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Spyro Reignited Trilogy, che riporta i primi tre giochi del draghetto viola (Spyro The Dragon, Gateway to Glimmer e Year of the Dragon) in forma rimasterizzata e con un doppiaggio nuovo di zecca, è finalmente disponibile su PlayStation 4 e Xbox One.

Oltre a collezionare voti da siti specializzati e nostalgia a palate da migliaia di giocatori, alcuni curiosi hanno provato a inserire i codici che funzionavano con i giochi originali e immaginate la loro sorpresa quando hanno scoperto che alcuni funzionano ancora! Toys For Bob, gli sviluppatori della Reignited Trilogy, non sono riusciti a “riaccenderli” tutti, ma noi avidi giocatori ringraziamo comunque.

Quindi, se volete rendere la vostra avventura più facile o semplicemente divertirvi, continuate a leggere per scoprire i codici! State tranquilli: non disattivano i trofei, anzi, un codice in particolare renderà di sicuro più agevole la vostra rincorsa al platino!

Per qualche strano motivo vi siete annoiati del particolare color purpureo del vostro Spyro? Non c’è problema, con questi codici potrete cambiargli colore, rendendolo di un acceso rosso fuoco, un brillante giallo, un fresco verde prato, un ammaliante blu, un rosa confetto o nero come la notte. Ecco i sei colori a confronto:

Uno più bello dell’altro vero? Ecco i codici con cui potrete sbizzarrirvi: Per attivarli vi basterà andare sul menù di pausa ed inserire queste combinazioni, mentre per disattivarli bisognerà ripetere il processo, in vecchio stile.

  • Spyro rosso: Su, Sinistra, Giù, Destra, Su, Quadrato, R1, R2, L1, L2, Su, Destra, Giù, Sinistra, Giù, Cerchio;
  • Spyro giallo: Su, Sinistra, Giù, Destra, Su, Quadrato, R1, R2, L1, L2, Su, Destra, Giù, Sinistra, Su, Su;
  • Spyro verde: Su, Sinistra, Giù, Destra, Su, Quadrato, R1, R2, L1, L2, Su, Destra, Giù, Sinistra, Su, Triangolo;
  • Spyro blu: Su, Sinistra, Giù, Destra, Su, Quadrato, R1, R2, L1, L2, Su, Destra, Giù, Sinistra, Su, X;
  • Spyro rosa: Su, Sinistra, Giù, Destra, Su, Quadrato, R1, R2, L1, L2, Su, Destra, Giù, Sinistra, Su, Quadrato;
  • Spyro nero: Su, Sinistra, Giù, Destra, Su, Quadrato, R1, R2, L1, L2, Su, Destra, Giù, Sinistra, Su, Giù.

Badate che il colore dato a Spyro in un gioco verrà trasferito automaticamente ad un altro se si decide di cambiare titolo della trilogia (ad esempio, se si decide di far diventare il mio Spyro verde nel secondo capitolo, Spyro sarà verde anche se si passa al terzo), ma è solo una precisazione in quanto il colore si può cambiare al volo ripremendo il tasto pausa e immettendo un’altra combinazione.

Ci sono altri cambiamenti estetici con cui modificare a piacimento Spyro e riguardano la sua testa cornuta. Un codice, infatti, accrescerà le dimensioni della sua testa ed un altro renderà il modello del draghetto in 2D, con risultati davvero buffi:

  • Testa grande: Su, Su, Su, Su, R1, R1, R1, R1, Cerchio;
  • Spyro 2D: Sinistra, Destra, Sinistra, Destra, L2, R2, L2, R2, Quadrato.

Un altro codice di cui sarà facile abusare regala la bellezza di 99 vite a Spyro (il massimo) e ricaricarle all’occorrenza per fare esperimenti nel mondo di gioco senza paura di penalità, o terrorizzare gli Gnorcs con un draghetto sputafuoco di fatto immortale. Il codice è il seguente:

  • 99 vite: R2, L2, R2, L2, Su, Su, Su, Su, Cerchio.

