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I dati possono essere sessisti? Secondo Bill Gates e sua moglie Melinda, sì. La coppia miliardaria ne ha parlato nella sua consueta lettera annuale di bilancio sui dodici mesi precedenti. Di che cosa si tratta? Lo spiega lei: “Ciò che decidiamo di misurare è lo specchio di ciò che la società ritiene importante”. Il punto, sostiene lei, è che troppo spesso le decisioni politiche vengono adottate sulla base di dati parziali: l’universo femminile non sarebbe cioè preso in sufficiente considerazione.

L’aspetto che interessa ai Gates è soprattutto quello economico: “I pochi dati che abbiamo sulle donne nei Paesi in via di sviluppo riguardano principalmente la sfera riproduttiva”, cioè il numero di figli che mettono al mondo, perché “i ricercatori tendono a concentrarsi su quagli aspetti nei luoghi in cui il ruolo primario delle donne è essere mogli e madri” e a tralasciare il resto.

Il data gender gap

In questo modo, sostengono Bill e Melinda, in diverse aree del mondo non si riesce a quantificare il peso economico della popolazione femminile: l’assenza di dati completi può avere conseguenze sul piano di investimenti e sviluppo delle società.

Non è però soltanto una questione di soldi: quando si parla di sessismo dei dati la questione è globale e riguarda anche la vita di tutti i giorni. Nel Regno Unito è appena uscito un libro che denuncia un mondo letteralmente costruito a immagine e somiglianza degli uomini. Si intitola “Donne invisibili”: l’autrice, Caroline Criado Perez, ha raccolto una serie di dati per mostrare come, dalle auto agli smartphone, qualsiasi cosa venga progettata su misura dei maschietti. Non tutte sono piccolezze, irritanti ma sopportabili, come telefonini troppo grandi per essere comodamente tenuti in mano da entrambi i sessi, smartwatch che non calzano perfettamente il polso femminile, o scaffali appesi troppo in alto per essere raggiunti comodamente da una donna; di gender gap, sostiene Perez, si può morire.

Fino a dieci anni fa i crash test non consideravano le donne

Se la vostra auto ha più di una decina d’anni è possibile che non sia stata testata con manichini dalle fattezze femminili. Soltanto nel 2011, infatti, gli Stati Uniti hanno cominciato a usare i dummy che riproducono altezza, peso e corporatura di una donna. Fino ad allora i crash test erano settati con manichini alti 1 metro e 77 e pesanti 76 chili, ha raccontato Perez sul Guardian. Non è un dettaglio: uno studio del Centro di biomeccanica applicata dell’università della Virginia ha dimostrato che, in caso di incidente, una donna ha il 47% di probabilità in più di farsi male in maniera grave, e addirittura il 17% in più di perdere la vita.

Il motivo? Le auto sono progettate su misure maschili: quando al volante siede però una ragazza, che mediamente è più piccola di un uomo, il sedile viene portato più avanti del normale. In caso di scontro frontale, la diversa posizione del corpo “può mettere a repentaglio la vita”, spiega Perez. Senza considerare altri fattori come quelli biometrici, cioè le minori masse muscolari e ossee tipiche del corpo femminile.

Anche la medicina sarebbe ‘roba da uomini’

“Le donne vengono escluse dai numeri e dai dati”, lamenta la scrittrice a Mashable, e anche “dal modo in cui viene studiata la medicina”. Durante le ricerche per il suo libro, durate tre anni, Perez ha infatti scoperto che l’infarto ha sintomi diversi tra uomini e donne, ma che le linee guida dei trattamenti sono stati sviluppati soprattutto tenendo a mente i dati maschili. Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte al mondo, eppure persino il World Economic Forum parla di sessismo nella ricerca scientifica: “Le donne hanno meno probabilità di ricevere terapie, interventi e opportunità di riabilitazione”. Mancano dati definitivi sulle differenze nell’efficacia delle cure tra uomini e donne, ha confermato l’American Heart Association.

Eppure basterebbe cominciare a raccogliere i dati giusti per guardare al mondo in maniera più completa, tenendo a mente la popolazione femminile, le sue caratteristiche fisiche e le abitudini lavorative che incidono sulla qualità della vita. Per esempio, conclude Perez, “ci sono pochissime informazioni sulle potenziali conseguenze delle sostanze chimiche e le polveri usate dal personale (quasi sempre esclusivamente femminile, ndr) nei nails bar”, cioè i centri estetici che si occupano della cura delle unghie. “Succede perché non siamo abituati a pensare che le occupazioni delle donne siano pericolose”, a differenza di altre mansioni, più tipicamente maschili, di cui invece si sono già studiati gli effetti.

Sapeva quello che faceva Brenton Tarrant, l’autore della strage di Christchurch, in Nuova Zelanda, in cui hanno perso la vita 49 persone. Ventotto anni, australiano, Tarrant aveva studiato il massacro nei minimi particolari ispirandosi a Anders Breivik e a Luca Traini, autori rispettivamente della strage di Utoya e dei tentati omicidi di Macerata.

