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World of Tanks è uno dei free-to-play più longevi e di successo di tutti i tempi. La sua semplice ma profonda formula basata su adrenalinici scontri tra carri armati online ha fatto le fortune della compagnia che lo ha ideato, quella Wargaming che qualche giorno fa ci ha ospitato a Milano per presentarci le ultime novità del suo titolo di punta (ricordiamo infatti che sempre lo stesso team pubblica numerosi altri titoli, tra i quali World of Warplanes e World of Warships). World of Tanks non accenna a fermarsi: conta circa 1.5 milioni di giocatori registrati solo in Italia, e proprio dall’Italia sta partendo il suo ultimo aggiornamento.

World of Tanks

Finalmente, infatti, nel gioco sono stati inseriti i carri armati prodotti in Italia, che, sebbene il Bel Paese non fosse leader nella costruzione di questi veicoli da guerra, rappresentavano una mancanza sempre più evidente con il passare del tempo. Per celebrare questa novità non solo verranno inseriti undici carri armati italiani (tre di classe media, otto di classe leggera), i quali porteranno innovazioni nel gameplay, ma soprattutto ci sarà un nuovo  comandante utilizzabile in game: nientepopodimeno che Gianluigi Buffon, giunto recentemente alla fine della sua pluriennale avventura con la maglia della Juventus.

Al minuto 0:14 potete vedere la magnificenza dei nostri inviati.

Per scoprire più nel dettaglio il ruolo di Gigi e le novità del gioco, abbiamo intervistato Andrey Biletskiy, Creative Director di World of Tanks a Wargaming.

GS: L’Italia sta facendo il suo esordio in World of Tanks. Perché era questo il momento giusto secondo voi?

AB: Prima di tutto, stiamo cercando di aggiungere ogni nuova nazione con una propria distinta meccanica di gameplay. Quest’anno non avevamo ancora introdotto nessuno di nuovo e quindi ci siamo seduti in ufficio pensando a chi potesse essere la nuova addizione. Abbiamo scelto l’Italia perché era l’unico paese che stava sperimentando con la costruzione dei suoi carri armati, usando alcune delle tecnologie legate alla marina. Questo è dovuto al fatto che storicamente la costruzione di navi in Italia era sempre stata più avanzata di quella dei carri.

La compagnia italiana Ansaldo stava infatti sviluppando mezzi corazzati dotati di un sistema di caricamento dei proiettili e di sparo mutuato dalle navi cacciatorpediniere, un sistema perfetto per introdurre un gameplay ibrido, dotando il giocatore di maggiore agilità e flessibilità. Questa nuova tecnologia è anche utilizzabile su altri mezzi per cambiare il tuo stile di combattimento in qualsiasi momento.

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GS: Spiegaci un po’ meglio quindi come l’introduzione dei carri armati italiani cambia il gameplay del gioco.

AB: Molto semplice: prima dell’arrivo dei carri italiani c’erano due modi di caricare proiettili in World of Tanks. Il primo si chiama “A colpo Singolo” e in pratica consiste nel caricare un proiettile, sparare, caricarne un secondo e così via; il secondo invece è chiamato “A Tamburo”, dove puoi caricare uno alla volta una serie di colpi e usarli in rapida successione fino ad esaurirli, per poi caricare di nuovo anche se impossibilitati a sparare in quegli attimi di ricarica. Nella prima soluzione si impiega circa 8 secondi tra un colpo e l’altro, mentre nella seconda si possono sparare più colpi velocemente ma dopo una ricarica di 30”.

Quello che invece introducono i carri italiani funziona similmente al tamburo ma dopo il primo colpo della salva, quelli seguenti iniziano già a ricaricarsi, andando sempre più veloce. È un sistema che permette di sfruttare le parti forti di entrambe le scelte. Se lasci tempo al sistema di ricaricarsi, puoi sparare come nel colpo singolo, ma se per caso hai una perfetta occasione di danneggiare il tuo avversario puoi anche decidere di colpirlo velocemente con una salva a tamburo. E in questo sta la bravura del giocatore nel trovare il bilanciamento tra le due possibilità.

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GS: Buffon. La grande novità di questo annuncio, il suo arrivo tra i ranghi di World of Tanks. Perché lo avete scelto come capitano e testimonial?

