Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone
Video News

Admin

L'Unione europea e i suoi Stati membri saranno obbligati a "scelte difficili" su come impostare il bilancio comunitario dopo la Brexit. L'avvertimento giunge dalla Commissione, in un documento di riflessione sul futuro delle finanze dell'Ue che dovrebbe servire a lanciare il dibattito sul prossimo quadro finanziario multi-annuale che si aprirà nel 2020. 

Dopo l'uscita del Regno Unito dall'Ue "mancheranno 10-11 miliardi ogni anno", ha rivelato il commissario responsabile del bilancio, Gunther Oettinger, durante una conferenza stampa. "Non potremo far finta di nulla": con la Brexit "andrà via un grande Paese, attualmente contribuente netto, e quindi dovremo effettuare tagli e storni", ha spiegato Oettinger, illustrando le ipotesi contenute nel documento di riflessione. 

A rischio persino i fondi strutturali

"La concezione del futuro bilancio dell'Ue deve fondarsi su una visione chiara delle priorità dell'Europa e sulla determinazione a investire nei settori che le assicureranno potenza economica, durabilità, solidarietà e sicurezza per il futuro", dice il testo. I margini di manovra esistenti hanno raggiunto il "limite". Nell'Ue su 50 euro di tasse "1 euro va in Europa. 49 restano" nelle capitali, ha sottolineato Oettinger: "su 50 dollari che un cittadino americano paga in tasse, 30 vanno a Washington". In questo contesto, tra Brexit e nuove spese per immigrazione, sicurezza e difesa, "dovranno essere fatte delle scelte difficili", avverte la Commissione. Nessun tabù sembra inviolabile, nemmeno una riduzione consistente delle risorse europee destinate alla politica agricola comune o ai fondi strutturali. "Se riflettiamo a eventuali tagli non possiamo risparmiare niente e nessuno", ha avvertito Oettinger.

La Commissione non ha dato indicazioni precise su quale proposta intende presentare per il prossimo quadro finanziario multi-annuale (il bilancio pluriennale, ndr) che dovrebbe scattare dal 2021. Vuole prima lasciare spazio al dibattito tra governi e all'Europarlamento. La Brexit ha un impatto anche sul calendario per l'adozione del nuovo quadro finanziario multi-annuale. Oettinger vuole rinviare la proposta formale alla primavera-estate 2018 perché solo allora, una volta concluso il negoziato sul conto che Londra deve pagare per uscire, si conosceranno "le conseguenze esatte della Brexit e quali saranno le fatture da pagare". Le trattative sul prossimo bilancio pluriennale – che potrebbe restare di 7 anni o passare a 5 anni, secondo il documento di riflessione – sono considerate un banco di prova della capacità dell'Ue di restare unita dopo la Brexit.

Ciascun paese ha le sue priorità per evitare di rimetterci: l'Olanda evitare di dover pagare ancora di più al bilancio comunitario, la Francia preservare il livello di finanziamento attuale della Politica Agricola Comune, la Polonia continuare a tenere il rubinetto dei fondi strutturali aperto. Oettinger ha chiarito "una volta che andranno via i britannici verrà meno lo sconto negoziato dalla signora Thatcher" e "a quel punto si dovranno "eliminare tutti gli sconti seguiti al primo". Trovare un accordo a 27 sarà difficile perché sul bilancio pluriennale rimane la regola dell'unanimità. Rispetto al 2013, quando fu trovato l'ultimo compromesso per il quadro finanziario multi-annuale 2014-2020, i compiti affidati all'Ue si sono ampliati con la gestione dell'emergenza migratoria, il controllo delle frontiere esterne, la necessità di rafforzare la sicurezza e la difesa, l'attenzione per gli investimenti. 

Stretta in arrivo sull'agricoltura?

Nel documento di riflessione, la Commissione descrive cinque scenari – dal "fare meno insieme" a una "riforma radicale" del bilancio, passando per la "continuità" con l'impostazione attuale – ciascuno con conseguenze diverse su entrate e uscite. Tra le ipotesi evocate, l'introduzione di nuove "risorse proprie" che permetterebbero all'Ue di ricevere una parte di alcune imposte (vengono citate la tassa sulle transazioni finanziarie, la base comune di imposizione delle società o altre imposte su elettricità, carburanti, signoraggio o emissioni di CO2). Sul fronte delle uscite, la Commissione immagina anche la possibilità di ridurre la parte del bilancio riservata a agricoltura e coesione per finanziare le nuove sfide come la sicurezza, l'immigrazione e la difesa.

Per la Pac, il documento evoca l'ipotesi di "una parte di cofinanziamento nazionale per i pagamenti diretti" e una riduzione dei contributi destinati "alle grandi aziende agricole" (attualmente sono il 20% del settore e ricevono l'80% dei fondi Ue) per concentrarsi sul reddito degli agricoltori. Per la politica di coesione, la Commissione pensa a un aumento della quota di cofinanziamento da parte di alcuni paesi. "Il modo in cui il bilancio evolverà e sarà utilizzato dipenderà dal futuro a cui aspiriamo per la nostra Unione e dal livello di ambizione che fisseremo per forgiare insieme questo futuro", dice la Commissione. L'esecutivo comunitario invece si è mostrato molto prudente sulla possibilità di condizionare l'esborso di fondi Ue al rispetto dello Stato di diritto e dei valori fondamentali, come la solidarietà sui migranti. "La promozione dei valori fondamentali dell'Ue deve essere al cuore dell'elaborazione e della messa in opera delle politiche dell'Ue", si legge nel documento di riflessione: "nuove proposte formulate nel contesto del dibattito pubblico mirano a introdurre un legame tra l'esborso di fondi del bilancio dell'Ue e il rispetto dello Stato di diritto negli Stati membri". Tuttavia la questione rimane "aperta", ha detto la commissaria responsabile della Politica di coesione, Corinna Cretu: "questo è un dibattito che dobbiamo avere con gli Stati membri". 

