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"Mi sento sedotto da questa donna, dalla calma potenza della sua bellezza": ed e' una lettera d'amore in piena regola. L'ha firmata Martin Walser, uno dei mostri sacri della letteratura tedesca contemporanea, destinataria Angela Merkel. Pubblicata dal settimanale Der Spiegel attualmente in edicola, è una specie di confessione in prima persona dello scrittore de "La guerra di Fink" e "Il momento dell'amore", padre biologico del giornalista Jakob Augstein (a sua volta uno dei maggiori critici della cancelliera). 

"Uno spiraglio di luce"

Già in un articolo del 2015 per il domenicale della Frankfurter Allgemeine, Walser aveva ricordato un episodio in cui si trovò a definire "bella" Angela Merkel in una sala piena di persone: "E la gente si mise a ridere". Nondimeno lo scrittore, novantunenne, uno dei massimi narratori contemporanei tedeschi, conferma senza timori tutt'oggi la sua indomita passione per la cancelliera: "Sono stati l'istinto e l'esperienza a fare di me un suo ammiratore". E ne spiega i motivi, anche illustrando le varie tappe della sua ascesa politica, da quando Helmut Kohl nei primi anni Novanta la chiamava "la mia bambina" all'eurocrisi del 2008 passando dalla vittoria, nel 2005, contro Gerhard Schroeder: "Il drastico calo del numero dei disoccupati dimostra il suo successo. Ma che si parli dei cambiamenti climatici o della modernizzazione della società, il bel volto di Merkel rimane così schivo nell'espressione come sempre. Per così dire, non è colpa sua che abbia così tanto successo: è per questo che il volto di Merkel è così bello. È uno spiraglio di luce".

Si mostra decisamente ispirato, Martin Walser: "L'immagine della cancelliera è la sua natura. Ed è proprio questo quello che la distingue da tutti gli altri politici della sua epoca: quando parla, ci fa condividere l'esperienza di come nascano le sue frasi mentre parla". E ancora: "Con Frau Merkel – continua – diveniamo testimoni di come Spirito e Natura si siano trovati insieme, e proprio per questo la trovo così bella". È un testo lungo, quello dell'autore e poeta di Wasserburg, già sodale, insieme a Guenter Grass, del socialdemocratico Willy Brandt nella sua epica campagna per diventare cancelliere, nonché in prima fila nelle proteste contro la guerra del Vietnam. "Io posso sempre fuggire, pellegrinare, viaggiare verso l'immagine di Angela Merkel, perché è un'immagine che mi prende sempre in ostaggio". 

Quando il sentimento trionfò sul calcolo politico

Walser ricorda il fatidico 2015, quando sull'onda più alta della crisi migratoria oltre un milione di stranieri fu accolto un Germania, grazie alla cosiddetta "politica delle porte aperte" della cancelliera. Fu allora, dice Walser, che Merkel disse la famosa frase "Wir schaffen das" ("noi ce la facciamo"), aggiungendo: "Se noi adesso iniziamo a scusarci perché in situazioni d'emergenza mostriamo un volto amichevole, allora questo non è il mio Paese". Secondo Walser in quel momento "il suo sentimento personale trionfò sul suo calcolo politico".

Lo Spiegel ha deciso di illustrare l'articolo-confessione dello scrittore con alcuni celebri ritratti di Angela Merkel in bianco e nero: "Il presente è sempre un flusso ininterrotto di immagini. Ed è in questo flusso che sta fermo, resiste, sopravvive l'immagine-Merkel: e la silenziosa potenza di quest'immagine è un simbolo di liberazione". Non c'e' dubbio: a molte donne piacerebbe ricevere una lettera come questa. 

Dopo aver conquistato il primo punto con il Chievo, Gian Piero Ventura si dimette a sorpresa. L'ex-ct della nazionale ha guidato la squadra di Verona per quattro partite, ottenendo tre sconfitte e un pareggio, e grazie a questo primo punto è stato azzerato il gap negativo in classifica che era stato comminato alla società quest'estate. Il direttore sportivo Romairone davanti alle telecamere parla di qualcosa di "inspiegabile e di inaspettato" e Ventura avrebbe dichiarato negli spogliatoi alla squadra, "un suo disagio personale". Non ci sono motivi tecnici e, al momento, Ventura è ancora l'allenatore del Chievo perché le dimissioni, per diventare effettive, devono prima essere accettate.