Come i suoi ispiratori, Tarrant ha un solo obiettivo: proteggere la razza bianca. Nel testo “The great replacement”, il suo manifesto, l’autore ammette che “c’è una componente razziale”. A preoccuparlo è anche il tasso di fertilità delle donne bianche, il timore che la popolazione bianca possa essere sostituita. Tarrant è solo l’ultimo degli stragisti che hanno agito sulla base di tesi elaborate in un manifesto. Da Breivik a Unabomber, ecco chi sono:

Anders Behring Breivik – È un terrorista norvegese, conosciuto in quanto autore degli attentati del 22 luglio 2011 a Oslo e sull’isola di Utoya, dove era in corso un raduno di giovani laburisti. In quell’attacco sono morte settantasette persone. Dichiaratosi un anti-multiculturalista, anti-marxista, anti-islamista e sionista, fascista e nazionalsocialista, Breivik è autore del memoriale “2083 – Una dichiarazione europea d’indipendenza”. 

In quello scritto di 1.518 pagine Breivik si definiva “salvatore del cristianesimo” e “il più grande difensore della cultura conservatrice in Europa dal 1950”. Breivik affermò che il motivo che lo aveva spinto a compiere l’attentato era stato quello di mandare un “messaggio forte al popolo, per fermare i danni del Partito Laburista Norvegese” e per fermare “una decostruzione della cultura norvegese per via dell’immigrazione in massa dei musulmani”.

Dylann Roof – È l’autore della strage di Charleston avvenuta il 17 giugno 2015 nella chiesa Emanuel Africana Metodista Episcopale. Nell’attentato morirono nove afroamericani, incluso il pastore e senatore di Stato Clementa C. Pinckney, il quale era noto in città per le sue attività in difesa dei diritti degli afroamericani.

In seguito al suo arresto, confessò di aver commesso la strage nella speranza di scatenare una guerra razziale. Tre giorni dopo la strage, gli inquirenti scoprono il blog The Last Rhodesian collegato a Roof, un sito di celebrazione della supremazia bianca che conteneva foto dello stragista neo-nazista in posa con le armi, con la bandiera americana in fiamme e in visita a siti storici del sud, tombe dei soldati confederati. 

“Non ho altra scelta” affermava nella sua confessione-manifesto, “io non sono in grado da solo, di andare nel ghetto e combattere. Ho scelto Charleston, perché è la città più storica nel mio Stato, e nello stesso tempo ha la percentuale più alta di neri rispetto ai bianchi nel Paese”.

“Qui non abbiamo skinheads, nessun vero KKK, nessuno fa niente se non parlare su Internet”, proseguiva, “ebbene qualcuno doveva avere il coraggio di fare qualcosa di reale, e credo che toccherà a me”. “Purtroppo al momento in cui scrivo sono in gran fretta e alcuni dei miei pensieri migliori devo lasciarli fuori. Ma sono sicuro che grandi menti Bianche siano già lì fuori”.

Ted Kaczynski – È un terrorista e matematico statunitense noto con il soprannome di Unabomber. È stato condannato per aver inviato pacchi postali esplosivi a numerose persone, durante un periodo di quasi diciotto anni, provocando 3 morti e 23 feriti.

Giustificò i suoi atti come tentativi di combattere contro quelli che lui considerava i pericoli del progresso tecnologico. Prima di identificarlo, l’FBI utilizzava il nome in codice UNABOM (da UNiversity and Airline BOMber), da qui “Unabomber”. La sua rabbia e la filosofia dietro quei gesti sono tutte racchiuse nel suo manifesto: “La Società Industriale ed il Suo Futuro”.

Il trattato si apriva con quella che era la tesi principale di Kacznyski: “La rivoluzione industriale e le sue conseguenze sono state disastrose per la razza umana”.  Esse “hanno incrementato a dismisura l’aspettativa di vita di coloro che vivono in paesi sviluppati ma hanno destabilizzato la società, reso la vita insignificante, assoggettato gli esseri umani a trattamenti indegni diffuso sofferenze psicologiche (nel Terzo mondo anche fisiche), inflitto danni notevoli al mondo naturale”.

Compito dello stragista e di chi voleva seguirlo era quello di “riformare il sistema industriale in modo tale da impedirgli di ridurre progressivamente la nostra sfera di libertà”.  Sosteneva che la rivoluzione, diversamente dalla riforma, è possibile, e chiedeva ai lettori che condividono le sue idee di iniziare tale rivoluzione utilizzando due strategie: “aumentare gli stress sociali all’interno del sistema in modo tale da aumentare le possibilità che esso collassi” e a “sviluppare e diffondere un’ideologia che si opponga alla tecnologia”.

Cho Seung-hui – È l’autore, morto suicida, della strage al Virginia Polytechnic Institute and State University del 16 aprile 2007, costata la vita a 33 persone, mentre altre 29 hanno riportato ferite di varia entità. Studente coreano di 23 anni, Cho era cresciuto a Centreville, sobborgo di Washington nel quale si era trasferito assieme alla sua famiglia nel 1992, all’età di otto anni. 

Due giorni dopo la strage, la Nbc News ricevette per posta nei suoi uffici di New York un plico, spedito da Cho per posta immediata dall’ufficio postale del campus, ma arrivato a destinazione solo due giorni dopo a causa del codice di avviamento postale e dell’indirizzo sbagliati, conteneva un manifesto di 1800 parole che la Nbc giudicò lungo e delirante: 47 immagini e 27 videoclip.