AB: Innanzitutto questo non è un anno qualsiasi per il calcio, con la Coppa del mondo. E in passato avevamo già lavorato con eventi legati al calcio un paio di volte se ti ricordi, anche prima dell’uscita di Rocket League: eravamo arrivati prima noi! Quest’anno stiamo preparando qualcosa di nuovo che non abbiamo ancora svelato, ma in generale volevamo riconnetterci al calcio già da adesso. In secondo luogo, Buffon è riconosciuto come giocatore molto tattico, sa tutto quello che avviene sul campo e questo tatticismo si riflette anche nelle nuove meccaniche di gameplay legate al vostro paese in World of Tanks. L’Italia è un paese che adora il pallone, considera i calciatori come eroi e chi è più un eroe calcistico, con una mente tattica, flessibile e agile di Gianluigi Buffon?

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La nuova mappa ambientata in Italia: Provincia.

GS: OK! Ultima domanda, cosa possiamo aspettarci dal futuro di World of Tanks, ci puoi dare un assaggio di quello che possiamo aspettarci nei prossimi mesi?

AB: Quello che posso dire è che prevediamo di annunciare qualcosa molto presto! Non voglio rovinarvi la sorpresa ma sarà qualcosa di sorprendente e legato al mondo del calcio che sveleremo nelle prossime settimane!

GS: Grazie mille Andrey! Ci vediamo tutti sul campo di battaglia!

L’articolo I carri italiani sbarcano in World of Tanks – Intervista ad Andrey Biletskiy proviene da GameSource.

"Se salta Paolo Savona, salta tutto" è in questi giorni il mantra di Matteo Salvini. Il numero uno del Carroccio intenderebbe portare fino all'estremo lo scontro con il Quirinale, che non gradisce la nomina a ministro dell'Economia di una figura così critica nei confronti dell'impalcatura dell'unione monetaria e della Germania. Un irrigidimento che sembra condiviso (anche sui social network) dal capo politico pentastellato, Luigi Di Maio, ma che agita parte del Movimento 5 stelle. Perché, se salta tutto, si torna alle urne. E, se si torna alle urne, sondaggi alla mano, il centrodestra a trazione leghista avrebbe ottime possibilità di conquistare la maggioranza anche a legge elettorale invariata e si aprirebbero così per Salvini le porte di Palazzo Chigi. Sarà stato questo l'argomento del misterioso colloquio tra il leader leghista e Silvio Berlusconi, avvenuto in piene consultazioni? I rapporti tra i partiti del centrodestra potrebbero essere quindi assai meno tesi di quanto appaia all'esterno.

Savona disposto a un passo indietro. La Lega no

"D’altronde Salvini aveva disseminato una serie di indizi inequivocabili negli ultimi giorni", scrive il Corriere, "il primo risale al colloquio conclusivo con l’economista scelto per il ministero più delicato. 'Se il problema è il mio ultimo libro — aveva esordito Savona — ne ho scritti altri prima. Se il problema è il carattere, lo si dice di chi ha un carattere forte. Se servo, sono disponibile. Se devo essere sacrificato sull’altare della patria, mi farò da parte. E non sarò certo io a polemizzare contro i partiti e tantomeno contro il presidente della Repubblica'. 'No professore, nessun passo indietro', era stata la risposta di Salvini: 'Anche perché se è “no” per uno è “no” per tutti'."

"Salvini romperà, datemi retta", dice il Cav

"C’è poi la telefonata che il leader della Lega aveva fatto con Berlusconi tre giorni prima, e al termine della quale il Cavaliere aveva lasciato esterrefatti i dirigenti forzisti: 'Salvini romperà, datemi retta. Invece del governo avremo il voto anticipato' – leggiamo ancora sul Corriere – Una premonizione confermata l’altro ieri, durante il colloquio tra i due 'alleati' a Montecitorio. 'Su questa storia di Savona tirerò dritto fino in fondo', era stato l’incipit del capo del Carroccio: 'Ne uscirò anche bene. Andremo alle elezioni e le vinceremo'. Berlusconi, galvanizzato dalla possibilità di ricandidarsi, gli aveva risposto di essere pronto alla sfida, sebbene fosse conscio del rischio a cui andava incontro dopo aver commesso quello che oggi considera 'un errore': aver dato il via libera alla Lega per allearsi con i 5 Stelle".

Il compromesso proposto da Mattarella

​Secondo il Giornale, il nodo sarebbero invece i rapporti di forza tra i due partiti componenti la 'maggioranza Conte'. "Sergio Mattarella avrebbe proposto alla maggioranza di spostare Savona su un altro ministero. Non al dicastero dell'Economia che nel governo è il principale interlocutore della Commissione europea", leggiamo sul quotidiano milanese, "Salvini per ora non ha ceduto e ieri, dopo il vertice con Di Maio, ha dato mandato al premier incaricato di trovare una mediazione con il Quirinale per dare il via libera a Savona. Se il prossimo ministro non sarà quello scelto dalla Lega, Salvini avrà certificato una posizione meno rilevante rispetto a quella del M5s". Si tratta di "un problema per Conte. Se seguisse lo schema Mattarella ne uscirebbe indebolito e inizierebbe il suo mandato con il piede sbagliato per quanto riguarda i rapporti con la Lega. Ma un problema anche per Salvini, che ieri ha spiegato ai suoi come la gestione della vicenda Savona debba restare al Carroccio".