Da osservatore esterno balza agli occhi, in questa vicenda, una straordinaria coincidenza: proprio in un giorno come domani, il 13 novembre 2017, grazie al pareggio a reti inviolate con la Svezia, l'Italia non si era qualificata per i mondiali di Russia configurando così quello che i giornali avevano definito "il più grande fallimento della storia del nostro calcio". Quel giorno, per Ventura, iniziò un doloroso calvario che aveva per oggetto non tanto la sconfitta quanto le sue "non dimissioni". In situazioni simili, gli altri commissari tecnici avevano ammesso i loro errori e si erano auto-esonerati davanti alla telecamere pochi minuti dopo il fischio finale. Non così Ventura, che perciò venne accusato di non dimettersi per il semplice desiderio di incassare i restanti otto mesi di contratto che rimanevano: pare si trattasse di quasi 850 mila euro.

Conosco un cane che, dopo aver subito una dolorosa operazione dal veterinario, non vuole più entrare in nessuna casa che non sia quella del padrone. È un problema, perché il cane è di grossa taglia e non c'è modo di convincerlo: o lo si lascia a casa o, per poco, in macchina, o la vita sociale del padrone è azzerata. In ogni caso non c'è modo di far cambiare idea al cane che non vuole ripercorrere una strada che lo ha fatto molto soffrire. Gli animali ci piacciono tanto anche perché, a volte, sono molto simili a noi uomini: anch’io ho luoghi e percorsi della mia città che sono state altrettante dolorose Via Crucis della mia vita e perciò, anche se non me ne rendo conto, quando passo da quelle parti cambio strada e non torno sui miei passi. Evitiamo luoghi, incontri, persone, situazioni, che ridestano in noi ferite e ricordi dolorosi.

Oggi magari le dimissioni di Ventura rientreranno o si scopriranno motivazioni completamente diverse da quelle che sto ipotizzando, ma non sempre le ragioni che ci spingono ad agire sono quelle che “sappiamo", non sempre le spiegazioni che ci diamo (che diamo a noi stessi prima che agli altri) sono quelle consapevoli. C'è un mondo ctonio, "carsico", che non controlliamo e che può spingerci a comportamenti che non ci spieghiamo. Urlare in faccia all'intero mondo calcistico che, esattamente un anno fa, chi lo criticava aveva sbagliato, che non si doveva trattare così un commissario tecnico, perché lui, Gian Piero Ventura, è uno che le dimissioni sa darle eccome, può essere un movente forte, un'attrazione invincibile.

Ieri negli spogliatoi del Chievo Verona può essere scattata in Ventura una voglia di rivincita che, vichianamente, lo ha spinto a fare ieri quello che avrebbe dovuto fare un anno fa. La lancetta dell'orologio ha fatto un giro intero, l'orbita ha completato il suo percorso, e lui l' 11 novembre 2018 ha agito come avrebbe dovuto fare il 13 novembre 2017. Vi siete arrabbiati con me perché non mi dimettevo? Oggi, dimettendomi, vi dimostro che vi sbagliavate. Tutti.

L’indice destagionalizzato della produzione industriale a settembre dovrebbe diminuire dello 0,2% rispetto ad agosto. Anche nella media del terzo trimestre il livello della produzione registra una flessione dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. Lo rende noto l'Istat. Corretto per gli effetti di calendario, a settembre l’indice è aumentato in termini tendenziali dell’1,3% (i giorni lavorativi sono stati 20 contro i 21 di settembre 2017). Nella media dei primi nove mesi dell’anno la produzione è cresciuta dell’1,7% rispetto all’anno precedente.

