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Le nuove console sono giunte sul mercato ormai da più di dieci giorni, e hanno riscosso un enorme successo tra i videogiocatori di tutto il mondo. Sony però, con PlayStation 5, può contare su un fan molto speciale, in particolare del nuovo controller Dualsense. Stiamo parlando del capo della divisione Xbox di Microsoft, Phil Spencer.

PlayStation 5

In una recente intervista rilasciata alla redazione di The Verge, Spencer ha fatto i complimenti a Sony per il lavoro compiuto con il DualSense:

“Applaudo per quello che hanno in Sony fatto con il nuovo controller. Penso che tutti noi del settore, dovremmo imparare gli uni dagli altri e prendere spunto dalle innovazioni che spingiamo, che si tratti della distribuzione di modelli di business come l’Xbox Game Pass, o della tecnologia nei controller. La generazione Wii chiaramente ha avuto un impatto su di noi nell’ideazione e creazione del Kinect e i PlayStation Move di Sony”.

PlayStation 5

Si può dire che il DualSense rappresenti, fin ora, l’elemento “più next gen” delle nuove console, in grado di immergere il giocatore all’interno dei mondi virtuali ideati dagli sviluppatori. Speriamo soltanto che tutto questo potenziale non venga dimenticato tra qualche mese, ma che, al contrario, venga sfruttato sempre di più nello sviluppo dei titoli sia esclusivi, che third party.

Voi cosa ne pensate del nuovo controller di PlayStation 5? Vi invitiamo a farcelo sapere nei commenti.

L’articolo Phil Sencer si dichiara fan del Dualsense proviene da GameSource.

AGI – Mick Schumacher è un nuovo pilota della Haas, il leader del campionato di Formula 2 passerà alla Formula 1 nel 2021. Lo annuncia in una nota la scuderia statunitense. “Il team Haas F1 – si legge – ha firmato il contratto pluriennale con il tedesco Mick Schumacher come parte della sua nuovissima formazione di piloti per il Campionato del Mondo di Formula 1 del 2021”.
“La prospettiva di essere sulla griglia di Formula 1 il prossimo anno mi rende incredibilmente felice e sono semplicemente senza parole”, ha dichiarato il 21enne tedesco, figlio del sette volte campione del mondo Michael Schumacher.

AGI – Arriva per la prima volta nei ristoranti la carne sintetica, quella cioè prodotta in laboratorio (e che non è mai passata da un allevamento o un mattatoio). Accade a Singapore dove l’ente di regolamentazione alimentare, la Singapore Food Agency, ha dato il ‘via libera’ alla carne creata da cellule animali e prodotta in bioreattori dalla start-up statunitense Eat Just.  E’ una “svolta per l’industria alimentare globale”, ha esultato l’azienda. 

In effetti, con una crescita vorticosa della popolazione mondiale l’industria alimentare cerca da anni di trovare modi meno dannosi per l’ambiente di produrre la carne; e sono decine le aziende in tutto il mondo che stanno cercando di ‘allevare’ in laboratorio carne di maiale, manzo o vitella. Si calcola infatti che la richiesta e il consumo di carne aumenterà vertiginosamente nei prossimi decenni; ma l’allevamento tradizionale -che richiede enormi quantità di acqua ed è responsabile della gran parte delle emissioni di gas serra- è un fattore chiave del surriscaldamento climatico; inoltre la carne prodotta con i metodi tradizionali pone a molti problemi etici e di garanzie sanitarie.

Ecco dunque che arriva la carne ‘coltivata’ in laboratorio, come viene indicata quella prodotta da cellule animali. A Singapore è stata autorizzata la vendita di bocconcini di pollo. E secondo Josh Tetrick, cofondatore e Ceo di Eat Just, sarà la prima di una serie di ‘via libera’. Eat Just ha fatto sapere di aver realizzato oltre 20 cicli di produzione in bioreattori da 1.200 litri e che i controlli su sicurezza e qualità hanno dimostrato che il prodotto ‘coltivato’ risponde agli standard alimentari.     

 Attualmente ogni giorno sul pianeta vengono macellati 130 milioni di polli e 4 milioni di maiali.

AGI – Operazione dei carabinieri e della squadra mobile di Caltanissetta che hanno proceduto all’arresto di 12 persone (11 in carcere e una ai domiciliari) per caporalato, estorsioni, sequestro di persona, rapine, lesioni aggravate, minacce, violazione di domicilio, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato. Durante le perquisizioni avvenute nella notte, nell’ambito del blitz denominato “Attila”, sono stati trovati in casa di uno degli arrestati due libri mastri, tuttora al vaglio degli inquirenti, nei quali erano descritti i nomi dei lavoratori sfruttati ed il compenso che si aggirava sui 25/30 euro al giorno. Ricercato un pakistano destinatario della misura della custodia cautelare in carcere.