La versione dove questi codici sono stati provati è la PlayStation 4, ma non c’è motivo di credere che non dovrebbero funzionare anche su Xbox One, con i corrispettivi tasti del joypad di casa Microsoft ovviamente. Riprendendo lo Spyro verde dell’esempio, basterà seguire il codice in questa guida cambiando opportunamente alcuni tasti come R1, L1 in RB, LB o Triangolo in Y. Il risultato finale sarà questo: Su, Sinistra, Giù, Destra, Su, Quadrato, RB, RT, LB, LT, Su, Destra, Giù, Sinistra, Su, Y.

Non ci resta che augurarvi un buon divertimento, che vi troviate nel Mondo degli Artigiani, alle Pianure d’Autunno o al Monte di Mezzanotte!

L’articolo Spyro Reignited Trilogy: come avere vite infinite e cambiare colore a Spyro! proviene da GameSource.

 La Commissione Ue ha ricevuto ieri sera il progetto di bilancio rivisto dell'Italia assieme alla lettera di presentazione firmata dal ministro del Tesoro, Giovanni Tria. Lo riferiscono fonti Ue. L'esecutivo Ue, aggiungono le stesse fonti, non intende commentare per il momento. Il DBP rivisto sarà soggetto della valutazione della Commissione il prossimo 21 novembre, nell'ambito del semestre europeo, quando arriveranno sul tavolo dei commissari i piani di bilancio di tutti gli Stati membri. 

Le speranze dei lavoratori dello storico stabilimento dolciario Pernigotti di Novi Ligure sono tutte rivolte alla riunione del tavolo tecnico convocato per giovedì prossimo al ministero dello Sviluppo Economico. In gioco, il futuro dei 100 lavoratori fissi e dei 150 interinali addetti alla realizzazione dei prodotti dolciari famosi in Italia e non solo.

"Chiediamo che la cassa integrazione straordinaria non sia per cessazione di attività, ma per riorganizzazione – hanno spiegato Cgil, Cisl e Uil, ricevute ieri dal Consiglio regionale del Piemonte – solo così possiamo prevedere delle prospettive senza distruggere anni di storia. E poi bisogna 'costringere' l'azienda a cedere il marchio. Le istituzioni ci devono dare una mano, per salvaguardare il Made in Italy".

La Pernigotti, dopo più di 150 anni di storia, è stata acquistata nel 2013 dal gruppo turco Toksoz che nei giorni scorsi ha comunicato l'intenzione di chiudere lo stabilimento italiano. "È stato definito un ramo secco da tagliare – ha spiegato Marco Malpassi, segretario della Cgil Alessandria – il cambiamento della causale della cigs è l'unica strada. Inoltre bisogna far sì che la società turca Toksoz ceda il marchio, ci devono aiutare le istituzioni, bisogna trovare qualche gruppo che faccia un'offerta interessante".

Il rischio è che l'azienda continui a produrre solo in Turchia i prodotti dolciari con marchio Pernigotti, garanzia di un Made in Italy che di italiano però non avrebbe più niente: nè materie prime, nè tradizione, nè lavoratori. Non solo, il gruppo turco potrebbe far utilizzare il marchio a terzi che lavorerebbero con il marchio in Italia e all'estero, senza utilizzare la mano d'opera dello stabilimento novese.

Per i sindacati "oltre al danno, c'è anche la beffa". "Che l'azienda avesse dei problemi lo sapevamo – ha detto Tiziano Crocco della Uila – per questo la monitoravamo. Ce lo avevano comunicato a giugno, ma nessuno ci aveva parlato di chiusura, è stata una doccia fredda. Non ci arrendiamo, ci vuole un piano di rilancio per salvare lo stabilimento". Per Enzo Medicina del Fai Cisl "l'incontro di giovedì è un passaggio fondamentale. C'è grande preoccupazione per tutti i lavoratori. Non bisogna dimenticarsi di quelli interinali, senza paracaduti, per loro l'impatto sarebbe violentissimo".

