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Huawei “ha dato un contributo sostanziale allo sviluppo e alla crescita di Android in tutto il mondo” e “continuerà a fornire aggiornamenti di sicurezza e servizi post-vendita a tutti gli smartphone e tablet Huawei e Honor esistenti, sia quelli già venduti che ancora disponibili a livello globale”. Il colosso cinese risponde così con un comunicato alla sospensione da parte di Google della licenza Android del produttore cinese dopo le limitazioni imposte dal governo statunitense.

“Come uno dei principali partner globali di Android – sottolinea Huawei – abbiamo lavorato a stretto contatto con la loro piattaforma open source per sviluppare un ecosistema che ha avvantaggiato sia gli utenti che l’industria”. E conclude: “Continueremo a costruire un ecosistema software sicuro e sostenibile al fine di fornire la migliore esperienza a tutti gli utenti a livello globale”. 

Lo sviluppo di Lords of the Fallen 2, sta diventando di volta in volta sempre più intricato.

Il seguito di Lords of the Fallen, uscito nel 2014 per PC, PlayStation 4 e Xbox One, era stato originariamente previsto da CI Games per il 2017, ma senza Deck 13 allo sviluppo, impegnata sempre però a realizzare The Surge e il suo ormai imminente seguito. Nel 2015 però, il progetto riguardante Lords of the Fallen 2 dovette cambiare direttore esecutivo, alla luce delle polemiche sulla presunta difficoltà troppo elevata del titolo e il bisogno di riuscire a far breccia in un più consistente pubblico. Per questo motivo, il progetto venne momentaneamente accantonato.

Non se ne seppe più nulla fino allo scorso anno, quando ci fu l’annuncio che Defiant Studios si sarebbe occupata di portare a termine lo sviluppo del gioco, che ormai abbisognava anche di una massiccia rielaborazione.

Adesso, dopo nemmeno un anno e mezzo di lavoro, Defiant Studios non è più coinvolta nella realizzazione perché, stando a un comunicato stampa di CI Games, il materiale prodotto fino ad ora sarebbe stato di qualità molto scarsa.

Il piano attuale di CI Games è quello di portare comunque a termine il titolo da sola, senza però potersi sbottonare su una eventuale futura data di rilascio.

L’articolo Lords of the Fallen 2: Sviluppo in alto mare proviene da GameSource.

È morto lo scrittore, Nanni Balestrini. Lo comunica con un post su Facebook la casa editrice Derive e Approdi che pubblica anche una sua immagine: “È con tristezza e dolore – si legge – che informiamo della scomparsa di Nanni Balestrini. Una scomparsa, non solo per noi, incolmabile”. Balestrini, 83 anni, si è spento all’ospedale San Giovanni Addolorata di Roma dopo una breve malattia. 

“Distintosi per uno sperimentalismo spinto fino all’adozione di tecniche sempre riconducibili al collage e a una diffusa intuizione circa l’incidenza del caso sul fare poetico, Balestrini è stato anche animatore culturale, curatore di antologie, portavoce del dissenso politico”, ricorda il Corriere, “precursore della Neoavanguardia, aveva poi dato espressione letteraria alle inquietudini del mondo giovanile sfociate nella contestazione, anche attraverso la militanza estremista che lo aveva costretto a riparare in Francia per sfuggire all’arresto nel 1979”.

“Nato a Milano nel 1935, era nemmeno trentenne nella stagione più intensa della Neoavanguardia e del Gruppo 63 – leggiamo su Repubblica – A quattro mani con Alfredo Giuliani, già nel 1964, pubblica da Feltrinelli un primo bilancio delle esperienze che si erano aggregate intorno allo storico convegno di Palermo; due anni dopo teorizza “Il romanzo sperimentale” (Feltrinelli 1966) e ne ha già fatto proprie le istanze fino in fondo, scrivendo il suo “romanzo multiplo” Tristano e più avanti, nel 1971, quel libro il cui titolo segna un intero decennio: “Vogliamo tutto”. Storia di fabbrica e di rabbia, con un linguaggio che rompe molti schemi della letteratura industriale degli anni Sessanta”.

La Procura svedese oggi ha spiccato un mandato di arresto per presunto stupro contro il fondatore di Wikileaks, Julian Assange. La scorsa settimana era stata annunciata la riapertura del caso, pur chiuso due anni fa. “Ho chiesto alla Corte di Uppsala l’arresto di Assange in contumacia. Se il giudice decide di firmarlo, emetterò un mandato d’arresto europeo da consegnare alla Svezia”, ha dichiarato in una nota il  vice procuratore capo, Eva-Marie Persson.

