela. Prima di prendere il bambino tra le sue braccia e baciarlo, sotto lo sguardo tenero degli altri delegati dalla Nuova Zelanda. Dopo Benazir Buttho, la Arden è la seconda donna diventata madre mentre è al governo. 

Con il nuovo decreto su Sicurezza e immigrazione si garantisce "asilo e protezione umanitaria per chi davvero la merita, anche in chiave di sicurezza, ed è venuto fuori un testo molto equilibrato". Ad affermarlo è il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che in un'intervista al Corriere della Sera ha assicurato che il testo approvato dal Consiglio dei ministri garantirà "una maggiore efficienza al sistema".

"Non c'è stata contrapposizione tra me e il collega Salvini, solo normale dialettica governativa", ha precisato il Guardasigilli, spiegando che "certe modifiche" al testo "appartengono alla norma e alla prassi, non significa che uno tirava da una parte e uno dall'altra". "Io ho voluto evitare le espulsioni immediate e automatiche anche per una questione di certezza della pena", ha insistito Bonafede, perché "di fronte a reati gravi abbiamo interesse a far condannare i responsabili, e questo richiede la presenza degli imputati in Italia".

Sulle recenti contrapposizioni tra Salvini e i giudici che lo hanno indagato per la nave Diciotti, Bonafede ha ribadito che "non è il caso di riaprire la stagione dello scontro tra politica e giustizia". Tuttavia ai magistrati il ministro ha ricordato che "se si esce fuori dalla proposta costruttiva per assumere posizioni strumentali o politiche, allora non va bene". "Come quando il segretario dell'Anm", ha ricordato, "discetta sull'ordinamento penitenziario a proposito della tragica vicenda della madre detenuta che ha ucciso due bambini. Arrivando al paradosso che io, per rispetto dei magistrati e delle indagini, non ho detto nulla, i magistrati invece sì".

Non è andato a buon fine il primo tentativo di trapianto facciale in Italia, effettuato nei giorni scorsi al S.Andrea di Roma. Le condizioni generali della paziente permangono buone e non ci sono preoccupazioni per la sua vita, riferiscono i medici, ma in considerazione del permanere della sofferenza del microcircolo, a causa di un sospetto rigetto, si è deciso di procedere alla ricostruzione temporanea del volto con tessuti autologhi della paziente, in attesa di una eventuale ulteriore ricostruzione con tessuti facciali da nuovo donatore. Il prossimo bollettino medico è previsto intorno alle ore 12.00 di domani, 25 settembre.

Esibizione o torneo a inviti? Non è un dettaglio, anche se ce li vendono come tali e, in questo nostro mondo dell’apparire, la forma diventa sostanza. Ma il bluff dura un attimo, tanto impiega Sascha Zverev, che non è ancora smaliziato come il boss della Laver Cup, Roger Federer, a scivolare freudianamente già al primo contatto col microfono: “Sono felice di partecipare a questa esibizione”. L’auto-correzione, “torneo”, è veloce ma comunque tardiva e l’eco rimbomba prestissimo sul web. Perché quella di Chicago, una sorta di Europa-Resto del Mondo, sulla falsariga della Ryder Cup di Golf – magari la rivoluzione della Davis fosse andata in quella direzione! – è una vetrina fatua, ideale per foto, video, interviste, tappeti rossi e serate di gala, con poco tennis autentico e talmente tanti soldi che non vengono dichiarati. Così come nessuno nota come Federer e Kyrgios, assolutamente fuori gioco per l’ultima edizione di Coppa Davis tradizionale la settimana scorsa, sono tornati abili ed arruolati per la meno stressante passerella nella tana dei Bulls.   