La battaglia di un'intera città

Al fianco dei lavoratori, l'intera cittadina dell'Alessandrino che allo stabilimento dolciario ha fornito in un secolo e mezzo intere generazioni di lavoratori. "Ieri sera a Novi Ligure c'è stato un consiglio comunale aperto – ha spiegato il sindaco Rocchino Muliere – al quale hanno partecipato parlamentari, consiglieri regionali, la diocesi. È la dimostrazione dell'attenzione sul tema perché è la battaglia dell'intera città. Dobbiamo mettere in campo tutte le azioni possibili".

A lottare perché un'altra storica azienda del Piemonte non scompaia per sempre è anche la Regione, determinata a mantenere il collegamento tra la produzione e il marchio Pernigotti. "Stiamo parlando di un distretto dolciario importante – ha detto il presidente Sergio Chiamparino – per questo ci auguriamo che giovedì al tavolo convocato al ministero dello Sviluppo economico a rappresentare l'azienda ci sia un interlocutore autorevole. Bisogna agire nell'immediato e quindi tra le prime richieste che come Regione avanzeremo c'è il cambiamento di causale della cassa integrazione straordinaria, non per cessazione di attività come richiesto dalla proprietà ma per ristrutturazione, quindi con investimenti e sviluppo per lo stabilimento". "Inoltre – ha aggiunto Chiamparino – stiamo cercando di capire se nella produzione della Pernigotti ci siano materie prime d'eccellenza piemontese il cui utilizzo non può essere disgiunto dalla territorialità nella produzione".

Il restante 49% di dubbi sulla candidatura di Marco Minniti potrebbe essere già fugato: l'ex ministro dell'Interno, che venerdì scorso si era detto convinto al 51% sulla sua candidatura a segretario Pd, tra oggi e domani potrebbe ufficializzare la discesa in campo.

Forse attraverso una intervista-manifesto a un quotidiano. Prima, comunque, dell'assemblea fissata per la giornata di sabato. In quell'occasione non arriverà, invece, la candidatura di Maurizio Martina che da segretario in carica dovrà intervenire davanti al parlamentino dem per ufficializzare le sue dimissioni davanti ai delegati. 

Cresce il fronte di Zingaretti

In campo, nel frattempo, c'è Nicola Zingaretti che ha fatto dell'allargamento del campo del centro sinistra uno dei pilastri della sua candidatura e che vede, in attesa del responso del congresso, allargare le fila dei suoi sostenitori. Il 'grande elettore' Paolo Gentiloni si è infatti schierato apertamente e in diretta televisiva, sottolineando da Fazio che il governatore della Regione Lazio potrebbe essere il protagonista di una nuova stagione per i dem. Anche Dario Franceschini ha rotto gli indugi e, dopo aver partecipare alla kermesse Piazza Grande, ha rotto gli indugi mettendo in campo la sua corrente.

Questa mattina, nella sala dei presidenti del Senato, si è tenuta una riunione di Areadem in cui è stato ribadito il sostegno congressuale alla candidatura di Nicola Zingaretti. Dario Franceschini, Piero Fassino e un centinaio di delegati, senatori e deputati democratici hanno discusso sui prossimi passaggi politici in vista del congresso del Pd.

"Questo congresso – ha sottolineato la coordinatrice di Areadem, Marina Sereni – sarà l'occasione per mettere il Pd nelle condizioni di costruire un'alternativa convincente al governo giallo-verde, pericoloso per il Paese. E anche noi, come altri partiti progressisti in Europa, e come i Democratici americani – siamo chiamati a cogliere e ad ascoltare una domanda di discontinuità rispetto agli anni piu' recenti. Senza amnesie, senza asprezze, ma con chiarezza e coraggio. Per tutte queste ragioni Areadem ha deciso di appoggiare la candidatura di Zingaretti. Attorno a lui riteniamo che si possa costruire una nuova fase non solo della vita del Pd, coinvolgendo forze vitali della società civile e disegnando così anche un'area progressista e democratica più ampia". Con Zingaretti anche l'ala sinistra del partito, quella dei Dems guidati da Andrea Orlando.

