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In una recente intervista, Dontnod Entertainment, nella persona di Florent Guillaume, ha reso noto che lo sviluppatore non aveva intenzione di inserire un personaggio transgender come principale nel suo prossimo titolo, Tell Me Why.

Tell me why transgender

All’inizio del progetto non avevamo intenzione di inserire elementi riguardanti l’inclusività. Abbiamo iniziato la collaborazione con Microsoft per creare una storia su due gemelli, sviluppando i personaggi e la storia e proprio perchè stavamo creando una storia basata su due persone identiche, volevamo rendere i personaggi originali, unici. Sono legati fra loro, sono grandi personaggi e da qui è poi arrivata l’idea di rendere Tyler un uomo transgender.
Quando siamo partiti con quest’idea pensavamo già che sarebbe statao grande, era una storia che volevamo raccondare, da un senso alla storia e ai personaggi. Non volevamo nasconderci di fronte alla difficoltà di portare un tema del genere su un nostro titolo.

Tell Me Why è un thriller, annunciato a X019, che narra le vicende di due gemelli che superano i traumi della loro infanzia. Nel realizzare il personaggio di Tyler, Dontnod si è documentata a fondo sulla comunità transgender, in modo da riportare una ricostruzione fedele del tema.

Per me è stato importante comprendere la comunità transgender, la loro lotta e a cosa gli mette contro la vita. Se possiamo passare un messaggio del genere a chi giocherà il nostro titolo sarebbe fantastico.

Tell Me Why uscirà nell’estate del 2020 su Xbox e PC. Vi lasciamo al trailer del titolo.

L’articolo Tell Me Why: all’inizio Tyler non era transgender proviene da GameSource.

Si allungano ancora i tempi per il rilancio di Alitalia e si fa sempre più concreta l’ottava proroga. Nella giornata di ieri, a 48 ore dalla scadenza del termine per la presentazione dell’offerta vincolante, Atlantia ha affermato che non si sono ancora realizzate le condizioni per aderire al consorzio e chiede più tempo per sciogliere la riserva.

Intanto, Lufthansa, a fronte di voci che la dicono pronta a a investire tra i 150 milioni e i 200 milioni, ha ribadito di essere interessata soltanto a una compagnia di bandiera ristrutturata. “Non siamo interessati a investire nell’attuale Alitalia ma investiremo in una società ristrutturata”, ha sottolineato detto il ceo, Carsten Spohr. Il manager ha poi osservato che è più importante avere un partner commerciale forte che trovare un investitore per l’ultimo 10% delle azioni.

Le trattative proseguono per la messa a punto di un piano industriale che soddisfi la compagnia tedesca a entrare in un’Alitalia ristrutturata, in termini di arerei e, soprattutto, di personale. Il piano iniziale di Lufthansa era quello di 6 mila esuberi e un taglio degli aerei da 116 a 75. Il Governo punterebbe a ottenere dai tedeschi 100 aerei e 2.500 esuberi, circa lo stesso numero di Delta.

Per Atlantia, però, non ci sono “significative evoluzioni nelle problematiche rappresentate” il 15 ottobre, ovvero il termine precedente fissato dal Governo per la presentazione delle offerte. Per cui, rileva il gruppo, “allo stato non si sono ancora realizzate le condizioni necessarie per l’adesione di Atlantia al Consorzio finalizzato alla presentazione di un’eventuale offerta vincolante su Alitalia.

Resta in ogni caso ferma la disponibilità di Atlantia a proseguire il confronto per l’individuazione del partner industriale e per la definizione di un business plan condiviso, solido e di lungo periodo per il rilancio di Alitalia”.

La partita appare dunque lunga. Se da un lato c’è l’apertura di Lufthansa a entrare con una quota quasi doppia rispetto a Delta (200 milioni contro i 100 della compagnia americana) in un’Alitalia ristrutturata, dall’altro c’è il permanere, spiegano fonti dell’esecutivo, del legame tra la revoca delle concessioni autostradali e la vicenda Alitalia messo nero su bianco nella lettera di Atlantia al ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli del 2 ottobre scorso.

