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E’ morto a Milano a 89 anni Francesco Saverio Borrelli, l’ex capo del pool di Mani Pulite quando era Procuratore della Repubblica di Milano.

Napoletano è stato fra i grandi protagonisti delle inchieste di Tangentopoli che guidò dal 1992 al 1999,  si e’ spento nell’hospice dell’Istituto dei Tumori di Milano, dove era ricoverato.

Qualche giorno fa, con un post su Facebook, la figlia Federica aveva annunciato la gravità delle sue condizioni di salute: “Ti tengo la mano e insieme alle lacrime che non ho il pudore di nascondere, scorrono i mille ricordi di quanto vissuto con te”.

Nato a Napoli il 12 aprile del 1930, entro’ in magistratura nel 1956. La quasi totalità della sua carriera giudiziaria si è svolta nel Palazzo di Giustizia di Milano. Dal 1999 e fino al 2002, quando andò in pensione, è stato procuratore generale della Corte d’Appello milanese.

Fu lui a pronunciare la famosa frase ‘Resistere, resistere, resistere’, come sulla linea del Piave nel corso della cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario del 2002. Parole rivolte alla politica che, a suo dire, metteva in pericolo l’indipendenza della magistratura.

Nel maggio del 2006 venne nominato capo dell’ufficio indagini della Figc (Federazione italiana Gioco Calcio), incarico che ricoprì per un solo anno. Nel 2012 è stato insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica.

‘Francesco Saverio Borrelli direttore d’orchestra’ è il titolo di una biografia scritta dalla giornalista Marcella Andreoli che il magistrato apprezzò molto, non solo perché appassionato di musica e melomane. Di quella squadra che mise a soqquadro la ‘Prima Repubblica’ negli anni Novanta, riconosceva di avere la responsabilità del ritmo, di decidere quando e come mandare all’attacco l”ariete’ Antonio Di Pietro sulla scorta dei consigli della ‘mente giuridica’ del gruppo, Piercamillo Davigo, dell’esperto Gerardo D’Ambrosio e dell”intellettuale’ Gherardo Colombo, che, a clamori spenti, è stato l’unico a mettere in discussione i metodi di quella stagione e ora predica nelle scuole l’inutilità del carcere come strumento di cambiamento della società.

Negli anni Novanta, la folla in strada gridava “Borrelli facci sognare” e lanciava le monetine a Bettino Craxi all’hotel Rapahel, assegnando a quegli uomini l’aura di eroi in grado di ribaltare l’Italia raffigurata come ‘ladrona’.

Erede di una dinastia di magistrati (figlio e nipote), Borrelli diceva: “Quando avevo tre anni, sognavo già di fare il magistrato. Da bambino non potevo fare chiasso perché papà scriveva le sentenze. A quel tempo il lavoro di magistrato, specie se civilista, si svolgeva a casa. Forse da allora mi venne la passione per le sentenze. Anche per la tesi di laurea, incoraggiato da Piero Calamandrei, scelsi come tema ‘Sentimento e sentenza’”.

A 25 anni aveva già indosso la toga. Rapida e versatile la sua ascesa: pretore, giudice civile, presidente di sezione del Tribunale, giudice di Corte d’Appello, presidente di Corte d’Assise e procuratore aggiunto dal 1983. Giudice e accusatore, come allora era possibile fare, si occupò anche di processi alla colonna milanese delle Brigate Rosse.

Nel 1988 diventò capo della Procura e ci restò per 11 anni, di cui 7 come leader del pool. In quegli anni fu tra anche i fondatori di ‘Magistratura democratica‘, la corrente di sinistra da cui in seguito uscì. Nel primo periodo del suo mandato, non si registrano indagini di particolare rilievo sulla pubblica amministrazione, poi, il 17 febbraio 1992, arriva l’arresto di Mario Chiesa al Pio Albergo Trivulzio e parte la valanga di avvisi di garanzia (25.400), arresti (oltre 4.500) e anche suicidi (32) attribuiti da chi criticava il pool a un uso distorto della custodia cautelare.

Tutte le forze politiche sono coinvolte, dalla Dc di Arnaldo Forlani al Psi di Bettino Craxi che viene disintegrato a suon di provvedimenti del pool col segretario che sceglie la via dell’esilio in Tunisia. 

Quando il ministro della Giustizia Giovanni Conso, il 6 marzo 1993, propone una soluzione politica per Tangentopoli con la depenalizzazione del finanziamento illecito ai partiti, Borrelli non approva. Alla fine dello stesso anno, poco prima delle elezioni che avrebbero portato Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, rilascia una delle dichiarazioni rimaste più celebri: “Chi sa di avere scheletri nell’armadio, vergogne del passato, apra l’armadio e si tiri da parte. Tiratevi da parte prima che arriviamo noi. Quelli che si vogliono candidare, si guardino dentro”.

Un mese dopo chiede e ottiene l’arresto di Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, e scattano le ordinanze di custodia cautelare per sei manager di Publitalia, società controllata dal Cavaliere, tra cui Marcello Dell’Utri. L’apice dello scontro tra magistratura e politica si raggiunge il 11 novembre 1994 quando il pool spedisce all’allora premier Silvio Berlusconi un avviso di garanzia mentre presiede a Napoli un vertice sulla criminalità.

‘Mani Pulite’ di fatto finisce nel 1999 quando Borrelli viene nominato, su sua richiesta, procuratore generale di Milano, un ruolo di grande rilievo ma di minore visibilità. Il 12 gennaio del 2002, al passo d’addio prima della pensione a 72 anni, Borrelli chiude la sua relazione inaugurale dell’anno giudiziario con queste parole: “Ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo estremo baluardo della questione morale è dovere della collettività ‘resistere, resistere, resistere’ come su un’irrinunciabile linea del Piave'”.