Difendere i due milioni di voti delle primarie e approvare una moratoria su quelle polemiche interne che altro risultato non portano se non quello di un logoramento progressivo del partito. Questi i due punti qualificanti della strategia di Matteo Renzi nei prossimi mesi per rimettere il Pd in sintonia con il proprio elettorato. "Dobbiamo lasciare stare ogni litigio, discussione, polemica", sottolinea un deputato vicino al segretario dem: "Il chiacchiericcio danneggia il nostro partito. Anche perché neanche due mesi fa due milioni di persone hanno democraticamente scelto il segretario: cercare di riaprire quella discussione dopo appena due mesi non è un attacco a Renzi, è un attacco a quelle centinaia di migliaia di persone che hanno votato alle primarie. Se dopo due mesi si rimette in discussione tutto, significa voler distruggere tutto. Altro che coalizione". Parole che confermano l'indicazione data dal senatore ultra renziano Andrea Marcucci: "Due milioni di italiani alle primarie hanno scelto Renzi come segretario. Il Pd riparte da questo dato. Ora, davvero, basta con le polemiche ed i distinguo", aggiunge Marcucci, "lavoriamo insieme per il Paese". 

I fedelissimi fanno quadrato intorno al leader

Le bordate arrivate dai padri nobili del partito e soprattutto da Dario Franceschini, tuttavia, fanno ancora male e sono destinate a lasciare degli strascichi. Ieri, dopo il tweet in cui il ministro della Cultura metteva in evidenza il calo del Pd in un gruppo di città dal 2014 ad oggi, il renzianissimo Ernesto Carbone ha risposto sottolineando la capacità di Franceschini di "fiutare il vento", ma mettendo in dubbio che il naso sia ancora quello di un tempo. Ovvero: se si vuole avvalorare un indebolimento del leader e del partito, si è fuori strada. A rincarare la dose ci pensa il ministro Luca Lotti per il quale "se si parte con l'attacco" come ha fatto Franceschini "si offendono le persone che sono andate a votare alle primarie". Quindi, è la conclusione di Lotti: "Renzi è stato votato da 2 milioni di persone. Fine della discussione".

"Il centrosinistra è il Pd"

A rispondere nel merito ci pensa il responsabile Enti locali del Pd, Matteo Ricci, uno dei più fidati collaboratori di Renzi alla segreteria, colui al quale il leader affidò il compito di organizzare l'assemblea degli amministratori locali a Rimini, quella in cui Renzi fissò l'obiettivo del Pd alle elezioni al 40%, da raggiungere in solitudine: "Non si possono paragonare i risultati del 2012 con quelli del 2017: cinque anni fa non c'era il tripolarismo", spiega Ricci: "I ballottaggi avvennero in un sistema bipolare con un centrodestra ai minimi storici". Inoltre, aggiunge Ricci, "non si possono mischiare le mele con le pere". Ovvero: i voti del Pd alle elezioni europee non possono essere confrontati con quelli che i dem raccolgono alle comunali. Ma la considerazione politica più importante, Ricci la riserva per quanti continuano a parlare di coalizione nel centro sinistra. La risposta è senza appello: "Il centrosinistra è il Pd". E d'altronde, con chi farla questa coalizione? "A livello locale i partiti non ci sono più, c'è solo il Pd che si allea con liste civiche", fa notare l'esponente dell'esecutivo dem. "Credo quindi che noi, nei prossimi mesi, dobbiamo lavorare sul Pd per organizzarlo meglio, per fare emergere il suo profilo riformista". E quale migliore occasione per avviare questa organizzazione che non il forum dei circoli convocato a Milano il 30 giugno e il primo luglio? Un appuntamento su cui il segretario punta molto per aprire una stagione di nuovo radicamento nel territorio, dotando il Pd di quegli strumenti che gli permetteranno di non chiudersi, come va ripetendo, "nelle stanze dei palazzi".

E a Roma apre il cantiere di Pisapia

Nelle stesse ore, a Roma, Pisapia e Bersani terranno a battesimo il loro nuovo soggetto politico, con una kermesse che potrebbe vedere la presenza di diversi esponenti dem, da Andrea Orlando a Gianni Cuperlo passando per Nicola Zingaretti. Una coincidenza che potrebbe penalizzare la portata mediatica dell'assemblea di Milano. Così come, nei prossimi mesi, potrebbe tornare il dibattito sulla legge elettorale a rubare spazio sui quotidiani. L'apertura di Silvio Berlusconi al maggioritario è stata bene accolta dal Pd che, con Ettore Rosato, la definisce "una buona notizia". Sempre che le intenzioni del Cavalieri siano reali. Ma da fonti interne al Nazareno trapela un certo scetticismo misto ad alcune riserve: l'idea di un premio di coalizione non è visto di buon occhio dai vertici dem, sempre convinti che la strada da percorrere, nell'ipotesi di una legge elettorale maggioritaria, sia quella del premio alla lista.

MIGRANTI, la pressione degli sbarchi non si ferma. Attesi nuovi arrivi in Calabria e Sicilia. Minniti interviene al convegno "Governare l'immigrazione" a Milano.
G20, a Berlino il vertice dei Paesi europei. Interviene Gentiloni. Bilaterale con la cancelliera Merkel.
CISL, al secondo giorno del congresso intervengono Furlan, Camusso, Barbagallo, Prodi, Tajani.

POLITICA
– Mattarella, continua la visita ufficiale in Canada.
– Consulta, seduta comune del Parlamento per l'elezione di un giudice.