In quella occasione Atlantia scrisse che “il permanere di una situazione di incertezza su Autostrade o ancor più l’avvio di un provvedimento di caducazione, non consentirebbero di impegnarsi in in un’operazione onerosa e ad alto rischio”. Come il rilancio di Alitalia.

A tutto questo c’è da aggiungere lo sciopero indetto dai sindacati per il 13 dicembre. Filt-Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti hanno proclamato uno stop di 24 ore dell’intero settore. Tra i motivi: il perdurare della crisi di Alitalia, la richiesta di regole per il comparto a partire dall’applicazione del contratto nazionale in tutte le compagnie, il rifinanziamento del Fondo straordinario che viene utilizzato per il finanziamento degli ammortizzatori sociali. 

Un’altra tegola sul capo del principe Andrea. All’indomani della disastrosa intervista sull’affaire Epstein, è spuntata una nuova accusatrice del finanziere-pedofilo che ha chiesto al duca di York di parlare. Non c’è pace dunque per il terzogenito della regina Elisabetta II da cui adesso, uno dopo l’altra, aziende e università prendono le distanze.

La denuncia

La donna è apparsa in pubblico sotto lo pseudonimo di ‘Jane Doe 15’ (15 sta per l’età che aveva all’epoca degli abusi), lanciando un accorato appello nel corso di una conferenza stampa svoltasi a Los Angeles. All’età di 15 anni, ha raccontato, subì “abusi sessuali crudeli e prolungati” da parte del finanziere Jeffrey Epstein e ora ha deciso di denunciare il miliardario, morto suicida nell’agosto scorso in carcere; ma per portare avanti la sua istanza ha chiesto al principe Andrea di “deporre come teste”.

Prima di lei un’altra decina di donne avevano denunciato di essere rimaste vittime di violenze sessuali inflitte dal finanziere americano, morto suicida in cella, accusato di induzione alla prostituzione e pedofilia. L’accusatrice ha chiesto che “il principe Andrea e chiunque altro fosse vicino ad Epstein, si facciano avanti per deporre sotto giuramento su quello che sanno”. La sua legale, Gloria Allred, ha aggiunto che il terzogenito della regina Elisabetta dovrebbe accettare di incontrare “volontariamente” l’Fbi e i pm che stanno indagando il caso a New York.

L’inizio dell’incubo

Jane Doe 15 ha raccontato di essere stata catapultata nel “mondo oscuro” di Epstein durante una gita scolastica a New York. Era stata autorizzata a fare visita alla sorella maggiore che lavorava come modella nella Grande Mela e conosceva già il finanziere. La ragazza, all’epoca 15enne, venne invitata alla residenza di Epstein, accolta da una segretaria che le scattò fotografie, prese una serie di informazioni e le regalò un iPod. Alcune settimane dopo quell’appuntamento, una mail inviata dalla stessa segretaria la informava che Epstein era rimasto “entusiasta” per le foto ed era “molto interessato a lei”.

Le due sorelle furono allora invitate ad uno show a Las Vegas e poi al ranch di Epstein, in New Mexico. La ragazza – “cresciuta in una povera abitazione del Midwest”, ha precisato l’avvocato – riuscì a convincere la madre ad autorizzarla ad andare, eccitata all’idea di poter viaggiare.

Alla fine dello spettacolo le sorelle furono accompagnate a bordo dell’aereo privato di Epstein, che “era presente e accompagnato da diverse ragazze giovani”; e una volta arrivate nella proprietà del finanziere, tutte le ragazze vennero lasciate libere di fare quel che volevano, cavalcare, nuotare nella piscina e altro. Ma a un certo punto, in base alla testimonianza della ragazza e ai documenti legali, la 15enne fu portata nella stanza di Epstein, in vestaglia, che le chiese di fargli un massaggio. E lì lui la aggredì. Jane Doe 15 lasciò il ranch dopo tre o quattro giorni, ma “Epstein – ha raccontato – si era preso la mia innocenza sessuale“. 

