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Activision ha annunciato con tanto di trailer che CoD: Modern Warfare ed il suo battle royale Warzone  avranno due nuovi operatori nella  sesta stagione in arrivo. In particolare, rivedremo Farah e Nikolai che già avevamo conosciuto bene nella campagna single player. A beneficio di coloro che sono approdati nel mondo di Call of Duty solo dal versante free-to-play di Warzone, ricordiamo chi sono i due guerrieri che rientrano in gioco in quest’ultima stagione della IP di Activision.

nuovi operatori CoD Warzone

Farah è stato uno dei principali protagonisti della campagna principale di Modern Warfare 2019 e riappare come fondatore e comandante della Urzikstani Liberation Force. Sarà disponibile direttamente dal livello iniziale del pass battaglia della sesta stagione con skin aggiuntive per il personaggio, che potranno ovviamente essere sbloccate attraverso la progressione.

I veterani di Call of Duty riconosceranno senza dubbio Nikolai, personaggio apparso per la prima volta nella timeline originale di Call of Duty 4. Leader delle forze Chimera sotto lo stendardo della Alleanza, spesso citato come vecchio amico del Capitano Price. Dovrete raggiungere il livello 100 nel Battle Pass per sbloccarlo.

La sesta stagione di Call of Duty: Modern Warfare e CoD: Warzone arriverà il 29 settembre per Xbox One, PlayStation 4 e PC, ed oltre ai nuovi operatori introduce anche la location della metropolitana in Verdansk. In attesa del nuovo episodio Call of Duty: Black Ops Cold War, c’è ancora molto da fare.

L’articolo Due nuovi operatori per CoD e Warzone proviene da GameSource.

AGI –  Da Paola, la cittadina del Tirreno cosentino considerata la capitale spirituale della Calabria perché sede del santuario dedicato a San Francesco, un appello per la conservazione della natura e del patrimonio boschivo della regione, aggredito dagli incendi. A lanciarlo sono proprio i padri minimi del santuario che hanno diffuso ua nota su quella che ogni estate è un’emergenza, ricordando le parole del papa: “Preserviamo la natura, quale dono incondizionato dell’amore di Dio”.
 

    “Il fuoco che divampa in questi giorni sulle nostre amate colline – scrivono i padri minimi – non è quello che dovrebbe ardere per amore della natura nei nostri cuori, ma equivale a far del male alla flora e alla fauna, queste ultime tanto care ed amate dal nostro San Francesco di Paola. La preservazione e la difesa dell’ambiente come premessa per un normale equilibrio tra uomo e natura dovrebbe essere la priorità per ognuno di noi. Laddove regna l’armonia corpo e spirito possono percorrere il giusto sentiero per arrivare a Dio”.  

     Questo equilibrio, sottolineano, “viene ciclicamente turbato ogni estate da una devastazione che mette in serio pericolo tutta la comunità per le conseguenze dirette che tali eventi hanno sull’ambiente e sulla salute umana. Ci riferiamo ai continui incendi che quest’anno stanno interessando i nostri luoghi spesso anche in prossimità del nostro Santuario. Un disastro che  – si legge – stiamo percependo con un’intensità senza precedenti e che, come sappiamo tutti, genererà alla lunga conseguenze imprevedibili per il territorio. La scomparsa di intere macchie boschive è origine di frane, smottamenti e, in caso di alluvioni sempre più frequenti a causa dei mutamenti climatici, di allagamenti incontrollabili che sono sotto gli occhi di noi tutti”.

     Il fuoco, continua la nota, “come ci insegna il nostro San Francesco di Paola con il suo esempio ed i suoi prodigi, è una componente essenziale per la vita dell’uomo. E, paradossalmente, proprio quei luoghi che hanno visto San Francesco nascere e crescere, gli orti i giardini curati con amore ed arte vengono di continuo minacciati dal fuoco che in questi giorni a stento viene arginato con fatica dai Canadair che di continuo vediamo volare sulle nostre teste e in perenne lotta con le fiamme”.

    Un appello, pertanto, a tutta la comunità “affinché tutti insieme si possa sensibilizzare le persone nello spirito della carità che San Francesco ha mostrato nel suo cammino in questa terra, a difesa dei luoghi dove il nostro Santo ha vissuto e che amiamo per l’incredibile bellezza della natura che nostro Signore ha voluto donarci”.  