I sospetti del M5s

Ma se il nome di Savona porta il marchio della Lega, perché anche Di Maio lo difende a spada tratta? "I grillini non possono e non vogliono rimanere un passo indietro rispetto a Salvini e apparire come i difensori dello status quo, soprattutto se le intenzioni del leghista sono di strappare e di tornare al voto", osserva La Stampa, "Di Maio vorrebbe evitare le urne, ma non può permettersi in un’eventuale campagna elettorale che la Lega incassi il tagliando favorevole di questi duri mesi di negoziato, facendo passare se stessa come la vittima dei diktat di Bruxelles e magari il M5S come eterodiretto dal Quirinale e dagli euro-burocrati". Prima ancora che Salvini esprimesse la sua rabbia su Facebook, prosegue il giornale di Torino, "ai vertici del M5S già serpeggiava il sospetto che la tentazione elettorale di Salvini fosse diventata più concreta dopo il colloquio improvvisato con Silvio Berlusconi avuto alla Camera giovedì, dopo la consultazione dell’ex Cavaliere con Conte. 'Insiste con Savona perché è pronto a tornare al voto con il centrodestra» spiegava un deputato tra i più ascoltati da Di Maio'."

Salvini ha messo Di Maio all'angolo?

Se tale ricostruzione si rivelasse corretta, quello di Salvini potrebbe rivelarsi un autentico capolavoro strategico: avrebbe messo all'angolo un alleato che, in termini di seggi, pesa il doppio di lui, costringendolo a seguirlo fino in fondo nel braccio di ferro con Mattarella per poi andare alle urne con il serio rischio di perdere. E, se Salvini ha lunghi anni di leadership del centrodestra di fronte a lui, per Di Maio potrebbe non essere così. Se il M5s non riesce ad andare al governo con lui, c'è Di Battista che scalda i motori.

 

 

“La democrazia muore nell’oscurità”, recita l’impavido motto del Washington Post riferendosi all’importanza dell’informazione nella nostra società. Una parte di giornalismo a stelle e strisce, però, ha rischiato di non farcela per molto meno, sopravvivendo a stento al nuovo Regolamento europeo sulla privacy.

Infatti una serie di giornali statunitensi, nella loro versione online, sono da alcune ore inaccessibili per gli utenti europei perché non si sono messi in regola per tempo con gli adempimenti del GDPR, il nuovo Regolamento europeo sulla protezione dei dati da oggi pienamente effettivo.

Dunque da qualche ora gli utenti europei che provino a visitare i siti del Chicago Tribune, del Los Angeles Times, dell’Orlando Sentinel e del New York Daily si trovano un messaggio di avviso che recita più o meno così (riportiamo quello del Chicago Tribune): “Purtroppo il nostro sito non è attualmente disponibile in molti Paesi europei. Siamo impegnati sulla questione e stiamo cercando soluzioni per supportare pienamente la nostra offerta digitale per il mercato europeo. Continuiamo a identificare soluzioni tecnicamente conformi per fornire ai nostri lettori un giornalismo vincitore di vari premi”.

I giornali citati fanno parte del gruppo editoriale Tronc che evidentemente si è fatto prendere alla sprovvista dall’arrivo del Regolamento europeo sulla privacy. Altri giornali americani – come il New York Times, il Wall Strett Journal ecc – sono invece accessibili.

Altri ancora, come Slate, hanno accolto gli utenti con la richiesta di acconsentire ai loro termini di servizio e all’informativa sui dati.

Non sono le uniche vittime americane del GDPR. Alcuni siti e app, come Instapaper, hanno infatti sospeso il servizio per gli utenti europei, in attesa, forse, di mettersi in regola. Lo stesso ha fatto il servizio Unroll.me.

Ma certo la debacle dei giornali Usa è forse la più sconcertante.