In un’intervista del 2011, Borrelli disse: “Chiedo scusa per il disastro seguito a Mani Pulite, non valeva la pena buttare all’aria il mondo precedente con quello attuale”. Nel 2006, dopo lo scandalo che coinvolse il calcio italiano, era stato messo a capo dell’ufficio indagini della Figc (Federazione Italiana Gioco Calcio) che lasciò l’anno successivo per essere poi nominato Presidente del Conservatorio di Milano.

Finché le forze l’hanno sostenuto, prima della malattia che l’ha costretto a vita privata, non ha mai perso una ‘prima’ alla Scala con commenti sempre sagaci sulla qualità delle rappresentazioni. Lascia la moglie e due figli, Federica e Andrea, che prosegue la tradizione in toga della famiglia come giudice civile a Milano. 

In una data altamente simbolica come il 20 luglio, anniversario dell’allunaggio americano, domani alle 18.28 ora italiana (le 21.28 in Kazakistan), l’astronauta dell’Agenzia spaziale europea (Esa) Luca Parmitano e gli altri membri dell’Expedition 60/61 – l’astronauta della Nasa Drew Morgan ed il comandante Alexander Skvortsov della russa Roscosmos – partiranno dal cosmodromo di Baikonur alla volta della Stazione spaziale internazionale (Iss).

La capsula Soyuz MS-13 con il suo lanciatore porterà Parmitano nello Spazio per la missione ‘Beyond’ dell’Esa, la sua seconda missione di lunga durata sulla Iss, dopo Volare dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), che nel 2013 lo tenne in orbita per 166 giorni. Il termine ‘Beyond’ (Oltre in italiano) è stato scelto da Parmitano per indicare il desiderio di esplorare l’universo, di guardare ben oltre il nostro pianeta e di ampliare le nostre conoscenze. Per Skvortsov si tratta della terza missione nello spazio, la prima, invece, per Morgan. Dopo sei ore di volo, l’equipaggio della Expediton 60/61 arriverà alla Iss.

Il docking della Soyuz è previsto intorno alle 3.50 ora locale (le 00.50 in Italia) e dopo due ore l’apertura dell’hatch e l’ingresso nella Stazione, dove i tre astronauti saranno accolti dai colleghi già a bordo – Christina Koch, Nick Hague della Nasa e Alexy Ochivin di Roscosmos – dando inizio alla Spedizione 60.

In orbita per la ricerca  

Nel laboratorio orbitante, in sei mesi di missione, Parmitano compirà tra i 250 e i 300 esperimenti scientifici – 50 dell’Esa e sei dell’Asi – e segnerà alcuni primati: a metà missione, i primi di ottobre, sarà il primo italiano in assoluto ad assumere il ruolo di comandante della Stazione (il terzo tra gli astronauti Esa) e potrebbe essere coinvolto, se tutto verrà confermato, in una serie di attività extraveicolari (Eva anche dette ‘passeggiate spaziali’), annunciata come una delle più complesse mai realizzate finora. Le Eva saranno dedicate all’Alpha magnetic spectrometer (Ams), l’esperimento di astrofisica più importante al mondo, un cacciatore di antimateria, che dopo sei anni di lavoro ha ora bisogno di interventi di manutenzione non previsti, però, nella fase della sua progettazione.

Tutti e tre gli astronauti saranno impegnati in attività di ricerca, obiettivo principale delle missioni sulla Stazione. In ‘caduta liberà attorno al pianeta, gli astronauti a bordo vivono in condizioni di microgravità, in un laboratorio ‘in assenza di pesò che offre l’opportunità di eseguire esperimenti che risulterebbero impossibili sulla Terra.

Luca, a quanto comunicato da Esa, “dedicherà molto tempo alle attività scientifiche, in ambiti di ricerca come la fisiologia umana, la fisica, la biologia e le radiazioni, oltre ad effettuare dimostrazioni tecnologiche che potrebbero definire il nostro modo di vivere e lavorare”. Tra gli esperimenti europei su cui lavorerà Parmitano, c’è l’Analog-1, che mette alla prova possibili scenari futuri in cui gli astronauti, in orbita intorno a pianeti e lune distanti, potranno istruire i robot a svolgere compiti difficili e ad allestire una base prima dell’atterraggio dell’uomo.

Il modo in cui il cervello degli astronauti impara a manipolare un oggetto nello spazio è, invece, al centro degli esperimenti Grip e Grasp. Il primo sarà utile agli ingegneri che si occupano della progettazione di protesi di arti da utilizzare sulla Terra, e delle interfacce di cui si servono gli astronauti per comandare robot su altri pianeti con livelli di gravità diversi; il secondo, invece, indaga sulla fisiologia della coordinazione occhio-mano.

Luca indosserà un visore di realtà virtuale in grado di simulare una serie di attività. Un sistema di tracciamento dei movimenti in 3D aggiornerà la visualizzazione in tempo reale in risposta ai movimenti della mano, del corpo e delle braccia. Questa ricerca potrebbe far luce sui possibili trattamenti per i disturbi legati alle vertigini, all’equilibrio e all’orientamento spaziale.

Intelligenza artificiale

A bordo della Iss, inoltre, ci sarà Cimon, un robot dotato di intelligenza artificiale e capace di riconoscere i volti. Gli astronauti verificheranno se e come sono in grado di interagire con Cimon e se questo, di contro, sia capace di rapportarsi a un uomo anche decifrandone lo stato d’animo grazie alla scansione del volto. Colonnello pilota sperimentatore dell’Aeronautica militare, Parmitano resterà a bordo della stazione fino al 6 febbraio 2020. Tutte le fasi del viaggio – dal lancio all’apertura del portellone, passando per l’attracco della navicella – verranno trasmesse in diretta streaming da Esa Tv e sul canale web AsiTv.