“Non gioisco delle difficoltà dei 5 Stelle o di altri alleati. Certamente la nuova forza del Pd potrà garantire quel salto di qualità anche da me più volte invocato”. È quanto dichiara in un’intervista al “Corriere della Sera” Goffredo Bettini, ascoltato e influente consigliere del segretario del Pd Nicola Zingaretti. Per Bettini, ora serve “una maggiore sintonia tra i partiti di governo, essenziale per ricostruire l’Italia dopo l’emergenza; l’avvio rapido di un processo di riforme da tempo attese; l’utilizzo del Recovery fund non dispersivo ma concentrato su alcune strategie innovative che i cittadini possano comprendere e apprezzare: lo sviluppo green, la valorizzazione del nostro capitale umano (a partire dai giovani e dalle donne), politiche di crescita per realizzare più giustizia sociale”.

Un programma, questo, che per Bettini include anche “i cambiamenti istituzionali e regolamentari che completino il processo avviato con il Sì”. Secondo l’analisi del consigliere del leader dem, se “una parte degli elettori ha votato No, tra essi non pochi del Pd” quindi “guai ad atteggiamenti di iattanza da parte nostra. Piuttosto quei voti ci daranno ulteriore forza per mantenere gli impegni assunti, a partire dalla riforma della legge elettorale”.

E su governo e possibile rimpasto Bettini è secco: “Il Pd non vuole poltrone o equilibri di potere più vantaggiosi. Piuttosto da tempo indichiamo l’esigenza di un rafforzamento politico e programmatico della coalizione attorno a Conte. Spetta al premier trovare i modi per realizzarlo”, quindi indica una strada da percorrere: “È il momento della responsabilità, per un patto politico e programmatico che dia certezze all’Italia nel corso di tutta la legislatura. La destra ha preso un colpo micidiale. Ma se sbagliamo, in un momento può rialzare la testa”, conclude Bettini.

La guerra Usa-Cina si sta sempre più concentrando sul settore dei giochi online. Lo rivela il Financial Times, secondo il quale la battaglia dell’amministrazione Trump contro WeChat e per costringere TikTok, la app di condivisione video di proprietà della cinese ByteDance, a cedere il controllo proprietario a aziende statunitensi, rappresenta solo il primo passo verso questa stretta nei confronti dell’industria dei giochi online. Il motivo? L’amministrazione Trump è preoccupata che queste aziende, le quali contano centinaia di milioni di utenti, perlopiù giovani, possano rappresentare una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti.
 
Come? Il governo cinese esercita un grande controllo sulle imprese in Cina e può costringere queste aziende a consegnare i dati in loro possesso. Pertanto,
gli addetti Usa alla sicurezza temono che l’app TikTok possa inviare dati sugli utenti statunitensi in Cina, agendo come un ‘cavallo di Troia’ per conto di Pechino. Lo stesso discorso vale per WeChat, un’app di messaggistica istantanea che ti permette di chattare gratuitamente con gli amici sfruttando un qualsiasi dispositivo basato su sistema operativo Apple, Android, Windows Phone, Symbian, BlackBerry o Java. WeChat è la gallina dalle uova d’oro del colosso cinese Tencent (650 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato), il quale succhia circa un terzo dei suoi ricavi da WeChat. 

La balcanizzazione di internet

La guerra di Donald Trump a Huawei e ora a TikTok e WeChat, per il Financial Times, mette a nudo un problema di fondo che riguarda l’insieme del mondo digitale: la crescente ‘balcanizzazione di Internet’.
Gli analisti usano il termine ‘balcanizzazione’, per riassumere la frammentazione della Rete. L’idea della cyber balcanizzazione è qualcosa in contrasto con un Internet idealizzato, aperto, libero e accessibile a tutti, che poi è l’idea stessa che è all’origine dalla nascita della Rete. Anche la censura governativa di Pechino su Internet, la pirateria degli hacker, lo spionaggio industriale sono tutti esempi di ‘balcanizzazione’ del digitale. Tuttavia, picconando TikTok e WeChat, l’amministrazione Trump fa di più, ha aggiunto mattoni al nuovo Muro di Berlino della nuova Guerra Fredda virtuale. E rivela, come spiega il Financial Times, un’intenzione recondita: “Il governo degli Stati Uniti è pronto a rimodellare l’architettura del mondo digitale nel modo forse più significativo dagli albori di Internet, configurandolo come un progetto di ricerca americano”.  