Chi sono (per ora) gli altri candidati

In campo anche Francesco Boccia, Cesare Damiano e il giovane Dario Corallo, oltre a Matteo Richetti che smentisce le voci che lo vogliono pronto al ritiro: "Sono settimane che mi offrono di tutto. E quando non offrono, minacciano. Offrono posti e visibilità, minacciano verbali tra gli iscritti nei quali 'non arrivi al 5%'. La politica fatta come piace a loro porterebbe ad accomodarsi, portarsi a casa un po' di posti per me e i miei amici. La politica fatta come piace a loro ti toglie la fatica del correre su e giù per l'Italia perché in assemblea e in direzione ci arrivi con uno strapuntino garantito". 

A dare un contributo femminile al congresso potrebbero essere i Giovani Turchi di Matteo Orfini: in attesa di Maurizio Martina, infatti, non si esclude una candidatura di area. Chiara Gribaudo, Giuditta Pini e Valeria Valente la triade sulla quale si ragiona. 

Sgomberata dalle forze dell'ordine la tendopoli allestita da un anno e mezzo dai volontari di Baobab Experience dietro la Stazione Tiburtina a Roma, i migranti del centro Baobab sono stati accompagnati in via Patini presso la questura di Roma per l'identificazione e la loro posizione è al vaglio. La struttura da un anno e mezzo svolgeva il ruolo di punto di raccolta per migranti in transito. Nel campo erano presenti 140 persone, mentre altre 75 erano state collocate nei giorni scorsi in strutture gestite dal Campidoglio proprio in previsione di uno sgombero.

Come spiega la questura in una nota, "come deliberato in sede di riunione del Comitato provinciale di ordine e sicurezza pubblica, si sono svolte le operazioni di sgombero dell'area 'piazza Maslax' di via Gerardo Chiaromonte, nelle adiacenze del lato est della stazione ferroviaria Tiburtina, occupata da un insediamento abusivo da numerose persone".

Cento persone da sistemare

"Il risultato di tutto questo è che da stasera oltre 100 persone non sapranno dove dormire, dove sistemarsi" è la denuncia fatta all'AGI da Andrea Costa, attivista di Baobab Experience, il giorno dello sgombero. "Hanno portato via 140 ospiti per identificarli, ospiti che ora stanno rilasciando e che, ricordo, sono i primi a voler essere identificati. Sono giovani uomini migranti, perché donne e bambini riusciamo sempre a sistemarli in qualche altro modo. Dove andranno da stasera? Non si sa. Ci stiamo dando da fare".

Intanto su Twitter il ministro dell'Interno Matteo Salvini commenta: "Zone franche, senza Stato e legalità, non sono più tollerate. L'avevamo promesso, lo stiamo facendo. E non è finita qui. Dalle parole ai fatt/". Al leader leghista si aggiunge il post soddisfatto di Giorgia Meloni mentre sono critiche le opposizioni di sinistra.

Il candidato segretario del Pd, il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, affida a Facebook il suo pensiero: "Salvini sgombera i migranti del Baobab (senza offrire alcune soluzione di accoglienza temporanea e quindi senza nessuna risoluzione del problema). Ci aspettiamo la stessa fermezza nel liberare l'immobile occupato abusivamente a Roma da anni da Casapound.

Perché se la legalità vale solo per alcuni diventa arbitrio e ingiustizia". Zingaretti si riferisce, come molti politici di sinistra e tante persone sul web, all'immobile di via Napoleone III a Roma, occupato da 15 anni dal movimento di estrema destra. Una richiesta che non sarà probabilmente soddisfatta in quanto non è considerato una priorità: secondo il programma dei lavori dell'ultimo Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, infatti, in cima alla lista c'è l'ex fabbrica di Penicillina sulla via Tiburtina, all'altezza di San Basilio.

Come era sorta la tendopoli di Baobab

La tendopoli per migranti in transito sgomberata a Roma dalle forze dell'ordine era stata allestita dai volontari di Baobab Experience nell'autunno del 2016, prima a largo Spadolini e poi in via Gerardo Chiaromonte, nei pressi della stazione Tiburtina. L'insediamento raccoglie l'eredità del centro sociale Baobab, a lungo un punto di riferimento a Roma per l'accoglienza dei migranti, attivo per anni in una struttura nella vicina via Cupa.