Parmitano è attivissimo su Twitter con il profilo AstroLuca e non c’è dubbio che seguendolo si rimarrà sempre aggiornati sulle attività a bordo.

La temperatura nel governo resta sempre alta, ma in un’intervista all’edizione cartacea de La Stampa il leader dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio, prova a raffreddarla: “Escludo che ci possa essere una crisi. Questo è l’unico governo possibile, altrimenti rischiamo il ritorno dell’asse Pd-Forza Italia che ha distrutto l’Italia”. Quindi la crisi, per Di Maio, non è inevitabile, in quanto “di inevitabile c’è solo il lavoro per il benessere del Paese. Dico chiaramente che non c’è nessuno spettro di crisi. Quello che vogliamo è rimboccarci le maniche e proseguire” ribadisce al quotidiano torinese.

I toni sono rassicuranti, sulle frizioni con gli alleati, il vicepremier e leader pentastellato dichiara che si tratta semplicemente di “dinamiche di un governo di due forze politiche che sono diverse” ma “abbiamo un contratto e finché lavoriamo per gli italiani si può andare avanti 4 anni”. E alla domanda cosa pensa di Moscopoli, Di Maio risponde che “se avessi sospetti su Salvini non sarei al governo con lui”, ma “per un atto di trasparenza verso i cittadini” la questione impone di non rimanere con le mani in mano, perciò “la nostra proposta è comunque di “istituire una commissione parlamentare di inchiesta sul finanziamento dei partiti”.

Un tema altrettanto di questa ore è quello dell’autonomia rivendicata in particolare dalle regioni del Nord e che proprio ieri ha subito una battuta d’arresto su istruzione e scuola. Su come si contemperano l’autonomia del Nord e il ritardo del Meridione, Di Maio sostiene che le due cose si tengono insieme “semplicemente lavorando” e facendo sì che non vi sia una riforma “che aumenti ulteriormente il divario”. “Non vogliamo disparità, l’autonomia deve unire e non dividere”.

Ma sul fronte dei governatori del Nord, quello della Lombardia, Attilio Fontana, è particolarmente irritato per la frenata sulle premesse del testo dopo il Consiglio dei ministri di ieri, tanto che al Corriere della Sera dice: “Non firmo”. Secondo Fontana le premesse al testo “sono fatte apposta per toglierci ogni possibile autonomia su istruzione e scuola. Elimina anche la norma che ci consentirebbe di trattenere in Lombardia risparmi fatti con l’efficientamento dei servizi”, dunque non ci sono le condizioni “per poter sottoscrive un accordo che nasce in maniera distorta”, perché nasce “come se noi volessimo truffare lo Stato o il Sud”.

Il governator lombardo è poi particolarmente sorpreso perché la scorsa settimana ha avuto un colloquio di un’ora con il premier Conte, che, dice, “mi aveva rassicurato sul fatto che ci fosse la volontà di arrivare a una soluzione” ma “così non è stato”. Anzi, secondo Fontana, Conte alla fine ha fatto la sua scelta, cioè “stare dalla parte delle corporazioni sindacali e non dalla parte del futuro dei ragazzi”. Ma in questo modo “non è più il governo del cambiamento, questo è il governo della più bieca restaurazione” accusa il presidente della Regione Lombardia, che aggiunge: “Non sono qui per prendere voti ma per ottenere una cosa utile al Paese. Se la ottiene Conte, Di Maio o Salvini dico che hanno fatto una cosa buona. Altrimenti hanno fatto una cosa brutta”.

Su cosa possa comportare la mancata autonomia in relazione ad un possibile ulteriore passo verso la crisi di governo, Fontana dice di non saperlo e di non volerlo sapere, ma Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, su questo aspetto in un’intervista con Il Messaggero in edicola preme l’acceleratore “per andare subito a votare”. Anche perché in caso di elezioni “avremo una maggioranza eletta dagli italiani, compatta e schiacciante”, un’occasione storica “di dare agli italiani uno dei pochissimi governi capaci di durare cinque anni” essendo di fatto FdI e Carroccio “già maggioranza”.

Per il futuro immediato Giorgia Meloni vede tre scenari che sono l’attuale “immobilismo di questo governo che non può dare risposte ai problemi”, un secondo peggiore “che è un governo Pd-5Stelle” e un terzo addirittura allarmante, ovvero “un governo tecnico sostenuto da una sorta di Nazareno allargato ai grillini, cioè la versione italiana dell’alleanza che ha votato la Van Der Leyen” alla presidenza della Commissione europea al posto di Junker.

Secondo la leader di Fratelli d’Italia le elezioni subito non aggiungerebbero caos al caos, ma aiuterebbero a fare “chiarezza”. Dopo il voto, il suo obiettivo è “fare una legge di bilancio targata Lega e FdI, che dia risposte ai problemi economici del Paese, tagliando le tasse e dicendo basta alla fregature modello reddito di cittadinanza”. E Forza Italia? “Noi e la Lega da soli abbiamo gi‡ una maggioranza importante. E con Forza Italia restano molte cose da chiarire” risponde Meloni.

L’ultimo DLC di Assassin’s Creed Odyssey, nello specifico l’ultimo episodio dell’arco de Il Destino di Atalantide, introduce le armi Adamant. Queste armi speciali vengono forgiate a partire dai lingotti Adamant, celati all’interno della città di Atlantide: questa guida ha lo scopo di spiegarvi come trovare i lingotti e come forgiare le armi speciali. Ubisoft ha inserito nel gioco tre tipologie di armi Adamant da poter creare: daghe, lance e mazze. Potrete forgiarne solo una per tipo in quanto per crearle serviranno tre lingotti Adamant e questi saranno 9 in totale.

