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Pimpi, il cane di Susanna Tamaro, è stata uccisa con una polpetta avvelenata. La scrittrice, che l'aveva adottata sei mesi fa dal canile di Orvieto, dove ora vive, l'ha ricordata con uno struggente post su Facebook, un ultimo saluto carico di amore per un essere in compagnia del quale avrebbe voluto vivere per anni.

L'epitaffio per Pimpi

"Ti ho cercata a lungo e, alla fine, ti ho trovata dietro le sbarre di un canile – scrive Susanna Tamaro – per un mese, come la Volpe con il Piccolo Principe, sono venuta a trovarti con regolarità perché volevo essere certa che la gioia che provavo io nel vederti la provassi anche tu. E alla fine, quando ti ho portato a casa, è stato subito un grandissimo amore. Eri intrepida, ma mai fanatica, allegra e ubbidiente, amavi i cani, i gatti, i bambini. Amavi il mondo intero e i tuoi occhi osservavano il mondo con inesausta curiosità".

"Avresti dovuto essere il cane della mia vecchiaia, piano piano, con gli anni, avremmo rallentato il passo insieme – scrive ancora – e poi, un giorno ci saremmo seduti sulla panca davanti casa e avremmo visto il sole tramontare, consapevoli che, oltre il tramonto del giorno, quello sarebbe stato anche il tramonto della nostra vita. Nei lunghi anni di compagnia, con la tua gioiosa felicità saresti stata l'antidoto naturale all'inevitabile malinconia del passare degli anni. Ma purtroppo non è stato così. Pimpi è morta ieri, uccisa da un boccone avvelenato. Era con me da appena sei mesi".

"Addio, piccolo raggio di luce, meraviglioso arcobaleno che hai allietato un tempo purtroppo così breve", conclude. 

Come viene punito chi avvelena gli animali

Riccardo Manca, vicepresidente di 'Animalisti Italiani onlus', fa un appello al governo dopo "questo ennesimo crimine a danno di un essere indifeso" affinché siano inasprite "le pene verso chi maltratta o uccide gli animali. Il Parlamento deve trasformare in legge le previsioni dell'ordinanza ministeriale (n.161 del 13-07-2018) contro i bocconi avvelenati – aggiunge – e soprattutto adottare delle misure restrittive sulla vendita delle sostanze velenose facilmente reperibili in commercio. Questi prodotti tossici rappresentato tra l'altro una minaccia per l'ambiente, avvelenando la catena alimentare, si inquina il suolo e le sue falde acquifere".

"La nostra associazione si costituirà parte civile – aggiunge Manca – chi ha visto qualcosa denunci l'accaduto, anche in modo anonimo. Chiediamo all'amministrazione comunale, come previsto dalla legislazione nazionale vigente, di intensificare immediatamente i controlli nelle zone in cui vengono segnalate queste problematiche, e bonificare l'area in cui è stato rinvenuto il boccone avvelenato. A Susanna esprimiamo il nostro cordoglio per la perdita di un fido compagno di vita".

"Solidarietà e vicinanza all'amica Susanna Tamaro per la morte della sua cagnetta, uccisa dal 'solito' boccone avvelenato" viene dall'onorevoe Michela Vittoria Brambilla. "E' sorprendente, in materia, l'inerzia del governo e dello stesso Parlamento – aggiunge l'ex ministro – eppure non dovrebbe essere cosi' difficile trasformare in legge l'ordinanza ministeriale, che viene reiterata ogni anno, e rafforzarla, come prevede una proposta di legge che ho firmato e depositato il primo giorno di questa legislatura, introducendo nel codice penale un articolo specifico che punisca chi 'prepara, miscela, detiene, utilizza, colloca o abbandona esche o bocconi avvelenati o contenenti sostanze nocive o tossiche, compresi vetri, plastiche e metalli o materiale esplodente, che possono causare intossicazioni o lesioni o la morte di una persona o di un animale'". 