L’indice destagionalizzato mensile mostra aumenti congiunturali nei  comparti dei beni intermedi (+1,1 %) e dei beni di consumo (+0,3%); variazioni negative registrano, invece, i beni strumentali (-1,6%) e l’energia (-0,1%). Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano a settembre 2018 una rilevante crescita tendenziale per l’energia (+4,2%) mentre incrementi più contenuti si osservano per i beni strumentali (+2,9%) e i beni intermedi (+0,8%); in diminuzione, invece, la produzione di beni di consumo (-0,8%). I settori di attività economica che registrano la maggiore crescita tendenziale sono la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+7,0%), la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+5,1%) e la fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (+4,5%). Le maggiori flessioni si rilevano invece nell’attività estrattiva (-11,2%), nella fabbricazione di coke e  prodotti petroliferi  raffinati (-4,7%) e nell’industria del legno, della carta e stampa (-2,7%). 

Avanti tutta sulle "grandi opere". Lo garantisce Matteo Salvini a nome del governo, in un colloquio con il Messaggero, anche se poi apre ai dubbi degli alleati grillini: "Sulla Tav servono nuove verifiche". "Penso semplicemente – incalza il leader del Carroccio – una cosa: l'Italia purtroppo è famosa perché comincia, quando le comincia, le opere pubbliche e poi le lascia a metà, non le finisce mai. Questo non va bene affatto".

"Sono stato molto impressionato dalla manifestazione di Torino – racconta – C'è un Paese che sembra pronto alle grandi sfide. E questo mi fa piacere. Vedremo quando arriva la relazione tecnica sui costi-benefici, e a quel punto si deciderà. Bisogna fare le cose per bene, senza forzature e con cognizione di causa. Non vedo perché precipitare tutto. A gennaio potrebbe esserci la relazione, vediamo…".

Per il ministro dell'Interno, vanno però portate a termine "tutte le grandi opere cominciate. Vedo che gli amici 5 stelle vogliono fermare la Pedemontana, ma sarebbe un'assurdità. Il 4 dicembre aprono i primi dieci chilometri di questa infrastruttura cruciale. E dovremmo dire no grazie, smantelliamo tutto? La stessa cosa vale per il Mose di Venezia. Manca soltanto il 5 per cento per terminare l'opera e dovremmo smontare le dighe? Suvvia. E sul Tap, sull'Ilva, sul Terzo Valico, sul Brennero: occorre costruire e finire di costruire senza lasciare le cose per aria. Ne va della credibilità di un Paese, oltre che della vita pratica dei suoi cittadini. Non si può vivere dove è bloccato tutto". 

Leggi anche il nostro dossier: Tav, la verità dei fatti

Saremo sinceri: fino a qualche giorno fa l’edizione per Nintendo Switch di GRIP aveva su scritto un enorme NO. Non tanto per una questione di contenuti o meccaniche di gioco, quanto piuttosto per i notevoli problemi tecnici di cui era afflitta. Dopo ben due patch però, la situazione è notevolmente cambiata ed insieme a lei anche il nostro giudizio sul gioco.

Quella delle patch al day one è però ormai una prassi e non è la prima volta che titoli anche famosi subiscono un miglioramento notevole nelle prestazioni giusto a ridosso della loro pubblicazione. D’altra parte sono un po’ così tutti i settori che coinvolgono la programmazione: i bug si possono nascondere in ogni angolo del codice ed è indispensabile sfruttare ogni momento a disposizione per individuarli e risolverli.

GRIP

Ma torniamo a noi: GRIP è un racing game arcade futuristico che prende ispirazione da grandi classici del passato come Wipeout ma soprattutto Rollcage, offrendo però un gameplay aggiornato e al passo con i tempi. Su PC il titolo ha già avuto modo di farsi apprezzare dalla comunità di Steam, ora però è il momento di raggiungere anche Nintendo Switch, una casa teoricamente perfetta per un gioco di questo tipo.

Come ogni buon racing game, anche GRIP si snoda attraverso numerose modalità di gioco. La sua particolarità principale però sono le sue auto, in grado di arrampicarsi su soffitti e pareti. Questa particolarità rende la campagna indispensabile per prender mano con il gameplay: essa propone sfide di difficoltà crescente che aiuteranno l’utente a comprendere come meglio governare il mezzo e interagire con l’ambiente circostante. Se si vuole invece fare sul serio, “Giocatore Singolo” da modo di scegliere e personalizzare una gara mentre il comparto multiplayer è sia locale che online.