L’attivista australiano è stato arrestato un mese fa dalla polizia britannica presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove si era rifugiato fa nel 2012 per evitare l’estradizione in Svezia, dopo che Quito aveva revocato l’asilo. Assange, detenuto in un carcere di massima sicurezza, è stato recentemente condannato da un tribunale britannico a 50 settimane di carcere per aver violato i termini della libertà vigilata nel 2012 e attende l’esito del processo sulla richiesta di estradizione negli Stati Uniti.

“In caso di conflitto tra un mandato d’arresto europeo e l’estradizione negli Stati Uniti, le autorità britanniche dovrebbero decidere l’ordine di priorità”, ha aggiunto il procuratore di oggi. Persson ha sottolineato che l’esito del processo è “impossibile da prevedere”, ma che dal suo punto di vista il processo in Svezia può procedere contemporaneamente a quello nel Regno Unito.

Sono le parole di chi è stanco e non ne può più di questo logorante tira&molla dei 5 Stelle – alleati si fa per dire – quella rilasciata a La Stampa di Torino dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti, plenipotenziario degli uffici di Palazzo Chigi e uomo forte della Lega.

Già dal titolo e dall’occhiello, che ne riassumono taglio e tenore: “Conte non è più sopra le parti e i 5 Stelle ci fanno opposizione” tanto che “Il governo è fermo da 20 giorni”. E così “nell’esecutivo non riusciamo più a fare un ordine del giorno” dice a poche ore dall’avvio di un Consiglio dei ministri sul disegno di legge Sicurezza bis e sulla Famiglia incerto quanto in forse nella sua efficacia. La politica oggi? “Va dove la porta Salvini, solo lui ha scritto qualcosa in questa fase storica”.

La Lega è dunque sotto assedio? “Salvini è stato visto come un pericolo e le bombe arrivano da tutte le parti. Se sfidi il potere costituito in Italia e in Europa diventi un pericolo che in qualche modo deve essere sterilizzato” dichiara il sottosegretario in avvio di intervista, ma accade a tutti quelli “che emergono con forza” non è né il primo né l’ultimo a cui accade, “è capitato anche ad altri” anche se il sottosegretario non dice a chi. Ma è il rischio che si corre, “fa parte del mestiere di governare” ed è una reazione proporzionale al “grado di sfida che lanci”. E quelle lanciate da Salvini sono bombe ad alto potenziale, sembra dire Giorgetti: “Se sfidi l’Europa per cambiare le regole è normale che ti si rivoltino contro. Pensi che a livello nazionale, in funzione anti-Salvini, hanno fatto diventare ragionevole e utile anche il cinquestelle Di Maio”. Un attacco frontale al leader degli alleati, vicepremier al pari di Salvini e ministro anche lui come il capo della Lega.

Tra due fuochi, quello esterno dell’Europa, quello “amico” e interno al Palazzo, dunque. “Contro di noi vengono affrontati temi un po’ retrò come l’antifascismo” seguita il sottosegretario a Palazzo Chigi, ma “sui temi reali invece zero, delle cose da fare non si parla. Così più che a rischio, per il momento il governo “in queste ultime tre settimane è in stallo”. Per la campagna elettorale certo, che però “doveva essere una campagna sula cose da fare in Italia e in Europa”… E invece? “E invece siamo rimasti alle varie ed eventuali. Al caos” dice chiaro Giorgetti, e “ha paralizzato il governo”, “siamo in surplace come nel ciclismo” dice riferendosi al consiglio dei ministri fissato per oggi sul decreto sicurezza bis”.

Motivo dello stallo? Semplice e lineare, sembra dire il sottosegretario: “Perché è nato all’ultimo momento il decreto famiglia e lo hanno messo come contrappeso o come ricatto contro Salvini. Questi sono bracci di ferro in chiave elettorale però c’è bisogno di affrontare i temi che servono agli italiani. La campagna elettorale a tanti non interessa” chiosa Giorgetti. Il Movimento usa il contratto di governo come scudo?, chiede il giornalista. “Il contratto di governo ha unito due forze politiche molto diverse ed è il punto di partenza, ma se ci sono problemi va aggiornato”.

Un esempio di questi problemi? Giorgetti porta quello del Venezuela e la presa di posizione del vicepremier Di Maio “né con Maduro né con Guaidò”: “Nel contratto di governo non ci può essere ma se poi sbagli atteggiamento non è una cosa da niente” dichiara Giorgetti al quotidiano torinese. “Se fai mosse false sembra che non incidano sui rapporti internazionali, su quanto accade in Libia, ma è tutto legato. In momenti come questo l’incomunicabilità prende il sopravvento e vengono meno anche i rapporti personali: governare diventa impossibile”. Un errore, quello sul Venezuela, da matita rossa.