L'addio a Trudy

Ad agosto 2017 la scrittrice aveva perso un altro cane cui era molto affezionata, Trudy, e aveva raccontato sempre su Facebook del momento in cui si era sentita pronta ad accogliere un altro animale. "Comincio a sentire quella vaga inquietudine a cui ormai ho imparato a dare un nome" scriveva nel giugno 2018, "Desiderio di un altro cane. Ci sono alcune persone che, dopo aver perso un fedele amico a quattro zampe, si rifiutano di prenderne un altro perché non sono in grado di superare il dolore del distacco. Io non sono tra quelle. I cani fanno troppo parte della mia vita perché possa pensare di farne a meno. In questo momento sono al minimo storico, ne ho solo due. Certo, non intendo tornare ai fasti di un tempo quando di cani ne avevo addirittura sette perché non sono più così giovane, tuttavia penso di avere spazio nel mio cuore e nella mia casa per un paio di amici pelosi. E così ho iniziato ad andare in giro per i canili alla ricerca di uno o più colpi di fulmine. 

 

Investindustrial – il fondo di investimento di Andrea Bonomi, fondatore del gruppo Bonomi Bolchini – ha firmato un accordo definitivo per l’acquisizione di Jupiter Holding I Corp., proprietaria di diversi marchi di spa e prodotti per il bagno e per il benessere, fra i quali Jacuzzi. A vendere sono stati alcuni fondi di investimento affiliati ad Apollo Global Management, Llc, Ares Management Corporation e Clearlake Capital Group, L.P.. Investindustrial ha invitato Nottingham Spirk Design Associates a diventare partner per l’innovazione e per il design di prodotto e a co-investire nella Società in qualità di azionista di minoranza. I termini dell’accordo non sono stati divulgati. La transazione è soggetta all’approvazione delle autorità di vigilanza ed è previsto che si chiuda nel primo trimestre del 2019. Jacuzzi Brands è un produttore globale di spa di alta gamma, swim spa, vasche idromassaggio, vasche da bagno, saune, bagni turchi, docce emozionali e prodotti e accessori da bagno correlati. La Società opera attraverso diversi marchi fra cui Jacuzzi, Sundance, Dimension One Spas, Hydropool, ThermoSpas e BathWraps. Il brand principale dell’azienda, Jacuzzi, è il più conosciuto al mondo nel settore delle spa e dell’idroterapia. Jacuzzi Brands, fondata nel 1956 da una famiglia italiana, è leader indiscussa nel mercato europeo delle spa e co-leader in quello americano. La società ha registrato un fatturato di circa 500 milioni di dollari nel 2018, opera attraverso 8 stabilimenti distribuiti in Nord America, Europa e Sud America con oltre 100.000 mq di superficie manifatturiera. La principale sede produttiva europea si trova a Valvasone in provincia di Pordenone, nel Nordest dell’Italia. (AGI)

E anche Amazon ci prova: starebbe lavorando a una piattaforma in streaming per videogiochi. Una sorta di Netflix che, in cambio di un abbonamento, permette l'accesso – via cloud – ai titoli anziché alle serie tv. Lo riporta The Information. Amazon non è digiuna del settore: risale al 2014 l'acquisizione, per 940 milioni di dollari, di Twitch, la piattaforma che permette di trasmettere partite ed eventi. Un po' come Youtube, ma concentrata solo su videogiochi e e-sport. Dalla sua, Amazon ha i suoi imponenti servizi di cloud, che rappresentano la base da cui partire. Il gruppo di Jeff Bezos potrebbe inoltre sfruttare la leva di Prime: non è escluso, infatti, che possano essere formulati nuovi “pacchetti” con all'interno diversi servizi su abbonamento di Amazon. E poi ci sono le possibili intersezioni con Twitch.