Le accuse presenti nei video non avevano un destinatario preciso e vennero definite dagli psicologi come deliri di onnipotenza di una mente malata. Nei video, Cho discuteva della sua religione e del suo odio verso i ricchi. In uno dei video il ragazzo affermava:

“Avete avuto cento miliardi di possibilite modi per evitare ciò… ma avete deciso di versare il mio sangue. Mi avete costretto in un angolo e mi avete dato una sola opzione. La decisione è stata vostra. Ora avete sulle vostre mani del sangue che non si eliminermai.”

“Avete vandalizzato il mio cuore, violentato la mia anima e incendiato la mia coscienza. Pensavate fosse la vita di un patetico ragazzo che stavate estinguendo. Grazie a voi, muoio come Gesù Cristo, per ispirare le generazioni di persone deboli e indifese.”

“Avete avuto tutto quello che volevate. Il vostro Mercedes non era abbastanza, marmocchi. Le vostre collane d’oro non erano abbastanza, snob. Il vostro fondo fiduciario non era abbastanza. La vostra vodka e cognac non erano abbastanza. Tutte le vostre dissolutezze non erano abbastanza. Non erano abbastanza per soddisfare i vostri bisogni edonistici. Avevate tutto…”

Satoshi Uematsu – 26 anni, è l’autore del massacro di Sagamihara: un omicidio di massa perpetrato con l’obiettivo di colpire tutte le persone disabili del centro d’assistenza Tsukui Yamayuri-en. Alla fine dell’azione si conta che 19 persone hanno perso la vita per mano di Uematsu, ex dipendente della struttura.

Quattro mesi prima, dopo essersi licenziato, era stato visto dagli ex colleghi distribuire volantini in cui definiva gli individui con disabilità “creature senza valore” e incitava ad un “mondo senza disabili”. “Volevo liberare il mondo dai disabili“, ha poi confermato alla polizia prima di essere arrestato.

Energica Motor Company è nata in quel pezzo di terra, lungo la via Emilia, dove i motori sono di casa. Ma anziché puntare su miscele e rombo, ha scelto l’elettrico e il suo “sibilo”. Oggi è il fornitore unico della MotoE, il motomondiale dell’energia pulita.

“All’inizio è stato difficile”, spiega all’AGI la ceo Livia Cevolini. “Il dubbio principale era legato alla prestazione. C’è stato uno scetticismo generale di clienti, industria, mercato e mondo delle corse”. Ma “si sta riducendo, soprattutto in seguito alla dimostrazione da parte dei veicoli elettrici delle prestazioni all’altezza”. Il modello Energica Ego passa da 0 a 100 km/h in 3 secondi e raggiunge una velocità massima di 240 km/h”.

La paura del nuovo

A tirare il freno c’è stato anche altro: “La paura del nuovo è uno dei motivi per cui viene rallentata l’adozione delle innovazioni”.

Energica nasce come costola del Gruppo Crp di Modena, centro specializzato in componentistica per la F1.

“Nel 2009 – spiega Cevolini – abbiamo iniziato a pensare a un prodotto nostro, diverso, nel quale far confluire le nostre tecnologie, la nostra ricerca e sviluppo. Siamo stati sempre appassionati di moto quindi abbiamo scelto questa tipologia di veicolo anche per non entrare in diretta competizione con i nostri stessi clienti”. Quando si parla di motori, attorno alle prestazioni c’è anche una narrazione fatta di suoni e odori che nell’elettrico scompare.

Leggi anche: Da 150 anni andiamo su due ruote

Ma gli appassionati possono comunque convertirsi: “Si convincono – spiega Cevolini – con le prestazioni e il divertimento di guida. E tutto questo nell’elettrico c’è eccome”.

“Il nostro pubblico è appassionato di moto ma anche di tecnologia. In particolare i nostri clienti non si accontentano di una bellissima moto ad elevate prestazioni, ma vogliono qualcosa di più, una moto per divertirsi, facile da guidare senza cambio e frizione, tecnologica e silenziosa”.

Non ci sarà il rombo, ma “è possibile apprezzare altri suoni come il vento o lo sfregamento del ginocchio a terra in curva”. 

Forti malumori si registrano nella Lega per il mancato coinvolgimento da parte M5s nella fase di preparazione del decreto sblocca cantieri. Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti e il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri non sarebbero stati informarti dei contenuti della bozza, cui si sta lavorando, viene riferito da qualificate fonti governative leghiste.

I leghisti lamentano anche di non essere stati coinvolti nella strategia da portare avanti, né invitati ad alcuno degli incontri che si sono tenuto ieri a Palazzo Chigi, con i sindacati, gli amministratori locali e i rappresentanti di categoria. Ai colloqui, tenuti dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dai ministri competenti Danilo Toninelli e Luigi Di Maio, non figuravano infatti esponenti leghisti. 

Delle tensioni riferite si coglie un’eco nelle parole di Salvini. “L’importante è sbloccare i 400 cantieri fermi in Italia da anni per dare lavoro, creare ricchezza e infrastrutture”, ma i ministri della Lega vorranno “leggere cosa c’e’ scritto riga per riga”, ha detto il vice premier da Napoli. “Chiunque voglia metterci il timbro, non sono geloso. A me interessa che i cantieri partano e chi vuole prendersi i meriti è l’ultimo dei miei problemi”.