Per la cattolicissima Irlanda, è un mutamento culturale di grandi proporzioni, ancora più rilevante della consultazione popolare del 2015 che disse sì ai matrimoni gay. Secondo gli exit poll pubblicati dall'Irish Times, il 68% dei votanti si è espresso per il sì al referendum sulla legalizzazione dell'aborto, contro il 32% di sfavorevoli. Tra i tre milioni chiamati alle urne, l'affluenza è stata alta, fino al 70% in alcune località, e il 'sì' ha registrato un dato del 75% a Dublino. Nel quesito referendario veniva chiesto se si desiderasse l'abrogazione di un articolo della Costituzione, meglio noto come ottavo emendamento, aggiunto nel 1983,.

Cosa prevedeva la vecchia normativa

L'articolo rende praticamente sempre illegale l'aborto, senza alcuna eccezione neppure in casi estremi come lo stupro, l'incesto o le malformazioni del feto. L'aborto è consentito solo laddove fosse in pericolo la vita della donna, un'unica eccezione che deriva dal Protection of Life During Pregnancy Act, un legge approvata solo nel 2013 in seguito all'ondata di pubblica indignazione per la morte nel 2012 di una donna incinta, alla quale era stato rifiutato un aborto.

La promessa di Varadkar

Attualmente in Irlanda chiunque procuri o aiuti una donna a procurarsi un aborto, al di fuori dei ristrettissimi confini dell'attuale legge, rischia una condanna fino a 14 anni di carcere. Vengono invece tollerate le interruzioni di gravidanza eseguite all'estero; e questo spinge migliaia di donne ogni anno a ricorrere a questa soluzione per aggirare il divieto, viaggiando prevalentemente nel Regno Unito. Il premier liberale, Leo Varadkar, apertamente gay e appena insediatosi, dovrebbe ora legalizzare l'aborto senza restrizioni fino a 12 settimane di gestazione e, in caso di donne con problemi di salute, fino a 24. Dopo questo periodo, l'interruzione sarebbe concessa solo in caso di anomalie del feto o rischi gravi per la salute della gestante.

Dove è ancora illegale in Europa

Tra tutti i Paesi dell'Europa, soltanto a Malta l’aborto è completamente illegale; e l’Irlanda è il secondo Paese con le maggiori restrizioni. Seguono Polonia e Finlandia, dove è permesso in caso di incesto o stupro. In Italia la legge 194 consente alla donna di poter ricorrere all'interruzione volontaria di gravidanza in una struttura pubblica nei primi 90 giorni di gestazione; tra il quarto e quinto mese è possibile ricorrere all'aborto solo per motivi di natura terapeutica.

La vita si espande, in quantità e qualità, come una galassia nell'universo. C'è qualcosa di cui stupirsi, allora, se si osa pensare di diventare ministri a ottant'anni? L'Italia invecchia: ce lo ha detto l'Istat pochi giorni fa, l'età della pensione è andata slittando con i recenti governi (ora chissà), e i capelli bianchi fanno meno paura, ai diretti interessati, di qualche generazione addietro.

Così un nuovo muro può essere sfondato, un nuovo record infranto, un nuovo primato stabilito. Il ministro più anziano del mondo: Paolo Savona, classe 1936, 82 anni ad ottobre. Nessuno come lui, almeno nel G7 e anche molto oltre. Unico a sostenere il confronto il titolare del commercio con l'estero di Donald Trump. Uno che, tra dazi e sanzioni, di lavoro ne ha tanto. Si chiama Wilbour Louis Ross Junior, nato nel 1937, e ti guarda sornione dalla sua foto ufficiale sul sito del dipartimento di competenza.

A tavola con i 'ragazzini'

Gli altri, sui due lati dell'Atlantico, sono solo una manica di pischelli: Macron, Rajoy, May e Merkel. Corri ragazzo, che di strada ne devi fare ancora tanta. Quando Savona venne al mondo Galeazzo Ciano firmava l'Asse Roma-Berlino. Eppure è proprio su di lui che si sono appuntati gli occhi di quei due partiti che in questi giorni vantano l'aver inaugurato la Terza Repubblica.

Un'alleanza intergenerazionale che, dopo tanti incessanti e ricorrenti richiami all'anagrafe come discriminante tra il bene e il male, ci vorrebbe portare al futuro, magari dopo averlo affidato ha chi ha esperienza del passato. "La ragione si fa adulta e vecchia; il cuore resta sempre ragazzo", confessava l'ottuagenario di Ippolito Nievo.

Nemmeno un ottuagenario

Il fatto è che, incontestabilmente, ad andare a spulciare gli elenchi dei governi della Repubblica Italiana (69 incluso Gentiloni, una quindicina di dicasteri per ogni esecutivo: margini di errore scarsi ma non nulli) di ottantenni chiamati a ricoprire l'ufficio di ministro non se ne trova nemmeno uno. Nemmeno tra quelli che l'immaginario collettivo lega indissolubilmente all'idea dell'immarcescibilità. Nemmeno Andreotti, o Colombo. Persino Fanfani, che Montanelli ribattezzò "Il Rieccolo", ad un certo punto dovette smettere: la sua ultima comparsa in un governo (logicamente lo guidava lui) lo vede 79enne, nel 1987.