GRIP

Cambi repentini di telecamera e alta velocità rendono GRIP un racing game concitato che assume ancora più dinamicità grazie all’introduzione dei power up. Quelli pensati da Caged Element sono in realtà molto classici (missili teleguidati, turbo, scudo ecc.), ma danno modo di aggiungere quel pizzico di imprevedibilità che non guasta mai. Le tipologie di gara sono poi numerose e si dividono in tre macro aree: corsa, arena e carkour.

“Corsa” è la prima e comprende al suo interno tutte le competizioni su pista le quali si differenziano tra loro per l’obiettivo da raggiungere. Corsa classica non ha di certo bisogno di presentazioni, corsa a eliminazione richiede invece di infliggere il maggior numero di danni possibile ai nemici, re della velocità è una sorta di survival mode contro gli altri mezzi, re della velocità rappresentano gare prive di power up e le corse a tempo sono infine i ben noti time trial. Come dice il nome, le competizioni “Arena” si svolgono in ambienti chiusi e di piccole dimensioni: deatmatch richiede l’eliminazione di tutti gli avversari, ruba il bottino non è altri che cattura la bandiera e bomba a tempo richiede di sopravvivere mano a mano che le auto avversarie si trasformano in bombe a orologeria e coinvolte in esplosioni altrui. “Carkour”, infine, è decisamente originale anche se non prettamente competitiva: con la propria auto si devono esplorare i vari percorsi compiendo per giunta acrobazie al fine di raccattare collezionabili.

GRIP

A questo punto è insomma d’obbligo parlare di track design: GRIP presenta percorsi decisamente ben realizzati e ricchi di elementi, anche se le palette cromatiche scelte dal team di sviluppo non sono certo delle migliori. Spesso incontreremo infatti ambientazioni dai colori piatti e quindi prive di punti di riferimento con cui orientarsi. Non è raro incappare in una parete non molto visibile piuttosto che in una pericolosa roccia, elementi che se non sono prontamente evitati comportano rovinosi incidenti. Fortunatamente il gioco mette a disposizione un pratico tasto per resettare la posizione dell’auto, è anche vero però che la fisica della propria auto fa di tanto in tanto scherzetti.

Il parco auto è discretamente variegato, con mezzi che presentano caratteristiche anche molto diverse tra loro, e vi è per giunta la possibilità di personalizzarli nel comparto estetico. Non sognate personalizzazioni estreme però: vi sono giusto un paio di colori da scegliere, qualche adesivo da applicare e la forma dei copertoni. Non male l’intelligenza artificiale, tanto che è persino possibile scegliere se attenuare il cosiddetto effetto elastico.

GRIP

Da un punto di vista tecnico infine, dopo due patch il gioco è finalmente giocabile e riesce a mantenere un framerate costante nella maggior parte delle occasioni. Nonostante Unreal Engine 4 sia un motore ottimizzato anche per Nintendo Switch, nelle versioni 1.0.0 e 1.0.1 GRIP risultava assai ostico da giocare, soprattutto nei percorsi di più ampio respiro. Un gran numero di mezzi a schermo e continue esplosioni causavano poi ulteriori rallentamenti, tanto che era quasi difficile controllare il mezzo a causa del pessimo framerate.

Con la versione 1.0.2 tutto ciò è fortunatamente scomparso e sono rimasti giusto un paio di rallentamenti nei momenti davvero impegnativi. Niente però che metta a repentaglio l’esperienza di gioco! Certo, l’introduzione della risoluzione dinamica ha anche causato un peggioramento della pulizia dell’immagine: GRIP su Nintendo Switch non è certo uno spettacolo, ma per un buon framerate si può certamente scendere a compromessi!

GRIP


L’arrivo di GRIP su Nintendo Switch è un lieto evento: non ci sono mai abbastanza racing game arcade su console e poter giocare questo intrigante titolo in mobilità è senza dubbio un’esperienza degna d’essere vissuta. Certo, ci sono ancora numerosi difetti come una paletta cromatica monotona, una colonna sonora anonima e qualche rallentamento durante i momenti più caotici; nel complesso però il titolo si lascia giocare e in alcuni frangenti diverte pure molto. Caged Element è poi un team noto per il suo supporto post lancio, speriamo quindi che questa versione Switch migliori patch dopo patch un po’ come è successo per Rocket League, Doom (2016) e Wolfenstein II: The New Colossus.