ECONOMIA
– Ddl concorrenza, atteso il voto alla Camera.
– Eurozona, fiducia consumatori a giugno.
– Germania, indice dei prezzi al consumo.
– Usa, Pil I trimestre.

ESTERO
– Terrorismo, Eurojust presenta rapporto sui foreign fighters.
– Gb, voto di fiducia per il nuovo governo May. 
– Nord Irlanda, scade termine per formare governo tra unionisti e repubblicani cattolici.
– Nato, a Bruxelles riunione dei ministri della Difesa.
– Canada, visita del principe Carlo e della moglie Camilla.
– Usa, a Washington il presidente sudcoreano Moon Jae-In. 

CRONACA
– Papa, messa per la solennità dei Santi Pietro e Paolo.
– Stato-mafia, la Corte decide sulla testimonianza di Putin.
– Sanità presentazione del nuovo Policlinico di Milano.
– Palio Siena, con l'assegnazione dei cavalli via alla kermesse.
– Pavarotti, presentazione iniziative per decennale dalla morte.

(AGI) – New York, 28 giu. – Wall Street rimbalza e chiude in rialzo, dopo le pesanti perdite di ieri, legate alla multa di Google e al rinvio del voto in Senato sul Trumpcare. Anche il Nasdaq corre, registrando una crescita dell’1,34% a 6.234 punti, mentre il Dow Jones sale dello 0,67% a 21.453 punti e lo S&P guadagna lo 0,88% a 2,440 punti. (AGI)

Gaa

New York – Wall Street rimbalza, dopo le pesanti perdite di ieri, legate alla multa di Google e al rinvio del voto in Senato sul Trumpcare. Anche il Nasdaq corre, registrando un rialzo dell'1,22%, mentre il Dow Jones sale dello 0,68% e lo S&P guadagna lo 0,86%. 

È di nuovo boom di sbarchi. Lo dicono i numeri: oltre 10.500 persone salvate nel Mediterraneo in soli quattro giorni. Di questi, 8.500 soccorsi negli ultimi due giorni sono approdati, o sono in procinto di farlo, sulle coste italiane. Un'emergenza che, secondo i dati del Viminale aggiornati al 26 giugno, non solo non conosce tregua ma registra un aumento del 13,43% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In particolare, dall'inizio dell'anno 76.873 migranti sono approdati sulle coste italiane, contro i 67.773 dello scorso anno. Tra questi, oltre 9mila sono minori non accompagnati. I porti maggiormente interessati dagli sbarchi sono, nell'ordine, Augusta (13.000 sbarcati), Catania (9.620), Pozzallo (7.161), Palermo (5.799), Reggio Calabria (5.806), Vibo Valentia (5.299), Lampedusa (5.168), Trapani (4.742), Messina (3.902) e Crotone (3.224). Quello degli sbarchi è un numero destinato ad aumentare considerato che ci sono oltre 90mila persone pronte a partire dalla Libia nei prossimi tre mesi e che i mesi estivi sono i più sicuri per intraprendere un viaggio in mare. 

Il rientro in Italia del ministro Minniti 

Proprio le ultime notizie hanno spinto martedì il ministro dell'Interno Marco Minniti a rientrare in Italia dal suo viaggio a Washington. Anzi, spiega La Stampa, "più che di un rimpatrio si è trattato di un’inversione di rotta dell’aereo che stava trasportando Marco Minniti e il suo staff a Washington, per alcuni incontri istituzionali. Durante il volo verso la capitale degli Stati Uniti, il titolare del Viminale ha esaminato i dati allarmanti degli ultimi sbarchi e ha iniziato a valutare l’ipotesi della marcia indietro. Ma la decisione definitiva è maturata durante lo scalo tecnico in Islanda: aggiornato al telefono sulle ultime cifre dell’esodo dalla Libia, ieri pomeriggio ha preferito abbandonare il viaggio e tornare". 

Il piano d'emergenza

Il piano per fronteggiare l'emergenza messo a punto da Minniti prevede una distribuzione dei migranti più omogenea su tutto il territorio attraverso due soluzioni (entrambe allo studio): mini tendopoli, due per provincia, e ricorso a caserme e a edifici pubblici in disuso. Parallelamente si lavora su una maggiore collaborazione con la guardia costiera libica e con Bruxelles per stabilire che chi soccorre deve farsi carico di accogliere i migranti. Il riferimento è a Spagna, Francia e altri Paesi impegnati in missioni di soccorso.

Le rotte principali 

Ma da dove arrivano i migranti? Esistono due rotte fondamentali via terra che conducono ai punti d'imbarco principali in Libia e in Egitto: una dall'Africa Occidentale (rotta Occidentale-Est) e un'altra dal Corno d'Africa (rotta Orientale-centro). "I migranti da Senegal, Gambia, Guinea, Liberia e Costa d'Avorio abbandonano il proprio paese d'origine per recarsi prima a Bamako, in Mali e poi a Ouagadoudou in Burkina Faso, fino a raggiungere il Niger", si legge in un dettagliato rapporto condotto da Medici per i Diritti Umani (Medu). Dal Niger, arriveranno in Italia attraverso il Canale di Sicilia. Da Agadez, in Niger, comincia un lungo tratto di strada nel deserto noto come 'la via per l'inferno', che conduce a Sabah, in Libia. La durata di questo lungo viaggio è in genere di 20 mesi, il tempo di permanenza in Libia di 14.

Coloro che fuggono dal Corno d'Africa, invece, incontrano subito un ostacolo: il confine tra Eritrea e Sudan, dove i militari eritrei sono incaricati di sparare e uccidere tutti coloro che cercano di fuggire dal paese. Se riescono ad arrivare in Sudan, la prima tappa è la città di Kassala o il campo profughi di Shagrab; arrivati nella capitale Karthoum, comincia la traversata del deserto, che avviene quasi sempre in pick-up sovraccarichi, alla volta della Libia.
Questo viaggio dura 15 mesi, il tempo di permanenza in Libia per chi arriva dal Corno d'Africa è di circa 3 mesi. Poi, l'ultimo viaggio verso l’Italia attraverso il Canale di Sicilia. 