Una lunga storia di sgomberi

Il 6 dicembre 2015 l'autorità giudiziaria aveva disposto la chiusura di quello spazio in seguito a una decisione del Tar del Lazio che imponeva la restituzione dei locali occupati al proprietario dello stabile, la società immobiliare Tamarri, e lo sgombero del centro d'accoglienza. La struttura era finita al centro delle cronache giudiziarie nell'inchiesta Mafia Capitale, perché al suo interno nel 2010 si era svolta una cena che vedeva tra gli invitati allo stesso tavolo l'ex ministro Giuliano Poletti (all'epoca presidente della Lega delle Cooperative), l'allora sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e il ras della 'Coop 29 Giugno', Salvatore Buzzi.

A fine 2016 un gruppo di volontari, privati cittadini e operatori sociali di Baobab, si sono costituiti nell'associazione 'Baobab Experience' e, in assenza di una sede, hanno continuato a dare una prima accoglienza in una tendopoli in strada nei pressi della stazione Tiburtina, supportati da associazioni mediche e legali e dalla rete costituita con attivisti dei diritti umanitari nazionali ed europei. In due anni l'accampamento ha subito 22 sgomberi, compreso quello odierno. L'associazione riferisce che più di 70 mila persone sono passate dai loro campi, allestiti con mezzi donati dalla cittadinanza, ricevendo cure mediche, cibo, una sistemazione per la notte, assistenza legale.

Il Campidoglio, in previsione dello sgombero, aveva avviato il censimento degli ospiti del campo, circa 200, per poi offrire loro posti letto in strutture di accoglienza. Finora sono 55 le persone che avrebbero già accettato sistemazioni alternative, mentre oggi i tecnici della Sala operativa sociale proporranno una sistemazione anche agli altri migranti presenti nella tendopoli. A Roma manca un hub per i transitanti, migranti che approdati in città vogliono ripartire verso altre destinazioni, spesso all'estero. 

Il consiglio di amministrazione di Tim ha revocato a maggioranza e con effetto immediato tutte le deleghe conferite al consigliere Amos Genish e ha dato mandato al Presidente di chiudere il rapporto di lavoro con il manager. Le deleghe sono state provvisoriamente assegnate al presidente del consiglio di amministrazione. E' stata convocata una nuova riunione del consiglio di amministrazione per il 18 novembre per nominare il nuovo amministratore delegato.

"Il consiglio di amministrazione – si legge in una nota della società – ringrazia Amos Genish per il lavoro svolto nell'interesse della società e di tutti i suoi stakeholders in questi quattordici mesi di intensa attività". Il titolo in borsa dopo l'annuncio è passato in negativo.

"Più lo dicono più vale il contrario. Sono moltissime le persone che incontro che incitano ad andare avanti": il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, in un'intervista al Corriere della Sera ha escluso una sua uscita dal governo in un futuro rimpasto a seguito delle polemiche sul suo operato.

Sulle divergenze con la Lega, Toninelli ha sottolineato come M5s non abbia "mai nascosto di partire da visioni a volte diverse". "Ma il punto di incontro", ha aggiunto, "si è sempre trovato come dimostra il contratto di governo che abbiamo sottoscritto e che tocca punti su cui abbiamo fatto cambiare idea alla Lega".

Leggi anche: Le gaffe del ministro Toninelli

Toninelli ha detto di non temere neppure gli avvertimenti della Francia sulla Tav perché, ha spiegato, "condividerà con l'Italia gli esiti delle nostre analisi, ha capito che lavoriamo con serietà e attenzione nell'uso dei soldi pubblici. Impiegheremo il tempo che serve".