“Lo sblocca cantieri e il nuovo codice degli appalti sono un’emergenza nazionale. Ho incontrato tutte le parti produttive e – ha aggiunto Salvini – tutti mi dicono di far ripartire i cantieri bloccati da anni quindi, ben venga un decreto urgente mercoledì. Attenzione, però, che ovviamente io e gli altri ministri della Lega vogliamo leggere cosa c’e’ scritto riga per riga. Mi fido di tutti ma – ha concluso – come San Tommaso voglio metterci il naso”. 

“Dispiace leggere di presunti malumori della Lega, noi non abbiamo questa sindrome da primo della classe. Ci mettiamo al lavoro quando c’e da lavorare, tutto qua”, replicano fonti governative del M5s, “così abbiamo fatto sulle infrastrutture: senza spendere troppe parole ci siamo messi a lavorare e abbiamo preparato un decreto. Se la Lega ha delle buone proposte siamo pronti ad accoglierle e a discuterne nelle opportune sedi di governo”. 

All’infinita saga giudiziaria di Ruby, da 9 anni in scena fuori e dentro le aule dei tribunali, si aggiunge la morte sospetta di Imane Fadil, la teste chiave dell’accusa stroncata a 34 anni da un male ancora misterioso il primo marzo scorso, una morte, secondo fonti vicine all’inchiesta, dovuta a un “mix di sostanze radioattive che non si trovano in commercio, in quantità tale da escludere una contaminazione accidentale”.  La causa del decesso è certificata dagli esami tossicologici trasmessi dall’ospedale Humanitas in Procura il 6 marzo scorso, cinque giorni dopo la morte della donna. Fonti della Procura di Milano non confermano però l’indiscrezione.

“Mi hanno avvelenata”

A dare notizia del decesso ai giornalisti è il procuratore di Milano, Francesco Greco, che annuncia anche l’apertura di un’indagine per omicidio volontario. Un atto dovuto dal momento che la ragazza, durante il ricovero, aveva confidato a persone a lei vicine il timore di essere stata avvelenata e che una prima analisi delle cartelle cliniche descrive una “sintomatologia da avvelenamento”. Tutte le ipotesi restano però aperte, dall’ errore medico al decesso per una patologia ancora non identificata.

La voce che la modella marocchina stesse male si era diffusa dopo che, il 14 gennaio scorso, il Tribunale aveva escluso lei, Ambra Battilana e Chiara Danese, cioè le tre ragazze che si ritenevano danneggiate dal bunga – bunga, dal novero della parti civili nel processo Ruby ter, sbarrando così la strada a eventuali richieste di risarcimento, in caso di condanna, a Silvio Berlusconi. “Ha avuto un crollo nervoso”, si diceva.

Invece, dopo un violento malessere a casa di un amico, era stata ricoverata dal 29 gennaio nella clinica Humanitas di Rozzano, dapprima in terapia intensiva e poi in rianimazione, con sintomi come mal di pancia e vomito che poi si erano aggravati, fino a trasformare il suo ultimo mese di vita in “un calvario”, reso ancor più penoso dal fatto che quasi fino alla fine è rimasta “lucida e vigile”.

Al suo avvocato Paolo Sevesi, che più volte è andato a trovarla, e poi anche al fratello, Imane ha ripetuto più volte di essere stata avvelenata. “Non posso dire se mi ha fatto dei nomi”, fa muro ora il suo legale, vincolato dal segreto perchè è stato sentito come testimone dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliana e dal pm Luca Gaglio

“Una vicenda strana”

Convocati in Procura anche i medici, il fratello e chiunque possa riferire informazioni utili in attesa che l’autopsia venga eseguita nei prossimi giorni. “Speriamo che la scienza ci risolva il problema”, confida Greco definendo “una vicenda strana” la morte di Imane. Stando a quanto spiegato dal procuratore, ai magistrati la notizia del decesso è arrivata solo da una settimana dall’avvocato Sevesi e subito è stato disposto il sequestro delle cartelle cliniche da cui emergono “anomalie” e dei campioni di sangue prelevati durante il ricovero.

Imane stava scrivendo un libro, la Procura ha acquisito le bozze anche se dalla loro lettura non sarebbe emerso nulla di rilevante. “Per ciò che succedeva ad Arcore noi ragazze che abbiamo deciso di non farci corrompere abbiamo pagato più di altre”, aveva detto in un’intervista recente Imane, ragazza fragile che, in un colloquio un anno fa col ‘Fatto Quotidiano’ aveva parlato dell’esistenza di “una setta di Satana ad Arcore”.

Testimone nel primo processo Ruby chiuso con l’assoluzione dell’ex premier, Fadil era stata parte civile nel processo a carico di Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti, ricevendo un risarcimento che ha sempre sostenuto di non avere incassato. Puntava al processo Ruby ter, quello con al centro l’accusa di corruzione per Berlusconi e agli altri 27 imputati, e spesso si era lamentata dei continui rinvii delle udienze che impedivano, a suo dire, l’accertamento della verità.