Quanto alle rotte via mare, la principale e più breve rotta via mare dalla Libia all'Italia ha i suoi punti d'imbarco in alcune località a ovest di Tripoli. Da Zuwara e Sabratha a Pozzallo, in Sicilia,  ci sono circa 260 miglia marine. L'altra tratta più battuta è quella da Bengasi alla Sicilia. La terza, e più rischiosa, è quella che vede il suo punto d'imbarco ad Alessandria, in Egitto. E' la più utilizzata dai migranti che dal Corno d'Africa e dal Sudan evitano la Libia e risalgono l'Egitto. La distanza dall'Italia è di quadi 800 miglia marine. La traversata, molto rischiosa, dura almeno 8-10 giorni e avviene in genere attraverso più di un imbarcazione. 
 

La salute è un tema che sta a cuore a tutti, ma l’età incide in modo particolare su come viene affrontato. Il 77% degli adolescenti preferisce affidarsi a Internet per avere risposte che riguardano il benessere e la buona salute e solo il 45% sente il bisogno di confrontarsi con i genitori dopo aver navigato sul web.

Lo rivela la ricerca Diagno/click, la prima in Europa che analizza il rapporto tra i giovani, la salute e il web. Lo studio, patrocinato dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e promosso dall’associazione Family Smile, ha coinvolto un campione di 1.713 adolescenti scelti su gran parte del territorio italiano.

I giovani quindi preferiscono il web, che consente loro, soprattutto in questa delicata fase della vita, di non mostrare agli altri di non sapere o di voler conoscere più a fondo alcune tematiche. “Il desiderio di comprendere – spiega Andrea Catizone, avvocato e presidente di Family Smile – diventa in fase adolescenziale un senso di controllo sulla propria vita attraverso la consapevolezza, più o meno fondata, di sapersi e potersi curare di sé”.

Alla domanda diretta, il 92% degli intervistati ha risposto che preferisce il web, rispetto ad un confronto con gli esperti o con i genitori, perché è sempre accessibile e la risposta arriva velocemente. “Ciò dimostra – spiega Filomena Albano dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza – come il percorso di autonomia e di auto affermazione dei ragazzi in verità presenta aspetti di fragilità che non possono essere ignorati e che talvolta costituiscono un humus fertile nel quale affondano le radici successive patologie di natura psicologica difficili da controllare”.

Cosa è la salute per gli adolescenti

II concetto di salute per gli adolescenti è molto diverso da quello strettamente legato agli aspetti sanitari. Per la maggioranza essere in salute significa avere un corpo in forma, quindi non è altro che la rappresentazione ideale di ciò che i giovani vogliono essere o tendono a divenire. 

Cosa cercano sul web

Le notizie più cliccate sono quelle legate ai temi che riguardano la forma fisica, l’alimentazione, l’utilizzo di alcool e droghe, la sessualità, le malattie trasmissibili sessualmente e le medicine e i farmaci. Qualche differenza c’è tra le ricerche delle ragazze e quelle dei ragazzi. Ad esempio il 26% delle femmine adolescenti cerca informazioni sull’alimentazione, mentre lo fa solo il 17% dei maschi. Questi ultimi sono più interessati alla sessualità e all’uso di alcol.

Le differenze in base all’età

Se a 14 anni le ragazze sono molto concentrate sulla forma fisica (le ricerche su questo argomento – sempre in base allo studio Family Smile – riguardano il 74% delle femmine) l’interesse va scemando man mano che l’età aumenta. A 20 anni solo il 31% cerca informazioni di questo tipo sul web, a differenza dei ragazzi che diventano il 69% alla stessa età, mentre a 14 anni sono solo il 26%.

L’interesse degli adolescenti di entrambi i sessi si mantiene alto e costante, invece, per quanto riguarda le informazioni su alcol e droghe. Anche se i maschietti sono tendenzialmente più interessati all’argomento: lo cerca il 66% dei 17enni, il 65% dei 18enni e il 79% dei 19enni.

Una marcata differenza tra i sessi c’è invece per quanto riguarda le informazioni sulla sessualità. Per i maschi l’argomento è tra i più interessanti e quindi ricercati in rete. Le percentuali di ricerca tra i 14 e i  20 anni  superano sempre il 50%, mentre sono più basse quelle delle ragazze.

Inoltre il 33% dei maschi e il 34% delle femmine naviga in siti di tutti i tipi per cercare informazioni sulle malattie, soprattutto per identificarle partendo dai sintomi. Questa percentuale cresce con l’età.

Come si sentono i giovani dopo la ricerca sul web

  • Il 91% è ansioso perché non sa come gestire queste informazioni;
  • L’88% si sente rassicurato perché comunque ha ottenuto una risposta;
  • L’82% è confuso perché non è riuscito a comprendere tutte le informazioni ricevute;
  • Solo il 10% è incuriosito e va a ricercare altre malattie.