Stessa età vantava Mirko Tremaglia, che aprì al voto degli italiani del mondo (e mal ne incolse al centrodestra), da ministro del secondo governo Berlusconi, o gli ormai dimenticati Modesto Panetti (Poste e telecomunicazioni, esecutivo Pella) ed Edgardo Lami Starnuti (Industria, primo governo Moro). Anche il Conte Sforza, gran frequentatore di ambasciate e salotti londinesi, a 79 anni lasciò politica e ministero degli esteri dopo aver subito il dispiacere di vedersi sbarrata la porta del Quirinale.

Eppure lo voleva De Gasperi, ma dovette accontentarsi di un Luigi Einaudi che sul Colle avrebbe soffiato sulle 80 candeline un anno prima di ritirarsi, finalmente, a vita privata. Sì, perché la massima magistratura repubblicana spesso porta a superare la soglia degli otto decenni: così è stato per Pertini (che raggiunse gli 89), Scalfaro (81), Ciampi (86). Per non parlare di Giorgio Napolitano: alla fine del doppio mandato ne aveva 90 giusti giusti, e poi ha continuato la sua attività come un Vittorio Emanuele Orlando che, seppur lontano dal governo da tre decenni, a 92 anni ancora trovava la forza per intervenire indignato in Parlamento contro la Legge Truffa del '53.

Come va l'età in Europa

Ma di ministri di 80 anni non se ne trovano, né negli archivi, né in circolazione per le piazze di quelle che con una certa dose di presunzione noi chiamano le "democrazie avanzate". In Francia il presidente Emmanuel Macron ha 40 anni, l'età media dei ministri al momento del giuramento 54, sei gli elementi nati negli anni '50 ma nessuno nato prima della guerra, o a ridosso della Liberazione.

In Germania la delegazione della Spd al governo di Grande Coalizione vanta un trentenne, tre quarantenni e due cinquantenni. Quella della Cdu due sessantenni, tre quarantenni ed un trentenne. La Csu un sessantenne, un quarantenne e Horst Seehofer, che essendo il più anziano merita una citazione a parte: classe 1949, va per i 70 e si ricorda di quando il Muro ancora torreggiava di fronte alla Porta di Brandeburgo. Non a caso è anche il leader del partito più conservatore della coalizione. (A proposito: Angela Merkel ha 64 anni).

In Spagna 55 primavere conta Mariano Rajoy, che poi è il presidente di un governo di minoranza anche se non di minore età: la sua  rappresenta quella media di tutta la compagine, con eccezioni al rialzo (Cristoàl Montoro, nato nel 1950, alla funzione pubblica) e al ribasso (Dolors Montserrat, alla Salute, venuta al mondo nel 1972).

E più lontano?

In Cina, poi, si dice che il Partito imponga a tutti il ritiro forzato a 69 anni, come la Fornero in Italia. Tutti, ma proprio tutti: operai, contadini, funzionari di partito. E se poi qualcuno sfonda il tetto, non è perché si violino le regole, ma perché qui si rispetta la saggezza fin dai tempi di Confucio. Eppure qualche avvisaglia c'era stata: un paio d'anni fa, nel pieno della campagna per le presidenziali americane, un Newsweek perplesso notava che per la prima volta nella storia americana l'età media dei tre candidati superava i 70 anni.

Nel Paese che della gioventù ha sempre fatto il suo biglietto da visita. Hillary Clinton è del '47, Donald Trump del '46 e Bernie Sanders (che poi è stato il candidato più amato dai giovani) del '41. Ha fatto in tempo a vedere la Guerra, lui. Come Paolo Savona, che in questi giorni ha levato il suo sguardo verso il ministero dell'Economia come Sanders sulla Casa Bianca. Perché dice quello: la paura di osare è innaturale nei giovani, ma scandalosa nei vecchi.

Ni No Kuni II: Il Destino di un Regno è stato sicuramente uno dei Jrpg più attesi da parte dei videogiocatori per questa prima metà del 2018, e come potete leggere nella nostra recensione, è un must-have per i fan del genere.

Non a caso, Level 5 ha annunciato recentemente con trepidazione che il suddetto titolo ha raggiunto le 900,000 unità distribuite e scaricate tramite lo store. La compagnia ha anche affermato che insieme alle quantità del primo titolo, Ni No Kuni: La minaccia della Strega Cinerea, la serie ha raggiunto un complessivo di 2,800,000 unità distribuite.