L’operazione ha tratto origine dalle indagini su un pericoloso gruppo di pakistani, da tempo residenti nel centro di Caltanissetta, responsabili di delitti contro la persona ed il patrimonio, in larga parte ai danni di loro connazionali, che imperversava dall’anno scorso in città e nei centri limitrofi. Si tratta di un gruppo ristretto che, agendo con “metodo paramafioso”, sottolineano gli inquirenti, ha assoggettato la comunità di appartenenza, molto ampia a Caltanissetta, sottoponendola ad un regime di vessazione e terrore e sfruttamento. Numerosissimi gli interventi delle volanti a favore dei cittadini pakistani che richiedevano in città l’aiuto delle forze dell’ordine, così come numerose sono state le denunce presentate da altri pakistani presso le Stazioni dei carabinieri di alcuni paesi presi di mira, come Milena e Sommatino

Proprio l’analisi dei numerosi episodi di violenza riconducibili agli arrestati ha permesso di accertare l’esistenza di una vera e propria associazione per delinquere, finalizzata ad imporre la propria egemonia sul territorio, rafforzata dal costante ricorso a intimidazioni e violenze, Sono state individuate le auto e le utenze in uso agli indagati; l’esame dei tabulati ha consentito di riscontrare gli stretti legami, quasi giornalieri, tra tutti gli arrestati. Il gruppo, molto coeso e capeggiato dall’indiscusso leader Muhammad Shoaib, ha anche condizionato il settore agricolo dell’entroterra siciliano; l’indagine infatti ha consentito di rilevare che l’uomo, insieme ad Bilal Ahmed, Ali Imran, Mohsin Ali e Giada Giarratana, reclutava manodopera pakistana col metodo del caporalato.

I caporali pakistani destinavano i loro connazionali al lavoro presso titolari di aziende agricole, in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori, accordandosi sull’entità del compenso, che si aggirava sui 25/30 euro al giorno, direttamente con i datori di lavoro e trattenendo per sé una parte o persino la totalità del corrispettivo, già palesemente basso. Le timide rimostranze avanzate dai lavoratori per ottenere il compenso loro spettante venivano immediatamente represse dai sodali attraverso efferate spedizioni punitive. In questo desolante panorama, si inseriscono anche i titolari delle imprese dove i lavoratori pakistani venivano condotti a lavorare, poiché, dal canto loro, trovavano conveniente rivolgersi ai caporali loro connazionali perché ben consapevoli che nessuna denuncia sarebbe mai potuta intervenire a danneggiarli, proprio in relazione alle condizioni di sfruttamento dei lavoratori. 

 Nel contesto di sfruttamento dei braccianti agricoli, messo in atto dalla feroce gang di pakistani, è maturato l’omicidio del connazionale Adnan Siddique, commesso la sera del 3 giugno, che si era ribellato, denunciando i suoi caporali. Per il delitto sono stati tratti in arresto sei dei soggetti colpiti dalla misura cautelare. Già prima dell’omicidio la banda aveva commesso numerosi episodi di violenza in territorio nisseno, con un escalation di violenza davvero impressionante. Un nigeriano è stato aggredito e malmenato a colpi di bastone e spranghe di ferro per il sol fatto di aver chiesto il corrispettivo dell’attività di bracciante agricolo svolto per loro conto, riportando ferite guaribili in 20 giorni. In un altro caso dopo avere chiesto a un pakistano la somma di 300 euro quale profitto dell’intermediazione illecita finalizzata al caporalato, la banda ha sequestrato per tre ore la vittima e le ha puntato un coltello alla gola, intimando di chiamare il padre in Pakistan allo scopo di farsi mandare 5 mila euro per ottenere la sua liberazione. In un’altra occasione è stata aggredita una donna nigeriana mentre stringeva tra le braccia suo figlio di appena un anno, rapinandola di duecento euro; è seguita una violenta aggressione con calci e pugni al marito della donna. In altra circostanza, è stato minacciato un uomo mentre si trovava a passeggiare lungo questo corso Vittorio Emanuele insieme ad un suo amico cingalese. Hanno costretto un ghanese, puntandogli un coltello alla gola, a commettere un furto presso una casa di campagna e poi gli hanno tolto anche la somma di 600 euro che il ghanese aveva con sé. Armati di pistola e coltelli, hanno in un altro episodio, fatto irruzione all’interno della comunità “I Girasoli Onlus” di Milena, e malmenato due minori ospiti della struttura per il sol fatto di aver avuto un banale diverbio con un altro minorenne che aveva invocato l’intervento di boss della banda. 