Il caso del fondo Salva-Stati approvato lo scorso giugno dall’Unione Europea fa risalire, improvvisa, la tensione nella compagine di governo giallorossa. E in un’intervista al Corriere della Sera il capo politico dei 5 Stelle Luigi Di Maio dice, risoluto, di aver “chiesto la convocazione del vertice” del suo gruppo, perché “in Europa siamo stati abituati a colpi bassi in passato, che non abbiamo più intenzione di subire”.

Anche perché il leader 5S si dice sicuro che “Conte non ha firmato nulla”, pertanto “questo non è un vertice contro di lui, anzi lo sosteniamo”. “Ma è giusto fare il punto” sottolinea Di Maio, in quanto “una riforma del Mes che stritola l’Italia non è fattibile”.

Al Corriere che chiede a Di Maio se, come rilevava ieri il segretario Pd Zingaretti in un’intervista a la Repubblica, il governo deve trovare presto un’anima oppure va a casa, il leader pentastellato ribatte che “per il Movimento, dare un’anima a questo governo significa dare tutto per gli italiani” e se ci sono difficoltà “è normale perché siamo nati in poche settimane” ma lui vede “un clima positivo”. “Non roviniamolo – esorta – con slogan per il nostro elettorato”.

Così Di Maio si augura che dopo la manovra ci si sieda a un tavolo e “lavoreremo a un calendario per il 2020”, assicura, “a partire da salario minimo, legge sul conflitto di interessi e riforma della sanità”. Mentre lo Ius soli non è una priorità perché “per le strade la gente non mi ferma per chiedermi lo Ius soli. Mi chiede lavoro, meno tasse, liste di attesa negli ospedali più veloci. L’Italia non è un prodotto da campagna elettorale. Milioni di famiglie aspettano risposte” afferma Di Maio replicando a Zingaretti. Tanto più che quello dello ius soli “è un tema che non è mai entrato nel programma di governo, né entrerà ora” chiosa il leader 5S sbarrando così la porta alle richieste del Pd.

Mentre sulla manovra, Di Maio ribatte alle opposizioni, specie Lega e Fratelli d’Italia: “Ora hanno il coraggio di contestare una legge di bilancio che fa più deficit — quindi è più espansiva — di quella fatta quando eravamo al governo con i sedicenti sovranisti. Io non so dove trovino la faccia”, “se non fosse stato per noi – aggiunge – oggi le famiglie si sarebbero ritrovate l’aumento dell’Iva e 600 euro in più da pagare. Non scherziamo”. Quanto al numero degli emendamenti alla manovra presentato in Aula, Di Maio tranquillizza: “Non deve spaventare, i regolamenti parlamentari permettono una scelta oculata da parte delle forze politiche” dice.

Per il governo si apre un nuovo fronte che fa salire vieppiù la tensione nella maggioranza, questa volta sul fondo europeo salva-Stati. Il Movimento 5 Stelle sfida il premier Giuseppe Conte e lo accusa di aver accettato un testo che danneggerebbe l’Italia tenendo «all’oscuro il Parlamento».

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio in un’intervista al Corriere a Bruxelles dice: no a una riforma dell’Unione europea che stritoli l’Italia. Per La Stampa e la Repubblica l’asse tra Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista spaventa i 5S più vicini al governo.

Intanto, sull’Ilva è pronto un decreto sullo scudo penale se ArcelorMittal si impegna a restare. E se per Il Sole 24 Ore la presenza dello Stato a fianco di ArcelorMittal è l’elemento che potrebbe sbloccare la trattativa sull’ex Ilva di Taranto in vista dell’incontro di venerdì a Palazzo Chigi, l’ex ministro Tria intima con un’intervista al quotidiano di Torino di non usare Cassa Depositi e Prestiti per salvare lo stabilimento tarantino. Secondo Il Messaggero, infine, salta invece del tutto la cordata salva-Alitalia a causa del disimpegno di Atlantia, indisponibile al progetto di sostenere la compagnia di bandiera.