L’articolo GRIP – Recensione Nintendo Switch proviene da GameSource.

Fiume di donazioni per il senzatetto australiano che venerdì scorso a Melbourne ha lanciato il suo carrello della spesa contro il terrorista islamico che aveva già ucciso una persona e ferite altre due, impedendo così che accoltellasse due agenti. Michael Rogers, la cui azione tempestiva è stata filmata ed è diventata virale, ha ottenuto finora oltre 123 mila dollari australiani (quasi 80 mila euro) sulla pagina GoFundMe aperta da Donna Stolzenberg, fondatrice dell'associazione di beneficenza Melbourne Homeless Collective.

"Tutti i fondi donati a questa campagna andranno direttamente a Rogers per aiutarlo a rimettersi in piedi. E' un eroe ai nostri occhi e può fare quello che ritiene meglio con i fondi ricevuti. Quel giorno ha rischiato la sua vita senza avere in cambio nulla e non si può dare un prezzo a questo", hanno sottolineato i promotori. Quando è stato individuato dai giornalisti il 46enne senza fissa dimora ha rivendicato il suo gesto: "Ho gettato il trolley dritto contro di lui, e l'ho preso. Non sono riuscito però a farlo cadere", si è rammaricato.

Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, vorrebbe abolire il valore legale del titolo di studio. Non è una novità: per la Lega si tratta di una battaglia che data ai tempi in cui si accusavano le università del sud di essere più generose nei voti di laurea rispetto a quelle del nord e di avvantaggiare così i meridionali – o chi aveva studiato in quegli atenei – rispetto ai laureati del nord.

Ora, nel corso del suo intervento alla Scuola di formazione politica della Lega, Salvini ha annunciato che "dovremo rimettere mano alla riforma della scuola e dell'università". Questa volta la battaglia non è atenei del sud contro atenei del nord ma contro "la scuola e l'università che negli ultimi anni sono stati serbatoi elettorali e sindacali". Per questo, aggiunge il vicepremier, "l'abolizione del valore legale titolo di studio è una questione da affrontare"

A dire il vero non è il primo a sollevare il tema. Se ne parla dal 2009 e per il M5s è un punto del programma. Ci aveva già provato Carlo Sibilia, oggi sottosegretario al ministero dell'Interno, nella scorsa legislatura. Oggi la nuova proposta di legge viene da Maria Pallini, deputata del Movimento, e punta sull'accesso ai concorsi pubblici: divieto di inserire il requisito del voto di laurea nei bandi dei concorsi pubblici. Ma per andare alla radici di questa battaglia bisogna risalire addirittura al 1947, quando fu lanciata dal secondo presidente della Repubblica italiana Luigi Einaudi

“Finché non sarà tolto qualsiasi valore legale ai certificati rilasciati da ogni ordine di scuole, dalle elementari alle universitarie, noi non avremo mai libertà di insegnamento; avremo insegnanti occupati a ficcare nella testa degli scolari il massimo numero di quelle nozioni sulle quali potrà cadere l’interrogazione al momento degli esami di stato. Nozioni e non idee; appiccicature mnemoniche e non eccitamenti alla curiosità scientifica ed alla formazione morale dell’individuo”

Luigi Einaudi

L’idea è poi ritornata in auge a fasi alterne a partire da quel momento, fino al 2010, quando il deputato bolognese del Pdl Fabio Garagnani aveva riproposto l’argomento e al 2011, quando era stato l’ex ministro della salute Girolamo Sirchia a sostenere che il valore legale del titolo di studio pone, al momento dell’ingresso nelle professioni, tutti i laureati sullo stesso piano, senza considerare la loro effettiva preparazione. E l’effetto è che le università non sono quindi motivate a investire sulla formazione e sul reclutamento di professori di alto livello.

Nel 2012 il governo Monti con il decreto semplificazioni ci aveva provato, riprendendo una iniziativa già sostenuta dall’ex ministro Gelmini: una misura, secondo il Coordinamento universitario Link caldeggiata sia da destra che da sinistra con un appello sul Riformista che aveva tra i firmatari Pietro Ichino e Francesco Giavazzi. ​

Confindustria, da parte sua, vorrebbe sostituire il valore legale con rigorosi strumenti di accreditamento dei corsi di studio per certificarne il valore. Possibilista, quando ancora era sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che riteneva giusto “rottamare” il valore legale della laurea nell’obiettivo di creare una concorrenza virtuosa tra le università, anche per attrarre più studenti dall’estero.