Quindi un passaggio, su Salvini e su Conte. Il primo “si comporta con lealtà, anche di fronte al fuoco di fila dei Cinquestelle, una lealtà che va contro ogni ragionevolezza. Ma lui lo considera un valore”. Poi un monito: “La situazione non può durare in eterno, si misura nel tempo e la lealtà viene messa a dura prova”. E Conte? “Conte ha cercato e cerca di interpretare un ruolo di mediazione che non può essere solo quello dei buoni sentimenti. La sensibilità politica lui non ce l’ha e quando lo scontro si fa duro ed è chiamato a scendere in campo fa riferimento alla posizione politica di chi lo ha espresso. Non ha i pregiudizi ideologici del mondo grillino. Ma lui non è una persona di garanzia. È espressione dei Cinque Stelle ed è chiamato alla coerenza di appartenenza”.

Ma Giorgetti, in chiusura di intervista, non si lascia sfuggire l’ultimo giudizio su Salvini: “unico politico in circolazione” e “rispetto al nulla pneumatico non c’è alternativa”. “Puoi essere pro o contro Salvini” ma “solo lui ha scritto qualcosa in questa fase storica, altrimenti eravamo nel nulla cosmico”. Punto.

 

Scoperta una organizzazione criminale dedita alla corruzione per il rilascio della cittadinanza italiana, anche a stranieri con precedenti penali. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, e condotta dagli investigatori del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha rilevato la presenza di oltre 1.500 pratiche sospette emerse durante le indagini e contabilizzate dal sodalizio criminale in veri e propri “libri mastri”.

Nel corso delle indagini è stata data esecuzione a 6 provvedimenti di custodia cautelare in carcere disposti dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Roma e 19 perquisizioni, nei confronti di complessivi 19 indagati. I destinatari dei provvedimenti sono stati deferiti  a vario titolo per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, favoreggiamento, detenzione abusiva di codici di accesso a sistema informatico, accesso abusivo al sistema informatico SICITT del Dipartimento libertà civili ed immigrazione del Ministero dell’Interno, utilizzato per l’istruttoria relativa alle pratiche per la concessione della cittadinanza italiana a firma del Presidente della Repubblica. 

L’operazione, che prende il nome dal “codice K10” associato in automatico dal sistema informatico SICITT per la gestione delle pratiche per la concessione della cittadinanza italiana, e’ partita dalla denuncia presentata al Centro nazionale anticrimine informatico CNAIPIC dalla Direzione centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze del Dipartimento libertà civili ed immigrazione dopo sospette anomalie informatiche.

Le indagini sviluppate dagli specialisti della Postale hanno permesso di scoprire più gruppi criminali in grado, grazie alla presenza tra i sodali ed in posizione di assoluto rilievo di una dipendente del Dipartimento, di far superare con il diretto intervento sui sistemi informatici, anche gravi situazioni ostative alla concessione dello status di cittadino italiano (precedenti penali, reddito insufficiente, mancanza di residenza).

Il gruppo vede al vertice del sistema criminale la dipendente del Dipartimento libertà civili ed immigrazione, un’assistente informatica già condannata in abbreviato a quattro anni ed otto mesi di reclusione oltre la confisca di 49.000 euro, sequestrati quale parte dei proventi illeciti, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’estinzione del rapporto d’impiego con la pubblica amministrazione. La donna si era procurata le password di accesso dei Dirigenti del Dipartimento libertà civili, dietro compenso e sanava con il diretto intervento sul sistema informatico gestionale delle procedure istruttorie anche gravi irregolarità, favorendo la conclusione positiva dell’iter per la concessione della cittadinanza.

Il sistema criminale era organizzato secondo un vero e proprio schema “commerciale” multilevel che prevedeva la presenza di diversi “procacciatori di clienti corruttori”, veri e propri “agenti di commercio”, tra i quali “nuovi italiani” di origine egiziana e titolari di agenzie per il disbrigo di pratiche e servizi per cittadini stranieri. Questi soggetti facevano riferimento quindi a dei veri e propri “responsabili”, collettori unici in grado di “attivare” con contatti diretti e riservati la dipendente del Ministero. 

Rafael Nadal ha bissato il successo dello scorso anno e per la nona volta è il re di Roma. Lo spagnolo, numero due del mondo e del seeding, ha vinto la finale di questa 76 edizione degli Internazionali d’Italia, battendo il numero 1 del mondo Novak Djokovic in tre set.