 

Il 1 luglio parte la centoquattresima edizione di una delle tre corse a tappe ciclistiche più prestigiose del mondo, il Tour de France. L’edizione 2017 si contraddistingue per un ridimensionamento dei chilometri delle prove a cronometro, soltanto 36,5 contro i 54 dello scorso anno, una decisione in controtendenza rispetto alla storia recente della corsa francese. 

if(“undefined”==typeof window.datawrapper)window.datawrapper={};window.datawrapper[“iaJgL”]={},window.datawrapper[“iaJgL”].embedDeltas={“100″:454,”200″:402,”300″:376,”400″:350,”500″:350,”600″:350,”700″:350,”800″:350,”900″:350,”1000”:350},window.datawrapper[“iaJgL”].iframe=document.getElementById(“datawrapper-chart-iaJgL”),window.datawrapper[“iaJgL”].iframe.style.height=window.datawrapper[“iaJgL”].embedDeltas[Math.min(1e3,Math.max(100*Math.floor(window.datawrapper[“iaJgL”].iframe.offsetWidth/100),100))]+”px”,window.addEventListener(“message”,function(a){if(“undefined”!=typeof a.data[“datawrapper-height”])for(var b in a.data[“datawrapper-height”])if(“iaJgL”==b)window.datawrapper[“iaJgL”].iframe.style.height=a.data[“datawrapper-height”][b]+”px”});

Sui 3540 chilometri totali di questa nuova edizione della Grande Boucle c’è tanta salita, divisa equamente in cinque tappe collinari e cinque di alta montagna. Si partirà dalla Germania con un cronoprologo di 14 km in quel di Dusseldorf, per poi attraversare il Belgio. La prima vera prova d’esame per i candidati alla vittoria finale arriverà alla sesta tappa che va da Vittel a La Planche des Belles Filles, che prevede nel finale una salita di 5,6 km con una pendenza media dell’8,5%, con punti di pendenza massima del 20%: una salita veramente dura che potrebbe dire chi non lotterà più per la vittoria finale.

Le altre tappe da segnalare sono: il tappone pirenaico, dodicesima tappa da Pau a Peyragudes di 214 km, con due salite di prima categoria, Col de Menté e Col de Peyresourde, e l’Hors Catégorie del Col de Balès, ultimi 100 km di questa tappa che fanno su e giù: qui le squadre saranno importanti nella gestione della corsa dei favoriti.

if(“undefined”==typeof window.datawrapper)window.datawrapper={};window.datawrapper[“0qerZ”]={},window.datawrapper[“0qerZ”].embedDeltas={“100″:426,”200″:400,”300″:400,”400″:400,”500″:400,”600″:400,”700″:400,”800″:400,”900″:400,”1000”:400},window.datawrapper[“0qerZ”].iframe=document.getElementById(“datawrapper-chart-0qerZ”),window.datawrapper[“0qerZ”].iframe.style.height=window.datawrapper[“0qerZ”].embedDeltas[Math.min(1e3,Math.max(100*Math.floor(window.datawrapper[“0qerZ”].iframe.offsetWidth/100),100))]+”px”,window.addEventListener(“message”,function(a){if(“undefined”!=typeof a.data[“datawrapper-height”])for(var b in a.data[“datawrapper-height”])if(“0qerZ”==b)window.datawrapper[“0qerZ”].iframe.style.height=a.data[“datawrapper-height”][b]+”px”});

Si va poi sulle Alpi: le tappe 17 e 18 potrebbero rivelarsi decisive. La prima è un tappone vero è proprio di 183 km da La Mure a Serre-Chevalier che affronterà salite storiche che  hanno fatto la storia del Tour, in sequenza Croix-de-Fer, Col du Télégraphe e Galibier potrebbero fare la differenza anche se la lunga picchiata verso il traguardo potrebbe permettere un eventuale recupero di corridori che si sono attardati sulla salita.

Il giorno dopo tocca alla Briançon-Izoard: 179,5 km, di cui i primi piuttosto tranquilli, ma poi si va verso la lunga scalata al Col de Vars posto a 2100 metri. Si scende quindi a valle, a Guillestre, per poi risalire verso lo storico Izoard, salita leggendaria legata al mito di Fausto Coppi. Questa sarà l’ultima opportunità per gli uomini di classifica prima della crono di Marsiglia che servirà soltanto a consolidare le graduatorie, per poi spostarsi alla passerella finale di Parigi.

Tappe e velocità medie

L’edizione numero 104 del Tour propone quindi 3540 km divisi in 21 tappe, per cui ogni tappa ha una lunghezza media di 168,57, perfettamente in linea con i dettami del ciclismo moderno. Agli albori della competizione transalpina, però, le cose andavano diversamente: le prime edizioni, 1903 e 1904, erano contraddistinte da un chilometraggio totale inferiore (2500 km circa) ma suddiviso in sole sei tappe, creando una lunghezza media di più di 400 chilometri.

La sesta tappa del primo Tour (replicata anche l’anno successivo) prevedeva un percorso da Nantes a Parigi di 471 chilometri: non sorprende più di tanto, quindi, che sugli 84 ciclisti al via della manifestazione, soltanto 21 atleti raggiunsero la capitale.

if(“undefined”==typeof window.datawrapper)window.datawrapper={};window.datawrapper[“5UxVB”]={},window.datawrapper[“5UxVB”].embedDeltas={“100″:788,”200″:677,”300″:617,”400″:600,”500″:600,”600″:600,”700″:600,”800″:583,”900″:583,”1000”:583},window.datawrapper[“5UxVB”].iframe=document.getElementById(“datawrapper-chart-5UxVB”),window.datawrapper[“5UxVB”].iframe.style.height=window.datawrapper[“5UxVB”].embedDeltas[Math.min(1e3,Math.max(100*Math.floor(window.datawrapper[“5UxVB”].iframe.offsetWidth/100),100))]+”px”,window.addEventListener(“message”,function(a){if(“undefined”!=typeof a.data[“datawrapper-height”])for(var b in a.data[“datawrapper-height”])if(“5UxVB”==b)window.datawrapper[“5UxVB”].iframe.style.height=a.data[“datawrapper-height”][b]+”px”});

Il Tour all’inizio del Novecento proponeva tappe talmente lunghe che, con una velocità media di 25 chilometri all’ora, richiedevano circa 16 ore per essere portate a termine. Prove massacranti per i corridori e anche difficilmente fruibili per gli appassionati, dal momento che le tappe erano così lunghe da essere percorse anche durante ore di buio.