CORRIERE DELLA SERA

Scontro sulla Ue. Di Maio avvisa: niente colpi bassi.

Il caso del fondo Salva-Stati modificato a giugno. Il leader M5S: basta slogan, il governo reggerà

LA REPUBBLICA

Trappola per Conte Il premier: è vero, al governo serve un’anima Ma Di Maio va allo scontro sul salva-Stati e trova alleato, a sorpresa, anche Di Battista

LA STAMPA

Tria: non usate Cdp per salvare Ilva

L’ex ministro: guai a rischiare il risparmio postale, ma qui ci giochiamo la credibilità del sistema

IL SOLE 24 ORE

Europa, liquidità pari a due terzi del Pil

I contanti depositati nei conti correnti dell’Eurozona superano 10mila miliardi

Sale il bisogno di sicurezza: i risparmi parcheggiati sono raddoppiati dal 2005

Germania prima con 2.970 miliardi, davanti a Francia (2.203) e Italia (1.429)

IL MESSAGGERO

Salta la cordata salva-Alitalia

Atlantia si tira fuori: non ci sono le condizioni. Lufthansa: servono garanzie del premier

Caso Ilva, l’accusa dei pm: «Crisi pilotata». L’ad nel mirino. Palazzo Chigi frena l’offerta

IL GIORNALE

Supermoto, case e suv. La bella vita a 5 stelle

Così gli eletti grillini hanno cancellato la (loro) povertà.

La Trenta si arrende e trasloca

LIBERO QUOTIDIANO

Conte giù, Mattarella regna

La debolezza del premier, incapace di mediare tra M5S, Pd e Italia Viva, costringe il presidente a intervenire per salvare l’Ilva e consentire il varo della manovra

IL FATTO QUOTIDIANO

“CASSE RENZIANE, SOLDI ILLECITI”

ALLA EYU (BONIFAZI INDAGATO) FONDI ILLEGALI DA PARNASI, LEGALI DA GOOGLE, FASTWEB, LOTTOMATICA&C. TOTO PAGÒ LA OPEN (BIANCHI INDAGATO) PER IL SÌ

IL FOGLIO

Baretta ci spiega perché per il Pd Quota 100 non è intoccabile

LA NAZIONE

Occhio alle multe: pignoramenti veloci

Da gennaio i Comuni potranno bloccare la cifra sul conto corrente anche senza la cartella esattoriale

IL SECOLO XIX

Perquisizioni e sequestri all’ex Ilva Genova, a casa i primi tre lavoratori

L’ex ministro Tria: il governo non usi Cdp per salvare l’Ilva, sbagliato rischiare il risparmio postale

IL TEMPO

Il pasticcere messo ko dai burocrati

Un anno e mezzo di attesa per aprire un locale. Ma alla fine gli dicono no. Senza alcun motivo. Lieto fine: la Raggi ci ascolta e sblocca la pratica

“Questo è un altro tassello del processo di sviluppo del brand Juventus. Partendo dal core, oggi siamo protagonisti anche in altri ambiti”. Così Giorgio Ricci, chief revenue officer della società calcistica bianconera, durante l’inaugurazione ufficiale del J Hotel. “Abbiamo cominciato con il museo – ha aggiunto Ricci – poi c’è stato il J Medical e ora l’albergo, convinti dell’importanza sia dell’espansione internazionale che della valorizzazione del territorio”.

“Questo hotel rappresenta un salto di qualità per il club e per noi calciatori è una seconda casa”. A dirlo il capitano della Juventus, Giorgio Chiellini, durante l’inaugurazione ufficiale del J Hotel, che sorge a pochi passi dall’Allianz Stadium e dal centro sportivo della Continassa.