A differenza di Assassin’s Creed Origins, quando si forgerà un’arma Adamant si potrà decidere quali bonus applicare in base al vostro stile di gioco. A seconda che si prediligerà lo stile Assassino, Guerriero o Cacciatore si potrà decidere quindi quali statistiche potenziare. Le armi includeranno anche i potenziamenti classici compresi in ogni altro tipo di strumento oltre ai potenziamenti leggendari.

Dove trovare i lingotti Adamant

La zona procurarsi i primi lingotti nel modo più veloce possibile è l’Intuito del Custode. Altra zona interessante è l’Intuito della Guerra: per raggiungerla dovrete prima raggiungere la Conoscenza Isu nella Sequenza 1. Per prendere tutti i lingotti, tenete a mente che la città di Atlantide è a forma di ruota, al cui centro si trova il castello principale. Vi sono dei canali che vanno verso gli anelli esterni della città, permettendovi di raggiungere determinate location più velocemente: vi basterà seguire i canali, partendo dal castello, verso la zona che desidererete raggiungere.

A nord del castello troverete l’Intuito del Titano: superando l’anello esterno, sull’altro lato del corso d’acqua. Quello della Benedizione invece si troverà a sud est, sempre oltre l’anello esterno, mentre per quello della Guerra dovrete andare a sud ovest del castello. Una volta dentro il dungeon, troverete i lingotti dentro dei forzieri al secondo piano della main hall, proprio sopra la porta dalla quale siete entrati.

In alternativa, potrete trovare altri lingotti negli anelli interni di Atlantide. Ognuna di queste avrà un singolo lingotto, solitamente ben protetti da guardiani Isu o nascosti dietro gli angoli. Prima di entrarvi, esplorate tramite lo sguardo di Ikaros per far sbucar fuori l’indicatore di posizione. Ecco una panoramica dei vari luoghi da esaminare per trovare tutti i lingotti in Assassin’s Creed Odyssey:

Assassin's Creed Odyssey armi Adamant

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Una volta raccolti i lingotti presenti nell’Atlantide di Assassin’s Creed Odyssey dovrete recarvi presso la Forgia di Atlantide per creare le armi Adamant. Questa si trova a sud del castello, al di sotto del livello del mare. Dopo averla visitata la prima volta sbloccherete il viaggio rapido, in modo da potervi tornare molto più facilmente.

L’articolo Assassin’s Creed Odyssey: guida alle armi Adamant proviene da GameSource.

La Casa di carta fa il suo ritorno su Netflix. La serie tv spagnola sbarca oggi, 19 luglio, sulla piattaforma streaming con la terza, attesissima, stagione. La banda di ladri ideata da Alex Pina è pronta a macinare nuovi record, dopo essersi accaparrata il titolo di serie non in lingua inglese più vista di sempre sulla piattaforma streaming. Ecco cosa sapere sul fenomeno di costume del momento:

Dove li avevamo lasciati: Sono passati 2 anni da quando i ladri spagnoli più famosi al mondo sono riusciti a entrare nella Fabbrica Nacional de Moneda y Timbre di Madrid (la Zecca dello stato) e a stampare 2 miliardi e mezzo di euro e sparire nel nulla. Sono felici e lontani da tutto, fin quando il rapimento (e la tortura) di uno di loro da parte del governo spagnolo costringerà però la banda a riunirsi. E questa volta l’obiettivo sarà ancora più ambizioso: il Banco de Espana, dove si conserva l’oro di tutto il Paese.

I personaggi

Confermati alcuni dei personaggi più amati, Rio (Miguel Herrán), Denver (Jaime Lorente), Tokio (Úrsula Corberó), il Professore (Álvaro Morte ). Ma c’è anche l’ispettore Raquel Murillo (Itziar Ituño) che è diventata Lisbona, la sequestrata Monica Gaztambide oggi Stoccolma (Esther Acebo). E poi ci sono volti nuovi come Marsiglia (Luka Peros) e Palermo (Rodrigo De la Serna). E rivedremo anche Berlino (Pedro Alonso).

La quarta stagione

Le avventure della banda non termineranno con la terza stagione.  “Non ci siamo ancora rese conto di quello che è successo”, ha dichiarato Esther Acebo, 36 anni, che interpreta Monica/Stoccolma. “Per me era un capitolo chiuso, invece dopo la terza stagione faremo anche la quarta”.

Una stagione femminista?

Nella terza stagione i ruoli femminili hanno un peso grande, tanto da far parlare qualcuno di serie matriarcale: “Il matriarcato dura poco nella serie”, ha commentato Ursula Corbero/Tokyo. Non credo che questa sia una serie particolarmente femminista. Ma ha personaggi femminili molto ben scritti e potenti. Ci sono diversi ruoli di primo piano per le donne nella serie, questo sì. E non accade spessissimo. Sono donne che non si limitano ad essere al fianco di un uomo, hanno una loro vita, una loro personalità forte, le loro idee. Che poi è come nella realtà”.

La delusione

Il filo conduttore delle tre stagioni è la delusione:  “Abbiamo lavorato molto con un materiale sociale di grande attualità: lo scetticismo e con un sentimento diffuso in questo momento: la delusione”, spiegava Álex Pina al debutto della seconda stagione su Netflix. “Delusione nei confronti del nostro governo, della banca centrale, con la politica sui migranti, sul commercio, sulle tematiche ambientali. Sarà colpa della crisi del 2008 o della sfiducia nei confronti del sistema ma la delusione ha generato una mancanza di speranza in molte generazioni, per questo la serie ha trovato tanta adesione. È Davide contro Golia e lo spettatore sta sempre dalla parte di Davide”.