Chi è a favore, chi è contro

La Crui, conferenza dei rettori, non si schiera, ammettendo di non avere una posizione ufficiale in materia, nonostante a tratti si sia mostrata possibilista. Sono fortemente schierati per il no, invece, i sindacati, l’Udu, la Rete29Aprile, Adu e Andu che sostengono che il provvedimento confligga con il principio costituzionale di pari opportunità perché penalizzerebbe i meno abbienti, discriminandoli poi nel processo di reclutamento professionale.

Che cosa è il valore legale del titolo di studio

A spiegarlo è Wikipedia: "secondo la scienza dell'educazione, è un certificato che attesta l'insieme di conoscenze e competenze apprese nel corso di studi".  Nel dibattito pubblico si parla genericamente e in modo astratto di "possesso di valore legale" da parte del titolo di studio intendendo l'ufficialità, la validità, o una combinazione di entrambe le caratteristiche, o di proprietà riconducibili a tali caratteristiche. Ad esempio, per quanto riguarda l'ufficialità, il "possesso di valore legale" segnala la diversità di certi titoli di studio rispetto ad altri attestati o scritture private che, anche provenendo eventualmente da soggetti socialmente autorevoli, non siano ricompresi nel novero dei titoli definiti o riconosciuti formalmente in modo ufficiale. Tipicamente le Autorità Pubbliche decidono di proteggere legalmente certi titoli individuando o selezionando con apposite autorizzazioni amministrative le istituzioni (scuole, Università ed analoghi enti) che possono concederli, e in questo modo esercitano un controllo più o meno diretto sul sistema di istruzione e di formazione che viene così definito.

Le ragioni del sì

Secondo i suoi sostenitori, l’abolizione del valore legale dei titoli di studio servirebbe a mettere in concorrenza tra loro le Università e ciò sarebbe il miglior rimedio alle molte inefficienze (dagli sprechi ai concorsi che non reclutano i migliori) di cui oggi soffre l’Accademia italiana. Se il titolo di studio non ha lo stesso valore legale assicurato dalla legge, ma solo quello che il mercato gli attribuisce, ogni università sarebbe costretta ad assumere i migliori docenti, a fare una migliore formazione, a offrire servizi più efficienti agli studenti. Avrebbe importanti effetti anche sulle assunzioni nella Pubblica amministrazione oggi inficiate dal valore legale poiché "costretta a far finta che ogni laureato abbia uguale preparazione, non riesce a selezionare i migliori".

Le ragioni del No

Secondo la Link, l’abolizione del valore legale del titolo di studio non aprirebbe la strada ad una maggiore qualità dei processi formativi, ma anzi aumenterebbe la competizione tra gli atenei, creando atenei di serie A, dove studiare costerebbe moltissimo e atenei di serie B con costi molto più limitati, creando una dualità nel sistema formativo e perché questo aprirebbe a maggiore discrezionalità all’interno delle procedure concorsuali, con il rischio che candidati meno preparati di altri siano avvantaggiati non per le loro esperienze professionali ma per amicizie o le relazioni di cui godono.

Anche la Filt/Cgil punta il dito contro l'intenzione di mettere in concorrenza le università "visto che sarebbe il mercato a selezionare i veri e più in gamba professionisti del settore con l'affidamento allo Stato del compito di stilare una graduatoria delle università migliori in modo che quando proprio e soprattutto lo Stato ha bisogno di personale per le sue amministrazioni, attinga non basandosi sui punteggi del voto conseguito, che finora ha messo sullo stesso piano tutti i candidati con i rispettivi atenei, ma in relazione alla università di provenienza".