Niente punti Atp, solo show

L’offerta è stimolante, nel nome dell’unico tennista che ha chiuso due volte il Grande Slam, la compagnia è importante, a cominciare dai capitani delle due squadre, i mitici Bjorn Borg e John McEnroe, il “divertissment” è sicuramente stuzzicante, con “Il Magnifico” che l’anno scorso ha fatto coppia in doppio con Nadal e quest’anno s’è ripetuto con Djokovic. Ma la Laver Cup resta pur sempre un’esibizione che, senza demonizzare la parola, poiché non mette in palio vittorie ufficiali e punti della classifica Atp, rappresenta semplicemente un premio di fine stagione. Ravvivando quello spicchio di calendario che il tennis non riesce proprio a rivitalizzare dopo l’ultimo Major di settembre a New York. L’ultimo tentativo, cui seguirà la “nuova coppa Davis”, anche se tutti sanno in partenza che l’unica soluzione sarebbe riportare la “quarta zampa” dello Slam a Natale o giù di lì. Cioé la data, che gli Australian Open hanno occupato fino al 1985 per passare poi a gennaio, in testa alla griglia di partenza dei quattro maggiori tornei. 

Lo scambio (politico)

Il problema non sono gli uomini d’affari e nemmeno i dirigenti dilettanti, perché quelli ci sono sempre stati e sempre ci saranno, accompagnati da qualità più o meno valide. Il problema sono i giocatori, gli attori dello sport, che lottano sempre e soltanto contro i soliti due mulini al vento: la stagione è troppo lunga, i primi della classe guadagnano troppo più degli altri. Per accontentarli, i sindacati che gestiscono il tennis pro (Atp e Wta), federazione mondiale (Itf) e organizzatori dei tornei hanno tagliato i propri profitti e hanno allargato la fetta di guadagni per i giocatori delle fasce più basse, accorciando anche la stagione per garantire agli atleti una preparazione invernale adeguata. In cambio, hanno ottenuto regole più ferree sulla partecipazione dei primi della classe ai tornei d’èlite e sugli infortuni spesso tattici, evitando sovrapposizioni di calendario, con annesse tentazioni per i giocatori.  

 Ma i giocatori sono esosi e non sanno controllarsi: vuoi negli appetiti agonistici, vuoi in quelli finanziari. Per cui, non si fermano come dovrebbero per allenarsi e curarsi al meglio, attanagliati come sono dal terrore di smarrire o di non trovare la forma. E così, a fine stagione, pur provati da mesi di dure trasferte, si sobbarcano altri viaggi e partite disagevoli pur di rimpinguare il conto in banca. Il problema non erano di certo le esibizioni che, negli anni 70-80, hanno sdoganato il tennis da sport d’élite a sport sempre più popolare portandolo in zone geografiche sempre più disparate. Il problema sono diventati magari i sottobanco, legalizzati poi come ingaggi belli e buoni, perché i più forti partecipassero a tornei con montepremi più bassi e quindi contro avversari più facili, drogando quindi i risultati.

Problema che le varie riorganizzazioni del circuito non hanno risolto. Finché, nella triade settembre-ottobre-novembre, non sono riapparse le esibizioni, sia pure con la dicitura tornei a inviti, con la regia, magari occulta, ora della Federazione internazionale, ora del sindacato dei tennisti, acuendo le sofferenze di calendario e le frizioni già esistenti fra le due entità. In quest’ottica, l’Atp rilancerà la vecchia coppa delle Nazioni, che si teneva a Dusseldorf come ultimo test sulla terra prima del Roland Garros, spostandola a gennaio in Australia, rompendo le uova nel paniere di Tennis Australia e della Itf.

Il caso Davis

Così, si vendicherà in parte della “nuova coppa Davis” che probabilmente anticiperà a settembre, subito dopo gli Us Open, con un torneo a 64 inviti da 10 milioni di dollari di premi (tutti per il vincitore?), sempre coi soldi della fantomatica società Kosmos, con a capo il calciatore Piqué, che ha assicurato investimenti per 3 miliardi di dollari nei prossimi 25 anni. Meglio o peggio della fantomatica IPTL (International Premier Tennis League), una specie di Team Tennis statunitense fallita dopo due-tre anni insieme al suo sogno di un circuito asiatico? Meglio o peggio del prossimo torneo a inviti che verrà e che creerà nuova confusione?