“Rafa era troppo forte oggi” ha detto Djokovic durante la premiazione rivolgendosi al pubblico in italiano “la stanchezza dei match precedenti con Del Potro e Schwartzman non c’entra”. Nadal, anche lui in italiano ha ringraziato Roma e l’organizzazione del torneo e ha rivolto il suo in bocca al lupo all’avversario per Parigi. Si è detto emozionato per il suo nuovo titolo italiano, il nono a 14 anni dalla prima vittoria, nel 2005.

In questo torneo Nadal ha avuto bisogno del terzo set solo in finale, perdendo in totale, dal primo turno soltanto 20 games in tutto. Quella con Djokovic era la 54esima sfida, ora i due sono 28 a 26 per il serbo ma sulla terra rossa lo spagnolo è avanti per 17 a 7. I due, prima del match romano avevano vinto 33 titoli a testa nei Master 1000. Adesso Nadal è arrivato a 34.
Sp4/Car

Ricerche serrate delle forze dell’ordine nel Cosentino a causa dell’evasione di un detenuto dal carcere di Cosenza. A quanto si apprende si tratta di un ventenne di nazionalità marocchina. Ancora non chiare le modalità dell’evasione. Posti di blocco sono stati disposti in tutta l’area urbana.

L’evasione è avvenuta stamattina dopo che il giovane era stato trasferito dal carcere di Reggio Calabria a quello di Cosenza. Il ragazzo sarebbe riuscito a passare attraverso le sbarre della recinzione. Indossa una maglietta e un pantaloncino. 

La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, chiude la porta a Forza Italia e assicura che il suo partito sarà alleato solo di Salvini. “L’unica alternativa possibile è una maggioranza FdI-Lega come c’è già in molte regioni. Anche perché, per quanto mi riguarda, ci sono molte, troppe cose che ci dividono da Forza Italia. A cominciare dall’Europa ma, soprattutto, Forza Italia continua ad ammiccare al Pd con cui è andata al voto assieme in Sicilia contro FdI e la Lega. Senza contare l’ipotesi Draghi appena prospettata”, dice Meloni intervistata dal ‘Messaggero’.

“Noi siamo pronti a governare in Europa e a costruire una maggioranza in Italia”, dato che “un governo composto da noi e la Lega sarebbe una sintesi ideale perché portiamo avanti battaglie simili”, assicura poi Meloni.

Nel grande business del calcio italiano, la serie C è sempre stata un po’ la Cenerentola dei campionati a squadre. Forse anche più della serie D. Una “terra di mezzo”, se non proprio di nessuno. In cui la “lunga crisi economica della Penisola ha ridotto le aziende disposte a sostenere team calcistici (e non solo) e con la fine del mecenatismo e la contrazione dei contributi di solidarietà dall’alto si è assottigliato il nucleo di squadre con alle spalle proprietà solide”.

E questo è stato anche un terreno fertile per favorire una condizione di irregolarità permanente, che ha permesso l’infiltrazione di speculatori o anche di associazioni criminali vere e proprie. Anche in epoca non recente. Però “dal 2012 al 2017 – si legge in un articolo dell’edizione da edicola de Il Sole 24 Ore del 12 maggio dal titolo ‘Nella nuova serie C, più giovani e bilanci sani per non sparire’ – i club di serie C hanno bruciato complessivamente 300 milioni, con perdite medie di 60 milioni, e accumulato 150 milioni di debiti”.

Un’eredità pesante

“Deriva ineluttabile se si hanno in media 2,7 milioni di entrate e 4,2 milioni di uscite. Il costo del lavoro nel 2017 assorbiva più dell’80% del fatturato. Attualmente quasi 7 giocatori su 10 sono retribuiti al minino federale di 30 mila euro lordi all’anno”.

C come “calcio dei campanili”, “dei Comuni” nell’era dello sport dagli affari globali, tanto che verrebbe persino da chiedersi se ha ancora un senso tutto ciò. O se non fosse che talvolta da quel girone si possa estrarre ancora qualche piede buono per i goal e dei cervelli funzionanti per la regia di gioco in campo.

“Pulcini d’allevamento”, si diceva un tempo. Però la fotografia di questo settore e lo stato dell’arte è tutt’altro che edificante anche se l’attuale dirigenza della Lega Pro sta cercando di correre ai ripari e rilanciare la serie in uno stile più consono.

Però ancora la scorsa estate, racconta al Sole Francesco Ghirelli, attuale presidente di Lega Pro, “ci ha lasciato un eredità pesante”. Che si sostanzia in un quadro di 10 squadre che avevano presentato fidejussioni “irregolari” pur di riuscire a iscriversi, altre che sono rimaste appese in attesa di poterlo fare “a causa della lentezza e le indecisioni della giustizia sportiva”.