Il trend del ciclismo moderno si è invertito. I chilometri totali sono circa mille in più ma sono spezzati in molte più tappe. Tappe più brevi, miglioramenti tecnici e progressi nel campo medico e dell’allenamento hanno quindi alzato nettamente le velocità medie della competizione: il record – tenuto conto del fatto che il dato non è interpretato alla luce dei dislivelli e delle altimetrie – spetta all’edizione 2005, quando il Tour fu completato a una velocità media di 41,654 km/h (ma quel record è viziato dal doping, essendo stato stabilito da Lance Armstrong, poi squalificato).

Negli ultimi anni assistiamo a un leggerissimo abbassamento delle velocità medie, ma come detto occorre precisare che i percorsi non sono sempre uguali e altimetrie e dislivelli possono nettamente contribuire a influenzare il dato.  
 

if(“undefined”==typeof window.datawrapper)window.datawrapper={};window.datawrapper[“MuFt3”]={},window.datawrapper[“MuFt3”].embedDeltas={“100″:669,”200″:600,”300″:600,”400″:600,”500″:600,”600″:600,”700″:600,”800″:600,”900″:600,”1000”:600},window.datawrapper[“MuFt3”].iframe=document.getElementById(“datawrapper-chart-MuFt3”),window.datawrapper[“MuFt3”].iframe.style.height=window.datawrapper[“MuFt3”].embedDeltas[Math.min(1e3,Math.max(100*Math.floor(window.datawrapper[“MuFt3″].iframe.offsetWidth/100),100))]+”px”,window.addEventListener(“message”,function(a){if(“undefined”!=typeof a.data[“datawrapper-height”])for(var b in a.data[“datawrapper-height”])if(“MuFt3″==b)window.datawrapper[“MuFt3”].iframe.style.height=a.data[“datawrapper-height”][b]+”px”});

I favoriti

A cronometro si è deciso il Giro d’Italia del Centenario a favore dell’olandese Tom Dumoulin – che, va detto, si è difeso egregiamente anche in salita – ma Oltralpe quest’anno sembra che la vittoria finale possa essere appannaggio di scalatori più puri. Il favorito d’obbligo del Tour 2017 è Chris Froome che, anche grazie al supporto del suo team Sky, ha dominato tre delle ultime quattro edizioni. Nonostante un inizio di stagione un po’ sottotono sarà sicuramente l’uomo di riferimento della corsa transalpina. Un altro nome da seguire con attenzione ma le cui quotazioni sembrano un po’ in ribasso è il madrileno Alberto Contador. Il trentaquattrenne è fin qui il corridore in attività che ha vinto più grandi giri (2 Giri d’Italia, 2 Tour de France e 3 Vuelta di Spagna). Da quest’anno corre con la nuova squadra Trek-Segafredo e ha concentrato tutta la sua stagione sul Tour. Pur sapendo di non essere l’uomo imbattibile di un tempo, ha dalla sua parte un grande senso tattico che lo rende capace di cambiare la corsa da un momento all’altro. 

if(“undefined”==typeof window.datawrapper)window.datawrapper={};window.datawrapper[“Td4e0”]={},window.datawrapper[“Td4e0”].embedDeltas={“100″:454,”200″:402,”300″:376,”400″:350,”500″:350,”600″:350,”700″:350,”800″:350,”900″:350,”1000”:350},window.datawrapper[“Td4e0”].iframe=document.getElementById(“datawrapper-chart-Td4e0”),window.datawrapper[“Td4e0”].iframe.style.height=window.datawrapper[“Td4e0”].embedDeltas[Math.min(1e3,Math.max(100*Math.floor(window.datawrapper[“Td4e0″].iframe.offsetWidth/100),100))]+”px”,window.addEventListener(“message”,function(a){if(“undefined”!=typeof a.data[“datawrapper-height”])for(var b in a.data[“datawrapper-height”])if(“Td4e0″==b)window.datawrapper[“Td4e0”].iframe.style.height=a.data[“datawrapper-height”][b]+”px”});

Dall’Australia ecco Richie Porte, l’alfiere della BMC sembra nella sua stagione di grazia. La sua ottima prestazione al Giro del Delfinato (ha chiuso al secondo posto) lo ha distinto quale uno dei più in forma tra tutti i pretendenti al Tour. Bisognerà vedere se riuscirà ad essere costante nell’arco delle tre settimane. Il suo curriculum nei Grandi Giri, come si vede dai grafici, non è incoraggiante: nessuna tappa finta finora e nessuna classifica generale vinta. In casa Movistar abbiamo invece una coppia di capitani: il trentaseienne Alejandro Valverde, protagonista nelle classiche di primavera, che proverà a lottare per un posto nei primi cinque e per portare a casa almeno una vittoria di tappa, provando ad aiutare quel Nairo Quintana che quest’anno ha fallito di pochissimo il suo primo obiettivo, ovvero il Giro d’Italia.