La concorrenza cresce

Amazon vuole ampliare il proprio presidio, in un settore sempre più affollato. Sony, con PlayStation Now, permette già l'accesso in streaming a 700 titoli. Anche Microsoft, con Xbox Game Pass, ha un servizio simile. Oltre ai due storici produttori di console, il nuovo arrivato è Google. Il 5 ottobre ha battezzato i test di Project Stream, al momento disponibile solo per un ristretto gruppo di giocatori. La piattaforma è nata da un accordo tra Google e Ubisoft (società francese che sviluppa e pubblica videogiochi) e permette ai giocatori di provare su portatili e pc (con il browser Chrome) l'ultimo capitolo di una saga di successo: “Assassin's Creed Odyssey”. Il test è quindi partito con un solo gioco, un accesso limitato e gratuito. Ma, vista la concorrenza, è solo l'inizio.

Il futuro sulla nuvola

Perché questa corsa proprio adesso? La ragione non è solo una. Il settore è sempre più ricco, popolato da una platea appassionata e disposta a spendere. E l'interesse nei grandi gruppi tecnologici non è certo nuovo. A quanto pare, prima che Amazon ci mettesse le mani sopra, anche Google avrebbe tentato di conquistare Twitch. Nei prossimi mesi, poi, una spinta decisiva arriverà dalla tecnologia. I videogiochi in streaming sono uno dei settori in cui il 5G avrà un impatto immediato e tangibile. Il perché lo aveva spiegato Google al lancio di Stream: “L'idea di trasmettere contenuti così ricchi di elementi grafici e che richiedono una reazione quasi istantanea tra il controller e quello che vediamo sullo schermo pone una serie di sfide”.

Nelle serie tv e nei film, qualche secondo di ritardo è ammissibile. Lo è meno nelle dirette (vedi Dazn). E per nulla in una partita, dove serve una risposta “in millisecondi” senza “alcun degrado grafico”. Il 5G, tra i suoi vantaggi, ha proprio questo: un minore tempo di latenza. Cioè un intervallo praticamente nullo tra comando e risposta. La velocità con cui questi servizi progrediranno e gli utenti si adatteranno dirà molto sugli scenari futuri del settore. Se il gioco si trasferisse in cloud, il ruolo di console, componentistica e vendita dettaglio verrebbe completamente ridisegnato.

Otto anni dopo, la Rivoluzione dei Gelsomini è poco più che un ricordo. Poche rivendicazioni sono state concretizzate e non molti traguardi sono stati raggiunti. La Tunisia, che diede il via alla Primavera araba, si ritrova nel 2019 attanagliata tra una crisi economica e sociale che soffoca la popolazione e un sempre più violento movimento jihadista che condanna il Paese allo stato di emergenza dal 2015. A peggiore il quadro generale ci sono poi i contrasti interni agli apparati dello Stato che vedono una forte contrapposizione tra il presidente della Repubblica, Beji Caied Essebsi, e il premier Youssef Chahed, in forte contrapposizione politica con il figlio del presidente.

Il 35% dei giovani non ha lavoro

Il 2018 si è chiuso con forti proteste, ancora una volta innescate dall'immolazione per disperazione, questa volta di un giornalista precario nella città di Kasserine, e il 2019 si apre con uno sciopero generale dei dipendenti pubblici, convocato per giovedì prossimo. Malgrado sia l'unico Paese delle Primavere arabe che ha realizzato con successo la transizione democratica, ottenendo importante conquiste sul fronte dei diritti, in particolare delle donne e delle minoranze, la Tunisia deve ancora fronteggiare una grave crisi economica con la disoccupazione giovanile al 35%, quella generale è al 15%, e una corruzione diffusa. Il governo ha ottenuto un prestito di due miliardi e mezzo al Fondo Monetario Internazionale ma in cambio ha dovuto garantire una serie di riforme nel segno dell'austerità.

Un anno cruciale

A pesare sulla vita quotidiano dei tunisini c'e' l'inflazione ormai stabile sopra il 7% e una continua svalutazione del dinaro. Il 2019 sarà cruciale: le elezioni legislative e presidenziali previste alla fine dell'anno potrebbero modificare sensibilmente o addirittura bloccare il percorso del Paese verso la democrazia. Nel suo discorso di fine anno, il presidente Essebsi ha chiesto che sia garantito "un clima adeguato per svolgere le elezioni in buone condizioni", spiegando che "l'astensione è fuori luogo, ogni tunisino deve esprimere la sua voce, scegliere coloro che lo rappresentano e assumersi la sua responsabilità".