Poi, l’esclusione dalla parti civili e il ricovero. Un mistero, il suo, che si aggiunge alla scomparsa dell’avvocato Egidio Verzini, andato a morire in una clinica Svizzera il 4 dicembre scorso per una malattia incurabile, il giorno dopo avere consegnato alla stampa la sua verità sul caso Ruby. 

Oggi si celebra la Giornata mondiale del Sonno, istituita nel 2008 dalla World Sleep Day Committee della World Sleep Society. Una ricorrenza per celebrare i benefici di un sonno ristoratore e salutare, porre l’attenzione sulle problematiche legate ai disturbi del sonno, le relative cure e dare consigli per dormire meglio.

“Dormire bene per invecchiare bene”: è lo slogan della giornata 2019, incentrata sull’importanza di godere di un riposo notturno ottimale a qualsiasi età. Per stare bene non basta una sana alimentazione e un’attività fisica regolare, ma è necessario riuscire a dormire profondamente e in modo ininterrotto, secondo alcuni esperti tra 7 e 8 ore, anche se sul tempo necessario i parametri sono molto variabili da una persona all’altra.

Dormire bene non è una ‘fortuna’ che tutti hanno. Secondo le stime, la problematica del cattivo riposo notturno ha un’estensione globale che minaccia salute e qualità della vita del 45% della popolazione mondiale. Inoltre un recente studio di ricercatori svizzeri ha rivelato che dopo i 50 anni, un uomo su due e una donna su quattro si ritrovano a fare i conti con il russamento patologico e le apnee ostruttive del sonno, disturbi che nella maggior parte dei casi non vengono individuati precocemente.

Dormire bene è vitale

È ormai assodato che dormire bene fa vivere meglio. Il sonno – al quale dedichiamo in media un terzo della nostra vita – ha un ruolo essenziale sull’organismo umano e sulla salute, sin dalla nascita: stimola la crescita, la maturazione cerebrale, lo sviluppo e il mantenimento delle capacità cognitive. Innanzitutto si dorme per consentire al fisico e alla mente di recuperare energie dopo una giornata in piedi, a lavorare o compiere altre attività, e a prepararsi ad affrontare nuovi impegni diurni il giorno dopo.

Mentre l’organismo è in modalità di riposo, le connessioni neuronali si riorganizzano, consentendo all’uomo di adattarsi al suo ambiente. Il sonno è anche un attivatore di importanti funzioni che mettono in gioco numerosi meccanismi fisiologici, tra cui le secrezioni ormonali, la rigenerazione dei muscoli, l’eliminazione delle tossine, la stimolazione delle difese immunitarie e la memorizzazione di informazioni acquisite da svegli.

Le fasi del sonno

Il sonno non è continuativo, ma ad ogni fascia di età – dall’infanzia fino alla vecchiaia – si caratterizza da cicli che si ripetono ogni notte tra quattro e cinque volte. Ogni ciclo dura tra 90 e 120 minuti e si suddivide in fasi dette del sonno lento e quelle del sonno paradossale.

Il sonno lento comporta due stadi che corrispondono al sonno leggero: lo stadio N1, di transizione tra la veglia e il sonno durante il quale si ha la sensazione di sonnecchiare. Lo stadio N2 è quello del sonno confermato. Il sonno profondo corrisponde allo stadio N3 durante il quale è difficile risvegliare chi dorme. Il sonno rapido o paradossale, noto anche come REM (Rapid Eye Movement) corrisponde allo stadio R, durante il quale avvengono i sogni. Il sonno paradossale è una fase primordiale del sonno che ci consente di recuperare mentalmente mentre il sonno lento è fondamentale per il recupero fisico. La durata del sonno e la ripartizione delle varie fasi variano in base all’età.

Se dormire bene è vitale, studi hanno evidenziato che non abbiamo tutti bisogno della stessa durata di sonno per recuperare e attivare tutte le funzioni correlate. Leonardo da Vinci faceva solo pisolini mentre Winston Churchill arrivava al massimo a 4 ore di sonno. Barack Obama dorme 6 ore, Bill Gates 7 e a Silvio Berlusconi bastano poche ore per notte.

Ancor più del numero di ore in cui dormiamo è fondamentale la qualità del sonno.

Disturbi del sonno e problematiche del cattivo riposo

A disturbare le notti di molte persone, spesso senza accorgersene, è il russamento patologico e le apnee ostruttive che comportano gravi rischi cardiaci. “Russare non è sinonimo di dormire bene e diventa patologico se, mentre si dorme, l’ostruzione delle vie aeree superiori causa anche apnee del sonno, ossia arresti respiratori di oltre 10 secondi che possono arrivare, nei casi più gravi, a 40 apnee a notte con oltre 400 microrisvegli in 6-7 ore”, spiega Fabrizio Salamanca del Centro per la Diagnosi e la Cura della Roncopatia dell’Humanitas San Pio X di Milano.

In occasione della Giornata mondiale del Sonno, il centro milanese promuove l’iniziativa “Dormi bene, non dormirci su”, con l’Associazione italiana pazienti con apnee del sonno (Aipas). In programma visite gratuite per aiutare a riconoscere i principali sintomi dei disturbi del riposo notturno, consigli di prevenzione, trattamento e cura, con la possibilità di riconoscere e riconoscersi nei vari tipi di russamento grazie alla ‘snore experiencing room’, un’esperienza immersiva. 