Ni No Kuni II copie vendute

Per celebrare il traguardo, una nuova raccolta di brani tratti da Ni No Kuni II: Il Destino di un Regno sarà a breve rilasciata in Giappone. La raccolta costerà 3,300 yen e conterrà 31 brani.

L’articolo Level 5 svela le vendite di Ni No Kuni II: Il Destino di un Regno proviene da GameSource.

Metal Slug è sicuramente un videogioco che ha tenuto incollati nei cabinati delle sale giochi tanti di noi durante la nostra infanzia. A seguito di un precedente annuncio fatto ad Aprile da SNK, Metal Slug XX è adesso disponibile su PlayStation 4 alla cifra di 19,99€ e sarà giocabile in 4K! Ma non è tutto, ci sono ovviamente anche altre novità in arrivo:

  • Scanlines, per dare un effetto ottico simile a quello di uno monitor a tubo catodico ad alta qualità.

Metal Slug XX PlayStation 4

  • Supporto per i controller DualShock 4
  • Effetti sonori che verranno riprodotti direttamente dal controller
  • Implementazione del sistema dei trofei. Per la precisione, ci saranno più di 30 trofei, tra cui quello di Platino.
  • Aggiunzione del personaggio Leona Heidern
  • Possibilità di giocare in multiplayer sia in locale che online con un amico PSN.

Prima di lasciarvi al trailer di lancio, vi mostriamo un’illustrazione nuova di zecca, realizzata dall’artista Tonko che raffigura Marco Rossi in procinto di affrontare il suo nemico Gen.

Metal Slug XX PlayStation 4

Trailer di lancio di Metal Slug XX

Quanti di voi non si faranno scappare questa occasione d’oro e fare un tuffo indietro nel tempo?

L’articolo Metal Slug XX disponibile su PlayStation 4 proviene da GameSource.

E’ stato licenziato a 61 anni dopo 30 anni di lavoro per essere sostituito con un robot. Questa la storia di Osmu Labib, originario del Marocco e disabile da quando nel 1991 perse la mano destra per un incidente sul lavoro avvenuto nella stessa azienda alla quale, suo malgrado, deve dire addio: la Grief Italia, una ditta che produce  taniche e contenitori a Melzo, nel Milanese.

I motivi del licenziamento

In Italia da quasi 40 anni, sposato e con figli, Osmu si è visto recapitare la lettera qualche settimana fa. Nel documento, si legge su Il Giorno, si parla di licenziamento per giustificato motivo, e per questo senza obbligo di preavviso. Da anni, Osmu era stato assegnato all’attività di posa di tappi sui recipienti prodotti, prima del processo ultimo di verniciatura.  Una mansione semplice, ma adatta alle sue condizioni fisiche.

Un robot al suo posto

A soffiargli il lavoro è stato un robot installato a fine febbraio, “in seguito a una riorganizzazione aziendale e ottimizzazione dei processi produttivi”, si legge nella lettera datata 3 aprile. La macchina, il Paint cap applicator, “svolge in automatico il medesimo lavoro sino a oggi da lei svolto”, si è sentito dire Osmu. “Abbiamo valutato la possibilità – precisa nella nota, quasi per gentile concessione, la dirigenza aziendale – di assegnarla ad altre mansioni riconducibili alla sua professionalità. Purtroppo non è stata reperita alcuna posizione lavorativa vacante, essendo tutti i posti già occupati da altri dipendenti”.

Troppo giovane per la pensione

Per l’azienda il problema è stato risolto. Ma non per Osmu, troppo anziano per cercare un’altra collocazione, gravato da una disabilità importante, troppo giovane per una pensione. “Non accetto tutto questo”. E ancora: “Ho la tessera della Cgil da trent’anni, mi sono rivolto subito a loro, e all’Ispettorato del Lavoro. Hanno inviato una lettera, ma non c’è stata risposta”. Alla fine Osmu si è rivolto a un avvocato, con una sola speranza: “Che mi sia pagato almeno quello che è giusto”. La ditta, riporta Repubblica, riconosce all'uomo l'indennità di legge. Ma lui, che per un'intera vita lavorativa ha servito la stessa azienda, non ci sta. "Mi manca poco alla pensione, appena quattro anni. Lavorare lì per me era la vita. Che almeno mi paghino i contributi”. 

Alta tensione su Paolo Savona al Mef e nodo 'megaministero' Sviluppo economico-Lavoro sulla strada che porta al nuovo Governo.