 

 

Gian Piero Ventura si dimette a sorpresa da allenatore del Chievo. L'ex tecnico della Nazionale lo ha comunicato nello spogliatoio alla squadra dopo il pareggio con il Bologna. Il direttore sportivo dei gialloblu Giancarlo Romairone, ai microfoni di Sky Sport, parla di 'un fulmine a cielo sereno'. "Ci dobbiamo prendere tutti un po' di ore perché a mente fredda si possa un attimo capire i pensieri che sono emersi a caldo, subito dopo la partita il Mister mi ha detto che sarebbe andato a comunicare alla squadra questa sua situazione. Gli ho chiesto di contare fino a 10, ma nella realtà è emerso questo suo malessere. Adesso verificheremo che tipo di malessere è, la squadra ha fatto una buona prestazione, i giocatori da quando è arrivato Mister Ventura hanno dimostrato in qualsiasi momento e atteggiamento di essere con l'allenatore. La richiesta del Mister è una richiesta importante ma la società ha fatto e fa di tutto per soddisfarle".
 

Un italiano è stato fermato in relazione allo stupro e all'omicidio di Desiree Mariottini. Si tratta di Marco Mancini, nato a Roma, di 36 anni,che secondo gli investigatori ha fornito stupefacenti alla ragazza. L'uomo è stato rintracciato dagli investigatori presso la fermata "Pigneto" della linea metropolitana C e quindi sottoposto a perquisizione personale e locale. L'atto di polizia giudiziaria ha quindi permesso di rinvenire e sequestrare 12 dosi di cocaina e e psicofarmaci di vario genere, motivo per cui lo stesso Mancini è stato segnalato all'autorità giudiziaria per il reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti e psicotrope. L'uomo è accusato di aver messo in atto, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, la detenzione e la cessione illecita di sostanze stupefacenti, quali cocaina ed eroina e psicofarmaci, questi ultimi capaci di indurre effetti psicotropi e anche contenenti "quetiapina", cedendole a persone che a tale fine frequentavano i locali di via Dei Lucani 22 ed anche, per l'appunto a Desirée. 

Taiko no Tatsujin è una famosissima serie di rhythm game nata ben 17 anni fa in Giappone. Qui in Italia abbiamo avuto l’occasione di provare il simpatico gioco di tamburi solamente in sporadiche apparizioni nelle ormai scomparse sale giochi, ma la maggior parte dei videogiocatori non sa nemmeno di cosa stiamo parlando. Ebbene, Taiko no Tatsujin è un gioco di ritmo basato sul taiko, il tamburo tradizionale giapponese, che in Giappone ha avuto una enorme quantità di titoli da sala giochi ma anche da console, e che non sono mai usciti dalla Terra del Sol Levante. Tuttavia, per la prima volta, ecco arrivare anche qui da noi il nuovo gioco uscito da pochi mesi in terra nipponica, in versione Nintendo Switch e PlayStation 4. Le due versioni differiscono in svariati contenuti e hanno una tracklist completamente diversa; in questo caso abbiamo testato la versione Switch, chiamata Taiko no Tatsujin: Drum ‘n’ Fun!

Taiko no Tatsujin: Drum 'n' Fun!

Tieni il tempo con le gambe e con le mani / Tieni il tempo non fermarti fino a domani

Il concetto di base di Taiko no Tatsujin è abbastanza semplice: sullo schermo, durante la canzone, appariranno degli indicatori rossi e degli indicatori blu, che richiederanno rispettivamente di eseguire un colpo di tamburo frontale (Don) o laterale (Ka). Ci sono poi alcune varianti, come il rullo di tamburi o la necessità di colpire le pelli con entrambe le bacchette all’apparire del Don o Ka giganti, ma la meccanica base è comunque limitata a due semplici colpi. Il concetto è quindi relativamente molto semplice, ma ovviamente metterlo in pratica, soprattutto ad alti livelli, non è affatto una passeggiata.

Il tamburo, in ogni caso, sarà disponibile esclusivamente acquistando un bundle ad esso dedicato. Se acquistate quindi il gioco singolarmente o in digitale, dovrete accontentarvi delle altre due modalità di controllo. Una di esse consiste nel tenere i due joycon come se fossero bacchette e effettuare i movimenti in aria come se si colpisse un tamburo invisibile. Siamo rimasti stupiti dalla precisione offerta con questo sistema, dato che almeno sulla carta non gli davamo alcun tipo di fiducia. Rimane da dire, comunque, nonostante la precisione sia buona se si considera che potenzialmente sarebbe potuto essere un totale disastro, purtroppo non è sufficiente a garantire una totale infallibilità. A volte, infatti, il colpo va a vuoto oppure un Don viene scambiato per Ka o viceversa. Cose che non accadono troppo di frequente, ma che comunque non permettono un tipo di gioco alla ricerca dei punteggi record. L’unico altro metodo possibile è quello dei cari vecchi pulsanti del pad, che non vi tradiranno mai qualunque cosa accada. Alternativa più che valida è quella dei comandi touch, possibile però solamente con la console in modalità portatile.