A lungo andare chi non riposa bene durante la notte per queste patologie può trovarsi a fare i conti con una serie di conseguenze negative per la salute: diabete, ipertensione, patologie cardiache, aumento del peso e perdita del desiderio sessuale. Per non parlare poi delle ripercussioni negative sulla capacità lavorativa, del rischio aumentato di colpi di sonno al volante, con un più alto rischio di incidenti stradali, o infortuni sul lavoro.

I disturbi del sonno vanno curati e non sottovalutati

La terapia per chi soffre di russamento patologico dipende dalla gravità del problema. “Si va da consigli per il sonno fino alla chirurgia che, senza demolire tessuti o strutture anatomiche, risolve il cedimento dei muscoli oro-faringei, la principale causa di apnee ostruttive notturne”, riferisce Salamanca dell’Humanitas San Pio X di Milano.

Inoltre i disturbi del sonno non vanno presi sottogamba, anche tra giovani e sportivi, come rivela uno studio recentemente pubblicato su ‘ERJ Open Research’. Anche in queste due categorie il cattivo riposo può portare a problemi ancora più gravi. Dall’analisi della qualità del sonno in un campione di giovani atleti di rugby statunitensi, i ricercatori hanno osservato in quasi la metà di loro (43%) disturbi legati alla respirazione notturna, riscontrando inoltre in questi atleti una frequenza cardiaca a riposo più alta rispetto agli atleti che godevano di un sonno salutare, oltre che una maggiore tendenza a sperimentare battiti cardiaci irregolari. Dalle prime conclusioni dei ricercatori statunitensi emerge un possibile legame tra i disturbi della respirazione durante il sonno, come il russamento e le apnee, e anomalie cardiache. Un’associazione che potrebbe forse far comprendere qualcosa in più su alcuni decessi inspiegabili riguardanti alcuni giovani del mondo dello sport.

Vademecum della Buonanotte

Ecco allora dei consigli da tenere a mente per chi russa e vorrebbe dormire meglio: evitare cibi piccanti, alcool e fumo perché possono indurre il russamento e preferire una posizione prona o di lato invece che supina quando si va a dormire. Ma attenzione anche alla qualità e alla temperatura dell’aria della stanza da letto – attorno ai 19-20 °C – perché aria secca e temperature elevate possono causare gonfiore dei turbinati e peggiorare il russamento.

In generale una delle regole che vale per tutti per dormire meglio è quella di consumare una cena leggera. Cibi troppo pesanti, infatti, rendono la digestione difficoltosa in quanto ci si sveglia poi di continuo. Inoltre anche diete troppo drastiche o anche digiuni di sera mettono in seria crisi il riposo. Per dormire meglio un altro suggerimento è quello di evitare di fare il sonnellino pomeridiano o quanto meno non dormire più di 20 minuti. Dormire di giorno, infatti, molte volte crea problemi a prendere poi sonno la sera.

Tutti gli esperti, poi, consigliano nell’ora precedente al riposo notturno di limitare non solo l’esposizione alla luce ma anche l’utilizzo dello smartphone o del tablet. Questi ultimi, infatti, sono dei dispostivi nemici del sonno in quanto tengono il cervello sempre in attività. Per dormire meglio, poi, sarebbe buona abitudine anche non fumare. La nicotina, infatti, è una sostanza eccitante per cui stimola il sistema nervoso e la sera rende faticoso il sonno e soprattutto l’addormentamento. Se fumare crea problemi e non fa dormire bene anche bere alcolici provoca frequenti risvegli e aumenta la percentuale di sonno leggero. La raccomandazione è quindi quella di bere alcolici nelle quattro ore antecedenti al momento in cui ci si vuole coricare.

Infine, l’ultimo suggerimento è quello di bere caffè nelle sei ore precedenti al sonno in quanto, come si sa, la caffeina è uno stimolante del sistema nervoso. Si dovrà anche fare attenzione ad alimenti nei quali la caffeina è presente come il cacao, il tè ed il cioccolato nonché a bevande gassate come la Coca Cola e a quelle energetiche.

Una camera da letto che concili il sonno

Dormire bene è vitale quindi anche la camera da letto come ambiente è un luogo da curare nei minimi dettagli: deve essere confortevole, accogliente, del colore giusto, dare un senso di equilibrio tra arredi e complementi. Tutte accortezze che possono giocare un ruolo decisivo per un buon sonno ristoratore.

‘Habitissimo’, il portale che mette in contatto persone che hanno bisogno di una ristrutturazione o riparazione con professionisti del settore, dà qualche consiglio pratico e di facile esecuzione.

In camera da letto la luce deve essere calda e soffusa: sì dunque a tendaggi dai tessuti lievi per garantire la giusta privacy senza impedire il passaggio dei rinvigorenti raggi solari. Anche per la luce artificiale è consigliabile preferire la luce indiretta per non stancare lo sguardo e non disturbare il riposo, optando per più punti luce all’interno della stanza in modo da poterli gestire di volta in volta a seconda delle necessità.