Nel frattempo va avanti lo scontro tra il governo e i sindacati. Secondo il segretario generale dell'Unione sindacale generale tunisina (Ugtt), Noureddine Taboubi, "le trattative con il governo stanno procedendo molto lentamente e sono ben lontane da una conclusione. Niente fa presagire la possibilità di un accordo e l'annullamento dello sciopero. Il potere d'acquisto dei cittadini si è deteriorato e i prezzi al consumo sono aumentati". Oggetto della discordia è l'aumento degli stipendi pubblici, che secondo i sindacati dovrebbero essere adeguati al crescente costo della vita, ma che il governo respinge per non far saltare gli accordi con il Fondo monetario internazionale. La continua pressione dell'Ugtt si tramuta spesso in intransigenza e rischia di minare la fiducia tra le parti sociali. La tensione è già altissima.

Un nuovo sacrificio

Il 24 dicembre scorso, Abderrazak Zorgui, cameraman 32enne precario si è dato fuoco sulla piazza dei Martiri di Kasserine per protestare contro la disoccupazione. L'ondata di proteste e scontri si è allargata dalla citta' al confine con l'Algeria anche a Tunisi,. Il reporter prima di immolarsi aveva postato su Facebook un appello ai disoccupati della regione a scendere in piazza per reclamare il loro diritto al lavoro e ad un futuro migliore. Aveva accusato il governo di trascurare Kasserine con il pretesto della lotta al terrorismo nella regione. Allo scontro sociale si somma la concreta minaccia di terrorismo. Solo il 3 gennaio scorso, a Sidi Bouzid, la stessa città di Mohammed Bouazizi (l'ambulante che con la sua immolazione fece scattare la rivoluzione), due jihadisti si sono fatti saltare in aria perché braccati dalla polizia. Lo stato di emergenza è stato, ancora una volta, prorogato.

Dopo l'espletamento delle ultime pratiche legali con la Bolivia, Cesare Battisti è salito sul volo che lo riporterà in Italia. L'arrivo a Ciampino è previsto nel primo pomeriggio. Catturato dopo essere entrato illegalmente in Bolivia, Battisti è stato immediatamente espulso e consegnato dall'Interpol Bolivia alla controparte italiana all'aeroporto di Santa Cruz.

"Regalo a Salvini? Lavoro di squadra"

Roma si appresta ad accogliere quindi il terrorista che sconterà l'ergastolo per i quattro omicidi commessi all'epoca della militanza nei Proletari Armati per il Comunismo. In Italia intanto infuria la polemica. "Tutti hanno cercato di mettere il cappello sull'arresto di Battisti ma vale – riferiscono fonti parlamentari della Lega – il ringraziamento di Bolsonaro a Salvini". Il messaggio del figlio del presidente Bolsonaro che parla di "regalo" al ministro dell'Interno? "Non mi esprimo su questo, lo ritengo poco importante. Quello che è importante, invece, è che c'è un lavoro di squadra", taglia corto il responsabile della Giustizia, Alfonso Bonafede. Ieri mattina si è subito mosso il presidente del Consiglio Conte che tra l'altro ha avuto un colloquio telefonico con Salvini e il Guardasigilli. Il tentativo subito portato avanti dall'esecutivo è stato quello di far arrivare subito Battisti in Italia (con l'ipotesi di uno scalo a Brasilia).

In un primo momento sembrava che i tempi della 'consegna' potessero allungarsi. Il premier ha sentito al telefono il presidente del Brasile. Poi la svolta: "Battisti rientrerà in Italia nelle prossime ore, con un volo in partenza da Santa Cruz e diretto a Roma", l'annuncio del Capo dell'esecutivo nel pomeriggio.