Ft: “pericolosa” l’idea che Cina minacci la sicurezza Usa

Secondo il Ft, l’idea coltivata dall’amministrazione Trump che le società di proprietà di holding cinesi, essendo presenti sulla maggior parte dei dispositivi della maggiori aziende tecnologiche americane, costituiscano una potenziale piattaforma di attacco e quindi “che qualsiasi cosa vada a vantaggio dell’industria tecnologica cinese sia contro gli interessi degli Stati Uniti è una
dicotomia pericolosa e falsa“. “Nell’attuale clima politico – spiega il Ft – è allettante che le autorità di regolamentazione degli Stati Uniti cerchino divieti che colpiscano i campioni tecnologici cinesi. Ma questa è una ricerca miope degli interessi statunitensi. Esistono “zone reciproche” naturali negli ecosistemi tecnologici, dove è impossibile per una parte danneggiare un’altra senza subire danni”. 
 
L’esempio canonico è la produzione di iPhone. Il partito comunista cinese potrebbe paralizzare Apple chiudendo le sue fabbriche, ma questo passo drastico distruggerebbe così tanti posti di lavoro locali che probabilmente è insostenibile”. Ne deriva che “nel mondo tecnologico, le zone reciproche ideali dovrebbero essere definite come aventi un alto valore economico combinato con una bassa minaccia politica strategica”. 
“Il principio guida nella risoluzione di questi dibattiti – dice ancora il giornale britannico – dovrebbe essere la ricerca di soluzioni che consentano a entrambe le parti di preservare i legami costruiti su zone reciproche”. “In un mondo in cui la fiducia è difficile da ottenere – conclude il Ft – abbiamo bisogno di legami che si rafforzano quando ogni attore persegue i propri incentivi. Tali legami daranno forma al modo in cui l’umanità guarda le più grandi sfide del 21esimo secolo. Sono legami per cui vale la pena combattere”.

AGI – Nelle ultime ore sono state scoperte altre duecento balene spiaggiate sulla costa di Macquarie Harbour, nell’Ovest della Tasmania, nell’Australia meridionale. Solo ieri erano state segnalate altre 270 balene spiaggiate, di cui un terzo morte. Sono state recuperate solo 25. Finora, quindi, sono 470 i cetacei rimasti bloccati. “Dall’alto sembra che la maggior parte delle balene scoperte di recente sia morta, ma una barca è diretta lì per effettuare una valutazione dal mare”, ha dichiarato Nic Deka, direttore del Servizio di controllo degli incidenti nei parchi naturali sull’isola della Tasmania.

“Continueremo il salvataggio da dove l’avevamo interrotto ieri, quindi seguiremo la stessa strategia. Ora siamo più efficienti. Ci concentriamo sugli animali ancora vivi. La mortalità è aumentata, ma c’è un numero significativo di esemplari vivi”, ha spiegato.
Le autorità sono al lavoro per fornire dati precisi sul numero di cetacei salvati e su quelli che sono morti, pur riconoscendo che è difficile prevenire questi incidenti. Kris Carlyon, biologo del Marine Conservation Program, ha evidenziato la difficoltà di determinare il motivo per cui le balene siano rimaste bloccate e ha suggerito l’ipotesi che questi cetacei si avvicinassero alla costa in cerca di cibo. 

AGI – “Io sono favorevole alla riapertura degli stadi non a capienza massima, certo. Però riaprire lo stadio con delle regole precise, in maniera graduale, secondo me è auspicabile e anche necessario. Anche questo è ritorno alla normalità”. Così il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, ospite ieri sera di ‘Porta a porta’.

“Abbiamo riaperto in sicurezza le scuole, abbiamo votato in sicurezza, ora possiamo cominciare anche con le attività ludiche, riaprire in sicurezza pure lì” ha concluso. 

AGI – I resti di una imbarcazione, frammenti di legno sepolti sotto la sabbia della baia di Cartaromana; ma anche evidenze di murature attribuibili a una villa sul porto, all’interno del porto, alla base del cosiddetto tondo di Marco Aurelio. Il mare dell’isola d’Ischia continua a svelare tesori archeologici sommersi, nuovi tasselli utili alla conoscenza del passato isolano e, in particolare, all’epoca romana.