Un post di Matteo Salvini, che annuncia "sono davvero arrabbiato" ed ottiene il like di Luigi di Maio e altre quattromila condivisioni, mostra plasticamente che il percorso è ancora veramente in salita. Lega e M5s insistono compatti, viene spiegato da fonti di entrambe le formazioni, su Savona, che non sarebbe scelta gradita al Quirinale.

Dopo l'incontro del premier incaricato Giuseppe Conte, salito al Colle per un colloquio informale con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è girata l'ipotesi di un ministro depotenziato, ipotesi che non trova alcun riscontro e che viene decisamente smentita da fonti leghiste.

Per il viceministro al dicastero di via XX settembre, in pole viene data la M5s Laura Castelli, che era, nei giorni scorsi, considerata papabile ministro delle Infrastrutture o della Pubblica amministrazione.

La difficile giornata di Conte

Conte è salito al Quirinale dopo un vertice a tre con il segretario della Lega, Matteo Salvini e il capo politico dei 5 Stelle, Luigi Di Maio. Riempite tutte le caselle della compagine del futuro esecutivo, nulla può dirsi però ancora definito. Lo sarà soltanto quando Conte porterà ufficialmente delle proposte per avere da parte del Colle la nomina dei ministri.


Chi sale nel totoministri

  • Lavori pubblici – Stefano Candiani 
  • Esteri – Pasquale Salzano
  • Politiche comunitarie – Enzo Moavero
  • Interno – Matteo Salvini 
  • Affari regionali – Lorenzo Fontana 
  • Famiglia – Manuela Lanzarin
  • Turismo, agricoltura e Made in Italy – Gian Marco Centinaio 
  • Sviluppo e Lavoro – Luigi Di Maio 
  • Difesa – Elisabetta Trenta
  • Giustizia – Alfonso Bonafede
  • Sanità  – Giulia Grillo
  • Rapporti con il Parlamento – Riccardo Fraccaro 
  • Istruzione – Salvatore Giuliano

Quanto al Mise e al ministero del lavoro, stamattina veniva considerata certa, anche se complicata da attuare tecnicamente, la nascita di un unico dicastero che li accorpasse. Titolare Luigi Di Maio. Ma poi si è diffusa l'ipotesi che i due ministeri resterebbero divisi anche se entrambi a guida M5s.

Ancora totoministri

Ai Lavori pubblici dovrebbe andare un leghista, si fa il nome del senatore Stefano Candiani. Ci sono poi i nomi di Centinaio al Turismo, Molteni o Fontana all'agricoltura, per quanto riguarda la Lega. Il M5s Alfonso Bonafede continuerebbe ad essere indicato alla Giustizia e Giulia Grillo, capogruppo dei 5 Stelle alla Camera, alla Sanità. La leghista Simona Bordonali al ministero della famiglia e disabilità. Alla Difesa la M5s Elisabetta Trenta, non senza sollevare, secondo quanto si apprende, delle perplessità. Non si fa più il nome di Gianpiero Massolo per gli Esteri ,ma il dicastero non vedrebbe alla sua guida nemmeno l'ambasciatore Pasquale Salzano.

Lo spettro dello spread a 250 punti

Lo spread Btp-Bund che chiude a 204, dopo aver toccato i 216, è un dato che continua a preoccupare i vertici istituzionali e la Banca d'Italia. Il tetto di guardia è considerato a 250, oltre c'è il rischio di un declassamento da parte delle agenzie di rating con la possibilità che la Bce non compri più i titoli italiani. Ed è proprio la situazione economica che è stata al centro degli incontri tra Conte e il governatore di palazzo Koch Ignazio Visco.

Per la Lega si tratta di manovre speculative che puntano a disarcionare il governo ancor prima che nasca, ma Pd e Forza Italia attaccano: l'aumento dello spread è cominciato con l'accordo tra M5s e Lega sul contratto. Pesa il 'nodo Savona'. Con il Carroccio che considera l'economista come unica opzione sul tavolo e ribadisce che non c'e' alcuna intenzione di andare a Bruxelles con il cappello in mano.

Un mediatore per uscire dall'impasse

Un avvertimento che suona come la conferma dell'intenzione di non volere alcun 'europeista ortodosso' al dicastero di via XX settembre. Fonti parlamentari riferiscono del tentativo di Conte di mediare. Con l'obiettivo di fornire garanzie al Quirinale sul fatto che non ci sarà alcun salto nel buio, che non ci sarà alcuna rottura con gli altri Paesi Ue, che non verrà tentata la strada del referendum sull'euro, che il programma non prevede una rivoluzione nei rapporti con l'Unione europea.