Per quanto riguarda i colori, gli esperti suggeriscono morbidi colori pastello o colori freddi: le tonalità che vanno dal blu al viola, dal verde al turchese sono l’ideale per donare vero relax in camera da letto, perché ispirano calma e rallentano la frequenza cardiaca. Una recente ricerca ha dimostrato che chi sceglie i colori freddi – il blu in particolare – dorme di più e meglio, svegliandosi con una sensazione di felicità e positività. Riscuote anche un certo successo una stanza che ricalca lo spirito nordico, con tonalità neutre, tessuti naturali, caldo legno per il pavimento, tocchi pastello qua e là per regalare lunghi periodi di perfetto riposo.

Sfatato il mito che le piante in camera da letto fanno male, quindi via libera degli esperti al verde in camera. Le piante aiutano a creare un ambiente rilassato e a prevenire l’insonnia. Se è vero che di notte consumano ossigeno e producono anidride carbonica, tuttavia la quantità consumata e prodotta da una singola pianta è tutto sommato trascurabile. Non tutte le piante poi seguono questo processo: alcune, come la Sansevieria o la Zamioculcas, al contrario assorbono anidride carbonica nelle ore notturne, apportando notevoli benefici.

Niente di meglio di una camera con vista sul verde, per creare un continuum visivo tra il paesaggio esterno e la propria stanza da letto. Chi vive in contesti immersi nel verde e non ha vicini di casa dovrebbe pensare a non mettere tende per consentire al paesaggio di ‘entrare’ direttamente nella camera, offrendo un risveglio in simbiosi con la natura.

La Juventus di Allegri pesca ai quarti di finale i giovanissimi talenti dell’Ajax. Forse solo il Porto avrebbe rappresentato un’eventualità più favorevole per CR7 e compagni che evitano tutte le altre big ancora in corsa. Niente Barcellona di Messi, che giocherà contro un ritrovato Manchester UTD dopo l’addio di Mourinho. Niente Tottenham, accoppiato ai connazionali del Manchester City; niente Liverpool, che sarà impegnato proprio contro i portoghesi del Porto.

Un’altra buona notizia: se i bianconeri riusciranno a superare l’Ajax si scontreranno con una tra Tottenham e City, evitando così uno tra Messi, Pogba e Salah, perlomeno sulla carta, fino alla finale di Madrid.

Certo, arrivati a questo punto non esistono partite semplici e la Juve dovrà tenere gli occhi ben aperti davanti ai ragazzi terribili di Amsterdam, capaci di eliminare il Real Madrid agli ottavi, ma è anche vero che la Juventus di Allegri ha ampiamente dimostrato di essere squadra affamata e di non volersi arrendere di fronte a nulla.

Va molto peggio in Europa League al Napoli che nella speranza di evitare il Chelsea di Sarri pesca l’altra inglese, l’Arsenal. Un peccato considerando che sulla carta Ancelotti avrebbe potuto passeggiare per un altro turno se fosse capitato il Villareal, che invece giocherà contro il Valencia, oppure lo Slavia Praga, avversario di Sarri, o il Benfica che ha pescato quell’Eintracht Francoforte che ieri ha eliminato l’Inter.

Nulla è perduto naturalmente, il Napoli ha le qualità tecniche per battersela ad armi pari con chiunque. 

Quattro daspo sono stati dati dopo tre distinti episodi che hanno visto coinvolti dirigenti e giocatori di alcune società calcistiche della provincia di Trapani, accusati di comportamenti minacciosi e violenti.

Il primo episodio si è verificato a Partanna in occasione dell’incontro tra le squadre Bruno Viviano Partanna e Asd Bianco Arancio Petrosino, presso l’impianto sportivo comunale “Madonna delle Grazie”.

Un calciatore 36enne della squadra partannese al termine della partita si e’ scagliato contro l’allenatore della squadra avversaria colpendolo al naso con una violenta testata. Immediati i soccorsi al malcapitato che si è visto costretto a ricorrere alla cure del limitrofo nosocomio di Castelvetrano dove gli veniva diagnosticata una frattura al setto nasale.

Un altro episodio nel campo de Salemi, la cui squadra di calcio milita nel campionato di promozione. In questo caso un dirigente 47enne durante le fasi finali della partita, ha colpito con un pugno allo stomaco uno dei guardalinee, responsabile, a suo dire, di non avere segnalato un presunto fuorigioco commesso da un giocatore della squadra avversaria; il guardalinee è stramazzato e l’arbitro ha sospeso l’incontro di calcio. La vittima ha avuto una prognosi di sei giorni. Il questore ha disposto un daspo della durata di due anni nei confronti del giocatore partannese, tra l’altro denunciato dalla parte offesa per il gesto violento. Il dirigente calcistico del Salemi è stato sottoposto a un daspo di quattro anni. 

C’è anche il nome di Luca Traini, l’uomo di 28 anni che il 3 febbraio del 2018 a Macerata tentò di fare una strage di immigrati, tra le scritte sui caricatori dell’arma usata da Brenton Tarrant, 28 anni, identificato dalla polizia australiana come uno degli attentatori alle moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda.

Lo testimoniano alcune foto postate, il 13 marzo, sul profilo Twitter di Tarrant. Insieme a Traini compare una lunga serie di scritte e di nomi che fanno riferimento a battaglie storiche ed episodi di cronaca recenti, sempre legati ai musulmani e all’Islam

Tra i nomi ai quali l’attentatore,  pare ideologicamente ispirarsi compare quello di Alexandre Bissonnette, l’uomo che la sera del 29 gennaio 2017 compì una strage simile a quella di Christchurch almeno nelle modalità, cioè assaltando una moschea, in quel caso a Quebec City, in Canada. I morti, allora, furono sei. L’autore è stato condannato all’ergastolo l’8 febbraio scorso.