AGI – Lo scossone al vertice di Unicredit, con le divergenze fra il cda e l’Ad Jean Pierre Mustier sulle strategie per il futuro del gruppo, pesa sul titolo della banca a Piazza Affari.

Gli investitori non apprezzano l’incertezza – né sulla governance né sulle future mosse – e vendono il titolo, che, dopo il calo del 4,96% di lunedì ieri ha perso l’8,02%, bruciando in due sedute circa 2 miliardi di capitalizzazione.

Prenderà il via così, fra i dubbi del mercato e degli analisti, la ricerca del nuovo ad per la seconda banca italiana, la prima per penetrazione in Europa. Oggi Unicredit riunirà il comitato nomine, presieduto da Stefano Micossi e in cui siede anche Pier Carlo Padoan, l’ex ministro del Tesoro recentemente cooptato in consiglio d’amministrazione e designato presidente in vista del rinnovo del 2021.

Già in occasione della sua entrata in cda, il 13 ottobre, era stato rimarcato come Padoan avrebbe svolto “un ruolo attivo nella definizione della lista dei candidati per il rinnovo dell’organo amministrativo”.

Ieri la banca, nell’annunciare che la prossima uscita di Mustier, che manterrà il suo incarico fino alla fine del suo mandato “o fino alla nomina di un successore per garantire una transizione ordinata”, ha spiegato che sarà possibile “ora avviare i lavori sulla futura composizione del Consiglio di Amministrazione”, con il presidente designato, Padoan, e il Consiglio di Amministrazione che inizieranno una ricerca, sia all’interno che all’esterno del gruppo, per identificare il nuovo ad “seguendo un processo di selezione accurato e rigoroso che riflette l’impegno del gruppo per assicurare una solida governance aziendale”.

Proprio su questo tema si è fatto sentire il segretario della Fabi, Lando Maria Sileoni. “Per Unicredit, mi aspetto una guida italiana con la quale saprà conquistare spazi lasciati ad altri e riprendere quel ruolo che aveva negli scorsi anni sia con Alessandro Profumo sia con Federico Ghizzoni”, ha detto, attaccando nuovamente Mustier.

“Il disimpegno del gruppo Unicredit e la vendita dei gioielli di famiglia perseguita con la gestione di Jean Pierre Mustier ha dato l’idea di un gruppo senza prospettiva nel medio e nel lungo termine. Di questo vuoto di progetto hanno approfittato altri gruppi bancari: Intesa ha investito molto e in maniera lungimirante sia per la formazione del personale sia per la vicinanza verso tutti i governi con una importante presenza sul territorio, senza lasciare terreno alle Poste”, ha aggiunto.

In vista dei lavori del comitato nomine e del cda, assistiti da Spencer Stuart, è già partita negli ambienti della finanza la lotteria sul prossimo ad di Unicredit: fra i nomi in campo alcuni degli amministratori delegati dei principali gruppi italiani, come Alberto Nagel di Mediobanca e Giuseppe Castagna di Banco Bpm, e grandi ex come Marco Morelli, fino a pochi mesi fa alla guida di Mps, e Victor Massiah, uscito da Ubi dopo l’opas lanciata da Intesa. Sul tavolo anche manager interni – i più accreditati nel toto nomi sono Francesco Giordano e Carlo Vivaldi – ma anche ‘cavalli di ritorno’ come gli ex top manager della banca Bernando Mingrone e Marina Natale

AGI – Nessuna deroga sugli spostamenti a Natale. E’ l’orientamento emerso nella riunione che si è tenuta tra il premier Conte e i capi delegazione in vista delle misure anti-Covid. Per il momento – spiega una fonte – regge la posizione che prevede solo il rientro alla residenza e al domicilio. Stop anche agli spostamenti alle seconde case se si trovano fuori dalla propria regione. Domani è previsto il confronto tra il governo e le regioni. 

AGI. – Quando ti dicono che non è vero che nei campi libici hanno torturato donne e bambini, che non è vero che la mafia sta corrodendo tutta l’economia del mondo, che non è vero che il pianeta sta morendo, tu che fai? La domanda che si pone Roberto Saviano al termine del suo ultimo libro, ‘Gridalo’.

Un volume di 531 pagine pubblicato da Bompiani (collana Overlook, 22 euro) in cui lo scrittore e giornalista si rivolge allo studente che era, al Roberto ‘rivoluzionario’ che guidava la contestazione scolastica negli anni ’80 e che oggi si rivede in un ragazzo (ipotetico) di 16 anni che frequenta la sua stessa scuola, il Liceo ‘Diaz’ di Caserta.