Le recenti scoperte, durante una giornata di studi organizzata dall’associazione Il borgo di Mare, sono state al centro dell’intervento di Teresa Elena Cinquantaquattro, responsabile della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli. “Ischia è stata il più grande stanziamento greco d’Occidente – sottolinea la studiosa – ma le nuove evidenze approfondiscono una fase storica in larga parte inedita, legata all’epoca romana, quando l’isola era Aenaria”.

Non risponde completamente al vero la convinzione che i Romani avessero snobbato l’isola verde, preferendole Capri, soprattutto prediletta dall’imperatore Tiberio. Il boom edilizio a aprtier dagli anni ’70 nell’isola verde e un consistente arretramento della linea costiera hanno reso più complesse le ricerche.

Ma negli ultimi dieci anni la svolta è arrivata grazie al lavoro di Alessandra Benini, archeologa subacquea titolare della concessione di scavo, rilasciata dal Mibact ed eseguita in collaborazione con la cooperativa di Marina di Sant’Anna, formata in parte da barcaioli e pescatori che, sotto la guida di Giulio Lauro, hanno intuito le potenzialità di sviluppo del turismo culturale.

L’area di scavo nella baia di Cartaromana, a Ischia Ponte, ha già portato alla luce frammenti di ceramica, lingotti di piombo e soprattutto una cassaforma di legno in larga parte intatta, venti metri di lunghezza e tre di altezza, con 80 tavole infisse verticalmente nel fondo, probabilmente una struttura portuale.

Il sospetto, confermato da confronti con l’Ingv, è quello di un evento traumatico – una eruzione o uno tsunami – che nel I secolo dopo Cristo potrebbe aver costretto la popolazione ad abbandonare frettolosamente il porto e le aree limitrofe. “Le nuove scoperte – spiega Maria Luisa Tardugno, responsabile di zona per la Soprintendenza – ci persuadono nel portare a termine il progetto di un parco archeologico sommerso, mentre i reperti romani della baia ispireranno un percorso museale all’interno della Torre di Guevara”. 

Che 13 Sentinels: Aegis Rim fosse una produzione diversa da quelle inchiostrate nel corso degli anni da Vanillaware era già cristallino, lapalissiano.

Con la release odierna, il talentuoso team di sviluppo nipponico chiude quindi il cerchio intorno ad un’opera binaria che definire capolavorica appare quantomeno riduttivo, facendolo idealmente con la diffusione di un tweet composto da un messaggio del director del gioco, George Kamitani, pubblicato sull’account di ATLUS.

Il sunto del messaggio, che ribadisce l’unicità del gioco, sta tutto in una frase: “non credo che saremo mai capaci di creare un gioco allo stesso modo mediante il quale abbiamo creato questo”.

E voi, cosa ne pensate dell’ultimo nato dalla casa di Dragon’s Crown? Fa già parte della vostra collezione e ne state avidamente suggendo la linfa, oppure state ancora considerando l’idea di farlo vostro, ma avete bisogno di maggiori informazioni in merito alla natura dello stilosissimo titolo?

13 sentinels aegis rim messaggio

Qualora faceste parte del secondo gruppo, vi consigliamo di leggere la nostra recensione, frutto inchiostrato dalla penna dell’ottimo Alessandro Tosoni.

L’articolo 13 Sentinels: Aegis Rim, il messaggio del director proviene da GameSource.

AGI – Nel 2019 il tasso di crescita del Pil in volume è pari a 0,3%, con una revisione nulla rispetto alla stima di marzo. Lo rende noto l’Istat diffondendo i Conti economici nazionali relativi al 2018-19. Sulla base dei nuovi dati, nel 2018  il Pil in volume è cresciuto dello 0,9%, con una revisione al rialzo di 0,1 punti percentuali rispetto alla stima di marzo. 

La stima aggiornata dei conti economici nazionali, commenta l’Istat, conferma il significativo rallentamento della crescita dell’economia nel 2019, con un tasso di variazione del Pil dello 0,3% a fronte di un incremento dello 0,9% nel 2018. 
Dal lato della domanda, aggiunge l’Istat, nonostante il rallentamento delle esportazioni, il calo delle importazioni ha determinato un contributo positivo della domanda estera netta, mentre la domanda interna ha fornito nel complesso un contributo lievemente negativo.