Un tentativo che non sembra però abbia ottenuto effetti e che ha portato il Carroccio ad irrigidire la propria posizione. La Lega fa sapere di essere pronta a chiedere "agli italiani cosa pensano" sull'atteggiamento da assumere in merito ai punti concordati con il Movimento 5 stelle.

Parlamentari del Carroccio insistono sui "precisi impegni" presi con gli italiani in merito alle tasse, all'Europa, alle pensioni, alla giustizia. Salvini sembra dunque aver indurito ancor di più la sua posizione su Savona. Di Maio oggi ha riferito ai cronisti di non essere pessimista, di non considerare la possibilità che possa saltare il tavolo. Il feeling con Salvini regge, ma M5s ha lasciato al premier incaricato il mandato per mediare. Solo che dal Carroccio non arrivano altre indicazioni sulla casella del Tesoro.

Di cosa hanno parlato Giuseppe Conte e Sergio Mattarella nel colloqui infornale di oltre un'ora che hanno avuto al Quirinale?

Il presidente del Consiglio incarico è salito al Colle senza una lista dei ministri, riportano un po' tutti i giornali, ma con un nodo piuttosto intricato da sciogliere: quello del nome di Paolo Savona come ministro dell'Economia. 

Dopo il faccia a faccia col governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, e il vertice a Montecitorio con i segretari di M5s e Lega, Di Maio e Salvini, è possibile che il giuramento avvenga sabato o domenica. Una scelta, scrive il Corriere, quella di aspettare il weekend, forse motivata dal tentativo di perfezionare i passaggi istituzionali a mercati chiusi, dopo che anche oggi si sono registrati segnali negativi sul fronte finanziario con lo spread che ha superato i 215 punti base.

La rabbia di Salvini e il 'like' di Di Maio

Il nome dell'82enne economista Savona, voluto fortemente dalla Lega e sostenuto anche dai 5Stelle, scrive Repubblica, non convince del tutto Mattarella, soprattutto per le sue posizioni critiche sull'euro. Lo scambio tra il capo dello Stato e il presidente incaricato è evidentemente chiuso da una fumata nera, come dimostrano le parole di Matteo Salvini su Facebook: "Sono davvero arrabbiato", probabilissimo riferimento a Savona, nome a cui la Lega non vuole rinunciare. E il leader del M5s Luigi Di Maio clicca il suo significativo "like" sotto il post del segretario della Lega. 

L’economista, intercettato intorno all’ora di pranzo, ha detto si sapere che c'è un veto del Quirinale sul suo nome, scrive il Fatto Quotidiano, e nelle scorse ore ha anche scritto una lettera al direttore del Sole 24 ore, in merito alle sue dimissioni dal fondo Euklid: “La polemica scomposta che si è svolta intorno alla mia candidatura mi ha convinto che, venissi o meno nominato ministro dell’Economia e della finanza, sarebbe stato meglio che mi ritirassi dalla presidenza di Euklid, potendo rappresentare un ostacolo al decollo dell’iniziativa”. E ha anche aggiunto: “Forse sono troppo coscienzioso per i tempi che corrono. Spero e penso che il presidente Mattarella sia all’oscuro di quanto affermato da ambienti a lui vicini. Non ho affermato che le dimissioni fossero dovute a impegni di governo, ma a impegni pubblici; se esiste un altro modo per definire il mio coinvolgimento nelle vicende politiche in corso, ho avuto torto e me ne scuso pubblicamente”.

I timori dell'Europa

Da parte loro, rileva La Stampa, le istituzioni europee celano a stento la tensione. A partire dalla Bce, reduce dall’esperienza del governo di Tsipras e del braccio di ferro con la Grecia che vide momenti drammatici. Il vicepresidente uscente, Vitor Constancio, avverte che i rischi di contagio dall’Italia "non sono completamente eliminati" e che la fiammata dello spread a 206 punti "non è cosa enorme, ma certamente uno sviluppo significativo e un potenziale motivo di preoccupazione".

Parole che celano le pressioni cui la Bce è sottoposta da parte della componente tedesca ora che si appresta a uscire gradualmente dal quantitative easing ma continua ad acquistare debito, anche italiano, probabilmente fino a dicembre. Proprio il contagio, a un settore bancario italiano che ancora investe il 10% degli attivi in debito nazionale, viene evocato in un report di Morgan Stanley se il Btp a 10 anni dovesse restare a lungo sopra il 2,4%. Una prospettiva che spaventa la Vigilanza bancaria di Francoforte e si riflette sulla Borsa. dove affondano i titoli bancari.

 

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