Il bello delle “vecchie esibizioni” era proprio nell’eccezionalità della situazione, nell’una tantum con in palio solo dollari e non punti in classifica. Offerta chiara, etichetta chiara. Invece le “nuove esibizioni” – e purtroppo anche la “nuova coppa Davis” e probabilmente la “nuova coppa delle Nazioni” – intorpidiscono le acque, sviliscono le regole dello sport, rendono meno comprensibile il limite fra sacro e profano. A cominciare dal discorso dell’invito e quindi della qualificazione che non avviene di diritto. Così, la scala di valore delle gare rischia una preoccupante e irreversibile calcificazione. Da calcio, come minerale e come sport. Qual è più pericolosa? La risposta spetta a Roger Federer, Rafa Nadal e Novak Djokovic che sono diventati mitici col “vecchio tennis” ma stanno contribuendo al “nuovo”. L’unico Fab Four che si oppone è Andy Murray, figlio di Wimbledon, dei gesti bianchi, della noble art.

Le entrate dell’Inps nei primi sette mesi del 2018 (c.d. riscossioni della produzione, esclusi i trasferimenti dallo Stato ed altri enti) ammontano a 119.351 milioni di euro, in deciso aumento (+4,07%) rispetto al medesimo periodo del 2017, quando erano stati incassati 114.686 milioni di euro. L’incremento, spiega una nota, conferma il trend positivo che già si era registrato lo scorso anno rispetto al 2016 (+1,5%), quando nel periodo gennaio-luglio il totale delle riscossioni era stato di 112.988 milioni di euro.

Tutti gli ultimi governi hanno sparato a zero sulle province, fino ad annunciare di averle debellate, quale caposaldo di inutili sprechi. Eppure il 31 ottobre si voterà per rinnovare 47 presidenti e 70 consigli provinciali. Come è possibile? Il decreto milleproroghe, scrive il Sole 24 Ore, ha dato il via alla macchina elettorale, con buona pace della legge Delrio del 2014, che ha trasformato le Province in enti di secondo livello cioè eletti da sindaci e consiglieri comunali del territorio e non dai cittadini.

La riforma costituzionale che le avrebbe dovute cancellare si è arenata sullo scoglio del referendum e ora sta al governo gialloverde esaminare la richiesta dell'Upi di ripristinare 280 milioni di finanziamenti tagliati negli anni scorsi.


I numeri

  • Si eleggeranno 47 presidenti e 70 consigli provinciali
  • Le province nelle Regioni a statuto ordinario sono 76
  • In totale le poltrone da assegnare sono 850

Come funzionano le elezioni

In teoria, sono candidabili tutti i sindaci e i consiglieri comunali interessati. In pratica, potrà essere coinvolto solo il 38% dei primi cittadini. L'altro 62% non ha i 12 mesi di mandato ancora da svolgere previsti dalla riforma Delrio. Il risultato è che l'election day consentirà di riempire tutte le caselle solo a 13 enti sui 47 coinvolti. Gli altri lo faranno a metà o in due tempi. Senza contare che nei 29 restanti (per arrivare alle 76 Province delle Regioni a statuto ordinario) sí voterà nell'arco dei prossimi 4 anni.

Cosa prevede la legge Delrio

Le 76 Province (e 10 Città metropolitane) delle Regioni ordinarie sono diventate enti di secondo grado con un presidente e un consiglio provinciale (tutti senza gettone) eletti tra i sindaci e i consiglieri comunali di zona. Non esistono più le giunte. Le Regioni hanno deciso quali funzioni lasciare loro e quali riprendersi. La riforma costituzionale avrebbe dovuto sopprimerle, ma è stata bocciata con il referendum

Le province ora costano il 32% in meno, con un taglio da 5 miliardi di spese nel 2010 a 3,45 del 2015, di cui solo 1,38 di funzioni fondamentali. Gli investimenti, poi, sono crollati del 63%, passando da 1,93 miliardi del 2008 a 0,71 del 2017.

Beni per 150 milioni di euro sono stati confiscati  all'86enne editore del quotidiano "la Sicilia" di Catania, Mario Ciancio Sanfilippo, imprenditore attivo anche nel campo immobiliare e sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Il provvedimento, richiesto dalla Direzione distrettuale antimafia ed emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Catania, colpisce conti correnti, polizze assicurative, 31 società, quote di partecipazione detenute in ulteriori 7 società e beni immobili.

Sono passati ben trentun anni dall’uscita del primo Mega Man, conosciuto in patria come Rock Man, e di capitoli dedicati al celebre androide blu ne sono stati sviluppati a iosa. Seppur con i suoi alti e bassi, assolutamente giustificabili per una serie così longeva, siamo arrivati all’undicesima iterazione del filone principale, prevista per il prossimo 2 ottobre su PC, PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Switch.