Dal lato dell’offerta di beni e servizi, si conferma la crescita delle costruzioni e dei servizi e la contrazione dell’agricoltura e delle attività manifatturiere. L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche è pari all’1,6% del Pil, in netto miglioramento rispetto al 2018, e la pressione fiscale è aumentata.     

Nel 2019 il Pil ai prezzi di mercato risulta pari a 1.789.747 milioni di euro correnti, con una revisione al rialzo di 2.083 milioni rispetto alla stima di marzo scorso.

Per il 2018 il livello del Pil risulta rivisto verso l’alto di 4.895 milioni di euro. Nel 2019 gli investimenti fissi lordi sono cresciuti in volume dell’1,6%, i consumi finali nazionali dello 0,3%, le esportazioni di beni e servizi dell’1,0%; le importazioni sono diminuite dello 0,6%.     

Il valore aggiunto in volume è cresciuto dell’1,8% nelle costruzioni e dello 0,5% nel settore dei servizi ed è diminuito dell’1,7% nel settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e dello 0,7% nell’industria in senso stretto. Per l’insieme delle società non finanziarie, la quota di profitto è pari al 41,8% e il tasso di investimento al 21,6%. 

Deficit-Pil confermato all’1,6%, migliora sul 2018

L’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil si attesta nel 2019 a -1,6%  a fronte del -2,2% registrato nel 2018. E’ la stima aggiornata, invariata rispetto alla previsione pubblicata ad aprile. In valore assoluto l’indebitamento è di -28,650 miliardi di euro, in diminuzione di circa 10,3 miliardi rispetto a quello dell’anno precedente.  

L’indebitamento netto, sottolinea l’Istat, è “in netto miglioramento” rispetto al 2018. Il saldo primario (indebitamento netto al netto della spesa per interessi) è positivo e pari a 31,736 miliardi di euro, con un’incidenza sul Pil dell’1,8% (+1,4% nel 2018). Il saldo di parte corrente (risparmio o disavanzo delle AP) è positivo e pari a 29,234 miliardi di euro (15.479 milioni nel 2018). Tale miglioramento, spiega l’Istituto, è il risultato di un aumento delle entrate correnti di circa 23,8 miliardi di euro e di un aumento di entità inferiore, circa 10,1 miliardi, delle uscite correnti.

Reddito famiglie sale all’1%

Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici ha segnato nel 2019 una crescita dell’1,0% in valore e dello 0,5% in termini di potere d’acquisto. Poiché il valore dei consumi privati è aumentato dell’1,0%, la propensione al risparmio delle famiglie è rimasta stabile all’8,1%. 

Aumenta la pressione del fisco

La pressione fiscale complessiva (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil) è risultata pari al 42,4% nel 2019, in aumento rispetto all’anno precedente. Lo rileva l’Istat nei Conti economici nazionali. ​ Nel 2019 le entrate totali delle amministrazioni pubbliche sono aumentate del 2,9% rispetto all’anno precedente.

L’incidenza sul Pil è pari al 47%. Le entrate correnti hanno registrato una crescita del 2,9%, attestandosi al 46,8 % del Pil. In particolare, le imposte dirette sono risultate in aumento del 3,5%, in virtù della crescita dell’Irpef, dell’Ires e delle imposte sostitutive. Anche le imposte indirette hanno registrato un aumento (+1,5%), per effetto principalmente della crescita del gettito Iva e dell’imposta sul Lotto e le lotterie. 

AGI – La “scivolata” del segretario di Stato americano, Mike Pompeo, sul Papa che perderebbe la sua autorevolezza in caso di rinnovo dell’accordo tra Santa Sede e Cina potrebbe benissimo ottenere il risultato contrario rispetto a quanto sperato. Cioè spingere Vaticano e Pechino verso l’intesa. A scriverlo stamane il quotidiano cattolico “Avvenire”, secondo il quale “è difficile pensare che l’uscita di Pompeo possa spostare anche solo di una virgola la posizione vaticana riguardo il dialogo con Pechino”.
“Se le parole non cambieranno l’attitudine vaticana”, aggiunge il giornale, “può accadere invece che, paradossalmente, vadano a rafforzare l’intesa sino-vaticana”. Infatti “oggi più che mai Pechino è disposta a maggiori concessioni con interlocutori criticati piuttosto che ‘benedetti’ da Washington”.