Un albergo all’avanguardia suddiviso in cinque tipologie: comfort, deluxe, executive, J Executive e Suite. Delle 138 camere 35, tutte personalizzate, sono riservate ai calciatori. “Quando le nostre famiglie sono fuori – ha aggiunto Chiellini – con Bonucci e Buffon veniamo qui a dormire, a dimostrazione che questo è un luogo che sentiamo nostro”. All’interno dell’hotel si trova anche il ristorante “Tàola”, diretto dallo chef stellato Davide Scabin, aperto tutti i giorni con orario esteso in occasione delle partite casalinghe della Juventus.  

Qui #JHotel! pic.twitter.com/bsVMb4VPsl

— JuventusFC (@juventusfc)
November 19, 2019

Raggomitolarsi sotto uno spesso piumone nelle prossime notti di inverno potrebbe non essere così innocuo come molti pensano. Almeno non dopo che un gruppo di medici dell’Aberdeen Royal Infirmary, in Scozia, ha segnalato per la prima volta un caso di “polmonite da piumino”, un’infiammazione polmonare causata dall’inalazione di polvere dalle piume che imbottiscono coperte e cuscini. Gli esperti esortano i colleghi a rimanere in allerta nel caso in cui i pazienti si presentassero con un’inspiegabile difficoltà respiratoria. 

I medici, citati dal Guardian, ritengono che forma di polmonite da ipersensibilità dipenda da una risposta immunitaria. I sintomi includono sudorazione notturna, tosse secca e respiro corto: un’esposizione ripetuta può anche creare cicatrici irreversibili ai polmoni. “Agli operatori sanitari viene generalmente insegnato a chiedere ai pazienti con sintomi respiratori se hanno animali domestici a casa, come gli uccelli. Ma secondo la nostra esperienza, di solito non si estende all’esposizione alle piume di piumoni e cuscini”, scrivono i ricercatori. “Questa è un’omissione importante poiché l’uso della biancheria da letto non sintetica è comune”, aggiungono. 

Owen Dempsey, autore dello studio riportato dal BMJ Case Reports, ha specificato che non bisogna affatto buttare via piumone e cuscini, ma prendere nota di eventuali problemi respiratori quando si passa dalla biancheria da letto sintetica a una in piuma. Perché, se anche i medici hanno documentato solo un caso, molti altri potrebbero passare inosservati.

Il primo caso documentato riguarda un uomo di 43 anni, non fumatore, che è andato dal medico dopo aver trascorso ben 3 mesi con affanno, affaticamento e malessere. I sintomi erano dovuti a un’infezione del tratto respiratorio inferiore, ma dopo un breve miglioramento ha iniziato nuovamente a peggiorare. “Due mesi dopo l’insorgenza dei sintomi, non ero in grado di stare in piedi o camminare per più di qualche minuto alla volta senza sentirmi come se stessi per svenire”, racconta il paziente.

I risultati degli esami del sangue dell’uomo erano normali, così come l’esito della radiografia al torace. Tuttavia, continuava a essere senza fiato e il medico di famiglia gli ha raccomandato una visita specialistica. Così è arrivato a Dempsey che ha approfondito la situazione personale dell’uomo. Grazie a questo, ha appreso che il paziente era passato di recente dalla biancheria da letto sintetica a quella in piuma. Così gli è stato consigliato di abbandonare la biancheria da letto in piuma, controllare il camino, verificare la presenza di muffe e così via.

Test successivi hanno mostrato che l’uomo aveva anticorpi insolitamente alti nei confronti di particolari proteine degli uccelli, inclusi piccioni e pappagalli. Inoltre, ulteriori scansioni hanno mostrato segni nei polmoni che suggerivano una polmonite da ipersensibilità, mentre la sua funzione polmonare era significativamente compromessa. Ma entro un mese da quando ha tolto il piumone dal letto, ha mostrato segni chiari di miglioramento e, con un successivo ciclo di steroidi, si è ripreso completamente in 6 mesi. Da qui la diagnosi di “polmonite da piumino“.