Sulla manifestazione a Torino per difendere la Tav, Toninelli si è detto disponibile a incontrare gli organizzatori della manifestazione verso la quale ha espresso "rispetto". Tuttavia, ha aggiunto, "nessuna lezione da Pd e Fi che, confondendosi tra la brava gente, hanno cercato di nascondere decenni di fallimenti e disastri". 

Grave incidente sul lavoro a taranto: due operai edili sono morti dopo essere precipitati da una piattaforma di elevazione crollata mentre erano impegnati in un lavoro di ristrutturazione di uno stabile. Le condizioni dei due erano subito apparse gravissime e nulla hanno potuto i sanitari del 118, subito accorsi sul posto. Secondo una prima ricostruzione, si è rotto il braccio che solleva la piattaforma per consentire di intervenire all'altezza del piano di lavoro. Le vittime sarebbero padre e figlio. Sono in corso gli accertamenti per capire la situazione della ditta e se i due all'opera sulla piattaforma fossero o meno imbragati con la cintura di sicurezza. Di solito, nel caso di piccole imprese edili quali sono quelle chiamate per le ristrutturazioni, la piattaforma di elevazione viene presa a nolo per il tempo necessario ai lavori.

 

Che Supermassive Games si sia guadagnato un posto d’onore tra le fila di Sony non è un mistero, non a caso Until Dawn ha ricevuto non pochi elogi nell’ormai lontano 2015. E nel mentre i ragazzi si trovano a lavoro su The Dark Pictures Anthology: Man of Medan, in uscita su multipiattaforma, 4PDA.ru ha chiesto alla casa di sviluppo il perché di questa decisione.

Supermassive Games

A rispondere a tale quesito è stato Pete Samuels, menaging director di Supermassive Games, confermando che attualmente si trovano a star sviluppando diversi titoli per il colosso giapponese, senza però poter rilasciare alcun tipo di dettaglio in merito.

Sicuramente dovremo attendere almeno il rilascio di The Dark Pictures Anthology: Man of Medan prima di avere ulteriori notizie, o quanto meno avvicinarci un altro po’ alla sua data d’uscita, non ancora decisa ma fissata per il 2019.

L’articolo Supermassive Games a lavoro su diverse esclusive PlayStation proviene da GameSource.

Un gaudente lo fu per poco tempo, un gourmet fino a un certo punto. In compenso fu, a suo modo, un padre dell’Europa come l’abbiamo immaginata noi molto tempo dopo: oltre gli stati nazionali. E pensare che quando morì, esattamente 150 anni fa, Gioacchino Rossini aveva fatto in tempo ad assistere, sì e no, alla riunificazione italiana.

Ma così sono i grandi intellettuali: vedono oltre le generazioni, quelle del futuro e quelle del passato. E Rossini, spirato alle porte di Parigi il 13 novembre 1868, bucò letteralmente il suo secolo ed i confini del suo Paese per rincorrere un ideale fatto di armonia raffaellesca e musica geometrica che lo legava ad Haydn e lo rese gradito ai surrealisti. La necessità di una armonia europea – non solo musicale – che sa mettere insieme Mozart ed i cartoni animati degli anni ruggenti dell’animazione. Lone Ranger alla corte di Carlo X.

Verrebbe da dire: una figura nazional-popolare o magari postmoderna, da vero neoclassico. Fra le sue prime composizioni c’è anche il primo Inno all’Unità d’Italia. Risale al 1815: Mameli sarebbe arrivato solo 32 anni dopo. Nel frattempo Rossini aveva già chiuso la carriera.

Vittorio Emiliani è uno dei principali biografi del Maestro. È anche un esperto di beni culturali: ha dedicato alle sofferenze della città dove vive un accorato, esortativo “Roma capitale malamata” appena uscito presso Il Mulino. Quanto a Rossini, Emiliani sta per andare in onda una rievocazione radiofonica su Radio3 martedì 13 alle 21, con Lorenzo Lavia e un complesso d’archi, “Pensa alla Patria”. Una citazione dall’Italiana in Algeri. Ne parla con l’Agi.

“Pensa alla Patria”: un’espressione che difficilmente si accosterebbe a Rossini, che di solito viene identificato con un altro motto: “La vita è mangiare, amare, cantare e digerire”.