La maschera di Dalì non piace alla Fondazione

La maschera indossata dalla banda di ladri è un chiaro rimando a Salvador Dalì, ma la Fondazione del pittore spagnolo non ha gradito l’omaggio. Secondo il quotidiano El Pais, una fonte interna alla Fundación Gala-Salvador Dalí ha dichiarato che “qualunque persona che voglia esercitare o sfruttare i diritti di immagine del pittore, deve chiedere un’autorizzazione previa alla fondazione. E se la fondazione ha la percezione che i suoi diritti sono stati violati, ha il compito di far regolarizzare gli usi non autorizzati”.“Non si tratta solo di un problema economico, ma di diritto e di tutela dell’immagine”, avrebbe aggiunto la fonte ricordando che alla Fondazione “lo Stato spagnolo ha riservato la gestione esclusiva dei diritti immateriali derivati dal lavoro e dalla persona di Salvador Dalí”.

La Casa di carta a Piazza Affari

In occasione del debutto della terza stagione, Netflix ha realizzato un’installazione in piazza Affari a Milano con una gigantesca maschera di Salvador Dalì in tuta rossa, come la divisa usata dai personaggi della serie durante la rapina alla Zecca di Madrid, accanto alla famosa scultura di Maurizio Cattelan L.O.V.E. (cioè il dito medio).

La malattia di Berlin non esiste davvero

Nella trama, Berlin soffre di una malattia chiamata miopatia di Helmer. Una malattia con questo nome non esiste nella vita reale ma, secondo quanto è stato dimostrato nella serie tv, il suo personaggio sembrerebbe soffrire di miopatia mitocondriale, una malattia genetica che causa una progressiva perdita della forza muscolare e che lo costringe a iniettarsi periodicamente un farmaco che rinforzi le sue ossa, non esiste nella realtà. Vi è però una condizione molto simile, chiamata miopatia mitocondriale, che influenza la forza dei muscoli dell’individuo affetto.

Cosa c’entra Bella Ciao

La canzone popolare antifascista è diventata l’inno della scorsa estate dopo essere stata inserita in una scena de La Casa di carta. A intonarla sono Il Professore e Berlin, pochi secondi ma decisivi a fare di Bella Ciao quasi una mania.  Tra le molte reinterpretazioni in tutto il mondo, su tutte c’è il remix dance di Florent Hugel.

Il pilot ha molte versioni

Ne sono state girate ben 52 versioni perché si è voluto fare tutto al minimo dettaglio.

Equilibri, la rivista semestrale della Fondazione Eni Enrico Mattei, edita dal Mulino, in occasione del trentennale della sua nascita esce con un numero monografico dedicato all’Economia Circolare.

In questa speciale ricorrenza la Fondazione rinnova il suo impegno nella ricerca sullo sviluppo sostenibile,  mettendo alla prova nuovi paradigmi e approfondendo le complesse interazioni tra economia, energia e ambiente.

E’ quindi guardando al futuro che la Fondazione Mattei dedica questo primo numero del 2019 all’economia circolare, argomento centrale nel dibattito sulla sostenibilità e tema trasversale delle nuove frontiere della sua ricerca.

“Economia circolare. Aprire lo sguardo per chiudere il cerchio” raccoglie contributi nazionali e internazionali sul tema, abbracciando l’argomento nei suoi molteplici punti di vista e interrogandosi sull’economia di domani lungo un percorso ampio e articolato tra storia, architettura ed economia, nella convinzione che molti sono i fattori e complesse le variabili.  

Il dilemma tra crescita e non crescita attraversa la nostra società. Può esistere una prosperità senza crescita? E’ la domanda che si pone Tim Jackson, docente di Sviluppo Sostenibile all’università del Surrey e autore del volume Prosperità senza Crescita. I fondamenti dell’economia di domani, che afferma, “l’economia lineare, che sta provocando il cambiamento climatico, distruggendo il nostro habitat e consumando le nostre risorse, è un’economia senza futuro. […] l’economia circolare è un ambito che ci permette di parlare di un’economia diversa, un’economia della cura, dell’artigianato, della creatività in cui la comunicazione e i beni non sono più considerati fini ma mezzi per raggiungere degli obiettivi di natura sociale e spesso immateriali. Ognuno di noi deve decidere che cos’è la prosperità e che tipo di futuro vogliamo, high tech o una vita più lenta, e che significato ha l’idea di prosperità in un Pianeta finito.”           

Come sottolinea lo storico ed economista Giulio Sapelli, “la tecnica, sono i classici a ricordarcelo, è la vera mediazione tra uomo e natura, tra uomo e mondo  e oltre la tecnica l’economia circolare è un saper essere condiviso da più persone associate. Per questo l’economia circolare è un concetto da maneggiare con cura, che non può sorgere se non dall’associazione, ossia da una sfera partecipata da più persone.”

Ellen Mac Arthur, velista in solitaria, ha imparato presto la nozione di “finitezza” delle risorse, veleggiando a 2500 miglia dalla città più vicina: “le risorse che abbiamo a disposizione sono destinate a finire, ci sono una volta sola nella storia dell’umanità e noi le stiamo sprecando! Non può funzionare a lungo termine […]  L’economia circolare è un’opportunità enorme, si tratta di eliminare i rischi dell’attuale gestione lineare, e questo ha un potenziale grandissimo. Realizzarlo è complesso, e ancora dobbiamo capire molte cose, ma il confronto tra i due modelli rende chiaro che ne vale la pena.”