Altri 50 terroristi nel mirino

Ora la Lega punta ad estradare altri 50 terroristi che si sono rifugiati all'estero. "Certi scrittori, intellettuali e cantanti firmavano appelli per Battisti. Sono orgoglioso di essere nemico di certa gentaglia", afferma Salvini. Soddisfazione quasi bipartisan tra i partiti, anche se nella sinistra radicale c'è chi ha parlato di "amnistia" per Battisti. FI e Fdi si congratulano con le forze della polizia, il Pd ha espresso soddisfazione per l'arresto del terrorista. Ma i dem alzano il tiro: "Dai titoli del tg Rai – scrive in un tweet Anzaldi – scompare la soddisfazione espressa dal Pd, sebbene siano intervenuti i due ex premier Renzi e Gentiloni che al Governo hanno sempre mantenuto una posizione netta contro la fuga del killer in Brasile. Disinformazione continua". "Sull'arresto di Battisti le polemiche non hanno senso. Dobbiamo solo un grazie enorme a Polizia e Intelligence. Oggi vince la giustizia, non un partito politico. Oggi vincono le istituzioni, non gli ultras. Oggi vince la democrazia, non il terrorismo", rilancia Renzi.

Eni entra per la prima volta nell'Emirato di Sharjah, Emirati Arabi Uniti, acquisendo i diritti esplorativi delle aree onshore A, B e C.
Il sovrano dell'Emirato di Sharjah, Sultan bin Muhammad Al-Qasimi, e l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, hanno partecipato oggi alla cerimonia di assegnazione a Eni dei diritti di esplorazione delle Aree A, B e C.

L'accordo è il risultato della prima gara internazionale competitiva per l'assegnazione di aree esplorative nell'Emirato, lanciato nel 2018 dalla Sharjah National Oil Corporation (SNOC) per esplorare e sviluppare nuove risorse di idrocarburi attraverso nuove alleanze strategiche. Le concessioni Area A e Area C coprono rispettivamente un'area di 437 e di 1.184 km2. Eni sarà operatore con una quota del 75% mentre SNOC sarà partner con una quota del 25%. La concessione Area B si estende su una superficie di 264 km2. SNOC sara' Operatore con una quota del 50% e Eni sara' partner con il restante 50%.

"Per la mano i medici sono riusciti a salvare tutto, per la gamba la cosa è più complessa". Lo scrive don Giuseppe Grignano, fratello di Angela una giovane originaria di Trapani rimasta ferita nell'esplosione avvenuta ieri a Parigi. Il fratello – che è parroco a Castellammare del Golfo – sta informando i fedeli della sua parrocchia e della comunità di Xitta (frazione originaria della famiglia Grignano) su quanto sta accadendo alla sorella.

"L'esplosione non ha colpito nessun organo vitale – dice attraverso un messaggio WhatsApp – tuttavia risultano gravemente danneggiati una mano e una gamba. risultano recise molti vasi sanguigni e nervi, stanno provando a recuperare il più possibile senza arrivare alla più peggiore delle ipotesi che è l'amputazione".

Per adesso Angela Grignano – insegnante di danza che si era trasferita a Parigi da un mese e mezzo, anche per proseguire gli studi di ballo – eè in coma farmacologico e il fratello, assieme ai genitori, sono arrivati all'ospedale di Laribosiere. La giovane italiana di 24 anni rimasta vittima nell'esplosione avvenuta a Parigi per una fuga di gas nel pomeriggio di ieri è stata sottoposta a un intervento all'ospedale Lariboisiere a una mano e – secondo le informazioni riferite all'AGI da alcuni amici presenti in ospedale – i medici si sono detti soddisfatti dell'esito.

La giovane di Trapani, ha riportato delle gravi ferite anche a una gamba e un piede. Sin dal primo momento i medici hanno precisato che la vita di Angela non è mai stata a rischio ma adesso si attende l'arrivo dei genitori per valutare ulteriori interventi medici.