Siamo stati di recente negli uffici di Digital Bros. per provare una build recente del gioco che ci ha permesso di testare con mano quello che ci aspetterà in questa nuova avventura.

mega man 11 provato

Ve lo anticipiamo già: Mega Man 11 vi farà arrabbiare, e tanto. I quattro livelli che abbiamo provato sono stati fonte di ingiurie pesantissime nei confronti delle più importanti entità religiose da cui si potesse attingere. E dire che lo abbiamo provato in modalità casual, ovvero il livello di difficoltà consigliato a chi non gioca da tantissimo alla serie. Il gioco mette a disposizione, infatti, ben tre livelli di difficoltà con cui cominciare, più uno ancora più estremo che verrà sbloccato solo a gioco terminato. La difficoltà incide sulla quantità di danni che Mega Man può ricevere, sul numero di checkpoint disponibili e sulla quantità di oggetti che è possibile trovare in giro per il livello.

Mega Man 11 si presenta esteticamente molto rinnovato rispetto agli ultimi due capitoli usciti durante la passata generazione, proponendo per la prima volta una grafica 2.5, con personaggi poligonali 3D su sfondi bidimensionali. A livello di gameplay, invece, le meccaniche sono identiche a quelle riproposte sin dal primo capitolo nel lontano 1987. All’inizio del gioco, infatti, sarà possibile scegliere in totale libertà l’ordine dei livelli per avanzare nell’avventura, semplicemente selezionando il volto del boss che andremo ad affrontare al termine di ciascuno stage. La selezione dei livelli è un fattore che non va sottovalutato, perchè storicamente Mega Man ci ha insegnato che ciascun boss ha delle debolezze verso determinati poteri di altri boss, quindi finire gli stage con un ordine ben preciso potrebbe essere un fattore determinante per proseguire con più tranquillità e naturalezza. Ricordiamo infatti che uno degli aspetti che sempre caratterizzato Mega Man è infatti la sua possibilità di acquisire i poteri di tutti i boss che lui sconfigge per poi utilizzarli a piacimento nei livelli successivi.

Mega Man 11

Come nei capitoli passati , anche qui Mega Man dovrà attraversare i vari quadri sparando ai nemici, schivando l’impossibile e saltando sulle varie piattaforme cercando di stare attento a non cadere. Le novità derivano tutte dall’utilizzo dei due Gears, due poteri che permettono al nostro robottino preferito di rallentare il tempo o di raddoppiare i danni. Soprattutto la meccanica del tempo è l’elemento su cui si basa la perfetta esecuzione per terminare un livello subendo meno danni possibile e far fronte ai vari grattacapi che si incontreranno durante l’attraversamento delle aree di gioco. Ovviamente non è abusabile: se usata per troppo tempo, rischia di mandare Mega Man in sovraccarico e bisognerà aspettare un po’ di tempo prima di poter riutilizzare i Gears.

Sebbene l’introduzione dei Gears sia una caratteristica interessante del gameplay, dobbiamo ammettere che il level design non contribuisce a renderla funzionale al meglio, visto che spesso pare non ci sia una logica su come siano posizionati i nemici, così come il tempismo di alcuni ostacoli da schivare. A volte, solo la fortuna di arrivare nel giusto momento in una determinata schermata vi permetterà di superarla in maniera adeguata. Questa è la principale fonte di stress e rabbia di cui vi anticipavamo prima, un problema che a memoria non accadeva nei capitoli precedenti della serie. A questo si aggiunga il fatto che alcune hitbox di alcuni elementi a schermo sono completamente sballati, facendovi sbagliare dei salti che comporteranno alla vostra morte (e ricordiamo che perdere tutte le vite a disposizione, significa ricominciare il livello daccapo).

Nonostante tutto, Mega Man resta Mega Man, e la soddisfazione di battere i boss dopo tanti tentativi e studio dei pattern è tangibile. Nonostante gli attacchi di ira frequenti, il gioco diverte e invoglia la prosecuzione, soprattutto nella curiosità di scoprire nuovi poteri e le loro applicazioni. Resta da capire se ciò basterà a Mega Man 11 per affermarsi nel 2018: il mondo dei platform a scorrimento è stato alimentato da indie di tutto rispetto, che forse osano addirittura di più anche in termini di direzione artistica, oltre che di gameplay.