I materiali progettati bene non producono rifiuti. Tutto torna in circolo. Dalla culla alla culla è il messaggio lanciato dall’architetto e designer statunitense William McDonough che intervistato da Riccardo Luna sottolinea che “il nostro obiettivo, come essere umani, dev’essere un mondo deliziosamente diverso, sicuro, sano e giusto, con aria, acqua, suolo e energia pulita, goduto da noi abitanti del Pianeta rispettando l’economia, l’equità, l’ecologia e l’eleganza, un mondo giusto, non un mondo meno ingiusto.”

All’interno della rivista anche un approfondito sguardo alle imprese, per capirne ruolo e potenzialità come motori dell’innovazione.  Ancora molti i nodi da sciogliere su questo tema a livello mondiale e europeo, con un focus sull’Italia e quelle aziende che puntano a massimizzare l’efficienza delle risorse attraverso l’eco-design, il riciclo e la diversificazione delle materie prime: nulla si perde, tutto si trasforma.  

E poi ancora uno sguardo alla transizione delle città verso sistemi più sostenibili, il riciclo e il riutilizzo dei materiali, il lavoro e le nuove professioni dell’economia circolare.

I racconti, dai Sassi di Matera dove già nell’antichità si raccoglievano e riciclavano le acque piovane,  fino al Ghana dove gli scarti del cocco diventano carbonella.

All’Africa, cuore del mondo che avanza e che cambia, è dedicata una sezione sull’ accesso all’energia e alle politiche di economia circolare. In Africa manca ancora un impegno strutturato per l’economia circolare, ma è proprio questo tema che permette di dialogare con le sue millenarie culture.  

È urgente ritornare alla terra. Perché “in gioco ci sono la terra e i giovani, cioè il nostro futuro”. Lo propongono dalle pagine del Corriere della Sera, in edicola, oggi la scrittrice Susanna Tamaro e il professor Andrea Segré, l’inventore del progetto Last Minute Market, promosso dall’Università di Bologna, un’iniziativa che ha per obiettivo un’azione contro lo spreco alimentare che favorisce il ritiro dei prodotti alimentari in scadenza, ma ancora commestibili, nei supermercati per distribuirli alle associazioni caritatevoli, ai bisognosi e ai poveri nelle mense cittadine.

La proposta per attrarre nuove leve di contadini nei campi ha un nome che ne richiama un altro di recente conio ma assai in voga: “Reddito di contadinanza”, una parola, “contadinanza”, che indica la condizione di contadino o anche la classe dei contadini. Un’espressione antica, che ad esempio nel Friuli del 1500, “fu anche il nome di un sindacato di rappresentanza dei contadini, nato sotto la protezione della Repubblica di Venezia”.

Come si concretizza questo ritorno alla terra e al suo ripopolamento lavorativo?

Secondo gli autori dell’articolo, tre sono le azioni alla base di quest’iniziativa: formazione, reddito, semplificazione burocratico-amministrativa. Ma è sulla seconda che si concentra di più l’analisi, in quanto il reddito non è affatto scontato, “soprattutto per chi inizia e non viene dal mondo contadino”. Ma la proposta punta a “garantire ai giovani un reddito di contadinanza, un contributo limitato nel tempo che possa fungere da humus, da concime, aspettando che gli investimenti necessari a far decollare l’impresa possano generare i primi frutti”.

L’obiettivo principale di quest’azione è legare il reddito all’apprendimento in modo da “evitare la trappola mortificante dell’assegno da ritirare ogni mese per sopravvivere”, richiamando così in maniera polemica anche il dibattito che si svolge di questi tempi intorno al “redditto di cittadinanza” proposto e varato dal Movimento 5 Stelle. “Dobbiamo puntare a un incentivo che non intacchi la dignità di chi lo riceve, che non crei subalternità o dipendenza. Il reddito di contadinanza spezzerebbe questo circuito vizioso perché è legato all’operatività, al fare” scrivono Tamaro e Segré.

I due autori, che lamentano come il loro appello al Governo lanciato sempre attraverso le colonne del quotidiano di via Solferino il 14 ottobre di due anni fa, per favorire il ritorno alla terra e al lavoro agricolo dei più giovani e dei disoccupati, sia “rimasto inascoltato”, sostengono che “gli agricoltori producendo il cibo che mangiamo tutelano il nostro territorio e la nostra salute”. Dobbiamo pertanto “riconoscere questo valore, ed essere disposti — noi consumatori — a pagarlo”.

L’analisi dice che chi entra nel settore dopo aver studiano o fatto altro – o anche nulla – “spesso non ha modo di tornare sui banchi”. Come ovviare, allora? L’approccio va ribaltato, secondo i due autori: “Sono gli insegnanti che vanno nei campi, gli insediamenti agricoli diventano aule a cielo aperto”. Ma come si può favorire questo nuovo approccio? La risposta è piuttosto semplice, nel senso che “va promosso un patto con le scuole agrarie superiori e universitarie affinché possano offrire, gratuitamente per i beneficiari, dei corsi per imprenditori agricoli direttamente sul campo”.

Ovvero delle moderne “cattedre ambulanti” come quelle “dove i professori alla fine dell’800 andavano nelle campagne e trasmettevano materialmente ai contadini i saperi agrari.” La nuova “contadinanza” va infatti guidata nella quotidianità e nelle difficoltà delle pratiche agricole sia tecniche che economiche. “La teoria è importante ma la pratica è fondamentale per riuscire nell’impresa e garantire un reddito almeno soddisfacente, come dicevano una volta gli economisti agrari”. Perché, rilevano Tamaro e Segré, “l’agricoltura e le aree rurali del nostro Paese rappresentano un patrimonio straordinario che ancora non riusciamo a valorizzare al meglio nonostante vogliano dire: cibo, lavoro, salute, ambiente, paesaggio, cultura, turismo…”.