La giovane si trovava a Parigi da un mese e mezzo e lavorava come cameriera nel ristorante dell'hotel Ibis in attesa di proseguire la sua carriera nel mondo della danza: per dieci anni ha frequentato una scuola di danza nella frazione trapanese di Xitta e negli ultimi anni aveva insegnato prima di trasferirsi a Roma. Secondo le prime testimonianze la giovane era appena uscita dal ristorante in cui lavorava per fumare una sigaretta ed è così rimasta coinvolta nell'esplosione. I soccorsi l'hanno trasportata al nosocomio parigino a bordo di un elicottero. Dell'episodio è stato rapidamente informato il Consolato che ha contattato i genitori, attesi in serata a Parigi.

Ancora tu. Sembra un miraggio anche a lui: vent’anni di fila agli Australian Open a Melbourne, che poi sono anche vent’anni d’amore con Mirka, allora collega slovacca dal cognome Vavrinec, oggi signora Federer. Roger Il Magnifico non solo c’è ancora, ma è pure il campione uscente delle ultime due edizioni (e di sei complessive) della prima prova stagionale Slam ed il secondo favorito dei bookmakers per la vittoria finale – a 6.50 – , a dispetto dei 37 anni suonati e della classifica che gli antepone il redivivo “Cannibale” Novak Djokovic (a 2.15) e “Lazzaro” Rafa Nadal ( a 10), che resuscita appena sente il profumo del grande tennis. 

La scommessa è giusta: RogerExpress è tutto un sorriso, in linea con l’etichetta Happy Slam del mega-torneo “down under” che allunga le vacanze estive e riabbraccia tutti i protagonisti, belli carichi di energie e di speranze. Anche se in realtà, sul cemento gommoso, la pacchia dura poco, sotto il sole che brucia anche a 40 gradi, assediati da 743mila spettatori, contro tutte quelle facce col coltello fra i denti, i giovani, promossi dal circuito minore come i veterani, vecchi solo all’anagrafe, a caccia degli ultimi giorni da leoni prima di tornare umani. Anche perché i denari in ballo sono tanti: dai 75mila dollari australiani del primo turno ai 4.100mila del titolo di singolare. 

Ma la sopravvivenza in Australia è durissima. Lo sa bene Federer che le ultime due volte l’ha spuntata solo allo sprint, contro Nadal e Cilic, con l’aiutino della programmazione agevolata: l’hanno fatto giocare solo di sera, sul centrale intitolato al mitico Rod Laver (l’unico che ha chiuso due volte il Grande Slam). Avrà il pubblico alleato più che mai, anche in modo rude, antipatico contro i rivali diretti. Il sorteggio gli ha disseminato la strada di mine come Tsitsipas, Basilashvili, Khachanov e Bautista Agut, ma l’ha inserito nella parte bassa, con un Rafa ancora acciaccato e senza partite nelle gambe, che avrà le sue gatte da pelare contro Anderson, Isner, Dimitrov, magari Berdych.

In alto, in senso figurato, come tabellone, e anche concreto, come classifica, come risultati, come classifica e come fiducia, Djokovic supera perfino Roger nella gara dei sorrisi e della disponibilità: in allenamento, ha scherzato l’ex Fab Four, Andy Murray dalle anche sbilenche, ha giocherellato nell’esibizione contro l’Avatar a sua immagine e somiglianza, si sente di nuovo il più forte e non si preoccupa di certo dei primi ostacoli di crociera, come il ritrovato Tsonga e l’acerbo Shapovalov. Più duro sarebbero poi l’intelligente Medvedev e magari Nishikori, una tantum, senza cerotti. Poi il super-super-serbo si affaccerà allo spicchio dei grandi dubbi: contro Sascha Zverev finora inadatto agli Slam e con la bua al tendine d’Achille, contro il rientrante Wawrinka, contro pazzerello Kyrgios, contro bum bum Raonic e contro Amleto Thiem.