“Sono luoghi comuni, questi che lo vogliono eternamente felice, gaudente e mangiatore”.

Ma piangeva se un tacchino farcito gli finiva nel fiume…

“La verità è che ebbe molte vite. Una prima vita di divertimento, creatività e salute intense. Poi però iniziarono i dolori. Nel suo periodo napoletano prende una malattia venerea. Non subì le conseguenze che ebbero nella stessa situazione Donizetti e Paganini, che ne morirono, ma ugualmente da quel momento la sua vita cambia, nonostante ci sarebbero stati ancora anni di successi e trionfi”.

Però le sue cene, anche nell’ultimo periodo a Parigi, erano famose.

“Certo, i menù erano ricchissimi, ma lui ormai era un depresso e mangiava molto poco. Oppure, da ciclotimico qual era, ne approfittava per esaltarsi nei momenti di euforia. Come quando organizzò un paio di cene ‘alla Wagner’. Nella prima i piatti di pesce erano pieni solo di maionese, a sottolineare la scarsa sostanza del Tannhaeuser; nella seconda tutto quello che fece preparare fu una baraonda per pentole e coperchi che dalla cucina salì fino in sala da pranzo, con lo stesso scopo dimostrativo. Non proprio un Lucullo”.

Da qualcuno l’avrà ripreso, questo spirito goliardico.

“Il padre, un suonatore di tromba squillante originario di Lugo di Romagna, era detto Il Vivazza. Un tipo esuberante anche in politica, giacobino e repubblicano. Passò i suoi guai per aver aperto le porte del ghetto di Pesaro. La pagò con un anno di fortezza. La madre invece era un soprano che aveva fatto, anche lei, la sua rivoluzione: fu tra le primissime donne a cantare in un teatro, in un ambiente ancora dominato dai castrati”.

Poco conformisti entrambi.

“Come anche il figlio, che grazie anche a un paio di eccellenti maestri, i canonici Malerbi di Lugo, non si accontenta, come tutti all’epoca, di nutrirsi di melodramma italiano, ma studia la musica del mondo austriaco e tedesco. Studia, ascolta ed esegue, copiandone la notte gli spartiti, Bach, Gluck, Haendel, Mozart e Haydn. Sviluppa una mentalità europea, è innamorato di Raffaello e della sua armonia ma formato anche sulle note del Nordeuropa. I frutti si vedranno molto presto. È un compositore precoce, come Mozart. Per i suoi gusti musicali c’è chi a Bologna gli dà il soprannome di Tedeschino, e non è sempre una cosa benevola”.

 

 

Comunque lascia presto Bologna e le sue malignità.

“Bologna sarà sempre, di fatto, la sua città, anche se si sentirà tradito da essa – in modo gravissimo – per ben due volte nel 1849 e nel 1851. Sarà accusato di essere un ‘ricco retrogrado’ se non un vero e proprio austriacante. È il motivo per cui alla fine va a vivere a Parigi. Ma questo accade solo più tardi. All’inizio lascia Bologna perché già conosce il successo: a Venezia e poi, soprattutto, a Napoli”.

Napoli, dove viene consacrato compositore di livello internazionale.

“Lui ha poco più di vent’anni e qui lo sorprende la Storia sotto forma di Giacchino Murat. Si noti: compone con l’Italiana in Algeri un’opera buffa dal finale tutto politico. È il Rondò di Isabella, in cui la donna italiana rinchiusa nell’harem si rivolge ai suoi connazionali schiavi e canta: Pensa alla patria, e intrepido / Il tuo dover adempi / Vedi per tutta Italia / Rinascere gli esempi. Siamo molti anni prima di Verdi. Non a caso poco dopo Murat fa scrivere a Pellegrino Rossi il Proclama di Rimini, in cui chiama gli italiani alla lotta per l’indipendenza”.

E Rossini?