Però i dati e le tendenze degli ultimi decenni sono allarmanti, per via dell’abbandono delle aree collinari e montane, l’invecchiamento degli agricoltori senza ricambio generazionale, l’aumento dei costi di produzione e diminuzione dei prezzi di vendita (spesso “i prodotti non si raccolgono neppure”). L’articolo di Susanna Tamaro e Andrea Segré si conclude con un nuovo appello alle “cariche più alte della nostra casa comune, l’Italia” per un aiuto “a far sì che queste azioni diventino misure concrete per favorire lo sviluppo di una nuova #contadinanza”.

VENTI DI CRISI SUL GOVERNO: DI MAIO GETTA ACQUA SUL FUOCO “LA ESCLUDO” E INVITA SALVINI “VEDIAMOCI”
Per il vice premier lo scontro tra M5s e Lega deriva da “dinamiche” tra due forze politiche: “È auspicabile che oggi ci incontriamo, parliamo e andiamo avanti”. E sul “caso Russia” precisa: “Se avessi il minimo sospetto non sarei al governo con lui. Bene che abbia deciso di rispondere in Parlamento”. In giornata previsti il Cdm e una riunione di maggioranza sull’autonomia ma il leader del Carroccio, per ora, ha annunciato la sua assenza per “altri impegni”.

DIA: LE MAFIE CAMBIANO PELLE E DIVENTANO IMPRESE
Allarme della Direzione Investigativa Antimafia nella sua relazione semestrale. La criminalità organizzata si infiltra abilmente nell’economia, soprattutto al nord, insinuandosi sempre piu’ nel mondo della finanza. In crescita anche quella nigeriana.

AL CAMPIDOGLIO LA CAMERA ARDENTE PER LUCIANO DE CRESCENZO
Nella Capitale l’ultimo saluto allo scrittore e filosofo napoletano scomparso ieri. La salma sarà poi tumulata nella sua città natale.

TENSIONE NEL GOLFO DI HORMUZ, GIALLO SU DRONE ABBATTUTO
Ad annunciare l’abbattimento il presidente Usa Trump ma l’Iran smentisce e rilancia: “Era americano e lo hanno colpito per errore”.

ORRORE SU UN GOMMONE DI MIGRANTI, SCAFISTA DECAPITA GIOVANE ‘COLPEVOLE’ DI AVERGLI BEVUTO IL SUCCO DI FRUTTA
A denunciare il fatto i compagni di traversata. Arrestato il presunto omicida. L’imbarcazione era partita dal Marocco per sbarcare in Spagna.

PALERMO RICORDA BORSELLINO, LA PRIMA VOLTA SENZA LA SORELLA RITA
Giornata di memoria per il 27esimo anniversario della strage di via D’Amelio. Commozione per l’assenza della donna scomparsa nell’agosto dello scorso anno.

UOMO TROVATO MORTO NELLA NOTTE IN UNA PISCINA PUBBLICA A MILANO
La polizia non esclude alcuna ipotesi, prima fra tutte una ‘goliardata’ finita male.

ETNA TORNA A FARSI SENTIRE, FONTANE DI LAVA E BOATI DAL CRATERE A SUD-EST
Per l’Ingv di Catania e’ “carico di energia”. L’istituto pero’ tranquillizza: “L’ampiezza del tremore vulcanico si attesta su livelli medio bassi”.

I passaggi e tutti gli step che, dal giorno della crisi di governo con le dimissioni formali del presidente del Consiglio, portano fino a nuove elezioni politiche sono disciplinati dalla Costituzione, da leggi ordinarie e dalla prassi istituzionale ormai consolidata. Partendo da un punto fermo: il tempo minimo che deve intercorrere necessariamente dal giorno della crisi di governo alle nuove elezioni è di 45 giorni (quello massimo è di 70 giorni). Tempo dettato sia dalla Carta che dalla legge per l’indizione dei comizi elettorali.

In realtà, però, occorrono almeno 60 giorni dalla crisi al momento del ritorno alle urne, questo per consentire l’adempimento delle procedure necessarie per il voto degli italiani all’estero (norma, tuttavia, che potrebbe – anche se finora non è mai successo – essere modificata per ‘accorciare’ i tempi).

  • Il passaggio dalla crisi allo scioglimento delle Camere può anche avvenire in un tempo rapidissimo: il governo cade o si dimette il premier, il capo dello Stato svolge le consultazioni e, se constata che non esiste una maggioranza alternativa a quella attuale e che non vi sono le possibilità della nascita di un diverso esecutivo o che l’esecutivo uscente non ha possibilità di andare avanti nemmeno se rinviato al Parlamento, il presidente della Repubblica scioglie le Camere.
  • Le consultazioni al Colle possono anche essere rapidissime, come nel caso dell’esecutivo Renzi, quando Sergio Mattarella in tre giorni accolse le dimissioni del presidente del Consiglio, fece le consultazioni e incaricò Paolo Gentiloni.
  • Qualora si dovesse andare a votare in autunno, si dovrebbe tener conto anche delle scadenze legate alla manovra. A settembre, alla ripresa dell’attività parlamentare e governativa dopo la pausa estiva – sempre che l’esecutivo non cada prima – ad attendere il governo ci sarà la Nota di aggiornamento al Def, che va presentata alle Camere entro il 27 settembre. Il Documento programmatico di Bilancio, ovvero l’ossatura della manovra, va invece inviato alla Commissione Ue entro il 15 ottobre, mentre la Legge di Bilancio vera e propria deve essere presentata alle Camere entro il 20 ottobre. Scadenze che, sulla carta, presuppongono l’esistenza di un governo in carica e con la forza, politica e numerica, di varare la manovra e ‘contrattarla’ con l’Ue. 