Secondo i medici, è una condizione che rientra in un raro sottogruppo di “polmoniti da allevatore di uccelli”, causata dall’esposizione a piume ed escrementi. Altre forme di polmonite da ipersensibilità includono la “polmonite da contadino”, la “polmonite da cornamusa”, ecc., che riflettono la vasta gamma di attività che sono state collegate alla respirazione di sostanze che possono causare gravi infiammazioni polmonari. 

A sette anni dal suo ultimo concerto in Italia, l’ex Beatles Paul McCartney ci tornerà l’anno prossimo, con due live evento nel giugno 2020.

Ad annunciarlo è la D’Alessandro & Galli, la società viareggina di produzione spettacoli che organizza il tour italiano: prima tappa a Napoli, mercoledì 10 giugno, in piazza del Plebiscito (per il grande musicista un ritorno nella città partenopea dopo ventinove anni) e sabato 13 giugno a Lucca in occasione del Summer Festival.

Le due date italiane fanno parte del tour mondiale ‘Freshen Up’, la cui ultima tranche si è conclusa con un concerto sold-out al Los Angeles Dodger Stadium a luglio. 

“Lasceremo l’appartamento nel tempo che ci sarà dato per fare un trasloco“. Lo ha detto l’ex ministro della Difesa, Elisabetta Trenta a “mattino24”, su Radio 24. “Mio marito, titolare dell’alloggio, sta presentando istanza di rinuncia della casa. Il suo è un atto d’amore nei miei confronti”, ha proseguito.

“Non mi sono arresa. Mio marito, che è titolare dell’alloggio e che ne ha il diritto, come ha già fatto nel passato quando l’ho demansionato fa un altro passo indietro, ma lo fa per tutelare me e la mia serenità, perché in tre giorni sono stata oggetto di una ingiusta gogna mediatica, e passerò i prossimi giorni a fare le querele” ha spiegato l’ex ministro.

“Non è giusto” ha detto Elisabetta Trenta “che una privata cittadina sia sottoposta a tutto questo per non aver fatto nulla, quindi io mi devo difendere, e facendo questo mi rafforzo, facendo vedere a tutti che c’è qualcuno che ha la faccia pulita fino in fondo. Mio marito per amore sta rinunciando a un suo diritto”.

“Matteo Salvini fa speculazione su mio fratello, sono stata accusata io di fare questo, ma lui è uno sciacallo. Fa politica di basso livello sulla morte di mio fratello e sulla nostra storia. Arriva al punto di parlare ancora di droga nel momento in cui sono state emesse le sentenze di condanna per omicidio dopo dieci anni dalla morte di mio fratello”. Ilaria Cucchi, intervistata su Radio Radio, attacca a testa bassa il leader della Lega.

“Ma che ci vuole dire” aggiunge, “che i drogati devono essere uccisi? Secondo me lui è completamente fuori dal mondo. Il giorno della sentenza mia madre, che sta molto male, è rimasta tantissime ore in quell’udienza ad aspettare la pronuncia. Mio padre è una persona talmente per bene e onesta che a pochi giorni dalla morte di Stefano ha denunciato suo figlio per aver trovato un quantitativo di droga nella sua abitazione di Morena. Questa è la nostra famiglia. Anche io da madre ho paura della droga, anche io sono contraria, ma qui parliamo di omicidio preterintenzionale non di droga. Matteo Salvini piuttosto che preoccuparsi del nostro processo si preoccupi di casa sua, pensi a loro, non alla mia famiglia. Mio fratello non è morto perché drogato, è chiaro a tutti fuorché a Salvini che ripete sempre le stesse cose. Probabilmente sarà ancora sotto gli effetti del mojito. La querela” ha concluso “è in via di presentazione”.