“Rossini su richiesta di Murat compone un Inno per l’Italia. Non ne è rimasta nemmeno una nota. Solo qualche parola: Sorgi Italia che l’ora è venuta …. Non è molto. Lui comunque fece in tempo non solo a comporlo, ma anche a dirigerne la prima esecuzione. E qui entriamo in un’altra dimensione del personaggio: la sua modernità. Il direttore d’orchestra è una figura che si afferma in Francia in quegli anni, ma in Italia è ancora sconosciuta. Rossini anticipa i tempi, e non è l’unica volta”.

Le altre volte?

“Sempre a Napoli, sempre grazie a Murat, che ha istallato nel foyer del San Carlo i tavoli del gioco d’azzardo. Un profluvio di soldi per le casse dello Stato, che Rossini usa per creare – attenzione – la prima orchestra e il primo coro stabile d’Europa e una compagnia di canto fissa. Un modello che ripeterà anche a Parigi. I francesi a loro modo lo ripagheranno perchéhanno già creato con Beaumarchais creeranno la prima Società Autori Editori, che permetterà a lui di incassare le royalties dei suoi successi”.

Più che europeo verrebbe da dire creatore dello show-business all’americana.

“In realtà aveva un rapporto con la sua arte che oggi potremmo definire di grande professionalità, insieme a fiuto commerciale. Per lui le prove erano veramente le prove, una cosa serissima. Lui era preciso al limite della pignoleria, e oltre. A 19 anni, poco soddisfatto della performance di un coro in una sua rappresentazione, prese letteralmente il bastone in mano. Dovette intervenire la forza pubblica”.

Poco affine con l’idea che si ha di lui, di un bonaccione.

“Era molto passionale. Anche se la sua musica è estremamente equilibrata, con estri incredibili: Stendhal definisce “L’Italiana in Algeri” una folie organisee. In realtà lui è un compositore neoclassico, che definisce Raffaello il suo vero maestro e che con le sue opere va oltre il Romanticismo, fin dentro il pieno Novecento. Non a caso è molto usato anche nelle pubblicità”.

Quasi un rifiuto di quanto ha caratterizzato l’Ottocento e il Romanticismo

“Dopo Napoli va a Roma, dove la Restaurazione non era così pesante grazie al Cardinal Consalvi e a Pio VII. Poi si sposta per l’Europa: Vienna, Londra, Parigi. Acquisisce una visuale ben più ampia delle semplici cause nazionali. A voler essere precisi: mentre nasce la moda ‘alla Rossini’, che alla Corte di San Giacomo chiamavano ‘Rossini Fever’, lui non è coinvolto nel Risorgimento. Non ha mai il coraggio, forse, di essere un eroe risorgimentale, Ma nonostante questo l’idea di libertà è un leit-motiv della sua opera. I suoi viaggi europei ne plasmano la sensibilità. Alla fine non è altro se non un cittadino europeo, che guarda oltre gli stati nazionali. Punta alla pace in Europa, e gli importa relativamente di come questa armonia potrà essere raggiunta”.

È per questo che compone la cantata alla Santa Alleanza, eseguita all’Arena di Verona nel 1822 in piena Restaurazione?

“Pensiamo soprattutto a cosa canta il Barone di Trombonok nel Viaggio a Reims: “dell’Europa sempre sia / il destin felice appien / Viva viva l’armonia / che è soprgente di ogni ben”. L’opera venne composta per l’incoronazione di Carlo X di Francia. Ma il respiro è ben più ampio”.

Si preferisce ricordare il messaggio di indipendenza del Guglielmo Tell"

“A quel punto viene consacrato, quasi suo malgrado, un eroe del Risorgimento, soprattutto il musicista della Libertà. Ma vale quello che sospirava ogni tanto, negli ultimi anni di vita”.

Vale a dire?

“Cose del tipo ‘Bisogna essere volgari, per avere successo oggi’. Oppure: ‘Che tempi merdosi che viviamo’”.

Proprio con queste parole?

“Parole molto attuali, mi pare. Lui che era noto per l’eloquio gentile. Il fatto è che il suo mondo ormai era finito, e lui non dormiva e non mangiava più. Altro che gourmet”.