Tu che fai? Chiede lo scrittore: “Ti mantieni neutrale? Neutrale non esiste, perché neutrale vuol dire complice!”. E neutrale Saviano non lo è. Non lo è mai stato. E ha scoperto sulla sua pelle quanto fosse vera la frase di Leopardi, che pure cita alla fine del suo libro: “Il genere umano non odia mai tanto chi fa male, né il male stesso, quanto chi lo nomina”.

Contro il giornalista e scrittore casertano dopo le minacce di morte e le intimidazioni è stata attivata la cosiddetta macchina del fango. Un meccanismo per cui se una voce dà fastidio si cerca di spegnerla gettando dubbi sulla sua moralità, sui suoi interessi dietro le battaglie, alimentando teorie complottiste che gettano discredito sul suo operato, su di lui e sui suoi amici.

“Parlo a te come se tu fossi un altro me”, scrive Saviano all’altro se stesso 16enne di oggi. E inizia a raccontare al giovane i meccanismi della macchina del fango. E lo fa chiamando a sé personaggi illustri, quasi fossero testimoni. Personaggi le cui vite hanno subito la violenza di questa macchina, oppure l’hanno creata o, ancora, l’hanno progettata. Ogni volta l’invito dello scrittore all’altro se stesso adolescente è sempre quello di gridare. Gridare “quando ti costringono alla banalità della semplificazione”, “quando sta per vincere – anche in te – la certezza che nulla cambierà”, “quando coprono di fango gli uomini di buona volontà, quando deridono gli eroi”, “quando il veleno di una menzogna comincia a far effetto”.

E molte altre volte ancora. In 30 ‘quadri’, raggruppati in sette capitoli Saviano spiega al suo giovane se stesso cosa significhi lottare per un’idea e subire gli attacchi del potere, attacchi che iniziano con le intimidazioni, proseguono con la diffamazione e finiscono, a volte, con l’eliminazione fisica.

Saviano spiega le regole del potere, quello malato che caratterizza molte dittature o sedicenti democrazie e che, comunque, affascina politici di ogni latitudine, indipendentemente dalla forma di governo vigente nel Paese. Cita Carl Schmitt, un autore amato da Hitler, per spiegare quello che è avvenuto nel mondo con i migranti: se non ci sono nemici, li crei perche l’antinomia amico-nemico è necessaria per creare quello “stato d’eccezione” in cui un popolo ha bisogno di un capo a cui affidarsi, anche accettando di rinunciare ad alcune libertà.

Se questo “stato d’eccezione” non si crea naturalmente (è il caso della pandemia, in cui tutti i cittadini accettano le decisioni dei governi, seppure dolorose), i politici cercano di crearli artificialmente e ripetono sempre, con ostinazione, la parola “nemico” (Hitler lo aveva capito bene e nel ‘Mein Kampf’ lo ripete 170 volte!).

Chi critica il potere, scrive Saviano, è pericoloso. Se si denuncia la violenza (come nel caso di Anna Politkovskaja e Jamal Khashoggi), il razzismo (come Emile Zola o Martin Luther King), la corruzione (come Daphne Caruana Galizia), la dubbia morale di una classe politica (come Pier Paolo Pasolini) o la violazione della privacy (come Edward Snowden) si diventa un nemico da far tacere. E questo Saviano lo sa bene.

E sa bene – e lo racconta – che oggi il web rappresenta uno straordinario strumento per chi fa della macchina del fango la sua arma anti-oppositori. Che usano parti della nostra intimità, della nostra vita privata, per screditarci. “Nel mondo del tutti contro tutti infangare è la regola, non l’eccezione”, scrive il giornalista.

Poi aggiunge: “Il diritto di parola oggi è minacciato seriamente dal far west mediatico. Se qualcuno critica il potere viene trasformato in un mostro attraverso queste tecniche di violazione sistematico del privato”, una situazione drammaticamente attuale, prosegue, se accade, come è stato in Italia con Liliana Segre, che “trecentomila ‘unlike’ e cinquemila minacce di morte sono in grado di trasformare una sopravvissuta ai campi di concentramento in un meme ridicolo, senza peso ne’ autorevolezza”.

Usando personaggi noti, da Hulk Hogan (vittima di gossip che Saviano definisce “censura del nuovo millennio”) a George Soros fino a Joseph Goebbels (ministro della propaganda di Hitler le cui idee sono alla base della macchina del fango). Saviano in ‘Gridalo’ denuncia l’apatia di molti che preferiscono restare in silenzio e far finta di non vedere, che preferiscono restare in disparte lasciando di fatto soli coloro che combattono.