A questo quadro, va ad aggiungersi il fatto gravoso che dall’anno Duemila “sono oltre 150 le società che sono fallite o che non si sono iscritte al campionato”. Una vera e propria ecatombe che ha finito con il ridurre il numero dei club alla base della piramide del professionismo da 90 a 60”, ma forse anche molti di meno. Sconquasso su cui si è poi inserita la crisi economica, come già detto, che ha ridotto il bacino di quelle società disposte a sostenere economicamente una squadra e le sue necessità.

“Criticità che si sono aggiunte alle normali problematiche che possono presentarsi nel corso di una stagione” spiega Ghirelli, che aggiunge anche: “Ma degli oltre 130 punti di penalizzazione dovuti a inadempienze retributive e contributive, più dell’80% sono ascrivibili a quelle stesse realtà che sono state ammesse dopo innumerevoli ricorsi e derogando alle regole ordinarie. Sarebbe bastato applicare queste ultime per evitare alla categoria un danno di immagine e di reputazione enorme”.

La possibile ripresa

Ora però si punta al rilancio dopo un po’ di pulizia interna. “Le risorse potrebbero derivare dalla defiscalizzazione degli oneri retributivi – spiega Il quotidiano di Confindustria – con il passaggio al semi-professionismo, già inserito nel programma del Presidente della Figc Gabriele Gravina”.

Obiettivo? Dimezzare, ad esempio, il costo del lavoro per i club: “È cruciale per poter svolgere la nostra missione – sottolinea il presidente della Lega Pro –. Altrimenti possono anche dirmi che questo non serve al Paese e allora non ho problemi a ridurre i club a 30”.

Intanto, è stata varata una disciplina contabile più severa. Ad esempio le iscrizioni alla prossima stagione dovranno essere completate inderogabilmente entro il 24 giugno.

In caso di mancato pagamento degli emolumenti, ritenute Irpef e contributi Inps per due bimestri, anche non consecutivi, scatterà l’esclusione dal campionato, sottolinea il giornale color salmone. E viene per esempio anche istituita una black-list per evitare l’acquisto dei club da parte di soggetti “indesiderabili”.

Toccherà alla Figc dare il là al riconoscimento del titolo sportivo a patto che gli acquirenti “abbiano ricoperto negli ultimi 5 anni il ruolo di socio o di amministratore oppure di dirigente in società destinatarie di provvedimenti di esclusione dal campionato o di revoca dell’affiliazione” spiega il Sole.

Sarà richiesta una capacità finanziaria ed economica tale da far fronte, in misura proporzionale alla partecipazione acquisita, alle attività di impresa derivanti dal fatturato medio delle ultime 3 stagioni sportive e una fidejussione bancaria a garanzia dei debiti sportivi scaduti per la stagione in corso.

Conclude Ghirelli: “Occorre elevare la cultura calcistica e imprenditoriale per bandire faccendieri e millantatori. La credibilità è il fattore decisivo. Quest’anno ci sono 5 promozioni in B e 5 retrocessioni, rispetto a 4 promozioni e 9 retrocessioni. Abbiamo però stabilito lo scorso aprile che in presenza di rinunce di società all’iscrizione per il campionato 2019/20 o in caso di esclusioni o fallimenti vadano riammessi prioritariamente i club virtuosi di Lega Pro”. Misure di trasparenza.

Il bilancio stagionale è infatti tragico e lo traccia un articolo a fianco, dal titolo “Tornei falcidiati dalle penalità (118) e due squadre radiate”: Matera, squadra della città Capitale Europea della cultura, e Pro Piacenza, “passata alla storia per lo 0-20 con cui ha chiuso la propria avventura nel calcio professionistico contro il Cuneo con 7 ragazzini e un massaggiatore (finché ha potuto) in campo”.

Il Cuneo, per altro, è la seconda società di Lega Pro (tra quelle ancora attive) “ad aver perso più punti a causa di inadempienze” (- 21 punti) e affronterà il play-out con la Lucchese (a sua volta penalizzata di 23 punti). E ll Cuneo ha dovuto persino “rinunciare anche agli incassi del botteghino per le partite contro Albissola e Pro Patria, sequestrati dall’ufficiale giudiziario per via dei pignoramenti”.

La Lucchese, invece, dopo l’iscrizione in extremis, “rischia il terzo default in 11 anni”. Tanto per tracciare un quadro sullo stato dell’arte dello sport. In serie C.