Il transito in quel cerchio di dannati, anche come dispendio di energie, segnerà il destino del “campione di gomma”: volerà al titolo numero 15, ripartirà alla rincorsa della storia puntando al Grande Slam e al record di 20 trionfi di Federer o frenerà clamorosamente dopo la poderosa accelerata di Wimbledon-Us Open 2018?

Fra le donne, Serena, da campionessa uscente e 7 volte regina di Melbourne, peraltro incattivita dagli ultimi autogol nelle finali di Wimbledon e Us Open, e sempre a caccia dello storico aggancio al record di 24 Slam di Margaret Smith Court, è la favorita dei bookmaker (a 5). Ed è messa benissimo, nella parte alta del tabellone, con la numero 1 del mondo, Halep, seconda favorita  dei bookmakers (a 12). La sua speranza è di entrare in forma per i quarti dove dovrebbe incrociare Karolina Pliskova e magari prendersi la rivincita della figuraccia di Flushing Meadows contro Naomi Osaka (anche lei data a 12)  in semifinale. Sempre che la baby nappo-statunitense sia guarita dalla sbornia di New York e sia in grado di dribblare le mine vaganti Azarenka, Hsieh e Svitolina (anche lei a 12). 

La seconda metà del tabellone è molto più dura, con la numero 2 del mondo, la sempre più solida e convinta Angelique Kerber (pure lei data a 12 dai bookmakers) e Kvitova, che picchia più forte di tutte, ma più di tutte può risentire dell’estate australiana, e un nugolo di lottatrici, da Wozniacki a Sabalenka – l’outsider dei telecronisti ESPN, Chris Evert e Patrick McEnroe -, da Ostapenko a Sharapova, da Barty a Tsurenko. 

Una vera lotteria: negli ultimi otto Slam ci sono state altrettante regine diverse, strada facendo ci sono state sorprese giovani ma, in Australia, da Azarenka 2012, vincono solo le veterane. Fra gli uomini, l’eta Slam si alza ancor di più: l’ultimo giovane a trionfare è stato il 20enne Juan Martin Del Potro agli Us Open 2009 e, agli Australian Open, nel 2008, il coetaneo Novak Djokovic. Poi i soliti noti hanno gridato che il tennis non è paradiso dei giovani.

In attesa dei provvedimenti su reddito di cittadinanza e quota cento M5s e Lega duellano sulla Tav. Il partito di via Bellerio cavalca l'onda del Sì alla Torino-Lione e chiede all'alleato una mediazione, affinché non salga sulle barricate. Ma Di Maio, pur non contestando la partecipazione della Lega questa mattina in piazza a Torino, respinge ancora una volta anche l'ipotesi referendum caldeggiata di nuovo da Salvini, anche se poi 'apre' alla possibilità che a chiederlo siano i cittadini.

I pentastellati hanno rinviato la discussione del 'dossier' ma rischiano di finire nell'angolo soprattutto se la partita Tav dovesse essere giocata in Parlamento. C'è la tentazione soprattutto da parte delle forze d'opposizione di tentare un 'blitz' alla Camera e al Senato, presentando per esempio una mozione, con l'obiettivo di 'spingere' la Lega a metterci la faccia sull'opera infrastrutturale.

Ma al momento la 'querelle' è tutta politica, Di Maio ha ribadito che deve parlare il contratto di governo, non altro. Intende attenersi al contratto anche Salvini nel chiedere a Conte di evitare promesse ai sindaci sul dl dl sicurezza e soprattutto a Avramopoulos sul tema dell'immigrazione. Il premier lunedì vedrà infatti sia l'Anci che il Commissario europeo per le Migrazioni e gli Affari interni. Con quest'ultimo il presidente del Consiglio parlerà degli immigrati della Sea Watch che arriveranno in Italia per essere accolti dalla Chiesa Valdese.