“Pensaci sempre, prima di isolare qualcuno che lotta per i diritti di tutti, perché quando lo fai è come se tu lo spingessi con le tue stesse mani dentro un cono d’ombra. E di quel cono d’ombra approfitteranno i suoi nemici”, avverte lo scrittore. Per ribellarsi non devi essere un santo, continua Saviano, perché chi si ribella è un essere umano con difetti e debolezze.

Ma nessuno deve usare il privato di una persona per contrastare le sue idee e metterlo a tacere. Ed è quello che invece accade quotidianamente. E allora, dice ancora Saviano citando Giorgio La Pira: “C’è un momento nella vita in cui gridare è il solo dovere”. E invita a farlo all’altro se stesso e a tutti i lettori. 

Nintendo ha rilasciato un nuovo aggiornamento per Nintendo Switch che aggiorna la console al firmware 11.0, introducendo nuove caratteristiche fra cui l’aggiunta del menu Nintendo Switch Online nella Home, la selezione dei download e il trasferimento degli screenshots e dei video su PC.

Nintendo Switch

Le modifiche introdotte dal nuovo firmware Nintendo Switch:

Nintendo Switch Online è stato aggiunto al menu HOME.

  • Accedi a tutti i servizi Nintendo Switch Online, dall’ottenimento delle informazioni più recenti al controllo dello stato di iscrizione.

Gli utenti possono ora trasferire screenshots e video da Album ai propri dispositivi intelligenti.

  • Gli utenti possono connettere in modalità wireless i loro dispositivi intelligenti a Nintendo Switch per trasferire gli screenshots e i video salvati nel loro album. Per gli screenshots, gli utenti possono trasferire un massimo di 10 screenshots e 1 acquisizione video contemporaneamente.

Una nuova funzione Copia su un computer tramite connessione USB è stata aggiunta in Impostazioni di sistema> Gestione dati> Gestisci schermate e video.

  • Gli utenti possono utilizzare un cavo USB per collegare Nintendo Switch ai propri computer per copiare gli screenshots e i video salvati in Album.

Gli utenti possono ora selezionare quale download dare la priorità quando sono in corso più download.

  • Quando sono in corso più download di software, dati di aggiornamento o contenuti scaricabili, gli utenti possono ora selezionare quale scaricare per primo.
  • Puoi impostarlo in Opzioni di download selezionando l’icona del software che desideri scaricare prima nel menu HOME.

Il changelog completo è disponibile sul sito ufficiale.

L’articolo Nintendo Switch, rilasciato un nuovo firmware proviene da GameSource.

AGI – “Meglio non abbassare la guardia: le libertà che ci siamo prese ad agosto ci sono costate 5 mila morti degli ultimi mesi”.

Lo ha affermato Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive, intervenendo ad “Agorà” su Raitre.

“A luglio avevamo poche decine di casi al giorno – ha ricordato Andreoni -, a Natale bene che vada ne avremo tra i 5 mila e i 10 mila al giorno: se lasciamo riprendere il virus, a gennaio pagheremo uno scotto gravissimo in termini di ricoveri e di mortalità.

A Natale facciamo festa dunque ma con grande attenzione”. 

AGI – Partenza in forte ribasso a Piazza Affari per Unicredit dopo il ribaltone che, fra domenica e lunedì sera, ha portato all’uscita, prevista al massimo per l’aprile dell’anno prossimo, dell’ad Jean Pierre Mustier.

Il titolo dell’istituto, che ieri ha perso quasi il 5%, stamattina non fa prezzo al ribasso segnando un calo teorico di oltre il 7%.

Il cda della banca e il presidente designato, l’ex ministro Pier Carlo Padoan, con il supporto di Spencer Stuart, sono alla ricerca del successore del banchiere francese. Diversi i nomi che circolano: fra questi quello dell’ex ad di Mps, Marco Morelli, del consigliere Diego De Giorgi, degli ad di Mediobanca e Banco Bpm, Alberto Nagel e Giuseppe Castagna, e dei manager interni Francesco Giordano e Carlo Vivaldi. Suggestiva anche l’ipotesi di un ritorno di Marina Natale, ad di Amco, ex top manager della banca: sarebbe la prima donna a guidare una delle principali banche italiane.

Mentre Unicredit crolla, Mps non entra in contrattazioni per eccesso di rialzo con un +8,43% teorico.

Il cambio della guardia alla guida della banca milanese avvicina una possibile operazione con il Monte dei Paschi, da cui il ministero del Tesoro intende uscire il prossimo anno.