Quintana dovrà correre con carattere e mettersi in prima linea se vuole vincere il Tour. Le sue capacità di scalatore sono indiscutibili, ma non lo è altrettanto il suo modo di approcciare la corsa, spesso troppo prudente. Un altro colombiano che sarà da tenere d’occhio è il piccolo Esteban Chaves, ciclista in grande ascesa. Lo scorso anno è arrivato a un soffio dalla vittoria del Giro e si è classificato terzo alla Vuelta.if(“undefined”==typeof window.datawrapper)window.datawrapper={};window.datawrapper[“SLxtB”]={},window.datawrapper[“SLxtB”].embedDeltas={“100″:289,”200″:211,”300″:185,”400″:185,”500″:159,”600″:159,”700″:159,”800″:159,”900″:159,”1000”:159},window.datawrapper[“SLxtB”].iframe=document.getElementById(“datawrapper-chart-SLxtB”),window.datawrapper[“SLxtB”].iframe.style.height=window.datawrapper[“SLxtB”].embedDeltas[Math.min(1e3,Math.max(100*Math.floor(window.datawrapper[“SLxtB”].iframe.offsetWidth/100),100))]+”px”,window.addEventListener(“message”,function(a){if(“undefined”!=typeof a.data[“datawrapper-height”])for(var b in a.data[“datawrapper-height”])if(“SLxtB”==b)window.datawrapper[“SLxtB”].iframe.style.height=a.data[“datawrapper-height”][b]+”px”});

Quest’anno il Tour presenta un percorso che fa proprio al caso suo e per questo Chaves potrebbe dare grande spettacolo. Per quanto riguarda gli italiani, le speranze sono riposte soprattutto nel neocampione d’Italia Fabio Aru. Il Cavaliere dei 4 Mori, questo il soprannome del sardo, si ritrova alla partenza del Tour dopo che un problema al ginocchio lo ha costretto a saltare il Giro d’Italia. Al suo rientro al Delfinato si è mostrato molto attivo e importante nella causa del compagno di squadra al danese Jackob Fulgsang (fresco vincitore del Giro del Delfinato 2017) nella corsa francese.

È proprio su quest’ultimo che l’Astana ha deciso di affidarsi per la classifica generale del Tour, lasciando però la possibilità al sardo di conquistarsi i gradi di capitano sulla strada. Per ultimi non possiamo che menzionare i  ciclisti transalpini. Il sogno dei francesi è sempre quello di vedere un connazionale sul gradino più alto del podio, ma ciò non accade da ben 32 anni, ovvero dalla vittoria nel 1985 di Bernard Hinault. Tuttavia, Romain Bardet in questo momento sembra poter rappresentare più che una speranza per i transalpini.

L’anno scorso riuscì a conquistare la seconda piazza generale dietro Froome e quest’anno pare deciso almeno a riconfermarsi. Da ricordare anche la presenza di Thibaut Pinot e Pierre Rolland che hanno portato a casa dal Giro due tappe e potrebbero fare bene anche in casa. Fuori dalla classifica generale non si può non menzionare il campione del mondo Peter Sagan, che lotterà sicuramente per importanti successi di tappa distinguendosi come sempre per il suo carattere estroso.

Vittorie per nazionalità

Su 96 Tour assegnati su 103 quattro nazioni dominano per titoli conquistati, spartendosi quasi l’80% dei Tour in palio: la Francia domina con 36 titoli – ma, come detto, non vince da 32 anni – e doppia il Belgio (fermo a 18 e a digiuno dal 1976 con la vittoria di Lucien Van Impe).

La Spagna è recentemente diventata la terza forza, grazie ai cinque Tour vinti da Miguel Indurain nel quinquennio 1991-1995 e alle vittorie negli anni Duemila di Oscar Pereiro (2006), Alberto Contador (2007 e 2009, più quello 2010 revocato per doping e assegnato al lussemburghese Andy Schleck) e Carlos Sastre (2008).

L’Italia è quarta a quota dieci vittorie: l’ultima nel 2014, grazie a Vincenzo Nibali, capace di riportare il Tricolore italiano sul pennacchio più alto agli Champs Elysèes 16 anni dopo l’impresa di Marco Pantani, ultimo corridore che ha realizzato nello stesso anno la doppietta Giro d’Italia – Tour de France. 

if(“undefined”==typeof window.datawrapper)window.datawrapper={};window.datawrapper[“hA97w”]={},window.datawrapper[“hA97w”].embedDeltas={“100″:620,”200″:534,”300″:508,”400″:491,”500″:491,”600″:491,”700″:491,”800″:491,”900″:491,”1000”:491},window.datawrapper[“hA97w”].iframe=document.getElementById(“datawrapper-chart-hA97w”),window.datawrapper[“hA97w”].iframe.style.height=window.datawrapper[“hA97w”].embedDeltas[Math.min(1e3,Math.max(100*Math.floor(window.datawrapper[“hA97w”].iframe.offsetWidth/100),100))]+”px”,window.addEventListener(“message”,function(a){if(“undefined”!=typeof a.data[“datawrapper-height”])for(var b in a.data[“datawrapper-height”])if(“hA97w”==b)window.datawrapper[“hA97w”].iframe.style.height=a.data[“datawrapper-height”][b]+”px”});

Guardando questa classifica per nazioni più nel dettaglio, vediamo come sia in ascesa la Gran Bretagna, che fino alla vittoria di Bradley Wiggins del 2012 era a quota zero, ma oggi grazie alla tripletta di Chris Froome (2012, 2015 e 2016) è già a quota 4 a una sola lunghezza dal Lussemburgo, quinta forza di questa classifica. 

Albo d’oro e plurivincitoriif(“undefined”==typeof window.datawrapper)window.datawrapper={};window.datawrapper[“r1jhP”]={},window.datawrapper[“r1jhP”].embedDeltas={“100″:513,”200″:513,”300″:513,”400″:513,”500″:513,”600″:513,”700″:513,”800″:513,”900″:513,”1000”:513},window.datawrapper[“r1jhP”].iframe=document.getElementById(“datawrapper-chart-r1jhP”),window.datawrapper[“r1jhP”].iframe.style.height=window.datawrapper[“r1jhP”].embedDeltas[Math.min(1e3,Math.max(100*Math.floor(window.datawrapper[“r1jhP”].iframe.offsetWidth/100),100))]+”px”,window.addEventListener(“message”,function(a){if(“undefined”!=typeof a.data[“datawrapper-height”])for(var b in a.data[“datawrapper-height”])if(“r1jhP”==b)window.datawrapper[“r1jhP”].iframe.style.height=a.data[“datawrapper-height”][b]+”px”});

Chris Froome ha l’occasione di fare un passo verso il record di vittorie del Tour e arrivare a quota quattro. Finora il record è pari a 5 vittorie ed è co-detenuto da quattro corridori: Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain. Nessun corridore ha collezionato quattro primi posti, mentre a tre, oltre a Froome, troviamo Philippe Thys, Louison Bobet e Greg LeMond, che rimane l’unico americano a fregiarsi della vittoria del Tour de France dopo lo scandalo che ha cancellato il dominio di Lance Armstrong e la vittoria nel 2006 dell’altro americano Floyd Landis, squalificato a sua volta per doping.