Be the One, Be the One

Il comparto delle tracce musicali è estremamente vario e gratificante per tutti i gusti. In Taiko no Tatsujin: Drum ‘n’ Fun! sono presenti oltre 70 tracce, a cui si aggiungono quelle offerte dai DLC. Tra le tracce selezionabili si spazia tra vari generi, come il J-Pop, la musica classica, i Vocaloid, gli anime e i videogiochi. Per voi che leggete queste righe probabilmente le categorie importanti sono le ultime due, e difatti nella sezione videogiochi ci sono canzoni come Jump Up Superstar da Super Mario Odyssey, un medley da Splatoon 2, o anche un medley da Kirby’s Dream Land. Per quanto riguarda gli anime invece abbiamo giganti come Cha-la Head Cha-la da Dragon Ball Z, Howling da Seven Deadly Sins, We Are da One Piece, Alola da Pokémon Sole e Luna, Be the One da Kamen Rider Build, e anche Lupinranger VS Patranger dall’omonima serie Super Sentai ancora in corso in Giappone.

Taiko no Tatsujin: Drum 'n' Fun!

A colpi di skill

Diversamente dal solito per quanto riguarda questo tipo di giochi, in Taiko no Tatsujin: Drum ‘n’ Fun! potremo selezionare un personaggio a inizio partita, che determinerà dei poteri speciali in nostro possesso. Tali poteri spaziano da una perdita di punti più bassa in caso di errore, a uno che elimina le differenze tra Don e Ka. Ciò ovviamente facilita di molto il titolo in sé, ma i più spericolati potranno comunque utilizzare i personaggi base che sono privi di qualsivoglia “cheat”.

A parte la modalità Taiko, che è quella principale dove potremo semplicemente scegliere la canzone in cui cimentarci e suonarla, è anche presente una modalità party piena di minigiochi da affrontare in compagnia fino a 4 persone. Tali minigiochi sono tutti basati sul ritmo, come uno in cui saremo ninja che devono colpire a tempo i tronchi di legno che ci volano contro, o un altro dove un cuoco di sushi ci illustrerà un certo ritmo coi suoi piatti e noi dovremo replicarlo al meglio delle nostre possibilità.

Purtroppo non sono presenti altre modalità a parte queste due, e quindi l’aspetto multiplayer soffre un po’, soprattutto considerato il fatto che è da poco uscito Super Mario Party. Nonostante ciò, in quanto rhythm game in sé, Taiko no Tatsujin: Drum ‘n’ Fun! è ricco di contenuti ed è pronto a risvegliare il suonatore di taiko che è in voi.

Taiko no Tatsujin: Drum 'n' Fun!

Taiko no Tatsujin: Drum ‘n’ Fun! è il primo arrivo della serie qui in occidente. In quanto tale ci aspettavamo che la tracklist sarebbe stata modificata utilizzando canzoni inglesi, e invece siamo rimasti davvero stupiti (positivamente) nel vedere come la lista sia rimasta intonsa, inserendo non solo grandi nomi come Cha-la Head Cha-la ma anche brani più di nicchia come Kamen Rider, Super Sentai, o addirittura la versione giapponese di una canzone del film Disney Oceania. Se siete amanti dei rhythm game l’acquisto è più che obbligato, possibilmente acquistando il bundle con il tamburo fisico. I lati negativi sono riferiti più che altro a scelte poco felici di distribuzione, come il non vendere il taiko separatamente o come non renderlo compatibile anche con la versione PS4, entrambe cose che invece sono accadute con la versione giapponese dei giochi.

L’articolo Taiko no Tatsujin: Drum ‘n’ Fun! – Recensione proviene da GameSource.