Mega Man 11

Mega Man 11 non ci ha pienamente convinto, principalmente per problemi di level design. Ma non fasciamoci la testa prima di sbatterla: il giudizio definitivo va fatto, come sempre, solo in sede di recensione, quindi non ci resta che aspettare ancora qualche settimana per scoprire il verdetto.

L’articolo Mega Man 11 – Provato proviene da GameSource.

Almeno cinque persone sono morte, compreso un ragazzo di 12 anni, e migliaia di abitazioni sono state danneggiate in seguito alle forti piogge e alle alluvioni avvenute nel nord-ovest della Tunisia nel fine settimana. Secondo l’agenzia di stampa Tap, almeno 12 distretti del governatorato di Nabeul hanno subito da sabato piogge torrenziali e inondazioni. Il portavoce del protezione civile locale, Moez Triaa, ha confermato che tra le vittime figura anche un 12enne rimasto folgorato a Cap Bon. Una persona risulta tuttora dispersa, un 70enne residente nella regione di Takelsa. Salwa Khiari, governatore di Nabeul, ha dichiarato che tutte le strade sono state ripulite e che gli aiuti saranno distribuiti alle vittime dell’inondazione a partire da oggi. 

Ti sconto l'assicurazione sulla vita se in cambio fai esercizio fisico. E' la proposta di alcune compagnie, tra le quali l'americana John Hancock Insurance. Una possibilità offerta dalla tecnologia. E in particolare da smartwatch e bracciali per il fitness.

Sono i dispositivi indossabili, infatti, a fornire le prove dell'attività fatta dagli assicurati. Le compagnie ci guadagnano perché avere clienti in salute significa, in media, che avranno vite più lunghe. Ricevono quindi premi più a lungo e passa più tempo prima di dover sborsare la cifra assicurata.

Ghiotti incentivi

La salute, però, potrebbe non essere un incentivo sufficiente per i clienti. Ecco perché John Hancock ha studiato una serie di incentivi. Chi accetta di indossare un bracciale intelligente, paga premi ridotti e ha sconti sui prodotti di alcune società e su alcune piattaforme online. Un altro incentivo riguarda la possibilità di avere un dispositivo gratuito.

John Hancock offre di finanziare l'acquisto, tra gli altri, di Apple Watch e Fitbit. Se il cliente fa sport e raggiunge gli obiettivi del suo allenamento, paga rate minime o nulle. Se invece si dimostra pigro, il prezzo sale, fino a quindici dollari al mese. In sostanza, quindi, mantenersi in forma permette di avere gratis smartwatch che costano qualche centinaio di dollari e di risparmiare sui premi.

Dati a go-go

In cambio, le compagnie assicurative come John Hancock possono contare su un altro vantaggio. Oltre a un flusso di denaro più duraturo, ottengono dati. Informazioni sensibili, perché riguardano la salute, rilevate (potenzialmente) 24 o ore su 24. Non è necessario indossare sempre lo smartwatch. Quando si slaccia il cinturino, si deve però attivare il gps dello smartphone per provare che si sta correndo al parco o si stanno facendo esercizi in palestra.

John Hancock ha spiegato a Quartz che i dati non sono condivisi o venduti a terze parti. Restano solo a disposizione della società. Che, a quanto pare, non avrebbe avuto rimostranze dei clienti sulla privacy. Forse perché custodire dati sensibili non è una novità per le compagnie assicurative. Ci sono anche altre società, come United Healthcare e la startup Oscar, che utilizzano gli orologi intelligenti in cambio di condizioni più favorevoli.

Sarà questo il futuro delle assicurazioni sulla vita? Possibile, anche perché – come dimostra l'elettrocardiografo mondato sull'Apple Watch 4 – i nuovi wearable iniziano a puntare non solo sul benessere ma anche sulla sanità. Tuttavia, questo tipo di contratti non è adatto a tutti. Tendono infatti a escludere o penalizzare chi ha problemi tali da ridurre la sua capacità di muoversi, come impedimenti fisici e depressione.