Roma – Sono stati stanziati 15 milioni di euro per il sistema degli allevatori per superare il taglio di risorse di pari importo emerso in Conferenza Stato Regioni. Lo rende noto il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali.

In particolare 10 milioni di euro vengono destinati dal ministero dell'Economia con la legge di assestamento al finanziamento diretto dei Capitoli 7637 e 7638 per le attività in materia di controlli funzionali del bestiame, mentre il Mipaaf provvede alla copertura di ulteriori 5 milioni di euro con risorse proprie.

"Abbiamo superato un taglio di risorse che non abbiamo mai condiviso – ha dichiarato il ministro Maurizio Martina – risolvendo un problema che rischiava di creare difficoltà ai nostri allevatori. Ringrazio il ministro Padoan per la pronta individuazione di una soluzione. Continuiamo a lavorare per la tutela di un settore strategico come quello zootecnico, al di sopra di ogni polemica".

La conduttrice di "Chi l'ha visto?", Federica Sciarelli, è indagata dalla Procura di Roma per "concorso in violazione del segreto d'ufficio". In altre parole, la giornalista di Rai3 è accusata di aver fatto da tramite tra il pm napoletano Henry John Woodcock – cui è legata sentimentalmente – e il giornalista del Fatto Quotidiano Marco Lillo, autore di alcuni articoli sul caso Consip i cui dettagli segretissimi – secondo l'indagine –  li avrebbe ottenuti proprio dal pubblico ministero. La conduttrice di 'Chi l'ha visto?', cui è stato sequestrato il cellulare, sarà ascoltata il 30 giugno. Il pm è convocato per il 7 luglio. 

Sciarelli: "Impossibile"

La conduttrice si è detta assolutamente innocente: "Non posso aver rivelato nulla a nessuno semplicemente perché Woodcock non mi svela nulla delle sue inchieste, tantomeno ciò che è coperto da segreto". Da parte sua il pm ha assicurato: "Fugherò ogni ombra".

La fuga di notizie

Secondo la ricostruzione, la fuga di notizie sarebbe avvenuta a dicembre nel passaggio per competenza dell'inchiesta sul caso Consip dalla procura di Napoli a quella di Roma. Pochi giorni dopo, il quotidiano diretto da Marco Travaglio ha pubblicato una serie di articoli in esclusiva, firmati da Marco Lillo, sull'esistenza dell'inchiesta Consip e sull'indagine a carico del ministro dello Sport, ex sottosegretario di Matteo Renzi, Luca Lotti (leggi qui). Secondo gli inquirenti, il responsabile della fuga di notizie sarebbe Woodcock titolare del fascicolo. 

Marco Lillo: "Woodcock e la Sciarelli sono innocenti. Vi spiego perché"

Non appena appresa la notizia dell'indagine, lo stesso Marco Lillo ha scritto un lungo articolo sul Fatto spiegando perché il pm e la giornalista sarebbero innocenti e la Procura di Roma avrebbe "preso un granchio".
"La verità è che Federica Sciarelli non ha messo in contatto il magistrato Henry John Woodccok con Marco Lillo per scrivere di Consip. La tesi dell’accusa è fondata, da quel che si legge, su un tabulato telefonico del mio cellulare. Ebbene, non c’è grigio in questo caso ma solo bianco o nero: Woodcock e Sciarelli sono innocenti e la Procura si è sbagliata. Le telefonate in questione dovrebbero essere quelle fatte da me il 20 dicembre. Quel giorno ho scritto il primo articolo sulle perquisizioni in Consip e sul ruolo di Tiziano Renzi nell’inchiesta, articolo uscito sull’edizione cartacea del 21 dicembre (leggi qui).  Dopo avere ricevuto (con altra modalità che ovviamente tengo per me) le notizie sul pezzo, ho chiamato Federica Sciarelli solo per sapere dove si trovasse Henry John Woodcock. Non è un mistero che il pm Woodcock e Federica Sciarelli siano legati sentimentalmente".

Aggiunge Lillo: "Il mio obiettivo era sapere se Henry John Woodcock fosse a Roma perché sarebbe stato un riscontro alla notizia, da me già ottenuta ma che volevo ulteriormente verificare: cioè che fosse in corso una perquisizione alla Consip. Non dissi a Federica perché volevo sapere dove fosse Woodcock e lei, solo per cortesia, mi disse una cosa tipo: “Marco se lo sento ti richiamo e ti dico”. Poi mi richiamò e mi disse una frase tipo: “Marco alla fine l’ho sentito e mi ha detto che non sta a Roma. Aveva un tono sbrigativo e ha attaccato”. Il giorno dopo, letto quello che avevo scritto, sempre al telefono Federica ha commentato con me ridendo: “Vedi come fa? Quello mi dice un sacco di cazzate quando deve coprire il segreto su una sua indagine”. Questo è tutto quello che è accaduto. Per questo Henry John Woodcock e Federica Sciarelli saranno sbattuti sulle prime pagine di tutti i giornali".

Flag Counter
Video Games