Leggi anche: Tav, la verità dei fatti

"Per quanto mi riguarda dopo che dall'Italia saranno partiti i migranti che devono essere ricollocati in Europa", l'alt imposto dal responsabile del Viminale. Il premier inviterà l'Europa a farsi carico della questione, con lo scopo di scardinare il sistema che prevede una ridistribuzione solo su base volontaria. Anche Salvini incontera' Avramopoulos ma per ribadire la linea dei porti chiusi.

In settimana potrebbe esserci un vertice di maggioranza per fare il punto soprattutto sulle misure da varare ma restano diversi fronti aperti, anche se su legittima difesa e il tema dei referendum propositivi (con quorum al 25%) i due azionisti dell'esecutivo hanno trovato una sintesi. Sintesi che al momento sulla Tav appare lontana. Alle porte c'è il voto regionale (il 10 febbraio in Abruzzo e il 24 in Sardegna) ma soprattutto l'appuntamento con le Europee di fine maggio.

Torna a colorarsi di arancione Piazza Castello: dopo la manifestazione del 10 novembre scorso oggi, con un flash mob, organizzato dalle sette 'madamin', dall'ex sottosegretario Mino Giachino e dall'Osservatorio 21, si è nuovamente chiesto di proseguire i lavori della Tav Torino-Lione.

In piazza, questa volta, ci sono un centinaio tra sindaci e amministratori, con o senza fascia, provenienti da tutto il Nord del Paese, oltreché dal Piemonte e dalla Val di Susa, accanto al presidente del Piemonte Sergio Chiamparino e al Governatore della Liguria Giovanni Toti. C'è chi indossa un gilet arancione, chi una pettorina di colore arancio, chi semplicemente l'adesivo che dice Sì alla tav. Anche questa volta, per volontà degli organizzatori si è trattato di una manifestazione apartitica, ma la politica si è fatta in qualche modo sentire e vedere.

"Nessuno scontro con il Movimento 5 stelle"

A cominciare dalla Lega, con il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, che sgombra subito ogni possibile voce di scontro con l'avversario di governo: il M5S "Non è contradditoria la nostra presenza in piazza – spiega – perché la Lega ha una posizione storica a favore della Tav. Sapevamo dal primo giorno che uno dei temi divisivi con il M5S era quello della Torino-Lione ma per quanto ci riguarda un conto è fare una valutazione attenta su come realizzare l'opera, un conto è mettere in discussione la sua realizzazione".

Per Molinari, "con il M5s non c'è nessuno scontro, abbiamo trovato una sintesi su tanti argomenti, la troveremo anche su questo" e se "il governo decidesse di non realizzare l'opera saranno i piemontesi a decidere con un referendum". Per il presidente della Liguria, Giovanni Toti "Sarebbe una follia non finire un'opera già cominciata". Tra chi vuole l'opera anche il candidato alla segreteria del Pd Maurizio Martina: "siamo qui per coerenza – spiega – siamo da sempre a favore della Tav, abbiamo sbloccato l'opera, l'abbiamo finanziata integralmente, sono altri che hanno ancora ambiguita': non si puo' essere al governo e non decidere".

Queen, l'Inno di Mameli e il post di Grillo che parla di "nuovi borghesi"

Con un lungo applauso sulle note dei Queen e dell'Inno di Mameli, oltre 30mila persone, secondo gli organizzatori, hanno dunque, ribadito il Sì alla Tav da Torino e ora si attende la decisione del Governo. "Se rispetterà i tempi, anche se ricordiamo che è la settima promessa non mantenuta di Toninelli – ha affermato Sergio Chiamparino – i tempi per la consultazione popolare ci sono".

Beppe Grillo dal suo blog, in un post dal titolo "Tav is the new black", ha spiegato: "è curioso come, a difendere un buco mai fatto in val di Susa, troviamo persone che riferiscono di appartenere a tutto lo spettro delle realtà produttive. Dal piccolo artigiano al medio-industriale i nuovi borghesi trovano un vessillo assolutamente futuristico sotto il quale riunirsi".

"Con la tav – conclude Grillo – ci guadagnerà soltanto chi la costruirà".