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Oltre a Luca Traini c’è un altro nome italiano, quello di Sebastiano Venier. A molti non dirà molto: si tratta di un generale veneziano, doge nel 1577 e nel 1578, noto per aver guidato la Lega Santa, l’esercito di Papa Pio V, nella battaglia di Lepanto contro l’impero ottomano, i musulmani dell’odierna Turchia.

Nella foto dell’arma diffusa da Repubblica compare anche la scritta “Shipka pass”: si tratta del passo Shipka, sui Monti Balcani in Bulgaria, sede di quattro battaglie combattute tra 1877 e 1878 e che videro i Turchi sconfitti dall’esercito russo e bulgaro. L’impero ottomano torna anche nel nome di Milos Obilic, un cavaliere serbo vissuto nel 14esimo secolo che alcune fonti riportano come assassino del sultano ottomano Murad I nel corso della Battaglia del Kosovo, nel 1389. A guidare la crociata contro i musulmani, in quella circostanza, c’era il principe Lazar Hrebeljanović della cosiddetta Serbia della Moravia, nata dalle ceneri dell’impero serbo crollato quindici anni prima.

Il sito web della testata australiana Brisbane Times segnala la presenza di altri nominativi, come quelli di Bajo Pivljanin (scritto in cirillico sull’arma usata da Tarrant) e Novak Vujosevic. Un aiduco il primo, cioè un combattente montenegrino nelle schiere della Repubblica di Venezia durante la guerra veneziano-ottamana di metà Seicento; il secondo protagonista della Battaglia di Fundina, nel 1876, quando un piccolo plotone di cinquemila uomini montenegrini (cristiani) sconfisse gli Ottomani che erano otto volte più numerosi. Uno scontro in cui Vujosevic avrebbe ucciso 28 soldati turchi, guadagnandosi poi il riconoscimento da parte dell’imperatore russo.

L’ossessione dell’attentatore di Christchurch per le guerre contro i musulmani arriva a coinvolgere Carlo Martello, alla guida dell’esercito dei Franchi che fermò l’arrivo dei musulmani a metà dell’ottavo secolo (la nota battaglia di Poitiers). Sui caricatori c’è anche il nome di Gastone IV di Béarn, protagonista della prima Crociata (1096) e delle battaglie contro i Mori nell’odierna Spagna. Presenti anche i riferimenti alla battaglia di Vienna del 1683 quando i cristiani sconfissero i Turchi.

Uno delle citazioni più moderne, infine, è quella a Rotherham: una città del nord dell’Inghilterra dove, tra gli anni ‘80 dello scorso secolo e il primo decennio del Duemila, si sono registrati oltre mille casi di abusi sessuali su minori. I processi hanno portato a condanna diverse persone di origine pakistana. 

Il cda di Eni ha approvato il bilancio consolidato e il progetto di bilancio di esercizio di Eni per il 2018 che chiudono rispettivamente con l’utile netto di 4,126 miliardi e di 3,173 miliardi di euro, confermando i risultati preliminari adjusted pubblicati nel comunicato stampa di preconsuntivo 2018 diffuso il 15 febbraio 2019. L’utile netto reported si ridetermina in 4,126 miliardi (4,226 miliardi nel preconsuntivo) essenzialmente per il recepimento del risultato di alcune partecipate valutate ad equity pubblicato successivamente.

Il Consiglio ha deliberato di proporre all’Assemblea la distribuzione del dividendo di 0,83 euro per azione, di cui 0,42 euro distribuiti in acconto nel settembre 2018. Il dividendo a saldo di 0,411 europer azione sarà messo in pagamento a partire dal 22 maggio 2019 con stacco cedola il 20 maggio 2019.

La Relazione finanziaria annuale 2018, di cui all’art.154-ter del Tuf, è stata messa a disposizione del collegio sindacale e della società di revisione. La Relazione sarà resa disponibile al pubblico entro la prima decade di aprile presso la sede sociale, sul sito Internet della società, eni.com e con le altre modalità previste dalla normativa vigente unitamente alle relazioni del collegio sindacale e della società di revisione.

Il Consiglio di amministrazione ha approvato anche la dichiarazione consolidata di carattere non finanziario (Dnf), che è stata inclusa nella Relazione finanziaria annuale. La Dnf illustra le attività del gruppo, il suo andamento, i risultati e l’impatto prodotto con riferimento ai temi ambientali, lotta al cambiamento climatico, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani e alla lotta contro la corruzione attiva e passiva.

 Il cda ha altresì approvato la Relazione sul governo societario e gli assetti proprietari e la Relazione sulla remunerazione, che saranno rese pubbliche presso la sede sociale e nella sezione “Documentazione” del sito Internet della società e con le modalità previste dalla legge, contestualmente alla pubblicazione della Relazione finanziaria annuale 2018.

Il consiglio di amministrazione ha inoltre convocato l’assemblea degli azionisti in sede ordinaria per il 14 maggio 2019.