È possibile, tuttavia, chiedere all’Europa una ‘dilazione’ dei tempi giustificata proprio dalla crisi di governo o dalle elezioni appena celebrate, visto che la manovra deve essere approvata entro il 31 dicembre. Questo ovviamente se dalle urne uscisse una maggioranza ben definita che in poche settimane porti alla nascita del nuovo esecutivo. Altrimenti, conseguenza ovvia, servirebbe un lasso di tempo più lungo per consentire le normali trattative tra forze politiche così da arrivare alla nascita di un esecutivo.

È il caso del governo a guida Conte: dal giorno delle elezioni al giuramento sono trascorsi tre mesi. La scadenza, tuttavia, che resta tassativa è quella del 31 dicembre, data entro cui il Parlamento italiano deve approvare la legge di Bilancio per evitare l’esercizio provvisorio.

Infine, vanno ricordate altri passaggi dettati dalla Carta: lo scioglimento delle Camere spetta al Presidente della Repubblica, sentiti i presidenti delle Camere stesse. Allo stesso Capo dello Stato spetta, poi, indire le nuove elezioni. I comizi elettorali sono convocati con decreto del Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri.

Le finestre possibili

Dunque, riassumendo, stando a quanto prevedono le varie disposizioni in materia e basandosi sui giorni minimi che devono intercorrere dallo scioglimento delle Camere (e quindi dalla crisi vera e propria) alle urne, ovvero 60, le possibili finestre elettorali per votare dopo l’estate sono diverse, ricordando però che la ‘finestra’ di settembre è agli sgoccioli:

  • Elezioni il 22 settembre: per tornare alle urne la quarta domenica del mese lo scioglimento delle Camere deve avvenire tra il 20 e il 21 luglio, ovvero sabato e domenica prossimi.
  • Elezioni il 29 settembre: per votare il 29 settembre si dovrebbero sciogliere le Camere entro il 31 luglio.
  • Elezioni il 6 ottobre: per votare la prima domenica di ottobre le Camere devono essere sciolte entro il 5-6 agosto.
  • Elezioni il 13 ottobre: per votare la seconda domenica di ottobre le Camere dovrebbero essere sciolte a ridosso di Ferragosto. Ma votare a metà ottobre significa non presentare la manovra alla Commissione Ue entro i termini stabiliti.
  • Elezioni il 20 ottobre: per votare la terza domenica di ottobre le Camere vanno sciolte subito dopo Ferragosto. Il voto in questa domenica vorrebbe dire che la manovra non viene presentata alle Camere entro il termine stabilito. Le scadenze proseguono con lo stesso schema anche per le settimane successive ed è ovvio che più ci si inoltra in autunno con una eventuale crisi di governo più diventa possibile che le elezioni si svolgano nei primissimi mesi del 2020. 

Uno scafista ha decapitato un giovane a bordo di un gommone, durante la traversata tra Marocco e Spagna, perché gli aveva bevuto il suo succo di frutta. La storia raccapricciante l’ha raccontata il quotidiano spagnolo El Mundo, dopo aver raccolto le testimonianze dei volontari della Croce rossa spagnola che hanno assistito i migranti coinvolti.

Il gommone – scrive El Mundo – era partito il pomeriggio del 5 luglio dalla spiaggia di Kariat Arkmane (vicino alla città di Nador, a nord del Marocco) ed è arrivato all’alba del giorno successivo in acque spagnole, nel mezzo del Mare di Alboran. Erano partiti in 17 ma sono arrivati in 16. “Gli ha tagliato la testa, è impazzito”: ha urlato terrorizzato uno dei giovani che si trovavano sulla barca, appena soccorso dalla Croce Rossa sulla costa andalusa.

L’attraversamento di oltre 200 chilometri nel Mare di Alboran è diventato troppo lungo. Il sole bruciava, la stanchezza (fisica e psicologica) aumentava e la sete colpiva forte lo stomaco. Ogni migrante, tutti provenienti dall’Africa subsahariana, portava con se’ un piccolo sacchetto con del cibo e una confezione di succo. Il proprietario della barca, il guineano Oumar Diallo, che si era fatto pagare 2.500 euro a testa, anche lui aveva il suo pacco di sopravvivenza. Uno dei compatrioti gli ha pero’ bevuto il suo succo.

La reazione dello scafista è stata immediata: ha estratto un lungo pugnale e ha decapitato lo sventurato. Gli altri sono rimasti scioccati, terrorizzati al punto di non essere riusciti a fiatare. Diallo ha gettato la testa in mare e ha lasciato il corpo sul gommone per altri 45 minuti.

L’episodio è stato riferito da chi ha assistito alla scena alla polizia, dopo l’arrivo in Spagna. Sono stati portati tutti al Centro rifugiati di Malaga tranne lo scafista che è stato trattenuto dagli investigatori che indaga sull’omicidio. “Una settimana dopo i fatti molti ancora non riescono a dormire, in tanti hanno ancora bisogno di assistenza psicologica”, riferiscono i volontari del centro. El Mundo non riuscito a identificare la vittima ma ha ricostruito la storia dello scafista: l’Organizzazione marocchina per i diritti umani lo aveva denunciato diverse volte per la tratta degli essere umani. “Individua le persone nel suo Paese di origine, la Guinea, e le convince a partire, chiedendo in cambio 3 mila euro. La polizia marocchina lo ha fermato piu’ volte ma poi e’ sempre stato scarcerato”, ha raccontato Omar Naji, presidente dell’Ong.

Nella foto: migranti nel Mar Mediterraneo (Afp). Foto di repertorio